MAURIZIO AGAMENNONE: “Musica e tradizione orale nel Salento”

MAURIZIO AGAMENNONE: “Musica e tradizione orale nel Salento”

MAURIZIO AGAMENNONE: “Musica e tradizione orale nel Salento”

Squi[libri], 2017. Pagg. 382 con 3 CD, € 30,00

di Alessandro Nobis

Nella Collana “Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia”, la casa editrice romana Squi[libri], ha di recente pubblicato il volume 14 dedicato alla tradizione musicale salentina ed in particolare alle preziosissime registrazione che nell’agosto del ’54 Alan Lomax e Diego Carpitella raccolsero nel Salento ed in altre zone d’Italia. Una collana, quella dell’AEM, che aveva esordito nel 2005 con un altro volume dedicato al Salento, (“Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino 1559 – 1960”) e che a mio avviso ha il doppio pregio di rendere pubblici i tesori musicali dell’Accademia da un lato e di dare la possibilità a studiosi, musicisti, addetti ai lavori e più semplicemente a curiosi ed appassionati di leggere ed ascoltare frammenti della polimorfica cultura tradizionale italiana.salento squilibri 01

Ben settantanove i brani raccolti, dei quali 23 erano già stati pubblicati dalla Rounder Records nel 2002 nella serie “Italian Treasures. Puglia: The Salento” per quella che può essere definita una fondamentale opera per la conoscenza di questo patrimonio culturale del Meridione d’Italia non solamente per la parte audio ma anche, e aggiungerei soprattutto, per il carattere allo stesso tempo scientifico e divulgativo degli scritti di Maurizio Agamennone che accompagnano l’ascoltatore in questo viaggio alle origini della musica salentina. Laddove però (nel CD Rounder) le liner notes erano il corollario, seppur chiaro, alle tracce audio, in questo volume rappresentano un importantissimo valore aggiunto; Agamennone si fa quasi “Caronte” in questo viaggio e mi sembra di essere lì, nell’assolata estate del ’54 assieme ad Alan Lomax e Diego Carpitella a girare le masserie, i villaggi, le feste popolare a contatto con uomini, donne e bambini viaggiando su un pulmino cercando di mettere il più possibile a loro agio i portatori persuadendoli a raccontare, e quindi registrare le loro testimonianze. Un volume preziosissimo, come gli altri della collana, un patrimonio svelato finalmente nella sua completezza e nel suo misterioso fascino.

 

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SUONI RIEMERSI: GRAZIELLA DI PROSPERO “A E I O U alla scola ‘n ci voglio ‘i più”

SUONI RIEMERSI: GRAZIELLA DI PROSPERO “A E I O U alla scola ‘n ci voglio ‘i più”

SUONI RIEMERSI: GRAZIELLA DI PROSPERO “A E I O U alla scola ‘n ci voglio ‘i più”

FONIT CETRA FOLK 46, LP,  1978

di Alessandro Nobis

aeiou-alla-scola-n-ci-voglio-i-piu.jpgPiù di 300 ore di registrazioni sul campo sono il patrimonio culturale che Graziella Di Prospero – con il suo compagno Giorgio Pedrazzi – ha lasciato ai cultori della tradizione popolare ed agli etnomusicologi; materiale raccolto tra il ’72 ed il ’75 nell’area del Basso Lazio dove era nata nell’estate del 1943 (visse fino al 2013) che naturalmente costituisce un fondo importantissimo per quanti poi si sono incaricati di rivitalizzarlo e riproporlo coinvolgendo anche sui palcoscenici – come molti facevano e la Di Prospero non si sottrasse a questa regola – portatori originali conosciuti nel corso delle sue ricerche.

Registrò tre LP per la fondamentale collana FOLK della Fonit Cetra, mai stampati su CD ed oggetto di collezione da parte degli appassionati; questo “A E I O U alla scola ‘n ci voglio ‘i più” pubblicato nel 1978 è il secondo lavoro (numero 46 della collana) che segue “Tengo no bove se chiamo Rosello” (Numero 32) e precede “In mezzo al petto mio ce stà ‘m zerpente” (Numero 72). Graziella Di Prospero in realtà era ben più di una raccoglitrice ed interprete di musica popolare, visto che nella sua vita fu giornalista, sceneggiatrice di cinema e tv e cabarettista; fu impegnata politicamente nelle file del P.C.I. ed una figura importante nella cultura italiana di quegli anni che arrivò allo studio della tradizione popolare approfondendo sempre più i temi a lei più cari come la condizione femminile nell’ambito lavorativo e più in generale, sociale.

In questo disco presenta con la sua voce profonda ed estremamente efficace canti narrativi, canti fanciulleschi e stornelli (villotte si chiamano nell’area veneta e non solo); tra i più significativi due belle versione di canti legati all’emigrazione e patrimonio dell’Italia settentrionale fino al basso Lazio come “Un bel giorno andando in Francia” (due belle interpretazioni sono anche quelle del Nuovo Canzoniere Veronese e di Franco Morone in coppia con Raffaella Luna che testimoniano la presenza di questo canto in altre zone d’Italia) e la diffusissima “Mamma mamma mamma dammi cento lire”, un canto dedicato al Primo Maggio (“Canta More Primo de Maggio”), una versione dell’ancestrale canto alla zampogna “Arbere Sicche” e gli “Stornelli Anticlericali” che chiudono l’ellepì. Con le ci sono Giorgio Battistelli alle percussioni, Francesco Giannattasio all’organetto diatonico, Francesco Splendori alla zampogna e Marzio Zoffoli al flauto e chitarra.