ALBOKA “Lurria Ur Haize”

ALBOKA “Lurria Ur Haize”

ALBOKA “Lurria Ur Haize”

AZTARNA RECORDS, 2017

di Alessandro Nobis

Di tutto possiamo dire dei baschi Alboka tranne che siano un gruppo prolifico dal punto di vista discografico: fondati nel 1994, hanno sfornato, con questo “Lurra Ur Haize”, cinque lavori (“Alboka” nel 1994, “Bi Beso Lur” nel 1998, “Lorius” nel 2001 e “Lau Anaiak” nel 2004). D’altro canto possiamo altrettanto dire che quando Alan Griffin e Joxan Goikoetxea decidono che sia venuto il momento di registrare come gruppo lasciando da parte – o vivendo in modo parallelo – i loro impegni, essi siano insegnamento, progetti solistici, collaborazioni con altri musicisti, lo fanno nel migliore dei modi producendo musica di grande qualità nel solco della tradizione “Alboka” ovvero andando a pescare nella ricca tradizione basca e scrivendo nuova musica. Alboka_LurraUrHaize_BajaAnche questo nuovo lavoro segue questa linea, forse ancor più dei precedenti visto che sulla base di un quartetto base (con i due ci sono anche due amici di vecchia data, i bravissimi Juanjo Otxandorena al bozouki e Xabi San Sebastian al canto) un congruo numero di ospiti contribuisce ad arricchire il suono delle varie tracce. “Beira finezko danborra” ha l’incedere di un canto rinascimentale, “Ezkutari” composta da Goikoetxea sembra l’incontro tra l’Andalusia ed Euskadi grazie alla chitarra di David Escudero ed alle percussioni di Oscar de la O, “Txipititxonian” è un tema da danza condotta dalle sempre efficace fisarmonica di Goikoetxea con i cammei di Silvio e Nanni Teot degli Uaragniuan, “Agustina Antonia” un canto narrativo con l’intro della fisarmonica e la splendida interpretazione vocale di Xabi San Sebastian. Insomma, una altro gran bel lavoro che conferma il grande valore del progetto Alboka, uno dei gruppi simbolo della rivalorizzazione del patrimonio basco assieme a Xarnege e Aintzina.

Peccato che tutte le note a corollario del Cd siano in Lingua Basca ……………….. magari almeno in castigliano se non in inglese si potevano inserire. Vabbè, peccato veniale. Fu solo pigrizia?

http://www.aztarna.com

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ENRIKE SOLINIS – EUSKAL BARROKENSEMBLE  “El Amor Brujo”

ENRIKE SOLINIS – EUSKAL BARROKENSEMBLE  “El Amor Brujo”

ENRIKE SOLINIS – EUSKAL BARROKENSEMBLE  “El Amor Brujo”

ALIA VOX CD, 2017

di Alessandro Nobis

Con questo suo lavoro per la prestigiosa Alia Vox (il primo era stato “Euskel Antiqua” dedicato completamente alle musiche della sua terra), il chitarrista basco Enrike Solinis, con l’ensemble da lui diretto, la combina davvero grossa: progetta di mettere fianco a fianco musiche scritte a duecento anni di distanza omogeneizzandone i suoni attraverso arrangiamenti e suoni del periodo barocco. Progetta e centra il bersaglio.

Domenico Scarlatti (1685 – 1757) vicino a Joaquin Rodrigo (Concierto de Aranjuez, 1939), a Francisco Tarrega (“Capriche Arabe” eseguito mirabilmente in solo da Enrike Solinis) e soprattutto a Manuel De Falla (quadri dal balletto “El amor Brujo”, composto nel 1915 per la danzatrice Pastora Imperia) e la musica tradizionale castigliano (il brano che apre il CD “Taranta de la Siega”).

Il programma – quattordici tracce – è stato concepito come un equilibrato mosaico dove i brani di diversa provenienza, temporale e geografica, si alternano incastrandosi alla perfezione come tessere che viste da vicino – forse – potranno suscitare qualche perplessità ai puristi ed agli ortodossi ma che viste nel loro insieme, con una visione dall’alto, costituiscono un lavoro dal valore assoluto abbattendo muri e preconcetti e regalando a noi ascoltatori una visione “barocca” a tratti orientaleggiante di uno straordinario repertorio, al quale già due personaggi come Miles Davis e Gil Evans avevano cucito un vestito dai sapori diversi ma indimenticabili (“Concierto de Aranjuez” di Rodrigo in “Sketches of Spain”, 1959).

La straordinaria voce di Marìa Josè Pérez ed il suono dell’Euskal Barrokensemble – che si avvia per scelta di repertori e brillantezza dell’esecuzione a diventare uno dei gruppi leader al massimo livello – meritano sicuramente tutta l’attenzione degli appassionati non solo della musica barocca, alzando – come si dice – l’asticella di un bel po’. Per me, anche se siamo a metà giugno, uno delle più belle creature di questo 017.

MASSIMO MORGANTI “ArrangiaMenti”

MASSIMO MORGANTI  “ArrangiaMenti”

MASSIMO MORGANTI  “ArrangiaMenti”

NOTAMI JAZZ RECORDS, CD 2017

di Alessandro NobisMASSIMO MORGANTI

Allora. Ho ascoltato “Mi(s)tango”, il primo brano di questo “ArrangiaMenti” e poi l’ho riascoltato e riascoltato e ho pensato, tra me e me (domanda che suona vagamente retorica): “Ma come è possibile che una cantante dalla tecnica diamantina e dalla straordinarie duttilità e comunicatività come Diana Torto non sia se non venerata ma almeno invitata dai maggiori festival jazz e dalle più prestigiose quanto sedicenti etichette “specializzate” internazionali?”. Insomma questo brano, scritto dalla Torto, è un brano che come qualcuno dice “spacca”, e la scelta di porlo all’inizio di questo ottimo lavoro del trombonista ed arrangiatore marchigiano Massimo Morganti è stata senza dubbio azzeccata, ti fa venir l’irrefrenabile desiderio di ascoltarlo da cima a fondo, senza perdersi una nota, dico una.

L’orchestra diretta da Morganti è composta da venticinque elementi, ai quali vanno aggiunti illustri ospiti: Diana Torto, il pianista William Cunliffe, il bassista Martin Wind, il batterista Jo La Barbera ed infine il sassofonista Scott Robinson, tutti autori di pregevolissimi “soli” nei dieci brani che costituiscono questo ribadisco ottimo “ArrangiaMenti”. Il repertorio, nonostante la presenza di brani alloctoni all’idioma musicale afroamericano, è reso omogeneo ed affascinante grazie agli arrangiamenti ed all’equilibrio del suono, una grande orchestra di archi, ance ed ottoni che interpreta oltre a scritture classiche del jazz come quelle di George Shearing, di Ira & George Gershwin e di Carl Fisher, brani che non ti aspetti da un’orchestra jazz come “I wish you love” di Charles Trenet e soprattutto “Lorea” (testo di Jean B. Larralde cantato in basco, scommessa vinta vista la difficoltà della lingua e con una bella parte di pianoforte) ed “Epitafio” (testo di Fernando Pessoa, con l’apertura del contrabbasso, un solo di Scott Robinson e la voce di Diana Torto – recitativo in italiano e canto in portoghese, e qui mi rifaccio a quanto detto rispetto alla sua duttilità), scritti dal compositore e chitarrista basco Balen Lopez De Munain, brani appartenenti al repertorio che presenta solitamente con la violista Luciana Elizondo.

Grande plauso al lavoro di Morganti, un lavoro che fa onore al jazz ed un altro segnale di come, nonostante tutto quello che “non succede”, il nostro panorama sia ben vivo e ricco di talenti. Si tratta “solo” di valorizzarlo come merita.

 

http://www.massimomorganti.com

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DALLA PICCIONAIA: Luciana Elizondo e Balen Lopez De Munain

DALLA PICCIONAIA: Luciana Elizondo e Balen Lopez De Munain

LA FONTANA AI CILIEGI, venerdì 20 MAGGIO 2016.

LUCIANA ELIZONDO & BALEN LOPEZ DE MUNAIN

di Alessandro Nobis

Ci sono più di quattrocento anni tra l’epoca d’oro della viola da gamba e le origini della chitarra classica come la vediamo oggi; pensare di combinare le due sonorità – così diverse nel timbro e nei reciproci repertori – sembra un azzardo bello e buono, ed è quello che decidono di fare due musicisti di origine basca, Luciana Elizondo – argentina ma di “passaporto basco” – ed il compositore e chitarrista di Bilbao Balen Lopez De Munain.

BALEN LUCIANA 03E’ un duo di recente formazione, ma alla Fontana ai Ciliegi – davanti ad un nugolo di appassionati – hanno chiaramente declinato il loro progetto musicale, al quale auguro lunga vita: partire dalle melodie tradizionali per poi inoltrarsi sul percorso delle nuove composizioni con qualche puntata anche sul repertorio appartenente alla terra di provenienza della violista, il Sud America Ispanico.

Così durante il bel concerto conosciamo la figura di Aita Donostia – frate capuccino esiliato in Francia durante il franchismo che trascrisse per pianoforte quindici melodie popolari basche – del quale abbiamo ascoltato “Ama othoi errazu”, “Oinazez” (“L’usignolo” cantato dalla bella voce di Lopez de Munain) e “Txori erresinula”, una canzone di Ariel Ramirez con la bella voce di Luciana Elizondo, “Alfonsina y el mar”, omaggio alla poetessa Alfonsina Storni che si tolse la vita gettandosi nel Mar Del Plata. E poi il repertorio tradizionale, “Bonifacio” e “Arku dantza” e le composizioni del chitarrista come “Vals” e “Laberintoa”.

BALEN LUCIANA 04Musica suggestiva, raffinata ed eterea, quasi suonata “in punta di piedi” che mi immagino ancora più intensa in un’ambientazione diversa, magari in una sala di un antico palazzo o in una antica chiesa. Un repertorio che in parte avevo già apprezzato nei concerti di Lopez De Munain e Joxan Goikoetxea, ma che qui assume sembianze e fascino diversi; merito della duttilità del chitarrista di Bilbao e della preparatissima violista argentina.

Spero di risentirli al più presto suonare assieme.

IL DIAPASON INTERVISTA BALEN LOPEZ DE MUNAIN

IL DIAPASON INTERVISTA BALEN LOPEZ DE MUNAIN

Il Diapason ha incontrato il chitarrista – compositore di Bilbao Balen Lopez De Munain e gli ha rivolto alcune domande sul suo nuovo progetto con la violista da gamba argentina Luciana Elizondo. Le foto sono di Mario Rota (Luciana Elizondo) e di Giacomo Filipozzi (Balen Lopez).

Venerdi 20 maggio, lei presenterà il suo nuovo progetto che la vede a fianco della violista da gamba Luciana Elizondo. Ce ne anticipa i contenuti?

Suoneremo musica della tradizione basca, brani del mio repertorio e brani scritti da musicisti baschi che appartengono sia alla tradizione che al mondo classico, ed un paio di brani di tradizione ispanica dell’America Latina. E’ un progetto appena nato che ha bisogno sicuramente di tempo per ampliare il repertorio: è un primo passo che spero che col tempo potrà arrichirsi ancor di più.

Luciana Elizondo ha un cognome che tradisce le sue origini basche, anche se è nata in Argentina. Penso faccia parte di una delle numerosissime famiglie che dai Paesi Baschi emigrarono nelle Americhe, ma quale fu il periodo di queste grandi emigrazioni?

10371916_1226482470698450_3801691040756288407_nIn Argentina ci sono moltissimi baschi da tre o più generazioni, con centri culturali dove si insegnano la lingua basca, la cultura, la musica, le danze, la cultura basca in una parola. Luciana Elizondo stessa mi raccontava che aveva insegnato musica nel centro basco di Rosario, la sua città natale. Un suo bisnonno partì dalla Nabarra – credo proprio da Elizondo, un paese molto bello e che si chiama proprio come il suo cognome – per l’Argentina. Parliamo della fine dell’Ottocento, dei primi del Novecento. Partivano sia dai Paesi Baschi francesi che spagnoli, erano generalmente pastori. Allora era un fenomeno molto “normale”, non c’è famiglia nei Paesi Baschi che non abbia parenti in Argentina, tanti tornavano e tanti altri no. Questo anche perché dalle mie parti (Bilbao, n.d.r.) l’eredità paterna andava a un solo figlio, gli altri dovevano crearsi la vita da soli. Ad esempio, è interessante sapere che il fondatore di Buenos Aires fu Juan de Garay, vasco della provincia biscaglina ma questo riguarda piuttosto l’emigrazione coloniale storica, antecedente a quella alla quale accennavo prima. In quella fase i baschi ebbero un ruolo molto importante.

Come l’ha incontrata?

Grazie agli amici del gruppo altamurano Uaragniaun, e in particolare Luigi Bolognese. Due anni fa Luciana e Quito Gato- grandissimo chitarrista argentino – sono stati invitati al Festival “Suoni della Murgia”. Ho avuto l’occasione di vedere qualche video di quella edizione e subito mi ha colpito la sonorità e la sensibilità di entrambi gli artisti.L’ho chiamata e le ho chiesto se poteva essere interessata a fare qualcosa di basco, viste le sue radici. Ci siamo incontrati a Cremona e abbiamo deciso di iniziare a preparare qualcosa.

In comune avete anche una preparazione accademica…………

Si, ma proveniamo da mondi diversi, Luciana lavora nel ambito della musica antica ma con Quito Gato hanno un repertorio basato sulla musica tradizionale dell’America Latina: musica arrangiata molto bene, con un piede nella tradizione e un altro altrove, come piace a me.

A proposito di questo, seguendo i suoi progetti è evidente che lei è molto legato alle proprie radici culturali, ma è altrettanto evidente la sua ricerca di un suono acustico, direi quasi “da camera”. Credo questo sia il tratto nettamente distintivo della sua musica.

Mi piace suonare con gente molto diversa da me, credo sia il modo migliore per imparare e per mettersi sempre alla prova e cercare nuovi stimoli. Per esempio, ho suonato con jazzisti e io non sono un jazzista, con musicisti che appartengono al mondo tradizionale e io non mi ritengo un musicista tradizionale.

Con Luciana Elizondo avete debuttato qualche settimana fa nella bergamasca, e domani sarete a Verona. Possiamo pensare che questo progetto possa continuare nel prossimo futuro?

Mi auguro di si, ma tante volte non dipende solo da noi, viviamo tempi molto strani.

Qual’è il ruolo della viola da gamba sia in fase di ideazione che di esecuzione della musica in questo progetto?

La viola ha un ruolo molto importante. Per me è interessante conoscere le possibilità timbriche e sonore di un strumento così bello come la viola da gamba.

E’ da parecchio che non pubblica un lavoro nuovo. Pensa che questo progetto possa portarvi in sala di registrazione?

Presto per dirlo. Potrebbe essere. Mi piace fare le cose con calma e convinzione. Prima voglio divertirmi e vedere cosa riesco a fare. I dischi servono quando hai un’attività concertistica notevole, non è il mio caso adesso. I dischi poi si vendono ai concerti, altrimenti rimangono in cantina a prendere muffa.

DALLA PICCIONAIA: Balen & Xabier Lopez De Munain

DALLA PICCIONAIA: Balen & Xabier Lopez De Munain

RADIO POPOLARE VERONA, Sabato 21 febbraio 2016

di Alessandro Nobis

La prima serata di IL DIAPASON LIVE!, che sì è tenuta sabato 21 febbraio, ha visto come protagonista la viola da braccio, nelle mani prima di Xabier Lopez De Munain e poi di Roberta Stanco. Due storie musicali diverse, due generi diversi, due accompagnatori diversi. Del secondo vi parlerò in un’altra occasione (era l’algerino Hamza Laoubadia Sellami), mentre il primo era l’esperto chitarrista compositore di Bilbao Balen Lopez De Munain. Per l’occasione suonava con il figlio Xabier – penso fosse l’esordio del duo -, presentando nel breve set brani della tradizione dei Paesi Baschi rivisitata con la consueta intelligenza e bravura; anche se Xabier è musicista molto giovane ma già “formato” mi è parso assecondare nel migliore dei modi il sofisticato ed articolato chitarrismo di Balen Lopez De Munain, che secondo il mio modesto parere mostra tutta la sua raffinatezza stilistica soprattutto quando si esibisce assieme ad uno strumento ad arco (viola, violoncello o contrabbasso che sia). Tra i brani quoto “L’usignolo”, melodia composta da Padre Donostia ai primi del ‘900 con la voce cantata sostituita dal suono della viola da braccio.

Breve set che ha lasciato l’acquolina in bocca ai presenti. Quindi personalmente auguro un luminoso futuro al duo nella speranza di risentirlo in un intero concerto.

ENRIKE SOLINIS “Colores del Sur”

ENRIKE SOLINIS “Colores del Sur”

ENRIKE SOLINIS

“Colores del Sur” – Glossa, 2013

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN, 2013

Questo “Colores del Sur” del basco di Bilbao Enrike Solinis – tiorba, chitarra barocca e liuto – è esattamente quello che ti aspetti dal suo ascolto: un entusiasmante viaggio attraverso le musiche per chitarra scritte nel XVI° e XVII° secolo. Un viaggio nel quale si fa accompagnare dall’ottimo ottetto Euskal Barokkensemble, e nel quale affronta i repertori di importantissimi autori per liuto e chitarra come l’iberico Gaspar Sanz (1640 – 1710) ed il veneziano di nascita – ma di famiglia tedesca – Hieronymus Kapsberger (1580 – 1651); oltre a ciò Solinis propone “in solo” alcune trascrizioni per liuto di Domenico Scarlatti, come la celebre Sonata K 380 (addirittura suonata da Toni Pagliuca come “inserto” dal gruppo progressive Le Orme nel brano “Collage” nell’omonimo LP), un “Errekaxilo Fandangoa”, danza popolare basca ed un Makam tratto dalla raccolta del principe – filosofo moldavo Dimitrie Cantemir (1673 – 1723).

Musica popolare, barocco spagnolo ed italiano che mirabilmente corrono fianco a fianco, facendo di questo CD una delle più interessanti incisioni del genere, al pari di quella targata ECM del norvegese Rolf Lislevand, che come lui, ha collaborato con Jordi Savall. Si sarà avvicinato alla chitarra ascoltando i dischi di Paco De Lucia, sarà anche inizialmente stato autodidatta ed infine sarà stato anche espulso dopo tre anni da un Conservatorio diplomandosi poi in quello di Bilbao, ma questo giovane strumentista dimostra con questo “Colores del Sur” di avere i numeri per interpretare questo repertorio con grande gusto e maestria, aggiungendo un tocco personale (come non pensare a ciò ascoltando la sua magnifica re-interpretazione della Jacaras di Antonio de Santa Cruz? E non ditemi che non sentite qua e là la musica andalusa………) a quanto scritto sul pentagramma dagli autori presenti.

Una visione della musica che avvicina questi secoli ai nostri tempi, e non è cosa da poco.