SUONI RIEMERSI: NANCY BLAKE “Grand Junction”

SUONI RIEMERSI: NANCY BLAKE “Grand Junction”

SUONI RIEMERSI: NANCY BLAKE  “Grand Junction”

Rounder Records. LP, 1985

di alessandro nobis

Grand Junction” è l’unico disco solista di Nancy “Short” Blake, polistrumentista e compositrice del Missouri la cui vita artistica e sentimentale ebbe una svolta quando, nel 1972, aprì con il suo ensemble “Natchez Trace” un concerto di Norman Blake che da poco aveva intrapreso una carriera solista. Il suo primo strumento fu il violoncello ma in seguito è diventata un’ottima mandolinista, violinista, chitarrista, fisarmonicista e infine cantante, una dei membri di quel “Rising Fawn String Ensemble” che ha per anno deliziato i più fini palati del genere “americana”; a questo lavoro collaborano infatti alternandosi, oltre al marito Norman, il violinista James Bryan (del RFSE) ed il banjoista Tom Jackson.

A parte il brano che apre il disco, “Florida’s Rag” del grande John Hartford (Nancy al mandolino, Norman alla chitarra) e “The Crysanthemum” di Scott Joplin si ascoltano tutti brani originali ovviamente rispettosi della tradizione che pochi come i musicisti coinvolti conoscono in modo così approfondito. Naturalmente l’intesa tra i Blake(s) è perfetta, “In Russia”, The Crysanthemun” (di Joplin) e “Lima Road Jig” sono lì a confermarlo ma davvero splendidi sono anche gli arrangiamenti dei brani in quartetto come ad esempio “Walk along” e “Three Ponies”. Nancy Blake è come detto strumentista talentuosissima in grado anche di registrare più tracce per registrare un brano (“Year of the Locust” dove registra due tracce con il mandolino ed una con la chitarra) e contemporaneamente offrire un brano in “solo” per violino a cinque corde come “Mahnuknuk” ispirato dall’omonimo dio della banalità Eskimo.

Non credo esista una versione CD di questo purtroppo unico lavoro di Nancy Blake, di certo resta la purezza della sua musica e la passione che da essa traspira.

SUONI RIEMERSI: RITMIA “Forse il mare” / “Perhaps the Sea”

SUONI RIEMERSI: RITMIA “Forse il mare” / “Perhaps the Sea”

 

Robi Droli, LP, CD. 1986

Shanachie Records, LP. 1989

di alessandro nobis

Pubblicato dalla benemerita Robi Droli, etichetta emanazione de La Ciapa Rusa, “Forse è il mare” è a mio modesto parere uno dei progetti degli anni ottanta che hanno segnato in modo ben chiaro una possibile evoluzione della musica popolare italiana, lo spartiacque tra quella eseguita in modo filologico ed un nuovo sentiero; già all’epoca della sua realizzazione era evidente che qualcosa di innovativo si stava ascoltando ed oggi, trentacinque anni dopo, al di là del fatto che questa musica ha resistito all’usura del tempo e che si ascolta sempre in modo piacevolissimo, prendiamo atto che sono numerosi i musicisti che hanno preso l’ispirazione da questo lavoro di Riccardo Tesi, Daniele Craighead, Enrico Frongia e Alberto Balìa.

R-8623661-1465363766-5269.jpeg.jpgAbbinare testi tradizionali come “Siscari” e di nuova composizione come “La stella e la luna” di Enrico Frongia a musica originale ma di ispirazione popolare fu un’operazione in qualche modo rivoluzionaria per l’Italia perchè andava in qualche modo controcorrente a quello che era il filone del folk revival. La già citata Siscari ad esempio, una lunga suite di oltre tredici minuti in cui i ritmi della tradizione sarda si abbinano al testo popolare ed agli strumenti sì legati alla tradizione ma ispirati anche da musiche altre: le due magnifiche chitarre di Balìa e Frongia, le evoluzioni dell’organetto diatonico ed il canto hanno il respiro della tradizione riportata prepotentemente ai nostri giorni con preziosi arrangiamenti che lasciano lo spazio ad assoli che a mio avviso guardano anche al jazz come quello del sax soprano di Craighead e dell’organetto di Tesi. Anche la durata dei brani, tre dei quali intorno ai dieci minuti, lasciano piena possibilità al quartetto di declinare il loro percorso musicale. Come anche la splendida “Serenata Mare” che apre la prima facciata scritta da Tesi, Balìa e Craighead con la voce accompagnata dall’organetto ed il ruolo importante riservato flauto dolce che accompagna l’ascolto nella prima parte del brano al quale subentrano i suoni delle chitarre che duettano con l’organetto diatonico e che si conclude con il canto.115597240

Poco tempo dopo in Francia “quelli della Silex” avrebbero definito la musica dei Ritmia  e dei progetti di Riccardo Tesi con l’azzeccata definizione di “Nuova musica acustica”.

Il disco fu pubblicato anche dalla prestigiosa etichetta Shanachie in Nordamerica con il titolo “Perhaps the sea” nella collana “World Beat Etno pop”, una definizione che oggi fa un po’ sorridere, o no?