MARCO TUMA “La Vita Semplice”

MARCO TUMA “La Vita Semplice”

DODICILUNE RECORDS. CD ed374, 2017

di Alessandro Nobis

L’armonica cromatica, nel jazz, ha sempre goduto di poco spazio ed altrettanto poco seguito tra i musicisti a parte, e dico un’ovvietà, quella astrale del belga Toots Thielemans. Pertanto questo lavoro del leccese Marco Tuma – armonicista ma anche fine flautista e sassofonista oltre che compositore – suona come una novità almeno per l’ambiente jazzistico italiano. Ad un attento ascolto “La vita semplice” non è “un disco semplice” non tanto per l’estrema gradevolezza che si prova al suo ascolto, ma per la raffinata combinazione degli strumenti e quindi delle soluzioni timbriche scelte per ogni singolo brano. E’ una sfida singolare, un’alternanza calibrata e perfetta tra l’amore per la migliore musica sudamericana d’autore e la propria capacità compositiva; dieci brani, ben sette escono dalla penna di Tuma e tre sono “visite private” negli spartiti di Viniciùs De Moraes, Antonio C. Jobim e Baden Powell e del parigino Michel Legrand. Tra i primi vi segnalo l’introspettivo “Aprile”, il brano che apre “La Vita Semplice” eseguito dal trio pianoforte (Giuseppe Magagnino), violoncello (Redi Hasa) ed armonica, “Neruda Mon Amour” con Tuma anche al flauto ed il bellissimo suono del piano elettrico e “Waltz for Berry”, tra i secondi un’efficace “Eu sei que vou te amar” della premiata ditta Jobim – De Moraes introdotta dalla chitarra (Claudio Tuma) e con il recitativo di Giuseppe Tarantino”.

www.dodiciluneshop.it

Annunci

DUCK BAKER “Shades of Blue”

DUCK BAKER “Shades of Blue”

DUCK BAKER “Shades of Blue”

FULICA RECORDS FCD – 102, 2016

di Alessandro Nobis

Questa è la seconda pubblicazione per la Fulica Records di materiale registrato dal chitarrista americano Duck Baker nel corso della sua carriera (della prima ve ne avevo parlato qui:  https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/07/02/duck-baker-trio/): per questo “Shades of Blue” Baker ha selezionato materiale che cronologicamente copre il periodo che va dal 2000 al 2015, registrato in varie locations e con diversi musicisti. baker 1E meno male che Baker ha registrato tutte queste sessions, perché la musica da lui accuratamente selezionata è di gran valore e, pur essendo stata registrata in periodi diversi, dà una chiara, ulteriore visione alla cultura musicale di questo chitarrista fingerpcking: “Shades of Blue” è “americana”, è musica che include il jazz, il blues, la tradizione bianca insomma tutto il meglio di ciò che nel XX° secolo si è formato nel mondo musicale d’oltreoceano, il tutto naturalmente condito dalla tecnica sopraffina condizione essenziale per riuscire a smontare e rimontare quei repertori come solo Duck Baker sa fare. “Lady sings the blues” (2004) in compagnia di una leggenda come Roswell Rudd al trombone, “The Happenings” (2000) con Carla Kihistedt al violino e Ben Goldberg al clarinetto, lo straordinario duetto con il chitarrista hawaiano Ken Emerson nel conclusivo “Buddy Bolden’s Blues” (2003) – peccato non sia stato pubblicato nulla del duo –  e “Crawl, don’t walk” (2015) in compagnia di due leoni dell’improvvisazione britannica come Alex Ward e John Edwards i brani che più mi sono piaciuti. Gran bel lavoro, che precede “The Preacher’s Son” del quale vi parlerò prossimanente.

La “fruia” di Baker funziona ancora alla grande.

http://duckbaker.com

 

PAOLA ARNESANO & VINCE ABBRACCIANTE “MPB!”

PAOLA ARNESANO & VINCE ABBRACCIANTE “MPB!”

PAOLA ARNESANO & VINCE ABBRACCIANTE “MPB!”

DODICILUNE DISCHI Ed366, CD 2017

di Alessandro Nobis

Quando la fisarmonica finisce nelle mani di musicisti come Gorni Kramer, Gianni Coscia, Thomas Sinigaglia o Fausto Beccalossi (i primi due per essere parte fondamentale del jazz italiano, i secondi per la loro vicinanza geografica ma soprattutto per la loro bravura) e naturalmente in quelle del pugliese Vince Abbracciante, si scrolla di dosso in un battibaleno tutti quei luoghi comuni che da decenni le sono stati appiccicati. Niente fiumi di note per esternare un virtuosismo fine a se stesso, ma invece grande meticolosità nella ricerca per la melodia, sempre esposta con grande gusto e raffinatezza.

Questi tredici brani che costituiscono “MPB!” (Musica Popolare Brasiliana”) ad esempio sono una tavolozza delle molteplici sfumature cromatiche della terra sudamericana e degli autori che l’hanno fatta conoscere ovunque e che hanno contribuito a contaminarla ed a fare in modo che contaminasse altri linguaggi musicali, come il jazz per esempio. Bastano la convincente, precisa e calibrata voce di Paola Arnesano e la straordinaria fisarmonica di Vince Abbracciante, non serve un’intera orchestra per raccontare le storie di Antonio Carlos Jobim, di Chico Buarque de Holanda o di Vinicius De Moraes e Milton Nascimento: bastano la passione, il rispetto verso questi autori e la voglia di mettersi in gioco che i due musicisti hanno “messo sul piatto” per la realizzazione di questo davvero ottimo lavoro.

Per ragione molto affettive comunque il brano che più mi è piaciuto è “O Sonho”, del – per me – fantastico Egberto Gismonti, un brano dei suoi inizi (1969, il disco era appunto  “O Sonho”) prima che catturasse l’attenzione di Herr Manfred Eicher. Il resto della storia di Gismonti lo sapete…………….

“Mi tocca” fare ancora una volta i complimenti alla Dodicilune, davvero. Fossi il direttore di un VeronaFake Jazz Festival li inviterei………..

 

www.dodicilune.it

 

 

 

NANA VASCONCELOS “Saudades”

NANA VASCONCELOS “Saudades”

NANA VASCONCELOS “Saudades”

ECM 1147, 1980

di Alessandro Nobis

Il 9 marzo se ne è andato anche lui, il percussionista compositore Nana Vasconcelos, classe 1944. E senza ripercorrerne la straordinaria carriera, vi confesso solamente che con Colin Walcott sono venuti così a mancare due tra i musicisti che più ho apprezzato non solo per avere sempre avuto la capacità di farmi viaggiare (in senso salgariano) ma soprattutto per la loro capacità sciamanica di riuscire a far “parlare”, “urlare”, “sussurrare” gli strumenti che mai come in questa occasione posso definire “ancestrali”.

Naná_VasconcelosPertanto, vi consiglio caldamente di andarvelo ad ascoltare (https://www.youtube.com/watch?v=Xl7ONKSm0mI) questo disco registrato nel 1979 prodotto dall’allora coraggiosissimo Manfred Eicher; certo, perché mettere sul mercato un LP con lunghi brani per solo berimbau o per berimbau ed orchestra voi come lo chiamereste se non coraggio?

Ma c’è molto di più, c’è l’estro compositivo e gli arrangiamenti orchestrali del suo grande amico Egberto Gismonti per l’Orchestra Sinfonica della Radio di Stoccarda, ci sono le improvvisazioni, i suoni, le voci, i richiami del Brasile più autentico, la “presenza” degli spiriti nativi che ci ricordano le loro condizioni attuali.

Un lavoro che ti catapulta lontano nel tempo, decidi tu se verso il futuro o verso il passato, che nasconde il fascino di una musica che tutti abbiamo nascosto da qualche parte nell’anima.

Grandioso.