SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

EDUARDO PANIAGUA · MUSICA ANTIGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

PNEUMA RECORDS 1010. CD 2009

di Alessandro Nobis

Registrato nel 2009, questo lavoro di Eduardo Paniagua inquadra un ben preciso periodo della storia ispanica, ovvero quello del regno di Alfonso VIII e dei rapporti burrascosi – per usare un eufemismo –  con la dinastia musulmana berbera degli Almohadi che regnava sul Marocco e sul Al Andalus, la parte della Spagna islamizzata, quindi dal 1158 al 1214, tutta la vita del sovrano considerato che fu nominato Re di Toledo e Castiglia all’età dei tre anni. Fu davvero uno strenuo nemico dei Mori, e durante il suo regno condusse due importanti scontri con l’esercito almohavide: la Battaglia di Alarcos del 19 luglio del 1185, dove l’esercito musulmano ebbe la meglio su quello cristiano ma che viste le enormi perdite fu costretto comunque a ritirarsi in quel di Siviglia e quella ancora più importante di Las Navas de Tolosa del 1212 quando guidò il suo esercito ed i crociati arrivati dal resto d’Europa su incitamento del papa Innocenzo III infliggendo una memorabile sconfitta alle milizie musulmane, una delle più importanti scontri della cosiddetta Reconquista che si concluse nel 1492.

Ma il Regno di Alfonso VIII si distinse anche per la passione del re verso le scienze e le lettere che lo portò a fondare a Palencia nel 1208 la prima università spagnola e questo lavoro vuole onorare anche questo aspetto di Re Alfonso, affiancando la poesia e la canzone trobadorica alla musica arabo-andalusa con la “solita” cura alla quale Eduardo Paniagua ci ha abituati che riguarda non solamente il repertorio ma anche la scelta timbrica degli strumenti, sempre convincente nonostante pochi siano i riferimenti testuali o iconografici ma che come sempre fa intelligentemente riferimento anche agli strumenti etnici nordafricani.

Due i brani che vorrei segnalare, “Bal m’es q’ieu chant e coindel” del “cavaliere” Raimon De Miraval ed il seguente, lo strumentale “Moricos”; del primo l’autore delle musiche e del testo è appunto il Cavaliere Raimon, che con questo brano scritto dopo la battaglia di Las Navas invita, quasi supplica re Pedro II di Aragona (che partecipò allo scontro) a liberare il suo castello a Miraval e le terre adiacenti allora occupati dai Franchi, mentre il secondo, strumentale, è eseguito da uno strumento davvero particolare, un flauto costruito con l’osso dell’ala di un avvoltoio con il ritmo sostenuto da una tamburo a cornice.

Disco splendido che con un altro cd, “La batalla de Alarcos” (PN 950) da’ un’immagine chiara della Spagna medioevale.

 

 

 

MARCO AMBROSINI · ENSEMBLE SUPERSONUS “Resonances”

MARCO AMBROSINI · ENSEMBLE SUPERSONUS “Resonances”

MARCO AMBROSINI · ENSEMBLE SUPERSONUS “Resonances”

ECM Records 2497. CD, 2019

di alessandro nobis

Conosco il talento di Marco Ambrosini (violinista e violista da braccio) per i suoi lavori con l’ottimo l’Ensemble Unicorn, per la sua collaborazione con i New Landscapes e per il suo lavoro, sempre prodotto da Manfred Eicher, con l’accordeonista Jean-Luis Matinier; nelle ultime due citate collaborazioni come in questo ottimo “Resonances” Ambrosini dimostra anche di essere un eccellente virtuoso della nickelarpa, strumento ad archetto della tradizione musicale nordica, in particolare della Svezia.

Devo dire che il progetto pensato per questo disco e realizzato con l'”Ensemble Supersonus” è veramente interessante perché il suono che si ascolta è di rara bellezza e ricercatezza, il repertorio comprende brani originali, di musica antica, un brano tradizionale e lega i suoni medioevali – rinascimentali con il canto delle steppe mongole. Progetto azzardato direte voi: tutt’altro, è invece musica intrigante eseguita in modo impeccabile con arrangiamenti così ricercati che riescono a rendere omogenee le caratteristiche che ho citato sopra.

La musica che si ascolta è il “crossroads” tra due linee facilmente indentificabili, quella dello spazio e quella del tempo: la linea dello spazio parte dal canto tipico della tradizione delle steppe mongole, Anna – Maria Hefele contestualizza in modo filologico con il repertorio del disco, e finisce nell’Europa dei nostri giorni – con le 6 composizioni originali –  passando per la penisola anatolica fino alla scandinavia svedese, la linea del tempo invece collega il medioevo di Hildegard Von Bingel di “O Antiqui Santi” (evocativo il canto della Hefele”) con un “Semaj” della musica classica ottomana, composto da Veli Dede, compositore turco del XIX° secolo, passando tra gli altri da Franz Biber e Girolamo Frescobaldi.

Tra i brani originali segnalo “2 Four 8” per canto e Jewish’s Harp (Wolf Janscha), mi sembra di capire si tratti di un’improvvisazione, ed “Erimal Nopu” scritta dalla clavicembalista Eva Maria Rusche da ritmo mediorientale con un bel dialogo della tastiera e della nickelharpa che anticipa il solo della Hefele.

In definitiva, a mio parere “Resonances” ha compiuto il miracolo di rendere omogeneo ed attuale un repertorio come dicevo del tutto eterogeneo nei linguaggi e negli stili. E con musiciti di questo livello di queste ampie vedute non poteva essere altrimenti.

 

 

 

TERRA MATER “Terra Mater”

TERRA MATER “Terra Mater”

TERRA MATER  “Terra Mater”

Velut Luna. CD, 2018

di alessandro nobis

Questo è il lavoro d’esordio di un quintetto di base a Verona che affronta in modo serio e davvero convincente il repertorio della musica antica e di quella etnica di area mediterranea; è anche un doveroso tributo al lavoro dell’Ensemble faentino “Musica Officinalis” di Gabriele Bonvicini, Catia Giannessi e Igor Niego (tra gli altri), citato “ufficialmente” nei ringraziamenti. Il nome del gruppo ricorda infatti il loro lavoro d’esordio “Aqua Mater” e nel repertorio di questo bel lavoro sono compresi due brani compresi in quel disco, ovvero il tradizionale turco “Lunga Nahawand” e la Cantiga de santa Maria 339 “En Quanta Guisas”.

Detto questo, tutto il lavoro si ascolta in modo del tutto piacevolissimo, la scelta del repertorio e gli arrangiamenti scelti oltre alla cura dei suoni e della strumentazione rivela una preparazione sì accademica ma anche rivolta allo strumentario etnico dell’area mediterranea, mediorientale e dell’Asia Centrale sulla linea del lavoro ad esempio della famiglia Paniagua, con Luis anche lui citato nelle note di copertina. Dalla Spagna medioevale di Alfonso X El Sabio si arriva all’area irano anatoliche passando per l’Africa berbera, la costa libanese ed i balcani meridionali della Grecia e Macedonia. La separazione nel canto “Ayrilik” brillantemente cantato in azero da Angela Centanin con un beò arrangiamento per la viola di Irene Benciolini, il ritmo dispari macedone di “Antice” con l’intro di oud (Ruben Medici) in coppia con la viola ed il delicato ritmo sostenuto dal tamburo a cornice di Nicola Benetti e l’intervento di Francesco Trespidi alla musette, e qui è davvero intrigante l’arrangiamento e la strumentazione scelta (l’oud al posto del bozouky, la musette in sostituzione della gaida) che trasformano la danza macedone in una palesemente spostata più a levante. E poi non voglio tralasciare la Cantiga già citata in apertura proveniente dalla fondamentale raccolta dei miracoli della vergine Maria raccolta dal Re Alfonso X, con la parte strumentale interpretata in una modalità più “solenne” vicina alla musica medioevale piuttosto che alle sonorità più etniche come nella versione di Eduardo Paniagua nel CD “Cantigas De Murcia”.

Gran bel disco d’esordio.

 

TERRA MATER:

Angela Centanin: voce

Irene Benciolini: violino e viola

Ruben Medici: oud, chitarra, banjo mandolino, viola e violino

Francesco Trespidi: oud, darabukka, riq, musette, kaval, bansuri, low whistle, flauto diritto

Nicola Benetti: fisarmonica, chitarra, daff, darabukka e kantele.

 

www.velutluna.it

https://www.facebook.com/EnsembleTerraMater/

 

 

ENRIKE SOLINIS  “JUAN SEBASTIAN ELKANO”

ENRIKE SOLINIS  “JUAN SEBASTIAN ELKANO”

ENRIKE SOLINIS & Euskal Barrokensemble “JUAN SEBASTIAN ELKANO”

ALIAVOX / Diversa Records AV9933. 2CD, 2019

di alessandro nobis

Nel suo precedente “El Amor Brujo” il chitarrista basco Enrike Solinis ed il suo magnifico “Euskal Barrokeesemble” ci aveva fatto viaggiare nel tempo con un inaspettato quanto interessante abbinamento di musiche scritte da Domenico Scarlatti, da Joaquin Rodrigo e Manuel De Falla  (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/06/20/enrike-solinis-euskal-barrokensemble-el-amor-brujo/)mentre in questo accuratissimo lavoro che comprende anche un dettagliato saggio con illustrazioni di circa quaranta pagine in sette lingue ci fa conoscere le imprese marinaresche di Juan Sebastian Elkano (1486 – 1526), navigatore basco che per primo riuscì a completare la circumnavigazione del globo; nostromo della Conception, uno dei vascelli che facevano parte della spedizione di Ferdinando Magellano si trovò a sostituire il capo spedizione dopo la sua morte avvenuta nell’aprile del 1521, portando a termine l’anno seguente il viaggio che l’esploratore portoghese aveva iniziato nel 1519. Come Magellano, Elkano con altri marinai perse la vita per malnutrizione nelle acque delle Molucche durante la spedizione del 1525 alla quale sopravvissero in pochissimo: una delle tante storie di marineria di quei tempi a molti poco conosciuta.

Di Enrike Solinis avevo scritto anche di “Colores del Sur” del 2013 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/03/enrike-solinis/)e questo doppio disco non fa che confermare la classe di questo musicista, non tanto come specialista della chitarra barocca ma anche e qui soprattutto come storico, ricercatore ed arrangiatoreconsiderate la cura e la prassi esecutiva del repertorio di questa straordinario lavoro, un omaggio certamente ad Elkano ma anche alla gente basca, alla sua identità ed alla loro millenaria capacità di solcare i mari per necessità (pesca o emigrazione) o per semplice amore verso le “acque grandi”.

Non a caso il sottotitolo è “Canzoni e danze dell’epoca d’oro della navigazione basca” e questo è quello che ascoltiamo: dal XII secolo al XVII con la diaspora basca è un continuo susseguirsi di musica tradizione di Euskadi, di arie delle Molucche (“Lagu Togal”) e quelle nordafricane (il “Bashraf Jahargah” del XVI secolo) ad altre provenienti da fondamentali raccolte come il Fandango dal Santiago de Murcia o “El Gineo” dai Manoscritti di Cortabarria del secolo XVII.

Importanti ed essenziali i “recitativi” che inquadrano nel miglior modo i brani musicali che vanno ad anticipare.

Forse il miglior lavoro che ho ascoltato dedicato alla millenaria cultura basca, passata e presente.

 

 

 

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Andalucia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Andalucia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Andalucia”

Pneuma Records PN3 1580, 3CD. 2019

di Alessandro Nobis

Stavolta Eduardo Paniagua sorprende tutti e pubblica anziché un disco singolo come ci aveva abituato un triplo CD dedicato alle “Cantigas de Andalucia”, un altro importante tassello al monumentale lavoro che lo studioso e musicista ispanico sta dedicando a questi canti devozionali raccolti nel XIII° secolo dal Re Alfonso X° “Il Saggio”.

I tre compact disc sono suddivisi per aree geografiche: il primo a Granada e Yaen, il secondo a Cordoba e Huelva, il terzo a Cadiz e Puerto De Santa Maria.

Al di là della bellezza e della cura con la quale Paniagua propone alcuni brani strumentali (“La Pedrada” che introduce il secondo CD o “San Salvador de Sevilla” nel terzo), mi limito a segnalare le due che aprono il primo CD, ovvero la CSM 257 “Las Reliquias” che racconta del miracoloso salvataggio delle reliquie della Vergine dalla distruzione del reliquiario nella battaglia di Granada e della realizzazione di uno nuovo e la seguente CSM 185 “El Castillo de  Chincoya y el Rey de Granada” dove l’immagine mariana protegge il castello cristiano di Chincoya dagli assalti provenienti dal castello moresco di Beluez.

image.pngNaturalmente gran parte del merito della riuscita di questo lavoro, come di tutta la discografia di Paniagua va ascritto non solamente al “direttore” ma anche agli straordinari musicisti che di volta in volta vengono scelti per realizzare una registrazione affiancando l’ensemble Musica Antigua: tra questi ricordo Thomas Bienabe al liuto arabo, i cinque cantanti e naturalmente Luis Delgado, polistrumentista e collaboratore di lunga data di Paniagua.

Ho già osannato l’opera di Paniagua in altre occasioni (ad esempio qui: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/01/24/eduardo-paniagua-cantigas-de-ultramar/)quindi non voglio ripetermi, ma il valore di quest’opera sia dal punto di vista storico che musicale è a mio avviso straordinaria; evidentemente il lavoro di Gregorio Paniagua e dell’Atrium Musicae di Madrid dei decenni passati – ricordo solamente il seminale “Musique Arabo – Andaluse” pubblicato dall’Harmonia Mundi e primo ellepì dedicato a questo repertorio – ha lasciato un’impronta indelebile in Eduardo che ha proseguito sul sentiero tracciato dal padre regalandoci una grande quantità di musica straordinaria, e l’integrale delle Cantigas che si sta pubblicando è solamente una parte del suo repertorio.„

 

 

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

PNEUMA RECORDS 1570, CD. 2018

Beatificato da Papa Paolo V nel 1619, Isidro era nato nel 1082 nella Madrid araba dove visse la reconquista del 1085 e dove si spense nel 1170; fu la figura di maggior spicco del medioevo madrileno ed i suoi “miracoli” erano conosciuti tanto da farlo considerare dal popolo “santo” anche quando era in vita: tutt’oggi si tiene a Madrid nel mese di marzo una processione che ricorda il miracolo ottenuto per intercessione di Isidro che pose termine alla terribile siccità che colpì la penisola iberica nel 1275 flagellando le classi più deboli della società spagnola del tempo.

Ai miracoli di Isidro Mozarabo (termine che indica i cristiani di Spagna durante il dominio arabo dal quale ne assorbirono soprattutto la lingua che venne perfino usata durante le liturgie cattoliche) è dedicato questo nuovo splendido lavoro di Eduardo Paniagua che si basa sui manoscritti conservati nel Codice del Diacono Juan (datato 1272) narranti le vicende umane e spirituali di Isidro. Paniagua presenta sei inni finora inediti del codice, scritti naturalmente in lingua latina e contenenti qualche indicazione sull’esecuzione musicale, trascritta da Juan Carlos Asiensio dando un’ambientazione che ci riporta ai tempi della Spagna medioevale nella quale Castiglia, Leon ed Andalusia erano governate dalla figura del Re Alfonso X° El Sabio (qui Paniagua, nell’inno VI, utilizza come incipit una delle Cantigas de Santa Maria raccolte da Re Alfonso, la 142).

E’ sul puntiglioso lavoro certosino ed encomiabile della ricerca storica, dell’ambientazione sonora oltre che della cura dell’esecuzione vocale che il lavoro di Paniagua trova in tutte le sue registrazioni la sua massima espressione; in questo caso gli inni sono sempre introdotti da un breve incipit strumentale e sono sempre accompagnati dall’ensemble Musica Antigua, formato da straordinari musicisti specialisti di musica medioevale ed arabo andalusa: Cesar Carazo al canto, Luis Antonio Munoz al canto e fidula, naturalmente Eduardo Paniagua (salterio, cìtara, santur e campane), Jaime Munoz alla cornamusa, flauto e percussioni con cammei di Wafir Sheik con il suo oud e di Alvaro Arturo alla cìtara (autoharp). Strumenti e suoni appartenenti ora alla tradizione popolare spagnola, ora a quella araba ed a quella mediorientale che perfettamente ci trasportano durante l’ascolto indietro nel tempo, quando questi inni vennero messi su carta e fissati per sempre per venire riscoperti ed interpretati nel ventunesimo secolo.

Entrate in una chiesa medioevale, mettetevi gli auricolari e ….. buon viaggio.

 

 

SALIM FERGANI “Al-Mutamid de Sevilla”

SALIM FERGANI “Al-Mutamid de Sevilla”

SALIM FERGANI “Al-Mutamid de Sevilla”

PNEUMA Records, 1420. Cd, 2018

di Alessandro Nobis

Tra il 1069 ed il 1090 sul trono di Siviglia sedeva Muhammad ibn ‘Abbad al-Mutamid, sovrano illuminato la cui corte è passata alla storia per il lusso e l’attenzione verso la cultura in particolar modo verso l’arte poetica ed anche per essere stato l’ultimo rappresentante della dinastia degli Abbasidi.; al-Mutamid, uno dei massimi esponenti della poesia araboandalusa, sceglieva i propri collaboratori tenendo conto della loro abilità nella composizione di testi poetici.

al mutamidQuesto lavoro dell’algerino Salim Fergani, uno dei più quotati suonatori di oud (davvero eccellente il suo “Un Troubadour de Constantine” del 1997 per la Buda Records), combina le liriche di quella corte con la musica di Qusantina (Costantina), città dell’Algeria nord orientale nella quale si conservata e sviluppata nei secoli la musica ma’louf, variante della musica araboandalusa introdotta in nordafrica a partire dal 1609, ovvero dopo la cacciata dalla penisola iberica dei musulmani che si rifugiarono appunto nell’area dove oggi si trovano l’Algeria, la Libia e la Tunisia.

“Pezzi forti” di questo ottimo disco sono i due Taqsim finali (due improvvisazioni, una per viola accompagnato dall’oud, l’altra per solo liuto) e soprattutto “Flyeron mis Làgrimas”, una suite di oltre venti minuti piuttosto articolata: si inizia con un’improvvisazione vocale (“Istikbar”) che anticipa testi scritti da Fergami, seguita da una successione di liriche (“Silsila”, che significa appunto “catena”) composte da al-Mutamid che narra di un principe e delle sue avventure amorose, con intermezzi strumentali splendidamente eseguiti da Salim Fergani, Youcef Bounas (flauti), Nadir Bedjebar (viola) e Khaled Smair (darbuka).

Purtroppo va anche detto che i dischi della Pneuma soffrono di una distribuzione non sempre efficace, e quindi la loro reperibilità non è così immediata nonostante la “tecnologia” del web. Peccato.

 

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Ultramar”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Ultramar”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Ultramar”

PNEUMA RECORDS, 2CD 1530, 2017

di Alessandro Nobis

Le tredici Cantigas raccolte in questo doppio CD curato come al solito egregiamente da Eduardo Paniagua narrano dei (presunti) miracoli compiuti dalla Vergine Maria nell’oriente cristiano (all’epoca dei fatti, ovvero prima del XIII secolo, quando Alfonso El Sabio – 1221 – 1284 – raccolse questa enorme di testi) del Mediterraneo: il primo riguarda Costantinopoli e dintorni, il secondo la Siria ed il Medio Oriente. La raccolta delle Cantigas, conservata a Madrid ed in parte a Firenze, come ho già accennato in precedenti occasioni contiene solamente testi mentre le musiche sono state realizzate basandosi da punto di vista esecutivo sulla melodia monodica gregoriana e trobadorica e strumentale sulle miniature che accompagnano i testi e sugli strumenti tradizionali di area mediterranea sopravvissuti nei secoli.cantiga_9

Tra queste Cantigas presenti in questo doppio CD segnalo “Emperador Juliano, Milagro de San Basilio” (CSM 15), narrante la leggenda che glorifica la vita di San Basilio, Patriarca della Chiesa d’Oriente (329 – 379), che persuade l’Imperatore Giuliano l’Apostata a rinunciare all’assedio della sua città, Cesarea – l’attuale Kayseri in Turchia – durante la sua marcia verso la Persia. La Vergine invita san Mercurio di Cesarea a lasciare la sua tomba ed a sfidare a duello l’Imperatore; così fa e l’Imperatore viene ucciso, convincendo con questo miracolo gli abitanti di Cesarea rimasti ancora pagani a convertirsi al Cristianesimo. L’origine di questa Cantiga è quindi molto remota, ed ha viaggiato nella memoria orale e forse anche in qualche manoscritto per dieci secoli prima che Alfonso X El Sabio, l’abbia raccolta, fatta trascrivere e adornare di miniature consegnandola al Tempo per altri ottocento anni.

Questa raccolta, come quella delle Cantigas De Amigo (raccolta di canti profani), è pertanto fondamentale non solo per il suo valore linguistico e musicologico, ma anche per quello storico e sociale ed il tentativo di Paniagua e di altri studiosi di restituirci questo testi affiandoli a melodie è encomiabile e preziosissimo. Un autentico tesoro che ha miracolosamente attraversato il tempo e che chiede di essere riscoperto.

 

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

PNEUMA RECORDS, CD 1560, 2017

di Alessandro Nobis

Prosegue anche in questo 2017 la monumentale opera con la quale Eduardo Paniagua intende pubblicare l’integrale della preziosissima raccolta delle “Cantigas De Santa Maria”, assemblata da Alfonso X “El Sabio” nel 13° secolo. Questa nuova pubblicazione è dedicata alle “Cantigas de Murcia”, città che, oltre a conservare le viscere del re (il resto del corpo è sepolto a Sevilla),  celebra il 750° anniversario della sua conquista cristiana ad opera appunto da Alfonso X, e contiene nove di queste composizioni che narrano dei miracoli mariani; un’operazione quella di Paniagua dal valore a mio avviso inestimabile, vuoi per l’esecuzione vocale in gallego portoghese che per la ricerca dei suoni e degli strumenti più adatti per rendere credibile ai massimi livelli la riproposizione di questo repertorio medioevale. Strumenti pazientemente ricostruiti a partire dalle indicazioni iconografiche delle miniature medioevali o “cercati” nelle musiche tradizionali del Medio Oriente, del Nord Africa e d’Europa ed affidati nelle sapienti mani di musicisti di grande esperienza, il cui amalgama rende molto plausibile l’ipotesi esecutiva di quel periodo così affascinante e così lontano da noi. Troviamo quindi la gaita vicino all’oud, i flauti vicino al violino medioevale, il qanun a fianco del salterio, il kaval alla vihuela e soprattutto il racconto dei miracoli, come quello narrato nella CSM 339 chiamata “La Nave de Cartagena” che ci racconta del naufragio evitato dalla Vergine Madre (anche se qui viene eseguita solo la melodia) o nella CSM 169 che ci narra della Chiesa di Santa Maria di Murcia, conquistata dai Mori e riconquistata dai Cristiani ma mai distrutta.

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ALPHA CLASSICS CD, 2003, ristampa 2017

di Alessandro Nobis

Queste nove “Istampitte” appartenevano alla fine del XIV° secolo ad una sconosciuta famiglia nobile fiorentina e, chissà per quali vie e vicende, arrivarono al British Museum di Londra, dove tuttora sono conservate; erano danze tramandate oralmente dal XII° secolo, e di esse ne esistono parecchie interpretazioni riportate su disco, sia ad opera di musicisti legati al mondo classico che  tradizionale, soprattutto inglese. Henri Agnel, suonatore di liuto arabo e di cittern, è di nascita francese ma è vissuto molto in Marocco, dove ha assimilato suoni e musica del mondo arabo andaluso; questa sua frequentazione e questo suo vivere due mondi culturali e musicali così diversi lo ha portato a sviluppare una modalità di esecuzione di queste danze medioevali del tutto originale, interpretandole in modo “libero” – in realtà sui manoscritti medioevali le indicazioni non sono proprio restrittive – affiancando ai suoi strumenti altri come l’indiano ghatam ed il brasiliano udu – percussioni vasiforme -, lo zarb iraniano, il quinton – violino a cinque corde ed il bansura – flauto di canna indiano. Come si vede una lettura ad ampio respiro, quella di Agnel, che lascia aprire le nove danze a brevi interventi solistici degli strumenti usati nella registrazione e suonati da Michael Nick, Herni Tournier, Djamchid Chemirani e Idriss Agnel.

L’ascolto si rivela incredibilmente affascinante e rivelatore di un mondo musicale che – sebbene siano passati settecento anni – si conferma fresco, vivo, attuale e tutt’altro che assimilabile ad un intoccabile e sepolto mondo da tenere nelle teche. Un repertorio che lascia – se lo si vuole – ampia libertà esecutiva, della quale Henri Agnel e i suoi compagni ne godono – e fanno andare in sollucchero chi l’ascolta – pienamente.