SUCCEDE A VERONA: “Ondas do Mar, viaggi e viaggiatori tra realtà in fantasia”

SUCCEDE A VERONA: “Ondas do Mar, viaggi e viaggiatori tra realtà in fantasia”

CENTRO PROVINCIALE PER L’ISTRUZIONE DEGLI ADULTI di VERONA: “Ondas do Mar, viaggi e viaggiatori tra realtà in fantasia“. Incontri di formazione per docenti aperto al pubblico

7 ottobre · 28 ottobre · 18 novembre · 2 dicembre 2022

di alessandro nobis (prima parte)

Sul comodino c’erano Tom Sawyer, Calza di Cuoio e Phileas Fogg vicini a Romolo Gessi ed al Capitano Nemo e naturalmente ad una versione economica dell’Atlante Geografico De Agostini: inseguire le avventure dei protagonisti di quei libri era quasi diventata un’ossessione “serale”, roba da “dopo Carosello”. Dal Mississippi alle foreste del New England, dall’India al Mar Dei Sargassi magari passando alla savana sudanese era tutto un susseguirsi di emozioni ed anche un modo per imparare la geografia, quella che a scuola non ti insegnavano ma quella che una volta posato il libro ti faceva sognare. Il viaggio fantastico che in seguito per i fortunati sarebbe diventato reale ed anche “professionale” ma che in ogni caso non aveva, sembra impossibile, lo stesso fascino dell’immaginarsi lì, assieme agli eroi protagonisti che sembravano materializzarsi per il tempo che si dedicava alla lettura e al sonno.

Il viaggio di conoscenza, di scoperta e di esplorazione, il viaggio reale e quello fantastico è il tema degli incontri che il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Verona ha inserito per l’anno scolastico 2022 · 2023 in quelle attività che vanno sotto il nome di educazione permanente e che ha voluto titolare “Ondas Do Mar:viaggi e viaggiatori tra realtà e fantasia”, l’incipit della trecentesca Cantiga de Amigo composta in gallego · portoghese che narra l’intrepida attesa di una donna del ritorno dell’amato marinaio da un viaggio in pieno oceano.

E’ un corso di formazione per i Docenti aperto però al pubblico desideroso di approfondire alcune tematiche legate al viaggio e rispetto al convegno “Giù la Maschera: i Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie” realizzato nello scorso settembre, si articola in quattro incontri realizzati in collaborazione con il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona, con il Museo Africano, la Biblioteca Capitolare, l’Associazione “Il Corsaro Nero” e la Biblioteca Civica di Verona e con il prezioso contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune; gli incontri si terranno il venerdì pomeriggio a partire dal 7 ottobre fino al 2 dicembre in prestigiose ambientazioni come la Biblioteca Capitolare, la Biblioteca Civica, la chiesa di San Giovanni in Fonte, la sala “Africa” del Museo Africano e la chiesa di Santa Maria in Chiavica.

Si parlerà dello straordinario viaggio di evangelizzazione di San Colombano che nel VI secolo partì dal monastero irlandese di Bangor per raggiungere l’Italia Settentrionale e di quello dei mercanti e viaggiatori lungo l’intricata Via della Seta, dell’avventurosa vita dei veronesi Daniele Comboni, Angelo Vinco e Giacomo Bartolomeo Messedaglia Bey nell’Africa Nord Orientale e dei viaggi fantastici di Emilio Salgari nel Borneo Malese. Due dei quattro appuntamenti prevedono una parte “musicale”, ovvero l’adattamento musicale dell’Antifonario di Bangor (l’appuntamento su San Colombano) e la lunga storia spazio temporale del liuto arabo che da Bagdad arrivò mille anni fa prima nell’Europa islamizzata per trasformarsi in seguito nel liuto rinascimentale (l’incontro sulla via della seta).

Questo il calendario, che nelle prossime settimane verranno descritti in particolare:

VENERDI 07 OTTOBRE. “LO STRAORDINARIO VIAGGIO DI SAN COLOMBANO (540 – 611), DAL MONASTERO IRLANDESE DI BANGOR ALL’ITALIA SETTENTRIONALE”: BIBLIOTECA CAPITOLARE e SAN GIOVANNI IN FONTE

VENERDI 28 OTTOBRE. “VERONESI NELL’AFRICA NORD ORIENTALE NELLA SECONDA META’ DELL’OTTOCENTO”: DANIELE COMBONI (1831 – 1881), GIACOMO BARTOLOMEO MESSEDAGLIA (1846 – 1893), ANGELO VINCO (1819 – 1853): MUSEO AFRICANO

VENERDI 18 NOVEMBRE. “VIAGGIATORI, MERCANTI E SUONI LUNGO LA VIA DELLA SETA”: CHIESA di SANTA MARIA IN CHIAVICA

VENERDI 02 DICEMBRE. “EMILIO SALGARI (1862 – 1911)”, TRA FANTASIA ED ETNOGRAFIA: BIBLIOTECA CIVICA DI VERONA

Per partecipare ai quattro incontri è indispensabile prenotare mandando una e-mail a info.ondasdomar@cpiaverona.edu.it fino ad esaurimento dei posti.

Questa la disponibilità attuale dei posti, calcolati nel caso di “distanziamento anti Covid” con l’eccezione dell’incontro del 18 novembre:

7 ottobre · San Colombano: 20

28 ottobre · Veronesi in Africa orientale nella seconda metà dell’Ottocento: 20

18 novembre · Via della Seta: 6

2 dicembre · Emilio Salgari: 40

MARCO SONAGLIA “Ballate dalla Grande Recessione”

MARCO SONAGLIA “Ballate dalla Grande Recessione”

MARCO SONAGLIA “Ballate dalla Grande Recessione”

Vrec Records. CD, 2021

di alessandro nobis

Lette le liriche del poeta siculo Salvo Lo Galbo e successivamente ascoltate le musiche di Marco Sonaglia che sono la struttura di questo “Ballate dalla Grande Recessione” mi ronza per la testa, ancora una volta, una domanda: è questo un disco di folk? Non so nulla della “chanson” di Francia alla quale alcuni commentatori vi fanno riferimento, ma il concetto di folk song, ovvero una ballad che racconta una storia vera è quello che più condivido, considerato che le mie frequentazioni musicali si rivolgono alle tradizioni sì italiane ma anche anglosassoni. Arrangiamenti semplici ma efficaci come si conviene, in questo ottimo disco Marco Sonaglia e Salvo Lo Galbo ne raccontano di storie che mi auguro nella migliore delle tradizioni abbiano la forza per durare a lungo nel tempo perchè sono lampi incisivi sulla storia dei nostri giorni; c’è “Ballata per Stefano“, la tragedia del povero Stefano Cucchi che ci racconta della sua sofferenza subita da vivo ed anche una volta morto il 22 ottobre del 2009 (le vergognose parole di Salvini, di Giovanardi eccetera), c’è quella del campo profughi dell’isola di Lesbo dove a migliaia sono ammassati profughi che arrivano da est e dei quali oramai ci si è totalmente dimenticati, sempre a correre dietro a “nuove” tragedie più vendibili giornalisticamente, c’è anche quella, “Ballata dello Zero“. toccante brano per Mimmo Lucano sindaco di Riace eletto democraticamente dato in pasto e massacrato dai media solo perchè cercava una diversa ed originale strada per un’accoglienza dei migranti lontana dal maidstream governativo (ed il ministro dell’Interno era sempre quello sopracitato) o ancora “Ballata per Sacko” che ricorda a noi il sindacalista e bracciante agricolo Sacko Soumalia (visto? Ho già dimenticato la sua terra d’origine, forse il Senegal?) giustiziato nelle campagne di Vibo Valenzia nel 2018 perchè si occupava di aiutare altri come lui. Il movimento operaio, l’Articolo 18, la società capitalistica sono altre tematiche che Sonaglia e Lo Galbo toccano, che devono risvegliare la nostra memoria.

Nel futuro chi si ricorderà di Souka, di Lola, di Stefano o di Mimmo? Questo disco non è una Spoon River italiana, è non solo un monito per noi contemporanei a non dimenticare; modestamente l’ho inteso come una modalità per translare nel futuro la memoria dei giorni nostri alle nuove generazioni che certamente non troveranno queste tematiche sui libri di storia.

Non ci sono più i cantastorie o i fogli volanti a narrare le storie, ci sono canzoni come queste.

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021 “16 ·17 ·18 settembre”

VERONA, CENTRO STORICO

di alessandro nobis

Anche quest’anno per la diciannovesima volta si rinnova a Verona la tradizione del Tocatì e delle musiche tradizionali italiane e dei Paesi ospiti: sarà un festival diffuso che avrà come scenari non solo i luoghi simbolo di Veronama anche e soprattutto spazi mai utilizzati prima come ville, cortili, musei, ed alcuni borghi storici italiani molti dei quali già riconosciuti come siti UNESCO e come tra quelli più belli d’Italia. Tutto naturalmente nel pieno rispetto delle norme sanitarie al quale l’Associazione Giochi Antichi – che ne è ideatore e organizzatore – ha lavorato per lunghi mesi al fine di rendere quanto più “normale” questo festival il cui fulcro è da sempre la partecipazione della gente nelle strade e nelle piazze della città. Per questa edizione de “Suoni lungo l’Adige” i concerti si terranno al Lungadige San Giorgio (nello spazio all’interno della struttura asburgica risalente al 1838) con l’esclusione dei due che verranno trasmessi in streaming per ovviare alle rigide norme sanitarie che, come detto, l’organizzazione intende rispettare in modo puntiglioso.

Il tema di questa edizione del festival è l’acqua, elemento che ha favorito in quanto ideale via di comunicazione gli scambi negli ambiti economici favorendo i contatti tra le varie culture popolari, e di conseguenza i gruppi musicali che parteciperanno hanno in comune musiche popolari legate all’acqua: l’Egeo, l’Adriatico e l’Atlantico.

Voglio sottolineare in particolare come quest’anno la particolare attenzione che l’Associazione Giochi Antichi ha avuto nel dare la possibilità di ascoltare la musica in un luogo raccolto, non troppo vicino al vociare delle centinaia di persone che frequentano il festival; le proposte sono di altro livello e di grande valore musicale ed è assolutamente giusto riservare alla musica “d’ascolto” uno spazio adeguato e quindi non necessariamente contestualizzata al ballo popolare. Certo, quest’anno ci sono le limitazioni sanitarie, ma le due “forme” potranno coesistere perfettamente nelle prossime edizioni: il ballo popolare nelle piazze, la musica d’ascolto di derivazione tradizionale nei numerosi spazi raccolti – luoghi di culto, di enti pubblici ma anche di privati – che il centro storico di Verona offre.

  • Si comincia giovedì 16 alle 21:30 con una festa, con una particolare versione de “La Notte Salentina” che grazie agli Amici del Salento di Verona presenta “Tremulaterra 3.0”, apprezzato trio di musica popolare del Salento, come è facile immaginare con il loro straordinario repertorio fatti di temi a danza sì ma anche di stornelli, canti polivocali alla “stisa” (canti polivocalici a cappella eseguiti soprattutto durante il lavoro, quando la voce si diffondeva e si “stendeva” appunto nei campi) e canti narrativi della tradizione: non una festa a ballo dunque, ma un repertorio da assaporare nel migliore dei modi con un attento ascolto.
  • Venerdì 17 si parte alle 21:00 con un quintetto vocale proveniente dalla Dalmazia dove la tradizione delle “Klapa” è ancora molto sentita e praticata; al Tocatì questa straordinaria forma vocale sarà portata dalla “Klapa Valdibora” di Rovinj (Rovigno) con i loro straordinariamente suggestivi canti che raccontano della vita e degli amori dei piccoli villaggi sulle coste adriatiche. Alle 21:30 il Gruppo Ricerca Danze Popolari presenterà al pubblico (che non potrà però partecipare al ballo) alcune danze popolari accompagnati dalle musiche del “Calicanto trio” che 22:00 terrà l’atteso concerto con una piccola formazione che vede il rinnovarsi della collaborazione tra Corrado Corradi, Roberto e Giancarlo Tombesi lungamente compagni dei Calicanto; presenteranno il ricco repertorio di canti della tradizione dell’Adriatico Settentrionale tra i quali quelli dei “battipali” lagunari. 
  • Sabato tre imperdibili appuntamenti con la cultura popolare: alle 21:30 con il gruppo cipriota “Ktima” con il loro repertorio fatto di secolari canzoni tradizionali che scandiscono il calendario con le feste pagane e le celebrazioni religiose che tracciano uno spaccato sulla vita dell’isola cipriota. Le voci sono accompagnate dal violino, strumento principe della musica tradizionale cipriota, dal laud e dalla tabouchia, un setaccio rivestito di pelle usato come tamburo a cornice. Queste canzoni e le “tsiattista”, poesie orali a braccio, sono iscritte nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale Nazionale di Cipro. A chiusura una presenza che davvero può essere considerata uno dei fiori all’occhiello di questa edizione del Tocatì, ovvero il Baia Trio: provenienti dal Piemonte Occitano, hanno repertorio che va oltre quello delle valli alpine coprendo le tradizioni a partire dall’area delle 4 Province al Connemara irlandese, il tutto rivisitato con arrangiamenti di grande bellezza ed innovazione, come sta a dimostrare il loro lavoro “Coucahna” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/10/29/baia-trio-coucanha/)di qualche anno fa. Gabriele Ferrero (voce e violino), Enrico Negro (chitarra) e Francesco Busso (ghironda, uno degli strumenti classici delle valli occitane) sono senz’altro un ensemble in grado di offrire un “suono” che decontestualizzato al ballo si presta alla perfezione per un ascolto attento e approfondito di questa tradizione.

Da sottolineare poi la possibilità di seguire sulla pagine YOUTUBE del Tocatì e sulle pagine dei principali social gestite dal Festival tre esibizioni molto interessanti ed anche inediti per Verona ma purtroppo “da remoto” per le ben conosciute restrizioni sanitarie. Il primo riguarda il canto polifonico di tradizione bizantina legata alla liturgia greco-ortodossa proposto dall’ensemble cipriota “Romanos de Melodist” che prende il nome dal compositore siriano bizantino del V° secolo “Romano il Melode”, santo celebrato anche dalla Chiesa Cattolica il 1 di ottobre: canti monodici a cappella di grandissimo fascino e bellezza anche testuale, cantati in greco a divulgare il Verbo che sono Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il secondo ci porta sulle coste bretoni con i canti dei marinai proposti dall’ensemble femminile “Les Pirates” (audio qui: https://www.lesbordees.bzh/groupe-les-pirates/)ben conosciute nei festival dedicati a questo importante filone della musica tradizionale: fanno parte dell’associazione “Phare Ouest” che dal 1995 opera nel campo della conservazione, dello studio e nella divulgazione di questa tradizione organizzando un festival che ha particolarità – sogno di molti organizzatori – di non utilizzare impianti di amplificazioni e di proporre i concerti in situazioni ambientali ideali per apprezzare al meglio il suono naturale. A conclusione gli eccezionali trampolieri del Dipartimento delle Landes nella Francia Occidentale, “Echassiers de Landes”: questi “attrezzi” spesso messi in relazione solamente con il circo equestre o con le sfilate carnascialesche venivano originariamente utilizzati dai pastori per sorvegliare le greggi nel territorio pianeggiante che non offre alcun punto di vista dalla sommità di alture. Da questo loro uso si sono sviluppate poi danze tradizionali davvero particolari ed uniche al mondo; nel dipartimento sono presenti ben venti gruppi di questo tipo a testimoniare il grande interesse e passione verso questa secolare tradizione. 

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, diciassettesima parte) 13 – 14 GIUGNO 1891

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, diciassettesima parte) 13 – 14 GIUGNO 1891

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, diciassettesima parte) 13 – 14 GIUGNO 1891

I DISASTRI DEL TERREMOTO

Nuovi particolari

A Tregnago tutto procede alla meno peggio in fatto di tranquillità morale. La popolazione è semore spaventata e dorme all’aperto sotto le tende, ma la calma comincia a penetrare negli animi.

Il Genio militare puntella o demolisce case segnate dagli ingegneri del Genio Civile, ed è dappertutto benedetto dalla popolazione.

Il medico provinciale dott. Natali, che accorse sui luoghi del disastro la mattina del 7 unitamente al cons. Delegato, e che vi tornò l’8 e il 9, ha rifatto una visita al paese, in causa della difterite, provvedendo le tende coniche nelle quali si procede all’isolamento degli anginosi.

La Divisione Militare ha mandato nei comuni colpiti tutte le tende disponibili, ma i Sindaci continuano a chiedere nuovi invii.

A noi sembra che ora, dopo puntellate ed assicurate con chiavi di ferro le case meno pericolanti, gli abitatori potrebbero tronare ad occuparle come prima e lasciar libere le tende per le nuove emergenze.

Intanto il Prefetto – il quale, sia detto a suo onore, ha preso in questa circostanza tutte le migliori e più adatte disposizioni ed ha provveduto con prestezza ed oculatezza al bisogno – ha mandato sui luoghi altri ingegneri del Genio Civile e materiali.

***

Ci giunge notizia da San Mauro di Saline che il terremoto ha prodotto anche colà danni rilevanti.

Otto case furono fatte sgombrare in fretta e in furia perché minaccianti rovina.

La chiesa di San Matteo (detto San Moro) fu chiusa al culto perché pericolante.

La scossa poi delle 8,30 dell’altra mattina ha prodotto nuovi danni nella frazione di Centro, facendo rovinare alcune case e rendendone inabitabili altre.

Il Prefetto dispose perché il Genio Civile mandi un ingegnere a verificare i danni.

***

Il Comitato

Un’accolta di egregi cittadini, per iniziativa dell’ing. Nob. Giovanni Franchini, dei dottori Colognato e Massalongo ecc. si riuniva ieri, coll’intervento del presidente della Deputazione provinciale, per avvisare alla costituzione di un Comitato centrale di soccorso.

Risultato della seduta fu che oggi alle 5, con inviti estesi, si riuniranno le dette persone ed altre nelle sale della Deputazione, affine di procedere alla definitiva costituzione.

Noi diamo lode agli inziatori, perchè i loro nomi sono garanzia, come i loro intendimenti, di serietà.

Si sta preparando

Un grandioso concerto da tenersi entro il mese a San Sebastiano in vantaggio dei danneggiati dal terremoto. Vi prenderebbero parte celebrità artistiche e dilettanti di primo ordine. Iniziatore ed organizzatore di esso è il simpatico Circolo dei mandolinisti.

Charitas!

Un nostro assiduo ci scrive:

Torno in questo momento da una visita che feci ai paesi danneggiati dal terremoto. Non si può pensare lo sconforto che prova l’anima dinanzi a tanta calamità, dinanzi a tante persone senza tetto o lì per esserlo, che invocano la mano soccorritrice della Provvidenza! E c’è la Provvidenza! Basta dare un’occhiata alla sottoscrizione aperta sulle colonne dei giornali cittadini e da voi iniziata con parole santissime per convincersi una volta di più che la beneficenza e la filantropia hanno sempre distinta la grande famiglia italiana, una nella fede e nel sacrificio solidale nella sventura e nei disastri.

Voi m’informate d’una festa che gli abitanti di Soave stanno apparecchiando domenica sera, a pro’ degli sventurati di Tregnago. M’auguro che altri paesi seguano il nobile esempio di Soave la quale oggi mostra splendidamente come la patria carità avviva quell’amena terra.

Ho sott’occhio il programma vocale istrumentale dei pezzi che si eseguiranno a Soave da quell’esimia artista che è la Signorina carnielli e dal giovane maestro signor Cusinati, due persone tanto conosciute a Milano. La scelta dei pezzi mi par ottima. Si udrà con piacere anche la romanza del signor Cusinati “Ultima ebrezza” che tanto piacque al Carcanodi Milano.

Dunque, bravi di cuore i Soavesi per la nobile iniziativa, e auguro che l’esempi si imiti.

Un assiduo

Da Bovolone

La Giunta di Bovolone – come ci scrivono di là – ha erogato L. 100 a favore dei danneggiati dal terremoto.

I danni di Mezzane

L’Egregio Sindaco di Mezzane di Sotto ci scrive:

Mezzane di Sotto lì 11 giugno 1891

Se dapprima i danni causati dal terremoto alle abitazioni di questo Comune non si riscontrarono di enorme gravità, in seguito alle successive scosse e massime dopo quella di stamane (ore 8 12 circa) pur troppo rilevanti si dimostrano e danni e i pericoli.

Dalla visita fatta praticare accuratamente da questo Municipio col mezzo del proprio ingegnere (visita non ancora compiuta) molte sono le case rese inabitabili e segnatamente nelle montuose frazioni di Castagnè e di Mezzane di Sopra, e quasi nessuna immune da crepacci più o meno pericolosi, che fanno trepidare questi abitanti.

Tutte le case rese inabitabili si sono fatte sgombrare e gli abitatori di queste sono costretti a ricoverare sotto tetti provvisori o presso altre famiglie dove minore pertanto è il pericolo.

Vennero pure gravemente danneggiati il campanile e la casa Canonica di Castagnè, così il Campanile della parrocchia Capoluogo.

Per questi danni che rivestono ormai il carattere di un vero disastro anche per questa popolazione, e che colpiscono segnatamente persone impossibilitate a provvedere per mancanza di mezzi, non trovasi speranza che nel Soccorso del Governo e di quello particolare dei propri fratelli italiani; soccorso che invocano dall’autorevole voce di cotesto reputato giornale. Anticipa a nome pure di questa dosolata popolazione i più sentiti atti di grazie.

Il Sindaco Venturi.

Dall’Osservatorio

Verona, 13 giugno, ore 11 ant.

Nel corso della giornata di ieri continuo movimento sismico quasi senza interruzione; ma più marcato nelle ore 9.46, 9.50, 10, 10.27, 10.40, 11, 11.13, 11.20, 11.34 ant.; 12.16, 2.22, 3.18, 4.37, 5, 5.25, 7, 7.7, 7.24, 8.11, 8.36, 9.29 pomeridiane, nella direzione Est-Ovest. Alle ore 10.35 ondulatoria e sussultoria; dalle ore 4 antimeridiane sino alle 5.40 ondulazioni continue.

Calma sino alle ore 8, ora in cui il movimento ripiglia sino alle ore 9.25 ant.

Per il Prof.Agostino Cav. Goiran

L’assistente BATTOCCHI

VENIAMO IN SOCCORSO

di TREGNAGO e BADIA

e Comuni finittimi

E’ inutile ormai ormai ogni fervorino per incitare il pubblico a venire in soccorso dei colpiti dal terremoto del sette.

I Paesi di Badia calavena e di Tregnago, di Selva, di Vestena, ecc., si possono dire per tre quarti distrutti: la popolazione attende l’obolo dei generosi.

Lista di ieriL. 1454.50
Offerte d’oggi: 
Cav. Scipione Zorzi100
Alessandro Orti50
Giovanni Colò20
Cav. Carlo Brusomini20
Dott. Massimino Martini*100
Comm. Giulio Camuzzoni, Senatore del Regno100
Cav. Giovanni dott. Belviglieri e moglie10
Avv. Francesco Rossato20
M.C. Z.5
Cav, Alessandro Galli20
Comm. Gualtiero Danieli, deputato al Parlamento25
Bice Farina-Franchini10
Cappelletti Dr. Ettore, di Cazzano Tramogna5
Martinelli Carlo20
Conte Giulio Giusti20
N. N.5
Sabina da Monte ved. Bonomi50
Matilde Faetini Della Torre25
I Civici Pompieri (**)21
Coniugi D. S.30
Vanzetti ing. Emilio5
Poggiani Luigi2
Conte Gio. Battista Ravignani e consorte20
Carlotta Gallizioli ved. Biasioli20
Dottor Leone Pincherle20
Totale2200,50

(*) Questa offerta generosa ci fu notificata col segnete telegramma da Villabartolomea:

Aymo direttoreArena– Verona

Inscriva cento lire, compenso stabilitomi ufficiale sanitario Villabartolomea a soccorso Tregnago; mia quietanza pagabile a scadenza stabilita, resta a disposizione comitato soccorso.

Massimino dott. Martini

Noi preghiamo il dott. Martini a volerci rimettere la quietanzxa citata, che uniremo alla somma che saremo per raccogliere, o che esigeremo direttamente.

(**) Verona, 13 giugno 1891

Preg. sig, Direttore,

I pompieri inviano a mezzo della S.V. il loro obolo per soccorrere gl’infelici colpiti dal terremoto del 7 corr. A Tregnago, Cogolo e Badia Calavena, dispiacente che l’offerta sia impari alla sventura, ma dicono che basta un granellino di sabbia per trascinarne dei milioni e formare una montagna.

Per il Corpo, sono di Lei

De. Servo D. Maestri

***

Pei danneggiati del terremoto

Prendiamo nota con un senso di cordiale conoscenza, a nome di tanti così duramente provati dalla sorte, che anche il Resto del Carlinodi Bologna ha aperto nelle sue colonne una sottoscrizione a L’Arena a favore dei danneggiati dal terremoto nel Veronese.

Succede a Verona: Carnevale veronese, la sfilata del 1841

Succede a Verona: Carnevale veronese, la sfilata del 1841

Succede a Verona: Programma Ufficale della Festa di Carnevale

“15 febbraio 1841”

di alessandro nobis

Sassolino dopo sassolino si segue il sentiero che conduce a casa, alle radici della cultura popolare, profonde e vive più di quel che si pensi. Questo è un sassolino del 1841, pubblicato sul “Foglio di Verona” il 18 febbraio di quell’anno.

LA CONGREGAZIONE MUNICIPALE

DELLA REGIA CITTA’ DI VERONA

Inerendo all‘Avviso del giorno 4 Febbrajo corrente crede opportuno di pubblicare il seguente Programma della Festa, e perché serva di comune notizia, e per togliere qualsiasi inconveniente e disgrazia.

P R O G RA M M A

1.     Aprirà la marcia la Mascherata dei Maccheroni di S. Zeno coi soliti FornajTorcolottiPizzicagnoli.

2.     Il consuetoCarroccio dell’Abbondanza tirato da 4 Buoi che getta Pane.

3.     TOMMASO Dott. DA VICO rappresentante il Protagonista della Festavestito in abito di costume del Secolo XVI accompagnato da 24 cavalieri vestiti con abiti allusivo a quell’epoca.

4.     Carro di alcuni privatirappresentante il Trionfo di Carnovalecon figure danzanti a mezzo d’apposito meccanismo.

5.     Carro de’ Negozianti in Seta, Magazzinanti e Speditori, con facchini proprj in abito di costume. Il carro sarà tirato da 4 Cavalli, e fregiato di emblemi relativi al Commercio. Getteranno gilet, fazzoletti, aranci,ecc.

6.     Banda Musicaledel Comune di Povegliano in costume.

7.     Carro tirato daCavalli rappresentante alcune figure emblematiche dei prodotti delle Arti,dell’Industria e delle Manifatture di parecchie classi di Negozianti. Si getterà aranci e cose dolci.

8.     Carro dei Droghieri e Venditori di Cotone, che rappresenta un Elefante nei cui dorso è collocata una torre alla foggia delle indiane antiche. Getteràconfetture, cioccolata ed aranci.

9.     Carrotirato a 4 Buoi de’  fabbricatori e Venditori di Cuojcon lavoratori della loro professione. Distribuiranno al popolosuole  ed altro.

10.  Banda del Comune di Monteforte in costume.

11.  Carro a quattro Buoi dei Pistori, Farinati e Biadajuoli, che rappresenta Madonna Veronaseduta.

12.  Corodi dodici individui vestiti in costume Turco preceduti da un Bandalfiere, ed aventi 4 arcieri dai lati.

13.   Carro dei Pizzicagnolitirato a 6 Buoi fornito di Padiglione con Salami  assortiti, sostenuto da colonne composte di formaggio. Getteranno oggetti della loro professione.

14.  Carro degli Albergatori e Venditori di Vino rappresentante il Trionfo di Bacco e di Arianna.Getteranno boni per ricevere gratuite distribuzioni di Vino nel giorno appresso.

15.   Carro de’ Macellaj  tirato da 6 Buoi rappresentante il Ratto d’Europa  esattamente secondo le leggi della Mitologia. Getteranno Boniper ricevere gratuita quantità di Carne.

16.  Carro de’ Merciai, Fabbricatori di Carrozze, Sellaj, Bastaj, Tappezzieri, Mercanti di Mobiglietirato da 4 Buoi rappresentante il Tempio della Gloria, nel quale vedesi Marteche deponeil brando e lo scudo ai piedi della Pace. Nel tempo stesso si vedrà la statua della Giustizia; Minervache guida le arti liberali e Meccaniche cioè la Geometria, laPittura, l’Agricolturaecc. Getteranno cosevarie.

17.  Carro dei Caffettieri, Cioccolattieri, Offellieri e Venditori di Liquori tirato da 4 BuoiGetteranno confetture e cioccolata.

18.  Carro de’ Calzolajtirato da 4 Buoi Con Emblemi analoghi colla loro arte, con individui in atto di lavorare al suono di musica. Getteranno paste dolcidi varie forme.

19.  Carro de’ Fabbri ferraj tirato da 6 Buoi: innanzi al carro vi starà un uomo a cavallo sonante la tromba. Sopra il carro vi saranno persone che lavoreranno il ferro, e getteranno paste dolciin forma di spuma e di ferri da cavallo e altro.

20.  Carro de’ Falegnamitirato da 4 buoi nel quale sarà rappresentata un’Officina relativa. Si getteranno paste dolci.

21.  Carro de’ Maestri Muratori tirato da 4 Buoi allusivo alla loro professione. Getteranno paste dolciin forma di materiali.

22.  Coro di scozzesi, che canterà pezzi di musica.

23.  Carrotirato da 4 Buoi deiVenditori di Polleriecon padiglione carico di Polli, Pavoni, e simili con musica in costume. Getteranno piccioni.

24.  BandaMusicale del Comune di Villafranca.

25.  Carroccioa 4 Cavalli del Sig. Pietro Sartori Negoziante in rame con due Guerrieri vestiti in rame liscio sul genere antico. Il suddetto carroccio sarà pure preceduto da altri Guerrieri a cavallo tutti coperti di rame. Dispenserà aranci, paste dolci, e confetture.

26.  Coro di Pastoriche canterà pezzi di musica.

27.  Carro del Comune di S. Giovanni Lupatoto a 6 Cavalli rappresentante una caccia. Getteranno selvaggiume.

28.  Carro delle comuni suburbane di Tomba e S. Lucia extratirato da 4 Buoi rappresentante un Giardinocon vasi di fiori naturali con zampilli d’acque che sorgono sotto i piedi dell’Adige sedente sopra un masso. Si getterà con apposito meccanismoaranci e mazzolini di fiori.

29.  Carro dei Coristiche canteranno il consueto inno allusivo alla Funzione del Gnocco.

30.  Banda Civica.

31.  Seguiranno altri Carri, Maschere, e Bande che per ristrettezza di tempo si ommettono.

  • I Possidenti in luogo di costruire il Carro concorsero con volontarie offerte per assegnare alcune doti alle ragazze povere della Città e dei Sobborghi.

Saranno in appresso con apposito Avviso impartire le opportune discipline tanto per la distribuzione dei Carri, quanto per la distribuzione del buon ordine.

Verona, li 15 Febbraio 1841

Il Podestà

Nob. Cav. Comm. Ciamb. GIO. ORTI MANARA

Il Segretario MESSEDAGLIA

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

di alessandro nobis

Pensavo che i percorsi artistici tra Calicanto e Archedora si fossero definitivamente separati oltre venti anni ori sono, ed alla notizia che Roberto Tombesi, Rachele Colombo e Corrado Corradi stessero invece preparando qualcosa di nuovo unendo i loro talenti mi ha piacevolmente sorpreso non poco; il loro nuovo progetto, “Passeggeri”, è una realtà cresciuta e concretizzata durante la lunga chiusura forzata che ben conosciamo, ed esordirà domenica 20 giugno nell’ambito del bel festival itinerante “Festival delle Basse – Territorio, Cultura, Immaginazione” presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it). Vista l’eccezionalità dell’evento, ho ritenuto opportuno incontrare “a distanza” – in attesa di assistere al loro esordio – Corrado Corradi, uno dei tre componenti del gruppo per conoscere meglio il nuovo progetto che sembra andare parecchio oltre la riproposta del repertorio tradizionale di area veneta.

– Come nasce “Passeggeri”? Qual è stata la scintilla iniziale, l’idea che vi sta alla base?

Sintetizzando molto, tutto parte dalla lettura di vecchie lettere della mia famiglia scritte dal bisnonno Marco Piazza, attore, durante l’incredibile tournée teatrale che la grande attrice Adelaide Ristori fece nel 1874 viaggiando per mare, con le navi a vapore di allora. La Compagnia Drammatica Italiana circumnavigò l’intera superficie terrestre in poco più di venti mesi, recitando nei più grandi teatri del mondo. L’impresa, nel tempo, divenne parte della storica biografia di questa attrice nata a Cividale Del Friuli. 

Aldilà dei trionfi descritti, rimango suggestionato dal personaggio Marco, dall’indole e l’energia di Adelaide, quasi a comprenderne i pensieri e le aspirazioni. Chiedo a Rachele e Roberto di leggere le lettere e succede quello che non ti aspetti: insieme sentiamo la forte sintonia con questi artisti, capiamo la loro febbre, ci identifichiamo nelle loro visioni. E’ l’inizio. Ci ritroviamo, idealmente, sul ponte di una nave mentre ognuno racconta, a proprio modo, il suo “viaggio” che diventerà il “taccuino musicale di un viaggio straordinario”. 

– I Calicanto hanno da sempre avuto come scopo lo studio e la riproposizione della cultura popolare veneta o comunque dell’alto Adriatico, Archedora puntava invece sulla musica di nuova composizione. “Passeggeri” mutua le due realtà o è ancora qualcosa di diverso?

Noi tre abbiamo in comune l’esperienza ed attività in Calicanto. Se penso al progetto artistico successivo mio e di Rachele (Archedora Veneto Musica), dico semplicemente che, nel 2008, non si è esaurito ma solo interrotto. Sono trascorsi troppi anni, i tempi sono cambiati, noi siamo cambiati. La realtà è diversa, diverse le esperienze artistiche e personali dei singoli. Il concerto che proponiamo rappresenta oggi una sorta di “terza via”, una naturale rappresentazione del presente che avverto più spirituale, in qualche modo più intimo. A partire dal titolo “Passeggeri”, il trovarsi sul ponte di una nave, affrontare le incognite di una traversata, sfidare gli immensi oceani sottintendono una metafora contemporanea: una riflessione su quello che è la nostra vita oggi. Il vero protagonista del racconto musicale è “il viaggio” alias la nostra esistenza. La scommessa consiste nel riuscire a trasmettere, comunicare tutto questo. 

– Come nascono i brani di “Passeggeri”?

Inizialmente ero orientato ad un unicum musicale accompagnato da un libretto, come avviene in un’opera. I saggi consigli di Rachele e Roberto hanno portato a delle scelte più pratiche, pragmatiche. Abbiamo individuato gli argomenti che ci sembravano più significativi e più vicini al comune “sentiment”. Su queste basi ci siamo così concentrati su temi specifici. Nonostante il vasto repertorio dei singoli, la maggior parte dei brani, alla fine, sono risultati di nuova composizione. 

– Quali tematiche affrontate nei testi?

Il concerto dura circa 70 minuti ed è suddiviso in sei sezioni (suite). I temi affrontati si possono titolare come: “partenze”, “il viaggio”, “il vapore”, ”emigrazione”, “la festa”, “il ritorno”. In ogni parte l’emozione, la poesia, l’immedesimazione sono a corollario di quanto scritto in una lettera o di quanto vissuto dal bisnonno artista che, come cita la prefazione del libro, “ è lieto di gironzolare per il mondo…. nel secolare istinto di andare sempre altrove… una smania, un anelo, una necessità… ”. I testi, ora in italiano, ora in dialetto, sottolineano alcuni momenti: la frenesia di una partenza, una riflessione sulla forza della natura, la nostalgia di una lontananza, la rabbia verso la propria ingrata Italia. Tutto ciò che le lettere descrivono viene espresso con una sorta di leggerezza, di semplicità che abbiamo cercato di riprodurre poeticamente nei testi e nel mood del concerto superando il rigore di un’ oculata costruzione delle partiture musicali. 

– La lingua veneta è spesso – quasi sempre – banalizzata con luoghi comuni ma invece rappresenta storicamente una parte consistente nella storia della linguistica italiana …… perché secondo voi è così importante scrivere testi in lingua veneta?

Non avverto più i pregiudizi di un tempo, piuttosto sento molto quanto l’uso del dialetto possa valorizzare un territorio, avere una credibilità al pari di altre lingue, senza lotte da sostenere o bandiere da sventolare. I testi in dialetto rappresentano il posto dove viviamo. Oggi certi concetti sono superati, il concerto e le nostre intenzioni ne vogliono essere una prova: testi in italiano, in provenzale, in dialetto, composizioni provenienti dalla Spagna, dal Sudamerica,… Il tutto in funzione del racconto. 

– Quali sono le timbriche che avete scelto?

Gli strumenti che suoniamo sono prettamente acustici (bandonina, organetto, chitarra, mandola, percussioni). Le scelte stimolanti sono state il far dialogare i due mantici, trovare un calibrato mix tra l’acustico e le basi campionate, il rapporto tra chitarra e mandola e, nel canto, la ricerca e l’utilizzo del suono della parola. 

– Avete in programma anche brani esclusivamente strumentali?

Sì. La logica del racconto, l’ispirazione, il descrivere un’emozione, ti portano naturalmente ad esprimerti con la musica e non solo con le parole. Anche in questo caso pensiamo ci sia una equilibrata miscela tra brani cantati e strumentali. 

– C’è in vista qualche progetto discografico?

La necessità del presente è quello di fare più concerti possibili e capire quanto fluida sia la parte musicale, se le suite singole sono pertinenti, se le composizioni sono funzionali a ciò che vogliamo rappresentare. A mio parere, un eventuale progetto discografico dovrebbe viaggiare con al fianco la sua parte letteraria ispiratrice. Trovare una produzione “illuminata” e non solo commerciale è un problema non da poco.

L’appuntamento come detto in apertura è quindi per domenica 20 giugno presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it).

DALLA PICCIONAIA: MICHAEL “BLACKSMITH” COWELL

DALLA PICCIONAIA: MICHAEL “BLACKSMITH” COWELL

DALLA PICCIONAIA: MICHAEL “BLACKSMITH” COWELL

Mena, Arkansas ( ..… – 1935)

di alessandro nobis

C’è una busta ingiallita dal tempo in cima alla scaffalatura dedicata allo Stato dell’Arkansas a Washington, alla Biblioteca del Congresso; è una busta voluminosa custodita gelosamente in una scatola assieme a fotografie di famiglia e di ambiente, contratti di proprietà agricole ed immobiliari, un registro delle nascite e delle morti, documenti contabili della famiglia MacFarland e del loro emporio. E’ il risultato delle ricerche condotte per una vita intera da tale Frank MacFarland, residente nella contrada di Mena e studioso della storia della Contea di Polk – qualcuno lo definirebbe “localista” – che dedicò il suo poco tempo libero a ricostruire la vita del paese dove la sua famiglia si era trasferita dalla costa est due generazioni prima e dei personaggi che lo popolarono, o almeno di quelli che qualcosa di interessante avevano fatto o detto. Mena ed Hatfield erano – e lo sono ancora – due piccoli centri non lontani dal confine con l’Oklahoma attraversati da una rotabile frequentemente percorsa soprattutto a cavallo del 1900 per via di un ponte coperto sul Mountain Fork che collegava i due Stati. Ma, e vengo al dunque, oltre ai documenti descritti prima donati alla Library of Congress dalla vedova MacFarland, nella busta si trovano due manoscritti che riportano frammenti di altrettanti canti, forse due worksongs e due spirituals probabilmente raccolti e trascritti con discreta precisione – anche se la firma è pressoché illeggibile – dal pastore battista di Hatfield direttamente dalla voce dell’informatore Micheal “Blacksmith” Cowell di professione fabbro, almeno così si legge in altro foglio di piccole dimensioni. Cowell era un afroamericano, la data della sua morte riportata sulla nuda pietra tombale riporta la data del 1935 ma non quella di nascita, che aveva proseguito l’attività del padre – nato schiavo in uno Stato schiavista – in un’officina sulla Main Street ai margini dell’abitato di Hatfield; nella busta c’è anche una foto, forse ritrae lui, forse il padre, non ci sono annotazioni o date, resta – e resterà fitto – il mistero.

Non è difficile immaginare Cowell che canta a piena voce rabbiosamente seguendo il ritmo del maglio della sua officina, e nemmeno immaginare il Pastore che si ferma ad ascoltare ed a cercare di trascrivere i versi di quei canti che, come da prassi nella musica “orale” cambiavano a seconda dell’umore di chi li cantava.

Sul primo foglio l’incipit è “One of these mornings” ed i primi dei pochi versi trascritti sono “Thank God Almighty we are free at last / I am gonna put on my two wings and try to fly”, sembra una lezione diversa di “Free at last” del repertorio del “Freedon Trail”, ovvero del percorso verso la libertà che gli schiavi cercavano di seguire per ottenerla negli stati del nord, percorso che veniva chiamato anche “The Underground Railroad”. Sul retro due versi che recitano “No more auction block for me, non more, no more /No more auction block for us, many (hundreds) gone” probabilmente riferito alla messa all’asta degli schiavi nelle piazze dei mercati. Il secondo foglio, con vistose macchie nerastre che ricoprono quasi completamente il testo su un lato, sono riportate poche parole, sembra “Pay me or go to jail / Pay me, pay me” una work song probabilmente, forse la stessa “Pay me” che Alan Lomax raccolse a metà del ‘900 da un portuale a Savannah, Georgia mentre sul secondo lato, più leggibile, è quasi certamente stato trascritto un canto di lavoro dei lavoratori neri delle campagne perché dice “Bring me little water, Mary / Bring me little water now / Bring me little water, Mary / Bring me little water right now”.

La vicenda di Michael Cowell e della famiglia MacFarland è solamente un piccolissimo frammento della storia degli afroamericani di questa parte d’America; la Biblioteca del Congresso di Washington contiene tesori inestimabili per la storia americana, per la storia della nazione e per quella delle comunità che lì vivono. Di questi faldoni pieni zeppi di documenti se ne contano a centinaia, quasi tutti da esplorare con la pazienza di un archeologo “da biblioteca”, e molti di questi provengono dall’Europa. Chissà, un giorno ….

SUONI RIEMERSI: RACHELE COLOMBO · CORRADO CORRADI “Archedora”

SUONI RIEMERSI: RACHELE COLOMBO · CORRADO CORRADI “Archedora”

SUONI RIEMERSI: RACHELE COLOMBO · CORRADO CORRADI  “Archedora”

Compagnia Nuove Indye. CD, 2000

di alessandro nobis

Ti giri un attimo e passano venti anni, venti anni come quelli trascorsi dall’esordio discografico di questo splendido progetto ideato e realizzato da Rachele Colombo (canto, chitarra, percussioni, elettronica) e da Corrado Corradi (bandonina, concertina, canto, percussioni), ai più conosciuti per avere fatto parte di un altro progetto importante per il folk revival italiano, quello dei Calicanto. Venti anni e non sentirli, altro luogo comune, perché la musica che esce da “Archedora” è ancora freschissima ed attuale, ricca di spunti e di riferimenti, una simbiosi tra le atmosfere ed i profumi popolari, la fertile vena compositiva ed il gusto nello scegliere le giuste timbriche, acustiche o moderatamente elettriche che siano. La tradizione musicale veneta si è irrimediabilmente frantumata e persa, sono rimasti brandelli sparsi qua e là, e la proposta di Archedora non era (e spero personalmente lo sarà ancora) quella di “costruire il mancante” ma piuttosto quella di collegare i frammenti con un nuovo tessuto componendo nuove musiche, nuovi testi e costruendo un mondo musicale nuovo e convincente. Qui non troverete quindi i canti narrativi o i temi a danza, ma ballate acustiche, filastrocche, neo-villotte proposte con la variante veneta padovana, così diversa da quelle di montagna e dell’ovest veneto.

I brani più emblematici di Archedora sono a mio avviso “’E’ Nuvoe”,  splendida ballata di Rachele Colombo che può essere letta anche come una metafora dove le “nuvole” sono un ironico inno all’autoreferenzialità delle persone che ti guardano, ti osservano e ti giudicano (“Le camina sensa gambe / le te varda sensa oci”, “tanti viaj le ga fato / tuto il mondo le ga visto”, “Le nuvole san tuto”), “Ridi Bepi” (sempre di Rachele Colombo) parla di emigrazione forzata dalle proprie radici contadine (“Disi Bepi prima de partire tempo ghe ne vansa”), la filastrocca “Quatro Gati” con un bel solo di chitarra acustica e tra gli strumentali “Vacanse” di Corrado Corradi con un bel intreccio tra bandonina e violoncello (Giulia D’Elia”) ed un brillante solo di pianoforte (Matteo Buzzanca).

Un lavoro complesso, molto omogeneo dal punto di vista musicale, vi si respira a pieni polmoni grande pacatezza, emergono la profonda empatia tra i musicisti ed una passione sconfinata per la musica oltre al rispetto per le radici culturali che qui, come già detto, trovano nuova vita. “Archedora” e “Descalso”, il secondo capitolo della collaborazione tra Rachele Colombo e Corrado Corradi, sono presenti sulle principali piattaforme digitali e su Spotify, visto che le edizioni in CD sono esaurite da tempo.

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.”

VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti

Dipartimento “Culture e Civiltà” dell’Università di Verona

di alessandro nobis

Il programma di “Giù la Maschera” è stato diviso in due parti dando così una connotazione geografica alle relazioni: nella prima parte, quella di venerdì 17, oltre all’intervento introduttivo ai Carnevali del Prof. Poppi verrà esplorata l’area montana e quindi quella dolomitica, quella bellunese e quella dell’arco alpino orientale mentre nella seconda, quella del sabato mattina, protagonisti saranno le manifestazione legate ai carnevali di pianura come quello rurale della pianura polesana, quello di Venezia e naturalmente quello veronese la cui origine risale a ben 491 anni or sono.

Gli interventi istituzionali e gli orari esatti di ogni intervento, anche se è facile sin da ora prevedere “sforamenti”, saranno comunicati a ridosso del convegno per semplice correttezza verso i presenti.

Ecco quindi gli estratti degli interventi:

IL PROGRAMMA

VENERDÌ 17 SETTEMBRE, ore 14:30

SALUTI ISTITUZIONALI: PROF. FEDERICO BARBIERATO (Dipartimento Culture e Civiltà · Università degli studi · Verona) – DOTT. SSA NICOLETTA MORBIOLI: Dirigente Scolastica C.P.I.A. Verona

CESARE POPPI (Università Liedia de Bulsan). “Il ritorno dei morti”: Le mascherate invernali in prospettiva europea

Quello che oggi chiamiamo Carnevale costituisce l’approdo storico medievale (XII° – XIII° sec.) di una serie di pratiche diffuse in tutta Europa (ed oltre) che hanno al centro la pratica del mascheramento. A partire dalla distribuzione di tali pratiche ancora presenti in Lettonia ai passaggi chiave del ciclo astronomico (solstizi ed equinozi), la prospettiva comparativa fa emergere un complesso sociologico, simbolico ed ideologico che interessa l’intera Europa. Il tema del ritorno dei morti, della Caccia Selvaggia e dell’iniziazione dei giovani costituiscono i capisaldi di un rito che si situa in continuità diretta con la formazione di una prima identità Europea a partire dall’ Età del Bronzo.  

GIOVANNI MASARA’ (PhD Researcher · Dep.t of Sociel Anthropology · University of St. Andrews · Scotland) “Il Carnevale di Dosoledo (Belluno) tra struttura sociale e forma della festa

A Dosoledo, piccola comunità della Val Comelico (Belluno), tutta la comunità esce di casa ogni anno in occasione del Carnevale. Guidati da LachéMatathìn, due figure dagli abiti sgargianti e dai copricapi riccamente decorati, i partecipanti percorrono le strade del paese fino a giungere nella piazza principale, dove danze rituali e collettive si susseguono fino a sera. Il contributo di Giovanni Masarà, basato su un periodo di ricerca sul campo svolto nel corso del 2016, esplora questa festa alla luce di alcuni aspetti dell’organizzazione economica, sociale e di parentela tradizionali della comunità. Così facendo, si propone di rispondere ad alcune domande relative al significato e alla funzione del Carnevale di Dosoledo e indagare se sia possibile collegare la forma di questa festa alla forma di organizzazione sociale e domestica tradizionale.

Sulla base di queste considerazioni, Masarà discuterà poi brevemente del ruolo che le feste di questo tipo hanno o possono avere per una comunità in una contemporaneità caratterizzata da flussi globali di merci e persone, da un ruolo sempre più centrale del virtuale, e dal conseguente rischio di un indebolimento del senso dei luoghi. Giovanni Masarà ha pubblicato nel 2018 per Cierre Edzioni i risultati della sua ricerca antropologica nel volume “Una Comunità in scena. Il Carnevale di Dosoledo tra struttura sociale e forma della festa”(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/19/giovanni-masara-una-comunita-in-scena/)

GIOVANNI KEZICH (Direttore, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina · San Michele all’Adige).“Quanto alpini sono, i “carnevali alpini”?”

La ricerca etnografica svolta dell’ultimo cinquantennio nelle valli alpine ha messo in rilievo la persistenza nelle valli dolomitiche del Trentino e del Bellunese, nel vicino Tirolo, in Svizzera, e nelle valli lombarde, in Valle d’Aosta e nel Cuneese, di antichi rituali mascherati messi in atto nei giorni di carnevale, che dispiegano, accanto a ben evidenti particolarità squisitamente locali, anche un certo numero di somiglianze e di persistenze transvallive. Difficilmente aggirabile pertanto, sull’onda della generale rinascenza mediatica del concetto di “cultura alpina”, la tentazione di voler ascrivere queste manifestazioni a un qualche soggiacente sostrato propriamente “alpino”. Ma uno sguardo più attento, a partire dalla ricerca di “Carnival King of Europe” messa in atto a partire dal 2007 sulla base di una partnership di musei etnografici europei, rilevava che, per cogliere il contesto culturale proprio di queste manifestazioni, bisogna allargare ancora lo sguardo, e riferirsi a un ecumene continentale europeo che spazia dai Balcani alla penisola iberica, e dalla Sicilia fino all’Inghilterra.  

Iconografia e power point di Antonella Mott 

ANDREA DEL FAVERO & DARIO MARUSIC (FOLKEST – Spilimbergo · Pordenone – Pola · Croazia). “La musica tradizionale nei carnevali dell’arco alpino orientale”. Andrea Del Favero: organetto diatonico; Dario Marusic: violino, piva

Tracce di arcaici riti e balli di tipo borghese, violini barocchi e fisarmoniche a piano, bassi di viola, helikon e saxofoni, moda e cultura contadina convivono fino ai nostri giorni in un accavallarsi di situazioni che tengono in vita i Carnevali della tradizione popolare nelle antiche terre del Patriarcato di Aquileia, dai Rollate di Sappada passando per i Pust del Resiano e del Nediško, fino agli zvončari istriani, con i Blumarji che corrono e danzano al suono delle molte melodie che verranno proposte dal vivo, al suono arcaico delle pive e delle sopele istriane, della Cïtira e della Bünkula resiana, fino alle più recenti armoniche diatoniche. Filmati e ascolti di brani delle varie aree verranno proposti mediante l’uso di tutto lo strumentario accorpatosi nei secoli fino ai giorni nostri. E i cibi che continuano ad accompagnare i riti del Carnevale, le sope, i bujarnik, le pinze, le gubane, i parpagnacchi, gli strucchi: un universo di colori, sapori, odori, umori e suoni che da centinaia d’anni concorrono alla messa in scena e alla riuscita della più importante festività dell’Arco Alpino orientale.

SABATO 18 SETTEMBRE,ore 9:00

ALESSANDRO NORSA. DIPARTIMENTO CULTURE E CIVILTA’ DELL’UNIVERSITÀ’ DI VERONA – “Echi del Carnevale di Venezia nella storia e nel mondo”

Tra le pieghe delle manifestazioni tradizionali, che conosciamo col nome unico di Carnevale, si celano riti arcaici, la cui nascita si colloca nella linea del tempo in cui terminano i dati storici iniziano le interpretazioni. Alle origini si trovano cerimonie di incontro spirituale con le anime dei trapassati, e con le divinità per la protezione della comunità o per la propiziazione delle attività di caccia e agricole. In questa logica le maschere, le danze e gli altri elementi costituivi della festa carnevalesca sono un condensato di elementi rituali che hanno cambiato logiche celebrative nel corso del tempo. Alcuni degli aspetti primitivi, confusi con le maschere della commedia dell’Arte ed altre molto più recenti, sono presenti nella grande kermesse del carnevale di Venezia. 

Nel lavoro di sistemazione del materiale, ripercorrendo la storia e l’ordine di aggiunta dei mascheramenti è nata l’idea di realizzare il volume “Echi del carnevale di Venezia” casa editrice Karyon che verrà presentato durante il convegno

SALUTI ISTITUZIONALI: VALERIO CORRADI (Presidente del Comitato Bacanal del Gnoco)

GIOVANNI KEZICH: “Il Bacanàl del Gnòco: primati e singolarità.”

Il carnevale di Verona, propriamente denominato “Bacanàl del Gnòco” si distingue nel ricco panorama dei carnevali italiani per alcuni primati, e alcune singolarità. Tra i primati, citiamo la longevità (1531), che lo pone fra i primi documentati in Italia con continuità; la numerosità dei gruppi partecipanti, che sono sempre più di cento; la lunghezza del percorso, di circa 5 chilometri. Tra le singolarità, figura il nome stesso, “Bacanàl”, che dà adito a fantasiose elucubrazioni etimologiche; il fatto di svolgersi di venerdì, giorno generalmente tabuizzato in forza alle prescrizioni chiesastiche; e soprattutto il fatto di riuscire a coniugare, tutt’oggi, una componente rituale sempre uguale a se stessa, costituita dal Papà del Gnòco e dalla sua corte di fedelissimi accoliti, con la componente ludica più scanzonata propria del carnevale moderno. IlBacanàl risulta così una specie di ircocervo, un anello mancante che, opportunamente analizzato, può aprire interessanti prospettive sulla storia stessa del carnevale nella cultura del continente europeo.    

Iconografia e power point di Antonella Mott 

PRESENTAZIONE NUOVA EDIZIONE ANASTATICA DEL VOLUME

IL VENERDI’ ULTIMO DI CARNOVALE “Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona”. Scripta Edizioni 1847, 2021. Con inediti saggi introduttivi di SILVANA ZANOLLI e MARIO ALLEGRI e con la partecipazione di MAURO DAL FIOR.

CHIARA CREPALDI (Associazione Culturale Minelliana · Rovigo). “Il bombasìn in Polesine, un’arcaica maschera rurale tra memoria e revival”

Nelle campagne del Polesine la sera del 6 gennaio si poteva veder girare per le corti una strana combriccola questuante, a capo vi era un uomo travestito da toro: ilbombasìn. L’animale ballonzolava al suono di campanelli e sonagli, tenuto a bada da un bovaio, importunava le donne, impauriva i bambini e infine si ribellava al suo padrone tra l’ilarità e le grida generali. I suoi accompagnatori, tutti rigorosamente maschi, cantavano qualche canzone tradizionale, generalmente “La vècia” e la sguaiata compagnia non se ne andava finché non otteneva una lauta offerta alimentare da parte del padrone di casa. Sull’origine di questa maschera rituale, sul raffronto con altre maschere analoghe documentate in molti territori europei e sui revivals più o meno turistici a cui assistiamo in anni recenti, Chiara Crepaldi svilupperà il suo intervento.

Per poter partecipare alle due giornate di studi, che si terranno in uno spazio all’interno dell’ex panificio austroungarico inserito nel Polo Santa Marta a Verona – è necessario inviare una mail con il proprio nome e (mail anche istituzionale per gli insegnanti) a info.giulamaschera@cpiaverona.edu.it

I posti a disposizione sono al momento limitati, quindi …….

La prima parte dell’articolo la potete leggere qui: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/01/giu-la-maschera-giornate-di-studi-sui-carnevali-tradizionali-delle-tre-venezie-verona-17-e-18-settembre-2021-prima-parte/)

La fotografia proviene dall’archivio del quotidiano L’Arena di Verona (foto Marchiori) che qui ringrazio.

  

“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” (Prima Parte)

VERONA, 17 e 18 settembre 2021

Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti

Dipartimento “Culture e Civiltà” dell’Università di Verona

di alessandro nobis

L’idea di organizzare un convegno sul Carnevale nasce da piuttosto lontano, dai tempi del glorioso COMITATO TREDESEDODESE che ebbe il coraggio di proporre per tre anni a Verona, nella sua parte più antica ovvero il Borgo di Santo Stefano, tre giornate dedicate alla cultura popolare nei suoi vari aspetti e che per simbolo prese Santa Lucia (da qui il nome, Santa Lucia si festeggia il 13 dicembre, appunto il 13 del 12, nota per non veneti), il simbolo più conosciuto ed amato appunto dal popolo veronese, più di San Zeno e più anche del Papà del Gnoco. Il TREDESEDODESE non esiste formalmente più da quasi un decennio, ma l’idea è rimasta in tutti i suoi membri a cominciare dal sottoscritto – di cui del Comitato fu immeritato presidente – e quindi nella primavera del 2020 iniziò l’elaborazione del progetto che si concretizzerà nella seconda metà del prossimo settembre; voglio puntualizzare che senza la condivisione della Dirigente Scolastica Dott.ssa Nicoletta Morbioli e l’approvazione del Collegio dei Docenti del CPIA veronese queste due giornate di studi non si sarebbero potute concretizzare e quindi voglio personalmente ringraziare sia la Dirigente Scolastica che le colleghe e i colleghi.

Ma perché concentrare l’attenzione sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie? La risposta che mi sono dato è piuttosto semplice:perché il Carnevale è una parte ancestrale del nostro patrimonio culturale che, periodicamente, riemerge dal lontano passato nel quale mantiene solide radici più o meno ancora riconoscibili. L’idea di base del convegno nata e condivisa con l’etnografa veronese Silvana Zanolli (anche lei del suddetto Comitato) è quella di confrontare, dai punti vista etnografico ed antropologico, i riti delle mascherate e dei carnevali tradizionali dell’area che grosso modo è oggi compresa nell’areale delle odierne Tre Venezie, cercando eventuali comuni origini e mascheramenti, modalità rappresentative, simbologie e differenziazioni sviluppatesi nei secoli.

Tutto ciò partendo dalla considerazione che la diffusione delle culture tradizionali in generale e, quindi, anche delle aree di pianura e delle valli prealpine ed alpine, ovviamente prescinde dalla suddivisione politica attuale delle aree esaminate; ma un limite, diciamo geografico, andava fissato per poter concentrare l’attenzione su di una area, tralasciando purtroppo realtà come quella di Bagolino il cui territorio, pur essendo oggi in Regione Lombardia fu lungamente compreso all’interno di quello della Repubblica di Venezia.

Non si tratta a mio modesto parere di riportare ai nostri giorni il passato che non potrà mai ritornare o di riproporre la sua celebrazione nelle antiche modalità, ma piuttosto di far conoscere le origini storiche di questa festa che risale alla notte dei tempi e del cui significato si è persa contezza nella stragrande maggioranza delle persone che poi partecipano alle feste ed alle sfilate che si tengono nelle piccole comunità valligiane e grandi centri come Venezia e Verona. Alle due giornate (mezze giornate) il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Verona – dove presto servizio come docente – sono stati invitati alcuni tra i più prestigiosi studiosi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino che con i loro interventi faranno luce sulle origini del Carnevale, sulla sua importanza nello scandire i ritmi di vita soprattutto delle generazioni passate e dei secoli passati, visto per esempio che il “Bacanal del Gnoco Veronese” compie quest’anno 491 anni di vita. La sopracitata Istituzione Scolastica ha in seguito trovato l’importante collaborazione del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona grazie all’intervento del Dott. Alessandro Norsa e del Prof. Federico Barbierato con i quali ci si è intesi sin da subito e gode, al momento, del “patrocinio” del Comune di Verona (patrocinio significa logo sul materiale informativo ma niente contributo) mentre si è in attesa di notizie dalla Regione Veneto. Inoltre ci sarà la collaborazione con il Comitato del Bacanal del Gnoco con l’intervento del suo Presidente Valerio Corradi.

Gli interventi saranno curati dal Dott. ALESSANDRO NORSA del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università degli studi di Verona, dal Professor CESARE POPPI dell’ Università Liedia de Bulsan, dal Dott. GIOVANNI MASARA’ (PhD Researcher · Department of Sociel Anthropology dell’Università di St. Andrews in Scozia) dal Dott. GIOVANNI KEZICH (Direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina diSan Michele all’Adige) da ANDREA DEL FAVERO & DARIO MARUSIC di FOLKEST (Spilimbergo, Pordenone e Pola · Croazia) e dalla Prof.ssa CHIARA CREPALDI dell’Associazione Minelliana di Rovigo.

La ciliegina sulla torta sarà la presentazione di una nuova edizione anastatica del volume “Il Venardi ultimo di Carnovale” (1847) edito da Scripta con due prefazioni della Dott.ssa Silvana Zanolli e del Prof. Mario Allegri, presentazione alla quale parteciperà anche il poetattore Mauro Dal Fior che ne leggerà alcuni estratti.

Qualcuno noterà che le due giornate coincidono con l’Edizione 2021 del Tocatì, ma non è una coincidenza, anzi; si è voluto creare un fine settimana (lungo visto che il Tocatì inizia il giovedì e termina la domenica) dove la Cultura Popolare si prende tutta la città e per questo voglio ringraziare in special modo il Presidente Paolo Avigo ed il direttivo dell’Associazione Giochi Antichi che hanno accolto la nostra idea.

I dettagli sugli interventi e la loro scansione oraria verranno comunicati nella seconda parte dell’articolo.

Per poter partecipare alle due giornate di studi, che si terranno in uno spazio all’interno del bellissimo spazio “austroungarico” oggi inserito nel Polo Santa Marta a Verona – è necessario inviare una mail con il proprio nome e (mail anche istituzionale per gli insegnanti) a info.giulamaschera@cpiaverona.edu.it

I posti a disposizione sono al momento limitati, quindi …….