DAN MORETTI “Invoke”

DAN MORETTI “Invoke”

DAN MORETTI “Invoke”

Dodicilune Records Ed397, Distr. IRD, CD 2018

di Alessandro Nobis

I musicisti coinvolti in questo progetto del fiatista e compositore americano Dan Moretti sono alcuni dei migliori frutti che il Berklee College of Music di Boston ha prodotto nei lunghi anni dalla sua fondazione: il pianista Mark Shilansky, il contrabbassista Jesse Williams, il batterista Steve Langone e soprattutto naturalmente il leader del progetto Dan Moretti, docente presso la Berklee con già alle spalle una nutrita discografia fatta di diciassette titoli ed una lista chilometrica di prestigiose collaborazioni in ambito jazz e non solo. Per questo “Invoke” il fiatista italo americano ha scritto ed arrangiato dodici brani che in comune hanno la cantabilità delle melodie senza per questo cadere nel manierismo accademico che talvolta permea il jazz catalogato come “mainstream”. Questo grazie naturalmente alla tecnica cristallina dei musicisti ed agli arrangiamenti indovinati e quindi efficaci: in particolare quando ad affiancare il quartetto interviene un trio di archi (violino, viola e violoncello) che danno un valore aggiunto alla musica di Moretti. “Angel Silver” ad esempio, pacata ballad aperta dal trio sul quale interviene il flauto traverso di Moretti seguito dal pianoforte e dalla ritmica  ed il brano di apertura “November Sun” con il pianoforte ed il trio in apertura (ed un significatico solo di flauto) che mi danno una sensazione di avere un andamento quasi  “cinematografico” e tra gli altri segnalo “The Whisper Within” aperto e guidato dal sax tenore, altra ballad di ampio respiro eseguito in quartetto con un bel solo di Mark Shilansky.

Un bel progetto, ne aspettiamo il seguito.

http://www.dodicilune.it

 

 

 

 

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MASSIMILIANO ROLFF “Home Feeling”

MASSIMILIANO ROLFF “Home Feeling”

MASSIMILIANO ROLFF “Home Feeling”

Blue Art Records. CD 2018

di Alessandro Nobis

Prodotto da Rosario Moreno per la BlueArt è stato pubblicato da qualche settimana “Home Feeling”, la nuova raccolta del contrabbassista ligure Massimiliano Rolff e suo settimo album. Nato come bassista rock, è stato folgorato sulla strada per Damasco dal Miles Davis dell’ultimo periodo – quello di Amandla per intenderci -, e questo incontro ha tolto un bassista al rock per regalarne uno alla musica afroamericana e viste le sue doti di compositore e di strumentista posso dire ancora una volta “benedetto Miles Davis!”.

Certo che è difficile muoversi negli spazi del maistream e dire cose innovative, purtuttavia Rolff ha trovato una via creativa ed originale proponendo con un quartetto una sua via al jazz di matrice latina attraverso composizioni originali che grazie alla scelta della composizione del suo gruppo (contrabbasso, batteria, percussioni e pianoforte) ed ai frequenti spazi più “liberi” regalano a chi ascolta il risultato del suo progetto, convincente grazie (anche) alla bravura dei musicisti ed alle scelte negli arrangiamenti.

Il pianista colombiano Hector Martignon è splendido con il suo tocco tra il jazz ed il mondo latino americano ed il percussionista Mario Principato colora alla perfezione gli spartiti di Rolff mettendo in risalto la cantabilità delle melodie e la piacevolezza di questo “Home feeling”; due le interpretazioni di brani altrui (“Beija Flor”, bossanova a firma di Nelson Cavaquinho e “Melodia del Rio”) del pianista cubano Ruben Gonzalez) eseguite mantenendo lo stesso clima di tutto questo ottimo “Home Feeeling”.

http://www.rolff.it http://www.facebook.com/massimiliano.rolffwww.blueartmanagement.com

KULU SE’ MAMA “Nécessaire de Voyage”

KULU SE’ MAMA “Nécessaire de Voyage”

KULU SE’ MAMA “Nécessaire de Voyage”

Dodicilune Records Ed380. CD 2018

di Alessandro Nobis

L’idea di questo brillante quintetto, formato da Maurizio Bizzocchetti (chitarra), Gabriele Rampino (sassofoni), Maurizio Ripa (pianoforte), Maurizio Manca (basso) e Daniele Bonazzi (batteria) viene da lontano da quando Bizzocchetti e Rampino fondarono l’ensemble trenta anni or sono senza però produrre alcun lavoro discografico – ma esisteranno dei nastri da qualche parte? –  e quindi questo “Necéssaire de Voyage” rappresenta il loro esordio discografico.

Il nome del quintetto? Sì, “Kulu se mama” è il titolo dell’omonimo album (1967) di Coltrane, ma soprattutto è una sorte di ode, di ricordo, di omaggio agli antenati che il poeta creolo Jono Lewis (1932 – 2002) compose in quegli anni e che sottopose all’attenzione di Coltrane che lo invitò a declamare il poema durante la registrazione di quel disco.

Quindi la mia personale lettura della musica contenuta in questo Cd prodotto dalla Dodicilune è che si tratti di un omaggio in particolare a certo jazz dalle sfumature elettriche tipico degli anni nei quali era attiva la prima fondazione del gruppo; non un omaggio fatto però di riletture di standards e nemmeno una rievocazione “storica” ma sette composizioni originali composte da Rampino e Ripa che ridisegnano sul quel tipo di jazz melodie originali.

Il quintetto suona che è un piacere ascoltarlo, la musica scorre veloce, fresca, elegante e raffinata anche perché il livello dei musicisti è davvero alto e gli arrangiamenti preparati dai cinque sono perfetti per questo tipo di “ambientazione” e mettono in risalto la bellezza degli spartiti: i “soli” sono sempre misurati e mai ridondanti o autocelebrativi ma si innestano in modo del tutto naturale nei temi.

Un bel disco, dal suo ascolto ciascuno troverà i “suoi” riferimenti nella storia del jazz più recente. Io li ho trovati, ma non ve li voglio rivelare ……….

Da sottolineare che questa produzione è bravamente sostenuta da Puglia Sounds Record 2018 (Regione Puglia – Fsc 2014/2020 – Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro).

TOLGA DURING OTTOMANI “Gelibolu”

TOLGA DURING OTTOMANI “Gelibolu”

TOLGA DURING OTTOMANI “Gelibolu”

Visage Records. CD 2018

di Alessandro Nobis

Si è consolidata in Italia una corrente di “pensiero” musicale che abbina strumenti e suoni  appartenenti a diverse culture a nuove scritture che descrivono ambientazioni musicali dove convivono perfettamente idiomi diversi; mi vengono in mente i New Landscapes ed il quartetto di Elias Nardi, ai quali si aggiungo questo smagliante ensemble guidato dal chitarrista e compositore fiorentino d’adozione Tolga During. ottomaniIl progetto simpaticamente di chiama “Ottomani” non solo perché è appunto formato da quattro musicisti (con lui ci sono Francesco Ganassin al clarinetto – basso -, Giuseppe Dimonte al contrabbasso e Andrea Piccioni con i suoi tamburi a cornice) ma perché chiaramente guarda ad est, nel vicino oriente anatolico e si muove come dicevo su territori immaginari con due punti cardinali, il Levante ed il Ponente. Levante per le sonorità, i tamburi a cornice, il clarinetto basso che suona come quello tipico della tradizione del vicino oriente greco – anatolico, la chitarra che a tratti suona come un liuto arabo, e la musica afroamericana occidentale nella struttura dei brani, dove gli assoli si innestano nei tempi alla perfezione: come in “Modimo” che chiude il disco e che mi sembra paradigmatico di “Gelibolu”, apertura di contrabbasso, chitarra che detta il tema puntualizzato dai tamburi a cornice, efficace solo di clarinetto basso con tanto di sovracuti, riproposta del tema dal clarinetto e dalla chitarra, solo di chitarra (oud) e conclusione.

Musica di rara bellezza, a mio avviso, che va ad arricchire il già prestigioso catalogo della Visage che intelligentemente guarda al panorama della miglior musica d’autore italiana di estrazione tradzionale come le produzioni di Banditaliana, Elias Nardi (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/03/14/akte-akte/), Maurizio Geri (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/03/03/maurizio-geri-perle-dappennino/) o il duo Bottasso.

http://www.visagemusic.com

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo, Cohen Verona 30 settembre 2018

di Alessandro Nobis

Con il bassista Silvio Galasso (londinese ormai d’adozione) e Riccardo Massari, giovanissimo tastierista con Rudy Rotta che ha da qualche anno trovato nell’ambiente culturale di Barcellona gli stimoli giusti per esprimere il suo talento di performer e di compositore, tra i “cervelli in fuga” veronesi c’è anche il chitarrista Luca Boscagin, talentuoso strumentista – e compositore -, che da Londra è arrivato al Cohen di Via Scarsellini sfoderando tutta la sua pregevolissima tecnica attraverso un repertorio fatto di brani originali e di intelligenti riletture; serata da incorniciare, come si diceva un tempo, serata dove la sua chitarra ha stregato il numeroso pubblico silenzioso ed attento come si conviene.42851590_2260599237336411_8298888465353801728_n.jpg

Naturalmente le chiavi di volta dello stile di Boscagin sono la bellezza e l’articolazione dei brani di sua composizione, tra i quali segnalo “Gil O Maestro” dedicata al compositore sudamericano e la capacità improvvisativa, non sempre di facile lettura ma comunque sempre capace di attirare l’attenzione del fruitore, improvvisazione che nasce delle brevi citazioni di temi non necessariamente legati alla musica afroamericana ma che ti raccontano il vasto retroterra musicale di questo chitarrista. E così l’ascolto del concerto si trasforma per chi ascolta nel gioco a riconoscere i temi così brevemente esposti e per Boscagin in quello di nasconderli nelle pieghe della performance. Ecco il riff di Jimmy Page di “Kashmir”, la penna di Pino Daniele e la sua “Quando” eseguita in apertura, quella di Lucio Battisti di “E penso a te” o ancora il Brasile stavolta di Milton Nascimento di “Anima”; poi la ciliegina sulla torta con i due brani eseguiti in compagnia del trombettista Fulvio Sigurtà, ancora Brasile ed il jazz di Enrico Rava di “Le solite cose”.

Bella serata, dicevo, il prossimo appuntamento con la chitarra acustica è con Krishna Biswas, 21 ottobre.

ROBERTO BARTOLI “Landscapes”

ROBERTO BARTOLI “Landscapes”

ROBERTO BARTOLI “Landscapes”

DODICILUNE / Ed404. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Tra le più recenti uscite – e tra le più interessanti a mio avviso – curate dall’etichetta pugliese Dodicilune c’è questo “Landscapes” a nome del contrabbassista e compositore imolese Roberto Bartoli che, a parte tre riletture di Charlie Haden e George Brassens che si incuneano alla perfezione nell’ambientazione musicale di “Landscapes”, firma i restanti brani per la cui esecuzione sceglie di volta in volta i compagni di viaggio che sono nientedimeno che Daniele Santimone (chitarre), Achille Succi (clarinetti) e Stefano Bedetti al sassofono, tra i migliori talenti del jazz italiano degli ultimi tempi.

E’ un disco dichiaratamente introspettivo questo, nel quale si disegnano paesaggi sonori tratteggiati negli anni con grande delicatezza e marcati da suoni acustici sempre indovinati che finalmente hanno trovato la giusta “cornice” sonora.

Già l’atmosfera pacata della ballad che apre il disco, “The Ballad of the Blood Stained Sea” dedicata alla memoria dell’indimenticato Pier Paolo Pasolini ed eseguita con la chitarra di Achille Santimone ed il sax di Stefano Bedetti posiziona i “paletti” che indicano il percorso che si percorrerà durante l’ascolto: brani dove le melodie si fondono alla perfezione con i momenti di l’improvvisazione idiomatica, dove la cura del suono è meticolosa, dove l’essenzialità delle note e dei silenzi raggiunge un raro equilibrio. Lavoro pregevolissimo questo “Landscapes”; Georges Brassens viene omaggiato da chitarra e contrabbasso (che duettano anche nella scrittura di Haden “Our Spanish Love Songs”) con la bella rilettura di “Je em suis fait tout petit”, tutte i paesaggi sono tratteggiato dal preciso contrabbasso di Bartoli, e tra tutti segnalo anche il duo con Achille Succi in “Spiritual” e la conclusiva “Berceuse pour mamam” con il suggestivo pianoforte di Stefano Nanni che conclude il disco. Davvero bello, intrigante e soprattutto ….. italianissimo jazz.

www.dodicilune.it

 

I MAESTRI INVISIBILI “Cuori Felici”

I MAESTRI INVISIBILI “Cuori Felici”

I MAESTRI INVISIBILI “Cuori Felici”

SPLASC(H), CD 2018

di Alessandro Nobis

Franco Cortellessa e Nicola Cattaneo sono a mio avviso tra i più significativi musicisti della scena chitarristica in circolazione, e se alla loro pregevolissima tecnica, alla loro cultura musicale ed alla notevole capacità compositiva – tutte le dodici tracce sono scritte a quattro mani, tranne una di Cortellessa – si capisce facilmente come questo loro nuovo lavoro sia un’autentica perla, uno dei più interessanti lavori di musica acustica ascoltato di recente; un plauso quindi alla storica etichetta milaneseSplasc(H) che lo ha pubblicato.

“Cuori Felici” è un disco piuttosto eterogeneo negli stili musicali che via via scorrono durante l’ascolto; personalmente vi ho riscontrato rimandi alla tradizione classica dei compositori del Novecento, a quelli più vicini al jazz (la bellezza della melodia dello stile di Towner, con il quale hanno collaborato in passato), vi ho trovato rimandi al chitarrismo di Fahey fino all’improvvisazione più radicale. “Bassa marea” e “Così cantan tutte”, due chitarre classiche alla ricerca della melodia perfetta, il disegno di una nuovi terreni musicale di “Minimal Xango” con il charango ed i puntuali ed efficaci vocalizzi di Alessandra Lorusso (che aveva collaborato anche nel precedente “Narra Fantasmi”), il serrato dialogo tra le due chitarre ed i soli in “Dislivelli”, l’improvvisazione e lo sviluppo del brano conclusivo, “Sin Luna”.

Musica non facilissima ma che ascolto dopo ascolto rivela nei suoi angoli più nascosti la bellezza delle composizioni e l’efficacia delle esecuzioni.