FRANCESCO CALIGIURI QUINTET “Renaissance”

FRANCESCO CALIGIURI QUINTET “Renaissance”

FRANCESCO CALIGIURI QUINTET “Renaissance”

Dodicilune Records, Ed413. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Che Francesco Caligiuri si fosse infatuato di certo jazz inglese degli anni Settanta lo si era capito già dall’ascolto dell’ottimo “Olimpo” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/07/22/francesco-caligiuri-olimpo/)e con questo altrettanto interessante “Renaissance” conferma quella sensazione regalando spunti che non possono non far ricordare, ad esempio nel riff di “The Breeze”, il sound targato Soft Machine (quelli, per intenderci post Wyatt e pre Holdsworth) o dei Nucleus in “Il Canto dei Titani”; ma, come avevo raccontato in occasione di “Olimpo”, si tratta del giusto recupero, qualche segnale, qualche frammento di un suono che ha fatto la storia del jazz europeo più intelligente e non di un’operazione calligrafica.

Qui il sassofonista calabrese è alla testa di un notevolissimo quintetto con Nicola Pisani al sax soprano), Michel Godard alla tuba e serpentone, Luca Garlaschelli al contrabbasso e Francesco Montebello alla batteria che danno il loro competente contributo interpretando gli spartiti di Caligiuri, autore di tutti i brani. Jazz nel solco del maistream che contiene momenti di grande classe, sia nei soli che nel suono d’insieme grazie agli arrangiamenti che intelligentemente danno il giusto spazio ai cinque “quinti” del combo: gli intrecci nel già citato “Il Canto dei Titani”, i soli di Michel Godard, di Luca Garlaschelli e del baritono di Caligiuri in “Restless” (e qui, scusatemi, non ci sentite un pizzico, una brevissima citazione della crimsoniana “i Talk to the wind”, proprio due note, le iniziali?), il suono d’insieme di “Le Petit Enfant” introdotto dal contrabbasso e dal serpentone e con un bel solo di clarinetto basso.

Un bel disco, importante, un’altra testimonianza di quale livello sia nel nostro Paese il jazz suonato, con uno sguardo ai “suoi passati” e sempre rivolto e concentrato alla scoperta di nuovi percorsi.

E questo Renaissance, ripeto, ne è un esempio eccellente.

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DUCK BAKER “Plymouth Rock”

DUCK BAKER “Plymouth Rock”

DUCK BAKER  “Plymouth Rock”

Fulica Records, CD. 2019

“Unreleased & Rare Recordings, 1973 – 1979”, recita il sottotitolo di questa nuova pubblicazione del chitarrista e compositore americano Duck Baker, che come le precedenti (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/05/16/duck-bakerles-blues-du-richmond-demos-and-outtakes/), (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/19/duck-baker-the-preachers-son/), (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/11/16/duck-baker-outside/) e (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/03/duck-baker-shades-of-blue/)regala agli ascoltatori ed in particolare ai “BakerHeads” gemme mai ascoltate proveniente temporalmente da vari periodi della sua lunga carriera.

Qui siamo bel pieno degli anni Settanta attorno per la precisione al 1975, anno in cui Baker pubblica il suo primo lavoro per la Kicking Mule Records ed i brani provengono da registrazioni fatte negli US ed anche a Londra (6 per la precisione), e tutte hanno una qualità audio notevole considerata la cura con la quale Baker mette e sta mettendo nella scelta dei brani provenienti dal suo e da altri archivi.

“Sheebeg and Sheemore” (tradizionale irlandese), “Indiana” (texan swing), “Honeysuckle Rose” (Fats Waller) sono diventati poi dei classici che ancora oggi spesso suona dal vivo, con la solita verve e classe, “Zebra Blues” (nel repertorio di “There’s Something For Everyone In America”, album di esordio del ’75) e “Plymouth Rock” sono brani originali, “Callahan’ Hornipe” è ancora una danza irlandese: devo dire che anche questa volta è un piacere ascoltare la chitarra di un Duck Baker nei primi anni della sua carriera, per capire come si è evoluto ed ampliato il suo repertorio di quello che da molti è considerato uno dei maestri dello stile fingerpicking, suonato sia con set di corde di nylon che in acciaio come in “Sheebeg and Sheemore” e in “Callahan’ Hornpipe”

Le registrazioni, a parte cinque pubblicate su cassetta nel 1989 e quindi come potete immaginare introvabili, sono tutte inedite.

Tutto “grasso che cola”.

 

LUIGI BLASIOLI “Mestieri d’oltremare e favole di jazz”

LUIGI BLASIOLI “Mestieri d’oltremare e favole di jazz”

 

LUIGI BLASIOLI “Mestieri d’oltremare e favole di jazz”

Dodicilune Records, Ed391.CD. 2019

di Alessandro Nobis

Aveva già descritto il precedente bel lavoro del contrabbassista abruzzese Luigi Blasioli “ Sensory Emotions” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/03/01/luigi-blasioli-sensory-emotions/) ed eccomi qui ad ascoltare la sua più recente creazione, “Mestieri d’oltremare e favole di jazz” sempre in collaborazione con la Dodicilune Records.

E’ un album dove “comanda” il contrabbasso, quello di Blasioli naturalmente: detta i ritmi, è sempre in primo piano, conduce il gioco; e soprattutto non annoia mai. E, visto che qui si “narrano” storie, mi viene spontaneo immaginarlo – non me ne voglia Blasioli – come un lavoro “cantautorale”, di ballate, nel senso musicologico ovvero “dove si raccontano storie e persone”; qui naturalmente il linguaggio è diverso, è quello del jazz che ispirandosi al volume per ragazzi “Che mestieri fantastici” di Massimo De Nardo narra fatti e persone legate alla vita dello stesso Blasioli. Un progetto originale all’apparenza di facile ideazione ma di difficile realizzazione; il trio, con il pianista Cristian Caprarese ed il batterista Giacomo Parone interpreta le composizioni riuscendo a dare quel carattere – narrativo appunto – di ampio respiro che è la cifra di tutto questo lavoro; naturalmente con le note scritte da Blasioli è più facile immaginare quanto viene descritto e naturalmente i personaggi e gli ambienti prendono forma o ritornano, come “Primula Rossa” del trombettista Marco Tamburini nel “Musicante di Bologna” o l’istantanea delle sorelline di Amatrice in “Giulia tra i cumuli ad Accumoli” sepolte dalle macerie una sola delle quali sopravvive grazie agli sforzi dell’altra che purtroppo muore. O ancora la ballad “Potti, Ciccio e Pepe” dedicata agli amici animali con i cammei di Tom Kirkpatrick alla tromba e Pierpaolo Tolloso al sassofono e il bellissimo “racconto” di Selimi (“Il navigante di Skopje”), incontrato casualmente che narra la sua storia, quasi a significare che ogni persona che sfioriamo e che talvolta incontriamo ha una storia da raccontare.

Ancora un disco “significativo” e dalla costruzione davvero personale questo di Luigi Blasioli, il cui significato lo si può recepire nel recitativo “con contrabbasso” nel breve brano che chiude il disco, “I mestieri e le favole”.

Pronti per riascoltarlo sotto una luce nuova.

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E.R.Z. “Minesweeper”

E.R.Z. “Minesweeper”

E.R.Z. “Minesweeper”

Caligola Records, CD 2018

di Alessandro Nobis

Dietro l’acronimo E.R.Z. si nascondono Enrico Terragnoli, Rosa Brunello e Zeno De Rossi che grazie alla Caligola hanno pubblicato nel ’18 questo loro primo lavoro, “Minesweeper”, composto da sette brani scritti dal chitarrista che appare come una sorta di leader del trio, anche se questa parola potrebbe far pensare al ruolo di comprimario dei due compagni di viaggio ma non è come sembra naturalmente perché l’apporto della batteria di De Rossi e del contrabbasso della Brunello è fondamentale per sviluppare le idee di Terragnoli.

Qui si viaggia tra il jazz elettrico meglio riuscito, il blues, la ballad e perché no, una forma di rock che cerca sentieri inesplorati, è musica che comunque la ascolti può essere gradita a ciascuno degli adepti delle forme musicali che ho citato prima, fatto salva una capacità di ascolto e di interpretazione degli stimoli sonori che arrivano, eccome se arrivano.

Ad esempio i dodici minuti di “Banjo e Shopping” con una bella introduzione di contrabbasso alla quale si affianca prima il suono della chitarra, un breve loop, il drumming di De Rossi ed il piano elettrico: pacato e lungo solo di chitarra, cambio di ritmo dettato dalla batteria e ritorno all’atmosfera di inizio brano. Oppure il brano che mi ha più sorpreso di questo lavoro, la ballad “Even” che ti sorprende perché la protagonista non è come ci si aspetta la chitarra ma è invece piano elettrico suonato con gusto e mestiere da Terragnoli.

Chiaro che i riferimenti del mondo del jazz più moderno si sentono bene, ma ciò che conta è la capacità di Terragnoli, come strumentista e come compositore, di farli propri e di costruire un mondo musicale personale, un equilibrio tra i grandi padri, il vasto patrimonio di conoscenze musicali che ha raccolto negli anni e la sua capacità compositiva.

Un bel esordio per questo trio, uno dei migliori lavori di jazz ascoltati nel duemiladiciotto che merita a mio avviso la più ampia promozione e distribuzione. Davvero.

CLAUDIO ANGELERI “Blue is More”

CLAUDIO ANGELERI “Blue is More”

CLAUDIO ANGELERI “Blue is More”

Dodicilune Ed417, CD. 2019

di Alessandro Nobis

Leggi la scaletta sulla copertina e noti che ci sono tre fari, tre punti fermi che illuminano e delimitano il jazz scritto e suonato dal pianista Claudio Angeleri per questo suo “Blue is More”: Bud Powell, Duke Ellington e Thelonious Monk, tre nomi per farsi un’idea della musica contenuta in questo bel lavoro prodotto dalla Dodicilune, uno dei primi di questo 2019.

Poi lo ascolti e scopri che non si tratta solamente di un omaggio calligrafico al genio dei tre colleghi pianisti, ma c’è molto di più: il talento compositivo, la sensibilità dello strumentista, gli arrangiamenti che non cadono mai nel già sentito pur rimanendo nel fiume del main stream, c’è l’accurata scelta dei musicisti che non si fermano al ruolo di sidemen ma contribuiscono in modo efficace alla musica proposta: Gabriele Comeglio ai sassofoni, Andrea Andreoli al trombone, Marco Esposito al basso elettrico, Luca Bongiovanni alla batteria e due ospiti, la cantante Paola Milzani nell’efficacissima interpretazione di uno dei più significativi brani del repertorio di Monk (“Monk’s Dream”) nel quale, dopo il solo di trombone, “suona” in modo del tutto originale la parte dell’Hammond di Larry Young nella sua versione del brano degli anni sessanta ( se non vado errato nell’album “Unity” del ’66)ed il flauto di Giulio Visibelli in “Paths”, composizione originale di Angeleri.

“Profumo monkiano” anche nella scrittura di Angeleri “Blues is More” dove il tema è introdotto da Bongiovanni ed al quale seguono i soli di Comeglio ed a seguire di Angeleri,  ed interessante la rilettura del brano di Bud Powell “Dance of the Infidels”, eseguita in trio che esplicita tutta la ricerca ritmica e timbrica di Angeleri e l’inusuale quanto efficace utilizzo del basso elettrico in un brano di Powell. Infine non posso non consigliare la ellingtoniana “A new world is coming” e l’originale “Dixie” entrambe al piano solo, che – mi sembra di poter dire – racchiudano la storia musicale di Claudio Angeleri.

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BLU L’AZARD “Bal Poètic”

BLU L’AZARD “Bal Poètic”

BLU L’AZARD “Bal Poètic”

Alabianca Records, CD 2018

di Alessandro Nobis

Certo che i sovracuti di clarinetto basso e le parole “a doppia voce” di Peppino Impastato che aprono questo lavoro dei piemontesi Blu L’Azard lascieranno perplessi gli “ortodossi del folk”, ma che importa, va bene anche conservare il sacro fuoco della tradzione ma a mio parere va ancora più bene andare avanti e lasciarsi influenzare da quello che ci suona “attorno”. Ma “Se si insegnasse la bellezza”, il brano di cui parlavo, indica la direzione di questo progetto in modo inequivocabile: piedi e testa nella tradizione delle valli alpine piemontesi (Val Maira, Valli di Lanzo, Valle di Susa) e delle loro affascinanti lingue ancestrali e sguardo verso le musiche e culture “altre”. L’avanguardia fianco a fianco della tradizione, suoni e strumenti alloctoni (il clarinetto basso, il flicorno ed il sassofono o le percussioni del maliano Makan Sissoko) che danzano assieme al violino, alla cornamusa ed alla fisarmonica ed agli ottoni della val di Lanzo: Flavio Giacchero (voce, clarinetto basso, sax soprano, cornamusa), Marzia Rey(voce, violino), Pere Anghilante (voce, fisarmonica) e Pierluigi Ubaudi (voce, flicorno baritono, oggetti sonori) l’hanno studiata bene realizzando un disco, un fiore all’occhiello del “nuova” musica popolare italiana. Certo, incastonare la poetica di Peppino Impastato, dell’armeno Adrian Varujian (“Pavots”), di Emily Dickinson (“Aracnica”) o della poesia trobadorica di  Peire Vidal (“Estat ai gran sazo”) nelle melodie tradizionali o di nuova composizione (“La Gàrdia”, ad esempio testo di Giacchiero con la combinazione di fisarmonica ed un azzeccato intervento “free” di sax soprano) è un’operazione al limite dell’azzardo ma non temete, il “sacro fuoco” non è stato spento ma anzi è stato ravvivato dal combo Blu D’Azard; musica da ascoltare attentamente, testi da leggere più e più volte. Musica, anche, come recita il titolo, anche da ballare.

 

 

DALLA PICCIONAIA: 27-29-30  marzo 2019: 39° Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese

DALLA PICCIONAIA: 27-29-30  marzo 2019: 39° Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese

DALLA PICCIONAIA: 27 – 29 – 30  marzo 2019:  39° Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese

di Alessandro Nobis

Con 38 anni “di resistenza” sulle spalle, il Festival Jazz d’Ivrea e Canavese si prepara per l’edizione numero trentanove che si terrà dal 27 al 30 marzo di questo 2019. Difficile resistere così a lungo mantenendo una connotazione prettamente jazzistica a dispetto di Festival anche estivi più “blasonati” seguiti dai grandi media ma che ormai poco di jazz hanno in cartellone e che ancora meno guardano verso i musicisti ed etichette che  percorrono sentieri sperimentali e di ricerca con un budget striminzito (si parla di 30.000 euro “all inclusive”); un altro segnale della capacità e della dedizione alla “missione” che gli organizzatori, Massimo Barbiero, l'”Ivrea Jazz Club” e l'”Open Papyrus J.F.” continuano a dimostrare. Questi piccoli-grandi festival dovrebbero suscitare maggiormente l’interesse della stampa nazionale – anche quella, anzi soprattutto quella che si rivolge specificatamente alla musica afroamericana – perché l’arte, e quindi anche la musica, ha sempre progredito e si è sviluppata grazie a quanti hanno percorso e percorrono tuttora le avanguardie, un passo sempre avanti rispetto alla massa.

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Un weekend “lungo” di musica e di arte piuttosto articolato, un’occasione unica di fare conoscenza della splendida città di Ivrea e di frequentare i luoghi di questo “Open Papyrus Jazz Festival” dal ricco e vario cartellone che affianca in modo intelligente la musica dal vivo – più vicina al mainstream e da questo anche piuttosto lontana -, le presentazioni di libri legati al jazz e piccoli ma significativi eventi enogastronomici come gli aperitivi – degustazione dei vini locali.

La programmazione accontenta sia i seguaci del mainstream che gli adepti della sperimentazione, e tra i concerti – in modo del tutto personale – segnalo quello di venerdì sera al Teatro Giacosa dei chitarristi / manipolatori di suoni Maurizio Brunod ed Elliot Sharp, e di seguito il concerto che vuole celebrare il trentesimo anno di Odwalla, straordinario ensemble di percussioni (il nome del gruppo è un omaggio all’Art Ensemble of Chicago) con ospite Baba Sissoko; nello stesso teatro ma il giorno seguente il concerto della Wolfgang Schmidtke Orchestra con il “suo” omaggio al genio di Theloniuos Monk. Da non perdere anche la presentazione alla Sala Santa Marta del volume dedicato ad Enten Eller di Davide Ielmini alla quale seguirà un set di solo pianoforte di Emanuele Sartoris che seguirà brani del repertorio dello stesso quartetto. Musica anche al Caffè del Teatro e performance di danza, come si può leggere nel programma qui sotto riportato.

Per ulteriori informazioni: www.music-studio.it

PROGRAMMA:

27  MARZO

Ivrea, Enoteca Vino e Dintorni: Anteprima Festival

Reading e Musica

SURVIVORS  DUO:

Loris Deval (chitarra classica)

Bruno Martinetti (flicorno)

VENERDÌ 29 MARZO

Ivrea, ore 18.00 – Sala Santa Marta: presentazione libro

FRANCO BERGOGLIO: I GIORNI DELLA MUSICA E DELLE ROSE(STAMPA ALTERNATIVA).Coordina Davide Gamba

Ivrea, ore 18.30 – Sala Santa Marta, degustazione:Aperitivo con i vini della Cantina Cellagrande

Ivrea, ore 19.00 – Sala Santa Marta: concerto

Quartetto E-volution  presenta ALBATROS: ospite Martin Ohrwalder, tromba

Ivrea, ore 21.30 – Teatro Giacosa: concerto

ELLIOT SHARP & MAURIZIO BRUNOD: chitarre, elettronica

Ivrea, ore 22.15 – Teatro Giacosa: ODWALLA  & BABA SISSOKO: CONCERTO DEL TRENTENNALE

BABA SISSOKO (voce e tamà)

Massimo Barbiero (marimba, vibrafono, percussioni)

Matteo Cigna (vibrafono, percussioni)

Stefano Bertoli (batteria)

Alex Quagliotti (batteria, percussioni)

Andrea Stracuzzi e Doudù Kwateh (percussioni)

DaoudaDiabate(Djembè, kora e dance)

Cheikh Fall (Djembè e kora)

Gaia Mattiuzzi (voce)

Giulia Ceolin e Gloria Santella Barbara Minietti (danza)

Ivrea, ore 23.50 – Jazz Club, Caffè del Teatro:NIGHT DREAMERSQUARTET

EMANUELE SARTORIS (piano), SIMONE GARINO (sax), ANTONIO STIZZOLI (batteria), DARIO SCOPESI (basso)

SABATO 30 MARZO

Ivrea, ore 18.00 – Sala Santa Marta: presentazione libro

DAVIDE IELMINI: Enten Eller (la musica e la ricerca della poesia), coordina  Gianmario Pilo

Ivrea, ore 18.30 – Sala Santa Marta, degustazioneAperitivo con i vini della Cantina Cellagrande

Ivrea, ore 19.00 – Sala Santa Marta, concerto

Emanuele Sartoris: piano (Music of Enten Eller)

Ivrea, ore 21.15 – Teatro Giacosa: WOLFGANG SCHMIDTKE ORCHESTRA

“Monk’s Mood“

Ryan Carniaux,John- Dennis Renken, Martin Ohrwalder, Nikolaus Neuser (tromba)
Gerhard Gschlößl, Thorsten Heitzmann, Mike Rafalczyk(trombone)
Peter Cazzanelli(trombone Basso)
Nicola Fazzini, Gerd Dudek, Helga Plankensteiner(sassofoni)
Michel Lösch (pianoforte)
Igor Spallati (contrabbasso)
Bernd Oezsevim (batteria)

Wolfgang Schmidtke (sassofono soprano, Clarinetto Basso, arrangiamenti e direzione)

Ivrea, ore 22.30 – Teatro Giacosa, concertoBOSSO – GUIDI5et “NOT A WHAT”.

Fabrizio Bosso (tromba)

Aaron Burnett (sassofono tenore)

Giovanni Guidi (pianoforte)

Dezron Douglas (contrabbasso)

Joey Dyson (batteria)

Ivrea, ore 23.50 – Jazz Club, Caffè del Teatro, concertodi SVENGALI 4et

Igor Vigna (tromba, flicorno)

Alessandro Romeo (chitarra)

Marco Bellafiore (contrabbasso)

Filippo Abrate (batteria)

Performance scuole di danza e flash mob: ARABESQUE, ACCADEMIA DI DANZA E SPETTACOLO, BAOBAB

Mostre di pitturapresso Sala Santa Marta e Caffè del Teatroa cura di ARTE IN FUGA