SCHIAFFINI PRATI GEMMO ARMAROLI “Luc Ferrari Exercises d’improvisation”

SCHIAFFINI PRATI GEMMO ARMAROLI “Luc Ferrari Exercises d’improvisation”

SCHIAFFINI PRATI GEMMO ARMAROLI “Luc Ferrari Exercises d’improvisation”

DODICILUNE RECORDS, ED394, CD, 2018

di Alessandro Nobis

Tra i molti e spesso purtroppo dimenticati compositori del Ventesimo Secolo, c’è anche il francese Luc Ferrari (1929 – 2005), protagonista della sperimentazione sonora già da giovanissimo, ovvero i primi anni Cinquanta. Il quartetto è composto dal trombonista Giancarlo Schiaffini (già nel prestigioso e seminale “Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza” con Morricone, Evangelisti, Macchi, Neri e Piazza), il violoncellista Walter Prati collaboratore tra gli altri di Evan Parker, la pianista – compositrice Francesca Gemmo ed il vibrafonista Sergio Armaroli, ed interpreta in modo efficace i Sette “Exercises d’Improvisation” che rappresentano una sorta di manifesto della musica che Ferrari andava creando e che legava la scrittura con la pratica improvvisativa descrivendo, come dice la moglie Bunhild Meyer – Ferrari “la società in ogni suo aspetto (rivolta, gioia, sofferenza, intimità e amore,) traducendo nelle sue creazioni i temi che lo preoccupavano e quindi anche la contradditorietà delle emozioni”.

E’ musica che dà nuova luce e richiama attenzione su di un mondo musicale, quello della seconda metà del Novecento, che allora godeva dell’apprezzamento di un buon gruppo di appassionati che vi si erano avvicinati partendo da esperienze legate sia al jazz d’avanguardia che a certo rock sperimentale, essendo pubblicata da etichette come le benemerite Wergo, Deutsche Grammophon e l’italiana Cramps / Nova Musicha.

Questa bellissima ed intrigante produzione della salentina Dodicilune ha a mio avviso quindi un duplice merito, quello di riportare saggiamente alla luce alcune delle composizioni di questo poliedrico artista inserendola nel suo ricco catalogo jazz-oriented, e quello di offrire l’importante e rara oppertunità di avvicinare i jazzofili che “frequentano” le produzioni di questa etichetta alla musica “contemporanea” del Novecento.

Da ascoltare assolutamente.

 

Annunci

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

ALIA VOX RECORDS 2CD, 2017

di Alessandro Nobis

1512281748_jordi-savall-in-excelsis-deo-2017-hi-res“In Excelsi Deo: Au temps de la guerre de Succession d’Espagne 1701 – 1714”, questo il titolo completo di questo ennesimo – splendido – lavoro di Jordi Savall che dirige “La Capella Real De Catalunya” e l’ensemble “Le Concert des nations”, ovvero quanto di meglio offra oggi il mondo della musica antica e barocca. Siamo ai primi del Settecento, ai tempi della guerra tra la Spagna di Filippo V, appoggiata dai Francesi, e la Catalogna, appoggiata invece dall’Arciduca Carlo D’Austria; guerra intestina e sanguinosa che sancì l’11 settembre del ’14 la caduta di Barcellona sotto il dominio spagnolo. Savall qui mette una vicina all’altra due “messe” raramente eseguite e registrate, una composta dal catalano Francesc Valls (1671 – 1747) e l’altra dal francese Henry Desmarest (1661 – 1741), quindi entrambi coevi alla guerra di Successione. Musica al solito di grande fascino e bellezza, poco eseguita anche in quel periodo vista la complessità e la composizione richiesta dell’orchestra e del coro; la Messa di Valls, detta “Missa Scala Aretina” prende il nome dalla scala di sei note (l’esacordo di Guido D’Arezzo), quella di Desmarest (“Messe a deux Chores”) composta in Lorena alla corte del Duca Lepoldo I e lì eseguita per la prima volta probabilmente nel 1707, ed entrambe sono due importantissime opere quanto poco conosciute ed eseguite provenienti da quello straordinario e polimorfico periodo musicale che fu il Barocco.

Oltre a queste due Messe, il primo CD contiene sei brani di origine popolare risalenti allo stesso periodo tra i quali segnalo il maestoso “Catalunya Triunfal” che riprende “Els Segadors” (la rivolta dei mietitori) interpretato in una versione strumentale e vocale che corrisponde all’inno nazionale catalano (“Adesso è l’ora, mietitori / Adesso è l’ora dell’allerta / Nel rischio di un altro giugno / affiliamo ben bene le spade / Buon colpo di falce!”) ed infine il lamento nostalgico “Catalunya En Altre Temps”, cantato dopo la caduta della capitale Barcellona nella mani degli spagnoli (“La Catalogna in altri tempi / si governava da sola / e faceva le sue leggi / nella sua lingua e in nessun altra”). Sarà stato un caso che la pubblicazione di questo lavoro di Savall sia coinciso con i “tumulti” indipendentisti catalani di solo poche settimane fa? A voi la risposta…………

Naturalmente, con in tutte le pubblicazioni targate Alia Vox, ai cd è allegato un corposo libretto con saggi storico e musicologico, anche in italiano.

 

POL HUELLOU “The Lost Agenda”

POL HUELLOU “The Lost Agenda”

POL HUELLOU “The Lost Agenda”

GOASCO MUSIC PRODUCTION CD, 2017

di Alessandro Nobis

Jean Pol Huellou è un musicista e cantante bretone, appassionato sì della tradizione della sua terra ma anche cultore di quella d’Irlanda; soprattutto è un alchimista sonoro a cui piace “confondere” le idee di chi ascolta con scelte che paiono azzardate solamente al primo ascolto e che in seguito diventono affascinanti ed intriganti. Per questa sua recente produzione “The Lost Agenda” si è circondato di amici musicisti di gran capacità e valore che condividono il suo percorso, cito qui solamente il chitarrista Gilles Le Bigot, l’irlandese David Hopkins (al bodhran) e Rèmi Chauvet a.k.a. “Myrdhin”, uno degli arpisti responsabili della rinascita del’arpa celtica bretone; si è circondato soprattutto da un arsenale di strumenti dalle più disparate provenienze come il liuto arabo, il sanza (idiofono africano antesignano della kalimba), il flauto diritto giapponese shakuchachi, il banjo oltre naturalmente a quelli normalmente utilizzati nella musica di derivazione popolare, decidendo volta per volta gli arrangiamenti ed i “suoni”. Nell’”agenda” troviamo un repertorio piuttosto eterogeneo ma reso del tutto godibilissimo dall’equilibrio trovato dallo stesso Huellou; prendiamo ad esempio “The Star of the County Down” dove si sceglie di renderla strumentale affidando la melodia al banjo rendendola ancora più esotica grazie alla sanza o l’autobiografica e suggestiva “The Town i loved so well” scritta da Phil Coulter che narra la sua vita a Derry prima e dopo “The Troubles”, l’inaspettato quanto stupendo arrangiamento di “Fortune My Joy” di John Dowland e termino con il medley di O’Carolan “Planxty Irvine – Sé Bheag Sé Mhor” ed il blues “Moi J’m’ennuie” cantato da Michèle Kercoas con un notevole arrangiamento di clarinetto.

Un lavoro di rara raffinatezza, peccato che probabilmente non verrà mai distribuito su grande scala: si può contattare l’artista su Facebook o contattandolo su artforpeace@wanadoo.fr

 

 

 

MICHEL GODARD & IHAB RADWAN “Doux Dèsirs”

MICHEL GODARD & IHAB RADWAN “Doux Dèsirs”

MICHEL GODARD & IHAB RADWAN “Doux Dèsirs”

DODICILUNE RECORDS, CD ED362, 2017

di Alessandro Nobis

Ihab Radwan: egiziano, maestro del liuto arabo. Michel Godard: francese, maestro di tuba e soprattutto solista di serpentone, strumento a fiato che dal XVI° secolo si aggira, abbastanza bistrattato dagli specialisti, nel mondo musicale occidentale. Un connubio, quello di serpent e oud, non nuovo alla musica di questi ultimi decenni; Godard aveva già collaborato con il liutista di scuola libanese Rabih Abou Khalil in “Songs for sad woman” del 2007 e “The Sultan’s pic nic” del 1994, ambedue prodotti dalla prestigiosa etichetta tedesca Enja, e quindi non ha avuto alcuna difficoltà ad affiancare il suono del suo strumento a quello del virtuoso Ihab Radwan, che con questo lavoro presenta la sua opera prima in veste solista.

Dodici composizioni originali oltremodo raffinate, affascinanti e convincenti che lasciano assoluta libertà di movimento ai due strumenti, in particolare al liuto arabo che nelle mani dell’egiziano Radwan trovano un altro superlativo interprete in grado di dare vita a quello che nell’antichità veniva definito come “Il sultano degli strumenti” e che secondo il mio modesto parere nelle esecuzioni in solo trova il massimo della sua espressività; quando Godard si esprime nei suoi efficacissimi e suadenti soli (“In The grotte” o in “Intro to Tenderness” per fare due esempi), il liuto si fa da parte ed accompagna il serpent, quando l’arpeggio dell’oud racconta “la sua Storia millenaria” in piena solitudine come in alcuni momenti di “Dahab” o accompagnato dal canto del solista come in “Malato d’amore”, la musica di questo “Doux Dèsirs” esplode ancor più in tutto il suo fascino.

 

 

MICHAEL ROONEY “The Macalla Suite”

MICHAEL ROONEY “The Macalla Suite”

MICHAEL ROONEY “The Macalla Suite”

Doorla 005, 2016

 di Alessandro Nobis

L’anno appena trascorso celebrava un anniversario molto importante per la Repubblica d’Irlanda, la “Éirí Amach na Cásca”, l’insurrezione della Pasqua del 1916 durata poco meno di una settimana: finita male, ma mise un seme che diede più tardi un frutto, la nascita della Repubblica. 1hf9w3kj_400x400Pàdraig Pearse e James Connolly furono le figure più note di quel Irish Citizen Army che occupò i punti più significativi di Dublino e proclamò dal principale Ufficio Postale la Repubblica Irlandese Indipendente. Lotta impari tra l’esercito britannico – che testò per la prima volta i tanks – ed un manipolo di civili insorti che si risolse con la corte marziale e condanna a morte per i loro leader. Ma il seme poi germinò ……….

Nell’ambito delle celebrazioni del centesimo anniversario della “Easter Rising” l’arpista e compositore Michael Rooney ha scritto ed inciso questa splendida “The Macalla Suite” (“Macalla” significa “eco” in irlandese) in sei movimenti affidando l’esecuzione all’orchestra Macalla, sessanta elementi tra strumenti classici e tradizionali ed ha pubblicato questo concerto tenuto nella Contea di Monaghan (terra di origine di Rooney); musicalmente molto articolata, racconta sì della rivolta di Pasqua, ma si sofferma anche su altri punti focali della storia irlandese, dalla carestia fino all’Irlanda moderna attraverso il montare del senso patriottico come il recupero della lingua, degli sport tradizionali, in una parola della cultura popolare irlandese.

E’ passato molto tempo da quando sono stati scritti e registrati i lavori orchestrali di Sean O’Riada, e Michael Rooney con questa Macalla Suite ha reso omaggio a mio avviso non solo alla cultura irlandese ma anche alla figura di O’Riada, così importante per il recupero delle tradizioni: migliore omaggio alla storia di questo Paese non ci poteva essere, e Rooney in sessanta minuti ha saputo creare un distillato di storia irlandese, legando il repertorio tradizionale (l’apertura di “Oro Se Do”, “The Foggy Dew”, “The Bold Fenian Men”) con quello di nuova composizione.

Tra i musicisti cito solamente i due pipers (Fionn Morriso e Timmy Doyle), i cantanti (Pat Fulton e Shauna McGarrigle), ma tutta l’orchestra diretta dallo stesso Rooney esegue magnificamente le partiture fino al gran finale di “Reconciliation”, equilibrata miscela di classicismo e tradizione.

Disco importante. Da avere.

 

 

http://www.draiochtmusic.com

 

BAIA TRIO “Coucanha”

BAIA TRIO “Coucanha”

BAIA TRIO “Coucanha”

  1. RoxRecords, 2016.

di Alessandro Nobis

Con l’avvento dei mezzi di riproduzione sonora meccanici ed in particolare delle musicassette, la contestualizzazione della musica suonata dal vivo in accompagnamento al ballo popolare è andata scemando molto velocemente, conservandosi solamente in aree extraurbane e considerate culturalmente e tecnologicamente arretrate. Dalla fine degli anni sessanta, la musica nata per quella funzione si è poco a poco evoluta e trasformata in musica da ascolto, grazie anche a nuovi arrangiamenti, l’utilizzo di strumenti alloctoni e la composizione di nuove melodie. Questo per raccontarvi che il repertorio del raffinatissimo Baìa Trio, autodefinitosi “trio di musica a ballo” e costituito dal chitarrista Negro Enrico (ottimo il suo recente “La memoria dell’acqua), dal ghirondista Francesco Busso e dal violinista cantante Gabriele Ferrero, comprende danze dell’area piemontese e francese coprendo un territorio che va da quello delle 4 Province (“Polka in La minore” dal repertorio di Stefano Valla) al Connemara irlandese (“Suite di circoli”).

Coucanha è davvero un disco ben riuscito, non solamente per la tecnica sopraffina dei tre – dote fondamentale soprattutto nelle situazioni di BalFolk – ma per il grande piacere che si prova ascoltandolo anche comodamente seduti su di un divano: repertorio vario, suono d’insieme molto ben calibrato e curato viste le tre spiccate personalità di Busto, Ferrero e Negro, perfette tessiture tra i suoni degli strumenti; insomma un disco consigliato sia agli adepti del ballo popolare – che faticheranno non poco a rispettare i ritmi metronometrici suonati – che agli appassionati della musica acustica tradizionale e di derivazione. Bellissimo, il superlativo è d’obbligo.

http://www.roxrecords.it

 

 

 

ROLF LISLEVAND “La Mascarade”

ROLF LISLEVAND “La Mascarade”

ROLF LISLEVAND “La Mascarade”

ECM New Series, 2016, CD

di Alessandro Nobis

Registrato nel 2012 e pubblicato dall’etichetta di Manfred Eicher solo qualche settimana fa, questo nuovo lavoro del norvegese Rolf Lislevand affronta il repertorio di due autori barocchi, l’italiano Francesco Corbetta (1615 – 1681) e il suo allievo francese Robert De Viseè (1655 – 1732) entrambi musicisti alla Corte del Re Sole Luigi XIV.

0vvr3j4w.j31Quello che mi ha sempre entusiasmato del lavoro di Lislevand è, al di là del suo livello tecnico, la cura e lo studio musicologico minuzioso ed attento degli autori e dei repertori che disco dopo disco presenta, mantenendo una qualità di esecuzione altissima e contestualizzando storicamente la musica; inoltre, come testimoniamo i suoi precedenti lavori per l’ECM, voglio sottolinerae l’unicità della sua fertile vena compositiva che anche qui si esplica in tre brevi brani che precedono e chiudono due passacaglie, rispettivamente del De Viseè (Lislevand nelle note di copertina lo definisce come un’antesignano dell’iPod, visto che con il suo strumento accompagnava Le Roi Soleil nelle passeggiate lungo i vialetti del parco di Versailles) e del Corbetta.

Certo, ricostruire il suono, l’acustica degli ambienti della corte di Versailles dove ad ascoltare la musica erano pochi privilegiati è molto difficile – oggi, ad ascoltare gli stessi repertori sono molte più persone spesso anche in ambienti costruiti per altri tipi di spettacolo – ma proprio questa è la sfida che il suonatore di chitarra barocca e tiorba norvegese ha raccolto e vinto registrando negli studi della Radio della Svizzera Italiana a Lugano nei quali la “restituzione” acustica e temporale è miracolosamente avvenuta per queste splendide ed evocative composizioni. Non ci resta che indossare un paio di cuffie e fantasticare………….