THE RISING FAWN STRING ENSEMBLE “Full Moon on the Farm”

THE RISING FAWN STRING ENSEMBLE “Full Moon on the Farm”

THE RISING FAWN STRING ENSEMBLE “Full Moon on the Farm”

Rounder Records. LP, 1981

di alessandro nobis

Full Moon on the Farm” è il secondo album del Rising Fawn String Ensemble ed alla sua realizzazione contribuiscono oltre a Norman, Nancy Blake e James Bryan al violino con l’aggiunta, in sei brani, dell’amico e gran chitarrista · violinista Charlie Collins. Al di là della straordinaria quanto unica combinazione di strumenti e dell’equilibrio degli arrangiamenti, il repertorio è un intelligente mosaico di brani originali, di tradizionali e di riletture di brani altrui come nella migliore tradizione delle registrazioni di Norman Blake. Splendidi gli originali “Ispirati” dalla tradizione come “Nancy’s Hornpipe” (una danza di origine medioevale ancora suonata nelle isole britanniche)  composta da Norman Blake per mandolino, violoncello, violino e chitarra (Charlie Collins), “Davenport March” · sempre di Norman · composta “alla maniera” di Bill Monroe, e ancora un brano di Nancy, “Texola Waltz“, struggente valzer nel quale fa capolino l’accordeon dell’autrice. Tra le riletture di tradizionali voglio citare un gospel scritto nel 1893 da Charlie D. Tillman, “Diamonds in the Rough“: Blake scrive che il suo sogno sarebbe quello di ritornare negli anni Trenta con questo ensemble a suonare nelle strade della provincia americana e se possibile vorrei partecipare a questo viaggio temporale……. Due brani proposti sono tratti da “Fiddler’s Tune Book, Volume One” ovvero “Jacky Tar” e “Gilderoy” entrambi eseguiti in trio (Mandolino, violino e chitarra) e da ultimo sottolineo l’efficacia dell’arrangiamento di un brano scritto da Kenny Baker, “Salty” dedicato al violinista del Kentucky per decenni nei Bluegrass Boys di Bill Monroe.

Dimenticavo che “OBC #3” è in realtà “Old Brown Case” uno dei più bei brani scritti ba blake qui eseguito con Nancy al Violoncello e Bryan al violino, strepitosa esecuzione quanto quella che si trova nel disco con Vassar Clements, Dave Holland e amici (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/09/21/suoni-riemersi-blake-%c2%b7-taylor-%c2%b7-bush-%c2%b7-robins-%c2%b7-clements-%c2%b7-holland-%c2%b7-burns/).

Dello straordinario Rising Fawn String Ensemble avevo parlato anche qui:

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/08/08/norman-blake-the-rising-fawn-string-ensemble/) 1981

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/01/06/the-rising-fawn-string-ensemble-original-underground-music-from-the-mysterious-south/) 1982

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OSSIAN “St. Kilda Wedding”

OSSIAN “St. Kilda Wedding”

OSSIAN “St. Kilda Wedding”

Iona Records IR001. LP, 1978

di alessandro nobis

St. Kilda Wedding” è il secondo album degli scozzesi Ossian dopo l’eponimo pubblicato nel 1977 dalla Springthyme ed è anche il primo ad apparire nel catalogo dell’importante label di Glasgow Iona Records. Gli Ossian si sono sempre distinti dagli altri gruppi che hanno valorizzato la tradizione musicale di Scozia per l’indovinata combinazione strumentale oltre che per lo studio e gli arrangiamenti dei temi a danze e della ballate: anche dal vivo hanno sempre mantenuto questa caratteristica ed in tutti i concerti ai quali ho potuto assistere ed organizzare dai tempi di “Seal Song” ho sempre apprezzato il perfetto equilibrio tra cordofoni, strumenti ad arco e naturalmente la magnifica arpa celtica di Billy Jackson, un vero Maestro di questo strumento oltre che ottimo uilleann piper. Qui la line · up prevede quattro musicisti (Tony Cuffe ancora non faceva parte della band) ovvero John Martin (violino, violoncello e voce), George Jackson (plettri, violino, tin whistle, flauto e voce), Billy Jackson (arpa, uilleann pipes, voce e tin whistle) e Billy Ross (voce solista, chitarra, dulcimer e tin whistle). Il repertorio è molto interessante, va dalla tradizione delle isole Shetland, così tanto influenzata da quella scandinava come il set di reels che chiude l’album “More Grog Coming ·  Tilley Plump · Da Foostra” con le pipes irlandesi di Billy Jackson, la ballad “The Braes O’ Strathblane” riportata nella collezione Mavers pubblicata nel 1866 e molto diffusa nel nord est Ebridi comprese o ancora la melodia “St. Kilda Wedding” (splendida la combinazione tra violino e plettri con le pipes che fanno inizialmente da bordone che racconta attraverso la melodia i matrimoni sull’isola di St. Kilda delle Ebridi Esterne (ed è tratto dalla collezione di musica delle Highlands del Capitano S. Fraser di Knockie), melodia abbinata ai reels aperti dalle uilleann pipes  “Perrie Werrie · The Honourable Mrs. Moll’s“. Infine segnalo il canto gaelico di “‘S Gann Gunn Dirich Mi Chaoidh” dove l’autore, Norman Nicolson di Skye racconta la propria storia di bracconiere, fratello del capo Clan John Nicolson ultimo leader del Clan prima di emigrare in Canada e quindi in Australia e l’aria “Gie me a lass wi a lunp o’ land” dalla raccolta di Alan Ramsey “Tea Table Miscellany” pubblicata nel 1724, con clarsach e flauti a disegnare la eterea melodia di questa slow air.

Gran bel gruppo gli Ossian, dalla loro musica non si può prescindere se si vuole conoscere in profondo la musica popolare scozzese con i suoi suoni ed i suoi contenuti.

AA. VV. “Bringing it all back home”

AA. VV. “Bringing it all back home”

AA. VV. “Bringing it all back home”

BBC Records. 3LP, 2MC, 2CD. 1991

di alessandro nobis

Musicisti tradizionali e di ambito rock d’autore vicini ad altri legati al rock acustico ispirato dal folk provenienti da ambedue le coste atlantiche ma con una matrice comune, la tradizione irlandese con le radici dalla nostra parte dell’oceano e con i rami nati e cresciuti negli ultimi centocinquant’anni dall’altra parte dello stesso mare, dove i ritmi ed i racconti si sono mescolati con altri dando vita a forme musicali proprie ma spesso riconoscibili nelle origini.

Questo è “Bringing it all back home”, la storia di quella musica e della sua straordinaria odissea dalle session informali nelle cucine e nei pub, dalle feste in piazza agli stadi del rock internazionale, trentasette brani pubblicati nel 1991 or sono che contengono musiche scritte, arrangiate, riscritte ed interpretate per l’omonima serie televisiva della BBC, il tutto prodotto e coordinato nientemeno che da Donal Lunny.

Tra tutti i brani ne segnalo alcuni, per forza di cose, anche se tutto il lavoro è di altissimo livello qualitativo indipendentemente dal fatto che costituisca una “colonna sonora” di una serie televisiva che consiglio di guardare con interesse ed attenzione. Philip Chevron porta “Thousand are Sailing” una delle più belle ballate contemporanee sull’emigrazione, incisa naturalmente dai Pogues e qui eseguita tra gli altri da Kevin Glackin, Paul Moran e Maire Breathnach, Richard Thompson la sua “The Dimming of the Day” con Declan Sinnott, il contrabbassista americano Roy Huskey e le voci di Dolores Keane e Mary Black, mentre gli Hothouse Flowers rivisitano “Tha Lakes of Ponchartrain” e i Waterboys “A song for life” scritta da Rodney Crowell. C’è naturalmente grande spazio alla tradizione più pura: i De Danann chiudono il primo disco con il set di danze “Humours of Galway” mentre Paddy, Seamas e Kevin Glackin suonano un set di danze ricordando il violinista del Donegal John Doherty, “Glen Road to Carrick” e Liam O’Flynn alle uilleann pipes (rappresentate anche da Spillane e Ronan Browne) chiude il cerchio con la versione strumentale di “A Stor Mo Chroi“.

Ma il brano più emblematico è senz’altro “St. Ann Reel / The Blackberry Blossom“, due brani irlandesi che sono entrati a pieno titolo nel repertorio nordamericano, qui eseguito in modo impeccabile da Ricky Scaggs, Paddy Glackin, Mark O’Connor, Roy Huskey Jr., Russ Baremberg e Donal Lunny.

Un triplo disco che non può mancare nella discoteca degli appassionati della musica irlandese e del folk americano, così la penso io. Parola de “Il Diapason”.

DALLA PICCIONAIA: INTERNATIONAL UILLEANN PIPING DAY in ITALIA

DALLA PICCIONAIA: INTERNATIONAL UILLEANN PIPING DAY in ITALIA

DALLA PICCIONAIA: INTERNATIONAL UILLEANN PIPING DAY in ITALIA

“Modena, 5 novembre 2022”

di alessandro nobis

Sabato 5 novembre sarà un giorno importante per gli estimatori della musica irlandese visto che si celebra la “Giornata Internazionale della Cornamusa Irlandese“; nel nostro Paese questo strumento e la musica che rappresenta come si sa sono molto amati almeno dal primo periodo del folk revival degli anni settanta quando il fenomeno della musica celtica iniziò ad avere un grande seguito in tutta Europa.

Quest’anno in Italia la giornata si terrà in quel di Modena (l’anno passato si tenne a Parma) ed è organizzata dalla I.U.P.A., acronimo di “Italian Uilleann Pipers Association” ·  fondata nel 2014 dal piper Nicola Canovi & Company · in collaborazione con la prestigiosa istituzione irlandese “Na Píobairí Uilleann” di Dublino che promuove e patrocinia questo importante avvenimento. Come nel 2021 arriverà per questo appuntamento un prestigioso piper e se nella passata edizione toccò a Mick O’Brien suonare e tenere un seminario a Parma quest’anno la scelta è caduta su Maitiú Ó Casaide di Ranelagh, nei pressi della capitale irlandese.

Come spessissimo succede in Irlanda, ma non solo, Maitiú Ó Casaide rappresenta la terza generazione di musicisti all’interno della sua famiglia e dopo aver studiato da giovanissimo il violino ed il tin whistle (lo strumento considerato propedeutico alle uilleann pipes) si avvicina alla cornamusa grazie allo zio Odhrán, componente del gruppo Na Casaidigh assieme ad altri cinque fratelli. Da lì in poi la sua vita musicale sarà totalmente dedicata al repertorio delle uilleann pipes seguendo gli insegnamenti dei grandi maestri e frequentando la “Na Píobairí Uilleann“; non ha mai fatto parte di ensemble particolarmente noti ma la sua attenzione si è rivolta soprattutto al repertorio solistico, alle session spesso informali ed alla didattica e quindi la scelta di invitarlo a Modena mi sembra particolarmente azzeccata.

A Modena quindi, presso lo spazio “La Tenda” in Viale Monza, che si trova all’angolo con Viale Monte Kosica, si terrà quindi questo importante appuntamento musicale, l’occasione sia per incontrare ed apprendere i segreti · o i primi rudimenti dello strumento · dal Maestro Maitiú Ó Casaide sia per incontrare altri musicisti appassionati di musica irlandese che suonano altri strumenti. Non a caso, sabato 5 dopo il concerto del piper ci sarà una session aperta a tutti i musicisti, una occasione da non perdere per “fare comunità” e per scambiare pareri e repertori. La giornata comunque si aprirà in mattinata con uno stage di uilleann pipes (tra le 10:00 e le 13:00) mentre nel pomeriggio alle 17:30 ci sarà la possibilità di incontrare Maitiú Ó Casaide per scambiare pareri per conoscere i “suoi” segreti tramandati dalla sua famiglia ed appresi dai grandi Maestri irlandesi. Alle 20:30 concerto e session come detto.

La mattinata della domenica prevede la conclusione dello stage e dell’incontro per quest’anno · con una lezione che si terrà dalle 9:00 alle 11:00.

Per partecipare al seminario di Maitiú Ó Casaide è previsto un contributo di € 5,00.

CONTATTO: NICOLA CANOVI 335 6837204

NORMAN BLAKE “Whiskey Before Breakfast”

<strong>NORMAN BLAKE</strong> “Whiskey Before Breakfast”

NORMAN BLAKE “Whiskey Before Breakfast”

Rounder Records. LP, 1976

di alessandro nobis

Questo è senza dubbio il disco di Norman Blake “solista” che preferisco, uno dei capolavori della sua discografia e della chitarra acustica americana. Il suono, la musica che scorre in modo così fluido (la pulizia del suono nel brano di Hank Snow “Under the Double Eagle“, per esempio), la tecnica così perfetta (“Old Grey Mare“), il repertorio, il feeling con Charlie Collins ne fanno come dicevo una pietra miliare, un autentico faro per chi si è avvicinato in passato o voglia avvicinarsi oggi alla chitarra flat·picking.

Tre brani sono suonati assieme all’amico Charlie Collins, ovvero “Hand Me Down my Walking Cane” di James Blan (raccolta Roud 11.733), “Salt River” e “The Girl I Left in Sunny Tennessee” registrata la prima volta da Byron G. Harlan; gli altri vedono Norman Blake in totale solitudine, un piacere per gli amanti della grande musica, una cavalcata tra strumentali, brani tradizionali (“Arkansas Traveller“, “The Minstrel Boy To The War Has Gone / The Ash Grove” e naturalmente la suite strumentale ” Fiddler’s Dram / Whiskey Before Breakfast“) e di composizione come ad esempio “Down at Milow’s House” o il blues “Old Church” ed ancora il suggestivo “Slow Train Through Georgia“.

Penso che questo “Whiskey Before Breakfast” sia il perfetto punto di partenza per avvicinarsi alla musica · ed al talento · di Norman Blake perchè ascoltandolo si scopre il mondo della tradizione musicale d’oltreoceano, quella tramandata per decenni oralmente e quella di nuova composizione, l’unico modo questo per perpetuare quello che le generazioni del passato hanno conservato e trasmesso alla nostra.

DICK GAUGHAN “No More Forever”

<strong>DICK GAUGHAN</strong> “No More Forever”

DICK GAUGHAN “No More Forever”

Leader Records. LP, 1972.

di alessandro nobis

Nel 1972 l’illuminata etichetta di Bill Leader pubblica il disco d’esordio dell’allora ventiquattrenne chitarrista, cantante, compositore e studioso Richard Peter “Dick” Gaughan che lo aveva registrato l’anno precedente. Il ’72 lo vide coinvolto anche nella fornazione del leggendario gruppo · almeno per chi segue la musica scozzese · Boys of the Lough partecipando alla registrazione del loro eponimo primo disco, ma lasciò il gruppo quasi subito dedicandosi ad una carriera solistica per la quale è conosciuto ovunque anche se la sua produzione discografica è stata poco prolifica ma di grandissima qualità.

La qualità del suo stile chitarristico è a dir poco stellare, combinando lo stile flat·picking con il fingerpicking con grande efficacia e lo ha fatto diventare in breve uno dei grandi maestri della chitarra acustica, come mi disse in occasione di un suo concerto Tony McManus. Del resto basta ascoltare quella magnifica raccolta di strumentali che è “Coppers and Brass” del 1977 per la Topic per rendersene ben conto, ma già da questo “No More Forever” emerge sia il suo talento allo strumento che la capacità interpretativa dei brani cantati alcuni dei hanno origini molto antiche. Vedasi la coppia di reels “The Teetotaller · Da Tushker“, strumentali con la sovraincisioni del mandolino sulla chitarra o i canti narrativi come la Child Ballad (#293) “Jock O’Hazeldean” nata da un frammento di una ballad scritta da Sir Walter Scott o ancora “The Thatchers O’Glenrae” risalente al XIX secolo composta da Hector McIlfatrick con il testo abbinato alla melodia di un’altra ballad, “Erin Go Bragh” (nel repertorio di Gaughan) ed infine “Cam’ Ye Ower Frae France” la cui origine risale alle guerre Giacobine del XVIII secolo.

La discografia di Gaughan è tutta da ascoltare e da apprezzare, compreso quel bizzarro ma significativo (rispetto al suo repertorio folk) disco di musica improvvisata, “Fanfare for Tomorrow” pubblicata dalla Impetus nel 1985 con il batterista Ken Hyder.

Gaughan non sta bene al momento, ha sofferto anni fa per un infarto ed i tempi di riabilitazione non sono brevi come è facile immaginare, e l’augurio è quello di rivederlo in attività quanto prima.

Disco da avere, come tutti i suoi. C’è bisogno di dirlo?

FISHERSTREET “Out in the Night”

FISHERSTREET “Out in the Night”

FISHERSTREET “Out in the Night. Music from Clare”

Mulligan Records 057. CD, 1991

di alessandro nobis

Ho davvero poche notizie del sestetto dei Fisherstreet: che provengono dalla Contea di Clare, che uno dei fondatori, il chitarrista Maurice Coyle è prematuramente scomparso nel 2017 e soprattutto che questo loro “Out in the Night” è una splendida selezione di brani strumentali, di danze eseguite in modo eccellente con un ottimo suono complessivo dato dalla somma (che non sempre corrisponde) delle qualità degli strumentisti. Che sono, in questo che credo il loro unico lavoro prodotto dalla benemerita Mulligan Records Seamus McMahon (violino, flauto), John McMahon (concertina, uilleann pipes), Dermot Lernihan (accordion), Noreen O’Donoghue (arpa, tastiere), Frank Cullen (mandolino, mandola), Maurice Coyle (chitarra), Cyril O’Donoghue (bouzouki) e Mick McElroy (chitarra). Ma la cosa non finisce qui perchè il fatto che alcuni di loro siano polistrumentisti aggiunge varietà timbriche ai jigs ed ai reels che sono i protagonisti di questo bel lavoro: John McMahon ad esempio è un eccellente suonatore di concertina che nel set di jigs “Humours Of Kilclogher/Anthony Frawley’s” imbraccia le uilleann pipes all’unisono con il flauto (questo è la traccia che preferisco) mentre nei brani dove la sua concertina si affianca all’accordeon di Dermot Lenihan ed al violino di Seamus McMahon come nei set di reels “Paddy Bartley’s · Aggie White’s · Hanley’s Tweed” e “Brady’s · Lough Mountain · Letterkenny Blacksmith” regala una dimensione sonora rara e particolare che solamente in qualche session informale capita di ascoltare, naturalmente quando si innesca la sfida (e le session informali lo sono sempre ovunque) tra musicisti. Splendide infine anche la slow air che da il titolo all’album, scritta da Dermot Lernihan aperta dal flauto traverso di Seamus McMahon accompagnato dalle lievi tastiere e quindi dall’accordeon ed i jigs presi dal repertorio del violinista di Killconnell, nei pressi di Galway, “Paddy Fahy’s“, scomparso nel 2019, brano inciso anche da Martin Hayes.

Spero che l’ensemble sia ancora in attività. Certo è che umanamente la perdita di Maurice Coyle avrà lasciato un grande dolore ai musicisti e naturalmente alla famiglia, ma sinceramente spero che una band di questo livello abbia proseguito negli anni anche se qui da noi in Italia non abbiamo avuto più notizie della sua attività.

DOC WATSON · MERLE WATSON “On Stage”

<strong>DOC WATSON · MERLE WATSON</strong> “On Stage”

DOC WATSON · MERLE WATSON “On Stage”

Vanguard Records. 2LP, 1971

di alessandro nobis

Il primo disco di Doc Watson non si scorda mai: doppio ellepì, edizione francese, adrenalina pura. Come molti, credo, sono arrivato al chitarrista di Stoney Fork – e a molti altri – ascoltando e ri-ascoltando il libro sacro del folk americano, quel triplo ellepì dall’immenso valore musicologico che risponde a nome di “Will the Circle Be Umbroken” dove Watson interpreta tra le altre una strepitosa “Tennessee Stud” di Jimmy Driftwood e “Wabash Cannonball” con Earl Scruggs tra gli altri.

Tra i numerosi concerti che nel ’70 Watson Tenne con il figlio Merle ci sono quelli newyorkesi, alla Town Hall ed alla Cornell University che in parte vennero pubblicati appunto in un doppio ellepì dalla Vanguard l’anno seguente (nel 1990 vennero pubblicati in CD, dove per mancanza di spazio dovettero rinunciare a “Movin’ On”.

E’ un florilegio della chitarra acustica e senza dover dir nulla sul perfetto stile chitarristico dei due Watson bisogna certamente rilevare la complicità e la perfetta sintonia tra padre e figlio, figlia sì di numerosi concerti ma soprattutto delle ore passate a suonare nella casa del North Carolina assieme alla “Watson Family” che tanto ha dato alla diffusione del patrimonio folklorico di quella parte degli States. “On Stage” è un po’ un viaggio attraverso l’America rurale fatta di piccoli centri e di comunità molto legate, qui ci sono venticinque brani che la descrivono tra brani originali, tradizionali e riletture di spartiti altrui. Ci sono naturalmente “storie” di treni come il classico “Wabash Cannonball” e “The Wreck of 1262” accreditata come tradizionale ma in realtà scritta da Carson Robinson che racconta dell’incidente ferroviario del 29 novembre del 1929 dovuto alla rottura dei freni, c’è “Banks of Ohio” (una murder ballad che racconta di un omicidio compiuto nel 19° secolo) e voglio ricordare anche un brano dei Delmore Brothers (“Brown’ Ferry Blues“, erroneamente segnato come tradizionale), uno di Mississippi John Hurt (“Spikedriver Blues“) ed una composizione di Doc Watson, “Southbound”, anche titolo del suo splendido album del 1966.

Un disco che non dovrebbe mancare nella collezione di ama e suona la chitarra acustica e di chi ama il folk americano. Se poi siete dei completisti allora certo è che non vi mancherà; in questo caso riposizionatelo sul vostro giradischi e riascoltatelo.

BIRKIN TREE “40.”

BIRKIN TREE “40.”

BIRKIN TREE “40. · Forty Years of Irish Music”

Felmay Records. CD, 2022

di alessandro nobis

Come si evince dal titolo, questo recentissimo lavoro dei Birkin Tree intende festeggiare – più che celebrare – il traguardo di quaranta anni di attività del gruppo fondato dall’uilleann piper Fabio Rinaudo che ha saputo in questo lungo periodo mantenere viva la proposta nonostante, ma forse anche per questo, numerosi cambi di formazione che come detto non hanno influito né sulla qualità delle registrazioni e nemmeno sulla qualità delle esibizioni – molto richieste – dal vivo. A questa registrazione partecipano oltre a Rinaudo Laura Torterolo (chitarra e voce), Luca Rapazzini (violino), Claudio De Angeli (Bouzouky e banjo) Michel Balatti (flauti) oltre a prestigiosi ospiti che intervengono a vario titolo nei brani.

Il repertorio, come gli estimatori dei Birkin Tree possono facilmente immaginare, comprende brani delle tradizioni irlandese e scozzese assieme ad un paio di convincenti composizioni di Michel Balatti, ovvero il valzer “Gabriella’s” e la seconda parte della splendida ballata che chiude il disco, “Bonny Light Horseman” con la voce dello scozzese Tom Stearn, un brano che si riferisce alle guerre napoleoniche il cui testo è una accurata composizione di strofe di diversa provenienza.

Al solito segnalo due brani che hanno catturato la mia attenzione · senza sminuire il resto del lavoro ·:

Edward on Lough Erne’s Shore” ed il set di danze “Trip to Athlone / Chapel Bell / The road to Glountane“. La prima è una ballata che racconta ancora una volta i soprusi dei latifondisti britannici sui piccoli proprietari terrieri ed in particolare narra la vicenda di Edward Cassidy e dei suoi due figli, cacciati dal loro appezzamento nel 1829 ed in seguito condannati a morte per una presunta uccisione di un cavallo; pena tramutata in due anni di galera per il padre · troppo vecchio · ed in esilio forzato in Australia per i figli. Notevole l’arrangiamento con la concertina di Caitlin Nic Gebhann e la chitarra di Tom Stearn ma notevole soprattutto la voce di Laura Torterolo che interpreta questo testo.

Il set di danze “O’ Rourke” si compone di due reels (“All About Weaving” del grande Charile Lennon e il tradizionale “O’Rourke“) e di due gighe (“Trip to Athlone“, tradizionale e “Chapel Bell” composto dal violinista Frank McGollum) ed eseguito · ci tengo a dirlo · solo dai Birkin Tree; esecuzione perfetta, solita eleganza stilistica e rispetto dei repertori che sono da sempre le caratteristiche dell’ensemble italiana.

Andate a riascoltare il loro concerto al Quirinale romano dello scorso febbraio (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/04/da-remoto-the-birkin-tree-a-i-concerti-del-quirinale/) per farvi un’idea del livello del gruppo ………… andateci, ne val la pena.

http://www.felmay.it

MOVING HEARTS “Moving Hearts”

MOVING HEARTS “Moving Hearts”

MOVING HEARTS “Moving Hearts”

WEA Records. LP, 1981

di alessandro nobis

Per gli appassionati di musica irlandese questo primo ellepì dei Moving Hearts fu una sorta di pugno nello stomaco: vedere Donal Lunny, Dave Spillane e Christy Moore “contaminare” la loro purissima cultura tradizionale con musicisti di ambito rock fece un certo effetto. Per chi invece aveva già conosciuto queste “contaminazioni” nel decennio precedente come quelle provenienti dalla vicina Inghilterra fu una grandissima sorpresa, erano due idiomi che si fondevano alla perfezione dando origine ad uno straordinario nuovo mondo musicale inedito per l’Irlanda che sfruttava tutta l’energia portata non solo dai tre “tradizionalisti” citati sopra ma anche da Noel Eccles, Eoghan O’Neill, Declan Sinnott (gran chitarrista anche acustico che in seguito accompagnerà Moore in numerosi tour), Keith Donald e Brian Calman.

Non è difficile trovare le tracce della tradizione irlandese soprattutto grazie alle pipes di Spillane o della migliore canzone d’autore, ma soprattutto leggendo la scaletta ed i testi è facile comprendere il contenuto fortemente politico che i Moving Hearts hanno voluto dare a questo disco: la travolgente “Hiroshima Nagasaki Russian Roulette” scritta dal songwriter americano Jim Page ci narra naturalmente dell’olocausto nucleare ed ha dei magnifici break di Spillane (il primo piper a decontestualizzare le uilleann dal contesto tradizionale) e Sinnott, le pipes sono protagonista dello strumentale “McBrides“, composizione di Lunny e Sinnott dedicata alla figura dell’attivista pacifista Sean McBride, la splendida rilettura cantata da Christy Moore della “Before the Deluge” di Jackson Browne dell’attivismo ecologista, “Irish Ways and Irish Laws” è un brano di notevole impatto scritto da John Gibbs che ricorda come prima dell’arrivo dei Vichinghi – i primi ad arrivarvi nel 795 – l’Irlanda fosse una terra “libera” con la propria vita e le proprie leggi.

Da segnalare inoltre una rilettura di “Faithful Departed” di Philip Chevron dei Pogues, è la storia d’Irlanda rappresentata dall’emigrazione oltreoceano, dalla disoccupazione e dal secolare conflitto nelle contee dell’Ulster.

Questo disco eponimo degli Hearts rappresenta una sorta di disco “perfetto” dove l’equilibrio del suono tra rock, folk ed anche in qualche misura jazz (i break di Keith Donald) e la forza dei testi è a mio avviso perfetto; uno dei dischi dai quali non mi separerei mai.