SUONI RIEMERSI: KEITH TIPPETT “Blueprint”

SUONI RIEMERSI: KEITH TIPPETT “Blueprint”

SUONI RIEMERSI: KEITH TIPPETT “Blueprint”

RCA, LP. 1972

di alessandro nobis

Per quelli come me che da adolescenti hanno seguito le gesta del Re Cremisi sin dai loro inizi, questo disco prodotto da Robert Fripp ha aperto, direi spalancato la porta dell’universo del jazz inglese, quello che ha qualche anno aveva già intrapreso un percorso autonomo rispetto a quello d’oltreoceano seguendo invece la rotta delle composizioni originali e soprattutto dei dogmi dell’improvvisazione più radicale. Il leader dei KC aveva sempre avuto una certa attenzione per le pratiche improvvisative (e “Illusion”, la parte centrale di “Moonchild” di “In the Court” ne è una splendida testimonianza soprattutto nelle versione integrale di oltre 12 minuti) ed il nuovo jazz britannico: due anni prima aveva infatti prodotto “Septober Energy” dell’ensemble Centipede che eseguiva composizioni tippettiane, e per “In the Wake”, “Lizard”, “Islands” e “Red” Fripp aveva assoldato parecchi musicisti provenienti dal quell’area come Nick Evans, Mark Charig, Robin Miller e Harry Miller, quest’ultimo del “giro” londinese dei sudafricani. Per le session di “Lark’s Tongue in Aspic”, invitò a far parte stabilmente del gruppo un altro musicista proveniente dal mondo dell’improvvisazione radicale della Company di Derek Bailey, Jamie Muir.R-2126174-1299458675.jpeg

Per questo epocale “Blueprint” il pianista Keith Tippett chiama in studio il contrabbassista Roy Babbington (qualcuno lo ricorderà in una delle formazioni dei Soft Machine e dei Centipede) ed i batteristi Frank Perry e Keith Bailey oltre alla cantante Julie Tippetts dando vita ad un lavoro dichiaratamente di musica improvvisata dove emerge tutta la classe e la creatività di Tippett, in grado di passare in poche battute dal cristallino lirismo a momenti travolgenti, dal tocco delicato all’irruenza percussiva sulla tastiera (il brano di apertura “Song”), coordinate queste che ancora oggi sono il suoi tratti distintivi specialmente nelle esibizioni e registrazioni in solo. Paradigmatica direi “Dance” (Tippett – Perry – Tippetts – Babbington) per la sua costruzione: la prima parte con le percussioni che con il contrabbasso assecondano la liricità degli accordi del pianoforte, la seconda con un breve solo di percussioni ed i sovracuti del contrabbasso che introducono la chitarra acustica ed i vocalizzi con il pianoforte che sale e sale ……. Splendido.

A questo “Blueprint” seguirà l’anno seguente un altro importante lavoro, “Ovary Lodge”, il trio con Frank Perry e Roy Babbington. Sempre Prodotto da Robert Fripp.

The sounds are acoustic. No electronics are involved” (Robert Fripp)

All music on this album is improvised” (Keith Tippett)

YES “Progeny: Highlights from Seventy-two”

YES “Progeny: Highlights from Seventy-two”

YES “Progeny: Highlights from Seventy-two”

ATLANTIC – RHINO, 3LP, 2017

di Alessandro Nobis

Per chi ha consumato sul giradischi almeno una copia del bellissimo Yessongs, registrato nell’estate del ’72 e pubblicato l’anno successivo e contenente brani della tourneè di “Fragile” (con Bill Bruford alla batteria) e di “Close to the Edge” (con Alan White visto che Bruford abbandonò il gruppo per unirsi ai King Crimson subito dopo la registrazione di quello che fu l’album più significativo degli Yes), la Rhino pubblica questo triplo LP, una collezione di brani provenienti dal box “Progeny: Seven Shows from Seventy – Two”.

91suhb9RnCL._SL1500_Questi concerti risalgono alla fine di ottobre e la prima quindicina di novembre appunto del 1972, durante il secondo tour americano di quell’anno; il repertorio ricalca quasi completamente quello di Yessongs ovvero il periodo del massimo fulgore anche live di Steve Howe, Chris Squire, Jon Anderson, Rick Wakeman e Alan White. In più qui abbiamo una maggiore qualità del vinile (180 g) che fa più apprezzare la musica e gli arrangiamenti del già citato triplo caratterizzato invece da un suono spesso impastato, almeno nelle sue stampe e ristampe prodotte in Italia. La copertina non poteva che essere affidata allo studio di Roger Dean che non sbaglia il colpo per la gioia dei fans del progressive di quella prima metà degli anni Settanta.

Un triplo disco che naturalmente non aggiunge nulla di nuovo al concetto di musica espresso dagli Yes ma che comunque rappresenta una chicca per i loro fans. Se siete dei “completisti” ed avete un’ottantina e più di euro a disposizione rivolgete la vostra attenzione al box con i quattordici compact disc. Io mi accontento del triplo ellepì, non fosse altro perché al lavoro grafico di Dean viene data la giusta “dimensione” per la quale è stato concepito.

Di seguito la track list e le date di registrazione:

DISCO 1:

Opening / Siberian Kathru (20 novembre 1972)

I’ve Seen All Good People (15 novembre 1972)

Heart of the Sunrise (15 novembre 1972)

Clap / Mood for a Day (12 novembre 1972)

DISCO 2:

And you and I (11 novembre 1972)

Close to the Edge (11 novembre 1972)

DISCO 3:

Excerpts from “The Six Wives of Henry VIII” (12 novembre 1972)

Roundabaout (31 ottobre 1972)

Yours is no Disgrace (12 novembre 1972)