SUONI RIEMERSI: KORNOG “Ar Seizh Avel”

SUONI RIEMERSI: KORNOG “Ar Seizh Avel”

SUONI RIEMERSI: KORNOG “Ar Seizh Avel / On Seven Winds”

GREEN LINNET, CD,  1985

di Alessandro Nobis

Questo “On Seven Winds” è il terzo album dei meravigliosi Kornog, a mio avviso il più significativo gruppo tra quelli emersi dal fenomeno del folk revival di matrice celtica ed in particolare bretone, con i loro cinque album incisi tra il 1983 ed il 2000 (“Kornog”, 1983 –  “Premiere: Live in Minneapolis”, 1984 –  “Ar Seizh Avel”, 1985 – “Kornog IV”, 1987 ed infine “Korong”, 2000); il loro repertorio fatto di una combinazione di temi a danza e ballate, i perfetti arrangiamenti che rinnovano una tradizione secolare, in una parola il suono d’insieme li rendeva unici, senza contare il livello artistico dei loro componenti ovvero il violinista Christian Lemaitre, il chitarrista Soig Siberil, il flautista Jean-Michel Veillon ed il cantante e suonatore di bozouky, lo scozzese Jamie McMenemy (uno dei co-fondatori anche della davvero leggendaria Battlefiel Band) che in seguito hanno partecipato ad altri progetti musicali di altissimo livello, un nome su tutti Pennoù Skoulm.MI0001957227

La raffinatezza e dolcezza di “Trip to Flagstaff” (scritta a quattro mani da Siberil e McMenemy), i due set di “Gavotte”, (il secondo eseguito dal solo Lemaitre), il Kan ha diskan di “Toniou Bale”,  la danza in 7/16 della danza bulgara “Varbishka Ratchenitza” e la rivisitazione della Child Ballad 59 (Sir Aldingar) cantata da McMenemy che sembra uscita dal repertorio della Battlefield delle origini sono solo alcuni dei tratti più significativi di questo splendido disco di un gruppo che, ne sono certo, ha stimolato molti giovani musicisti bretoni allo studio ed alla pratica della tradizione musicale della Bretagna.

Un disco il cui ascolto dopo trentatre anni mantiene integra la sua bellezza ed il suo fascino.

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POL HUELLOU “The Lost Agenda”

POL HUELLOU “The Lost Agenda”

POL HUELLOU “The Lost Agenda”

GOASCO MUSIC PRODUCTION CD, 2017

di Alessandro Nobis

Jean Pol Huellou è un musicista e cantante bretone, appassionato sì della tradizione della sua terra ma anche cultore di quella d’Irlanda; soprattutto è un alchimista sonoro a cui piace “confondere” le idee di chi ascolta con scelte che paiono azzardate solamente al primo ascolto e che in seguito diventono affascinanti ed intriganti. Per questa sua recente produzione “The Lost Agenda” si è circondato di amici musicisti di gran capacità e valore che condividono il suo percorso, cito qui solamente il chitarrista Gilles Le Bigot, l’irlandese David Hopkins (al bodhran) e Rèmi Chauvet a.k.a. “Myrdhin”, uno degli arpisti responsabili della rinascita del’arpa celtica bretone; si è circondato soprattutto da un arsenale di strumenti dalle più disparate provenienze come il liuto arabo, il sanza (idiofono africano antesignano della kalimba), il flauto diritto giapponese shakuchachi, il banjo oltre naturalmente a quelli normalmente utilizzati nella musica di derivazione popolare, decidendo volta per volta gli arrangiamenti ed i “suoni”. Nell’”agenda” troviamo un repertorio piuttosto eterogeneo ma reso del tutto godibilissimo dall’equilibrio trovato dallo stesso Huellou; prendiamo ad esempio “The Star of the County Down” dove si sceglie di renderla strumentale affidando la melodia al banjo rendendola ancora più esotica grazie alla sanza o l’autobiografica e suggestiva “The Town i loved so well” scritta da Phil Coulter che narra la sua vita a Derry prima e dopo “The Troubles”, l’inaspettato quanto stupendo arrangiamento di “Fortune My Joy” di John Dowland e termino con il medley di O’Carolan “Planxty Irvine – Sé Bheag Sé Mhor” ed il blues “Moi J’m’ennuie” cantato da Michèle Kercoas con un notevole arrangiamento di clarinetto.

Un lavoro di rara raffinatezza, peccato che probabilmente non verrà mai distribuito su grande scala: si può contattare l’artista su Facebook o contattandolo su artforpeace@wanadoo.fr

 

 

 

SOÏG SIBÉRIL “Habask”

SOÏG SIBÉRIL “Habask”

SOÏG SIBÉRIL “Habask”

Coop Breizh CD, 2017

di Alessandro Nobis

Tutti abbiamo le nostre preferenze: la mia, nella categoria “chitarristi acustici di area bretone”, è rappresentata da Soig Siberil classe 1955, parigino e co-responsabile di alcune delle più fulgide perle che il movimento del folk revival di questa nazione celtica abbia sin qui prodotto: cito solamente Pennoù Skoulm, Kornog e Gwerz. Può bastare? No, perché parallelamente ha svolto e svolge la sua attività solistica ed in piccoli combos con altri chitarristi e con altri strumentisti; è il mio preferito in quanto a mio avviso è il più vicino alla tradizione e per la sua capacità di scrittura di brani che ad essa si ispirano, mantenendo così questo sottile filo che unisce modernità e cultura popolare, oltre ad essere, naturalmente, finissimo e cristallino interprete della chitarra acustica.

Questo “Habask”, a parte qualche intervento del chitarrista Patrice Marzin, è stato registrato in completa solitudine e le dodici tracce sono acquerelli che ci portano ora in Irlanda, ora naturalmente in Bretagna: reels, gavotte, marche vicino ad arrangiamenti di brani altrui come le splendide citazioni di “Both Sides Now” di Joni Mitchell e “The Peaceful Jorney” del gallese Dylan Fowler, altro finissimo fingerpicker compagno di Siberil nel Celtic Guitar Trio (il terzo è lo scozzese Ian Melrose).

Ancora un gran bel disco per Soig Siberil e per la Coop Breizh, etichetta che da decenni segue, promuove e produce la miglior musica tradizionale – e di derivazione – che viene da quella straordinaria terra che è la Bretagna.

 

LOÏC BLÉJEAN AND TAD SARGENT

LOÏC BLÉJEAN AND TAD SARGENT

LOÏC BLÉJEAN AND TAD SARGENT

“Loïc Bléjean and Tad Sargent” autoproduzione CD, 2017

di Alessandro Nobis

La collaborazione tra il piper bretone Loïc Bléjean ed il chitarrista londinese (ma di famiglia originaria della Contea di Mayo) Tad Sargent nasce quattro anni or sono in quel di Londra e si è concretizzata con la pubblicazione di questo lavoro che esprime tutta la passione dei due per la musica irlandese ma esprime anche dell’altro, ovvero la ricerca di attualizzare un repertorio ricchissimo, affascinante e come tutti gli estimatori del genere sanno, straordinario ed in continua evoluzione grazie ai numerosi giovani musicisti e non solo che lo perpetuano secondo le loro personalità.digipack_3_volets_1CD_centre

Questa musica è un omaggio appunto alla tradizione: suonata nel migliore dei modi, con un interplay davvero eccellente – grazie anche alla tecnica sopraffina di Blejean e di Sargent – ed alcuni spunti che mi hanno letteralmente “steso” come i soli della uillean pipes ad esempio nel medley “Fanch’s cider”; l’utilizzo che Blejean fa della cornamusa irlandese è davvero originale, come già avevo segnalato in occasione della recensione del magnifico “Celtic Project” dei Boclè Brothers – ma lì c’è la sezione ritmica che swinga alla grande – e qui, in duo la cosa si fa più difficile ma anche più gustosa ed originale.

Le riletture al John Spillane di “Dunnes Store Girl”, del Richard Thompson di “Beeswing”, gli omaggi ai colleghi pipers Dave Spillane e Paddy Keenan ed una buona dose di tradizionali tra i quali segnalo “Bo Mhin Na Toitean” (incisa di recente anche da Cillian Vallely) e “Sliabh na mBan” (un solo di pipes con la zampata d’autore dell’hammondista Jean-Baptiste Boclè) sono i momenti a mio avviso che meglio danno la chiara visione del bel progetto di Loïc Bléjean e Tad Sargent; che inizia con un’attento e doveroso tributo al grandissimo flautista degli Altan Frankie Kennedy, scomparso nel 1994; sarebbe stato felice di questo omaggio, e magari lo avrà anche ascoltato e gradito.

 

 

MORENN “Morenn”

MORENN  “Morenn”

MORENN  “Morenn”

VOCATION RECORDS CD, 2016.

di Alessandro Nobis

Dopo tanti anni passati ad ascoltare musica, una cosa – una delle tante invero – ancora mi rimane misteriosa, ovvero il motivo per cui alcuni pipers bretoni si dedicano con così tanta attenzione e dedizione al repertorio “Pibroch”, lunghe composizioni caratterizzate da melodie fisse e numerose variazioni per cornamuse delle Highlands scozzesi, il cui primo esecutore pare sia tale Donald Mor MacCrimmon vissuto tra il 1570 ed il 1640.

Conoscevo già bene l’arte di Patrick Molard, ed al William Kennedy Piper Festival ho avuto la fortuna di assistere ad un concerto del trio di Xavier Boderiou, anche se in quell’occasione novembrina il repertorio era lontano dalla musica pitbroch, protagonista invece di questo bel lavoro d’esordio.

Ma mentre Molard fa riferimento al pibroch più ortodosso eseguito solamente dalle “Highland Bagpipes” (e vi assicuro che vederlo suonare tra le merlature del torrione del castello di Malcesine che domina il Lago di Garda, molto tempo fa, fu davvero emozionante), Xavier Boderiou la esegue in trio con il flautista Sylvain Barou (perfettamente a suo agio anche la musica irlandese come testimonia “Triad” del 2013 con Donal Lunny e Padraig Lynne) ed il chitarrista Jacques Pellen (lo ricordo protagonista del magnifico gruppo “Triptique” del 1993), due musicisti che con gran gusto ed intelligenza abbinano i loro strumenti all’elettronica che aggiunge un tocco di ulteriore fascino e bellezza a questa musica. Naturalmente con questo genere musicale bisogna stare nei binari della tradizione e quindi gli spazi di libertà e di creatività sono in qualche modo limitati, ma vi assicuro che il set visto al WKPF ad Armagh mi ha impressionato per la capacità dei tre di plasmare i rigidi canoni del celtismo producendo una musica di difficile definizione, del tutto simile nella sua ideazione a quella che l’anno precedente avevano suonato i fratelli Boclè con il loro “Celtic Project”.

Gran bel disco, e la suite in due parti “In Praise of Morag” è la composizione che più mi ha saputo emozionare.

www.boderiou.com

 

 

 

BOCLE’ BROS. “Rock the Boat”

BOCLE’ BROS. “Rock the Boat”

BOCLE’ BROS. KELTIC PROJECT

“Rock the Boat” Autoproduzione, 2015

Per ciò che mi riguarda, l’evento più “cool” del recente William Kennedy Piping Festival tenutosi ad Armagh nell’Irlanda del Nord a metà dello scorso novembre è stato senz’altro il set di questo quartetto, che in una sala dello Charlemont Hotel ha presentato il suo recentissimo “Rock the Boat”. Ora, in un festival dedicato alla cornamusa lo spettatore medio si aspetta musica tradizionale a fiumi, per quattro giorni dalla mattina alla ……. mattina seguente. Poi una sera, in questa location del Charlemont Hotel, sul palco vengono portati una batteria, un contrabbasso, un set di uillean pipes – e fin qui niente di strano – ed un organo Hammond con annesso vibrafono – e questo è molto strano. La cosa si fa intrigante ed in effetti la musica del quartetto franco-bretone sorprende per l’originalità, la maestria dei musicisti e per una quantità di riferimenti musicali che ti spiazza. Cioè è tutto quello che non ti aspetti. In un festival dedicato alle cornamuse. E questo CD “Rock the Boat” è la lucida testimonianza del concetto musicale ascoltato in quella umida serata irlandese. La tradizione è messa da parte, la musica viaggia tra il rock progressivo ed il jazz più raffinato, temi e soli si rincorrono in tutti i nove brani, se hai amato – e se ami – il suono dell’Hammond e del vibrafono non puoi non sentire il “richiamo” dei Colosseum più jazzistici, e la nitida impronta di grandi maestri come Jimmy Smith o Jack McDuff. E la cornamusa? C’è, eccome se c’è, è un fondamentale quarto della musica: detta i temi e sorprende con gli assoli. E se Roland Kirk suonava la highland bagpipe nel jazz più spinto, allora Loic Blèjean può suonare benissimo – e le suona benissimo – le uillean pipes fuori dai confini della tradizione irlandese. Con lui l’impeccabile Simon Bernier alla batteria, Gildas Boclè al contrabbasso – sempre di grande effetto l’uso dell’archetto nonché la sua cavata – ed il fratello tastierista Jean-Baptiste forma un quartetto che non vediamo l’ora di ascoltare in Italia, magari in un Festival Jazz. Super consigliatissimo.