“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“GIU’ LA MASCHERA: Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” VERONA, 17 e 18 settembre 2021. (Prima Parte)

“Giornate di studi sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie.” (Prima Parte)

VERONA, 17 e 18 settembre 2021

Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti

Dipartimento “Culture e Civiltà” dell’Università di Verona

di alessandro nobis

L’idea di organizzare un convegno sul Carnevale nasce da piuttosto lontano, dai tempi del glorioso COMITATO TREDESEDODESE che ebbe il coraggio di proporre per tre anni a Verona, nella sua parte più antica ovvero il Borgo di Santo Stefano, tre giornate dedicate alla cultura popolare nei suoi vari aspetti e che per simbolo prese Santa Lucia (da qui il nome, Santa Lucia si festeggia il 13 dicembre, appunto il 13 del 12, nota per non veneti), il simbolo più conosciuto ed amato appunto dal popolo veronese, più di San Zeno e più anche del Papà del Gnoco. Il TREDESEDODESE non esiste formalmente più da quasi un decennio, ma l’idea è rimasta in tutti i suoi membri a cominciare dal sottoscritto – di cui del Comitato fu immeritato presidente – e quindi nella primavera del 2020 iniziò l’elaborazione del progetto che si concretizzerà nella seconda metà del prossimo settembre; voglio puntualizzare che senza la condivisione della Dirigente Scolastica Dott.ssa Nicoletta Morbioli e l’approvazione del Collegio dei Docenti del CPIA veronese queste due giornate di studi non si sarebbero potute concretizzare e quindi voglio personalmente ringraziare sia la Dirigente Scolastica che le colleghe e i colleghi.

Ma perché concentrare l’attenzione sui Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie? La risposta che mi sono dato è piuttosto semplice:perché il Carnevale è una parte ancestrale del nostro patrimonio culturale che, periodicamente, riemerge dal lontano passato nel quale mantiene solide radici più o meno ancora riconoscibili. L’idea di base del convegno nata e condivisa con l’etnografa veronese Silvana Zanolli (anche lei del suddetto Comitato) è quella di confrontare, dai punti vista etnografico ed antropologico, i riti delle mascherate e dei carnevali tradizionali dell’area che grosso modo è oggi compresa nell’areale delle odierne Tre Venezie, cercando eventuali comuni origini e mascheramenti, modalità rappresentative, simbologie e differenziazioni sviluppatesi nei secoli.

Tutto ciò partendo dalla considerazione che la diffusione delle culture tradizionali in generale e, quindi, anche delle aree di pianura e delle valli prealpine ed alpine, ovviamente prescinde dalla suddivisione politica attuale delle aree esaminate; ma un limite, diciamo geografico, andava fissato per poter concentrare l’attenzione su di una area, tralasciando purtroppo realtà come quella di Bagolino il cui territorio, pur essendo oggi in Regione Lombardia fu lungamente compreso all’interno di quello della Repubblica di Venezia.

Non si tratta a mio modesto parere di riportare ai nostri giorni il passato che non potrà mai ritornare o di riproporre la sua celebrazione nelle antiche modalità, ma piuttosto di far conoscere le origini storiche di questa festa che risale alla notte dei tempi e del cui significato si è persa contezza nella stragrande maggioranza delle persone che poi partecipano alle feste ed alle sfilate che si tengono nelle piccole comunità valligiane e grandi centri come Venezia e Verona. Alle due giornate (mezze giornate) il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Verona – dove presto servizio come docente – sono stati invitati alcuni tra i più prestigiosi studiosi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino che con i loro interventi faranno luce sulle origini del Carnevale, sulla sua importanza nello scandire i ritmi di vita soprattutto delle generazioni passate e dei secoli passati, visto per esempio che il “Bacanal del Gnoco Veronese” compie quest’anno 491 anni di vita. La sopracitata Istituzione Scolastica ha in seguito trovato l’importante collaborazione del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona grazie all’intervento del Dott. Alessandro Norsa e del Prof. Federico Barbierato con i quali ci si è intesi sin da subito e gode, al momento, del “patrocinio” del Comune di Verona (patrocinio significa logo sul materiale informativo ma niente contributo) mentre si è in attesa di notizie dalla Regione Veneto. Inoltre ci sarà la collaborazione con il Comitato del Bacanal del Gnoco con l’intervento del suo Presidente Valerio Corradi.

Gli interventi saranno curati dal Dott. ALESSANDRO NORSA del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università degli studi di Verona, dal Professor CESARE POPPI dell’ Università Liedia de Bulsan, dal Dott. GIOVANNI MASARA’ (PhD Researcher · Department of Sociel Anthropology dell’Università di St. Andrews in Scozia) dal Dott. GIOVANNI KEZICH (Direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina diSan Michele all’Adige) da ANDREA DEL FAVERO & DARIO MARUSIC di FOLKEST (Spilimbergo, Pordenone e Pola · Croazia) e dalla Prof.ssa CHIARA CREPALDI dell’Associazione Minelliana di Rovigo.

La ciliegina sulla torta sarà la presentazione di una nuova edizione anastatica del volume “Il Venardi ultimo di Carnovale” (1847) edito da Scripta con due prefazioni della Dott.ssa Silvana Zanolli e del Prof. Mario Allegri, presentazione alla quale parteciperà anche il poetattore Mauro Dal Fior che ne leggerà alcuni estratti.

Qualcuno noterà che le due giornate coincidono con l’Edizione 2021 del Tocatì, ma non è una coincidenza, anzi; si è voluto creare un fine settimana (lungo visto che il Tocatì inizia il giovedì e termina la domenica) dove la Cultura Popolare si prende tutta la città e per questo voglio ringraziare in special modo il Presidente Paolo Avigo ed il direttivo dell’Associazione Giochi Antichi che hanno accolto la nostra idea.

I dettagli sugli interventi e la loro scansione oraria verranno comunicati nella seconda parte dell’articolo.

Per poter partecipare alle due giornate di studi, che si terranno in uno spazio all’interno del bellissimo spazio “austroungarico” oggi inserito nel Polo Santa Marta a Verona – è necessario inviare una mail con il proprio nome e (mail anche istituzionale per gli insegnanti) a info.giulamaschera@cpiaverona.edu.it

I posti a disposizione sono al momento limitati, quindi …….

SUONI RIEMERSI: LUISA RONCHINI “Semo tute impiraresse”

SUONI RIEMERSI: LUISA RONCHINI  “Semo tute impiraresse”

SUONI RIEMERSI: LUISA RONCHINI  “Semo tute impiraresse”

FONITCETRA FOLK, 36. LP, 1975

di alessandro nobis

Questo è uno dei due dischi che Luisa Ronchini, indimenticata ricercatrice ed interprete della canzone tradizionale di area veneta, incise come solista per la Fonit Cetra (l’altro era “Mi Vo’ A Cantar Di Chioza…La Chiara Stela”, numero 56 della stessa collana): veneziana di adozione, Luisa Ronchini ebbe un ruolo determinante nella ricerca sul campo dei canti tradizionali, nella loro registrazione dai portatori, nella loro riproposizione e nella costituzione del Canzoniere Popolare Veneto assieme agli amici e compagni Alberto D’Amico ed Emanuela Magro (di professione “studentessa” come riportato nella copertina del loro “El Miracolo Roverso” del 1975, stessa collana, numero 33). Voce forte, chiara ed espressiva, Luisa Ronchini presenta qui undici canti, dalla ninna nanna che apre la prima facciata (“Dormi ben mio”) alle villotte / stornelli di “Benedete le to manine” e di “Go fato un bel regalo” raccolte in un’osteria veneziana fino ad “Allegri compagni”, canto di coscritti che partivano per la guerra, quella d’indipendenza come testimonia il verso “Vitorio Secondo”. Scrive Luigi Nono nelle note di copertina: “Luisa Ronchini (ed il Canzoniere Popolare Veneto” fa quello che la sua indubbia natura musicale e la sua bella potenzialità di voce le concedono in questo quasi abbandono di studi, o peggio, in questa cosciente colpa classista. Dall’ascolto della portatrice allo studio della propria voce all’accompagnamento di strumenti o altra voce fino all’esecuzione, alla diffusione, al ritorno al popolo

Tra tutti i canti qui raccolti, segnalo però in particolare la straordinaria testimonianza dello sfruttamento del lavoro femminile de “Le Impiraresse”, le infilatrici di perle, lavoratrici a domicilio sfruttate fin dalla più tenera età e naturalmente sottopagate e di questa lezione, raccolta a Venezia dalla portatrice Tilde Nordico della quale riporto il testo.

LE IMPIRARESSE

Semo tute impiraresse
semo qua de vita piene
tuto fògo ne le vene
core sangue venessiàn.‎

No xè gnente che ne tegna
quando furie diventèmo,‎
semo done che impiremo
e chi impira gà ragion.‎
‎‎
se lavora tuto il giorno
come macchine viventi
ma par far astussie e stenti
tra mille umiliasiòn
‎‎
semo fìe che consuma
dela vita i più bei anni
per un pochi de schei
cheno basta par magnar

Anca le sessole pol dirlo (*)‎
quante lagrime che femo,‎
ogni perla che impiremo
xè na giossa de suòr.‎
‎‎
per noialtre poverette
altro no ne resta
che sbasàr sempre la testa
al siensio e a lavorar
‎‎
Se se tase i ne maltrata
e se stufe se lagnemo
come ladre se vedemo
a cassar drento in preson

Anca le mistra che vorave
tuto quanto magnar lore‎
co la sessola a’ ste siore
su desfemoghe el cocòn! 

Di Luisa Ronchini esiste un bel CD “Una voce unica e sola” pubblicato dallacasa discografica Nota nel 2002 e curato dalla Società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino.

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

18.19.20 Settembre

di alessandro nobis

Anche per questa edizione “speciale” del Tocatì l’Associazione Giochi Antichi, ideatrice ed organizzatrice della manifestazione ha mantenuto l’impegno con gli appassionati della musica delle tradizioni popolari allestendo due palchi anche se ridimensionati, il primo lungo la riva dell’Adige in zona San Giorgio per l’ormai classica “Suoni lungo l’Adige” ed il secondo nel Contile del Mercato Vecchio, che per l’occasione avrà ingressi controllati e contingentati oltre all’obbligo della mascherina per tutti (tranne i musicisti ovviamente); non verrà allestito pertanto il grande palcoscenico nella Piazza dei Signori.

Inoltre, ed è importante sottolinearlo viste le restrizioni anti COVID dettate dalle autorità e che saranno rigorosamente fatte rispettare, riguarda il divieto assoluto al ballo – spontaneo o strutturato – nelle due serate che prevedono musica popolare eseguita dal vivo ma stavolta decontestualizzata; guardiamo per una volta il cosiddetto “mezzo bicchiere pieno” visto che sarà una ghiotta quanto rara occasione questa per ascoltare con maggior attenzione le musiche e le parole di presentazione e le storie di origine dei brani che tutti i gruppi coinvolti via via presenteranno.

Si inizia come di consueto giovedì 17 settembre alle 21:30 con i “Suoni lungo l’Adige” che ospiteranno il Salento Ensemble, trio che presenta la ricca tradizione popolare di questa parte di terra pugliese con brani tramandati grazie all’oralità che ha consentito per secoli la sopravvivenza di strumenti, temi a danza e dei canti che saranno interpretati dalla bellissima voce di Anna Invidia.

Il secondo appuntamento, venerdì alla stessa ora, sarà con il concerto della Contrada Lorì che, mantenendo in modo intelligente la peculiarità dei gruppi di un tempo nel partecipare alle feste di piazza piccole o grandi che siano, proporrà il suo repertorio ispirato sì alla tradizione ma anche rivolto al presente componendo nuovi brani e realizzando tre produzioni discografiche l’ultimo dei quali è “Cicole Ciacole” pubblicato nel 2019.

Sabato infine incontro con il cantastorie Otello Perazzoli che conserva e presenta con il suo organetto diatonico il suo enorme repertorio di storie, proverbi, favole e canti della cultura popolare del veronese, insomma quella che un tempo era ritenuta la “letteratura degli analfabeti”. Davvero, purtroppo, l’ultimo dei “torototela”.

I concerti del Cortile del Mercato Vecchio avranno inizio in tarda serata, alle 23, per consentire al pubblico di percorrere le poche centinaia di metri che separano “Suoni lungo l’Adige” dal Cortile: due gli appuntamenti, venerdì e sabato. Naturalmente, lo ribadiamo con determinazione, sarà vietato il ballo non fosse altro perché la disposizione delle sedie con il rispetto del distanziamento impedirebbe comunque di praticarlo.

Il venerdì, come detto alle 23, sarà la volta del quintetto “Corde e ance di Mondrago”,costituitosi nel 2018 dall’incontro tra alcuni esecutori tradizionali di Verona con alle spalle la storia comune dalla frequentazione dei gruppi mandolinistici soliti a ritrovarsi presso alcune osterie di città e della provincia ovvero l’Osteria al Duomo di Verona e l’Osteria al Brocolo di Arbizzano di Negrar. Il gruppo è formato da Luigi Lugoboni al mandolino, Gabriele Baietta alla chitarra, Livio Masarà al violino, Massimo Muzzolon ai fiati e Anna Veronese all’organetto diatonico e rappresenta un vero spaccato della musica di tradizione popolare, pur nella trasversalità di diverse generazioni e nella pluralità delle esperienze musicali. Il programma proposto è molto interessante, spaziando da brani di musica di tradizione orale, frutto della ricerca sul campo, a partiture tratte dai repertori di gruppi mandolinistici e di bande musicali, diffusissimi nel territorio, tra metà ottocento e i primi decenni del secolo scorso. In particolare il gruppo ospita Luigi Lugoboni, bravissimo mandolinista ottantenne che rappresenta la memoria storica del mandolino nel veronese.

Il sabato, toccherà al duo “Zazà” formato dal fisarmonicista Giuseppe Zambon e da Luisella Mutto (recitazione e canto) che presentano il recital “Trì colombe e ‘na violà”, avente come tema la cultura popolare: letture dall’interessante volume di Ezio Bonomi “Vita e Tradizione in Lessinia”, cante e musica strumentale insomma tutto ciò che la cultura orale ha trasmesso generazione dopo generazione fino a i nostri giorni.

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

Verona e Borghi d’Italia, 18 – 19 – 20 settembre

di alessandro nobis

tocati-logo.pngIl Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi di Strada che si tiene “solitamente” nel centro storico della città scaligera, raggiunge con questa diciottesima edizione la “maturità” e lo fa in quello che certamente è il suo anno più difficile, non solo per l’ulteriore taglio di finanziamenti pubblici, ma perché questo 2020 è ancora devastato dall’epidemia che ha creato numerosissimi problemi alle persone ed all’economia a livello globale cambiando anche molte delle abitudini quotidiane di tutti noi causando inoltre la cancellazione o lo spostamento di eventi culturali piccoli e grandi in tutto il Paese; lo fa con un’edizione che a tutti gli effetti può essere considerata ”Speciale”, modificata nelle dimensione e nella modalità, minore nella presenza degli eventi ma che indiscutibilmente preserva la continuità.date-header-2020

Ho avuto l’occasione di intervistare Paolo Avigo, Presidente dell’Associazione Giochi Antichi che ha ideato e costruito nel tempo il Festival, incontrandolo in Sala Lodi a Veronetta, sede operativa del Tocatì messa a diposizione dal Comune di Verona.

Quest’anno molte rassegne sono state cancellate o spostate. Perché avete deciso di “tenere la posizione” e di proporre anche quest’anno il Tocatì?

Come Associazione Giochi Antichi crediamo che un evento importante come il Tocatì andasse comunque proposto: non solamente per garantire la sua continuità ma anche per cercare di dare un rilancio ad una situazione culturale che quest’anno è particolarmente stagnante, un stimolo per ripartire sia per Verona ma anche per le altre realtà extracittadine che si occupano della cultura tradizionale. Inoltre, a differenza della maggior parte dei Festival che si tengono nel pieno della stagione estiva avevamo il vantaggio di avere organizzato sempre il Tocatì nella seconda metà di settembre, il che ci dava un piccolo lasso di tempo ulteriore per seguire l’andamento della pandemia e apporre le opportune variazioni di programma.

In questa edizione che avete chiamato “Le Italie dei Borghi in Gioco” non ci saranno come appare evidente nazioni straniere ospiti: come avete costruito il calendario degli eventi?

L’attenzione sarà quest’anno rivolta verso le comunità ludiche italiane ma, differenza delle scorse edizioni il Tocatì non solo ne ospiterà alcune, ma di altre ne sarà “ospite” e questa è una novità importante che potrà avere importanti sviluppi nelle edizioni future: tra i giochi della tradizione italiana che si svolgeranno a Verona ci saranno la Schida (da Guidizzolo, Mantova), il gioco della Morra da Sant’Anna d’Alfaedo, la Palota da San Vito al Mantico il, Palo della Cuccagna da Santa Maria di Zevio, e diversi giochi da tavoliere come il Carrom, la Dama e naturalmente gli Scacchi.

Verranno invece proposti nei borghi di appartenenza nelle cui strade sono nati e dove si praticano tuttora e molti dei quali sono riconosciuti come patrimoni mondiali Unesco, Bijé (Farigliano, Cuneo),Birillo Parato (Fossato Ionico, Reggio Calabria), Cacio al fuso (Pienza, Siena), Corsa con la Cannata (Arpino, Frosinone), Gioco delle Noci (Monterosso al Mare, Liguria), Lancio del Maiorchino (Novara di Sicilia, Messina), Pilote (Gemona del Friuli, Udine), Trampoli (Schieti di Urbino), Tsan (Brissogne, Aosta), S’Istrumpa (Ollollai, Nuoro), Sburla la Roda (Fossacaprara, Cremona) e Zugo de l’ovo (Sezano, Verona).

  • Quali sono i settori che hanno dovuto forzatamente subire un ridimensionamento o una rimodulazione?

Naturalmente le attività che prevedono un contatto fisico che solitamente hanno riscontrato una forte presenza del pubblico; alcune sono state cancellate altre le abbiamo delocalizzate come per fare un esempio “il palo della cuccagna” che da Piazza delle Erbe è stato dirottato nello spazio più raccolto e gestibile nel cortile ovest dell’ex Arsenale asburgico. Naturalmente saremo molto accorti nel regolare l’afflusso del pubblico.

“Le piazze” del Tocatì che saranno coinvolte in questa “edizione speciale” 2020?

Piazza delle Erbe è sempre al centro del Festival e quest’anno farà da cornice all’installazione dedicata alle “Remiere”,con l’esposizione di tre tipi di barche per un confronto tra imbarcazioni tradizionali che adottano l’antica tecnica della voga alla veneta divenuta, negli anni, pratica ludico-sportiva: la “Bissa” del Garda, il “Naet” del Lago d’Iseo e la “Mascareta” della laguna veneziana. Naturalmente uno dei “centri” sarà al solito il “Forum Internazionale della Cultura Ludica” in Cortile del Mercato Vecchio che ospiterà l’Istituto Centrale per  il Patrimonio Immateriale, il Museo delle Civiltà, la Societá italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici (SIMBDEA), tutti enti impegnati nella valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, nonché l’Association Européenne des Jeux et Sports Traditionnels (AEJeST), organizzazione non governativa accreditata presso l’UNESCO dal 2010  che intende valorizzare e difendere gli sport e i giochi tradizionali.

Molte delle iniziative che nelle passate edizioni si svolgevano all’aperto, hanno trovato ospitalità in prestigiosi spazi chiusi: tra questi il Museo di Storia Naturale e il Museo di Castelvecchio, inseriti nel circuito dei Musei Civici di Verona, la Villa Romana di Valdonega, Palazzo Diamanti,la Chiesa di Santa Maria in Organo, il Museo G.B. Cavalcaselle ed il Palazzo della Ragione. Alcuni di questi luoghi alcuni hanno contribuito all’iscrizione di Verona tra le città Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, titolo che quest’anno compie vent’anni.

Il palco che veniva montato in Piazza dei Signori quest’anno non ci sarà, ma uno di più ridotte dimensioni verrà allestito nel Cortile del Mercato Vecchio ed ospiterà artisti che si occupano della tradizione popolare veronese come l’ensemble Corde e Ance di Mondrago ed il duo formato da Luisella Mutto ed il fisarmonicista Giuseppe Zambon. I “Suoni lungo l’Adige” sono invece confermati, anche se non sarà possibile praticare il ballo popolare; qui suoneranno la Contrada Lorì, Otello Perazzoli ed il giovedì sarà dedicato alla musica del Salento in una versione da “ascolto”.

  • L’autorità prefettizia. L’ASL e l’Amministrazione Comunale hanno posto dei vincoli, e quali sono, a questa edizione, vista la pandemia del COVID – 19?

L’esigenza di evitare in primis assembramenti ha naturalmente comportato una riduzione consistente delle attività in presenza che saranno una trentina anziché le duecento degli anni scorsi. Per cercare di soddisfare questa importante esigenza l’area del festival è stata praticamente raddoppiata per avere in questo modo una maggiore distribuzione del pubblico e quindi una minore concentrazione dello stesso. In ogni caso ancora una risposta ufficiale non l’abbiamo, e quindi le variazioni del programma sono in realtà ancora possibili. Un’altra conseguenza delle limitazioni è, come ho detto prima, che non sarà possibile praticare il ballo popolare e quindi i gruppi che si esibiranno proporranno un repertorio più da ascolto che contestualizzato al ballo.

  • Questa edizione del Tocatì necessiterà di più controlli “a vista” del pubblico e quindi di un maggior coinvolgimento della fondamentale partecipazione dei volontari. Come sarà regolamentato l’afflusso del pubblico agli eventi?

Abbiamo preparato con grande cura questo aspetto. Anche se quest’anno i volontari saranno presenti in numero minore rispetto alle passate edizioni, questi si sposteranno per vigilare i vari eventi che necessitano della loro presenza; in Cortile del Mercato Vecchio, per esempio, i dovranno verificare che tutti indossino la mascherina e saranno dotati di un contapersone. Inoltre ci sarà una direzione obbligatoria di ingresso ed una di uscita per il pubblico.

  • Qual è la direzione che l’A.G.A. intende a far prendere al Tocatì in riferimento alla sua candidatura Multinazionale UNESCO ICH al Registro delle Buone Pratiche per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale?

E’ un percorso che abbiamo già iniziato assieme alle reti italiane che partecipano al processo di candidatura (trenta realtà) ed anche a livello internazionale Belgio, Cipro e Francia condivideranno il programma non solo del festival ma di tutte le attività che l’Associazione Giochi Antichi e le reti andranno ad organizzare e proporre durante il corso dell’anno.

CONTRADA LORI’ “Cicole Ciacole”

CONTRADA LORI’ “Cicole Ciacole”

CONTRADA LORI’ “Cicole Ciacole”

Autoproduzione, CD. 2019

di alessandro nobis

I veronesi della Contrada Lorì giungono alla terza prova discografica proseguendo nel prezioso lavoro di personale riproposizione della tradizione popolare e con una sempre più significativa capacità di scrittura accompagnata da una piacevole “ironia” che contraddistingue la loro produzione.

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Questo “Cicole e Ciacole” è un altro bel disco con il quale Contrada Lorì si conferma una delle migliori realtà musicale del panorama tradizionale vocale e strumentale di area veneta, tra l’altro andando a colmare nel veronese il vuoto lasciato dall’inopinato scioglimento di un altro ensemble, i Folkamazurka: radici ben fisse e rispetto delle tradizioni, attenzione verso suoni e strumenti alloctoni ed arrangiamenti preparati molto accuratamente e con il tutto caratterizzato da una forte coesione derivata da decine e decine di esibizione live. L’ironia dell’iniziale “Bossa Nova” dove il ritmo “parla” brasiliano ma con il titolo che racconta un’altra storia (“Bossa nova” in veneto significa “Bottiglia Nuova”), la ballata “Sogna Nina” che deriva da una barcarola veronese e con un significativo arrangiamento per pianoforte ed archi di Federico De Vittor (tastierista del gruppo), la capacità di raccontare drammi in modo amaramente ironico come in “Bala Laica” che narra con un ritmo “russo” la storia di Don Mario parroco di Poiano trovatosi suo malgrado nella steppa russa con migliaia di soldati (il periodo indovinatelo voi, ce la potete fare ….), la splendida “Cicole e Ciacole” scritta da Paolo Marocchio con in evidenza il quartetto d’archi ed il pianoforte, per ciò che mi riguarda il brano più significativo di tutto il disco. La seconda parte del lavoro, come si conviene alla Contrada, è dedicata alla riproposizione del repertorio popolare, e qui val la pena citare la “Nina Nanna Fontanelle” con un inedito ed interessante arrangiamento quasi cameristico di De Vittor e dei contradaioli (proveniente dall’omonimo coro spontaneo di San Bonifacio) e la scoppiettante classico “I vol che me marida” con la sempre lucidissima voce di Grazia De Marchi

“Cicole e Ciacole” si conclude con la lunghissima e scanzonata “’na Casa su Titan”, quasi una jam session dal sapore latino che coinvolge numerosissimi musicisti, anche non contradaioli: un brano forse più adatto alla dimensione dal vivo del gruppo veronese, magari a conclusione dei suoi sempre trascinanti e convincenti concerti. Ma, lo voglio dire, questo è solo il mio modesto parere.

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/03/01/contrada-lori-eviva-il-mar/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2015/12/27/contrada-lori-doman-le-festa/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/01/il-diapason-intervista-la-contrada-lori/)

 

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

Accademia della Lessinia, pagg. 247, 2020 € 15,00

di alessandro nobis

Puntuale anche in questo 2020 pesantemente degnato dalla pandemia, è arrivato nelle librerie veronesi – non in tutte per la verità – per la quarantatreesima volta il volume “La Lessinia, Ieri Oggi Domani”, curato dall’ONLUS “Accademia della Lessinia” diretta dal geomorfologo Ugo Sauro.

lessinia 2020 1.jpgE’ un appuntamento annuale che gli studiosi e gli amanti della montagna veronese attendono ogni inizio d’estate e che non ha mai deluso per la varietà degli argomenti proposti e per la serietà e scientificità degli articoli delle varie sezioni ovvero “Territorio ed ambiente”, “Scienze naturali”, “Preistoria ed archeologia”, “Storia”, “Tradizione e memoria popolare”, “Itinerari” e “Vita in Lessinia”. Tra la quarantina di articolo proposti in questo volume ne segnalo tre: il primo, curato dal geologo Michele Sommaruga e dall’archeologo sperimentale Giorgio Chelidonio, ci accompagna in località Torre di Trezzolano e riporta oltre ad un’accurata carta geologica dell’area studiata l’esame e la descrizione dei materiali litici che manifestano la presenza di gruppi di neanderthaliani già nel Paleolitico Inferiore. Molto interessante anche “Monitoraggio lupo 2018 e 2019”, studio di Paolo Parricelli e Diego Lonardoni che presenta i risultati di una ricerca riguardante la popolazione del predatore nei suoi due branchi (quello del Carega e quello della Lessinia) ed l’impatto sulla presenza dell’uomo e delle sue attività legate all’allevamento del bestiame; una ricerca resa possibile grazie anche alla collaborazione degli allevatori, dei Carabinieri Forestali e del Servizio Guardaparco tra gli altri. Per ultimo segnalo uno scritto di Gabriele Bacilieri, Maria Teresa Zantedeschi, Leonardo Ceradini e Giancarlo Collin, “Un filo d’acqua”, che ci descrive le fontane delle località lessiniche di Gorgusello, Breonio e Molina e le attività legate alla presenza di corsi d’acqua soprattutto nei pressi di quest’ultimo piccolo centro della Lessinia Occidentale, piccolo ma che ha ospitato nella sua storia ben 18 mulini assieme alle attività a questi legate.

Un altro prezioso tassello alla conoscenza della natura, della geografia antropica e della storia della Lessinia, bellissima e sempre sorprendente.

Ricordo infine che al quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un CD-ROM con tutti gli articoli pubblicati sino ad allora in formato pdf.

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

25 luglio, Terme di Giunone di Caldiero, XIV^ Edizione

di alessandro nobis

Davvero Giovanni Ferro è un uomo che non si arrende mai: dopo avere forzatamente dovuto migrare dal territorio del Comune di Colognola ai Colli un paio anni or sono ed aver trovato ospitalità, graditissima, in quello di Caldiero, quest’anno ci si è messo anche il “virus” che ha messo in difficoltà, per usare un eufemismo, tutti gli organizzatori di festival e rassegne. Ma ZonAcustica, l’Associazione di cui Ferro fa parte ha trovato il modo di confermare la serata nella quale ovviamente verranno rispettate tutte le regole dettate per la sicurezza e salute degli astanti, chitarristi compresi.

E quindi sabato 25 luglio, alle 21, via la quattordicesima edizione di “Chitarre per Sognare” che anche quest’anno propone musicisti di ottimo livello, alcuni conosciuti altri che conosceremo in quella occasione: Piera Dadomo, Giorgio Cordini, Gabriele Dusi e Giovanni Ferro.

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Gabriele Dusi è un giovane chitarrista molto dotato, ed il suo primo lavoro emblematicamente chiamato “Startin’ Point” è una dichiarazione di intenti del suo progetto musicale (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/12/03/gabriele-dusi-startin-point/) che comprende composizioni originali ed interessanti interpretazioni di brani che appartengono alla storia della chitarra acustica e che rappresentano i suoi punti di riferimento.

tumblr_m7m8ikw2pp1rpqhb6o1_1280Voglio sottolineare l’importanza della presenza a “Chitarre per sognare” di una chitarrista di formazione classica come Piera Dadomo in un contesto diverso da quello delle sale da concerto e di questo va dato merito all’organizzatore della serata, Giovanni Ferro. Piera Dadomo già nel 2004 ha pubblicato “Rayos de Sol y de Luna” un album dedicato al compositore messicano Manuel M. Ponce e svolge un’intensa attività didattica parallelamente a quella concertistica; sarà una preziosissima occasione per il pubblico di avvicinarsi alla musica per violoncello e violino di Johann Sebastian Bach arrangiate per chitarra, ed il“Preludio della prima Suite per violoncello BWV 1007” e la “Ciaccona” (composta in occasione della scomparsa della moglie Maria Barbara), tratta dalla “seconda Partita in re minore per violino solo BWV 1004” penso siano il viatico ideale per chi poi volesse approfondire la straordinaria musica di Bach e della musica classica per chitarra più in generale. Inoltre Piera Dadomo eseguirà una dell’ispanico Fernando Sor ispirata dal lavoro di Mozart, ovvero le “Variazioni sul Flauto magico op. 9”.

79374d83-0408-41a7-a051-1378d4fe8174.jpgSu Giorgio Cordini molto si è scritto, soprattutto del fatto che lungamente ha fatto parte del gruppo che accompagnava Fabrizio De Andrè come chitarrista e come suonatore di bozouky: dai tempi della Forneria Marconi (quando non ancora era “Premiata”) ad oggi Cordini ha attraversato tutta la musica italiana da quella d’autore a quella più legata alle forme d’oltreoceano ed è un richiesto musicista sia di “studio” che per i tour dal vivo. A Caldiero sarà in primis l’occasione per presentare e raccontare al pubblico il suo recente libro “I miei otto anni con De Andrè” ed inoltre sarà una ghiotta occasione per ascoltare alcuni brani di sua composizione e le sue riletture della musica di Faber in un inedito duo con Giovanni Ferro. “La Guerra di Piero”, “La canzone dell’amore perduto” e “Amore che vieni, amore che vai” sono solo tre dei brani che Cordini e Ferro proporranno al pubblico.

Serata davvero invitante, da non perdere. Ingresso libero.

 

 

SUONI RIEMERSI: WOOD QUARTET “Strade”

SUONI RIEMERSI: WOOD QUARTET “Strade”

SUONI RIEMERSI: WOOD QUARTET “Strade” Le Parc Music. CD, 1995

di alessandro nobis

wood quartet (1)Ricordo sempre con piacere la serata di presentazione di questo disco nello show-room dell’azienda Morelato nello splendido Palazzo Taidelli a Salizzole, nella Bassa Veronese: sono passati ben venticinque anni, ma il ricordo della bellezza del sito e della musica sono rimasti ben fissi nella mia memoria e va dato atto agli organizzatori di avere scelto un luogo ideale per quell’evento. Era la metà degli anni Novanta, un periodo piuttosto fertile per la musica “jazz e dintorni” veronese, e questo progetto “Wood” è uno di quelli che a distanza di tutto questo tempo esprime ancora il suo valore e si fa ascoltare ancora con piacere ed interesse, l’inizio di un’avventura che continua ancora oggi e che si è contraddistinta anche per il suo polimorfismo se mare equilibrato, come si può vedere dalla discografia sotto riportata.

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La confezione dell’edizione “lusso” del CD

Enrico Breanza, chitarra, Marco Pasetto, clarinetti, ocarina e sax soprano, Gianni Sabbioni, contrabbasso e Massimiliano Zambelli, percussioni sono i musicisti coinvolti in questo disco d’esordio al quale dà il suo contributo un altro clarinettista, Mauro Negri in tre degli undici brani composti soprattutto da Breanza. Sempre splendido il dialogo tra il clarinetto basso ed il clarinetto in “Pantea”, convincente il lungo solo di ocarina che apre “Equi-Libri” che poi enuncia il tema con la chitarra acustica, evocativa “Protus” (un’altra scrittura di Breanza) con apertura di chitarra ed il sempre misurato e preciso soprano di Pasetto ed infine “On Land” che apre questo “Strade” descrivendo al meglio il progetto di questo ensemble.

Resta il rammarico per non avere mai visto il Wood Quartet, ma questo vale anche per i migliori musicisti dell’area veronese dell’epoca, inserito nel cartellone del prestigioso (in quegli anni) Verona Jazz, probabilmente per la sua “appartenenza etnico – geografica”.

Un disco che potete ascoltare, come gli altri, sulla piattaforma Spotify: (https://open.spotify.com/playlist/3H0zorv9O1EVD8D2Ku6uj3?si=gCa8-_hfSOGbm44_0kTj4Q&fbclid=IwAR3t2h72Sq_bC1vuNBof34JeNrQ8gsZd6SDBI_kiCK-fc6YquzMDJm3KbUk)

DISCOGRAFIA:

WOOD QUARTET:

“Lands”, 1996

“In the wood”, 2002

“Agorà”, 2003

 

WOOD ORCHESTRA (Wood Quartet con Elena Bertuzzi, Michele Pachera, Thomas Sinigaglia, Paola Zannoni e Renato Perina):

“L’attesa”, 2006

 

WOOD DUO (Marco Pasetto, Enrico Breanza), 2010

WOOD TRIO (Marco Pasetto, Enrico Breanza ed Andrea Oboe), 2017

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sedicesima parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sedicesima parte)

TERREMOTO 1891 (sedicesima parte) Quotidiano ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

Dopo aver tanto discorso di terremoti in questi giorni a più d’un lettore interesserà conoscere qualche cosa di questa forza misteriosa che colla terribilità dell’incognito ed una potenza incalcolabile scuote i continenti non meno dei mari e semina in pochi secondi la strage e il terrore.

Questa potenza occulta è chiamata dai fisici vulcanismo terrestre ed ha origine dal fuoco che divampa nelle profonde viscere della Terra. Sotto tale denominazione si comprendono le eruzioni di vulcani, i vulcani di fango, le sorgenti di gas, le sorgenti d’acqua calda, i terremoti, i sollevamenti e gli abbassamenti rapidi o lenti del suolo.

L’acqua che in gran copia non solo penetra per infiltrazione ma si produce e precipita nell’interno della corteccia terrestre, come ha dimostrato luminosamente (non è molto) un celebre specialista tedesco – il Volger – circola per gl’interni meandri dal profondo sottosuolo e si raccoglie nelle grandi cavità della Terra. Il contatto di quest’acqua con le materie incandescenti produce istantaneamente delle masse enormi di vapori ad alta tensione, donde una potenza dinamica più o meno fantastica ma quasi sempre tale da produrre le commossioni del suolo che noi risentiamo.

I terremoti dunque sono scuotimenti di porzioni della corteccia terrestra prodotti dall’azione energica di vapori che tendono ad occupare uno spazio confacente alla loro elasticità e tensione, i quali vengono spesso accompagnati da particolari fenomeni.

***

Rispetto al genere di movimento prodotto alla superficie della terra i terremoti si distinguono in sussultori, ondulatorie vorticosi.

Tale distinzione vien fatta unicamente per dare una ragione elementare dei fenomeni apparenti delle commossioni telluriche in quanto che, scientificamente parlando, i terremoti sono tutti sussultori per l’azione costante del gas meno densi dell’aria di agire in senso verticale; i movimenti ondulatorie vorticosinon sono, rigorosamente parlando che il risultato delle resistenze opposte dalla superficie terrestre all’azione dinamica verticale dei gas. Allorquando queste resistenze non fanno equilibrio alla pressione di vapori ne avvengono le azioni vulcaniche, le sorgenti, le voragini, i crepacci.

Le azioni ondulatorie e vorticose dei terremoti non sono però meno terribili di quelle sussultorie.

Nell’anno 1812 la città di Caracas (capitale del Venezuela nell’America Meridionale) venne distrutta in tre minuti secondi da un movimento ondulatorio di terremoto.

Molte volte il raggio d’azione di un terremoto è straordinariamente vasto.

Il terremoto con movimento vorticoso che distrusse Lisbona (capitale del Portogallo) nel 1755, ebbe la durata di sei secondi.

Il terremoto testè citato, si calcola abbia avuto un’estensione di 33 milioni di chilometri quadrati, essendo stato avvertito ad Abo in Finlandia (Russia) a Magador (Marocco) alle Antille, alla Nuova Scozia ed in Groenlandia.

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I terremoti avvengono in regioni vulcaniche e non vulcaniche, né havvi alcun segno che possa essere tenuto come sicuro indizio di una prossima scossa. Gli stessi strumenti sismici

 

 

I CANTASTORIE E L’INONDAZIONE DEL 1882 A VERONA

I CANTASTORIE E L’INONDAZIONE DEL 1882 A VERONA

I CANTASTORIE E L’INONDAZIONE DEL 1882 A VERONA

di alessandro nobis

Cantastorie: s.m. e f., indecl.. Divulgatore girovago di storie in versi, talvolta da lui stesso composte, a soggetto generalmente drammatico o passionale, ancor oggi visibile in occasione di feste paesane. (G. Devoto – G. C. Oli)

A - 1 - 52Dopo giornate di grande allarme durante le quali il livello dell’acqua si alzava sempre più, il 14 settembre del 1882 l’Adige ruppe definitivamente gli argini a Verona causando la più disastrosa delle piene che la città abbia subito nei suoi duemila anni di storia. I molini lungo il fiume vennero spazzati via dalla furia delle acque, a Portoni Borsari le barche di soccorso non riuscivano nemmeno a passare sotto gli archi della porta romana, fu un avvenimento che ancora viene ricordato dalle numerose pietre incise con la linea del livello dell’acqua ed inserite nel centro storico nelle mura dei palazzi e che venne documentato da numerose quanto preziose fotografie ma che venne descritto con qualche giustificabile ritardo dal quotidiano Arena a causa dell’inopinato allagamento delle tipografie dove veniva stampato.

Una ventina di anni più tardi, nel 1902, apparve nei mercati rionali, nelle fiere o semplicemente nelle piazze un volantino, un “foglio volante” venduto verosimilmente da qualche cantastorie che aveva in repertorio il racconto in rima di quel disastro ed in particolare del gesto eroico di un militare che si gettò nelle acque tumultuose per salvare un bambino dall’annegamento; possiamo pensare che il foglio volante che ho avuto la fortuna di leggere, datato appunto 1902, sia una ristampa di uno stampato poco dopo l’alluvione, ma questa è una mia semplice ipotesi.

Roberto Leydi e Paolo Vinati ci spiegano che cosa sono i “Fogli Volanti”(1): “I fogli volanti con storie e canzoni hanno accompagnato l’opera dei cantastorie fin dal XV° secolo, ma hanno anche agito autonomamente come veri e prodotti messi sul mercato entro il sistema della produzione commerciale e della comunicazione di massa. Questi prodotti hanno seguito lo sviluppo dei mezzi comunicativi dal ‘500 ad oggi: prima e per lungo tempo la stampa, poi il disco e l’audiocassetta (e poi il CD e il digitale)”.

I cantastorie giravano per lo più da soli, molti accompagnavano la narrazione con uno strumento musicale oppure giravano in coppia, qualcun altro per illustrare le sue narrazioni si accompagnava con delle vignette stampate sulla tela; resta il fatto che purtroppo la maggior parte di questi fogli volanti erano sprovvisti di melodie scritte, la cultura orale non prevedeva lettura di notazioni musicali anche se nella metà del XIX° secolo le raccolte, talora poderose, di canti popolari erano fortunatamente frequenti regalando ai posteri, cioè noi, importantissimi squarci dei vari aspetti della vita quotidiana.

Purtroppo il foglio volante di cui qui sotto trovate la trascrizione, è l’unico dell’importante collezione di Roberto Leydi che presenta una piegatura che nasconde alcune parole. Inoltre la lingua sembra non essere il dialetto veronese almeno in alcune sue parti quindi è probabile che l’autore non fosse proprio di Verona e dintorni.

STORIA DELLA TERRIBILE INONDAZIONE DI VERONA

Gh’era in Verona del vottantadù

Si che le successo öna grand’inondaziù;

Fina nei vicoli l’acqua l’era corriente

Chegnaanche colle barche se podeva andarghe arente

Ch’era un povero padre, padre del bambino;

Sigava poverino nissun lo po’ salva.

Un militar l’ha visto, nel’acqiua ‘l ‘se slancià:

Bambino l’ha salvato e ‘l padre ‘l sa negà

Gesù Maria Santissima abbiate di noi pietà

…………….. tutti inondà

E fine nel’Ammerica söl pölpet a predicà

Fega l’elemosina ai poveri inondà.

Li. 15 febbraio 1902

N.B. – Il ricavato della vendita sarà versato in beneficenza.

(1) – R. LEYDI e P. VINATI: Tanti fatti succedono al Mondo. Fogli volanti nell’Italia Settentrionale dell’Otto e Novecento. GRAFO Ed.ni 2001, Brescia, Con Cd Rom.