IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società D. Alighieri di Tanger (Marocco). Seconda parte

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società D. Alighieri di Tanger (Marocco). Seconda parte

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI (seconda parte)

di Alessandro Nobis

Qui la prima parte: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/03/15/il-diapason-incontra-jamal-ouassini-della-societa-dante-alighieri-di-tanger-marocco/)

Il progetto MeDA fa seguito al documento di promozione culturale “Italia, Culture, Mediterraneo”, ciclo di iniziative pensato per favorire la promozione linguistica e culturale italiana nei Paesi dell’area mediterranea, nell’ambito del Piano straordinario “#Vivere all’Italiana”. Tra le numerose iniziative segnalo un ciclo sul cinema Italiano in collaborazione con la cineteca RIF di Tangeri, dal titolo “Les Jeudis du Cinéma Italien” con la proiezione difilm in lingua originale sottotitolati in francese. Anche questa iniziativa ci ha dato una grande visibilità, siamo alla seconda edizione, il successo è notevole e la sala è sempre affollata.

Attualmente sono attivi i corsi di italiano tenuti dalla Dott.ssa Carla Landi proveniente da Bologna, e con grande soddisfazione le dico quest’anno abbiamo avuto il nostro primo studente che ha  ricevuto una borsa di studio per proseguire i suoi studi in Italia.Inoltre sono attivi alcuni corsi di musica in italiano in collaborazione con alcuni musicisti ed esperti italiani, abbiamo un’ottima collaborazione con l’Accademia di Alta Formazione Musicale di Verona e per il prossimo anno prevediamo di  estendere la nostra collaborazione anche con i conservatori di musica italiani su  diverse iniziative soprattutto nel campo della propedeutica e didattica  musicale in generale. Attivi anche laboratori di pittura e disegno con la giovane artista Elisa D’Urbano di Roma della University of Fine Arts Rome.

Per quello che riguarda le iniziative in programma, il prossimo giugno parteciperemo per la terza volta al salone internazionale de libro di Tangeri organizzato dall’istituto di cultura francese mentre in autunno avremmo qui una residenza musicale con musicisti provenienti dalla rete MeDA per avviare un Ensemble Mediterraneo con una forte impronta italiana. In programma inoltre (2020/21) un corso di formazione per tecnici teatrali con docenti provenienti da Roma, Bologna e da Reggio Emilia, un laboratorio di regia e tecniche per girare un documentario dal titolo “Girare un Documentario parlando Italiano” tenuto dal prof. Ruggero Cigli. Ancora un laboratorio di Glottodidattica teatrale a cura della Dott.ssa Donatella Danzi presidente del comitato DA di Madrid in collaborazione con l’università e il festival internazionale universitario di Tangeri.

Organizziamo regolarmente anche incontri su la cucina italiana grazie alla disponibilità e la generosità di chef e italiani appassionati residenti a Tangeri, e colgo l’occasione per ringraziare  Pierantonio Costantino di Verona (El Piero) per averci offerto un interessantissima conferenza e degustazione dal titolo “Viaggio in Italia attraverso i suoi sapori” e il laboratorio sulla cucina italiana offerto alla scuola superiore internazionale del turismo di Tangeri.

– I corsi di lingua italiana che tenete sono tenuti da Docenti italiani del Ministero della Pubblica Istruzione?

I corsi sono tenuti da Docenti italiani con tanta esperienza di insegnamento di italiano agli stranieri, formati ed autorizzati dalla sede centrale D.A. a Roma.

– Ci sono contatti con il sistema scolastico del nostro Paese, in particolare con i C.P.I.A. che si occupano dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri di nuova e meno nuova immigrazione?

La sede centrale D.A. di Roma tiene regolarmente i rapporti con il Ministero dell’Istruzione, e ci tiene regolarmente aggiornati oltre ad organizzare periodicamente corsi di aggiornamento e formazione  per i nostri insegnanti. Con i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti abbiamo avuto dei contatti con il Centro di Verona, ma non c’è ancora stata una progettazione comune.

– Le attività del Centro Culturale si svolgono durante l’anno o seguono il calendario dell’anno scolastico?

I corsi di lingua italiana seguono per il momento il calendario scolastico, mentre nel periodo estivo ospitiamo diversi studenti provenienti dalle università italiane che vengono qui a studiare l’arabo e la DARIJA (dialetto marocchino), un’ottima occasione per i nostri studenti per incontrare giovani colleghi italiani: un momento per praticare la lingua per entrambi, conoscersi e scambiare idee, mentre dal prossimo anno cominceremo ad ospitare musicisti e studenti di musica interessati alla musica Arabo Andalusa e tradizionale e accoglieremo musicisti italiani disponibili per condurre dei seminari e corsi di perfezionamento. In futuro estenderemo il progetto alla rete MeDA.

– Qual è a suo avviso l’interesse del pubblico verso la cultura italiana? E, nello specifico, qual’è l’età delle persone che frequentano il centro?

Quello che ho notato immediatamente qui è che c’è un grande interesse per la cultura italiana innanzitutto per il cinema, la moda, cucina e musica, motivo per il quale ci hanno accolto a braccia aperte e ci dimostrano continuamente il loro interesse con la loro massiccia partecipazione e la collaborazione volontaria: i risultati ottenuti ad oggi lo dimostrano dopo tanti anni di assenza totale dell’Italia da questo punto strategico del mediterraneo, e siamo solo all’inizio.

– Come vede il futuro della Società Dante Alighieri in un mondo che cambia molto velocemente?

Nello scorso mese di luglio si è svolto a Buenos Aires l’83° Congresso Internazionale della Dante Alighieri, il prossimo anno prevediamo i secondo congresso MeDA a Siviglia. Più i comitati si uniscono, collaborano e condividono competenze più la Dante Alighieri diventa il riferimento e il centro di promozione culturale italiana unico a livello mondiale, oltre a giocare un importantissimo ruolo per l’incontro e l’interscambio culturale tra i popoli.

 

 

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società Dante Alighieri di Tanger (Marocco). Prima parte.

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società Dante Alighieri di Tanger (Marocco). Prima parte.

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società Dante Alighieri di Tanger (Marocco)

di Alessandro Nobis

Fondata 129 anni or sono (correva l’anno 1889) da un gruppo di intellettuali guidati nientedimeno che da Giosuè Carducci (ricordo che nel 1909, primo degli italiani, gli fu attribuito il Premio Nobel per la letteratura), la Società Dante Alighieri (da luglio del 2004 una organizzazione ONLUS) ha acquisito soprattutto nel dopoguerra un prestigio internazionale grazie al lavoro di oltre 400 comitati sparsi nei cinque continenti ed ai 100 presenti in Italia.

Obiettivo dei comitati della Dante Alighieri è, come sottolinea l’articolo 1 dello Statuto Sociale “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana“attraverso innumerevoli iniziative e manifestazioni, dai corsi di lingua a conferenze ed incontri fino all’istituzione di biblioteche e di borse di studio.

Per ciò che concerne i corsi di lingua italiana, la Società dal ’93 fornisce agli studenti la certificazionelinguistica PLIDA (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri), riconosciuta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricercaattestando la competenza linguistica secondo una scala di sei livelli rappresentativi di altrettante fasi del percorso di apprendimento della lingua secondo i criteri stabiliti dal Consiglio d’Europa.

Abbiamo incontrato Jamal Ouassini, ben conosciuto ed apprezzato musicista e promotore culturale di origine marocchina ma residente da molti anni in Italia che ricopre con grande competenza il prestigioso ruolo di direttore del “Dante Alighieri Tanger Centre Culturel Italienne”; un’occasione per conoscere nello specifico le attività culturali che il violinista maghrebino coordina in quel di Tangeri.

– Signor Ouassini, in cosa consiste l’incarico che ricopre a Tanger e da quanto tempo si è insediato?

Il comitato Dante Alighieri di Tangeri fu fondato nel lontano anno 1920, ed ha svolto un importantissimo ruolo nella città per la promozione della lingua e della cultura italiana, basti pensare che intorno al 1935 la sede centrale di Roma inviò un cospicuo numero di volumi per l’allestimento di una biblioteca italiana che diventò poi punto di riferimento per le future generazioni di giovani marocchini che studiano e si interessano alla cultura italiana e figli delle famiglie italiane residenti. Io sono di Tangeri e mi ricordo benissimo gli eventi culturali organizzati dalla Dante Alighieri, concerti (i miei primi passi verso la musica italiana), proiezione di documentari e film, mostre d’arte. La sede del comitato era situata nel prestigioso palazzo delle istituzioni Italiane a Tangeri che è anche sede della scuola italiana della città e della la casa d’Italia, spazio di ritrovo per le famiglie Italiane immigrate a Tangeri alla fine del 1800 e inizio 1900 nell’allora città internazionale, porta dell’Africa per l’Europa e porta dell’Europa per l’Africa e ideale punto di incontro delle due culture.

Con la decisione del governo italiano di chiudere la scuola italiana di Tangeri nel 1994/95 (mai nessuno ha capito tale decisione compreso me) le attività del comitato andarono piano piano ad esaurirsi fino allo scioglimento del comitato nel 1996 anche perchè sia i figli delle famigli di origine italiana che i giovani marocchini cominciarono a indirizzarsi verso le scuole Spagnole, Francesi e Americane che al contrario rafforzarono la loro presenza nella regione.

Il mio impegno qui è cominciato nel 2015 quando fui contattato ed invitato a Roma presso il palazzo Firenze dal  segretario generale della Dante Alighieri che mi conosceva come musicista attivo in Italia, e mi propose di riattivare il comitato D.A. di Tangeri e fu così che iniziai a passare dei lunghi periodi nella mia città natale e finalmente nel 2016 fu ricostituito il nuovo comitato di cui sono Presidente e Direttore Artistico.

Purtroppo devo dire che la nostra sede attuale non si trova nello storico palazzo delle Istituzioni Italiane che è ancora simbolo della cultura italiana, ma siamo sistemati in alcuni locali presi in affitto presso una scuola privata per motivi burocratici ma anche per l’insensibilità e il disinteresse delle autorità consolari italiane qui nel Regno del Marocco; in quel palazzo non riusciamo a entrare nemmeno per recuperare i vecchi documenti e libri storici.

– Tangeri è l’unica sede della Società in Marocco? Se lo è, siete il punto di riferimento per tutto il Paese?

In Marocco attualmente ci sono due comitati D.A., a Casablanca ed a Tangeri. Quello di Casablanca è presieduto dalla bravissima collega Dott.ssa Marina Zganga, è un comitato molto attivo con il quale ho stretto una fattiva collaborazione. Il comitato di Tangeri che da due anni è centro certificatore PLIDA, è un riferimento per la regione nord del Marocco

– Lei si occupa delle iniziative in relazione alla cultura italiana. Più precisamente, quali sono gli aspetti che più interessano i frequentatori del centro?

Principalmente le nostre iniziative sono mirate alla promozione della lingua e della cultura italiana, ma dopo tanti anni di assenza nel territorio come ho accennato prima non è un’impresa facile ritornare e dare visibilità, soprattutto se le autorità consolari italiane non collaborano e non credono che sia importante dare visibilità all’Italia attraverso la cultura e l’arte in generale.

– Può descrivere sommariamente le più interessanti iniziative che ha promosso in passato ed anche qualche anticipazione per i prossimi mesi?

Il mio primo passo è stato quello di stringere un rapporto di collaborazione con gli istituti di cultura attivi nella regione come il Cervantes e l’istituto di cultura francese, oltre a firmare un partenariato con la delegazione regionale del ministero della cultura e quello dello sport e politiche giovanili del Regno del Marocco in occasione della visita del segretario generale D.A. di Roma prof. Alessandro Masi che ha tenuto un’interessantissima conferenza dal titolo “Dal Futurismo all’Astrattismo. L’Arte Italiana dal 1900 al 2018”; l’evento è stato ospite dalla delegazione del Ministero della Cultura del Regno del Marocco ed ha suscitato un grandissimo successo, una sala affollata di giornalisti, studenti universitari, italiani residenti e semplici appassionati. Un evento di grande importanza che ha dato un segnale del ritorno dell’Italia da questa sponda del Mediterraneo.

La seconda iniziativa che ritengo sia stata importante è stata quella di ideare e proporre la creazione di una rete dei comitato D.A. del Mediterraneo; questa idea nasce inizialmente dal fatto che da diversi anni visito i Paesi del Mediterraneo per concerti e seminari. Dal 2015 ho cominciato a visitare i comitati D.A. di Malaga, Siviglia, Madrid, Murcia, Casablanca e Brindisi e raggiungerne telefonicamente altri come Tunisi, Betlemme, Atene e Il Cairo. Avevo notato che c’era poca comunicazione tra i vari comitati D.A., e da questa idea nasce MeDA (rete comitati Dante Alighieri del Med), che fu costituita qui a Tangeri con un congresso (maggio 2019) presso il famoso palazzo delle istituzioni italiane ed alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei comitati di Casablanca, Madrid, Betlemme, Genova, Malaga, Tunisi, Siviglia e Murcia e quello della sede centrale di Roma con la presenza del Console Generale d’Italia Pier Luigi Gentile e rappresentanti di altri istituti di cultura. L’iniziativa è stata sostenuta dal ministero degli esteri e quello della  cultura italiano e dalla sede centrale DA di Roma ed è stato ripreso da RAI NEWS.

(continua ……………)

DALLA PICCIONAIA: NARRAZIONI FUORI CORSO, seconda edizione

DALLA PICCIONAIA: NARRAZIONI FUORI CORSO, seconda edizione

DALLA PICCIONAIA: NARRAZIONI FUORI CORSO 2edizione

“17 gennaio – 7 febbraio 2020” Caffè FUORICORSO, Verona

di alessandro nobis

Prenderà il via venerdì 17 gennaio la seconda edizione de “Narrazioni Fuori Corso”, quattro appuntamenti con inizio alle 17:30 che si terranno nell’accogliente Caffè FUORICORSO, in Via Nicola Mazza 7 a Verona, zona Università. A proporli è Maurizio Gioco, burattinaio, studioso del teatro di figura e creatore di burattini e di sceneggiature del Teatro Giochetto, il cui atelier si trova a pochi passi dal Caffè.

Maurizio Gioco rappresenta, a mio avviso, quella corrente di pensiero che se da un lato percorre il sentiero della continua ricerca storica e della contemporaneità artistica, dall’altro mantiene le radici nella tradizione secolare del teatro di figura: è sufficiente fare una visita al Caffè FUORICORSO, dov’è allestita “La vita è … appesa a un filo”, esaustiva esposizione di alcune sue creature, per capire la modernità delle sculture lignee che l’”artigiano” Gioco crea e i cui tratti sembrano ispirati da correnti artistiche nate durante il ventesimo secolo, come il cubismo di Pablo Picasso e George Braque.

Gioco va oltre il classico spettacolo di burattini: le sue braccia si trasformano esse stesse in burattini, le movenze del corpo e le espressioni del volto diventano parte essenziale della performance e le narrazioni riguardano spesso episodi della storia locale, come quella dedicata al Bandito Falasco o prendono vita dallo studio di canti narrativi raccolti da etnografi a partire da metà ‘800. La presenza di Daniela Pasquali e dell’organettista Francesco Pagani dà un ulteriore tocco di originalità alle proposte che il Teatro Giochetto porta in giro per l’Italia e anche per l’Europa.

Vista l’originalità della rassegna, abbiamo rivolto alcune domande a Gioco per conoscere meglio la tipologia dei quattro appuntamenti.

Questa è la seconda edizione delle “Narrazioni Fuori Corso”. Com’ è andata l’edizione precedente?

– Direi che la precedente edizione è andata molto bene. A ogni appuntamento il pubblico era numeroso e interessato. Alcune serate sono state arricchite dalla presenza di esponenti del teatro di figura di passaggio a Verona, come Enzo Chiesi, della Scuola per burattinai di Faenza, e gli attori del Teatro Verde di Roma, tra cui la segretaria nazionale di UNIMA Veronica Olmi.

Se ho pensato di riproporre questa formula, che prevede un’introduzione teorica seguita da una performance, è proprio a seguito delle richieste ricevute.

Ringrazio Anna e Paolo, gestori del locale, per la disponibilità; è uno spazio che ben si adatta a questo tipo di proposta, un Caffè che tanto mi ricorda il Cabaret Voltaire di Zurigo, dove ai primi del ‘900  si esibiva con numeri di teatro di figura la burattinaia e performer Dada, Emmy Hennings.

Mi sembra che il titolo che hai scelto per la rassegna, al di là che giustamente porta il nome del locale che la ospita, renda bene il tuo progetto di teatro di figura … “Fuori Corso” come a marcare una certa indipendenza del tuo lavoro rispetto al maistream che altri a Verona, e non solo, percorrono

– Come i binari del treno che corrono paralleli, cerco di sviluppare una poetica che tenga conto e rispetti la tradizione ma, nello stesso tempo, l’attualizzi. Nei miei spettacoli inserisco sempre elementi sperimentali, a volte emergono nella scultura delle “figure”, altre volte nell’organizzazione e nel linguaggio dei testi.

Ritengo che il burattino sia una specie di spugna che assorbe, con estrema sensibilità, quello che succede intorno a lui, attento in particolare alle contraddizioni sociali che appartengono al nostro tempo.

Visto il particolare modus operandi, ho preferito dar vita a un mio personale teatro, strumento col quale mettermi in “gioco”… non potrei fare altrimenti!

– Ci puoi illustrare brevemente il contenuto dei quattro incontri?

Apro questa breve rassegna con “Arlecchino in Madagascar”, personaggio della Commedia dell’Arte catapultato in terra malgascia, uno spettacolo anche per bambini. Seguirà “Margherita e il drago” rappresentazione ispirata a un codice medievale conservato presso la Biblioteca Civica di Verona. Il terzo appuntamento ha un taglio più attuale; è la riduzione del testo “La notte di Valpurga” del poeta russo V. Erofeev che mette a nudo problemi sociali come l’alcolismo, l’esclusione e la solitudine. Infine racconterò una storia autobiografica legata a mia zia Lina, una sarta che ha accompagnato per molti anni il mio lavoro creativo.

Scorrendo il programma degli incontri mi sembra di capire che anche se non in ordine cronologico i quattro appuntamenti ripercorrono la storia del teatro di figura, da quello tradizionale a quello contemporaneo, attraverso una combinazione tra teatro di figura e cantastorie.

– Burattinai e cantastorie hanno sicuramente un’origine comune; entrambe erano erranti e si rivolgevano a un pubblico popolare. In Sicilia questo legame è ben rappresentato ancor oggi dai cuntisti-pupari. Nei nostri territori, invece, i burattinai hanno costituito un loro repertorio ben distinto da quello dei cantastorie. Durante le mie ricerche, però, ho evidenziato la presenza di alcuni personaggi tipici del mondo burattinesco, come Sandrone, nelle ballate di Giulio Cesare Croce, nato nel 1550 a San Giovanni in Persiceto, autore delle avventure di Bertoldo ma soprattutto cantastorie. Entrambi queste due figure di teatranti usavano la loro arte anche per mettere in scena eventi quotidiani; a tale proposito le cronache riportano di una memorabile rappresentazione con i burattini, tenutasi in piazza Cittadella nel 1882, per raccontare l’alluvione che in quei mesi aveva colpito la nostra città.

Lo spazio che hai scelto si presta benissimo alle caratteristiche delle tue performance, senza teatro, senza quinte, solo i burattini e la persona che gli dà vita.

– In realtà, in tre spettacoli monterò la mia baracca, mentre il quarto sarà un racconto animato. Sarebbe auspicabile che, in un prossimo futuro, Verona avesse uno spazio dedicato al teatro di figura per rappresentazioni rivolte sia ai bambini, sia agli adulti, e per promuovere laboratori di ricerca in tale ambito.

Siamo tra le poche città italiane che non ospitano un festival di settore.

A pochi passi dal Fuoricorso, in via Mazza 40, c’è il mio atelier che è possibile visitare, previo appuntamento.

Questo il programma nel dettaglio:

17 Gennaio ore 17.30“Arlecchino in Madagascar” – Burattini Tradizionali

24 Gennaio ore 17.30“ Margherita e il Drago” Cantastorie e Burattini

31 Gennaio ore 17.30“La notte di Valpurga” – Burattini Contemporanei

7 Febbraio ore 17.30“ Burattini e Ballate ” – “Storia di una sarta e di un burattinaio”

Per informazioni:

Caffè FUORICORSO 349 554 8924

https://www.facebook.com/BarFuoricorsoVerona/?rf=275500012489785

M. Gioco https://www.facebook.com/maurizio.gioco?fref=search&__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARBNggIHxUbBkiKx-b70gj-rRhC_FWCN5dJ9Rtw-VOmddiJU0Y-yTvcCZhnfzv_fIDV3rzx9tGce2VRV

https://teatrogiochetto.wordpress.com

Daniela Marani: https://danielamarani.wordpress.com

 

 

 

 

 

 

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

di Alessandro Nobis

Una piccola comunità montana, a circa 700 metri di quota ad una trentina di chilometri da Verona nella Lessinia Occidentale a due passi dal Ponte di Veja, ospita da qualche tempo a cadenza mensille un’imteressante iniziativa che riguarda la cultura popolare ed in particolare la tradizione musicale che si tengono nel veronese e che, come sentiremo, è riuscita a coinvolgere piano piano numerosi musicisti ed appassionati del ballo popolare di province e regioni limitrofe. Si sta assieme, si suona, si balla, si mangia (e si beve del buon vino) in modo del tutto informale: non si cerca di rivivere il passato, fatto in queste zone di vita assolutamente grama, ma si sta assieme dimenticando tutto il resto per lo spazio di un pomeriggio domenicale tra amici ballando i ritmi che le persone e la storia ci hanno tramandato e che non dobbiamo dimenticare. Un modo di fare comunità, quello del BalFolk, molto più praticato di quello che si crede in Italia ed in molti altri Paesi europei che hanno conservato anche sviluppandole, le tradizioni popolari nello specifico musicali e coreutiche.

A Verona, a Giare, artefici di questi appuntamenti sono alcuni appartenenti al Gruppo Ricerca Danze Popolari, ensemble costituitosi nel 1980 e con numerose attività in corso, come vedremo. Per conoscere meglio questa iniziativa  Il Diapason ha incontrato l’organettista Maurizio Diamantini, uno dei promotori assieme a Luisa Capitani di questa iniziativa.

49676452_2058514787542758_195670210265481216_n– Innanzitutto sono curioso di conoscere come è nata l’idea di questi incontri con le danze popolari e soprattutto come siete venuti a conoscenza di questo straordinario spazio in quel di Giare che non è esattamente alle porte di Verona.

– 23 anni fa abitava a Marano di Valpolicella Olivier Jay, venuto in Italia per imparare a costruire organi per le chiese. Notevole violinista, ha suonato molti anni or sono anche con il Canzoniere Veronese di Grazia De Marchi.
Olivier dava lezioni di organetto, strumento suonato da pochissimi virtuosi a quel tempo, come Roberto Lucchese dei Noctua. Cosa c’entra tutto questo con Giare? :
a Chambery, dove abitava Olivier, i suonatori tradizionali locali si trovavano periodicamente per suonare insieme e far ballare le persone che partecipavano a queste feste.
Luigia ed io andavamo a lezione di organetto da Olivier. Un giorno ad Olivier è venuta l’idea di riproporre a Verona l’esperienza francese della “ banda larga” così siamo andati a Giare a parlare con Don Giovanni Gottoli che ha messo a disposizione il fantastico teatrino.
Notevole l’affluenza di ballerini e suonatori negli anni, provenienti da tutto il nord Italia.

– Sono convinto che la musica tradizionale da molti anni abbia perso la sua funzione originaria di accompagnamento al ballo popolare. Mi sembra che la vostra iniziativa vada nel senso della sua ricontestualizzazione. Cosa ne pensi?

Chi viene a Giare sa che la proposta, sia delle musiche che dei balli, è il più possibile tradizionale. Certo che i giovani danzatori preferiscono musiche arrangiate e magari suonate sia a volume che a velocità “differenziati”, mentre a Giare si suona rigorosamente dal vivo senza amplificazione. La creazione di danze popolari, cioè create dalla comunità e non da un coreografo, penso che si sia fermata ben prima degli anni 50′, noi riproponiamo la storia della danza popolare con qualche eccezione. In particolare proponiamo i “repertori” ancora vivi nell’Italia settentrionale-centrale, come le danze venete (raccolte da Guglielmo Pinna e altri ricercatori), le danze delle valli Occitane d’Italia, le danze delle 4 province (Cegni), le danze dell’Appennino bolognese, le danze della Romagna.

GIARE 01

– Come sono organizzate queste “domeniche” di Bal Folk a Giare? C’è un nucleo di strumentisti fisso o lo spirito è quello della session informale alla quale possono partecipare suonatori diversi?

– La partecipazione alla session è libera e chiunque può partecipare, basta che la proposta musicale rientri nel balfolk ”tradizionale” Molti suonatori veronesi sono venuti nel “teatrino”: ad esempio Alfredo Nicoletti, Massimo Muzzolon, Livio Masarà, Francesco Pagani, Anna Veronese, Mirco Meneghel, Guido Gonzato e Otello Perazzoli.

– Alcuni di quelli che hai citato fanno parte o hanno fatto parte in passato di ensemble legati al fenomeno del folk revival, come il Canzoniere Veronese o i Folkamazurka. Come vedi questa corrente di pensiero secondo la quale per perpetuare la musica popolare è necessario “anche” scrivere brani originali o introdurre suoni ed arrangiamenti più attuali.

– A Giare l’idea è quella di riproporre le musiche il più possibile simili a quelle che gli informatori ci hanno proposto, abbiamo un repertorio di 500 – 600 danze, e per un po’ possono bastare (direi, n.d.r), lasciando ad altri l’innovazione.

– Ho visto esibirvi anche indossando abiti che in qualche modo ricordano quelli del passato. Ma cosa è che vi distingue dai gruppi considerati prettamente “folcloristici”? –

L’abito che indossano i ballerini è “freefolk” un abito di foggia fine 800′ non ben localizzato geograficamente. La differenza tra i gruppi di danza popolare e i gruppi folk sta nel mantenimento della coreografia tradizionale, senza cambiamenti per i gruppi di danza popolare, mentre i gruppi folkloristici compiono operazioni di forte rimaneggiamento delle coreografie.
Un altro discorso va fatto sugli strumenti musicali….. non sempre si possono suonare i repertori con gli strumenti originari (es. la polka saltini con il piffero)

– I ballerini “di Giare” fanno parte di qualche gruppo in particolare o anche in questo caso c’è una certa “apertura”?

Giare è un porto di mare…. nel tempo si sono alternati flussi di ballerini provenienti dall’Emilia-Romagna, dal Veneto, dalla Lombardia, e, ultimamente, dal Trentino.

– Come Gruppo Ricerca Danze Popolari avete partecipato recentemente al Tocatì in Piazza Dante raccogliendo apprezzamenti dal pubblico. C’è sempre qualche contatto con nuovi appassionati che vi chiedono di partecipare ai vostri corsi ed incontri?

Negli ultimi anni molti giovani si sono avvicinati alle danze popolari, complice una mazurka della Guascogna che ai ragazzi piace molto. All’interno del GRDP hanno creato un gruppo giovani che gestiscono indipendentemente.

– Qual’è il repertorio al quale fate riferimento, o meglio i repertori, considerato che arrivano suonatori e ballerini anche da altre aree e che a Verona ci sono altri gruppi che praticano il ballo popolare?

– A Verona esistono altri gruppi danza e ogni gruppo ha un’area ben definita: “Tamzarà” propone danze dell’est Europa ed israeliane, I “GRECI” ( gruppo ricerca ellenistico coreutico italiano) propone danze greche, il Gruppo di Francesco Pagani danze e canti veneti, il GRDP danze europee. Il gruppo Ammutinati di Piovezzano bal folk.A Giare proponiamo tutti questi repertori.

– So che partecipate ad eventi in altre regioni ed anche all’estero. Qual è la situazione del BalFolk fuori dalle mura veronesi? Mi sembra che qui siano molto poche le occasioni per ballare la musica popolare, eccezion fatta per quelle organizzate dagli amici salentini ma si sa, la “pizzica” è un fenomeno di massa …..

Alla FolkBanda (https://www.facebook.com/FolkBanda-verona-881619381917055/), o parte della band, non sono mancati ultimamente appuntamenti internazionali suonando danze venete e trentine per diversi gruppi danza: siamo andati in Brasile, Stati Uniti, Nepal, Armenia, Georgia, Francia, Portogallo, Croazia, ed in novembre saremo in India. A Verona il GRDP organizza parecchi concerti con musicisti internazionali ma non sono molto pubblicizzati o non pubblicizzati sui media.
Per quanto riguarda la pizzica indubbiamente è un richiamo per i giovani. Fortunatamente, a seguito del Tocatì è iniziata una collaborazione con l’AGA, e quindi, sul Lungadige San Giorgio non assisteremo solo a danze pugliesi ma anche a danze venete (
evviva! n.d.r.)

– Con quale frequenza vi incontrate a Giare e soprattutto, gli incontri sono aperti a tutti?

– A Giare ci troviamo una volta al mese (https://www.facebook.com/Danze-Popolari-Giare-142328762494713/r)e come ho detto prima la partecipazione sia dei musici che dei ballerini è libera e gratuita.

– C’è qualche abitante di Giare o dintorni che partecipa? I vostri contatti quali sono?

A Giare c’è stata una forte immigrazione, specie di rumeni, che si affacciano al teatro quando sentono musiche del loro paese. Quasi nulla la partecipazione dei paesani “autoctoni” con i quali, comunque, i rapporti sono buoni.

– Le prossime iniziative didattiche e di Bal Folk?
– Sul sito(http://www.gruppodanzeverona.com/)si possono trovare gli appuntamenti annuali del gruppo. Il prossimo appuntamento il domenica 20 ottobre ore 16.30.


IL DIAPASON incontra ROBERTO ZORZI

IL DIAPASON incontra ROBERTO ZORZI

IL DIAPASON INCONTRA ROBERTO ZORZI

di Alessandro Nobis

Domenica 27 gennaio, con una rara performance del chitarrista Roberto Zorzi, si chiude il trittico di concerti della miniserie “THE COHEN UNDERGROUND” che si tiene naturalmente al Cohen ed inserita nel JAZZCLUB, a Verona in Via Scarsellini con inizio alle 20.underground 18 19 zorzi

Roberto Zorzi appartiene ai “devoti” alla musica improvvisata, e sebbene abbia preso parte ad ensemble non esattamente facenti parte di questa corrente come i N.A.D., Si.Mi.La.Do. o The Bang con i suoni ed interventi ha sempre “marchiato” la sua presenza arricchendo la musica nel suo complesso. Importante la sua collaborazione con il collega californiano Henry Kaiser (“Through” del 1999) e recentemente le sue produzioni in trio, la prima con Boris Savoldelli e Massimo Barbiero e la seconda con Scott Amendola e Michael Manring, sfociata in “Facanapa Umarellas and the World Wide Crash” considerato meritatamente  il miglior album del 2018 per la sezione Avant Garde & Experimental da Voctor Aaron della prestigiosa rivista “Something Else Review” (http://somethingelsereviews.com/2019/01/14/wendy-eisenberg-brandon-seabrook-david-dominique-s-victor-aarons-best-of-2018-part-3-of-4-avant-garde-experimental/?fbclid=IwAR1UNyD4sZwxOkRg9ru4X2WOA1Z2Ne8N_V970T07CO-PhYNJx7uxTxcJh2Q).

Una grande soddisfazione per il musicista veronese, dal quale mi aspetto presto un album solo ……… intanto l’ho incontrato per conoscere meglio la sua musica in vista del concerto di domenica 27.

– Come e quando ti sei avvicinato prima da ascoltatore ed in seguito come esecutore alla musica improvvisata? Cosa ti aveva colpito di questo linguaggio, il suo radicalismo, la novità, la sua purezza?

Accadde all’incirca nel 1972 o 73: un amico, il mitico per me, Lucio Vicentini si presentò a casa mia con due Lp, Music Improvisation Company e Lot 74, un solo di Derek Bailey. A quel tempo a me sembrava pura avanguardia Chick Corea con le sue “Piano improvisations”, puoi immaginare lo shock che provai. Quello che ho sempre apprezzato nella musica improvvisata è la sua purezza (un po’ come Alien, per chi ricorda la battuta dell’androide nel primo film). Poi la capacità di reinventare la “lingua strumentale. E’ una forma musicale democratica, nessuno è leader, tutti lo sono, quando si improvvisa in gruppo. Nulla di anarchico.

–  Chi prima di altri ti ha influenzato e segnalato un percorso?

A dire il vero forse la primissima influenza non ha a che fare con improvvisatori, ma con Fripp & Eno di Evening Star, poi, ovviamente, tutto il movimento europeo, in particolare quello inglese, con una menzione particolare per Fred Frith ed il suo “Guitar solos”. Bailey è scontato. Poi sono venuti gli americani, tra tutti John Fahey ed Henry Kaiser in particolare, al quale devo moltissimo.

– Vista la tua esperienza, come è cambiata se è cambiato il concetto di improvvisazione? Mi riferisco in particolare a quella che identifico personalmente con la scuola europea?

Credo sia cambiato l’approccio complessivo, con una apertura totale verso il coinvolgimento di musicisti americani (soprattutto dalla zona di Chicago e dalla California)

– A mio avviso c’è un linguaggio di assolutà libertà esecutiva più legata alla musica afroamericana e quello invece come dicevo appartenente alla cultura europea che molti avvicinano alla musica contemporanea. Li ritieni separati o secondo te hanno degli aspetti in comune?

La musica improvvisata è sempre stata considerata un limbo dalla critica, un luogo dove potevano confluire tutti e nessuno, ma direi che i risultati dell’integrazione tra i due mondi hanno sempre dato risultati eccellenti (vedi, ad es., il cd del duo Derek Bailey / Cecil Taylor a Berlino, nel) 1988.

– Esiste senso te una corrente italiana all’improvvisazione radicale?

Sì, qualcuno c’è, qualche “vecchio leone” che ancora si batte per mantenerla in vita, non so per quanto riguarda i giovani, ma non parlerei comunque di “corrente italiana”.

– Nelle tue performance solistiche, che strumentazioni utilizzi? Preferisci il suono elettrico con l’apporto di elettronica o ti affidi anche al suono naturale dell’acustica?

70% elettrico, 30% acustico.

– Tra le tue più recenti collaborazioni che poi sono sfociat e nella pubblicazione di due CD ci sono quella con Boris Savoldelli e Mattia Barbiero (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/03/03/dalla-piccionaia-savoldelli-barbiero-zorzi-trio/) e quella con Michael Manring e Scott Amendola. E’ solo un caso che entrambe le esperienze siano frutto di una formazione a tre?

No, non è casuale: è il numero perfetto, la formazione perfetta.

– Quale secondo te dovrebbe essere oggi l’approccio dell’ascoltatore alla musica improvvisata e qual è la sua reazione rispetto a quando hai iniziato?

Con l’avvento di internet dovrebbe essere molto più facile soddisfare la propria curiosità ed approfondire la conoscenza, ma credo che il vero problema, oggi, sia proprio la mancanza di curiosità e l’appiattimento su  standard sicuri e “relativisti”, se mi passi il termine. In linea con la cultura dominante.

– Con il passare dei decenni è cambiato molto il mercato discografico, ma la musica improvvisata ha sempre avuto un pubblico di nicchia difficilmente raggiungibile; piccole etichette (mi vengono in mente la Incus o la tedesca FMP), difficoltà nel trovare i dischi. Oggi, paradossalmente che il mercato “al dettaglio” è pressocchè sparito, grazie ad internet questa musica è più facilmente reperibile, anche quella prodotta da piccole labels come la Treader di John Coxon per fare un esempio. I tuoi lavori dove sono rintracciabili?

In alcuni – rari – negozi specializzati, ma soprattutto su tutte le piattaforme digitali: Amazon, CD Baby, iTunes, etc etc.

– Visto il concetto che sta alla base ti quello che suoni, non ti chiederò anticipazioni rispetto alla tua performance del 27 gennaio al Cohen, ma ti ringrazio davvero per la tua disponibilità.

Grazie a te.

IL DIAPASON INTERVISTA FEDERICO MOSCONI E ROBERTO GALATI

IL DIAPASON INTERVISTA FEDERICO MOSCONI E ROBERTO GALATI

IL DIAPASON INTERVISTA FEDERICO MOSCONI E ROBERTO GALATI

Da poche settimane è disponibile il nuovo lavoro del compositore – chitarrista Federico Mosconi, “Penombra”. Pubblicato come il precedente “Colonne di Fumo” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/04/14/federico-mosconi-colonne-di-fumo/) dall’etichetta Krysalisound, vede la co-titolarità con Roberto Galati, anche lui chitarrista e “manipolatore di elettronica” (live – electronics lo trovo di difficile traduzione”).

Ho già scritto in occasione della recensione di “Colonne di fumo” come sia arduo descrivere l’intensità e la bellezza di questa musica, e le otto tracce di “Penombra” non fanno che confermare questa mia difficoltà, lo confesso. Musica elettronica, ambient, contemporanea, tutte e tre messe assieme, ognuno troverà la sua personale definizione, ma l’impressione che ne ho ricavato dal suo ascolto è soprattutto la grande fluidità che scorre traccia dopo traccia ed il piacere che se ne ricava dalla sua fruizione; solitamente frequento altri territori musicali, i miei riferimenti “ambient” sono molti anni indietro nel tempo e per questo ho chiesto a Federico Mosconi di chiarire alcuni punti riguardanti questo “Penombra”.

Grazie intanto per la tua gentile disponibilità, Federico. Ti chiedo innanzitutto due parole su Roberto Galati e come nasce questa collaborazione.

Ci siamo conosciuti nel 2014. Avendo pubblicato entrambi per l’etichetta Psychonavigation, e vivendo a Padova e Verona, abbiamo pensato di incontrarci. Gli interessi comuni e soprattutto un medesimo approccio alla musica, pur provenendo da percorsi molto diversi, hanno immediatamente dato avvio ad una sincera amicizia che all’inizio abbiamo semplicemente coltivato. Col tempo abbiamo valutato l’ipotesi di avviare un progetto insieme. L’obiettivo che ci eravamo proposti era di fare dei concerti insieme. L’idea del disco è arrivata dopo, come risultato del lavoro che abbiamo fatto in funzione del concerto che abbiamo tenuto lo scorso aprile al circolo Masada di Milano.

La domanda che mi faccio sempre quando ho l’occasione di ascoltare musica come quella che avete registrato è: quali sono le modalità di composizione e di interazione tra i vostri strumenti, e quanta parte – se ce n’è – è lasciata alla spontaneità esecutiva?

Molta parte del lavoro è lasciata alla spontaneità esecutiva. Durante le prove i brani si creavano da soli e le nostre singole parti si compensavano perfettamente. Nel caso specifico di “Penombra” non c’è stata alcuna preparazione, abbiamo acceso gli strumenti e abbiamo registrato quasi immediatamente. Quello che si ascolta è il risultato della registrazione, senza sovraincisioni. I suoni si combinano e si fondono attraverso un’idea comune.

Roberto: per quanto mi riguarda, utilizzo una chitarra effettata attraverso Ableton live. Mi sono creato una sorta di tavolozza con una decina di effetti con i quali creo le mie parti. Un oggetto che poi non manca mai quando suono è l’e-bow.Federico: filtro la chitarra con vari effetti che rielaboro in tempo reale con Max/MSP.

Qual è l’approccio che avete durante le vostre performance dal vivo?

Poiché la nostra idea era di dare un approccio live al progetto, il concerto è il contesto ideale per la nostra musica. I brani sono nati per essere suonati dal vivo. Partendo da una struttura di base, lasciamo semplicemente fluire la musica esattamente come facciamo durante le prove.

E’ difficile distinguere i ruoli che ognuno di voi gioca durante l’ascolto; forse l’omogeneità del suono, o dei suoni, è uno dei maggiori pregi di queste otto composizioni.

Federico: E’ stato sorprendente verificare sin dalle prime prove, la perfetta sintonia che si era creata spontaneamente. Non abbiamo mai inseguito i brani, la spontaneità credo sia la loro forza. In ogni caso, sarebbe un peccato svelare i ruoli e separare le parti, lasciamo che chi ascolta si faccia trasportare da un unico flusso.

Roberto: Trovo la musica di Federico estremamente interessante e molto vicina alle mie esplorazioni musicali. Abituato a suonare da solo e a lavorare meticolosamente sui singoli suoni, questa esperienza è stata quasi liberatoria. Per me è poi un onore suonare con Federico, un musicista di grande talento oltre che ineccepibile da un punto di vista tecnico.

La Krysalisound ha curato il packaging in modo pregevole, ma con – a parte la scaletta dei brani – nessuna nota a “margine”. Per i più curiosi dove trovare altre informazioni? E, soprattutto, dove trovare il CD?

Federico: Per informazioni su di noi il web è la fonte più ricca; il Cd (fisico e digitale) e informazioni sul progetto si possono trovare direttamente sulla pagina bandcamp di Krysalisound: https://krysalisound.bandcamp.com/album/penombra ed è in vendita a Verona da Dischi Volanti.

Roberto: per quanto riguarda Krysalisound, mi sento in dovere di dire che l’esperienza è assolutamente positiva. Con Francis M. Gri, responsabile dell’etichetta, abbiamo instaurato un rapporto di fiducia e di stima reciproca, oltre che una vera amicizia che desidero coltivare. Significative, per capire la filosofia di Krysalisound, sono le parole che Francis ha pubblicato recentemente sul suo sito: https://krysalisound.com/2017/10/13/percezioni-sonore/

Ne approfittiamo per ringraziarlo per ciò che sta facendo. Francis è spinto da una genuina passione verso la musica. Apprezziamo molto la definizione che ha trovato per descrivere Krysalisound: “Mi piace pensare a KyrsaliSound più che a un’etichetta a un satellite in continua evoluzione, un collegamento tra musicista e ascoltatore che grazie a una rete di connessioni vive e comunica. Un hub per chi ha voglia ancora di respirare musica di qualità, offrendo magari concerti ed eventi musicali.”.

Su quali altri progetti state lavorando al momento?

Roberto: a breve uscirà un nuovo lavoro a mio nome che verrà pubblicato da Databloem. Il disco si intitola “Silence (as a din)”; sono nuove esplorazioni musicali che si aggiungono a quelle passate. C’è poi un altro lavoro che potrebbe vedere la luce nel 2018. Novità sui miei progetti sono sempre segnalate nel mio sito http://www.galatimusic.com

Federico: durante l’estate ho avuto il piacere di condividere suoni e idee per un lavoro in duo con Francis M. Gri, e sto terminando il mastering del mio prossimo disco, che uscirà sempre per Krysalisound.

Per restare in ambito elettroacustico, recentemente il violoncellista Nicola Baroni mi ha coinvolto in un interessante progetto di incontro e dialogo fra la nostra elettronica e la musica tradizionale africana del Black Afrique Fluxus, formato da 4 musicisti africani, in gran parte basato su improvvisazioni.

Ti ringraziamo moltissimo per averci dato la possibilità di parlare del nostro progetto e di spiegarne la sua nascita.

IL DIAPASON intervista GIANNANTONIO MUTTO

IL DIAPASON intervista GIANNANTONIO MUTTO

Raccolta da Alessandro Nobis

Giovedì 5 ottobre, alle 21:30, saranno ospiti del Cohen JazzClub i tre musicisti del gruppo Tangox3 (www.tangox3.eu) ovvero Giannantonio Mutto al pianoforte, Luca Degani al bandoneon e Leonardo Sapere al violoncello. Apparentemente il tango ha poco a che fare con la musica afroamericana, ma se consideriamo lo sviluppo che ha avuto nel ventesimo secolo, soprattutto quando dalla musica funzionale al ballo si è evoluto il tango nuevo, musica cameristica e quindi da ascolto che ha saputo calamitare l’interesse di molti jazzisti che hanno iniziato ad interpretare brani che sono poi diventati veri e propri “standard”.

Giannantonio Mutto, pianista di formazione classica e docente al Conservatorio “Dall’Abaco” di Verona, ha sempre avuto un occhio di riguardo verso il tango argentino, proponendo progetti che sempre mi hanno affascinato per la raffinatezza ed il rispetto verso gli autori interpretati sempre con un tocco personalità. Tangox3 è un progetto consolidato, ed in occasione del concerto al Cohen mi sembrava opportuno conoscere più da vicino la musica ed il repertorio rivolgendo alcune domande a Mutto, che ringrazio.

  • Ti sei sempre interessato al tango argentino, come è nato questo interesse? Non è un amore passeggero……
  • Iniziai a conoscere il tango realizzando un recital con Grazia De Marchi nel 1991 “Tango, tango e ancora tango” comprendente musiche di autori argentini, italiani e proponendo nel finale alcuni capolavori di Astor Piazzolla. Nel frattempo ebbi la fortuna di avere alcune partiture strumentali di Piazzolla e lì iniziò il mio percorso non ancora concluso.
  • Questo trio, che per la formazione che presenta può essere veramente considerato cameristico, quando nasce?“Tango X 3” nasce nel 2005 da un’evoluzione di gruppi precedenti: Estravagario Quartetto e poi Quintetto, gruppi sempre identificati dalla musica argentina.
  • “Barrio de Tango”, il primo vostro lavoro, è stato pubblicato da poco. Sei soddisfatto del risultato, voglio dire ritieni di avere concretizzato la vostra personale idea di tango?
  • “Barrio de Tango” è il sesto CD sul tango in compagnia di Luca Degani e Leonardo Sapere, il secondo di “Tango X 3”. Dal precedente cd “Tango X 3 Dedicado a…” sono passati 11 anni, il nostro modo di suonare è profondamente cambiato, considero “Barrio de Tango” un CD che racchiude il nostro amore e la nostra passione per la musica argentina.
  • Due parole sui tuoi compagni di viaggio?
  • Luca e Leonardo sono gli ideali compagni di viaggio: la grande amicizia che ci lega e lo stesso modo di percepire il linguaggio dei suoni ci permette di suonare e di creare nuovi progetti mantenendo una forte intesa sul “come realizzare” quel progetto.
  • Oggi la musica che solisti e piccoli combos suonano è decontestualizzata rispetto a quella delle origini di Buenos Aires, comunque ancora suonata e ballata in tutto il mondo. Chi sono gli autori che hanno avuto un ruolo determinante per questa “svolta”, e quando questa è avvenuta?
  • Il nostro e mio primo approccio con il tango è stato la scoperta della musica di Astor Piazzolla, un mix di cultura italiana, latino americana, jazz e ‘900 classico. Un po’ tutti i gruppi che suonano tango ora hanno conosciuto dapprima la musica di Piazzolla, anche per il fatto che lui scriveva tutto e quindi siamo riusciti a reperire gran parte delle sue composizioni, inizialmente anche in modo pionieristico, ma ora il materiale è ampiamente fruibile. Lentamente abbiamo scoperto e stiamo ancora scoprendo i grandi autori del tango classico da cui Piazzolla è partito: Pugliese, Troilo, Mores, Spamponi ecc…
  • Il tango spesso è ospite graditissimo dei jazz festival
  • Grande affinità di pensiero e di modalità esecutiva fra il jazz e il tango, soprattutto quello moderno, la cosiddetta “guardia nueva”, fonte di ispirazione reciproca; non a caso Piazzolla inaugurava il festival del jazz di Montreal
  • Che criteri avete utilizzato in fase di arrangiamento, e quali saranno i brani in scaletta che suonerete al Cohen?
  • L’arrangiamento nel tango è scritto, nel trio è un mio compito. Naturalmente è fonte di anni di lavoro, studio e ascolto continuo del materiale esistente. Cerco di modificare le partiture originali il meno possibile adattandole al trio. Ultimamente il nostro repertorio mescola tanghi del periodo classico (guardia vieja) con tanghi moderni di Piazzolla… spesso la scaletta la decidiamo poco prima del concerto… quindi… sorpresa.