SILLY WIZARD “So Many Partings”

SILLY WIZARD “So Many Partings”

SILLY WIZARD “So Many Partings”

Highway Records. LP, 1979

di alessandro nobis

So Many Partings” è il terzo disco dopo l’esordio del 1976 e “Caledonia Hardy’s Songs” del 1978 del gruppo scozzese con una formazione che si è ormai stabilizzata rispetto all’inizio della loro carriera (che risale al 1972, quando assumono il nome di Silly Wizard): al’epoca della registrazione di questo disco ne facevano parte Phil Cunningham (accordion, tin whistle, whistle, tastiere, voce), Martin Hadden (basso, harmonium, chitarra), Johnny Cunningham (violino e voce), Gordon Jones (chitarra, mandola e bodhrán ) e Andy Stewart (voce e banjo). Il repertorio è quello dei gruppi che si sono occupati del recupero della tradizione, a qualunque latitudine: canti narrativi e temi a danza, di tradizione e di nuova composizione e nel caso dei Silly Wizard si naviga nel repertorio scozzese che spesso è in comune con quello della vicina Irlanda. Il suono dalla band è caratterizzato in primis dall’accordeon e dal violino di Phil e Johnny dCunningham oltre che dalla voce di Andy Stewart. L’esecuzione dell’abbinata aperta dal bodhran “Donald Mc Gillavry” (qui il nome del capitano indica l’armata giacobina nel suo complesso e la canzone, interpretata anche da Ewan McColl nel 1962 trova origine nel 1715) e dalla “Calvary March” dal repertorio raccolto dal Capitano della polizia di Chicago, l’irlandese Francis O’Neill dà alla perfezione l’idea del suono dei Wizard che anche dal vivo avevano questa sorta di “wall of sound” (prendo in prestito dalla mitologia deadiana questa definizione) davvero impattante.

andy Stewart porta il suo importante contributo soprattutto con un brano tradizionale dal repertorio della sua famiglia, ovvero “Wi’ my dog and gun” (la storia di una ragazza che rifiuta le impetuose advances di un giovanotto troppo insistente · diciamo così ·) il cui testo è conosciuto anche in Irlanda anche se qui eseguito utilizzando un’altra melodia, e “The Valley of Strathmore“, un canto di emigrazione che narra la storia di un uomo che lasciata la Scozia realizza il suo piccolo sogno ma anche la mancanza dell’amata. Infine un reel in quattro parti, (“Cameron’ Strathspey · Mrs. Martha Knowles · The Pitnacres Ferryman · The new Shillin’“)” tra le quali segnalo il reel conclusivo scovato da Johnny Cunningham in un antico manoscritto e qui registrata per la prima volta ed il secondo, composizione di Johnny Cunningham.

Disco bellissimo a mio avviso e da parte mia chiudo con un caro ricordo della gentilezza e dell’arte di Johnny Cunningham che nel 1993 venne in tour in Italia (suonarono a Verona presso “Il Posto” di Luciano Benini il 2 Aprile) impreziosendo assieme al primo chitarrista degli Yardbyrds Top Topham le già meravigliose canzoni di Bill Morrissey.

Purtroppo sia lo storyteller americano che il violinista scozzese non ci sono più, ma fortunatamente rimane la loro immensa musica.

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“So Many Partings” is the third album after the debut of 1976 and “Caledonia Hardy’s Songs” of 1978 of the Scottish group with a formation that has now stabilized since the beginning of their career (which dates back to 1972, when they take the name of Silly Wizard): at the time this album was recorded it included Phil Cunningham (accordion, tin whistle, whistle, keyboards, vocals), Martin Hadden (bass, harmonium, guitar), Johnny Cunningham (violin and vocals), Gordon Jones (guitar, mandola and bodhrán) and Andy Stewart (vocals and banjo). The repertoire is that of the groups that have dealt with the recovery of tradition, at any latitude: narrative songs and dance themes, of tradition and of new composition and in the case of the Silly Wizard we navigate the Scottish repertoire which is often in common with that from neighboring Ireland. The band’s sound is primarily characterized by the accordion and fiddle of Phil and Johnny Cunningham as well as the vocals of Andy Stewart. The execution of the match opened by the bodhran “Donald Mc Gillavry” (here the name of the captain indicates the Jacobin army as a whole and the song, also interpreted by Ewan McColl in 1962, originates in 1715) and by the “Calvary March” from the repertoire collected by the Captain of the Chicago police, the Irishman Francis O’Neill perfectly gives the idea of ​​the sound of the Wizards who even live had this sort of “wall of sound” (I borrow this definition from Deadian mythology) really impactful.

Andy Stewart brings his important contribution above all with a traditional song from his family’s repertoire, namely “Wi’ my dog ​​and gun” (the story of a girl who refuses the impetuous advances of a too insistent young man · shall we say ·) whose text is also known in Ireland although performed here using another melody, and “The Valley of Strathmore”, an emigration song which tells the story of a man who left Scotland realizes his little dream but also the lack of loved. Finally a reel in four parts, (“Cameron’ Strathspey · Mrs. Martha Knowles · The Pitnacres Ferryman · The new Shillin'”)” among which I point out the final reel found by Johnny Cunningham in an ancient manuscript and recorded here for the first time and second, composition by Johnny Cunningham.

Beautiful album in my opinion and for my part I close with a fond memory of the kindness and art of Johnny Cunningham who toured Italy in 1993 (they played in Verona on April, 2nd at “Il Posto” di Luciano Benini) embellishing the already wonderful songs of Bill Morrissey together with the lead guitarist of the Yardbyrds Top Topham.

Unfortunately both the American storyteller and the Scottish violinist are gone, but fortunately their wonderful music remains.

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MICHELA BRUGNERA · TOROTOTELA “Canti Popolari Veneti”

MICHELA BRUGNERA · TOROTOTELA “Canti Popolari Veneti”

MICHELA BRUGNERA · TOROTOTELA “Canti Popolari Veneti”

I Dischi dello Zodiaco VPA 8431. LP, 1979

di alessandro nobis

Michela Brugnera, veneziana, registra nel 1979 con Loris Schivardi (chitarra, mandolino, flauto, mandola e percussioni) e Alberto Vitucci (chitarra, plettri e percussioni) questo “Canti Popolari Veneti”, secondo album del trio nel periodo in cui lo studio e la riproposizione del materiale tradizionale gode di un grandi sviluppo ed attenzione in Italia ed in tutta Europa; ha alle spalle studi classici e quindi più che una “portatrice” della tradizione è una studiosa e ricercatrice di assoluto livello che in quel periodo aveva centrato la sua attenzione sulle origini del canto popolare veneto ed in particolare dei canti legati alla laguna veneziana.

Qui la musica grazie soprattutto alla splendida voce va in modo diretto al cuore dell’ascoltatore trasportato in una possibile ed autentica dimensione nella quale questi canti erano contestualizzati, lontani da una situazione di concerto ma piuttosto in famiglia, tra amici, attorno ad un tavolo di un’osteria; certo è arduo trasportare nell’asetticità dello studio il calore della “presenza popolare” ma mi sento di dire che Michela Brugnara, Schivardi e Vitucci siano riusciti nell’impresa decidendo di registrare in presa diretta, senza orpelli e con una limitatissima post-produzione.

Nel repertorio ci sono canti del “torototela” (“Xe’ rivà del torototela” e “Ista bagarina” vicino alle villotte e romanele che appartengono al repertorio lirico – monostrofico ed a canti narrativi raccolti dalla stessa Brugnara come “Mansueta” e la “Fia del Paesan” nell’entroterra lagunare ed ancora “La Guerriera”, ballata che nelle sue diverse lezioni circola, o circolava, nel Lombardo – Veneto.

Interessante e decisamente nostalgico rileggere le note in retrocopertina che ci riportano a quegli anni in cui la musica popolare era fortemente caratterizzata dal punto di vista politico, dimensione che con il passare dei decenni è decisamente cambiata: “ ……. La conoscenza della questione sociale passa, e deve passare, attraverso il recupero della cultura popolare e della tradizione. Tra gli elementi fondamentali della espressione popolare è la musica, soprattutto perchè riesce a sfuggire al dominio della borghesia e nasce da esigenze concrete, strutturandosi su reali situazioni di vita, quali: il lavoro, l’amore, la morte, la discriminazione, che sono le tematiche costanti e sempre presenti della denuncia. ….”

Come di consueto per I Dischi dello Zodiaco, all’ellepì è allegato un esaustivo libretto con testi e un breve saggio introduttivo; i Torototela e Michela Brugnera con il tempo sono stati dimenticati da molti, ma il loro lavoro è stato importante e andrebbe riscoperto da musicisti e studiosi quantomeno di area veneta.

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN “Doublin’”

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN “Doublin’”

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN  “Doublin’”

Tara Records. LP, 1979

di alessandro nobis

Uilleann pipes e violino sono una delle accoppiate più interessanti della musica tradizionale irlandese e questo “Doublin’” registrato nel ’78 e pubblicato l’anno seguente dalla Tara Records è una delle pietre miliari per quanto riguarda i due strumenti: se poi a suonare le Uilleann pipes è Paddy Keenan ed il violino è Paddy Glackin accompagnati qua e là da Donal Lunny al bozouky e Noel Kenny alla concertina capite subito il livello della proposta contenuta in questo ellepì. Entrambi dublinesi, figlio del traveller piper John Keenan il primo e del violinista Tom Glackin il secondo, pubblicano questo ellepì che sancisce la loro amicizia e l’enorme intesa ed il grande gusto nel suonare assieme se è vero, come è vero, che capita loro ancora di salire sul palco come nell’edizione del 2018 del William Kennedy Piping Festival di Armagh dove infiammarono il pubblico a quarant’anni dalla pubblicazione di “Doublin’” al quale ebbi la fortuna di assistere.

Il jig dedicato a Garrett Barry, la slow air “Roisin Dubh”eseguita in solo da Keenan, il reel in omaggio a Johnny Doran (anche lui un travelling piper) “The Bunch of Keys” e “Castlekelly Reel” eseguito dal violino, concertina e bozouky sono quattro delle preziose gemme contenute in questo straordinario ellepì.

Scrivono sul retro della copertina i due musicisti: “In questo disco eseguiamo brani che abbiamo suonato assieme per anni nelle sessions; alcuni vengono dal repertorio delle nostre famiglie, altri li abbiamo imparati da altri musicisti nel nostro girovagare per l’Irlanda. Quello che abbiamo cercato di fare è di rappresentare la spontaneità e la forza della musica così come viene creata, imperfezioni comprese”.

E’ il profondo fascino della musica popolare, semplicemente. Più chiaro di così ……

SUONI RIEMERSI: SCULLION “Scullion”

SUONI RIEMERSI: SCULLION “Scullion”

SUONI RIEMERSI: SCULLION “Scullion”

Mulligan Records 0037. LP, 1979

di alessandro nobis

C’è sempre stata una “linea evolutiva” indipendente nella storia del folk revival irlandese, una linea che parte dai Tír na nÓg e che ha visto negli anni più recenti le esperienze dei Nightnoise, del duo Atlas, dei Moving Hearts o ancora del suonatore di concertina di Armagh Niall Vallely (capace di staccarsi dal mainstream e produrre un eccellente progetto di collaborazione con musicisti iraniani visto al WKPF nel 2019) e dei musicisti che ruotano attorno all’area della Realach Records, per citarne alcuni.

Gli Scullion sono un esempio di quanto detto, e guarda caso il cantante e chitarrista Sonny Condell era uno dei musicisti del duo Tír na nÓg assieme a Leo O’Kelly (splendido il loro disco d’esordio del 1971); bene, nel 1976 Condell incontra il chitarrista Greg Boland, il cantante Philip King ai quali si aggiunge qualche tempo dopo il piper Jimmy O’Brien Moran. Nel ’79 gli Scullion entrano in studio per registrare questo ottimo lavoro e viene chiamato a collaborare tra gli altri il piper Peter Browne; è un disco che pur essendo di matrice cantautorale contiene forti legami con la tradizione musicale irlandese come dimostrano la slow air “World About Collour” eseguita da Browne e l’arrangiamento curato da Philip King di una lirica irlandese del 17° secolo tradotta dall’irlandese ai primi del ‘900 da Frank O’Connor, “I am stretched on your grave” (“Táim sínte ar do thuama” è il titolo originale) incisa anche da Sinead O’Connor e dai Dead Can Dance tra gli altri e “The Fruit Smelling Shop”, un pregevole adattamento di Condell dell’Ulysse di James Joyce.

Sonny Condell è l’autore della maggior parte dei restanti brani, dei quali tengo a segnalare il canto narrativo “The Kilkenny Miners” che racconta delle lotte sindacali dei lavoratori delle miniere di carbone di quella Contea.

Disco davvero eccellente, assolutamente da riscoprire. Una visione “diversa” del folk irlandese.

PLANXTY “One night in Bremen”

PLANXTY “One night in Bremen”

PLANXTY “One night in Bremen” 1979, WDR CD, 2018

di Alessandro Nobis

La registrazione di questo concerto dei Planxty circolava da parecchi anni nel circuito sotterraneo dei bootlegers fans di questo straordinario gruppo irlandese ed ora finalmente la tedesca WDR l’ha messa sul mercato ufficiale quasi contemporaneamente al live dei Clannad del 1980 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/08/01/clannad-turas-1980/). Siamo nel 1979, il 24 di aprile, durante un tour europeo di quarantacinque date che vedeva la tanto attesa ricostituzione dei Planxty dopo quattro anni, tour al termine del quale il quintetto si sarebbe rinchiuso nello studio dublinese Windmill Lane dove avrebbe registrato per la Tara l’ellepì “After the Break”; nella fase precedente al tour i Planxty erano un quartetto (Liam O’Flynn, Christy Moore, Donal Lunny ed Andy Irvine) al quale poi si aggiunse un altro monumento del folk revival irlandese, il flautista Matt Molloy proveniente dalla Bothy Band (della quale faceva parte anche Lunny) scioltasi nel frattempo.

Gli intrecci tra gli strumenti a plettro di Lunny, Irvine e Moore, i flauti e le fenomenali uillean pipes di Liam O’Flynn, le influenze balcaniche portate da Irvine, il repertorio fatto di canti narrativi e di temi a danza, l’affiatamento, la grande abilità strumentale, gli arrangiamenti, insomma il “suono” della band ed il repertorio erano le coordinate che negli anni hanno creato la leggenda dei Planxty, ancora oggi faro sempre luminosissmo ed imprescindibile per chi si occupa come musicista e come appassionato di musica irlandese. Fondamentale tanto più che il loro lavoro soprattutto negli arrangiamenti è stato preso ad esempio da gruppi di folk revival di mezza Europa.9200000088415563

Cinque i brani che saranno incisi in studio nell’imminente “After the Break”, tra gli altri segnalo una bellissima “Smeceno Horo”, il set di reels “The Humours of Carrigaholt/The Chattering Magpie/Lord MacDonald’s” e due classici come “The Good Ship Kangaroo” e “Nancy Spain”.

Qui, e concludo, non ce n’è per nessuno.

VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”

VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”

VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”. ALBATROS DISCHI VPA 8420, LP, MC.  1979

di Alessandro Nobis

Questo 33 giri pubblicato dalla Albatros nel 1979 è, che io sappia, l’unico nel prestigioso catalogo dell’etichetta milanese a presentare registrazioni sul campo effettuate in area veneta; in particolare presenta i risultati di varie campagne di studio e di registrazione dell’autorevole studioso Marcello Conati nella parte occidentale della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino al paese di Breonio, in Lessinia dal 1970 al 1975. Ventiquattro i brani presenti che coprono, tranne i temi a danza strumentali, tutte le aree tipologiche della musica tradizionale: filastrocche, canti lirici e narrativi, canti rituali, funzionali, villotte e ballate. Un repertorio utilizzato dai gruppi di folk revival come il Canzoniere Veronese, formato da musicisti e da ricercatori che ha lasciato un importante segno nel movimento del folk revival e che ha proseguito nei decenni il suo lavoro di arrangiamento di questo ricco repertorio. Musica “fissata” per sempre su nastro nel suo secolare processo evolutivo di passaggio da un portatore all’altro per poi essere utilizzata da musicisti in ambito folk che si sono nutriti ed abbeverati dei dischi dell’Albatros registrati quasi ovunque nel nostro Paese portando nel presente e nel futuro questi preziosissimi e rarissimi repertori.IMG_3031

Numerosi i “portatori originali” che Conati ha incontrato e che hanno consentito a lasciare una testimonianza su nastro di alcuni frammenti del proprio repertorio imparato per via orale, provenienti da contrade e piccoli centro dell’area oggetto dello studio di Conati come Molina, Ceredo, Fumane, manune, Breonio, Baldassara, Pezza di Marano e Cona. Tra i portatori vi sono Arturo Zardini, Ottavio Conati, Rosa Ceradini, Antonio Chesini, Aldo Grigoli, Vittorio Leonardi, la Famiglia Marogna, Eurosia Allegrini, Marisa Benedetti, Eugenio Pretto, Nori Grigoli e Brigida Tommasi naturalmente tutti musicisti / cantanti non professionisti. Un repertorio straordinario come del resto tutto quello appartenente al catalogo Albatros anche grazie ai preziosissimi libretti che accompagnano il vinile curati in questo caso da Marcello Conati ed in molti altri casi da Roberto Leydi.

Nel 2005 Marcello Conati pubblica per “Il Segno dei Gabrielli” il poderoso volume “Canti Veronesi di Tradizione Orale: da una ricerca in Valpolicella e in Lessina” con allegati 2 compact disc che riportano 196 esempio musicali del materiale registrato dallo stesso curatore in un arco temporale che va dal 1969 al 1982. Si tratta di materiale di grandissimo interesse, in minima parte già pubblicato nell’ellepì di cui vi sto parlando, disco di non facile reperibilità (se lo trovate assicuratevi che all’interno vi sia il fondamentale libretto) quasi tanto quanto il volume.

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

TOMPKINS SQUARE Records. CD, LP 2018

di Alessandro Nobis

Ogni volta che Duck Baker apre i suoi archivi e pubblica registrazioni inedite non sai mai che cosa ti aspetta: jazz? americana? blues? folk anglo irlandese? musica improvvisata? Più ascolti i suoi repertori e più comprendi quanto sia importante il ruolo che questo chitarrista di Richmond, Virginia ha non solo nel mondo del fingerpicking ma anche – e forse soprattutto – per il carattere con il quale ripropone e sviluppa la sua musica, originale e rivisitata che sia.

Stavolta tocca al Duck Baker “prima maniera”, ovvero gli anni settanta quando con le sue incisioni per la Kicking Mule attirò l’attenzione degli appassionati e degli estimatori, da subito moltissimi. Le prime sei tracce (registrate in “solo”) arrivano da session americane del ’73, le altre otto (tre con Mike Piggot al violino e Joe Spibey al contrabbasso) da altre europee registrate a Londra tra il ’77 ed il ’79, quindi credo di poter dire tra il suo primo disco “There’s something for everyone in America” e “The kid on the mountain” ovvero del periodo “Kicking Mule”.

Esecuzioni impeccabili, perfette tanto che ti chiedi come mai non furono pubblicate allora, brani alcuni dei quali Baker suona ancora dal vivo – rivisitati, con inserti improvvisativi – come una memorabile “St Thomas” di Sonny Rollins (qui “Fire down there”), l’immortale brano di Scott Joplin “Maple Leaf Rag”. Splendide anche quelle in trio (ne vogliamo ancora, Duck) e quelle di origine europea come “Swedish Jig” e “The Humors of whiskey”.

Stampato dall’attivissima etichetta Tompkins Square, specializzata in ristampe ed edizioni di qualità molto elevata. Buona caccia!

http://www.tompkinssquare.com

SUONI RIEMERSI: KEVIN BURKE & MICHAEL Ô DOMHNAILL “Promenade”

SUONI RIEMERSI: KEVIN BURKE & MICHAEL Ô DOMHNAILL “Promenade”

SUONI RIEMERSI: KEVIN BURKE & MICHAEL Ô DOMHNAILL “Promenade”

MULLIGAN, Irlanda, 1979 LP. COMPASS CD 200

di Alessandro Nobis

Conclusasi la folgorante esperienza della Bothy Band nel ’79, una delle più influenti formazioni del folk irlandese, il chitarrista Michael O’Domhnaill della Contea di Meath si trasferisce a Portland, nell’Oregon dove con il violinista londinese (ma con genitori della Contea di Sligo) Kevin Burke – anche lui membro della Bothy Band – registra due LP davvero significativi; il primo, questo “Promenade” e “Portland” entrambi apprezzatissimi dalla critica e dal circuito musicale irlandese non solo per il repertori affrontati ma anche per l’apporto strumentale dei due musicisti. 55453Il chitarrista – cresciuto a pane e Graham Renbourn e Jansch – sviluppò inedite accordature e forme di accompagnamento fino ad allora mai utilizzate nella musica irlandese ed il secondo con il suo stile violinistico di Sligo e con gli anni passati assieme a Domhnaill nella Bothy Band, era il partner ideale per questo magnifico disco in duo nel quale danno un contributo Triona O’Domhnaill, Donal Lunny e Declan Sinnott. La lezione di “Lord Franklin” – che narra la vicenda del comandante ex governatore della Tasmania scomparso in uno dei suoi viaggi alla ricerca del Passaggio a Nord Ovest -, le due gighe “The Reverend Brother / Sean Ryan” e il canto “Ar A Ghabhail Go Baile Atha Cliath” che narra la storia di una donna rapita dalle fate sono solamente tre brani di questo disco pubblicato nel ‘79 dall’etichetta indipendente Mulligan che contribuì con la qualità delle registrazioni alla rinascita del folk revival irlandese che si fece apprezzare in tutto il mondo.

Purtroppo Michael O’Domhnaill nel 2006 per una banale caduta in casa morì a solo 54 anni: di lui restano le registrazioni della già citata Bothy Band, degli Skara Brae, dei Relativity (il sodalizio con i fratelli scozzesi John e Phil Cunningham dei Silly Wizard) e la raffinatissima musica dei Nightnoise. Ma questo Promenade ha un fascino ed una potenza evocativa unica.