DICK GAUGHAN “The Harvard Tapes”

DICK GAUGHAN “The Harvard Tapes”

DICK GAUGHAN “The Harvard Tapes”

GREENTRAX RECORDS. CD, 2019

di Alessandro Nobis

La pubblicazione di questa registrazione dal vivo dello scozzese Dick Gaughan, effettuata da Brian O’Donovan alla Old Baptist Church a Cambridge nei pressi della Harvard University è a mio avviso una delle più importanti inziative di recupero di vecchi nastri di questo 2019, per ciò che mi riguarda per due ragioni.

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San Francesco al Corso, Verona 1981. Foto di Alessandro Nobis.

La prima è una ragione affettiva, visto che un anno prima circa avevo assistito ad uno strepitoso concerto di Gaughan a Verona, presso l’Auditorium di San Francesco al Corso durante il quale aveva presentato se non ricordo male una scaletta del tutto simile a quella di questo concerto americano – e del quale conservo gelosamente un paio di fotografie – ovvero basata sul suo lavoro del 1981 “Handful of heart” oltre a qualche strumentale e ad altri brani tradizionali assieme ad alcuni di altri autori. La seconda perché questa registrazione ci restituisce la grandezza interpretativa ed esecutiva di Dick Gaughan l’espressione più alta della musica tradizionale e d’autore che la Caledonia abbia mai prodotto: qui troviamo brani del già citato “Handful of Heart” ovvero il tradizionale “Erin Go Bragh”, “Song For Ireland” di Phil Colclough, “The world Turned Upside Down” di Leon Rosselson e “The Worker Song” di Ed Pickford, uno straordinario set di reels come “The Gooseberry Bush / The Chicago Reel / Jenny’s Welcome to Charlie” (a proposito, procuratevi l’inarrivabile “Coppers and Brass”, uno dei più importanti dischi di chitarra acustica) e tra gli altri una splendida versione di “Glenlogie”; chiude questo imperdibile disco una autentica chicca, una versione di “The Freedom Come All Ye” con Johnny Cunningham, violinista dei Silly Wizard.

Ma non finisce qui perché lo stesso Gaughan ha aggiunto al disco tre brani inediti non meno importanti del live, due registrati dal vivo tra il 2010 ed il 2012 ed un altro, “Connolly Was There” proveniente dall’archivio Greentrax.

Brano da dieci e lode, per me naturalmente, “Now Westlin’ Winds” (anche questo da “Handful of Heart) con il testo del poeta Robert Burns.

Ma Peggy cara, la sera è limpida,

volano in stormi le rondini leggere;

il cielo è azzurro; i campi, fin dove raggiunge lo sguardo,

son tutti d’un verde pallido e gialli;

vieni, percorriamo il nostro lieto sentiero

e contempliamo le bellezze della natura;

il grano che stormisce, i rovi coperti di frutti

ed ogni creatura felice”* (R. B.)

*Robert Burns “Poemetti e canzoni”. Traduzione di Adele Biagi, “Biblioteca Sansoniana Straniera”, SANSONI EDITORE 1953.

 

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quinta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quinta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quinta parte)

ARENA, 8 – 9 GIUGNO 1891

PARLA IL PROF. GOIRAN

Verona, 8 giugno 1891

Comunico le notizie della giornata di ieri, come continuazione di quelle già segnalate. Dalle ore 8,30 ant, alle 3 pom. gli istrumenti si sono mantenuti calmi: agitati da quell’ora in poi.

Ecco la cronaca delle ore pomeridiane di ieri e delle mattinate di oggi:

Ore 3 pom. Scossa sussultoria leggerissima.

Ore 5,10 pom. Scossa sussultoria ed ondulatoria sensibile. E’ stata generalmente avvertita in città.

Ore 7 pom. Movimento tramometrico assai vivace.

Ore 7,15 pom. Scossa sussultoria leggerissima

Ore 8,03, 9,33, 9,50 pom. Scosse ondulatorie leggerissime.

8 Giugno – ore 3,45, 4,16, 4,32 e 5 ant. Scosse ondulatorie leggerissime. Il tremito del suolo però durante questo periodo si è mantenuto quasi senza interruzione sin dopo le 5 antimeridiane.

Ore 9 ant. Gli strumenti sono in calma. E nella calma dovrebbe pure mantenersi la popolazione non essendovi ragione alcuna per ritenere probabile altra scossa uguale a quella delle ore 2,04 ant, di ieri.

La scossa di ieri è stata avvertita in tutta la Provincia.

La zona maggiormente colpita appare quella di Tregnago.

Non posso pronunciarmi in via assoluta se prima non ho maggior numero di notizie: per ora mi limito a dichiarare che sino ad un certo punto nel terremoto odierno mi pare quasi di vedere, ma con proporzioni di gran lunga maggiore e per la estensione e per la intensità, la ripetizione di altro terremoto veronese avvenuto nel 8 febbraio dell’anno 1880.

Alla Ferrara di Monte Baldo come a Malcesine, la scossa di terremoto è stata pure fortissima: ad ohni modo però, e per rispondere ad alcune inchieste fattemi, nedo assolutamente nel caso presente che il radiante sismico sia da ritenersi nel Monte Baldo.

  1. GOIRAN

*

Dai giornali giuntici stamane spigoliamo le seguenti notizie:

A PADOVA.

Chi scrive veniva questa mattina svegliato da un rumoroso brandimento dei cristalli delle finestre, paragonabile a quello che si avverte nelle invetriate di molte case, quando sopra l’acciottolato della strada contigua passino pesantissimi carri.

Calcolando a cinque secondi l’intervallo compreso fra l’istante in cui fu prima percepito lo scuotimento e l’istante in cui fu potuta notare la indicazione dell’orologio regolato sul tempo medio di Padova, risulta che il principio dello scuotimento fu avvertito a 2 ore 3 minuti e 47 secondi. Esso continuò poi con intensità quasi costante per 20 secondi terminando così a 2 ore, 4 minuti e 3 secondi.

Cosa notevole: oltre ad una vibrazione quasi regolare e niente affatto impressionante degli oggetti rigidi, non fu dallo scrivente avvertita veruna traccia, né di ondulazione, né di sussulto, e anche gli oggetti pendoli rimasero immobili. Invece in una casa non lungi dall’Osservatorio vi fu chi notò in due oggetti pendoli tracce concordi di oscillazioni da ENE WSW.

Il sismoscopio Brassart non diede alcun avviso di terremoto; eppure fu immediatamente dopo verificato che la vibrazione del suo marmoreo supporto, rifidamente collegato alle musraglie dell’Osservatorio prodotta dalla caduta di un peso di cinque grammi dall’altezza di 20 centimetri, faceva cadere ambedue le spranghette. E così pure nessun orologio dell?osservatorio diede segnao immediato di alterazione, mentre una tal cosa di verificò in passato in terremoti anche leggeri.

A PARMA.

Ieri mattina alle 2.10 circa, preceduta da un rombo, somigliante ad una ventata si è sentito una lieve scossa di terremoto che è durata pochi secondi.

L’effetto che produsse a noi che eravamo intenti al lavoro, fu che la scossa prima si sentisse con maggiore intensità; poi le oscillazioni si fecero sempre più tenui, quasi a rendersi insensibili, per ripigliare, ad un tratto, abbastanza vibrate.

Intanto scricchiolavano i mobile e le vetriate, oscillavano le lampade.

Su quest proposito la Rirezione del R. osservatorio ci mansa quanto segue:

“Alle ore 2 e minuti 8 di stamattina, si è avuto una scossa ondulatoria di terremoto tra sensibile e mediocre (tra il 4 e il 5 grado della scala De-Rossiana), indicata da quasi tutti gli strumenti sismici ed in ispecie dall’Avvisatore Checci, da sue sismografi Brassart e da cinque pendoli di varia lunghezza. La direzione della scossa fu dal N.E. al S.O. e della durata di circa 8 secondi. Ha svegliato le persone ed è stata accompagnata da tremolio di mobili e da scricchiolio di vetri. Al momento della scossa il cielo era perfettamente sereno il vento spirava dal S.E., ed il barometro era quasi stazionario ed a mm. 768 a zero e al mare.

A GENOVA.

Alle 2.40 di ieri mattina venne udita nella nostra città una leggera scossa di terremoto cge fece svegliare non pochi cittadini già da varie ore in braccio a Morfeo, i quali sbarrarono tanto d’occhi a quell’ondulamento del letto e degli altri mobili.

La scossa era ondulatoria in direzione da N.E. a S.W. e durò una trentina di secondi.

A SAN GIOVANNI ILLARIONE (P. di Vicenza):

Alle 2.04 si sentì una scossa violentissima che svegliò di colpo tutte le persone. Parecchie case crollarono con immenso fracasso.

Una ragazza di 13 anni rimase uccisa dalle rovine e un bambino fu gravemente ferito.

*

NELLE ALTRE CITTA’.

Il terremoto fu sentito a Domodossola, Belluno, Milano, Parma, Modena, Firenze, Ferrara, Ravenna, Brescia, Pavia, Vicenza, Treviso, Bergamo.

*

AIUTIAMO TREGNAGO.

La narrazione del disastro di Tregnago, che più sopra si può leggere, è nella sua semplicità eloquente.

Sono numerose le famiglie che rimasero senza tetto per opera del terremoto, e i grandi sacrifici che altre moltissime famiglie dovranno fare per rendere ancora abitabile la propria casa.

La maggior parte delle case distrutte o gravemente danneggiate appartengono a povera gente che non possedeva altro all’infuori di quelle quattro mura, delle poche masserizie che rimasero distrutte o guaste e di un campetto.

E’ quindi la rovina, quella che si presenta per tante famiglie.

Veniano loro in soccorso, aiutiamole, leniamo la disgrazia con l’obolo nostro!

Noi ci rivolgiamo pertanto ai Veronesi fidenti che vorranno rispondere al nostro appello e che in brevi giorni faranno si che i fratelli di Tregnago e di Badia Calavena abbiano a benedire il cuore dei cittadini di Verona.

Apriamo dunque la sottoscrizione a favore dei danneggiati dal terremoto in Tregnago e Badia Calavena.

Giornale Arena Lire 25.

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

 

 

 

 

ANXO LORENZO “Vortex”

ANXO LORENZO “Vortex”

ANXO LORENZO “Vortex”

AUTOPRODUZIONE. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Questo lavoro del gaitero e flautista di Moaña Anxo Lorenzo, pubblicato autonomamente nel 2018, ci dà la possibilità di ribadire ancora una volta come la musica tradizionale nel suo complesso acquisisca un significato ulteriore, al di là dello studio e della sua riproposizione, con lo sforzo compositivo che molti musicisti di area celtica e non da anni portano avanti con risultati spesso davvero notevoli. E’ questo il caso di “Vortex” dove quasi tutto il repertorio eseguito è di nuova composizione e coinvolge autori come Eoghan Neff (violinista irlandese di Ennis) o Gabe McVarish (violinista americano trapiantato in Scozia) ed esecutori che con Lorenzo collaborano alla realizzazione di questo ottimo lavoro.

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Anno Lorenzo, Armagh #wkpf 2018. Foto di Erica Nobis.

Non spetta certo a me qui di rimarcare il livello tecnico del gaitero gallego (perfette sono la sua intonazione, la tecnica ed il suo senso del tempo e assolutamente travolgente la sua “presenza” nelle esibizioni in solo come ho avuto modi di vedere in una delle passate edizioi del William Kennedy Piping Festival) ma piuttosto di evidenziare come lo spirito del lavoro vada nella direzione musicale di cui parlavo in apertura: “A Barroca” è la combinazione di una slow air proveniente dalla raccolta del folclorista di Galizia Casto Sampedro introdotta dalle pipes di Jarlath Henderson con la successiva fantastica polifonia di “pipes” (gustata al WKPF del 2018) creata della gaita di Lorenzo, dalle small pipes scozzesi di Ross Ainsle e di quelle del Northumberland di Andy May che fanno di questo brano a mio modesto parere il manifesto del progetto

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#wkpf 2018. Foto di Erica Nobis.

assieme alla breve “Vortice” scritta da Lorenzo che la esegue ai flauti e dove la presenza del violino – tradizionale e di Eoighan Neff autore anche delle sapienti ed equilibrate magie elettroniche applicate al violino ed alla gaita manifesta una direzione tra quelle possibili che la musica popolare può prendere.

Un disco che potrà piacere ai “tradizionalisti” ma anche a quanti cercano nuovi sentieri da visitare nel mondo della musica celtica, non solo di quella galiziana.

 

 

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

di Alessandro Nobis

Una piccola comunità montana, a circa 700 metri di quota ad una trentina di chilometri da Verona nella Lessinia Occidentale a due passi dal Ponte di Veja, ospita da qualche tempo a cadenza mensille un’imteressante iniziativa che riguarda la cultura popolare ed in particolare la tradizione musicale che si tengono nel veronese e che, come sentiremo, è riuscita a coinvolgere piano piano numerosi musicisti ed appassionati del ballo popolare di province e regioni limitrofe. Si sta assieme, si suona, si balla, si mangia (e si beve del buon vino) in modo del tutto informale: non si cerca di rivivere il passato, fatto in queste zone di vita assolutamente grama, ma si sta assieme dimenticando tutto il resto per lo spazio di un pomeriggio domenicale tra amici ballando i ritmi che le persone e la storia ci hanno tramandato e che non dobbiamo dimenticare. Un modo di fare comunità, quello del BalFolk, molto più praticato di quello che si crede in Italia ed in molti altri Paesi europei che hanno conservato anche sviluppandole, le tradizioni popolari nello specifico musicali e coreutiche.

A Verona, a Giare, artefici di questi appuntamenti sono alcuni appartenenti al Gruppo Ricerca Danze Popolari, ensemble costituitosi nel 1980 e con numerose attività in corso, come vedremo. Per conoscere meglio questa iniziativa  Il Diapason ha incontrato l’organettista Maurizio Diamantini, uno dei promotori assieme a Luisa Capitani di questa iniziativa.

49676452_2058514787542758_195670210265481216_n– Innanzitutto sono curioso di conoscere come è nata l’idea di questi incontri con le danze popolari e soprattutto come siete venuti a conoscenza di questo straordinario spazio in quel di Giare che non è esattamente alle porte di Verona.

– 23 anni fa abitava a Marano di Valpolicella Olivier Jay, venuto in Italia per imparare a costruire organi per le chiese. Notevole violinista, ha suonato molti anni or sono anche con il Canzoniere Veronese di Grazia De Marchi.
Olivier dava lezioni di organetto, strumento suonato da pochissimi virtuosi a quel tempo, come Roberto Lucchese dei Noctua. Cosa c’entra tutto questo con Giare? :
a Chambery, dove abitava Olivier, i suonatori tradizionali locali si trovavano periodicamente per suonare insieme e far ballare le persone che partecipavano a queste feste.
Luigia ed io andavamo a lezione di organetto da Olivier. Un giorno ad Olivier è venuta l’idea di riproporre a Verona l’esperienza francese della “ banda larga” così siamo andati a Giare a parlare con Don Giovanni Gottoli che ha messo a disposizione il fantastico teatrino.
Notevole l’affluenza di ballerini e suonatori negli anni, provenienti da tutto il nord Italia.

– Sono convinto che la musica tradizionale da molti anni abbia perso la sua funzione originaria di accompagnamento al ballo popolare. Mi sembra che la vostra iniziativa vada nel senso della sua ricontestualizzazione. Cosa ne pensi?

Chi viene a Giare sa che la proposta, sia delle musiche che dei balli, è il più possibile tradizionale. Certo che i giovani danzatori preferiscono musiche arrangiate e magari suonate sia a volume che a velocità “differenziati”, mentre a Giare si suona rigorosamente dal vivo senza amplificazione. La creazione di danze popolari, cioè create dalla comunità e non da un coreografo, penso che si sia fermata ben prima degli anni 50′, noi riproponiamo la storia della danza popolare con qualche eccezione. In particolare proponiamo i “repertori” ancora vivi nell’Italia settentrionale-centrale, come le danze venete (raccolte da Guglielmo Pinna e altri ricercatori), le danze delle valli Occitane d’Italia, le danze delle 4 province (Cegni), le danze dell’Appennino bolognese, le danze della Romagna.

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– Come sono organizzate queste “domeniche” di Bal Folk a Giare? C’è un nucleo di strumentisti fisso o lo spirito è quello della session informale alla quale possono partecipare suonatori diversi?

– La partecipazione alla session è libera e chiunque può partecipare, basta che la proposta musicale rientri nel balfolk ”tradizionale” Molti suonatori veronesi sono venuti nel “teatrino”: ad esempio Alfredo Nicoletti, Massimo Muzzolon, Livio Masarà, Francesco Pagani, Anna Veronese, Mirco Meneghel, Guido Gonzato e Otello Perazzoli.

– Alcuni di quelli che hai citato fanno parte o hanno fatto parte in passato di ensemble legati al fenomeno del folk revival, come il Canzoniere Veronese o i Folkamazurka. Come vedi questa corrente di pensiero secondo la quale per perpetuare la musica popolare è necessario “anche” scrivere brani originali o introdurre suoni ed arrangiamenti più attuali.

– A Giare l’idea è quella di riproporre le musiche il più possibile simili a quelle che gli informatori ci hanno proposto, abbiamo un repertorio di 500 – 600 danze, e per un po’ possono bastare (direi, n.d.r), lasciando ad altri l’innovazione.

– Ho visto esibirvi anche indossando abiti che in qualche modo ricordano quelli del passato. Ma cosa è che vi distingue dai gruppi considerati prettamente “folcloristici”? –

L’abito che indossano i ballerini è “freefolk” un abito di foggia fine 800′ non ben localizzato geograficamente. La differenza tra i gruppi di danza popolare e i gruppi folk sta nel mantenimento della coreografia tradizionale, senza cambiamenti per i gruppi di danza popolare, mentre i gruppi folkloristici compiono operazioni di forte rimaneggiamento delle coreografie.
Un altro discorso va fatto sugli strumenti musicali….. non sempre si possono suonare i repertori con gli strumenti originari (es. la polka saltini con il piffero)

– I ballerini “di Giare” fanno parte di qualche gruppo in particolare o anche in questo caso c’è una certa “apertura”?

Giare è un porto di mare…. nel tempo si sono alternati flussi di ballerini provenienti dall’Emilia-Romagna, dal Veneto, dalla Lombardia, e, ultimamente, dal Trentino.

– Come Gruppo Ricerca Danze Popolari avete partecipato recentemente al Tocatì in Piazza Dante raccogliendo apprezzamenti dal pubblico. C’è sempre qualche contatto con nuovi appassionati che vi chiedono di partecipare ai vostri corsi ed incontri?

Negli ultimi anni molti giovani si sono avvicinati alle danze popolari, complice una mazurka della Guascogna che ai ragazzi piace molto. All’interno del GRDP hanno creato un gruppo giovani che gestiscono indipendentemente.

– Qual’è il repertorio al quale fate riferimento, o meglio i repertori, considerato che arrivano suonatori e ballerini anche da altre aree e che a Verona ci sono altri gruppi che praticano il ballo popolare?

– A Verona esistono altri gruppi danza e ogni gruppo ha un’area ben definita: “Tamzarà” propone danze dell’est Europa ed israeliane, I “GRECI” ( gruppo ricerca ellenistico coreutico italiano) propone danze greche, il Gruppo di Francesco Pagani danze e canti veneti, il GRDP danze europee. Il gruppo Ammutinati di Piovezzano bal folk.A Giare proponiamo tutti questi repertori.

– So che partecipate ad eventi in altre regioni ed anche all’estero. Qual è la situazione del BalFolk fuori dalle mura veronesi? Mi sembra che qui siano molto poche le occasioni per ballare la musica popolare, eccezion fatta per quelle organizzate dagli amici salentini ma si sa, la “pizzica” è un fenomeno di massa …..

Alla FolkBanda (https://www.facebook.com/FolkBanda-verona-881619381917055/), o parte della band, non sono mancati ultimamente appuntamenti internazionali suonando danze venete e trentine per diversi gruppi danza: siamo andati in Brasile, Stati Uniti, Nepal, Armenia, Georgia, Francia, Portogallo, Croazia, ed in novembre saremo in India. A Verona il GRDP organizza parecchi concerti con musicisti internazionali ma non sono molto pubblicizzati o non pubblicizzati sui media.
Per quanto riguarda la pizzica indubbiamente è un richiamo per i giovani. Fortunatamente, a seguito del Tocatì è iniziata una collaborazione con l’AGA, e quindi, sul Lungadige San Giorgio non assisteremo solo a danze pugliesi ma anche a danze venete (
evviva! n.d.r.)

– Con quale frequenza vi incontrate a Giare e soprattutto, gli incontri sono aperti a tutti?

– A Giare ci troviamo una volta al mese (https://www.facebook.com/Danze-Popolari-Giare-142328762494713/r)e come ho detto prima la partecipazione sia dei musici che dei ballerini è libera e gratuita.

– C’è qualche abitante di Giare o dintorni che partecipa? I vostri contatti quali sono?

A Giare c’è stata una forte immigrazione, specie di rumeni, che si affacciano al teatro quando sentono musiche del loro paese. Quasi nulla la partecipazione dei paesani “autoctoni” con i quali, comunque, i rapporti sono buoni.

– Le prossime iniziative didattiche e di Bal Folk?
– Sul sito(http://www.gruppodanzeverona.com/)si possono trovare gli appuntamenti annuali del gruppo. Il prossimo appuntamento il domenica 20 ottobre ore 16.30.


SUONI RIEMERSI: “Verona, dedicato a John Lennon”

SUONI RIEMERSI: “Verona, dedicato a John Lennon”

SUONI RIEMERSI: “Verona, dedicato a John Lennon”

Il Posto Records. 2LP, 1990

Sono trascorsi ventinove anni dalla pubblicazione – prodotta da Luciano Benini e dalla sua etichetta “Il Posto Records” – di questa lucida testimonianza del frizzante panorama musicale di Verona dedicata al songbook di John Lennon, assassinato dieci anni prima. Confesso che era un bel po’ che non rimettevo sul giradischi questi vinili, e mi viene spontaneo affermare che musica che ho ascoltato è che ancora oggi di assoluto livello sia nella progettazione artistica del lavoro curata da Francesco Sbibu Sguazzabia che nella sua realizzazione, facendomi ritornare ai tempi de “Il Posto” di Luciano Benini (ideatore di questo progetto), il locale veronese che in quegli anni offriva una programmazione di livello veramente notevole appetibile per tutti i palati.

R-6322261-1424185027-5674.jpegIn questo lodevolissimo lavoro sono rappresentati molti dei linguaggi musicali frequentati dai musicisti coinvolti come si legge nella scaletta sotto riportata: dal jazz al rock più arcigno, dalla canzone d’autore alla musica ambient, dalla fusion al canto lirico, tutti concentrati ad interpretare lo splendido ed immortale songbook di John Lennon.

Voglio a questo punto indicare un brano per facciata che durante l’ascolto mi ha questa volta più colpito per la scelta dell’arrangiamento e per la qualità dell’interpretazione, e come sempre accade quando si ascoltano questi lavori antologici a seconda del proprio stato d’animo si fanno delle scelte sempre diverse: oggi quoto “Nowhere Man” di Beppe Castellani con una splendida versione solistica al tenore, la magnifica “Yer Blues” del trio del baritonista Bruno Marini con Gianni Sabbioni e Cesare Valbusa, “Imagine” del Tu whit, tu whoo Trio in una originale interpretazione ambient e “Nobody Loves You”, testo in italiano di Duilio Del Prete con la splendida voce di Grazia De Marchi accompagnata dall’impeccabile Giannantonio Mutto al pianoforte.

Peccato che questo lavoro non sia stato mai pubblicato su compact disc o sulle piattaforme digitali perché potrebbe avere finalmente l’attenzione di un pubblico molto più vasto di quello che in passato abbia avuto.

Una fotografia delle Verona musicale di quegli anni, ricchissima di musicisti di alto livello che componevano una scena che poche altre città potevano vantare.

All’interno un inserto con i testi, commenti di Luciano Benini, del Movimento Nonviolento, di Riccardo Bertoncelli, Enrico De Angelis e Giampaolo Rizzetto; grafiche di Loretta Sacconelli e la copertina di Gianni Zampolli.

Questa la scaletta dei brani:

NOWHERE MAN: BEPPE CASTELLANI, sax tenore

HELP: CARILLON (Fabrizio Renato, Giampaolo Vidali, Riccardo Aganetto, Bruno Brunati, Roberto Castellani)

TOMORROW NEVER KNOWS: TEOK HAMOLA TRIO (Matteo Ederle, Silvio Galasso e Moreno Adami)

STRAWBERRY FIELDS FOREVER: VITTORIO FRAJA, MATTEO EDERLE, GIANNI SABBIONI

ALLA YOU NEED IS LOVE: GISELLA FERRARIN (voce), ENRICO BENTIVOGLIO (tastiere)

ACROSS THE UNIVERSE: STEFANO BENINI 4et (Stefano Benini, Paolo Birro, Lorenzo Conte, Andrea Michelutti)

I AM THE WALRUS: N.A.D. (Roberto Zorzi, Nicola Salerno Enrico Terragnoli, Alberto Olivieri, Egidio Zancanari)

JULIA: CRISTINA PASTORELLO (voce), GIANANTONIO MUTTO (pianoforte)

YER BLUES: BRUNO MARINI (sax baritono), GIANNI SABBIONI (contrabbasso), CESARE VALBUSA (Batteria)

MEDLEY (BECAUSE / OH MY LOVE / LOVE): Luciano Benini (voce effetti), VLADIMIRO MARINESI (chitarra), DAVID BENINI (voce effetti), CARLO “CHARLIE” CASAROTTI (voce)

WORKING CLASS HERO: CRISTINA MAZZA (sax alto), GIANNI SABBIONI (contrabbasso), SBIBU (gong)

MOTHER: MARCO ONGARO (voce), BRUNO MARINI (sax baritono), MARCO PASETTO (clarino), GIANNI SABBIONI (contrabbasso), ALBERTO OLIVIERI (batteria)

GOD: CHARLIE WHITE COMBO (Carlo Degani, Roberto Ceruti, Almito Cornucci, Cesare Valbusa, Tiziano Ferraro, Antonio Canteri)

IMAGINE: TU WHIT TU WHOO TRIO (Stefano Benini, Enrico Terragnoli, Sbibu)

IMAGINE: BOO BAHP SINGERS (Renata Bertolas, Gaetano Lonardi, Vittoriana Macchi, Stefano Panarotto, G. Antonio Mutto, Gianni Sabbioni, Marco Pasetto)

MIND GAMES: Marco Attard (voce), Marco Fasoli e Alessandro De Marco (violini), Gaetano Soliman (viola), Savina Zampieri (violoncello), Ivano Avesani (contrabbasso)

NOBODY LOVES YOU: GRAZIA DE MARCHI (voce), G, Antonio Mutto (pianoforte)

WOMAN: TASCHEPIENE (Diego Chiuppani, Fabio Cobelli, Renato Castellazzi, Francesca Paolini)

BEAUTIFUL BOY: RICCARDO MASSARI (pianoforte), Marco Pasetto (clatino – ocarina), Claudia Pasetto (viola da gamba)

GIVE PEACE A CHANCE: SBIBU, LA GENTE DEL POSTO, RHONDA MOORE e JUDY DILLON (voci)

 

 

 

SERENA SPEDICATO – NICOLA ANDRIOLI “The Shining of Things”

SERENA SPEDICATO – NICOLA ANDRIOLI “The Shining of Things”

SERENA SPEDICATO – NICOLA ANDRIOLI

“The Shining of Things”

DODICILUNE RECORDS CD Ed 425, 2019

di Alessandro Nobis

Per quelli che come me scoprirono l’unicità del timbro vocale e l’intensità della musica di David Sylvian ascoltando i Japan di “Gentlemen Take Polaroids” del 1980 e del seguente ”Tin Drum”, sapere che molti anni dopo un gruppo di musicisti legati più al jazz che al rock più raffinato avrebbe frequentato quei territori musicali sarebbe stato difficile solo immaginare. Invece ecco che Serena Spedicato e Nicola Andrioli in compagnia di Michele Rabbia e Kalevi Louhivuori si immergono nell’analisi del songbook di Sylvian, scelgono alcune pagine del periodo post-Japan, entrano in uno studio di registrazione e confezionano un disco a mio avviso alquanto significativo: non solo per avere fatto “entrare” Sylvian nell’ormai ampia cerchia degli autori di “standard” o per aver avuto la delicatezza ed il rispetto verso la sua musica della quale si percepiscono naturalmente in modo netto le melodie, ma anche e forse soprattutto per l’interpretazione della sua musica grazie agli arrangiamenti – e qui va citato il pianista Nicola Andrioli per cura con la quale li ha curati – che mettono in evidenza la voce straordinaria e delicata di Serena Spedicato. La cantante salentina opportunamente  sceglie di vestire della sua sensibilità e background musicale i brani di Sylvian, la tromba ed il flugelhorn di Kalevi Louhivuori sono una presenza determinante quanto lo sono gli effetti elettronici,  cromatici, bellissimi e sempre appropriati curati dal trombettista e dal batterista Michele Rabbia.

“Canzoni” come “Heartbeat” scritta in collaborazione con Airto Lindsay e Ryuky Sakamoto con il tappeto polifonico che scorre come un tappeto sonoro durante l’esecuzione del brano, il flugehorn che apre la lunga “Brilliant Trees” e poi dialoga con il raffinato pianismo jazz di Andrioli e si apre ad un solo di tromba “effettata” spostano il baricentro dell’opera di David Sylvian appunto verso il jazz, quello europeo, quello più raffinato, quello che non si autocelebra ma che invece va alla ricerca di nuova linfa trovandola “altrove”.

Spero di aver reso “l’idea” che si cela dentro questo “The Shining of Things” che mi permetto di consigliare caldamente anche a chi apprezza la musica di Sylvian.

Anzi, lo consiglio soprattutto a questi ultimi.

 

SUONI RIEMERSI: FINBAR FUREY “Traditional Irish pipe music”

SUONI RIEMERSI: FINBAR FUREY “Traditional Irish pipe music”

SUONI RIEMERSI: FINBAR FUREY “Traditional Irish pipe music””

TRANSATLANTIC XTRA 1077. LP, 1969

di Alessandro Nobis

Paddy Moloney, Paddy Keenan, Liam O’Flynn: questi erano i pipers più conosciuti in Italia dagli appassionati del fenomeno chiamato da alcuni “il folk revival anglo-scoto-irlandese” negli anni a cavallo del ’70 e seguenti. Naturalmente le cose non stavano per niente così, oltre ai tre nominati, conosciuti probabilmente per le band ove militavano che per le loro imprese solistiche, il panorama irlandese era ricco di pipers come lo è oggi, e tra i meno popolari nel nostro Paese va assolutamente citato Finbar Furey, Irish Traveller come Johnny Doran (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/26/dalla-piccionaia-johnny-doran-traveller-piper-1908-1950/)ed appartenente come si conviene ad una famiglia di musicisti, a partire dal padre Ted violinista ai fratelli George (voce, fisarmonica, flauto, mandola e banjo) Eddie (violino, chitarra voce e plettri) e Paul (fisarmonica e voce, scomparso nel 2002).

81aY8V9m+yL._AC_SL1200_.jpgNel 1969, giusto cinquanta anni, fa il lungimirante Bil Leader patron dell’inglese Transatlantic (in scuderia aveva ad esempio i Pentangle, i Gryphon, Davey Graham e lo Ian Campbell Group giusto per fare qualche nome) fa entrare negli Livingston Studios il piper di Ballyfermot per registrare questo magnifico disco. Considerato già all’epoca (aveva 23 anni) uno dei maestri dello strumento con il suo set di uillean pipes ed i suoi flauti interpreta e compone tredici gemme che fanno di questo ellepì uno degli episodi più significativi del folk revival irlandese di quel periodo. Ebbe un forte inprinting dal padre di Paddy Keenan (anche la famiglia Keenan e ”Traveller”) acquisendo un suono ruvido così diverso e caratteristico da quello di pipers come Leo Rowsome o Liam O’Flynn.

Piper ma anche notevolissimo flautista, basta ascoltare “Castle Terrace” dove mescola sapientemente la melodia di una ballata con un giga oppure “The Bunny Bunch of Roses”, versione strumentale di una ballata che racconta di un dialogo tra Bonaparte e la madre. Due i brani in compagnia del fratello Eddy alla chitarra (notevole l’hornpipe, una step dance in 4/4 “Madame Bonaparte”) ma naturalmente qui brillano i brani eseguiti in “solo”, la più pura delle essenze della musica irlandese; tra queste ne segnalo due, ovvero il reel “Rakish Paddy” dalla raccolta pubblicata negli Anni Venti del secolo scorso a Chicago da Francis O’Neill e “Planxty Davy”, una hornpipe, danza suonata con un tempo più lento di un reel quando accompganava i danzatori e suonata invece con un tempo più veloce se non associata alla danza.

Questo lavoro è disponibile anche in un doppio CD, dove è associato ad altri tre lavori di Finbar con il fratello Eddy.

Da avere.

 

TERREMOTO VERONA 1891 (quotidiano ARENA, quarta parte)

TERREMOTO VERONA 1891 (quotidiano ARENA, quarta parte)

TERREMOTO VERONA 1891 (quotidiano ARENA, quarta parte)

“IL TERREMOTO DELL’ALTRA NOTTE” 8 – 9 GIUGNO 1891

A TREGNAGO.

Come entità di danni certo Tregnago e Badia Calavena sono in prima linea.

Tregnago è addirittura sconquassato.

Non una casa è illesa, il 60 per cento inabitabile, e tutta la popolazione bivacca in piazza, sotto un centinaio e mezzo di tende militari fornite da S. E. il generale Pianell.

Settantacinque soldati del Genio, comandati da un capitano, sono occupati a piantare le tende, a sorvegliare le case che minacciano di sfasciarsi.

I feriti dalle case cadute sono cinque. Di morti, oltre la donna ieri già ricordata, fortunatamente non ve ne furono.

Il disastro per Tregnago fu tremendo.

Muri colossali furono divelti, sollevati dal suolo dall’arcana forza sotterranea; case vecchie, che avevano resistito a fenomeni d’ogni sorta furono letteralmente aperte, sventrate, e le cancellate delle ville contorte, le porte più solide spezzate.

Dappertutto rovina e desolazione.

La popolazione è come inebetita e si aggira fra quelle rovine apaticamente, ancora sotto la dolorosa impressione dello spavento.

Non sa darsi pace di tanta e così dubitanea desolazione.

A Cogolo è pericoloso passare nella via che costituisce la frazione perché la maggior parte delle case minacciano di cadere.

A Badia Calavena eguale stato di cose.

Cinque persone, in una delle case sfasciatesi si poterono miracolosamente salvare rifugiandosi sotto un grosso trave che sorresse parte del materiale soprastante che precipitava.

I danni da calcoli sommari fatti da persone tecniche, ammontano a circa 400 mila lire.

Questa mattina sono partiti alla volta di Tregnago i deputati Miniscalchi e Poggi per poter farsi un esatto concetto del disastro e poterne riferire con sollecitudine al Ministero.

*

Dalla provincia poi non riceviamo altre notizie allarmanti. Dappertutto la scossa fu udita, ma non recò danni notevoli.

DA TREGNAGO.

ALL’ULTIMA ORA. Ci scrivono ore 8 ant.

Dopo la scossa tremenda di ieri mattina, ne vennero segnalate alle 6 m. 7 ant., a mezzodì, alle 5 e 12 pom., alle 10 pom. E questa mattina altra verso le 5 ant.

Tutta la popolazione bivacca all’aperto essendo ridotte inabitabili quasi tutte le case. Abbiamo tra noi una compagnia del genio che prestò i soccorsi più urgenti. Per colmo di sventura si sono manifestati due casi d’angina, la quale in tanto agglomeramento di persone potrà facilmente diffondersi.

Il Ministero ha frattanto telegraficamente mandato L. 1000, per i bisogni che non soffrono delazione: si stanno attendendo altri soccorsi per rimediare in qualche modo all’immane disastro. Nel nostro Comune le case crollate sono 15 e in maggior numero in quello di Badia.

Poche sono le case abitabili, tante e così gravi sono le lesioni manifestate in tutti i fabbricati: sarebbe stato forse meglio che fossero andate in rovina anche questi; pochà non si sa veramente da qual parte cominciare per riattuarla. L’on Miniscalchi ci ha telegrafato da Roma la sua venuta; questa varrà a sollevare gli animi molto abbattuti dalla tremenda sventura. L’opera dei funzionari e delle autorità è superiore ad ogni elogio. U.

DA NOGARA

7 (giugno), ore 1,45.

  1. S.) Stanotte alle ore 2,10 fu avvertita qui grande scossa terremoto ondulatorio che durò due (?) secondi; varie famiglie scesero in strada spaventate. Popolazione assai impressionata. Nessuna disgrazia.

DA MONTECCHIA

Questa notte alle ore dieci si sentì una fortissima scossa di terremoto che durò dieci secondi.

Molta della nostra popolazione, in preda a grande panico, scesero in piazza, nei cortili, istrada.

Rovinò l’alta cupola del campanile traendo con sé il parafulmine ed una croce di ferro. In diverse case si verificarono dei crepacci e molti camini precipitarono al  suolo.

Montecchia di Crosara, 7 giugno 1891.

DA BRENTINO

Ci scrivono:

Qui la scossa ondulatoria si sentì alle ore 2 minuti 12 ant., poi si ripetè leggermente 2.41 e 2.52 e altre due volte non so l’ora precisa.

La prima fu oltremodo forte, tant’è che che sembrava dovesse crollar qualche pezzo di mandorlatoche ci sovrasta e ciò che più impauriva era l’eco del rimbombo nelle circostanti montagne somigliante ad un colpo di cannone sparato in un antro.

Cadde un camino in Rivalta.

DAL LAGO DI GARDA.

Ci scrivono da Malcesine, 7 giugno ore 6 mattina:

Questa notte, 6 sopra il 7, a ore 2 e dieci minuti qui a Malcesine si fece sentire una violentissima scossa di terremoto.

La scossa fu in senso ondulatorio e così prolungata che la gente ebbe tempo di balzare dal letto e di affacciarsi terrorizzata alle finestre continuando ancora a sentire il movimento sussultorio.

Che si sappia nessuna disgrazia, ma lo spavento fu generale in questa popolazione sapendo che la conformazione del suolo è vulcanica ed avendo ancor presenti quelle certe memorabili scosse di terremoto del 1866, 1868, 1874, 1872 e 1882 che diedero poi motivo alla R. Prefettura di inviare sopraluogo il professor Gorjan per studiare il fenomeno.

Dopo la violenta scossa delle ore 2.10, a lunghi intervalli si udirono ancora degli altri rombi che facevano l’effetto di lunghi e giganteschi lamenti che vengono da lontano: molta gente passò il resto della notte all’aperto. (continua)

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

KRISHNA BISWAS “RADHA”

KRISHNA BISWAS “RADHA”

KRISHNA BISWAS “Radha”

RADICIMUSIC RECORDS. CD, LP, DIGITALE 2019

di Alessandro Nobis

Se desiderate fuggire anche per qualche ora dai cliché rassicuranti della chitarra acustica, uscite dalla vostra “confort area” e lasciatevi andare: molto probabilmente la musica di Krishna Biswas vi sorprenderà offrendovi una visione della chitarra che si distacca parecchio dal fingerpicking e del flatpicking che siamo abituati ad ascoltare e ad apprezzare.

Sarà per inconsuete accordature, per il suo background musicale, per la sua sopraffina tecnica legata a quella classica, per la sua voglia di sperimentazione, per la curiosità verso l’improvvisazione, ma questo “Radha” conferma quanto detto per il precedente “Panir” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/01/17/krishna-biswas-panir/),ovvero che ci troviamo di fronte ad un grande talento che merita l’attenzione del mondo musicale acustico nel senso più ampio del termine, e bene fa la Radicimusic a seguirlo nel suo percorso.

Detto che questo lavoro è reperibile in vinile con dieci titoli mentre in digitale (cd e files) ne conta quindici e che il titolo e la struttura dei brani fanno riferimento a Krishna ed a Radha (rispettivamente anima universale rappresentata dai brani più dinamici ed individuale rappresentata invece da quelli più intimistici), non mi resta che segnalare le scritture che più mi sono piaciute a cominciare dall’improvvisazione di “Maggese” e di “Dicembre”, continuando con il complesso “Radura” strutturato in tre parti e concludendo con la tecnica tapping di Baliset.

Biswas padroneggia con grande capacità diverse tecniche sullo strumento, alcune ortodosse altre meno, ma la sua dote che più emerge da un ascolto attento è la capacità di combinare i diversi stili adattandoli alla perfezione al suo talento compositivo e, come detto, anche imporvvisativo.

NIGHT DREAMERS “Téchne”

NIGHT DREAMERS “Téchne”

NIGHT DREAMERS “Téchne”

ALFAPROJECT RECORDS. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Direi che Massimo Bernardini ha perfettamente ragione quando scrive le sue note introduttive a questo “Téchne” riferendosi a quel capolavoro di musica d’autore che è “Automobili” di Dalla e Roversi l’unico disco, mi permetto sommessamente di aggiungere, dedicato agli “assi del volante”. Testi straordinari e musica impeccabile, ed ora a mezzo secolo di distanza ecco che quattro jazzisti (cinque per la verità visto che Giampaolo Casati “presta” l’espressività della sua tromba in due brani) decidono di dedicare un disco agli antichi eroi dell’automobilismo, impresa difficile visto che qui si tratta di pura musica, di puro jazz: sono il pianista Emanuele Sartoris, il batterista Antonio Stizzoli, Simone Garino ai sassofoni e Dario Scopesi al contrabbasso. L’energia del brano iniziale scritto da Sartoris evoca il circuito francese di Le Mans e descrive la magie del giorno, ma soprattutto della notte, che si respira durante la leggendaria 24 ore (chi ci è stato sa a cosa mi riferisco) con un tempo quadrato, quasi funky. E l’Alfa Romeo con il suo quadrifoglio alla quale si dedicano un pugno di composizioni: al “ramarro” Campari con la struttura del brano indovinatissima che riprende dopo il significativo solo di Antonio Stizzoli, il batterista, al sogno di Chet Baker / Giampaolo Casati in “The Red Flying Alfa” che vola sulle strade toscane in un’ipotetica fuga dal carcere, alla follia pura del duello notturno a fari spenti tra i miti Varzi e Nuvolari.

Conclusione di questo a parer mio ottimo lavoro una composizione di Stizzoli che ci riporta agli albori dell’automobilismo, quello dei fratelli Michelin alla Parigi – Brest, (oggi una passeggiata ma allora chissà cos’era) con bel assolo al sax soprano di Simone Garino (autore anche di “Mirafiori” con l’imitazione dei clacson che aprono lo spartito).

Emanuele Sartoris lascia quindi per il momento le atmosfere intime del suo lavoro in “solo” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/14/emanuele-sartoris-i-nuovi-studi/) e trova qui una nuova dimensione in un quartetto che evidenzia grande comunicatività e piacere nel suonare assieme (che si percepisce nettamente durante l’ascolto) riportandoci in una “scuderia” lungo i circuiti stradali di un’era fa. Veramente notevole.