DAVID  BROMBERG “David Bromberg”

DAVID  BROMBERG “David Bromberg”

DAVID  BROMBERG “David Bromberg”

Columbia Records. LP 1971

di alessandro nobis

Gran chitarrista e ottimo compositore, David Bromberg ha sempre saputo stare in perfetto equilibrio tra la tradizione acustica e l’elettrificazione della musica americana, ed è per questo che ho sempre seguito e grandemente apprezzato la sua cinquantennale carriera nella quale ha registrato alcuni dischi che modestamente considero dei capisaldi di “Americana” (questo disco d’esordio, “Wanted Dead or Alive“, “Demon in Disguise” o il doppio live “How late’ll ya play ‘til” e ancora “Try me one more time” eccetera eccetera ….).

Naturalmente qui spiccano i due brani dove Bromberg suona con l’amico Norman Blake (e la foto nell’inserto la dice lunga sul rapporto tra i due), ovvero quelli registrati a Nashville: “The Boggy Road To Milledgeville (Arkansas Traveler)“, due chitarre (e che chitarre!) con il contrabbasso di Randy Scruggs per uno dei brani pià amati da Blake & C. e soprattutto “Lonesome Dave’s Lovesick Blues #3” con una sorta di Dream Team che prevede John Hartford al banjo, Norman Blake alla chitarra, Randy Scruggs al contrabbasso, Richard Grando al sassofono (e la presenza del sax in questo brano indica in modo chiarissimo l’idea di Bromberg ovvero quella di uscire dall’ortodossia di certo folk americano per cercare un nuovo suono, idea che si capisce anche dai musicisti scelti), Vassar Clements al violino e Tut Taylor al dobro.

Il “resto” è grande musica, dai brani originali registrati con la band elettrica come “Suffer To Sing The Blues” con l’armonica di Will Scarlett (lo ricordo ai tempi dei primi Hot Tuna) o acustici come “Pine Tree Woman” con Steve Burgh al basso o ancora i tradizionali “Mississippi Blues” (registrata anche nel 1940 da Blind Willie McTell) e “Dehlia” di Jimmie Gordon (che la registrò nel ’39).

Un disco d’esordio davvero interessante che ha aperto la carriera solista di Bromberg, carriera che prosegue ancora oggi più dal vivo che in studio; ho avuto la fortuna di apprezzare la sua musica in un paio di occasioni a Vicenza, grande emozione e grande comunicazione di questo musicista di Philadelphia, classe 1938. I due cammei di Norman Blake poi sono un vero e proprio valore aggiunto, mi domando se quelle session a Nashville sono ancora in qualche cassetto della Columbia: perchè non pubblicarle?

DOC WATSON “Elementary Doctor Watson!”

DOC WATSON “Elementary Doctor Watson!”

DOC WATSON “Elementary Doctor Watson!”

POPPY · SUGAR HILL · Records. LP, CD 1972

di alessandro nobis

Questo “Elementary Doctor Watson!” è a mio avviso uno dei più significativi lavori incisi da Watson negli anni Settanta; pubblicato inizialmente in ellepì per la Poppy Records di Kevin Eggers, che anni dopo fondò la benemerita Tomato Records, ed in Cd per la Sugar Hill presenta una line up stellare visto che a fianco di Doc e Merle Watson ci sono altri due giganti del folk americano come il violinista Vassar Clements ed il chitarrista (qui al dobro) Norman Blake assieme al contrabbassista Joe Allen, al batterista Ken Lauber ed il batterista Jimmy Isbell. Rappresenta l’incontro con la più pura delle tradizioni (quella dei due Watson) con il folklore americano meno “ortodosso” viste le collaborazioni di Blake e Clements con l’ambiente jazzistico (e Clements collaborerà in seguito anche con Jerry Garcia del Grateful Dead nel progetto “Old and in the Way“) e la delicata rilettura di “More Pretty Girls Then One” un brano dei Delmore Brothers rivela pienamente il progetto, con la voce di Doc , il violino di Clements ed il dobro di Blake (meravigliosi il loro brevi assoli) accompagnati dal swingante contrabbasso; più legati alla tradizione “I Couln’d Beleive it was true” con il banjo di Merle, il rag di “Going Down the Road Feeling Bad” (da ascoltare assolutamente la versione stellare live dei Grateful Dead abbinata a “Not Fade Away“) con l’assolo di Merle Watson chiamato da Doc. Segnalo infine la balld del grande Tom Paxton “The Last Train on my Mind” che conferma l’attenzione di Doc Watson & C. non solo verso il folk americano ma anche verso la grande musica d’autore con la voce di D. W. ed il serrato intreccio delle due chitarre, due generazioni di incontrano ancora una volta (Merle, che perdita enorme la tua dipartita!).

La ristampa in CD della Sugar Hill del 1993 include quattro bonus track, due già edite in “Two Days in November” (“I’m Going Fishing” e “Little Beggar Man / Old Joe Clark” e due in “Then & Now” (“Frankie & Johnny” e “Old Camp Meeetin’ Time“.

BILL MONROE · DOC WATSON “Live duet recordings 1963· 1980 Volume 2”

BILL MONROE · DOC WATSON “Live duet recordings 1963· 1980 Volume 2”

BILL MONROE · DOC WATSON “Live duet recordings 1963 · 1980 Volume 2”

Smithsonian Folkways Records, 1993

di alessandro nobis

Se il primo volume di “Live Duet” conteneva registrazioni risalenti al periodo compreso tra il ’56 ed il ’69, questo secondo copre un arco di tempo che va dal ’63 al ’66 con l’eccezione di un brano (il tradizionale “Paddy on the Turnpike“) registrato nel 1980 in occasione di un concerto alla White House di Washington D.C. durante la presidenza di Jimmy Carter. Tutti riconoscono l’importanza che William Smith “Bill” Monroe (1911 – 1996) e Arhel Lane “Doc” Watson (1923 – 2012) hanno avuto nella storia del folk americano e mi sembrerebbe pertanto ripetitivo raccontare le loro storie familiari e musicali; qui troviamo 17 tracce molte delle quali registrate ad Ash Grove, a Los Angeles, e tra queste alcuni brani provenienti dal repertorio dei Monroe Brothers come “What Would you Give in Exchange of your Soul” (registrata nel 1936 da Bill e Charlie M.) o il tradizionale “Chicken Reel“. Dal repertorio dei Bluegrass Boys abbiamo una strepitosa esecuzione di “Kentucky Mandolin” (registrata in Ohio nel ’64) dove è impossibile non notare la straordinaria tecnica al mandolino di Monroe e la metronometrica parte di accompagnamento di Watson mentre “Watson’ Blues“, nata durante una session informale a Ash Grove, è presentata qui nella sue esecuzione nel New Jersey del ’66. Che dire ancora di questo eccellente secondo volume se non che vi sono alcune pietre miliari del folk americano come “Soldier’s Joy“, “Foggy Mountain Top” e “Banks of the Ohio” suonata e cantata secondo l’inconfondibile stile del Monroe Brothers che la registrarono nel ’36?

Queste registrazioni sono un preziosissimo patrimonio della tradizione popolare americana e sapere che decine di gruppi si sono costituiti ispirandosi a questi musicisti per poi aggiungere al loro sound un’impronta personale rende la misura dell’importanza che Doc Watson e Bill Monroe assieme ad altri hanno lasciato un’eredità imprescindibile: un esempio per tutti forse poco conosciuto, “Golden Gate Promenade” del mandolinista Butch Waller pubblicato dalla Rebel Records nel 1999 con ben quattro brani scritti da Monroe.

Qui altri miei articoli su Doc Watson

DUCK BAKER “Wink the Other Eye: Fiddle Tunes for Solo Guitar”

DUCK BAKER “Wink the Other Eye: Fiddle Tunes for Solo Guitar”

DUCK BAKER “Wink the Other Eye: Fiddle Tunes for Solo Guitar”, FULICA Records. CD, 2021

di Alessandro Nobis

Molti di noi hanno conosciuto la musica di Duck Baker negli anni settanta, sia dal vivo grazie ai numerosi concerti italiani sia per le sue apprezzatissime riletture del patrimonio tradizionale anglo – scoto – irlandese e, di conseguenza, di quello americano. Dico riletture perchè al di là delle sue profonde ricerche e dell’approfondimento dei brani il chitarrista americano ha via via e sempre più frequentemente rivolto il suo interesse verso le pratiche improvvisative sia sviluppate all’interno dei brani – ed in questo differenziandosi da tutti i suoi colleghi – sia verso quelle più radicali “alimentate” dalla sua conoscenza dal jazz (da ricordare sempre i suoi complicatissimi quanto bellissimi arrangiamenti del song book di Herbie Nichols prodotto da John Zorn) e concretizzatesi in interessanti collaborazioni come quella ad esempio con Roswell Rudd (cito Rudd visto che recentemente è stato pubblicato un disco in duo con il trombonista americano).

Baker nel corso della sua lunga carriera ha girato il mondo, è venuto a contatto con innumerevoli musicisti famosi e non imparando brani direttamente da loro che poi sono stati interiorizzati, ed alcuni di questi sono contenuti in questo splendido “Wink the Other Eye” che presenta registrazioni fatte in un lungo arco di tempo, dal 1974 al 2011.

Segnalo l’originale inedito fiddle tune “Allegheny County” dell’87 con bellissimo assolo, “The Old Folks Polka“, naturalmente un’altra melodia per violino di origine cajun registrata nel lontano ’74, l’hornpipe “Fishers Hornpipe” (danza di origine trecentesca proveniente dalle Isole Britanniche), il valzer attribuito al violinista texano Luke Thomasson “Midnight on the Water” (registrato anche da David Bromberg tra gli altri) ed anche, per finire, sono presenti una paio di tracce registrate in Italia negli anni settanta delle quali il set “Temperance Reel / Green Fields of America” (concerto a Varese nell’estate del ’79).

Questi lavori hanno richiesto un lungo lavoro di ricerca da parte di Baker che ha ricevuto nel tempo registrazioni di diverse qualità da promoter locali o da persone presenti tra il pubblico, registrazioni che si sono rivelate preziose che il chitarrista americano ha pazientemente riascoltato e selezionato e che oggi sono “tornate alla luce” e pubblicate.

Anche questo “Wink the Other Eye” è un cd da avere per la qualità del repertorio e delle esecuzioni.

Aspettando il prossimo.

http://www.duckbaker.com

NORMAN BLAKE “Live at McCabe’s”

NORMAN BLAKE “Live at McCabe’s”

NORMAN BLAKE “Live at McCabe’s”

TAKOMA Records. LP, CD, CS, 1976

di alessandro nobis

Alla fine dopo molte ricerche riuscii a scovare questo ellepì in un piccolo negozio di Padova un anno dopo la sua pubblicazione (i dischi della Takoma non erano pubblicati in Italia, si trovavano a fatica solo nel mercato dell’importazione) ma già dal primo ascolto ero stato ripagato della lunga attesa. E visto che Blake ora come allora non è mai arrivato per suonare dal vivo in Italia (ma credo nemmeno in Europa), questo live me lo tengo ben stretto visto anche il valore della musica che contiene; il disco inizia e finisce con Blake in completa solitudine, mentre gli altri brani vedono la presenza di Nancy Blake al violoncello, ed il repertorio comprende brani originali e splendide rivisitazioni di alcuni dei grandi classici del folk americano. Di questi ne segnalo due, una versione strumentale di “Arkansas Traveller” (che Blake ha inciso anche con Charlie Collins in “Whiskey Before Breakfast” dello stesso anno) che deriva da una versione di W. C. Peters pubblicata nel 1847 e l’altrettanto celebre “John Hardy” che racconta la storia di un lavoratore delle ferrovie che sotto l’effetto di un gran quantità di alcolici uccise tale Thomas Drew, e per questo venne impiccato davanti a tremila persone; la legenda narra che il giorno prima venne battezzato nel vicino fiume e per questo ebbe l’assoluzione divina per il suo crimine.

I brani in duo per violino e violoncello, scritti da Blake, rimandano ad uno splendido suono cameristico, originale, pacato e molto efficace come in “Dry Grass on High Fields” o il medley che include “Bully of the Town” e la fiddle tune irlandese “Bonaparte’s Retreat“, suono che verrà sviluppato con il “Rising Fawn String Ensemble”.

Considero questo “Live at McCabe’s” una delle migliori incisioni di Norman Blake dove il contributo della moglie Nancy si fa davvero consistente, come abbiamo avuto modo di constatare negli anni seguenti.

DOC WATSON & CLARENCE ASHLEY “The Original Folkways Recordings 1960 1962”

DOC WATSON & CLARENCE ASHLEY “The Original Folkways Recordings 1960 1962”

DOC WATSON & CLARENCE ASHLEY “The Original Folkways Recordings 1960  1962”

SMITHSONIAN / FOLKWAYS Rec. 2CD, 1994

di alessandro nobis

Quarantotto tracce (delle quali venti inedite rispetto alla versione originale) sono contenute in questo imperdibile doppio cd edito nel ’94 dalla Smithsonian / Folkways; registrate tra il ’60 ed ’62 da Ralph Rinzler ed Eugene Earle, rappresentano come tutte le registrazioni di Watson dei primi anni Sessanta una sorta di spartiacque tra le modalità esecutive del folklore americano di “prima” e quello “dopo” vista l’influenza che Doc Watson ha avuto sulle generazioni di chitarristi (ma non solo) successive. Ancora più interessanti perchè i brani provengono dalle memorie personali di Watson che ai tempi delle registrazioni era impegnato come chitarrista elettrico in gruppi di rock-a-billy e di Clarence Ashley (1895 – 1967), appartenente ad una famigli irlandese immigrata a cavallo del 1850, e che aveva lasciato la carriera di banjoista professionista per il poco interesse che il music business mostrava verso la sua musica.

Come in tutte le registrazioni di questo periodo davvero nulla conta la qualità sonora e ciò che emerge sono lo spirito, la passione, il divertimento che traspira da ogni nota; importante, anzi fondamentale la capacità di chi registra di mettere a proprio agio chi suona diventando “invisibile”. Non basta mettere il microfono in posizione perchè spesso l’esecutore, e qui parliamo di “informatori”, non cantano o raccontano le loro storie come quando le suonano in famiglia, ma cercano piuttosto di suonare delle versioni che pensano possano essere più gradite ai ricercatori.

Detto questo, il doppio CD contiene brani che nel tempo sono diventati degli standards come “Joe Henry” (versione indedita con Gaither Carlton al violino), “Amazing Grace” (versione per quintetto vocale registrata nel ’62 in California con Jean Ritchie) o “Sittin’ on the Top of the World” (versione solista di Watson) vicino ad altri come “Ramblin Hobo” una melodia registrata eseguita in solo, “Shady Grove” (voce di Ashley e banjo di Jack Burchett) ed infine un altro inedito del 1962, “I Saw a Man at the Close of the day” (con Watson c’è il violinista Fred Price), brano “proibizionista” della fine degli anni ’20 che Watson ricordava di aver ascoltato da bambino, probabilmente da un 78 giri di Whitter e Grayson.

Come tutte le registrazioni folk della Folkways e come detto in apertura questo è un disco seminale. Veramente.

NANCY & NORMAN BLAKE “Blind Dog”

NANCY & NORMAN BLAKE “Blind Dog”

NANCY & NORMAN BLAKE “Blind Dog”

Rounder Records. LP, 1988

di alessandro nobis

Questo disco di Norman & Nancy Blake fu l’ultimo ad essere pubblicato in vinile, naturalmente dalla Rounder Records; ancora delle incisioni di una semplicità disarmante ma che allo stesso tempo racchiudono tessere di quel complesso mosaico che è la musica americana, frammenti che arrivano da lontano e frammenti usciti dalle fertili vene dei due protagonisti che la raccontano attraverso i loro preziosi strumenti, due stupende Martin del 1929 e del 1934, quasi che il legno di cui sono costruite racchiuda racconti secolari spesso frutto di emigrazioni e delle culture arrivate dall’Europa all’America.

Storie come quella registrata su commissione da Woody Guthrie nel 1941 sulla diga “Grand Coulee“, un nuovo testo sulla melodia di “Wabash Cannonball“, e qui interpretata dalle chitarre (e le voci!) di Nancy e Norman o quella che racconta dell’incidente ferroviario accaduto nel 1903 del treno postale “Old 97” o ancora quella che narra dei crimini e della morte violenta a 37 anni del bandito “Otto Wood” storie scritte dallo stesso chitarrista come “Billy Gray“, già presente su “Old and New” del 1975 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/03/05/suoni-riemersi-norman-blake-old-and-new/), brano “emigrato” in Irlanda ed interpretato dai favolosi Planxty nel 1980 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/01/19/suoni-riemersi-planxty-the-woman-i-loved-so-well/); tra gli strumentali il leggendario “Black Mountain Rag” e la slow air “Shallegra“, le due chitarre si incrociano, dialogano, fanno uscire dal legno tutto il fascino della musica di tradizi one e ispirano nuove composizioni.

Serve ribadire che anche questo lavoro dei Blakes presenta un repertorio così prezioso con una delicatezza e brillantezza tali dar sorvolare all’ascoltatore l’incredibile tecnica strumentale di Norman e Nancy?

 

HOT TUNA “The Phosphorescent Rat”

HOT TUNA “The Phosphorescent Rat”

HOT TUNA “The Phosphorescent Rat”

Grunt Records. LP, 1973

di alessandro nobis

Questo è uno dei miei favoriti album del Tonno Caldo vuoi per le belle composizioni di Kaukonen, per il suono elettro-acustico che caratterizza gli arrangiamenti ed anche per la sua grafica “a pallini” ripresa anche nella busta che contiene il vinile e sull’etichetta dove spunta la parola Grunt tra i pallini colorati. E’ anche il primo album dopo l’uscita di Casady e Kaukonen dai Jefferson Airplane che da lì a poco sarebbero diventati i Jefferson Starship arruolando il violinista Papa John Creach, con gli Hot Tuna in “Burgers” e “First Pull up Then Pull Down“; il trio presenta alla batteria ancora un volta il fedelissimo Sammy Piazza e rispetto ai precedenti lascia intravedere in alcuni brani (“Easy Now“) la tendenza della band di evolversi verso un suono ancora più elettrico che li distinguerà negli album seguenti come “American Choice” o “Yellow Fever”. Qui comunque il suono è ancora, come detto, un perfetto equilibrio tra l’acustico e l’elettrico, con indovinate e deliziose orchestrazioni curate dagli archi diretti da Tom Salisbury (“Corners Without Exits” e “Soliloquy for 2“) nella quale emergono anche le accurate sovraincisioni delle chitarre di Kaukonen, suono ancora legato cristallino fingerpicking degli strumentali “Seeweed Strut” e della rilettura del brano di Reverend Gary Davis “Sally, Where’d You Get Your Liquor From?” che chiude il disco ed anche questa fase degli Hot Tuna, fase riaperta comunque più avanti. Brani come “I see the light” sono rimasti fortunatamente nel repertorio degli Hot Tuna per decenni, a cominciare dal doppio live “Double Dose”, in “And Furthermore …”e nel secondo volume di “Live at Sweetwater”.

Grande disco, lo ascolto ancora spesso e sempre mi entusiasma.

THE WATSON FAMILY “The Doc Watson Family”

THE WATSON FAMILY “The Doc Watson Family”

THE WATSON FAMILY “The Watson Family”

Folkways Records 2366. LP, 1963

di alessandro nobis

Arthel, Merle, Arnold, Annie, Rosa Lee e Willard Watson, Galther Carlton, Sophronie Miller Greer e Ralph Rinzler sono i protagonisti di questa seminale registrazione risalente al 1963 e originariamente pubblicata dala Folkways Records. Erano gli anni in cui nasceva il folk urbano nei club degli intellettuali della costa orientale che ad un certo punto iniziarono a cercare le origini del loro repertorio, origini che si erano nascoste nelle valli dell’Appalachia dove intere famiglie si tramandavano ballate e melodie per danzare arrivate assieme alle ondate migratorie provenienti dalle isole britanniche; la famiglia “Watson” si recò a suonare nel ’62 per la prima volta in un club a New York, e fu sorpresa dall’atteggiamento del pubblico presente che anzichè ballare come si soleva fare durante le feste nelle zone rurali, era in religioso silenzio ed estremamente interessato a ciò che i musicisti suonavano e cantavano. Stava iniziando una nuova era per il folk americano.

Nell’edizione in compact disc vi sono 26 tracce, 15 sull’ellepì originale ed 11 inedite ed ognuna suonata da due, trii, soli da musicisti naturalmente riconducibili alla famiglia di Arthel “Doc” Watson ed il repertorio presenta melodie ballate tratte da 78 giri vicino a quello di tradizione orale. Tra questi ultimi uno è cantato da Annie Watson con l’accompagnamento al violino di Gaither Carlton, “The House Carpenter” (raccolta Child 243) che entrò in seguito nel repertorio dei folksinger urbani come Joan Baez e di gruppi del folk britannico come i Pentangle o la murder ballad “The Triplett Tragedy” cantata da Sophronie Miller Greer, vedova Columbus Triplett del quale il testo racconta; essenziali nella loro esecuzione anche “Bonaparte’s Retreat” di orgine irlandese qui suonata da Doc Watson e Gaither Carlton. Splendida la celeberrima “The Train that Carrried my Girl from Town” tratta da un 78 del grande Frank Hutchinson ed eseguita in solo da Doc Watson e per finire non posso esimermi dal citare un inno religioso, quel “When I Die” che la famiglia Watson qui accompagnata dalla chitarra di Doc cantava durante i riti celebrati in chiesa.

Disco davvero importante, come “Live at Folk City” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/01/10/jean-ritchie-and-doc-watson-at-folk-city/)

Arthel, Merle, Arnold, Annie, Rosa Lee and Willard Watson, Galther Carlton, Sophronie Miller Greer and Ralph Rinzler star in this seminal 1963 recording originally released by Folkways Records. These were the years in which urban folk was born in the clubs of the intellectuals of the east coast who at a certain point began to look for the origins of their repertoire, origins that had hidden in the valleys of Appalachia where entire families handed down ballads and melodies to dance arrived together with the migratory waves from the British Isles; the “Watson” family went to play in ’62 for the first time in a club in New York, and was surprised by the attitude of the audience who, instead of dancing as they used to do during parties in rural areas, was in religious silence and extremely interested in what the musicians played and sang. A new era was beginning for American folk.

In the compact disc edition we have 26 tracks, 15 on the original LP and 11 unreleased and each played by two, trios, solos by musicians naturally attributable to the family of Arthel “Doc” Watson and the repertoire features ballad melodies taken from 78 rpm  close to that of oral tradition. Among the latter, one is sung by Annie Watson with the fiddler Gaither Carlton, “The House Carpenter” (Child 243 collection) which later entered the repertoire of urban folksingers such as Joan Baez and British folk groups such as the Pentangle or the murder ballad “The Triplett Tragedy” sung by Sophronie Miller Greer, widow Columbus Triplett of which the text tells; essential in their performance also “Bonaparte’s Retreat” of Irish origin played here by Doc Watson and Gaither Carlton. The famous “The Train that Carrried my Girl from Town” is splendid, taken from a 78 by the great Frank Hutchinson and performed in solo by Doc Watson and finally I cannot fail to mention a religious hymn, that “When I Die” that the Watson family here accompanied by Doc’s guitar sang during the rites celebrated in the church.

Really important record, like “Live at Folk City” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/01/10/jean-ritchie-and-doc-watson-at-folk-city/)

NORMAN BLAKE “Day by Day”

NORMAN BLAKE “Day by Day”

NORMAN BLAKE “Day by Day”

Smithsonian Folkways · Plectrafone Records. CD, 2021

di alessandro nobis

E’ passata qualche stagione dall’ultima pubblicazione di Norman Blake, ed oggi più che mai l’ascoltare le sue pacate ballate di ispirazione folk ed i suoi arrangiamenti di brani tradizionali mi accompagnano sempre molto piacevolmente, dopo cinquant’anni dalla sua scoperta mi viene quasi spontaneo considerare questo straordinario musicista quasi un “amico” del quale ho seguito tutte le sue gesta, un amico che non ha mai deluso. Certo, l’età avanza per tutti, la sua voce non ha tutta la pienezza della gioventù ma che importa, la sua chitarra è sempre brillante ed il repertorio è ancora una volta indovinato. “Day by Day” vede il ritorno con due brani del “Rising Fawn String Ensemble” con due brani composti nella prima metà del ‘900, le ballad “The Dying Cowboy” raccolta nel ’39 da Joseph Hall ma la melodia sembra essere quella di “The Bard Of Armagh“, slow air irlandese e “My Home’s Across the Blued Ridge Mountains” pubblicata nel 1909; mi paiono davvero significativi inoltre “Old’s Joe March“, strumentale scritto da Blake ed eseguito al banjo l’ antica ballata “Montcalm and Wolfe“, una broadside ballad (erano stampate su fogli singoli anche per favorirne la circolazione, in Italia si chiamano “fogli volanti”), che descrive una battaglia combattuta nel 1759 durante le guerre indiane tra i Nativi e le truppe di occupazione francesi.

Questo “Day by Day” non può mancare nelle collezioni dei numerosissimi fans di Blake, è un altro esempio della sua profonda conoscenza del patrimonio musicale americano e della capacità di descrivere piccole storie che alla fine sono quelle che fanno la “storia” dell’umanità; se la Smithsonian / Folkways in collaborazione con la Plectrafone ha ritenuto opportuno pubblicare questo “Day by Day” è un’ulteriore conferma dell’importanza ampiamente riconosciuta che Norman Blake ha nel mondo della musica acustica d’oltreoceano. Dispiace però notare come la scaletta dei brani contenuta nel libretto che accompagna alcune copie del disco stampate nel 2020 sia errata, visto che compaiono undici brani in un ordine non esatto: un errore non da poco per il prestigio dell’etichetta ma che è stato corretto nelle copie che riportano come data di stampa il 2021.

Il retro delle due copertine, quella di destra è quella “buona”.

  • English Version (Google Version …….):
NORMAN BLAKE
"Day by Day"
Smithsonian Folkways · Plectraphone Records. CD, 2021

by alessandro nobis

A few years have passed since Norman Blake's last publication, and today more than ever listening to his quiet folk-inspired ballads and his arrangements of traditional songs always accompany me very pleasantly, fifty years after his discovery I am it is almost spontaneous to consider this extraordinary musician almost a "friend" of whom I have followed all his musical adventures, a friend who has never disappointed. Of course, age advances for everyone, his voice does not have all the fullness of youth but who cares, his guitar is always brilliant and the repertoire is once again guessed. "Day by Day" sees the return with two songs of the "Rising Fawn String Ensemble" with two songs composed in the first half of the 20th century, the ballads "The Dying Cowboy" collected in '39 by Joseph Hall but the melody seems to be that of "The Bard Of Armagh", Irish slow air and "My Home's Across the Blued Ridge Mountains" published in 1909; they also seem really significant to me "Old's Joe March", instrumental written by Blake and performed on the banjo the ancient ballad "Montcalm and Wolfe", a broadside ballad (they were printed on single sheets also to promote circulation, in Italy they are called "sheets flying "), which describes a battle fought in 1759 during the Indian wars between the Native and French occupation troops.
This "Day by Day" cannot be missing in the collections of Blake's many fans, it is another example of his profound knowledge of American musical heritage and the ability to describe small stories that in the end are the ones that make up the "history" of humanity. ; if Smithsonian / Folkways in collaboration with Plectrafone has considered it appropriate to publish this "Day by Day" is further confirmation of the widely recognized importance that Norman Blake has in the world of overseas acoustic music. However, it is regrettable to note that the list of songs contained in the booklet accompanying some copies of the disc printed in 2020 is incorrect, given that eleven songs appear in an incorrect order: an error not just for the prestige of the label but which has been corrected. in copies showing 2021 as the printing date.