500 – DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe-maker & piper (1768 – 1834)

500 – DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe-maker & piper (1768 – 1834)

Desidero dedicare questo articolo, il 500°, agli amici dell’Armagh Pipers Club che da 25 anni organizzano un bellissimo festival dedicato a William Kennedy, il “W.Kennedy Piping Festival” che si tiene annualmente attorno alla metà del mese di novembre (quest’anno sarà la 26esima edizione) ad Armagh, nell’Ulster.

Voglio anche ringraziare naturalmente tutti coloro che con grande pazienza dedicano qualche minuto alla lettura di ciò che modestamente scrivo.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe maker & piper (1768 – 1834)

di Alessandro Nobis

Oggi per recarsi da Armagh a Banbridge basta percorrere una nastro d’asfalto stretto e sinuoso come lo sono tutte le strade di campagna irlandesi che seguono il paesaggio ondulato di questa parte dell’isola; ci si arriva in una mezzoretta attraversando Hamiltonsbawn e poi Tandragee. Case quasi tutte uguali nella miglior tradizione anglosassone, villette più moderne, qualche capannone nei dintorni e qualche bandiera inglese che sventola dalle cime dei pali dell’illuminazione stradale e nei giardini di qualche casa.

Alla fine del diciottesimo secolo il paesaggio non doveva essere molto diverso: una strada carreggiabile e spesso fangosa, qualche viandante, qualche calesse che lascia la strada alla diligenza settimanale del British Post Office, un pastore con i suoi armenti, i rari caravan dei tinkers. E Droichead na Banna (“il ponte sul fiume Bann”), Banbridge, il villaggio, raccolto lungo poche e diritte strade polverose e diviso dal fiume, le grandi ruote dei mulini, le case con il tetto di paglia tradizionale, il profumo della torba che fuoriesce dai comignoli, i bambini più piccoli che giocano per le strade e le donne che aspettano gli uomini al ritorno dalle campagne.

A cavallo dell’anno 1800 Banbridge ed più minuscoli villaggi lungo la parte Nord del fiume Bann godevano di un certo benessere economico, anche se i benefici di questa ricchezza era nelle mani di pochi, i proprietari dei diciotto mulini sistemati lungo il corso d’acqua e che facevano parte della linea produttiva dei filati di lino. Molta parte della popolazione era impegnata nella tessitura e nella confezione di abiti, e nel 1837 il numero di confezioni prodotte si aggirava attorno al quarto di milione di pezzi, anche se va detto che nei decenni successivi questa produzione calò fortemente.

La carrabile correva allora da Árd Macha passando da Bábhún Hamaltún eTóin re Gaoithlo stesso itinerario che di sicuro William, un ragazzino di Banbridge, avrà percorso chissà quante volte in buona compagnia per ritornare nel piccolo cottage dove era nato nel 1768.

La sua forzata disabilità – era cieco dall’età di quattro anni pare a causa di un virus che mieteva spesso vittime nei bambini giovanissimi, forse lo stesso vaiolo che un secolo prima aveva colpito l’arpista di Nobber Toirdhealbhach Ó Cearbhalláin, a.k.a. Turlogh O’Carolan  – segnerà profondamente non solo la sua vita ma anche quella di molti musicisti che nei secoli successivi si sarebbero avvicinati a quello straordinario strumento che sono le uilleann pipes, il più autentico simbolo della tradizione musicale irlandese.

Inevitabile per la famiglia escogitare per il figlio un “modus vivendi” che gli potesse garantire una vita la più normale possibile, tranquilla ed autonoma anche economicamente; c’era nella vicina Armagh un violinista, un insegnante al quale venne affidato per un certo periodo il giovane Kennedy, il Signor Moorehead – che era anche un piper – e qui William scoprì la sua passione per la musica diventando uno dei migliori allievi del maestro di Armagh. Aveva trovato una stanza in affitto  presso la casa di un ebanista, non era molto lontana da dove frequentava le lezioni di violino, e qui ebbe l’opportunità – grazie anche alla sensibilità del padrone di casa – di familiarizzare con gli strumenti di lavoro della falegnameria, cosa che fece in poco tempo tanto erano forti la sua curiosità e la sua abilità manuale.

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Il logo dell’Armagh Pipers Club

 

Qualcosa finalmente cominciava a girare per il verso giusto nella vita di questo ragazzo tanto che quando ritornò a Banbridge iniziò a costruire qualche piccolo mobile e soprattutto acquistò il suo primo set di cornamuse: forse era rimasto impressionato dal loro suono a casa di Mr. Moorehead oppure era rimasto colpito dal suono di quelle di un certo Downey, incontrato nella dimora di un cliente della falegnameria. William aveva subito realizzato che le complicate “manovre” per il montaggio dello strumento erano complesse e difficili per lui e quindi iniziò a pensare lungamente a come migliorare lo strumento in modo che fosse più agevole montarlo non solo per lui non vedente ma anche per tutti coloro che avessero voluto avvicinarsi alle uilleann pipes in modo più diretto: non solo, progettò e costruì nuovi utensili e ne adattò altri alle sue esigenze.

Il primo dei trenta set di cornamuse marchiate “William Kennedy” e realizzate nel giro di otto anni era pronto nel giro di nove mesi: non molte si direbbe, ma bisogna considerare che la sua principale attività dopo il matrimonio che contrasse a venticinque anni era quella di riparatore di strumenti musicali ed inoltre era diventato abilissimo e molto richiesto come costruttore e riparatore di orologi, un’abilità che aveva inizialmente conseguito grazie ad un orologiaio con il quale aveva in comune la passione per la musica irlandese e naturalmente per le pipes.

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Set di Uilleann Pipes firmato “Kennedy”

Kennedy, che venne a mancare il 29 luglio del 1834, non si fermò solamente a rendere più agevole il montaggio dello strumento che amava, ma apportò delle modifiche tecniche che aveva pensato e sviluppato mentre suonava il proprio set. Tra queste modifiche voglio citare l’estensione del “chanter” fino al Mi “alto”,  l’aggiunta di chiavi al “chanter” in modo che i Diesis ed i Bemolle potessero essere suonati e di altre due grosse chiavi che avrebbero consentito la loro apertura e chiusura con i movimenti del polso, in sostanza William Kennedy pose le basi della cornamusa irlandese come la conosciamo oggi e la cosa è del tutto straordinaria se consideriamo, lo ribadisco, che era un non vedente. Esistono testimonianze risalenti al 1815 che descrivono anche il suo talento ed abilità nel suonare lo strumento con le sue sottili dita ed il suo importante ruolo nello sviluppo della musica tradizionale irlandese come piper e come pipe-maker viene ogni anno a metà novembre – quest’anno sarà la ventiseiesima edizione e si terrà da giovedì 14 a domenica 17 – celebrato nella città di Armagh, nell’Ulster, con il Festival che porta il suo nome, il William Kennedy Piping Festival organizzato dall’attivissimo Armagh Pipers Club fondato nel 1966. Un appuntamento davvero imperdibile per gli appassionati della cornamusa e della musica tradizionale, solo irlandese o di matrice celtica; ogni anno musicisti di ogni angolo d’Europa (Bretagna, Francia, Italia, Grecia, Bulgaria, Svezia, Scozia, Northumberland, Ungheria) giungono nella capitale della Contea di Armagh per presentare strumenti e repertori delle loro culture popolari. Si possono ascoltare maestri delle uilleann pipes delle generazioni passate come Paddy Keenan, Brian Vallely o Liam O’Flynn (ahimè scomparso di recente) e delle nuove generazioni come Cillian Vallely e Tiarnan O’Duinnchinn e soprattutto è possibile avvicinarsi allo straordinario lavoro di formazione che il Pipers Club, durante tutto l’anno, svolge con giovani e giovanissimi per mantenere vivi l’interesse e la pratica della musica tradizionale.

http://www.armaghpipers.com

http://www.wkpf.org

https://www.facebook.com/wkpfarmagh/

FONTI:

AA.VV.: “Lettere di famiglia: giornale di educazione civile, morale e religiosa”. G. Pomba, Torino 1846

VALLELY, Eithne: “William Kennedy (1768 – 1834)”. Inedito, 2019

WILSON, James: “Biography of the Blind”. J.W. Showell, Birmingham 1838

 

 

 

 

 

VARDAN HOVANISSIAN & EMRE GÜTELKIN “Adana”

VARDAN HOVANISSIAN & EMRE GÜTELKIN “Adana”

VARDAN HOVANISSIAN & EMRE GÜTELKIN

“Adana” – MUZIEKPUBLIQUE, 2015

di Alessandro Nobis

La cultura armena da sempre ha faticato a sopravvivere, vuoi per la diaspora del popolo vuoi per la pulizia etnica perpetrata dagli eserciti turchi all’inizio del 19° secolo. Della loro musica poca ne è arrivata in “Europa”, e questo “Adana” di Vardan Hovaniassain (duduk) e Emre Gütelkin (voce, saz, baglama) è una fulgida testimonianza della struggente e cristallina bellezza di questo patrimonio artistico. E ciò che valorizza ancor più questo lavoro, ripeto da cercare e gustare fino all’ultima nota, è la capacità di affiancare alla tradizione popolare musiche di nuova scrittura, testi che ci insegnano e raccontano microstorie di minatori, d’amore, di stermini, di tristezza: “Adana” ci riporta al 1909 quando questa città venne rasa al suolo ed i sopravvissuti deportati, “Hrant Dink” di un giornalista morto ammazzato per i suoi scritti, “Mamiki” dell’omonima città delle montagne armene alla quale venne nel 1938 cambiato nome in nome di una presunta quanto efferata “purificazione”.

Un armeno, maestro del duduk (una fiato a doppia ancia) simbolo della musica armena – qualcuno si ricorderà anche di Jivan Gasparian – che incontra un suonatore turco di saz (un liuto a manico lungo) cresciuto alla scuola del padre, il bardo Lüftü Gütelkin superando assurdi confini geografici e, nel suo piccolo, creando una sorta di riconciliazione culturale.

Disco meraviglioso. Sei stelle su cinque. Sì, avete letto bene.

SHARG ULDUSU’ “Dune”

SHARG ULDUSU’ “Dune”

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“Dune” – ABEAT Records, 2015

Era un bel po’ di tempo che non ascoltavo la musica di Sharg Uldusu. Parecchio tempo. Diciamo dal 2004, dai tempi di “Sarevan”, nel quale Ermanno Librasi era accompagnato dal percussionista Darioush Madani e dal suonatore di saz, tar e bendir Fakhraddin Gafarov. Mea culpa.

Molto tempo è passato, cambiata è la formazione (ora è un quartetto con Ermanno Librasi ai fiati “etnici”, Max De Aloe all’armonica cromatica e bassa oltre che alla fisarmonica, Elias Nardi all’oud e Francesco D’Auria alle percussioni), ma la barra del timone indica la stessa direzione, costante verso “la stella d’oriente” (Sharg Uldusu in azero).

Questo “Dune” è il quarto episodio del gruppo di Ermanno Librasi, ed è un affascinante viaggio tra brani tradizionali e brani originali, tra temi popolari ed improvvisazioni modali di stampo jazzistico che a tratti ricordano le sonorità delle più significative registrazioni del libanese Rabih Abou Khalil per la Enja (“The Sultan’s Picnic”).

Una musica, quella di Sharg Uldusu, di rara bellezza e raffinatezza che catapulta l’ascoltatore ora nei suk, ora nelle più colte sale da concerto e nei lussureggianti giardini (Fil Hadika) del vicino Oriente: la lunga introduzione di oud di Kir Cicek, brano di tradizione turca, la breve ma suggestiva composizione per sole percussioni “E le stelle” di D’Auria, e la scrittura di Elias Nardi “Fil Hadica” (presente anche nel CD “Orange Tree” del suo quartetto pubblicato nel 2010, naturalmente con un diverso arrangiamento) sono i brani che vi segnalo per dovere di cronaca.

Un bel progetto che mi auguro abbia un seguito, visti gli assolutamente condivisibili elogi di riviste molto autorevoli come bloogfolk e Folk Bulletin. Io mi limito a consigliarvelo e magari, se la “stella d’oriente” dovesse passare dalle vostre parti………………….avete capito cosa intendo dirvi.