LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

Accademia della Lessinia, pagg. 247, 2020 € 15,00

di alessandro nobis

Puntuale anche in questo 2020 pesantemente degnato dalla pandemia, è arrivato nelle librerie veronesi – non in tutte per la verità – per la quarantatreesima volta il volume “La Lessinia, Ieri Oggi Domani”, curato dall’ONLUS “Accademia della Lessinia” diretta dal geomorfologo Ugo Sauro.

lessinia 2020 1.jpgE’ un appuntamento annuale che gli studiosi e gli amanti della montagna veronese attendono ogni inizio d’estate e che non ha mai deluso per la varietà degli argomenti proposti e per la serietà e scientificità degli articoli delle varie sezioni ovvero “Territorio ed ambiente”, “Scienze naturali”, “Preistoria ed archeologia”, “Storia”, “Tradizione e memoria popolare”, “Itinerari” e “Vita in Lessinia”. Tra la quarantina di articolo proposti in questo volume ne segnalo tre: il primo, curato dal geologo Michele Sommaruga e dall’archeologo sperimentale Giorgio Chelidonio, ci accompagna in località Torre di Trezzolano e riporta oltre ad un’accurata carta geologica dell’area studiata l’esame e la descrizione dei materiali litici che manifestano la presenza di gruppi di neanderthaliani già nel Paleolitico Inferiore. Molto interessante anche “Monitoraggio lupo 2018 e 2019”, studio di Paolo Parricelli e Diego Lonardoni che presenta i risultati di una ricerca riguardante la popolazione del predatore nei suoi due branchi (quello del Carega e quello della Lessinia) ed l’impatto sulla presenza dell’uomo e delle sue attività legate all’allevamento del bestiame; una ricerca resa possibile grazie anche alla collaborazione degli allevatori, dei Carabinieri Forestali e del Servizio Guardaparco tra gli altri. Per ultimo segnalo uno scritto di Gabriele Bacilieri, Maria Teresa Zantedeschi, Leonardo Ceradini e Giancarlo Collin, “Un filo d’acqua”, che ci descrive le fontane delle località lessiniche di Gorgusello, Breonio e Molina e le attività legate alla presenza di corsi d’acqua soprattutto nei pressi di quest’ultimo piccolo centro della Lessinia Occidentale, piccolo ma che ha ospitato nella sua storia ben 18 mulini assieme alle attività a questi legate.

Un altro prezioso tassello alla conoscenza della natura, della geografia antropica e della storia della Lessinia, bellissima e sempre sorprendente.

Ricordo infine che al quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un CD-ROM con tutti gli articoli pubblicati sino ad allora in formato pdf.

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

Stampato in proprio. Volume pagg. 207, 2019. € 12,00

di alessandro nobis

MENABO'.jpgVi assicuro che una delle cose più divertenti da fare se amate la musica, di qualsiasi genere, è senz’altro quella di mettersi a cercare gli autori e gli interpreti più sconosciuti, quelli che hanno lasciato poche tracce sia dal punto di vista discografico – magari entrando nella storia lo stesso – sia dal punto di vista umano. Ci vuole pazienza, dedizione, capacità di scrittura ed in molti casi si lavora come l’archeologo che ricostruisce vasi antichi partendo da pochi frammenti; alcuni lasciano scientemente grigie le parti mancanti, altri le riempiono calibrando la fantasia con la realtà rappresentata dai frammenti ritrovati.

Per il blues ad esempio, c’è Roberto Menabò che con la sua consueta capacità descrittiva sapientemente mescola il reale con il quasi-reale ci ha regalato in passato “Mesdames a 78 giri” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/11/27/roberto-menabo-mesdames-a-78-giri-storie-di-donne-che-hanno-cantato-il-blues/)e da qualche mese ha pubblicato quest’altrettanto interessante antologia – rigorosamente autoprodotta –  che racconta le gesta di autori celebri “caucasici” all’epoca della depressione dimenticati, vicino ad altri che invece sono rimasti nella storia. Tutti come dice Menabò nella quarta di copertina “suonavano dell’ottimo ed intenso blues” ed “erano musicisti bianchi della zona degli Appalachi che mescolavano l’idioma afroamericano con la cultura popolare bianca rendendo così il blues interessante ed intrigante”.

Ecco che vicino ad Uncle Dave Macon, a Frank Hutchinson, ed alla storia di Giuseppe “Joe” Venuti e Salvatore Massaro – Eddie Lang conoscerete altre vicende, altre personalità, altri autori come il minatore del West Virgina Harry Franklin “Dick” Justice o lo straordinario talento chitarristico del georgiano Jimmie Tarlton; insomma come “Mesdames a 78 giri” questa nuova antologia di Roberto Menabò – chitarrista sopraffino, divulgatore e ricercatore “blues” racconta l’altro blues, quello delle microstorie personali, quello di cui è rimasta poca memoria se non in qualche gracchiante 78giri o su qualche lapide in cimiteri nascosti chissà dove.

Se amate il blues, se siete curiosi, se vi volete “impicciare” delle vite di questi eroi della musica, questo di Menabò è il libro che fa per voi.

ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO  “Lungje, Po’”

Folkest Libri. Pp. 257 + CD, 2019. € 20,00

di alessandro nobis

DEL FAVERO 1Datemi pure del “passatista”, ma avere tra le mani un volume interessante e ottimamente documentato come questo non mi fa rimpiangere per nulla lo scorrere  le pagine sullo schermo di un computer e nemmeno i vari asettici e-book, sempre che ne esistano sull’argomento. Non c’entra l’antico fascino di sfogliare le pagine cartacee c’entrano piuttosto la struttura del volume e la facilità di consultazione, e se a queste considerazioni aggiungo che “Lungje, Po’” può essere letto con grande piacere dagli specialisti e dal pubblico più ampio ecco che il libro di Andrea Del Favero, musicista e ricercatore friulano ben conosciuto nell’ambiente della musica popolare italiano, diventa una testimonianza importante delle tradizioni musicali friulane, “terra d’incontri e scontri dove etnie diverse convivono pacificamente da secoli” come è riportato sulla quarta di copertina del volume stampato a cura di FolkestLibri.

La prefazione di Angelo Floramo racconta bene il valore di questo volume lungamente atteso dal popolo del folk friulano, e gli aspetti descritti da Del Favero con grande competenza e con linguaggio sempre piacevole ci narrano delle tradizioni della sua terra, della loro riscoperta, degli strumenti e della loro storia, di quanti nei decenni hanno continuato a suonare, magari apportando qualche variazione come è giusto che sia, i repertori di una terra che ancora riesce a proteggere il suo passato culturale in un tempo nel quale l’omogeneizzazione culturale sta prendendo il sopravvento.

Per chi invece sa leggere uno spartito e di conseguenza sa suonare uno strumento, gli spartiti in coda al libro danno la possibilità di cimentarsi con il repertorio che parte dalla raccolta seicentesca di Giorgio Mainerio e arriva alla trascrizione dii brani raccolti “sul campo” curati da un altro studioso e musicista di area friulana, Dario Marusic.

Parte integrante del volume è il prezioso CD allegato che contiene 21 tracce di “field recordings” ascoltando le quali i musicisti e musicofili delle regioni limitrofe troveranno collegamenti con i repertori delle proprie aree di studio.

Libro importante, da leggere e da ascoltare.

 

 

 

Succede a Verona: IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

Succede a Verona: IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona

Verona 1847. 15 x 21 cm, Scripta Edizioni, anastatica 2011. € 12,00

di alessandro nobis

Questo volume pubblicato dalla Scripta di Enzo Righetti e Beppe Muraro nel 2011 fu presentato al quartiere di Santo Stefano, a Verona, in occasione di una delle tre edizioni del TREDESEDODESE, una manifestazione le cui intenzioni erano quelle di celebrare non tanto la Festa di Santa Lucia ma la Cultura Popolare. Questa ristampa anastatica è di fatto un libro importantissimo per i cultori di storia locale e per gli etnografi perché fa il punto della situazione del Bacanal del Gnoco nel 1847; un volume che la stampa locale snobbò al momento della sua pubblicazione e di fronte al quale le “istituzioni” non solo mancarono l’occasione di contribuire alla realizzazione del volume ma si dimostrarono indifferenti anche all’acquisto di copie dello stesso (e, in Primis, il Comitato del Carnevale di D’Agostino): peggio per loro.

carnevaleQuesto volume è uno dei pochi (l’unico?) a ricostruire la storia del Carnevale Veronese in modo preciso e completo: come detto questa era la seconda edizione, mentre la prima risaliva al 1818 e rispetto a questa contiene integrazioni grazie alla scoperta di nuovi documenti in corso d’opera che non trovarono spazio nella prima.

Il volume è suddiviso in sezioni: la prima è “Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona il venerdì ultimo di Carnovale”. E’ la parte più interessante del volume, e si tratta della “Relazione di Alessandro Carli alla Municipale Amministrazione di Verona” che riporta con grande precisione la composizione della sfilata dei carri, una “Nota delle spese occorrenti per la funzione del Venerdì Gnocolare, apparenti dai registri pubblici”, un articolo datato 5 febbraio 1812 del Giornale dell’Adige. “Poesie varie” si chiama la parte seguente che comprende le 20 “Maccaroniche” del Marchese Francesco Dionisi scritte nel 1789 alla quale segue un supplemento di una sessantina di pagine contenente anche un con saggio bibliografico ed alcune “Stanze” e “Sonetti” in dialetto veneziano tratte dalla Raccolta stampata in Verona da G. B. Saracco nel 1953. Si tratta di documenti che vennero in possesso dell’autore durante il lavoro di stampa che, come viene riportato “gli vennero per buona ventura alle mani alcuni scritti non prima veduti, che gli parvero poter far seguito convenevole al suo libro, e li ha perciò qui riuniti come supplemento al medesimo

Naturalmente non si può riportare indietro l’orologio del tempo e ricostruire il Carnevale come era in origine, sarebbe un’operazione del tutto anacronistica, sciocca e dinutile, anche perché le origini del Bacanal sono legate a tempi di grande povertà e carestia; si può, anzi penso si debba non dimenticare la storia di questa festa che a Verona davvero pochissimi conoscono, e questo volume, se fosse stato accolto con entusiasmo e diffuso dalle istituzioni comunali avrebbe senz’altro contribuito a questo.

Mi dicono dalla regia che l’editore conservi ancora delle copie in magazzino ………

 

 

DAVIDE IELMINI “Enten Eller: il suono ruvido dell’innocenza”

DAVIDE IELMINI “Enten Eller: il suono ruvido dell’innocenza”

DAVIDE IELMINI “Enten Eller: il suono ruvido dell’innocenza”

Autoproduzione, 21 x 21 cm, pagg. 169. Volume, 2019

di Alessandro Nobis

Davide Ielmini, giornalista e critico musicale con questo suo volume raccoglie una serie di interviste ai musicisti coinvolti nel progetto “Enten Eller” (avevo parlato della loro più recente produzione qui: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/01/01/enten-eller-minotaurus/), certamente il più longevo dei collettivi che operano in ambito jazzistico a livello continentale, e probabilmente anche d’oltreoceano. Non è il primo volume dedicato al gruppo del compositore e percussionista Massimo Barbiero (nel 2010 veniva pubblicato “Enten Eller”, un volume con fotografie di Luca D’Agostino  e due racconti di Flaviano Massarutto) ma certamente in questo di Ielmini si può trovare e comprendere la progettualità che dal 1984 ha consentito al gruppo di produrre musica ai più alti livelli e riuscendo sempre all’interno di un perimetro scritto a sviluppare in modo significativo l’improvvisazione e dunque un dialogo tra i protagonisti davvero profondo.

ielmini coverSi leggono qui le interviste ma si legge in parallelo anche la biografia di Enten Eller, e l’occasione di “ascoltare le voci” dei protagonisti della prima line-up, di quelli che ne fanno parte attualmente e dei prestigiosi collaboratori che via via hanno preso parte al progetto aiuta grandemente a comprendere il percorso, da dove parte e dove è diretto.

Il pianista Ugo Boscain ed il fiatista Mario Simeoni sono i primi che danno voce alla storia di Enten Eller mentre Massimo Barbiero, Maurizio Brunod, Alberto Mandarini e Giovanni Maier rappresentano il presente dell’ensemble e ci raccontano delle loro esperienze personali e di come quattro personalità si sono trovate a dialogare ed a comporre ed improvvisare assieme. Poi “Una partecipazione completa alla musica”, tanto per chiarire il concetto che Barbiero & C. hanno di collaboratore esterno, è la corposa parte dedicata a quanti, chiamati, hanno saputo arricchire di idee e di suoni la musica ovvero Tim Berne, Giancarlo Schiaffini, Carlo Actis Dato, Achille Succi, Emanuele Parrini e Xavier Girotto.

Racconti interessanti che aprono, anzi spalancano una finestra sul mondo e sulla musica di questo eccellente ensemble raccontato anche dalle emblematiche fotografie di Luca D’Agostino, biografo visuale.

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

BUSSINELLI EDITORE Verona, 2019. PAGG. 262, € 15,00

E’ stato pubblicato recentemente da Gianni Bussinelli Editore l’annuale “Quaderno” dedicato alla Lessinia, area pedemontana e montana a settentrione della città di Verona, importante serie di pubblicazioni della quale avevo già scritto in occasione della pubblicazione del volume del 2018 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/07/21/la-lessinia-ieri-oggi-domani-quaderno-culturale-n-41/). E’ anche questa volta un interessante viaggio negli aspetti naturalistici e antropici di questa area che pur essendo limitata nella sua estensione offre da quarantadue anni spunti di ricerca a studiosi delle più diverse discipline.

Al solito il volume è suddiviso in numerose sezioni in grado offrire al lettore non solo l’occasione di conoscere nuovi aspetti della Lessinia ma anche di offrire idee ed itinerari per frequentare direttamente questa nostra bellissima montagna.

lessinia 2019Quindi una volta ribadita la validità del progetto e la passione con la quale viene portato avanti da un cospicuo numero di appassionati e studiosi diretti dal geomorfologo Ugo Sauro mi limito a segnalare gli articoli – brevi saggi forse il loro nome più adatto – presenti nel volume, a partire da quello scritto dal Prof. Angelo Andreis dedicato alle “Strade ex militari della Lessinia” ed a quanto di loro resta a cento anni dalla costruzione avvenuta in occasione della Prima Guerra Mondiale; una rete importantissima – che oggi viene percorsa dai numerosi escursionisti e fondisti – visto che il limite settentrionale della Lessinia rappresentava dopo il 1866 il confine tra il Tirolo ed il Regno d’Italia alla quale il territorio veronese venne annesso in quell’anno.

L’esperto speleologo Andrea Ceradini invece affronta in “Non solo Veja” il tema degli archi naturali lessinici meno conosciuti e giustamente tralasciando il più importante di loro, il Ponte di Veja; partendo da quello di Borago, appena a nord della città nell’omonimo vajo, Ceradini ci fa conoscere altri cinque archi naturali fornendo la loro precisa localizzazione geografica e le loro principali caratteristiche geomorfologiche fino a raggiungere il più alto in quota, il “Covolone”, a 1.040 metri nel comune di Erbezzo.

Il terzo articolo voglio sottoporre all’attenzione di chi mi legge è quello dello storico Marco Pasa, “Un significativo episodio di disboscamento cinquecentesco” che ci riporta nella seconda metà di quel secolo. Siamo nell’anno 1569 e viene istruita una causa tra Vicenzo del Ferro, imprenditore formaggere e proprietario terriero ed il monastero di Santa Maria in Organo che accusa il dal Ferro di avere tagliato alberi nella proprietà del monastero al fine di utilizzare la legna “pro conficiendo caseo” per poter produrre il formaggio. La sentenza darà ragione al dal Ferro e al di là della vicenda giudiziaria è interessante leggere i verbali riportati da Marco Pasa per la lingua utilizzata e per la precisione nel riportare le testimonianze.

Infine segnalo le splendide foto di Marino Molinaroli a chiusura del quaderno che ci regalano vedute inedite (in particolare quella a pagina 239) della montagna veronese.

Il volume si può reperire in alcune delle librerie veronesi e nei musei sparsi sul territorio della montagna veronese.

 

GIUSEPPINA COLICCI – SERENA FACCI “Rosa di maggio: le registrazioni di L. Colacicchi e G. Nataletti (1949 – 50)”

GIUSEPPINA COLICCI – SERENA FACCI “Rosa di maggio: le registrazioni di L. Colacicchi e G. Nataletti (1949 – 50)”

GIUSEPPINA COLICCI – SERENA FACCI

“Rosa di maggio: le registrazioni di L. Colacicchi e G. Nataletti (1949 – 50)”

SQUI[LIBRI], 2018 Collana “aEM”. 227 pagg. con 2CD allegati. € 25,00.

di Alessandro Nobis

Questo è il sedicesimo volume pubblicato da Squi[libri] facente parte della collana aEM che sta pubblicando parte degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che tra il 1947 ed il 1972 diede via allo sviluppo degli studi etnomusicologici in Italia. In particolare questo “Rosa di maggio”, curato da Giuseppina Colicci e Serena Facci, riporta le raccolte 11 e 12 dell’archivio, ovvero le registrazioni effettuate in Ciociaria nel 1949 da Giorgio Nataletti e nell’anno seguente da Luigi Colacicchi.

ROSA DI MAGGIOSe uno degli intenti dell’Accademia – e di Squi[libri] – era quello di presentare ad un pubblico più vasto e quindi meno specialistico il preziosissimo archivio romano, come ho già scritto in altre occasioni, questo obbiettivo è stato raggiunto; al di là della veste grafica, sono i contenuti dei saggi dei curatori e le annotazioni ai 33 brani presenti nei due compact – disc che rendono quest’opera facilmente fruibile essendo scritti in modo comprensibile a tutti noi che siamo interessati alla cultura popolare. Qui, al di là del fatto puramente musicologico, è interessante conoscere il modus operandi dei ricercatori, la loro filosofia, i loro contatti con i “portatori”, le loro storie personali.

In particolare, tra le peculiarità di questa pubblicazione vorrei sottolineare che all’interno del primo CD sono riportate quattro rare registrazioni effettuate nel settembre del ‘49 a Venezia al Festival Internazionale del Folklore Musicale organizzato dall’E.N.A.L. (acronimo di Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, un ente apolitico che negli anni settanta venne dichiarato inutile ….. ed il cui posto venne preso dai sindacati di varia appartenenza politica); si tratta di due strumentali e di due novene natalizie eseguite da musicisti ciociari invitati al festival dove naturalmente brillano le zampogne e le ciaramelle. I tredici rimanenti brani presenti sul primo CD assieme ai sedici del secondo appartengono alla raccolta 12; si tratta di registrazioni sul campo effettuate da tecnici della RAI (alcuni di questi in verità furono registrati negli studi RAI) che secondo Carpitella contribuì “all’individuazione del patrimonio musicale delle comunità contadine del Lazio”.

Chiude il volume l’anastatica di “Canti Popolari di Ciociaria” di Luigi Colacicchi pubblicato originariamente nel 1936 oltre ad un breve apparato iconografico ed una sostanziosa bibliografia.

http://www.squilibri.it

 

 

A cura di Pieter Van Der Merwe e Jeremy Michell. “South: The Race to the Pole”

A cura di Pieter Van Der Merwe e Jeremy Michell. “South: The Race to the Pole”

A cura di Pieter Van Der Merwe e Jeremy Michell. “South: The Race to the Pole”

BLOOMSBURY PUBLISHING – GREENWICH NATIONAL MARITIME MUSEUM

2018, cm 19 x 24, pag. 208, € 22,90.

di Alessandro Nobis

southLa maggior parte delle persone conoscono la Luna più dell’Antartide”. Ha davvero ragione Pieter Van Der Merwe che così inizia il primo capitolo, “White Desert”, di questo bellissimo volume in lingua inglese edito dal National Maritime Museum di Greenwich, a Londra. Per chi è appassionato alla storia dell’esplorazione di questo enorme continente e per chi invece è all’oscuro delle straordinarie imprese che l’uomo qui ha portato a termine, da Roald Amundsen a Robert Falcon Scott fino a Robert Shackleton, questo volume è a mio avviso il compendio ideale della storia dell’esplorazione antartica, a partire dei primi avvistamenti del Capitano James Cook in piena estate australe, nel gennaio del 1773 fino alla leggendaria spedizione dell’Endurance che si concluse nel 1917 e che fece di Shackleton “il più eroe tra gli eroi” degli esploratori del ventesimo secolo.

Il volume ha un ricco apparato iconografico riguardante tutte le spedizioni, fotografie già pubblicate in altri volumi ed altre inedite che nell’insieme vanno a completare la parte descrittiva alla quale hanno dato un contributo oltre ai due curatori Diana Preston, Robert E. Feeney e Luke McKernan. Inoltre, a completare questo “South: The Race to the Pole” è stata inserita la lista con i membri delle spedizioni, una loro breve biografia e una accurata bibliografia dei volumi pubblicati in lingua inglese ed una lista dei siti web riguardanti la materia per approfondire questo affascinate argomento, l’esplorazione antartica.

W. B. TILMAN “Mischief, viaggi in Artide e in Antartide”

W. B. TILMAN “Mischief, viaggi in Artide e in Antartide”

W. B. TILMAN “Mischief, viaggi in Artide e in Antartide” (499)

MARE VERTICALE EDIZIONI, PAGG. 270, € 20,00

di Alessandro Nobis

A qualche mese di distanza dalla pubblicazione del volume di Jean Baptiste Charcot “Nei mari della Groenlandia e il naufragio” la casa editrice Mare Verticale ha dato alle stampe la traduzione italiana del diario di viaggio pubblicato in lingua originale nel 1966 di Harold William Bill Tilman (1898 – 1977), instancabile avventuriero, alpinista ed esploratore che raggiunse le cime del monte Kenya, del Ruwenzori e del Kilimangiaro; in Himalaya salì il Nanda Devi e arrivò quasi a scalare nel 1938 la vetta del Monte Everest dedicandosi poi alla navigazione dei mari polari con il suo vascello Mischief alla ricerca di vette inviolate in quelle terre circondate da acque perigliose.

In questo avvincente volume Tilman ci racconta di quattro sue spedizioni, ovvero quelle nella Baia di Baffin (maggio – settembre 1963), in Groenlandia (maggio – settembre 1964), nell’Isola di Heard (novembre 1964 fino al marzo dell’anno seguente) ed infine ancora in Groenlandia (giugno – settembre 1965), tutte a bordo del Cutter “Mischief”, costruito a Cadiff nel 1906, stazza di 29 tonnellate con un motore ausiliario di 40 HP, progettato per navigare nelle tormentate acque del canale di Bristol ma con la chiglia non rinforzata adeguatamente per contrastare eventuali tratti con il mare ghiacciato.

mischief_tilman_a54559152637ac1e93a064489826113cAnche se effettuati nel secolo scorso, visto l’equipaggiamento di Tilman e la pericolosità dei mari da lui frequentati, sembra di leggere un diario di bordo del 18° secolo quando i navigatori cercavano in modo  pioneristico il leggendario “Passaggio a Nord Ovest”; un diario preciso – come deve esserlo – che si legge in modo piacevole sia grazie alla descrizione puntuale delle genti incontrate – come gli abitanti delle Faer Oer e dell’Islanda – ed anche ai commenti ironici di cui è condito.

Una dozzina di anni più tardi, per essere precisi nel 1977, durante una tappa per raggiungere l’Antartide, Tillman si inabissò con l’imbarcazione e tutto l’equipaggio tra i flutti nel tratto di oceano tra Mar Del Plata e le Isole Falkland / Malvinas mentra era al comando della “En Avant” con a bordo alpinisti che avrebbero dovuto scalare la cima di Smith Island.

 

CASTELLI – JONA – LOVATTO  “Al rombo del cannon”

CASTELLI  –  JONA  –  LOVATTO                  “Al rombo del cannon”

CASTELLI – JONA – LOVATTO “Al rombo del cannon”. Grande guerra e canto popolare.

NERI POZZA, Pagg. 830 2cd. 2018. € 60,00

di Alessandro Nobis

romboPenso che questo sontuoso volume pubblicato da Neri Pozza rimarrà un punto fermo per chi, nel futuro e nel presente, vorrà studiare ed approfondire aspetti poco sconosciuti, e spesso peraltro mistificati, del canto popolare durante la carneficina  che inaugurò nel peggiore dei modi il xx° secolo, il Primo Conflitto Mondiale. Neri Pozza ha fatto le cose in grande: ha incaricato tre autorevoli studiosi come Franco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto di comporre quest’opera monumentale che ci insegna la storia di quegli anni non attraverso i movimenti di truppe, le dislocazione delle trincee, i bollettini guerra ma attraverso lo spirito di chi la guerra la combatteva e la subiva in prima persona, e con questo mi riferisco anche alle centinaia di migliaia di civili trovatisi loro malgrado a seguire avanzamenti e arretramenti delle prime linee: lo spirito, i pensieri, le preoccupazioni, le paure e lo scontento ma anche l’ironia, il sarcasmo che nella cultura popolare sono sempre stati esplicitati con le voci e quindi con i canti.

Due compact disc dicevo, ben 78 esempi musicali provenienti da molteplici raccolte (alcuni dei quali già riproposti da musicisti del cosiddetto movimento del folk revival, un esempio su tutti “fuoco e mitragliatrici”) e soprattutto dopo una corposa e dettagliata prefazione, i testi e soprattutto i commenti agli stessi suddivisi in otto capitoli e compilati in modo da risultare ognuno un saggio a parte: quello dedicato agli “imboscati” e quello ai “Prigionieri”, il capitolo dedicato alla propaganda in opposizione a quello che descrive il “Cantare contro”. La bibliografia (venti pagine) è probabilmente una delle più complete pubblicate sull’argomento, un fonte di “fonti” per quanti volessero approfondire, per quanto possibile visto la completezza di questo volume, l’argomento.

Un trio di autorevolissimi studio – e lo confermano i precedenti lavori come “Senti le rane che cantano” del 2005,“le ciminiere non fanno più fumo” del 2008 e l’ultima edizione de“I canti popolari piemontesi” diCostantino Nigra per un volume veramente indispensabile.