DOC WATSON & CLARENCE ASHLEY “The Original Folkways Recordings 1960 1962”

DOC WATSON & CLARENCE ASHLEY “The Original Folkways Recordings 1960 1962”

DOC WATSON & CLARENCE ASHLEY “The Original Folkways Recordings 1960  1962”

SMITHSONIAN / FOLKWAYS Rec. 2CD, 1994

di alessandro nobis

Quarantotto tracce (delle quali venti inedite rispetto alla versione originale) sono contenute in questo imperdibile doppio cd edito nel ’94 dalla Smithsonian / Folkways; registrate tra il ’60 ed ’62 da Ralph Rinzler ed Eugene Earle, rappresentano come tutte le registrazioni di Watson dei primi anni Sessanta una sorta di spartiacque tra le modalità esecutive del folklore americano di “prima” e quello “dopo” vista l’influenza che Doc Watson ha avuto sulle generazioni di chitarristi (ma non solo) successive. Ancora più interessanti perchè i brani provengono dalle memorie personali di Watson che ai tempi delle registrazioni era impegnato come chitarrista elettrico in gruppi di rock-a-billy e di Clarence Ashley (1895 – 1967), appartenente ad una famigli irlandese immigrata a cavallo del 1850, e che aveva lasciato la carriera di banjoista professionista per il poco interesse che il music business mostrava verso la sua musica.

Come in tutte le registrazioni di questo periodo davvero nulla conta la qualità sonora e ciò che emerge sono lo spirito, la passione, il divertimento che traspira da ogni nota; importante, anzi fondamentale la capacità di chi registra di mettere a proprio agio chi suona diventando “invisibile”. Non basta mettere il microfono in posizione perchè spesso l’esecutore, e qui parliamo di “informatori”, non cantano o raccontano le loro storie come quando le suonano in famiglia, ma cercano piuttosto di suonare delle versioni che pensano possano essere più gradite ai ricercatori.

Detto questo, il doppio CD contiene brani che nel tempo sono diventati degli standards come “Joe Henry” (versione indedita con Gaither Carlton al violino), “Amazing Grace” (versione per quintetto vocale registrata nel ’62 in California con Jean Ritchie) o “Sittin’ on the Top of the World” (versione solista di Watson) vicino ad altri come “Ramblin Hobo” una melodia registrata eseguita in solo, “Shady Grove” (voce di Ashley e banjo di Jack Burchett) ed infine un altro inedito del 1962, “I Saw a Man at the Close of the day” (con Watson c’è il violinista Fred Price), brano “proibizionista” della fine degli anni ’20 che Watson ricordava di aver ascoltato da bambino, probabilmente da un 78 giri di Whitter e Grayson.

Come tutte le registrazioni folk della Folkways e come detto in apertura questo è un disco seminale. Veramente.