GIORGIO PINARDI / MeVsMyself “Mictlàn”

GIORGIO PINARDI / MeVsMyself “Mictlàn”

GIORGIO PINARDI / MeVsMyself “Mictlàn”

Alterjinga Records. CD, 2019

di alessandro nobis

Al lavoro di Giorgio Pinardi viene dalla critica spesso associato il nome di Demetrio Stratos, dei suoi studi sulla voce umana, delle sue straordinarie performance “diplofoniche” che restano nella storia della musica contemporanea e con le quali chi si picca di essere uno “sperimentatore vocale” deve in un modo o nell’altro fare i conti. Stratos è come tutti sanno scomparso nel 1979, quaranta anni fa e se devo essere sincero mi stupisco che quando ci si riferisce alla sperimentazione vocale non venga citato anche Boris Savoldelli, sapiente alchimista che sa combinare alla perfezione elettronica, buon gusto e Voce umana. Quest’ultima, allo stato puro ed utilizzando solamente campionamenti della voce stessa e del corpo è il campo d’azione di Giorgio Pinardi che con questo “Mictlàn” regala agli appassionati e studiosi una autentica perla musicale che tocca vari linguaggi mescolati con grande equilibrio e gusto. Non è come si potrebbe pensare un disco ostico all’ascolto, e questo è un suo grande pregio, e nasconde tra i suoi “solchi” molteplici riferimenti a culture ed espressioni vocali: non bisogna mai dimenticare che la voce è stato il primo strumento usato dall’uomo prima di una qualsiasi articolazione di fonemi.

Il tutto naturalmente si regge sulla magia dell’improvvisazione ed in questo difficile idioma non-idioma Pinardi mi sembra di poter dire si trovi perfettamente a suo agio con la consapevolezza delle proprie notevolissime capacità e naturalmente con la sua tecnica di prim’ordine. Tra i brani più emblematici che riflettono chiaramente il progetto mi sembrano il lungo ed affascinante (oltre 9 minuti) “Tin Hinan”, una suite costruita in più parti e su più piani vocali che vagamente ricorda in certe sue parti, soprattutto quella introduttiva il canto orientale più ancestrale; o la bellissima seguente “Gurfa” che rievoca i vocalizzi polifonici dello Zinbabwe (ascoltate i Black Umfolosi), e ancora gli inquietanti i respiri che aprono “Eostre” con una sorta di bordone vocale che accompagna un loop “sillabico”.

Si ascolta tutto di un fiato questo bello Mictlàn, quasi un compendio all’utilizzo delle sonorità vocali e del corpo che risalgono ai primordi umani – e forse preumani -.

Presumo concludendo che le performance live di Giorgio Pinardi possano essere di grande fascino e che sappiamo ancora meglio del lavoro in sala di registrazione – di per sé già eccellente – fare uno sorprendente salto indietro nel tempo ai fruitori della performance stessa.

 

Succede a Verona: “PER NON DIMENTICARE”, seconda edizione

Succede a Verona: “PER NON DIMENTICARE”, seconda edizione

 

Succede a Verona: “PER NON DIMENTICARE”, seconda edizione

“26 – 28 – 30 gennaio 2020”

Cooperativa Sociale “La Genovesa”, Verona

di alessandro nobis

Iniziata domenica 26 presso la Cooperativa Sociale “La Genovesa”, a Verona, la rassegna “Per non dimenticare”, si propone in occasione della Giornata Della Memoria di tener vivo il ricordo non solo dell’abominio della Shoah ma di tutti i genocidi perpetrati da uomini contro altri uomini soprattutto nei tempi “recenti”. Ennio Trivellin, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti è stato il protagonista della prima serata; occasioni come questa saranno sempre più rare in futuro, per motivi evidenti, e quindi è sempre più importante dare la parola a quanti sono stati protagonisti / vittime dell’antisemitismo per raccontare la tragica esperienza che ha brutalmente tolto la vita, la fanciullezza e l’adolescenza, come nel caso di Trivellin, a centinaia di migliaia di persone.

69916328_2699042246805263_1495266222420262912_o.jpgDomani 28 gennaio, in programma alle 20:45 c’è la proiezione del film “Al Disertore”, versione cinematografica dello splendido spettacolo teatrale che le Falìe di Velo Veronese hanno realizzato per la regia di Alessandro Anderloni, che sarà per l’occasione presente. E’ la storia del bersagliere suo omonimo che fugge dall’altopiano di Asiago e dalle sue trincee per ritornare a casa, nella sua Lessinia; verrà passato per le armi con l’accusa di diserzione secondo la prassi di quei terribili anni della Prima Guerra Mondiale dai Carabinieri. Anderloni, il regista, ha ricostruito con pazienza attraverso lo studio di documenti la vicenda del bersagliere veronese portando in scena per un lungo periodo la sua storia raccogliendo consensi ovunque. Da sottolineare che grazie alle Falìe il nome del caduto è stato nuovamente riportato sul monumento ai caduti di Roverè Veronese dal quale era stato cancellato nel 1922 da fanatici mussoliniani.

Il terzo, ed ultimo, appuntamento è fissato per giovedì 30, sempre alle 20:45. Un episodio, fortunatamente non isolato, di “salvamento” dall’oceano di odio razziale esploso dopo il 1938; Bruno Carmi, piemontese e Presidente della Comunità Ebraica di Verona, racconta la storia dei suoi genitori, salvati da persone che anteposero la vita di altri alla propria correndo in aiuto e nascondendoli alle retate. Non tutti si arresero all’indifferenza generale, non tutti fecero finta di nulla girandosi volgendo il proprio sguardo “altrove”. Scelsero di restare umani a loro rischio. Fortunatamente.

Gli eventi si terranno presso la sala polifunzionale La Genovesa Cooperativa Sociale – Strada della Genovesa 31/a Verona – Ingresso gratuito con offerta libera

INFORMAZIONI: Paolo Marocchio

Responsabile di Fattoria
 
Strada della Genovesa 31/A – 37135 Verona (dietro casello autostradale VR Sud)
Tel. 045541864 |  Mob. 3485503315 | Fax. 0458567142
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MARTINO VERCESI “New Thing”

MARTINO VERCESI “New Thing”

MARTINO VERCESI  “New Thing”

Alessio Brocca Edizioni Musicali. CD, 2019

di alessandro nobis

COPERTINA - New Thing di Martino VercesiA due anni dal precedente “Supercluster” il chitarrista e compositore milanese Martino Vercesi pubblica questo notevole “New Thing” dedicato al neonato figlio Marcello, alla testa di un quartetto formato da Danilo Gallo al contrabbasso, Rudi Manzoli al sassofono e Matteo Rebulla alla batteria. E’ il suo quinto album da solista e la sua musica attraversa l’insidioso fiume del mainstream, in grado di travolgere chiunque lo affronti senza originalità o con pedisseque interpretazioni di pluri – interpretati standards. Questo non è il caso del combo di Vercesi, tutt’altro; le sei composizioni che danno vita all’album, tutte del chitarrista, evidenziano un jazz molto cantabile, eseguito con grande consapevolezza ed altrettanta preparazione tecnica, con arrangiamenti che lasciano spazio alle individualità che mai debordano in sterili virtuosismi ma contribuiscono a creare un suono d’insieme di grande effetto. La chitarra ha un suono molto naturale, privo di effetti, e ciò consente di apprezzare ancora di più il fraseggio nelle parti d’insieme che in quelle solistiche. Non mi piace citare altri musicisti ma questa volta, giusto per dare l’idea della purezza di questa musica nelle parti eseguite in tre, non posso non citare il trio di Abercrombie, quello con Peter Erskine e Marc Johnson, gli appassionati di ECM sanno di cosa parlo; inoltre il sassofono di Rudi Manzoli è sempre puntuale e misurato negli interventi, come ad esempio in “He won’t get far”, dove esegue il tema all’unisono con la chitarra, esegue un significativo e lungo “solo” per poi farsi da parte e ritornare in conclusione dopo uno splendido solo di Vercesi. Oppure in “Old America”, lunga ballad con l’introduzione del contrabbasso di Danilo Gallo che detta il tempo, entra l’arpeggio di chitarra che espone il tema in seguito accompagnata dal sax tenore che precede l‘ingresso della batteria che lascia sul finale lo spazio per il solo di Manzoli; brano che mi ha impressionato per l’ariosità e la sua pacatezza e che conclude questo bellissimo lavoro.

Un musicista, Martino Vercesi, che non conoscevo, un disco che mi ha avvolto e coinvolto dal primo ascolto. Mi capita di rado.

TRACCE

  • 1  First Coffee Break (M. Vercesi)
  • 2  He won’t get far (M. Vercesi)
  • 3  Fanciful Dream (M. Vercesi)
  • 4  Go Further (M. Vercesi)
  • 5  Hold on Please (M. Vercesi)
  • 6  Old America (M. Vercesi)

 

www.martinovercesi.com

martino.vercesi@libero.it

 

 

 

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

Claddagh Records. LP, CD 1990

di alessandro nobis

Queste registrazioni di ormai trenta anni fa sono la prima testimonianza (una delle poche in verità, e aggiungo purtroppo) del piper di Belfast Robbie Hannan, uno di quella schiera di musicisti che pur avendo una tecnica ed una espressività di primissimo livello hanno deciso di preferire la divulgazione e lo studio della storia delle uilleann pipes alla carriera di musicista in veste solistica o in ensemble musicali. Hannan si avvicinò alla musica irlandese grazie alla collezione di 78 giri delle Ceili Band (specializzate soprattutto in musica irlandese e scozzese eseguita per i balli popolari) dei genitori ma presto fu catturato dalla musica di Paddy Moloney e di Liam O’Flynn, e fu così che nel 1977 iniziò a suonare le uilleann pipes. In questo suo straordinario lavoro Hannan presenta un po’ tutte le sue influenze, da quelle “sonore” dei grandi maestri a quelle “scritte” e riportate in pubblicazioni fondamentali per lo studio e la pratica della musica tradizionale irlandese; ricordo John Doherty, del quale interpreta “The Flood on the Holm / Miss Monahan”, Seamus Ennis con uno dei brani favoriti del piper dublinese (“Stay Another While / The College Groves”), Willie Clancy che lo ha ispirato per l’interpretazione di “Chief O’Neill / The Plains of Boyle” ed il violinista Michael Coleman con una versione ispirata da un’altra figura storica del folk irlandese, Tommy Reck. E poi come dicevo le fonti scritte, in primis quella che cito spesso, “Irish Folk Music – A Fashinating Hobby”, raccolta pubblicata a Chicago nel 1903 dal Capitano Francis O’Neill (1849 – 1936) e la più antica, quella pubblicata dal dublinese Edmund Lee nel 1774 (“Celebrated Irish Tunes”).

A completamento di questo LP e sua parte integrante la splendida copertina, un dipinto ad olio su tela del pittore di Armagh John Brian Vallely, da quale traspare l’energia e la passione che permea tutto il disco del piper di Belfast.

Questo brillantissimo lavoro di Robbie Hannan (disponibile in CD) è un manuale indispensabile per quanti si vogliano avvicinare come studiosi, musicisti o semplici appassionati, come chi scrive, al complesso mondo della tradizione musicale della terra d’Irlanda partendo dalle fondamenta, le uilleann pipes; da qui può iniziare un viaggio che può portare lontano …..

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DISCOGRAFIA consigliata, e forse completa:

1990: ALBUM. “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”, Claddagh Records, LP, CD CC53

1994: “Peter Street, The Silver Spear, The Dublin Reel”, “Moll Rua (Red Moll), An Phis Fhliuch (Sometimes Known As O’farrell’s Welcome To Limerick)”, “Jenny’s Wedding, The Pure Drop”. (AA.VV. “The Drones and the Chanter Volume 2”). Claddagh Records, CD CC6

1995: ALBUM.“Séideán Sí”: Paddy Glackin e Robbie Hannan. Gael-Linn Records, CD CEF171

2000: “Speed the Plough / The Beare Island Reel”. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival)”. Armagh, 19 / 11 / 2000. CD. www.armaghpipers.com

2005: “The Rolling Boys Around Tandragee / Sergeant Early’ Jig”. Armagh, 2005. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival, 2018). CD. www.armaghpipers.com

2008: ALBUM. “The Tempest”: (The Ace and Deuce of Piping Volume 3). Ni Piobairi Uilleann, CD 2009. http://www.pipers.ie

 

 

DALLA PICCIONAIA: BERGAMO JAZZ 2020

DALLA PICCIONAIA: BERGAMO JAZZ 2020

DALLA PICCIONAIA: BERGAMO JAZZ 2020

15 – 22 marzo, 42° edizione

di alessandro nobis

Bergamo Jazz presenta anche in questo 2020 un programma la cui struttura a mio modesto avviso dovrebbe essere presa ad esempio da chi si candida alla direzione artistica di un qualsivoglia Festival di musica afroamericana: i Maestri vicino ai nuovi talenti, il maistream vicino alla sperimentazione, niente assurdi ammiccamenti al pop e dintorni, gli eventi distribuiti nei teatri e in molti altri luoghi istituzionali e non della bellissima Bergamo. Da Dave Douglas a Maria Pia De Vito la direzione artistica si mantiene di alto livello con una continuità di pensiero che negli ultimi quaranta anni ha saputo costruire un festival tra i più apprezzati dal pubblico e naturalmente tra i più ambiti dai musicisti. Creberg Teatro (in sostituzione del Teatro Donizetti, in restauro), Teatro Sociale, Museo della Cattedrale, l’ex Oratorio di San Lupo, Accademia Carrara, Auditorium di Piazza della Libertà, Sala Piatti, le strade della Città Bassa; ma non finisce qui perché “Scintille in Jazz”, la sezione del Festival occuperà ancora altri spazi come il Museo Bernareggi, lo Spazio Polaresco e l’Elav Circus. Questo per ciò che riguarda la musica in senso stretto, perché Bergamo Jazz cronologicamente viene dopo il Bergamo Film Meeting e quindi un una sorta di osmosi ecco i jazzisti che sonorizzano il cinema e la fotografia …………….., per non parlare poi della sezione didattica fondamentale per far conoscere ai giovanissimi il jazz formando anche il pubblico del futuro, un aspetto questo fondamentale perchè bisogna almeno provarci.

Insomma carne al fuoco ce n’è tantissima, ognuno potrà scegliere gli eventi a cui assistere e perché no, assistere a tutti gli eventi.

Quindi, a questo punto faccio una selezione degli eventi che personalmente mi sembrano più interessanti, ma solamente perché sono vicini alla musica che spesso ascolto e che spesso tento di descrivere con un piglio da musicofilo sul blog. Qui il festival si dovrebbe vedere e ascoltare tutto …

Inizierei con l’appuntamento di venerdì 20 all’Ex Oratorio San Lupo con la performance (ore 17:00) del chitarrista sardo Paolo Angeli, figura fondamentale della musica di avanguardia che con la sua chitarra sarda “preparata” dimostra come si possa smontare e rimontare il repertorio dei Radiohead band che con il jazz nulla c’entra ma la cui musica nelle mani di Angeli viene trasformata in un qualcosa d’altro, come si suo ascoltare nel suo “22.22. free Radiohead”. Il giorno seguente, sempre alle 17  ma all’Auditorium di Piazza della Libertà c’è l’attesissimo – almeno per chi scrive –  trio di Elvind Aarset, Gianluca Petrella e Michele Rabbia con le loro composizioni originali filtrate in modo intelligente ed equilibrato dall’elettronica che presenteranno l’ottimo “Lost River” prodotto da Eicher; tre musicisti che hanno sempre volto uno sguardo attento alle nuove sonorità che aprono nuovi spazi al jazz ed alla musica contemporanea. Naturalmente imperdibile il duo Karin Krog – John Surman (Domenica 22, Sala Piatti ore 11), due musicisti che hanno segnato la storia dell’etichetta di Manfred Eicher e del jazz europeo; straordinario evento anche perché negli ultimi anni il sassofonista inglese si è fatto poco vedere nel nostro Paese. Tra gli eventi al Teatro Sociale mi sono segnato sull’agenda il doppio concerto di giovedì 19; all’ottimo trio del pianista polacco Marcin Walilewski è stato assegnato il primo set, mentre il secondo vedrà sul palcoscenico il trio del sassofonista Chris Potter, con il pianista Craig Taborn ed il batterista Eric Harland. Non finisce qui perché il trio avrà come “ospite” nientemeno che il geniale chitarrista americano Bill Frisell: ne sentiremo delle balle come si suol dire. L’ultimo appuntamento che “mi” e “vi” segnalo è quello con il chitarrista Jakob Bro in compagnia di Mark Turner (sassofono), Thomas Morgan (contrabbasso) e Joey Baron naturalmente alla batteria (da ascoltare assolutamente il notevole “Bay of Rainbows” del 2017 per l’ECM). E mi fermo qui, non c’è nel programma un evento che non segnalerei, magari ci penseranno a farlo penne ben più autorevoli della mia.

A Bergamo non si fanno mancare niente ed infatti il 23 gennaio si aprirà “Aspettando il Festival”, un’altra decina di appuntamenti a Bergamo e dintorni organizzati da Associazioni e locali, fino al 4 marzo.

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INFO E BIGLIETTERIA

Concerti al Creberg Teatro

Per le tre serate in abbonamento al Creberg Teatro, la Fondazione Teatro Donizetti e ATB offrono un servizio di trasporto convenzionato a € 5,00 con una navetta in partenza dal Teatro Donizetti (lato Sentierone) con destinazione Creberg Teatro e ritorno.

Andata: partenza navetta dal Teatro Donizetti ore 20.15. Ritorno: partenza navetta dal Creberg Teatro dopo la fine del concerto

Il servizio navetta è prenotabile direttamente presso la Biglietteria della Fondazione Teatro Donizetti, che consegnerà un tesserino da esibire al personale del Teatro prima di salire sull’autobus.

Concerti al Teatro Sociale

Presentando al personale ATB l’abbonamento o il biglietto d’ingresso ai concerti a pagamento in programma al Teatro Sociale, si avrà accesso gratuito ai mezzi pubblici ATB (funicolare compresa) da e per Città Alta nei giorni di concerto, a partire da 2 ore prima dell’inizio dello stesso e fino a 1 ora dopo l’uscita da teatro.

18APP e CARTA DEL DOCENTE

La Fondazione Teatro Donizetti aderisce alle iniziative 18App e Carta del Docente: gli studenti che hanno compiuto 18 anni e i docentidi ruolo delle istituzioni scolastiche statalipossono acquistare abbonamenti e biglietti di Bergamo Jazz usufruendo del bonus ministeriale di 500€.

Prezzi abbonamenti e biglietti Concerti al Creberg Teatro

Abbonamenti da 45,00 a 83,00 €; ridotti da 40,00 a 75,00 €

Biglietti singoli concerti da 20,00 a 37,00 €, ridotti da 15,00 a 28,00 €.

Biglietti altri concerti

Da 5,00 a 15,00 €; ridotti da 3,00 a 11,00 €

Concerti sezione Scintille di Jazz e mostra di Jimmy Katz Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Calendario vendita abbonamenti e biglietti:

Concerti fuori abbonamento a pagamento: dal 28 gennaio 2020

Rinnovo abbonamenti: dal 28 gennaio al 1° febbraio 2020

Nuovi abbonamenti: dal 6 febbraio 2020

Biglietti singole serate al CREBERG TEATRO: dal 13 febbraio 2020

BIGLIETTERIA

c/oPROPILEI DI PORTA NUOVA

Largo Porta Nuova, 17 – Bergamo

Tel. 035.4160 601/602/603

E-mail biglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org

Orari:

Da martedì a sabato | ore 13.00-20.00

Domenica 25 marzo | ore 17.00-20.00

c/oALTRI LUOGHI DI SPETTACOLO

La biglietteria apre 1 ora e mezza prima dell’inizio del concerto

www.teatrodonizetti.it

info@fondazioneteatrodonizetti.org

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, dodicesima parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, dodicesima parte)

TERREMOTO 1891 (dodicesima parte)

ARENA, 11 – 12 GIUGNO 1891

DALL’OSSERVATORIO

Verona, 11 giugno, ore 11 ant.

Il movimento microsismico incominciato ieri alle ore 8,50 ant. Si mantenne per tutta la giornata; più marcato alle ore 10.10, 11, 11.9 ant., 12 m., 1.7. 4. 5.17, 5.25, 6, 6.36. 8. 8.47, 9.19, 10, 11.14 pom. nelle quali ore di è scaricato anche il sismografo Brassart.

Nella notte d’oggi quasi calma, eccettuato due scosse ondulatorie e poi sussultorie alle ore 0.45 e 2.25 ant. Nella direzione Est-Ovest: questa mattina alle ore 8,21 e 9,33 ant. Ondulatorie e sussultorie nella stessa direzione.

Per il Prof. Agostino Cav. Goiran

L’assistenteBATTOCCHI

*

Il cav. Goiran, direttore dell’Osservatorio geodinamico, è a Tregnago da ieri, con alcuni sismografi, per fare esperienze e per studiare il fenomeno avvenuto.

Ultima Ora

All’ora di mettere in macchina riceviamo questa lettera dal solerte nostro corrispondente:

Tregnago, 11 giugno 1891

Ieri alle 9 ant. e minuti e più tardi alle 4 pom. circa si verificarono altre scosse di terremoto; a Badia e Cogolo forte, qui a Tregnago molto più deboli. Gli abitanti impauriti correvano fuori all’aperta campagna.

Di quella delle 8,30 di stamane vi ho già telegrafato (vedi oltre).

Aggiungo solo che rimase ferito ad una mano Silvio Baunati ricevitore del dazio.

Ieri alle 3,12 pom. se ne tornò qui il Prefetto dopo aver visitato i luoghi più colpiti del disastro; egli dichiarò al nostro Sindaco che partirà molto impressionato della gravità dei danni, non inferiori a quanto gli era stato prima annunciato.

Cominciano a giungere le offerte. Vi segnalo tra le più cospicue quella della provincia: lire 2000 a Tregnago, 1500 a Badia. Del comune di Verona lire 300 per Tregnago e 200 a Badia, di quello di Cologna lire 100, del conte Cipolla 1.200, poscia altri minori. Il signor Gamato di Venezia già maresciallo dei carabinieri inviò L. 20 levate dalla sua tenue pensione.

Un grazie di cuore a tutti questi generosi ed uno speciale a voi dell’Arenache primi avete iniziate le sottoscrizioni.

 

Ultimissima ora

Tregnago, ore 2.

C.) A Marcemigo è crollata or ora un’altra casa. Fortunatamente non si debbono deplorare vittime perché era stata fatta sgombrare dopo il terremoto dell’altra notte.

Continua il panico della popolazione.

 

VENIAMO IN SOCCORSO

Di TREGNAGO, BADIA

E Comuni finitimi

 

E’ inutile ormai ogni fervorino per incitare il pubblico a venire in soccorso dei colpiti dal terremoto del sette.

I paesi di Badia Calavena e di Tregnago, di Selva, di Vestena, ecc,. si possono dire per tre quarti distrutti: la popolazione attende l’obolo dei generosi.

 

Lista di ieri L. 718
Offerte d’oggi:
Cinquetti Arcadio 5
Cav. Gabriele Formica 5
Longo Turri Antonio 5
Antonio Zini 30
Guido dottore Scudellari 5
Emilia Scandola 5
A. cav. Fioretti 5
Smerzi rag. Vittorio 5
Guglielmo Ennike rappresentante la ditta Franc. Schreiner e figli di Graz 40*
Guardini Gaetano 10
Gallizioli Giulio 10
Giulia cont. Pellegrini 25
Maria Rebustello 10
Avv. Cav. Luigi Dorigo 20
G. B. (da Milano, in memoria della moglie) 10
A.V. 5
Avv. Giuseppe Boccoli 39
Coniugi B. A. 5
TOTALE L, 953

 

(*) L. 20 per Tregnago e L.20 per Badia (**)

(**) Erano 15 per Tregnago, 15 per Badia, 10 per Bussolengo. Noi ci siamo permessi di ripartire queste 10 fra i due paesi colpiti dal terremoto, perché per Bussolengo non s’è aperta sottoscrizione e non occorre aprirla. N. d. D.

*

E’ il Conte Gerolamo Brognoligo che ci mandò ieri L. 50 e non Gaetanocome erroneamente venne stampato.

 

DA SOAVE

ci scrivono:

In questi giorni neoi quali ogni veronese si sente attratto da quel sentimento di carità che il cuore detta nei grandi disastri, anche a Soave delle anime generose commosse dalla tremenda sciagura calatasi sui fratelli del Mandamento di Tregnago hanno cercato tutti  i modi onde lenire in parte il dolore di quei poveri disgraziati gettati sul lastrico dal fatale terremoto di domenica scorsa.

Ognuno di certo conoscerà sia di nome di che fama la ormai celebre artista di canto signorina Giuseppina Carnielli.

Orbene: quest’esimia artista che noi Soavesi vantiamo di annoverare fra i nostri concittadini, con n obile pensiero di offrì di dare nel paese natìo un concerto a totale beneficio dei poveri colpiti dal terremoto di Tregnago.

Concertatasi a quest’uopo coll’egregio maestro sig. Ferruccio Cusinati di Caldiero, questi si dichiarava pronto di concorrere nella filantropica opera ed insieme decisero di dare tale concerto nella sera di Domenica 14 corrente nel locale teatro gratuitamente concesso dal proprietario sig. Mussati.

Sebbene sia convinto non occorra stimolo alcuno, puro faccio caldo appello a tutti coloro che sanno quanto sia il bisogno di quei poveri nostri fratelli colpiti dalla sventura, ad intervenire a tale festa, poiché posso assicurare che oltre ad un’opera di carità degna di premio, verranno a passare un pio d’ore godendo della buona musica ed onorando dei buoni artisti.

Lo Scaligero

DA LEGNAGO

Terremoto – Statuto

Ci scrivono in data 9 giugno:

Anche qui sabato notte, preceduto da un rombo fortissimo, si fece sentire il terremoto che durò parecchi secondi: fortunatamente però non si ebbe a deplorare alcuna disgrazia e tutto si è circoscritto ad un po’ di panico, che ben presto passò, mantenendosi la popolazione assai tranquilla.

 

 

1^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

2^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

3^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

4^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

5^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

6^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/10/terremoto-1891-quotidiano-arena-sesta-parte/)

7^ PARTE:  (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/24/terremoto-1891-quotidiano-arena-settima-parte/)

8^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/02/terremoto-1891-quotidiano-arena-ottava-parte/)

9^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/08/5089/)

10^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/22/terremoto-1891-quotidiano-arena-decima-parte/)

11^ PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/01/05/terremoto-1891-quotidiano-arena-undicesima-parte/

 

 

 

 

FRANCIS M. GRI “Decays”

FRANCIS M. GRI “Decays”

FRANCIS M. GRI  “Decays”

Time Released Sound. CD, 2018

di alessandro nobis

Così il compositore inglese David Toop (autore tra l’altro di una delle due facciate di Obscure 4, pubblicato nel 1975 dall’etichetta prodotta da Brian Eno) definiva la musica “ambient” nel 1974: “«piuttosto che emergere come una nave sull’oceano, diventa parte di quello stesso oceano. … … Musica che sentiamo, ma che non sentiamo; suoni che esistono per metterci in condizione di sentire il silenzio; suoni che ci rilevano dal nostro bisogno compulsivo di analizzare, incasellare, categorizzare isolare…». Sui concetti allora espressi dallo stesso Toop e da Eno che senz’altro erano dei profondi conoscitori dei teoremi di Riley, di Cage, di Glass o di Karlheinz Stockausen ebbe inizio la “stirpe” dei musicisti europei che si dedicarono a questo nuovo “per le masse degli ascoltatori” idioma, a partire dalla scuola tedesca dei vari Klaus Shultze. Peter Baumann ed Edgar Froese.

Questo lavoro pubblicato nel 2018 da Francis M.Gri si inserisce nella migliore tradizione ambient confermando quello che aveva evidenziato nei suoi precedenti lavori in studio tra i quali cito “Falls and Flares” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/22/francis-m-gri-falls-and-flares/)  e “B/ue” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/07/09/francis-m-gri-b-ue/)e nelle sue performance live come quella veronese al Cohen. Questo suo lavoro, “Decays” presenta quattro composizioni di cui una mi ha particolarmente affascinato, “The Age of Materialism” una suite di tre movimenti: “Anger”, “Anxiety” e “Apathy” complessivamente della durata di una ventina di minuti. a2679409262_16“The Age ….” è una lunga suite che attraverso un attento ascolto ti porta a comprendere la declinazione del linguaggio, il gusto e la ricerca dei suoni e del loro equilibrio che vi sono dietro alla musica di Francis M. Gri e che ne rappresentano i suoi caratteri distintivi, venti minuti che ti trasportano nell’universo della miglior musica ambient che come dice Brian Eno, “porta a cambiare lo stato d’animo di chi ne fruisce”. I suoni cupi dell’intro di “Apathy” seguiti da impulsi “robotici” in attesa dell’intervento degli accordi sulla chitarra – lo strumento “vero” di M. Gri – che creano dei pattern che attraversano la “macchina” e che sono elemento sostanziale nella costruzione e nello sviluppo di questa e delle scritture in genere di questo compositore che assieme ad uno sparuto gruppo di colleghi produce piccoli capolavori sonori in numero limitato di copie, con grande cura al loro aspetto fisico, ma che sono anche reperibili sulle varie piattaforme per il loro download.

https://soundcloud.com/time-released-sound/francis-m-gri-decays-subliminal-violence

https://timereleasedsound.bandcamp.com/album/decays