DALLA PICCIONAIA: LEONARDO SAPERE 25 novembre 2018. Cohen, Verona

DALLA PICCIONAIA: LEONARDO SAPERE 25 novembre 2018. Cohen, Verona

DALLA PICCIONAIA: LEONARDO SAPERE

25 novembre 2018. Cohen, Verona

di Alessandro Nobis

sapereVioloncellista argentino con una solidissima formazione classica, Leonardo Sapere con il suo violoncello ha incantato il numeroso pubblico del Cohen per il primo dei tre appuntamenti di “The Cohen Underground”, quello di domenica 25 novembre; “incantato” è la parola più appropriata visto il silenzio quasi sacrale durante la performance che il musicista e da oggi anche improvvisatore ha saputo gestire uscendo del tutto dall’ambiente musicale da lui più frequentato. Molti dei presenti conoscevano già questa sua davvero rara apertura mentale grazie alla sua partecipazione al trio “Tango x 3” e gli appassionati di musica contemporanea e nella fattispecie improvvisata hanno gustato forse più degli altri la proposta di Sapere visto il loro approccio ai concerti di questo tipo sapendo di “non sapere” cosa aspettarsi, sapendo che la musica improvvisata in quanto tale non si può replicare e che va gustata nota dopo nota come un evento irripetibile.

 

Creazione istantanea, emozioni, la modernità monkiana, l’intelligente e dosato uso dell’elettronica, inserti di musica barocca e di vocalità grazie al prezioso ed efficace intervento di Massimo Totola a metà concerto (improvvisatore vocale e colto autore di “Nero di pece” dal quale ha tratto qualche verso alternandolo a vocalizzi dialoganti con il “cello” di Sapere), tutto questo sono stati i velocissimi novanta minuti della performance, iniziata con l’inaspettata esecuzione del fantastico Preludio alla 1^ Suite per violoncello solo di J.S. Bach (è mai stata eseguito in un club?); l’inserto dell’Aria Haendeliana “Lascia che io pianga” tratta dall’opera “Almira” e soprattutto quello della Sarabanda della Quinta Suite per violoncello di Bach che prende forma all’interno dell’improvvisazione di quello che forse è stato il brano più significativo e paradigmatico di questo nuovo percorso di Sapere, ovvero “Caos”. Ed infine il jazz tra archetto e pizzicato, con una spartito di Giannantonio Mutto che ha saputo riassumere così efficacemente in pochi minuti il genio di Theloniuos Monk, con citazioni di “’Round Midnight”, “Misterioso” e “Blue Monk”; bellissimo concerto, spero che questo sentiero tracciato al Cohen (era la prima esibizione per questo progetto di Leonardo Sapere) prosegua a lungo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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NEWPOLI “Mediterraneo”

NEWPOLI “Mediterraneo”

NEWPOLI “Mediterraneo”

BEARTONES RECORDS, CD 2018

By Alessandro Nobis. Translation by Carmen Marsico.

Newpoli is an heterogeneous octet based on the East Coast and consists of musicians coming from different countries who share a passion for the warmth and the beauty of the music of Southern Italy and in general of the Mediterranean. The very talented musicians involved in this most interesting project are the two front women Carmen Marsico and Angela Rossi (voice), Fabio Pirozzolo (tambourine and voice), Björn Wennås (chitarra battente, mandola, and classical guitar), Jussi Reijonen (oud, mandola, and classical guitar), Daniel Meyers (bagpipe, ciaramella, and recorders), Karen Burciaga (violin), and Jeff McAuliffe (bass), and this is their fifth CD after their debut in 2008.

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photo by Liz Linder. http://www.newpolimusic.com

Let’s clarify right away that Newpoli’s music is not a “postcard” version of the Mediterranean tradition that you could pass off to an overseas audience. Perhaps it’s thanks to the presence of non Italian musicians in the group, or because of the songs’ arrangements – often original – always impressive as well as effective, or because of the content presented in their songs, tied to the often tragic everyday life that people experienced in the “Mare Nostrum” (the Mediterranean) and tied to immigration (for instance the opening song, that gives the title to the album and is written in a dialect from Basilicata, describes the immigration problem, and So’ Emigrant’). Ladies and gentlemen, this is a great CD that is well-rooted in the depth of Italian tradition (its sound, the Ucci brothers’ pizzicafrom Salento, the chant alla pelenzeca, i. e., swing, with a wonderful oud introduction that talks about a subject dear to the Italian narrative chant genre: going to the fountain with the hope of meeting a woman to fall in love with), but also branches out to North America, the land where recently or some time ago the musicians or their families (referred to their names above) each found a new home and started a new life, and the land where they composed music and lyrics (I’m referring to the song Lagr’m’with the splendid dialogue between Carmen Marsico and Angela Rossi, and to Na voce solasung in Neapolitan language: “I can’t recognize myself anymore when I look around/ What’s happening? This world has changed”). In addition  the simple but meaningful CD cover art is, in my opinion, emblematic not only of the Mediterranean, but also more generally of the “seas” that an immigrant always has to face.

This CD is difficult to find in the Italian market, but fortunately you can buy it on the group’swebsite and on other websites that specialize in on line sales.

http://www.newpolimusic.com

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo, Cohen Verona 30 settembre 2018

di Alessandro Nobis

Con il bassista Silvio Galasso (londinese ormai d’adozione) e Riccardo Massari, giovanissimo tastierista con Rudy Rotta che ha da qualche anno trovato nell’ambiente culturale di Barcellona gli stimoli giusti per esprimere il suo talento di performer e di compositore, tra i “cervelli in fuga” veronesi c’è anche il chitarrista Luca Boscagin, talentuoso strumentista – e compositore -, che da Londra è arrivato al Cohen di Via Scarsellini sfoderando tutta la sua pregevolissima tecnica attraverso un repertorio fatto di brani originali e di intelligenti riletture; serata da incorniciare, come si diceva un tempo, serata dove la sua chitarra ha stregato il numeroso pubblico silenzioso ed attento come si conviene.42851590_2260599237336411_8298888465353801728_n.jpg

Naturalmente le chiavi di volta dello stile di Boscagin sono la bellezza e l’articolazione dei brani di sua composizione, tra i quali segnalo “Gil O Maestro” dedicata al compositore sudamericano e la capacità improvvisativa, non sempre di facile lettura ma comunque sempre capace di attirare l’attenzione del fruitore, improvvisazione che nasce delle brevi citazioni di temi non necessariamente legati alla musica afroamericana ma che ti raccontano il vasto retroterra musicale di questo chitarrista. E così l’ascolto del concerto si trasforma per chi ascolta nel gioco a riconoscere i temi così brevemente esposti e per Boscagin in quello di nasconderli nelle pieghe della performance. Ecco il riff di Jimmy Page di “Kashmir”, la penna di Pino Daniele e la sua “Quando” eseguita in apertura, quella di Lucio Battisti di “E penso a te” o ancora il Brasile stavolta di Milton Nascimento di “Anima”; poi la ciliegina sulla torta con i due brani eseguiti in compagnia del trombettista Fulvio Sigurtà, ancora Brasile ed il jazz di Enrico Rava di “Le solite cose”.

Bella serata, dicevo, il prossimo appuntamento con la chitarra acustica è con Krishna Biswas, 21 ottobre.

W. KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 15 – 18 NOVEMBRE 2018 (Seconda parte)

W. KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 15 – 18 NOVEMBRE 2018 (Seconda parte)

W. KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 15 – 18 NOV. 2018 (Seconda parte)

di Alessandro Nobis

Programma ricchissimo di avvenimenti che copre completamente le quattro giornate coinvolgendo tutti gli spazi disponibili di Armagh. A parte le imperdibili sessions che si terranno durante il festival al Turner’s Bar, Embers Restaurant, Red’s Ned, The Hole in the Wall ed al Charlemont Arms Hotel vi segnalo caldamente l’inaugurazione del festival, giovedì alle 18:00 nella consueta sede del vittoriano Primate’s Palace (vi suoneranno Luigi Lai, Anxo Lorenzo e Dàimh), “A world of piping” suddiviso in quattro parti con suonatori da Bulgaria, Scozia, Irlanda, Svezia, Asturie, Northumberlan e Sardegna che si terranno nella sede del’Armagh Piper Club, nella Biblioteca Robinson, nella Chiesa Presbiteriana ed al Museo della Contea ma soprattutto l’evento che celebrerà i venticinque anni di questo straordinario appuntamento con la musica tradizionale, ovvero il concerto di venerdì all’Auditorium del Market Place Theatre. Sul palco saliranno musicisti del calibro di Luigi Lai, Jarlath Henderson, Ivan Georgiev, Cillian Vallely, Paddy Keenan, John McSherry solo per citarne alcuni, un’apoteosi delle cornamuse e della musica popolare al suo massimo livello, ci sarà il tempo anche per un ricordo di Liam O’Flynn che due anni fa suonò uno strepitoso set nella Cattedrale di Armagh. L’altro concerto, quello di sabato 17 nello stesso auditorium, coinvolgerà tra gli altri nientemeno che i Lunasa, il leggendario duo Paddy Glackin – Paddy Keenan e Barry & Laura Kerr che presenteranno il loro bellissimo quanto nuovo CD.

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Promesse del folk irlandese davanti a scuola.

Come gli appassionati avranno notato, “vecchi leoni” come Paddy Keenan suoneranno con musicisti più giovani nello spirito vero della musica popolare e questi ultimi sapranno certamente carpire qualche segreto dagli “anziani”.

Inoltre workshop e conferenze come quella di venerdì pomeriggio presso la sede del Club che riguarda la storia della cornamusa nell’area di Cork tra Ottocento e Novecento, e concerti per e di  giovanissimi musicisti della scuola del Club, “I’m a little boat” e le “Junior singing session”. Domenica 18 il festival chiude i battenti, per quest’anno naturalmente, e saremo là per poi raccontarvi gli eventi e l’atmosfera che si respira nella cittadina irlandese durante questo importante evento che mi auguro venga supportato sempre più da sponsor privati ed istituzioni pubbliche; per il bene degli irlandesi in primis ma anche per noi amanti delle tradizioni popolari, e dell’Irlanda of course.

Puoi leggere la prima parte qui:

(https: //ildiapasonblog.wordpress.com/2018/09/01/w-kennedy-piping-festival-armagh-irlanda-15-18-novembre-2018-prima-parte/)

INFORMAZIONI e PREVENDITA BIGLIETTI:

http://www.wkpf.org

info@wkpf.org

IL PROGRAMMA:

GIOVEDI 15 NOVEMBRE

10.00 – Lá na Meanscoileanna – Cathedral Road Recreation Centre: Brighde Chaimbeul (pipes), Laura Kerr (fiddle), Eilís Lavelle (harp), Joy Dunlop (dance), Maeve MacKinnon (song)

18.00 – Festival Launch – Primate’s Palace: Dàimh & Anxo Lorenzo (Scotland/Galicia), Luigi Lai (Sardinia)

19.30 – A World of Piping 1 – Áras na bPíobairí: Anxo Lorenzo (Galicia), Tiarnán Ó Duinnchinn, Ross Ainslie (Scotland), Brighde Chaimbeul (Scotland), Ivan Georgiev (Bulgaria)

22.00 – Session in Red Ned’s

VENERDI 16 NOVEMBRE       

10.00 – Lá na nGaelscoileanna – Cathedral Road Recreation Centre: Angus MacKenzie (pipes), Ellen MacDonald (song), Laura Kerr (fiddle), Eilís Lavelle (harp), Joy Dunlop (dance)

11.00 – Schools Concert 1 – St. Patrick’s Cathedral: Ivan Georgiev (Bulgaria), Duo Lagrange Rutkowski (France), Finlay MacDonald (Scotland), Luigi Lai (Sardegna)

13.00 – Lunchtime Session – Embers Restaurant

13.00 – Unveiling of blue plaque to William at the Montagu Arms, Tandragee followed by reception

13.30 – Schools Concert 2 – St. Patrick’s Cathedral: Georgi Makris (Greece), José Manuel Tejedor (Asturias), Dråm (Sweden), Ross Ainslie (Scotland)

13.30 – Academy Instrument maintenance/reed-making class with Éamonn Curran – Áras na bPíobairí

16.00 – A world of Piping 2 – Armagh Robinson Library: Dråm (Sweden), Luigi Lai (Sardinia), Finlay MacDonald (Scotland), Cillian Valley, Síle Friel (Scotland)

17.30 – Lecture – “A History of the Cork Piping Tradition: late 19th Century to the late 20th Century” – Áras na bPíobairí

18.00 – Session – Red Ned’s Pub e Hole in the Wall Pub

19.00 – CD launch – “Live Recordings from the William Kennedy Piping Festival Volume 2” – Áras na bPíobairí

20.00 – WKPF 25th Anniversary Concert – Market Place Theatre Main Auditorium: Andy May, Ross Ainslie, Anxo Lorenzo, Jarlath Henderson & Xosé Liz de Cea, Ivan Georgiev, Georgi Makris, Brighde Chaimbeul & Ross Ainslie, Ross Ainslie, Finlay MacDonald, Angus MacKenzie, Fin Moore & Brigade Chaimbeul, Paddy Keenan, John McSherry & Jarlath Henderson, Louise Mulcahy, Síle Friel, Mary Mitchell-Ingoldsby, Ríoghnach Connolly & Sole Denver, Luigi Lai, José Manuel Tejedor with Niall, Cillian & Caoimhín Vallely & Ed Boyd, Duo Lagrange Rutkowski with Tiarnán Ó Duinnchinn, Caoimhín Vallely & Ross Martin, Dråm & Andy May, Maeve MacKinnon, Ellen MacDonald, Joy Dunlop & Sole Denver, APC pipers – Sinéad Lennon, Éamonn Curran, Tiarnán Ó Duinnchinn, Cillian Vallely, Barry Kerr, Jarlath Henderson and Brian Vallely

23.00 – Session – Charlemont Arms Hotel

SABATO 17 NOVEMBRE

09.00 – Academy Grading and workshop 1 – Armagh City Hotel

10.00 – Workshops – St. Malachy’s P.S.: Fiddle – Dónal O’Connor & Gabe McVarish, Flute – Barry Kerr & Kevin Crawford, Concertina – Niall Valley, Accordion – Seán Óg Graham, Guitar/accompaniment – Ed Boyd, Harp – Síle Denver, Scottish song – Maeve McKinnon, Irish song – Ríoghnach Connolly, Scottish step-dance – Joy Dunlop, Beginners uilleann pipes – Sinéad Lennon, Highland bagpipes – Finlay MacDonald

An introduction to Scottish music and repertoire (all instruments) – Fin Moore

An introduction to Swedish music (all instruments) – Erik Ask-Upmark & Anna Rynefors

An introduction to Northumbrian music (all instruments) – Andy May

10.30 – I’m a Little Boat (concert for children) – Áras na bPíobairí: Fiona Kelleher, George Hanover & Caoimhín Vallely

12.00 – Junior singing Session – Áras na bPíobairí

12.00 – A World of Piping 3 – Armagh First Presbyterian Church: Georgi Makris (Greece), Seán Óg Potts, Mary Mitchell-Ingoldsby, Seán McKeon, Bradley Parker

13.00 – Lunchtime Session – Embers Restaurant e Market Place Theatre

14.00 – Session – Red Ned’s Pub

14.00 – Academy workshop 2 – Armagh City Hotel

14.30 – An Afternoon of Song – Market Place Theatre: Síle Denvir & Barry Kerr, Maeve MacKinnon & Ross Martin, Fiona Kelleher & Caoimhín Valley, Niall Hanna, Ríoghnach Connolly, Jarlath Henderson, Joy Dunlop, APC singers

14.30 – Session – Hole in the Wall Pub

15.00 – Session – Hole in the Wall Pub

15.30 – Session – Turners Bar (flute session?)

17.00 – Singing session – Charlemont Arms Hotel

17.30 – A world of Piping 4 – Armagh County Museum

– Fin Moore (Scotland), Mick O’Brien, Louise Mulcahy, Andy May (Northumberland), José Manuel Tejedor (Asturias)

19.30 – Spraoi san Amharclann – Market Place Theatre

Main Stage: Lúnasa, Paddy Keenan & Paddy Glackin, Dàimh, Ulaid with Ríoghnach Connolly

Studio: Seán Óg Potts, Mick O’Brien & Seán McKeon, Barry Kerr, Laura Kerr & Síle Denvir, Double-Double, Maeve MacKinnon & Friends, Anxo Lorenzo & Xosé Liz de Cea and friends, Alan MacPherson & Frank Cassidy, Ross Ainslie & Friends, Dråm

Foyer: Bradley Parker, José Manuel Tejedor, Finlay MacDonald, Fin Moore

DOMENICA 18 NOVEMBRE

09.00 – 11.00 – Academy Workshop 3 – Armagh City Hotel

11.15 – Na Píobairí Óga– Áras na bPíobairí: Aoife Smyth, Peter McKenn, Jane Walls, Iarla McMahon, Amy Campbell

12.30 – Musical Walking Tour of Armagh

13.00 – Session – Red Ned’s Pub

13.00 – 15.00 – Academy Workshop 4 – Armagh City Hotel

15.15 – Uilleann Pipes Concert – Market Place Theatre (Studio): Louise Mulcahy, Mick O’Brien, Seán McKeon, Seán Óg Potts, Paddy Keenan, Síle Friel, Young pipers

18.00 – Musical Service – St. Patrick’s Cathedral

18.30 – Final Session – Red Ned’s Pub

W. KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 15 – 18 NOVEMBRE 2018 (Prima Parte)

W. KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 15 – 18 NOVEMBRE 2018 (Prima Parte)

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 15 – 18 NOVEMBRE 2018 (Prima parte)

di Alessandro Nobis

Ideata ed organizzata come di consueto dall’Armagh Pipers Club, si terrà dal 15 al 18 novembre nella cittadina di Armagh, in Irlanda, la venticinquesima edizione del prestigioso William Kennedy Piping Festival (WKPF) che nel tempo si è confermato come la più longeva ed interessante rassegna dedicata alla cornamusa che quest’anno celebrerà anche un altro importantissimo anniversario ovvero il 250° dalla nascita di William Kennedy (1768 – 1833), suonatore e costruttore di uilleann pipes originario di Tandragee, Co. Armagh il cui lavoro di innovatore è stato valorizzato soprattutto da questo festival.36944752_1825889430858878_7344548815241740288_o.jpg

Per quanto detto l’edizione 2018 del WKPF è ancor più interessante di quelle precedenti e gli organizzatori hanno allestito un programma fittissimo di appuntamenti che coprono tutte le quattro giornate, dal giovedì alla domenica: concerti, session informali nei pub di Armagh, esibizioni di giovanissimi musicisti nella sede del Club che negli anni ha saputo mantenere altissima l’attenzione verso la tradizione musicale irlandese nelle generazioni di giovani e giovanissimi avendo sempre come obiettivo lo studio, la conoscenza, le forme ed i  suoi repertori.

L’organizzazione del Festival tiene impegnati tutto l’anno i membri del Club, ed in particolare la famiglia Vallely (Eithne e Brian ne sono tra i fondatori) profondendo energie per la progettazione, la ricerca di partner pubblici e privati, la promozione e la realizzazione del festival con grande professionalità, passione ed entusiasmo, lo stesso che mettono nella gestione dei corsi di musica tenuti durante tutto l’anno da musicisti e studiosi irlandesi di livello internazionale, ed ancor più quest’anno considerato che per un cavillo burocratico è venuto a mancare un importante finanziamento pubblico che speriamo arrivi, anche se in ritardo.

Il WKPF ha come obiettivo principale la conoscenza e lo studio delle numerose forme polimorfiche che la cornamusa ha nei millenni sviluppato nei più impensati angoli della vecchia Europa e del vicino e Medio Oriente a partire dall’inizio delle attività agro pastorali umane. Ad Armagh si possono ascoltare “portatori originali”, eroi del folk revival vicino a musicisti che utilizzano il suono di questo strumento combinandolo con quello di strumenti e musiche totalmente diverse: è capitato ad esempio di ascoltare la più pura musica di Paddy Keenan o il compianto Liam O’Flynn vicino all’affascinante quartetto jazz – progressive dei fratelli fratelli Boclè apprezzato dal pubblico per la proposta così originale ma efficacissima. (fine prima parte)

 

GERARDO BALESTRIERI “Syncretica”

GERARDO BALESTRIERI “Syncretica”

GERARDO BALESTRIERI “Syncretica”

SMART & NETT. CD, 2018

di Alessandro Nobis

copertinaLa chiave di lettura di questo “Syncretica” c’è ma non si vede: è la bonus track, il Rebetiko ellenico che si collega perfettamente con il brano iniziale “Vieni vieni da Tomà”, chiudendo un cerchio – che mai inizia e mai termina – nel quale c’è tutto l’universo musicale di questo nuovo lavoro di Gerardo Balestrieri. La musica del vicino oriente balcanico che abbraccia tutto il resto, il mondo del jazz rivisto dall’autore veneziano, il garage rock, la splendida poesia di Boris Vian (già “citato” nel precedente “Canzoni Nascosta”) con richiamo a Piero Ciampi, la canzone popolare e naturalmente quella di composizione; Balestrieri ripete, come nelle note del precedente lavoro (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/09/04/gerardo-balestrieri-canzoni-nascoste/) di volersi liberare delle canzoni che via via compone fissandole prima però, ben per noi, in sala di registrazione. Ecco che quindi che il Nostro riporta le coordinate geografiche e temporali che lo hanno ispirato negli anni passati e che troverete citate nel libretto che “viaggia” con il dischetto, ed anche questa volta voglio sottolineare la cura con la quale sono stati scelti gli strumenti e gli elaborati arrangiamenti, che fanno quasi passare in secondo piano il contenuto letterario di Syncretica: testi efficaci, spesso ironico – sarcastici e graffianti che rendono bene la società di oggi. “Presidente Segretario ho una figlia precaria son sei anni che glielo dico… E’ disastroso mia cara compagnadovrebbe sposare il figliodi un mio caro amico” (la danzante ironia di “La Sinistra delle erre moscia”), il testo multilingue del belmondo che passa da Tintoretto al Bellini all’Hemingway Daiquiri (“Gabbiano Bar” ma dalla descrizione potrebbe benissimo un bar di Piazza San Marco, quelli con la “musica di sottofondo”), “Bevo, sistematicamenteper dimenticar gli amici che ti scrutano” (la “Je Bois Vian “rivisitata”), “Mirabile visione a Malamocco: il vento, al tuo incedere… da bora si fa scirocco”, (“Se eredito la tua stanza”), testo che personalmente interpreto come la paura della solitudine.

Gran bel disco, questo “Syncretica” e lo scrive uno che ha da sempre poca confidenza con la canzone d’autore, specie se italiana ………

Cercate questo disco, la fatica (?) vi sarà ripagata con gli interessi. Davvero.

 

KNUD RASMUSSEN “Aua”

KNUD RASMUSSEN “Aua”

KNUD RASMUSSEN “Aua”

BIBLIOTECA ADELPHI 681. 2018, PAGG. 190, € 18,00

Mentre sui ghiacci antartici tra il 1921 ed il 1922 si compiva l’ultimo tragico atto della cosiddetta fase “Eroica” dell’esplorazione del Polo Sud ovvero la spedizione del bastimento Quest, l’ultima avventura del leggendario Ernest Shackleton, dall’altro capo del mondo il danese / groenlandese Knud Rasmussen era alle prese con la sua quinta spedizione nelle terre artiche che lo avrebbe portato dalla natìa Groenlandia all’estremo est siberiano attraversando il Canada, l’Alaska e le Isole Aleutine.aua 02

Le spedizioni artiche di Rasmussen erano sì a carattere scientifico – geografico ma soprattutto erano di carattere etnografico, visto il suo profondo interesse al mondo culturale delle popolazioni locali; Rasmussen parlava correntemente la lingua Inuit, ed aveva sposato una donna groenlandese di quell’etnia che le aveva dato due figli e che sarebbe scomparsa alla vigilia di questa quinta avventura tra le affascinanti terre artiche. Tra il 1921 ed il 1924  incontrò numerose comunità Inuit ed al suo ritorno pubblicò la fondamentale opera “Fra Grønland Til Stillhavet”, contenente centinaia di preziose testimonianze fotografiche, pubblicata nel 1932 e mai tradotta in italiano.

Uno degli incontri più toccanti e significativi che Rasmussen ebbe in quelle terre furono quelli con lo sciamano Aua, nato presumibilmente nel 1987 e scomparso dopo il 1923 (come spesso succede, non esistono registri di nascita e morte delle popolazioni indigene nordamericane e non solo di quelle); bravissimo a conquistare la fiducia ed in seguito l’amicizia dello sciamano grazie anche alla sua affabilità ed al suo invidiabile Inuit parlato, l’esploratore danese ebbe la fortuna di incontrare e raccogliere le testimonianze ed i ricordi di Aua in momento storico importantissimo per la cultura Inuit, ovvero quello della transizione tra la secolare fase del più puro sciamanesimo e la parziale cristianizzazione che segnò anche la fine dell’isolamento economico – culturale assieme al mutamento dei bisogni quotidiani delle popolazioni native.

Pertanto ritengo che questo preziosissimo volume, brillantemente curato da Bruno Berni, sia una preziosa raccolta delle più significative pagine e fotografie relative alla spedizione danese ed in particolare agli incontri con lo sciamano Aua, e mi auguro che presto venga pubblicata in lingua italiana l’integrale opera sopra citata.

Segnalo infine che altre pagine scritte da Knud Rasmussen sempre relative alla stessa quinta avventura polare furono pubblicate nel 2011 in “Il grande viaggio in slitta” edito da Quodlibet, mentre di un compagno di viaggio del danese, Peter Frauchen, la Sonzogno pubblicò nel 1932 e nel 1961 “L’esquimese”.