TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sedicesima parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sedicesima parte)

TERREMOTO 1891 (sedicesima parte) Quotidiano ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

Dopo aver tanto discorso di terremoti in questi giorni a più d’un lettore interesserà conoscere qualche cosa di questa forza misteriosa che colla terribilità dell’incognito ed una potenza incalcolabile scuote i continenti non meno dei mari e semina in pochi secondi la strage e il terrore.

Questa potenza occulta è chiamata dai fisici vulcanismo terrestre ed ha origine dal fuoco che divampa nelle profonde viscere della Terra. Sotto tale denominazione si comprendono le eruzioni di vulcani, i vulcani di fango, le sorgenti di gas, le sorgenti d’acqua calda, i terremoti, i sollevamenti e gli abbassamenti rapidi o lenti del suolo.

L’acqua che in gran copia non solo penetra per infiltrazione ma si produce e precipita nell’interno della corteccia terrestre, come ha dimostrato luminosamente (non è molto) un celebre specialista tedesco – il Volger – circola per gl’interni meandri dal profondo sottosuolo e si raccoglie nelle grandi cavità della Terra. Il contatto di quest’acqua con le materie incandescenti produce istantaneamente delle masse enormi di vapori ad alta tensione, donde una potenza dinamica più o meno fantastica ma quasi sempre tale da produrre le commossioni del suolo che noi risentiamo.

I terremoti dunque sono scuotimenti di porzioni della corteccia terrestra prodotti dall’azione energica di vapori che tendono ad occupare uno spazio confacente alla loro elasticità e tensione, i quali vengono spesso accompagnati da particolari fenomeni.

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Rispetto al genere di movimento prodotto alla superficie della terra i terremoti si distinguono in sussultori, ondulatorie vorticosi.

Tale distinzione vien fatta unicamente per dare una ragione elementare dei fenomeni apparenti delle commossioni telluriche in quanto che, scientificamente parlando, i terremoti sono tutti sussultori per l’azione costante del gas meno densi dell’aria di agire in senso verticale; i movimenti ondulatorie vorticosinon sono, rigorosamente parlando che il risultato delle resistenze opposte dalla superficie terrestre all’azione dinamica verticale dei gas. Allorquando queste resistenze non fanno equilibrio alla pressione di vapori ne avvengono le azioni vulcaniche, le sorgenti, le voragini, i crepacci.

Le azioni ondulatorie e vorticose dei terremoti non sono però meno terribili di quelle sussultorie.

Nell’anno 1812 la città di Caracas (capitale del Venezuela nell’America Meridionale) venne distrutta in tre minuti secondi da un movimento ondulatorio di terremoto.

Molte volte il raggio d’azione di un terremoto è straordinariamente vasto.

Il terremoto con movimento vorticoso che distrusse Lisbona (capitale del Portogallo) nel 1755, ebbe la durata di sei secondi.

Il terremoto testè citato, si calcola abbia avuto un’estensione di 33 milioni di chilometri quadrati, essendo stato avvertito ad Abo in Finlandia (Russia) a Magador (Marocco) alle Antille, alla Nuova Scozia ed in Groenlandia.

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I terremoti avvengono in regioni vulcaniche e non vulcaniche, né havvi alcun segno che possa essere tenuto come sicuro indizio di una prossima scossa. Gli stessi strumenti sismici

 

 

I CANTASTORIE E L’INONDAZIONE DEL 1882 A VERONA

I CANTASTORIE E L’INONDAZIONE DEL 1882 A VERONA

I CANTASTORIE E L’INONDAZIONE DEL 1882 A VERONA

di alessandro nobis

Cantastorie: s.m. e f., indecl.. Divulgatore girovago di storie in versi, talvolta da lui stesso composte, a soggetto generalmente drammatico o passionale, ancor oggi visibile in occasione di feste paesane. (G. Devoto – G. C. Oli)

A - 1 - 52Dopo giornate di grande allarme durante le quali il livello dell’acqua si alzava sempre più, il 14 settembre del 1882 l’Adige ruppe definitivamente gli argini a Verona causando la più disastrosa delle piene che la città abbia subito nei suoi duemila anni di storia. I molini lungo il fiume vennero spazzati via dalla furia delle acque, a Portoni Borsari le barche di soccorso non riuscivano nemmeno a passare sotto gli archi della porta romana, fu un avvenimento che ancora viene ricordato dalle numerose pietre incise con la linea del livello dell’acqua ed inserite nel centro storico nelle mura dei palazzi e che venne documentato da numerose quanto preziose fotografie ma che venne descritto con qualche giustificabile ritardo dal quotidiano Arena a causa dell’inopinato allagamento delle tipografie dove veniva stampato.

Una ventina di anni più tardi, nel 1902, apparve nei mercati rionali, nelle fiere o semplicemente nelle piazze un volantino, un “foglio volante” venduto verosimilmente da qualche cantastorie che aveva in repertorio il racconto in rima di quel disastro ed in particolare del gesto eroico di un militare che si gettò nelle acque tumultuose per salvare un bambino dall’annegamento; possiamo pensare che il foglio volante che ho avuto la fortuna di leggere, datato appunto 1902, sia una ristampa di uno stampato poco dopo l’alluvione, ma questa è una mia semplice ipotesi.

Roberto Leydi e Paolo Vinati ci spiegano che cosa sono i “Fogli Volanti”(1): “I fogli volanti con storie e canzoni hanno accompagnato l’opera dei cantastorie fin dal XV° secolo, ma hanno anche agito autonomamente come veri e prodotti messi sul mercato entro il sistema della produzione commerciale e della comunicazione di massa. Questi prodotti hanno seguito lo sviluppo dei mezzi comunicativi dal ‘500 ad oggi: prima e per lungo tempo la stampa, poi il disco e l’audiocassetta (e poi il CD e il digitale)”.

I cantastorie giravano per lo più da soli, molti accompagnavano la narrazione con uno strumento musicale oppure giravano in coppia, qualcun altro per illustrare le sue narrazioni si accompagnava con delle vignette stampate sulla tela; resta il fatto che purtroppo la maggior parte di questi fogli volanti erano sprovvisti di melodie scritte, la cultura orale non prevedeva lettura di notazioni musicali anche se nella metà del XIX° secolo le raccolte, talora poderose, di canti popolari erano fortunatamente frequenti regalando ai posteri, cioè noi, importantissimi squarci dei vari aspetti della vita quotidiana.

Purtroppo il foglio volante di cui qui sotto trovate la trascrizione, è l’unico dell’importante collezione di Roberto Leydi che presenta una piegatura che nasconde alcune parole. Inoltre la lingua sembra non essere il dialetto veronese almeno in alcune sue parti quindi è probabile che l’autore non fosse proprio di Verona e dintorni.

STORIA DELLA TERRIBILE INONDAZIONE DI VERONA

Gh’era in Verona del vottantadù

Si che le successo öna grand’inondaziù;

Fina nei vicoli l’acqua l’era corriente

Chegnaanche colle barche se podeva andarghe arente

Ch’era un povero padre, padre del bambino;

Sigava poverino nissun lo po’ salva.

Un militar l’ha visto, nel’acqiua ‘l ‘se slancià:

Bambino l’ha salvato e ‘l padre ‘l sa negà

Gesù Maria Santissima abbiate di noi pietà

…………….. tutti inondà

E fine nel’Ammerica söl pölpet a predicà

Fega l’elemosina ai poveri inondà.

Li. 15 febbraio 1902

N.B. – Il ricavato della vendita sarà versato in beneficenza.

(1) – R. LEYDI e P. VINATI: Tanti fatti succedono al Mondo. Fogli volanti nell’Italia Settentrionale dell’Otto e Novecento. GRAFO Ed.ni 2001, Brescia, Con Cd Rom.

 

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

Stampato in proprio. Volume pagg. 207, 2019. € 12,00

di alessandro nobis

MENABO'.jpgVi assicuro che una delle cose più divertenti da fare se amate la musica, di qualsiasi genere, è senz’altro quella di mettersi a cercare gli autori e gli interpreti più sconosciuti, quelli che hanno lasciato poche tracce sia dal punto di vista discografico – magari entrando nella storia lo stesso – sia dal punto di vista umano. Ci vuole pazienza, dedizione, capacità di scrittura ed in molti casi si lavora come l’archeologo che ricostruisce vasi antichi partendo da pochi frammenti; alcuni lasciano scientemente grigie le parti mancanti, altri le riempiono calibrando la fantasia con la realtà rappresentata dai frammenti ritrovati.

Per il blues ad esempio, c’è Roberto Menabò che con la sua consueta capacità descrittiva sapientemente mescola il reale con il quasi-reale ci ha regalato in passato “Mesdames a 78 giri” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/11/27/roberto-menabo-mesdames-a-78-giri-storie-di-donne-che-hanno-cantato-il-blues/)e da qualche mese ha pubblicato quest’altrettanto interessante antologia – rigorosamente autoprodotta –  che racconta le gesta di autori celebri “caucasici” all’epoca della depressione dimenticati, vicino ad altri che invece sono rimasti nella storia. Tutti come dice Menabò nella quarta di copertina “suonavano dell’ottimo ed intenso blues” ed “erano musicisti bianchi della zona degli Appalachi che mescolavano l’idioma afroamericano con la cultura popolare bianca rendendo così il blues interessante ed intrigante”.

Ecco che vicino ad Uncle Dave Macon, a Frank Hutchinson, ed alla storia di Giuseppe “Joe” Venuti e Salvatore Massaro – Eddie Lang conoscerete altre vicende, altre personalità, altri autori come il minatore del West Virgina Harry Franklin “Dick” Justice o lo straordinario talento chitarristico del georgiano Jimmie Tarlton; insomma come “Mesdames a 78 giri” questa nuova antologia di Roberto Menabò – chitarrista sopraffino, divulgatore e ricercatore “blues” racconta l’altro blues, quello delle microstorie personali, quello di cui è rimasta poca memoria se non in qualche gracchiante 78giri o su qualche lapide in cimiteri nascosti chissà dove.

Se amate il blues, se siete curiosi, se vi volete “impicciare” delle vite di questi eroi della musica, questo di Menabò è il libro che fa per voi.

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quindicesima parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quindicesima parte)

TERREMOTO 1891 (quindicesima parte)  ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

DALL’OSSERVATORIO

Verona, 12 giugno, ore 11 ant.

Nel corso della giornata di ieri traccie di leggere ondulazioni: scossa sensibli alle ore 4.48 pom. marcata da tutti gli istrumenti, nella direzione Nord – Nord – Est dalla quall’ora sino alle ore 9.16 pom., ondulazione continua quasi da formare una linea sulla carta sel sismografo.

Nella notte e nella mattina continua ma più debole: lle ore 9.46 ant. forte scossa ondulatoria in direzione Est – Ovest.

Ora il movimento continua poco interrotto.

Per il Prof. Agostino cav. Goiran

L’assistenteBATTOCCHI

 

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VENIAMO IN SOCCORSO

DI TREGNAGO E BADIA

e Comuni finittimi

E’ inutile ormai ogni fervorino per incitare il pubblico a venire in soccorso dei colpiti dal terremoto del sette.

I paesi di Badia Calavena e di Tregnago, di Selva, di Vestena, ecc., si possono dire per tre quarti distrutti: la popolazione attende l’obolo dei generosi.

Lista di ieri L. 953.
Offerte d’oggi:
Pietro Luigi Noris 1.
Catterina Noris 1.
Umberto Noris 1.
Ubaldino Noris 1.
Coniugi Spezia – Aldighieri 20.
Eredi fu Giovanni Bragantini 10.
Pietro Sgulmero 3.
Ditta Federico Pesaro 10.
Trevisani Vittorio 5.
Augusta Menga – Albertini 40.
Carolina Calabi 50.
Carlo Beltrame 10.
Marchese Clavarino Filippo, ingegnere 20.
Contessa Giulia Pellegrini dopo lunga e penosa malattia per la recuperata saluta invia in 2° offerta per i danneggiati del terremoto altre 25.
Dr. Augusto Provolo 10.
Cav. Emanuele Cuzzeri 5.
Clelia ed Attilia Errani (da Russi) 1,50
Gedeone Bissoli, pizzicagnolo 3.
Giovanni Giarneri 7.
Devenuto comm. Eugenio 20.
Co, Francesco Balladoro 50.
Alessandro Marangoni e C. 3.
Chiarotto Cavattoni e C. 30.
Emilio Monti 20.
Ditta Francesco Zeiner 30.
Antonia Borgia – Castagna 25.
Zini dottor Domenico 5.
Pietro Silvestri 10.
Tentori Egidio 5.
Botticella Giuseppe agente delle Tasse ad Isola della Scala 7.
Obicini Alfredo aiuto agente 3.
Achille Cavadini 10.
Giulio Forti 5.
N. N. 10.
Conte Pietro Bevilacqua 25.
Ugo D’Alessi 5.
Uscieri del Tribunale 6.
Totale L. 1454,50

 

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La Camera di Commercio ha deliberato di concorrere con L. 300 a soccorrere i danneggiati dal terremoto, somma che verserà a quel Comitato Provinciale che sarà per costituirsi in Verona.

 

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I terremoti nel veronese

SPIGOLATURE STORICHE

Il recente fenomeno tellurico che ha sorpreso Verona e la parte Nord – Est della provincia, né ancora accenna a cessare completamente, ci suggerisce un po’ di ricerca storica sui terremoti che nei secoli trascorsi afflissero questa vetusta città ed i luoghi circostanti.

Tacendo dei fenomeni sismici verificatesi negli anni 243, 369 e 793 dell’Era volgare sui quali mancano particolari attendibili, prendiamo senz’altro le mosse dal disastroso terremoto dell’anno 894 durante il dominio di Berengario I.

La storia di Lodovico Moscardo Patrizio veronese del secolo XVII registra appunto che nell’anno 804 (settimo di Berengario) «seguì grandissimo terremoto, che fece molti danni nella città e particolarmente rovinò gran parte del Teatro (al di là del ponte della Pietra verso le regaste del Redentore) con la morte di molti e cadde gran parte della prima cinta dell’Anfiteatro (Arena). Berengario sorse, a richiesta di Adeleardo Vescovo, e decretò che ciascheduno potesse gettare a terra fino dai fondamenti quella parte di teatro che minacciava rovina, come si legge nella sua determinazione».

E’ probabile che non molti cittadini abbiano approfittato di questa singolare liberalità del principe Longobardo, se si eccettuano gli abitanti coerenti o più prossimi allo splendido edifcio posto in luce e illustrato dal Monga, scampati al grave pericolo.

Comunque è certo che buona parte del Teatro romano venne allora, un po’ per effetto del terremoto e un po’ per ragioni di sicurezza, rovinato e demolito e chi ne visita anche oggi con attenzione i resti vi scorge senza difficoltà gli effetti terribili di uno scuotimento del suolo che rimonta alla bellezza di mille anni circa.

Specialmente in un corridoio di sfogo nella parte già un tempo mediana del Teatro si vede ammassata una quantità di materiali ormai anneriti dal tempo e sopra di esse la massa quasi completa di un palco patrizio, in pietra come si usava all’epoca romana col nome inciso della famiglia cui apparteneva.

Tottochè dimezzate, interrotte, guaste, sovrapposte le rovine del teatro meritano una visita e rimangono là a far testimonianza dei grandiosi concepimenti artistici dei romani ed anche della orribile potenza dinamica del terremoto dell’anno 894 che segnò una data ben calamitosa nella storia di Verona.

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Il successivo terremoto, di cui troviamo memoria nella cronaca del Moscardo accadde nel 1117. E anche questo fece grandissimi danni rovinando particolarmente il recinto dell’Anfiteatro (Arena) detto Ala.

Lo storico nota che nella medesima contingenza bruciò una gran parte del Palazzo della Ragione.

Del terremoto accaduto l’anno 1183, famoso per la storia per la pace conclusa a Costanza fra i rappresentanti le città della Lega e l’imperatore Federico Barbarossa, essendo podestà di Verona il conte Santo Sambonifacio, il Moscardo non fa parola.

Nel 1223 essendo podestà Rizzardo conte di Redondesco «nel giorno di Natale, nell’ora di terza seguì grande e spaventevole terremoto, il quale fece grandissimi danni con la rovina di moltissime case nella città e nel contado, e nella Valpolicella ruinò l’antico castello di Marano, già da Carlo Mario (?) fabbricato».

«L’anno 1348 il vigesimo quinto giorno di gennaio fu così estremo terremoto nella Lombardia che in Verona gettò a terra sette case».

«L’anno 1367 furono due terribili terremoti, per li quali precipitarono molte case, con la morte di alquante persone».

Nell’anno 1457 seguirono «così terribili terremoti che caderono per quasi tutta l’Italia edifizi e particolarmente un monte sopra Salò, discosto dal lago di Garda, s’abbassò nascondendosi gran arte nella terra».

Nel mese di gennaio del 1487 «si sentì grandissimo terremoto che ruinò e atterrò molte case nella città»-

Nell’anno 1491 sotto il reggimento di Marcantonio Morosini, «si sentì uno spaventevole terremoto, per il quale oltre la rovina di molte case, perirono in Verona molte persone».

Nell’anno 1505 «per alquanti giorni si sentirono terremoti; perciò in Verona non fecero danni di considerazione. Patì assai Bologna ove caderono molte case ed edifici».

«Il decimo quinto giorno di Gennaio dell’anno 1511 fu in Verona e territorio vento sì impetuoso che spiantò la maggior parte degli alberi e in Gardesana gran parte degli olivi».

In Verona cederono la maggior parte dei camini e a S. Leonardo gettò (sic) a terra tutto il dormitorio dei detti Padri (di S. Leonardo) e in altri luoghi causò infiniti danni.

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Seguirono altri terremoti il 17 di febbraio dell’anno 1695 e nell’epoca nostra tutti ricordano i movimenti tellurici del 19 dicembre 1869, 27 maggio 1870, 23 settembre 1871, 29 giugno 1873, che tanto devastò il Bellunese, 19 dicembre 1885, 23 febbraio 1887 fatalissimo per la Liguria e finalmente quello del 7 giugno, non ancora finito a quanto pare.

 

QUI LA PRECEDENTE QUATTORDICESIMA PUNTATA: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/03/11/terremoto-1891-quattordicesima-parte-arena-12-13-giugno-1891/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TERREMOTO 1891 (quattordicesima parte) ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

TERREMOTO 1891 (quattordicesima parte) ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

TERREMOTO 1891 (quattordicesima parte)

ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

INTERVIENE GOIRAN

Sicuramente, dissemi il professore, nel secolo nessun’altra scossa per estensione e per intensità di effetti (parlando del Veronese) può paragonarsi a quella che nella notte dal 6 al 7 giugno corrente, colpì il veronese in modo specialissimo nel distretto di Tregnago.

Si premette dall’intervistato che secondo ogni probabilità il fenomeno attuale nel passato deve aver avuto, sebbene leggerissima una qualche manifestazione. Perché egli visitando nella mattina dell’11 la regione che sta tra la Valle dell’Alpone e la valle di Tregnago fu sorpreso da scossa violenta accompagnata da rombo prolungatissimo alcuni minuti prima in prossimità di Castelvero ed osservò che un branco di pecore manifestavano un’insolita agitazione mandando belati acutissimi come di dolore.

Le guide che lo accompagnavano – due mulattieri di Vestenanuova – gli osservarono che quei romori erano ad essi cosa notissima e da essi ritenuta come cosa prodotta dal Lago di Garda!!

Questa cosa dimosrerebbe che romori sotterranei non oggi soltanto, ma anche nel passato fossero stati avvertiti in questa zona, tanto più, che sebbene non avvertiti, anche negli anni scorsi lo stesso amico nostro Goiran alcuni piccoli terremoti ebbe pure a sorprendere in questa regione e fra gli altri quello che nella sera del 6 febbraio 1880 colpiva il veronese e del quale scrisse anche la storia.

Aggiunge che nelle memorie accademiche non ricordava più se nel 1882 o 1883 è fatto cenno che nella parte alta della provincia veronese erano stati avvertiti romori straordinarii la quale asserzione potrebbe certamente essere attribuita all’altra parte del Veronese, ma anche a quella che oggidi ci occupa. Tanto più che suoni e detonazioni e terremoti limitatissimi lo stesso Goiran ebbe più di una volta a sorprendere tra la Val d’Adige e la Val d’Alpone. Nel caso attuale si tratta di una conflagrazione che visto il campo relativamente limitatissimo nel quale si è manifestata, assume proporzioni di grandiosità e di intensità assolutamente eccezionali.

La notte era tranquilla, il silenzio profondo, e la città era assopita nel sonno e fidente. Conficdenza però menzogneria perché prima della mezzanotte il suolo con tremiti, oscillazioni leggerissime manifestava una agitazione non comune, la quale – come preavviso – non solo nelle agitazioni degli animali, nelle perturbazioni magnetiche, nella leggiera scossa delle ore 1,07 ant. preannunziava la scossa poderosa che alle ore 2,04 scuoteva Verona e gettava lo spavento e il terrore a Tregnago, Marcemigo, Scorgnano, Cogòlo, Badia Calavena, Tessari, Sant’Andrea di Vestenanuova, Castelvero e Selva di Progno.

L’amico Goiran sorvola sul panico che non può descriversi, sulle grida, sulle eccitazioni nervose, fortemente impressionato dalla somma di dolori, di miserie e di sgomenti che ebbe ad osservare in questi giorni, si ferma sulla somma dei disastri, disastri incalcolabili per la entità dei danni, per i lavoro di campagna sospesi o troncati, per il senso di malessere generale che ha colpito la popolazione dei campi e anche per le evenienze future.

Nel tratto di provincia che abbraccia le località colpite dal terremoto, la massima parte delle abitazioni è resa inabitabile, o per rovina perché crollate, o per sfasciamento, o per l’imminente pericolo di rovina. Di fronte a tale somma di disastri l’animo rimane sgomento e dal complesso delle sventure si augura propizio l’aiuto di chi può e deve soccorrere in tanta jattura.

I fenomeni fisici che preannunziarono la scossa tremendamente maestosa delle 2,04 a. si riducono a quelli notissimi di agitazione in tutti gli animali domestici in un senso molto pronunciato di malesse anche nelle persone, in un movimento microsismico prolungatissimo che annunziava la prossima conflagrazione.

Degli effetti posteriori della scossa si è detto prima, piuttosto dice l’amico Goiran, parliamo della modalità e della forma del fenomeno in ordine alla sua distribuzione ed assicura, sino a che nuovi fatti non vengano a contraddirlo, che l’area maggiormente scossa però essere rappresentata da un triangolo i cui vertici sarebbero Castelvero, Sant’Andrea di Badia Calavenae Tregnago; La linea di massima azione passerebbe per Castelvero, Cogòloprolungandosi fino a Verona ed oltre. Il centro di azione massima sarebbe secondo ogni probabilità da collocarsi fra Castelveroe Cogòlodi Tregnago dal qual punto a guisa di ventaglio partirono radiazioni in tutti i sensi, le quali urtarono il Trentino, il Bresciano, il Mantovano, il Vicentino, il Padovano, spingendosi sino nell’Emilia nel Piemonte e nella Liguria.

Gli effetti meccanici sono di una violenza inaudita presentando contemporaneamente particolarità stranissime le quali, indipendentemente dalle spinte laterali e verticali. E negli edifizii e nel suolo indicano sino all’evidenza un marcatissimo movimento di torsione come nel contorcimento di una casa a Cogòlo, nel rovesciamento di non pochi capitelli che a Tregnago ed altrove si può facilmente verificare (pilastro casa dottore Castelli, Massalongo, Zanderigo, balaustre chiesa Cogolo).

Oggidi le scosse continuano si può dire senza interruzione e si succederanno con varie vicende di intensità e di tempo, né la scienza o le umane previsioni possono assicurare sulla durata del periodo sismico attualmente apertosi.

E’ lecito però asserire che pur perdurando il movimento attuale, pur prevedendo a tratto una qualche scossa assai vibrata, pure non sarà mai per ripetersi quella rovinosa del 7.

L’egregio prof. Goiran raccomanda a tutti, sei luoghi colpiti, calma, calma e calma, e ne hanno ben bisogno.

Era il tocco passato e quindi andammo a prendere un po’ di riposo. Pioveva dirottamente.

  1. g.

 

 

 

 

Succede a Verona: IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

Succede a Verona: IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona

Verona 1847. 15 x 21 cm, Scripta Edizioni, anastatica 2011. € 12,00

di alessandro nobis

Questo volume pubblicato dalla Scripta di Enzo Righetti e Beppe Muraro nel 2011 fu presentato al quartiere di Santo Stefano, a Verona, in occasione di una delle tre edizioni del TREDESEDODESE, una manifestazione le cui intenzioni erano quelle di celebrare non tanto la Festa di Santa Lucia ma la Cultura Popolare. Questa ristampa anastatica è di fatto un libro importantissimo per i cultori di storia locale e per gli etnografi perché fa il punto della situazione del Bacanal del Gnoco nel 1847; un volume che la stampa locale snobbò al momento della sua pubblicazione e di fronte al quale le “istituzioni” non solo mancarono l’occasione di contribuire alla realizzazione del volume ma si dimostrarono indifferenti anche all’acquisto di copie dello stesso (e, in Primis, il Comitato del Carnevale di D’Agostino): peggio per loro.

carnevaleQuesto volume è uno dei pochi (l’unico?) a ricostruire la storia del Carnevale Veronese in modo preciso e completo: come detto questa era la seconda edizione, mentre la prima risaliva al 1818 e rispetto a questa contiene integrazioni grazie alla scoperta di nuovi documenti in corso d’opera che non trovarono spazio nella prima.

Il volume è suddiviso in sezioni: la prima è “Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona il venerdì ultimo di Carnovale”. E’ la parte più interessante del volume, e si tratta della “Relazione di Alessandro Carli alla Municipale Amministrazione di Verona” che riporta con grande precisione la composizione della sfilata dei carri, una “Nota delle spese occorrenti per la funzione del Venerdì Gnocolare, apparenti dai registri pubblici”, un articolo datato 5 febbraio 1812 del Giornale dell’Adige. “Poesie varie” si chiama la parte seguente che comprende le 20 “Maccaroniche” del Marchese Francesco Dionisi scritte nel 1789 alla quale segue un supplemento di una sessantina di pagine contenente anche un con saggio bibliografico ed alcune “Stanze” e “Sonetti” in dialetto veneziano tratte dalla Raccolta stampata in Verona da G. B. Saracco nel 1953. Si tratta di documenti che vennero in possesso dell’autore durante il lavoro di stampa che, come viene riportato “gli vennero per buona ventura alle mani alcuni scritti non prima veduti, che gli parvero poter far seguito convenevole al suo libro, e li ha perciò qui riuniti come supplemento al medesimo

Naturalmente non si può riportare indietro l’orologio del tempo e ricostruire il Carnevale come era in origine, sarebbe un’operazione del tutto anacronistica, sciocca e dinutile, anche perché le origini del Bacanal sono legate a tempi di grande povertà e carestia; si può, anzi penso si debba non dimenticare la storia di questa festa che a Verona davvero pochissimi conoscono, e questo volume, se fosse stato accolto con entusiasmo e diffuso dalle istituzioni comunali avrebbe senz’altro contribuito a questo.

Mi dicono dalla regia che l’editore conservi ancora delle copie in magazzino ………

 

 

TERREMOTO 1891 (tredicesima parte)  ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

TERREMOTO 1891 (tredicesima parte)  ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

(601) TERREMOTO 1891 (tredicesima parte)  ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

I DISASTRI DEL TERREMOTO: Una notte a Tregnago

Caro Aymo

Ricevuto da voi l’incarico di recarmi a Tregnago, per poter avere notizie vere della situazione attuale, dopo il ripetersi delle scosse in questi due giorni posteriori alla visita da voi fatta sui luoghi, l’accettai con piacere da una parte per la fiducia che avevate di me e con dolore dall’altra per le miserie che avrei trovate le quali avrebbero fatto impressione sull’animo mio.

Partii col treno del tramway a vapore delle 4.35 ed arrivai a Tregnago alle ore sei.

Appena giunto mi recai dal carissimo amico mio dott. Vittorio Castelli e a lui dissi lo scopo della mia venuta; egli gentilmente si mise a mia disposizione, e si che, povero giovane, non ha mai avuto un istante di riposo dal momento della dolorosa catastrofe, e tutto il paese, ammirandolo, è compreso delle sublimi virtù cittadine e filantropiche di cui dà continuamente prova.

Fece attaccare il suo cavallo e andammo alla frazione di Cogòlo la più funestata dalla immane sciagura.

Non ho parole per descrivere la desolazione, lo spavento di quella popolazione la quale è tutta costretta a dover pasare il giorno e la notte sotto le tende innalzate dal Genio Militare. Coll’ultima scossa di ieri mattina non una casa – diciamo non una casa– della frazione è abitabile e tutte sono in pericolo. E’ bensì vero che i soldati del Genio militare, qui rappresentato da un solo distintissimo e bravo ufficiale, sig. Biancolini, e da un misero distaccamento di 20 uomini, fa ogni possibile, e sono ammirandi per abnegazione e attività, per attenuare la gravità del disastro.

Tutta la popolazione è accampata e alloggia sotto tende militari. Questo accampamento non presenta nessun aspetto poetico certamente. La piazza di Cogòlo è tutta occupata da tende militari – per sei ogni tenda – ed ogni tenda è occupata da intere famiglie.

L’aspetto di questa piazza è quello di un accampamento militare, altro non esprime.

Gli abitanti del paese che non vogliono pernottare nei piani terreni delle loro abitazioni pericolanti dormono sotto le tende militari le quali occupano i broli e le adiacenze della cese dal terremoto ridotte inabitabili.

In Tregnago gli abitanti sono tutti ricoverati sotto tende, meno poche famiglie eccettuate, le quali di giorno stanno al pianterreno delle loro case; ma la notte la passano all’aperta campagna sotto tende.

Gli accampamenti – chè tali proprio somigliano, perché fatti tutti di tende militari per sei e disposte come un vero campo militare – sono la piazza del Municipio, la piazza della Pieve, i broli dell’egregio avv. Doria e degli egregi signori medico condotto Vittorio Castelli, Colegnato e Ferrari.

In piazza del Municipio vi è una tenda conica da ufficiali sotto cui è ricoverata una partoriente la quale, a quanto ci fu detto stamane, ha anche partorito felicemente sotto l’imperversare di una pioggia dirotta, che durò quasi tutta la notte per dar luogo ad un’alba stupenda e ad una splendida mattinata.

Nel brolo del sacerdote reverendo don Dal Ben venne elevata una tenda conica che serva di Ospedale pei difterici, giacchè, purtroppo come se non bastassero le altre miserie, infierisce la difterite e ieri si verificarono due morti.

A questo proposito ho assistito ad una scenaccia che mi disgustò non poco. Certo Marchiori Francesco, detto Mocolati, aveva due bambine colpite da angina e non le aveva denunciatem sicchè toccò all’egregio dr. Castelli di scovarle fuori e farle portare nella tenda – Lazzaretto (diciamo così). Or bene il Marchiori – vedete che padre! – voleva obbligare la propria moglie che allatta un bambino di 11 mesi, sano e incolume da difterite, a passare la notte nella tenda delle due bambine ammalate ed insisteva con un accanimento così ributtante da destare ribrezzo in ogni animo bennato.

Ebbe due forti battibecchi e col medico Dr. Castelli e collo stesso Sindaco avv. Cavaggioni il quale dovette usare di tutta la sua autorità sindacale per impedire che quel padre egoista e crudele insistesse dalla sua cocciutaggine.

Visitai altri accampamenti nei broli Franchini, Ferrari, Colognato. Erano tutti uguali. Tende militari da sei persone, meno qualche tenda fatta uso pagoda. Tutto era silenzio, né si vedevano lumi.

In Piazza del Municipio vidi che si stava erigendo una baracca di legno, mi si disse essere del signor Vinco negoziante in legnami e pellami.

Sono andato coll’egregio dottor Vittorio Castelli a visitare Cogòlo, Scorgnano e Marcemigo, al lume delle torcie.

Che desolazione!

A Cogolo le condizioni si sono fatte ancora più tristi dei giorni scorsi, massime dopo la scossa delle ore 8,30 di ieri mattina. Non una casa è appena abitabile. Tutta la popolazione è accampata nei broli e nelle campagne circostanti agli abbandonati e pericolanti abituri.

Lo sgomento ed il terrore la rende mezzo inebetita. Povera gente, non hanno nemmeno paglia bastante per fare il letto delle tende! Alcuni vi hanno messo dentro delle fascine.

L’accampamento maggiore è nella piazza. Ha l’aspetto regolare di un campo nilitare, difatti sono tutte tende rizzate dal genio.

Il buon dottore Castelli incoraggiava con calda parola quei poveri disgraziati e loro raccomandava l’igiene, e la sua parola buona, onesta, affettuosa era ascoltata come un conforto.

Nel cortile dell’oste Sartori ho veduto una tenda da ufficiali. Volevo visitarla, ma ne fui trattenuto giacchè in essa erano ricoverate due partorienti, una delle quali proprio in procinto di dare alla luce.

Visitai tutti gli altri accampamenti nei varii broli, ma tutti offrivano alla vista lo stesso panorama. Solo vidi in Cogolo la gente molti più abbattuta e spaurita degli altri siti.

Vidi una casa, quella del negoziante Cicheri, in cui si vedevano sette muri interno perforati tutti alla stessa altezza come (colpiti, n.d.t.) da una palla di cannone. Mi si disse cha cnhe una grande muraglione di Vestena presentava la stessa strana figura.

Un vecchia di 87 anni, certa Catterina detta la Vecia Catiassicurava che nemmeno dai suoi vecchi aveva mai udito parlare di un disastro vome l’attuale.

Da Cogòlo varcando il torrente di Tregnago passammo sulla riva destra.

Vidi Scorgnanoe mi fece meraviglia nello scorgere come questa frazione, posta proprio in mezzo tra Marcemigo e Cogòlo, che furono tanto maltrattate dal terremoto, sia stata abbastanza risparmiata, tanto più che ha case vecchie e quasi diroccate per natura.

Mi fece un gran dolore nell’udire che non avevano ancora ricevute tende epperciò dovevano bivaccare all’aria aperta e pioveva. Poche tende si erano alla bell’è meglio costruite con lenzuola e stuoie.

A Marcemigo le codizioni sono peggiorate causa la scossa ultima.

La popolazione è ricoverata nei broli Biasioli, De Winkles, Castagna ed altri, parte sotto tende militari e parte sotto tende fatte con lenzuola su carri rovesciati.

Quando si passava di là pioveva dirottamente. Il dr. Castelli mi fece osservare delle case che minacciano rovina imminente causa la forte scossa del mattino.

Interrogato un contadino sulla impressione della scossa ultima rispose: “Mi trovavo presso la fontana della chiesa di Cogòlo quando sentii come un forte sparo di mina che pareva proveniente dal monte della Croce – a ridosso quasi della fontana – e sentii tremare la terra e vidi diroccare quella casa là”, (virgolettato e corsivo a cura del trascrittore) e indicava appunto una casa distante un centinaio di passi e pare dicesse appartenesse a Paolo Chicheri, ma non ne sono sicuro.

Si voleva andare a vedere altre località ma purtroppo pioveva dirottamente, eravamo attorniati da foltissima nebbia come in novembre e ritornammo in paese.

Si cenò da Michelino Zavarise che ha tutta la casa puntellata e minaccia rovina. Con noi c’era pure lpegregio cav. Raimondo Ravà ingegnere del Genio Civile in missione.

Dopo cena andai in casa Cracco dove fui ricevuto colla più squisita ospitalità. Gentilezza e cortesia. Là trovai l’egregio Sindaco, l’avvocato Doria e signori Pieropan ed altri del Comitato permanente, il sig. Pretore delle graziose e spiritose signore, ed il nostro caro amico cav. Agostino Goiran al quale – come si dice volgarmente – grattai l’orecchio per farlo cantare e potei riuscirvi, quando gli dissi che ero vebuto appositamente a Tregnago per intervistarlo.

Alla parola intervistarlol’amico cavaliere si sbottonòed ecco quanto potei raccogliere dalle sue labbra:

continua

 

 

 

 

 

 

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, dodicesima parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, dodicesima parte)

TERREMOTO 1891 (dodicesima parte)

ARENA, 11 – 12 GIUGNO 1891

DALL’OSSERVATORIO

Verona, 11 giugno, ore 11 ant.

Il movimento microsismico incominciato ieri alle ore 8,50 ant. Si mantenne per tutta la giornata; più marcato alle ore 10.10, 11, 11.9 ant., 12 m., 1.7. 4. 5.17, 5.25, 6, 6.36. 8. 8.47, 9.19, 10, 11.14 pom. nelle quali ore di è scaricato anche il sismografo Brassart.

Nella notte d’oggi quasi calma, eccettuato due scosse ondulatorie e poi sussultorie alle ore 0.45 e 2.25 ant. Nella direzione Est-Ovest: questa mattina alle ore 8,21 e 9,33 ant. Ondulatorie e sussultorie nella stessa direzione.

Per il Prof. Agostino Cav. Goiran

L’assistenteBATTOCCHI

*

Il cav. Goiran, direttore dell’Osservatorio geodinamico, è a Tregnago da ieri, con alcuni sismografi, per fare esperienze e per studiare il fenomeno avvenuto.

Ultima Ora

All’ora di mettere in macchina riceviamo questa lettera dal solerte nostro corrispondente:

Tregnago, 11 giugno 1891

Ieri alle 9 ant. e minuti e più tardi alle 4 pom. circa si verificarono altre scosse di terremoto; a Badia e Cogolo forte, qui a Tregnago molto più deboli. Gli abitanti impauriti correvano fuori all’aperta campagna.

Di quella delle 8,30 di stamane vi ho già telegrafato (vedi oltre).

Aggiungo solo che rimase ferito ad una mano Silvio Baunati ricevitore del dazio.

Ieri alle 3,12 pom. se ne tornò qui il Prefetto dopo aver visitato i luoghi più colpiti del disastro; egli dichiarò al nostro Sindaco che partirà molto impressionato della gravità dei danni, non inferiori a quanto gli era stato prima annunciato.

Cominciano a giungere le offerte. Vi segnalo tra le più cospicue quella della provincia: lire 2000 a Tregnago, 1500 a Badia. Del comune di Verona lire 300 per Tregnago e 200 a Badia, di quello di Cologna lire 100, del conte Cipolla 1.200, poscia altri minori. Il signor Gamato di Venezia già maresciallo dei carabinieri inviò L. 20 levate dalla sua tenue pensione.

Un grazie di cuore a tutti questi generosi ed uno speciale a voi dell’Arenache primi avete iniziate le sottoscrizioni.

 

Ultimissima ora

Tregnago, ore 2.

C.) A Marcemigo è crollata or ora un’altra casa. Fortunatamente non si debbono deplorare vittime perché era stata fatta sgombrare dopo il terremoto dell’altra notte.

Continua il panico della popolazione.

 

VENIAMO IN SOCCORSO

Di TREGNAGO, BADIA

E Comuni finitimi

 

E’ inutile ormai ogni fervorino per incitare il pubblico a venire in soccorso dei colpiti dal terremoto del sette.

I paesi di Badia Calavena e di Tregnago, di Selva, di Vestena, ecc,. si possono dire per tre quarti distrutti: la popolazione attende l’obolo dei generosi.

 

Lista di ieri L. 718
Offerte d’oggi:
Cinquetti Arcadio 5
Cav. Gabriele Formica 5
Longo Turri Antonio 5
Antonio Zini 30
Guido dottore Scudellari 5
Emilia Scandola 5
A. cav. Fioretti 5
Smerzi rag. Vittorio 5
Guglielmo Ennike rappresentante la ditta Franc. Schreiner e figli di Graz 40*
Guardini Gaetano 10
Gallizioli Giulio 10
Giulia cont. Pellegrini 25
Maria Rebustello 10
Avv. Cav. Luigi Dorigo 20
G. B. (da Milano, in memoria della moglie) 10
A.V. 5
Avv. Giuseppe Boccoli 39
Coniugi B. A. 5
TOTALE L, 953

 

(*) L. 20 per Tregnago e L.20 per Badia (**)

(**) Erano 15 per Tregnago, 15 per Badia, 10 per Bussolengo. Noi ci siamo permessi di ripartire queste 10 fra i due paesi colpiti dal terremoto, perché per Bussolengo non s’è aperta sottoscrizione e non occorre aprirla. N. d. D.

*

E’ il Conte Gerolamo Brognoligo che ci mandò ieri L. 50 e non Gaetanocome erroneamente venne stampato.

 

DA SOAVE

ci scrivono:

In questi giorni neoi quali ogni veronese si sente attratto da quel sentimento di carità che il cuore detta nei grandi disastri, anche a Soave delle anime generose commosse dalla tremenda sciagura calatasi sui fratelli del Mandamento di Tregnago hanno cercato tutti  i modi onde lenire in parte il dolore di quei poveri disgraziati gettati sul lastrico dal fatale terremoto di domenica scorsa.

Ognuno di certo conoscerà sia di nome di che fama la ormai celebre artista di canto signorina Giuseppina Carnielli.

Orbene: quest’esimia artista che noi Soavesi vantiamo di annoverare fra i nostri concittadini, con n obile pensiero di offrì di dare nel paese natìo un concerto a totale beneficio dei poveri colpiti dal terremoto di Tregnago.

Concertatasi a quest’uopo coll’egregio maestro sig. Ferruccio Cusinati di Caldiero, questi si dichiarava pronto di concorrere nella filantropica opera ed insieme decisero di dare tale concerto nella sera di Domenica 14 corrente nel locale teatro gratuitamente concesso dal proprietario sig. Mussati.

Sebbene sia convinto non occorra stimolo alcuno, puro faccio caldo appello a tutti coloro che sanno quanto sia il bisogno di quei poveri nostri fratelli colpiti dalla sventura, ad intervenire a tale festa, poiché posso assicurare che oltre ad un’opera di carità degna di premio, verranno a passare un pio d’ore godendo della buona musica ed onorando dei buoni artisti.

Lo Scaligero

DA LEGNAGO

Terremoto – Statuto

Ci scrivono in data 9 giugno:

Anche qui sabato notte, preceduto da un rombo fortissimo, si fece sentire il terremoto che durò parecchi secondi: fortunatamente però non si ebbe a deplorare alcuna disgrazia e tutto si è circoscritto ad un po’ di panico, che ben presto passò, mantenendosi la popolazione assai tranquilla.

 

 

1^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

2^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

3^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

4^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

5^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

6^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/10/terremoto-1891-quotidiano-arena-sesta-parte/)

7^ PARTE:  (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/24/terremoto-1891-quotidiano-arena-settima-parte/)

8^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/02/terremoto-1891-quotidiano-arena-ottava-parte/)

9^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/08/5089/)

10^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/22/terremoto-1891-quotidiano-arena-decima-parte/)

11^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/01/05/terremoto-1891-quotidiano-arena-undicesima-parte/

 

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: NARRAZIONI FUORI CORSO, seconda edizione

DALLA PICCIONAIA: NARRAZIONI FUORI CORSO, seconda edizione

DALLA PICCIONAIA: NARRAZIONI FUORI CORSO 2edizione

“17 gennaio – 7 febbraio 2020” Caffè FUORICORSO, Verona

di alessandro nobis

Prenderà il via venerdì 17 gennaio la seconda edizione de “Narrazioni Fuori Corso”, quattro appuntamenti con inizio alle 17:30 che si terranno nell’accogliente Caffè FUORICORSO, in Via Nicola Mazza 7 a Verona, zona Università. A proporli è Maurizio Gioco, burattinaio, studioso del teatro di figura e creatore di burattini e di sceneggiature del Teatro Giochetto, il cui atelier si trova a pochi passi dal Caffè.

Maurizio Gioco rappresenta, a mio avviso, quella corrente di pensiero che se da un lato percorre il sentiero della continua ricerca storica e della contemporaneità artistica, dall’altro mantiene le radici nella tradizione secolare del teatro di figura: è sufficiente fare una visita al Caffè FUORICORSO, dov’è allestita “La vita è … appesa a un filo”, esaustiva esposizione di alcune sue creature, per capire la modernità delle sculture lignee che l’”artigiano” Gioco crea e i cui tratti sembrano ispirati da correnti artistiche nate durante il ventesimo secolo, come il cubismo di Pablo Picasso e George Braque.

Gioco va oltre il classico spettacolo di burattini: le sue braccia si trasformano esse stesse in burattini, le movenze del corpo e le espressioni del volto diventano parte essenziale della performance e le narrazioni riguardano spesso episodi della storia locale, come quella dedicata al Bandito Falasco o prendono vita dallo studio di canti narrativi raccolti da etnografi a partire da metà ‘800. La presenza di Daniela Pasquali e dell’organettista Francesco Pagani dà un ulteriore tocco di originalità alle proposte che il Teatro Giochetto porta in giro per l’Italia e anche per l’Europa.

Vista l’originalità della rassegna, abbiamo rivolto alcune domande a Gioco per conoscere meglio la tipologia dei quattro appuntamenti.

Questa è la seconda edizione delle “Narrazioni Fuori Corso”. Com’ è andata l’edizione precedente?

– Direi che la precedente edizione è andata molto bene. A ogni appuntamento il pubblico era numeroso e interessato. Alcune serate sono state arricchite dalla presenza di esponenti del teatro di figura di passaggio a Verona, come Enzo Chiesi, della Scuola per burattinai di Faenza, e gli attori del Teatro Verde di Roma, tra cui la segretaria nazionale di UNIMA Veronica Olmi.

Se ho pensato di riproporre questa formula, che prevede un’introduzione teorica seguita da una performance, è proprio a seguito delle richieste ricevute.

Ringrazio Anna e Paolo, gestori del locale, per la disponibilità; è uno spazio che ben si adatta a questo tipo di proposta, un Caffè che tanto mi ricorda il Cabaret Voltaire di Zurigo, dove ai primi del ‘900  si esibiva con numeri di teatro di figura la burattinaia e performer Dada, Emmy Hennings.

Mi sembra che il titolo che hai scelto per la rassegna, al di là che giustamente porta il nome del locale che la ospita, renda bene il tuo progetto di teatro di figura … “Fuori Corso” come a marcare una certa indipendenza del tuo lavoro rispetto al maistream che altri a Verona, e non solo, percorrono

– Come i binari del treno che corrono paralleli, cerco di sviluppare una poetica che tenga conto e rispetti la tradizione ma, nello stesso tempo, l’attualizzi. Nei miei spettacoli inserisco sempre elementi sperimentali, a volte emergono nella scultura delle “figure”, altre volte nell’organizzazione e nel linguaggio dei testi.

Ritengo che il burattino sia una specie di spugna che assorbe, con estrema sensibilità, quello che succede intorno a lui, attento in particolare alle contraddizioni sociali che appartengono al nostro tempo.

Visto il particolare modus operandi, ho preferito dar vita a un mio personale teatro, strumento col quale mettermi in “gioco”… non potrei fare altrimenti!

– Ci puoi illustrare brevemente il contenuto dei quattro incontri?

Apro questa breve rassegna con “Arlecchino in Madagascar”, personaggio della Commedia dell’Arte catapultato in terra malgascia, uno spettacolo anche per bambini. Seguirà “Margherita e il drago” rappresentazione ispirata a un codice medievale conservato presso la Biblioteca Civica di Verona. Il terzo appuntamento ha un taglio più attuale; è la riduzione del testo “La notte di Valpurga” del poeta russo V. Erofeev che mette a nudo problemi sociali come l’alcolismo, l’esclusione e la solitudine. Infine racconterò una storia autobiografica legata a mia zia Lina, una sarta che ha accompagnato per molti anni il mio lavoro creativo.

Scorrendo il programma degli incontri mi sembra di capire che anche se non in ordine cronologico i quattro appuntamenti ripercorrono la storia del teatro di figura, da quello tradizionale a quello contemporaneo, attraverso una combinazione tra teatro di figura e cantastorie.

– Burattinai e cantastorie hanno sicuramente un’origine comune; entrambe erano erranti e si rivolgevano a un pubblico popolare. In Sicilia questo legame è ben rappresentato ancor oggi dai cuntisti-pupari. Nei nostri territori, invece, i burattinai hanno costituito un loro repertorio ben distinto da quello dei cantastorie. Durante le mie ricerche, però, ho evidenziato la presenza di alcuni personaggi tipici del mondo burattinesco, come Sandrone, nelle ballate di Giulio Cesare Croce, nato nel 1550 a San Giovanni in Persiceto, autore delle avventure di Bertoldo ma soprattutto cantastorie. Entrambi queste due figure di teatranti usavano la loro arte anche per mettere in scena eventi quotidiani; a tale proposito le cronache riportano di una memorabile rappresentazione con i burattini, tenutasi in piazza Cittadella nel 1882, per raccontare l’alluvione che in quei mesi aveva colpito la nostra città.

Lo spazio che hai scelto si presta benissimo alle caratteristiche delle tue performance, senza teatro, senza quinte, solo i burattini e la persona che gli dà vita.

– In realtà, in tre spettacoli monterò la mia baracca, mentre il quarto sarà un racconto animato. Sarebbe auspicabile che, in un prossimo futuro, Verona avesse uno spazio dedicato al teatro di figura per rappresentazioni rivolte sia ai bambini, sia agli adulti, e per promuovere laboratori di ricerca in tale ambito.

Siamo tra le poche città italiane che non ospitano un festival di settore.

A pochi passi dal Fuoricorso, in via Mazza 40, c’è il mio atelier che è possibile visitare, previo appuntamento.

Questo il programma nel dettaglio:

17 Gennaio ore 17.30“Arlecchino in Madagascar” – Burattini Tradizionali

24 Gennaio ore 17.30“ Margherita e il Drago” Cantastorie e Burattini

31 Gennaio ore 17.30“La notte di Valpurga” – Burattini Contemporanei

7 Febbraio ore 17.30“ Burattini e Ballate ” – “Storia di una sarta e di un burattinaio”

Per informazioni:

Caffè FUORICORSO 349 554 8924

https://www.facebook.com/BarFuoricorsoVerona/?rf=275500012489785

M. Gioco https://www.facebook.com/maurizio.gioco?fref=search&__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARBNggIHxUbBkiKx-b70gj-rRhC_FWCN5dJ9Rtw-VOmddiJU0Y-yTvcCZhnfzv_fIDV3rzx9tGce2VRV

https://teatrogiochetto.wordpress.com

Daniela Marani: https://danielamarani.wordpress.com

 

 

 

 

 

 

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, undicesima parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, undicesima parte)

TERREMOTO 1891 (undicesima parte) ARENA, 11 – 12 GIUGNO 1891

I DISASTRI DEL TERREMOTO

Nella valle di Tregnago

Da Tregnago, ore 11, riceviamo il seguente dispaccio:

Stanotte ebbesi qui tre scosse e un continuo leggiero traballamento del terreno”.

Stamane alle 8.30 si ebbe una fortissima scossa ondulatoria che terrorizzò la popolazione.

Giungono notizie di altri disastri, in seguito a questa scossa, a Cogòlo e Marcemigo.

Si manifestarono in tutte le case nuovi rilevanti danni.

I muratori, spaventati, difficilmente lavorano.

Il Municipio domandò soccorsi al militare.

Il Comitato.

*

All’una poi ricevevamo quest’altro dispaccio dal nostro corrispondente:

La scossa di stamane preceduta dal continuo traballamento di questa notte ha profondamente impressionato la popolazione.

Tutti uscirono dalle tende impauriti e inebetiti e stettero ansiosi a guardare se le case cadevano.

Le donne si spaventarono fortemente.

La vita nostra è diventata un’angustia orribile, poiché siamo in continua aspettazione di guai maggiori.

Si verificarono altri gravi danni alle case.

I crepacci si fecero più larghi, alcuni muri caddero e nessuno osa più entrare nella propria abitazione per tema gli abbia a precipitare addosso.

Urgono soccorsi, anche di operai, per puntellare o demolire le case minaccianti rovina.

Le autorità sono dappertutto, e ieri e ier l’altro accompagnarono il Prefetto nella sua visita a tutti i luoghi colpiti.

Il Conte Sormani-Moretti rimase impressionatissimo dell’entità dei danni e del miserabile stato della popolazione.

*

Da Selva di Progno

Ci scrivono:

Dalle relazioni che ho veduto pubblicate sul suo pregiato giornale riguardo ai danni arrecati dal terremoto, non v’è una sillaba che riguardi questo Comune dove si ebbero tre case crollate, sei dichiarata inabitabili e parecchie riconosciute mal sicure.

La prego perciò del favore di dirne qualche cosa, soggiungendo che gran parte degli abitanti delle contrade Leorati, Anselmi, Gonzevi e Dosso vivono sotto le tende, e che sono ancora pieni di spavento.

Ci fu la Commissione tecnica a constatare il pericolo delle abitazioni, ed oggi abbiamo avuto anche la visita del signor Prefetto, che, accompagnato dalle autorità del paese, riconobbe i danno cagionati dal terremoto, e promise di adoperarsi perché anche questi poveri disgraziati abbiano un qualche soccorso.

Perdoni del disturbo e La ringrazio.

Mentre scrivo (ore 3,45 pom.) si fa sentire una sensibile scossa di terremoto con rombo abbastanza prolungato. (non firmato, n.d.r.)

*

Notizie poco confortanti ci giungono anche da Castagnè. Frazione di Mezzane. Colà caddero tre case e tre porticati, e moltre altre case sono inabitabili.

Le case cadute appartengono ad Iseppi Michelangelo, Gilberti Francesco e Rugoletto Luigi; i porticati a Modesti Luigi, Micheloni Ferdinando e Giuseppe Menini.

E’ strano che il sindaco non abbia creduto di informare di questi danni abbastanza rilevanti.

*

A Vestena ieri furono mandate urgentemente 60 tende militari per ricoverare la popolazione che dormiva alla belle etoile.

*

Notizie che ci vengono telegrafate da Roma ci pongono in grado di avvertire che S. E., il Ministro Colombo, interesato da S. E. Pullè e dagli on. Miniscalchi e Poggi, è disposto ad accordare lo sgravio dell’imposta fabbricati alle case distrutte o rese inabitabili a cominciare dal giorno del disastro.

Speriamo si possa ottenere qualcosa di più.

*

Il Sindaco di Verona ha ieri telegrafato in questi sensi al Sindaco di Tregnago:

Per soccorrere urgenti bisogni danneggiati terremoto Giunta deliberò urgenza 300 lire Tregnago 200 Badia (Calavena); prego comunicare Sindaco Badia.

Renzi-Tessari Sindaco

*

La Deputazione Provinciale, ieri adunatasi per urgenza,ha deliberato di inviare un sussidio di L. 2000 a Tregnago ed uno di 1500 a Badia Calavena.

*

Qui ci occorre una spiegazione.

In principio, nella grandiosità del disastro, non si parlò che di Tregnago e di Badia Calavena.

Ma oram cessato un po’ l’orgasmo dei primi momenti, cominciano a giungere notizie di gravi danni subiti da altri comuni come Velo, Roverè di Velo, Selva di Progno, Castagnè, ecc.

Sarà bene quindi – poiché la carità deve ripartirsi fra quanti di essa hanno bisogno – che i sussidi vengano votati dai Corpi morali, o inviati dai privati, per i danneggiati dal terremoto nei Comuni della valle di Tregnago e finitimi.

E giacchè siamo sull’argomento, a noi sembra che la Deputazione Provinciale potrebbe farsi centro di un Comitato per raccogliere offerte e per assegnarle poscia, poiché è più in caso di conoscere la provincia, nessuno rappresenterebbe con maggiore autorità gli interessi dei danneggiati della provincia, di quanto lo possono i deputati provinciali.

Sottoponiamo questa idea al senno, al cuore, al patriottismo del Conte Campostrini e dei suoi colleghi, certi che essi comprenderanno quali argomenti di opportunità e di serietà consigliano tale costituzione.

Ciò non toglie, beninteso, che si possa formare un sottocomitato – soprattutto di giovani volenterosi – per organizzare feste, spettacoli, trattenimenti, alfine di raccogliere denari.

*

Le Loro Altezze Reali il Duca e la Duchessa di Genova, a sollievo dei danneggiati dal terremoto, hanno inviato lire mille.

Sempre uguali i Savoia!

*

Fino a ieri erano state spedite sui luoghi del disastro 1500 tende militari.

Altre se ne spediranno.

1^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

2^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

3^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

4^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

5^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

6^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/10/terremoto-1891-quotidiano-arena-sesta-parte/)

7^ PARTE:  (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/24/terremoto-1891-quotidiano-arena-settima-parte/)

8^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/02/terremoto-1891-quotidiano-arena-ottava-parte/)

9^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/08/5089/)

10^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/22/terremoto-1891-quotidiano-arena-decima-parte/)