EDUARDO PANIAGUA “Cantigas del Codice de Toledo”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas del Codice de Toledo”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas del Codice de Toledo”

PNEUMA RECORDS 1630. 2CD, 2021

di alessandro nobis

La Vergine Maria aiuta l’Imperatrice di Roma Beatrice a sfuggire dalle angherie e approcci che deve sopportare per difendersi dalla castità e fedeltà al marito” (CSM 5 “Emperatriz de Roma”, Codice di Toledo 73): l’Imperatrice a cui fa riferimento questa Cantiga (una versione diversa e più breve quella completa di 26 strofe presente sul CD Pneuma 1490 dello stesso Paniagua) è Beatrice di Borgogna, seconda moglie di Federico Barbarossa Imperatore del Sacro Romano Impero.

Un Cavaliere dalla via dissoluta fatta di rapimenti, distruzioni di chiese e monasteri decide di redimersi e per farlo intende costruire un grande monastero dotato di chiostro e di un ospedale sulla sua proprietà per viverci come monaco; muore però prima di realizzare il suo progetto di redenzione e la sua anima se la contendono i diavoli e gli angeli, che chiedono alla Vergine Maria di intercedere presso Cristo per far risorgere il Cavaliere perchè possa completare la sua opera. Così avviene ed il Cavaliere conclude la sua vita realizando il monastero e vivendo la castità monacale  (CSM 45 “El Mal Caballero Constructor de Monastero”, Codice di Toledo 83).

Queste due delle diciotto storie “miracolose” riportate nel CD “Cantigas del Codice de Toledo” pubblicate nel 2021 da Eduardo Paniagua, l’ennesimo splendido capitolo che il musicista spagnolo ha pubblicato nell’ambito delle Cantigas De Santa Maria; le Cantigas qui presenti appartengono ad uno dei quattro manoscritti originali (riporta un centinaio di canti dedicati a Maria) esistenti del patrimonio raccolto nel XIII° secolo da Re Alfonso X “El Sabio”, quello originariamente conservato presso la Cattedrale di Toledo ed oggi alla Biblioteca Nazionale Spagnola.

Gregorio Paniagua sarà certamente ricordato (anche) per aver riportato alla luce la musica arabo andalusa (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/07/18/suoni-riemersi-atrium-musicae-de-madrid-musique-arabo-andalouse/), il fratello Eduardo per il ricchissimo catalogo della sua etichetta Pneuma ma soprattutto per la sua monumentale opera sulle Cantigas che come ho scritto in altre occasioni si distingue sempre per la magnifica scelta timbrica e per l’organicità delle scelte tematiche.

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas del Este de Francia · Provenza y Auvernia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas del Este de Francia · Provenza y Auvernia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas del Este de Francia · Provenza y Auvernia”

Pneuma Records 1620. 2CD, 2021

di alessandro nobis

Un nuovo doppio CD di Eduardo Paniagua dedicato a due regioni orientali della Francia, la Provenza e l’Auvergne, che va ad arricchire la collana dedicata alle Cantigas de Santa Maria da Eduardo Paniagua e dall’Ensemble Musica Antigua da lui diretto e formato da musicisti specializzati nella musica medioevale ed etnica, in particolare nordafricana. Sedici le Cantigas qui presenti, sette delle quali riguardano la Provenza e nove l’Auvergne che vanno a completare la sezione francese ed a seguire il doppio cd “Occitania y Rocamadour”. Provenza ed Auvergne hanno avuto una diversa storia nel Medioevo; la prima subì un tentativo di invasione da parte dei Mori vista la vicinanza ad Al-Andalus, risalirono il corso del Rodano fino ad Arles saccheggiando monasteri ed abbazia fino al 972 quando dopo falliti accordi diplomatici con Abdebarran III di Cordova finalmente l’anno seguente vennero respinti dalle truppe di Re Guglielmo di Provenza, la seconda trovandosi tra il Massiccio Centrale e le Alpi Occidentali venne risparmiata ma non dalla conquista carolingia entrando a far parte del Regno di Aquitania.

Al di là della bellezza e soprattutto varietà delle sonorità utilizzate è essenziale anche in questo doppio cd la lettura dei testi riportati nel libretto allegato per conoscere la profonda devozione durante il Medioevo verso la Vergine Maria che anche in queste due regioni francesi si dimostra profonda e la varietà dei miracoli a lei attribuiti. Tra tutte segnalo la CMS 255, “La Suegra Asasina“, una sorta di “murder ballad” ante-litteram con una evocativa introduzione della gaida di Jaime Muñoz. Ambientata a Lione, è la storia di una ricca famiglia che permette alla bellissima figlia di scegliersi lo sposo e di andare a vivere in una casa regalata loro dai genitori; ma voci degli abitanti del paese dove dimorava la coppia spargono la voce di una relazione tra la madre della sposa con il genero. La donna così paga dei sicari per ucciderlo mentre lei assiste alla Santa Messa ma viene scoperta, confessa il crimine, vengono arrestati i sicari e lei viene condannata al rogo; mentre viene portata al luogo dell’esecuzione – una casa fuori dal paese – , al momento di passare davanti alla chiesa supplica le guardie di fermarsi per poter pregare la Santa Vergine di aiutarla e, quando venne dato fuoco alla casa dove era stata portata, la Vergine impedì che la condannata bruciasse viva. Venne dato nuovamente fuoco alla casa, visto che era sopravvissuta, ma la donna si salvò una seconda volta. Il giudice a questo punto comandò alle guardie di rilasciare la donna che venne portata festosamente in chiesa dove il sacerdote fece omaggio alla Vergine pregando.

Questo “Cantigas del Este de Francia” è un’altra gemma della collana dedicata da Eduardo Paniagua alle Cantigas che Alfonso X “El Sabio” raccolse durante il suo regno ovvero tra il 1253 ed il 1284, tesoro da valore storico incommensurabile.

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Toledo”

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Toledo”

SUONI RIEMERSI: GRUPO DE MUSICA ANTIGUA · EDUARDO PANIAGUA

“Cantigas de Toledo”

PNEUMA Records 010. CD, 1994

di alessandro nobis

Cantigas de Toledo” è sia il primo album pubblicato dall’etichetta fondata da Eduardo Paniagua sia il primo lavoro che lo studioso e strumentista spagnolo ha voluto dedicare allo straordinario repertorio delle Cantigas De Santa Maria, un impegnativo progetto che a tutt’oggi non è stato ancora completato. Il “Grupo de musica antigua” è un ensemble formato da due polistrumentisti (lo stesso Paniagua e Luis Delgado), dal suonatore di oud Wafir Sheik e da tre cantanti ovvero Paula Vega, Luis Vincent e Cesar Carazo (che suona anche la viola da braccio) ed il repertorio comprende otto Cantigas (le CSM-2, CSM-116, CSM-76, CSM-212, CSM-12, CSM-72, CSM-122 e CSM-69); importante sottolineare che il titolo di questo lavoro celebra la città di nascita di Alfonso X “El Sabio” conquistata da una suo antenato ai musulmani, Alfonso VI, nel 1085. Il progetto vuole onorare la Vergine Maria attraverso i canti a Lei dedicati nelle Feste religiose sia quelli che narrano dei suoi innumerevoli miracoli manifestatisi in quasi tutto il continente europeo, come confermano i titoli dei CD che seguono questo primo volume. La Cantiga 116 (Es justo que se alumbre a la que es Madre del Dios de la luz”) ad esempio, è di estrazione popolare e narra di un mercante che durante i suoi viaggi si reca nelle chiese dedicate alla Vergine accendendo come atto di referenza delle candele; in particolare a Salamanca le candele una volta terminate si spengono ma vengono riaccese da Maria. Un altro racconto popolare caratteristico di Toledo è quello della Cantiga 69 (“Santa Maria curas los enfermos”); è il 21 aprile del 1150, al tempo di Alfonso VII, e si narra della miracolosa guarigione di un sordomuto, fratello di un monaco che implorò a suo modo la Vergine di farlo guarire, ed infatti una mattina passando davanti alla cattedrale una luce non terrena lo investì restituendoli la voce e l’udito.

E’ questo un lavoro importante per quanto detto in apertura nel quale la scelta timbrica, la ricerca della tipologia degli strumenti nei codici medioevali (l’oud, la vihuela o la viola da braccio) e nelle musiche di tradizione (il santur, il darabukka ed i tamburi a cornice) fanno capire quali siano i basamenti del lavoro che Paniagua da una trentina d’anni sta portando avanti e che è stato preso ad esempio da numerosi ricercatori e musicisti che lavorano nell’ambito sia della musica antica che tradizionale.

Come si dice, un disco seminale.

ATRIUM MUSICAE DE MADRID “Musique Arabo – Andalouse”

ATRIUM MUSICAE DE MADRID “Musique Arabo – Andalouse”

ATRIUM MUSICAE DE MADRID “Musique Arabo – Andalouse”

Harmonia Mundi. LP, CD, 1977

di alessandro nobis

Si parla e si scrive spesso di “dischi seminali” e non spetta certo a me dire se a proposito o a sproposito; certo è che questo lavoro di Gregorio Paniagua e del da lui diretto e fondato Atrium Musicae de Madrid rientra nella categoria a pieno diritto. Fino al ’77, anno della sua pubblicazione, della musica arabo-andalusa, della sua storia, del suo repertorio e dei suoi suoni ben poco o nulla si conosceva dalle nostre parti. Ebbene, la pubblicazione di questo straordinario ellepì per la prestigiosissima Harmonia Mundi rimane a tutt’oggi una pietra miliare, un seme piantato nei musicofili più curiosi per i quali si è aperto un mondo culturale ricchissimo e non è un caso se nei decenni è stato ristampato numerose volte come compact disc. Si tratta di frammenti delle undici “nube” andaluse arrivate fino a noi – molte altre sono andate perse nei passaggi generazionali orali – conservatesi nel nordafrica occidentale (El Maghrib) da quando dopo il lungo assedio di Granada il 2 gennaio del 1492 il califfato fu costretto a “riparare” dalla Spagna Islamica (Al-Andalus) in quello che oggi è il Marocco. Non ci sono “nube” complete qui, e nemmeno le loro esecuzioni orchestrali: sono esecuzioni davvero minimali, più adatte ad ambienti chiusi e raccolti, al cospetto di un pubblico ridotto, familiare, attento alla musica piuttosto che al contorno.

Come sottolineavo in apertura, questo lavoro deve anche essere considerato un compendio, un’introduzione alla musica arabo-andalusa vista la varietà dei repertori e soprattutto la ricchezza timbrica per la quale va assolutamente sottolineato l’enorme lavoro di ricerca sia tra gli strumenti tradizionali tuttora utilizzati (il rabab, i tamburi a cornice ad esempio) sia tra quelli illustrati nelle splendide miniature delle Cantigas de Santa Maria raccolte nel XIII secolo dal Re Alfonso X “El Sabio” che mostrano armi, strumenti ed abbigliamento di quelle parte di Medioevo. Basta leggere gli strumenti suonati dall’ensemble: kamanjeh, rabab, ‘ud, cetra, zamar, qitar(Gregorio Paniagua), rabab, nay, darabukka, surnay, hella, daff, qanun, tarrija, arghul, mizmar, tar, nuqqeyrat(Eduardo Paniagua), jalali, tar, qanun, nay, santur, tarrenas, cliquettes, qaraqeb, jank, zil, gsbab(Christina Ubeda), rabab, al-urgana, tar, qanun (Pablo Cano), tae jalalil, sinj, bandayr, al-buzuq, castagnettes, qanun, ghaita, bordun (Beatriz Amo), tambur, darabukka, ‘ud, zil, rabab, (Luis Paniagua), rabab, darabukka, tarrija, tar, nay, santur, peihne en bois (Carlos Paniagua), ben  descritti nel libretto che accompagna l’ellepì (ma non il CD)

Come detto, disco fondamentale considerato che ha ispirato numerosi ensemble nei decenni successivi ad affrontare repertori e suoni, il prologo all’enorme e prezioso lavoro che Paniagua (Edoardo) sta facendo con la sua etichetta Pneuma.

LA CANTIGA DE LA SERENA “La Mar”

LA CANTIGA DE LA SERENA “La Mar”

LA CANTIGA DE LA SERENA “La Mar”

Dodicilune / Fonosfere Records. CD, 2021

di alessandro nobis

Del secondo lavoro (“La Fortuna”) di questa trilogia dedicata al mare ne avevo parlato un paio anni or sono (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/06/04/la-cantiga-de-la-serena-la-fortuna/), e questo terzo capitolo conferma la bontà del progetto, l’abilità nello scegliere il repertorio ed infine il gusto nelle scelte timbriche. Basterebbe questo per definire “La Mar” ma invece val la pena di soffermarsi almeno su qualche brano che il quintetto pugliese ha inserito nel progetto dove la tradizione, la musica antica e la fusione delle culture mediterranee trovano un brillante equilibrio: il brillante “Tres Hermanicas” ad esempio, tradizionale sefardita eseguito dalla sola voce con l’accompagnamento delle mani che ad un certo punto si trasforma in qualcosa d’altro, quasi una giga irlandese (la parte di flauto traverso ricorda il celebre “Kesh Jig”) e che ritorna con il testo cantato accompagnato da percussioni, plettri e flauto, la bella lettura di “Mandad’ei comigo” un brano proveniente dalla importantissima raccolta medioevale “Cantigas de Amigo” di Martim Codax che risale al XIII secolo cantato in lingua gallega ed accompagnato dalla chitarra battente o ancora “Tre Donne Belle”, villanella scritta dal pugliese Giovan Leonardo Primavera (Barletta 1540 – Napoli 1585), un importante compositore che frequentò la corte del principe di Venosa, il madrigalista Don Gesualdo da Venosa.

Da ultimo voglio citare la tarantella di Sannicandro “DiavulëDiavulë” ed i ritmi dei vicini balcani delle horo macedoni e del syrto greco – grecanico; ma tutto il lavoro, come il precedente, si ascolta con grande piacere ed è un invito a scoprire ritmi e parole del passato lontano spesso dimenticato; un plauso quindi a Fabrizio Piepoli (voce, chitarra battente e percussioni), Giorgia Santoro (flauto, ottavino, flauto basso, flauto contrabbasso, bansuri, tin whistle, arpa celtica, banjo indiano, percussioni), Adolfo La Volpe (oud, chitarra classica, bouzouki irlandese, chitarra portoghese) Francesco D’Orazio (violino) e Roberto Chiga (tamburi a cornice) ma anche alla Dodicilune che oltre al corposo catalogo jazz nella sottoetichetta Fonosfere ha anche perle come questa.

http://www.dodiciluneshop.it

EDUARDO PANIAGUA · MUSICA ANTIGUA “Cantigas del Sur de Francia”

EDUARDO PANIAGUA · MUSICA ANTIGUA “Cantigas del Sur de Francia”

EDUARDO PANIAGUA · MUSICA ANTIGUA “Cantigas del Sur de Francia”

PNEUMA RECORDS. 2CD, 2020

di alessandro nobis

Queste ventiquattro Cantigas De Santa Maria si vanno ad aggiungere a quelle pubblicate tempo fa sul CD dedicato a quelle riguardanti la Francia Settentrionale (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/10/21/eduardo-paniagua-cantigas-del-norte-de-francia/); questa volta “arrivano” dall’Occitania” e metà di esse furono raccolte da Alfonso X° El Sabio nel santuario della bellissima Rocamadour, che oggi si trova nel Dipartimento della Lot ma che nel Medioevo era parte della nazione occitana. Il primo compactdisc si apre con una suggestiva versione strumentale de “De Romeria Sentada in Silla” (sul cd “Cantigas de Flauta y tamburil” PN 400 trovate la versione con il testo) che precede la lunga Cantiga 331 “Mozo y Madre en Rocamadour” che, introdotta dal suono del fhal (un flauto di bambù) celebra uno dei miracoli della Vergine Maria (in questo caso resuscita l’amatissimo figlio  dodicenne di una donna falciato da una febbre altissima) e si chiude con un inusuale miracolo “pastorale”: una donna affida un agnello che ha comperato impegnando tutti i suoi risparmi ad un pastore, ma al suo ritorno costui dà la colpa della sparizione ad un lupo, la donna implora con una preghiera Nostra Signora di Rocamadour che la ripaga facendo riapparire l’agnello che le dice “sono tornato!”. Anche del secondo CD dedicato all’Occitania scelgo un brano strumentale ed uno cantato: il primo è “La Nave Cargada de Trigo”, dove il testo (qui non presente in quanto è una versione strumentale) racconta di un naufragio di una nave carica di farina e del miracolo della Vergine Maria che salva sia il carico della nave che i suoi marinai e mercanti). Il secondo è una Cantiga di guarigione che narra appunto della guarigione della Regina Beatriz de Suabia, madre di Alfonso X°, mandata dal Re Fernando III°, incinta, a Cuenca dove si ammalò gravemente e fu vanamente curata dai medici; ma aveva con sé una preziosa immagine della Vergine del Mare che salvò dalla malattia la Regina, immagine che poi Alfonso consegnò alla Cattedrale di Siviglia.

Quello che colpisce di questo e degli altri lavori di Paniagua – in specie quelli dedicati alle Cantigas – è la costante capacità di utilizzare musicisti di grande levatura (i cinque cantori ad esempio, ma anche gli specialisti dei singoli strumenti) e di un autentico arsenale sonoro etnico ispanici e non, per dare corpo e immagine a questo straordinario repertorio della cultura cristiana. Ovviamente, un altro bellissimo lavoro di Eduardo Paniagua e dell’Ensemble Musica Antigua che ha fondato e che dirige.

Di altri lavori pubblicati da Eduardo Paniagua ne avevo scritto qui:

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/10/21/eduardo-paniagua-cantigas-del-norte-de-francia/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/10/07/eduardo-paniagua-alquimia-de-la-felicidad/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/20/suoni-riemersi-eduardo-paniagua-trovadores-en-castilla-alfonso-viii-y-los-almohades/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/04/01/eduardo-paniagua-cantigas-de-andalucia/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/09/22/eduardo-paniagua-isidro-mozarabe/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/01/24/eduardo-paniagua-cantigas-de-ultramar/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/01/eduardo-paniagua-cantigas-de-murcia/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/06/04/eduardo-paniagua-calahorra/)

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas del Norte de Francia”

EDUARDO PANIAGUA  “Cantigas del Norte de Francia”

EDUARDO PANIAGUA  “Cantigas del Norte de Francia”

Pneuma Records PN 1590. 2CD, 2019

di alessandro nobis

Per questo nuovo doppio CD Eduardo Paniagua e la Pneuma Records accendono i riflettori sul gruppo di Cantigas raccolte da Alfonso X El Sabio (1221 – 1284) che riguardano i miracoli mariani compiuti nel nord della Francia e affiancandosi alle undici cantigas contenute in un altro CD, “Cantigas de Francia” pubblicato nel 1998 (PN – 520).

Arras nel Passo di Calais e Soissons nell’Aisne sono due delle località dove la Vergine ha compiuto dei miracoli qui raccontati e tra le più interessanti Cantigas qui registrate segnalo la CSM 81 (“La Bella Gondianda, Fuego en el Rostro” che descrive la guarigione dal “Fuoco di Sant’Antonio” (“Fuego de San Martial” un’epidemia simile alla peste molto diffusa nel XIII° secolo che provocò numerosissime vittime) che aveva devastato il volto di Gondianda, la CSM 101 (“Sordomudo en Soissons”) che ci parla della guarigione di un sordomuto a Soissons, la CSM 68 (“Mancebas Rivales del amores en Arras”) che racconta come la Vergine pose fine alle violente liti tra la consorte di un uomo che aveva maledetto la sua amante ed infine la Cantiga 298 (“El demonio de Soissons”), dove una donna posseduta dal demonio si reca al santuario di Soissons e viene “liberata” dalla Vergine Maria.

Per queste registrazione Paniagua si affida come al solito all’ensemble Musica Antigua, costituito da musicisti di primissimo livello assieme a numerosi ospiti che riescono a dare una visione musicale nitida e sempre ispirata a questo monumentale ed unico progetto della Pneuma che prosegue senza interruzione. Tra i primi ricordo le presenze di El Wafir all’oud, del percussionista David Mayoral oltre naturalmente al polistrumentista Eduardo Paniagua, tra i secondi Begona Olavide al salterio e Luis Delgado entrambi collaboratori di lunga data dello stesso Paniagua.

Per quello che mi risulta, un altro doppio CD dedicato alle Cantigas della Francia meridionale è di imminente pubblicazione; attendiamo impazienti notizie ……..

EDUARDO PANIAGUA “Alquimia de la felicidad”

EDUARDO PANIAGUA  “Alquimia de la felicidad”

EDUARDO PANIAGUA  “Alquimia de la felicidad”

Pneuma Records PN 1600. CD, 2019

di alessandro nobis

Alchimia: “Pretesa scienza naturale per mezzo della quale gli uomini si avvisavano di poter convertire i metalli vili in nobili e di comporre medicamenti atti a guarire ogni malattia e a prolungare la vita oltre ai suoi limiti naturali” (G. Devoto – G. C. Oli, “Vocabolario della lingua italiana”). A questa “scienza” millenaria Eduardo Paniagua dedica “Musica Andalusi para el Museo de la Alquimia en Cordoba” approfittando dell’apertura nella città andalusa della Mezquita del museo “Al Iksir”, aperto nel 2017 e curato da Salma Al Farouki con l’idea di portare a conoscenza delle generazioni più giovani questa scienza millenaria, ancora praticata in alcune delle sue parti. L’antologia consta di tredici tracce proveniente dal ricco catalogo della Pneuma Records e può essere considerata anche come una audio-guida alla visita di questo museo unico in terra d’Ispagna e probabilmente in Europa: i brani sono stati scelti molto accuratamente e tutti hanno una relazione con l’alchimia ed il libretto allegato, del quale l’attenta lettura è fondamentale per la piena comprensione del lavoro, spiega in modo preciso il repertorio. Chi segue le pubblicazione della Pneuma sa che uno dei suoi è la cura con la quale vengono affrontati l’aspetto divulgativo e quello iconografico.

Tra i brani che mi permetto di segnalare indico “Entre Palmeras” preso dal CD “Hilal” che descrive con una metafora l’unione dei quattro elementi (terra, fuoco, acqua a aria) eseguita dal suonatore di oud Naseer Shamma accompagnato dall’orchestra araba da camera “Oyoun”, lo splendido taqsim eseguito al qanun e con il canto dello stesso Paniagua “Viaje Interior” dall’omonimo CD che apre questa antologia e da ultimo lo strumentale “Vitrinas” (con lo straordinario Saber Abdelsattar al qanun) che idealmente accompagna l’ascoltatore e ancor più il visitatore del museo, alla scopertadelle tecniche di filtraggio e distillazione degli antichi alchimisti.

Una raccolta importante come tutte le pubblicazione di questa unica etichetta. L’ho già detto in altre occasioni, è vero. Bene, lo ribadisco.

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

EDUARDO PANIAGUA · MUSICA ANTIGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

PNEUMA RECORDS 1010. CD 2009

di Alessandro Nobis

Registrato nel 2009, questo lavoro di Eduardo Paniagua inquadra un ben preciso periodo della storia ispanica, ovvero quello del regno di Alfonso VIII e dei rapporti burrascosi – per usare un eufemismo –  con la dinastia musulmana berbera degli Almohadi che regnava sul Marocco e sul Al Andalus, la parte della Spagna islamizzata, quindi dal 1158 al 1214, tutta la vita del sovrano considerato che fu nominato Re di Toledo e Castiglia all’età dei tre anni. Fu davvero uno strenuo nemico dei Mori, e durante il suo regno condusse due importanti scontri con l’esercito almohavide: la Battaglia di Alarcos del 19 luglio del 1185, dove l’esercito musulmano ebbe la meglio su quello cristiano ma che viste le enormi perdite fu costretto comunque a ritirarsi in quel di Siviglia e quella ancora più importante di Las Navas de Tolosa del 1212 quando guidò il suo esercito ed i crociati arrivati dal resto d’Europa su incitamento del papa Innocenzo III infliggendo una memorabile sconfitta alle milizie musulmane, una delle più importanti scontri della cosiddetta Reconquista che si concluse nel 1492.

Ma il Regno di Alfonso VIII si distinse anche per la passione del re verso le scienze e le lettere che lo portò a fondare a Palencia nel 1208 la prima università spagnola e questo lavoro vuole onorare anche questo aspetto di Re Alfonso, affiancando la poesia e la canzone trobadorica alla musica arabo-andalusa con la “solita” cura alla quale Eduardo Paniagua ci ha abituati che riguarda non solamente il repertorio ma anche la scelta timbrica degli strumenti, sempre convincente nonostante pochi siano i riferimenti testuali o iconografici ma che come sempre fa intelligentemente riferimento anche agli strumenti etnici nordafricani.

Due i brani che vorrei segnalare, “Bal m’es q’ieu chant e coindel” del “cavaliere” Raimon De Miraval ed il seguente, lo strumentale “Moricos”; del primo l’autore delle musiche e del testo è appunto il Cavaliere Raimon, che con questo brano scritto dopo la battaglia di Las Navas invita, quasi supplica re Pedro II di Aragona (che partecipò allo scontro) a liberare il suo castello a Miraval e le terre adiacenti allora occupati dai Franchi, mentre il secondo, strumentale, è eseguito da uno strumento davvero particolare, un flauto costruito con l’osso dell’ala di un avvoltoio con il ritmo sostenuto da una tamburo a cornice.

Disco splendido che con un altro cd, “La batalla de Alarcos” (PN 950) da’ un’immagine chiara della Spagna medioevale.

 

 

 

MARCO AMBROSINI · ENSEMBLE SUPERSONUS “Resonances”

MARCO AMBROSINI · ENSEMBLE SUPERSONUS “Resonances”

MARCO AMBROSINI · ENSEMBLE SUPERSONUS “Resonances”

ECM Records 2497. CD, 2019

di alessandro nobis

Conosco il talento di Marco Ambrosini (violinista e violista da braccio) per i suoi lavori con l’ottimo l’Ensemble Unicorn, per la sua collaborazione con i New Landscapes e per il suo lavoro, sempre prodotto da Manfred Eicher, con l’accordeonista Jean-Luis Matinier; nelle ultime due citate collaborazioni come in questo ottimo “Resonances” Ambrosini dimostra anche di essere un eccellente virtuoso della nickelarpa, strumento ad archetto della tradizione musicale nordica, in particolare della Svezia.

Devo dire che il progetto pensato per questo disco e realizzato con l'”Ensemble Supersonus” è veramente interessante perché il suono che si ascolta è di rara bellezza e ricercatezza, il repertorio comprende brani originali, di musica antica, un brano tradizionale e lega i suoni medioevali – rinascimentali con il canto delle steppe mongole. Progetto azzardato direte voi: tutt’altro, è invece musica intrigante eseguita in modo impeccabile con arrangiamenti così ricercati che riescono a rendere omogenee le caratteristiche che ho citato sopra.

La musica che si ascolta è il “crossroads” tra due linee facilmente indentificabili, quella dello spazio e quella del tempo: la linea dello spazio parte dal canto tipico della tradizione delle steppe mongole, Anna – Maria Hefele contestualizza in modo filologico con il repertorio del disco, e finisce nell’Europa dei nostri giorni – con le 6 composizioni originali –  passando per la penisola anatolica fino alla scandinavia svedese, la linea del tempo invece collega il medioevo di Hildegard Von Bingel di “O Antiqui Santi” (evocativo il canto della Hefele”) con un “Semaj” della musica classica ottomana, composto da Veli Dede, compositore turco del XIX° secolo, passando tra gli altri da Franz Biber e Girolamo Frescobaldi.

Tra i brani originali segnalo “2 Four 8” per canto e Jewish’s Harp (Wolf Janscha), mi sembra di capire si tratti di un’improvvisazione, ed “Erimal Nopu” scritta dalla clavicembalista Eva Maria Rusche da ritmo mediorientale con un bel dialogo della tastiera e della nickelharpa che anticipa il solo della Hefele.

In definitiva, a mio parere “Resonances” ha compiuto il miracolo di rendere omogeneo ed attuale un repertorio come dicevo del tutto eterogeneo nei linguaggi e negli stili. E con musiciti di questo livello di queste ampie vedute non poteva essere altrimenti.