Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada”

VERONA, 12 – 15 settembre 2019.

di Alessandro Nobis

A Verona ci sono poche certezze sull’attività culturale nel corso dell’anno: ci sono l’Estate Teatrale, la stagione areniana, e da sedici anni tra crescenti difficoltà organizzative a metà settembre c’è il frequentatissimo TocatI’, il Festival dei Giochi di Strada ideato ed organizzato dall’indomita Associazione Giochi Antichi con il patrocinio del Comune di Verona, della Regione del Veneto e della Provincia di Verona in collaborazione con AEJeST, MIBAC e ICDE – Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia. Va detto anche, ed è un aspetto importante, che il Tocatì è al terzo anno del percorso di candidatura del Programma di attività del festival al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale UNESCO.

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Quest’anno la Nazione ospite della manifestazione sarà la Bretagna, la nazione celtica in terra di Francia che presenterà la sua cultura tradizionale nei suoi diversi aspetti, da quello ludico a quello della danza e musica tradizionale. (https://tocati.it/spot-ufficiale-2019-bretagna/). I musicisti bretoni sono stati tra i primi, tra la fine degli anni Sessanta e  gli anni Settanta a proseguire nello studio e nella pratica del patrimonio popolare rinnovandolo con arrangiamenti, strumenti alloctoni e riportandone in auge altri come l’arpa bretone. Ricordo solamente il lavoro di Alan Stivell, Dan Ar Bras, i Kornog, i Pennou Skoulm, Patrick e Jacki Molard e gli Skolvan. Un enorme lavoro che ha dato straordinari frutti facendo avvicinare alla musica popolare nuove e nuovissime generazioni di bretoni, un lavoro che in parallelo veniva condotto anche dagli irlandesi e dagli scozzesi. Non a caso a Lorien si tiene annualmente il più grande festival di musica celtica al quale partecipano suonatori, gruppi e ballerini provenienti dalle nazioni comunità spagnole e delle isole britanniche.

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Al di là degli aspetti prettamente ludici – per i quali consigliamo di consultare il sito web www.tocati.it e la sempre dettagliata mappina pieghevole, noi de Il Diapason teniamo in particolare a segnalare gli appuntamenti legati alla musica previsti per le giornate da mercoledì a domenica.

65649709_1184174231743930_1165085272895913984_n.jpgSi inizia con un’anteprima, mercoledì 11 alle 21 in Lungadige San Giorgio dove la CONTRADA LORÌ terrà il suo al solito scoppiettante e ben strutturato set nel quale verrà presentato il suo terzo lavoro discografico “Cicole Ciacole”; un momento importante per gli appassionati della musica popolare che già apprezzano il lavoro della Contrada ed un’ottima occasione per gli altri di avvicinarsi al repertorio in gran parte originale ed agli arrangiamenti che il gruppo veronese ha elaborato con tanta perizia.

Non potevano mancare anche in questa diciassettesima edizione le danze popolari salentine alle quali viene dato il giusto spazio giovedì 12 (Lungadige San Giorgio); una festa a ballo quella del “RITMO DEL SALENTO” della quale sappiamo l’ora di inizio (21:30) ma non quella di fine come si conviene in queste travolgenti feste.

Venerdì 13 le danze si aprono alle 20:45, sempre al Lungadige San Giorgio, con il duo “MUNT DA FUR” che propone un repertorio legato alla Trinacria ed alla sua cultura tradizionale e a seguire “LES MUSICIENS DES FIOUR DE MOUN”, ensemble formato da musicisti e danzatori con il loro progetto che copre l’area franco provenzale con danze “di coppia” e “di gruppo”. Infine alle 23 l’atteso set dei veronesi FOLKBANDA (Livio Masarà al violino, Maurizio Diamantini all’organetto diatonico, Mirco Meneghel alla fisarmonica e Barbara Mazzon al flauto traverso), ensemble formato da musicisti che da anni perseguono un interessante progetto di ricontestualizzazione della musica popolare al ballo, collaborando come in questa occasione con i ballerini del GRUPPO RICERCA DANZE POPOLARI. Un finale di serata con i fiocchi (e controfiocchi), quindi.

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FOLKBANDA E GRDP

Sempre venerdì, alle 21:30 ma presso Porta Borsari, un altro incontro con il ballo popolare curato stavolta dal gruppo TAMZARÀ – costituitosi nel 2004 – con le sue gighe, le manfrine, le mazurke, le quadriglie, i valzer e i sirtaki- , che vive il ballo come un gioco, una passione, un modo per conoscersi divertendosi attraverso le danze tradizionali.

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ASSOCIAZIONE BALLO FOLK TAMZARA’

Sabato (e domenica mattina), imperdibile appuntamento nel centro storico di Verona con la sfilata che si tiene solitamente per il Rito di Maggio ed eccezionalmente ri-proposta al Tocatì. E’ il rito celebrato in molte culture tradizionali che festeggia il ritorno della primavera e la rinata stagione: fiori, doni della terra, musica popolare con gli strumenti titpici della cultura bretone tra cui la cornamusa ed il biniou, veramente imperdibile, qualcosa che va al dì là del superficiale aspetto folcloristico e che presenta i valori ancora gelosamente conservati e tramandati della cultura popolare di Bretagna.

Sabato 14 un altro appuntamento davvero importante al Lungadige San Giorgio, quello dell’ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA DELL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA diretta dall’organettista AMBROGIO SPARAGNA, una delle più importanti figure nel campo dello studio e della riproposta della musica tradizionale del Centro e Sud Italia. e formata da prestigiosi suonatori come Valentina Ferraiolo (tamburelli, voce), Erasmo Treglia: (torototela, ghironda, ciaramella), Clara Graziano (voce, organetto e danza), Cristiano Califfato (chitarre), Raffaello Simeoni (voce e fiati popolari), Diego Micheli al contrabbasso ed Ottavio Saviano alla batteria. Inizio alle 22:00.

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ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA

Naturalmente poi, nei giorni di venerdì (dalle 21:30 alle 23:00), sabato e domenica (a partire dalle 10:00) in “Piazza Bretagna”, ossia Piazza dei Signori, ossia Piazza Dante la farà da padrone il patrimonio tradizionale bretone: il “COLLETIF KENDALC’H” musicisti e danzatori trasformeranno la piazza in una gigantesca festa a ballo, il “Fest Noz” bretone dove convoglieranno i cultori delle danze bretoni anche dalle città limitrofe per questa rara occasione di ballare assieme a chi queste danze le perpetua. Sarà della partita anche l’ensemble “LES PIRATES” avranno modo di far apprezzare al pubblico il particolare repertorio delle ballate tradizionali legate alla marineria tipico di questa regione che si affaccia sull’Atlantico, terra di marinai da millenni. Anche questo a mio avviso un momento al quale non si può mancare.

Inoltre voglio sottolineare, nella sala degli Scacchi del Palazzo della Ragione, l’esposizione “ALLA SCOPERTA DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE IN BRETAGNA” aperta il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00.

Poi, dopo questa immersione nella cultura bretone, non resta che prendere l’auto e guidare in direzione Lorient…….

 

 

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MOSSIE MARTIN “Humours of Derrynacoosan”

MOSSIE MARTIN “Humours of Derrynacoosan”

MOSSIE MARTIN “Humours of Derrynacoosan”

AUTOPRODUZIONE. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Quando molto presuntuosamente pensi di avere un quadro non completo, diciamo almeno puntiforme, della musica tradizionale irlandese e dei suoi interpreti ed autori, ecco che il postino ti recapita a sorpresa un altro significativo CD, stavolta di un violinista di Derrynacoosan, nella Contea di Roscommon.0ialb01694903_large

Mossie Martin, violinista sopraffino, proviene da una famiglia di musicisti come nella migliore tradizione irlandese: il padre Tom suona, eccome la suona, l’armonica a bocca, la sorella Aine l’arpa ed il fratello Brendan il violino ed il banjo. Naturalmente tutti collaborano assieme al chitarrista e pianista John Blake alla realizzazione di questo “Humours of Derrynacoosan”, raccolta di brani provenienti soprattutto dalla musica popolare del Connaught del Nord, regione alla quale appartiene la contea di Roscommon. Il repertorio è scelto con grande cura e suonato con maestria , e presenta anche brani originali composti da Mossie Martin tra i quali segnalo le hornpipes “The Himalayan Hornpipe abbinata a “Pretty Mary Morissey”, proveniente dalla raccolta ottocentesca di O’Neill e la suite di jigs che apre il CD “Susan Sweeney’s / The Humors of Derrynacoosan”.

Tra gli altri brani segnalo “Planxty MacClancy” del compositore Michael Rooney del quale vi avevo già segnalato lo splendido “Macalla Suite”( https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/01/03/michael-rooney-the-macalla-suite/), la suite di reels “The Mill of Kylemore / Mullvihill’s Reel / The Green Gates” nelle quali Martin si destreggia ottimamente al tin whistle, il brano di O’Carolan “Mr. O’Connor”, splendido dialogo tra il violino di Brendan Martin, l’arpa di Aine ed il flauto di Mossie.

Disco splendido, con famiglie di musicisti come i Martin di Derrynacoosan, i MacKeon, i Rawsome o i Vallely di Armagh – per citante solo alcune –  la musica tradizionale irlandese potrà rimanere viva e vegeta a lungo. Per la felicità degli irlandesi e, se permettete, anche della nostra.

www.mossiemartin.com

mossiemartin@glail.com

 

 

JEAN-FELIX LALANNE & SOIG SIBERIL “Back to Celtic Guitar”

JEAN-FELIX LALANNE & SOIG SIBERIL “Back to Celtic Guitar”

532 – JEAN-FELIX LALANNE & SOIG SIBERIL “Back to Celtic Guitar”

AUTOPRODUZIONE JFL CD, 2019

di Alessandro Nobis

Il recupero della tradizione celtica di area bretone ha sin dai primi anni settanta trovato nei chitarristi dei veri e propri pionieri che in solitudine o in prestigiosi gruppi hanno dato un essenziale contributo allo studio ed all’innovazione, anche con repertori originali, allo sviluppo di quello che venne e viene chiamato anche oggi il folk revival bretone. Dan Ar Bras, Jacques Pellen, Gilles Le Bigot – per citarne tre – e naturalmente Soig Siberil che con questo ottimo disco in duo con un altro valentissimo strumentista, raffinatissimo autore e produttore, Jean-Felix Lalanne (“francese”) prosegue sul cammino iniziato parecchi anni fa.

SIBERIL DUOIl titolo dell’album la dice lunga sulla proposta musicale, ma non ci si aspetti “solamente” un puro distillato di musica bretone vista la preparazione accademica ed il curriculum di Lalanne (oltre venticinque lavori pubblicati) i cui territori frequentati passano da Marcel Dadì a Chopin e la composizione di musica per film.

E quindi cosa dovete aspettarvi da questo ottimo “Back to Celtic Guitar”? Aspettatevi sì un viaggio nelle melodie di area celtica non solo bretone rivisitate con arrangiamenti che mettono in risalto i suoni acustici ed elettrici dei due chitarristi ma aspettatevi anche di gustare le composizioni originali di Lalanne che mostrano tutto il suo rispetto verso la musica bretone ma anche il suo background.

Il medley “Derriere l’Horizon / The Hill of Glenorchie” svela i segreti del disco: la prima parte composta da Lalanne, la seconda un’interpretazione di una giga irlandese dall’andamento quasi blues, il tutto con la chitarra acustica di Siberil e la chitarra-Synth di Lalanne, il dialogo tra le due chitarre acustiche di “Farewell to Nigg” che incontrano il folklore scozzese di Duncan Johnsone ed una scrittura di Siberil, la delicatissima e suadente suite in tre parti di “Selena’s Dream” composta da Jean-Felix Lalanne.

Per i chitarristi acustici disco imperdibile, per gli amanti della MUSICA anche.

Segnalo inoltre concludendo che nel CD sono state inserite molto intelligentemente anche le tablature.

*Di Soig Siberil vi avevo già parlato in occasione della pubblicazione del bellissimo “Habask”, di una paio di anni fa.(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/06/10/soig-siberil-habask/)

http://www.coop-breizh.fr

GAY McKEON “The Turning of the Geese”

GAY McKEON “The Turning of the Geese”

GAY McKEON “The Turning of the Geese”

Autoproduzione. Cd, 2019

Magari non sarà molto conosciuto al di fuori dei confini irlandesi al pari di altri suoi esimi colleghi – non ha mai militato nei gruppi di folk revival più in voga a partire dagli anni Settanta -, pur tuttavia il dublinese Gay McKeon riveste un ruolo molto importante nell’ambito della divulgazione e nella didattica dello strumento principe della musica popolare irlandese, le uilleann pipes. Didattica e divulgazione è la strada scelta da numerosi e validissimi musicisti irlandesi, mi vengono in mente tra gli altri il flautista Fintan ed il piper John Brian entrambi della famiglia Vallely di Armagh: didattica e divulgazione, due aspetti davvero fondamentali se si vuole perseguire lo scopo di tramandare e divulgare repertori e strumenti nelle generazioni più giovani. Così è nata la “cantera” dei gruppi irlandesi emersi negli ultimi anni e costituiti da musicisti delle più recenti generazioni.

MCKEON 02.jpgGay Mckeon è “Chief Executive” della prestigiosa “Na Piobairi Uilleann” (l’associazione dei pipers irlandesi) ed ha dedicato al sua vita artistica allo studio ed al perfezionamento delle cornamuse rivolto soprattutto alle esibizioni solistiche, quando l’abilità tecnica e l’espressività raggiungono la perfezione. Di Gay Mckeon avevo ascoltato ed apprezzato i tre medley contenuti nel cd pubblicato nel ’94 “THE DRONES AND THE CHANTERS VOLUME 2”, ovvero “The Ace & Deuce of Pipering”, “The Monaghan Jig / Francis Aucoin” e “Miss Ramsay / James Byrne’sReel” ed ora pubblica questo brillante “The Turning of the Geese” nel quale restituisce la voce a due set di pipes, la prima appartenuta (e costruita) dal grande Leo Rowsome (suo Maestro per tutti gli anni Sessanta) e la seconda costruita da Maurice Coyne un secolo e mezzo or sono.

Va da sé quindi che il repertorio è dedicato ai due liutai ed al loro repertorio; di Rowsome segnalo il set di reels “the Ace and Deuce of Piping / Madame Bonaparte” il secondo dei quali registrato da un altro misconosciuto piper (sul continente intendo) Finbad Furey e tra le altre tracce la magnifica slow air “Lament for Eoghan Ruaddh O’Neill imparatab da Peadar Broe ed il set di gighe “The Boys of Tandragee / Blackeyed Biddy / Garryowen” nel quale McKeon è validamente accompagnato dalla brillante violinista dublinese Jacqui Martin.

MCKEON 03 (1).jpgDisco importante, impregnato di storia e di cultura irlandese; segnalo infine che Gay McKeon sarà il prossimo novembre ospite della ventiseiesima edizione del William Kennedy Piping Festival di Armagh, dove si esibirà la domenica pomeriggio accompagnato dai figli Conor e Sean.

gay@pipers.ie

http://facebook.com/mckeong

 

 

SUONI RIEMERSI: PENNOU SKOULM “Fest-Noz”

SUONI RIEMERSI: PENNOU SKOULM “Fest-Noz”

SUONI RIEMERSI: PENNOU SKOULM

“Fest-Noz”. Coop. Breizh, CD 1994

di Alessandro Nobis

Registrato tra il novembre del ’89 e l’aprile del ’94, questo disco a mio avviso rappresenta la quintessenza del movimento del folk revival della musica bretone. E questo non solo perché l’unione dei due gruppi più rappresentativi del folk revival bretone, i Gwerz (Soig Siberil, Patrick Molard e Jacky Molard) ed i Kornog (Christian Lemaitre e Jean Michel Veillon) ha prodotto grazie anche agli autorevoli ospiti (ne cito due: l’Ronan Le Bars alle uilleann pipes e Frederic Lambierge all’organetto diatonico) quello che a mio parere è un disco-capolavoro, non solo per la scelta del repertorio ma anche – e forse soprattutto – per la bellezza degli arrangiamenti che presentano la musica bretone dedicata all’accompagnamento alla danza non avvalendosi dell’apporto vocale e producendo un suono d’insieme straordinario che riesce a levigare alla perfezione gli “spigoli” che l’ortodossia della musica di questa nazione celtica talvolta presenta. Un suono che regge in tutta la sua bellezza anche decontestualizzandolo dal ballo popolare ed è proprio il solo “ascolto” che ci rivela tutto il suo fascino.

“Breizh” è una dolcissima aria suonata da Ronan Le Bars e dal chitarrista Yvon Riou, “Son Kloareg”, toccante e suggestiva l’interpretazione del flautista Herve Guillo del tradizionale “Son Kloared”, da manuale lo “Schottische” con gli arpeggi di Soig Siberil ed il flauto di Jean-MichelVeillon che introducono le uilleann pipes ed il violino dei Molard, emblematica la suite di “Marches” della Bretagna Centrale che apre il disco con il “Kan ha diskan” strumentale (questa è una forma di accompagnamento alla danza solitamente vocale, una sorte di call and response) tra il flauto e le uilleann-pipes che danno subito all’ascoltatore la cifra stilistica di questo “Fest.Noz”

 

GIUSEPPINA COLICCI – SERENA FACCI “Rosa di maggio: le registrazioni di L. Colacicchi e G. Nataletti (1949 – 50)”

GIUSEPPINA COLICCI – SERENA FACCI “Rosa di maggio: le registrazioni di L. Colacicchi e G. Nataletti (1949 – 50)”

GIUSEPPINA COLICCI – SERENA FACCI

“Rosa di maggio: le registrazioni di L. Colacicchi e G. Nataletti (1949 – 50)”

SQUI[LIBRI], 2018 Collana “aEM”. 227 pagg. con 2CD allegati. € 25,00.

di Alessandro Nobis

Questo è il sedicesimo volume pubblicato da Squi[libri] facente parte della collana aEM che sta pubblicando parte degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che tra il 1947 ed il 1972 diede via allo sviluppo degli studi etnomusicologici in Italia. In particolare questo “Rosa di maggio”, curato da Giuseppina Colicci e Serena Facci, riporta le raccolte 11 e 12 dell’archivio, ovvero le registrazioni effettuate in Ciociaria nel 1949 da Giorgio Nataletti e nell’anno seguente da Luigi Colacicchi.

ROSA DI MAGGIOSe uno degli intenti dell’Accademia – e di Squi[libri] – era quello di presentare ad un pubblico più vasto e quindi meno specialistico il preziosissimo archivio romano, come ho già scritto in altre occasioni, questo obbiettivo è stato raggiunto; al di là della veste grafica, sono i contenuti dei saggi dei curatori e le annotazioni ai 33 brani presenti nei due compact – disc che rendono quest’opera facilmente fruibile essendo scritti in modo comprensibile a tutti noi che siamo interessati alla cultura popolare. Qui, al di là del fatto puramente musicologico, è interessante conoscere il modus operandi dei ricercatori, la loro filosofia, i loro contatti con i “portatori”, le loro storie personali.

In particolare, tra le peculiarità di questa pubblicazione vorrei sottolineare che all’interno del primo CD sono riportate quattro rare registrazioni effettuate nel settembre del ‘49 a Venezia al Festival Internazionale del Folklore Musicale organizzato dall’E.N.A.L. (acronimo di Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, un ente apolitico che negli anni settanta venne dichiarato inutile ….. ed il cui posto venne preso dai sindacati di varia appartenenza politica); si tratta di due strumentali e di due novene natalizie eseguite da musicisti ciociari invitati al festival dove naturalmente brillano le zampogne e le ciaramelle. I tredici rimanenti brani presenti sul primo CD assieme ai sedici del secondo appartengono alla raccolta 12; si tratta di registrazioni sul campo effettuate da tecnici della RAI (alcuni di questi in verità furono registrati negli studi RAI) che secondo Carpitella contribuì “all’individuazione del patrimonio musicale delle comunità contadine del Lazio”.

Chiude il volume l’anastatica di “Canti Popolari di Ciociaria” di Luigi Colacicchi pubblicato originariamente nel 1936 oltre ad un breve apparato iconografico ed una sostanziosa bibliografia.

http://www.squilibri.it

 

 

ENDA SEERY “RAINING NOTES”

ENDA SEERY “RAINING NOTES”

ENDA SEERY “RAINING NOTES” (English version)

Indipendent. CD, 2018

by Alessandro Nobis

He comes from the County of Westmeath and this “Raining notes” is his third brilliant album that follows “The Winding ClocK” of 2010 and “Síocháin na Tuaithe: Peace of the Countryside” of 2013; I’m talking about Enda Seery, flautist, pianist, composer, singer and not least a music teacher. Listening to this excellent work takes us into the purest Irish tradition and the repertoire is a journey into the rhythms and melodies of the extraordinary musical casket of this land.

The arrangements are simple and effective, the instruments they accompany – the double bass by Aidan Guilfoyle, the guitar and the banjo by John Byrne – do it in an elegant and precise way, leaving space for the flutes of Seery. The repertoire includes original compositions written in the respect of tradition, pieces of oral tradition and others of composers that have given a great contribution to Irish music: among the first ones I point out the medley of initial slides “The Smell of Freshly Cut Grass / Kelleher’s / The Derravaragh “A traditional between two Seery originals and performed on the transverse flute, among the latter the set of dance air” The Hunt “for solo flute in the first part accompanied in the second by the piano, among the latter a composition of Peadar O ‘ Riada (“Cà bhfull an Solas”) combined with an original and two songs by the violinist of the Stockton’s Wing group Maurice Lennon (of the two magnificent the waltz “On Leaving Lough Melvin’s Shore”) which also writes the explanatory notes. Finally, I point out a song that struck me for its sweetness where the guitar accompanies the tin whistle in the two-gig set “The Windway, Paddy’s Whiskers”, the first original the second traditional.
The secular vein of traditional Irish music is anything but self-referential and conservative but is instead very lively and full of talents that with their precious work carry on in time, renewing it also with new compositions. Like Enda Seery for example.

http://www.endaseery.com