DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

TOMPKINS SQUARE Records. CD, LP 2018

di Alessandro Nobis

Ogni volta che Duck Baker apre i suoi archivi e pubblica registrazioni inedite non sai mai che cosa ti aspetta: jazz? americana? blues? folk anglo irlandese? musica improvvisata? Più ascolti i suoi repertori e più comprendi quanto sia importante il ruolo che questo chitarrista di Richmond, Virginia ha non solo nel mondo del fingerpicking ma anche – e forse soprattutto – per il carattere con il quale ripropone e sviluppa la sua musica, originale e rivisitata che sia.

Stavolta tocca al Duck Baker “prima maniera”, ovvero gli anni settanta quando con le sue incisioni per la Kicking Mule attirò l’attenzione degli appassionati e degli estimatori, da subito moltissimi. Le prime sei tracce (registrate in “solo”) arrivano da session americane del ’73, le altre otto (tre con Mike Piggot al violino e Joe Spibey al contrabbasso) da altre europee registrate a Londra tra il ’77 ed il ’79, quindi credo di poter dire tra il suo primo disco “There’s something for everyone in America” e “The kid on the mountain” ovvero del periodo “Kicking Mule”.

Esecuzioni impeccabili, perfette tanto che ti chiedi come mai non furono pubblicate allora, brani alcuni dei quali Baker suona ancora dal vivo – rivisitati, con inserti improvvisativi – come una memorabile “St Thomas” di Sonny Rollins (qui “Fire down there”), l’immortale brano di Scott Joplin “Maple Leaf Rag”. Splendide anche quelle in trio (ne vogliamo ancora, Duck) e quelle di origine europea come “Swedish Jig” e “The Humors of whiskey”.

Stampato dall’attivissima etichetta Tompkins Square, specializzata in ristampe ed edizioni di qualità molto elevata. Buona caccia!

http://www.tompkinssquare.com

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SUONI RIEMERSI: THE BATTERING RAM “Irish Rebel Songs”

SUONI RIEMERSI: THE BATTERING RAM “Irish Rebel Songs”

SUONI RIEMERSI: THE BATTERING RAM “Irish Rebel Songs”

Rounder Records, 1973

di Alessandro Nobis

I dublinesi Declan Hunt (voce e chitarra), Johnny Beggan (voce e mandolino-banjo), Seamus Walker (voce e chitarra) ed il violinista inglese Clive Collins costituivano il quartetto The Battering Ram che nel 1972, nel pieno dei “Big Troubles” registravano per l’americana Rounder questo “Irish Rebel Songs”, una raccolta come si evince dal titolo di canzoni scritte e dedicate negli ultimi due secoli alla “ribellione” irlandese verso i britanni. Negli anni precedenti i quattro avevano registrato sette album per l’etichetta di Billy McBurney (la Outlet Records), uno dei tanti feriti ed internati in quei primi anni Settanta nelle carceri controllate dagli inglesi nelle sei contee del Nord.

IMG_2420La scelta di raccogliere e proporre questo repertorio di testi piuttosto duri e del tutto antagonisti all’occupazione del suolo irlandese ha fatto dei Battering Ram una formazione quasi completamente avulsa dal movimento del folk revival, diciamo così figlio del seminale lavoro del Ceoltori Chualainn Eireann, e che vicino alle musiche nate per la danza affiancava in modo così raffinato canti narrativi e nuove composizioni, un movimento che ancora oggi è fortunatamente fulgido e ricco di nuovi gruppi come su queste pagine vi ho raccontato in più occasioni.

Quattro musicisti molto preparati, un suono originale, convincente, compatto e senza tanti fronzoli, a tratti aspro ed arrangiato “in primis” per valorizzare i testi ed il loro messaggio; una band poco conosciuta ma interessante e da apprezzare indipendentemente da come la si pensi in merito al conflitto nordirlandese. Qui c’è un set di reel (nella seconda facciata) ed un altro abbinato a “Sligo Maid”, il resto del repertorio copre storicamente un periodo dagli ultimi anni del XVIII° secolo fino all’inizio degli anni ’70 del XX° secolo, da “The Wind That Shakes The Barley” che narra della rivolta del 1798 a “The Foggy Dew” (la sollevazione della Pasqua del 1916, invito ai giovani irlandesi a combattere gli inglesi anziché arruolarsi per partecipare alla Prima Guerra Mondiale), a “James Larkin” (leader dello sciopero dei trasporti del 1913) fino alla conclusiva “Broad Black Brimmer”, imparata dai Provisionals e cantata dai Battering Ram nei pub di Belfast sia frequentati dai membri e simpatizzanti dell’I.R.A. sia in quelli dell’opposta fazione. Adattando il testo, naturalmente.

Un disco importante, una visione “diversa” della tradizione musicale di quegli anni bui, che speriamo naturalmente non ritornino mai più. La cenere è ancora calda nonostante tutti questo tempo passato.

Se interessa l’argomento, visitate la pagina

 http://irishistory.blogspot.it/2013/05/a-collection-of-irish-rebel-songs.html?m=1

 

SUONI RIEMERSI: BACK DOOR: “8th Street Nites”

SUONI RIEMERSI: BACK DOOR: “8th Street Nites”

BACK DOOR: “8th Street Nites”

WARNER BROS, 1973

di alessandro nobis

Prodotto da Felix Pappalardi (bassista dei Mountain e produttore dei Cream) e registrato negli Electric Ladyland Studios di New York, “8th Street Nites” è il secondo album di questo trio inglese ed è anche a mio parere il loro più significativo ed intenso. Tre musicisti di grande livello (il prodigioso bassista elettrico e voce del gruppo Colin Hodgkinson, il batterista Tony Hicks ed il fiatista Ron Aspery) che qui trovarono la quadratura del cerchio realizzando un disco di blues elettrico con una formazione atipica per il genere ed in genere più frequente in ambito afroamericano.

mi0000739535Apre il disco una mirabile versione di “Linin’ Track” di Huddie Leadbetter con Aspery che suona due sax alla maniera di Roland Kirk o Dick Heckstall-Smith e chiude la prima facciata una strepitosa esecuzione di 32-20 Blues di Robert Johnson eseguita in solo dal basso, esecuzione consigliata a Hodgkinson da Alexis Korner: poi segnalo una spumeggiante “Walkig Blues” dello stesso Johnson con Aspery al piano elettrico e “Roberta” sempre di Leadbelly e una manciata di originali come la ballad “Forget me Daisy” con Aspery al flauto ed infine lo slow blues di “Blue Country Blues”.

Un trio che purtroppo non ha mai avuto il consenso del grande pubblico, ma che invece ha saputo incarnare splendidamente l’originalità del suono con la grande maestria dei musicisti e l’ispirazione compositiva. Colin Hodgkinson resta uno dei migliori bassisti elettrici mai espressi dalla scena rock e blues rock – fu una scoperta di Alexis Korner -, e fu uno dei primi ad introdurlo come strumento solista in ambito blues elettrico (bassisti, ascoltare “32-20 Blues” per credere, attendo smentite.)

I Back Door pubblicheranno in seguito “Another fine mess”, discreto album, ma la magia di “8th Street Nite” non sarà ripetuta.

Nel 2014 un doppio cd stampato dalla BGO contiene i primi tre dischi del trio. Da avere, da scoprire ed anche da ri-scoprire. Significative anche le BBC sessions (1973 – 1974) pubblicate in CD nel 2002

Alla prossima.