GOSPEL BOOK REVISITED “Morning Songs & Midnight Lullabies”

GOSPEL BOOK REVISITED “Morning Songs & Midnight Lullabies”

GOSPEL BOOK REVISITED “Morning Songs & Midnight Lullabies”

Autoproduzione. CD, 2019

di alessandro nobis

Per Camilla Maina, Umberto Poli, Gianfranco Nasso e Samuel Napoli questo “Morning Songs & Midnight Lullabies” è il terzo e ancora una volta ottimo lavoro dopo “Won’t you Keep Me wild” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/18/gospel-book-revisited-wont-you-keep-me-wild/) e “Stay Wild” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/03/gospel-book-revisited-stay-wild-live-on-tour-2017-2018/). Il progetto come già detto in altre occasioni è convincente davvero, ancor più in questo nuovo lavoro completamente scritto dal quartetto che conferma una particolare attenzione ai suoni ed agli arrangiamenti: chiaramente ispirata dallo sterminato mondo degli idiomi provenienti da oltreoceano dal quale hanno saputo estrarre ed assimilare i caratteri distintivi, la musica dei “Gospel” non è mai però autoreferenziale o calligrafica anzi, ha sviluppato uno stile originale capace con riferimenti vocali e strumentali in modo del tutto personale. gospel 2La pacatezza della ballad “The Key” che si sviluppa partendo dall’intro della voce di Camilla Maina e con le puntuali linee di contrabbasso, la splendida slide che apre “Fireflies and butterflies” che ci porta nelle assolate pianure del Mississippi (o del Po) e che duetta con la voce solista, l’arcigna “Tall tree” che apre il disco e con un significativo solo di chitarra, la bellissima quanto delicata ninna nanna che lo chiude (“Dreamtime Lullaby”): la suadente voce, la viola suonata dalla stessa Maina, le delicate percussioni.

Come detto un altro brillante lavoro che mi auguro abbia una distribuzione e promozione nel nostro Paese ed anche all’estero dove a mio modesto parere troverebbe senz’altro positivi riscontri. E qui il supporto di A-Z blues e di Blues Made in Italy sarà fondamentale ………

LORENZ ZADRO & FRIENDS “Blues Chameleon”.

LORENZ ZADRO & FRIENDS “Blues Chameleon”.

(602) LORENZ ZADRO & FRIENDS “Blues Chamaleon”.

VREC RECORDS, CD. 2020

di alessandro nobis

Lorenz Zadro è un missionario. A Lorenz Zadro è stato affidato il compito di promuovere, studiare, divulgare e naturalmente suonare la “musica del diavolo”, il blues e lo fa egregiamente organizzando “Blues Ma de in Italy” a Cereca (Vr), uno dei più quotati festival a livello europeo, scrivendo libri, articoli e naturalmente frequentando innumerevoli bluesmen alcuni dei quali in seguito lo hanno “convocato” per partecipare a concerti o a registrazioni in studio.

Questo suo “Blues Chameleon” pubblicato nei primi di gennaio 2020 dalla Vrec raccoglie alcuni frutti delle sue collaborazioni a partire dal 2000 fino al ’19, diciotto tracce che mettono anche in evidenza la sua “camaleonticità” nell’affrontare il blues nelle sue più diverse declinazioni.

Qui ce n’è veramente per tutti i gusti, dalle riletture di J. B. Lenoir ad opera di Ciosi e di Robert Johnson (“Crossroads” e “Ramblin’ and Tumblin” rispettivamente interpretate da Eddie Wilson) agli originali del chitarrista e compositore veronese fino a due inediti in compagnia di Leo Bud Welch (ottima la rilettura di “Baby Please Don’t Go”.

A questo punto faccio faticosamente le mie scelte e quoto tra tutti i brani registrati in compagnia della premiata ditta Mora & Bronski: “Aces of Spades” e “Mannish Boy” tratti dal loro magnifico secondo album (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/05/11/mora-bronski-2/)e la coppia “Anarcos” / “Appuntamento al Buio” tratti da 50/50 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/04/14/mora-bronski-50-50/)e per finire la coppia di brani di Manuel Tavoni, “You already know it” (inedito, registrata in studio per questo lavoro) e “Talkin’ about the blues” tratto dall’ottimo “Back to the essence” del 2017 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/27/manuel-tavoni-back-to-the-essence/).

Un bel dischetto che fa il punto della carriera di Zadro, con una copertina quasi post-futurista di Federico Rossini che rappresenta un valore aggiunto di questo “Blues Chameleon”, gustoso antipasto per questo 2020 spero ricco di musica di qualità come questa; ma a questo punto Lorenz Zadro deve servire il piatto principale ………………

01 – WHO LOOKS FOR SOMETHING | with Ciosi Brano scritto da Federico “Ciosi” Franciosi; estratto da “The Big Sound” (2018)

02 – MY GRANDFATHER | with Ciosi
Brano scritto da Federico “Ciosi” Franciosi; estratto dal suo album “The Big Sound” (2018)

03 – ALABAMA BLUES | with Ciosi Brano scritto da J.B. Lenoir; estratto dall’album “The Big Sound” (2018) di Ciosi

04 – CROSSROADS | with Eddie Wilson. DiRobert Johnson; dall’album “Lost in The Blues” di Lorenz Zadro & Eddie Wilson (2009)

05 – LIZA’S EYES BLUES | with Eddie Wilson
Di Lorenz Zadro; dall’album “Lost in The Blues” di Lorenz Zadro & Eddie Wilson (2009)

06 – ROLLIN’ AND TUMBLIN’ | with Eddie Wilson
Di Robert Johnson;dall’album “Lost in The Blues” di L. Zadro & Eddie Wilson (2009)

07 – BABY PLEASE DON’T GO | with Leo “Bud” Welch
Brano scritto da Big Joe Williams; *** INEDITO ***

08 – ME & MY LORD | with Leo “Bud” Welch
Traditional; *** INEDITO

09 – I’M TALKIN’ ABOUT THE BLUES | with Manuel Tavoni
Brano scritto da Manuel Tavoni; da “Back To The Essence” (2017)

10 – YOU ALREADY KNOW IT | with Manuel Tavoni
Brano scritto da Manuel Tavoni; registrato nel 2019 *** INEDITO ***

11 – ACE OF SPADES | with Mora & Bronski
Brano scritto da Lemmy Kilmister / Motorhead; dall’album “2” di Mora & Bronski (2016)

12 – ANARCOS | with Mora & Bronski
Brano scritto da Fabio Ferraboschi; estratto dall’album “50/50” di Mora & Bronski (2018)

13 – APPUNTAMENTO AL BUIO | with Mora & Bronskidi  Fabio Ferraboschi;dall’album “50/50” di Mora & Bronski (2018)

14 – MANNISH BOY | with Mora & Bronski:
di Bo Diddley; estratto dall’album “2” di Mora & Bronski (2016)

15 – I JUST GO | with Rowland Jones Di Bozz Scaggs; estratto dall’album “TBB & Friends” di The True Blues Band (2012)

16 – GET UP, GET DOWN! | with Sarasota Slim
di Sarasota Slim; dall’album “TBB & Friends” di The True Blues Band (2012)

17 – THE BRIDGE | with The True Blues Band
Di L. Zadro e Valter Consalvi;dall’album “TBB & Friends” di The True Blues Band (2012)

18 – SESSOBARRAAMORE | with Simone Laurino. di Simone Laurino; “Festival Show” di Radio Birikina e Bella & Monella (2016)

 

GOSPEL BOOK REVISITED “STAY WILD. LIVE ON TOUR 2017 2018”

GOSPEL BOOK REVISITED “STAY WILD. LIVE ON TOUR 2017 2018”

GOSPEL BOOK REVISITED

“STAY WILD. LIVE ON TOUR 2017 2018”

ULTRA SOUND Records. CD, 2018

di alessandro nobis

I trenta minuti di questo “Stay Wild” sono un esempio di come si possa suonare del blues elettrico senza cadere nell’autoreferenzialità e nella ripetizione calligrafica di questo genere musicale che già per conto suo è schematizzato, quasi blindato da regole ferree. Già mi aveva fatto saltare dalla sedia il precedente lavoro (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/18/gospel-book-revisited-wont-you-keep-me-wild/), ma questo live dimostra come sia aggressivo, quadrato, senza fronzoli ed allo stesso tempo ricercato e ricco di riferimenti il suono dei quattro che compongono i “Gospel Book Revisited”, ovvero Camilla Maina (voce), Umberto Poli (chitarra), Gianfranco nasso (basso) e Samuel napoli (batteria).

La band torinese attraversa il tempo e lo spazio senza fare tanti complimenti e con gran coraggio affianca in modo direi superbo lo spiritual, il blues dei “padri fondatori” fino ad arrivare a toccare i derivati del cosiddetto movimento del “British Blues” e, va sottolineato con forza, propongono composizioni originali che si innestano senza alcun attrito nella scaletta. “Roll Jordan Roll” (proveniente dalla raccolta Roud al numero 6697) che apre il disco rispettosamente e filologicamente  eseguito  da Camilla Maina ci riporta alle origini della musica afroamericana, il brano di Leo “Bud” Welch “I don’t Know My Name” è eseguito con una veste credibilmente “rock” e nel quale spicca un bel solo di Umberto Poli, “When the Levee Breaks” con l’inserto del gospel “John the Revelator” è il brano che non t’aspetti ma che viene presentato in una veste che pur rispettando in pieno la scrittura di Page e Plant dà la misura della qualità del lavoro che questo quartetto torinese propone. E poi ci sono gli originali, su tutti la ballad “Mary and the Fool”, davvero una notevole ed ispirata esecuzione.

Peccato che il concerto non sia stato proposto in modo integrale, chissà …….

BAD BLUES QUARTET “Back on my feet”

BAD BLUES QUARTET “Back on my feet”

BAD BLUES QUARTET “Back on my feet”

TALK ABOUT RECORDS. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Questo “Back on my Feet” è il secondo lavoro di questo quartetto sardo dopo l’ottimo esordio (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/07/05/bad-blues-quartet-bad-blues-quartet/): Eleonora Usala (voce), Federico Valenti (chitarre), Gabriele Loddo (basso) e Frank Stara (batteria) confezionano un altro disco di blues elettrico tosto, con un suono incisivo confermando una personalità nel comporre brani originali che naturalmente, e non può essere altrimenti, si rifanno alle dodici battute della schematica musica del diavolo. Non ho percepito autoreferenzialità nella musica del Bad Blues Quartet, ma piuttosto l’esigenza di farsi attraversare dal blues più classico e di trasformarlo in qualcosa di proprio: l’accenno al spiritual nella parte iniziale di “Basic man” con a seguire un efficace riff di chitarra, echi di “delta” nel brano di Vera Ward Hall “I been drinking”, il “call and response” nel brano che chiude l’album, “S.O.B.” con un bel solo del violino di Diego Milia. Musica solida, band affiatata con le idee chiare anche nell’affrontare brani scritti da altri come i brani citati e nei davvero convincenti brani originali come il robusto slow “In my silence” o lo shuffle “Birthday present” con l’incisiva voce di Eleonora Usala, l’hammond di Alessio Sanna e con un bel solo di chitarra.

Bravi “quelli” della “Talk About Records” che hanno prodotto l’album che ha anche il marchio di Blues Made in Italy, marchio di garanzia naturalmente.

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www.badbluesquartet.com

 

JOHNNY SHINES “The Blues Came Falling Down: live 1973”

JOHNNY SHINES “The Blues Came Falling Down: live 1973”

540 – JOHNNY SHINES “The Blues Came Falling Down: live 1973”

Omnivore Records, CD 2019

di Alessandro Nobis

Questi ottanta minuti rappresentano una sorte di Santo Graal per gli estimatori di Johnny Shines, uno di quelli che come padrini musicali ebbe due tizi come Howlin’ Wolf e Robert Johnson. Non so se mi spiego. La registrazione, di ottima qualità, ci riporta al 1973 quando assieme a Leroy Jodie Pierson (che lo accompagna in tre brani) tenne un concerto a St. Louis presso la Washington University.

81imKmX6NBL._SY355_Classe 1915, nato dalle parti di Memphis lungo il corso del Mississippi, Shines fa parte di quella schiera di straordinari talenti che ad un certo punto della carriera, con varie motivazioni, sparirono letteralmente dal mondo della musica per poi essere riscoperti da compagnie discografiche, da musicisti europei ed americani e da impresari bianchi. Nel caso specifico Shines effettuò delle sedute di registrazione nella seconda parte degli anni Quaranta per la Columbia e la Chess che non portarono però ad alcuna pubblicazione e nel ’52 registrò un ottimo disco che non ebbe alcun risultato commerciale tanto da far decidere a Shines di abbandonare la strada del musicista per dedicarsi ad altro, l’intenzione di andare in Africa e poi il duro lavoro in un’impresa di costruzioni.

Alla metà degli Sessanta – nel 1966 – la lungimirante Vanguard records lo trovò che fotografava (si avete capito bene, che “fotografava”) altri bluesman in un club del Southside e non perse l’occasione di registrare nei suoi studi alcuni brani che divennero parte del terzo volume della prima serie “Chicago: the Blues Today” (a divedersi le due facciate c’erano con Shines anche Johnny Young e Big Walter Horton) che finalmente contribuì a far conoscere questo straordinario bluesman al pubblico dei bianchi americani ed europei assieme agli altri che ebbero spazio in questi tre fondamentali LPs. Erano i tempi in cui negli Stati Uniti ma soprattutto in Inghilterra c’era un forte interesse verso il blues americano ed infatti lì emersero straordinari talenti della cosiddetta corrente del British Blues, cito solamente i Bluesbreakers, gli Stones, i Fleetwwod Mac, la Graham Bond Organisation e gli Yardbirds.

In questa registrazione c’è la sua potente voce (ascoltatela e ascoltate la slide nella sua “Have you ever loved a woman”), la sua straordinaria chitarra, c’è la sua storia personale e la storia del blues americano con i suoi protagonisti, da Robert Johnson (“Kind Hearted Woman”, “I’m a steady Rollling Man”, “They are red hot” e Sweet Home Chicago), c’è Sleepy John Estes (“Someday Baby Blues”), c’è anche Wllie Johnson (“It’s nobody fault but mine”) ma soprattutto ci sono i suoi blues, le sue sofferenze accumulate in dura vita che improvvisamente gli regala una chance di riscatto sociale.

Per me disco imperdibile. “Chicago Blues Legend”, recita lo sticker nel cellophane che avvolge il cd: niente di più vero.

 

RUDY ROTTA “Now and then …….. and forever!”

RUDY ROTTA “Now and then …….. and forever!”

RUDY ROTTA “Now and then …….. and forever!”

ZYX RECORDS. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Lo dico subito: vi confesso di non avere totale contezza della discografia di Rudy Rotta, valente chitarrista e compositore inopinatamente scomparso due anni or sono; tuttavia ho avuto più di un’occasione di seguire durante parecchi concerti la sua evoluzione musicale attraverso le varie line-up (da quella iniziale a quella più recente passando per quella acustica con il violoncello di Bruno Briscik), e quindi di ammirare la sua tecnica, la grinta sul palco e la cura con cui preparava gli arrangiamenti dei brani eseguiti dal gruppo: mi limito alla conoscenza dei suoi due primi lavori con la Rudy’s Blues Band (così allora si chiamava il suo gruppo) quando si dedicava in toto alla personale rilettura del miglior blues d’oltreoceano, e di questo suo ultimo “Now and Then …and Forever” pubblicato dall’etichetta tedesca ZYX e prodotto dall’Associazione Culturale Rudy Rotta in collaborazione con A-Z Blues, che evidenzia la grande lucidità e capacità con la quale Rotta stava proseguendo il suo cammino di allontanamento dallo schematismo del blues “classico”. Come leggere altrimenti il funk della lunga e trascinante “Bad Bad Feeling”, la delicata ballad pacifista acustica scritta a quattro mani con Deborah Kooperman “Winds of War” o il grido di “ricca solitudine” di “Money Money” (la bonus track che chiude il disco, con una rilettura del brano originale in chiave acustica suonata con lo slide).

Questo “Now and Then …and Forever!” è un disco “vero”, non un omaggio raffazzonato alla memoria di Rudy Rotta: registrato nel 2015, arrangiato dal chitarrista e magistralmente missato da Davide Rossi presenta nove brani dal suono compatto, potente, aggressivo con una band che, più che assecondarlo, contribuisce in modo convincente al progetto che comprende per lo più brani originali ma che mantiene vivo il cordone ombelicale con la musica del diavolo, non in modo calligrafico ma interiorizzando e quindi riproponendo in modo personale il repertorio scelto.

Ma non abbiate timore, il legame con le “dodici battute” c’è eccome, non è solamente nascosto nel pentagramma dei brani originali. Certo che il blues c’è, come è certo che non si tratta di letture pedisseque; del resto, quante versioni abbiamo ascoltato di “Crossroads” di Robert Johnson? Decine e decine, acustiche ed elettriche, europee ed americane eppure questa di Rotta brilla per originalità nel suono e nell’arrangiamento, e quanto è diversa dall’originale “Harlem Shuffle” di Bobby Byrd ed Earl Nelson resuscitata dagli Stones di “Dirty Work”?

Idee, il talento, il blues, il soul, il rhythm’n’blues ed il rock più sanguigno è quello che si trova in questo ottimo lavoro ed era ben chiara la strada che il chitarrista aveva iniziato a percorrere. Peccato se ne sia andato così presto. Davvero peccato.

www.facebook.com/rudyrottaofficial

 

 

 

VOLO SUL MONDO: Festival Memorial Rudy Rotta, Verona 13 luglio 2019

VOLO SUL MONDO: Festival Memorial Rudy Rotta, Verona 13 luglio 2019

DALLA PICCIONAIA: VOLO SUL MONDO. Festival Memorial Rudy Rotta

“Verona, Teatro Romano, 13 luglio 2019”

di Alessandro Nobis

Correva l’anno del Signore millenovecentonovanta (21 e 22 giugno per essere precisi) e sul palco del Teatro Romano in occasione della prima memorabile quanto unica edizione di “Donne in Blues” salirono niente di meno che le Stars of Faith, Margie Evans, Dee Dee Bridgewater, Valerie Wellington, Karen Carroll e Katie Webster. Dopo quell’episodio il blues di questo livello a Verona si è visto raramente, Corey Harris se ricordo bene ed uno strepitoso concerto in Cortile Mercato Vecchio di Guy Davis all’interno dei “Concerti Scaligeri”, altra rassegna cassata dall’Amministrazione.

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Sabato 13 luglio a partire dalle ore 21 la musica del diavolo ritorna al Teatro Romano con la presenza di una delle figure più importanti del blues di questi ultimi anni, il californiano classe 1951 Kevin Roosevelt Moore (a.k.a. Keb’ Mo’). Cosa c’entra “Donne in Blues” con questa serata, direte voi. C’è un filo conduttore che lega le due manifestazioni, e si chiama Rudy Rotta. Il chitarrista e compositore veronese fu infatti uno dei promotori con il critico musicale Giampaolo Rizzetto di quelle due serate e ne fu anche uno dei protagonisti (accompagnò infatti Valerie Wellington in un infuocato set con Cesare Valbusa, Roberto Morbioli, Willy Mazzer e Riccardo Massari) e la serata di sabato 13 vuole ricordare la sua figura a due anni dalla sua prematura scomparsa.

“Volo sul mondo: Festival Memorial Rudy Rotta” è il nome che l’Associazione Culturale Rudy Rotta e la società A-Z Blues hanno voluto dare a questo importante evento, ma non solo, c’è anche l’opportunità di dare un contributo acquistando il biglietto di ingresso a due associazioni che operano nell’ambito della ricerca medica, ovvero l’Unione Italia Lotta alla Distrofia Muscolare (U.I.L.D.M.) e la Fondazione pe la ricerca sul cancro (A.I.R.C), quindi non provate ad entrare gratis, mi raccomando.

La serata ha un menu’ ricco di ospiti, alcuni dei quali saranno accompagnati dalla RR Band (Pippo Guarnera all’organo Hammond e piano, Renato Marcianò al basso ed Enrico Cecconi alla batteria) che come dicevo suoneranno nei set di Matteo Sansonetto (chitarrista dallo stile tipicamente influenzato dalle sonorità del Chicago Blues, e dotato di una notevole voce soul e di uno stile chitarristico grintoso ed essenziale), di Mike Sponza (“Il talento di uno dei più grandi chitarristi blues italiani, ormai una sorta di guru del blues nazionale: il risultato è un’esplosione di classe, ritmo ed energia.” Lo dice il Corriere, e tanto basta) e di Gennaro Porcelli considerato dal pubblico e dalla critica specializzata uno dei migliori talenti del “Blues Made in Italy” con un repertorio che spazia dal Chicago style a quello di New Orleans, da quello di Austin a quello di Memphis. Sarà infine anche l’occasione di ascoltare in apertura il duo Superdownhome (suonano una sorta di rural blues “contaminato” e sono Henry Sauda alla voce, cigar box, diddley bow e Beppe Facchetti alle percussioni) e l’atteso Sonohra Project Trio, con un set preparato accuratamente per far conoscere e capire al pubblico quale sia il loro retroterra culturale musicale.

C’è poi come detto la “portata principale”, il grande Keb’ Mo’ che grazie all’Associazione Culturale Rudy Rotta ha fatto di Verona una delle tappe del suo attesissimo tour europeo nel quale presenta la sua più recente produzione, “Oklahoma”; il suo primo lavoro risale al 1980 (“Rainmaker”) ed il suo stile che qualcuno ha definito “post modern blues” contiene riferimenti anche ad idiomi musicali diversi come il folk, il jazz ed anche il country, non aspettiamoci quindi un clone dei grandi padri della musica del diavolo ma uno dei più fiorenti rami che da essa sono nati nel corso del Novecento. Comunque una delle stelle del blues odierno.

Direi che “Volo sul Mondo Festival: memorial Rudy Rotta” presenta motivazioni per gli amanti della musica, per quanti hanno conosciuto e vogliano ricordare Rudy Rotta assieme ad alcuni musicisti, per quelli che amano la musica blues e non hanno mai conosciuto personalmente Rudy ed anche per aiutare le due associazione sopra menzionate.

Non vi bastano queste motivazioni? Allora dico anche che durante la serata verrà presentato “Now and Then…and Forever”, il disco postumo (questa parola è orribile ma rende l’idea) di Rudy Rotta.