W. B. TILMAN “Mischief, viaggi in Artide e in Antartide”

W. B. TILMAN “Mischief, viaggi in Artide e in Antartide”

W. B. TILMAN “Mischief, viaggi in Artide e in Antartide” (499)

MARE VERTICALE EDIZIONI, PAGG. 270, € 20,00

di Alessandro Nobis

A qualche mese di distanza dalla pubblicazione del volume di Jean Baptiste Charcot “Nei mari della Groenlandia e il naufragio” la casa editrice Mare Verticale ha dato alle stampe la traduzione italiana del diario di viaggio pubblicato in lingua originale nel 1966 di Harold William Bill Tilman (1898 – 1977), instancabile avventuriero, alpinista ed esploratore che raggiunse le cime del monte Kenya, del Ruwenzori e del Kilimangiaro; in Himalaya salì il Nanda Devi e arrivò quasi a scalare nel 1938 la vetta del Monte Everest dedicandosi poi alla navigazione dei mari polari con il suo vascello Mischief alla ricerca di vette inviolate in quelle terre circondate da acque perigliose.

In questo avvincente volume Tilman ci racconta di quattro sue spedizioni, ovvero quelle nella Baia di Baffin (maggio – settembre 1963), in Groenlandia (maggio – settembre 1964), nell’Isola di Heard (novembre 1964 fino al marzo dell’anno seguente) ed infine ancora in Groenlandia (giugno – settembre 1965), tutte a bordo del Cutter “Mischief”, costruito a Cadiff nel 1906, stazza di 29 tonnellate con un motore ausiliario di 40 HP, progettato per navigare nelle tormentate acque del canale di Bristol ma con la chiglia non rinforzata adeguatamente per contrastare eventuali tratti con il mare ghiacciato.

mischief_tilman_a54559152637ac1e93a064489826113cAnche se effettuati nel secolo scorso, visto l’equipaggiamento di Tilman e la pericolosità dei mari da lui frequentati, sembra di leggere un diario di bordo del 18° secolo quando i navigatori cercavano in modo  pioneristico il leggendario “Passaggio a Nord Ovest”; un diario preciso – come deve esserlo – che si legge in modo piacevole sia grazie alla descrizione puntuale delle genti incontrate – come gli abitanti delle Faer Oer e dell’Islanda – ed anche ai commenti ironici di cui è condito.

Una dozzina di anni più tardi, per essere precisi nel 1977, durante una tappa per raggiungere l’Antartide, Tillman si inabissò con l’imbarcazione e tutto l’equipaggio tra i flutti nel tratto di oceano tra Mar Del Plata e le Isole Falkland / Malvinas mentra era al comando della “En Avant” con a bordo alpinisti che avrebbero dovuto scalare la cima di Smith Island.

 

DALLA PICCIONAIA: Olaf Otto Becker “Above Zero”

DALLA PICCIONAIA: Olaf Otto Becker “Above Zero”

DALLA PICCIONAIA: Olaf Otto Becker “Above Zero”

Galleria MarcoRossi artecontemporanea,  Verona

18 novembre 017 – 27 gennaio 018

di Alessandro Nobis

E’ stata inaugurata sabato 18 novembre alla Galleria MARCOROSSI artecontemporanea diretta da Francesco Sandroni, in Via Garibaldi a Verona, “Above Zero”, esposizione del fotografo tedesco Olaf Otto Becker che raccoglie alcuni dei suoi scatti effettuati all’interno della calotta glaciale della Groenlandia tra il 2007 ed il 2008; in effetti una serie di immagini dedicata alla grande isola dell’Atlantico Settentrionale avrebbe dovuto intitolarsi “Below Zero”, e così sarebbe stato se fosse stata pensata e realizzata anche solo trenta anni fa.

“Above Zero” dà quindi immediatamente l’idea del significato e dell’importanza di queste testimonianze fotografiche: “Sopra Zero”, quando il ghiaccio si scioglie, quando la calotta glaciale perde volumetria e restituisce sotto forma liquida ciò che aveva accumulato in centinaia di migliaia di anni.

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Foto di Olaf Otto Becker

Olaf Otto Becker è un fotografo d’altri tempi, in tre anni ha percorso con un gommone, una slitta e novanta chili di attrezzatura fotografica (un banco ottico) le coste e l’interno della Kalaallit Nunaat, la “terra degli uomini” rischiando anche la vita per portare a conoscenza del pubblico la situazione nella quale si trova la calotta glaciale grazie soprattutto all’inquinamento dell’atmosfera ed all’effetto serra. Fotografie di grandissimo e di piccolo formato dalla altissima definizione e stampate in limitatissima tiratura, fotografie che illustrano il percorso svolto lungo uno dei fiumi glaciali, fotografie di acque di fusione, fotografie di grande fascino e bellezza e fotografie soprattutto a colori: quattro per l’esattezza, l‘omogeneo grigiore del cielo della luce estiva perenne, il bianco latteo del ghiaccio, il turchese delle acque ed infine  l’inquietante nero dei residui della “black snow”, fiocchi di neve condensati attorno alla nera cenere risultato di incendi boschivi di chissà quale parte del mondo, oggi presenti su vasti spazi dell’isola e che negli splendidi scatti di Becker coprono le “sponde” del torrenti e dei fiumi.

L’uomo fisicamente non c’è in questi scatti, però come detto c’è il risultato della sua dissennata attività studiata dai glaciologi dello Swiss Camp, documentato da un’altra affascinante serie di scatti che si trovano sul volume “Above Zero” pubblicato da Hatje Kantz nel 2009.

Una mostra che val davvero la pena di visitare, dove si incrociano la grande capacità tecnica di Becker fotografo (scelta del formato e della carta cotone su cui stampare, dell’esposizione, dell’inquadratura) con il preziosissimo valore geo-documentaristico delle immagini che ci forniscono un’immagine di una Groenlandia e della sua natura inaspettatamente e tristemente “contaminata”.

La mostra, ad ingresso libero, è visitabile dal martedì al sabato (10:00 – 12:30 e 15:00 – 19:00) e nei giorni festivi su appuntamento. Fino al 27 gennaio 2018.