CABEKI “Da qui i grattacieli erano meravigliosi”

CABEKI “Da qui i grattacieli erano meravigliosi”

CABEKI “Da qui i grattacieli erano meravigliosi”

LADY BLUNT RECORDS. LP, 2020

di Alessandro Nobis

Chitarrista, sperimentatore, inventore e compositore, Cabeki ha pubblicato qualche mese or sono questo suo quarto ellepì nella sua discografia solista iniziata una decina di anni fa; un disco che un ascolto attento può far rilevare le diverse influenze che hanno giocato un importante ruolo nella sua formazione di musicista, impegnato anche come collaboratore in progetti altrui, e soprattutto la sua capacità di costruire un progetto e di creare un universo sonoro significativo, interessante, originale e soprattutto in grado di essere proposto nelle performance live. Anche se la sua musica non può essere definita “ambient” tout-court il processo realizzativo a mio avviso può essere complanare a questa in modo particolare alla costruzione su vari strati musicali che vengono individuati dal sapiente utilizzo sia dell’elettronica che dei suoni acustici prodotti dalle sue chitarre. L’obiettivo è quello di creare una musica descrittiva di paesaggi immaginari e nel caso di questo lavoro futuribili visto che essa porta in un futuro non troppo lontano nel quale le strutture architettoniche d’acciaio si staglieranno nelle sky-lines urbane a testimonianza di un’era – forse – passata.

In “Steli di Cristallo” trovate frammenti dello stile chitarristico di John Fahey, musicista che sempre più appare fondamentale nella formazione di musicisti al di fuori della cerchia del puro fingerpicking -, in “Al futuro” la sperimentazione di nuovi suoni – e qui mi torna in mente il lavoro di Hans Reichel con il suo daxofono e di Paolo Angeli – combinata con il mondo della chitarra classica proposta con una esecuzione dal sapore “decadente”, e nel brano eponimo caratterizzato da un delicato quanto appropriato uso della ritmica elettronica e da una melodia evocativa che evoca paesaggi post “Blade Runner”.

Sensazioni positive e richiami sonori dovuti a cinquanta anni di ascolti nei quali ho attraversato molteplici stili, epoche, storie musicali e vite di musicisti ed il fatto che Cabeki consapevolmente o no abbia riacceso alcuni flash nella mia memoria è un fatto assolutamente positivo visto che questi fanno parte di un lavoro del tutto convincente e ripeto originale in un momento storico dove il conformismo musicale e l’autoreferenzialità pare siano i diktat imperanti.

Complimenti ad Andrea Faccioli, a.k.a. Cabeki, la strada è quella giusta.

Contatti
Francesca Serotti: francesca@ladyblunt.com

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DA REMOTO: VAL BONETTI · MARCO RICCI

DA REMOTO: VAL BONETTI · MARCO RICCI

DA REMOTO; VAL BONETTI & MARCO RICCI. “Un paese a sei corde”

22 agosto 2020. Cressa, Novara

di alessandro nobis (foto di Leonardo Baldo)

Organizzata dall’Associazione Culturale “La Finestra sul lago”, la quindicesima edizione della bella rassegna “Un paese a sei corde” dedicata alla chitarra acustica ha preso il via nel Piemonte Orientale il 20 giugno e si concluderà il 6 settembre; a Cressa, nel novarese, il 22 agosto il chitarrista Val Bonetti ed il contrabbassista Marco Ricci hanno tenuto uno splendido concerto, l’occasione di presentare il nuovissimo lavoro pubblicato dall’etichetta leccese Dodicilune ed una ghiotta occasione di ascoltare nel suo complesso il lavoro che questo bravissimo strumentista ed autore sta portando avanti stavolta immergendosi nelle atmosfere del blues e soprattutto del jazz vista la presenza dell’ottimo Marco Ricci al contrabbasso, con la sua delicata cavata sia nel duettare con Bonetti sia nel proporre soli sempre efficaci e misurati.

Quasi ottanta minuti per scoprire il passato, il presente ed il futuro di Val Bonetti: qualche brano tratto dai suoi primi due album, qualcun altro dal nuovo progetto – pubblicato in coincidenza con questo concerto, cenni sostanziosi del prossimo progetto ed anche qualche sorpresa.

Blue Friend”, eseguita in solo (dal suo album d’esordio “Wait” del 2010) ha aperto il concerto seguita da due brani tratti da “Tales” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2015/12/27/simone-valbonetti-cristiano-da-ros/): un significativo solo di Marco Ricci in “Barefoot Diva” dedicata a Cesaria Evora ed un altro con l’archetto nella swingante “Yogurth, Garlic & Cucumbers”, intesa davvero invidiabile per l’equilibrio sonoro e per la naturalezza con la quale la musica scorre.

Il presente di Val Bonetti è come dicevo il disco pubblicato il giorno del concerto, “Hidden Star” e da questo bel lavoro Bonetti ha tra gli altri eseguito “Igor” con un significativo gioco di “call and responce” tra i due musicisti e “Duck is Duck is Duck is” che a mio avviso con “Lulu is Back in Town” di Fats Waller sono stati un doveroso quanto sincero omaggio al chitarrista delle Virginia, vuoi per lo stile esecutivo, vuoi perché Fats Waller è uno degli autori da lui più amati ed infine perchè in “Duck  is ….” mi è parso di sentire fraseggi che mi hanno ricordato T. Monk, altro autore che Baker esegue spesso.

Interessante anche il repertorio del nuovo progetto che Bonetti sta curando dedicato alle ninne-nanne; tra quelle eseguite splendida la resa del “La Siminzina” della grande Rosa Balestrieri qui suonata con il dobro – , uno strumento che comunque suoni repertori altri ti riporta con il suo sound nella sua terra d’origine (e questo anche nella ninna nanna coreana”-, con un suggestivo effetto “campanellini” prodotto con armonici.

Tra le “sorprese”, molto convincente l’arrangiamento di “Don’t Think Twice, it’s Alright”, intrisa di jazz ma nel rispetto della melodia dylaniana e nel quale Bonetti ha sfoderato un lungo e bellissimo assolo.

Serata riuscitissima, rassegna invidiabile.

FEDERICO BOSIO “Double Time”

FEDERICO BOSIO “Double Time”

FEDERICO BOSIO “Double Time”

Dodicilune Records, CD. 2020

di alessandro nobis

Il compositore e chitarrista trentino Federico Bosio ha pubblicato negli scorsi mesi per la Dodicilune questo interessante lavoro “Double Time” con un trio del quale fanno parte anche Valerio Vantaggio (batteria)  e Seby Burgio (pianoforte) che costruisce la base delle sue composizioni, di volta in volta arricchite dall’apporto di ospiti del calibro dei bassisti Stefano Senni e Pierpaolo Ranieri, dalla vocalist Clara Simonoviez e dal tenorista Michael Rosen. “Roses Dance” e la seguente “Tower Blues” raccontano in modo chiaro, a mio avviso, quanto detto: la seconda è una lunga e classica ballad acustica nella quale Bosio che in questa occasione imbraccia l’acustica “chiama” il contrabbasso di Senni che esegue un solo significativo che introduce quello si sax tenore, la prima, con l’intervento puntuale ed efficace della voce di Clara Simonoviez, si avvale del basso elettrico di Pierpaolo Ranieri che assieme ad un fraseggio “spagnoleggiante” che fa riferimento al miglior Chick Corea e ad un bel solo di Bosio ricorda quel jazz elettrificato che qualche decina di anni fa seppe dare una nuova linea, un nuovo sentiero alla musica afroamericana.

Ma attenzione, qui non c’è nulla di calligrafico o di autocelebrativo, se il disco si ascolta con grande attenzione si scoprono arrangiamenti curatissimi, suoni sempre efficaci (l’apertura dell’organo in nella ballad, sempre con Senni, “Gentle Waltz” il lungo brano dal sapore metheniano, o così mi è parso) e soprattutto si evince la capacità di mantenere costantemente bilanciato ed alto il livello della musica nonostante la spiccata personalità degli “ospiti” (metto le virgolette perché i loro interventi sono sempre contestualizzati al progetto).

http://www.dodicilune.it

CIPRIANI · MYRICK “Reflections”

CIPRIANI · MYRICK “Reflections”

CIPRIANI · MYRICK “Reflections” Autoproduzione. CD, 2020

di alessandro nobis

Mi dicono che questo “Reflections” sia il terzo lavoro dei due chitarristi dopo l’extended play “Live in Bulb” e “Wanderlust” pubblicato nel 2019; un chitarrista italiano ed uno americano si incontrano, tengono numerosi concerti, compongono, mettono “alla frusta” delle esibizioni dal vivo il loro progetto ed infine registrano i nove brani che formano questo ottimo e maturo lavoro.

51-8zfLot2L._SS500_Le registrazioni che coinvolgono due chitarristi acustici non sono moltissime, ma quelle che esistono sono considerate delle pietre miliari della musica acustica; non le citerò non fosse altro per rispetto ai due “nostri” ovvero Nicola Cipriani e Brad Myrick che non ho difficoltà a definire un eccellente esempio di come due talenti di livello possano unire gli intenti e collaborare senza alcuna autorefenzialità.

Appare chiaro, almeno a chi scrive, che i due chitarristi conoscano bene la letteratura della chitarra acustica non solo quella fingerpicking a partire da quella riferibile a certo folk acustico d’oltreoceano e per finire alle atmosfere Windham Hill che hanno fatto scuola nell’ambiente; nel bel mezzo ci sono le nove scritture a quattro mani di questo “Reflections” dove la fruttuosa ricerca della melodia si combina esaltando le qualità e la purezza del suono dei due strumenti. Il breve ma significativo dialogo in “Interlude”, la lunga ed articolata “Bordogan” con le percussioni delle casse armoniche che introducono il brano e ne definiscono la sua struttura fino alla pacata e bellissima melodia del lungo brano eponimo che chiude “Reflections”.

Un lavoro davvero significativo che mi auguro possa trovare il giusto spazio e gradimento nell’ambiente della musica acustica e della chitarra in particolare. Lo merita.

 

nicolabradmusic@gmail.com

www.nicolabrad.com

lorenz@a-zpress.com

 

 

 

CALANDRA  “Amanita”

CALANDRA  “Amanita”

CALANDRA  “Amanita”

Manitù Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Questo interessante Amanita firmato dal chitarrista ed autore Raul Gagliardi, dal bassista Carlo Cimino e dal batterista Maurizio Mirabelli è il secondo lavoro del trio che giunge ben nove anni dopo disco d’esordio “Gente di Sud”. Qui “Calandra” si muove all’”ombra” del mainstream di nuova composizione, se proprio vogliamo etichettare la musica che si ascolta, e le composizioni sono tutte scritte da Raul Gagliardi a parte la funambolica rilettura di uno dei più famosi brani dei Police che però visto il felice “trattamento” riservatole – ovvero smontaggio e rimontaggio e quindi difficilmente riconoscibile -, può essere anche questa considerata quasi un’altra scrittura uscita dalla fertile penna del chitarrista.

Chiaro che la fine tecnica dei tre musicisti si rivela essere al servizio dello spartito e dei compagni, ed altrettanto appariscente è l’interplay, fondamentale del jazz di un certo valore, che mi pare produttivo riuscendo a valorizzare pienamente le idee di Gagliardi, brillante chitarrista come si evince ad esempio ascoltando i suoi solo in “Jumper” e nella ballad “Calandra” efficacemente con una lunga apertura tutta del contrabbasso di Cimino e con un ottimo lavoro di “spazzole” di Maurizio Mirabelli. “Windrush” è il brano che ho riascoltato e riascoltato e che più mi ha intrigato: qui, oltre alla significativa successione di accordi della chitarra, il solo di basso elettrico mi ha fatto ritrovare piacevolmente certi suoni del jazz elettrico inglese della scuola di Canterbury (in particolare al bassista Fred Baker).

Un disco brioso, un altro esempio di come il jazz italiano sia evoluto e sempre interessante, un lavoro che merita i più ampi riconoscimenti di critica e di pubblico.

www.amanitajazz.com

 

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

25 luglio, Terme di Giunone di Caldiero, XIV^ Edizione

di alessandro nobis

Davvero Giovanni Ferro è un uomo che non si arrende mai: dopo avere forzatamente dovuto migrare dal territorio del Comune di Colognola ai Colli un paio anni or sono ed aver trovato ospitalità, graditissima, in quello di Caldiero, quest’anno ci si è messo anche il “virus” che ha messo in difficoltà, per usare un eufemismo, tutti gli organizzatori di festival e rassegne. Ma ZonAcustica, l’Associazione di cui Ferro fa parte ha trovato il modo di confermare la serata nella quale ovviamente verranno rispettate tutte le regole dettate per la sicurezza e salute degli astanti, chitarristi compresi.

E quindi sabato 25 luglio, alle 21, via la quattordicesima edizione di “Chitarre per Sognare” che anche quest’anno propone musicisti di ottimo livello, alcuni conosciuti altri che conosceremo in quella occasione: Piera Dadomo, Giorgio Cordini, Gabriele Dusi e Giovanni Ferro.

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Gabriele Dusi è un giovane chitarrista molto dotato, ed il suo primo lavoro emblematicamente chiamato “Startin’ Point” è una dichiarazione di intenti del suo progetto musicale (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/12/03/gabriele-dusi-startin-point/) che comprende composizioni originali ed interessanti interpretazioni di brani che appartengono alla storia della chitarra acustica e che rappresentano i suoi punti di riferimento.

tumblr_m7m8ikw2pp1rpqhb6o1_1280Voglio sottolineare l’importanza della presenza a “Chitarre per sognare” di una chitarrista di formazione classica come Piera Dadomo in un contesto diverso da quello delle sale da concerto e di questo va dato merito all’organizzatore della serata, Giovanni Ferro. Piera Dadomo già nel 2004 ha pubblicato “Rayos de Sol y de Luna” un album dedicato al compositore messicano Manuel M. Ponce e svolge un’intensa attività didattica parallelamente a quella concertistica; sarà una preziosissima occasione per il pubblico di avvicinarsi alla musica per violoncello e violino di Johann Sebastian Bach arrangiate per chitarra, ed il“Preludio della prima Suite per violoncello BWV 1007” e la “Ciaccona” (composta in occasione della scomparsa della moglie Maria Barbara), tratta dalla “seconda Partita in re minore per violino solo BWV 1004” penso siano il viatico ideale per chi poi volesse approfondire la straordinaria musica di Bach e della musica classica per chitarra più in generale. Inoltre Piera Dadomo eseguirà una dell’ispanico Fernando Sor ispirata dal lavoro di Mozart, ovvero le “Variazioni sul Flauto magico op. 9”.

79374d83-0408-41a7-a051-1378d4fe8174.jpgSu Giorgio Cordini molto si è scritto, soprattutto del fatto che lungamente ha fatto parte del gruppo che accompagnava Fabrizio De Andrè come chitarrista e come suonatore di bozouky: dai tempi della Forneria Marconi (quando non ancora era “Premiata”) ad oggi Cordini ha attraversato tutta la musica italiana da quella d’autore a quella più legata alle forme d’oltreoceano ed è un richiesto musicista sia di “studio” che per i tour dal vivo. A Caldiero sarà in primis l’occasione per presentare e raccontare al pubblico il suo recente libro “I miei otto anni con De Andrè” ed inoltre sarà una ghiotta occasione per ascoltare alcuni brani di sua composizione e le sue riletture della musica di Faber in un inedito duo con Giovanni Ferro. “La Guerra di Piero”, “La canzone dell’amore perduto” e “Amore che vieni, amore che vai” sono solo tre dei brani che Cordini e Ferro proporranno al pubblico.

Serata davvero invitante, da non perdere. Ingresso libero.

 

 

DUCK BAKER  “I’m coming Virginia 1976 – 2011”

DUCK BAKER  “I’m coming Virginia 1976 – 2011”

DUCK BAKER  “I’m coming Virginia 1976 – 2011”

Fulica Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Im-Coming-Virginia copia“Rare and previously unissued swing guitar solo” recita il sottotitolo di questa nuova e preziosa raccolta di inediti del chitarrista americano Duck Baker che coprono il periodo tra il 1976 ed il 2011. In comune le venti hanno il jazz e lo swing e tutte sono state registrate tutte dal vivo, a partire da quelle provenienti dalla prima tourneè europea di Baker, appunto quella del 1976. Duck Baker ringrazia i numerosi “bootlegers” che al grido di “roll tour tapes on” hanno registrato i suoi numerosissimi concerti e che gli hanno fornito la materia prima per realizzare questo bellissimo lavoro: dalle registrazioni su cassetta a quelle su DAT fino a quelle in mp3 il lavoro di selezione è stato lungo e paziente vista la non sempre alta qualità delle registrazioni ma ne è valsa davvero la pena. Baker ha spessissimo frequentato i palcoscenici di teatri, festival e locali anche in Italia, e le testimonianze di questo sono tre: “Take the A Train” registrato alla Fontana di Avesa nel 2002, “The Deep Blue C” da un concerto fiorentino del 1983 e due brani da una esibizione a Varese, nel ’79. C’è solamente l’imbarazzo della scelta per segnalarvi i brani più succulenti riportati in questo CD che per sono il già citato brano di Ellington “Take the A Train” (fosse solo per ragioni affettive) ai quali aggiungo la sempre fresca e spumeggiante “Sweet Georgia Brown” – uno dei cavalli di battaglia di Baker, tuttora nel suo repertorio live – della premiata ditta Bernie & Pinkard, e naturalmente la ballad “I’m Coming Virginia” composta nel 1927 da Bix Beiderbecke.

Qui il Gospel, il Blues, il Jazz, il Ragtime e l’Early jazz ancora una volta riemergono dal tempo lontano grazie agli arrangiamenti ed alla tecnica di questo straordinario quanto poliedrico chitarrista della Virginia mostrando qui al meglio la sua lucida visione della musica afroamericana, visione che accanto a quelle del folklore americano ed irlandese ed a quella dell’improvvisazione sia idiomatica che più radicale (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/20/duck-baker-quartet-coffee-for-three/) ne fanno uno dei rappresentanti più autorevoli della musica per chitarra – ma non solo – che personalmente abbia ascoltato. 

 

ANTONIO COLANGELO  “Tabaco y Azucar”

ANTONIO COLANGELO  “Tabaco y Azucar”

ANTONIO COLANGELO  “Tabaco y Azucar”

DODICILUNE Records. CD, Ed431 2020

di alessandro nobis

Chitarrista e compositore materano letteralmente folgorato dalla musica brasiliana durante una sua permanenza in sudamerica tanto da trasferirsivi definitivamente nel 2007, con questo suo esordio discografico per la Dodicilune presenta un progetto con il quale crea un’ibridizzazione di linguaggi musicali diversi, una musica cosmopolita che vuole legare le culture europea e brasiliana. Lo fa in modo brillante, con un quartetto del quale fanno parte anche Vincenzo Maurogiovanni al basso, Mirko Maria Matera alle tastiere e Pierluigi Villani alla batteria al quale si aggiungono diversi ospiti nelle nove tracce che compongono questo “Tabaco y Azùcar”. Certo non ci sono solamente le due culture citate sopra, c’è anche il linguaggio della musica afroamericana, quello del jazz elettrificato ed acustico che qui permea tutto dando un equilibrio sonoro a questo disco molto gradevole, brioso con arrangiamenti che mettono in risalto non solo il valore degli spartiti ed il gusto di Colangelo alla chitarra – mai sopra le righe e sempre misurato – ma anche il rispetto delle “proporzioni” che fa la differenza tra “il solista ed i suoi collaboratori” ed un ensemble.

L’etereo “Canto di Partenope” per chitarra ed elettronica introduce “Cairo Metropolitano” che ricorda i ritmi e le melodie di certa musica mediterranea con un cantabile solo di chitarra che dialoga amabilmente con le tastiere e un bel calibrato solo di basso e la seguente “Tequila for $5” con un bel riff di basso che conduce la danza – anche qui un significativo lungo solo di Colangelo al quale fa seguito un altrettanto assolo di Mirko Maria Matera – sono i brani che più hanno attirato la mia attenzione assieme alla lunga ballad “Napulengre”, quasi un biglietto da visita di questo quartetto. Poi, dopo un attento ascolto, ognuno troverà qui i “segni” della storia del jazz elettrico che negli ultimi cinquanta anni ha seminato ovunque suoni e stili, anche se, devo dire, non sempre questi semi hanno dato frutti degni di nota. Questo non è il caso di “Tabaco y Azucar”, sia chiaro.

http://www.dodicilune.it

 

RENATO PODESTA’  “Foolish Little Dreams”

RENATO PODESTA’  “Foolish Little Dreams”

RENATO PODESTA’  “Foolish Little Dreams”

Irma Records. CD, 2019

di alessandro nobis

COPERTINA - Foolish Little Dreams di Renato PodestàVi dirò per cominciare della ciliegina sulla torta di questo “Foolish Little Dreams”, ovvero il duetto tra il “maestro” Sandro Gibellini e l’”allievo” Renato Podestà che dà nuova linfa ad un classico, quel “Exactly Like You”scritto da Jmmy McHugh nel 1930 (il testo era di Dorothy Fields, per completezza dell’informazione); interpretazione da manuale per chitarra direi, vista la tecnica, la verve, il felice interplay tra i due chitarristi. La torta, succosa, piacevolissima e che si fa riascoltare più e più volte, è il resto del disco, che presenta standards riletti con grande intelligenza vicino a brani originali di Podestà e del tastierista Gialuca di Ienno: qui ce n’è per tutti i gusti, per gli amanti del suono dell’organo, per gli amanti del suono funky stile “The Meters” nell’interpretazione del gershwiniano (“Fascinating Rhythm” con un pregevolissimo solo di Hammond), per quelli che cercano la qualità degli originali (e qui c’è “Bolero” del chitarrista e la lunga “Heartbeat Sweet” scritta da Di Ienno con una significativa intro al piano elettrico raggiunto poi dalla chitarra e dalla batteria di Roberto Lupo) ed infine per quelli che cercano sempre nuove riletture di classici della musica classica americana del ventesimo secolo, il jazz. Costoro troveranno gli spartiti di autori del calibro di Oliver Nelson (“Butch & Butch”) e di Bill Evans (“Five”) e converranno con me che la musica qui trasuda di piacere nel suonare e nel proporre, di professionalià e di grande affiatamento che spesso le formazioni a tre “piano-less” sanno produrre.

Certo che se Renato Podestà ha deciso finalmente dopo anni di concerti e di registrazioni con altri ensemble di esordire nel mondo del jazz con un lavoro di così notevole fattura a suo nome, la domanda sorge spontanea: perché non farlo prima? Attendiamo il secondo capitolo, eh!

 

 

 

 

MICHELE LIDEO “Ora Blù”

MICHELE LIDEO “Ora Blù”

MICHELE LIDEO “Ora Blù FINGERPICKINGNET Records. CD, 2019

di alessandro nobis

Sii curioso, che la tua curiosità verrà ripagata” mi disse un tale qualche decennio fa, e la musica che esce da questo “Ora Blù” del chitarrista padovano Michele Lideo è senz’altro una delle perle che questa “filosofia” mi ha fatto scoprire e molto apprezzare. Seguace della tecnica del fingerpicking ed autore di tutte le undici composizioni, Lideo dal punto di vista musicale si posiziona sui rami più freschi di questo stile chitarristico che in Italia ha avuto ed ha tra i suoi esponenti più significativi l’abruzzese Franco Morone ed il milanese Walter Lupi.digipack cd lideo definitivo

Un viaggio in chiaroscuro dentro la mia musica” è il sottotitolo di questo lavoro ed ascoltandolo trovi un po’ il riassunto della carriera musicale di Lideo e delle sue influenze a mio avviso soprattutto rappresentate dagli stili di Morone (il Franco di “Blues for Franco” sarà lui?) e Lupi, la ricerca spasmodica della melodia del primo e la forza ritmica del secondo, tutto filtrato dalla personalità di Lideo, dalla sua tecnica cristallina nelle esecuzioni dove non si trovano mai note in sovrabbondanza ma dove tutto è equilibrio e gusto. Un disco bellissimo, e quindi faticosamente vi segnalo qualche brano che motivi quanto vi ho detto qui sopra, annotazioni personali che probabilmente non coincideranno con gli intenti di Lideo, ma tant’è; “Blue Sun” che apre il disco è una ballad, la giusta apertura del lavoro alla quale segue la raffinatezza del blues già citato, il veloce ritmo di “Freeway” e l’immaginario irlandese evocato dalla pacata “Doolin”.

Avvicinatevi alla musica di Michele Lideo, vi catturerà.

https://www.michelelideo.it