FRANCESCO VENERUCCI “EARLY AFTERNOON”

FRANCESCO VENERUCCI “EARLY AFTERNOON”

FRANCESCO VENERUCCI “EARLY AFTERNOON”

Dodicilune, ED335, CD, 2017

di Alessandro Nobis

Questo “Early Afternoon” del pianista Francesco Venerucci è un progetto che prende forma sei anni or sono quando gli fu commissionato in quel di Roma un concerto per piano solo nel quale vennero suonate sue composizioni ispirate dalle connessioni tra letteratura e musica; fu solo il primo passo per una successiva revisione degli spartiti, per la composizione di nuovi e per la preparazione delle sessions di registrazione per le quali venne richiesta la collaborazione del sassofonista americano Dave Liebman, conosciuto ai più per la sua partecipazione al gruppo di Miles Davis “elettrico” dal ’72 al ’74 che fruttò album come “On the Corner”, “Dark Magus” e “Get Up with It”.music-1 E’, questo “Early Afternoon”, il secondo lavoro a nome di Venerucci per la Dodicilune ed anche qui emerge a mio modesto parere la caratteristica del suo pianismo, ovvero l’appartenenza a quella corrente chiamata “Third Stream” nella quale sono evidenti le influenze della musica afroamericana ed in ugual misura quelle della musica europea del Novecento. Senza nulla togliere al prezioso contributo di Liebman in quattro composizioni – efficace, colorato, mai invasivo, quasi assecondante e perfettamente inserito nella musica di Venerucci -, i brani eseguiti in solo danno la migliore immagine della capacità compositiva ed interpretativa del pianista: “Aurora”, “Delitto e castigo”, “La piccola Fiammiferaia” sono i brani che più mi sono piaciuti, ai quali aggiungerei senz’altro il brano eponimo “Early Afternoon” in duo con il sassofonista americano e l’intensa versione di “When you wish upon a star”, composta da Ned Washington ed inserita nella colonna sonora del fantastico Pinocchio disneyano (correva l’anno 1940).

http://www.dodiciluneshop.it

Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 10 novembre (ore 21 – ingresso 10 euro) con un concerto in piano solo introdotto dai giornalisti Luigi Onori e Gerlando Gatto, in uno dei luoghi più prestigiosi per il jazz italiano e non solo ovvero la Casa del Jazz, a Roma.

 

 

 

 

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TANGOx3 “Barrio de tango”

TANGOx3 “Barrio de tango”

TANGOx3 “Barrio de tango”

Kilo music, CD, 2017

di Alessandro Nobis

Se c’è una musica che si possa ascoltare con pari dignità in una prestigiosa sala da concerto, in un auditorium ma anche in un locale dei “barrios” più popolari di Buenos Aires o di una qualsiasi città europea, questa è senza alcun dubbio il tango. FullSizeRender.jpgChe sia suonato per il puro ascolto o contestualizzato al ballo, il tango ti colpisce sempre e comunque per la sua struggente anima, per le melodie ed i ritmi che il suo strumento principe, il bandoneon, sa sprigionare: e questo “Barrio de tango” nuovo lavoro di Leonardo Sapere (violoncello), Giannantonio Mutto (pianoforte) e Luca Degani (bandoneon) in una parola il TANGOx3 nasconde e poi ne rivela nell’ascolto tutto il fascino, grazie anche al repertorio accuratamente scelto – ed altrettanto accuratamente interpretato ed arrangiato –, un’antologia degli autori che lo hanno traghettato attraverso tutto il ventesimo secolo. Naturalmente c’è Astor Piazzolla, ci sono Agustin Bardi e Anibal Troilo, il valzer di Hector Stamponi, c’è la poesia di Jorge Luis Borges musicata da Piazzolla (“Jacinto Chiclana” con la voce di Virginia Viola) ma in primis ci sono l’esperiela bravura, la compattezza del suono, la classe ed il sentimento di questo trio capace di dare nuova linfa a questo immortale repertorio. Ed è tutto oro quello che luccica, perché TANGOx3 non è un “esperimento di laboratorio” (leggi “un gruppo nato esclusivamente per registrare”) ma è un combo capace di emozionare il pubblico, come dicevo in apertura, delle sale da concerto e quello più rumoroso ma non meno attento dei piccoli club. Bellissimo.

http://www.tangox3.eu

 

LORENZ ZADRO “BLUES PILLS”

LORENZ ZADRO “BLUES PILLS”

LORENZ ZADRO – ALEXANDRA BALINT “BLUES PILLS”

AZ BLUES MADE IN ITALY, 2017. Pagg.60, € 20,00

di Alessandro Nobis

Apprezzato chitarrista e soprattutto anima dell’Associazione “AZ – Blues Made In Italy”, Lorenz Zadro ha appena dato alle stampe il suo primo volume, guarda caso dedicato al blues; sono sessanta paginette illustrate efficacemente in bianco e nero da Alexandra Balint – esposte anche alla più recente edizione di Cerea Blues made in Italy – dedicate in primis a quanti si vogliano avvicinare al mondo straordinario e centenario della “musica del diavolo” madre indiscussa di quasi tutta la musica che è sviluppata a partire dagli anni Cinquanta, il rock. Brevi capitoli dedicati ai vari aspetti del blues, non da ultimi quelli riguardanti il suo arrivo ed il suo sviluppo in Italia e la suddivisione nei diversi rami che si sono diversificati dalla radice comune, come il fenomeno del cosiddetto British Blues. Un volumetto come dicevo intelligentemente dedicato ai neofiti che possono – anzi devono – approfittare e gustare delle ventuno tracce contenute nel compact disc allegato, che giustifica il prezzo dell’opera.zadro

Ventuno tracce, ventuno pillole le cui modalità di assunzione sono lasciate al lettore che sicuramente ne apprezzerà la posologia lasciata dal buon Zadro del tutto libera: consiglio una alla sera, una ogni otto ore, o una ogni dodici sempre comunque accompagnata dalla lettura di qualche appropriato paragrafo e da un sorso di vero moonshine, indispensabile e perfetto compagno per una profonda immersione nel blues, quello di Dobie Red & The Company Slaves o del primo Chuck Berry, gli artisti che aprono e chiudono la scaletta del CD.

DANISH STRING QUARTET “Last Leaf”

DANISH STRING QUARTET “Last Leaf”

DANISH STRING QUARTET “Last Leaf”

ECM NEW SERIES 2550, CD, 2017

di Alessandro Nobis

Lui, lemme lemme, quasi di nascosto, ti propone musicisti che non hai mai nemmeno sentito nominare e che quasi sempre, ascoltando la loro musica, ti lasciano a bocca aperta per la bellezza di ciò che stai ascoltando; una bella sensazione, un piacere interiore che ho la fortuna di provare spesso ultimamente; lui è naturalmente è Manfred Eicher – patron dell’ECM – ed i musicisti stavolta sono quattro danesi, il “Danish String Quartet”, che fanno seguire al precedente lavoro per l’ECM, dedicato alle scritture di Thomas Ades, Per Norgard e Hans Abrahamsen questo “Last Leaf”. Un quartetto d’archi quindi, uno dei più prestigiosi in circolazione – con l’aggiunta di un pianoforte e di un harmonium in qualche traccia – che rilegge, reinterpreta e arrangia brani provenienti dalle ricche tradizioni di alcune regioni nordiche come le Isole Shetland, la Svezia, la Danimarca, aree dove la musica popolare è da sempre legata agli strumenti ad arco. Quasi un seguito al magnifico “Wood Works” pubblicato nel ’14 dalla Dacapo Records nel quale venivano affrontato il repertorio popolare nordico.image.php.jpeg

Le arie nate per l’accompagnamento alle danze hanno da secoli ispirato generazioni di compositori “classici” ma nel caso di questo “Last Leaf” il passaggio dalla tradizione è splendidamente diretto, senza mediazione di alcun compositore; è l’approccio che io amo di più, quello che sempre mi fa riflettere e convincere che la metodologia del Danish String Quartet può essere una di quelle più indovinate per traghettare questi repertori nel futuro anche perché qui si trovano anche brani originali di ispirazione popolare. Della tradizione delle Shetland, quella legata al violino di Hardanger o allo stile di Aly Bain, gli appassionati si erano già abbeverati abbondantemente, ma il brano qui proposto “Unst Boat Song”, è una canzone splendidamente resa in versione strumentale, come anche la ballata danese risalente al ‘300 “Dromte mig en drom”. Splendidi “Intermezzo” del violoncellista ed il seguente “Shine you no more” scritto dal violinista Sorensen e la composizione del norvegese Gjermund Haugen, scomparso nel ’76 e specialista del violino di Hardanger.

Disco superlativo, mi espongo classificandolo come una delle migliori produzioni ascoltate dal sottoscritto negli ultimi anni.

 

LINDA PERHACS “I’m a Harmony”

LINDA PERHACS “I’m a Harmony”

OMNIVORE RECORDINGS, LP & CD, 2017

di Alessandro Nobis

Questa è la strana storia dell’igienista dentale Linda Perhacs che, fortunatamente, continua. Un passo indietro.

Se il compositore Leonard Rosenman non fosse entrato nell’ambulatorio di Beverly Hill per una “pulitina al suo apparato masticatore”, Linda Perhacs sarebbe rimasta lì a lavorare fino alla pensione e non avrebbe avuto l’incoraggiamento a registrare quel piccolo capolavoro che è “Parallelograms” (1970) riconosciuto però  tale da pochi e illuminati addetti ai lavori e da un ristretto pubblico. Disco tra i più rari ma che poi fu ristampato anche in vinile e rispolverato nel momento in cui, decenni più tardi, questa brava autrice californiana uscì finalmente dallo studio di Beverly Hills decidendo – dopo quarantaquattro anni –  di pubblicare nel 2014 il suo secondo bellissimo “The Soul of all Natural things”, un’altra raccolta di sue composizioni che con grave ritardo fecero riscoprire alla critica ed agli appassionati della canzone d’autore questa compositrice che molti esperti affiancarono a due ben più famosi songwiter come Tim Buckley e Joni Mitchell per la ricercatezza dei testi e per le atmosfere delicatamente acustiche ed a tratti psichedeliche.lindaperhacs-1

Questo “I’m a Harmony” è pertanto il suo terzo lavoro composto da brani scritti dalla Perhacs che si è affidata ad un nutrito stuolo di musicisti ed in particolare a Pat Sansone e Fernando Perdomo. Con settantacinque primavere alle spalle, Linda Perhacs sa ancora brillantemente calibrare la sua sottile voce mantenendo lo stile che l’aveva fatta apprezzare nei precedenti lavori, e la produzione musicale ha lavorato nel migliore dei modi per vestire le sue scritture in modo brillante e personale.

Così racconta brevemente: “Questo è il mio terzo album. Lo considero certamente il mio migliore perché è una vera e profonda collaborazione con musicisti favolosi. In questo mondo nel quale la sofferenza aumenta sempre di più, questo album vi farà riscoprire l’amore e “Wash You Soul in Sound”, “la musica pulirà la vostra anima”. L’innocenza e la fratellanza utopica degli anni Sessanta non se ne è mai andata, alla fine……

 

GLORIA TURRINI & MECCO GUIDI “Damn Blues”

GLORIA TURRINI & MECCO GUIDI “Damn Blues”

BRUTTURE MODERNE DISCHI,CD, 2017
di Alessandro Nobis

“Damn Blues” è il nuovo lavoro del pianista Mecco Guidi e della cantante Gloria Turrini, pubblicato dall’etichetta ravennate Brutture Moderne, un tuffo nel blues più vero e sincero costituito da undici tracce il cui valore principale sta nel fatto che ben sette sono composte dai due musicisti; un segno evidente di profonda conoscenza della musica blues senza la quale risulta difficile comporre brani che siano genuini e soprattutto credibili. Entrambi sono musicisti navigati – e lo stesso si può dire degli amici che hanno collaborato in fase di registrazione – , la voce di Gloria Turrini è davvero potente ed espressiva, la voce ideale per chi partendo dal blues più puro vuole contaminarlo con ritmi e suoni più vicini al R’n’B ed al Soul, e le tastiere (Hammond e pianoforte) sono in  sintonia con la voce. unnamedCerto, ci sono i doverosi richiami ai maestri come Bessie Smith (notevole la sua “Babydoll” per piano e voce con una sottolineatura di batteria), “Lovin’” Sam Theard, Sam Cooke e Fats Waller ma sono i brani scritti dai due “nostri” che sono il cuore di “I’m a Harmony”: l’intrigante “Emmett Till”, il bellissimo “Ray’s Blues” con la chitarra di Francesco Laghi e l’armonica di Marco Pandolfi, la travolgente “Don’t Go” quasi un gospel elettrico con i sassofoni di Marco Pretolani e Alessandro Scala.

Ribadisco il concetto, ascoltate – bene bene – “Babydoll” e se avete un jukejoint, una “cantina”, una sala bella ampia a casa vostra e volete passare una serata in compagnia di amici e del blues, anzi del “nuovo”  blues, ingaggiate Gloria Turrini e Mecco Guidi. Fatelo.

 

TIARNAN O DUINNCHINN “Reggish Paddy”

TIARNAN O DUINNCHINN “Reggish Paddy”

AUTOPRODUZIONE CD, 2017
di Alessandro Nobis

Con Jarlath Henderson e Cillian Vallely, Tiarnan O Duinnchinn è certamente uno dei pipers più interessanti usciti recentemente dalla fucina della città di Armagh, sede dell’importante William Kennedy Piping Festival che si tiene a metà novembre e rappresenta il ritrovo, l’incontro di musicisti di mezza Europa impegnati nello studio e nella pratica di ogni tipo di cornamusa, dalle Launeddas sarde alle Highland Bagpipes, passando naturalmente dalle uillean pipes, delle quali O Duinnchinn e compagnia sono finissimi interpreti.img

Beh, oltre alla bella copertina (olio su tela del pittore John Brian Vallely che ritrae il piper di Wicklow “Johnny Doran”) ci sono undici tracce, nove delle quali sono eseguite come si conviene in “solo” mentre nelle restanti O Duinnchinn è accompagnato nientemeno che dai finissimi Steve Cooney (chitarra) e Trevor Hutchinson dei Lunasa (contrabbasso). Musica tradizionale tra i reels, jigs, polche e Strathspey con, per noi italiani, un’autentica chicca, l’arrangiamento – riuscitissimo – per uillean pipes di una “Tarantella alla Carpinese” imparata dal pianista trasferitosi a Dublino Francesco Turrisi  ed abbinata a due danze tipicamente di area celtica i reels.

Un ottimo disco di grande fascino che unisce splendidamente una deliziosa ed originale tecnica d’esecuzione e purezza, e che va a seguire quello bellissimo in duo con l’arpista Laoise Kelly (ed anche qui la cover era una grafica di John Brian Vallely) del quale vi avevo parlato in occasione della sua pubblicazione (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/01/13/laoise-kelly-tiarnan-o-duinnchinn-ar-lorg-na-laochra/).

http://www.tiarnan.ie