ROBERTO MENABO’ “Mesdames a 78 giri: storie di donne che hanno cantato il blues”

ROBERTO MENABO’ “Mesdames a 78 giri: storie di donne che hanno cantato il blues”

ROBERTO MENABO’ “Mesdames a 78 giri: storie di donne che hanno cantato il blues”

S.I.P., cm 14,5 x 21, Pagg. 150 € 12,00. 2018

di Alessandro Nobis

Ci sono i vinili della Folkways, quelli della Wolf, della Herwin e della Yazoo, ci sono le cards e le copertine di Robert Crumb e da qualche settimana ci sono anche questi venti racconti scritti da uno studioso – praticante del blues prebellico, Roberto Menabò. Professione insegnante – e ti pareva che una figura di così alto profilo potesse dedicarsi esclusivamente alla musica nel nostro bizzarro Paese – e nel tempo che resta, al netto di quello dedicato alla famiglia, si è dedicato da tempo immemore alla scoperta di quei musicisti sconosciuti ai più che hanno lasciato poche o pochissime tracce registrate, ed anche biografiche, nelle piantagioni, nelle piccole e grandi città americane grazie alla sua pregevolissima tecnica chitarristica ed altrettanto sapiente penna.

E così dopo i quaranta di racconti di “Rollin’ and Tumblin’”, in questa nuova raccolta, autoprodotta, Menabò affronta venti storie di donne, di cantanti e di chitarriste che in quel periodo pochissimo spazio ebbero nel mondo del blues arcaicamente maschile.

Certo che quando si prova a raccontare di Laura Dukes, di Mae Glover o di Bessie Tucker non ci si può fermare alle spesso assenti note biografiche, ed ecco che allora emergono il mestiere e l’amore per la scrittura e per la musica, “questa” musica che l’autore diffonde con seminari, concerti, lezioni che sempre lasciano il segno in chi ha la fortuna di fruirne. La lettura scorre via veloce, non è appesantita da nozioni riguardanti le seppur parche discografie di queste “Medames a 78 giri” ma al contrario Menabò descrive attraverso significativi ed incisivi acquerelli scene di vita, domestiche e pubbliche, di queste eroine del blues che hanno lasciato ai posteri polverosi, graffiati (e graffianti) race records che qualcuno ha poi cercato, trovato e ri-pubblicato.

Il volume non è in distribuzione, va richiesto direttamente all’autore.

http://www.robertomenabo.it

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DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo

DALLA PICCIONAIA: “Luca Boscagin” guitar solo, Cohen Verona 30 settembre 2018

di Alessandro Nobis

Con il bassista Silvio Galasso (londinese ormai d’adozione) e Riccardo Massari, giovanissimo tastierista con Rudy Rotta che ha da qualche anno trovato nell’ambiente culturale di Barcellona gli stimoli giusti per esprimere il suo talento di performer e di compositore, tra i “cervelli in fuga” veronesi c’è anche il chitarrista Luca Boscagin, talentuoso strumentista – e compositore -, che da Londra è arrivato al Cohen di Via Scarsellini sfoderando tutta la sua pregevolissima tecnica attraverso un repertorio fatto di brani originali e di intelligenti riletture; serata da incorniciare, come si diceva un tempo, serata dove la sua chitarra ha stregato il numeroso pubblico silenzioso ed attento come si conviene.42851590_2260599237336411_8298888465353801728_n.jpg

Naturalmente le chiavi di volta dello stile di Boscagin sono la bellezza e l’articolazione dei brani di sua composizione, tra i quali segnalo “Gil O Maestro” dedicata al compositore sudamericano e la capacità improvvisativa, non sempre di facile lettura ma comunque sempre capace di attirare l’attenzione del fruitore, improvvisazione che nasce delle brevi citazioni di temi non necessariamente legati alla musica afroamericana ma che ti raccontano il vasto retroterra musicale di questo chitarrista. E così l’ascolto del concerto si trasforma per chi ascolta nel gioco a riconoscere i temi così brevemente esposti e per Boscagin in quello di nasconderli nelle pieghe della performance. Ecco il riff di Jimmy Page di “Kashmir”, la penna di Pino Daniele e la sua “Quando” eseguita in apertura, quella di Lucio Battisti di “E penso a te” o ancora il Brasile stavolta di Milton Nascimento di “Anima”; poi la ciliegina sulla torta con i due brani eseguiti in compagnia del trombettista Fulvio Sigurtà, ancora Brasile ed il jazz di Enrico Rava di “Le solite cose”.

Bella serata, dicevo, il prossimo appuntamento con la chitarra acustica è con Krishna Biswas, 21 ottobre.

CIOSI “The Big Sound”

CIOSI “The Big Sound”

CIOSI “The Big Sound”. A-Z Blues, CD. 2018

di Alessandro Nobis

In Italia, a partire almeno dagli anni Sessanta, molti sono stati i chitarristi che si sono avvicinati allo strumento ascoltando maestri come John Fahey, Bert Jansch, Davey Graham o John Renbourn – per citarne solamente alcuni – che facevano del fingerpicking “ragione di vita”, sviluppando in seguito una notevolissima capacità compositiva ed esecutiva; non altrettanti sono stati quelli che hanno aderito invece alla corrente del flatpicking, seguita per lo più oltreoceano che prodotto maestri come Don Reno, Doc Watson, Tony Rice o Norman Blake. Dei “nostri” citerei Beppe Gambetta e Roberto Dalla Vecchia che hanno poco a poco abbandonato il folk americano per dedicarsi alla composizione o al repertorio italiano. Ecco, Federico Franciosi a.k.a. “Ciosi” fa parte di questa corrente e questo suo recentissimo lavoro conferma la sua “devozione” al flatpicking; lo dicono le citazioni di Lester Flatt (“Rolling in my sweet’s baby arms”) e dei fratelli Delmore (“Nashville Blues”) e di Alvin Pleasanr Carter (il canto narrativo “The Cyclone of Rye Cove”) ma anche la sua indubbia bravura sullo strumento, una voce credibile e la capacità di comporre materiale nuovo. A ciò si aggiunge la scelta indovinata dei collaboratori, Gianni Sabbioni al contrabbasso, Lorenz Zadro e cristiano Gallian alla chitarra, Pietro Marcotti all’armonica ed infine Massimo Tuzza alle percussioni; un suono naturalmente acustico, naturale, genuino come si conviene nella migliore delle tradizione della chitarra acustica. Notevoli il raffinato solo di “Mediterranean Shell”, “Who looks for Something” con un incisivo Sabbioni al contrabbasso, il blues di J.B. Lenoir “Alabama Blues” con un bel cammeo di Zadro ed infine il reel “Cooley’s Reel” con un solo di contrabbasso.

Cercate questo disco, ne vale la pena.

www.a-zbues.com

www.ciosi.it

I MAESTRI INVISIBILI “Cuori Felici”

I MAESTRI INVISIBILI “Cuori Felici”

I MAESTRI INVISIBILI “Cuori Felici”

SPLASC(H), CD 2018

di Alessandro Nobis

Franco Cortellessa e Nicola Cattaneo sono a mio avviso tra i più significativi musicisti della scena chitarristica in circolazione, e se alla loro pregevolissima tecnica, alla loro cultura musicale ed alla notevole capacità compositiva – tutte le dodici tracce sono scritte a quattro mani, tranne una di Cortellessa – si capisce facilmente come questo loro nuovo lavoro sia un’autentica perla, uno dei più interessanti lavori di musica acustica ascoltato di recente; un plauso quindi alla storica etichetta milaneseSplasc(H) che lo ha pubblicato.

“Cuori Felici” è un disco piuttosto eterogeneo negli stili musicali che via via scorrono durante l’ascolto; personalmente vi ho riscontrato rimandi alla tradizione classica dei compositori del Novecento, a quelli più vicini al jazz (la bellezza della melodia dello stile di Towner, con il quale hanno collaborato in passato), vi ho trovato rimandi al chitarrismo di Fahey fino all’improvvisazione più radicale. “Bassa marea” e “Così cantan tutte”, due chitarre classiche alla ricerca della melodia perfetta, il disegno di una nuovi terreni musicale di “Minimal Xango” con il charango ed i puntuali ed efficaci vocalizzi di Alessandra Lorusso (che aveva collaborato anche nel precedente “Narra Fantasmi”), il serrato dialogo tra le due chitarre ed i soli in “Dislivelli”, l’improvvisazione e lo sviluppo del brano conclusivo, “Sin Luna”.

Musica non facilissima ma che ascolto dopo ascolto rivela nei suoi angoli più nascosti la bellezza delle composizioni e l’efficacia delle esecuzioni.

PEO ALFONSI TRIO “Oyasin”

PEO ALFONSI TRIO “Oyasin”

PEO ALFONSI TRIO “Oyasin”

ABEAT Records. CD, 2017

di Alessandro Nobis

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Direi che un chitarrista con le qualità di Peo Alfonsi Mister Al Di Meola se lo dovrebbe tenere ben stretto, ed obiettivamente è quello che sta facendo; al di là della squisita tecnica per la continua voglia di mettersi in gioco come dimostra la sua discografia personale, per il gusto della melodia e per la capacità di fare musica con altri musicisti, al loro servizio e da loro piacevolmente servito. Stavolta il chitarrista cagliaritano scrive nove composizioni per un progetto che lo vede protagonista con una sezione ritmica affiatatissima come quella formata dall’amico e compagno di viaggio di lunga data, il contrabbassista Salvatore Maiore, ed il batterista – percussionista Roberto Dani (co – protagonisti delle più recenti avventure sonore dello straordinario pianista Stefano Battaglia) e quello che ne esce è musica di difficile definizione ma di una bellezza e raffinatezza che raramente capita di sentire ai nostri tempi. Che incida in solitudine (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/05/peo-alfonsi-change-of-heart/), in duo (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/16/peo-alfonsi-salvatore-maiore-alma/) o in trio (“Ammentos” e questo “Oyasin”) Peo Alfonsi riesce sempre a toccare il cuore e a soddisfare i palati più esigenti per le ragioni che ho elencato in apertura; qui la musica è dedicata ai nativi americani, lo si evince dal titolo e dalle note di copertina, ma il tifo “per gli indiani” è solo l’ispirazione per comporre e suonare “insieme”.

Episodi come l’introspettiva “Indiana”, confesso di averla ascoltata numerose volte e di averne apprezzato il lavoro in “itinere“, “Oyasin” che “tutto connette”, in questo caso le passioni ed il background musicale di Alfonsi, la suggestiva rilettura / riformulazione  per trio che non ti aspetti del Preludio n. 4 del “sommo poeta” Heitor Villa Lobos – ascoltate il fine lavoro alle percussioni del cesellatore Roberto Dani – o l’iniziale e breve “Opale” che dichiara sin dai primi secondi il progetto di questo trio, danno la misura della qualità di questo nuovo episodio della carriera solista di Peo Alfonsi da Cagliari. Da ascoltare e riascoltare.

http://www.abeatrecords.com

 

SUONI RIEMERSI: HOT TUNA “LIVE AT THE NEW ORLEANS HOUSE, BERKELEY, CALIFORNIA 1969”

SUONI RIEMERSI: HOT TUNA “LIVE AT THE NEW ORLEANS HOUSE, BERKELEY, CALIFORNIA 1969”

SUONI RIEMERSI: HOT TUNA “LIVE AT THE NEW ORLEANS HOUSE SEPTEMBER 1969”

SONY LEGACY, 2LP,  2018

di Alessandro Nobis

Dal 16 al 24 settembre del 1969 gli Hot Tuna tennero una serie di concerti alla New Orleans House di Berkeley che vennero fortunatamente registrati; parte (il concerto del 16) venne pubblicata dalla RCA l’anno successivo segnando il loro debutto discografico – il disco raggiunse addirittura il #30 delle charts americane – e nel 1996 ne venne fatta una versione CD con l’aggiunta – benedetta dai fans – di ben cinque brani. Negli Hot Tuna Jorma Kaukonen e Jack Casady si erano creati così una via d’uscita – prima parallela poi divergente –  dal gruppo dei Jefferson Airplane nel quale la pacifica coesistenza con altri leader come Marty Balin, Grace Slick e Paul Kantner era sempre più difficoltosa, sviluppando il ramo blues degli Airplane che sopravvisse di gran lunga all’esistenza del gruppo di partenza. In versione elettrica o acustica come nei concerti di quel settembre del ’69, Kaukonen e Casady hanno sempre suonato blues di gran classe ispirandosi ai grandi maestri come Lightning Hopskins, Blind Blake, Jelly Roll Morton e soprattutto dal Reverendo Gary Davis. Qui i due sono accompagnati dall’efficacissimo armonicista Will Scarlett ed il repertorio non si scosta molto da quello proposto dal disco eponimo del ’69, blues acustico di grande fascino eseguito con grande tecnica dalla chitarra e dal basso elettrico inimitabile di Casady – ricordiamo nato come chitarrista e convertito al basso dall’amico Jorma -, a mio avviso uno dei più grandi specialisti dello strumento in assoluto.

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Il CD del 1996

Furbescamente ed altrettanto inspiegabilmente però la Sony Legacy in occasione del Recor Store Day del 21 aprile scorso ha stampato questo magnifico doppio vinile con una copertina “in odore di bootleg” del tutto diversa da quella del cd targato 1996 ed edito allora solo in quel formato: detto questo, se siete maniaci del vinile non fatevi scappare questa edizione, se già avete nella vostra collezione il CD, fate un po’ voi …………..

In ogni caso questo ellepì è complementare a quello d’esordio, val la pena averli entrambi.

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

DUCK BAKER “Les Blues Du Richmond – Demos and Outtakes”

TOMPKINS SQUARE Records. CD, LP 2018

di Alessandro Nobis

Ogni volta che Duck Baker apre i suoi archivi e pubblica registrazioni inedite non sai mai che cosa ti aspetta: jazz? americana? blues? folk anglo irlandese? musica improvvisata? Più ascolti i suoi repertori e più comprendi quanto sia importante il ruolo che questo chitarrista di Richmond, Virginia ha non solo nel mondo del fingerpicking ma anche – e forse soprattutto – per il carattere con il quale ripropone e sviluppa la sua musica, originale e rivisitata che sia.

Stavolta tocca al Duck Baker “prima maniera”, ovvero gli anni settanta quando con le sue incisioni per la Kicking Mule attirò l’attenzione degli appassionati e degli estimatori, da subito moltissimi. Le prime sei tracce (registrate in “solo”) arrivano da session americane del ’73, le altre otto (tre con Mike Piggot al violino e Joe Spibey al contrabbasso) da altre europee registrate a Londra tra il ’77 ed il ’79, quindi credo di poter dire tra il suo primo disco “There’s something for everyone in America” e “The kid on the mountain” ovvero del periodo “Kicking Mule”.

Esecuzioni impeccabili, perfette tanto che ti chiedi come mai non furono pubblicate allora, brani alcuni dei quali Baker suona ancora dal vivo – rivisitati, con inserti improvvisativi – come una memorabile “St Thomas” di Sonny Rollins (qui “Fire down there”), l’immortale brano di Scott Joplin “Maple Leaf Rag”. Splendide anche quelle in trio (ne vogliamo ancora, Duck) e quelle di origine europea come “Swedish Jig” e “The Humors of whiskey”.

Stampato dall’attivissima etichetta Tompkins Square, specializzata in ristampe ed edizioni di qualità molto elevata. Buona caccia!

http://www.tompkinssquare.com