ADRIANO CLEMENTE “Cuban Fires”

ADRIANO CLEMENTE “Cuban Fires”

ADRIANO CLEMENTE “Cuban Fires”

DODICILUNE / FONOSFERE FNF114. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Del compositore ed arrangiatore Adriano Clemente avevo già parlato in occasione dei due precedenti ottimi lavori, il primo dedicato al ”suono” di Charles Mingus (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/08/11/adriano-clemente-the-mingus-suite/) ed il secondo alla musica cubana, pubblicato nel 2017 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/03/20/adriano-clemente-havana-blue/). Ora la Dodicilune / Fonosfere pubblica il seguito di “Havana Blue”, ovvero questo significativo “Cuban Fires” nel quale i suoni cubani e quelli africani del Golfo di Guinea si mescolano e rendono davvero lapalissiana la connessione tra le due sponde dell’Atlantico. La lunga composizione “Fuochi Cubani” suddivisa in due parti che apre e chiude questo nuovo eccellente lavoro di Clemente, è dedicata al trombonista Eduardo Sandoval; qui i fiati cubani, le percussioni africane e caraibiche trovano un perfetto equilibrio con il pianoforte ed il canto yoruba grazie ad un arrangiamento che lascia vedere ed immaginare la storia della musica cubana degli ultimi quattro secoli. Il “resto” del disco sono sei composizioni, scritture che omaggiano i ritmi latini tra mambo, salsa e guajira sempre scritti, arrangiati ed eseguiti con grande rispetto delle radici; insomma siamo lontani dalla musica cubana da “cartolina”, ma adiacenti a quella di Marta Valdes, Mauro Bauza o dei musicisti riscoperti da Ry Cooder. Musica che scalda l’anima ed il cuore subito al primo ascolto, ma che al secondo si rivela in tutta la sua profondità e bellezza. Vien voglia di partire …….

Le musiche di Clemente sono eseguite dall’Akashmani Ensemble, ovvero Thommy Lowry alla tromba, Eduardo Sandoval, trombone, Michel Herrera ed Emir Santa Cruz, ance, Alejandro Falcòn, pianoforte, Roberto “El Chino” Vàsquez, contrabbasso, Eduardo Silverio, Deivys Rubalcaba e Degnis Bofill, percussioni e batteria.

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PAOLA LORENZI – PEDRO MENA PERAZA “En la Imaginacion”

PAOLA LORENZI – PEDRO MENA PERAZA “En la Imaginacion”

PAOLA LORENZI – PEDRO MENA PERAZA “En la Imaginacion”

DODICILUNE FONOSFERE, FNF116. Cd, 2018

di Alessandro Nobis

Dedicare un lavoro ad un’autrice ancora in attività e ricevere da lei stessa apprezzamento e lodi sperticate è cosa rara: significa che hai lavorato bene, che hai avuto rispetto della sua musica, che quello di personale che hai aggiunto è entrato alla perfezione nello spirito giusto. Questo è in poche parole ciò che hanno fatto Paola Lorenzi e Pedro Mena Peraza, uno splendido omaggio all’arte musicale della cubana Marta Valdes, compositrice, chitarrista e cantante purtroppo ancora troppo poco conosciuta in Italia; non è la Cuba da cartolina tanto quanto non è quella descritta da Ry Cooder, è la Cuba dei “boleros” e della musica “filin”, parola che deriva dall’inglese “feeling”, sentimento che descrive perfettamente le faccettature del sentimento, dell’amore, della malinconia che si ritrovano nei testi. Parole semplici, che arrivano direttamente sul bersaglio, il nostro cuore.

Registrato nel 2015 ed appena pubblicato dalla Dodicilune / Fonosfere, il CD contiene due brani compositi a quattro mani in onore della Valdes – in realtà è lo stesso bolero  suddiviso in due parti con diversi arrangiamenti che aprono e chiudono il lavoro – e otto scritture che Paola Lorenzi ed il bravissimo chitarrista e arrangiatore cubano hanno scelto per questo omaggio il cui sottotitolo “Jazz Tribute to Marta Valdes” ben rappresenta l’idea che sta alla base del disco; “Palabras” con la toccante melodia intrisa di jazz grazie, oltre che alla voce di Paola Lorenzi – sempre a suo agio sia dal punto di vista linguistico che interpretativo – , all’hammond di Gianni Giudici ed al contrabbasso di Stefano Travaglini ed il testo che racconta delle falsità umane, la seguente ballad “To no Hagas Caso” con la sinuosa e calda voce accompagnata al pianoforte da Massimiliano Rocchetta, il pianto di gioia della “Bossa Nova” di Llora Llora con uno splendido arrangiamento che “ribalta” il ritmo originale ed i due brani che forse si avvicinano di più alla sensibilità ed ai suoni di Marta Valdes: “Cancion Dificil” e “Juego a Olvidarme de ti” dove Paola Lorenzi, con la sola chitarra di Pedro Peraza, interpreta la compositrice cubana tanto da farle dire “L’ho ascoltata cantando una mia canzone e ho ringraziato Dio per questo regalo.”

 

 

ADRIANO CLEMENTE “Havana Blue”

ADRIANO CLEMENTE “Havana Blue”

ADRIANO CLEMENTE “Havana Blue”

DODICILUNE / FONOSFERE FNF 111 RECORDS, CD 2017

di Alessandro Nobis

Dopo aver dedicato a Charlie Mingus il suo precedente lavoro del quale vi avevo a suo tempo parlato (https://wordpress.com/posts/ildiapasonblog.wordpress.com?s=clemente), il compositore leccese Adriano Clemente rende questa volta omaggio all’isola di Cuba ed alla sua straordinaria ricchezza musica componendo nove brani ed arrangiandoli per la versione cubana dell’Akashmani Ensemble, stavolta formato da Santiago Ceballos (tromba), Heikel Trimiño (trombone), Yuniet Lombida e Victor Guzman (sax alto/baritono), Emir Santa Cruz (sax tenore e clarinetto), Leyanis Valdès (piano), Yandy Martinez (contrabbasso), Augusto Lage, Lennon Ruiz, e Adel Rodriguez (percussioni). clemente cubaUn “modus operandi” che fa onore al jazz italiano e che se da un lato evidenzia ancora una volta la qualità della scrittura, dall’altro rende omaggio al pianista Bebo Valdes (scomparso nel 2013), uno dei più significativi pianisti ed autori cubani; e se Ry Cooder aveva scelto di andare a ripescare musicisti culturalmente obnubilati al di fuori dell’isola realizzando quel capolavoro che è “Buena Vista Social Club”, Adriano Clemente tramite la nipote di Bebo Valdes, Leyanis, pianista e co-leader di un’orchestra con il fratello Jessie è entrato in contatto con i suoi strumentisti ai quali ha cucito addosso – ed il vestito, come si dice, “sta a pennello” – queste sue composizioni. I ventisei minuti della scoppiettante suite in 4 movimenti “Latin Nostalgia” sono esemplificativi del valore culturale del disco, musica cubana di gran qualità e fascino combinata con quella afroamericana; le meravigliose coloriture dalla tavolozza delle percussioni, i significativi assoli di pianoforte di Leyanis Valdès e quelli del trombonista Heikel Trimiño sparsi qua e là sono i alcuni dei momenti che più mi hanno “preso”. Ma tutta l’orchestra ha un impatto sonoro che è una meraviglia di sincronismi davvero, e quando l’ascolti ti fa sperare di vederla in Italia su un prestigioso palcoscenico di qualche Jazz Festival; e ancora complimenti al compositore che è riuscito a far suonare al meglio ad un’orchestra cubana musica composta da un non-cubano. Impresa credo non semplicissima…………..

 

DALLA PICCIONAIA: “Sorah Rionda a Lessiniafest”

DALLA PICCIONAIA: “Sorah Rionda a Lessiniafest”

DALLA PICCIONAIA: Sorah Rionda a LessiniaFest

Domenica 31 luglio 2016

di Alessandro Nobis

Previsto alla “Stalla del Modesto” nei dintorni di Roverè Veronese, il concerto della cantautrice cubana Sorah Rionda si è tenuto nell’accogliente Teatro San Nicolò; lo scherzo lo ha giocato il clima montano e la sua variabilità che hanno costretto gli organizzatori del LessiniaFest a riparare nel teatro, per l’occasione stracolmo di gente. Poco male e segno che, a dispetto della fama – poca per il momento – che gode Sorah Rionda, il pubblico oramai conosce la qualità delle proposte di Anderloni & C. e si presenta sempre numeroso agli appuntamenti di questo bel festival.

Il concerto ha presentato l’ottimo disco d’esordio della Rionda e rispetto alle registrazioni in studio era accompagnata dall’eclettico fisarmonicista Thomas Sinigaglia e dall’istrionico percussionista Filippo Dalla Valle. Un’ora di musica che può a tutti gli effetti essere considerata coma la carta di identità della cantautrice di L’Avana, un concerto che ha raccontato la sua storia e gli eventi storici che sono riassunti nel suo animo: la musica degli antichi canti narrativi castigliani (“Ay, Linda Amiga”), quella afrocubana, la lingua yoruba degli schiavi deportati dal golfo di Guinea, la cultura latino americana di Violeta Parra e Graciano Gomez, i ricordi della nonna che suonava e cantava alla nipotina e soprattutto le sue composizioni (“Sono anche te” o “Serè un adiòs”). Grande entusiasmo e gioia nel proporre e descrivere il repertorio proposto, una bellissima voce gestita ottimamente e notevole presenza scenica l’hanno fatta apprezzare dal numerosissimo pubblico, e la bravura dei due musicisti che costituiscono il trio hanno fatto il resto, vista la loro ben conosciuta duttilità e professionalità.

Questo LessiniaFest merita ben più cospicuo sostegno da parte di enti locali e partner privati, essendo senza fuor ombra di dubbio una delle più intelligenti e consolidate realtà culturali che oltre a promuovere la cultura musicale e teatrale ha nel suo più profondo intento quello di promuovere il territorio della Lessinia Veronese. E non è poco.

Intanto complimenti.