VINCE ABBRACCIANTE “Terranima”

VINCE ABBRACCIANTE “Terranima”

VINCE ABBRACCIANTE “Terranima”

DODICILUNE Records, Ed421. CD 2019

di Alessandro Nobis

Se il precedente, bellissimo “MPB” era uno studio ed una rielaborazione della musica brasiliana e dei suoi autori (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/03/28/paola-arnesano-vince-abbracciante-mpb/), questo nuovo lavoro di Vince Abbracciante è dedicato alla sua terra madre: il compositore  della bianca Ostuni ha fatto per questo “Terranima”, come si dice, “le cose in grande”, portando con sé nello studio di registrazione una nutrita schiera di musicisti e nove composizioni per le quali ha disegnato con grande cura arrangiamenti che valorizzano non solo la sua idea di musica ma anche le personalità dei musicisti ospiti.

Il quartetto d’archi Alkemia, una piccola sezione fiati (Gabriele Mirabassi, Aldo di Caterino, Nicola Puntillo e Giuseppe Smaldino), la chitarra di Nando di Modugno, il contrabbasso di Giorgio Vendola e le percussioni di Pino Basile. E ascoltando il risultato possiamo dire che l’equilibrio rasenta la perfezione, che la reazione chimica tra musicisti ideata dal leader si concretizza in musica di ampio respiro, orchestrale, filtrato attraverso i ritmi ed i colori della tradizione ad esempio del saltarello (il brano di apertura, dedicato alla Dodicilune).

Lo sviluppo di “Impressioni Puglia” narra meglio di qualsiasi parola il progetto di Abbracciante dove la sua fisarmonica e il clarinetto di Mirabassi si elevano sull’accompagnamento degli archi descrivendo ritmi e colori della terra pugliese: ed ancora il “link” con il sudamerica di “La borsini” con un bel assolo di Giorgio Vendola che precede quelli di Mirabassi e del Di Modugno o la pacatezza della “Serenata del canto e dell’incanto”; sintesi tra la “terra” e l’”anima”, Terranima appunto.

 

 

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ALBERTO LA NEVE “Night Windows”

ALBERTO LA NEVE “Night Windows”

ALBERTO LA NEVE “Night Windows”

“MANITU RECORDS. CD, 2019”

di Alessandro Nobis

NIGHT-WINDOWSRispetto al panorama jazzistico dei nomi più in voga cha hanno risalto sulla stampa specializzata, c’è una folta schiera di musicisti talentuosi che producono lavori spesso di notevole livello in completa autonomia o per coraggiose etichette discografiche sempre attente a scoprire talenti nuovi o artisti “dimenticati” dalle major.

Alberto La Neve, sassofonista, è a mio modesto parere uno di questi, di lui avevo scritto in occasione del suo ottimo CD “Lidenbrock” registrato in compagnia della cantante Fabiana Dota (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/01/27/alberto-la-neve-fabiana-dota-lidenbrock/), e con questa recente produzione sempre per la Manitù Records rientra a pieno titolo nel ristretto e prestigioso manipolo dei musicisti che hanno composto / improvvisato musica esclusivamente per sassofoni.

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MANHATTAN BRIDGE LOOP 1928

Se in Lidenbrock ci aveva accompagnato nel “Viaggio al Centro della Terra” di Jules Verne, qui La Neve propone sette tracce in solitudine ed un’ottava in compagnia di Fabiana Dota che propongono un’originale, affascinante ed appropriata “audioguida” per apprezzare ed “entrare” in alcune delle più significative tele di Edward Hopper. Per la precisione sono “Manhattan Bridge Loop”, “New York Movie”, “ Room in Brooklyn”, “Automat”, “Night Windows”, “Nighthawks”, “Chop Suey” e Morning Sun”, tutte tele che descrivono in modo mirabile l’ambiente urbano americano – e newyorkese in particolare – nelle prime sei decadi del secolo scorso.

“Manhattan Bridge Loop” è per solo sax tenore e descrive la solitudine (il tema più caro a Hopper) dell’uomo che cammina lungo il muro, in “Night Windows” dialogano il tenore ed il soprano, in “Chop Suey” i due sassofoni e l’uso dell’elettronica descrivono in modo davvero efficace i raggi di luce invernali che entrano dalla vetrina nel locale dove due persone siedono ad un tavolo ma sembrano non parlarsi.

Disco davvero interessante, complimenti ad Alberto La Neve ed a chi ha creduto nella sua musica.

FABRIZIO D’ALISERA “Trisonic”

FABRIZIO D’ALISERA “Trisonic”

FABRIZIO D’ALISERA “Trisonic”

FILIBUSTA RECORDS. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Fiatista romano convertito per questa occasione al solo sax baritono, Fabrizio D’Alisera ha pubblicato con l’etichetta Filibusta questo suo terzo bel lavoro registrato in trio come si evince dal titolo, in compagnia del contrabbassista Pietro Ciancaglini, del batterista Andrea Nunzi e, in due composizioni, il vibrafonista Andrea Biondi.

La musica di D’Alisera viaggia nel mainstream di nuova composizione, otto i brani scritti per l’occasione ed una indovinata interpretazione, la monkiana “Ask me now”, eseguita in “solo” a conclusione del disco che mette in evidenza non solamente la tecnica esecutiva ma anche, e soprattutto, la sensibilità musicale, la personalità e la voglia di mettersi in gioco nell’affrontare un brano scritto da uno dei monumenti del jazz. Due dicevo i brani eseguito in quartetto, con lo splendido ed espressivo vibrafono di Andrea Biondi che colora sempre appropriatamente – vedi il lungo solo in “Mysterious Voyage” o l’accompagnamento al solo di sax in “Nuoto Libero” – le composizioni del baritonista e che si inserisce alla perfezione nel progetto di “Trisonic”.

Gli altri cinque brani sono una sfida (vinta brillantemente) all’assenza di uno strumento armonico, ma con una sezione ritmica così ben affiatata e solidale al progetto il risultato non poteva essere diverso: la ballad “A Cloudy Morning Tale” con gli interventi Pietro Ciancaglini prima con l’archetto ed in seguito con il pizzicato e “Down By The Rhythm Side” con un bel solo di contrabbasso che interloquisce con il baritono sono i due brani in trio che voglio segnalare

Un bel disco che mi auguro possa avere la diffusione che merita. Notevole.

www.filibustarecords.com

www.federicafusco.it

 

ELSA MARTIN & STEFANO BATTAGLIA “Sfueâi”

ELSA MARTIN & STEFANO BATTAGLIA “Sfueâi”

ELSA MARTIN & STEFANO BATTAGLIA “Sfueâi”

Artesuono Records, CD. 2019

di Alessandro Nobis

Una volta premesso che il trio di Stefano Battaglia (quello con Roberto Dani e Salvatore Maiore) è a mio avviso una delle più belle realtà del jazz di questi ultimi anni e che l’ascolto di “Verso” (2013) disco d’esordio di Elsa Martin mi aveva sorpreso per l’equilibrio tra la modernità e la tradizione, la notizia della pubblicazione di questo “Sfueâi” mi aveva intrigato non poco.

E’ un progetto molto ambizioso che media perfettamente “le lingue” friulane con il raffinato pianismo legato a mio avviso alla corrente “third stream” che pochi riescono a concretizzare a questi livelli (mi viene in mente Ran Blake, per fare un nome, per spiegare un’idea); non solo, ci sono le liriche dei poeti legati alla loro terra madre in modo perpetuo sia che siano stati “emigranti” (e sappiamo quanto questa gente sia legata alla propria storia) sia che abbiano vissuto la loro vita umana ed artistica tra le valli e le piane del Friuli. Musica affascinante, una sfida vinta, un progetto ambizioso che rende al meglio l’omaggio ai poeti friulani inserendo le loro liriche in un ambiente musicale contemporaneo, mai ripetitivo, mai banale ma sempre originale e di grande gusto. La lunga “Canaa su la puarta”, ad esempio, con il testo di Novella Cantarutti di Navarons è a mio avviso il brano più emblematico di questo lavoro: otto versi recitati “cantando” con grande intensità, una voce che affianca poi fondendosi (attorno al minuto 8) all’improvvisazione pianistica di Battaglia che chiude il brano di nuovo a fianco della voce “declamante”. E poi la pacatezza ed il lirismo del brano eponimo con il testo ancora di Novella Cantarutti, e come non citare il Pasolini emigrato della bellissima “Ciampanis” nella parlata di Casarsa della Delizia (“io sono uno spirito d’amore, che al suo paese torna di lontano”?

Lo voglio ripetere, questo “Sfueâi” contiene musica dal grande fascino, che si assapora lontano dai rumori e dai fastidi del quotidiano e che da’ l’opportunità a chi ascolta di regalarsi preziosi momenti di intimità e di isolamento.

Musica che fa pensare e riflettere, cosa di meglio di questi tempi?

 

FRANCESCO CALIGIURI QUINTET “Renaissance”

FRANCESCO CALIGIURI QUINTET “Renaissance”

FRANCESCO CALIGIURI QUINTET “Renaissance”

Dodicilune Records, Ed413. CD, 2019

di Alessandro Nobis

Che Francesco Caligiuri si fosse infatuato di certo jazz inglese degli anni Settanta lo si era capito già dall’ascolto dell’ottimo “Olimpo” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/07/22/francesco-caligiuri-olimpo/)e con questo altrettanto interessante “Renaissance” conferma quella sensazione regalando spunti che non possono non far ricordare, ad esempio nel riff di “The Breeze”, il sound targato Soft Machine (quelli, per intenderci post Wyatt e pre Holdsworth) o dei Nucleus in “Il Canto dei Titani”; ma, come avevo raccontato in occasione di “Olimpo”, si tratta del giusto recupero, qualche segnale, qualche frammento di un suono che ha fatto la storia del jazz europeo più intelligente e non di un’operazione calligrafica.

Qui il sassofonista calabrese è alla testa di un notevolissimo quintetto con Nicola Pisani al sax soprano), Michel Godard alla tuba e serpentone, Luca Garlaschelli al contrabbasso e Francesco Montebello alla batteria che danno il loro competente contributo interpretando gli spartiti di Caligiuri, autore di tutti i brani. Jazz nel solco del maistream che contiene momenti di grande classe, sia nei soli che nel suono d’insieme grazie agli arrangiamenti che intelligentemente danno il giusto spazio ai cinque “quinti” del combo: gli intrecci nel già citato “Il Canto dei Titani”, i soli di Michel Godard, di Luca Garlaschelli e del baritono di Caligiuri in “Restless” (e qui, scusatemi, non ci sentite un pizzico, una brevissima citazione della crimsoniana “i Talk to the wind”, proprio due note, le iniziali?), il suono d’insieme di “Le Petit Enfant” introdotto dal contrabbasso e dal serpentone e con un bel solo di clarinetto basso.

Un bel disco, importante, un’altra testimonianza di quale livello sia nel nostro Paese il jazz suonato, con uno sguardo ai “suoi passati” e sempre rivolto e concentrato alla scoperta di nuovi percorsi.

E questo Renaissance, ripeto, ne è un esempio eccellente.

http://www.dodiciluneshop.it

 

 

DUCK BAKER “Plymouth Rock”

DUCK BAKER “Plymouth Rock”

DUCK BAKER  “Plymouth Rock”

Fulica Records, CD. 2019

“Unreleased & Rare Recordings, 1973 – 1979”, recita il sottotitolo di questa nuova pubblicazione del chitarrista e compositore americano Duck Baker, che come le precedenti (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/05/16/duck-bakerles-blues-du-richmond-demos-and-outtakes/), (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/19/duck-baker-the-preachers-son/), (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/11/16/duck-baker-outside/) e (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/03/duck-baker-shades-of-blue/)regala agli ascoltatori ed in particolare ai “BakerHeads” gemme mai ascoltate proveniente temporalmente da vari periodi della sua lunga carriera.

Qui siamo bel pieno degli anni Settanta attorno per la precisione al 1975, anno in cui Baker pubblica il suo primo lavoro per la Kicking Mule Records ed i brani provengono da registrazioni fatte negli US ed anche a Londra (6 per la precisione), e tutte hanno una qualità audio notevole considerata la cura con la quale Baker mette e sta mettendo nella scelta dei brani provenienti dal suo e da altri archivi.

“Sheebeg and Sheemore” (tradizionale irlandese), “Indiana” (texan swing), “Honeysuckle Rose” (Fats Waller) sono diventati poi dei classici che ancora oggi spesso suona dal vivo, con la solita verve e classe, “Zebra Blues” (nel repertorio di “There’s Something For Everyone In America”, album di esordio del ’75) e “Plymouth Rock” sono brani originali, “Callahan’ Hornipe” è ancora una danza irlandese: devo dire che anche questa volta è un piacere ascoltare la chitarra di un Duck Baker nei primi anni della sua carriera, per capire come si è evoluto ed ampliato il suo repertorio di quello che da molti è considerato uno dei maestri dello stile fingerpicking, suonato sia con set di corde di nylon che in acciaio come in “Sheebeg and Sheemore” e in “Callahan’ Hornpipe”

Le registrazioni, a parte cinque pubblicate su cassetta nel 1989 e quindi come potete immaginare introvabili, sono tutte inedite.

Tutto “grasso che cola”.

 

LUIGI BLASIOLI “Mestieri d’oltremare e favole di jazz”

LUIGI BLASIOLI “Mestieri d’oltremare e favole di jazz”

 

LUIGI BLASIOLI “Mestieri d’oltremare e favole di jazz”

Dodicilune Records, Ed391.CD. 2019

di Alessandro Nobis

Aveva già descritto il precedente bel lavoro del contrabbassista abruzzese Luigi Blasioli “ Sensory Emotions” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/03/01/luigi-blasioli-sensory-emotions/) ed eccomi qui ad ascoltare la sua più recente creazione, “Mestieri d’oltremare e favole di jazz” sempre in collaborazione con la Dodicilune Records.

E’ un album dove “comanda” il contrabbasso, quello di Blasioli naturalmente: detta i ritmi, è sempre in primo piano, conduce il gioco; e soprattutto non annoia mai. E, visto che qui si “narrano” storie, mi viene spontaneo immaginarlo – non me ne voglia Blasioli – come un lavoro “cantautorale”, di ballate, nel senso musicologico ovvero “dove si raccontano storie e persone”; qui naturalmente il linguaggio è diverso, è quello del jazz che ispirandosi al volume per ragazzi “Che mestieri fantastici” di Massimo De Nardo narra fatti e persone legate alla vita dello stesso Blasioli. Un progetto originale all’apparenza di facile ideazione ma di difficile realizzazione; il trio, con il pianista Cristian Caprarese ed il batterista Giacomo Parone interpreta le composizioni riuscendo a dare quel carattere – narrativo appunto – di ampio respiro che è la cifra di tutto questo lavoro; naturalmente con le note scritte da Blasioli è più facile immaginare quanto viene descritto e naturalmente i personaggi e gli ambienti prendono forma o ritornano, come “Primula Rossa” del trombettista Marco Tamburini nel “Musicante di Bologna” o l’istantanea delle sorelline di Amatrice in “Giulia tra i cumuli ad Accumoli” sepolte dalle macerie una sola delle quali sopravvive grazie agli sforzi dell’altra che purtroppo muore. O ancora la ballad “Potti, Ciccio e Pepe” dedicata agli amici animali con i cammei di Tom Kirkpatrick alla tromba e Pierpaolo Tolloso al sassofono e il bellissimo “racconto” di Selimi (“Il navigante di Skopje”), incontrato casualmente che narra la sua storia, quasi a significare che ogni persona che sfioriamo e che talvolta incontriamo ha una storia da raccontare.

Ancora un disco “significativo” e dalla costruzione davvero personale questo di Luigi Blasioli, il cui significato lo si può recepire nel recitativo “con contrabbasso” nel breve brano che chiude il disco, “I mestieri e le favole”.

Pronti per riascoltarlo sotto una luce nuova.

http://www.dodicilune.it