SUONI RIEMERSI: JUNIOR WELLS & BUDDY GUY “Alone and Acoustic”

SUONI RIEMERSI: JUNIOR WELLS & BUDDY GUY “Alone and Acoustic”

JUNIOR WELLS & BUDDY GUY “Alone and Acoustic”

ALLIGATOR Records, CD. 1992

di Alessandro Nobis

Originariamente pubblicato sul numero del maggio 1992 della rivista Folk Bulletin

71tzkdN7UuL._SX355_Registrato il 15 maggio 1981 durante una tourneè europea e finora pubblicato solamente in Francia per l’etichetta Isabel con il titolo “Going back”, questo “Alone and Acoustic” ci presenta la coppia più importante del blues elettrico chicagoano ovvero il chitarrista Buddy Guy (per referenze chiedere a Slowhand Eric Clapton) e l’armonicista Junior Wells. Qui i due si presentano straordinariamente in versione acustica, alla ricerca delle radici della musica che da decenni li vede protagonisti in modo diretto nell’ambito strettamente blues e indiretto in quello rock, visti gli innumerevoli guitar – heroes bianchi che hanno seguito le orme soprattutto di Buddy Guy, bluesman poco conosciuto dalla maggioranza del pubblico ma ritenuto figura essenziale da tutti gli addetti ai lavori ed appassionati della musica del diavolo.

Quindici tracce sono contenute in questo CD ripubblicato dalla chicagoana Alligator con ben cinque inediti in più rispetto all’originale, quindici brani che ci regalano un’ora di blues al vetriolo, quasi a dimostrare come sia importante l’essenzialita’ rispetto ad arrangiamenti troppo ricchi che non da oggi ammaliano intere generazioni di musicisti e di giovani. Strumenti acustici sì, certo, ma suonati con un cuore ed una grinta che non ha eguali e che non fanno certo rimpiangere le Stratocaster e le Telecaster che per una volta, dieci anni fa, Buddy Guy ha lasciato in qualche angolo del Southside. Classici come “Boogie Chillen” e “Rollin’ and Tumblin’”, “You don’t love me”, “Catfish Blues” e “That’s all right” sono brani che restano nella memoria di chi ascolta ed attraverso i quali si ripercorre la lunga e sofferta strada dell’inurbamento di questa straordinaria musica.

Un disco da cinque stelle che sento di consigliare a chiunque. In attesa di incontrare Buddy Guy e Junior Wells su qualche palcoscenico italiano.

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SUONI RIEMERSI: STEVE ELIOVSON “Dawn Dance”

SUONI RIEMERSI: STEVE ELIOVSON “Dawn Dance”

SUONI RIEMERSI: STEVE ELIOVSON “Dawn Dance”

ECM 1198, 1981. CD.

di Alessandro Nobis

Steve Eliovson è un mistero. Decine, forse centinaia di chitarristi affranti dalla sua subitanea scomparsa dal mondo musicale lo stanno cercando dal 1981, anno nel quale il lungimirante Manfred Eicher lo porta nei familiari Tonstudio Bauer di Ludwisburg affiancandogli uno dei migliori percussionisti allora in circolazione, l’alchimista Colin Walcott, e gli fa registrare queste dieci indimenticabili tracce diamantine che fanno di questo “Dawn Dance” una delle perle del catalogo ECM. Chitarrista acustico finissimo, compositore davvero interessante capace di dialogare con una personalità spiccata ma allo stesso tempo non invasiva come quella di Walcott – già allora “santificato” dagli estimatori degli Oregon e del jazz – Steve Eliovson rimane un caso di “missing in action” della musica degli ultimi decenni, visto che il suo talento avrebbe potuto regalarci altri momenti intensi come questo suo unico lavoro discografico. E ogni volta che infilo il CD nel lettore e sento suonare la sua chitarra che danza con le tabla in “Venice”, con le percussioni africane naturalmente in “Africa” o con i set di piatti in “Song for the Masters”, mi chiedo vanamente le cause di questo inopinato ritiro. Malattia? Disinteresse verso il music business? Amore? Attacchi di panico? Mal d’Africa, sua terra natìa? Grazie ad alcuni avvistamenti, qualcuno ha seguito le sue tracce fino in Sudafrica, distribuendo foto segnaletiche nelle scuole di musica e nei Caffè. Invano.

Ci penso e ci ripenso e mi sovviene anche che questo CD non è stato mai ripubblicato dal 1981. Scaramanzia Eicheriana? Mistero si aggiunge al mistero.

Non mi resta che riascoltarlo e me lo ri-godo. Fatelo anche voi.