MERCURI – BAZAN – RISPOLI  “La disfatta dei cavalieri grigi”

MERCURI – BAZAN – RISPOLI  “La disfatta dei cavalieri grigi”

MERCURI – BAZAN – RISPOLI  “La disfatta dei cavalieri grigi”

Edizioni Segni D’Autore, 2017, cm 22 x 30, pp. 104, € 23,00

cavalieri-grigi (1)Questo bel volume chiude il prezioso dittico iniziato nel 2014 con “La Coccarda Rossa 1861” e ambientato tra la fine della guerra civile tra piemontesi e truppe fedeli a Francesco II di Borbone e la Guerra di Secessione Americana. Due volumi che al di là del loro indiscusso valore grafico, aprono una finestra per molti inaspettata su alcuni aspetti sconosciuti della storia dei Paesi che vi sono coinvolti, il Regno dei Savoia, quello delle Due Sicilie e le repubbliche Confederata e Unionista al di là dell’Atlantico.la-coccarda-rossa (1).jpg

Lo sceneggiatore Carlo Bazan, l’illustratore Carlo Rispoli e lo storico / soggettista Mauro Mercuri (autore anche de “L’Anello di Zinco” https://ildiapasonblog.wordpress.com/?s=zinco) mettono in scena la storia (non quella riportata dai libri, spesso raccontata dai vincitori) identificando in Nicola Cardone le migliaia di soldati borbonici – e piemontesi – sbarcati nel nuovo Mondo e ritrovatisi ancora nemici protagonisti di infernali battaglie di quel bagno di sangue fratricida che fu la Guerra di Secessione. Una preziosa quanto piacevole occasione per far conoscere ai voraci lettori di graphic novels ed anche a chi frequenta le nostre scuole – insegnanti e studenti – le avventure personali di Cardone, di Rosaria e di Antonio Izzo sullo sfondo degli avvenimenti in corso intorno a quel fatidico 1960 che sancì la nascita del Regno d’Italia.

La microstoria di Nicola Cardone già sergente delle truppe di Francesco II sbarca a New Orleans grazie ad un accordo che il generale italiano Enrico Cialdini fece tramite Giuseppe Garibaldi con il generale Chatam R. Wheat per favorire l’espatrio “volontario” di parte dei numerosissimi prigionieri borbonici (l’alternativa erano il forte lager di Fenestrelle o la fucilazione”) e che diventa ufficiale delle truppe confederate con il Generale Thomas Jackson e poi generale dell’Esercito USA è qui narrata con le sempre delicate coloriture della tavole di Rispoli (sette a piena pagina) e le stringate ed efficaci “nuvolette” di Bazan che mettono su carta le approfondite ricerche storiche di Mercuri. Utilissime infine la bibliografia ed i brevi saggi inseriti ad inizio e fine volume che aiutano a scoprire, come detto, pagine mai aperte e ferite mai rimarginate della storia italiana.

http://www.segnidautore.it

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FABIO GAGGIA “Quel treno per Garda”

FABIO GAGGIA “Quel treno per Garda”

FABIO GAGGIA “QUEL TRENO PER GARDA”

CORPORAZIONE DEGLI ANTICHI ORIGINARI DEL GARDA, 2017. Pagg. 162, € 12,00

di Alessandro Nobis

QUEL-TRENO-PER-GARDA-di-Fabio-Gaggia-2017 copia.jpgIl 28 maggio del 1883, sotto la Presidenza dell’allora Sindaco di Affi, Giuseppe Poggi, viene messo in atto il primo tassello di un’opera ferroviaria che verrà collaudata definitivamente nel 1894, la Verona – Caprino e 10 anni dopo, nel 1904, ne verrà realizzato un ramo che da Affi conduceva a Garda dalla appositamente costituita, “Società Anonima Ferrovia Verona – Caprino – Garda”. Questo volume scritto da Fabio Gaggia e pubblicato dalla “Corporazione degli Antichi Originari di Garda”, va a coprire in modo completo un vuoto nella storiografia locale e, visto il minuzioso elenco delle fonti consultate dall’autore – Archivi e bibliografie – , può costituire anche un punto di partenza per ricerche personali e per quelle con finalità didattica che possono senz’altro aiutare le generazioni più giovani a scoprire una parte così bella ed importante della nostra provincia.

Perchè la strada che da Caprino porta a Costernano ha un tratto così rettilineo? Come mai a Verona, nel Quartiere Trento, si parla ancora della stazione della Verona – Caprino? Quando la ferrovia è stata abbandonata e da cosa fu sostituita? Sono solo tre delle domande alle quali il lettore troverà risposta in questo importante volume, ricco di immagini, di planimetrie, di prospetti delle stazioni, di informazioni tecniche molto dettagliate riguardanti il parco locomotive e vagoni, la strada ferrata, le stazioni di rifornimento dell’acqua, i costi di realizzazione, le tariffe ed anche le trasformazioni urbane che hanno interessato negli anni post – ferrovia le stazioni di testa della ferrovia e quelle lungo il percorso (irriconoscibile il piazzale davanti al lago a Garda, per fare un esempio, davanti all’Hotel Terminus).

Un libro che se divulgato come merita non potrà sfuggire agli appassionati di storia locale, di storia della ferrovia, e perché no anche ai ferromodellisti che troveranno qui anche spunti per realizzare i loro preziosi diorami.

 

BENOZZO, BONVICINI, F. lli MANCUSO “Un Requiem Laico”

BENOZZO, BONVICINI, F. lli MANCUSO “Un Requiem Laico”

BENOZZO, BONVICINI, FRATELLI MANCUSO “Un requiem Laico”

Arci – Fondazione Ex Campo di Fossoli, CD, 2016

di Alessandro Nobis

“Un Requiem Laico” è l’importante, splendido e toccante frutto della collaborazione tra Fabio Bonvicini, Francesco Benozzo ed i Fratelli Mancuso sfociata nello spettacolo tenutosi a Fossoli il 25 aprile 2015 (e qui ne viene riportato l’audio), ed è a mio avviso uno di quei dischi che “servono”.

“Serve” a farci ricordare un luogo, Fossoli nel modenese nei pressi di Carpi, che dal 1942 al 1947 ha visto prima transitare nel campo di concertamento e transito migliaia di prigionieri in attesa di essere trasferiti nei lager nazisti (anche Primo Levi “passò” di qui prima di essere portato ad Auschwitz) e poi detenere prigionieri coinvolti con il regime fascista; “serve” a farci ricordare nel modo più profondo il giorno della Liberazione, “serve” a puntualizzare ancora una volta quanto sia ricco il patrimonio della cultura popolare e quanto importanti siano coloro che – raccogliendo, studiando, rielaborando e suonando – dedicano parte della loro vita a mantenere acceso il fuoco della cultura tradizionale: un lavoro encomiabile e preziosissimo questo,  da sempre conosciuto da pochi ma patrimonio invece di tutti noi. CD requiem digipack - esecutivo (1)Queste considerazioni – forse banali ed ovvie ma che trovo sempre opportuno ripetere – per ribadire la validità del progetto di cui vi parlo: un incontro tra musicisti e ricercatori competenti, apprezzati e ben conosciuti come Francesco Benozzo (arpa e voce), Lorenzo (chitarra e voce) ed Enzo (violino, chitarra, colascione e voce) Mancuso ed infine Fabio Bonvicini (flauti, voce e percussioni) con un repertorio che si muove tra le parole (ad esempio quelle scritte da un prigioniero, Giangio Banfi, alla moglie Julia che aprono “Disiu ti tia” dei Frantelli Mancuso) e la musica, fatta di brani più conosciuti (“Fuoco e mitragliatrici” in una lezione emiliana e “La figlia del soldato”) ad altri originali come “Quando il mondo fu creato” scritto da Benozzo e Bonvicini e “Cinno Zòbei”, canto militante che richiama la figura di Eliseo Zòbei ed infine “Deus Meus”, ancora dei Mancuso. Un gran bel lavoro curato nei suoni e negli arrangiamenti, dedicato alla memoria, ed a tutte le “donne e uomini spezzati” che lasciarono le loro vite non solo a Fossoli ma negli eventi bellici. Tutti.

 

 

FRANCESCO SELMIN “Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

FRANCESCO SELMIN “Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

FRANCESCO SELMIN

“Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

CIERRE edizioni, 2016. 142 pagg. € 12,00

di Alessandro Nobis

Si sa come l’argomento “brigantaggio” in Italia sia un argomento che strabocca di luoghi comuni, forse anche perché la storiografia ufficiale poco ne ha parlato e spesso in modo poco approfondito e di parte. Che questo fenomeno sia stato peculiare dell’ex Regno delle Due Sicilie è un altro luogo comune, e questo bel saggio dello storico Francesco Selmin infatti analizza il brigantaggio ed il banditismo nell’area del basso veneto, terra fin dai primo dell’Ottocento particolarmente interessata da questi fenomeni.

Dal 1809, conosciuto come l’”anno dei briganti”, che vide in luglio una feroce e sanguinosa repressione napoleonica alle sommosse popolari, le “insorgenze”, fino all’anno di grazia 1850, quando il tribunale militare di Este processò più di 1200 cosiddetti briganti comminando la pena di morte a più di 400 di essi.

Un volume ben scritto, in modo chiaro, che per la sua unicità andrebbe presentato almeno negli Istituti Superiori, dove la programmazione di Storia raramente affronta le vicissitudini, le microstorie di quella parte del Veneto compresa tra la Bassa Padovana ed il Polesine.

Il Selmin va temporalmente oltre il XIX° secolo, e ci racconta in modo brillante anche le vicende della temibile Banda di Giuseppe Bedin – più bandito che brigante – che seminò il terrore in tutto il Nord Italia con eclatanti rapine e sparatorie tenendo in scacco le forze dell’Ordine mettendo in imbarazzo il regime fascista che in quel tempo, erano gli Anni Trenta, viveva la sua stagione apicea.

 

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI

“Anello di zinco” . Illustrazioni di Lele Vianello

Segni d’autore, 2015. 228 pagine € 20,00.

di Alessandro Nobis

Per amore del sapere, liberatevi di tutto quello vi hanno raccontato a scuola e quanto avete letto sui libri di testo sul fenomeno del brigantaggio meridionale. Poi sarete pronti a tuffarvi nelle pagine di questo volume scritto dallo storico Mauro Mercuri. E’ un volume che nella sua struttura si presta ad una facile lettura, l’ideale punto di partenza per quanti non abbiano mai creduto all’Unità Nazionale vissuta come momento di entusiasmo collettivo delle genti. Basato su ricerche approfondite, scritto con un linguaggio chiaro ed efficace, può – dovrebbe – diventare uno strumento didattico da utilizzare negli istituti scolastici, a partire da quelli del primo livello. Vi si legge dell’organizzazione statale borbonica, del progresso industriale, della prima ferrovia sul suolo italico, dell’economia e del tenore di vita del tempo.anello 01

Il titolo fa riferimento all’assedio di Gaeta, quando un frammento di uno shrapnel ruppe le finestre delle stanze della Regina Maria Sofia; l’ultima sovrana del Regno delle Due Sicilie ne raccolse una, la infilò ad un dito e fu subito imitata dalla popolazione. Vennero in seguito fabbricati anelli che identificarono chi li indossava come leali a Federico II, combattenti che difendevano la propria terra, i propri averi, le persone amate e che vennero chiamati dai piemontesi “Briganti”.

La lettura induce il lettore a porsi una serie di interrogativi riguardanti la storia del nostro Paese e di come gli è stata raccontata e come viene ancora raccontata nelle aule scolastiche; “i libri di storia li scrivono i vincitori”, è un modo di dire purtroppo frequente, ma questo “Anello di Zinco”, come ho detto, fa riflettere.

anello 03Per le vicende che vi si raccontano, per come vengono descritti i protagonisti di questo periodo storico che non è stato ancora completamente superato e per come la microstoria si intreccia con la storia è un libro che consiglio a tutti, anche per le efficaci immagini di Carlo Rispoli del quale ricordo la bellissima graphic novel “La Coccarda Rossa, 1861” con il soggetto curato sempre da Mauro Mercuri che ci proietta con le efficaci illustrazioni in quel periodo della storia italiana.

Il volume è reperibile su internet, nelle maggiori catene di librerie, in quelle indipendenti e naturalmente sul sito dell’editore.

www.segnidautore.it