JORDI SAVALL – HESPERION XXI “Ibn Battuta 1304 – 1377”

JORDI SAVALL – HESPERION XXI “Ibn Battuta 1304 – 1377”

JORDI SAVALL – HESPERION XXI “Ibn Battuta 1304 – 1377”

ALIAVOX RECORDS, 2CD, 2019

di Alessandro Nobis

UnknownFra il 1325 – quando lasciò la natìa Tanger dove era nato ventuno anni prima – ed il 1355 – l’anno del suo ritorno in Marocco dove trascorse il resto della sua incredibile vita e dove morì nel 1377 – Ibn Battuta descrisse i luoghi che visitò lungo i centoventimila chilometri che lo portarono ad entrare in contatto con civiltà lontanissime sia in termini geografici che culturali dalla sua, quella araba islamizzata. E’ considerato dai geografi e dagli storici come il più importante viaggiatore di quel periodo assieme al più conosciuto e quasi coevo veneziano Marco Polo (1254 – 1324), ed alla sua figura, al suo continuo instancabile peregrinare in cerca della conoscenza di mondi “altri”, il catalano Jordi Savall dedica questo straordinario lavoro, un doppio CD allegati ad una preziosa raccolta di saggi, un viaggio sonoro nel viaggio di Ibn Battura attraverso recitativi – brevi – e musiche polari degli angoli più reconditi del mondo medioevale.

Il primo dei due compact disc segue il percorso di Battuta dal Marocco, da dove si era mosso per il pellegrinaggio alla Mecca, fino all’arrivo in Afghanistan, il secondo CD segue il viaggio che dall’Asia Centrale lo portò dapprima in Cina ed il suo ritorno, da Bagdad a Granada fino a Tanger. Un viaggio durato trenta anni ed effettuato “solo, senza un amico la cui compagnia avrebbe potuto essere gradevole, e senza una carovana di cui facessi davvero parte”, così scrive Ibn Battuta nel suo diario.

L’ascolto è davvero intrigante, tra i testi curati da Manuel Forcano e Sergi Gran e le musiche scelte ed interpretate da uno stuolo di musicisti sempre di altissimo valore come lo sono quelli dell’Hesperion XXI; a parte un doveroso ricordo di Marco Polo con il “Lamento di Tristano” eseguito da Savall con le ribeca, vorrei segnalare due brani provenienti dalla Cina che narrano dell’espulsione dei Mongoli da Pechino, quelli che si rifanno all’Impero del Mali e l’Istampitta “Isabella” che narra della conquista della Sardegna da parte di Pierre III.

Una pubblicazione di grande valore musicologico e storico tra narrazione e musica al pari delle altre analoghe a questa che Jordi Savall ha pubblicato negli ultimi anni. Consigliato a tutti i “curiosi” come noi de ildiapasonblog.

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JORDI SAVALL “Bailar Cantando. Codex Trujillo, ca. 1780”

JORDI SAVALL “Bailar Cantando. Codex Trujillo, ca. 1780”

JORDI SAVALL “Bailar Cantando. Codex Trujillo, ca. 1780”

ALIAVOX Records, CD 2018

di Alessandro Nobis

8435408099271Nel 1778 Baltasar Jaime Martinez Compañón y Bujanda, Vescovo dlla città di Trujillo, diede mandato di raccogliere più materiale possibile sulle tradizioni popolari e festive della regione settentrionale del Perù, allora sotto il dominio della Spagna; il risultato di questa enorme mole di lavoro fu la stampa di nove volumi – ora custoditi in Spagna – che raccontano i ritmi, i passi di danza, gli strumenti, i costumi delle varie “caste” (neri, mulatti, meticci, nativi e spagnoli) illustrati da circa 1400 acquerelli che risultano essere preziosissimi per ricostruire le danze sacre e profane che nelle più disparate occasioni venivano ballate nelle piazze dei villaggi peruviani.

codPeru_8.jpgIn questo suo nuovo “Bailar Cantando” Jordi Savall dirige al solito magnificamente l’Hesperion XX, La Capella Real De Catalunya ed il “Tembembe Ensamble Continuo” presentando un repertorio, una sorta di “World Music” ante litteram dove vicino a strumenti tipici del barocco spagnolo (e la città di Trujillo era a quel tempo il centro di diffusione in America Latina del Barocco Ispanico) ci sono gli strumenti e ritmi delle popolazioni indigene; è un lavoro a mio avviso straordinariamente importante che apre un mondo musicale ai più sconosciuto, quello appunto dell’incontro, molto spesso tragico per i locali, di due civiltà che ancora oggi faticano spesso a trovare un equilibrio di convivenza.

Nei canti il quechua, lo yunga, l’aymara coesistono con il castigliano peruviano e con la metrica del Siglo Do Oro, e così le cachuas, i luichos, le tonadas risaltano in tutta la loro bellezza ed il loro fascino grazie alla perfetta combinazione di viole da gamba, flauti e chitarre con strumenti tipici della tradizione andina come la marimba, i flauti andini, l’arpa e le percussioni, solo per citarne tre.

Disco sorprendente che va alle origini di molta della musica popolare oggi in voga sulla costa pacifica dell’America Latina che ci fa scoprire che qui, nella vecchia Europa, ci sembra culturalmente lontanissimo soprattutto per la sua parte, diciamo così, autoctona.

Libretto allegato da leggere e guardare nella sua parte iconografica con la dovuta attenzione; alla fine, se lo vorrete, l’ascolto di un lavoro dei cileni Inti Illimani sarà nuovamente illuminante …..

 

 

 

 

 

 

 

JORDI SAVALL & HESPERION XXI “Musica Nova: Harmonie Des Nations”

JORDI SAVALL & HESPERION XXI “Musica Nova: Harmonie Des Nations”

JORDI SAVALL & HESPERION XXI

“Musica Nova: Harmonie Des Nations”

Alia Vox Records. CD 2018

di Alessandro Nobis

In questo nuovo viaggio, Jordi Savall e l’ensemble Hesperion XXI ci conducono alle origini ed agli sviluppi di quel genere definito “Musica Nova”, nato in quel di Venezia attorno al 1540, fino agli albori del XVIII° secolo. E’ nuova concezione musicale questa nata nella Serenissima, una musica concepita per essere suonata ed ascoltata, decontestualizzata quindi dal ballo e dal canto. Questo fu un grande cambiamento, grazie anche all’introduzione di nuovi strumenti rispetto al Rinascimento ed all’esecuzione di temi a danza combinati tra loro che verranno chiamati “suite” ovvero due o più danze eseguite in sequenza anche se diverse ritmicamente, una “passamezzo” ed un “salterello”, una pavana” ed una “gagliarda”, come quelle eseguite nella prima traccia del CD, una suite appunto di danze “veneziane”. Chiaro che questa nuova modalità di fruizione ha da un lato comportato come detto l’uscita dai rigidi schematismi della musica concepita per il ballo, dall’altro ha comportato lo sviluppo e l’ampliamento per poter essere eseguita dai nuovi ensemble come quelli formati dalla famiglia delle viole da gamba – ensemble polifonici che rappresentarono un’alternativa a quelli vocali di origine franco fiamminga – per i quali esiste un ricco repertorio e dei quali il catalano Jordi Savall rappresenta la massima espressione di studioso e di esecutore.

Jordi Savall, Philippe Pierlot, Sergi Casademunt e Lorenz Duftschmid con le loro viole riescono a farci immaginare i castelli e le ville seicentesche con le loro sfavillanti feste e le musiche che intrattenevano i commensali, e Xavier Puertas con Enrike Solinis, Xavier La Torre e Pedro Estevan con i loro strumenti giocano un ruolo essenziale negli arrangiamenti che vanno ad arricchire ulteriormente questo ennesimo tesoro pubblicato da Alia Vox.

Magnifico, in una parola.

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

ALIA VOX RECORDS 2CD, 2017

di Alessandro Nobis

1512281748_jordi-savall-in-excelsis-deo-2017-hi-res“In Excelsi Deo: Au temps de la guerre de Succession d’Espagne 1701 – 1714”, questo il titolo completo di questo ennesimo – splendido – lavoro di Jordi Savall che dirige “La Capella Real De Catalunya” e l’ensemble “Le Concert des nations”, ovvero quanto di meglio offra oggi il mondo della musica antica e barocca. Siamo ai primi del Settecento, ai tempi della guerra tra la Spagna di Filippo V, appoggiata dai Francesi, e la Catalogna, appoggiata invece dall’Arciduca Carlo D’Austria; guerra intestina e sanguinosa che sancì l’11 settembre del ’14 la caduta di Barcellona sotto il dominio spagnolo. Savall qui mette una vicina all’altra due “messe” raramente eseguite e registrate, una composta dal catalano Francesc Valls (1671 – 1747) e l’altra dal francese Henry Desmarest (1661 – 1741), quindi entrambi coevi alla guerra di Successione. Musica al solito di grande fascino e bellezza, poco eseguita anche in quel periodo vista la complessità e la composizione richiesta dell’orchestra e del coro; la Messa di Valls, detta “Missa Scala Aretina” prende il nome dalla scala di sei note (l’esacordo di Guido D’Arezzo), quella di Desmarest (“Messe a deux Chores”) composta in Lorena alla corte del Duca Lepoldo I e lì eseguita per la prima volta probabilmente nel 1707, ed entrambe sono due importantissime opere quanto poco conosciute ed eseguite provenienti da quello straordinario e polimorfico periodo musicale che fu il Barocco.

Oltre a queste due Messe, il primo CD contiene sei brani di origine popolare risalenti allo stesso periodo tra i quali segnalo il maestoso “Catalunya Triunfal” che riprende “Els Segadors” (la rivolta dei mietitori) interpretato in una versione strumentale e vocale che corrisponde all’inno nazionale catalano (“Adesso è l’ora, mietitori / Adesso è l’ora dell’allerta / Nel rischio di un altro giugno / affiliamo ben bene le spade / Buon colpo di falce!”) ed infine il lamento nostalgico “Catalunya En Altre Temps”, cantato dopo la caduta della capitale Barcellona nella mani degli spagnoli (“La Catalogna in altri tempi / si governava da sola / e faceva le sue leggi / nella sua lingua e in nessun altra”). Sarà stato un caso che la pubblicazione di questo lavoro di Savall sia coinciso con i “tumulti” indipendentisti catalani di solo poche settimane fa? A voi la risposta…………

Naturalmente, con in tutte le pubblicazioni targate Alia Vox, ai cd è allegato un corposo libretto con saggi storico e musicologico, anche in italiano.

 

HESPERION XXI & LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA “Henricus Isaac 1450 – 1517”

HESPERION XXI & LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA “Henricus Isaac 1450 – 1517”

HESPERION XXI & LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA “Henricus Isaac” (1450 – 1517)

ALIAVOX RECORDS, CD, 2017

di Alessandro Nobis

C’è un filo sottile e quasi invisibile che lega il XV° secolo alla musica del Novecento, un filo che ha rischiato di rimanere tale se nel 1902 Anton Webern non avesse presentato uno studio molto approfondito riguardante la raccolta di mottetti “Choralis Constantinus”, scritto (ma terminato da un suo allievo, Ludwig Senfl)  da un fino ad allora quasi sconosciuto autore delle Fiandre, Heinrich Isaac; un lavoro che influenzò la musica corale del Novecento, soprattutto Webern, ma anche Shoenberg e Berg, in special modo nella tecnica di composizione (cfr. Passacaglia Op. 1).hqdefault.jpg

Questo ennesimo splendido lavoro confezionato da Jordi Savall vuole celebrare con una illuminata antologia il 500° anniversario del compositore delle Fiandre, che nel 1480 circa venne chiamato in Italia, a Firenze, alle dipendenze di Lorenzo de Medici per sostituire l’organista Squarcialupi e dove restò fino al 1492, anno della morte di Lorenzo; dal Granducato venne chiamato alla corte dell’imperatore Massimiliano 1° dove cinque anni dopo fu nominato compositore di Corte. Ma Firenze restò sempre nel cuore di Isaac tanto che l’Imperatore lo nominò suo personale diplomatico nella città toscana dove morì nel 1517. Questa in breve l’avventurosa vita terrena di Henricus Isaac, nella quale tra un viaggio e l’altro trovò il tempo di comporre una grande quantità di materiale che influenzò non poco la musica dei secoli seguenti, anche se per quel che mi sovviene poche sono le incisioni che ripropongono i suoi lavori. Questo Cd dell’Hesperion XX e della Capella Real de Catalunya ha il pregio di presentare questo autore al pubblico, e lo fa nel solito stile che Savall ci ha abituato: utilissimo libretto multilingue con due saggi di carattere storico – musicologico, un’esecuzione di livello eccellente, una scelta accurata tale da offrire le più diverse sfaccettature dell’opera di Isaac.

L’amore per la corte medicea è testimoniata qui dal brano strumentale di apertura (“Palle Palle” la fanfara dei Medici), da “Chi darà acqua alla mia fonte”, Lamento di Angelo Poliziano musicato da Isaac in occasione della morte di Lorenzo e dal canto carnascialesco “Hora e di maggio”, un genere di composizione molto gradita allo stesso Lorenzo; interessante poi “Innsbruck, devo lasciarti” costruito su una probabile melodia popolare, e naturalmente i mottetti la cui bellezza e fascino vengono portati a livelli  di assoluta eccellenza grazie all’esecuzione della Capella Real.

Se siete appassionati dell’arte di questo violista catalano e/o della musica antica, impiegherete pochi minuti ad innamorarvi di questo repertorio, registrato pochi giorni dopo un concerto live in Catalunya. Li vedremo mai in Italia?

 

 

JORDI SAVALL “Llibre Vermell De Montserrat”

JORDI SAVALL  “Llibre Vermell De Montserrat”

JORDI SAVALL  “Llibre Vermell De Montserrat”

ALIA VOX AVSA 9919 CD, 2016.

di Alessandro Nobis

Durante il saccheggio ad opera delle orde napoleoniche messo in atto tra il 1811 e l’anno seguente al Monastero catalano di Montserrat, si salvò miracolosamente dalle fiamme un solo manoscritto che più tardi venne rilegato e ricoperto con un tessuto rosso vermiglio, un libro che da allora viene chiamato “Llibre Vermeill De Montserrat”. Sul suo enorme valore culturale sono state scritte migliaia di pagine, e quindi vi  racconto solamente che comprende 127 fogli scritti su ambedue le facciate (erano 172) alcune delle quali contengono uno dei più importanti patrimoni del medioevo musicale. In quel tempo – e sto parlando della seconda metà del 14° secolo – il Monastero era frequente meta di pellegrini che durante le ore diurne sostavano al di fuori della costruzione ma che la notte si rifugiavano all’interno della chiesa. Ecco quindi che il manoscritto contiene canti – in catalano, latino ed anche occitano –  e danze diciamo così profane. Molti comunque sostengono che il repertorio sia ben più antico, e che quindi canti e musiche risalgano ai secoli precedenti arrivando a chi redisse il volume per via orale.

Il repertorio del Libro Vermiglio è stato arrangiato ed inciso numerose volte, parzialmente ed anche integralmente: Jordi Savall ne registrò una versione nel 1978, Phil Pickett nel 1990 ed ora a quarant’anni il violista catalano pubblica una sua nuova “visione” di quella straordinaria musica così casualmente giunta fino a noi, visto che “quel” manoscritto scampato alla furia dell’esercito francese era “l’unica” copia esistente. Che si sappia.

Ancora una volta l’ascolto rivela la maestrìa, la passione, la precisione della ricerca dei suoni con le quali Savall affronta i vari repertori che via via incide mi stupisce e mi affascina così nel profondo che rischio di giudicare “normale” il livello qualitativo di questa nuova opera del violista catalano, che anche in questo caso dirige La Capella Real De Catalunya e l’Esperion XXI. Tra i solisti oltre a Savall, Andrew Lawrence-King al salterio, il fidatissimo Pedro Esteban alle percussioni e Yordal Turkan all’oud.

Il libretto come di consueto riporta testi e note in lingua italiana, il DVD il concerto nella Cattedrale di Santa Maria Del Pi di Barcellona, dove il 25 novembre del 2013 è stato registrato.

 

 

 

 

JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

HESPERION XXI – LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA – JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

ALIAVOX, 2016. CD.

di Alessandro Nobis

Dalla fondazione del Regno di Granada, espansione e splendore di Al-Andalus, fino alla sua incorporazione nel Regno di Castiglia e Leon e la conversione forzata dei musulmani”: questo il sottotitolo di questa registrazione diretta dal violista catalano Jordi Savall, effettuata per la Radio Nazionale Spagnola il 1° luglio 2013 nell’ambito delle celebrazioni della millenaria fondazione di questa bellissima ed evocativa città, rifondata dagli arabi sulla struttura della preesistente città ebraica. Divisa in sei parti, l’opera percorre i primi cinquecento anni della sua storia, fino ai “Romancas” ed ai “Villancicos” quattrocenteschi. Ancora una volta la ricerca delle sonorità, dei musicisti più adatti e l’assoluta perfezione esecutiva fanno di questo CD – al quale è allegato come al solito un corposo libretto in numerosi idiomi tra cui l’italiano – l’ennesimo capolavoro dei due ensemble dei quali Jordi Savall è Direttore.IMG_1480 Credo di non avere mai usato la parola “capolavoro” nelle brevi recensioni su questo blog, ma mai come in questo caso mi sembra la parola più adatta, perché veramente l’ascolto ripetuto di quest’ora di musica mi ha trasportato ogni volta, come in una macchina del tempo, ad immergermi in un’epoca storica così importante per la cultura europea. Un ensemble di musicisti arabi e turchi, dal cantante Lior Elmalech al suonatore di duduk armeno Haig Sarikouyoumdijan, uno straordinario coro come la Capella Real de Catalunya ed un rodatissimo Hesperion XXI – con l’arpista Andrew Lawrence King, l’inseparabile percussionista Pedro Estevan e Dimitri Psonis alla chitarra moresca tra gli altri – e naturalmente la viola da gamba di Savall sono quanto di meglio la musica antica possa oggi esprimere. Provo molta invidia per chi, quel 1 luglio del ’13, ebbe la fortuna di assistere a quel concerto.