LIAM ÓG Ó FLOINN “The Given Note”

LIAM ÓG Ó FLOINN “The Given Note”

LIAM ÓG Ó FLOINN “The Given Note”

Tara Records. CD, 1995

di alessandro nobis

Liam Óg Ó Floinn fu uno degli allievi del grande piper dublinese Leo Rowsome e questo “The Given Note” pubblicato nel 1995 può essere considerato come un omaggio al Maestro nel 25° anniversario della sua scomparsa. Rispetto alla discografia di O’Flynn questo è un lavoro atipico per le sonorità scelte e per il repertorio, considerato il determinante contributo dei galiziani Rodrigo Romani (arpa), Xosé Ferreirós (gaita) e Nando Casal (clarinetto e gaita) ovvero i Milladorio e i prestigiosi amici intervenuti come Paul Brady, Steve Cooney, Sean Keane, Andy Irvine e Artie McGlynn per citarne alcuni. Due sono quelli provenienti dal celtismo galiziano, ovvero “Foliada De Elvina“, un tema a danza che trova origini cento anni or sono, ed il set “Teño Un Amor Na Montaña · Alborada · Unha Noite No Santo Cristo” composto anche qui da temi a danza l’ultimo dei quali proviene dal repertorio dei Milladoiro dove il flauto e le uilleann pipes si incastonano alla perfezione nella bellissima melodia tracciata dal clarinetto di Nando Casal: forse il brano più significativo del disco. Splendidi il brano composto da Andy Irvine (la ballad “Come with me Over the Mountain” abbinata al jig “A Smile in the Dark” che sembra scritto apposta per le pipes di O’Flynn e “ The Rocks Of Bawn” cantato dall’inconfondibile voce di Paul Brady e proveniente dal repertorio di un altro leggendario piper, Willie Clancy; dicevo di Leo Rowsome, maestro di O’Flynn, omaggiato con un set di tre reels (“O’Rourke’s, The Merry Sisters, Colonel Fraser“) ascoltati e appresi in giovanissima età. Arrangiamenti che utilizzano non sempre strumenti legati alla tradizione, ma che importa? Il mondo cambia, O’Flynn mai come questa volta ha dato uno sguardo “oltre” l’ortodossia della tradizione mantenendo naturalmente intatto il suo background, e i due hornipes “ The Green Island, Spellan The Fiddler ” ascoltati per la prima volta dai genitori ne sono la dimostrazione.

Liam Óg Ó Floinn was one of the pupils of the great Dublin piper Leo Rowsome and this “The Given Note” published in 1995 can be considered as a tribute to the Maestro on the 25th anniversary of his death. Compared to O’Flynn’s discography this is an atypical work for the chosen sonorities and for the repertoire, considering the decisive contribution of the Galician Rodrigo Romani (harp), Xosé Ferreirós (gaita) and Nando Casal (clarinet and gaita) or the Milladorio and the prestigious friends who attended such as Paul Brady, Steve Cooney, Sean Keane, Andy Irvine and Artie McGlynn to name a few. Two are those coming from Galician Celticism, or rather “Foliada De Elvina”, a dance theme that has its origins a hundred years ago, and the set “Teño Un Amor Na Montaña · Alborada · Unha Noite No Santo Cristo” also composed here by themes dance, the last of which comes from the Milladoiro repertoire where the flute and the uilleann pipes fit perfectly into the beautiful melody traced by Nando Casal’s clarinet: perhaps the most significant piece on the disc. The song composed by Andy Irvine is splendid (the ballad “Come with me Over the Mountain” combined with the jig “A Smile in the Dark” which seems written especially for O’Flynn’s pipes and “The Rocks Of Bawn” sung by the unmistakable voice of Paul Brady and from the repertoire of another legendary piper, Willie Clancy; I was saying of Leo Rowsome, O’Flynn’s teacher, honored with a set of three reels (“O’Rourke’s, The Merry Sisters, Colonel Fraser”) listened and learned at a very young age. Arrangements that do not always use instruments linked to tradition, but who cares? The world changes, O’Flynn has never given a look “beyond” the orthodoxy of tradition as this time, naturally keeping his background intact, and the two hornipes “The Green Island, Spellan The Fiddler” heard for the first time by their parents are proof of this.

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BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Bagpipes in Europe. Ireland, Scotland, Brittany & Galicia

BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Bagpipes in Europe. Ireland, Scotland, Brittany & Galicia

SUONI RIEMERSI: BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Strumenti popolari europei. LA ZAMPOGNA 

“Volume 1: Irlanda – Scozia – Bretagna – Galizia”

ALBATROS DISCHI. LP, 1972

di alessandro nobis

Tra il 1969 e il 1971 Roberto Leydi (1928 – 2003) e Bruno Pianta (1943 – 2016), due autorevolissimi etnomusicologi italiani compiono un viaggio nelle terre celtiche dell’Europa Occidentale alla scoperta delle varianti della cornamusa per un progetto che si chiamava “Strumenti Popolari in Europa” di cui questo disco rappresenta il primo volume raccogliendo preziose testimonianze sonore.

La ricerca inizia prima dell’esplosione del fenomeno del folk revival anglo-scoto-irlandese (e questo è un valore aggiunto dell’opera), nella primavera del ’69 in Galizia con una registrazione effettuata nell’isola di Arosa dove Os Arinos das rias Baixas esegue una melodia tradizionale, una “Muineira” (che significa “macina da mulino” o “moglie del mugnaio”) proseguendo nella primavera – estate del ‘71 in Bretagna dove i protagonisti delle registrazioni sono il suonatore di bombarda bretone Daniel Philippe in duo con Yann Le Bars al binjou con un repertorio formato da una “Wedding March”, due melodie “a ballo” ed una legata alle feste natalizie, il tutto catturato dal registratore a nastri nelle località di Bourbriac nel Cote du Nord e Scrignac nel Finisterre dove registrano un duo vocale misto che presenta canto un “Tamm Diweza”. Nel giuno del 1971 visitano la Scozia e di quel viaggio sono qui presenti quattro brani: un bellissimo frammento “pitbroch” vocale di Mary Morrison (“Canntaireachd”) e la cornamusa di Calum Johnston (un altro brano dal repertorio pitbroch, “Makintosh Lament”) entrambi residenti nell’isola di Barra nelle Outer Hebrides mentre sulla mainland, precisamente a Blairgowrie nel Pertshire catturano la voce della cornamusa di Alex Stewart, forse il Pipe Major Alex Stewart del Reggimento Argyll & Sutherland Highlanders che suona un set formato da una marcia e da un reel.

Le tre tracce registrate in Irlanda, purtroppo, non riportano in modo completo né il nome degli esecutori né i titoli dei brani con una eccezione; sono state registrate in un pub dublinese il 3 aprile del ’71 e le parche note di copertina ci dicono che gli esecutori sono un uilleann piper, un banjoista ed un chitarrista che eseguino un jig,  una composizione probabilmente scritta da Turlogh O’ Carolan e “The lark’s Song”.

Il libretto inserito nella copertina dell’ellepì racconta la storia della uilleann pipes, delle highland bagpipes e della gaita con grande dovizia di particolari e ovviamente competenza visti gli autori sia in lingua inglese che italiana con esempi musicali e qualche incisione.

Disco importante – come del resto tutti quelli che raccolgono registrazioni dei due etnomusicologi – che fa parte delle opere originali dell’Albatros Records al tempo anche coraggiosamente impegnata nelle versioni italiane dell’importantissima etichetta americana Folkways Records e che meriterebbe una ristampa in compact-disc.

Mi piacerebbe sapere in quale archivio sono conservate le registrazioni di questi viaggi “celtici” di Leydi e Pianta, magari c’è dell’altro materiale proveniente da questi loro viaggi. Qualcuno ne sa qualcosa?

ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO  “Lungje, Po’”

Folkest Libri. Pp. 257 + CD, 2019. € 20,00

di alessandro nobis

DEL FAVERO 1Datemi pure del “passatista”, ma avere tra le mani un volume interessante e ottimamente documentato come questo non mi fa rimpiangere per nulla lo scorrere  le pagine sullo schermo di un computer e nemmeno i vari asettici e-book, sempre che ne esistano sull’argomento. Non c’entra l’antico fascino di sfogliare le pagine cartacee c’entrano piuttosto la struttura del volume e la facilità di consultazione, e se a queste considerazioni aggiungo che “Lungje, Po’” può essere letto con grande piacere dagli specialisti e dal pubblico più ampio ecco che il libro di Andrea Del Favero, musicista e ricercatore friulano ben conosciuto nell’ambiente della musica popolare italiano, diventa una testimonianza importante delle tradizioni musicali friulane, “terra d’incontri e scontri dove etnie diverse convivono pacificamente da secoli” come è riportato sulla quarta di copertina del volume stampato a cura di FolkestLibri.

La prefazione di Angelo Floramo racconta bene il valore di questo volume lungamente atteso dal popolo del folk friulano, e gli aspetti descritti da Del Favero con grande competenza e con linguaggio sempre piacevole ci narrano delle tradizioni della sua terra, della loro riscoperta, degli strumenti e della loro storia, di quanti nei decenni hanno continuato a suonare, magari apportando qualche variazione come è giusto che sia, i repertori di una terra che ancora riesce a proteggere il suo passato culturale in un tempo nel quale l’omogeneizzazione culturale sta prendendo il sopravvento.

Per chi invece sa leggere uno spartito e di conseguenza sa suonare uno strumento, gli spartiti in coda al libro danno la possibilità di cimentarsi con il repertorio che parte dalla raccolta seicentesca di Giorgio Mainerio e arriva alla trascrizione dii brani raccolti “sul campo” curati da un altro studioso e musicista di area friulana, Dario Marusic.

Parte integrante del volume è il prezioso CD allegato che contiene 21 tracce di “field recordings” ascoltando le quali i musicisti e musicofili delle regioni limitrofe troveranno collegamenti con i repertori delle proprie aree di studio.

Libro importante, da leggere e da ascoltare.

 

 

 

ANXO LORENZO “Vortex”

ANXO LORENZO “Vortex”

ANXO LORENZO “Vortex”

AUTOPRODUZIONE. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Questo lavoro del gaitero e flautista di Moaña Anxo Lorenzo, pubblicato autonomamente nel 2018, ci dà la possibilità di ribadire ancora una volta come la musica tradizionale nel suo complesso acquisisca un significato ulteriore, al di là dello studio e della sua riproposizione, con lo sforzo compositivo che molti musicisti di area celtica e non da anni portano avanti con risultati spesso davvero notevoli. E’ questo il caso di “Vortex” dove quasi tutto il repertorio eseguito è di nuova composizione e coinvolge autori come Eoghan Neff (violinista irlandese di Ennis) o Gabe McVarish (violinista americano trapiantato in Scozia) ed esecutori che con Lorenzo collaborano alla realizzazione di questo ottimo lavoro.

ANXO 01 copia
Anno Lorenzo, Armagh #wkpf 2018. Foto di Erica Nobis.

Non spetta certo a me qui di rimarcare il livello tecnico del gaitero gallego (perfette sono la sua intonazione, la tecnica ed il suo senso del tempo e assolutamente travolgente la sua “presenza” nelle esibizioni in solo come ho avuto modi di vedere in una delle passate edizioi del William Kennedy Piping Festival) ma piuttosto di evidenziare come lo spirito del lavoro vada nella direzione musicale di cui parlavo in apertura: “A Barroca” è la combinazione di una slow air proveniente dalla raccolta del folclorista di Galizia Casto Sampedro introdotta dalle pipes di Jarlath Henderson con la successiva fantastica polifonia di “pipes” (gustata al WKPF del 2018) creata della gaita di Lorenzo, dalle small pipes scozzesi di Ross Ainsle e di quelle del Northumberland di Andy May che fanno di questo brano a mio modesto parere il manifesto del progetto

ANXO ANSLIE MAY HENDERSON LIZ
#wkpf 2018. Foto di Erica Nobis.

assieme alla breve “Vortice” scritta da Lorenzo che la esegue ai flauti e dove la presenza del violino – tradizionale e di Eoighan Neff autore anche delle sapienti ed equilibrate magie elettroniche applicate al violino ed alla gaita manifesta una direzione tra quelle possibili che la musica popolare può prendere.

Un disco che potrà piacere ai “tradizionalisti” ma anche a quanti cercano nuovi sentieri da visitare nel mondo della musica celtica, non solo di quella galiziana.