MENTANA • VERGERIO • BOSSI: LE GRANDI BATTAGLIE AEREE “Il Pilota Polacco che sfidò la Luftwaffe”

MENTANA • VERGERIO • BOSSI: LE GRANDI BATTAGLIE AEREE “Il Pilota Polacco che sfidò la Luftwaffe”

MENTANA • VERGERIO • BOSSI: LE GRANDI BATTAGLIE AEREE “Il Pilota Polacco che sfidò la Luftwaffe”

Segni D’Autore Edizioni. Volume 30,5 x 24,5 cm. Pagg. 56, 2021. € 20,00

di alessandro nobis

Questo è il secondo episodio della collana “Le grandi battaglie aree” edita dalla casa editrice Segni D’Autore che va a seguire “Il giglio bianco di Stalingrado” edito lo scorso anno (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/11/17/laprovitera-%c2%b7vergerio-il-giglio-bianco-di-stalingrado/); storicamente siamo sempre negli anni del secondo conflitto mondiale ma in questo secondo volume la storia che si racconta riguarda il fronte occidentale, in particolare l’importante apporto che i trentamila militari polacchi fuggiti dal loro Paese per l’occupazione nazista diedero soprattutto nei cieli contribuendo alla sconfitta della Luftwaffe, l’aviazione militare a cui capo era Hermann Goering, hitleriano di ferro. Era l’estate del 1940, molti piloti inglesi era caduti in battaglia e vennero sostituiti, non senza perplessità da parte della RAF da 302 polacchi che furono peraltro determinanti nel decidere le stori della battaglia d’Inghilterra che si concluse alla fine dell’ottobre dello stesso anno dimostrando al resto del mondo che l’orda nazista si poteva fermare.

Dove però la protagonista del primo volume era Lydia Litvyak, vissuta realmente, in questo secondo i protagonisti son immaginari, come il giovane Tenente – ex pilota civile –  Marcin Kaczmarek e la sua compagna Claudia, italiana ed anche lei rifugiatasi nel Regno Unito; vere sono le storie dei bombardamenti sulle città tedesche e sopra Londra, vere sono le fiamme che ingurgitavano in piena notte migliaia di civili ed efficacissime le tavole a questi dedicate, non veri ma “molto plausibili” i ricordi che accompagnano la vecchiaia di Marcin e Claudia.

Una graphic novel che si legge in un baleno ma che poi si rilegge subito per scoprire i particolari nascosti tra le pieghe della vicenda, e ciò grazie alle splendide tavole di Luca Vergerio (che aveva disegnato anche il primo volume sceneggiato da Andrea La Provitera) colorate da Ilenia Bossi che hanno saputo nel migliore dei modi tradurre in immagini la sceneggiatura di Umberto Mentana.

In attesa del terzo capitolo, delle terza avventura …..

www.segnidautore.it

JOHN GLATT “THE CHIEFTAINS · The Authorized Biography”

JOHN GLATT “THE CHIEFTAINS · The Authorized Biography”

JOHN GLATT “THE CHIEFTAINS · The Authorized Biography”

Edizioni Capo Press. Pagg.331, 15,88 x 26,04 cm, 1997

di Mauro Regis

Nessun gruppo o musicista, come i Chieftains, è riuscito a rappresentare e ad essere immagine della propria terra. Nessun gruppo o musicista, come i Chieftains, è riuscito con la sola musica a superare i confini ed i generi musicali, per andare ad eseguire dal vivo od a registrare in studio con culture e stili tanto diversi fra loro.

I Chieftains han suonato alla Casa Bianca, a Washington, ed han suonato lungo la muraglia cinese, han suonato con sconosciuti musicisti galiziani, con stars della musica country americana e del rock anglo americano, da Sting ai Rolling Stones, da Joni Mitchell a Frank Zappa, hanno avuto Van Morrison frequente ospite e l’hanno accompagnato in un tour europeo, e persino attori americani del valore di Jack Nicholson li annoverano orgogliosi fra i loro migliori amici. Al gruppo di Dublino rimane, forse, solo l’incisione di un disco di classici del rock’n’roll in compagnia di Bruce Springsteen, e di brani della tradizione americana con Bob Dylan, per poi poter dire di avere completato un’opera universale.Scorrere l’indice del libro, dove sono contenuti i nomi che compaiono nel testo, significa rivedere, in una lista impressionante, uno dietro l’altro i nomi più illustri ed apprezzati della musica degli ultimi quarant’anni, che in gran parte hanno suonato fianco a fianco con i nostri eroi.

Il libro, naturalmente in inglese, perché nessuno, fino ad oggi ha ritenuto interessante tradurlo in italiano, è scorrevole, e si legge quasi d’un fiato, tanto il suo racconto è avvincente. John Glatt ha raccolto infinite interviste con i componenti del gruppo, e con chi, musicista, tecnico, od anche solo occasionale presenza, ha avuto la possibilità di dividere, più o meno a lungo, il proprio tempo con Paddy Moloney e soci. E’ così che nasce la storia della vecchia Irlanda, splendidamente immortalata nella fotografia dell’orchestra condotta da Sean O’ Riada, e del gruppo che poco alla volta nasce, cresce e prende forma. Musicisti se ne vanno, ed altri arrivano, sino a raggiungere l’attuale sestetto, quello sicuramente più longevo dell’intera storia del gruppo. La band di una città diviene, poco a poco, ambasciatore di una musica e di una terra nel mondo intero, dagli Stati Uniti alla Cina, per ritornare poi alle proprie radici, recuperando quell’unico spirito che unisce terre lontane come l’Irlanda e la Galizia.L’inserto fotografico (solo sedici pagine, ma ricche di curiosità) ci regala un Paddy Moloney d’annata (non più di dieci anni), che molti anni dopo scherza con il senatore Ted Kennedy, ed inedite immagini del gruppo e dei suoi singoli componenti.

Ma è il racconto la parte più avvincente dell’opera, naturalmente.

Ritratti dei molti personaggi che hanno attraversato, come protagonisti od anche solo come comprimari, la storia della band, lasciando un segno indelebile, o più spesso, subendone il fascino e l’influenza musicale.Ci sono vere e proprie piccole storie nella grande storia del gruppo, come il racconto del capodanno 1981, quando, non invitato e non riconosciuto, si presentò a casa Moloney, a festeggiare, Jack Nicholson, o scherzi che solo l’acuto Paddy Moloney riesce ad offrire in ogni occasione, di fronte agli austeri commensali ed alti dignitari cinesi, come lungo la grande muraglia. Ma ci sono anche momenti di profonda ed intensa commozione, quando il gruppo, e Kevin Conneff, in particolare, stringono con Frank Zappa una straordinaria amicizia, proprio in coincidenza degli ultimi anni di vita del maestro americano, tanto che “The Green Fields Of America“, eseguita dalla sola voce di Conneff, divenne una delle canzoni favorite di Zappa, che spesso l’ascoltava in compagnia della moglie Gail negli ultimi tempi prima di morire, e che la volle fra i brani a colonna sonora delle proprie esequie.

Questo libro ci restituisce l’immagine più bella e più vicina di un grande gruppo musicale, che a dispetto della celebrità e del segno lasciato nella storia della musica, non disdegna, alla fine dei concerti, di fermarsi con i propri fans, a firmare autografi ed a scambiare strette di mano, lasciando nere limousines ed insuperabili servizi d’ordine ad altri artisti che, chiamati proprio dai Chieftains, si sono sentiti onorati di un simile coinvolgimento, a conferma che, per una volta, la statura artistica e quella umana vanno davvero di pari passo.

Pubblicato sul mensile Folk Bulletin nel 2002. La foto è di Mauro Regis scattata a Merano nell’agosto del 2011

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI – QUADERNO CULTURALE n. 44

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI – QUADERNO CULTURALE n. 44

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI – QUADERNO CULTURALE n. 44

Gianni Bussinelli Editore, pagg. 271. 2021, € 17,00

di alessandro nobis

La Lessinia copre un’area relativamente estesa – oltre gli 800 chilometri quadrati – limitata come i suoi frequentatori sanno ad est dalla Val Leogra, ad ovest dalla val d’Adige, a sud dalla pianura veronese mentre la Val di Ronchi ne definisce il limite settentrionale; un’estensione tutto sommato limitata, eppure da 44 anni un folto gruppo di studiosi e di appassionati con grande competenza e passione – da qualche anno coordinati dal geologo di Bosco Chiesanuova Ugo Sauro – riesce a pubblicare una interessante raccolta di articoli sotto forma di “Quaderno Culturale” trovando sempre degli spunti inediti nel campo delle scienze naturali, artistiche ed umane che sorprendono sempre sia i lettori della prima ora che quelli che da meno tempo si sono avvicinati a queste pubblicazioni.

Al solito mi soffermo su tre dei trentasette (!) interventi che mi hanno più interessato, naturalmente senza togliere nulla al valore degli altri. Preciso quanto impietoso il reportage di Vincenzo Pavan (“Fantasmi della Lessinia: edifici e contrade in rovina, che fare?”) che ci fa percorrere un itinerario, una sorta di Via Crucis attraverso le contrade, le stalle, le ghiacciaie, le colombare della nostra montagna inghiottite dal tempo e soprattutto dall’incuria dell’uomo, da Zivelongo a Gorgusello, da Mùlbese a Squaranton l’edilizia rurale lessinica, così particolare e prova dell’ingegno umano nell’utilizzo delle risorse del territorio, è stata lasciata andare con un scia di promesse di privati e di enti pubblici della sua valorizzazione: strutture fatiscenti e spesso pericolose, come dimenticare la recente disgrazia del crollo della ghiacciaia di Malga Preta che ha portato via la vita a due bambini il 3 luglio appena trascorso?

Su una ghiacciaia dell’alta Valpantena” è il titolo del contributo di Angelo Andreis che prende spunto da un ritrovamento documentale all’Archivio di Stato di Venezia: si tratta di una proposta redatta nell’ottocento da un misterioso Signor “S” per una visita fuori porta alla Giassara costruita da Bartolomeo Tacchella nei pressi di Bellori, non lontano dal Ponte di Veja: è un testo sorprendentemente molto tecnico e dettagliato per essere così vecchio e all’articolo è allegata una

molto utile ed accurata tabella che fa il punto della situazione nell’anno 1901 rispetto alla posizione delle singole ghiacciaie, ai loro proprietari, alle zone di vendita ed all’importante distinzione del tipo di acqua utilizzato per la produzione del ghiaccio, acqua di fonte o piovana, considerato che dal 1923 la Prefettura vietò l’uso dell’acqua piovana determinando così forte impatto su questa attività.

Il terzo contributo che voglio citare è di Renzo Valle: “Lavori forzati a Campobrun” ci fa ritornare al 1944, quando l’esercito tedesco su indicazione di Albert Speer si apprestò a costruire una terza linea di difesa per definire i confini del Terzo Reich a Sud, una linea che grossomodo seguiva i confini imperiali; a costruirla naturalmente non furono le maestranze fatte venire dalla Germania, ma uomini “rastrellati” nelle valli adiacenti e deportati nel Campo di Lavoro di Campobrun, situato sul massiccio del Carega all’interno della valle glaciale sospesa ove oggi si trova l’omonima malga che restò attivo fino all’aprile del ’45 quando i tedeschi si dettero alla fuga. L’articolo racconta anche l’atto di eroismo – non lo definirei in altro modo –  di Celestino Anderloni, diciottenne e maggiore di cinque fratelli di Velo Veronese che si offrì ai nazisti al posto del padre per essere deportato, e delle condizioni di vita dei prigionieri all’interno del campo di lavoro. Un episodio del periodo bellico che grazie a Renzo Valle può essere portato ad una più diffusa conoscenza. 

A rendere ancora più appetibile questo 44° Quaderno la presenza di un DVD che contiene il pdf dell’importante volume di grande formato edito nel 1991 da La Grafica “Gli alti pascoli dei Lessini Veronesi – Storia Natura Cultura” curato da Ugo Sauro, Pietro Berni e Gian Maria Varanini ma da tempo introvabile nelle librerie.

Ricordo infine che al Quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un CD-ROM con tutti gli articoli pubblicati sino ad allora in formato pdf.

Dei precedenti Quaderni Culturali avevo scritto anche qui:

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

Volume. cm 23 x 22. Pagg. 260, 2021. € 30,00

di alessandro nobis

Dal 1941 al 2021 80 anni di fotografia” recita il sottotitolo di questo importante volume che Leonardo Cargnel ha voluto dedicare al padre Mario titolare dello storico negozio di Via XX Settembre, a Verona. “Vita e Storia” si cita puntualmente in copertina, gli aspetti che il fotografo Cargnel ha affrontato nella sua lunga carriera di testimone dei cambiamenti sociali, geografici e storici di Verona e della sua provincia fissandoli per sempre su pellicola e rigorosamente in bianco e nero.

Le immagini raccolte nel volume hanno a mio avviso un alto valore documentale per noi veronesi soprattutto per coloro che si occupano di storia locale visto che qui, ad esempio, ci sono numerosi scatti che immortalano i risultati dei bombardamenti anglo-americani sulla città e l’arrivo delle truppe – lo scatto al Ponte Pietra con il carro Sherman e quello ripreso a Poiano fissano questo importante momento – , vicino ad altri a mio giudizio ancora più importanti che documentano la poco conosciuta vita delle “vittime civili” (ora si chiamerebbero effetti collaterali) sopravvissute alla guerra ovvero quelli che mostrano le condizioni di “sopravvivenza” dei numerosissimi sfollati andati ad occupare le vecchie strutture imperiali ottocentesche asburgiche, quasi una riappropriazione di fortini e casematte costruite per scopi bellici come quelli di San Felice e di Lugagnano.

Ho trovato molto interessanti le foto che dell’alta Lessinia come ad esempio quelle che mostrano lo status della conca di San Giorgio prima del turismo di massa e della sua devastante antropizzazione oppure gli scatti dedicati alla leggendaria corsa automobilistica “Stallavena – Bosco”, appuntamento motoristico molto seguito dagli appassionati, i primi sciatori in alta Lessina ed ancora quelli che mostrano il ventre del Corno D’Aquilio, nella Spluga della Preta che Cargnel esplorò con il Gruppo Speleologico “GES Falchi” da lui costituito nel 1951.

Lo sport, la montagna e la città con le persone che la animano e che Cargnel ha immortalato in numerose occasioni; foto “animate” che fermano per un attimo la vita dei mercati di Piazza Erbe con i “piassaroti”, di Piazza Isolo, di Corso Porta Palio e di Interrato dell’Acqua Morta, il vigile che sembra sgridare un ciclista dall’alto della sua pedana in Piazza Erbe, la mamma con  i due figli che osserva il passaggio del Treno Verona – Affi – Garda, gli uomini che chiacchierano davanti all’edicola all’incrocio tra Via Carducci e Interrato dell’Acqua Morta, e, lasciatemi citarla per ultima, la foto di un ventenne Fausto Coppi che pedala sullo sterrato della strada delle Torricelle nel Giro d’Italia del 1940 che avrebbe poi vinto.

Il volume che ripercorre la storia di uno dei fotografi storici di Verona è stampato da Grafiche Aurora. Lo si può trovare presso il negozio Cargnel in Via XX Settembre 24 a Verona o nelle librerie più fornite della città.

fotocargnelvr@hotmail.it

Il mio personale augurio è che a questo prezioso libro ne segua presto un secondo, chissà quali perle custodisce l’archivio Cargnel ……..

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

Accademia della Lessinia, pagg. 247, 2020 € 15,00

di alessandro nobis

Puntuale anche in questo 2020 pesantemente degnato dalla pandemia, è arrivato nelle librerie veronesi – non in tutte per la verità – per la quarantatreesima volta il volume “La Lessinia, Ieri Oggi Domani”, curato dall’ONLUS “Accademia della Lessinia” diretta dal geomorfologo Ugo Sauro.

lessinia 2020 1.jpgE’ un appuntamento annuale che gli studiosi e gli amanti della montagna veronese attendono ogni inizio d’estate e che non ha mai deluso per la varietà degli argomenti proposti e per la serietà e scientificità degli articoli delle varie sezioni ovvero “Territorio ed ambiente”, “Scienze naturali”, “Preistoria ed archeologia”, “Storia”, “Tradizione e memoria popolare”, “Itinerari” e “Vita in Lessinia”. Tra la quarantina di articolo proposti in questo volume ne segnalo tre: il primo, curato dal geologo Michele Sommaruga e dall’archeologo sperimentale Giorgio Chelidonio, ci accompagna in località Torre di Trezzolano e riporta oltre ad un’accurata carta geologica dell’area studiata l’esame e la descrizione dei materiali litici che manifestano la presenza di gruppi di neanderthaliani già nel Paleolitico Inferiore. Molto interessante anche “Monitoraggio lupo 2018 e 2019”, studio di Paolo Parricelli e Diego Lonardoni che presenta i risultati di una ricerca riguardante la popolazione del predatore nei suoi due branchi (quello del Carega e quello della Lessinia) ed l’impatto sulla presenza dell’uomo e delle sue attività legate all’allevamento del bestiame; una ricerca resa possibile grazie anche alla collaborazione degli allevatori, dei Carabinieri Forestali e del Servizio Guardaparco tra gli altri. Per ultimo segnalo uno scritto di Gabriele Bacilieri, Maria Teresa Zantedeschi, Leonardo Ceradini e Giancarlo Collin, “Un filo d’acqua”, che ci descrive le fontane delle località lessiniche di Gorgusello, Breonio e Molina e le attività legate alla presenza di corsi d’acqua soprattutto nei pressi di quest’ultimo piccolo centro della Lessinia Occidentale, piccolo ma che ha ospitato nella sua storia ben 18 mulini assieme alle attività a questi legate.

Un altro prezioso tassello alla conoscenza della natura, della geografia antropica e della storia della Lessinia, bellissima e sempre sorprendente.

Ricordo infine che al quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un CD-ROM con tutti gli articoli pubblicati sino ad allora in formato pdf.

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

ROBERTO MENABO’  “Il Blues ha una Mamma Bianca”

Stampato in proprio. Volume pagg. 207, 2019. € 12,00

di alessandro nobis

MENABO'.jpgVi assicuro che una delle cose più divertenti da fare se amate la musica, di qualsiasi genere, è senz’altro quella di mettersi a cercare gli autori e gli interpreti più sconosciuti, quelli che hanno lasciato poche tracce sia dal punto di vista discografico – magari entrando nella storia lo stesso – sia dal punto di vista umano. Ci vuole pazienza, dedizione, capacità di scrittura ed in molti casi si lavora come l’archeologo che ricostruisce vasi antichi partendo da pochi frammenti; alcuni lasciano scientemente grigie le parti mancanti, altri le riempiono calibrando la fantasia con la realtà rappresentata dai frammenti ritrovati.

Per il blues ad esempio, c’è Roberto Menabò che con la sua consueta capacità descrittiva sapientemente mescola il reale con il quasi-reale ci ha regalato in passato “Mesdames a 78 giri” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/11/27/roberto-menabo-mesdames-a-78-giri-storie-di-donne-che-hanno-cantato-il-blues/)e da qualche mese ha pubblicato quest’altrettanto interessante antologia – rigorosamente autoprodotta –  che racconta le gesta di autori celebri “caucasici” all’epoca della depressione dimenticati, vicino ad altri che invece sono rimasti nella storia. Tutti come dice Menabò nella quarta di copertina “suonavano dell’ottimo ed intenso blues” ed “erano musicisti bianchi della zona degli Appalachi che mescolavano l’idioma afroamericano con la cultura popolare bianca rendendo così il blues interessante ed intrigante”.

Ecco che vicino ad Uncle Dave Macon, a Frank Hutchinson, ed alla storia di Giuseppe “Joe” Venuti e Salvatore Massaro – Eddie Lang conoscerete altre vicende, altre personalità, altri autori come il minatore del West Virgina Harry Franklin “Dick” Justice o lo straordinario talento chitarristico del georgiano Jimmie Tarlton; insomma come “Mesdames a 78 giri” questa nuova antologia di Roberto Menabò – chitarrista sopraffino, divulgatore e ricercatore “blues” racconta l’altro blues, quello delle microstorie personali, quello di cui è rimasta poca memoria se non in qualche gracchiante 78giri o su qualche lapide in cimiteri nascosti chissà dove.

Se amate il blues, se siete curiosi, se vi volete “impicciare” delle vite di questi eroi della musica, questo di Menabò è il libro che fa per voi.

ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO  “Lungje, Po’”

Folkest Libri. Pp. 257 + CD, 2019. € 20,00

di alessandro nobis

DEL FAVERO 1Datemi pure del “passatista”, ma avere tra le mani un volume interessante e ottimamente documentato come questo non mi fa rimpiangere per nulla lo scorrere  le pagine sullo schermo di un computer e nemmeno i vari asettici e-book, sempre che ne esistano sull’argomento. Non c’entra l’antico fascino di sfogliare le pagine cartacee c’entrano piuttosto la struttura del volume e la facilità di consultazione, e se a queste considerazioni aggiungo che “Lungje, Po’” può essere letto con grande piacere dagli specialisti e dal pubblico più ampio ecco che il libro di Andrea Del Favero, musicista e ricercatore friulano ben conosciuto nell’ambiente della musica popolare italiano, diventa una testimonianza importante delle tradizioni musicali friulane, “terra d’incontri e scontri dove etnie diverse convivono pacificamente da secoli” come è riportato sulla quarta di copertina del volume stampato a cura di FolkestLibri.

La prefazione di Angelo Floramo racconta bene il valore di questo volume lungamente atteso dal popolo del folk friulano, e gli aspetti descritti da Del Favero con grande competenza e con linguaggio sempre piacevole ci narrano delle tradizioni della sua terra, della loro riscoperta, degli strumenti e della loro storia, di quanti nei decenni hanno continuato a suonare, magari apportando qualche variazione come è giusto che sia, i repertori di una terra che ancora riesce a proteggere il suo passato culturale in un tempo nel quale l’omogeneizzazione culturale sta prendendo il sopravvento.

Per chi invece sa leggere uno spartito e di conseguenza sa suonare uno strumento, gli spartiti in coda al libro danno la possibilità di cimentarsi con il repertorio che parte dalla raccolta seicentesca di Giorgio Mainerio e arriva alla trascrizione dii brani raccolti “sul campo” curati da un altro studioso e musicista di area friulana, Dario Marusic.

Parte integrante del volume è il prezioso CD allegato che contiene 21 tracce di “field recordings” ascoltando le quali i musicisti e musicofili delle regioni limitrofe troveranno collegamenti con i repertori delle proprie aree di studio.

Libro importante, da leggere e da ascoltare.

 

 

 

Succede a Verona: IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

Succede a Verona: IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

IL VENERDI ULTIMO DI CARNOVALE

Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona

Verona 1847. 15 x 21 cm, Scripta Edizioni, anastatica 2011. € 12,00

di alessandro nobis

Questo volume pubblicato dalla Scripta di Enzo Righetti e Beppe Muraro nel 2011 fu presentato al quartiere di Santo Stefano, a Verona, in occasione di una delle tre edizioni del TREDESEDODESE, una manifestazione le cui intenzioni erano quelle di celebrare non tanto la Festa di Santa Lucia ma la Cultura Popolare. Questa ristampa anastatica è di fatto un libro importantissimo per i cultori di storia locale e per gli etnografi perché fa il punto della situazione del Bacanal del Gnoco nel 1847; un volume che la stampa locale snobbò al momento della sua pubblicazione e di fronte al quale le “istituzioni” non solo mancarono l’occasione di contribuire alla realizzazione del volume ma si dimostrarono indifferenti anche all’acquisto di copie dello stesso (e, in Primis, il Comitato del Carnevale di D’Agostino): peggio per loro.

carnevaleQuesto volume è uno dei pochi (l’unico?) a ricostruire la storia del Carnevale Veronese in modo preciso e completo: come detto questa era la seconda edizione, mentre la prima risaliva al 1818 e rispetto a questa contiene integrazioni grazie alla scoperta di nuovi documenti in corso d’opera che non trovarono spazio nella prima.

Il volume è suddiviso in sezioni: la prima è “Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona il venerdì ultimo di Carnovale”. E’ la parte più interessante del volume, e si tratta della “Relazione di Alessandro Carli alla Municipale Amministrazione di Verona” che riporta con grande precisione la composizione della sfilata dei carri, una “Nota delle spese occorrenti per la funzione del Venerdì Gnocolare, apparenti dai registri pubblici”, un articolo datato 5 febbraio 1812 del Giornale dell’Adige. “Poesie varie” si chiama la parte seguente che comprende le 20 “Maccaroniche” del Marchese Francesco Dionisi scritte nel 1789 alla quale segue un supplemento di una sessantina di pagine contenente anche un con saggio bibliografico ed alcune “Stanze” e “Sonetti” in dialetto veneziano tratte dalla Raccolta stampata in Verona da G. B. Saracco nel 1953. Si tratta di documenti che vennero in possesso dell’autore durante il lavoro di stampa che, come viene riportato “gli vennero per buona ventura alle mani alcuni scritti non prima veduti, che gli parvero poter far seguito convenevole al suo libro, e li ha perciò qui riuniti come supplemento al medesimo

Naturalmente non si può riportare indietro l’orologio del tempo e ricostruire il Carnevale come era in origine, sarebbe un’operazione del tutto anacronistica, sciocca ed inutile, anche perché le origini del Bacanal sono legate a tempi di grande povertà e carestia; si può, anzi penso si debba non dimenticare la storia di questa festa che a Verona davvero pochissimi conoscono, e questo volume, se fosse stato accolto con entusiasmo e diffuso dalle istituzioni comunali avrebbe senz’altro contribuito a questo.

Mi dicono dalla regia che l’editore conservi ancora delle copie in magazzino ………

DAVIDE IELMINI “Enten Eller: il suono ruvido dell’innocenza”

DAVIDE IELMINI “Enten Eller: il suono ruvido dell’innocenza”

DAVIDE IELMINI “Enten Eller: il suono ruvido dell’innocenza”

Autoproduzione, 21 x 21 cm, pagg. 169. Volume, 2019

di Alessandro Nobis

Davide Ielmini, giornalista e critico musicale con questo suo volume raccoglie una serie di interviste ai musicisti coinvolti nel progetto “Enten Eller” (avevo parlato della loro più recente produzione qui: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/01/01/enten-eller-minotaurus/), certamente il più longevo dei collettivi che operano in ambito jazzistico a livello continentale, e probabilmente anche d’oltreoceano. Non è il primo volume dedicato al gruppo del compositore e percussionista Massimo Barbiero (nel 2010 veniva pubblicato “Enten Eller”, un volume con fotografie di Luca D’Agostino  e due racconti di Flaviano Massarutto) ma certamente in questo di Ielmini si può trovare e comprendere la progettualità che dal 1984 ha consentito al gruppo di produrre musica ai più alti livelli e riuscendo sempre all’interno di un perimetro scritto a sviluppare in modo significativo l’improvvisazione e dunque un dialogo tra i protagonisti davvero profondo.

ielmini coverSi leggono qui le interviste ma si legge in parallelo anche la biografia di Enten Eller, e l’occasione di “ascoltare le voci” dei protagonisti della prima line-up, di quelli che ne fanno parte attualmente e dei prestigiosi collaboratori che via via hanno preso parte al progetto aiuta grandemente a comprendere il percorso, da dove parte e dove è diretto.

Il pianista Ugo Boscain ed il fiatista Mario Simeoni sono i primi che danno voce alla storia di Enten Eller mentre Massimo Barbiero, Maurizio Brunod, Alberto Mandarini e Giovanni Maier rappresentano il presente dell’ensemble e ci raccontano delle loro esperienze personali e di come quattro personalità si sono trovate a dialogare ed a comporre ed improvvisare assieme. Poi “Una partecipazione completa alla musica”, tanto per chiarire il concetto che Barbiero & C. hanno di collaboratore esterno, è la corposa parte dedicata a quanti, chiamati, hanno saputo arricchire di idee e di suoni la musica ovvero Tim Berne, Giancarlo Schiaffini, Carlo Actis Dato, Achille Succi, Emanuele Parrini e Xavier Girotto.

Racconti interessanti che aprono, anzi spalancano una finestra sul mondo e sulla musica di questo eccellente ensemble raccontato anche dalle emblematiche fotografie di Luca D’Agostino, biografo visuale.

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

BUSSINELLI EDITORE Verona, 2019. PAGG. 262, € 15,00

E’ stato pubblicato recentemente da Gianni Bussinelli Editore l’annuale “Quaderno” dedicato alla Lessinia, area pedemontana e montana a settentrione della città di Verona, importante serie di pubblicazioni della quale avevo già scritto in occasione della pubblicazione del volume del 2018 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/07/21/la-lessinia-ieri-oggi-domani-quaderno-culturale-n-41/). E’ anche questa volta un interessante viaggio negli aspetti naturalistici e antropici di questa area che pur essendo limitata nella sua estensione offre da quarantadue anni spunti di ricerca a studiosi delle più diverse discipline.

Al solito il volume è suddiviso in numerose sezioni in grado offrire al lettore non solo l’occasione di conoscere nuovi aspetti della Lessinia ma anche di offrire idee ed itinerari per frequentare direttamente questa nostra bellissima montagna.

lessinia 2019Quindi una volta ribadita la validità del progetto e la passione con la quale viene portato avanti da un cospicuo numero di appassionati e studiosi diretti dal geomorfologo Ugo Sauro mi limito a segnalare gli articoli – brevi saggi forse il loro nome più adatto – presenti nel volume, a partire da quello scritto dal Prof. Angelo Andreis dedicato alle “Strade ex militari della Lessinia” ed a quanto di loro resta a cento anni dalla costruzione avvenuta in occasione della Prima Guerra Mondiale; una rete importantissima – che oggi viene percorsa dai numerosi escursionisti e fondisti – visto che il limite settentrionale della Lessinia rappresentava dopo il 1866 il confine tra il Tirolo ed il Regno d’Italia alla quale il territorio veronese venne annesso in quell’anno.

L’esperto speleologo Andrea Ceradini invece affronta in “Non solo Veja” il tema degli archi naturali lessinici meno conosciuti e giustamente tralasciando il più importante di loro, il Ponte di Veja; partendo da quello di Borago, appena a nord della città nell’omonimo vajo, Ceradini ci fa conoscere altri cinque archi naturali fornendo la loro precisa localizzazione geografica e le loro principali caratteristiche geomorfologiche fino a raggiungere il più alto in quota, il “Covolone”, a 1.040 metri nel comune di Erbezzo.

Il terzo articolo voglio sottoporre all’attenzione di chi mi legge è quello dello storico Marco Pasa, “Un significativo episodio di disboscamento cinquecentesco” che ci riporta nella seconda metà di quel secolo. Siamo nell’anno 1569 e viene istruita una causa tra Vicenzo del Ferro, imprenditore formaggere e proprietario terriero ed il monastero di Santa Maria in Organo che accusa il dal Ferro di avere tagliato alberi nella proprietà del monastero al fine di utilizzare la legna “pro conficiendo caseo” per poter produrre il formaggio. La sentenza darà ragione al dal Ferro e al di là della vicenda giudiziaria è interessante leggere i verbali riportati da Marco Pasa per la lingua utilizzata e per la precisione nel riportare le testimonianze.

Infine segnalo le splendide foto di Marino Molinaroli a chiusura del quaderno che ci regalano vedute inedite (in particolare quella a pagina 239) della montagna veronese.

Il volume si può reperire in alcune delle librerie veronesi e nei musei sparsi sul territorio della montagna veronese.