SUONI RIEMERSI: STEVE ELIOVSON “Dawn Dance”

SUONI RIEMERSI: STEVE ELIOVSON “Dawn Dance”

SUONI RIEMERSI: STEVE ELIOVSON “Dawn Dance”

ECM 1198, 1981. CD.

di Alessandro Nobis

Steve Eliovson è un mistero. Decine, forse centinaia di chitarristi affranti dalla sua subitanea scomparsa dal mondo musicale lo stanno cercando dal 1981, anno nel quale il lungimirante Manfred Eicher lo porta nei familiari Tonstudio Bauer di Ludwisburg affiancandogli uno dei migliori percussionisti allora in circolazione, l’alchimista Colin Walcott, e gli fa registrare queste dieci indimenticabili tracce diamantine che fanno di questo “Dawn Dance” una delle perle del catalogo ECM. Chitarrista acustico finissimo, compositore davvero interessante capace di dialogare con una personalità spiccata ma allo stesso tempo non invasiva come quella di Walcott – già allora “santificato” dagli estimatori degli Oregon e del jazz – Steve Eliovson rimane un caso di “missing in action” della musica degli ultimi decenni, visto che il suo talento avrebbe potuto regalarci altri momenti intensi come questo suo unico lavoro discografico. E ogni volta che infilo il CD nel lettore e sento suonare la sua chitarra che danza con le tabla in “Venice”, con le percussioni africane naturalmente in “Africa” o con i set di piatti in “Song for the Masters”, mi chiedo vanamente le cause di questo inopinato ritiro. Malattia? Disinteresse verso il music business? Amore? Attacchi di panico? Mal d’Africa, sua terra natìa? Grazie ad alcuni avvistamenti, qualcuno ha seguito le sue tracce fino in Sudafrica, distribuendo foto segnaletiche nelle scuole di musica e nei Caffè. Invano.

Ci penso e ci ripenso e mi sovviene anche che questo CD non è stato mai ripubblicato dal 1981. Scaramanzia Eicheriana? Mistero si aggiunge al mistero.

Non mi resta che riascoltarlo e me lo ri-godo. Fatelo anche voi.

 

 

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