DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

26^ edizione. 14 – 17 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda.

di Alessandro Nobis

Armagh, la città capitale dell’omonima contea nell’Ulster, è solitamente un posto tranquillo, poco trafficato soprattutto quando si fa buio, ma se vi trovate lì a metà novembre vi capiterà di notare piccoli gruppi di persone che camminano a piè sospinto. Alcune di loro portano strane custodie a tracolla o a mano, altre seguono le prime, spostandosi da un pub ad un teatro, da un palazzo ad una delle chiese, da un albergo ad un altro pub, da una scuola elementare ad una di musica. E’ “il popolo del festival”, del “William Kennedy Piping Festival” che anche quest’anno per la ventiseiesima volta ha catalizzato musicisti ed appassionati della musica tradzionale ed in particolare che coinvolge gli aerofoni a sacco, cornamuse, zampogne, uilleann pipes o come vengono chiamate negli angoli più nascosti del mondo. Si perché mai come quest’anno ad Armagh è stata una “Babilonia” di lingue e di suoni: irlandese, pugliese, scozzese, farsi, macedone, italiano, galiziano, tedesco, francese, spagnolo, bretone e naturalmente inglese, lingua “ponte” per la gente del festival.
Molti gli eventi in programma – quasi un 24h di cornamuse – ma, come dicevo in sede di presentazione (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/24/william-kennedy-piping-festival-armagh-irlanda-14-17-nov-2019-seconda-parte/) se non siete degli “hooligans” delle cornamuse, potete scegliere di girare un poco l’Uster e di ritornare ad Armagh per assistere ad alcuni di essi.

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NICO BERARDI. Foto di Erica Nobis

Noi abbiamo iniziato da dove “tutto ebbe inizio” ventisei anni fa, ovvero nella sede del benemerito Armagh Pipers Club, con “The World of Piping” la prima scorpacciata di aerofoni a sacco suonati da musicisti provenienti da Scozia, Iran, Italia, Macedonia e Galizia. Senz’altro da sottolineare per primo, se non altro per motivi campanilistici, i set del pugliese Nico Berardi con la sua zampogna polifonica da lui creata e con il repertorio fatto di scritture originali come “Il Viaggio” e soprattutto con ”Onde” scritta originariamente per vibrafono e contrabbasso e proposta ad Armagh in duo con il pianista Caoimhin Vallely e quello del macedone Stefce Stojkovski, bravissimo sia alla gaida, al kaval ed al tambura, un cordofono suonato in questa occasione ad imitazione della cornamusa, ovvero con due corde nel ruolo di bordone e le altre due a costruire la melodia.

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BRIGHDE CHAINBEUL & SOPHIE STEPHENSON

Qui al WKPF il pubblico è sempre attento, sempre curioso verso le musiche alloctone come quelle del virtuoso piper iraniano Mohsen Sharifian con il suo strumento simbolo della cultura tradizionale dell’Iran meridionale; un set breve purtroppo per l’assenza del percussionista  – i due strumenti vanno suonati assieme – bravamente sostituito dal battito delle mani degli astanti, sempre a tempo naturalmente. Dalla vicina Scozia la piccola cornamusa di Brighde Chainbeul che ha accompagnato la bravissima danzatrice di step dance Sophie Stephenson (splendida esecuzione di un strathspey abbinato ad un reel) e dalla Galizia iberica Edelmiro Hernandez del cui set voglio assolutamente segnalare il set di tre “muneras” tradizionali ed originali. Alle 22, tutti alle session musicali ed alcoliche del Red Ned’s Bar, fino alla fine della individuale resistenza fisica …….. splendido inizio: ottima musica, nuove conoscenze, finalmente qualche pinta di quelle giuste.

continua …………….

 

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, nona parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, nona parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, nona parte)

ARENA, 9 – 10 GIUGNO 1891

IL TERREMOTO DEL 7 – SUI LUOGHI DEL DISASTRO

I DEPUTATI

Lo avevamo già ieri annunziato.

I deputati Miniscalchi e Poggi appena avuto sentore del disastro, partirono e si recarono sui luoghi. Giunsero ieri alle due a Tregnago, dove accompagnati dal Sindaco, dall’operoso segretario, dall’ing. del Comune, dall’assessore per Marcemigo, dal sig. Pieropau, dal medico Provinciale, visitarono tutte le case, una per una, portando conforto di parola e di buone promesse.

Tale era stato lo spavento provato dalla popolazione, che in tutte le case i letti si trovavano ancora nel medesimo stato in cui furono lasciati quando il terremoto fece scappare di casa gli abitanti. I deputati estesero la loro visita alle frazioni tutte, ed a Badia, riportandone profonda impressione. Essi largirono dal proprio per i più urgenti bisogni lire 600 a Tregnago e 400 a Badia Calavena riservandosi di chiedere ulteriori ed efficaci soccorsi al Governo.

I paesi visitati furono commossi dalle premure, dalla generosità degli egregi loro rappresentanti, ed ora attendono i risultati delle loro pratiche.

Intanto i sindaci provvedono a chiedere l’esonero della presente rata di imposta nell’aspettativa di quei provvedimenti che il Governo centrale non può mancare di prendere in favore delle popolazioni tanto profligate.

I deputati telegrafarono ieri in questo senso all’on. Pullè.

*

Particolari strani: la fontana che è in piazza della parrocchia a Tregnago, appena avvenuto i terremoto si seccò.

A Velo, a Giazza, a Roverè di Velo, poche ore prima del terremoto, e cioè verso sera, l’acqua delle fonti numerosissime era diventata torbida, dopo il terremoto è diventata cinerea, e sa grave odore e sapore di zolfo.

Gli abitanti della Giazza provarono indescrivibile terrore, appena avvenuto il terremoto, a vedere i massi staccarsi dalla Montagna e precipitare con enorme fracasso nelle vallate.

Un pastore di pecore che si trovava in piena montagna ad attendere al suo gregge, ci narrava che credette di impazzire. Vide le montagne intorno a lui muoversi, scuotersi, con rumore tremendo, e vide enormi pezzi di granito (si tratta dipietra calcarea, il granito non è presente nelle rocce lessiniche, n.d.r) staccarsi e venir giù rimbalzando, con rapidità vertiginosa. Credette fosse suonata l’ora della fine del mondo.

*

Riassumendo: noi abbiam creduto, dapprima, che si fosse esagerato nel descrivere i danni di Tregnago e Badia: oggi, dopo la nostra visita, non sappiamo se con questa descrizione affrettata siamo riusciti a dare un’idea esatta dell’entità del disastro.

*

ULTIMA ORA

Da Tregnago, 9, si scrivono:

Facendo seguito alle corrispondenze che vi ho precedentemente mandate, debbo segnalarvi il generoso contegno degli onorevoli Miniscalchi e Poggi, i quali, partiti immediatamente da Roma al primo avviso telegrafico del nostro sindaco, giunsero oggi fra noi alle ore 2 e mezza pomeridiane per portarci aiuto e conforto.

Gli onorevoli deputati elargirono del proprio Lire 600 pel Comune di Tregnago e Lire 400 per quello di Badia. Essi riportarono una impressione profonda del disastro avvenuto. Ci promisero tutto il loro appoggio per ottenere sussidi dal Governo sotto quelle forme che meglio di presteranno all’uopo.

Debbo segnalate pure la condotta esimia di tutti i carabinieri nel salvataggio dei sepolti di Marcemigo.

Gli abitanti di Tregnago sono oltremodo grati a codesto giornale per la generosa sua iniziativa nell’aprire una sottoscrizione pubblica. Essi nutrono viva fiducia che la carità cittadina risponderà generosa all’appello.

Anche da Milano ci giungono offerte, prima fra tutte quella di L. 100 dell’avv. G.B. Alessi.

Pur troppo dobbiamo constatare che i crepacci nelle case vanno allargandosi e che molte credute abitabili ora più non lo sono. Il timor panico è tale che a molti pare di sentire delle nuove scosse, probabilmente sarà effetto dell’agitata fantasia.

Anche questa notte tutta la popolazione dorme sotto le tende sebbene il tempo volga al piovoso.

Giungono al capoluogo del mandamento notizie sempre più gravi. A Vestena dobbiamo lamentare moltissime case inabitabili e 5 feriti, di cui alcuni gravemente.

IL PROF. GOIRAN CI COMUNICA:

Ieri alle 2 pom, leggera scossa, però sensibile, ondulatoria e sussultoria.

Dalle ore 7 pom. Alle ore 10 pom. Leggerissimo movimento senza interruzione: leggerissima scossa alle 10 pom.

Due leggere scosse alle 2,30 e 5 antim. Di oggi. (Goiran)

AIUTIAMO TREGNAGO E BADIA CALAVENA

La narrazione del disastro di Tregnago e da Badia che più sopra si può leggere, semplicità eloquente.

Sono numerose le famiglie che rimasero senza tetto per opera del terremoto, e grandi i sacrifici che altre moltissime famiglie dovranno per fare rendere ancora è nella sua abitabile la propria casa.

La maggior parte delle case distrutte o gravemente danneggiate appartengono a povera gente che non possedeva altro all’infuori di quelle quattro mura, delle poche amsserizie che rimasero distrutte o guaste e di un campetto.

E’ quindi la rovina, quella che presenta per tante famiglie.

Veniamo in loro soccorso, aiutiamole, leniamo la disgrazia con l’obolo nostro!

Noi ci rivolgiamo pertanto ai Veronesi fidenti che vorranno rispondere al nostro appello e che in brevi giorni faranno si che i fratelli di Tregnago e di Badia calavena abbiano a benedire il cuore dei cittadini di Verona.

Aprimo dunque la sottoscrizione a favore dei danneggiati dal terremoto in Tregnago e a Badia Calavena.

Lista di ieri L. 25

Offerte di oggi:

Battistella Luigi, albergatore alla Gabbia L. 20
Ferdinando Locatelli L. 5
Giuseppe Moosbrugger (Milano) L. 5
Chiesa e Comp. (Milano) L. 5
Pelagatti ved. Chiari (Parma) L. 5
Giorgio Giolioli (Livorno) L. 5
R. P. Fortuna (Lucca) L. 5
Stabilimento chimico di Passariano L. 5
Scaini Angelo (Udine) L. 5
E. Facheris e figlio (Grumello) L. 5
Avv. Aurelio Scudellari* L. 60
N. N. L. 4
Avv. Carlo Guglielmi L. 20
Fratelli Bonaldi L. 10
Avv. A. Danieli L. 10
Prof, Cav. Frizzo L. 5
Avv. Fontana L. 5
Galli avv. Carlo L. 5
Umberto Camuzzoni L. 10
TOTALE L. 214

* Queste L. 60 l’avv. Scudellari intende siano devolute metà a Tregnago , metà a Badia.

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

QUI LA QUINTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

QUI LA SESTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/10/terremoto-1891-quotidiano-arena-sesta-parte/)

QUI LA SETTIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/24/terremoto-1891-quotidiano-arena-settima-parte/)

QUI L’OTTAVA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/02/terremoto-1891-quotidiano-arena-ottava-parte/)

DALLA PICCIONAIA: BARRE PHILLIPS & ROBERTO ZORZI “Circolo Nadir, Padova. 24 novembre 2019”

DALLA PICCIONAIA: BARRE PHILLIPS & ROBERTO ZORZI “Circolo Nadir, Padova. 24 novembre 2019”

DALLA PICCIONAIA: BARRE PHILLIPS & ROBERTO ZORZI

“CIRCOLO NADIR, 24 novembre 2019”

di Alessandro Nobis

IMG_3692.jpgIl Nadir è un ospitale piccolo club del circuito ARCI a due passi dalla stazione ferroviaria di Padova, ricavato in quello che probabilmente fu un esercizio commerciale e gestito con grande entusiasmo e capacità. Diviso in due parti, una adibita a bar e l’altra ad auditorium con una quarantina di posti a sedere, ha una programmazione di concerti piuttosto nutrita, e l’appuntamento di domenica 24 novembre era uno di quelli da non perdere per nessun motivo visto che ospite della serata era nientedimeno che uno dei protagonisti dell’avanguardia musicale dell’ultimo mezzo secolo, il contrabbassista californiano Barre Phillips.

La sorpresa dell’ultima ora è stata quella della presenza di un prestigioso ospite, il chitarrista Roberto Zorzi che da sempre naviga nel mondo dell’improvvisazione non idiomatica e del rock più intelligente: ha aperto con un lungo brano il concerto con una chitarra, una serie di marchingegni elettronici e tante idee che si concretizzano e che si accavallano nell’alternanza di momenti più pacati ed altri più irrequieti. IMG_3693 2.jpgE’ questo un linguaggio musicale non di facile realizzazione se non sai “cavalcare” la tigre elettronica che ti può sovrastare e quindi dominare, ma questo non accade perché il chitarrista compositore veronese ha il totale controllo sulla pedaliera e sull’effettistica nonchè ovviamente sullo strumento da cui tutto prende forma, la chitarra elettrica.

Poi ecco il californiano Barre Phillips, una leggenda per parecchi dei presenti, uno che con un’altra leggenda come l’inglese Barry Guy ha negli anni sessanta rivoluzionato il modo di affrontare il contrabbasso portandolo dal jazz alla musica contemporanea e al concetto di improvvisazione assieme anche ad altri straordinari innovatori tra i quali non si può non nominare Derek Bailey.

A ottantacinque anni e con una carriera pluridecennale credo di poter dire che Phillips oramai è un tutt’uno con il suo strumento, suo inseparabile compagno di viaggio con il quale gioca, dialoga con tutte le sue parti ricavando suoni e rumori: basta un estemporaneo colpo di tosse e parte l’idea di un brano che poi si sviluppa, una serie di note pizzicate o di carezze con l’archetto e le idee fluiscono, non replicabili come lo sono queste performance.

Lungo applauso a fine concerto e poi quello che molti si auguravano accadesse accade, ovvero il set in duo: una ventina di minuti creati da due musicisti che non avevano mai collaborato e nemmeno conosciuto (questo non è proprio vero visto che Zorzi qualche decennio fa organizzò a Verona con un concerto con la Company di Derek Bailey), il dialogo e quindi la musica che scorre fluida, il reciproco radicalismo si scioglie e la voglia di assecondare e di interloquire tra i due crea per la durata del set un universo musicale nuovo che si apre con la prima nota e si chiude definitivamente con l’ultima. E’ l’essenza della musica improvvisata verrebbe da dire (l’ho detto, n.d.r.).

Il pubblico ha apprezzato i tre set, e mi piace sottolineare la grande attenzione ed il perfetto silenzio che hanno accompagnato le performance: una serata che i fortunati e lungimiranti presenti non dimenticheranno, sia quelli arrivati appositamente per Phillips anche da fuori Padova che quelli mossi da curiosità – dote rara di questi tempi … – e premiati dalla qualità delle performance di uno dei colossi dell’improvvisazione radicale e di un musicista che percorre pervicacemente un personale sentiero musicale arduo, lontano dai riflettori ma graditissimo a quanti sono disposti a concentrare la loro attenzione sul suo progetto musicale.

 

 

GOSPEL BOOK REVISITED “STAY WILD. LIVE ON TOUR 2017 2018”

GOSPEL BOOK REVISITED “STAY WILD. LIVE ON TOUR 2017 2018”

GOSPEL BOOK REVISITED

“STAY WILD. LIVE ON TOUR 2017 2018”

ULTRA SOUND Records. CD, 2018

di alessandro nobis

I trenta minuti di questo “Stay Wild” sono un esempio di come si possa suonare del blues elettrico senza cadere nell’autoreferenzialità e nella ripetizione calligrafica di questo genere musicale che già per conto suo è schematizzato, quasi blindato da regole ferree. Già mi aveva fatto saltare dalla sedia il precedente lavoro (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/18/gospel-book-revisited-wont-you-keep-me-wild/), ma questo live dimostra come sia aggressivo, quadrato, senza fronzoli ed allo stesso tempo ricercato e ricco di riferimenti il suono dei quattro che compongono i “Gospel Book Revisited”, ovvero Camilla Maina (voce), Umberto Poli (chitarra), Gianfranco nasso (basso) e Samuel napoli (batteria).

La band torinese attraversa il tempo e lo spazio senza fare tanti complimenti e con gran coraggio affianca in modo direi superbo lo spiritual, il blues dei “padri fondatori” fino ad arrivare a toccare i derivati del cosiddetto movimento del “British Blues” e, va sottolineato con forza, propongono composizioni originali che si innestano senza alcun attrito nella scaletta. “Roll Jordan Roll” (proveniente dalla raccolta Roud al numero 6697) che apre il disco rispettosamente e filologicamente  eseguito  da Camilla Maina ci riporta alle origini della musica afroamericana, il brano di Leo “Bud” Welch “I don’t Know My Name” è eseguito con una veste credibilmente “rock” e nel quale spicca un bel solo di Umberto Poli, “When the Levee Breaks” con l’inserto del gospel “John the Revelator” è il brano che non t’aspetti ma che viene presentato in una veste che pur rispettando in pieno la scrittura di Page e Plant dà la misura della qualità del lavoro che questo quartetto torinese propone. E poi ci sono gli originali, su tutti la ballad “Mary and the Fool”, davvero una notevole ed ispirata esecuzione.

Peccato che il concerto non sia stato proposto in modo integrale, chissà …….

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, ottava parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, ottava parte)

TERREMOTO 1891 (ottava parte)

ARENA, 9 – 10 GIUGNO 1891

IL TERREMOTO DEL 7 – SUI LUOGHI DEL DISASTRO

A BADIA CALAVENA

In proporzione della popolazione e dell’abitato, Badia Calavena è forse maggiormente danneggiata di Tregnago.

La strada che vi si adduce è in moltissimi punti spaccata longitudinalmente, e specialmente nelle vicinanze del ponte Zanatti, lo stesso ove or è un mese accadde una disgrazia di cui i nostri cronisti si sono a suo tempo occupati.

Un lungo muro di cinta che costeggia detta via è per la maggior parte battuto in breccia. Anziché aprirlo dall’alto o sfasciarlo, il terremoto ne ha asportato, divelto i massi più compatti, producendovi delle larghe feritoie.

Andiamo subito al gruppo d case crollate.

Non rimangono in piedi che due pezzi di muro, ma talmente pericolanti che il temente Biancolini procede alla loro demolizione come ha già abbattuto due case a Cogòlo ed altre a Badia.

Nella prima di queste case rimasero sepolti 6 individui. Ecco il racconto del fatto come lo abbiamo udito dalla viva voce del vecchio Cunico Vincenzo, capo della famiglia.

Erano appena suonate le due, ed io ero sveglio, quando udii un forte tuono. Oh! Dissi fra me, sparano le cannonate a Verona! E non mi mossi. Ma un momento dopo odo un’altra cannonata, poi una scossa terribile. Faccio per alzarmi, ma nell’istante medesimo tutto si mette in movimento, i muri si aprono, il tetto cade, e noi, uomini, donne, bambini siamo trascinati nella rovina fino al piano terreno. Su l principio non potevo muovermi. Udivo le grida disperate di mia moglie, vecchia, dei miei figli, dei nipoti e della mia nuora, che invocavano aiuto, ma io ero impigliato nelle macerie, ed avevo un braccio che mi faceva molto male. Finalmente un mio figlio riesce a liberarsi dai rottami, giungono altri del paese, e tutti insieme, con molta precauzione, riescono a salvarci tutti. Mia moglie, poveretta, aveva la testa tutta sanguinante; mia nuora la faccia, un braccio ed una gamba tutti spellati, e i bambini poche contusioni. Questi furono salvati da mio figlio, che è il loro padre, camminando carponi sotto le travi rimaste sollevate, in mezzo alla polvere ed ai rottami, fini ad un angolo dove la Provvidenza di Dio li aveva gettati, al riparo dai sassi. Si figuri che mia nuora aveva in letto un bambino che ha messo al mondo da 22 giorni! Oh! Faremo un quadro alla madonna!

E il povero vecchio, nel por termine al racconto, si asciugava una lacrima.

Se mai si può dire infatti che un miracolo vi sia stato è in questa occasione.

Bisogna vedere quel mucchio di macerie per non saper comprendere in qual modo si sieno potuti salvare, con ferite relativamente leggiere, i sette sepolti.

Nella casa a ridosso di questa, pure caduta, dal primo piano, di cui rimase in piedi una decima parte appena, pendono mobili, materassi di paglia, indumenti, che nessuno osa di ritirare perché si esporrebbe, ove un sasso solo venisse mosso, a rimanere seppellito.

Più giù, nella splendida valletta a cui sovrasta la Chiesa di San Pietro, havvi un’altra casa a mezzo sfasciata. Era abitata da Baldo Giuseppe, da sua moglie e da 4 bambini.

Il Baldo era già in piedi, appoggiato al comò, da cui estraeva un oggetto, quando sopraggiunse la scossa. Dapprima narra di essere rimasto senza voce ma poscia, quando vide i muri spaccarsi, e udì il tetto precipitare sul piano superiore, divenne come pazzo, si precipitò alla porta, che non potè aprire perché s’era contorta, ruppe allora i vetri della finestra e si mise ad urlare al soccorso. Intanto, racconta. Sentiva il pavimento del piano superiore scricchiolare sotto il peso del caduto, vedeva la luce attraverso i muri che lentamente si aprivano, ed afferma che, coi bambini attorno a sé, provò le torture dell’agonia. Finalmente una donna udì le sue grida, appoggiò una scala alla finestra, e per di là si salvarono tutti.

Era tempo. Due secondi dopo il piano superiore rovinava!

E di questi aneddoti, l’uno più dell’altro emozionante, ne avremmo diecine da narrare se non ci mancassero ormai lo spazio e ……….la lena.

Fatto sta che tutta Badia è un crepaccio, una distruzione; che il Municipio è in piedi per caso, poiché i muri si sono talmente staccato e sconnessi, da inorridire a mettere i piedi nella camere; che la casa del segretario e assolutamente irriducibile, in una rovina completa; che la frazione di Trettene è addirittura distrutta; la frazione di Riva ha una casa caduta; e che andando più nella valle, a Roverè di Velo, per ogni casa si trova la desolazione, e a Vestena si trovano cinque feriti.

Il bilancio di Badia è semplice ma spaventevole: 16 case crollate una ventina da abbattere, tutte le altre inservibili, e miseria su tutta la linea.

*

Nell’abbandonare quei luoghi così ridenti per splendore di natura, ed oggi tanto colpiti dalla disgrazia, si trova uno stringimento di cuore perché dietro al partente rimane un cumulo di dolori, di patimenti lunghi, di povertà impotente, di lacrime che solo la carità potrà asciugare.

Aiutiamo i nostri fratelli, o Veronese, o Italiani, soccorriamoli, perché urge il bisogno, e la sciagura è immensa!

 

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

QUI LA QUINTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

QUI LA SESTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/10/terremoto-1891-quotidiano-arena-sesta-parte/)

QUI LA SETTIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/24/terremoto-1891-quotidiano-arena-settima-parte/)

 

 

 

 

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

Autoproduzione. CD, 2019

di Alessandro Nobis

29994-1024x918.jpgQuesto brillante “Elizabeth Nee Ellis” è la seconda autoproduzione del piper dublinese Gabriel “Gabby” Fitzgerald che segue il precedente “Black Dog Island” del 2017. Veramente considerare Fitzgerald solamente un “piper” è del tutto limitante nei suoi confronti: l’appellativo di polistrumentista e compositore sono a mio avviso i termini più adatti a definire questo musicista irlandese che nei panni di specialista delle uilleann pipes evidentemente si sentiva un po’ sacrificato. Ottimo piper, ma anche un ottimo songwriter ed un altrettanto ottimo suonatore di bouzouky e flauto, di armonica a bocca, mandolino e chitarra. Anche se in queste registrazioni si fa accompagnare da musicisti ospiti, l’impressione è che dal vivo sia perfettamente in grado di presentare il programma di questo lavoro, dedicato alla madre, nella maniera più efficace possibile.

Mi piace definire “Elizabeth Nee Ellis” una sorta di compendio della musica irlandese dei nostri giorni per la varietà delle tipologie musicali che Fitzgerald ha con grande sensibilità messo assieme: il canto narrativo, la ballata autobiografica di “Down on my street” e di “My suitcase and me”, c’è l’ispirazione della tradizione in “Tribute to Liam O’Flynn” e di “Stariling Murmurations” c’è il brano in due parti, il più significativo del disco che a mio modesto avviso riflette perfettamente il lavoro di Gabriel Fitzgerald, un tributo alla madre Elizaberth Née Ellis: la prima parte è una evocativa slow air magistralmente eseguita alle pipes, la seconda con le ulleann accompagnate dal bozouky in una suite di una Marcia e della Jig “Flight to Eternity” che racconta il “passaggio” della madre.

E’ vero, Gabby Fizgerald non è ancora conosciuto in Italia, ma può essere preso come esempio del folto numero di musicisti irlandesi che svolgono un lavoro egregio di nuova composizione e tradizione al momento lontani dallo sfolgorante music-business: clubs, piccoli festivals, uso intelligente dei social: scoprirlo per me è stato un grande piacere e se anche voi avrete un po’ di curiosità sarete d’accordo con me.

https://www.facebook.com/gabby.fitz1?fref=search&__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARAaZnmGqfM8jE8iMYKnp9enCbzy7jAP_iL-2DG03PUch8g11cLyJt3rOQahfDD2J-Kg3D745fTD3Tqi

 

www.gabbyfitzgeraldmusic.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIOVANNI GHIZZANI “Lost in the Supermarket”

GIOVANNI GHIZZANI “Lost in the Supermarket”

GIOVANNI GHIZZANI “Lost in the Supermarket”

DODICILUNE RECORDS CD Ed432, 2019

di Alessandro Nobis

Non succede così frequentemente nel mondo della musica afroamericana che una cantante scriva con questa qualità della musica assieme ad un pianista e abbia come compagni di viaggio una sezione ritmica (il pianoforte di Ghizzani titolare del combo, il contrabbasso di Kim Baiunco e la batteria di Giuseppe Sardina) e due strumenti solisti come il sassofono e la chitarra. Penso di poter definire Anaïs Del Sordo atipica per la sua capacità improvvisativa come atipica è la sua scelta di destinare alla voce – la sua –  la parte di un altro strumento solista. Non è quindi in questo “Lost in the Supermarket” il gruppo ad accompagnare la voce solista, ma la stessa voce che entra a far parte del quartetto o quintetto, nelle quattro tracce alle quali danno il loro decisivo apporto il chitarrista Alain Pattitoni o il clarinettista Daniele D’Alessandro.

Certo siamo nel mondo del mainstream, ma di quello che preferisco, ovvero quello disegnato partendo dalla propria cultura musicale e dalla propria sensibilità, e mi sembra inutile parlate di preparazione musicale dei musicisti, viste l’intensità e l’interplay che emergono ascolto dopo ascolto. Ghizzani scrive la musica, Anaïs Del Sordo le parole e le “improvvisazioni” – e lo dico sapendo di comporre un ossimoro -; mi sono piaciute le due parti di cui è composto “Flows” con la sottile intro del piano ed il vocalizzo della voce che caratterizzano la prima parte e l’incalzare della ritmica che apre la seconda con un bel solo di Anaïs Del Sordo. Notevoli l’eterea ballad che segue, “Hope” e “Living for Tomorrow” con il brillante e lungo solo di voce che anticipa quelli del pianoforte e della chitarra “sporca” di Alan Pattitoni, brillante strumentista che in seguito dialoga con la voce.

 http://www.dodicilune.it