DALLA PICCIONAIA: LEONARDO SAPERE 25 novembre 2018. Cohen, Verona

DALLA PICCIONAIA: LEONARDO SAPERE 25 novembre 2018. Cohen, Verona

DALLA PICCIONAIA: LEONARDO SAPERE

25 novembre 2018. Cohen, Verona

di Alessandro Nobis

sapereVioloncellista argentino con una solidissima formazione classica, Leonardo Sapere con il suo violoncello ha incantato il numeroso pubblico del Cohen per il primo dei tre appuntamenti di “The Cohen Underground”, quello di domenica 25 novembre; “incantato” è la parola più appropriata visto il silenzio quasi sacrale durante la performance che il musicista e da oggi anche improvvisatore ha saputo gestire uscendo del tutto dall’ambiente musicale da lui più frequentato. Molti dei presenti conoscevano già questa sua davvero rara apertura mentale grazie alla sua partecipazione al trio “Tango x 3” e gli appassionati di musica contemporanea e nella fattispecie improvvisata hanno gustato forse più degli altri la proposta di Sapere visto il loro approccio ai concerti di questo tipo sapendo di “non sapere” cosa aspettarsi, sapendo che la musica improvvisata in quanto tale non si può replicare e che va gustata nota dopo nota come un evento irripetibile.

 

Creazione istantanea, emozioni, la modernità monkiana, l’intelligente e dosato uso dell’elettronica, inserti di musica barocca e di vocalità grazie al prezioso ed efficace intervento di Massimo Totola a metà concerto (improvvisatore vocale e colto autore di “Nero di pece” dal quale ha tratto qualche verso alternandolo a vocalizzi dialoganti con il “cello” di Sapere), tutto questo sono stati i velocissimi novanta minuti della performance, iniziata con l’inaspettata esecuzione del fantastico Preludio alla 1^ Suite per violoncello solo di J.S. Bach (è mai stata eseguito in un club?); l’inserto dell’Aria Haendeliana “Lascia che io pianga” tratta dall’opera “Almira” e soprattutto quello della Sarabanda della Quinta Suite per violoncello di Bach che prende forma all’interno dell’improvvisazione di quello che forse è stato il brano più significativo e paradigmatico di questo nuovo percorso di Sapere, ovvero “Caos”. Ed infine il jazz tra archetto e pizzicato, con una spartito di Giannantonio Mutto che ha saputo riassumere così efficacemente in pochi minuti il genio di Theloniuos Monk, con citazioni di “’Round Midnight”, “Misterioso” e “Blue Monk”; bellissimo concerto, spero che questo sentiero tracciato al Cohen (era la prima esibizione per questo progetto di Leonardo Sapere) prosegua a lungo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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NEWPOLI “Mediterraneo”

NEWPOLI “Mediterraneo”

NEWPOLI “Mediterraneo”

BEARTONES RECORDS, CD 2018

By Alessandro Nobis. Translation by Carmen Marsico.

Newpoli is an heterogeneous octet based on the East Coast and consists of musicians coming from different countries who share a passion for the warmth and the beauty of the music of Southern Italy and in general of the Mediterranean. The very talented musicians involved in this most interesting project are the two front women Carmen Marsico and Angela Rossi (voice), Fabio Pirozzolo (tambourine and voice), Björn Wennås (chitarra battente, mandola, and classical guitar), Jussi Reijonen (oud, mandola, and classical guitar), Daniel Meyers (bagpipe, ciaramella, and recorders), Karen Burciaga (violin), and Jeff McAuliffe (bass), and this is their fifth CD after their debut in 2008.

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photo by Liz Linder. http://www.newpolimusic.com

Let’s clarify right away that Newpoli’s music is not a “postcard” version of the Mediterranean tradition that you could pass off to an overseas audience. Perhaps it’s thanks to the presence of non Italian musicians in the group, or because of the songs’ arrangements – often original – always impressive as well as effective, or because of the content presented in their songs, tied to the often tragic everyday life that people experienced in the “Mare Nostrum” (the Mediterranean) and tied to immigration (for instance the opening song, that gives the title to the album and is written in a dialect from Basilicata, describes the immigration problem, and So’ Emigrant’). Ladies and gentlemen, this is a great CD that is well-rooted in the depth of Italian tradition (its sound, the Ucci brothers’ pizzicafrom Salento, the chant alla pelenzeca, i. e., swing, with a wonderful oud introduction that talks about a subject dear to the Italian narrative chant genre: going to the fountain with the hope of meeting a woman to fall in love with), but also branches out to North America, the land where recently or some time ago the musicians or their families (referred to their names above) each found a new home and started a new life, and the land where they composed music and lyrics (I’m referring to the song Lagr’m’with the splendid dialogue between Carmen Marsico and Angela Rossi, and to Na voce solasung in Neapolitan language: “I can’t recognize myself anymore when I look around/ What’s happening? This world has changed”). In addition  the simple but meaningful CD cover art is, in my opinion, emblematic not only of the Mediterranean, but also more generally of the “seas” that an immigrant always has to face.

This CD is difficult to find in the Italian market, but fortunately you can buy it on the group’swebsite and on other websites that specialize in on line sales.

http://www.newpolimusic.com

DALLA PICCIONAIA: W. KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018. Armagh, Co. Armagh, Irl. (Prima Parte).

DALLA PICCIONAIA: W. KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018. Armagh, Co. Armagh, Irl. (Prima Parte).

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018

15 – 18 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda. Prima Parte.

di Alessandro Nobis

Con l’indovinata scelta di portare la location principale dall’Hotel Charlemont (ottimo per le sessions ma angusto per i concerti serali) al Market Palace Theatre (capace invece di offrire oltre ad un bello e capiente teatro principale altri angoli per le esibizioni), l’Armagh Pipers Club ha centrato l’obiettivo di organizzare una splendida 25° edizione del Festival nel migliore dei modi nonostante promessi ma mancati finanziamenti e qualche disguido dovuto a ritardi nei voli aerei che hanno costretto a qualche variazione del programma; un’edizione che davvero resterà nella memoria dei presenti (davvero molti, anche provenienti dal continente) anche perché si celebrava il 250 anno dalla nascita del piper e pipe-maker William Kennedy originario di Tandragee, borgo non lontano da Armagh al quale il festival è dedicato.

Altra indovinata ed apprezzabilissima scelta, questa volta artistica, è stata quella di dedicare lo spazio più ampio possibile alle esibizioni soliste dei suonatori di cornamuse attraverso l’organizzazione di 4 eventi chiamati “A WORLD OF PIPING” che hanno presentato in quattro diversi luoghi storici di Armagh la cornamusa in alcune delle sue varianti, dalle launeddas alle gaite bulgare, dalle highland pipes alle border pipes fino naturalmente alla cornamusa “padrona di casa”, la uilleann pipes.

Gli eventi come nei festival che si rispettano sono numerosi e di alto profilo, con diversi orari ed in diversi luoghi e come è facilmente immaginabile diventa problematico se non impossibile seguirli tutti, specialmente se fate base ad Armagh e desiderate durante la giornata ammirare alcune delle numerose bellezze naturali che l’Ulster offre.

GEORGIEV 04
IVAN GEORGIEV

Quindi si fanno delle scelte; personalmente ho partecipato alla prima delle serate di “A WORLD OF PIPING”, alle due serate al Market Place Theatre ed a qualche session davanti a “qualche” pinta nei suggestivi e storici pub che animano il festival – ed Armagh – nelle serate specie dei fine settimana. La spaziosa sede dell’Armagh Pipers Club è impregnata di tutto ciò che è tradizione irlandese: l’aria che vi si respira a pieni polmoni, i poster sulle pareti, le fotografie, il viavai di musicisti giovani, di quelli giovanissimi e di quelli già affermati, dei docenti, dei cultori, tutto ci dice che questo luogo in Scotch Street è il centro culturale di riferimento di Armagh e tra i più importanti dell’intera Irlanda. La famiglia Vallely, da John Brian ed Eithne, lo ha ideato e creato decenni or sono e non può che essere fiera del proprio lavoro e della passione per la tradizione che ha saputo così brillantemente passare ai figli ed a quanti ne fossero interessati, ad iniziare dai bambini in età scolare.

Dicevo del primo appuntamento, quello del tardo pomeriggio di giovedì, appena conclusa la cerimonia dell’inaugurazione al Primate’s Palace: Tiarnan O’Duinnchinn ha fatto gli onori di casa con il suo set di uilleann pipes e di seguito Ross Ainslie, scozzese, Brighde Chaimbaul, delle Isole Ebridi,  il bulgaro Ivan Georgiev ed il galiziano Anxo Lorenzo hanno sfoderato arie di danza e slow air dalle loro aree di origine. Difficile scegliere, ma l’improvvisazione di Georgiev con la sua gaida e l’intervento di O’Duinnchinn mi hanno lasciato senza fiato; nel complesso due ore e trenta di tradizione purissima, di grande passione e di virtuosismo, che non può mancare in queste esibizione solistiche il cui scopo è appunto di mostrare le proprie abilità senza il vincolo di affiancare altri musicisti, anche se per dirla tutta Anxo Lorenzo ha gareggiato in velocità e ritmo con Xosè Liz ed il suo bozouky. Defli altri tre appuntamenti, presso la Biblioteca Robinson, la Chiesa Presbiteriana ed al museo della Contea di Armagh ricordiamo per dovere di cronaca solamente il sardo Luigi Lai con le sue launeddas, l’asturiano Josè Manuel Tejedor, Cillian Vallely dei Lunasa e lo scozzese Finlay McDonald ed il greco Georgi Makris (che aveva già fatto un intervento all’inagurazione del WKPF con gli scozzesi Daimh). Ripeto, formula indovinata questa della piccola rassegna nella quale vedrei benissimo far conoscere al pubblico eterogeneo di Armagh anche i suonatori delle pive, baghet e zampogne italiane, una considerazione questa dettata dal cuore. Tutto qua.

Il report delle due serate al Teatro nella seconda parte, che seguirà a breve.

(fine parte 1)