DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

1 AGOSTO – 12 settembre

di alessandro nobis

La prima parte di “Baldo in Musica”, progetto abbina la musica di qualità al paesaggio con il patrocinio dell’Unione Montana del Baldo-Garda ed organizzata dall’Associazione Culturale “Baldo Festival” per la consulenza artistica di Marco Pasetto (la rassegna è stata divisa in due in modo fittizio da chi scrive per pura questione di spazio) ha fin qui avuto riscontri positivi del pubblico per la bontà delle scelte, ricercate e di qualità che sono le caratteristiche di questa iniziativa interessante che spero negli anni futuri, liberi dalle restrizioni sanitarie, venga potenziata per valorizzare al meglio le bellezze naturali ed antropiche che l’area del Monte Baldo offre. Racconta Marco Pasetto: “L’anteprima è andata bene, ottimo il concerto nella Chiesa di San Martino di Diane Peter e Anna Pasetto alla località Platano con pubblico davvero numeroso. Il primo concerto, con la Piccola Orchestra Vertical, è stato delizioso con Claudia Bidoli, Enrico Terragnoli, Fabio Basile e Roberto Lancia in gran forma. Il 10 luglio è stata una festa in piazza a Pazzon di Caprino con la GiBier Orchestra”.

Domenica 1 agosto, all’alba (ore 6:30), concerto di chitarra acustica di Giovanni Ferro nel suggestivo scenario della Valle del torrente Tasso, raggiungibile a piedi in una decina di minuti dalla frazione Pazzon, sulla strada che da Caprino Veronese conduce a Spiazzi: Giovanni Ferro è apprezzato strumentista e compositore oltre che “animatore culturale” dell’Associazione ZONACUSTICA (sono quindici anni che propone con successo “Chitarre per Sognare”) che raduna alcuni tra i migliori specialisti dello stile fingerpicking. Purtroppo per il pubblico Giovanni Ferro ha al suo attivo un solo album, “Chitarrista” del 2005 e tre partecipazioni a prestigiose antologie (“34 volte amore” e “Five guitars Clan” del 2009 e “Chateliers Guitars: The Players Collection” del 2018) al quale speriamo presto ne segua un secondo.

La domenica successiva (8 agosto ore 12) si sale a San Zeno di Montagna e ci si immerge nella grande faggeta in località “Ortigara”, a 1450 metri per un concerto del “Piassa Brass Quintet” (Francesco e Luca Perrone alle trombe, Dario Venghi al corno, Alessio Brontesi al trombone e Antionio Belluco alla tuba) con un repertorio varia da temi di celebri colonne sonore e, soprattutto, brani originali.

Il concerto di sabato 28 agosto (ingresso € 10,00) si terrà in orario serale (ore 21) alla villa Nichesola – Rigo a Caprino Veronese con un interessante recital dedicato al grande compositore Lucio Dalla dal titolo “Lettere DALLA Luna”: Marco Pasetto (clarinetti, ocarina, sax soprano), Daniele Rotunno (pianoforte), Francesco Sbibu Sguazzabia (percussioni) e Stephanie Ocean Ghizzoni (voce) hanno arrangiato in modo personale alcune tra le più belle composizioni dell’autore bolognese che ha scritto una pagina fondamentale della canzone d’autore.

La rassegna si conclude domenica 12 settembre alle 16 in uno dei più affascinanti luoghi, è proprio il caso di dirlo, tra il Monte Baldo ed il fiume Adige, appena prima della Chiusa di Ceraino: la Chiesetta medioevale (costruita nel XII e rimaneggiata più volte a partire dal XV) di San Michele al Gaium che probabilmente per la quasi irraggiungibile posizione, è rimasta conservata in un angolo di “paradiso” ma che ha continuamente necessità di restauro conservativo dopo quello del 2010 operato grazie a BALDOfestival, e per questo l’incasso del concerto (ingresso € 10)  andrà a finanziare appunto la continuazione del restauro della chiesetta. Protagonisti del concerto saranno la cantante Claudia Lanzetta, il chitarrista Pasquale palomba ed il clarinettista Marco Pasetto ovvero il Trio Essenziale che a Gaium terranno il loro debutto assoluto: brani originali accanto a riletture – mai scontate – di alcune pagine della grande canzone d’autore. Per raggiungere la chiesetta si attraversa l’Adige a Sega di Cavaion e si imbocca una strada sulla destra seguendo le indicazioni; in caso di avverse condizioni meteo, il concerto si terrà, alla stessa ora, in un affascinante luogo ovvero l’ex Polveriera dell’imponente Forte di Rivoli Veronese (altro luogo da “sfruttare” in futuro?)

Anche per gli ultimi appuntamenti la prenotazione, visti i tempi, è obbligatoria e si effettua su http://www.baldofestival.org

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

Volume. cm 23 x 22. Pagg. 260, 2021. € 30,00

di alessandro nobis

Dal 1941 al 2021 80 anni di fotografia” recita il sottotitolo di questo importante volume che Leonardo Cargnel ha voluto dedicare al padre Mario titolare dello storico negozio di Via XX Settembre, a Verona. “Vita e Storia” si cita puntualmente in copertina, gli aspetti che il fotografo Cargnel ha affrontato nella sua lunga carriera di testimone dei cambiamenti sociali, geografici e storici di Verona e della sua provincia fissandoli per sempre su pellicola e rigorosamente in bianco e nero.

Le immagini raccolte nel volume hanno a mio avviso un alto valore documentale per noi veronesi soprattutto per coloro che si occupano di storia locale visto che qui, ad esempio, ci sono numerosi scatti che immortalano i risultati dei bombardamenti anglo-americani sulla città e l’arrivo delle truppe – lo scatto al Ponte Pietra con il carro Sherman e quello ripreso a Poiano fissano questo importante momento – , vicino ad altri a mio giudizio ancora più importanti che documentano la poco conosciuta vita delle “vittime civili” (ora si chiamerebbero effetti collaterali) sopravvissute alla guerra ovvero quelli che mostrano le condizioni di “sopravvivenza” dei numerosissimi sfollati andati ad occupare le vecchie strutture imperiali ottocentesche asburgiche, quasi una riappropriazione di fortini e casematte costruite per scopi bellici come quelli di San Felice e di Lugagnano.

Ho trovato molto interessanti le foto che dell’alta Lessinia come ad esempio quelle che mostrano lo status della conca di San Giorgio prima del turismo di massa e della sua devastante antropizzazione oppure gli scatti dedicati alla leggendaria corsa automobilistica “Stallavena – Bosco”, appuntamento motoristico molto seguito dagli appassionati, i primi sciatori in alta Lessina ed ancora quelli che mostrano il ventre del Corno D’Aquilio, nella Spluga della Preta che Cargnel esplorò con il Gruppo Speleologico “GES Falchi” da lui costituito nel 1951.

Lo sport, la montagna e la città con le persone che la animano e che Cargnel ha immortalato in numerose occasioni; foto “animate” che fermano per un attimo la vita dei mercati di Piazza Erbe con i “piassaroti”, di Piazza Isolo, di Corso Porta Palio e di Interrato dell’Acqua Morta, il vigile che sembra sgridare un ciclista dall’alto della sua pedana in Piazza Erbe, la mamma con  i due figli che osserva il passaggio del Treno Verona – Affi – Garda, gli uomini che chiacchierano davanti all’edicola all’incrocio tra Via Carducci e Interrato dell’Acqua Morta, e, lasciatemi citarla per ultima, la foto di un ventenne Fausto Coppi che pedala sullo sterrato della strada delle Torricelle nel Giro d’Italia del 1940 che avrebbe poi vinto.

Il volume che ripercorre la storia di uno dei fotografi storici di Verona è stampato da Grafiche Aurora. Lo si può trovare presso il negozio Cargnel in Via XX Settembre 24 a Verona o nelle librerie più fornite della città.

fotocargnelvr@hotmail.it

Il mio personale augurio è che a questo prezioso libro ne segua presto un secondo, chissà quali perle custodisce l’archivio Cargnel ……..

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

di alessandro nobis

Pensavo che i percorsi artistici tra Calicanto e Archedora si fossero definitivamente separati oltre venti anni ori sono, ed alla notizia che Roberto Tombesi, Rachele Colombo e Corrado Corradi stessero invece preparando qualcosa di nuovo unendo i loro talenti mi ha piacevolmente sorpreso non poco; il loro nuovo progetto, “Passeggeri”, è una realtà cresciuta e concretizzata durante la lunga chiusura forzata che ben conosciamo, ed esordirà domenica 20 giugno nell’ambito del bel festival itinerante “Festival delle Basse – Territorio, Cultura, Immaginazione” presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it). Vista l’eccezionalità dell’evento, ho ritenuto opportuno incontrare “a distanza” – in attesa di assistere al loro esordio – Corrado Corradi, uno dei tre componenti del gruppo per conoscere meglio il nuovo progetto che sembra andare parecchio oltre la riproposta del repertorio tradizionale di area veneta.

– Come nasce “Passeggeri”? Qual è stata la scintilla iniziale, l’idea che vi sta alla base?

Sintetizzando molto, tutto parte dalla lettura di vecchie lettere della mia famiglia scritte dal bisnonno Marco Piazza, attore, durante l’incredibile tournée teatrale che la grande attrice Adelaide Ristori fece nel 1874 viaggiando per mare, con le navi a vapore di allora. La Compagnia Drammatica Italiana circumnavigò l’intera superficie terrestre in poco più di venti mesi, recitando nei più grandi teatri del mondo. L’impresa, nel tempo, divenne parte della storica biografia di questa attrice nata a Cividale Del Friuli. 

Aldilà dei trionfi descritti, rimango suggestionato dal personaggio Marco, dall’indole e l’energia di Adelaide, quasi a comprenderne i pensieri e le aspirazioni. Chiedo a Rachele e Roberto di leggere le lettere e succede quello che non ti aspetti: insieme sentiamo la forte sintonia con questi artisti, capiamo la loro febbre, ci identifichiamo nelle loro visioni. E’ l’inizio. Ci ritroviamo, idealmente, sul ponte di una nave mentre ognuno racconta, a proprio modo, il suo “viaggio” che diventerà il “taccuino musicale di un viaggio straordinario”. 

– I Calicanto hanno da sempre avuto come scopo lo studio e la riproposizione della cultura popolare veneta o comunque dell’alto Adriatico, Archedora puntava invece sulla musica di nuova composizione. “Passeggeri” mutua le due realtà o è ancora qualcosa di diverso?

Noi tre abbiamo in comune l’esperienza ed attività in Calicanto. Se penso al progetto artistico successivo mio e di Rachele (Archedora Veneto Musica), dico semplicemente che, nel 2008, non si è esaurito ma solo interrotto. Sono trascorsi troppi anni, i tempi sono cambiati, noi siamo cambiati. La realtà è diversa, diverse le esperienze artistiche e personali dei singoli. Il concerto che proponiamo rappresenta oggi una sorta di “terza via”, una naturale rappresentazione del presente che avverto più spirituale, in qualche modo più intimo. A partire dal titolo “Passeggeri”, il trovarsi sul ponte di una nave, affrontare le incognite di una traversata, sfidare gli immensi oceani sottintendono una metafora contemporanea: una riflessione su quello che è la nostra vita oggi. Il vero protagonista del racconto musicale è “il viaggio” alias la nostra esistenza. La scommessa consiste nel riuscire a trasmettere, comunicare tutto questo. 

– Come nascono i brani di “Passeggeri”?

Inizialmente ero orientato ad un unicum musicale accompagnato da un libretto, come avviene in un’opera. I saggi consigli di Rachele e Roberto hanno portato a delle scelte più pratiche, pragmatiche. Abbiamo individuato gli argomenti che ci sembravano più significativi e più vicini al comune “sentiment”. Su queste basi ci siamo così concentrati su temi specifici. Nonostante il vasto repertorio dei singoli, la maggior parte dei brani, alla fine, sono risultati di nuova composizione. 

– Quali tematiche affrontate nei testi?

Il concerto dura circa 70 minuti ed è suddiviso in sei sezioni (suite). I temi affrontati si possono titolare come: “partenze”, “il viaggio”, “il vapore”, ”emigrazione”, “la festa”, “il ritorno”. In ogni parte l’emozione, la poesia, l’immedesimazione sono a corollario di quanto scritto in una lettera o di quanto vissuto dal bisnonno artista che, come cita la prefazione del libro, “ è lieto di gironzolare per il mondo…. nel secolare istinto di andare sempre altrove… una smania, un anelo, una necessità… ”. I testi, ora in italiano, ora in dialetto, sottolineano alcuni momenti: la frenesia di una partenza, una riflessione sulla forza della natura, la nostalgia di una lontananza, la rabbia verso la propria ingrata Italia. Tutto ciò che le lettere descrivono viene espresso con una sorta di leggerezza, di semplicità che abbiamo cercato di riprodurre poeticamente nei testi e nel mood del concerto superando il rigore di un’ oculata costruzione delle partiture musicali. 

– La lingua veneta è spesso – quasi sempre – banalizzata con luoghi comuni ma invece rappresenta storicamente una parte consistente nella storia della linguistica italiana …… perché secondo voi è così importante scrivere testi in lingua veneta?

Non avverto più i pregiudizi di un tempo, piuttosto sento molto quanto l’uso del dialetto possa valorizzare un territorio, avere una credibilità al pari di altre lingue, senza lotte da sostenere o bandiere da sventolare. I testi in dialetto rappresentano il posto dove viviamo. Oggi certi concetti sono superati, il concerto e le nostre intenzioni ne vogliono essere una prova: testi in italiano, in provenzale, in dialetto, composizioni provenienti dalla Spagna, dal Sudamerica,… Il tutto in funzione del racconto. 

– Quali sono le timbriche che avete scelto?

Gli strumenti che suoniamo sono prettamente acustici (bandonina, organetto, chitarra, mandola, percussioni). Le scelte stimolanti sono state il far dialogare i due mantici, trovare un calibrato mix tra l’acustico e le basi campionate, il rapporto tra chitarra e mandola e, nel canto, la ricerca e l’utilizzo del suono della parola. 

– Avete in programma anche brani esclusivamente strumentali?

Sì. La logica del racconto, l’ispirazione, il descrivere un’emozione, ti portano naturalmente ad esprimerti con la musica e non solo con le parole. Anche in questo caso pensiamo ci sia una equilibrata miscela tra brani cantati e strumentali. 

– C’è in vista qualche progetto discografico?

La necessità del presente è quello di fare più concerti possibili e capire quanto fluida sia la parte musicale, se le suite singole sono pertinenti, se le composizioni sono funzionali a ciò che vogliamo rappresentare. A mio parere, un eventuale progetto discografico dovrebbe viaggiare con al fianco la sua parte letteraria ispiratrice. Trovare una produzione “illuminata” e non solo commerciale è un problema non da poco.

L’appuntamento come detto in apertura è quindi per domenica 20 giugno presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it).

SUONI RIEMERSI: RACHELE COLOMBO · CORRADO CORRADI “Archedora”

SUONI RIEMERSI: RACHELE COLOMBO · CORRADO CORRADI “Archedora”

SUONI RIEMERSI: RACHELE COLOMBO · CORRADO CORRADI  “Archedora”

Compagnia Nuove Indye. CD, 2000

di alessandro nobis

Ti giri un attimo e passano venti anni, venti anni come quelli trascorsi dall’esordio discografico di questo splendido progetto ideato e realizzato da Rachele Colombo (canto, chitarra, percussioni, elettronica) e da Corrado Corradi (bandonina, concertina, canto, percussioni), ai più conosciuti per avere fatto parte di un altro progetto importante per il folk revival italiano, quello dei Calicanto. Venti anni e non sentirli, altro luogo comune, perché la musica che esce da “Archedora” è ancora freschissima ed attuale, ricca di spunti e di riferimenti, una simbiosi tra le atmosfere ed i profumi popolari, la fertile vena compositiva ed il gusto nello scegliere le giuste timbriche, acustiche o moderatamente elettriche che siano. La tradizione musicale veneta si è irrimediabilmente frantumata e persa, sono rimasti brandelli sparsi qua e là, e la proposta di Archedora non era (e spero personalmente lo sarà ancora) quella di “costruire il mancante” ma piuttosto quella di collegare i frammenti con un nuovo tessuto componendo nuove musiche, nuovi testi e costruendo un mondo musicale nuovo e convincente. Qui non troverete quindi i canti narrativi o i temi a danza, ma ballate acustiche, filastrocche, neo-villotte proposte con la variante veneta padovana, così diversa da quelle di montagna e dell’ovest veneto.

I brani più emblematici di Archedora sono a mio avviso “’E’ Nuvoe”,  splendida ballata di Rachele Colombo che può essere letta anche come una metafora dove le “nuvole” sono un ironico inno all’autoreferenzialità delle persone che ti guardano, ti osservano e ti giudicano (“Le camina sensa gambe / le te varda sensa oci”, “tanti viaj le ga fato / tuto il mondo le ga visto”, “Le nuvole san tuto”), “Ridi Bepi” (sempre di Rachele Colombo) parla di emigrazione forzata dalle proprie radici contadine (“Disi Bepi prima de partire tempo ghe ne vansa”), la filastrocca “Quatro Gati” con un bel solo di chitarra acustica e tra gli strumentali “Vacanse” di Corrado Corradi con un bel intreccio tra bandonina e violoncello (Giulia D’Elia”) ed un brillante solo di pianoforte (Matteo Buzzanca).

Un lavoro complesso, molto omogeneo dal punto di vista musicale, vi si respira a pieni polmoni grande pacatezza, emergono la profonda empatia tra i musicisti ed una passione sconfinata per la musica oltre al rispetto per le radici culturali che qui, come già detto, trovano nuova vita. “Archedora” e “Descalso”, il secondo capitolo della collaborazione tra Rachele Colombo e Corrado Corradi, sono presenti sulle principali piattaforme digitali e su Spotify, visto che le edizioni in CD sono esaurite da tempo.

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.”

VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Seconda Parte)

Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti

Dipartimento “Culture e Civiltà” dell’Università di Verona

di alessandro nobis

Il programma di “Giù la Maschera” è stato diviso in due parti dando così una connotazione geografica alle relazioni: nella prima parte, quella di venerdì 17, oltre all’intervento introduttivo ai Carnevali del Prof. Poppi verrà esplorata l’area montana e quindi quella dolomitica, quella bellunese e quella dell’arco alpino orientale mentre nella seconda, quella del sabato mattina, protagonisti saranno le manifestazione legate ai carnevali di pianura come quello rurale della pianura polesana, quello di Venezia e naturalmente quello veronese la cui origine risale a ben 491 anni or sono.

Gli interventi istituzionali e gli orari esatti di ogni intervento, anche se è facile sin da ora prevedere “sforamenti”, saranno comunicati a ridosso del convegno per semplice correttezza verso i presenti.

Ecco quindi gli estratti degli interventi:

IL PROGRAMMA

VENERDÌ 17 SETTEMBRE, ore 14:30

SALUTI ISTITUZIONALI: PROF. FEDERICO BARBIERATO (Dipartimento Culture e Civiltà · Università degli studi · Verona) – DOTT. SSA NICOLETTA MORBIOLI: Dirigente Scolastica C.P.I.A. Verona

CESARE POPPI (Università Liedia de Bulsan). “Il ritorno dei morti”: Le mascherate invernali in prospettiva europea

Quello che oggi chiamiamo Carnevale costituisce l’approdo storico medievale (XII° – XIII° sec.) di una serie di pratiche diffuse in tutta Europa (ed oltre) che hanno al centro la pratica del mascheramento. A partire dalla distribuzione di tali pratiche ancora presenti in Lettonia ai passaggi chiave del ciclo astronomico (solstizi ed equinozi), la prospettiva comparativa fa emergere un complesso sociologico, simbolico ed ideologico che interessa l’intera Europa. Il tema del ritorno dei morti, della Caccia Selvaggia e dell’iniziazione dei giovani costituiscono i capisaldi di un rito che si situa in continuità diretta con la formazione di una prima identità Europea a partire dall’ Età del Bronzo.  

GIOVANNI MASARA’ (PhD Researcher · Dep.t of Sociel Anthropology · University of St. Andrews · Scotland) “Il Carnevale di Dosoledo (Belluno) tra struttura sociale e forma della festa

A Dosoledo, piccola comunità della Val Comelico (Belluno), tutta la comunità esce di casa ogni anno in occasione del Carnevale. Guidati da LachéMatathìn, due figure dagli abiti sgargianti e dai copricapi riccamente decorati, i partecipanti percorrono le strade del paese fino a giungere nella piazza principale, dove danze rituali e collettive si susseguono fino a sera. Il contributo di Giovanni Masarà, basato su un periodo di ricerca sul campo svolto nel corso del 2016, esplora questa festa alla luce di alcuni aspetti dell’organizzazione economica, sociale e di parentela tradizionali della comunità. Così facendo, si propone di rispondere ad alcune domande relative al significato e alla funzione del Carnevale di Dosoledo e indagare se sia possibile collegare la forma di questa festa alla forma di organizzazione sociale e domestica tradizionale.

Sulla base di queste considerazioni, Masarà discuterà poi brevemente del ruolo che le feste di questo tipo hanno o possono avere per una comunità in una contemporaneità caratterizzata da flussi globali di merci e persone, da un ruolo sempre più centrale del virtuale, e dal conseguente rischio di un indebolimento del senso dei luoghi. Giovanni Masarà ha pubblicato nel 2018 per Cierre Edzioni i risultati della sua ricerca antropologica nel volume “Una Comunità in scena. Il Carnevale di Dosoledo tra struttura sociale e forma della festa”(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/19/giovanni-masara-una-comunita-in-scena/)

GIOVANNI KEZICH (Direttore, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina · San Michele all’Adige).“Quanto alpini sono, i “carnevali alpini”?”

La ricerca etnografica svolta dell’ultimo cinquantennio nelle valli alpine ha messo in rilievo la persistenza nelle valli dolomitiche del Trentino e del Bellunese, nel vicino Tirolo, in Svizzera, e nelle valli lombarde, in Valle d’Aosta e nel Cuneese, di antichi rituali mascherati messi in atto nei giorni di carnevale, che dispiegano, accanto a ben evidenti particolarità squisitamente locali, anche un certo numero di somiglianze e di persistenze transvallive. Difficilmente aggirabile pertanto, sull’onda della generale rinascenza mediatica del concetto di “cultura alpina”, la tentazione di voler ascrivere queste manifestazioni a un qualche soggiacente sostrato propriamente “alpino”. Ma uno sguardo più attento, a partire dalla ricerca di “Carnival King of Europe” messa in atto a partire dal 2007 sulla base di una partnership di musei etnografici europei, rilevava che, per cogliere il contesto culturale proprio di queste manifestazioni, bisogna allargare ancora lo sguardo, e riferirsi a un ecumene continentale europeo che spazia dai Balcani alla penisola iberica, e dalla Sicilia fino all’Inghilterra.  

Iconografia e power point di Antonella Mott 

ANDREA DEL FAVERO & DARIO MARUSIC (FOLKEST – Spilimbergo · Pordenone – Pola · Croazia). “La musica tradizionale nei carnevali dell’arco alpino orientale”. Andrea Del Favero: organetto diatonico; Dario Marusic: violino, piva

Tracce di arcaici riti e balli di tipo borghese, violini barocchi e fisarmoniche a piano, bassi di viola, helikon e saxofoni, moda e cultura contadina convivono fino ai nostri giorni in un accavallarsi di situazioni che tengono in vita i Carnevali della tradizione popolare nelle antiche terre del Patriarcato di Aquileia, dai Rollate di Sappada passando per i Pust del Resiano e del Nediško, fino agli zvončari istriani, con i Blumarji che corrono e danzano al suono delle molte melodie che verranno proposte dal vivo, al suono arcaico delle pive e delle sopele istriane, della Cïtira e della Bünkula resiana, fino alle più recenti armoniche diatoniche. Filmati e ascolti di brani delle varie aree verranno proposti mediante l’uso di tutto lo strumentario accorpatosi nei secoli fino ai giorni nostri. E i cibi che continuano ad accompagnare i riti del Carnevale, le sope, i bujarnik, le pinze, le gubane, i parpagnacchi, gli strucchi: un universo di colori, sapori, odori, umori e suoni che da centinaia d’anni concorrono alla messa in scena e alla riuscita della più importante festività dell’Arco Alpino orientale.

SABATO 18 SETTEMBRE,ore 9:00

ALESSANDRO NORSA (Dipartimento Culture e Civiltà · Università degli studi · Verona). “Mi son Arlechin Batocio orbo da ‘na recia e sordo da n’ocio · Significati nascosti delle antiche maschere veneziane·”

Tra le pieghe delle manifestazioni tradizionali, che conosciamo col nome unico di Carnevale, si celano riti arcaici, la cui nascita si colloca nella linea del tempo in cui terminano i dati storici iniziano le interpretazioni. Alle origini si trovano cerimonie di incontro spirituale con le anime dei trapassati, e con le divinità per la protezione della comunità o per la propiziazione delle attività di caccia e agricole. In questa logica le maschere, le danze e gli altri elementi costituivi della festa carnevalesca sono un condensato di elementi rituali che hanno cambiato logiche celebrative nel corso del tempo. Alcuni degli aspetti primitivi, confusi con le maschere della commedia dell’Arte ed altre maschere molto più recenti, sono presenti nella grande kermesse del carnevale di Venezia. Tra suoni, colori e confusione, nella moltitudine dei travestimenti si mescolano nel carnevale veneziano maschere di ogni genere, ricercheremo quelle più antiche e il loro significato.    

SALUTI ISTITUZIONALI: VALERIO CORRADI (Presidente del Comitato Bacanal del Gnoco)

GIOVANNI KEZICH: “Il Bacanàl del Gnòco: primati e singolarità.”

Il carnevale di Verona, propriamente denominato “Bacanàl del Gnòco” si distingue nel ricco panorama dei carnevali italiani per alcuni primati, e alcune singolarità. Tra i primati, citiamo la longevità (1531), che lo pone fra i primi documentati in Italia con continuità; la numerosità dei gruppi partecipanti, che sono sempre più di cento; la lunghezza del percorso, di circa 5 chilometri. Tra le singolarità, figura il nome stesso, “Bacanàl”, che dà adito a fantasiose elucubrazioni etimologiche; il fatto di svolgersi di venerdì, giorno generalmente tabuizzato in forza alle prescrizioni chiesastiche; e soprattutto il fatto di riuscire a coniugare, tutt’oggi, una componente rituale sempre uguale a se stessa, costituita dal Papà del Gnòco e dalla sua corte di fedelissimi accoliti, con la componente ludica più scanzonata propria del carnevale moderno. IlBacanàl risulta così una specie di ircocervo, un anello mancante che, opportunamente analizzato, può aprire interessanti prospettive sulla storia stessa del carnevale nella cultura del continente europeo.    

Iconografia e power point di Antonella Mott 

PRESENTAZIONE NUOVA EDIZIONE ANASTATICA DEL VOLUME

IL VENERDI’ ULTIMO DI CARNOVALE “Cenni storici su l’origine e celebrazione dell’annua festività ricorrente in Verona”. Scripta Edizioni 1847, 2021. Con inediti saggi introduttivi di SILVANA ZANOLLI e MARIO ALLEGRI e con la partecipazione di MAURO DAL FIOR.

CHIARA CREPALDI (Associazione Culturale Minelliana · Rovigo). “Il bombasìn in Polesine, un’arcaica maschera rurale tra memoria e revival”

Nelle campagne del Polesine la sera del 6 gennaio si poteva veder girare per le corti una strana combriccola questuante, a capo vi era un uomo travestito da toro: ilbombasìn. L’animale ballonzolava al suono di campanelli e sonagli, tenuto a bada da un bovaio, importunava le donne, impauriva i bambini e infine si ribellava al suo padrone tra l’ilarità e le grida generali. I suoi accompagnatori, tutti rigorosamente maschi, cantavano qualche canzone tradizionale, generalmente “La vècia” e la sguaiata compagnia non se ne andava finché non otteneva una lauta offerta alimentare da parte del padrone di casa. Sull’origine di questa maschera rituale, sul raffronto con altre maschere analoghe documentate in molti territori europei e sui revivals più o meno turistici a cui assistiamo in anni recenti, Chiara Crepaldi svilupperà il suo intervento.

Per poter partecipare alle due giornate di studi, che si terranno in uno spazio all’interno dell’ex panificio austroungarico inserito nel Polo Santa Marta a Verona – è necessario inviare una mail con il proprio nome e (mail anche istituzionale per gli insegnanti) a info.giulamaschera@cpiaverona.edu.it

I posti a disposizione sono al momento limitati, quindi …….

La prima parte dell’articolo la potete leggere qui: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/01/giu-la-maschera-giornate-di-studi-sui-carnevali-tradizionali-delle-tre-venezie-verona-17-e-18-settembre-2021-prima-parte/)

La fotografia proviene dall’archivio del quotidiano L’Arena di Verona (foto Marchiori) che qui ringrazio.

  

“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” (Prima Parte)

VERONA, 17 e 18 settembre 2021

Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti

Dipartimento “Culture e Civiltà” dell’Università di Verona

di alessandro nobis

L’idea di organizzare un convegno sul Carnevale nasce da piuttosto lontano, dai tempi del glorioso COMITATO TREDESEDODESE che ebbe il coraggio di proporre per tre anni a Verona, nella sua parte più antica ovvero il Borgo di Santo Stefano, tre giornate dedicate alla cultura popolare nei suoi vari aspetti e che per simbolo prese Santa Lucia (da qui il nome, Santa Lucia si festeggia il 13 dicembre, appunto il 13 del 12, nota per non veneti), il simbolo più conosciuto ed amato appunto dal popolo veronese, più di San Zeno e più anche del Papà del Gnoco. Il TREDESEDODESE non esiste formalmente più da quasi un decennio, ma l’idea è rimasta in tutti i suoi membri a cominciare dal sottoscritto – di cui del Comitato fu immeritato presidente – e quindi nella primavera del 2020 iniziò l’elaborazione del progetto che si concretizzerà nella seconda metà del prossimo settembre; voglio puntualizzare che senza la condivisione della Dirigente Scolastica Dott.ssa Nicoletta Morbioli e l’approvazione del Collegio dei Docenti del CPIA veronese queste due giornate di studi non si sarebbero potute concretizzare e quindi voglio personalmente ringraziare sia la Dirigente Scolastica che le colleghe e i colleghi.

Ma perché concentrare l’attenzione sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie? La risposta che mi sono dato è piuttosto semplice:perché il Carnevale è una parte ancestrale del nostro patrimonio culturale che, periodicamente, riemerge dal lontano passato nel quale mantiene solide radici più o meno ancora riconoscibili. L’idea di base del convegno nata e condivisa con l’etnografa veronese Silvana Zanolli (anche lei del suddetto Comitato) è quella di confrontare, dai punti vista etnografico ed antropologico, i riti delle mascherate e dei carnevali tradizionali dell’area che grosso modo è oggi compresa nell’areale delle odierne Tre Venezie, cercando eventuali comuni origini e mascheramenti, modalità rappresentative, simbologie e differenziazioni sviluppatesi nei secoli.

Tutto ciò partendo dalla considerazione che la diffusione delle culture tradizionali in generale e, quindi, anche delle aree di pianura e delle valli prealpine ed alpine, ovviamente prescinde dalla suddivisione politica attuale delle aree esaminate; ma un limite, diciamo geografico, andava fissato per poter concentrare l’attenzione su di una area, tralasciando purtroppo realtà come quella di Bagolino il cui territorio, pur essendo oggi in Regione Lombardia fu lungamente compreso all’interno di quello della Repubblica di Venezia.

Non si tratta a mio modesto parere di riportare ai nostri giorni il passato che non potrà mai ritornare o di riproporre la sua celebrazione nelle antiche modalità, ma piuttosto di far conoscere le origini storiche di questa festa che risale alla notte dei tempi e del cui significato si è persa contezza nella stragrande maggioranza delle persone che poi partecipano alle feste ed alle sfilate che si tengono nelle piccole comunità valligiane e grandi centri come Venezia e Verona. Alle due giornate (mezze giornate) il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Verona – dove presto servizio come docente – sono stati invitati alcuni tra i più prestigiosi studiosi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino che con i loro interventi faranno luce sulle origini del Carnevale, sulla sua importanza nello scandire i ritmi di vita soprattutto delle generazioni passate e dei secoli passati, visto per esempio che il “Bacanal del Gnoco Veronese” compie quest’anno 491 anni di vita. La sopracitata Istituzione Scolastica ha in seguito trovato l’importante collaborazione del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona grazie all’intervento del Dott. Alessandro Norsa e del Prof. Federico Barbierato con i quali ci si è intesi sin da subito e gode, al momento, del “patrocinio” del Comune di Verona (patrocinio significa logo sul materiale informativo ma niente contributo) mentre si è in attesa di notizie dalla Regione Veneto. Inoltre ci sarà la collaborazione con il Comitato del Bacanal del Gnoco con l’intervento del suo Presidente Valerio Corradi.

Gli interventi saranno curati dal Dott. ALESSANDRO NORSA del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università degli studi di Verona, dal Professor CESARE POPPI dell’ Università Liedia de Bulsan, dal Dott. GIOVANNI MASARA’ (PhD Researcher · Department of Sociel Anthropology dell’Università di St. Andrews in Scozia) dal Dott. GIOVANNI KEZICH (Direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina diSan Michele all’Adige) da ANDREA DEL FAVERO & DARIO MARUSIC di FOLKEST (Spilimbergo, Pordenone e Pola · Croazia) e dalla Prof.ssa CHIARA CREPALDI dell’Associazione Minelliana di Rovigo.

La ciliegina sulla torta sarà la presentazione di una nuova edizione anastatica del volume “Il Venardi ultimo di Carnovale” (1847) edito da Scripta con due prefazioni della Dott.ssa Silvana Zanolli e del Prof. Mario Allegri, presentazione alla quale parteciperà anche il poetattore Mauro Dal Fior che ne leggerà alcuni estratti.

Qualcuno noterà che le due giornate coincidono con l’Edizione 2021 del Tocatì, ma non è una coincidenza, anzi; si è voluto creare un fine settimana (lungo visto che il Tocatì inizia il giovedì e termina la domenica) dove la Cultura Popolare si prende tutta la città e per questo voglio ringraziare in special modo il Presidente Paolo Avigo ed il direttivo dell’Associazione Giochi Antichi che hanno accolto la nostra idea.

I dettagli sugli interventi e la loro scansione oraria verranno comunicati nella seconda parte dell’articolo.

Per poter partecipare alle due giornate di studi, che si terranno in uno spazio all’interno del bellissimo spazio “austroungarico” oggi inserito nel Polo Santa Marta a Verona – è necessario inviare una mail con il proprio nome e (mail anche istituzionale per gli insegnanti) a info.giulamaschera@cpiaverona.edu.it

I posti a disposizione sono al momento limitati, quindi …….

SUONI RIEMERSI: LUISA RONCHINI “Semo tute impiraresse”

SUONI RIEMERSI: LUISA RONCHINI  “Semo tute impiraresse”

SUONI RIEMERSI: LUISA RONCHINI  “Semo tute impiraresse”

FONITCETRA FOLK, 36. LP, 1975

di alessandro nobis

Questo è uno dei due dischi che Luisa Ronchini, indimenticata ricercatrice ed interprete della canzone tradizionale di area veneta, incise come solista per la Fonit Cetra (l’altro era “Mi Vo’ A Cantar Di Chioza…La Chiara Stela”, numero 56 della stessa collana): veneziana di adozione, Luisa Ronchini ebbe un ruolo determinante nella ricerca sul campo dei canti tradizionali, nella loro registrazione dai portatori, nella loro riproposizione e nella costituzione del Canzoniere Popolare Veneto assieme agli amici e compagni Alberto D’Amico ed Emanuela Magro (di professione “studentessa” come riportato nella copertina del loro “El Miracolo Roverso” del 1975, stessa collana, numero 33). Voce forte, chiara ed espressiva, Luisa Ronchini presenta qui undici canti, dalla ninna nanna che apre la prima facciata (“Dormi ben mio”) alle villotte / stornelli di “Benedete le to manine” e di “Go fato un bel regalo” raccolte in un’osteria veneziana fino ad “Allegri compagni”, canto di coscritti che partivano per la guerra, quella d’indipendenza come testimonia il verso “Vitorio Secondo”. Scrive Luigi Nono nelle note di copertina: “Luisa Ronchini (ed il Canzoniere Popolare Veneto” fa quello che la sua indubbia natura musicale e la sua bella potenzialità di voce le concedono in questo quasi abbandono di studi, o peggio, in questa cosciente colpa classista. Dall’ascolto della portatrice allo studio della propria voce all’accompagnamento di strumenti o altra voce fino all’esecuzione, alla diffusione, al ritorno al popolo

Tra tutti i canti qui raccolti, segnalo però in particolare la straordinaria testimonianza dello sfruttamento del lavoro femminile de “Le Impiraresse”, le infilatrici di perle, lavoratrici a domicilio sfruttate fin dalla più tenera età e naturalmente sottopagate e di questa lezione, raccolta a Venezia dalla portatrice Tilde Nordico della quale riporto il testo.

LE IMPIRARESSE

Semo tute impiraresse
semo qua de vita piene
tuto fògo ne le vene
core sangue venessiàn.‎

No xè gnente che ne tegna
quando furie diventèmo,‎
semo done che impiremo
e chi impira gà ragion.‎
‎‎
se lavora tuto il giorno
come macchine viventi
ma par far astussie e stenti
tra mille umiliasiòn
‎‎
semo fìe che consuma
dela vita i più bei anni
per un pochi de schei
cheno basta par magnar

Anca le sessole pol dirlo (*)‎
quante lagrime che femo,‎
ogni perla che impiremo
xè na giossa de suòr.‎
‎‎
per noialtre poverette
altro no ne resta
che sbasàr sempre la testa
al siensio e a lavorar
‎‎
Se se tase i ne maltrata
e se stufe se lagnemo
come ladre se vedemo
a cassar drento in preson

Anca le mistra che vorave
tuto quanto magnar lore‎
co la sessola a’ ste siore
su desfemoghe el cocòn! 

Di Luisa Ronchini esiste un bel CD “Una voce unica e sola” pubblicato dallacasa discografica Nota nel 2002 e curato dalla Società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino.

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

18.19.20 Settembre

di alessandro nobis

Anche per questa edizione “speciale” del Tocatì l’Associazione Giochi Antichi, ideatrice ed organizzatrice della manifestazione ha mantenuto l’impegno con gli appassionati della musica delle tradizioni popolari allestendo due palchi anche se ridimensionati, il primo lungo la riva dell’Adige in zona San Giorgio per l’ormai classica “Suoni lungo l’Adige” ed il secondo nel Contile del Mercato Vecchio, che per l’occasione avrà ingressi controllati e contingentati oltre all’obbligo della mascherina per tutti (tranne i musicisti ovviamente); non verrà allestito pertanto il grande palcoscenico nella Piazza dei Signori.

Inoltre, ed è importante sottolinearlo viste le restrizioni anti COVID dettate dalle autorità e che saranno rigorosamente fatte rispettare, riguarda il divieto assoluto al ballo – spontaneo o strutturato – nelle due serate che prevedono musica popolare eseguita dal vivo ma stavolta decontestualizzata; guardiamo per una volta il cosiddetto “mezzo bicchiere pieno” visto che sarà una ghiotta quanto rara occasione questa per ascoltare con maggior attenzione le musiche e le parole di presentazione e le storie di origine dei brani che tutti i gruppi coinvolti via via presenteranno.

Si inizia come di consueto giovedì 17 settembre alle 21:30 con i “Suoni lungo l’Adige” che ospiteranno il Salento Ensemble, trio che presenta la ricca tradizione popolare di questa parte di terra pugliese con brani tramandati grazie all’oralità che ha consentito per secoli la sopravvivenza di strumenti, temi a danza e dei canti che saranno interpretati dalla bellissima voce di Anna Invidia.

Il secondo appuntamento, venerdì alla stessa ora, sarà con il concerto della Contrada Lorì che, mantenendo in modo intelligente la peculiarità dei gruppi di un tempo nel partecipare alle feste di piazza piccole o grandi che siano, proporrà il suo repertorio ispirato sì alla tradizione ma anche rivolto al presente componendo nuovi brani e realizzando tre produzioni discografiche l’ultimo dei quali è “Cicole Ciacole” pubblicato nel 2019.

Sabato infine incontro con il cantastorie Otello Perazzoli che conserva e presenta con il suo organetto diatonico il suo enorme repertorio di storie, proverbi, favole e canti della cultura popolare del veronese, insomma quella che un tempo era ritenuta la “letteratura degli analfabeti”. Davvero, purtroppo, l’ultimo dei “torototela”.

I concerti del Cortile del Mercato Vecchio avranno inizio in tarda serata, alle 23, per consentire al pubblico di percorrere le poche centinaia di metri che separano “Suoni lungo l’Adige” dal Cortile: due gli appuntamenti, venerdì e sabato. Naturalmente, lo ribadiamo con determinazione, sarà vietato il ballo non fosse altro perché la disposizione delle sedie con il rispetto del distanziamento impedirebbe comunque di praticarlo.

Il venerdì, come detto alle 23, sarà la volta del quintetto “Corde e ance di Mondrago”,costituitosi nel 2018 dall’incontro tra alcuni esecutori tradizionali di Verona con alle spalle la storia comune dalla frequentazione dei gruppi mandolinistici soliti a ritrovarsi presso alcune osterie di città e della provincia ovvero l’Osteria al Duomo di Verona e l’Osteria al Brocolo di Arbizzano di Negrar. Il gruppo è formato da Luigi Lugoboni al mandolino, Gabriele Baietta alla chitarra, Livio Masarà al violino, Massimo Muzzolon ai fiati e Anna Veronese all’organetto diatonico e rappresenta un vero spaccato della musica di tradizione popolare, pur nella trasversalità di diverse generazioni e nella pluralità delle esperienze musicali. Il programma proposto è molto interessante, spaziando da brani di musica di tradizione orale, frutto della ricerca sul campo, a partiture tratte dai repertori di gruppi mandolinistici e di bande musicali, diffusissimi nel territorio, tra metà ottocento e i primi decenni del secolo scorso. In particolare il gruppo ospita Luigi Lugoboni, bravissimo mandolinista ottantenne che rappresenta la memoria storica del mandolino nel veronese.

Il sabato, toccherà al duo “Zazà” formato dal fisarmonicista Giuseppe Zambon e da Luisella Mutto (recitazione e canto) che presentano il recital “Trì colombe e ‘na violà”, avente come tema la cultura popolare: letture dall’interessante volume di Ezio Bonomi “Vita e Tradizione in Lessinia”, cante e musica strumentale insomma tutto ciò che la cultura orale ha trasmesso generazione dopo generazione fino a i nostri giorni.

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

Verona e Borghi d’Italia, 18 – 19 – 20 settembre

di alessandro nobis

tocati-logo.pngIl Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi di Strada che si tiene “solitamente” nel centro storico della città scaligera, raggiunge con questa diciottesima edizione la “maturità” e lo fa in quello che certamente è il suo anno più difficile, non solo per l’ulteriore taglio di finanziamenti pubblici, ma perché questo 2020 è ancora devastato dall’epidemia che ha creato numerosissimi problemi alle persone ed all’economia a livello globale cambiando anche molte delle abitudini quotidiane di tutti noi causando inoltre la cancellazione o lo spostamento di eventi culturali piccoli e grandi in tutto il Paese; lo fa con un’edizione che a tutti gli effetti può essere considerata ”Speciale”, modificata nelle dimensione e nella modalità, minore nella presenza degli eventi ma che indiscutibilmente preserva la continuità.date-header-2020

Ho avuto l’occasione di intervistare Paolo Avigo, Presidente dell’Associazione Giochi Antichi che ha ideato e costruito nel tempo il Festival, incontrandolo in Sala Lodi a Veronetta, sede operativa del Tocatì messa a diposizione dal Comune di Verona.

Quest’anno molte rassegne sono state cancellate o spostate. Perché avete deciso di “tenere la posizione” e di proporre anche quest’anno il Tocatì?

Come Associazione Giochi Antichi crediamo che un evento importante come il Tocatì andasse comunque proposto: non solamente per garantire la sua continuità ma anche per cercare di dare un rilancio ad una situazione culturale che quest’anno è particolarmente stagnante, un stimolo per ripartire sia per Verona ma anche per le altre realtà extracittadine che si occupano della cultura tradizionale. Inoltre, a differenza della maggior parte dei Festival che si tengono nel pieno della stagione estiva avevamo il vantaggio di avere organizzato sempre il Tocatì nella seconda metà di settembre, il che ci dava un piccolo lasso di tempo ulteriore per seguire l’andamento della pandemia e apporre le opportune variazioni di programma.

In questa edizione che avete chiamato “Le Italie dei Borghi in Gioco” non ci saranno come appare evidente nazioni straniere ospiti: come avete costruito il calendario degli eventi?

L’attenzione sarà quest’anno rivolta verso le comunità ludiche italiane ma, differenza delle scorse edizioni il Tocatì non solo ne ospiterà alcune, ma di altre ne sarà “ospite” e questa è una novità importante che potrà avere importanti sviluppi nelle edizioni future: tra i giochi della tradizione italiana che si svolgeranno a Verona ci saranno la Schida (da Guidizzolo, Mantova), il gioco della Morra da Sant’Anna d’Alfaedo, la Palota da San Vito al Mantico il, Palo della Cuccagna da Santa Maria di Zevio, e diversi giochi da tavoliere come il Carrom, la Dama e naturalmente gli Scacchi.

Verranno invece proposti nei borghi di appartenenza nelle cui strade sono nati e dove si praticano tuttora e molti dei quali sono riconosciuti come patrimoni mondiali Unesco, Bijé (Farigliano, Cuneo),Birillo Parato (Fossato Ionico, Reggio Calabria), Cacio al fuso (Pienza, Siena), Corsa con la Cannata (Arpino, Frosinone), Gioco delle Noci (Monterosso al Mare, Liguria), Lancio del Maiorchino (Novara di Sicilia, Messina), Pilote (Gemona del Friuli, Udine), Trampoli (Schieti di Urbino), Tsan (Brissogne, Aosta), S’Istrumpa (Ollollai, Nuoro), Sburla la Roda (Fossacaprara, Cremona) e Zugo de l’ovo (Sezano, Verona).

  • Quali sono i settori che hanno dovuto forzatamente subire un ridimensionamento o una rimodulazione?

Naturalmente le attività che prevedono un contatto fisico che solitamente hanno riscontrato una forte presenza del pubblico; alcune sono state cancellate altre le abbiamo delocalizzate come per fare un esempio “il palo della cuccagna” che da Piazza delle Erbe è stato dirottato nello spazio più raccolto e gestibile nel cortile ovest dell’ex Arsenale asburgico. Naturalmente saremo molto accorti nel regolare l’afflusso del pubblico.

“Le piazze” del Tocatì che saranno coinvolte in questa “edizione speciale” 2020?

Piazza delle Erbe è sempre al centro del Festival e quest’anno farà da cornice all’installazione dedicata alle “Remiere”,con l’esposizione di tre tipi di barche per un confronto tra imbarcazioni tradizionali che adottano l’antica tecnica della voga alla veneta divenuta, negli anni, pratica ludico-sportiva: la “Bissa” del Garda, il “Naet” del Lago d’Iseo e la “Mascareta” della laguna veneziana. Naturalmente uno dei “centri” sarà al solito il “Forum Internazionale della Cultura Ludica” in Cortile del Mercato Vecchio che ospiterà l’Istituto Centrale per  il Patrimonio Immateriale, il Museo delle Civiltà, la Societá italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici (SIMBDEA), tutti enti impegnati nella valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, nonché l’Association Européenne des Jeux et Sports Traditionnels (AEJeST), organizzazione non governativa accreditata presso l’UNESCO dal 2010  che intende valorizzare e difendere gli sport e i giochi tradizionali.

Molte delle iniziative che nelle passate edizioni si svolgevano all’aperto, hanno trovato ospitalità in prestigiosi spazi chiusi: tra questi il Museo di Storia Naturale e il Museo di Castelvecchio, inseriti nel circuito dei Musei Civici di Verona, la Villa Romana di Valdonega, Palazzo Diamanti,la Chiesa di Santa Maria in Organo, il Museo G.B. Cavalcaselle ed il Palazzo della Ragione. Alcuni di questi luoghi alcuni hanno contribuito all’iscrizione di Verona tra le città Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, titolo che quest’anno compie vent’anni.

Il palco che veniva montato in Piazza dei Signori quest’anno non ci sarà, ma uno di più ridotte dimensioni verrà allestito nel Cortile del Mercato Vecchio ed ospiterà artisti che si occupano della tradizione popolare veronese come l’ensemble Corde e Ance di Mondrago ed il duo formato da Luisella Mutto ed il fisarmonicista Giuseppe Zambon. I “Suoni lungo l’Adige” sono invece confermati, anche se non sarà possibile praticare il ballo popolare; qui suoneranno la Contrada Lorì, Otello Perazzoli ed il giovedì sarà dedicato alla musica del Salento in una versione da “ascolto”.

  • L’autorità prefettizia. L’ASL e l’Amministrazione Comunale hanno posto dei vincoli, e quali sono, a questa edizione, vista la pandemia del COVID – 19?

L’esigenza di evitare in primis assembramenti ha naturalmente comportato una riduzione consistente delle attività in presenza che saranno una trentina anziché le duecento degli anni scorsi. Per cercare di soddisfare questa importante esigenza l’area del festival è stata praticamente raddoppiata per avere in questo modo una maggiore distribuzione del pubblico e quindi una minore concentrazione dello stesso. In ogni caso ancora una risposta ufficiale non l’abbiamo, e quindi le variazioni del programma sono in realtà ancora possibili. Un’altra conseguenza delle limitazioni è, come ho detto prima, che non sarà possibile praticare il ballo popolare e quindi i gruppi che si esibiranno proporranno un repertorio più da ascolto che contestualizzato al ballo.

  • Questa edizione del Tocatì necessiterà di più controlli “a vista” del pubblico e quindi di un maggior coinvolgimento della fondamentale partecipazione dei volontari. Come sarà regolamentato l’afflusso del pubblico agli eventi?

Abbiamo preparato con grande cura questo aspetto. Anche se quest’anno i volontari saranno presenti in numero minore rispetto alle passate edizioni, questi si sposteranno per vigilare i vari eventi che necessitano della loro presenza; in Cortile del Mercato Vecchio, per esempio, i dovranno verificare che tutti indossino la mascherina e saranno dotati di un contapersone. Inoltre ci sarà una direzione obbligatoria di ingresso ed una di uscita per il pubblico.

  • Qual è la direzione che l’A.G.A. intende a far prendere al Tocatì in riferimento alla sua candidatura Multinazionale UNESCO ICH al Registro delle Buone Pratiche per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale?

E’ un percorso che abbiamo già iniziato assieme alle reti italiane che partecipano al processo di candidatura (trenta realtà) ed anche a livello internazionale Belgio, Cipro e Francia condivideranno il programma non solo del festival ma di tutte le attività che l’Associazione Giochi Antichi e le reti andranno ad organizzare e proporre durante il corso dell’anno.

CONTRADA LORI’ “Cicole Ciacole”

CONTRADA LORI’ “Cicole Ciacole”

CONTRADA LORI’ “Cicole Ciacole”

Autoproduzione, CD. 2019

di alessandro nobis

I veronesi della Contrada Lorì giungono alla terza prova discografica proseguendo nel prezioso lavoro di personale riproposizione della tradizione popolare e con una sempre più significativa capacità di scrittura accompagnata da una piacevole “ironia” che contraddistingue la loro produzione.

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Questo “Cicole e Ciacole” è un altro bel disco con il quale Contrada Lorì si conferma una delle migliori realtà musicale del panorama tradizionale vocale e strumentale di area veneta, tra l’altro andando a colmare nel veronese il vuoto lasciato dall’inopinato scioglimento di un altro ensemble, i Folkamazurka: radici ben fisse e rispetto delle tradizioni, attenzione verso suoni e strumenti alloctoni ed arrangiamenti preparati molto accuratamente e con il tutto caratterizzato da una forte coesione derivata da decine e decine di esibizione live. L’ironia dell’iniziale “Bossa Nova” dove il ritmo “parla” brasiliano ma con il titolo che racconta un’altra storia (“Bossa nova” in veneto significa “Bottiglia Nuova”), la ballata “Sogna Nina” che deriva da una barcarola veronese e con un significativo arrangiamento per pianoforte ed archi di Federico De Vittor (tastierista del gruppo), la capacità di raccontare drammi in modo amaramente ironico come in “Bala Laica” che narra con un ritmo “russo” la storia di Don Mario parroco di Poiano trovatosi suo malgrado nella steppa russa con migliaia di soldati (il periodo indovinatelo voi, ce la potete fare ….), la splendida “Cicole e Ciacole” scritta da Paolo Marocchio con in evidenza il quartetto d’archi ed il pianoforte, per ciò che mi riguarda il brano più significativo di tutto il disco. La seconda parte del lavoro, come si conviene alla Contrada, è dedicata alla riproposizione del repertorio popolare, e qui val la pena citare la “Nina Nanna Fontanelle” con un inedito ed interessante arrangiamento quasi cameristico di De Vittor e dei contradaioli (proveniente dall’omonimo coro spontaneo di San Bonifacio) e la scoppiettante classico “I vol che me marida” con la sempre lucidissima voce di Grazia De Marchi

“Cicole e Ciacole” si conclude con la lunghissima e scanzonata “’na Casa su Titan”, quasi una jam session dal sapore latino che coinvolge numerosissimi musicisti, anche non contradaioli: un brano forse più adatto alla dimensione dal vivo del gruppo veronese, magari a conclusione dei suoi sempre trascinanti e convincenti concerti. Ma, lo voglio dire, questo è solo il mio modesto parere.

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/03/01/contrada-lori-eviva-il-mar/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2015/12/27/contrada-lori-doman-le-festa/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/01/il-diapason-intervista-la-contrada-lori/)