SCHIAFFINI · ARMAROLI “Deconstructing Monk in Africa”

SCHIAFFINI · ARMAROLI  “Deconstructing Monk in Africa”

SCHIAFFINI · ARMAROLI  “Deconstructing Monk in Africa”

DODICILUNE RECORDS. CD, 2021

di alessandro nobis

Questa operazione di “destrutturazione” delle composizioni di Thelonious Monk è a mio avviso a dir poco geniale e che a farlo siano stati due luminari del jazz contemporaneo italiano è l’ennesima conferma della sua qualità raggiunta negli ultimi anni: Giancarlo Schiaffini, trombonista, è da tempo una delle punte del panorama avanguardistico e Sergio Armaroli, percussionista, ha dimostrato sempre nei suoi lavori, in particolare quelli prodotti dall’etichetta salentina di Rampino e Bizzocchetti (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/06/03/centazzo-·-schiaffini-·-armaroli-trigonos/) e (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/08/26/sergio-armaroli-trio-with-giancarlo-schiaffini-micro-and-more-exercises/) per fare due esempi, le sue capacità di compositore, esecutore ed improvvisatore. La condivisione di un certo percorso musicale e la consolidata esperienza dialettica tra i due musicisti ha fatto sì che l’idea di prendere in prestito il songbook monkiano e di separare per poi rileggere e mettere il tutto nel crogiuolo per la loro fusione le sue componenti funzioni alla perfezione.L’attenzione verso la musica del West Africa, il blues monkiano, quella elettronica e quella contemporanea fusi assieme dal linguaggio improvvisativo risultano un tutt’uno estremamente interessante all’ascolto che ogni volta fa scoprire angolature e spunti diversi, la polifonia vocale con sovrapposto il trombone che accenna a Monk, i caldi suoni “etnici” del balafon che scandiscono qua e là i temi del pianista di Rocky Mount enunciati qua e là accanto a quelli elettronici che permeano gli oltre cinquantotto minuti della performance fanno di “Deconstructing Monk in Afrika” un disco a mio avviso importante, fiore all’occhiello italiano del panorama jazz contemporaneo.

http://www.dodicilune.it

IL DIAPASON INCONTRA RICCARDO MASSARI del BIOGRAMMA ENSEMBLE

IL DIAPASON INCONTRA RICCARDO MASSARI del BIOGRAMMA ENSEMBLE

IL DIAPASON INCONTRA RICCARDO MASSARI del BIOGRAMMA ENSEMBLE

di alessandro nobis

Dell’importanza del lavoro del Biogramma Ensemble per ricordare il centenario della nascita del compositore veneziano Bruno Maderna vi ho già parlato qualche tempo fa (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/01/16/biogramma-ensemble-per-bruno-maderna-voll-1-2-2020/), ma vista la qualità e rilevanza della musica prodotta ho ritenuto opportuno rivolgere qualche domanda all’ideatore del progetto Riccardo Massari che ha per l’occasione composto una parte rilevante de “Per Bruno Maderna”.

  • Perché è così importante ricordare la figura di Bruno Maderna? Che cosa ha lasciato al mondo della musica contemporanea?

Bruno Maderna è uno dei titani musicali della seconda metà del Novecento: mai abbastanza celebrato ed eseguito nel nostro Paese, per questo nell’anno che molti hanno dedicato a commemorare Beethoven (!), mi sembrava urgente celebrare, seppur con un modesto tributo, un fenomeno musicale come quello di Bruno Maderna, un artista, un visionario dal quale c’è ancora moltissimo da apprendere. La sua musica rappresenta brillantemente, il panorama artistico e culturale degli anni in cui ha operato, ma si proietta verso il futuro in modo sorprendente con caratteristiche e scelte spesso più ardite di quanto si compone attualmente.

Maderna possiede grande libertà di idee, padronanza tecnica, forte ed elegante spontaneità del gesto musicale, e una conoscenza profonda della musica dei secoli passati.  Il fatto che dirigesse la propria musica ne fa un musicista completo, che mantiene un rapporto sanguigno e pieno con l’espressione sonora. Il suo poco conosciuto eclettismo lo rende molto attuale come compositore; un musicista che trascriveva i concerti di Vivaldi esortato dal suo maestro Gian Francesco Malipiero, faceva i primi esperimenti elettronici nello studio di fonologia di Milano, dirigeva i classici, e utilizzava l’improvvisazione nelle proprie composizioni…

  • Come nasce l’idea di questo progetto e come hai scelto i tuoi collaboratori? Che cosa li accomuna dal punto di vista musicale?

Questo progetto nasce da conversazioni con gli amici Carlo Miotto e Fabio Zannoni, due grandi conoscitori del lavoro maderniano che hanno fatto molto per Maderna a Verona alcuni anni fa, con “Verona Contemporanea”, un festival aperto, dinamico ed eccezionale che purtroppo dopo tre edizioni di gran successo inspiegabilmente non ebbe seguito.. L’idea nasce nel dicembre 2019 parlando del centenario e ipotizzando una proposta veronese che purtroppo non si poté concretizzare. Considera che la figura di Maderna è molto legata a Verona e sarebbe logico che si fosse fatto qualcosa a proposito. In quei mesi stavo creando partiture grafiche, un tributo maderniano e che chiamo Serenate Spaziali ispirato dalle serenate per un missile e per un satellite del grande maestro; riaprivo la partitura orchestrale di Biogramma e tornavo a capire il Maderna che avevo studiato una ventina d’anni fa. Con il lock-down sarebbe stato difficile realizzare un tributo e pensai di invitare a collaborare alcuni colleghi con un progetto mio creato in studio, che fungesse da “scialuppa di salvataggio”. Tutti reagirono con gran entusiasmo e realizzammo le registrazioni che ho assemblato nei Madernaliae nelle altre composizioni incluse in questi due album.

Il Biogramma Ensemble (così ho chiamato il gruppo) è formato da una decina di musicisti con formazione “anfibia”, sanno leggere e sanno improvvisare magnificamente. Alcuni di loro provengono dalla scena del free delle ultime generazioni qui a Barcellona. Sono accomunati da una profonda coscienza timbrica, da capacità creative come improvvisatori e da una grande preparazione. Molti compongono musica propria fuori dai canoni imperanti. Mi sento estremamente fortunato a collaborare con loro!

  • C’è una parte scritta ed una parte improvvisata in questo lavoro, e questo rispetta perfettamente i dettami di Maderna. In un inserto “vocale d’archivio” si sente il compositore veneziano dire “dovete improvvisarla da voi senza note” ……. Quanto era importante per lui – e quanto lo è per te – la pratica improvvisativa in un contesto di musica contemporanea?

Quella espressione di Maderna citata riassume molto bene un aspetto del suo lavoro diretto coi musicisti, cosa estremamente affascinante, che mi riporta alla esperienza personale nell’orchestra di Lawrence “Butch” Morris. Quando nel 1996 partecipai a un concerto di Butch come pianista, capii che possono non esserci confini netti tra l’alea, l’improvvisazione e la musica scritta. Capii che l’improvvisazione (alcuni usano il termine comprovisation unione di composition e improvisation, oppure “composizione in tempo reale”) è un potentissimo motore musicale, e che quindi “scrivere tutto” può essere un gesto pedante, che chiude possibilità creative e che quindi limita la musica. Ci sono sezioni di Biogramma per esempio che possiedono molte analogie con la musica di Butch (Morris, n.d.r.) … L’improvvisazione serve ad aprire il linguaggio musicale, a mettere in comune cose che non lo erano, a generare nuove dimensioni sonore, a fare dell’alchimia sonora; siamo troppo abituati ad associare l’improvvisazione al jazz o ad altri generi tradizionali che rispondono a linguaggi musicali chiusi e a scatole di mercato molto definite.

  • Ho trovato interessante l’uso dell’elettronica, ed addirittura in un brano sostituisce l’arpa prevista dalla partitura.

Maderna fu un pioniere dell’elettronica negli studi di Milano, quindi le mie investigazioni elettroniche non potevano mancare… e poi come non cedere alla tentazione di aggiungere l’elettronica alla Serenata per un missile…! In mancanza dell’arpista abbiamo due sintetizzatori analogici russi Lyra8 che sono sicuro sarebbero piaciuti moltissimo al nostro Maderna. L’elettronica aiuta a percepire i suoni più convenzionali (un violino, un clarinetto, un piano) in modo completamente nuovo … Nel caso di queste Serenate Spaziali l’ho voluta utilizzare per “inclinare il piano di ascolto” sul quale poggiano gli strumenti classici.

  • Quali sono gli aspetti del lavoro di Maderna che hai voluto maggiormente evidenziare nelle composizioni che a lui hai dedicato?

…. sicuramente quelli che mi influenzano di più come la libertà nell’uso del serialismo, il magnifico lirismo mediterraneo (Biogramma  appunto nel solo di corno inglese per es.)  e poi la forza sonora fatta di colpi e silenzi infiniti (ascoltate Stele per Diotima )… ma anche l’ironia giocosa di pezzi come le serenate (oserei dire post-Satie!). Dall’assolo di corno inglese di Biogramma infatti (girato e rigirato con le antiche tecniche del contrappunto) nasce gran parte del materiale melodico dei Madernalia,e dalla Serenata per un missile ha origine il progetto delle mie Serenate Spaziali  come partiture visuali e pezzi di musica elettroacustica allo stesso tempo.

  • Nella mia recensione scritta a proposito dei due volumi de “Per Bruno Maderna” mi sono augurato di vedere anche la realizzazione fisica del lavoro, su compact disc o su vinile. Hai previsto questa eventualità?

Sarebbe certamente magnifico stampare questo lavoro su vinile (preferisco di gran lunga i “vecchi” LP come oggetti rispetto al compact disc), anche in una tiratura ridotta, ne varrebbe la pena, come per alcune altre mie produzioni recenti che hanno ricevuto un certo riscontro (come le Ligetian Variations) ed infatti lo sto valutando. Attualmente come sai la situazione discografica è piuttosto complicata. Molta gente neppure possiede un lettore CD o un piatto per i dischi a casa. Quindi sembra assurdo pure distribuire il proprio lavoro in formato fisico. Anche le vendite on line però sono assurde: mai sarà pagata a sufficienza una produzione di mesi  con quelle poche monete a brano che con un po’ di fortuna riceviamo dalle reti. Bisogna creare prodotti elitari, per collezionisti, dicono alcuni. È giusto? Il vinile purtroppo è poco sostenibile ecologicamente… Un amico mio ricicla vecchie cassette e produce lavori unici su nastro in poche copie…

Che ne penserebbe di tutto questo Bruno Maderna? Forse direbbe che la musica dal vivo è quella che conta, ma il mondo virtuale la sta annullando…

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-1

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-2

BIOGRAMMA ENSEMBLE “Per Bruno Maderna vol. 1 & 2”

BIOGRAMMA ENSEMBLE  “Per Bruno Maderna vol. 1 & 2”

BIOGRAMMA ENSEMBLE  “Per Bruno Maderna voll. 1 & 2”. 2020

di alessandro nobis

L’appena trascorso 2020 è stato il centesimo anniversario della nascita del compositore veneziano Bruno Maderna (1920 – 1973). Pochi se ne sono ricordati e tra questi un nugolo di compositori e musicisti – alcuni di base a Barcellona altri di passaggio nella città catalana – che sotto la guida di Riccardo Massari hanno realizzato questi due doverosi e molto interessanti omaggi al genio di Maderna che, lo voglio ricordare, è stato mentore di Luigi Nono ed era solito frequentare figure del calibro di Karlheinz Stockhausen, Oliver Messiaen e John Cage.

Il primo volume contiene i cinque movimenti di “Madernalia” ed altre due composizioni (“Hyperbole Amnesiaca” e “Una passeggiata notturna in Venezia”) di Riccardo Massari con lucide improvvisazioni del Biogramma Ensemble che mettono in evidenza la qualità del gruppo, la capacità di interloquire e di creare musica spontanea e, a questo proposito, le parole “d’archivio” di Maderna che si sentono ad un certo punto (“Dovete improvvisarla da voi senza note”) sono come scolpite nella pietra ed esemplificative della modalità esecutiva del lavoro. Silenzi, inserti con la voce di Maderna (brevi e frasi chiarificatrici d’archivio del modus operandi in fase di registrazione), rumori e suoni si alternano creando un universo sonoro che lascia solo immaginare il suo fascino e la sua intensità nelle esibizioni dal vivo. Con Massari (pianoforte, elettronica e Tarcordium) performano in questo primo volume Marta Oro Amon al violino, Maria Morera alla viola, Fabio Zannoni al flauto traverso, El Pricto al clarinetto e sax, Ferran Besalduch al sax, Diego Caicedo e Tony Peña alle chitarre, Vasco Trilla e Pablo Posa alle percussioni e Josè Guillen ha curato la parte dei suoni elettronici. 

Il secondo volume contiene tre versioni di una composizione risalente al 1969 di Maderna, ovvero “Serenata per un missile” per flauto, clarinetto, violino marimba ed elettronica (che sostituisce l’arpa presente nelle partiture originale) ed una composizione dedicata a Maderna, “Le Serenate Spaziali e del pianeta umano”) ed anche qui una significativa “nuova” esecuzione delle indicazioni di Maderna. In questo secondo volume ascoltiamo la tromba di Feliciano Garcia Zecchin.

Entrambi i volumi sono una perfetta occasione per affrontare il repertorio – e le sue “libertà esecutive” dell’importante compositore veneziano e l’auspicio è quello di vedere questa musica pubblicata fisicamente su compact disc o ellepì; è un lavoro che deve assolutamente avere un supporto fisico per restare nel tempo a futura memoria, sulle piattaforme digitali ho parecchie perplessità. Speriamo che un giorno, magari con il crowfunding ……

Questi i links dove ascoltare e scaricare questi due importanti lavori:

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-1

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-2

NĀDA MUSHIN “Tenue”

NĀDA MUSHIN  “Tenue”

NĀDA MUSHIN  “Tenue”

KRYSALISOUND KS44. 2020

di alessandro nobis

Ecco un altro interessante progetto di area “ambient” italiano, pubblicato dall’attiva etichetta Krysalisound che vede questa volta come protagonista il compositore e musicista Paolo Iannantuoni, a.k.a. Nāda Mushin che con questo “Tenue” prosegue la collaborazione con l’etichetta dopo “Mono No Aware”. Vibrazioni cosmiche e meditazione Zen sono le basi sulle quali si fonda la musica di Nāda Mushin che con queste tre tracce (“Foschia”, “Sospeso” e “Bagliore”) presenta il suo universo sonoro pervaso di suoni elettronici e di chitarre filtrate da computer; musica che richiede un attento e ripetuto ascolto per captare ogni singolo suono e l’insieme dei suoni prodotti dalla lucida ed intensa musica contenuta nel CD.

Un “muro” di suoni con inserti di “chitarra”, composizioni che non annoiano mai ma che anzi ti fanno sempre mantenere attento e curioso nel procedere nell’ascolto delle tre tracce; la lunga “Foschia” si caratterizza per il progressivo inserimento di strati sonori e di intensi interventi della chitarra “drone” durante il suo sviluppo e per il ritorno sul finire all’atmosfera iniziale, la più breve “Bagliore” che chiude questa fase del progetto di Nāda Mushin accompagna l’ascoltatore in un universo musicale più pacato, molto ben progettato e costituito da strati via via sempre più sovrapposti attraversati dai suoni penetranti della chitarra per ritornare al punto di partenza, una sorta di cerchio che si può ripercorre più volte, ipnoticamente.

Immagino che la musica di Nāda Mushin sia un equilibrio tra improvvisazione e parti scritte preparate prima della registrazione e, se questo fosse vero, immagino anche il fascino delle sue performance dal vivo. 

https://krysalisound.bandcamp.com/album/tenue

LUDOVICO PERONI “Il sognatoio”

LUDOVICO PERONI “Il sognatoio”

LUDOVICO PERONI “Il sognatoio”

DA VINCI CLASSICS RECORDS, 2020. CD

di alessandro nobis

“Il Sognatoio” del compositore marchigiano Ludovico Peroni è un’opera ambiziosa che al di là della sapiente miscela di input musicali che descrivono la musica del Novecento, dal rock più raffinato al jazz passando per l’improvvisazione.l’elettronica e la musica contemporanea, regala all’ascoltatore l’occasione di apprezzare un’opera che affronta il tema della Shoah in modo profondo ed originale. Il “Sognatoio” è un luogo / non luogo, è ciò che si nasconde in una stanza di un lager nazista, stanza della quale non è lecito vedere l’interno senza avere la possibilità di uscirne, è una narrazione musicale – teatrale che immerge l’ascoltatore nell’orrore e nell’atrocità dei campi di concentramento, autentici “Torri di Babele” popolate da deportati da ogni dove, è una narrazione efficace, convincente e drammatica: le campane suonano in modo spettrale mentre la voce narra delle torture fatte subire dal personale “medico” dei campi in ”Intermezzo”, la voce hitleriana di “Nascondino con fiori” si mescola con le improvvisazioni “ironiche” – così le ho interpretate –  della chitarra, del clarinetto e delle percussioni, in “Sei la neve” la narrazione si sdoppia con la voce di Filippo Davoli che declama il suo poemetto e la musica che si sviluppa da un “fondale” elettronico ad uno più lirico con la chitarra e pianoforte protagonisti della seconda parte di questo significativo brano frammento dell’opera.

“Sognatoio”, per la sua concezione e la sua realizzazione, è come detto un’opera che va ascoltata nella sua interezza, e questo è il solo modo possibile per apprezzare veramente la sua profondità, il suo fascino e la sua bellezza ed alla sua realizzazione hanno dato il loro importante contributo i componenti della Quick Reponse Orchestra, ovvero Alessandro Bolsieri (sassofono), Francesco Briotti (tastiere), Federico Chiarofonte (percussioni), Riccardo Chinni (basso ed elettronica), Daniele Gherrino (chitarra9 e Josè Daniel Cirigliano, quest’ultimo protagonista del citato “Nascondino con fiori”.

In questi tempi di musica – e di parole – come queste, ne abbiamo davvero bisogno.

La partitura si è aggiudicata il premio “Teatro, Musica e Shoah” nel 2017.

(https://www.youtube.com/watch?v=tlFjNyUBcF4)

SUONI RIEMERSI: ENSEMBLE ERIU “Stargazer”

SUONI RIEMERSI: ENSEMBLE ERIU “Stargazer”

ENSEMBLE ERIU “Stargazer”

DIATRIBE – RAELACH RECORDS, 2017. CD

di alessandro nobis

Affermare che la musica popolare irlandese è molto legata all’ortodossia interpretativa e che tuttalpiù i musicisti compongono nuovi brani nel totale rispetto dei secolari dettami della tradizione si compie un errore di valutazione ma soprattutto si tralascia di considerare quanti negli ultimi decenni hanno cercato nuovi sentieri: cito gli Scullion e i Tir Na Nog tra quelli della passata generazione, e tra i nuovi il duo Atlas con l’ottimo “Affinity”(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/01/19/atlas-affinity/), il duo An Tara (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/09/20/an-tara-faha-rain/), il progetto di Niall Vallely con il geniale ensemble irano-irlandese presentato al William Kennedy Piping Festival di Armagh nel 2019 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/17/dalla-piccionaia-william-kennedy-piping-festival-2019-parte-2/) e questo straordinario ensemble Eriu che con il questo terzo album, pubblicato nel 2017 dall’etichetta Diatribe in collaborazione con la Raelach, conferma in modo ben chiaro una lungimirante visione caratterizzata da nuove modalità esecutive, da nuove sonorità e dalla vicinanza a certa musica del Novecento in particolare della corrente minimalista. “Stargazer” è una suite in sei movimenti composta da Jack Talty e Neil O’Loclainn su commissione di “The Model Arts Centre” di Sligo, e si ispira alle opere del pittore Jack Butler Yeats (1871 – 1957) nato a Londra ma che ha trascorse l’infanzia ed una lunga parte della sua vita in quel di Sligo.

Già la line-up del gruppo è un’inedita combinazione di strumenti tipici del folk irlandese con altri del tutto estranei ad esso con Neil O’ Loclainn (flauto e contrabbasso), Jack Talty (concertina), Jeremy Spenser (violino), Paddy Groenland (chitarra), Matthew Jacobson (batteria), Matthew Berrill (clarinetti) e Maeve O’Hara (marimba e vibrafono) e la costruzione di “Silvanus / Bowsie”, il brano che apre questo “Stargazer” definisce le coordinate attorno alle quali si muove questo progetto: il contrabbasso detta il ritmo raggiunto dalla marimba e dalla chitarra, un ritmo che prosegue quasi in ambiente minimalista e ad un certo punto lascia il campo al il violino ed  alla concertina che dettano la melodia di una danza popolare ma che riprende alla metà della traccia con cambio di ritmo e di melodia. Uno splendido e intrigante brano “a doppio strato” che a mio avviso identifica alla perfezione la musica di Eriu, che come detto, proietta la secolare tradizione irlandese in un futuro possibile. Ascoltate questo gruppo, ne rimarrete affascinati. 

MASSIMO BARBIERO · GIOVANNI MAIER “Gojn’”

MASSIMO BARBIERO · GIOVANNI MAIER “Gojn’”

MASSIMO BARBIERO · GIOVANNI MAIER “Gojn’”

Bandcamp, 2020

di Alessandro Nobis

Contrabbasso e percussioni formano senz’altro una delle accoppiate più interessanti in ambito della musica improvvisata – ne avevo già parlato in occasione di una recensione del lavoro di John Edwards e Mark Sanders (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/06/14/john-edwards-mark-sanders-jems/)– e questo lavoro del percussionista Massimo Barbiero e del contrabbassista Giovanni Maier, che segue “CODE TALKER”, pubblicato dalla MONKRECORDS nel 2011non fa che confermare la mia convinzione. Si tratta di quindici dialoghi serrati, espressivi e ricchi di spunti tra due dei migliori strumentisti ed improvvisatori del jazz italiano, tra due musicisti che spesso collaborano anche in situazioni più strutturate (vedi Enten Eller) e che hanno dato vita a queste creazioni spontanee, a queste quindici “Gojn’” con una modalità che può essere definita “in remoto”, termine molto usato in questi mesi …….. A questo proposito ci ha detto Massimo Barbiero “Considerato che Maier abita a quattrocento chilometri da dove vivo io, ad Ivrea, abbiamo pensato di registrare il disco ognuno a casa propria. Si definivano alcuni parametri, registravo il mio contributo e Giovanni aggiungeva il suo. Questo è potuto accadere soltanto perché tra me e Maier ci sono una lunga amicizia e grande stima”. In effetti questo processo creativo da “remoto” non si avverte minimamente ascoltando la musica, sembra effettivamente registrato in “presenza”.

Il fatto che Massimo Barbiero sia molto più che un batterista ma sia a totale e perfetto agio anche con il suo arsenale di percussioni che conosce in ogni loro angolo (marimba, vibraphone, tympani, steel drum, gongs) e che Giovanni Maier abbia una tecnica sopraffina e che sfrutti ogni parte del suo contrabbasso suonato con l’archetto e con il pizzicato non fa che aumentare il potenziale sonoro dei due musicisti al quale vanno aggiunte le capacità di interlocuzione durante tutti i movimenti in cui il disco è suddiviso. L’accoppiata vibrafono – contrabbasso pizzicato nel brano iniziale, la marimba – contrabbasso con archetto nell’intensa traccia nove, la steel drum nella coloratissima tre ed infine i gongs dell’introspettiva dodici con il contrabbasso pizzicato e suonato con l’archetto son solo alcuni frammenti di un lavoro importante, pensato in modo profondo e concretizzato.

“Gojin’” al momento è disponibile solo su Bandcamp, ma confidiamo nel futuro prossimo …..

https://massimobarbiero.bandcamp.com/album/gojn

https://massimobarbiero.bandcamp.com/album/code-talker

TARKAMPA “Music for an Invisible Movie”

TARKAMPA “Music for an Invisible Movie”

TARKAMPA “Music for an Invisible Movie”

TARKAMPA, 2019

di alessandro nobis

Per quanto personalmente non riesca a digerire il “formato digitale” senza essere supportato da quello fisico, mi rendo ben conto di come moltissimi musicisti e compositori di generi definiti malamente “di nicchia” trovino in questo formato la possibilità di proporre le proprie produzioni ad un costo contenuto senza dover investire nel mercato discografico, sempre che per questi generi musicali ne esista uno, e mancando quasi del tutto (o “del tutto”) anche la chance di vendere i CD ai propri concerti, sempre più rari per questi generi.

Eppure, facendomi forza, spulciando nell’oceano Bandcamp, devo confessare di aver trovato bellissimi progetti di musica spontanea, di jazz, di etnica, di ambient di musica contemporanea come questo di Riccardo Massari Spiritini a.k.a. Tarkampa (https://tarkampa.bandcamp.com/album/music-for-an-invisible-movie, 2019) compositore e pianista italiano adottato ormai da molti anni dalla Catalogna.

Pubblicato, anzi per meglio dire “caricato” nel web a metà dello scorso ottobre, “Music for an Invisible Movie” raccoglie quattro “composizioni” di cui due suddivise in più movimenti alla cui realizzazione ha contribuito oltre a Riccardo Massari (con uno stupendo Steinway del 1913 e sintetizzatore) l’amico di vecchia data Francesco Sbibu Sguazzabia (voci, percussioni, mani e rumori creati all’interno della cassa armonica del pianoforte): la costruzione dei brani è sì dettata dalla creazione spontanea ma, diversamente dai musicisti che praticano l’improvvisazione più radicale qui il processo viene deciso nella fase progettuale fissando alcuni momenti di “incontro” durante le session che per forza di cosa non corrisponderà perfettamente alle esecuzioni dal vivo.  La “composizione” eponima, ad esempio, è divisa in quattro brevi movimenti; dal pianoforte vengono molto efficacemente estratti suoni dalla tastiera e rumori dal suo interno, le percussioni introducono assieme al pizzicare delle corde dei quattro minuti del primo movimento che comprende anche brevi interventi percussivi e fraseggi delicati sulla tastiera mentre le corde vengono sfregate quasi a fare da bordone.

Perfezionato in sede di post-produzione,  “Music for an Invisible Movie” è a tutti gli effetti un lavoro molto interessante che ascoltato più volte ed in modo attento rivela tutta la sua bellezza e la notevole capacità di intesa di Massari e Sguazzabia che sanno tenere alto il livello di ascolto per tutta la durata del “disco”. Ambedue sono figli del clima musicale dell’allora fertile Verona degli anni novanta che produsse una lunga serie di ottimi musicisti alcuni dei quali presero in seguito la decisione di lasciare Verona e l’Italia per altri luoghi dove la possibilità di esprimere la propria arte era maggiore (Riccardo Massari si trasferì a Barcellona, Luca Boscagin in quel di Londra dove si trasferì anche un formidabile bassista elettrico, Silvio Galasso e ricordo anche la carissima Gisella Ferrarin negli Stati Uniti per poi ritornare in Italia), ed il doppio ellepì dedicato a John Lennon prodotto da Il Posto di Luciano Benini, al quale parteciparono Massari e Sguazzabia, è una lucida fotografia di quegli anni (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/15/suoni-riemersi-verona-dedicato-a-john-lennon/).

FEDERICO MOSCONI “Il tempo della nostra estate”

FEDERICO MOSCONI “Il tempo della nostra estate”

FEDERICO MOSCONI “Il tempo della nostra estate”

Slowcraft Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Ho cercato di descrivere in altre occasioni i caratteri compositivi e sonori di Federico Mosconi e stavolta, devo dire finalmente, emerge tutto il suo talento di chitarrista acustico che abbinato alla ricerca di suoni elettronici fa di questo “Il tempo della nostra estate” a mio avviso sin qui la sua opera più completa perchè mette in piena luce tutti gli aspetti della sua progettualità sonora e il suo valore di strumentista. I misurati ed efficaci accordi in ”Di Luminosa Calma”, gli arpeggi in “In Silenzio Leggero”, la chitarra che emerge dalla turbolenza elettronica in “Notte Fragile” sono paradigmatici alla musica di questo lavoro suggestivo, a tratti pacato ed a tratti travolgente che lascia all’ascoltatore la voglia di rimettere il disco sul piatto e di riascoltarlo più e più volte.

Il tempo della nostra estate” si compone di sette brani, costruiti con la “solita cura architettonica” da Federico Mosconi che, cosa rara in questo genere musicale, è replicabile anche dal vivo, e questo è un valore aggiunto al lavoro del compositore: un tappeto sonoro stratificato sul quale e nel quale si inserisce mirabilmente il suono della chitarra classica con i due suoni, quello acustico e quello elettronico che si combinano sempre in modo equilibrato. Ho già citato tre dei sette che compongono il disco, ed a questi aggiungerei il lungo e contemplativo brano eponimo composto per solo “suoni elettronici”, aperto da una sorta di “muro sonoro” che pervade i primi due minuti e nel cui sviluppo si inseriscono suoni che vanno a rafforzare la struttura del brano rendendola più intrigante e, azzardo, “cosmica”.

Gran bel lavoro.

www.slowcraft.info

 

 

 

 

 

 

DA REMOTO: CRISPINO PIGHI ZORZI “Spontaneous Music for Trio” 2020

DA REMOTO: CRISPINO PIGHI ZORZI “Spontaneous Music for Trio” 2020

DA REMOTO: CRISPINO PIGHI ZORZI

“Spontaneous Music for Trio” 2020

di alessandro nobis

Un altro caso di recensione “remota”.

Succede durante la pandemia che in una giornata del mese di giugno in una località sconosciuta, oserei direi quasi segreta, tre musicisti a distanza di sicurezza si incontrino per creare dal nulla della musica; il chitarrista “mastro improvvisatore” Roberto Zorzi, il contrabbassista Luca Crispino (che aveva già sperimentato la magìa dell’improvvisazione con Teo Ederle (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/04/30/dalla-piccionaia-drobro-concerto-al-modus-verona-6-febbraio-2019/)ed il batterista Luca Pighi, con Crispino nei Terreni Kappa, e del quale ignoravo totalmente il suo interesse verso la musica spontanea. Una quarantina di minuti suddivisi in due set – quasi da farne un ellepì – durante i quali la musica nasce, si sviluppa e finisce evidenziando un’ottima intesa tra i musicisti che dialogano, si guardano, intervengono e come sempre accade nelle migliori performance di questo tipo, sono sempre pronti a lasciare lo spazio agli altri quando se ne intravede l’occasione.

A guardare le immagini esclusive sembra che Luca Pighi sia quello che si diverta di più ad accompagnare e soprattutto a proporsi ed a interloquire con Zorzi  e Crispino in un genere che penso di poter dire frequenti poco, evidentemente comprendendo subito lo spirito con il quale si debba affrontare la musica “spontanea” e la sua costruzione collettiva e partecipando sempre in modo attivo all’impresa. Dal canto loro Zorzi (è lui che da il “LA” iniziale in entrambi set) e Crispino mettono tutta la loro esperienza passando da momenti che definirei da “ballad spontanea” ad altri più intensi riferibili in particolare sì a certo free rock inglese ma anche a quello californiano, a certi Henry Cow ed alla musica di quel genio di Henry Kaiser, e non a caso quest’ultimo assieme a Fred Frith vengono sempre citati da Roberto Zorzi come fonti di ispirazione. Insomma, un triangolo equilatero con al centro la free music, per dare un’immagine di quanto è successo in quella stanza.

Una performance che sa mantenere alta l’attenzione e la qualità e che forse l’assenza del pubblico ha contribuito al suo processo creativo. Ci sarebbe da farne un disco, come dicevo ……. Stiamo a vedere e soprattutto a sentire.