SUONI RIEMERSI: VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”

SUONI RIEMERSI: VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”

SUONI RIEMERSI: VENETO. CANTI E MUSICA POPOLARE. “Ricerca nella Provincia di Verona”. ALBATROS DISCHI VPA 8420, LP, MC.  1979

di Alessandro Nobis

Questo 33 giri pubblicato dalla Albatros nel 1979 è, che io sappia, l’unico nel prestigioso catalogo dell’etichetta milanese a presentare registrazioni sul campo effettuate in area veneta; in particolare presenta i risultati di varie campagne di studio e di registrazione dell’autorevole studioso Marcello Conati nella parte occidentale della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino al paese di Breonio, in Lessinia dal 1970 al 1975. Ventiquattro i brani presenti che coprono, tranne i temi a danza strumentali, tutte le aree tipologiche della musica tradizionale: filastrocche, canti lirici e narrativi, canti rituali, funzionali, villotte e ballate. Un repertorio utilizzato dai gruppi di folk revival come il Canzoniere Veronese, formato da musicisti e da ricercatori che ha lasciato un importante segno nel movimento del folk revival e che ha proseguito nei decenni il suo lavoro di arrangiamento di questo ricco repertorio. Musica “fissata” per sempre su nastro nel suo secolare processo evolutivo di passaggio da un portatore all’altro per poi essere utilizzata da musicisti in ambito folk che si sono nutriti ed abbeverati dei dischi dell’Albatros registrati quasi ovunque nel nostro Paese portando nel presente e nel futuro questi preziosissimi e rarissimi repertori.IMG_3031

Numerosi i “portatori originali” che Conati ha incontrato e che hanno consentito a lasciare una testimonianza su nastro di alcuni frammenti del proprio repertorio imparato per via orale, provenienti da contrade e piccoli centro dell’area oggetto dello studio di Conati come Molina, Ceredo, Fumane, manune, Breonio, Baldassara, Pezza di Marano e Cona. Tra i portatori vi sono Arturo Zardini, Ottavio Conati, Rosa Ceradini, Antonio Chesini, Aldo Grigoli, Vittorio Leonardi, la Famiglia Marogna, Eurosia Allegrini, Marisa Benedetti, Eugenio Pretto, Nori Grigoli e Brigida Tommasi naturalmente tutti musicisti / cantanti non professionisti. Un repertorio straordinario come del resto tutto quello appartenente al catalogo Albatros anche grazie ai preziosissimi libretti che accompagnano il vinile curati in questo caso da Marcello Conati ed in molti altri casi da Roberto Leydi.

Nel 2005 Marcello Conati pubblica per “Il Segno dei Gabrielli” il poderoso volume “Canti Veronesi di Tradizione Orale: da una ricerca in Valpolicella e in Lessina” con allegati 2 compact disc che riportano 196 esempio musicali del materiale registrato dallo stesso curatore in un arco temporale che va dal 1969 al 1982. Si tratta di materiale di grandissimo interesse, in minima parte già pubblicato nell’ellepì di cui vi sto parlando, disco di non facile reperibilità (se lo trovate assicuratevi che all’interno vi sia il fondamentale libretto) quasi tanto quanto il volume.

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DALLA PICCIONAIA: RACHELE COLOMBO, 27 luglio, Caprino Veronese

DALLA PICCIONAIA: RACHELE COLOMBO, 27 luglio, Caprino Veronese

DALLA PICCIONAIA: RACHELE COLOMBO, 27 luglio, Caprino Veronese

di Alessandro Nobis

Si è chiusa venerdì 27 luglio nello splendido giardino antistante a Villa Carlotti, sede del municipio di Caprino Veronese, la rassegna “Musica tra valli ed altipiani” intelligentemente promossa dalla Cassa Rurale della Vallagarina per celebrare i 120 anni dalla sua fondazione: cinque concerti (Tiziana “Tosca” Donati ad Ala, Antonio Forcione e Adriana Adewale ad Isera, Nite Noire a Folgaria, Elida Almeida a Bosco Chiesanuova e Rachele Colombo a Caprino Veronese) tra l’altopiano della Lessinia e la val D’Adige (e dintorni) pensati dal direttore artistico di Velo Veronese Alessandro Anderloni. Desktop23Per il concerto di chiusura è stata chiamata come accennato Rachele Colombo, ricercatrice ed interprete già con i Calicanto ed Archedora, per presentare il suo lavoro “Cantar Venezia: canzoni da battello” con Domenico Santaniello al violoncello e tamburo e Marco Rosa Salva ai flauti; Cantar Venezia è il risultato di un lungo lavoro di ricerca, di trascrizione dei manoscritti, di arrangiamento – la formazione a tre è risultata perfetta per l’equilibrio sonoro – che ha impegnato Rachele Colombo per cinque anni e che si è concretizzato nel doppio significativo CD (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/04/27/rachele-colombo-cantar-venezia-canzoni-da-battello/) pubblicato nel 2016 dalla Nota, che presenta una quarantina di queste straordinarie canzoni da battello di autore anonimo tra le circa cinquecento raccolte negli archivi.

Più che un concerto quello visto a Caprino Veronese è stato un racconto brillantemente narrato di scene di vita nella Venezia che si fa ancora vedere – per chi la vuole vedere – nelle calli più nascoste dove il sole non batte quasi mai, sotto i “porteghi” lontani nello spazio e nel tempo da quella parte di Venezia battuta dai turisti; la voce di Rachele Colombo – perfetta anche per questo repertorio –  racconta dei mestieri della Venezia del Settecento – il mercante armeno, il maestro di ballo (“Madam carissima” con una melodia e due lezioni di testo che ha aperto l’incontro), il pasticcere (“scaleter”) o il “fiorer”, l’arrotino o l’astrologo con nella parte testuale spesso il segno della Venezia libertina, evidente in “Semo alla riva”. Si racconta in “Che bela festa” anche di come affrontare i passi di una danza popolare di corte come la Gagliarda (di origine rinascimentale) o di fare una serenata in “Cara Nina el to bel sesto”, il tutto presentato in una chiave colta (il violoncello) ed allo stesso tempo popolare e, valore aggiunto, presentando i testi in lingua italiana vista la difficoltà di comprensione del veneziano settecentesco. Insomma, il valore del recupero di questo ricchissimo repertorio è altissimo e potrebbe rappresentare solamente l’inizio per lo studio e la riproposizione completa di un repertorio che in quantità e qualità ha pochi eguali, non solo in Italia.

Il concerto si è chiuso con il passaggio storico a cavallo del 1800 dalle canzoni da battello (anonime come detto) alle barcarole (a stampa e d’autore) dando via ad una loro maggiore diffusione ed allinizio del commercio di questi fogli volantinelle strade e nelle piazze, che nei Paesi anglofoni si sarebbero poi chiamati Broadside Sheetso Broadside Ballads: a fare da ponte tra i due secoli una versione de “La biondina in gondoleta”, canzone tra le più conosciute – la più conosciuta – del repertorio veneziano. Si chiude un’epoca per la Serenissima; quella del Settecento descritta anche dai Vedutisti non c’è più, inizia quella che poco a poco diventerà quella turistica, con gli eccessi di questi ultimi anni.

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI Quaderno culturale n. 41

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI Quaderno culturale n. 41

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI Quaderno culturale n. 41

La Grafica Editrice Verona, 2018. PAGG. 262, € 15,00

di Alessandro Nobis

Con una precisione elvetica all’inizio di ogni estate, dal 1978, arriva nelle libreria il nuovo volume de “La Lessinia Ieri Oggi Domani”, miscellanea di articoli riguardante la porzione montana della provincia di Verona, la Lessinia, separata ad ovest dall’altra montagna veronese, il Monte Baldo, dalla Valle del fiume Adige.

xxCome è prassi per il gruppo di autori, appassionati e studiosi coordinati dal geologo Ugo Sauro, il volume è suddiviso in sezioni riguardanti i più diversi aspetti  del territorio lessinico: “Territorio e ambiente”, “Preistoria e archeologia”, “Storia”, “Tradizioni e memoria popolare”, “Itinerari”, “Vita in Lessinia” e da ultimo, ma importante, “Il Quaderno a scuola”, temi trattati sempre in modo accuratamente scientifico e contemporaneamente divulgativo, una linea che da sempre ha contraddistinto tutti i volumi sin qui dati alle stampe.

Ciò che ogni anno stupisce chi va a sfogliare e quindi a leggere gli articoli pubblicati è la quantità e la qualità dei brevi saggi pubblicati che dimostrano quanto sia variegata nei suoi più diversi aspetti questa area prealpina e quanto siano preparati dal punto di vista scientifico gli autori che via via trovano e descrivono angoli culturali decisamente reconditi e sconosciuti al pubblico che la domenica frequenta la Lessinia fruendo dell’aria pulita e della bellezza del territorio troppo spesso in modo distratto.

In questo 41° volumetto desidero segnalare – il criterio è naturalmente quello dell’interesse mio personale – lo scritto di Vincenzo Pavan “Strutture ad arco nella Lessinia”, quello di Luciano Salzani, ispettore della soprintendenza Archeologica del Veneto, che riassume la storia delle ricerche archeologiche sui Monti Lessini e (“La vecchia scuola di Azzarino”) di Anna Maria Tezza che racconta in modo molto documentato le vicende dell’edificio che per oltre quaranta anni ha ospitato i bambini della zona

Ricordo infine che allegato al Quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un Cd con tutti gli articoli sino ad allora editi in formato pdf (8680 pagine!) e pertanto facilmente fruibile da chiunque conosca l’abc dell’informatica.

La pubblicazione del quaderno è sostenuta dall’”Associazione Culturale Accademia della Lessinia ONLUS”; si può abbastanza facilmente reperire in alcune librerie veronesi e nei musei sparsi sul territorio della montagna veronese oppure chiedendolo direttamente all’editore.

 

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE.2 SOGNO FINITO.

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE.2 SOGNO FINITO.

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE.2, SOGNO FINITO.

Do spazio volentieri a questo comunicato stampa dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA che fa il punto dell’imbarazzante situazione in cui si trova la Rassegna “CHITARRE PER SOGNARE” da lei ideata e realizzata con il contributo della precedente Amministrazione Comunale di Colognola ai Colli (Verona) riguardo alla quale avevo scritto tempo fa (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/04/04/dalla-piccionaia-chitarre-per-sognare-sogno-gia-finito/). Non si contesta la legittimità di un Ente Promotore e finanziatore a “tagliare” un’iniziativa o di cambiarne il nome, ma si vuole stigmatizzare le modalità adottate soprattutto dal punto di vista dell’assenza di comunicazione di decisioni pensate e poi prese nei confronti di chi per dieci anni ha lavorato con passione e spirito d’iniziativa costruendo una serata che sempre ha avuto un livello culturale qualitativo eccellente.

Tutto ciò naturalmente nel grande rispetto di chi salirà sul palco in occasione della neonata rassegna che, per essere neonata, pare sia già alla dodicesima edizione come risulta dalla delibera comunale. Mah…….

Conoscendo la tenacia di Giovanni Ferro credo ci saranno delle sorprese …………

COMUNICATO STAMPA

La nuova amministrazione comunale di Colognola ai Colli (Vr), dopo undici anni e altrettante fortunate edizioni ha chiuso le porte a Chitarre per Sognare, evento musicale internazionale che ha portato sotto le fronde secolari di Villa Fano tanti importanti artisti della sei corde come Franco Morone, Deborah Koopermann, Duck Baker, Roberto Taufic, Peo Alfonsi, Giorgio Cordini, Goran Kuzminac, Giovanni Baglioni e tanti altri: uno straordinario evento che attrae puntualmente centinaia di appassionati, non solo abitanti di Colognola ai Colli.

Senza degnarci di una spiegazione scopriamo recentemente che la stessa amministrazione promuove una nuova iniziativa dal nome “Chitarre sotto le stelle” (!) che si svolgerà nello stesso usuale periodo, nello stesso teatro all’aperto, nell’evidente e goffo tentativo di far credere alla gente meno attenta che si tratti di una continuazione Chitarre per Sognare.

Infatti è sconvolgente che tale serata, che si terrà in prima assoluta il prossimo giugno, viene  presentata come “nata ormai dodici anni fa”,  pronunciando così una plateale menzogna nella speranza di raccogliere i frutti seminati da altri.

Si veda la delibera comunale a pagina 3: http://www.comune.colognola.vr.it/c023028/de/attachment.php?serialDocumento=008VWL020184K

L’associazione Zonacustica non è in grado di capire i motivi di questa decisione che certamente non possono essere di ordine economico (Chitarre per Sognare costa molto meno di una mediocre serata di liscio); per altro nessuna spiegazione ci è stata data, e nessuna risposta abbiamo ricevuto a fronte della richiesta formale inoltrata nello scorso dicembre e ripetuta a voce due mesi dopo di fronte a un sindaco che fingeva di dover ancora decidere con la sua giunta cosa volessero fare con Chitarre per Sognare (complimenti per la recitazione!)

Per ora non ci resta che augurare al signor sindaco e assessore alla Cultura, Claudio Carcereri de Prato di sapere offrire alla popolazione nuove e altrettanto importanti occasioni di arricchimento culturale e di prestigio per tutto il paese, grazie a una concezione illuminata del servizio che sta rendendo, nella certezza che l’amato festival Chitarre per Sognare un giorno tornerà al suo posto.

Giovanni Ferro Presidente dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE, BRUSCO RISVEGLIO

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE, BRUSCO RISVEGLIO

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE, BRUSCO RISVEGLIO

di Alessandro Nobis

Il 2017 si era chiuso con l’inopinata chiusura della Rassegna “InLessinia” che raccoglieva l’eredità di “Luci e Suoni in Lessinia” ideata e diretta da Alessandro Anderloni e portata avanti con notevole successo; un successo che evidentemente non era bastato visto che i mancati finanziamenti da enti pubblici e privati non eran stati rinnovati, o almeno questo è quando mi è dato sapere. Chiusura annunciata con un laconico comunicato stampa e da un articolo su L’Arena di Verona, assolutamente insufficiente nell’indagare cause e motivazioni della fine di una rassegna che portava migliaia di persone alla scoperta della nostra montagna veronese. Ce ne siamo fatti una ragione.

Premessa dolorosa ma doverosa per dire che anche questo 2018 rischia fortemente – per usare un eufemismo – di vedere la sparizione di un’altra rassegna sul territorio della nostra provincia, organizzata nello spazio di una giornata, con un budget a disposizione risibile ma che in undici anni aveva portato con grandi sforzi nel più suggestivo angolo di Colognola ai Colli i più significativi nomi del chitarrismo acustico italiano, e non solo.

Sto parlando di “Chitarre per Sognare” e sto parlando di Giovanni Ferro, valente chitarrista, ideatore e direttore artistico della rassegna nonchè Presidente dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA, che d’improvviso con il cambio dell’Amministrazione del centro dell’est veronese si è trovato con il cerino (acceso) in mano non avendo ricevuto a tutt’oggi alcuna risposta in merito rispetto ad un finanziamento davvero minimale; una risposta circostanziata che ritengo gli debba essere dovuta viste le energie ed il tempo che Ferro ha messo gratuitamente al servizio della comunità di Colognola e non a questo o quell’altro colore politico dei suoi amministratori. E’ ahimè una risposta che probabilmente a questo punto non gli verrà mai data, ed è un peccato che l’Amministrazione non abbia dato un segnale di continuità ad una serata che comunque portava nel piccolo anfiteatro di Villa Fano a Colognola ai Colli una ventata culturale dando la possibilità ai residenti di apprezzare dell’ottima musica ed anche richiamando dalla città appassionati della sei corde.

Duck Baker, Alex Gillan,  Peo Alfonsi, Dado Barbieri, Roberto Taufic, Rolando Biscuola, Karlijn Langendijk, Val Bonetti Goran Kuzminac e lo stesso Giovanni Ferro sono stati alcuni tra le decine dei protagonisti che hanno ci deliziato con le loro musiche negli undici anni di vita di “Chitarre per Sognare”, e Ferro a mio avviso ha a questo punto ha solo due opzioni, chiedere “asilo culturale” in altro comune – e le belle locations non mancano in quella zona dell’est veronese – o posizionare una bella e grossa pietra su questa rassegna. Naturalmente votiamo tutti per la prima ipotesi.

Altrimenti, ce ne faremo una ragione. Un’altra volta.

 

 

IL CANZONIERE DEL PROGNO “La Moscarola”

IL CANZONIERE DEL PROGNO “La Moscarola”

ASSOCIAZIONE CULTURALE IL CANZONIERE DEL PROGNO “La Moscarola”

GIANNI BUSSINELLI EDITORE, LIBRO + CD, 2017. 21 cm X 21 cm, 270 PAGG. € 20,00

di Alessandro Nobis

Il Canzoniere del Progno di Illasi, nell’omonima valle dell’est della provincia di Verona, è una delle più longeve comunità di ricercatori, interpreti ed appassionati della cultura popolare dell’area veronese essendo nata agli albori degli anni Novanta. Sul finire dello 017 ha pubblicato questo prezioso volume con un CD allegato, che testimonia il valore qualitativo e quantitativo della ricerca sviluppata nel tempo e la cura con la quale questo materiale è stato assemblato per questo volume; qui troviamo tutto l’”arsenale” della cultura popolare ovvero canti, filastrocche, preghiere, credenze popolari, racconti di vita vissuta, giochi e tutto quello che nei decenni si è riusciti a tramandare oralmente di generazione in generazione. Da questo nasce il titolo, azzeccatissimo, “La Moscarola”, ovvero quel contenitore con telaio in legno ed i lati di retina metallica che nelle campagne sostituiva prima la ghiacciaia e poi il frigorifero nel quale venivano conservati i cibi “a rischio insetti”.

LA MOSCAROLAIl volume consta di otto capitoli che trattano tutti gli aspetti della vita nelle campagne e nei piccoli centri urbani del veronese:”Lunario e Calendario agricolo”, “La casa”, La piazza e la vita in paese”, “Il lavoro”, “Il corteggiamento, l’amore, il matrimonio”, “L’infanzia e le malattie”, e i capitoli più toccanti a mio modesto avviso sono senz’altro “La guerra” e “L’emigrazione”; soprattutto quest’ultimo assume un particolare valore vista la sua attualità, e le trascrizioni delle registrazioni riguardanti questo argomento potrebbero uscire dalla bocca dei profughi che da qualche anno arrivano in Europa. Racconta ad esempio l’informatore Pietro Paggi (classe 1937, di Roverè Veronese): “……..mio padre aveva voluto andare in Argentina perché era stufo della guerra e non ne voleva più sapere, aveva paura che ne potesse venirne un’altra e allora è partito subito e ha voluto che noi andassimo con lui.”

Una raccolta di testimonianze importante costituendo il valore aggiunto fa distinguere questo volume da molti altri in circolazione; forse sarebbe stato utile riportare anche la traduzione delle testimonianze in lingua italiana, perdendo sicuramente la spontaneità del dialetto ma magari allargando la nicchia degli appassionati e studiosi della cultura popolare di altre aree.

Il CD contiene ventidue tracce, registrate dal vivo dal Canzoniere con alcuni frammenti delle voci degli informatori: semplici arrangiamenti senza tanti fronzoli e vicino alle prassi esecutive di un passato che non tornerà mai più, conditi da tanta passione per le proprie radici, nel più puro stile del Canzoniere del Progno.

www.canzonieredelprogno.it

 

IL DIAPASON INTERVISTA THOMAS SINIGAGLIA

IL DIAPASON INTERVISTA THOMAS SINIGAGLIA

IL DIAPASON INTERVISTA THOMAS SINIGAGLIA

Raccolta da Alessandro Nobis

Giovedì 14 settembre parte la prima stagione del Cohen JazzClub, a Verona in Via Scarsellini, e ad inaugurare questi appuntamenti settimanali dedicati al jazz (e dintorni), ci sarà la musica di Thomas Sinigaglia, valente compositore, insegnante, arrangiatore e virtuoso della fisarmonica che presenterà un “solo” recital. Quindi ho colto l’occasione di rivolgere a Sinigaglia alcune domande per conoscere più da vicino la sua attività – o meglio le sue attività – in ambito musicale visto che sono per usare un eufemismo piuttosto diversificate.

  • Thomas, intanto grazie di avere accettato di rispondere a qualche domanda. Leggendo la tua biografia, soprattutto quella che riguarda la tua formazione, salta agli occhi che al Conservatorio di Vicenza hai conseguito il Diploma di Secondo Livello studiando con Salvatore Maiore, Paolo Birro e Pietro Tonolo, tra gli altri. Per non parlare poi di Siena Jazz e di Richard Galliano. Jazzisti quindi……….

Grazie a te, Alessandro. Sì, ho avuto il piacere di studiare con musicisti di notevole levatura. Tengo in particolar modo, e la conservo nel cuore, all’esperienza fatta a Vicenza con Maiore, Birro e Tonolo, persone che ho potuto frequentare per molto tempo scoprendole non solo bravi musicisti, ma anche grandi insegnanti, cosa non comune.

A loro mi ha portato la mia decisione di studiare jazz, effettivamente; scelta affiancata al fatto che da sempre mi ha affascinato l’improvvisazione, e che sentivo di poterla applicare anche ad altri generi musicali che, magari, con il jazz c’entrano poco. Da questo al desiderio di studiare con loro il passo è stato breve!

Sono arrivato, ad ogni modo, con una personalità musicale in parte già formata (ho iniziato a otto anni studiando con diversi insegnanti); quindi ho intrapreso in primis un percorso di decostruzione del mio approccio tecnico e mentale all’improvvisazione e, in seguito, di ricostruzione del medesimo (operazione che sto ancora proseguendo e che è in continua evoluzione). Ho imparato che si deve conoscere davvero bene uno standard, in ogni sua piega, per potersi poi fidare di quella capacità, fondamentale per improvvisare, che è l’ascolto.

Le ulteriori esperienze e frequentazioni, come Siena Jazz, Galliano, Frank Marocco ed altri, mi hanno poi regalato importanti stimoli per ampliare le conoscenze musicali sul mio strumento.

  • Poi hai allargato “il campo”

Io non userei proprio quest’espressione, o perlomeno non in questo modo… Anche se in realtà non so se sia meglio dire che non ho mai ristretto il campo ad un unico genere musicale, o che il jazz ha allargato i propri confini. In qualsiasi caso non mi pongo mai il problema del genere. Cerco semplicemente di suonare la musica che più mi interessa e che mi dà soddisfazione: ad esempio mi piace tanto “Um a zero”, uno choro di Pixinguinha, quanto “Pavane pour une infante défunte” di Maurice Ravel. Inoltre in questi ultimi anni sto cercando di approfondire anche la fisarmonica classica e la sua letteratura contemporanea.

Vedi, ogni genere musicale ha le sue peculiarità, ed è interessante esplorarle per poter entrarci dentro! In modo simile, il fatto di collaborare con altri musicisti di diversa estrazione musicale ti permette di continuare ad imparare, di non rimanere sempre dentro la zona di comfort, dove la musica un po’ va a morire.

  • Sei anche un richiesto musicista “di scena”. Quali le differenze tra l’approccio di questo tipo e quello di strumentista “da concerto”?

Forse la differenza principale sta nel fatto che, nel teatro, la musica assume un ruolo di “supporto”: le esigenze musicali specifiche talvolta non sono soddisfatte perché bisogna rispondere a quelle teatrali. Un po’ per carattere e un po’ grazie a quanto imparato nel corso delle mie esperienze, cerco sempre di “vestire musicalmente” gli attori e la situazione teatrale. Naturalmente suono sempre come in concerto, ma con la consapevolezza che in tali occasioni non sono solo io che sto raccontando.

Poi, come in ogni cosa, più ti trovi a lavorare assieme e più il meccanismo si lubrifica, scorre via liscio, come nel caso della mia lunga collaborazione con il regista Alessandro Anderloni e la cantante Raffaella Benetti: ecco, con loro nel creare nuovi spettacoli, ci si intende subito; sinergia e compassione sono palpabili.

  • Che tipo di strumento utilizzi?

Nella maggior parte dei progetti uso una Victoria sistema pianoforte per la mano destra e bassi standard per la sinistra. È uno strumento a cui sono affezionato (mi è stata regalata dai miei genitori), ha un bel suono, soprattutto le voci in cassotto, un buon range dinamico e un buon equilibrio tra i due manuali (mano destra e sinistra). Mi diverte molto suonarla!

A volte mi capita di usare anche una Lucchini dotata di vibrato tra due voci della mano destra, ovvero quel registro tipico da fisarmonica popolare (richiama anche il musette francese) che in alcuni contesti serve.

  • Il fatto che tu sappia spaziare in modo intelligente tra diversi generi musicali ti ha portato a collaborare con musicisti di diverse provenienze culturali. La songwriter cubana Sorah Rionda, ad esempio.

L’incontro è stato fortuito, un contatto passato a Sorah tramite un amico comune, ingegnere del suono. Oltre al jazz amo molto la musica sudamericana, in particolare quella brasiliana e argentina, quindi, di fronte alla proposta di partecipare al suo progetto Hebra de luz insieme al percussionista Filippo Dalla Valle, ho accettato subito! Il repertorio è molto bello, spazia dal cantautorato cubano di metà Novecento (alcuni brani sono di suo zio, Graciano Gómez) a brani dell’Ottocento spagnolo, fino a canzoni originali della stessa Sorah. In questo caso ci sono sia parti scritte, sia parti in cui improvvisiamo.

L’anno scorso siamo stati invitati al Festival Internazionale “Les Joutes Musicales” di Correns, Francia, dove il progetto è piaciuto molto per la sua originalità.

  • Tra i numerosi progetti che hai in cantiere, ce n’è qualcuno al quale tieni particolarmente?

È difficile scegliere… Sicuramente tengo molto al progetto in solo, perché mi mette alla prova e mi dà la possibilità di far conoscere la fisarmonica, quella fisarmonica che va oltre la musica popolare. Mi piace usare effetti particolari come il bellow shake, la percussione della cassa e dei registri (nella musica contemporanea sono molto frequenti) e spesso  sono una scoperta per le persone che non conoscono bene lo strumento. Tra l’altro ho in cantiere proprio la registrazione del disco in solo, con l’aggiunta di altri brani, originali e non, oltre a quelli del mio repertorio.

Quindi spero di poter incidere presto anche i pezzi che ho scritto per quartetto (fisarmonica, violino, violoncello e pianoforte), una sorta di “chamber jazz”, jazz cameristico.

Ci sono poi altri progetti a cui già partecipo con gioia e soddisfazione, e che mi auguro di proseguire con intensità sempre maggiore: solo per citarne qualcuno, il duo con la violinista Maria Vicentini, il flautista Stefano Benini (nei prossimi mesi registreremo il primo disco in duo) e il Trio campato in aria con il trombonista Mauro Ottolini e il violinista Daniele Richiedei. E altri ancora…!

  • In Italia il tuo strumento, almeno in ambito jazzistico, è conosciuto soprattutto grazie a Gianni Coscia e Gorni Kramer e di recente, almeno secondo il mio parere, anche Vince Abbracciante sta facendo un bel percorso. Quali i musicisti che più ti hanno influenzato?

Ho iniziato a scoprire il jazz nei primi anni Novanta, ascoltando inizialmente il trio di Jarrett  e di Oscar Peterson e poi i primi dischi di Galliano; quest’ultimo, in quanto fisarmonicista, ha rappresentato per alcuni anni un riferimento imprescindibile per lo strumento (ecco perché tra i miei studi c’è una master class proprio con lui!).

Successivamente l’apprendimento in conservatorio mi ha aperto altre porte, facendomi affezionare molto alla corrente del Cool Jazz, in particolare a Tristano e Konitz. Grazie a  loro e ai miei docenti ho capito quanto sia molto più bello suonare “non preparati”, cioè  senza avere un repertorio di frasi fatte (i famosi “pattern”) da  snocciolare  durante  il  solo: comporre in tempo reale, é sicuramente più faticoso e rischioso, ma può dare molte, moltissime soddisfazioni!

Un notevole input mi è poi venuto ascoltando e trascrivendo le composizioni di Frank Marocco, un fisarmonicista che insieme a Art Van Damme ha fatto la storia della fisarmonica  jazz dagli anni Cinquanta in poi.

  • Al Cohen presenti un recital in completa solitudine. Ci puoi anticipare il programma, almeno a grandi linee?

Vista la predilezione per il jazz e l’America latina il programma si snoderà attorno a questi due poli.

Eseguirò anche due brevi pezzi per clarinetto e pianoforte del clarinettista-compositore Paquito D’Rivera che ho da poco adattato per sola fisarmonica (una sorta di omaggio per il suo sessantanovesimo compleanno, lo scorso giugno).

Poi tutto non si può svelare… Di sicuro vorrei divertirmi! E far divertire con me chi verrà al concerto e avrà voglia di ascoltarlo. Come si fa con tutte le cose “belle”: con il corpo, e con il cuore.

http://www.thomassinigaglia.it

foto: gas.dellaira@yahoo.it