JORMA KAUKONEN · TOM CONSTANTEN “Embryonic Journey”

JORMA KAUKONEN · TOM CONSTANTEN “Embryonic Journey”

JORMA KAUKONEN · TOM CONSTANTEN “Embryonic Journey”

Relix Records. CD, 1995

di alessandro nobis

Se hai superato la sessantina e sei, o lo sei stato, un consumatore seriale di vinili, compact disc e cassette, ti sarà capitato senz’altro di acquistare almeno un disco diciamo così “bizzarro”: non dico che sei pentito di averlo preso ma almeno una volta ti sarai chiesto “ma a questi come gli è venuto in mente di pubblicare una roba del genere?”.

Nella mia discoteca vince a mani basse questo lavoro del chitarrista dei Jefferson Airplane e degli Hot Tuna Jorma Kaukonen ed il primo tastierista dei Grateful Dead Tom Constanten con il gruppo californiano dal ’68 al ’70; si tratta di undici versioni del brano “Embryonic Journey” (in origine su “Surrealistic Pillow” dei J.A.) che svelò a molti il delicato fingerpicking di Kaukonen, un brano che il chitarrista ha fortunatamente mantenuto nel repertorio live a lungo, molto a lungo (mezzo secolo?).

New York, 1985 Sound Tek Studios: i due musicisti si chiudono all’interno e suonano · risuonano ·  modificano · sperimentano · azzardano nuove riletture e nuovi suoni di questo brano iconico che nella versione originale pare a molti perfetto, intoccabile, un banco di prova per i chitarristi finger·picking, e la Relix Records con la produzione di Michael Falzarano a lavoro terminato ne stamperà cinquemila copie. Tra le diverse versioni del brano non posso non segnalare quella più vicina all’originale del 1967 che apre il cd e tra le altre quella eseguita da Kaukonen e Constanten al pianoforte acustico e qui chiamata “The Perfect Embryonic Journey”; quella che non aspetti è la bonus track “A Midi Orchestration Embyonic Journey“, arrangiamento bizzarro per un disco bizzarro solo per completisti.

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SUONI RIEMERSI: CRAOBH RUA “No Matter How Cold & Wet You Are as Long as You’re Warm and Dry”

SUONI RIEMERSI: CRAOBH RUA “No Matter How Cold & Wet You Are as Long as You’re Warm and Dry”

“No Matter How Cold & Wet You Are as Long as You’re Warm and Dry”

Lochshore Records. CD, 1995

di alessandro nobis

Questo è il terzo lavoro di questo brillante quartetto irlandese proveniente da Belfast formato dal piper Mark Donnelly, dal violinista Michael Cassidy, da Brian Connoly (banjo, bodhran e plettri) e dal chitarrista cantante Jim Byrne ed è il loro primo pubblicato dalla prestigiosa label Lochshore. Visti in Italia parecchi anni or sono (nel 1999 tennero un magnifico concerto nella centrale Piazza Dante a Verona nell’ambito di una importante rassegna, “I Concerti Scaligeri” naturalmente cancellata dalla giunta leghista) grazie al fiuto di Gigi Bresciani e di Geomusic, i Craobh Rua riescono a mantenere nelle registrazioni in studio il suono compatto, energico, grintoso, con pochi fronzoli che caratterizza le loro esibizioni dal vivo sia durante l’esecuzione dei temi a danza che delle ballate che da sempre caratterizzano la musica popolare irlandese.

In questo terzo loro lavoro spiccano a mio avviso uno dei più celebri spartiti di Turlough O’Carolan, “Sir Festus Burke” (un’altra magnifica versione è quella degli Horslips nel loro “Drive the Cold Winter Away”, il set di Jigs “The Kings of Inishbofin di Charlie Lennon/ The Whin Bush / Paddy Kierce’s – scritta dal suonatore di concertina della Contea di Clare – ” con lo splendido violino di Michael Cassidy in gran spolvero, il set di hornpipes “The Castleton Hornpipe / Spellan the Fiddler – dalla raccolta di O’Neill stampata nel 1907–  / The Independent” con il brano centrale eseguito dal violino in “solo”, la ballad scritta da Sean Mac Ambrois “Aird Uí Chumhaing” dove il protagonista sogna il ritorno alla propria terra, tema carissimo agli irlandesi emigrati e le uilleann pipes di Mark Donnelly che aprono in solitudine il set “Haughey’s Fort / Bareny Ballaghan / The Tullysarron Ambassador”.

Il loro più recente album di cui ho contezza risale al 2015, ovvero “I’d Understand You If I Knew What You Meant” e, prima della pandemia, mi risulta fossero ancora in attività avendo suonato nell’ottobre del 2019 in Germania.

SUONI RIEMERSI: WOOD QUARTET “Strade”

SUONI RIEMERSI: WOOD QUARTET “Strade”

SUONI RIEMERSI: WOOD QUARTET “Strade” Le Parc Music. CD, 1995

di alessandro nobis

wood quartet (1)Ricordo sempre con piacere la serata di presentazione di questo disco nello show-room dell’azienda Morelato nello splendido Palazzo Taidelli a Salizzole, nella Bassa Veronese: sono passati ben venticinque anni, ma il ricordo della bellezza del sito e della musica sono rimasti ben fissi nella mia memoria e va dato atto agli organizzatori di avere scelto un luogo ideale per quell’evento. Era la metà degli anni Novanta, un periodo piuttosto fertile per la musica “jazz e dintorni” veronese, e questo progetto “Wood” è uno di quelli che a distanza di tutto questo tempo esprime ancora il suo valore e si fa ascoltare ancora con piacere ed interesse, l’inizio di un’avventura che continua ancora oggi e che si è contraddistinta anche per il suo polimorfismo se mare equilibrato, come si può vedere dalla discografia sotto riportata.

wood 1
La confezione dell’edizione “lusso” del CD

Enrico Breanza, chitarra, Marco Pasetto, clarinetti, ocarina e sax soprano, Gianni Sabbioni, contrabbasso e Massimiliano Zambelli, percussioni sono i musicisti coinvolti in questo disco d’esordio al quale dà il suo contributo un altro clarinettista, Mauro Negri in tre degli undici brani composti soprattutto da Breanza. Sempre splendido il dialogo tra il clarinetto basso ed il clarinetto in “Pantea”, convincente il lungo solo di ocarina che apre “Equi-Libri” che poi enuncia il tema con la chitarra acustica, evocativa “Protus” (un’altra scrittura di Breanza) con apertura di chitarra ed il sempre misurato e preciso soprano di Pasetto ed infine “On Land” che apre questo “Strade” descrivendo al meglio il progetto di questo ensemble.

Resta il rammarico per non avere mai visto il Wood Quartet, ma questo vale anche per i migliori musicisti dell’area veronese dell’epoca, inserito nel cartellone del prestigioso (in quegli anni) Verona Jazz, probabilmente per la sua “appartenenza etnico – geografica”.

Un disco che potete ascoltare, come gli altri, sulla piattaforma Spotify: (https://open.spotify.com/playlist/3H0zorv9O1EVD8D2Ku6uj3?si=gCa8-_hfSOGbm44_0kTj4Q&fbclid=IwAR3t2h72Sq_bC1vuNBof34JeNrQ8gsZd6SDBI_kiCK-fc6YquzMDJm3KbUk)

DISCOGRAFIA:

WOOD QUARTET:

“Lands”, 1996

“In the wood”, 2002

“Agorà”, 2003

 

WOOD ORCHESTRA (Wood Quartet con Elena Bertuzzi, Michele Pachera, Thomas Sinigaglia, Paola Zannoni e Renato Perina):

“L’attesa”, 2006

 

WOOD DUO (Marco Pasetto, Enrico Breanza), 2010

WOOD TRIO (Marco Pasetto, Enrico Breanza ed Andrea Oboe), 2017