DUCK BAKER  “I’m coming Virginia 1976 – 2011”

DUCK BAKER  “I’m coming Virginia 1976 – 2011”

DUCK BAKER  “I’m coming Virginia 1976 – 2011”

Fulica Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Im-Coming-Virginia copia“Rare and previously unissued swing guitar solo” recita il sottotitolo di questa nuova e preziosa raccolta di inediti del chitarrista americano Duck Baker che coprono il periodo tra il 1976 ed il 2011. In comune le venti hanno il jazz e lo swing e tutte sono state registrate tutte dal vivo, a partire da quelle provenienti dalla prima tourneè europea di Baker, appunto quella del 1976. Duck Baker ringrazia i numerosi “bootlegers” che al grido di “roll tour tapes on” hanno registrato i suoi numerosissimi concerti e che gli hanno fornito la materia prima per realizzare questo bellissimo lavoro: dalle registrazioni su cassetta a quelle su DAT fino a quelle in mp3 il lavoro di selezione è stato lungo e paziente vista la non sempre alta qualità delle registrazioni ma ne è valsa davvero la pena. Baker ha spessissimo frequentato i palcoscenici di teatri, festival e locali anche in Italia, e le testimonianze di questo sono tre: “Take the A Train” registrato alla Fontana di Avesa nel 2002, “The Deep Blue C” da un concerto fiorentino del 1983 e due brani da una esibizione a Varese, nel ’79. C’è solamente l’imbarazzo della scelta per segnalarvi i brani più succulenti riportati in questo CD che per sono il già citato brano di Ellington “Take the A Train” (fosse solo per ragioni affettive) ai quali aggiungo la sempre fresca e spumeggiante “Sweet Georgia Brown” – uno dei cavalli di battaglia di Baker, tuttora nel suo repertorio live – della premiata ditta Bernie & Pinkard, e naturalmente la ballad “I’m Coming Virginia” composta nel 1927 da Bix Beiderbecke.

Qui il Gospel, il Blues, il Jazz, il Ragtime e l’Early jazz ancora una volta riemergono dal tempo lontano grazie agli arrangiamenti ed alla tecnica di questo straordinario quanto poliedrico chitarrista della Virginia mostrando qui al meglio la sua lucida visione della musica afroamericana, visione che accanto a quelle del folklore americano ed irlandese ed a quella dell’improvvisazione sia idiomatica che più radicale (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/20/duck-baker-quartet-coffee-for-three/) ne fanno uno dei rappresentanti più autorevoli della musica per chitarra – ma non solo – che personalmente abbia ascoltato. 

 

DUCK BAKER  “Outside”

DUCK BAKER  “Outside”

DUCK BAKER  “Outside”

EMANEM CD, 2016.

di Alessandro Nobis

Se c’è un chitarrista “fingerpicking” che si discosta da tutti gli altri – per quel che ne so io -, questi è l’americano della Virginia – ma trapiantato in Inghilterra – Duck Baker. Questo per almeno due motivi: il primo è legato alla tipologia di chitarra che usa – corde di nylon piuttosto che quelle di metallo – ed il secondo legato alla sua grande capacità di improvvisare, di smontare e rimontare i brani altrui come nessun altro fingerpicker. scansioneQuesto “Outside”, con in copertina una bellissima foto in bianco e nero di Robin Moyer, raccoglie brani tratti dall’archivio dello stesso Baker, che vanno dal 1977 (Calgary) al 1982 (Torino) passando per Londra (1982). A parte due diverse riletture di “Peace” di Ornette Coleman, una di Davis  e Mitchell “You are my sunshine”, il resto sono tutte composizioni e improvvisazioni, da  quelle all’interno dei brani a quelle più radicali: “Klee” o “Torino” e “London Improvisation” lontane anni luce dal Duck Baker alle prese con il blues, il ragtime, il jazz e l’old time, anche se smontati e rimontati alla sua maniera. Segnalo infine anche i due infuocati brani che chiudono questo lavoro, eseguiti in duo con un altro bravissimo innovatore come il chitarrista del Vermont Eugene Chadbourne (andate ad ascoltare le sue rivisitazioni beatlesiane).

Un disco – al quale spero ne seguiranno altri – che contribuisce ad illuminare più a fondo lo spettro sonoro di questo musicista del quale l’eclettismo e l’originalità mi sembrano le qualità migliori. Naturalmente sorvolando sulla padronanza tecnica sulla quale sono stati scritti fiumi di parole.

 

www.emanemdisc.com

info@emanem.info

 

 

 

SUONI RIEMERSI: CALICANTO “De là de l’acqua”

SUONI RIEMERSI: CALICANTO “De là de l’acqua”

SUONI RIEMERSI: CALICANTO “De là de l’acqua”

AUTOPRODUZIONE, 1983. LP. Ristampa 2004. CD.

di alessandro nobis

Con una bellissima copertina con esaustive note esplicative, grande cura per l’impaginazione “a libretto” e per l’apparato iconografico, i padovani Calicanto nel 1983 presentano il loro LP d’esordio con il risultato delle loro ricerche musicologiche riguardanti la cultura popolare di area veneta. E se ancora oggi i Calicanto sono una delle più longeve realtà del folk revival italiano e sono conosciuti ed apprezzati anche all’estero, significa che il loro progetto, la loro idea di come lavorare sul patrimonio della musica popolare ha certamente centrato l’obiettivo considerando la corposa discografia e la qualità dei progetti paralleli come l’Orchestra Popolare delle Dolomiti.img_1640-1

Rispetto ai componenti originali presenti in queste registrazioni (Maria Cusinato alla voce, Roberto Tombesi alla voce, organetto e plettri, Massimo Fumagalli ai plettri e fiati, Giancarlo Tombesi al contrabbasso, Corrado Corradi alla concertina e plettri) nel corso dei decenni il gruppo ha saputo cambiare formazione (ricordiamo la tragica scomparsa del violinista Riccardo Sandini che entrò nel gruppo dopo la registrazione di questo LP) mantenendo la qualità della proposta in termini di rivalorizzazione del repertorio e di nuova composizione.

Questo “De là de l’acqua” è una rielaborazione di una testo veneziano curata da Sandro Zanotto e comprende canti narrativi, danze, villotte raccolti sia da portatori originali che da fonti scritte di area veneta: “I dodese mesi de l’ano”, il brano che dà il titolo al lavoro (una serie di villotte con musica di Giuseppe Forti), e la narrazione di “Ricardo e Germonda” sono i tre brani che al solito segnalo inseriti in questo lavoro che ritengo indispensabile, assieme a quelli del Canzoniere Veneto, del Nuovo Canzoniere Veronese e dei Folkamazurka per chi voglia avvicinarsi ad un patrimonio che di certo potrà riservare ancora sorprese a chi vorrà ricercare a fondo nei numerosi archivi storici.