CASTELLI – JONA – LOVATTO  “Al rombo del cannon”

CASTELLI  –  JONA  –  LOVATTO                  “Al rombo del cannon”

CASTELLI – JONA – LOVATTO “Al rombo del cannon”. Grande guerra e canto popolare.

NERI POZZA, Pagg. 830 2cd. 2018. € 60,00

di Alessandro Nobis

romboPenso che questo sontuoso volume pubblicato da Neri Pozza rimarrà un punto fermo per chi, nel futuro e nel presente, vorrà studiare ed approfondire aspetti poco sconosciuti, e spesso peraltro mistificati, del canto popolare durante la carneficina  che inaugurò nel peggiore dei modi il xx° secolo, il Primo Conflitto Mondiale. Neri Pozza ha fatto le cose in grande: ha incaricato tre autorevoli studiosi come Franco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto di comporre quest’opera monumentale che ci insegna la storia di quegli anni non attraverso i movimenti di truppe, le dislocazione delle trincee, i bollettini guerra ma attraverso lo spirito di chi la guerra la combatteva e la subiva in prima persona, e con questo mi riferisco anche alle centinaia di migliaia di civili trovatisi loro malgrado a seguire avanzamenti e arretramenti delle prime linee: lo spirito, i pensieri, le preoccupazioni, le paure e lo scontento ma anche l’ironia, il sarcasmo che nella cultura popolare sono sempre stati esplicitati con le voci e quindi con i canti.

Due compact disc dicevo, ben 78 esempi musicali provenienti da molteplici raccolte (alcuni dei quali già riproposti da musicisti del cosiddetto movimento del folk revival, un esempio su tutti “fuoco e mitragliatrici”) e soprattutto dopo una corposa e dettagliata prefazione, i testi e soprattutto i commenti agli stessi suddivisi in otto capitoli e compilati in modo da risultare ognuno un saggio a parte: quello dedicato agli “imboscati” e quello ai “Prigionieri”, il capitolo dedicato alla propaganda in opposizione a quello che descrive il “Cantare contro”. La bibliografia (venti pagine) è probabilmente una delle più complete pubblicate sull’argomento, un fonte di “fonti” per quanti volessero approfondire, per quanto possibile visto la completezza di questo volume, l’argomento.

Un trio di autorevolissimi studio – e lo confermano i precedenti lavori come “Senti le rane che cantano” del 2005,“le ciminiere non fanno più fumo” del 2008 e l’ultima edizione de“I canti popolari piemontesi” diCostantino Nigra per un volume veramente indispensabile.

 

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Emilio Salgari: UNA NOTTE AL FORTE DI LUGAGNANO

Emilio Salgari: UNA NOTTE AL FORTE DI LUGAGNANO

Emilio Salgari: UNA NOTTE AL FORTE DI LUGAGNANO

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EMILIO SALGARI (1862 – 1911)

Questo che qui riporto è un piccolo frammento della nostra storia veronese raccontata dal “giornalista” Emilio Salgari, uno scritto che forse solo gli appassionati dello scrittore veronese conoscono e che fu pubblicato dal quotidiano “La Nuova Arena” (così si chiamava allora) il 21 ed il 22 luglio del 1887. Salgari viene inviato dalla redazione ad assistere alle manovre militari al Forte Lugagnano nei pressi di Verona, costruito dagli austriaci tra il 1860 ed il 1861 e da loro chiamato “Werk Prinz Rudolf”, in onore di Arciduca d’Asburgo e Lorena e Principe Ereditario d’Austria – Ungheria successivamente trovato morto (nel 1889) con la sua amante diciassettenne a Mayerling. Naturalmente, come da tutte le fortificazioni costruite dal Genio asburgico veronese, anche dal Forte Lugagnano non fu ma sparato un colpo di cannone nè tantomeno di schioppo. Oggi il Forte che si trova nel Comune di Verona, e come altri giace in quasi completo abbandono.

di Emilio Salgari. La foto è di Moritz Lotze.

Ieri sera, verso il tramonto, ci siamo recati al Forte di Lugagnano coll’intenzione di assistere al bombardamento notturno che ci avevano detto essere qualche cosa di bello.

La sera era magnifica. Ad occidente il sole calava rapido in mezzo ad un mare di fuoco, facendo vivamente scintillare i vetri delle case e delle casette che circondano San Massimo.

Un’aria fresca fresca spirava portando distintamente ai nostri orecchi le cannonate che venivano sparate dai forti di Lugagnano e di Dossobuono e dalle batterie dei dintorni. A S. Massimo cominciamo ad accorgerci della vicinanza del campo. E’ un continuo andare e venire di borghesi chi a piedi e chi in carrozza e di soldati di tutte le armi. Ora un artigliere che passa, col fucile in ispalla o il mantello stretto al petto, ora un bersagliere spolverato, sudato, nero dal sole, ora un drappello di fantaccini, ora una compagnia di soldati del genio colla sappa o il badile su una spalla e il fucile con baionetta inestata sull’altra. Ufficiali di artiglieria e di fanteria galoppano innanzi e indietro; chi si reca al Comando, chi si reca al forte. E’ insomma una processione continua, avariata che solleva una polvere fitta fitta in pochi istanti vi imbianca e di accieca.

A cinquecento passi dal paese cominciano gli accampamenti. A destra e a sinistra della strada, fra i gelsi e la polenta, vediamo lunghe file di tende, bianche le une, giallastre le altre, poi carri e cavalli in quantità poi innumerevoli fasci di fucili, poi soldati d’ogni arma che vanno e che vengono attraverso il sole. Tutti i dialetti d’Italia s’incrociano per l’aria. Qui si ride, là si canta, più lontano si narrano le fiabe o discutono sui tiri della giornata.

A sinistra della strada sono accampatil’8° di artiglieria e il 68° fanteria. Verso S.Lucia è accampato il 67° e quando il cannone tace si odono le grida di quei soldati.

Alle 18 giungiamo nei pressi del forte di Lugagnano. Qui il movimento è ancora più vivo. Le strade sono ingombre di carrozze e di cavalli, di curiosi e di soldati.

Il cannoneggiamento che pochi minuti prima era vivissimo, ora era cessato. Sopra il forte ondeggiava ancora una gran nuvola di fumo biancastro, e un’altra nuvola ma molto più piccola, ondeggiava verso il paese di Lugagnano occupato dal nemico.

Oltrepassiamo la ferrovia da campo a scartamento ridotto che congiunge tutte le batterie col forte. Alla nostra sinistra, dietro una trincea, escono le estremità di due colossali cannoni Krupp ci si dice che sono incaricati di battere S.Maria di Sona.

Sulla trincea passeggiano due sentinelle con fucile armato di baionetta per impedire ai curiosi d’avvicinarsi alla batteria.

– Pronti! Fuoco! …

Dalla enorme gola del cannone più vicino vedemmo uscire una lunga fiamma che mandò in aria una nube di fumo biancastra e un nembo di scintille. Subito una detonazione formidabile secca secca, rimbombava. La spinta dell’aria fu così violenta che ci fece indietreggiare di qualche passo.

Un mezzo minuto dopo l’altro pezzo pure tirava con non meno fracasso.

A quella doppia provocazione un lampo balenò in direzione del paese di Lugagnano. Era un colpo del nemico.

Dopo quelle tre cannonate il silenzio tornò a farsi.

Avvertitici che non si ripigliava il fuoco che a notte inoltrata, ci ripiegammo verso S.Massimo.

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FORTE LUGAGNANO, OGGI.

***

Il colpo d’occhio che offrivano gli accampamenti con quell’oscurità era veramente magnifico. In mezzo ai campi, fra i gelsi e la polenta, fra le tende e i carri, brillano i fuochi a centinaia i quali si riflettono vagamente sui fasci di fucili.

Qui si prepara il rancio della sera e si vedono girare e rigirare pentoloni e gamelle, là scherzano, ridono, urlano, cantano. Quei bravi ragazzi sono tutti allegri eppure han faticato l’intera giornata sotto un sole scottante.

Attorno ad una gran tavola illuminata da un gran numero di lampade, vediamo una sessantina di ufficiali di tutte le armi che si pappano la cena. Anche in quella tavola si ride, si scherza e si canta.

L’allegria più viva regna in tutto l’accampamento. Sulla strada incontriamo ancora carretti e carrozze, borghesi e soldati e ufficiali. Si corre il pericolo di farsi schiacciare.

A S.Massimo c’è una confusione straordinaria. Le osterie e i caffè sono pieni di gente. Vediamo dappertutto soldati e ufifciali e moltissime signore. L’aria di essere una sagra o qualche cosa di simile. Le carrozze continuano a giungere portando nuovi curiosi e ingombrano tutta la piazza e tutte le vie.

Con grande fatica troviamo un posticino per sederci, ma non restiamo lì che pochi minuti poiché ci vengono ad avvertire che si sta per innalzare l’areostato e che i cannoni stanno per ripigliare la loro infernale musica.

***

Il pallone si innalza dietro il forte di Lugagnano, in una spianata quasi priva d’alberi. E’ un bellissimo e grande globo di seta, chiuso fra una solida maglia e può sollevare comodamente due persone. Sotto ha una navicella di paglia, munita all’intorno di numerosi sacchetti di zavorra. Non manca nemmeno l’àncora pel caso che il pallone riuscisse a rompere le funi che lo trattengono alla macchina a vapore.

Quando giungemmo noi, l’areostato era trattenuto a terra da una ventina di soldati. Il gigantesco globo, ben gonfio, ondeggiava lievemente sotto i buffi d’aria e ora s’allungava e ora s’allargava.

Un tenente del genio aveva già preso posto nella navicella portando con sé l’apparecchio telefonico.

“Allentate le corde”, udiamo gridare. “Adagio ragazzi. Adagio!” I soldati si allontanano dalla navicella e l’areostato comincia a salire. La gomena che lo trattiene alla macchina comincia subito a svolgersi. Il pallone sale lentamente, quasi in linea retta, con un marcato dondolamento. Vediamo l’ufficiale aggrappato alle funi che guarda verso Lugagnano. A trecento metri d’altezza il pallone si arresta. E’ diventato piccolo piccolo e pare che nuoti fra le stelle. Lassù udiamo suonare la trombetta. Da terra si risponde al segnale e il telefono comincia a funzionare. L’ufficiale comanda di far abbassare l’areostato di cinquanta metri.

La macchina a vapore tosto si pone in movimento e la gomena s’avvolge senza scosse attorno al tamburo. Il globo, sempre ondeggiando s’avvicina alla superficie della terra e si arresta ad un’altezza di circa 250 metri. Ad un tratto un lampo abbagliante rompe la fitta oscurità in direzione del forte di Lugagnano.

Vi tiene dietro un cupo rimbombo il quale dura alcuni secondi. Il cannone ha fatto sentire la sua voce. Sono le 10 e 14.

***

Un profondo silenzio era succeduto a quel primo colpo di cannone. Nessuna batteria nemica aveva risposto alla provocazione dei nostri.

S’indovinava però che il cannoneggiamento doveva in breve riprendersi, poiché sui bastioni del forte si vedevano numerose ombre andare e venire e una viva agitazione regnava dietro la trincea difesa dai due colossali Krupp.

D’improvviso un fascio di luce azzurrognola solca le tenebre e scorre attraverso la campagna con incalcolabile rapidità illuminando gli alberi, le piantagioni, le case, le batterie del nemico. E’ la luce elettrica piantata dentro il forte.

L’effetto è stupendo ed insieme grandioso. I muri delle case brillano d’una viva luce e i vetri delle finestre, anche i più lontani, scintillano.

Subito un lampo balena sul bastione del forte. Una nube di fumo si slancia attraverso il gran fascio di luve e si tinge d’un azzurro brillante, superbo. Verso Lugagnano due cannonate rimbombano. I due colossali Krupp che stanno alla nsotra sinistra rispondono con due scoppi spaventevoli. Il bombardamento diventa generale. Si tira dai forti di Lugagnano e di Dossobuono e tirano tirano tutte le batterie situate fra questo e quello. Il nemico risponde prima debolmente, poi vigorosamente.

I lampi si riflettono sulla lucida superficie dell’areostato il quale si mantiene sempre ad una altezza di duecentocinquanta metri. Alle 10:26 udiamo uno squillo di tromba. Subito la luce elettrica si spegne e l’oscurità ridiventa perfetta. D’ambo le parti cessa il fuoco e a quel furioso rimbombo succede un profondo silenzio.

Alle 11:20 la luce elettrica torna ad illuminare la notte. Questa volta non è però diretta sul paese di Lugagnano ma sui colli di Sona. I due Krupp aprono per primi il fuoco, poi tuonano i cannoni del forte di Lugagnano e quelli di Dossobuono. Le batterie nemiche sono pronte a rispondere ma un quarto d’ora dopo la luce tornava a cessare. Alla mezzanotte vedemmo l’areostato discendere. Una ventina di soldati subito lo presero e lo trascinarono tre o quattrocento metri più lontano. Due tenenti entrarono nella navicella e l’areostato risalì ad una altezza di circa trecento metri. Alle 12:12 la luce elettrica per la terza volta si riaccendeva e i cannoni tornavano a rimbombare. Il cannoneggiamento non cessò più. Continuò tutta la notte vivissimo formando una baccano spaventevole.

L’aria era impregnata d’un forte odore di polvere e sopra i bastioni dei forti e sopra le batterie ondeggiavano delle immense nubi di fumo. Verso le tre del mattino tutti i cannoni tuonavano. Da una parte e dall’altre si rispondeva colpo per colpo. Alle 7 lasciammo i dintorni del forte per rientrare in città e per lungo pezzo ancora udimmo il cannone tuonare verso Lugagnano e Dossobuono.

Volete ora un consiglio, lettori? Recatevi al forte di Lugagnano e passatevi una notte. Lo spettacolo che vedrete vi compenserà largamente della veglia, ve l’assicuriamo.

Questa sera il bombardamento verrà ripreso.

E.S. (La Nuova ARENA, Giovedì 21 – Venerdì 22 Luglio 1887)

 

 

MERCURI – BAZAN – RISPOLI  “La disfatta dei cavalieri grigi”

MERCURI – BAZAN – RISPOLI  “La disfatta dei cavalieri grigi”

MERCURI – BAZAN – RISPOLI  “La disfatta dei cavalieri grigi”

Edizioni Segni D’Autore, 2017, cm 22 x 30, pp. 104, € 23,00

cavalieri-grigi (1)Questo bel volume chiude il prezioso dittico iniziato nel 2014 con “La Coccarda Rossa 1861” e ambientato tra la fine della guerra civile tra piemontesi e truppe fedeli a Francesco II di Borbone e la Guerra di Secessione Americana. Due volumi che al di là del loro indiscusso valore grafico, aprono una finestra per molti inaspettata su alcuni aspetti sconosciuti della storia dei Paesi che vi sono coinvolti, il Regno dei Savoia, quello delle Due Sicilie e le repubbliche Confederata e Unionista al di là dell’Atlantico.la-coccarda-rossa (1).jpg

Lo sceneggiatore Carlo Bazan, l’illustratore Carlo Rispoli e lo storico / soggettista Mauro Mercuri (autore anche de “L’Anello di Zinco” https://ildiapasonblog.wordpress.com/?s=zinco) mettono in scena la storia (non quella riportata dai libri, spesso raccontata dai vincitori) identificando in Nicola Cardone le migliaia di soldati borbonici – e piemontesi – sbarcati nel nuovo Mondo e ritrovatisi ancora nemici protagonisti di infernali battaglie di quel bagno di sangue fratricida che fu la Guerra di Secessione. Una preziosa quanto piacevole occasione per far conoscere ai voraci lettori di graphic novels ed anche a chi frequenta le nostre scuole – insegnanti e studenti – le avventure personali di Cardone, di Rosaria e di Antonio Izzo sullo sfondo degli avvenimenti in corso intorno a quel fatidico 1960 che sancì la nascita del Regno d’Italia.

La microstoria di Nicola Cardone già sergente delle truppe di Francesco II sbarca a New Orleans grazie ad un accordo che il generale italiano Enrico Cialdini fece tramite Giuseppe Garibaldi con il generale Chatam R. Wheat per favorire l’espatrio “volontario” di parte dei numerosissimi prigionieri borbonici (l’alternativa erano il forte lager di Fenestrelle o la fucilazione”) e che diventa ufficiale delle truppe confederate con il Generale Thomas Jackson e poi generale dell’Esercito USA è qui narrata con le sempre delicate coloriture della tavole di Rispoli (sette a piena pagina) e le stringate ed efficaci “nuvolette” di Bazan che mettono su carta le approfondite ricerche storiche di Mercuri. Utilissime infine la bibliografia ed i brevi saggi inseriti ad inizio e fine volume che aiutano a scoprire, come detto, pagine mai aperte e ferite mai rimarginate della storia italiana.

http://www.segnidautore.it

FABIO GAGGIA “Quel treno per Garda”

FABIO GAGGIA “Quel treno per Garda”

FABIO GAGGIA “QUEL TRENO PER GARDA”

CORPORAZIONE DEGLI ANTICHI ORIGINARI DEL GARDA, 2017. Pagg. 162, € 12,00

di Alessandro Nobis

QUEL-TRENO-PER-GARDA-di-Fabio-Gaggia-2017 copia.jpgIl 28 maggio del 1883, sotto la Presidenza dell’allora Sindaco di Affi, Giuseppe Poggi, viene messo in atto il primo tassello di un’opera ferroviaria che verrà collaudata definitivamente nel 1894, la Verona – Caprino e 10 anni dopo, nel 1904, ne verrà realizzato un ramo che da Affi conduceva a Garda dalla appositamente costituita, “Società Anonima Ferrovia Verona – Caprino – Garda”. Questo volume scritto da Fabio Gaggia e pubblicato dalla “Corporazione degli Antichi Originari di Garda”, va a coprire in modo completo un vuoto nella storiografia locale e, visto il minuzioso elenco delle fonti consultate dall’autore – Archivi e bibliografie – , può costituire anche un punto di partenza per ricerche personali e per quelle con finalità didattica che possono senz’altro aiutare le generazioni più giovani a scoprire una parte così bella ed importante della nostra provincia.

Perchè la strada che da Caprino porta a Costernano ha un tratto così rettilineo? Come mai a Verona, nel Quartiere Trento, si parla ancora della stazione della Verona – Caprino? Quando la ferrovia è stata abbandonata e da cosa fu sostituita? Sono solo tre delle domande alle quali il lettore troverà risposta in questo importante volume, ricco di immagini, di planimetrie, di prospetti delle stazioni, di informazioni tecniche molto dettagliate riguardanti il parco locomotive e vagoni, la strada ferrata, le stazioni di rifornimento dell’acqua, i costi di realizzazione, le tariffe ed anche le trasformazioni urbane che hanno interessato negli anni post – ferrovia le stazioni di testa della ferrovia e quelle lungo il percorso (irriconoscibile il piazzale davanti al lago a Garda, per fare un esempio, davanti all’Hotel Terminus).

Un libro che se divulgato come merita non potrà sfuggire agli appassionati di storia locale, di storia della ferrovia, e perché no anche ai ferromodellisti che troveranno qui anche spunti per realizzare i loro preziosi diorami.

 

BENOZZO, BONVICINI, F. lli MANCUSO “Un Requiem Laico”

BENOZZO, BONVICINI, F. lli MANCUSO “Un Requiem Laico”

BENOZZO, BONVICINI, FRATELLI MANCUSO “Un requiem Laico”

Arci – Fondazione Ex Campo di Fossoli, CD, 2016

di Alessandro Nobis

“Un Requiem Laico” è l’importante, splendido e toccante frutto della collaborazione tra Fabio Bonvicini, Francesco Benozzo ed i Fratelli Mancuso sfociata nello spettacolo tenutosi a Fossoli il 25 aprile 2015 (e qui ne viene riportato l’audio), ed è a mio avviso uno di quei dischi che “servono”.

“Serve” a farci ricordare un luogo, Fossoli nel modenese nei pressi di Carpi, che dal 1942 al 1947 ha visto prima transitare nel campo di concertamento e transito migliaia di prigionieri in attesa di essere trasferiti nei lager nazisti (anche Primo Levi “passò” di qui prima di essere portato ad Auschwitz) e poi detenere prigionieri coinvolti con il regime fascista; “serve” a farci ricordare nel modo più profondo il giorno della Liberazione, “serve” a puntualizzare ancora una volta quanto sia ricco il patrimonio della cultura popolare e quanto importanti siano coloro che – raccogliendo, studiando, rielaborando e suonando – dedicano parte della loro vita a mantenere acceso il fuoco della cultura tradizionale: un lavoro encomiabile e preziosissimo questo,  da sempre conosciuto da pochi ma patrimonio invece di tutti noi. CD requiem digipack - esecutivo (1)Queste considerazioni – forse banali ed ovvie ma che trovo sempre opportuno ripetere – per ribadire la validità del progetto di cui vi parlo: un incontro tra musicisti e ricercatori competenti, apprezzati e ben conosciuti come Francesco Benozzo (arpa e voce), Lorenzo (chitarra e voce) ed Enzo (violino, chitarra, colascione e voce) Mancuso ed infine Fabio Bonvicini (flauti, voce e percussioni) con un repertorio che si muove tra le parole (ad esempio quelle scritte da un prigioniero, Giangio Banfi, alla moglie Julia che aprono “Disiu ti tia” dei Frantelli Mancuso) e la musica, fatta di brani più conosciuti (“Fuoco e mitragliatrici” in una lezione emiliana e “La figlia del soldato”) ad altri originali come “Quando il mondo fu creato” scritto da Benozzo e Bonvicini e “Cinno Zòbei”, canto militante che richiama la figura di Eliseo Zòbei ed infine “Deus Meus”, ancora dei Mancuso. Un gran bel lavoro curato nei suoni e negli arrangiamenti, dedicato alla memoria, ed a tutte le “donne e uomini spezzati” che lasciarono le loro vite non solo a Fossoli ma negli eventi bellici. Tutti.

 

 

FRANCESCO SELMIN “Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

FRANCESCO SELMIN “Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

FRANCESCO SELMIN

“Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

CIERRE edizioni, 2016. 142 pagg. € 12,00

di Alessandro Nobis

Si sa come l’argomento “brigantaggio” in Italia sia un argomento che strabocca di luoghi comuni, forse anche perché la storiografia ufficiale poco ne ha parlato e spesso in modo poco approfondito e di parte. Che questo fenomeno sia stato peculiare dell’ex Regno delle Due Sicilie è un altro luogo comune, e questo bel saggio dello storico Francesco Selmin infatti analizza il brigantaggio ed il banditismo nell’area del basso veneto, terra fin dai primo dell’Ottocento particolarmente interessata da questi fenomeni.

Dal 1809, conosciuto come l’”anno dei briganti”, che vide in luglio una feroce e sanguinosa repressione napoleonica alle sommosse popolari, le “insorgenze”, fino all’anno di grazia 1850, quando il tribunale militare di Este processò più di 1200 cosiddetti briganti comminando la pena di morte a più di 400 di essi.

Un volume ben scritto, in modo chiaro, che per la sua unicità andrebbe presentato almeno negli Istituti Superiori, dove la programmazione di Storia raramente affronta le vicissitudini, le microstorie di quella parte del Veneto compresa tra la Bassa Padovana ed il Polesine.

Il Selmin va temporalmente oltre il XIX° secolo, e ci racconta in modo brillante anche le vicende della temibile Banda di Giuseppe Bedin – più bandito che brigante – che seminò il terrore in tutto il Nord Italia con eclatanti rapine e sparatorie tenendo in scacco le forze dell’Ordine mettendo in imbarazzo il regime fascista che in quel tempo, erano gli Anni Trenta, viveva la sua stagione apicea.

 

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI

“Anello di zinco” . Illustrazioni di Lele Vianello

Segni d’autore, 2015. 228 pagine € 20,00.

di Alessandro Nobis

Per amore del sapere, liberatevi di tutto quello vi hanno raccontato a scuola e quanto avete letto sui libri di testo sul fenomeno del brigantaggio meridionale. Poi sarete pronti a tuffarvi nelle pagine di questo volume scritto dallo storico Mauro Mercuri. E’ un volume che nella sua struttura si presta ad una facile lettura, l’ideale punto di partenza per quanti non abbiano mai creduto all’Unità Nazionale vissuta come momento di entusiasmo collettivo delle genti. Basato su ricerche approfondite, scritto con un linguaggio chiaro ed efficace, può – dovrebbe – diventare uno strumento didattico da utilizzare negli istituti scolastici, a partire da quelli del primo livello. Vi si legge dell’organizzazione statale borbonica, del progresso industriale, della prima ferrovia sul suolo italico, dell’economia e del tenore di vita del tempo.anello 01

Il titolo fa riferimento all’assedio di Gaeta, quando un frammento di uno shrapnel ruppe le finestre delle stanze della Regina Maria Sofia; l’ultima sovrana del Regno delle Due Sicilie ne raccolse una, la infilò ad un dito e fu subito imitata dalla popolazione. Vennero in seguito fabbricati anelli che identificarono chi li indossava come leali a Federico II, combattenti che difendevano la propria terra, i propri averi, le persone amate e che vennero chiamati dai piemontesi “Briganti”.

La lettura induce il lettore a porsi una serie di interrogativi riguardanti la storia del nostro Paese e di come gli è stata raccontata e come viene ancora raccontata nelle aule scolastiche; “i libri di storia li scrivono i vincitori”, è un modo di dire purtroppo frequente, ma questo “Anello di Zinco”, come ho detto, fa riflettere.

anello 03Per le vicende che vi si raccontano, per come vengono descritti i protagonisti di questo periodo storico che non è stato ancora completamente superato e per come la microstoria si intreccia con la storia è un libro che consiglio a tutti, anche per le efficaci immagini di Carlo Rispoli del quale ricordo la bellissima graphic novel “La Coccarda Rossa, 1861” con il soggetto curato sempre da Mauro Mercuri che ci proietta con le efficaci illustrazioni in quel periodo della storia italiana.

Il volume è reperibile su internet, nelle maggiori catene di librerie, in quelle indipendenti e naturalmente sul sito dell’editore.

www.segnidautore.it