EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

PNEUMA RECORDS 1570, CD. 2018

Beatificato da Papa Paolo V nel 1619, Isidro era nato nel 1082 nella Madrid araba dove visse la reconquista del 1085 e dove si spense nel 1170; fu la figura di maggior spicco del medioevo madrileno ed i suoi “miracoli” erano conosciuti tanto da farlo considerare dal popolo “santo” anche quando era in vita: tutt’oggi si tiene a Madrid nel mese di marzo una processione che ricorda il miracolo ottenuto per intercessione di Isidro che pose termine alla terribile siccità che colpì la penisola iberica nel 1275 flagellando le classi più deboli della società spagnola del tempo.

Ai miracoli di Isidro Mozarabo (termine che indica i cristiani di Spagna durante il dominio arabo dal quale ne assorbirono soprattutto la lingua che venne perfino usata durante le liturgie cattoliche) è dedicato questo nuovo splendido lavoro di Eduardo Paniagua che si basa sui manoscritti conservati nel Codice del Diacono Juan (datato 1272) narranti le vicende umane e spirituali di Isidro. Paniagua presenta sei inni finora inediti del codice, scritti naturalmente in lingua latina e contenenti qualche indicazione sull’esecuzione musicale, trascritta da Juan Carlos Asiensio dando un’ambientazione che ci riporta ai tempi della Spagna medioevale nella quale Castiglia, Leon ed Andalusia erano governate dalla figura del Re Alfonso X° El Sabio (qui Paniagua, nell’inno VI, utilizza come incipit una delle Cantigas de Santa Maria raccolte da Re Alfonso, la 142).

E’ sul puntiglioso lavoro certosino ed encomiabile della ricerca storica, dell’ambientazione sonora oltre che della cura dell’esecuzione vocale che il lavoro di Paniagua trova in tutte le sue registrazioni la sua massima espressione; in questo caso gli inni sono sempre introdotti da un breve incipit strumentale e sono sempre accompagnati dall’ensemble Musica Antigua, formato da straordinari musicisti specialisti di musica medioevale ed arabo andalusa: Cesar Carazo al canto, Luis Antonio Munoz al canto e fidula, naturalmente Eduardo Paniagua (salterio, cìtara, santur e campane), Jaime Munoz alla cornamusa, flauto e percussioni con cammei di Wafir Sheik con il suo oud e di Alvaro Arturo alla cìtara (autoharp). Strumenti e suoni appartenenti ora alla tradizione popolare spagnola, ora a quella araba ed a quella mediorientale che perfettamente ci trasportano durante l’ascolto indietro nel tempo, quando questi inni vennero messi su carta e fissati per sempre per venire riscoperti ed interpretati nel ventunesimo secolo.

Entrate in una chiesa medioevale, mettetevi gli auricolari e ….. buon viaggio.

 

 

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SALIM FERGANI “Al-Mutamid de Sevilla”

SALIM FERGANI “Al-Mutamid de Sevilla”

SALIM FERGANI “Al-Mutamid de Sevilla”

PNEUMA Records, 1420. Cd, 2018

di Alessandro Nobis

Tra il 1069 ed il 1090 sul trono di Siviglia sedeva Muhammad ibn ‘Abbad al-Mutamid, sovrano illuminato la cui corte è passata alla storia per il lusso e l’attenzione verso la cultura in particolar modo verso l’arte poetica ed anche per essere stato l’ultimo rappresentante della dinastia degli Abbasidi.; al-Mutamid, uno dei massimi esponenti della poesia araboandalusa, sceglieva i propri collaboratori tenendo conto della loro abilità nella composizione di testi poetici.

al mutamidQuesto lavoro dell’algerino Salim Fergani, uno dei più quotati suonatori di oud (davvero eccellente il suo “Un Troubadour de Constantine” del 1997 per la Buda Records), combina le liriche di quella corte con la musica di Qusantina (Costantina), città dell’Algeria nord orientale nella quale si conservata e sviluppata nei secoli la musica ma’louf, variante della musica araboandalusa introdotta in nordafrica a partire dal 1609, ovvero dopo la cacciata dalla penisola iberica dei musulmani che si rifugiarono appunto nell’area dove oggi si trovano l’Algeria, la Libia e la Tunisia.

“Pezzi forti” di questo ottimo disco sono i due Taqsim finali (due improvvisazioni, una per viola accompagnato dall’oud, l’altra per solo liuto) e soprattutto “Flyeron mis Làgrimas”, una suite di oltre venti minuti piuttosto articolata: si inizia con un’improvvisazione vocale (“Istikbar”) che anticipa testi scritti da Fergami, seguita da una successione di liriche (“Silsila”, che significa appunto “catena”) composte da al-Mutamid che narra di un principe e delle sue avventure amorose, con intermezzi strumentali splendidamente eseguiti da Salim Fergani, Youcef Bounas (flauti), Nadir Bedjebar (viola) e Khaled Smair (darbuka).

Purtroppo va anche detto che i dischi della Pneuma soffrono di una distribuzione non sempre efficace, e quindi la loro reperibilità non è così immediata nonostante la “tecnologia” del web. Peccato.

 

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Ultramar”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Ultramar”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Ultramar”

PNEUMA RECORDS, 2CD 1530, 2017

di Alessandro Nobis

Le tredici Cantigas raccolte in questo doppio CD curato come al solito egregiamente da Eduardo Paniagua narrano dei (presunti) miracoli compiuti dalla Vergine Maria nell’oriente cristiano (all’epoca dei fatti, ovvero prima del XIII secolo, quando Alfonso El Sabio – 1221 – 1284 – raccolse questa enorme di testi) del Mediterraneo: il primo riguarda Costantinopoli e dintorni, il secondo la Siria ed il Medio Oriente. La raccolta delle Cantigas, conservata a Madrid ed in parte a Firenze, come ho già accennato in precedenti occasioni contiene solamente testi mentre le musiche sono state realizzate basandosi da punto di vista esecutivo sulla melodia monodica gregoriana e trobadorica e strumentale sulle miniature che accompagnano i testi e sugli strumenti tradizionali di area mediterranea sopravvissuti nei secoli.cantiga_9

Tra queste Cantigas presenti in questo doppio CD segnalo “Emperador Juliano, Milagro de San Basilio” (CSM 15), narrante la leggenda che glorifica la vita di San Basilio, Patriarca della Chiesa d’Oriente (329 – 379), che persuade l’Imperatore Giuliano l’Apostata a rinunciare all’assedio della sua città, Cesarea – l’attuale Kayseri in Turchia – durante la sua marcia verso la Persia. La Vergine invita san Mercurio di Cesarea a lasciare la sua tomba ed a sfidare a duello l’Imperatore; così fa e l’Imperatore viene ucciso, convincendo con questo miracolo gli abitanti di Cesarea rimasti ancora pagani a convertirsi al Cristianesimo. L’origine di questa Cantiga è quindi molto remota, ed ha viaggiato nella memoria orale e forse anche in qualche manoscritto per dieci secoli prima che Alfonso X El Sabio, l’abbia raccolta, fatta trascrivere e adornare di miniature consegnandola al Tempo per altri ottocento anni.

Questa raccolta, come quella delle Cantigas De Amigo (raccolta di canti profani), è pertanto fondamentale non solo per il suo valore linguistico e musicologico, ma anche per quello storico e sociale ed il tentativo di Paniagua e di altri studiosi di restituirci questo testi affiandoli a melodie è encomiabile e preziosissimo. Un autentico tesoro che ha miracolosamente attraversato il tempo e che chiede di essere riscoperto.

 

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

PNEUMA RECORDS, CD 1560, 2017

di Alessandro Nobis

Prosegue anche in questo 2017 la monumentale opera con la quale Eduardo Paniagua intende pubblicare l’integrale della preziosissima raccolta delle “Cantigas De Santa Maria”, assemblata da Alfonso X “El Sabio” nel 13° secolo. Questa nuova pubblicazione è dedicata alle “Cantigas de Murcia”, città che, oltre a conservare le viscere del re (il resto del corpo è sepolto a Sevilla),  celebra il 750° anniversario della sua conquista cristiana ad opera appunto da Alfonso X, e contiene nove di queste composizioni che narrano dei miracoli mariani; un’operazione quella di Paniagua dal valore a mio avviso inestimabile, vuoi per l’esecuzione vocale in gallego portoghese che per la ricerca dei suoni e degli strumenti più adatti per rendere credibile ai massimi livelli la riproposizione di questo repertorio medioevale. Strumenti pazientemente ricostruiti a partire dalle indicazioni iconografiche delle miniature medioevali o “cercati” nelle musiche tradizionali del Medio Oriente, del Nord Africa e d’Europa ed affidati nelle sapienti mani di musicisti di grande esperienza, il cui amalgama rende molto plausibile l’ipotesi esecutiva di quel periodo così affascinante e così lontano da noi. Troviamo quindi la gaita vicino all’oud, i flauti vicino al violino medioevale, il qanun a fianco del salterio, il kaval alla vihuela e soprattutto il racconto dei miracoli, come quello narrato nella CSM 339 chiamata “La Nave de Cartagena” che ci racconta del naufragio evitato dalla Vergine Madre (anche se qui viene eseguita solo la melodia) o nella CSM 169 che ci narra della Chiesa di Santa Maria di Murcia, conquistata dai Mori e riconquistata dai Cristiani ma mai distrutta.

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ALPHA CLASSICS CD, 2003, ristampa 2017

di Alessandro Nobis

Queste nove “Istampitte” appartenevano alla fine del XIV° secolo ad una sconosciuta famiglia nobile fiorentina e, chissà per quali vie e vicende, arrivarono al British Museum di Londra, dove tuttora sono conservate; erano danze tramandate oralmente dal XII° secolo, e di esse ne esistono parecchie interpretazioni riportate su disco, sia ad opera di musicisti legati al mondo classico che  tradizionale, soprattutto inglese. Henri Agnel, suonatore di liuto arabo e di cittern, è di nascita francese ma è vissuto molto in Marocco, dove ha assimilato suoni e musica del mondo arabo andaluso; questa sua frequentazione e questo suo vivere due mondi culturali e musicali così diversi lo ha portato a sviluppare una modalità di esecuzione di queste danze medioevali del tutto originale, interpretandole in modo “libero” – in realtà sui manoscritti medioevali le indicazioni non sono proprio restrittive – affiancando ai suoi strumenti altri come l’indiano ghatam ed il brasiliano udu – percussioni vasiforme -, lo zarb iraniano, il quinton – violino a cinque corde ed il bansura – flauto di canna indiano. Come si vede una lettura ad ampio respiro, quella di Agnel, che lascia aprire le nove danze a brevi interventi solistici degli strumenti usati nella registrazione e suonati da Michael Nick, Herni Tournier, Djamchid Chemirani e Idriss Agnel.

L’ascolto si rivela incredibilmente affascinante e rivelatore di un mondo musicale che – sebbene siano passati settecento anni – si conferma fresco, vivo, attuale e tutt’altro che assimilabile ad un intoccabile e sepolto mondo da tenere nelle teche. Un repertorio che lascia – se lo si vuole – ampia libertà esecutiva, della quale Henri Agnel e i suoi compagni ne godono – e fanno andare in sollucchero chi l’ascolta – pienamente.

 

DALLA PICCIONAIA: “On the road to Bangor”

DALLA PICCIONAIA: “On the road to Bangor”

LA PICCIONAIA: ON THE ROAD TO BANGOR – Pieve di San Floriano (Vr) 5 febbraio 2017

di Alessandro Nobis

Nella bellissima Pieve di San Floriano nella Valpolicella veronese si è tenuto il concerto “On the Road to Bangor”, un ambizioso quanto originale progetto di Emanuele Zanfretta – cornamusista, flautista e compositore – il cui obiettivo era quello di musicare inni medioevali sacri contenuti nell'”Antifonario di Bangor” manoscritto composto nel monastero irlandese di Bangor edificato nel 588 ed oggi nella Contea Nordirlandese di Down. L’Antifonario venne portato in Italia nel VII secolo da monaci che avevano avuto l’arduo compito di ri-cristianizzare l’Italia ed il manoscritto, conservato oggi presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana a Milano, contiene testi in lingua latina  privi anche di una qualsiasi notazione musicale dedicati agli abati di Bangor come Camelacio, Patrizio o Concilio.

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Prima dell’invenzione della notazione scritta, la musica ha ugualmente attraversato il tempo con l’oralità (a dirla tutta questo sistema di trasmissione è arrivato fin ai nostri giorni, per fortuna): musicisti che nei secoli hanno perpetuato repertori sacri e profani ripetendo “lezioni” ascoltate da altri suonatori, altri che li hanno fatti propri modificandoli in parte, altri come Emanuele Zanfretta hanno invece scelto di affiancare a testi millenari musiche nuove scritte comunque nel rispetto delle sonorità e degli idiomi.

Il progetto che si chiama appunto “Nuove musiche per inni millenari” è risultato molto efficace, offrendo una visione nuova sul polimorfico mondo della musica antica e, aggiungo, popolare, visto che le composizioni di Zanfretta – soprattutto le parti strumentali come “Viella’s Tune”, “Pipe’s tune” o “Pipe’s Scottish” – guardano sì al mondo medioevale ma anche alle atmosfere della tradizione irlandese, di qualche secolo posteriore al medioevo.

Un’operazione molto intelligente e colta quella del quintetto, con una scelta degli strumenti e della loro timbrica minuziosa e naturalmente riuscita in pieno grazie anche al livello dei musicisti coinvolti che hanno avuto una parte fondamentale nella realizzazione del progetto che presto si concretizzerà con la pubblicazione di un CD. Del “Bangor’s Project” fanno parte Elisabetta De Mircovich al canto ed alla viella, Alessandro Parise alla viella ed ai tamburi a cornice, Matteo Zenatti all’arpa medioevale e voce ed infine da Elena Bertuzzi, al canto ed alle percussioni: difficile segnalare i brani più intriganti, tutto il concerto ha catturato l’attenzione del pubblico nei momenti d’insieme, polifonici e strumentali grazie anche alla scelta indovinatissima dell’ambientazione (se non vi siete mai fermati alla Pieve fatelo alla prima occasione, ed entrate per una visita).

In definitiva ciò che più mi ha veramente impressionato è stato il suono d’insieme di un ensemble che propone un repertorio non certo facile con un approccio che non potrà non soddisfare anche il pubblico che conosce poco o per nulla il patrimonio che il Medioevo e il Rinascimento ci ha lasciato in eredità. E il piacere di suonarlo che ho letto negli sguardi dei musicisti mi fa pensare che questo progetto possa avere lunga vita……….

 

JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

HESPERION XXI – LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA – JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

ALIAVOX, 2016. CD.

di Alessandro Nobis

Dalla fondazione del Regno di Granada, espansione e splendore di Al-Andalus, fino alla sua incorporazione nel Regno di Castiglia e Leon e la conversione forzata dei musulmani”: questo il sottotitolo di questa registrazione diretta dal violista catalano Jordi Savall, effettuata per la Radio Nazionale Spagnola il 1° luglio 2013 nell’ambito delle celebrazioni della millenaria fondazione di questa bellissima ed evocativa città, rifondata dagli arabi sulla struttura della preesistente città ebraica. Divisa in sei parti, l’opera percorre i primi cinquecento anni della sua storia, fino ai “Romancas” ed ai “Villancicos” quattrocenteschi. Ancora una volta la ricerca delle sonorità, dei musicisti più adatti e l’assoluta perfezione esecutiva fanno di questo CD – al quale è allegato come al solito un corposo libretto in numerosi idiomi tra cui l’italiano – l’ennesimo capolavoro dei due ensemble dei quali Jordi Savall è Direttore.IMG_1480 Credo di non avere mai usato la parola “capolavoro” nelle brevi recensioni su questo blog, ma mai come in questo caso mi sembra la parola più adatta, perché veramente l’ascolto ripetuto di quest’ora di musica mi ha trasportato ogni volta, come in una macchina del tempo, ad immergermi in un’epoca storica così importante per la cultura europea. Un ensemble di musicisti arabi e turchi, dal cantante Lior Elmalech al suonatore di duduk armeno Haig Sarikouyoumdijan, uno straordinario coro come la Capella Real de Catalunya ed un rodatissimo Hesperion XXI – con l’arpista Andrew Lawrence King, l’inseparabile percussionista Pedro Estevan e Dimitri Psonis alla chitarra moresca tra gli altri – e naturalmente la viola da gamba di Savall sono quanto di meglio la musica antica possa oggi esprimere. Provo molta invidia per chi, quel 1 luglio del ’13, ebbe la fortuna di assistere a quel concerto.