GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.”

VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti

Dipartimento “Culture e Civiltà” dell’Università di Verona

di alessandro nobis

Il programma di “Giù la Maschera” è stato diviso in due parti dando così una connotazione geografica alle relazioni: nella prima parte, quella di venerdì 17, oltre all’intervento introduttivo ai Carnevali del Prof. Poppi verrà esplorata l’area montana e quindi quella dolomitica, quella bellunese e quella dell’arco alpino orientale mentre nella seconda, quella del sabato mattina, protagonisti saranno le manifestazione legate ai carnevali di pianura come quello rurale della pianura polesana, quello di Venezia e naturalmente quello veronese la cui origine risale a ben 491 anni or sono.

Gli interventi istituzionali e gli orari esatti di ogni intervento, anche se è facile sin da ora prevedere “sforamenti”, saranno comunicati a ridosso del convegno per semplice correttezza verso i presenti.

Ecco quindi gli estratti degli interventi:

IL PROGRAMMA

VENERDÌ 17 SETTEMBRE, ore 14:30

SALUTI ISTITUZIONALI: PROF. FEDERICO BARBIERATO (Dipartimento Culture e Civiltà · Università degli studi · Verona) – DOTT. SSA NICOLETTA MORBIOLI: Dirigente Scolastica C.P.I.A. Verona

CESARE POPPI (Università Liedia de Bulsan). “Il ritorno dei morti”: Le mascherate invernali in prospettiva europea

Quello che oggi chiamiamo Carnevale costituisce l’approdo storico medievale (XII° – XIII° sec.) di una serie di pratiche diffuse in tutta Europa (ed oltre) che hanno al centro la pratica del mascheramento. A partire dalla distribuzione di tali pratiche ancora presenti in Lettonia ai passaggi chiave del ciclo astronomico (solstizi ed equinozi), la prospettiva comparativa fa emergere un complesso sociologico, simbolico ed ideologico che interessa l’intera Europa. Il tema del ritorno dei morti, della Caccia Selvaggia e dell’iniziazione dei giovani costituiscono i capisaldi di un rito che si situa in continuità diretta con la formazione di una prima identità Europea a partire dall’ Età del Bronzo.  

GIOVANNI MASARA’ (PhD Researcher · Dep.t of Sociel Anthropology · University of St. Andrews · Scotland) “Il Carnevale di Dosoledo (Belluno) tra struttura sociale e forma della festa

A Dosoledo, piccola comunità della Val Comelico (Belluno), tutta la comunità esce di casa ogni anno in occasione del Carnevale. Guidati da LachéMatathìn, due figure dagli abiti sgargianti e dai copricapi riccamente decorati, i partecipanti percorrono le strade del paese fino a giungere nella piazza principale, dove danze rituali e collettive si susseguono fino a sera. Il contributo di Giovanni Masarà, basato su un periodo di ricerca sul campo svolto nel corso del 2016, esplora questa festa alla luce di alcuni aspetti dell’organizzazione economica, sociale e di parentela tradizionali della comunità. Così facendo, si propone di rispondere ad alcune domande relative al significato e alla funzione del Carnevale di Dosoledo e indagare se sia possibile collegare la forma di questa festa alla forma di organizzazione sociale e domestica tradizionale.

Sulla base di queste considerazioni, Masarà discuterà poi brevemente del ruolo che le feste di questo tipo hanno o possono avere per una comunità in una contemporaneità caratterizzata da flussi globali di merci e persone, da un ruolo sempre più centrale del virtuale, e dal conseguente rischio di un indebolimento del senso dei luoghi. Giovanni Masarà ha pubblicato nel 2018 per Cierre Edzioni i risultati della sua ricerca antropologica nel volume “Una Comunità in scena. Il Carnevale di Dosoledo tra struttura sociale e forma della festa”(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/19/giovanni-masara-una-comunita-in-scena/)

GIOVANNI KEZICH (Direttore, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina · San Michele all’Adige).“Quanto alpini sono, i “carnevali alpini”?”

La ricerca etnografica svolta dell’ultimo cinquantennio nelle valli alpine ha messo in rilievo la persistenza nelle valli dolomitiche del Trentino e del Bellunese, nel vicino Tirolo, in Svizzera, e nelle valli lombarde, in Valle d’Aosta e nel Cuneese, di antichi rituali mascherati messi in atto nei giorni di carnevale, che dispiegano, accanto a ben evidenti particolarità squisitamente locali, anche un certo numero di somiglianze e di persistenze transvallive. Difficilmente aggirabile pertanto, sull’onda della generale rinascenza mediatica del concetto di “cultura alpina”, la tentazione di voler ascrivere queste manifestazioni a un qualche soggiacente sostrato propriamente “alpino”. Ma uno sguardo più attento, a partire dalla ricerca di “Carnival King of Europe” messa in atto a partire dal 2007 sulla base di una partnership di musei etnografici europei, rilevava che, per cogliere il contesto culturale proprio di queste manifestazioni, bisogna allargare ancora lo sguardo, e riferirsi a un ecumene continentale europeo che spazia dai Balcani alla penisola iberica, e dalla Sicilia fino all’Inghilterra.  

Iconografia e power point di Antonella Mott 

ANDREA DEL FAVERO & DARIO MARUSIC (FOLKEST – Spilimbergo · Pordenone – Pola · Croazia). “La musica tradizionale nei carnevali dell’arco alpino orientale”. Andrea Del Favero: organetto diatonico; Dario Marusic: violino, piva

Tracce di arcaici riti e balli di tipo borghese, violini barocchi e fisarmoniche a piano, bassi di viola, helikon e saxofoni, moda e cultura contadina convivono fino ai nostri giorni in un accavallarsi di situazioni che tengono in vita i Carnevali della tradizione popolare nelle antiche terre del Patriarcato di Aquileia, dai Rollate di Sappada passando per i Pust del Resiano e del Nediško, fino agli zvončari istriani, con i Blumarji che corrono e danzano al suono delle molte melodie che verranno proposte dal vivo, al suono arcaico delle pive e delle sopele istriane, della Cïtira e della Bünkula resiana, fino alle più recenti armoniche diatoniche. Filmati e ascolti di brani delle varie aree verranno proposti mediante l’uso di tutto lo strumentario accorpatosi nei secoli fino ai giorni nostri. E i cibi che continuano ad accompagnare i riti del Carnevale, le sope, i bujarnik, le pinze, le gubane, i parpagnacchi, gli strucchi: un universo di colori, sapori, odori, umori e suoni che da centinaia d’anni concorrono alla messa in scena e alla riuscita della più importante festività dell’Arco Alpino orientale.

SABATO 18 SETTEMBRE,ore 9:00

ALESSANDRO NORSA (Dipartimento Culture e Civiltà · Università degli studi · Verona). “Mi son Arlechin Batocio orbo da ‘na recia e sordo da n’ocio · Significati nascosti delle antiche maschere veneziane·”

Tra le pieghe delle manifestazioni tradizionali, che conosciamo col nome unico di Carnevale, si celano riti arcaici, la cui nascita si colloca nella linea del tempo in cui terminano i dati storici iniziano le interpretazioni. Alle origini si trovano cerimonie di incontro spirituale con le anime dei trapassati, e con le divinità per la protezione della comunità o per la propiziazione delle attività di caccia e agricole. In questa logica le maschere, le danze e gli altri elementi costituivi della festa carnevalesca sono un condensato di elementi rituali che hanno cambiato logiche celebrative nel corso del tempo. Alcuni degli aspetti primitivi, confusi con le maschere della commedia dell’Arte ed altre maschere molto più recenti, sono presenti nella grande kermesse del carnevale di Venezia. Tra suoni, colori e confusione, nella moltitudine dei travestimenti si mescolano nel carnevale veneziano maschere di ogni genere, ricercheremo quelle più antiche e il loro significato.    

SALUTI ISTITUZIONALI: VALERIO CORRADI (Presidente del Comitato Bacanal del Gnoco)

GIOVANNI KEZICH: “Il Bacanàl del Gnòco: primati e singolarità.”

Il carnevale di Verona, propriamente denominato “Bacanàl del Gnòco” si distingue nel ricco panorama dei carnevali italiani per alcuni primati, e alcune singolarità. Tra i primati, citiamo la longevità (1531), che lo pone fra i primi documentati in Italia con continuità; la numerosità dei gruppi partecipanti, che sono sempre più di cento; la lunghezza del percorso, di circa 5 chilometri. Tra le singolarità, figura il nome stesso, “Bacanàl”, che dà adito a fantasiose elucubrazioni etimologiche; il fatto di svolgersi di venerdì, giorno generalmente tabuizzato in forza alle prescrizioni chiesastiche; e soprattutto il fatto di riuscire a coniugare, tutt’oggi, una componente rituale sempre uguale a se stessa, costituita dal Papà del Gnòco e dalla sua corte di fedelissimi accoliti, con la componente ludica più scanzonata propria del carnevale moderno. IlBacanàl risulta così una specie di ircocervo, un anello mancante che, opportunamente analizzato, può aprire interessanti prospettive sulla storia stessa del carnevale nella cultura del continente europeo.    

Iconografia e power point di Antonella Mott 

PRESENTAZIONE NUOVA EDIZIONE ANASTATICA DEL VOLUME

IL VENERDI’ ULTIMO DI CARNOVALE “Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona”. Scripta Edizioni 1847, 2021. Con inediti saggi introduttivi di SILVANA ZANOLLI e MARIO ALLEGRI e con la partecipazione di MAURO DAL FIOR.

CHIARA CREPALDI (Associazione Culturale Minelliana · Rovigo). “Il bombasìn in Polesine, un’arcaica maschera rurale tra memoria e revival”

Nelle campagne del Polesine la sera del 6 gennaio si poteva veder girare per le corti una strana combriccola questuante, a capo vi era un uomo travestito da toro: ilbombasìn. L’animale ballonzolava al suono di campanelli e sonagli, tenuto a bada da un bovaio, importunava le donne, impauriva i bambini e infine si ribellava al suo padrone tra l’ilarità e le grida generali. I suoi accompagnatori, tutti rigorosamente maschi, cantavano qualche canzone tradizionale, generalmente “La vècia” e la sguaiata compagnia non se ne andava finché non otteneva una lauta offerta alimentare da parte del padrone di casa. Sull’origine di questa maschera rituale, sul raffronto con altre maschere analoghe documentate in molti territori europei e sui revivals più o meno turistici a cui assistiamo in anni recenti, Chiara Crepaldi svilupperà il suo intervento.

Per poter partecipare alle due giornate di studi, che si terranno in uno spazio all’interno dell’ex panificio austroungarico inserito nel Polo Santa Marta a Verona – è necessario inviare una mail con il proprio nome e (mail anche istituzionale per gli insegnanti) a info.giulamaschera@cpiaverona.edu.it

I posti a disposizione sono al momento limitati, quindi …….

La prima parte dell’articolo la potete leggere qui: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/01/giu-la-maschera-giornate-di-studi-sui-carnevali-tradizionali-delle-tre-venezie-verona-17-e-18-settembre-2021-prima-parte/)

La fotografia proviene dall’archivio del quotidiano L’Arena di Verona (foto Marchiori) che qui ringrazio.

  

“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” (Prima Parte)

VERONA, 17 e 18 settembre 2021

Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti

Dipartimento “Culture e Civiltà” dell’Università di Verona

di alessandro nobis

L’idea di organizzare un convegno sul Carnevale nasce da piuttosto lontano, dai tempi del glorioso COMITATO TREDESEDODESE che ebbe il coraggio di proporre per tre anni a Verona, nella sua parte più antica ovvero il Borgo di Santo Stefano, tre giornate dedicate alla cultura popolare nei suoi vari aspetti e che per simbolo prese Santa Lucia (da qui il nome, Santa Lucia si festeggia il 13 dicembre, appunto il 13 del 12, nota per non veneti), il simbolo più conosciuto ed amato appunto dal popolo veronese, più di San Zeno e più anche del Papà del Gnoco. Il TREDESEDODESE non esiste formalmente più da quasi un decennio, ma l’idea è rimasta in tutti i suoi membri a cominciare dal sottoscritto – di cui del Comitato fu immeritato presidente – e quindi nella primavera del 2020 iniziò l’elaborazione del progetto che si concretizzerà nella seconda metà del prossimo settembre; voglio puntualizzare che senza la condivisione della Dirigente Scolastica Dott.ssa Nicoletta Morbioli e l’approvazione del Collegio dei Docenti del CPIA veronese queste due giornate di studi non si sarebbero potute concretizzare e quindi voglio personalmente ringraziare sia la Dirigente Scolastica che le colleghe e i colleghi.

Ma perché concentrare l’attenzione sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie? La risposta che mi sono dato è piuttosto semplice:perché il Carnevale è una parte ancestrale del nostro patrimonio culturale che, periodicamente, riemerge dal lontano passato nel quale mantiene solide radici più o meno ancora riconoscibili. L’idea di base del convegno nata e condivisa con l’etnografa veronese Silvana Zanolli (anche lei del suddetto Comitato) è quella di confrontare, dai punti vista etnografico ed antropologico, i riti delle mascherate e dei carnevali tradizionali dell’area che grosso modo è oggi compresa nell’areale delle odierne Tre Venezie, cercando eventuali comuni origini e mascheramenti, modalità rappresentative, simbologie e differenziazioni sviluppatesi nei secoli.

Tutto ciò partendo dalla considerazione che la diffusione delle culture tradizionali in generale e, quindi, anche delle aree di pianura e delle valli prealpine ed alpine, ovviamente prescinde dalla suddivisione politica attuale delle aree esaminate; ma un limite, diciamo geografico, andava fissato per poter concentrare l’attenzione su di una area, tralasciando purtroppo realtà come quella di Bagolino il cui territorio, pur essendo oggi in Regione Lombardia fu lungamente compreso all’interno di quello della Repubblica di Venezia.

Non si tratta a mio modesto parere di riportare ai nostri giorni il passato che non potrà mai ritornare o di riproporre la sua celebrazione nelle antiche modalità, ma piuttosto di far conoscere le origini storiche di questa festa che risale alla notte dei tempi e del cui significato si è persa contezza nella stragrande maggioranza delle persone che poi partecipano alle feste ed alle sfilate che si tengono nelle piccole comunità valligiane e grandi centri come Venezia e Verona. Alle due giornate (mezze giornate) il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Verona – dove presto servizio come docente – sono stati invitati alcuni tra i più prestigiosi studiosi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino che con i loro interventi faranno luce sulle origini del Carnevale, sulla sua importanza nello scandire i ritmi di vita soprattutto delle generazioni passate e dei secoli passati, visto per esempio che il “Bacanal del Gnoco Veronese” compie quest’anno 491 anni di vita. La sopracitata Istituzione Scolastica ha in seguito trovato l’importante collaborazione del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona grazie all’intervento del Dott. Alessandro Norsa e del Prof. Federico Barbierato con i quali ci si è intesi sin da subito e gode, al momento, del “patrocinio” del Comune di Verona (patrocinio significa logo sul materiale informativo ma niente contributo) mentre si è in attesa di notizie dalla Regione Veneto. Inoltre ci sarà la collaborazione con il Comitato del Bacanal del Gnoco con l’intervento del suo Presidente Valerio Corradi.

Gli interventi saranno curati dal Dott. ALESSANDRO NORSA del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università degli studi di Verona, dal Professor CESARE POPPI dell’ Università Liedia de Bulsan, dal Dott. GIOVANNI MASARA’ (PhD Researcher · Department of Sociel Anthropology dell’Università di St. Andrews in Scozia) dal Dott. GIOVANNI KEZICH (Direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina diSan Michele all’Adige) da ANDREA DEL FAVERO & DARIO MARUSIC di FOLKEST (Spilimbergo, Pordenone e Pola · Croazia) e dalla Prof.ssa CHIARA CREPALDI dell’Associazione Minelliana di Rovigo.

La ciliegina sulla torta sarà la presentazione di una nuova edizione anastatica del volume “Il Venardi ultimo di Carnovale” (1847) edito da Scripta con due prefazioni della Dott.ssa Silvana Zanolli e del Prof. Mario Allegri, presentazione alla quale parteciperà anche il poetattore Mauro Dal Fior che ne leggerà alcuni estratti.

Qualcuno noterà che le due giornate coincidono con l’Edizione 2021 del Tocatì, ma non è una coincidenza, anzi; si è voluto creare un fine settimana (lungo visto che il Tocatì inizia il giovedì e termina la domenica) dove la Cultura Popolare si prende tutta la città e per questo voglio ringraziare in special modo il Presidente Paolo Avigo ed il direttivo dell’Associazione Giochi Antichi che hanno accolto la nostra idea.

I dettagli sugli interventi e la loro scansione oraria verranno comunicati nella seconda parte dell’articolo.

Per poter partecipare alle due giornate di studi, che si terranno in uno spazio all’interno del bellissimo spazio “austroungarico” oggi inserito nel Polo Santa Marta a Verona – è necessario inviare una mail con il proprio nome e (mail anche istituzionale per gli insegnanti) a info.giulamaschera@cpiaverona.edu.it

I posti a disposizione sono al momento limitati, quindi …….

DALLA PICCIONAIA: Roberto Tombesi & Calicanto

DALLA PICCIONAIA: Roberto Tombesi & Calicanto

LA FONTANA AI CILIEGI, sabato 9 APRILE 2016

di Alessandro Nobis

Per presentare il suo recente “In ‘sta via” Roberto Tombesi può contare sui numerosi musicisti – e non session men – che lo hanno accompagnato durante le registrazioni, protrattesi per parecchi mesi. Alla Fontana ai Ciliegi ha scelto di affidarsi agli amici / compagni di sempre, i Calicanto. Con lui infatti c’erano Giancarlo Tombesi (contrabbasso), Alessandro Tombesi (arpa tirolese ed ocarina) e Francesco Ganassin (clarinetto ed ocarina).IMG_1195

Ed infatti il concerto è stato molto affascinante, il ricchssimo patrimonio della tradizione musicale veneta – in particolare quello delle danze popolari – inframezzate dai racconti anche personali dell’organettista padovano.IMG_1196 E tra quelle inserite in “In ‘sta via”, quelle del repertorio dell’Orchestra Popolare delle Dolomiti e quelle dei Calicanto, la presentazione è diventata una sorta di viaggio nelle valli dolomitiche e nella pianura veneta, dal Cadore alla Bassa Padana. Con due eccezioni: la rivisitazione “veneta” di un brano degli Amazing Blondel (Willowood da disco Evensong del 1970), diventata “Il bosco dei salgari” che ha anni si è guadagnato un posto fisso nel repertorio di Tombesi ed in seconda battuta un suggestivo brano eseguito all’arpa tirolese composto da Alessandro Tombesi dal suo CD ”Barene” che personalmente mi ha fatto venire il desiderio di ascoltare più a lungo il suono di questo strumento “in solo”.

Spero di non dover aspettare un altro decennio per il seguito di “In ‘sta via”.

ORCHESTRA POPOLARE DELLE DOLOMITI

ORCHESTRA POPOLARE DELLE DOLOMITI

ORCHESTRA POPOLARE DELLE DOLOMITI

“Concier di testa” – ATELIER CALICANTO, distribuzione Felmay, 2015

“Ballabili e canzoni dei Monti Pallidi”, così il sottotitolo ci racconta il contenuto di questo CD registrato nel maggio del ’14 (2014) da questa orchestra formata da ventiquattro musicisti provenienti dall’area veneto tridentina per la direzione musicale del clarinettista Francesco Ganassin.

Tutto nasce a Borca di Cadore, nel bellunese, quando nel 2002, grazie ad una ricerca musicologica promossa dal Conservatorio “Pollini” di Padova, viene ritrovato un libretto con spartiti manoscritti di inizio ‘900 riguardanti temi a danza, “ballabili” inediti. Ma spesso “da cosa nasce cosa” e grazie all’iniziativa dell’Atelier Calicanto vengono ritrovati altri tre manoscritti parte dei quali già pubblicati da Roberto Tombesi e Francesco Ganassin per la Casa Editrice Nota (“Ballabili antichi per violino e mandolino. Un repertorio di primo ‘900”).

Manoscritti che aggiunti ai volumi pubblicati nel passato e di recente – ad esempio quelli del Cornoldi nel 1968, di Silvana Zanolli nel 2011 (la pubblicazione inedita del materiale raccolto da Ettore Scipione Righi nella seconda metà dell’800 – “Il canto poplare veronese”, Cierre Edizioni) ed a quello, recentissimo, che presenta la ricerca effettuata nel Polesine da Sergio Liberovici (Squilibri Edizioni) ci danno un quadro esaustivo della tradizione musicale di questa parte del nordest italiano.

La musica contenuta nel CD, accompagnato da interessanti saggi di Antonio Carlini e Roberto Tombesi presenta come detto sia immancabili “ballabili” (segnalo l’iniziale affascinante suite di due “Gavotte” bella introduzione a questo lavoro, “Suite Jodler” – una danza della Val Pusteria, una Berlingozza e una Mazurca” e la “Suite di valzer”), che canti narrativi ritrovati anche in aree adiacenti a quello della ricerca in oggetto e pubblicati a partire dall’’800 in diverse lezioni nei volumi citati (“L’uselin dal bosch”, “La pastora”).

Non mi dilungo nel descrivere il fascino degli arrangiamenti, il suono d’insieme e la ben conosciuta perizia dei musicisti coinvolti. Mi limito a “dichiarare” che questo “Concier di Testa” è il degno compendio ai manoscritti ritrovati, che qui prendono nuova vita e nuova dimensione.

 

www.felmay.it

www.orchestrapopolaredelledolomiti.it