SUONI RIEMERSI: GIOVANNA DAFFINI “L’amata genitrice”

SUONI RIEMERSI: GIOVANNA DAFFINI “L’amata genitrice”

SUONI RIEMERSI: GIOVANNA DAFFINI “L’amata genitrice”

I DISCHI DEL MULO, LP 1991

di Alessandro Nobis

Giovanna Daffini (1914 – 1969) di Gualtieri, non lontano da Reggio Emilia, è stata certamente una delle voci più interessanti ed importanti del panorama musicale legato alla tradizione italiana. Che venga considerata interprete del cosiddetto movimento del folk revival (un po’ come in Inghilterra lo sono June Tabor e Maddy Prior) piuttosto che una pura “informatrice” (come Jean Ritchie) ha importanza probabilmente solo per gli etnomusicologi; di sicuro, la sua capacità di rielaborazione del patrimonio tradizionale – anche di quello non necessariamente legato a forme di puro intrattenimento – la fa ascrivere come detto al folk revival, che ha giocato dagli anni Sessanta un ruolo fondamentale nella riscoperta e riproposta in chiave più moderna di quei repertori.Versione 2

Questo LP contiene registrazioni effettuate da Roberto Leydi, Gianni Bosio e Sandra Mantovani tra il 1963 ed il 1965: la voce squillante, potente e ottimamente gestita dalla Daffini è accompagnata dal marito, il violinista Vittorio Carpi (di una delle famiglie di violinisti di Santa Vittoria) in 10 dei 14 brani; la seconda facciata contiene anche una parte del seminale spettacolo “Bella Ciao” messo in scena con grande scalpore e successo al Teatro Odeon di Milano il 19 maggio del 1965 dal Nuovo Canzoniere Italiano, un ensemble che ha tracciato un rivoluzionario sentiero nella riscoperta di interpreti e di repertori della tradizione italiana e del quale ne fecero parte anche la stessa Sandra Mantovani, Caterina Bueno, Giovanna Marini, Michele Straniero ed il gruppo di Piadena. In questa parte del disco della Daffini  vengono reinterpretate “Bella Ciao” con il testo di Vasco Scansani, “L’Uva fogarina” (più conosciuta la versione presentata alla televisione mi sembra di Anna Identici in quello stesso periodo), “Amore mio non piangere” e “La tradotta che parte da Torino”.

Non credo sia disponibile in CD questo bel disco della Daffini, che comunque può essere ascoltata ed apprezzata anche in altre incisioni pubblicate da “I dischi del Sole”, tutti segnalati nel preziosissimo inserto curato da Roberto Leydi, che con Gianni Bosio, nel 1962 ebbe la fortuna di “scoprire” Giovanna Daffini e Vittorio Carpi che al tempo vivevano in alcune stanze in una scuola abbandonata messe a disposizione dal Comune di Gualtieri.

 

 

 

Annunci

NIKOLA PAROV

NIKOLA PAROV

NIKOLA PAROV

“A Balkan Varaszatos Hangja” – Quintana records, 1991

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, dicembre 1991

Seconda prova solista di Nikola Parov, il leader bulgaro degli Zsaratnok, dopo il deludente e interlocutorio “After apokalypzsis” nel quale teorizzava una mediazione – rimasta purtroppo alla stato embrionale – tra la tradizione e l’elettronica. Questo secondo disco è – e ve lo dico subito – davvero magnifico; completamente acustico, dedicato alle tradizioni musicali dei Balcani (Macedonia, Bulgaria, Romania, Grecia) con puntate verso le atmosfere arabe e turche, suonato e arrangiato benissimo, e rappresenta una visuale – anche se certamente parziale – sul mondo delle tradizioni musicali di questa regione “a mosaico” europea. I brani sono esclusivamente strumentali e hanno costituito l’ossatura dello splendido spettacolo che gli Zsaratnok hanno presentato nella breve tourneè italiana di inizio giugno. In realtà infatti, se il disco è a nome di Nikola Parov, in esso suonano tutti i componenti del gruppo (Ivan Barvich, Laszlo Major, Vladimirr Krunity e il siriano Almassalma Ahmed Kheir) e non sono ben chiari i motivi per i quali questo disco non è uscito a nome Zsaratnok; i motivi son peraltro sconosciuti anche ai componenti stessi del gruppo, come ci ha rivelato Ivan Barvich.

Grande abilità strumentale quindi, in cui la parte del leone la fa naturalmente Parov, polistrumentista come pochi e studioso del patrimonio balcanico, che è finalmente riuscito a far pubblicate questo “The enchanting sound of the Balkans” (così suona il titolo del disco in inglese) anche ad occidente, dove la sempre attenta Harmonia Mundi ha stampato la versione in compact disc, anche se con la copertina leggermente diversa dall’originale ungherese della Quint Records. Come accade nel commentare questi lavori “a cinque stelle” diventa problematico segnalare i brani più interessanti; proviamo con il tradizionale greco “Hasapiko and Sirto” (il brano di apertura), la danza bulgara “Benati lassu” e la macedone “Pravo sztaresco”. Assolutamente indispensabile.

LA CIAPA RUSA “Antologia”

LA CIAPA RUSA “Antologia”

LA CIAPA RUSA         

“Antologia” – Robi Droli, 1991

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, luglio 1991

Formatosi nell’ormai lontano 1977, il gruppo piemontese La Ciapa Rusa – una delle formazioni italiana più importanti nell’ambito del recupero e riproposizione di materiale tradizionale – presenta al pubblico questo CD riassuntivo nel quale sono contenute ben 20 tracce, estrapolate dagli lp “Tenda l’archet che la sunada l’è longa”, “Stranot d’amur”, “O sentì che bel cantà” e “Faruaji”. Pubblicato lo scorso anno e subito andato a ruba fra gli appassionati di musica italiana nel nostro Paese come all’estero, per chi si avvicina solamente adesso alla tradizione musicale italiana – come chi scrive – questo CD antologico appare come un’opera fondamentale sia per la già conosciuta elevata qualità della musica (si tratta infatti di materiale “trad” dell’Italia nordoccidentale, con l’eccezione di due brani) sia le davvero interessanti e dettagliate note di copertina nelle quali, oltre ad una breve biografia del gruppo, sono inserite le diverse formazioni e preziosi appunti su ciascun brano; il tutto con traduzione a fianco in lingua inglese (finalmente un gruppo italiano che affronta il mercato estero in modo intelligente) per cercare di proporsi come merita al di fuori degli esterofili confini italici, e la positiva recensione di Rod Stradling su Folk Roots ne è una conferma. Un plauso anche all’etichetta Robi Droli che resta sempre l’unico punto di riferimento organizzato per lo sviluppo e la diffusione del folk di casa nostra, e per la quale auspico una distribuzione e promozione il più capillare possibile per valorizzare ancor più gli ottimi prodotti in catalogo (questa “Antologia” è il primo disco – a mia conoscenza – di questo genere arrivato nei negozi di Verona).

MARI BOINE PERSEN “Gula Gula”

MARI BOINE PERSEN “Gula Gula”

MARI BOINE PERSEN

“Gula Gula” – Real World, 1991

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, febbraio 1991

Si può proporre musica etnica – anche di aree tradizionalmente lontane e poco accessibili – salvaguardando allo stesso tempo gli stilemi e introducendo suoni “moderni” per avvicinare il grande pubblico a queste forme musicali? La risposta, soggettiva. È a mio avviso racchiusa in questo Gula Gula, straordinario lavoro della cantante lappone Mari Boine Persen e pubblicato dalla sempre più intelligente e sorprendente Real World di Peter Gabriel. La Lapponia, come certamente saprete, è un territorio politicamente non definito compreso tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Unione Sovietica, il cui popolo – minoranza etnica in tutti questi Stati “sovrani” – sopporta da molto tempo una condizione di inferiorità all’interno di queste società “avanzate”. Mari Boine Persen canta questa inferiorità componendo canzoni che seguono rigorosamente lo stile del suo popolo riproponendo suoni antichi con la sua espressiva e dolcissima voce nordica e attraverso strumenti tradizionali, ed inserendo allo stesso tempo suoini di culture diverse (e di tempi diversi) senza comunque stravolgere mai l’operazione di riproposizione; che. Dopo numerosi ascolti, mi ha convinto a considerare questo “Gula Gula” una delle migliori produzioni etniche dell’appena trascorso 1990 come “Rosenfole” della norvegese Agnes Buen Garnas lo era stato per il 1989. Segnalare i brani più significativi, al solito, è impresa ardua, ma l’iniziale “Gula Gula” (ripresa anche dal sassofonista norvegese Jan Garbarek nel suo ultimo e bellissimo disco) o la struggente “Duinne” (con la sottile chitarra di Eivind Aarset) ci sembrano doverosi di citazione.

Un altro centro quindi per la Real World, etichetta che in pochi anni di vita sta imponendosi per la qualità (e non per la quantità, una volta tanto), delle produzioni, sopravanzando altre case discografiche fossilizzate sulla produzione di musica etnica “archeologica”, utile certamente per lo sparuto gruppo di sttudiosi ma inavvicinabile per la massa del pubblico, alla ricerca oggi come mai di musiche “nuove”.