MARIA MORAMARCO “Cillacilla”

MARIA MORAMARCO “Cillacilla”

MARIA MORAMARCO “Cillacilla”

UARAGNIAUN CD, 2018

di Alessandro Nobis

Cillacilla cillacilla lallalà / Vuelte lu passe e vuelta qua”. Spesso viene sottovalutata, anche da parte degli addetti ai lavori, l’importanza quantitativa e qualitativa del repertorio tradizionale dedicato al mondo dell’infanzia come i canti legati al mondo ludico, le filastrocche, i canti cumulativi ed enumerativi, gli scioglilingua. Il loro recupero non è facile, in molte zone è andato disperso e chi è fortunato di vivere in un’area dove questo è giunto fino a noi a dispetto della modernità grazie alla trasmissione orale ed al ricordo spesso lontano degli informatori può goderne studiandolo e fissandolo su “carta” e su “nastro”. C’è chi si occupa dell’aspetto più legato al gioco in senso stretto come fa l’Associazione Giochi Antichi” di Verona con il suo annuale festival Tocatì e c’è chi come Maria Moramarco – ricercatrice e straordinaria cantante ed interprete dell’ensemble della Murgia barese Uaragniaun – che con questo “suo” Cillacilla fissa in modo splendido e definitivo su carta e CD un mondo che non esiste praticamente più ma che fino a qualche lustro fa era così importante per la socializzazione non solo dei giovanissimi.

Maria-Moramarco-presenta-Cillacilla-al-Museo-Civico.jpgLo fa non pubblicando registrazioni sul campo come gli etnografi ed etnomusicologi hanno fatto (fortunatamente) nel passato ma facendo uscire dall’oblio questo repertorio portandolo prepotentemente nel terzo millennio con arrangiamenti – ed interpretazioni – e suoni curatissimi e decisamente convincenti. Maria Moramarco ha chiamato a raccolta gli Uaragniaun ed un nugolo di bravissimi strumentisti tra i quali vogli citare Michele Bolognese (ai plettri), Alessandro Pipino (organetto diatonico) e Adolfo La Volpe (oud) che hanno giocato un ruolo essenziale nella “trasformazione” di questo repertorio: del resto la cura che la Moramarco, con Luigi Bolognese e Sivio Teot hanno da sempre messo nei lavori “di gruppo” è ben nota agli appassionati di cultura tradizionale e di quelle musicale nello specifico, e quindi questo è un documento, un disco importante nella sua concezione e nella sua realizzazione che potrà senz’altro essere apprezzato anche dai “non parlanti” il difficile dialetto della Murgia grazie al prezioso ed accurato libretto allegato.

Disco realizzato in collaborazione con la Regione Puglia, Pugliasounds e Megasound. Da veneto provo solo invidia. Moderata, ma invidia.

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NEWPOLI “Mediterraneo”

NEWPOLI “Mediterraneo”

NEWPOLI “Mediterraneo”

Beartones Records, CD 2018

di Alessandro Nobis

Newpoli è un eterogeneo ottetto di base sulla East Coast e formato da musicisti di diversa provenienza, ma accomunati dal calore e dalla bellezza della musica dell’Italia Meridionale e del Mediterraneo in generale. I bravissimi musicisti coinvolti in questo interessante progetto sono le due front women Carmen Marsico e Angela Rossi (canto), Fabio Pirozzolo (tamburello e canto), Björn Wennås (Chitarra Battente, Mandola e Chitarra Classica), Jussi Reijonen (Oud, Mandola e Chitarra Classica), Daniel Meyers (Zampogna, Ciaramella e flauti diritti), Karen Burciaga (violino) e Jeff McAuliffe (contrabbasso), e questo è il loro quinto disco dopo il loro esordio del 2008.

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foto di Liz Linder dal sito http://www.newpolimusic.com

Sgombriamo subito il campo dal sospetto che la musica di Newpoli sia una versione da “cartolina” della tradizione mediterranea da spacciare al pubblico d’oltreoceano; sarà la presenza di musicisti non italiani, saranno gli arrangiamenti dei brani – spesso originali – sempre convincenti ed altrettanto efficaci, saranno le tematiche affrontate nei testi legati alla quotidianità spesso tragica che si vive nel “Mare Nostrum” ed all’emigrazione (il brano d’apertura che dà il titolo all’album scritto in un dialetto della Basilicata che descrive il dramma dell’emigrazione e “So’ Emigrante”) ma questo, signori, è un gran bel disco che ha le radici ben piantate nel profondo della tradizione (i suoni, la pizzica salentina dei fratelli Ucci, il canto alla pelenzeca – l’altalena – con una bella aprtura di oud e che racconta un tema caro al canto narrativo italiano ovvero il recarsi alla fontana per incontrare la donna di cui innamorarsi) ed i rami in Nordamerica, terra nella quale nel recente o nel lontano passato i musicisti o le loro famiglie (basta leggere i loro nomi) hanno trovato rifugio ed una nuova vita e dove hanno composto musiche e testi (faccio riferimento a “Lagr’m’” con lo splendido dialogo tra le voci di Carmen Marsico e Angela Rossi ed a “’Na voce sola” cantata in lingua napoletana – “non mi conosco più quando mi guardo attorno / Ma che sta succedendo, il mondo è cambiato”); e la semplice ma significativa copertina è emblematica a mio avviso, potendo essere riferita al Mediterraneo ma più in generale ai “mari” che l’emigrante deve sempre affrontare.

Disco non di facile reperibilità sul mercato italiano, per fortuna c’è il sito web del gruppo e ci sono i siti specializzati nella vendita on-line.

http://www.newpolimusic.com

KALÀSCIMA “[K]”

KALÀSCIMA “[K]”

KALÀSCIMA “[K]”

Ponderosa Music  & Art e Ipe Ipe Music. CD 2018

di Alessandro Nobis

Questo “K” – terzo loro disco – è il primo lavoro dei pugliesi Kalàscima che ho avuto l’opportunità di ascoltare e le impressioni che mi ha suscitato al primo ascolto sono state confermate dai ripetuti “passaggi” successivi; progetto interessante, l’idea di sciogliere l’elettronica nei rigidi schemi della tradizione popolare non è certamente nuova ma i Kalàscima la realizzano in modo convincente con intelligenza e misura dando vita ad una visione della tradizione moderna piuttosto originale ed articolata negli spunti “altri” che danno vita a questo lavoro, alla quale si accompagna anche un lavoro grafico notevole ed adeguato al contenuto musicale. Ritmi ancestrali dai suoni elettronici, la zampogna vicino ai loop nel brano di apertura “Ballamundi” – paradigma di “K” – , l’elettronica che genera la voce filtrata ed un ritmo popolare quasi alieno a fianco del suono naturale della zampogna di Aldo Iezza in “Eva”, ma convincenti sono anche per l’equilibrio sonoro parte vocale / parte strumentale “Korasai” (“ragazza” in griko) e la successiva “Tie si l’amore”, dal crescendo travolgente, e a mio avviso ben riusciti gli innesti (lingua inglese filtrata e vocalizzi mongoli) in “Maria”.

Musica che presumibilmente ha richiesto un lungo lavoro in studio, che si ascolta con grande curiosità e piacere e che mi sembra di poter dire anche possa essere contestualizza al ballo di piazza: passato, futuro e ritorno al presente, questa la “mission” della musica popolare.

“K” è prodotto da Ponderosa Music & Art e Ipe Ipe Music con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura e PUGLIA SOUNDS RECORD 2018 – REGIONE PUGLIA – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia.

LI UCCI ORCHESTRA “Concerto alla Rimesa”

LI UCCI ORCHESTRA “Concerto alla Rimesa”

LI UCCI ORCHESTRA “Concerto alla Rimesa”

KURUMUNY RECORDS. CD. 2018

di Alessandro Nobis

16 settembre 2017, La Rimesa di Cutrofiano. E’ la settima edizione del festival dedicato a Bandello, Aloisi e Vergaro Uccio, ed una grande orchestra sale sul palco per rendere doveroso omaggio a queste tre figure così importanti per la tradizione culturale salentina. Questo cd è una testimonianza vera, genuina, sentita di quanto il popolo salentino sia indissolubilmente radicato alla sua tradizione musicale che ha saputo esportare nel mondo mantenendo la propria antica identità: musicisti di varia estrazione, danzatori, cantanti hanno dato il proprio contributo alla realizzazione di questo concerto che presenta soprattutto brani tradizionali ed una pizzica “neo-tradzionale” scritta dall’organettista Mino Giagnotti. Nonostante una formazione così estesa e quindi complessa nella sua gestione musicale, ho trovato efficacissimi gli arrangiamenti dei brani coordinati da Antonio Melegari, Gigi Russo e Michele Bianco, dagli stornelli ai canti narrativi (“Le tre sorelle”, con una poderosa sezione fiati) a naturalmente alla pizzica, marchio di fabbrica del Salento musicale fino alla struggente  “Moretto”, traccia fantasma non riportata in scaletta; peccato che dei trenta brani solo una manciata siano stati inseriti nel cd, quasi un invito “obbligato” a partecipare fisicamente ad una prossima edizione del Festival nella piazza del Municipio di Cutrofiano (questo il nome attuale de La Rimesa).

Evidentemente i tre “Uccio” hanno seminato bene, se la “loro” tradizione ha saputo evolversi nel suono e nell’atmosfera che qui si ascolta, con l’approvazione del prestigioso Istituto Diego Carpitella, figura che non dimenticheremo. Mai.

http://www.kurumuny.it/index.php?option=com_oa&view=catalogo&id=439&Itemid=106&lang=it

ROCCO NIGRO & RACHELE ANDRIOLI “Maletiempu”

ROCCO NIGRO & RACHELE ANDRIOLI “Maletiempu”

ROCCO NIGRO & RACHELE ANDRIOLI “Maletiempu”

DODICILUNE / FONOSFERE FNF117. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Di Rocco Nigro vi avevo già parlato in occasione della significativa produzione da lui coordinata e pubblicata dalla Kurumuny “Canti contadini d’amore e di lotta (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/06/27/terra-pane-lavoro-canti-contadini-damore-e-lotta/); ora è la volta della sua più recente pubblicazione, per la Dodicilune / Finisterre, in collaborazione con il talento vocale di Rachele Andrioli e coadiuvato anche da Giuseppe Spedicato (basso) Vito De Lorenzi (percussioni), Massimo Donno (voce, chitarra acustica) del quale vi ho parlato qui (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/03/07/massimo-donno-partenze/), Massimiliano De Marco ( voce) e Valerio Daniele (chitarra elettrica).

Tra la cultura popolare e la nuova composizione le dodici composizioni di questo “Maletiempu” sono l’ennesima dimostrazione di quanto la musica tradizionale si possa definire “migrante”, sia nel tempo con la trasmissione orale che nello spazio con l’interpretazione personale di patrimoni provenienti da luoghi diversi: “Tanti suspiri” di origine corsa ma qui cantata in salentino, la lucana “Ninna Nanna”, la siciliana “Lu Cunigghiu”, le toccanti interpretazioni di “Cosa sono le nuvole” scritta a quattro mani da Paolini e Modugno e “L’Attesa” di (e con) Massimo Donno.

Ciò che ancora una volta brilla è l’efficacia comunicativa e della forza interpretativa di Rachele Andrioli e del sopraffino gusto di Rocco Nigro sia come strumentista che come arrangiatore e l’accoppiata fisa – voce che si avvicina alle prassi esecutive tradizionali, con tutta la loro antica e possente forza interiore: qualità che colorano tutto questo lavoro, ancor più negli episodi più legati alla tradizione popolare come, per citarne uno, la celeberrima “Tarantella del Gargano”.

Moderno ed ancestrale.

OFFICINA ZOE’ “Incontri live”

OFFICINA ZOE’ “Incontri live”

OFFICINA ZOE’ “Incontri live”

KURUMUNY 2CD, 2018

di Alessandro Nobis

Ad un anno di distanza dal precedente ottimo “Live in India” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/06/06/officina-zoe-live-in-india/), Officina Zoè pubblica un doppio lavoro per la Kurumuny, una raccolta di brani registrati dal vivo dal 2001 al 2015, quindici anni di storia di questo straordinario gruppo pugliese durante i quali ha avuto la avuto l’occasione di dividere il palco e di entrare in perfetta sintonia con alcuni dei musicisti più prestigiosi del mondo della musica tradizionale e di quella afroamericana; una sintonia costruita sulla potenza del suono, sulla ricerca e riproposizione, sull’affiatamento e sulla credibilità costruita nel tempo, una sintonia dove Asia, Africa, Europa ed America si incontrano con suoni, voci, melodie, strumenti che fanno di questi due CD una grande festa di “World Music” nella sua più profonda accezione.

Ci sono Mamani Keita dal Burkina Faso, l’Egitto di Mazaher e la Turchia Meccan Dede, ma naturalmente poi ogni gaudente fruitore di questi “Incontri” sceglie i suoi eroi preferiti, pertanto io vi segnalo i due brani (soprattutto il significativo spiritual “By the river of Babylon” che chiude il secondo CD con il maliano Baba Sissoko ed il jazzista Famoudou Don Moye (il batterista dell‘AEOC, quello più vicino alle origini della music afroamericana), quelli con la cantante lappone Mari Boine Persen (splendido il tradizionale “Gilvve Gollat”) che duetta con il violino di Giorgio Doveri ed infine le voci ancestrali e gli archi e di Hosoo & Transmongolia in “Hartai Sarlag” che magicamente duettano con i suoni ed il vocalizzo mediterraneo.

Felici “Incontri” davvero, ed anche felici ascolti.

UARAGNIAUN “Perché sono marxista. Di Fabio Perinei. Poesie Canzoni Ballate”

UARAGNIAUN “Perché sono marxista. Di Fabio Perinei. Poesie Canzoni Ballate”

UARAGNIAUN “Perché sono marxista. Di Fabio Perinei. Poesie Canzoni Ballate”

SUONI DELLA MURGIA. Libro +  Cd, 2018

di Alessandro Nobis

UnknownCon questo ambizioso progetto ideato da Stefano Losurdo e concretizzato grazie ad una sottoscrizione “popolare” dai pugliesi Uaragniaun si è voluto rendere omaggio a Fabio Perinei (1945 – 2009), figura di spicco della cultura altamurana, Sindaco e Deputato della Repubblica al quale già nel 2010 Silvio Teot aveva dedicato la biografia “A furor di popolo”. Di Teot il saggio iniziale del volume a cui fanno seguito uno scritto di Perinei, la sua biografia ed una dettagliatissima parte dedicata alla musica, ai musicisti ed alle parole riportate nel CD, con fondamentali traduzioni in lingua italiana che consentono ai “nonparlanti pugliese” di capire nel migliore dei modi la vita e l’attività di Fabio Perinei, probabilmente sconosciuto al di fuori dei confini “locali”.

Il disco è una preziosa testimonianza, una ricostruzione storica quasi in forma di teatro – canzone di quanto avvenne in Italia a partire dal primo dopoguerra fino agli anni Settanta attraverso stringati ed efficaci richiami e soprattutto con i testi di Fabio Perinei, Rocco Scotellaro, Domenico Modugno, Stefano Losurdo, Ivan Della Mea e Matteo Salvatore musicati e suonati dal gruppo di Altamura, sempre con la raffinatezza e brillantezza che da sempre gli conosciamo anche se qui siamo un po’ lontani dal repertorio tradizionale dei precedenti lavori. Dichiaratamente ispirato al seminale gruppo “Cantacronache”, “Perché sono marxista” racconta la storia dalla vicenda dei Comitati Civici per le elezioni del 1947 alla condizione dei braccianti agricoli (“Lu soprastante”, “U’ stump” a “P’ nu muert nest a Peppino Buongallino” che narra della misteriosa morte del bracciante – consigliere comunale Peppino Buongallino”) all’emigrazione ed al conseguente abbandono della terra (“Amara Terra Mia”, “Emigrazione”a “Paese mio Svegliati” – “E tutti mandano a dire / che sì stanno bene / ma che si sentono tristi senza i parenti e senza gli amici”– ed ancora “Compagni, fermiamo quei treni”,) al Sud che nonostante il presunto miracolo economico resta indietro nello sviluppo. E poi la svolta di Fabio Perinei, il suo tesseramento con il P.C.I. dopo l’ignobile golpe cileno, quello di Enrico Berlinguer lontanissimo ormai dal P.C.U.S..

Un progetto davvero brillante, che volutamente ricorda nella fattura la collana de “I Dischi del Sole” così importanti per aver saputo dare una coscienza “popolare” negli anni Settanta, lavoro che si ascolta tutto d’un fiato e che potrà avere, sia nella parte testuale che musicale un utilizzo anche a livello scolastico, considerato che molte delle tematiche trattate sono ahimè ancora attualissime.