LAURA AVANZOLINI “Sings Bacharach”

LAURA AVANZOLINI “Sings Bacharach”

LAURA AVANZOLINI “Sings Bacharach”

DODICILUNE / KOINE’ RECORDS CD kne035, 2019

di Alessandro Nobis

Tuffarsi nei repertori di “Intoccabili” come Bob Dylan, Lucio Battisti o della coppia Lennon – McCartney può essere pericoloso ed il rischio di cadere nella banalità della riproposizione calligrafica è grande. Beatles, Battisti, Bob Dylan ma anche Burt Bacharach, maestro nel creare ed arrangiare melodie che sono nel tempo diventate immortali classici prima della musica popolare ed in seguito anche del jazz: ecco quindi che ascoltare con grande attenzione questo lavoro di Laura Avanzolini rivela la grande cura, la capacità di staccarsi dall’originale e di interiorizzare alcune gemme del songbook del pianista di Kansas City; inoltre gli arrangiamenti di Michele Francesconi che valorizzano al meglio la sua duttile voce ed il gruppo che partecipa alla registrazione rappresentano un rilevante valore aggiunto alla realizzazione di questo ottimo lavoro.

L’ensemble interpreta dieci composizioni di Bacharach che si ascoltano con grande piacere rivelando via via che si procede particolari e suono d’insieme che danno alla fina la cifra stilistica del disco: la calibrata introduzione del contrabbasso di Tiziano Negrello in “The Look of Love” (faceva parte della colonna sonora di “Casino Royale”), il bellissimo arrangiamento in crescendo di “Raindrops Keep Fallin’ on My Head” (da “Butch Cassidy”) con delle interessanti parti riservate ai fiati e con il solo di Giacomo Uncini alla tromba, il clima dixie di “Baby it’s you” ed infine “I Say a little Prayer” dagli ampi spazi strumentali aperta dal drumming di Michele Sperandio, ed originariamente composta per Dionne Warwick.

E poi naturalmente c’è la voce di Laura Anzolini che intelligentemente non decide di semplicemente di “lucidare” il songbook già perfetto di Bacharach, ma gioca con esso appropriandosene con la sua voce sempre fluente ed ispirata, dando una lucida visione fortemente legata al jazz di uno dei compositori più importanti ed influenti del ventesimo secolo.

http://www.dodicilune.it

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SOSTIENE BORDIN: JOHN PEEL (1939 – 2004)

SOSTIENE BORDIN: JOHN PEEL (1939 – 2004)

SOSTIENE BORDIN: JOHN PEEL (1939 – 2004)

di Cristiano Bordin

image.pngIl 30 agosto avrebbe compiuto 80 anni: purtroppo però John Peel se ne è andato per colpa di un infarto quando era in vacanza a Cuzco, in Perù, nel 2004 quando di anni ne aveva solo 65. E’ stato molto di più di dj radiofonico, ha attraversato per intero la musica rock in tutte le sue varianti dal dopoguerra al nuovo secolo tanto che  Brian Eno lo raccontò così:” Si trovava veramente al centro di tutto. E’ stata il primo  ad aver capito che la musica era un luogo dove le persone si sarebbero incontrate tra loro. E lui è diventato il centro di tutte quelle conversazioni”. Oggi, per la rivoluzione che hanno avuto  l’approccio e il modo di fruire della musica un personaggio così sembra quasi una leggenda. E infatti una leggenda John Robert Parker Ravenscroft, questo il suo vero nome,  lo è stato per davvero. Dj radiofonico lo diventò in Usa dove si trovava con il padre nel 1960  grazie alla esplosione dei Beatles che erano di Liverpool come lui.  image.pngCavalcando la beatlemania inizia a lavorare in varie città e in varie radio per fare ritorno in Inghilterra nel ’67 quando lo assume la Bbc dopo la sua esperienza ad una radio pirata londinese, Radio London dove si era imposto alla attenzione generale con il suo programma “Perfumed garden”. Non gliene fregava nulla delle classifiche e dei singoli: in scaletta metteva quello che gli piaceva spaziando dalle Mothers of Inventions ai Jefferson Airplane, da Captain Beefheart al blues senza dimenticarsi dei Misunderstood  una delle sue band preferite dell’epoca. In piena libertà. Ma le radio pirata dovettero chiudere e la Bbc era lì che non aspettava altro che assumerlo. Prima “Night ride” poi “Top gear” e infine “The John Peel show” furono i suoi programmi in cui Peel dava fondo a tutto il suo eclettismo, a tutta la sua immensa cultura musicale e a tutta la sua curiosità. In scaletta c’era di tutto e nel suo studio ci passano tutti d a David Bowie a Bob Marley, lanciò i King Crimson e trasmise  per intero “Tubolar bells” di Mike Oldfield  che divenne un successo da milioni di copie anche grazie a lui. Dalla metà degli anni ’70 inizia un’altra avventura  che lo rese famoso, le Peel sessions: registrazioni dal vivo di 4 o più brani di band famose come di gruppi all’esordio. image.pngDi Peel session- molte pubblicate poi dalla sua etichetta, la Strange Fruit- ne condusse circa 4 mila e nel suo studio passarono qualcosa come 2 mila musicisti. Tra cui i Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Bob Marley, i Pink Floyd, Tim Buckley  e più tardi Siouxsie and the Banshees ancora senza contratto così come capitò agli Xtc, i Joy Division, gli Smiths e i Nirvana. E soprattutto i Fall, una delle sue band preferite, invitati una trentina volte. Ci furono mai ospiti italiani nei suoi programmi? Si, capitò alla Pfm, con due sessions nel ’73, e ai catanesi Uzeda, che incidevano per la Touch & Go, nel ’94 e che dimostrano quanto era attento alle novità e quanto coraggio e quanta  apertura mentale avesse. E anticonformista lo era anche nella vita e gli piaceva scherzare: il suo secondo matrimonio lo celebrò  sulle note di “You’ll never walk alone” inno del Liverpool di cui era tifosissimo tanto da interrompere durante una trasmissione  “Love will tear us apart” dei Joy Division  per esultare per un gol dei reds. E al suo funerale a fare da colonna sonora ci fu “Teenage kicks” degli Undertones: quando gliela mandarono la trasmise 2 volte  di fila dicendo “Non c’è niente di meglio di questo”. Ha attraversato 40 anni di musica John Peel, ha visto il declino del rock e l’inizio di un cambiamento epocale come la digitalizzazione. Ma sempre con ironia e senza reducismi lui che li ha visti, intervistati, ospitati praticamente tutti. “Ho avuto una sfortuna sfacciata- ha detto in un’intervista-  tutto quello che volevo l’ho avuto: una moglie meravigliosa, una casa in campagna, un impiego in radio. Cascassi morto domani mattina non potrei lamentarmi di nulla. A parte che mi perderei il nuovo album dei Fall”.

SOSTIENE BORDIN:

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/16/sostiene-bordin-the-stranglers-rattus-norvegicus/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/07/12/sostiene-bordin-king-crimson-live-arena-di-verona-8-luglio-2019/)

 

 

BAD BLUES QUARTET “Back on my feet”

BAD BLUES QUARTET “Back on my feet”

BAD BLUES QUARTET “Back on my feet”

TALK ABOUT RECORDS. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Questo “Back on my Feet” è il secondo lavoro di questo quartetto sardo dopo l’ottimo esordio (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/07/05/bad-blues-quartet-bad-blues-quartet/): Eleonora Usala (voce), Federico Valenti (chitarre), Gabriele Loddo (basso) e Frank Stara (batteria) confezionano un altro disco di blues elettrico tosto, con un suono incisivo confermando una personalità nel comporre brani originali che naturalmente, e non può essere altrimenti, si rifanno alle dodici battute della schematica musica del diavolo. Non ho percepito autoreferenzialità nella musica del Bad Blues Quartet, ma piuttosto l’esigenza di farsi attraversare dal blues più classico e di trasformarlo in qualcosa di proprio: l’accenno al spiritual nella parte iniziale di “Basic man” con a seguire un efficace riff di chitarra, echi di “delta” nel brano di Vera Ward Hall “I been drinking”, il “call and response” nel brano che chiude l’album, “S.O.B.” con un bel solo del violino di Diego Milia. Musica solida, band affiatata con le idee chiare anche nell’affrontare brani scritti da altri come i brani citati e nei davvero convincenti brani originali come il robusto slow “In my silence” o lo shuffle “Birthday present” con l’incisiva voce di Eleonora Usala, l’hammond di Alessio Sanna e con un bel solo di chitarra.

Bravi “quelli” della “Talk About Records” che hanno prodotto l’album che ha anche il marchio di Blues Made in Italy, marchio di garanzia naturalmente.

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www.badbluesquartet.com

 

JORDI SAVALL – HESPERION XXI “Ibn Battuta 1304 – 1377”

JORDI SAVALL – HESPERION XXI “Ibn Battuta 1304 – 1377”

JORDI SAVALL – HESPERION XXI “Ibn Battuta 1304 – 1377”

ALIAVOX RECORDS, 2CD, 2019

di Alessandro Nobis

UnknownFra il 1325 – quando lasciò la natìa Tanger dove era nato ventuno anni prima – ed il 1355 – l’anno del suo ritorno in Marocco dove trascorse il resto della sua incredibile vita e dove morì nel 1377 – Ibn Battuta descrisse i luoghi che visitò lungo i centoventimila chilometri che lo portarono ad entrare in contatto con civiltà lontanissime sia in termini geografici che culturali dalla sua, quella araba islamizzata. E’ considerato dai geografi e dagli storici come il più importante viaggiatore di quel periodo assieme al più conosciuto e quasi coevo veneziano Marco Polo (1254 – 1324), ed alla sua figura, al suo continuo instancabile peregrinare in cerca della conoscenza di mondi “altri”, il catalano Jordi Savall dedica questo straordinario lavoro, un doppio CD allegati ad una preziosa raccolta di saggi, un viaggio sonoro nel viaggio di Ibn Battura attraverso recitativi – brevi – e musiche polari degli angoli più reconditi del mondo medioevale.

Il primo dei due compact disc segue il percorso di Battuta dal Marocco, da dove si era mosso per il pellegrinaggio alla Mecca, fino all’arrivo in Afghanistan, il secondo CD segue il viaggio che dall’Asia Centrale lo portò dapprima in Cina ed il suo ritorno, da Bagdad a Granada fino a Tanger. Un viaggio durato trenta anni ed effettuato “solo, senza un amico la cui compagnia avrebbe potuto essere gradevole, e senza una carovana di cui facessi davvero parte”, così scrive Ibn Battuta nel suo diario.

L’ascolto è davvero intrigante, tra i testi curati da Manuel Forcano e Sergi Gran e le musiche scelte ed interpretate da uno stuolo di musicisti sempre di altissimo valore come lo sono quelli dell’Hesperion XXI; a parte un doveroso ricordo di Marco Polo con il “Lamento di Tristano” eseguito da Savall con le ribeca, vorrei segnalare due brani provenienti dalla Cina che narrano dell’espulsione dei Mongoli da Pechino, quelli che si rifanno all’Impero del Mali e l’Istampitta “Isabella” che narra della conquista della Sardegna da parte di Pierre III.

Una pubblicazione di grande valore musicologico e storico tra narrazione e musica al pari delle altre analoghe a questa che Jordi Savall ha pubblicato negli ultimi anni. Consigliato a tutti i “curiosi” come noi de ildiapasonblog.

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, ULSTER, IRLANDA 14 – 17 NOV. 2019 (Prima parte)

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, ULSTER, IRLANDA 14 – 17 NOV. 2019 (Prima parte)

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 14 – 17 NOV. 2019 (Prima parte)

di Alessandro Nobis

Da parecchi anni oramai, questo è il ventiseiesimo, per i cultori della musica tradizionale – in particolare irlandese –  di tutto il mondo i giorni attorno al 15 di novembre rappresentano un imperdibile appuntamento, un momento di incontro e di confronto tra musicisti che si tiene nella città di Armagh, nell’omonima Contea irlandese. E’ il William Kennedy Piping Festival dedicato al piper e piper maker nato non lontano da Armagh e vissuto nella cittadina dell’Ulster (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/04/19/500-dalla-piccionaia-william-kennedy-pipe-maker-piper-1768-1834/), brillantemente organizzato dall’attivissimo Pipers Club, istituzione molto importante che lavora nei campi della divulgazione, della ricerca, dell’insegnamento della tradizione musicale irlandese agli adulti ma anche e soprattutto ai giovanissimi che frequentano i corsi di uilleann pipes, di violino, di canto, di step dance, di flauto e di arpa che spesso si concretizzano nella formazione di gruppi musicali anche professionisti.66719761_2396369443810871_1771897747331350528_o.jpg

Al solito molte sono le locations scelte che coprono tutta la città di Armagh, quelle per eventi più “formali” e quelle per gli altrettanti eventi “informali”, ovvero le session libere che si tengono nei pub e negli hotel. Tra le prime il Primate’s Palace, ove si tiene l’apertura ufficiale e dove si può ammirare la collezione permanente di alcune delle opera del pittore (e piper) John Brian Vallely, la sede del Clun “Áras na bPÍobari”, il Cathedral Road Recreation Centre, la Fisrt Presbyterian Church, il Teatro al marker Place, e la St. Malachy P. School, tra i secondi I pub Red Ned’s, Hole in the Wall, Victoria, Turner’s, gli hotel Charlemont, Armagh City.

Per questa ventiseiesima edizione, lo spettro musicale definito dagli organizzatori si amplia ulteriormente con un sguardo al Medio Oriente ed  all’area mediterranea. Vorrei sottolineare a questo proposito la presenza dell’italiano Nico Berardi, multistrumentista e “zampognaro” per l’occasione che presenterà un repertorio popolare proveniente dalla Puglia, regione del sud Italia che si affaccia al Mare Adriatico di fronte alla Grecia e del duo proveniente dall’Iran formato da Liana Sharifian e Homayoon Nasiri, presenti assieme agli scozzesi Tryst all’inaugurazione del WKPF, giovedì 14 alle ore 18 al Primate’s Palace.

Qui sotto il programma dettagliato degli eventi che si terranno il giovedì ed il venerdì a partire dale 10 della mattina, ovvero subito dopo l’Irish Breakfast……………….

Tra I nomi che vorrei solo segnalare, al di là di quelli già citati, il bretone Loic Blejean (già presente nel 2016 con lo straordinario quartetto Celtic Project, Kevin Rowsome, Sean Potts e Padraig McGovern.

(continua)

PROGRAMMA:

GIOVEDI 14

10:00 – Lá na Meanscoileanna – Cathedral Road Recreation Centre

– Sophie Stevenson, Gráinne Holland, Tadhg Mulligan, Brìghde Chaimbeul

18:00 – INAUGURAZIONE UFFICIALE – Primate’s Palace

– Tryst (Scotland)  e Liana Sharifian & Homayoon Nasiri (Iran)

20:00 – A World of Piping – Áras na bPíobairí

– Stefce Stojkoski (Macedonia), Liana Sharifian & Homayoon Nasiri (Iran), Nico Berardi (Italy), Brìghde Chaimbeul & Sophie Stevenson (Scotland), Edelmiro Fernández (Galicia)

INGRESSO £10

22:00  – Session in Red Ned’s

 VENERDI 15

10:00 – Lá na nGaelscoileanna – Cathedral Road Recreation Centre

– Sophie Stevenson, Gráinne Holland, Tadhg Mulligan, Brìghde Chaimbeul

10.00 – Schools Concert – First Presbyterian Church Armagh

– Loïc Bléjean, Sylvain Barou & Tony Byrne (Brittany)

– Tryst (Scotland)

– Liana Sharifian & Homayoon Nasiri (Iran)

– Nico Berardi (Italy)

– Stefce Stojkoski (Macedonia)

– Edelmiro Fernández (Galicia)

13:00 – Lunchtime Session – Embers Restaurant

14:00 – Session – Hole in the Wall Pub

17:00 – Concert – Market Place Studio Theatre

– Máire Ní Ghráda & Maeve Donnelly

– Loïc Bléjean, Sylvain Barou & Tony Byrne (Brittany)

– Brian McNamara & Gráinne Hambley

– Gráinne Holland with Brian Finnegan & Tony Byrne

INGRESSO £10

18:00 – Session – Red Ned’s Pub

18:00 – Lecture/Presentation – Áras na bPíobairí

– ‘Lord Rossmore’ – Seán McElwaine with Tiarnán Ó Duinnchinn

20:00 – Uilleann Pipes Concert – First Presbyterian Church Armagh

– Seán Potts, Tommy & Pádraic Keane, Emer Mayock, Máire Ní Ghráda, Mark Redmond, Pádraig McGovern, Kevin Rowsome

INGRESSO £10

22.30 – Session in Charlemont Arms Hotel

JOHNNY SHINES “The Blues Came Falling Down: live 1973”

JOHNNY SHINES “The Blues Came Falling Down: live 1973”

540 – JOHNNY SHINES “The Blues Came Falling Down: live 1973”

Omnivore Records, CD 2019

di Alessandro Nobis

Questi ottanta minuti rappresentano una sorte di Santo Graal per gli estimatori di Johnny Shines, uno di quelli che come padrini musicali ebbe due tizi come Howlin’ Wolf e Robert Johnson. Non so se mi spiego. La registrazione, di ottima qualità, ci riporta al 1973 quando assieme a Leroy Jodie Pierson (che lo accompagna in tre brani) tenne un concerto a St. Louis presso la Washington University.

81imKmX6NBL._SY355_Classe 1915, nato dalle parti di Memphis lungo il corso del Mississippi, Shines fa parte di quella schiera di straordinari talenti che ad un certo punto della carriera, con varie motivazioni, sparirono letteralmente dal mondo della musica per poi essere riscoperti da compagnie discografiche, da musicisti europei ed americani e da impresari bianchi. Nel caso specifico Shines effettuò delle sedute di registrazione nella seconda parte degli anni Quaranta per la Columbia e la Chess che non portarono però ad alcuna pubblicazione e nel ’52 registrò un ottimo disco che non ebbe alcun risultato commerciale tanto da far decidere a Shines di abbandonare la strada del musicista per dedicarsi ad altro, l’intenzione di andare in Africa e poi il duro lavoro in un’impresa di costruzioni.

Alla metà degli Sessanta – nel 1966 – la lungimirante Vanguard records lo trovò che fotografava (si avete capito bene, che “fotografava”) altri bluesman in un club del Southside e non perse l’occasione di registrare nei suoi studi alcuni brani che divennero parte del terzo volume della prima serie “Chicago: the Blues Today” (a divedersi le due facciate c’erano con Shines anche Johnny Young e Big Walter Horton) che finalmente contribuì a far conoscere questo straordinario bluesman al pubblico dei bianchi americani ed europei assieme agli altri che ebbero spazio in questi tre fondamentali LPs. Erano i tempi in cui negli Stati Uniti ma soprattutto in Inghilterra c’era un forte interesse verso il blues americano ed infatti lì emersero straordinari talenti della cosiddetta corrente del British Blues, cito solamente i Bluesbreakers, gli Stones, i Fleetwwod Mac, la Graham Bond Organisation e gli Yardbirds.

In questa registrazione c’è la sua potente voce (ascoltatela e ascoltate la slide nella sua “Have you ever loved a woman”), la sua straordinaria chitarra, c’è la sua storia personale e la storia del blues americano con i suoi protagonisti, da Robert Johnson (“Kind Hearted Woman”, “I’m a steady Rollling Man”, “They are red hot” e Sweet Home Chicago), c’è Sleepy John Estes (“Someday Baby Blues”), c’è anche Wllie Johnson (“It’s nobody fault but mine”) ma soprattutto ci sono i suoi blues, le sue sofferenze accumulate in dura vita che improvvisamente gli regala una chance di riscatto sociale.

Per me disco imperdibile. “Chicago Blues Legend”, recita lo sticker nel cellophane che avvolge il cd: niente di più vero.

 

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada”

VERONA, 12 – 15 settembre 2019.

di Alessandro Nobis

A Verona ci sono poche certezze sull’attività culturale nel corso dell’anno: ci sono l’Estate Teatrale, la stagione areniana, e da sedici anni tra crescenti difficoltà organizzative a metà settembre c’è il frequentatissimo TocatI’, il Festival dei Giochi di Strada ideato ed organizzato dall’indomita Associazione Giochi Antichi con il patrocinio del Comune di Verona, della Regione del Veneto e della Provincia di Verona in collaborazione con AEJeST, MIBAC e ICDE – Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia. Va detto anche, ed è un aspetto importante, che il Tocatì è al terzo anno del percorso di candidatura del Programma di attività del festival al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale UNESCO.

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Quest’anno la Nazione ospite della manifestazione sarà la Bretagna, la nazione celtica in terra di Francia che presenterà la sua cultura tradizionale nei suoi diversi aspetti, da quello ludico a quello della danza e musica tradizionale. (https://tocati.it/spot-ufficiale-2019-bretagna/). I musicisti bretoni sono stati tra i primi, tra la fine degli anni Sessanta e  gli anni Settanta a proseguire nello studio e nella pratica del patrimonio popolare rinnovandolo con arrangiamenti, strumenti alloctoni e riportandone in auge altri come l’arpa bretone. Ricordo solamente il lavoro di Alan Stivell, Dan Ar Bras, i Kornog, i Pennou Skoulm, Patrick e Jacki Molard e gli Skolvan. Un enorme lavoro che ha dato straordinari frutti facendo avvicinare alla musica popolare nuove e nuovissime generazioni di bretoni, un lavoro che in parallelo veniva condotto anche dagli irlandesi e dagli scozzesi. Non a caso a Lorien si tiene annualmente il più grande festival di musica celtica al quale partecipano suonatori, gruppi e ballerini provenienti dalle nazioni comunità spagnole e delle isole britanniche.

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Al di là degli aspetti prettamente ludici – per i quali consigliamo di consultare il sito web www.tocati.it e la sempre dettagliata mappina pieghevole, noi de Il Diapason teniamo in particolare a segnalare gli appuntamenti legati alla musica previsti per le giornate da mercoledì a domenica.

65649709_1184174231743930_1165085272895913984_n.jpgSi inizia con un’anteprima, mercoledì 11 alle 21 in Lungadige San Giorgio dove la CONTRADA LORÌ terrà il suo al solito scoppiettante e ben strutturato set nel quale verrà presentato il suo terzo lavoro discografico “Cicole Ciacole”; un momento importante per gli appassionati della musica popolare che già apprezzano il lavoro della Contrada ed un’ottima occasione per gli altri di avvicinarsi al repertorio in gran parte originale ed agli arrangiamenti che il gruppo veronese ha elaborato con tanta perizia.

Non potevano mancare anche in questa diciassettesima edizione le danze popolari salentine alle quali viene dato il giusto spazio giovedì 12 (Lungadige San Giorgio); una festa a ballo quella del “RITMO DEL SALENTO” della quale sappiamo l’ora di inizio (21:30) ma non quella di fine come si conviene in queste travolgenti feste.

Venerdì 13 le danze si aprono alle 20:45, sempre al Lungadige San Giorgio, con il duo “MUNT DA FUR” che propone un repertorio legato alla Trinacria ed alla sua cultura tradizionale e a seguire “LES MUSICIENS DES FIOUR DE MOUN”, ensemble formato da musicisti e danzatori con il loro progetto che copre l’area franco provenzale con danze “di coppia” e “di gruppo”. Infine alle 23 l’atteso set dei veronesi FOLKBANDA (Livio Masarà al violino, Maurizio Diamantini all’organetto diatonico, Mirco Meneghel alla fisarmonica e Barbara Mazzon al flauto traverso), ensemble formato da musicisti che da anni perseguono un interessante progetto di ricontestualizzazione della musica popolare al ballo, collaborando come in questa occasione con i ballerini del GRUPPO RICERCA DANZE POPOLARI. Un finale di serata con i fiocchi (e controfiocchi), quindi.

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FOLKBANDA E GRDP

Sempre venerdì, alle 21:30 ma presso Porta Borsari, un altro incontro con il ballo popolare curato stavolta dal gruppo TAMZARÀ – costituitosi nel 2004 – con le sue gighe, le manfrine, le mazurke, le quadriglie, i valzer e i sirtaki- , che vive il ballo come un gioco, una passione, un modo per conoscersi divertendosi attraverso le danze tradizionali.

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ASSOCIAZIONE BALLO FOLK TAMZARA’

Sabato (e domenica mattina), imperdibile appuntamento nel centro storico di Verona con la sfilata che si tiene solitamente per il Rito di Maggio ed eccezionalmente ri-proposta al Tocatì. E’ il rito celebrato in molte culture tradizionali che festeggia il ritorno della primavera e la rinata stagione: fiori, doni della terra, musica popolare con gli strumenti titpici della cultura bretone tra cui la cornamusa ed il biniou, veramente imperdibile, qualcosa che va al dì là del superficiale aspetto folcloristico e che presenta i valori ancora gelosamente conservati e tramandati della cultura popolare di Bretagna.

Sabato 14 un altro appuntamento davvero importante al Lungadige San Giorgio, quello dell’ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA DELL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA diretta dall’organettista AMBROGIO SPARAGNA, una delle più importanti figure nel campo dello studio e della riproposta della musica tradizionale del Centro e Sud Italia. e formata da prestigiosi suonatori come Valentina Ferraiolo (tamburelli, voce), Erasmo Treglia: (torototela, ghironda, ciaramella), Clara Graziano (voce, organetto e danza), Cristiano Califfato (chitarre), Raffaello Simeoni (voce e fiati popolari), Diego Micheli al contrabbasso ed Ottavio Saviano alla batteria. Inizio alle 22:00.

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ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA

Naturalmente poi, nei giorni di venerdì (dalle 21:30 alle 23:00), sabato e domenica (a partire dalle 10:00) in “Piazza Bretagna”, ossia Piazza dei Signori, ossia Piazza Dante la farà da padrone il patrimonio tradizionale bretone: il “COLLETIF KENDALC’H” musicisti e danzatori trasformeranno la piazza in una gigantesca festa a ballo, il “Fest Noz” bretone dove convoglieranno i cultori delle danze bretoni anche dalle città limitrofe per questa rara occasione di ballare assieme a chi queste danze le perpetua. Sarà della partita anche l’ensemble “LES PIRATES” avranno modo di far apprezzare al pubblico il particolare repertorio delle ballate tradizionali legate alla marineria tipico di questa regione che si affaccia sull’Atlantico, terra di marinai da millenni. Anche questo a mio avviso un momento al quale non si può mancare.

Inoltre voglio sottolineare, nella sala degli Scacchi del Palazzo della Ragione, l’esposizione “ALLA SCOPERTA DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE IN BRETAGNA” aperta il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00.

Poi, dopo questa immersione nella cultura bretone, non resta che prendere l’auto e guidare in direzione Lorient…….