DALLA PICCIONAIA: W. KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018. Armagh, Co. Armagh, Irl. (Prima Parte).

DALLA PICCIONAIA: W. KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018. Armagh, Co. Armagh, Irl. (Prima Parte).

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018

15 – 18 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda. Prima Parte.

di Alessandro Nobis

Con l’indovinata scelta di portare la location principale dall’Hotel Charlemont (ottimo per le sessions ma angusto per i concerti serali) al Market Palace Theatre (capace invece di offrire oltre ad un bello e capiente teatro principale altri angoli per le esibizioni), l’Armagh Pipers Club ha centrato l’obiettivo di organizzare una splendida 25° edizione del Festival nel migliore dei modi nonostante promessi ma mancati finanziamenti e qualche disguido dovuto a ritardi nei voli aerei che hanno costretto a qualche variazione del programma; un’edizione che davvero resterà nella memoria dei presenti (davvero molti, anche provenienti dal continente) anche perché si celebrava il 250 anno dalla nascita del piper e pipe-maker William Kennedy originario di Tandragee, borgo non lontano da Armagh al quale il festival è dedicato.

Altra indovinata ed apprezzabilissima scelta, questa volta artistica, è stata quella di dedicare lo spazio più ampio possibile alle esibizioni soliste dei suonatori di cornamuse attraverso l’organizzazione di 4 eventi chiamati “A WORLD OF PIPING” che hanno presentato in quattro diversi luoghi storici di Armagh la cornamusa in alcune delle sue varianti, dalle launeddas alle gaite bulgare, dalle highland pipes alle border pipes fino naturalmente alla cornamusa “padrona di casa”, la uilleann pipes.

Gli eventi come nei festival che si rispettano sono numerosi e di alto profilo, con diversi orari ed in diversi luoghi e come è facilmente immaginabile diventa problematico se non impossibile seguirli tutti, specialmente se fate base ad Armagh e desiderate durante la giornata ammirare alcune delle numerose bellezze naturali che l’Ulster offre.

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IVAN GEORGIEV

Quindi si fanno delle scelte; personalmente ho partecipato alla prima delle serate di “A WORLD OF PIPING”, alle due serate al Market Place Theatre ed a qualche session davanti a “qualche” pinta nei suggestivi e storici pub che animano il festival – ed Armagh – nelle serate specie dei fine settimana. La spaziosa sede dell’Armagh Pipers Club è impregnata di tutto ciò che è tradizione irlandese: l’aria che vi si respira a pieni polmoni, i poster sulle pareti, le fotografie, il viavai di musicisti giovani, di quelli giovanissimi e di quelli già affermati, dei docenti, dei cultori, tutto ci dice che questo luogo in Scotch Street è il centro culturale di riferimento di Armagh e tra i più importanti dell’intera Irlanda. La famiglia Vallely, da John Brian ed Eithne, lo ha ideato e creato decenni or sono e non può che essere fiera del proprio lavoro e della passione per la tradizione che ha saputo così brillantemente passare ai figli ed a quanti ne fossero interessati, ad iniziare dai bambini in età scolare.

Dicevo del primo appuntamento, quello del tardo pomeriggio di giovedì, appena conclusa la cerimonia dell’inaugurazione al Primate’s Palace: Tiarnan O’Duinnchinn ha fatto gli onori di casa con il suo set di uilleann pipes e di seguito Ross Ainslie, scozzese, Brighde Chaimbaul, delle Isole Ebridi,  il bulgaro Ivan Georgiev ed il galiziano Anxo Lorenzo hanno sfoderato arie di danza e slow air dalle loro aree di origine. Difficile scegliere, ma l’improvvisazione di Georgiev con la sua gaida e l’intervento di O’Duinnchinn mi hanno lasciato senza fiato; nel complesso due ore e trenta di tradizione purissima, di grande passione e di virtuosismo, che non può mancare in queste esibizione solistiche il cui scopo è appunto di mostrare le proprie abilità senza il vincolo di affiancare altri musicisti, anche se per dirla tutta Anxo Lorenzo ha gareggiato in velocità e ritmo con Xosè Liz ed il suo bozouky. Defli altri tre appuntamenti, presso la Biblioteca Robinson, la Chiesa Presbiteriana ed al museo della Contea di Armagh ricordiamo per dovere di cronaca solamente il sardo Luigi Lai con le sue launeddas, l’asturiano Josè Manuel Tejedor, Cillian Vallely dei Lunasa e lo scozzese Finlay McDonald ed il greco Georgi Makris (che aveva già fatto un intervento all’inagurazione del WKPF con gli scozzesi Daimh). Ripeto, formula indovinata questa della piccola rassegna nella quale vedrei benissimo far conoscere al pubblico eterogeneo di Armagh anche i suonatori delle pive, baghet e zampogne italiane, una considerazione questa dettata dal cuore. Tutto qua.

Il report delle due serate al Teatro nella seconda parte, che seguirà a breve.

(fine parte 1)

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SUONI RIEMERSI: VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”

SUONI RIEMERSI: VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”

SUONI RIEMERSI: VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”. ALBATROS DISCHI VPA 8420, LP, MC.  1979

di Alessandro Nobis

Questo 33 giri pubblicato dalla Albatros nel 1979 è, che io sappia, l’unico nel prestigioso catalogo dell’etichetta milanese a presentare registrazioni sul campo effettuate in area veneta; in particolare presenta i risultati di varie campagne di studio e di registrazione dell’autorevole studioso Marcello Conati nella parte occidentale della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino al paese di Breonio, in Lessinia dal 1970 al 1975. Ventiquattro i brani presenti che coprono, tranne i temi a danza strumentali, tutte le aree tipologiche della musica tradizionale: filastrocche, canti lirici e narrativi, canti rituali, funzionali, villotte e ballate. Un repertorio utilizzato dai gruppi di folk revival come il Canzoniere Veronese, formato da musicisti e da ricercatori che ha lasciato un importante segno nel movimento del folk revival e che ha proseguito nei decenni il suo lavoro di arrangiamento di questo ricco repertorio. Musica “fissata” per sempre su nastro nel suo secolare processo evolutivo di passaggio da un portatore all’altro per poi essere utilizzata da musicisti in ambito folk che si sono nutriti ed abbeverati dei dischi dell’Albatros registrati quasi ovunque nel nostro Paese portando nel presente e nel futuro questi preziosissimi e rarissimi repertori.IMG_3031

Numerosi i “portatori originali” che Conati ha incontrato e che hanno consentito a lasciare una testimonianza su nastro di alcuni frammenti del proprio repertorio imparato per via orale, provenienti da contrade e piccoli centro dell’area oggetto dello studio di Conati come Molina, Ceredo, Fumane, manune, Breonio, Baldassara, Pezza di Marano e Cona. Tra i portatori vi sono Arturo Zardini, Ottavio Conati, Rosa Ceradini, Antonio Chesini, Aldo Grigoli, Vittorio Leonardi, la Famiglia Marogna, Eurosia Allegrini, Marisa Benedetti, Eugenio Pretto, Nori Grigoli e Brigida Tommasi naturalmente tutti musicisti / cantanti non professionisti. Un repertorio straordinario come del resto tutto quello appartenente al catalogo Albatros anche grazie ai preziosissimi libretti che accompagnano il vinile curati in questo caso da Marcello Conati ed in molti altri casi da Roberto Leydi.

Nel 2005 Marcello Conati pubblica per “Il Segno dei Gabrielli” il poderoso volume “Canti Veronesi di Tradizione Orale: da una ricerca in Valpolicella e in Lessina” con allegati 2 compact disc che riportano 196 esempio musicali del materiale registrato dallo stesso curatore in un arco temporale che va dal 1969 al 1982. Si tratta di materiale di grandissimo interesse, in minima parte già pubblicato nell’ellepì di cui vi sto parlando, disco di non facile reperibilità (se lo trovate assicuratevi che all’interno vi sia il fondamentale libretto) quasi tanto quanto il volume.

UARAGNIAUN “Perché sono marxista. Di Fabio Perinei. Poesie Canzoni Ballate”

UARAGNIAUN “Perché sono marxista. Di Fabio Perinei. Poesie Canzoni Ballate”

UARAGNIAUN “Perché sono marxista. Di Fabio Perinei. Poesie Canzoni Ballate”

SUONI DELLA MURGIA. Libro +  Cd, 2018

di Alessandro Nobis

UnknownCon questo ambizioso progetto ideato da Stefano Losurdo e concretizzato grazie ad una sottoscrizione “popolare” dai pugliesi Uaragniaun si è voluto rendere omaggio a Fabio Perinei (1945 – 2009), figura di spicco della cultura altamurana, Sindaco e Deputato della Repubblica al quale già nel 2010 Silvio Teot aveva dedicato la biografia “A furor di popolo”. Di Teot il saggio iniziale del volume a cui fanno seguito uno scritto di Perinei, la sua biografia ed una dettagliatissima parte dedicata alla musica, ai musicisti ed alle parole riportate nel CD, con fondamentali traduzioni in lingua italiana che consentono ai “nonparlanti pugliese” di capire nel migliore dei modi la vita e l’attività di Fabio Perinei, probabilmente sconosciuto al di fuori dei confini “locali”.

Il disco è una preziosa testimonianza, una ricostruzione storica quasi in forma di teatro – canzone di quanto avvenne in Italia a partire dal primo dopoguerra fino agli anni Settanta attraverso stringati ed efficaci richiami e soprattutto con i testi di Fabio Perinei, Rocco Scotellaro, Domenico Modugno, Stefano Losurdo, Ivan Della Mea e Matteo Salvatore musicati e suonati dal gruppo di Altamura, sempre con la raffinatezza e brillantezza che da sempre gli conosciamo anche se qui siamo un po’ lontani dal repertorio tradizionale dei precedenti lavori. Dichiaratamente ispirato al seminale gruppo “Cantacronache”, “Perché sono marxista” racconta la storia dalla vicenda dei Comitati Civici per le elezioni del 1947 alla condizione dei braccianti agricoli (“Lu soprastante”, “U’ stump” a “P’ nu muert nest a Peppino Buongallino” che narra della misteriosa morte del bracciante – consigliere comunale Peppino Buongallino”) all’emigrazione ed al conseguente abbandono della terra (“Amara Terra Mia”, “Emigrazione”a “Paese mio Svegliati” – “E tutti mandano a dire / che sì stanno bene / ma che si sentono tristi senza i parenti e senza gli amici”– ed ancora “Compagni, fermiamo quei treni”,) al Sud che nonostante il presunto miracolo economico resta indietro nello sviluppo. E poi la svolta di Fabio Perinei, il suo tesseramento con il P.C.I. dopo l’ignobile golpe cileno, quello di Enrico Berlinguer lontanissimo ormai dal P.C.U.S..

Un progetto davvero brillante, che volutamente ricorda nella fattura la collana de “I Dischi del Sole” così importanti per aver saputo dare una coscienza “popolare” negli anni Settanta, lavoro che si ascolta tutto d’un fiato e che potrà avere, sia nella parte testuale che musicale un utilizzo anche a livello scolastico, considerato che molte delle tematiche trattate sono ahimè ancora attualissime.

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI Quaderno culturale n. 41

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI Quaderno culturale n. 41

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI Quaderno culturale n. 41

La Grafica Editrice Verona, 2018. PAGG. 262, € 15,00

di Alessandro Nobis

Con una precisione elvetica all’inizio di ogni estate, dal 1978, arriva nelle libreria il nuovo volume de “La Lessinia Ieri Oggi Domani”, miscellanea di articoli riguardante la porzione montana della provincia di Verona, la Lessinia, separata ad ovest dall’altra montagna veronese, il Monte Baldo, dalla Valle del fiume Adige.

xxCome è prassi per il gruppo di autori, appassionati e studiosi coordinati dal geologo Ugo Sauro, il volume è suddiviso in sezioni riguardanti i più diversi aspetti  del territorio lessinico: “Territorio e ambiente”, “Preistoria e archeologia”, “Storia”, “Tradizioni e memoria popolare”, “Itinerari”, “Vita in Lessinia” e da ultimo, ma importante, “Il Quaderno a scuola”, temi trattati sempre in modo accuratamente scientifico e contemporaneamente divulgativo, una linea che da sempre ha contraddistinto tutti i volumi sin qui dati alle stampe.

Ciò che ogni anno stupisce chi va a sfogliare e quindi a leggere gli articoli pubblicati è la quantità e la qualità dei brevi saggi pubblicati che dimostrano quanto sia variegata nei suoi più diversi aspetti questa area prealpina e quanto siano preparati dal punto di vista scientifico gli autori che via via trovano e descrivono angoli culturali decisamente reconditi e sconosciuti al pubblico che la domenica frequenta la Lessinia fruendo dell’aria pulita e della bellezza del territorio troppo spesso in modo distratto.

In questo 41° volumetto desidero segnalare – il criterio è naturalmente quello dell’interesse mio personale – lo scritto di Vincenzo Pavan “Strutture ad arco nella Lessinia”, quello di Luciano Salzani, ispettore della soprintendenza Archeologica del Veneto, che riassume la storia delle ricerche archeologiche sui Monti Lessini e (“La vecchia scuola di Azzarino”) di Anna Maria Tezza che racconta in modo molto documentato le vicende dell’edificio che per oltre quaranta anni ha ospitato i bambini della zona

Ricordo infine che allegato al Quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un Cd con tutti gli articoli sino ad allora editi in formato pdf (8680 pagine!) e pertanto facilmente fruibile da chiunque conosca l’abc dell’informatica.

La pubblicazione del quaderno è sostenuta dall’”Associazione Culturale Accademia della Lessinia ONLUS”; si può abbastanza facilmente reperire in alcune librerie veronesi e nei musei sparsi sul territorio della montagna veronese oppure chiedendolo direttamente all’editore.

 

CIRCOLO MANDOLINISTICO SAN VITO DEI NORMANNI “Dopobarba”

CIRCOLO MANDOLINISTICO SAN VITO DEI NORMANNI “Dopobarba”

CIRCOLO MANDOLINISTICO SAN VITO DEI NORMANNI  “Dopobarba”

KOROMUNY Records. Cd, 2017

di Alessandro Nobis 

Questo è il primo, bellissimo album registrato dal Circolo Mandolinistico di San Vito dei Normanni e testimonia la passione, la sincerità, la verve, la professionalità e la vivacità della scena mandolinistica pugliese che nei decenni è riuscita a conservare e perpetuare repertori che fino a non molti anni fa ancora erano eseguiti nelle botteghe artigiane, magari davanti a qualche osteria e nelle barberie durante le pause tra un cliente ed il successivo. Quella delle orchestre, dei circoli, delle suonate tra appassionati e cultori di questo strumento a plettro nelle sue varianti non era infrequente anche in Italia Settentrionale come testimoniano numerosi ricordi e fotografie, almeno per quello che riguarda il veronese, dove vivo. Uno strumento che “subì” anche l’emigrazione, e per fare un esempio cito il caso del calabrese Rudy Cipolla, che nella bottega del padre – barbiere appunto, e sarto – a San Francisco imparò i rudimenti dello strumento fino a diventare riferimento per David Grisman e Mike Marshall, per citarne due.

Il repertorio di questo “Dopobarba: armonie profumare dalle barberie di San Vito di Normanni” è naturalmente vasto nei generi e rispecchia la curiosità, la voglia di misurarsi con le più diverse melodie: musica popolare nel più puro significato etimologico, la musica che la gente fischietta, canticchia, che ascolta alla radio e magari strimpella con la chitarra a casa propria lontano da orecchie indiscrete.

Gli “amici di San Vito”, così li chiamo immaginandoli durante una serata di prove, sono un’orchestra ben affiatata nata nel 1934 grazie ad un’iniziativa del Prof. Francavilla e rinata quindici anni or sono per felice intuizione del Maestro Federico Di Viesto. Oggi le redini le tiene il trentenne Peppo Grassi, diplomato al Conservatorio di Brescia e motore del Circolo; il repertorio è diverso da altre orchestre di mandolini che propongono arie classiche e liriche, ed è arrangiato in modo efficace presentando un menù prelibatissimo che va dalle interpretazioni di canzoni storiche come “Perduto Amore”, “Parlami d’Amore Mariù”, “Vecchio Frack” e “Boccuccia di Rosa” a brani che non ti aspetti come “And I Love her” o “The House of The Rising Sun” (una versione che sembra uscire dal miglior spaghetti western di Leone) vicini a pizziche e stornelli.

Grazie alla Kurumuny che ha pubblicato un’opera di grande valore che spero goda di distribuzione adeguata in modo da raccogliere il consenso di critica e soprattutto del pubblico come merita.

Bellissimo, quasi commovente.

http://www.kurumuny.it

 

EVENTI: TERRA in-CANTA FESTIVAL. Opificio dei Sensi, San Martino Buon Albergo, Verona

EVENTI: TERRA in-CANTA FESTIVAL. Opificio dei Sensi, San Martino Buon Albergo, Verona

EVENTI: TERRAinCANTA FESTIVAL, 13 – 28 luglio 2018. Opificio dei Sensi, San Martino Buon Albergo, Verona

di Alessandro Nobis

TERRA IN CANTAE meno male che ci sono associazioni come la Cooperativa ONLUS veronese Opificio Dei Sensi che, senza l’intervento di alcun partner pubblico, si adoperano per la diffusione della cultura in uno spettro il più ampio possibile ed operando nel sociale coinvolgendo nelle proprie attività di servizio anche persone svantaggiate, come si evince visitando il loro sito web.

Da venerdì 13 luglio vedrà la luce una nuova iniziativa, una rassegna culturale chiamata “Terra in-Canta che fino al 28 proporrà sei incontri musicali e quattro appuntamenti culturali presso la sede della Cooperativa, ovvero in Via Brolo Musella 27 in Località Ferrazze a due passi dal centro di San Martino Buon Albergo e ad una ventina di minuti da Verona. Tutte le edizioni del “Festival di Musica, culture e Tradizioni” saranno dedicate all’Italia con un Paese ospite che per questa prima e’ il Marocco; oltre ad esplorare la cultura maghrebina verrà data la possibilità al pubblico di cenare con piatti tipici dei due Paesi. I sei concerti, pensati e coordinati da Paolo Marocchio della Contrada Lorì spaziano dalla musica de “Lì Filari” che raccontano la terra salentina, la sua ricchezza, le sue problematiche e la fatica della sua coltivazione a quella delle bravissime toscane “Dè Soda Sisters” – già viste a Verona in occasione della serata finale del “Premio Roberto Rizzini” – con i loro stornelli, la loro ironia ed il patrimonio tradizionale della loro terra, passando dalle serate dedicate ai cantastorie con Otello Perazzoli (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/01/17/il-diapason-intervista-otello-perazzoli/)ed il marocchino Bachir Charaf e la affascinante ed inedita musica berbera ed araba in senso lato. Il folklore del Marocco è rappresentato da “Dakka Royal”, ensemble di percussioni che rappresenta nel nostro Paese la cultura musicale del Maghreb attraverso i suoni urbani e quelli rurali e da “Jedbalak” con l’antica cultura Gnawa rappresentata nell’odierno attraverso sonorità del nostro tempo. Il sesto concerto sarà quello dell’apprezzatissimo “Sarab Duo” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2015/12/28/sarab-duo-sarab/)di Roberta Stanco (viola) e Hamza Laobdia Sellami (liuto arabo), un ponte ideale tra Sicilia ed Algeria costruito attraverso le composizioni originali dei musicisti.

Gli altri appuntamenti prevedono una esposizione di opere d’arte realizzate dagli studenti del Liceo Copernico e dell’Istituto D’arte Nani – una bella idea questa di coinvolgere gli Istituti Superiori del territorio –, due incontri con l’autore algerino Tahar Lamri e la kallas Viaggi che presenterà alcuni aspetti di un Marocco “diverso” e la proiezione del documentario girato nel 2012 da Rossella Schillaci “Il Limite” che narra gli spostamenti di un peschereccio con un equipaggio italo – tunisino.

Il programma dei concerti (dalle 21:15):

Venerdì 13: Dakka Royal

Sabato 14: Lì Filàri. Musiche popolari del Sud Italia

Venerdì 20: Dè Soda Sisters. Musica  Agrifolk

Sabato 21: Sarab Duo

Venerdì 27: Otello Perazzoli e Bachir Charaf

Sabato 28: Jedbalak

Gli altri appuntamenti:

Sabato 14 ore 18:30: “Marocco, un viaggio tra dune, montagne e civiltà”. A cura di Kallas Viaggi

Giovedì 9 ore 21:30: “Il Limite” di Rossella Schillaci. Documentario

Sabato 21 luglio ore 18:30: Incontro con Tahar Lamri

Esposizione “Progetto Record”, Associazione Le Fate Onlu

www.opificiodeisensi.it Via Brolo Musella 27. San Martino Buon Albergo, Vr.

Prenotazioni cene e concerti: info.opificiodeisensi@gmail.com

045.8947356

TERRA PANE LAVORO  “Canti contadini d’amore e lotta”

TERRA PANE LAVORO  “Canti contadini d’amore e lotta”

TERRA PANE LAVORO  “Canti contadini d’amore e lotta”

KURUMUNY cd, 2017

di Alessandro Nobis

Questo significativo lavoro nato sotto la direzione musicale di Rocco Nigro che coinvolge un consistente numero di musicisti riguarda tematiche, come si evince dal titolo, legate alla dura vita nelle campagne, al lavoro, alla situazione dello sfruttamento bracciantile, alle lotte contro il latifondo ed all’emigrazione nel salentino; tematiche che all’”epoca dei fatti” – ovvero dalla fine del XIX° secolo fino al primo dopoguerra – sembravano destinate all’oblio sono drammaticamente ritornate ad essere attuali viste le condizione di lavoro alle quelli sono costretti sia parte delle popolazioni autoctone che le migliaia di persone emigrate dall’Asia e dall’Africa, subsahariana e non.

E’ un disco veramente ben concepito e realizzato, ed un attento ascolto dei testi – intelligentemente riportati nella inlay card – possono “far male” anche alle coscienze più attente a queste tematiche, ripeto attualissime. Si parte da Gallipoli 1 maggio 1891, Festa dei Lavoratori: il Prefetto di Lecce con un’ordinanza vieta di manifestare in piazza, vieta gli assembramenti, niente cortei ma i socialisti salentini con la scusa della celebrazione della festa di San Giuseppe fanno suonare alla banda e ad un corteo “spontaneo” una canzone clandestina il cui testo era stato fatto distribuire nella totale clandestinità. “Vogliamo lavorare otto ore al giorno / e passare in libertà tutto il resto della giornata”, dice il testo cantato da Dario Mucci con Rachele Andrioli e Antonio Castrignanò, “Sulle terre incolte d’Arneo / Noi porteremo la vita ed il lavoro / darem la terra a tutti coloro / a cui per anni l’agrario negò” urla invece “La ballata delle terre occupate”, terre in mano ai latifondisti e lasciate incolte di proposito, “Aprite tabacchine che state chiuse / un poco d’aria entri per queste ragazze / che per la puzza muoiono rinchiuse / don Cecco i milioni se li prende e se li porta via” descrive le orribili condizioni delle donne costrette a lavorare a porte chiuse nelle manufatture tabacchi: questa l’aria che si respira ascoltando “Terra Pane lavoro”, l’aria della memoria storica e popolare che ci riporta alle condizioni di lavoro, come dicevo, purtroppo spesso attuali. La raccolta dei pomodori per pochi euro lavorando sotto il sole cocente dall’alba al tramonto, il caporalato, la raccolta della frutta nelle caldissime serre, il lavoro delle sartine cinesi nelle cantine delle città, cosa è cambiato dal 1891? Poco o niente per i braccianti agricoli del gradino più basso della piramide socio economica, ed anche per questo il lavoro coordinato da Rocco Nigro (in origine allegato al volume di Luigi e paolo Chiriatti “Terra Rossa d’Arneo. Le occupazioni del 1949 – 1951 nelle voci dei protagonisti”) è a mio avviso importantissimo, si concentra sulle microstorie della terra D’Arneo per spalancare una luminosa finestra sulle condizioni lavorative di centinaia di migliaia di esseri umani “invisibili”.

Naturalmente per chi vuole aprirla, quella finestra.

http://www.kurumuny.it