SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 2: The Mountain Groves”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2007

di alessandro nobis

Nativo di Londra ma “naturalizzato” irlandese, Emmett Gill è uno dei numerosi musicisti che, pur avendo una tecnica invidiabile ed una espressività davvero rara, resta per il momento poco conosciuto soprattutto nel “continente” al di fuori della cerchia degli appassionati di uilleann pipe e di conseguenza della musica tradizionale irlandese. Già nei primi anni ’80 – e quindi in giovanissima età considerando che il suo anno di nascita è il 1976 – in quel di Camden Town, quartiere londinese conosciuto per il fermento culturale che ospita, Gill ha respirato l’aria irlandese sia ascoltando la collezione di dischi dei genitori e successivamente collezionando preziosi 78 giri sia frequentando il “London Pipers Club” e maestri come Billy Browne e da John Murphy.

13853Meno male che nel 2007 la benemerita associazione “Na Píobaíri Uilleann” nella sua collana “The Ace and Deuce of Piping” ha pubblicato questo ottimo “The Mountain Groves” dove racconta le sue influenze, i suoi studi in una parola la sua passione per la cornamusa irlandese.

Qualche esempio? “The Garden of Daisies”, brillante set di danze imparato ascoltando gente come Patsy Touhey e Seamus Ennis, le gighe “Down the Black Lane / Donnybrook Fair / Scully’s Casey” provengono dal suo repertorio live, il set “Sean O’Duibhir a’Gleanna” nel repertorio di pipers e violinisti ed associato al West Clare, la slow air “”Mo Ghrád Sa An Jug Mòr Is E Lán” eseguita a-la dal fondamentale piper Willie Clancy.

Una scoperta interessante, questa di Emmett Gill, e probabilmente la sua unica registrazione pubblicata sin qui. Attendiamo smentite da parte dell’interessato o di chiunque sia più aggiornato di me.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

“THE ACE AND DEUCE OF PIPING”:

Vol. 1: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/03/21/suoni-riemersi-eliot-grasso-up-against-the-flatirons/

Vol. 3: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/04/09/suoni-riemersi-robbie-hannan-the-ace-and-deuce-of-piping-vol-4-the-tempest/

Vol. 4: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/06/22/caoimhin-ofearghail-uilleann-piping-from-county-waterford/

 

 

DALLA PICCIONAIA: SUONI DELLA MURGIA 2020

DALLA PICCIONAIA: SUONI DELLA MURGIA 2020

DALLA PICCIONAIA: SUONI DELLA MURGIA 2020 “Rassegna internazionale di musica popolare”

XIX EDIZIONE, 17 LUGLIO – 14 NOVEMBRE 2020

di alessandro nobis

Con il contributo della Regione Puglia e dell’Amministrazione Comunale di Altamura e sotto la competente direzione artistica di Luigi Bolognese inizia dopodomani, venerdì 17 luglio al Centro Visite Lamalunga – L’Uomo di Altamura – la diciannovesima edizione di “Suoni della Murgia”, una delle più interessanti rassegne di musica tradizionale e dintorni del panorama estivo nazionale e questo, va detto, è merito soprattutto dell’impegno profuso generosamente negli anni da Luigi Bolognese e Maria Moramarco dell’ensemble Uaragniaun che hanno dato a Suoni della Murgia una particolare connotazione e una sempre maggiore risonanza internazionale.

Quest’anno la pandemia ha forzatamente costretto gli organizzatori ad aguzzare il loro ingegno ideando una rassegna itinerante e diversa dalle passate edizioni, e le bellezze naturali ed antropiche – le masserie ed i piccoli centri – della terra di Puglia ed in particolare della Murgia barese saranno quindi lo scenario degli appuntamenti il cui programma è riportato in calce.

La rassegna si concluderà a metà novembre, con una pausa nelle due settimane dopo Ferragosto, e propone eventi nel segno della grande qualità che rendono omaggio alla storia della terra di Murgia ospitando musiche e musicisti europei ma anche sudamericani, africani ed asiatici, un bel modo per conoscere culture “altre” che solamente in rassegne come queste trovano spazio in adeguati scenari ed un pubblico curioso ed attento. Insomma, un bel modo di trascorrere qualche giorno alla scoperta dell’entroterra di Puglia, delle sue bellezze e naturalmente della sua ricchissima eno – gastronomia.

Il programma, lo leggerete, è davvero ricco e mi voglio soffermare sugli appuntamenti che, se fossi in zona, non mi lascerei sfuggire. Procedendo in ordine cronologico, personalmente inizierei il 18 luglio presso la Dimora Cagnazzi ad Altamuradove Elias Nardi (liuto arabo), Ares Tavolazzi (contrabbasso) e Daniele Bonaventura (bandoneon) presentano il loro recente bellissimo “Ghimel” ( https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/17/nardi-·di-bonaventura-·tavolazzi-ghimel/) ed il giorno seguente, sempre ad Altamura, mi incuriosisce non poco la performance della violoncellista e cantante Simona Colonna che con i “Live electronics” di Stefano Melone presentano il loro progetto “Curima, curima …), tra classicità ed contemporaneità. Naturalmente imperdibili, il 5 agosto alla Masseria San Domenicoi canti arcaici dedicati al mondo dell’infanzia – e non solo – di “Cillacilla” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/25/maria-moramarco-cillacilla/) raccolti e proposti da Maria Moramarco a Murà presentati assieme a Luigi Bolognese, Alessandro Pipino, Adolfo La Volpe e Francesco Savoretti.

Il 13 agosto, sempre ad Altamura presso la Dimora Cagnazzi, concerto per due nickelharpa (Marco Ambrosini ed Angela Ambrosini) e pianoforte (Eva Maria Rusche), un affascinante viaggio nella musica di origine popolare, dal rinascimento di Diego Ortiz alla musica del Novecento di Bartok Bela mutuato dal magico suono della nickelharpa di cui Marco Ambrosini è senz’altro uno dei maggiori interpreti (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/02/marco-ambrosini-·-ensemble-supersonus-resonances/). La prima parte della rassegna si conclude la vigilia di Ferragosto con un altro importante appuntamento, il concerto di Banditaliana – alle 20:30 presso la Masseria Conti Filo –  dove il quartetto presenta la sua più recente produzione discografica, “Argento”

Ma forse l’appuntamento più atteso è quello programmato per i primi due giorni di settembre che si terrà presso il Campo 65, tra Gravina di Puglia ed Altamura: è l’anteprima di uno evento progettato dalle associazioni Suoni della Murgia e Campo 65. Campo 65 è il nome del più grande campo di prigionia italiano della Seconda Guerra Mondiale riconosciuto dalla Regione Puglia come “luogo della memoria”.La performance musicale e teatrale trae origine da una ricerca storica di Domenico Bolognese negli archive militari britannici e germanici e prende vita dalle testimonianze e dalle storie personali di coloro i quali hanno forzatamente trascorso un drammatico periodo della loro vita in questo campo di detenzione. L’evento è stato realizzato in collaborazione con Il Teatro delle Storie Vere di Trento, con il Festival della Lentezza di Parma, con il Maestro Maglio del Conservatorio di Bari e con il comune di Altamura ed ha in modo molto appropriato coinvolto i ragazzi delle scuole superiori, in particolare una sezione del Liceo Scientifico Federico II e del Liceo Classico Cagnazzi, entrambi di Altamura. Il lavoro, che va ad aggiungere un importante tassello alla storia del XX° ed in particolare del secondo conflitto mondiale e delle microstorie di coloro vi sono stati convolti, nelle intenzioni dei promotori rappresenta un primo passo che ci permetterà di far conoscere storie sconosciute di alcuni protagonisti del più grande conflitto mondiale del ‘900 in una produzione che ha la giusta ambizione di essere proposto non solo in Italia ma anche a livello internazionale.

Ultima segnalazione riguarda il concerto del 3 ottobre nella Sala Tommaso Fiore a Gal Terme di Murge ad Altamura: protagonisti la voce e la viola da gamba dell’argentina Luciana Elizondo, che nel 2019 ha pubblicato un splendido lavoro solista (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/27/luciana-elizondo-alone/); con il chitarrista Quito Gato rivisiterà le musiche tradzionali sudamericane. Un evento davvero imperdibile, un itinerario nel folklore latino Americano lontano dai soliti cliché.

Concludendo, Suoni della Murgia é una significativa rassegna che merita di essere sostenuta sempre più dalle Istituzioni considerato che rappresenta senza ombra di dubbio uno dei segni distintivi dell’estate culturale pugliese ed italiana. 

immagine copertina pagina-01.jpgGLI APPUNTAMENTI

17 luglio ore 20.30 – Centro visite l’Uomo di Altamura, Lamalunga 

RADICANTO: Un sogno così. Omaggio a Domenico Modugno. Maria Giaquinto, canto e narrazione, Giuseppe De Trizio, chitarra classica, Adolfo La Volpe, chitarra elettrica, basso elettrico, Francesco De Palma, cajon, percussioni

18 luglio ore 20.30 – Dimora Cagnazzi, Altamura.

“GHIMEL”, presentazione del cd.Elias Nardi, Oud, Daniele Di Bonaventura, Bandoneon, Ares Tavolazzi, Double Bass,  Fretless B

19 luglio ore 20.00 – Agor@teca, Altamura

“ Curima, curima… “: Concerto per voce, anima e violoncello. SIMONA COLONNA: voce e violoncello, STEFANO MELONE: live electronics

Ore 21.15  Agor@teca, Altamura.Il regista Gianfranco Pannone presenta il docufilm: “ Scherza con i fanti “ 2019 

29 luglio ore 20.30 – Masseria San Domenico, Murà. Claudio Prima “ Nina Balla di madre italiana” Concerto di musiche e parole

 3 agosto ore 20,30 – Masseria San Domenico, Murà. AYOM, Musica do atlantico negro. Jabù Morales voce e percussioni, Alberto Becucci fisarmonica, Olmo Marin chitarra, Ricardo Quinteira basso, Timoteo Grignani percussioni, Walter Martins percussioni 

4 agosto ore 20.30 – Masseria Castelli

Duo Savoretti – Mina: Sonorità tradizionali e le incursioni dell’elettronica. Francesco Savoretti : percussioni mediterranee e live electronics, Fabio Mina: flauti 

4 agosto ore 21.30 – Masseria Castelli: Terra Brazil. Forrò e musica popolare brasiliana

5 agosto ore 20,30 – Masseria San Domenico, Murà: Francesco Moramarco Project. Francesco Moramarco chitarra elettrica, Domenico Caliri chitarra elettrica, Manco Donato batteria e rav, Francesco Lavecchia basso elettrico, Grazia Lombardi voce e violino

5 agosto ore 21,30 – Masseria San Domenico, Murà. “Cillacilla”:Maria  Moramarco, voce, Luigi Bolognese, chitarre, Alessandro Pipino, organetti, fisarmonica e colori sonori, Adolfo La Volpe, oud chitarra portoghese, Francesco Savoretti, percussioni mediterranee e live electronics

10 agosto ore 20.30 – Masseria Castelli. Uaragniaun: Maria Moramarco  voce e chitarra, Luigi Bolognese chitarra, mandoloncello, Silvio Teot percussioni, voce, Filippo Giordano violino 

10 agosto ore 21.30 – Masseria Castelli.Arsene Solo, Shaman Showman

13 agosto ore 20.30 – Dimora Cagnazzi. Terrae. Presentazione CD “Approdi”

 13 agosto ore 21.30 – Dimora Cagnazzi. “Dal Barocco a Béla Bartók”: musiche di Diego Ortiz, Orlando Gibbons, Antonio Vivaldi, J.S. Bach e Béla Bartók. Angela Ambrosini e Marco Ambrosini, Nyckelharpa, Eva-Maria Rusche, Pianoforte

14 Agosto ore 20.30 – Masseria Conti Filo. Riccardo Tesi & Banditalianapresentani il CD “Argento” 

1-2 settembre – Campo 65, Altamura: Campo 65 anteprima assoluta di una produzione realizzata dalle associazioni culturaliSuoni della Murgia e Campo 65 

3 ottobre ore 20.00 – Sala Tommaso Fiore ( Gal Terre di Murge ) Altamura. Presentzione del CD “Murgia”. Michele Santarcangelo chitarre, con Annamaria Rifino : arpa celtica

3 ottobre ore 21.00 – Sala Tommaso Fiore ( Gal Terre di Murge ) Altamura. “ La copla Perdida “, Percorsi e memorie del folklore dell’ America Latinacon Luciana Elizondo, Canto e Viola da Gamba e Quito Gato Chitarre a 5 e 6 ordini

14 novembre 20.00 – Sala Tommaso Fiore ( Gal Terre di Murge ) Altamura. Radicanto: “Conosco appena le mani”: Maria Giaquinto(canto), Giuseppe De Trizio(chitarra classica),Adolfo La Volpe(chitarra acustica, chitarra portoghese)e Francesco De Palma(percussioni)

info e contatti: https://www.facebook.com/suonidellamurgia/

info@suonidellamurgia.net

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. IRISH PIPERING Volume 2”

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. IRISH PIPERING Volume 2”

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. Irish Pipering Volume 2”

Claddagh Records. LP, CD. 1994

di alessandro nobis

A più di vent’anni di distanza dal primo (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/26/suoni-riemersi-the-drones-and-the-chanters-irish-pipering-vol-1/) nel 1994 la benemerita Claddagh Records pubblicò il secondo volume di “The Drones and the Chanters: Irish Pipering”, stavolta con i contributi di Robbie Hannan, Gay McKeon, Joseph McLaughlin, Sean Potts, Liam O’Flynn, Michael O’Brian e Ronan Browne ovvero il meglio del panorama dei pipers dell’epoca, anche se manca a mio avviso il grande Paddy Keenan.

Molti conoscono alcuni dei pipers sopra citati per i loro set acustici o per essere stati membri di gruppi, altri sono meno conosciuti dagli appassionati soprattutto non irlandesi, come chi scrive: mi riferisco in particolare a Joseph McLaughlin, Michael O’Brian e Sean Potts.

Il primo è originario della città di Derry ed ai tempi di questa registrazione lavorava come dentista. Il suo stile è influenzato dalla musica per violino e con Robbie Hannan ha avuto il grande merito di far conoscere la musica per violino del Donegal – uno stile molto caratteristico e facilmente distinguibile dagli altri – ai suonatori di uilleann pipes. Tre i brani qui presenti tra i quali il famoso “The Lark In the morning” (interpretato anche da Hamish Moore e dai Boys of the Lough), pubblicato nel 1804 in una collezione in Scozia da O’Farrell mentre il mitico O’Neill ne pubblicò ben sei versioni a testimoniare la diffusione di questo bellissimo jig.

Michael O’Brian è un insegnante dublinese che a nove anni iniziò a suonare le pipes. Si fece la sua esperienze venendo in contatto con i pipers che suonavano in Thomas Street, al “Piper’s Club” e per quel che ne so le tre tracce presenti qui sono le uniche testimonianze del suo stile raffinato e caratterizzato da un senso del ritmo fuori del comune. Tra loro importante è il set di tre jig (“An Rògaire Dubh” / Na Ceannabhàin Bhàna / Pàidin O’ Raofeartheigh”) perché sono trascrizioni leggermente modificate per esaltare il suono delle pipes dal repertorio del cantante del Connemara Pàdraig O’Ceannabhàin.

Ed un altro musicista influenzato dagli stili di Seamus Ennis e Willie Clancy è Ronan Browne oltre che dai genitori. La struggente slow air “Port na bPucai” è originaria delle isola Blasket nel Kerry; la leggenda narra che descriva il triste lamento per la morte di una fata, ma un’altra interpretazione più reale sostiene che la melodia si riferisca ad una comunicazione sonora tra due balene sentito dai pescatori ed amplificato dallo scafo delle imbarcazioni.

Disco molto importante per il suo valore antologico e per il repertorio.

 

 

 

JACQUI McSHEE & KEVIN DEMPSEY “From there to here”

JACQUI McSHEE & KEVIN DEMPSEY “From there to here”

JACQUI McSHEE & KEVIN DEMPSEY  “From there to here”

MCDEM Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Pur frequentando lo stesso ambiente musicale londinese da molto prima, Jacqui McShee e Kevin Dempsey
pubblicano solo ora questo magnifico lavoro acustico che contiene classici del folk, brani di autore e parecchie canzoni scritte a quattro mani. Jacqui McShee è una delle muse del folk inglese ed è stata componente di quello straordinario quintetto che risponde al nome di Pentangle, il più originale a mio avviso nella ricerca di una nuova dimensione per il folk inglese; Kevin Dempsey è uno dei migliori chitarristi acustici che la scena inglese abbia prodotto (chi siano gli altri lo potete immaginare) ed anche un ottimo cantante e di lui vorrei citare almeno due “presenze”, quella con i Whippersnapper e quella con i Dando Shaft.

MCSHEE DEMPSEY.jpgIn “From there to here” i due nostri eroi si incontrano e danno vita ad un disco che nella sua semplicità, spontaneità, pacatezza e sincerità lascia l’ascoltatore letteralmente a bocca aperta. La voce della McShee ed il sapiente, raffinato quanto ricercato tocco di Dempsey valorizzano al meglio il repertorio proposto che come dicevo in apertura pur essendo caratterizzato da un costante equilibrio sonoro affronta brani di diversa provenienza.

Lasciatemi citare inizialmente la toccante lettura di “Lord Franklin”, una delle più significative e belle ballad di metà Ottocento qui con una breve introduzione di Dempsey, fine cesellatore in tutto il lavoro, ed al suo ascolto mi viene da pensare sia una dedica a John Renbourn che mantenne questo brano nel suo repertorio live per decenni, e la bellezza e semplicità esecutiva di un altro splendido canto narrativo tradizionale appalachiano, dal repertorio dei seminali New Lost City Ramblers ma di origine scozzese incluso nel catalogo Roud con il numero 268: è la storia d’amore di “Jack Monroe”, una ragazza che per seguire il suo amore si traveste da uomo e si imbarca sulla stessa nave di lui, Jackie Frazier (“Jack-A-Roe” è il nome maschile che lei stessa si attribuisce).IMG_9288.jpg Poi davvero interessante la resa acustica di “Nature Boy”, composta da Eden Ahbez (George McGrew) per Nat King Cole nel ’47 (registrato tra gli altri da Lady Gaga), un tributo a Bill Pastor per avergli fatto conoscere la cultura vegana crudista (i Nature Boy erano appunto gli adepti a questa filosofia), e tra i cinque brani originali segnalo “Telephone Lies” cantata da Dempsey (la lontananza anche temporanea dagli affetti familiari) e “Beautiful Island” scritta interpretata da Jacqui McShee con uno splendido accompagnato fingerpicking di Dempsey, pacato ricordo dell’avventura della sua famiglia passata nel ’92 alle Bahamas durante il passaggio dell’uragano Andrew.

Per me questo lavoro è uno dei dischi più significativi della prima metà di questo imprevedibile 2020. Jacqui McShee e Kevin Dempsey saranno probabilmente in Italia in autunno.

Ora attendo con impazienza il nuovo lavoro di Shirley Collins, previsto per l’estate.

Jacqui McShee e Kevin Dempsey saranno probabilmente in Italia in autunno.

Contatti: https://www.facebook.com/geomusicagency/?epa=SEARCH_BOX

 

 

 

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH

di alessandro nobis

Come era tutto sommato abbastanza prevedibile viste in primis l’assoluta imprevedibilità – il gioco di parole è voluto – del Corona Virus ma anche la cura e professionalità che da sempre distingue l’Armagh Pipers Club nell’organizzare le proprie attività, la ventisettesima edizione del William Kennedy Piping Festival in programma come di consueto alla metà del prossimo mese di novembre è stata ufficialmente annullata. Non è stata una decisione facile da prendere, ma a mio avviso è stata intelligente e la migliore soluzione possibile vista l’impossibilità di prevedere lo sviluppo della pandemia; procastinare la decisione di altre settimane tenendo sulle spine artisti e pubblico soprattutto quello proveniente dai Paesi Europei e nordamericani – che si sarebbe trovato alle prese con problemi di annullamento delle prenotazioni di voli e alberghi – non sarebbe stato serio e non in linea con il modus operandi del Club.

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IRISH SESSION, WKPF 2019

Nell’esplicativo comunicato stampa rilasciato pochi giorni or sono, il Direttore Brian Vallely ha dichiarato: “Teniamo molto alla salute ed alla sicurezza di tutti i membri del Club che partecipano all’organizzazione, del pubblico e degli ospiti musicisti invitati e non potremmo lavorare alla preparazione del festival con la coscienza tranquilla. Oltre a ciò temiamo restrizioni nei viaggi e negli spostamenti interni e inoltre sarebbe difficile per noi mantenere fede alla qualità delle proposte che per 26 edizioni siamo riusciti a mantenere costante. Avevamo già stabilito il programma e invitato i musicisti (il programma comunque non è stato divulgato, n.d.r.)confidando che questa edizione sarebbe stata di qualità superiore; eravamo pronti a presentare il programma nei giorni in cui la pandemia è iniziata, e faremo tutto il possibile per riproporre il programma l’anno venturo”.

Durante questi mesi di lockdown il Club comunque la proseguito la sua preziosissima attività nel campo della didattica che lo contraddistingue nonostante le difficoltà procurate dal diffondersi della pandemia, con 24 insegnanti “tutors” che hanno registrato e caricato sul sito web per i loro studenti “in remoto”. “Abbiamo preparato oltre 300 lezioni in formato video e molte altre sono state inviate tramite la posta elettronica, e siamo davvero fieri dei tutori per il loro spirito di adattamento in questa particolare situazione e voglio ringraziare l’Arts Council od Northern Ireland per il continuo supporto economico fornito anche durante questa emergenza”, conclude Mr. Vallely.

Quindi ci si vede ad Armagh a novembre, del 2021.

ENGLISH LANGUAGE, COURTESY OF ARMAGH PIPERS CLUB

Armagh Pipers Club has taken the difficult decision to cancel this year’s William Kennedy Piping Festival. The 27th edition of this international gathering celebrating all forms of pipe-based traditional music was to have taken place in Armagh city in mid-November. 

The Director of the Pipers Club, Brian Vallely, said: “We take the health and safety of all our Club members, audience members and invited guests extremely seriously so we could not in good conscience continue planning for this year’s event under the current circumstances. Apart from this there would more than likely be attendance restrictions and possibly travel restrictions in place, making it extremely difficult for us to present the type and quality of festival we want and regular attendees expect. 

“We had already booked all of the artists for this year’s festival and the program was ready to launch when this virus took over. We will now turn our attention to making sure the 2021 event will be the best ever, and we will of course endeavour to re-book all of these same artists.”

The cancellation of the festival comes despite the Club’s success in moving its music education programme completely online.  Until the pandemic struck, the Club was offering 36 classes every week to over 200 students, in rented school premises. Lockdown forced a rapid rethink and within a few days the Club’s team of 24 tutors were recording and uploading lessons for their students to follow from home.

Mr Vallely said: “We managed to complete the term with over 300 lessons delivered in video format, and dozens of others emailed out to class members with notes and sound recordings. We are very grateful to the tutors for adapting so enthusiastically to this new way of working, and to the Arts Council of Northern Ireland for continuing to fund the education programme during this emergency.” The charity, which has been teaching traditional music since 1966, has continued to sell its tutor books and other publications worldwide throughout the lockdown, and is now planning for a new year of teaching starting in September. 

For further information:

Ciarán Ó Maoláin, secretary, Armagh Pipers Club

ciaran@armaghpipers.com / +44 (0)7712 809933

 

 

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL

“The Ace and Deuce of Piping Vol. 4: Uilleann Piping from County Waterford”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2020

di alessandro nobis

Il piper Caoimhín Ó Fearghail è originario di uno dei Gaeltacht irlandesi e precisamente da An Rinn, nella meridionale Contea di Waterford e come quasi tutti gli uilleann pipers ha iniziato a suonare la musica tradizionale partendo dal tin-whistle, il flauto diritto di metallo per poi passare alla cornamusa, molto più complessa e considerata lo strumento principe della musica popolare irlandese. Allievo di David Power, dichiara apertamente di aver subito l’influenza – e non poteva essere altrimenti – dei capostipiti Willie Clancy, Patsy Touhey, Tommy Reck e naturalmente Seamus Ennis.

FEARGHAIL 1Questo magnifico CD è il quarto della serie “The Ace and Deuce of Piping” curato dall’associazione Na Piobairi Uilleann ed il suo repertorio apre una finestra sulla tradizione della sua terra, appunto il Waterford come il reel “The One Horned Cow” appreso da Lima Walsh e da lui inciso nel lontanissimo ‘33 e qui associato a “The Ramblin Thatcher”, appreso dal disco “The Fire Aflame” (O’Flynn, Jeane e Molloy) ed a “The Fermoy Lasses” o la slow air “Miss Brien an Chuilfhionn” imparata ascoltando una versione cantata da Walter Power.

Notevolissima la versione in “solo” di Johnny Cope che gli appassionati ricorderanno incisa anche dai primi Planxty (ma anche dal flautista Fintan Vallely)  nel 1984 e da Ennis nel ’78) e soprattutto il set “Bonaparte’s Retreat” abbinato alla hornpipe “Callaghan’s Hornpipe”, quest’ultima ispirata al grande Seamus Ennis; di “Bonaparte’s Retreat” ne sono state incise varie versioni (Chieftains, Finbar Furey e oltreoceano da Norman Blake e John Hartford) e presumibilmente fu composta nel XIX secolo dopo la ritirata di Napoleone del 1812 in Russia, disfatta che secondo alcuni storici salvò le isole britanniche da una possibile invasione francese ….. O’Fearghail ne riporta una versione struggente come probabilmente era quella di Tommy Kearney, violinista che insegnò la melodia al nostro giovane piper della Waterford County.

Non sono a conoscenza di altre incisioni di Caoimhín Ó Fearghail: attendo notizie, ma intanto questo disco è bellissimo.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

 

 

STEFCE STOJKOVSKI  “Dance and Songs from Mariovo”

STEFCE STOJKOVSKI  “Dance and Songs from Mariovo”

STEFCE STOJKOVSKI  “Dance and Songs from Mariovo”

Autoproduzione. CD, 2019

di alessandro nobis

Ho conosciuto il polistrumentista Stefce Stojkovski lo scorso novembre, all’edizione 2019 del William Kennedy Pipers Festival; orgogliosamente cittadino della Repubblica di Macedonia (quella di Skopje, per intenderci, denominata Repubblica di Macedonia del Nord per compiacere all’UE) al di là della simpatia e gentilezza è stata una delle piacevoli sorprese del festival. Si sa come gli irlandesi amino da tempo grazie al lavoro di Andy Irvine le danze in tempo dispari balcaniche e la bellissima esibizione di Stojkovski nella sede dell’Armagh Pipers Club è stata un successo.

stefce

Questo “Dance and Songs from Mariovo” è il più recente lavoro di Stojkovski che lo ha tenuto impegnato dal 2012 al 2019, considerati le sue numerose attività culturali a Skopje. L’idea che sta alla base di questo lavoro è quella di perpetuare la secolare tradizione macedone, in particolare negli stili della regione montuosa meridionale di Mariovo, componendo musica contestualizzata alla danza e interpretando canzoni dedicate alla storia della Repubblica di Macedonia ed in particolare alle lotte contro gli Ottomani, modificandone in parte i testi come nelle bellissime “Zaplatako e Mariovo” (nel repertorio anche della cantante Petranika Kostadinova) che apre questo dischetto e “Po pat odam, za pat prasham”.

Non potevano mancare le “oro”, o “Horo”, le più antiche danze tradizionali – pare tipiche dei Traci – che accompagnano i balli di gruppo e che sono il marchio della musica macedone in generale. Stojkovski suona tutti gli strumenti e canta, ma l’illusione di trovarsi davanti ad un ensemble è molto forte, e questo onora le capacità strumentali – gaida, kaval, percussioni, tambura – e l’intelligenza creativa anche in fase di registrazione del musicista macedone, basta ascoltare “Sitnoto oro” che chiude in bellezza il disco e “”Arnautskoto oro”. Danze travolgenti che ti portano in un attimo nei villaggi macedoni a partecipare a qualche celebrazione della storia di questo popolo orgoglioso, un disco che apre un’ampia finestra su questa !nuova” nazione balcanica e naturalmente europea.

Uno straordinario esempio di attaccamento alle proprie radici storico culturali.

http://stefcestojkovski.mk

 

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

AA.VV. “The Drones and the Chanters: Irish Pipering”, Volume 1

Claddagh Records. CD, LP 1971

di alessandro nobis

Se desiderate avvicinarvi alla musica tradizionale irlandese attraverso il suo strumento principe, le “Uilleann Pipes”, questo CD rappresenta “IL” vostro punto di partenza; è soprattutto lo “status quo” del 1971 relativo a questo strumento in Irlanda e presenta solisti che sono considerate delle vere e proprie icone accanto ad altri meno conosciuti almeno fuori d’Irlanda. Qui abbiamo Seamus Ennis, Willie Clancy, Leo Rowsome, Peadar Broe, Paddy Moloney, Tommy Reck e Dan Dowd. Sui primi tre sono stati scritti fiumi di parole vista la loro importanza nella conservazione del patrimonio tradizionale, per i loro stili nel suonare le uilleann pipes e per avere letteralmente “trascinato” decine di giovani irlandesi alla pratica della musica popolare attraverso quello che è considerato il suo strumento principe.

Di Paddy Moloney, uno dei fondatori dei Chieftains (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/02/05/suoni-riemersi-the-chieftains/), sono qui presenti le sue uniche registrazioni “in solo”, che io sappia e già questo è motivo di grande interesse verso questo CD: tra queste segnalo una composizione di Turlogh O’Carolan, “Bumper Squire Jones”.

Peadar Broe è presente in questa preziosa antologia con un solo brano, il reel “The Trip to Darrow”; originario di Dublino e fedele adepto allo stile di Seamus Ennis – anche se Rowsome fu il suo primo maestro oltre a donargli il suo primo set di cornamuse – fu anche un ottimo suonatore di tin whistle (strumento che molti pipers hanno affrontato prima di passare alla cornamusa) ed era figlio dell’arpista Treasa Nic Chormaic. Visse una buona parte della sua vita nei dintorni nelle campagne intorno a Cork e scomparve nel 1974.

Anche Dan Dowd qui è presente con un solo – ma significativo –  contributo, la slow air dan dowdAn Buachaill Caol Dubh”: originario di Dublino e reduce della guerra d’Indipendenza Irlandese, ha avuto come insegnanti Rowsome e Billy Andrews ed era tra i più considerati pipers dell’epoca; la sua casa era meta di musicisti famosi e meno famosi che da lui volevano imparare i segreti dello strumento, un set costruito nel 1852 che ha una storia che va raccontata: John Coughlan, un ciabattino emigrato in America passò il set al figlio che in seguito emigrò in Australia. Dopo la sua morte la cornamusa rimase nella sua custodia per molti anni fino a quando un vigile del fuoco – e piper -, Bill Crowe le riportò in Irlanda nel 1954, conobbe Dan Dowd e prima di ritornare in Australia lasciò il set allo stesso Dowd del quale possiamo solo immaginare la felicità nel ritornare in possesso delle sue uilleann pipes.

tommy reck 1Di Tommy Reck, scomparso nel 1991, fu anche un ottimo violinista, e qui abbiamo la possibilità di ascoltare tre brani eseguiti alle uilleann pipes: due reels (“The Scholar” e “The Salamanca”) ed uno slip jig, “Top it Off”. Negli anni Cinquanta, con Tommy Potts, rappresentava quanto di meglio si poteva ascoltare nell’area di Dublino; allievo di JohnPotts, padre di Tommy, amava suonare in duo con i violinisti come Joe Ryan o Peadar O’Loughlin. Nel ’77 pubblicò un disco, “The Stone in the Field”, registrato con un prezioso set di cornamuse fabbricate da Timothy Kenna tra il 1768 ed il 1794.

Nel 1994 sempre la Claddagh Records pubblicherà il secondo volume con contributi di Robbie Hannan, Gay McKeon, Joseph McLaughlin, Sean Potts, Liam O’Flynn, Michael O’Brian e Ronan Browne.

 

 

 

SUONI RIEMERSI: THE BOTHY BAND “Bothy Band”

SUONI RIEMERSI: THE BOTHY BAND “Bothy Band”

SUONI RIEMERSI: THE BOTHY BAND “Bothy Band”

Mulligan Records 002. LP, 1975

di alessandro nobis

Dopo aver registrato tre album con i Planxty, Donal Lunny lascia con grande sorpresa di tutti il gruppo in cerca di qualcosa di nuovo, di un nuovo progetto, di un nuovo suono (ma tornerà qualche anno dopo, con grande sollazzo nostro) e su commissione della prestigiosa etichetta Gael-Inn organizza un supergruppo assieme a Paddy Glackin, Tony Macmahon, Matt Molloy, Paddy Keenan ed i fratelli O’ Dhohmnaill, Triona e Michael per un evento che resterà unico. Il gruppo, chiamato Seachtair, senza Glakin e MacMahon e con l’arrivo del violinista Tommy Peoples diventa la Bothy Band, con il nome che fa riferimento alle Bothy Ballads cantate in Scozia dagli operai soprattutto negli ostelli dove erano alloggiati in quanto nubili (tra l’altro, già che siamo, ricordo che alcune delle Child Ballads praticamente scomparse furono “recuperate” dai ricercatori dal canto di questi operai che le avevano imparate attraverso la trasmissione orale n.d.r.).

La Bothy Band diventata un sestetto registra il suo primo omonimo album per la benemerita Mulligan Records distinguendosi immediatamente soprattutto per il particolare suono del clavicembalo, per la voce evocativa di Triona O’ Dhohmnaill (la splendida esecuzione di “Do you Love an Apple”) oltre che per la presenza del flauto (Matt Molloy) e del violino (Tommy Peoples) fondamentali per costruire assiei plettri il suono della Bothy Band; un album che ancora oggi si ascolta con grande piacere e che a posteriori lo fa considerare come una delle pietre miliari del movimento del cosiddetto “folk revival” irlandese.

C’è spazio anche per il solismo: il medley curato da Peoples, uno strathspey abbinato ad un reel (“Hector the hero / La Laird of Drumblaire”) con il “bordone” di Keenan,  le pipes che aprono “Patsy Geary’s / Coleman’s cross” ed il jig (“Give us a drink of water”) proveniente dalla raccolta di O’Neill, che segue il celeberrimo “Kesh Jig” (inciso per la prima volta nel 1945 dalla Kinora Ceilidhe Band per la His Master Voice, naturalmente su 78 rpm n.d.r.) inserito nel medley iniziale sono due autentiche perle assieme al reel “cantato” “Pretty Peg” introdotta a cappella da Triona O’ Dhohmnaill.

Ma tutto il disco è un capolavoro. Fatemelo dire, stavolta.

 

 

IL DIAPASON incontra JOHN BRIAN VALLELY

IL DIAPASON incontra JOHN BRIAN VALLELY

IL DIAPASON INCONTRA JOHN BRIAN VALLELY

di Alessandro Nobis

Classe 1941, John Brian Vallely è una delle figure più carismatica e rappresentativa della tradizione irlandese dell’Ulster. Proveniente da una famiglia legata alla lingua irlandese ed allo sport, ha sviluppato un fortissimo legame con l’arte pittorica dipingendo con le sue tele ed i suoi pastelli aspetti della cultura irlandese, dallo sport alla musica, ed in questo ambito ha prodotto alcune tra le più suggestive copertine di dischi e CD come quelle di Robbie Hannan, di Kevin Crawford dei Lunasa, di Laoise Kelly e Tiarnan O’Duinchinn. Negli anni Ottanta ha esposto le sue opere anche in Italia, nella Dogana Vecchia di Lazise ed al Castello Scaligero di Malcesine, entrambe località del Lago di Garda. E’ stato segretario per la sede di Armagh del Ceoltoiri Chualann Eireann(1)fino al 1966, quando ebbe l’idea di fondare l’Armagh Pipers Club, che si occupa in modo molto efficace della didattica e nell’organizzazione del prestigioso William Kennedy Pipers Festival (#WKPF), incontro di pipers e di appassionati di tutto il mondo che anima la città di Armagh durante il mese di novembre e che quest’anno si terrà dal 19 al 22, CoronaVirus permettendo.

Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua lunga storia soprattutto di musicista e di piper in particolare, di instancabile promoter e di studioso della musica irlandese che ha preferito ad un certo punto le nobili strade dell’arte e della didattica a quella di musicista professionista.

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Mr. Vallely, lei proviene da una famiglia con un forte legame verso le tradizioni irlandesi, in particolare quella linguistica e musicale. Quali sono le origini dei “Vallely” di Armagh?

Le origini sono molto lontane nel tempo. Il nome Vallely è già presente nell’era pre-cristiana semplicemente come Ailill. Nei primi tempi del cristianesimo appare come Mac Ailille nel distretto di Loughgall nella baronia di O’Neill vicino al Lago Neagh, ed in seguito nei documenti chiamati “The Hearth Rolls” del 1664 si trova il nome di Brian Bui McIlvallely (1624 – 1700) inglesizzato poi semplicemente come Vallely. Il cognome è associato alla cittadina di Cladymore (nella Contea di Armagh) ed è generalmente accettato dagli storici che la nostra famiglia arrivò da Cladymore ad Armagh nel diciottesimo secolo e di qui a Drumcairn, due miglia a nord di Armagh e questo a metà del diciannovesimo secolo.

Come si è avvicinato alla musica ed allo studio delle uilleann pipes, chi è stato il suo primo insegnante?

Posso definirmi più o meno un autodidatta: iniziai mentre studiavo all’Edinburgo College of Art; tra i miei amici c’era Tony Valentine, figlio di immigrati italiani, jazzista che suonava il corno in un gruppo formato da altri musicisti italiani, immigrati di seconda generazione ad Edimburgo. Ricordo che andammo a vari concerti jazz tutti assieme, tra i quali un memorabile concerto a Glasgow di Dave Brubeck. In quegli anni avevo sviluppato un forte interesse verso la musica tradizionale irlandese dopo avere ascoltato delle registrazioni del gruppo di Sean O’Riada, il Ceoltoiri Chualann: era il 1959 e a quel tempo ero iscritto al Belfast College of Art. A quel punto il mio interesse era diventato un’ossessione tanto che, ritornato a Edimburgo, mi portai tutte le registrazioni che potevo trovare a quel tempo assieme ad un giradischi. Il mio amico Tony mi incitava a suonare quella musica e mi convinse ad iniziare, accompagnandomi in un famoso negozio di cornamuse che si chiamava “Glenn’s”. Avevo deciso di orientarmi sul flauto per il momento e da Glenn’s c’era una magnifica collezione di flauti del 18° e 19° secolo. Non ero ancora sicuro se il suono che avevo in mente era quello del flauto e così il proprietario suonò per me “Rock Road to Dublin” e finì che acquistai un flauto tedesco a otto chiavi costruito nel 19° secolo.

Qualche tempo dopo fui attirato da un suono che però non riuscivo ad identificare, e quando feci visita ad un negozio di dischi a Belfast cerai di descrivere quel “suono” al proprietario Billy McBurney, che aveva registrato e pubblicato numerosi dischi di musica irlandese tra i quali quelli di Roger Sharlock, il flautista, e Sean Maguire, il violinista. Fu in quell’occasione che mise sul giradischi del negozio “‘The Ace and Deuce of Pipering” di Seamus Ennis. Ovviamente il suono che cercavo era quello delle uilleann pipes e di lì a poco venni in possesso di un altro EP a 45 giri, stavolta di Willie Clancy: era “The Chanter’s Song” registrato con Margaret Barry e Michael Gorman.

Dal punto di vista stilistico chi sono i pipers che lo hanno più influenzato?

Devo dire di essere stato abbastanza fortunato ad avere avuto la possibilità di ammirare dal vivo due straordinari musicisti che ancora mi affascinano, Willie Clancy e Seamus Ennis. In ogni caso devo ammettere che le registrazioni di Patsy Tohuey mi fecero una grande impressione e per anni ho cercato di imitare il suo inconfondibile “stile staccato”; credo ancora che la base per un piper sia questo stile che cerco sempre di insegnare ai miei studenti. Ma ritengo anche che suonare la cornamusa sia “semplicemente musica” e non ho alcun approccio dogmatico verso di essa. I grandi solisti utilizzano sia il “legato” che lo “staccato”, alzavano il chanter dal ginocchio per enfatizzare il loro suono.

Secondo me non esiste uno stile particolare nel suonare, o uno stile regionale, ma poi nella realtà abbiamo avuto Johnny Doran, Willie Clancy, Leo Rowsome, Seamus Ennis e molti altri grandi solisti che sono la prova di una grande diversità nell’approccio allo strumento.

Chi è il liutaio che ha costruito il suo set di pipes?

Il set che uso attualmente fu costruito dal liutaio inglese Dave Williams, che diede un grande contributo allo sviluppo dello stile costruttivo ma che purtroppo è mancato troppo presto.

E il suo primo set di uilleann pipes?

Ho iniziato con un set di Matt Kiernan di Dublino che pagai £8 e più avanti con un set Crowley fabbricate negli anni ’30 se ricordo bene, che pagai £20: a quel punto avevo un set di pipes ma nessuna idea di come si suonassero. Deve sapere che non c’erano maestri in circolazione e così iniziai a suonarle come si suona un flauto; avevo subito capito che c’era qualcosa che non andava (e c’era veramente), non avevo ben capito la tecnica per “chiudere” il chanter sul ginocchio!

Così cercavo in qualche modo di arrangiarmi con le pipes mentre suonavo il tin whistle ed il flauto con mio fratello Dara e mio cugino Fintan, entrambi più giovani di me. Dara ha sempre suonato ed era molto portato per la musica e Fintan allora aveva un suono molto spontaneo e naturale e comunque entrambi avevano un “grande orecchio” musicale: hai bisogno di un buon orecchio musicale se non hai a disposizione libri sulla musica tradizionale ma solo pochi dischi da poter ascoltare e riascoltare. A pensarci bene, potevo trasportare tutti i dischi a disposizione in una sola mano!

L’incontro con Frank McFadden a Belfast fu importante per me, una vera svolta: lui era un liutaio di seconda generazione, costruiva cornamuse e uilleann pipes. Quando non insegnava, suonava per me. Pensa che a quel tempo chiedeva £8 per un set per esercitarsi, £50 per mezzo set e £80 per uno completo!

Un bel giorno con mio fratello Dara decidemmo di andare ad incontrare Willie Clancy a casa sua; così partimmo con le nostre biciclette e tre giorni dopo arrivammo a Miltown Malbey dove lo incontrammo. Ricordiamo ancora il suo caldo benvenuto e l’incoraggiamento che ci diede.

Lei ha lasciato nel 1966 il C.C.E. per fondare l’Armagh Pipers Club. Ci può raccontare le motivazioni, e con chi ebbe l’idea di fondare il Club?

Mentre mi trovavo ad Edimburgo seppi dell’esistenza del CCE e partecipai a numerosi Fleadheanna Cheoil(2). La mia partecipazione al primo fu piuttosto rocambolesca perché per arrivare a Belfast anziché viaggiare su di un normale traghetto passeggeri mi trovai su una nave che solitamente trasportava bestiame. Ci volle una notte intera e quindi i numerosi musicisti irlandesi e scozzesi a brodo incluso il piper Pat McNulty, scomparso da poco, suonarono tutta la notte. Decisi di non ritornare a casa ma di continuare a viaggiare con loro fino a Cones dove ebbi la grande fortuna di incontrare Felix Doran e l’allora giovane Finbar Furey. Questa esperienza ebbe una grande influenza su di me.

Tornato ad Armagh entrai a far parte della sede locale del CCE ed iniziai ad organizzare concerti, e tra i musicisti che invitai voglio ricordare Seamus Ennis. Ho sempre pensato che il CCE avesse salvato la musica irlandese e l’avesse portata “allo scoperto” in un Paese che era davvero ostile alla musica sia per ragioni politiche che religiose. Il clero locale era totalmente contro la musica ed i musicisti ed il governo era allineato sulle posizioni della Chiesa approvando leggi contro la tradizione degli anni passati come le popolari feste tradizionali che si tenevano nella case dove si suonava e si ballava. Molte persone si trovarono ad essere criminalizzate a partire dagli anni Trenta per questo motivo. In ogni caso iniziai a notare un atteggiamento negativo verso le ulleann pipes anche se una delle missioni del CCE era quella di valorizzare le pipes e l’arpa.

Con il CCE non mi sono lasciato male, anche se alla fine me ne allontanai. L’Armagh Pipers Club ha sviluppato negli anni attività indipendenti come la partecipazione alle “Fleadh competitions”(3)e questo sin dall’inizio, nel 1966. Partecipammo come A.P.C. fino a quando una nuova regola istituita dal CCE stabiliva che solamente le sezioni appartenenti all’associazione potevano parteciparvi e che non avrebbero più accettato club o gruppi “esterni”. Quindi per competere bisognava iscriversi, e questa regola è valida ancora oggi e così abbiamo numerosi pipers che per partecipare alle competizioni si sono dovuti iscrivere al CCE. Noi questo lo tolleriamo, ma crediamo fermamente che le competizioni non hanno nessuna validità nella musica.  Trovo divertente che alcune sedi locali del CCE si vantino dei successi dei loro pipers non avendo loro insegnato lo strumento. Il nostro ruolo è semplicemente quello didattico e di promozione perciò ignoriamo del tutto questo comportamento che ritengo infantile.

Qual è stata l’evoluzione del Club in questi 50 anni e quali sono le sue principali attività per promuovere la cultura musicale irlandese? Al momento quanti sono gli studenti?

All’inizio il club era formato dal sottoscritto, da mio fratello Dara e da mio cugino Fintan ed in seguito si aggiunse il violinista Peter Mackay, purtroppo scomparso. Nel 1968 incontrai Eithne Ní Chiarda, una gran violinista del Donegal che stava imparando a suonare le uilleann pipes a Dublino con Leo Rowsome, visto che era amica della figlia Helena. Nel 1969 Eithne ed io ci sposammo e questo ebbe un enorme impatto sulla direzione dell’Armagh Pipers Club; lei non solamente era ed è una grande violinista ma aveva una collezione di dischi di musica tradizionale che aveva iniziato da giovanissima ed aveva lavorato con Breandan Breathnach trascrivendo le sue registrazioni “sul campo” molte delle quali vennero poi pubblicate dalla Ceol Rinnce na hEireann. Il 1972 fu un anno importante perché il Club pubblicò il primo dei suoi volumi didattici sulla musica tradizionale irlandese che in poco tempo divennero popolari in Irlanda e in tutto il mondo – c’erano già naturalmente molte collezioni stampate a partire dal 19° secolo, ma il nostro volume era un volume “graduato” basato sulle nostre classi ed era un tentativo di mettere in stampa quelle che erano le nostre idee sull’insegnamento della musica dopo il collasso della trasmissione orale all’interno dei nuclei familiari. A metà del 20° secolo la maggioranza dei nostri allievi non provenivano da famiglie di musicisti.

Per un lungo periodo abbiamo avuto dai 150 ai 250 allievi, al momento superiamo i 200 molti dei quali arrivano da otto delle contee irlandesi.

Nella scuola del Club si sono formati musicisti che in seguito sono diventati professionisti: Coonla, Goitse, Nomos, Flook tra gli altri. Una bella soddisfazione!

Uno dei più interessanti sviluppi che ci hanno gratificato maggiormente è stata la carriera musicale di artisti che si sono iscritti alla nostra scuola all’età di 7 – 8 anni ed hanno proseguito nella vita come musicisti; questo sta continuando, noi abbiamo almeno due generazioni di studenti che suonano professionalmente ed una terza che sta procedendo in questo senso.

JOHN BRIAN VALLELY
John B. Vallely nel suo studio di Armagh

Se vogliamo parlare de primi tempi del Club, i membri fondatori Dara e Fintan suonano il primo negli Armagh Rhymers ed il secondo ha registrato due dischi e continua a pubblicare volumi sulla tradizione musicale irlandese, ma il primo allievo che personalmente ho avuto è stato Eamonn Curran, il primo a decidere di proseguire come professionista suonando le uilleann pipes ed il tin whistle e registrando per molti anni con i Reel Union di Dolores Keane e John Faulkner con Mairtin O’Connor e Sean Keane. Anche Francis Rock fu un mio allievo che veniva dalla Germania e suonava in gruppo, gli Sheevon, e quindi Mark Donnelly che suonò e registrò con i Craobh Rua (che suonarono anche in Italia, n.d.r.). Voglio ricordare anche Patricia Vallely con la sua straordinaria voce che fece parte dei Reel to Reel.

Poi abbiamo avuto allievi come Brian Finnegan degli Upstairs in a Tent e poi dei Flook (che si sono esibiti in Italia), Niall Vallely dei Nomos (anche loro fecero un tour dalle nostre parti n.d.r.) e Buille con suo fratello Caoimhin, Cillian Vallely con parecchi gruppi negli Stati Uniti e ora da qualche anno con i Lunasa (suonarono anche a Verona tra l’altro, n.d.r.), Tiarnan O’Duinchinn apprezzatissimo solista e Leo McCann che fece parte del gruppo scozzese Malinky. Anche Barry Kerr è im relazione con il Club, è stato nostro allievo ed anche insegnante. Niall Murhpy, Jarlath Henderson, Dermot Mulholland e molti altri attualmente suonano in gruppi o sono degli ottimi “solo performer”

Per noi del Club tutto questo ci ha dato e ci dà tuttora moltissima soddisfazione ed orgoglio e la certezza che i nostri allievi continueranno a sviluppare il loro interesse verso la musica.

In Irlanda ci sono ancora “dinastie” che trasmettono alle nuove generazioni la passione per le tradizioni popolari, e credo sia un fenomeno unico in Europa. Quale secondo lei è la ragione?

In Irlanda la musica è sopravvissuta per generazioni attraverso la trasmissione orale all’interno delle famiglie e ci sono innumerevoli esempi di questo, come le famiglie Rowsome e Potts. Non so perché l’Irlanda rappresenti un esempio unico di questo fenomeno in Europa ma che invece è molto comune in Africa ed in Asia. Personalmente credo che la nostra situazione di “isola” abbia favorito il mantenimento delle tradizioni culturali attraverso le generazioni. L’Irlanda per più di un millennio ha subito invasioni senza fine ed è stata soggetta a persecuzioni rispetto a qualsiasi aspetto della vita come la religione, la lingua e la musica; le nostre tradizioni sono sopravvissute anche per manifestare con orgoglio il diritto di essere trattati come essere umani e questo testimonia la forza dei nostri predecessori.

Con sua moglie Eithne violinista e insegnante, che proviene da una famiglia di musicisti mi sento di dire che ha fondato una nuova dinastia di musicisti. Tutti i vostri figli sono bravi musicisti, Cillian, Caoimhin e Niall hanno brillantemente intrapreso la carriera professionista, Lorcan si è ispirato alla sua arte pittorica, Maire è un’importante figura all’interno del Club. Mr. Vallely, può essere orgoglioso di quello che con Eithne avete costruito ……… e poi ci sono i nipoti; suonano anche loro?

Nella mia famiglia la musica è viva e vegeta anche nei nostri figli e nipoti. Tutti e dieci i nipoti suonano, musica classica ed anche tradizionale; Muireann ed Aine, le figlia di Niall suonano rispettivamente il violino, la concertina ed il flauto mentre Aine ha regitrato una canzone nella più recente pubblicazione dell’Armagh Pipers Club “Dobbins Flowery Vale”. I tre figli di Caoimhin suonano, Oisin suona il pianoforte e le uillenn pipes, Liam la chitarre e Ronan il violino e naturalmente anche quelli di Cillian suonano: Ciara il violino, Sinead il flauto mentre Eimear è una cantante. Infine i due figli di Lorcan vivono ad Armagh e seguono i corsi di uilleann pipes. Così la musica continua …..

Lei è un apprezzatissimo pittore. Alcuni dei suoi dipinti sono stati utilizzati per copertine di CD, ha esposto in molti Paesi ed ha avuto sempre un’attenzione verso gli aspetti della cultura irlandese. Per dedicarsi a questa attività ha dovuto rinunciare all’attività di musicista e di concertista; quando ha fatto questa scelta?

Beh, non ho mai suonato da professionista e non ho mai sentito il contrasto tra l’essere musicista, artista ed anche sportivo, aspetti sempre presenti, pacificamente, nella mia vita: tutti interagiscono e si incontrano nei miei dipinti che sempre riflettono i miei interessi dalle mie opere “mitologiche” degli anni Cinquanta e Sessanta a quelle ispirate dalla musica e dallo sport dagli anni Settanta a tutt’oggi.

Ho sempre vissuto una vita indipendente e non ho mai avuto un “lavoro” e sono stato fortunato di poter spendere tutta la vita facendo quello che più mi piaceva, suonando musica, dipingendo, gareggiando e organizzando gare di atletica.

Mr. Vallely, grazie per la sua disponibilità e …….. arrivederci ad Armagh.

(1)– Il Ceoltoiri Chualann è un gruppo di musicisti nato attorno alla figura di Sean O’Riada per suonare la colonna sonora della commedia “The honey Spike” di Bryan MacMahon alla fine degli anni Cinquanta. Fecero parte del C.C.R. Sean Kean, Martin Fay, Paddy Moloney, Michael Turbridy e Peadar Mercier che poi divennero The Chieftains.

(2)– Le parole irlandesi “Fleadheanna Choil” sono il plurale di “Fleadh”, festa musicale. Si tratta di festival organizzati per puro divertimento, senza scopi commerciali, dal C.C.E., il primo dei quali si tenne a Monaghan nel 1952

(3)– Le “Fleadh Competions” sono delle vere e proprie gare di abilità tra musicisti, cantanti e ballerini con tanto di attestati, coppe e medaglie.