DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH

di alessandro nobis

Come era tutto sommato abbastanza prevedibile viste in primis l’assoluta imprevedibilità – il gioco di parole è voluto – del Corona Virus ma anche la cura e professionalità che da sempre distingue l’Armagh Pipers Club nell’organizzare le proprie attività, la ventisettesima edizione del William Kennedy Piping Festival in programma come di consueto alla metà del prossimo mese di novembre è stata ufficialmente annullata. Non è stata una decisione facile da prendere, ma a mio avviso è stata intelligente e la migliore soluzione possibile vista l’impossibilità di prevedere lo sviluppo della pandemia; procastinare la decisione di altre settimane tenendo sulle spine artisti e pubblico soprattutto quello proveniente dai Paesi Europei e nordamericani – che si sarebbe trovato alle prese con problemi di annullamento delle prenotazioni di voli e alberghi – non sarebbe stato serio e non in linea con il modus operandi del Club.

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IRISH SESSION, WKPF 2019

Nell’esplicativo comunicato stampa rilasciato pochi giorni or sono, il Direttore Brian Vallely ha dichiarato: “Teniamo molto alla salute ed alla sicurezza di tutti i membri del Club che partecipano all’organizzazione, del pubblico e degli ospiti musicisti invitati e non potremmo lavorare alla preparazione del festival con la coscienza tranquilla. Oltre a ciò temiamo restrizioni nei viaggi e negli spostamenti interni e inoltre sarebbe difficile per noi mantenere fede alla qualità delle proposte che per 26 edizioni siamo riusciti a mantenere costante. Avevamo già stabilito il programma e invitato i musicisti (il programma comunque non è stato divulgato, n.d.r.)confidando che questa edizione sarebbe stata di qualità superiore; eravamo pronti a presentare il programma nei giorni in cui la pandemia è iniziata, e faremo tutto il possibile per riproporre il programma l’anno venturo”.

Durante questi mesi di lockdown il Club comunque la proseguito la sua preziosissima attività nel campo della didattica che lo contraddistingue nonostante le difficoltà procurate dal diffondersi della pandemia, con 24 insegnanti “tutors” che hanno registrato e caricato sul sito web per i loro studenti “in remoto”. “Abbiamo preparato oltre 300 lezioni in formato video e molte altre sono state inviate tramite la posta elettronica, e siamo davvero fieri dei tutori per il loro spirito di adattamento in questa particolare situazione e voglio ringraziare l’Arts Council od Northern Ireland per il continuo supporto economico fornito anche durante questa emergenza”, conclude Mr. Vallely.

Quindi ci si vede ad Armagh a novembre, del 2021.

ENGLISH LANGUAGE, COURTESY OF ARMAGH PIPERS CLUB

Armagh Pipers Club has taken the difficult decision to cancel this year’s William Kennedy Piping Festival. The 27th edition of this international gathering celebrating all forms of pipe-based traditional music was to have taken place in Armagh city in mid-November. 

The Director of the Pipers Club, Brian Vallely, said: “We take the health and safety of all our Club members, audience members and invited guests extremely seriously so we could not in good conscience continue planning for this year’s event under the current circumstances. Apart from this there would more than likely be attendance restrictions and possibly travel restrictions in place, making it extremely difficult for us to present the type and quality of festival we want and regular attendees expect. 

“We had already booked all of the artists for this year’s festival and the program was ready to launch when this virus took over. We will now turn our attention to making sure the 2021 event will be the best ever, and we will of course endeavour to re-book all of these same artists.”

The cancellation of the festival comes despite the Club’s success in moving its music education programme completely online.  Until the pandemic struck, the Club was offering 36 classes every week to over 200 students, in rented school premises. Lockdown forced a rapid rethink and within a few days the Club’s team of 24 tutors were recording and uploading lessons for their students to follow from home.

Mr Vallely said: “We managed to complete the term with over 300 lessons delivered in video format, and dozens of others emailed out to class members with notes and sound recordings. We are very grateful to the tutors for adapting so enthusiastically to this new way of working, and to the Arts Council of Northern Ireland for continuing to fund the education programme during this emergency.” The charity, which has been teaching traditional music since 1966, has continued to sell its tutor books and other publications worldwide throughout the lockdown, and is now planning for a new year of teaching starting in September. 

For further information:

Ciarán Ó Maoláin, secretary, Armagh Pipers Club

ciaran@armaghpipers.com / +44 (0)7712 809933

 

 

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL

“The Ace and Deuce of Piping Vol. 4: Uilleann Piping from County Waterford”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2020

di alessandro nobis

Il piper Caoimhín Ó Fearghail è originario di uno dei Gaeltacht irlandesi e precisamente da An Rinn, nella meridionale Contea di Waterford e come quasi tutti gli uilleann pipers ha iniziato a suonare la musica tradizionale partendo dal tin-whistle, il flauto diritto di metallo per poi passare alla cornamusa, molto più complessa e considerata lo strumento principe della musica popolare irlandese. Allievo di David Power, dichiara apertamente di aver subito l’influenza – e non poteva essere altrimenti – dei capostipiti Willie Clancy, Patsy Touhey, Tommy Reck e naturalmente Seamus Ennis.

FEARGHAIL 1Questo magnifico CD è il quarto della serie “The Ace and Deuce of Piping” curato dall’associazione Na Piobairi Uilleann ed il suo repertorio apre una finestra sulla tradizione della sua terra, appunto il Waterford come il reel “The One Horned Cow” appreso da Lima Walsh e da lui inciso nel lontanissimo ‘33 e qui associato a “The Ramblin Thatcher”, appreso dal disco “The Fire Aflame” (O’Flynn, Jeane e Molloy) ed a “The Fermoy Lasses” o la slow air “Miss Brien an Chuilfhionn” imparata ascoltando una versione cantata da Walter Power.

Notevolissima la versione in “solo” di Johnny Cope che gli appassionati ricorderanno incisa anche dai primi Planxty (ma anche dal flautista Fintan Vallely)  nel 1984 e da Ennis nel ’78) e soprattutto il set “Bonaparte’s Retreat” abbinato alla hornpipe “Callaghan’s Hornpipe”, quest’ultima ispirata al grande Seamus Ennis; di “Bonaparte’s Retreat” ne sono state incise varie versioni (Chieftains, Finbar Furey e oltreoceano da Norman Blake e John Hartford) e presumibilmente fu composta nel XIX secolo dopo la ritirata di Napoleone del 1812 in Russia, disfatta che secondo alcuni storici salvò le isole britanniche da una possibile invasione francese ….. O’Fearghail ne riporta una versione struggente come probabilmente era quella di Tommy Kearney, violinista che insegnò la melodia al nostro giovane piper della Waterford County.

Non sono a conoscenza di altre incisioni di Caoimhín Ó Fearghail: attendo notizie, ma intanto questo disco è bellissimo.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

 

 

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

AA.VV. “The Drones and the Chanters: Irish Pipering”, Volume 1

Claddagh Records. CD, LP 1971

di alessandro nobis

Se desiderate avvicinarvi alla musica tradizionale irlandese attraverso il suo strumento principe, le “Uilleann Pipes”, questo CD rappresenta “IL” vostro punto di partenza; è soprattutto lo “status quo” del 1971 relativo a questo strumento in Irlanda e presenta solisti che sono considerate delle vere e proprie icone accanto ad altri meno conosciuti almeno fuori d’Irlanda. Qui abbiamo Seamus Ennis, Willie Clancy, Leo Rowsome, Peadar Broe, Paddy Moloney, Tommy Reck e Dan Dowd. Sui primi tre sono stati scritti fiumi di parole vista la loro importanza nella conservazione del patrimonio tradizionale, per i loro stili nel suonare le uilleann pipes e per avere letteralmente “trascinato” decine di giovani irlandesi alla pratica della musica popolare attraverso quello che è considerato il suo strumento principe.

Di Paddy Moloney, uno dei fondatori dei Chieftains (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/02/05/suoni-riemersi-the-chieftains/), sono qui presenti le sue uniche registrazioni “in solo”, che io sappia e già questo è motivo di grande interesse verso questo CD: tra queste segnalo una composizione di Turlogh O’Carolan, “Bumper Squire Jones”.

Peadar Broe è presente in questa preziosa antologia con un solo brano, il reel “The Trip to Darrow”; originario di Dublino e fedele adepto allo stile di Seamus Ennis – anche se Rowsome fu il suo primo maestro oltre a donargli il suo primo set di cornamuse – fu anche un ottimo suonatore di tin whistle (strumento che molti pipers hanno affrontato prima di passare alla cornamusa) ed era figlio dell’arpista Treasa Nic Chormaic. Visse una buona parte della sua vita nei dintorni nelle campagne intorno a Cork e scomparve nel 1974.

Anche Dan Dowd qui è presente con un solo – ma significativo –  contributo, la slow air dan dowdAn Buachaill Caol Dubh”: originario di Dublino e reduce della guerra d’Indipendenza Irlandese, ha avuto come insegnanti Rowsome e Billy Andrews ed era tra i più considerati pipers dell’epoca; la sua casa era meta di musicisti famosi e meno famosi che da lui volevano imparare i segreti dello strumento, un set costruito nel 1852 che ha una storia che va raccontata: John Coughlan, un ciabattino emigrato in America passò il set al figlio che in seguito emigrò in Australia. Dopo la sua morte la cornamusa rimase nella sua custodia per molti anni fino a quando un vigile del fuoco – e piper -, Bill Crowe le riportò in Irlanda nel 1954, conobbe Dan Dowd e prima di ritornare in Australia lasciò il set allo stesso Dowd del quale possiamo solo immaginare la felicità nel ritornare in possesso delle sue uilleann pipes.

tommy reck 1Di Tommy Reck, scomparso nel 1991, fu anche un ottimo violinista, e qui abbiamo la possibilità di ascoltare tre brani eseguiti alle uilleann pipes: due reels (“The Scholar” e “The Salamanca”) ed uno slip jig, “Top it Off”. Negli anni Cinquanta, con Tommy Potts, rappresentava quanto di meglio si poteva ascoltare nell’area di Dublino; allievo di JohnPotts, padre di Tommy, amava suonare in duo con i violinisti come Joe Ryan o Peadar O’Loughlin. Nel ’77 pubblicò un disco, “The Stone in the Field”, registrato con un prezioso set di cornamuse fabbricate da Timothy Kenna tra il 1768 ed il 1794.

Nel 1994 sempre la Claddagh Records pubblicherà il secondo volume con contributi di Robbie Hannan, Gay McKeon, Joseph McLaughlin, Sean Potts, Liam O’Flynn, Michael O’Brian e Ronan Browne.

 

 

 

SUONI RIEMERSI: THE BOTHY BAND “Bothy Band”

SUONI RIEMERSI: THE BOTHY BAND “Bothy Band”

SUONI RIEMERSI: THE BOTHY BAND “Bothy Band”

Mulligan Records 002. LP, 1975

di alessandro nobis

Dopo aver registrato tre album con i Planxty, Donal Lunny lascia con grande sorpresa di tutti il gruppo in cerca di qualcosa di nuovo, di un nuovo progetto, di un nuovo suono (ma tornerà qualche anno dopo, con grande sollazzo nostro) e su commissione della prestigiosa etichetta Gael-Inn organizza un supergruppo assieme a Paddy Glackin, Tony Macmahon, Matt Molloy, Paddy Keenan ed i fratelli O’ Dhohmnaill, Triona e Michael per un evento che resterà unico. Il gruppo, chiamato Seachtair, senza Glakin e MacMahon e con l’arrivo del violinista Tommy Peoples diventa la Bothy Band, con il nome che fa riferimento alle Bothy Ballads cantate in Scozia dagli operai soprattutto negli ostelli dove erano alloggiati in quanto nubili (tra l’altro, già che siamo, ricordo che alcune delle Child Ballads praticamente scomparse furono “recuperate” dai ricercatori dal canto di questi operai che le avevano imparate attraverso la trasmissione orale n.d.r.).

La Bothy Band diventata un sestetto registra il suo primo omonimo album per la benemerita Mulligan Records distinguendosi immediatamente soprattutto per il particolare suono del clavicembalo, per la voce evocativa di Triona O’ Dhohmnaill (la splendida esecuzione di “Do you Love an Apple”) oltre che per la presenza del flauto (Matt Molloy) e del violino (Tommy Peoples) fondamentali per costruire assiei plettri il suono della Bothy Band; un album che ancora oggi si ascolta con grande piacere e che a posteriori lo fa considerare come una delle pietre miliari del movimento del cosiddetto “folk revival” irlandese.

C’è spazio anche per il solismo: il medley curato da Peoples, uno strathspey abbinato ad un reel (“Hector the hero / La Laird of Drumblaire”) con il “bordone” di Keenan,  le pipes che aprono “Patsy Geary’s / Coleman’s cross” ed il jig (“Give us a drink of water”) proveniente dalla raccolta di O’Neill, che segue il celeberrimo “Kesh Jig” (inciso per la prima volta nel 1945 dalla Kinora Ceilidhe Band per la His Master Voice, naturalmente su 78 rpm n.d.r.) inserito nel medley iniziale sono due autentiche perle assieme al reel “cantato” “Pretty Peg” introdotta a cappella da Triona O’ Dhohmnaill.

Ma tutto il disco è un capolavoro. Fatemelo dire, stavolta.

 

 

BODERIOU · BAROU · LAHAY “Liamm”

BODERIOU · BAROU · LAHAY “Liamm”

BODERIOU ·  BAROU ·LAHAY  “Liamm”

Autoproduzione. CD, 2020

di alessandro nobis

Nell’ambito della musica tradizionale bretone, dagli settanta a partire dal lavoro di Alan Stivell sono stati numerosi i musicisti che hanno cercato nuove vie, nuovi strumenti, nuove idee, nuove scritture per uscire dal cerchio dell’ortodossia che ovunque la musica popolare evidenzia ma che d’altro canto si rivela indispensabile per la trasmissione alle nuove generazioni: cito solamente Dan Ar Bras, Soig Siberil, le esperienze dei Gwerz e di Pennou Skoulm, Jacques Pellen (purtroppo scomparso da poco, davvero una grave perdita), i Tryptique e naturalmente il piper (e costruttore di cornamuse)  Xavier Boderiou che seguendo il filo del discorso intrapreso con “Morenn” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/12/08/morenn-morenn/) inciso nel 2016 con Pellen alla chitarra e Sylvain Barou al flauto pubblica questo altrettanto interessante “Morenn” sempre in ottima compagnia di Barou, del raffinato chitarrista Antoine Lahay e di Jacques Pellen in tre delle dodici tracce.

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XAVIER BODERIOU PRESENTA “MORENN” AL WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, 2016.    CON JACQUES PELLEN ALLA CHITARRA

Ho sempre considerato la musica tradizionale bretone quella più evocativa tra le varie declinazioni del celtismo musicale vuoi per il repertorio vuoi per i suoni ed i repertori che ha sviluppato nel tempo: l’arpa, il biniou, il canto “Kan ha Diskan”, la cornamusa ed in questo lavoro Boderiou come dicevo va oltre la sua esecuzione ortodossa mescolando in modo brillante le composizioni originali con la folk music bretone, scozzese ed anche naturalmente irlandese.

Innanzitutto è doveroso menzionare i brani dove Jacques Pellen collabora negli arrangiamenti: il medley (una slow air bretone e due “marce” associate al piper Henri Leon), il medley “Wedding Reels” e la conclusiva “Kernivinen Pinn” aperta da un sapiente arpeggio di Lahay e composta da un originale di Boderiou e da un tradizionale.

Notevole, forse il brano che più di altri rende la misura del progetto musicale di Xavier Boderiou è la lunga (oltre 10 minuti) “Lament for A10”, dove ascolti sì la tradizione della cornamusa che pervade tutto il brano, quasi musica pitbroch, ma trovi anche l’elegante e puntuale uso dell’elettronica (Antoine Lahay) ed il flauto che danza all’unisono con la cornamusa verso il termine del brano: come dicevo, evocativo, ancestrale ed allo stesso tempo attualissimo. Eppoi “Prizon Pontaniou” composto dal piper con il testo di Paul Salaoun: un inizio dal sapore mediorientale (Sylvain Barou al duduk, flauto di origine armena) e che poi con l’ingresso delle pipes e dalla narrazione della vicenda di Lydia Oswald, spia imprigionata a Brest durante l’ultimo conflitto mondiale.

Ancora aria fresca dalla terra bretone, disco da sei stelle su cinque. A questo punto imprescindibile, direi.

http://www.boderiou.com

 

 

 

IL DIAPASON incontra JOHN BRIAN VALLELY

IL DIAPASON incontra JOHN BRIAN VALLELY

IL DIAPASON INCONTRA JOHN BRIAN VALLELY

di Alessandro Nobis

Classe 1941, John Brian Vallely è una delle figure più carismatica e rappresentativa della tradizione irlandese dell’Ulster. Proveniente da una famiglia legata alla lingua irlandese ed allo sport, ha sviluppato un fortissimo legame con l’arte pittorica dipingendo con le sue tele ed i suoi pastelli aspetti della cultura irlandese, dallo sport alla musica, ed in questo ambito ha prodotto alcune tra le più suggestive copertine di dischi e CD come quelle di Robbie Hannan, di Kevin Crawford dei Lunasa, di Laoise Kelly e Tiarnan O’Duinchinn. Negli anni Ottanta ha esposto le sue opere anche in Italia, nella Dogana Vecchia di Lazise ed al Castello Scaligero di Malcesine, entrambe località del Lago di Garda. E’ stato segretario per la sede di Armagh del Ceoltoiri Chualann Eireann(1)fino al 1966, quando ebbe l’idea di fondare l’Armagh Pipers Club, che si occupa in modo molto efficace della didattica e nell’organizzazione del prestigioso William Kennedy Pipers Festival (#WKPF), incontro di pipers e di appassionati di tutto il mondo che anima la città di Armagh durante il mese di novembre e che quest’anno si terrà dal 19 al 22, CoronaVirus permettendo.

Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua lunga storia soprattutto di musicista e di piper in particolare, di instancabile promoter e di studioso della musica irlandese che ha preferito ad un certo punto le nobili strade dell’arte e della didattica a quella di musicista professionista.

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Mr. Vallely, lei proviene da una famiglia con un forte legame verso le tradizioni irlandesi, in particolare quella linguistica e musicale. Quali sono le origini dei “Vallely” di Armagh?

Le origini sono molto lontane nel tempo. Il nome Vallely è già presente nell’era pre-cristiana semplicemente come Ailill. Nei primi tempi del cristianesimo appare come Mac Ailille nel distretto di Loughgall nella baronia di O’Neill vicino al Lago Neagh, ed in seguito nei documenti chiamati “The Hearth Rolls” del 1664 si trova il nome di Brian Bui McIlvallely (1624 – 1700) inglesizzato poi semplicemente come Vallely. Il cognome è associato alla cittadina di Cladymore (nella Contea di Armagh) ed è generalmente accettato dagli storici che la nostra famiglia arrivò da Cladymore ad Armagh nel diciottesimo secolo e di qui a Drumcairn, due miglia a nord di Armagh e questo a metà del diciannovesimo secolo.

Come si è avvicinato alla musica ed allo studio delle uilleann pipes, chi è stato il suo primo insegnante?

Posso definirmi più o meno un autodidatta: iniziai mentre studiavo all’Edinburgo College of Art; tra i miei amici c’era Tony Valentine, figlio di immigrati italiani, jazzista che suonava il corno in un gruppo formato da altri musicisti italiani, immigrati di seconda generazione ad Edimburgo. Ricordo che andammo a vari concerti jazz tutti assieme, tra i quali un memorabile concerto a Glasgow di Dave Brubeck. In quegli anni avevo sviluppato un forte interesse verso la musica tradizionale irlandese dopo avere ascoltato delle registrazioni del gruppo di Sean O’Riada, il Ceoltoiri Chualann: era il 1959 e a quel tempo ero iscritto al Belfast College of Art. A quel punto il mio interesse era diventato un’ossessione tanto che, ritornato a Edimburgo, mi portai tutte le registrazioni che potevo trovare a quel tempo assieme ad un giradischi. Il mio amico Tony mi incitava a suonare quella musica e mi convinse ad iniziare, accompagnandomi in un famoso negozio di cornamuse che si chiamava “Glenn’s”. Avevo deciso di orientarmi sul flauto per il momento e da Glenn’s c’era una magnifica collezione di flauti del 18° e 19° secolo. Non ero ancora sicuro se il suono che avevo in mente era quello del flauto e così il proprietario suonò per me “Rock Road to Dublin” e finì che acquistai un flauto tedesco a otto chiavi costruito nel 19° secolo.

Qualche tempo dopo fui attirato da un suono che però non riuscivo ad identificare, e quando feci visita ad un negozio di dischi a Belfast cerai di descrivere quel “suono” al proprietario Billy McBurney, che aveva registrato e pubblicato numerosi dischi di musica irlandese tra i quali quelli di Roger Sharlock, il flautista, e Sean Maguire, il violinista. Fu in quell’occasione che mise sul giradischi del negozio “‘The Ace and Deuce of Pipering” di Seamus Ennis. Ovviamente il suono che cercavo era quello delle uilleann pipes e di lì a poco venni in possesso di un altro EP a 45 giri, stavolta di Willie Clancy: era “The Chanter’s Song” registrato con Margaret Barry e Michael Gorman.

Dal punto di vista stilistico chi sono i pipers che lo hanno più influenzato?

Devo dire di essere stato abbastanza fortunato ad avere avuto la possibilità di ammirare dal vivo due straordinari musicisti che ancora mi affascinano, Willie Clancy e Seamus Ennis. In ogni caso devo ammettere che le registrazioni di Patsy Tohuey mi fecero una grande impressione e per anni ho cercato di imitare il suo inconfondibile “stile staccato”; credo ancora che la base per un piper sia questo stile che cerco sempre di insegnare ai miei studenti. Ma ritengo anche che suonare la cornamusa sia “semplicemente musica” e non ho alcun approccio dogmatico verso di essa. I grandi solisti utilizzano sia il “legato” che lo “staccato”, alzavano il chanter dal ginocchio per enfatizzare il loro suono.

Secondo me non esiste uno stile particolare nel suonare, o uno stile regionale, ma poi nella realtà abbiamo avuto Johnny Doran, Willie Clancy, Leo Rowsome, Seamus Ennis e molti altri grandi solisti che sono la prova di una grande diversità nell’approccio allo strumento.

Chi è il liutaio che ha costruito il suo set di pipes?

Il set che uso attualmente fu costruito dal liutaio inglese Dave Williams, che diede un grande contributo allo sviluppo dello stile costruttivo ma che purtroppo è mancato troppo presto.

E il suo primo set di uilleann pipes?

Ho iniziato con un set di Matt Kiernan di Dublino che pagai £8 e più avanti con un set Crowley fabbricate negli anni ’30 se ricordo bene, che pagai £20: a quel punto avevo un set di pipes ma nessuna idea di come si suonassero. Deve sapere che non c’erano maestri in circolazione e così iniziai a suonarle come si suona un flauto; avevo subito capito che c’era qualcosa che non andava (e c’era veramente), non avevo ben capito la tecnica per “chiudere” il chanter sul ginocchio!

Così cercavo in qualche modo di arrangiarmi con le pipes mentre suonavo il tin whistle ed il flauto con mio fratello Dara e mio cugino Fintan, entrambi più giovani di me. Dara ha sempre suonato ed era molto portato per la musica e Fintan allora aveva un suono molto spontaneo e naturale e comunque entrambi avevano un “grande orecchio” musicale: hai bisogno di un buon orecchio musicale se non hai a disposizione libri sulla musica tradizionale ma solo pochi dischi da poter ascoltare e riascoltare. A pensarci bene, potevo trasportare tutti i dischi a disposizione in una sola mano!

L’incontro con Frank McFadden a Belfast fu importante per me, una vera svolta: lui era un liutaio di seconda generazione, costruiva cornamuse e uilleann pipes. Quando non insegnava, suonava per me. Pensa che a quel tempo chiedeva £8 per un set per esercitarsi, £50 per mezzo set e £80 per uno completo!

Un bel giorno con mio fratello Dara decidemmo di andare ad incontrare Willie Clancy a casa sua; così partimmo con le nostre biciclette e tre giorni dopo arrivammo a Miltown Malbey dove lo incontrammo. Ricordiamo ancora il suo caldo benvenuto e l’incoraggiamento che ci diede.

Lei ha lasciato nel 1966 il C.C.E. per fondare l’Armagh Pipers Club. Ci può raccontare le motivazioni, e con chi ebbe l’idea di fondare il Club?

Mentre mi trovavo ad Edimburgo seppi dell’esistenza del CCE e partecipai a numerosi Fleadheanna Cheoil(2). La mia partecipazione al primo fu piuttosto rocambolesca perché per arrivare a Belfast anziché viaggiare su di un normale traghetto passeggeri mi trovai su una nave che solitamente trasportava bestiame. Ci volle una notte intera e quindi i numerosi musicisti irlandesi e scozzesi a brodo incluso il piper Pat McNulty, scomparso da poco, suonarono tutta la notte. Decisi di non ritornare a casa ma di continuare a viaggiare con loro fino a Cones dove ebbi la grande fortuna di incontrare Felix Doran e l’allora giovane Finbar Furey. Questa esperienza ebbe una grande influenza su di me.

Tornato ad Armagh entrai a far parte della sede locale del CCE ed iniziai ad organizzare concerti, e tra i musicisti che invitai voglio ricordare Seamus Ennis. Ho sempre pensato che il CCE avesse salvato la musica irlandese e l’avesse portata “allo scoperto” in un Paese che era davvero ostile alla musica sia per ragioni politiche che religiose. Il clero locale era totalmente contro la musica ed i musicisti ed il governo era allineato sulle posizioni della Chiesa approvando leggi contro la tradizione degli anni passati come le popolari feste tradizionali che si tenevano nella case dove si suonava e si ballava. Molte persone si trovarono ad essere criminalizzate a partire dagli anni Trenta per questo motivo. In ogni caso iniziai a notare un atteggiamento negativo verso le ulleann pipes anche se una delle missioni del CCE era quella di valorizzare le pipes e l’arpa.

Con il CCE non mi sono lasciato male, anche se alla fine me ne allontanai. L’Armagh Pipers Club ha sviluppato negli anni attività indipendenti come la partecipazione alle “Fleadh competitions”(3)e questo sin dall’inizio, nel 1966. Partecipammo come A.P.C. fino a quando una nuova regola istituita dal CCE stabiliva che solamente le sezioni appartenenti all’associazione potevano parteciparvi e che non avrebbero più accettato club o gruppi “esterni”. Quindi per competere bisognava iscriversi, e questa regola è valida ancora oggi e così abbiamo numerosi pipers che per partecipare alle competizioni si sono dovuti iscrivere al CCE. Noi questo lo tolleriamo, ma crediamo fermamente che le competizioni non hanno nessuna validità nella musica.  Trovo divertente che alcune sedi locali del CCE si vantino dei successi dei loro pipers non avendo loro insegnato lo strumento. Il nostro ruolo è semplicemente quello didattico e di promozione perciò ignoriamo del tutto questo comportamento che ritengo infantile.

Qual è stata l’evoluzione del Club in questi 50 anni e quali sono le sue principali attività per promuovere la cultura musicale irlandese? Al momento quanti sono gli studenti?

All’inizio il club era formato dal sottoscritto, da mio fratello Dara e da mio cugino Fintan ed in seguito si aggiunse il violinista Peter Mackay, purtroppo scomparso. Nel 1968 incontrai Eithne Ní Chiarda, una gran violinista del Donegal che stava imparando a suonare le uilleann pipes a Dublino con Leo Rowsome, visto che era amica della figlia Helena. Nel 1969 Eithne ed io ci sposammo e questo ebbe un enorme impatto sulla direzione dell’Armagh Pipers Club; lei non solamente era ed è una grande violinista ma aveva una collezione di dischi di musica tradizionale che aveva iniziato da giovanissima ed aveva lavorato con Breandan Breathnach trascrivendo le sue registrazioni “sul campo” molte delle quali vennero poi pubblicate dalla Ceol Rinnce na hEireann. Il 1972 fu un anno importante perché il Club pubblicò il primo dei suoi volumi didattici sulla musica tradizionale irlandese che in poco tempo divennero popolari in Irlanda e in tutto il mondo – c’erano già naturalmente molte collezioni stampate a partire dal 19° secolo, ma il nostro volume era un volume “graduato” basato sulle nostre classi ed era un tentativo di mettere in stampa quelle che erano le nostre idee sull’insegnamento della musica dopo il collasso della trasmissione orale all’interno dei nuclei familiari. A metà del 20° secolo la maggioranza dei nostri allievi non provenivano da famiglie di musicisti.

Per un lungo periodo abbiamo avuto dai 150 ai 250 allievi, al momento superiamo i 200 molti dei quali arrivano da otto delle contee irlandesi.

Nella scuola del Club si sono formati musicisti che in seguito sono diventati professionisti: Coonla, Goitse, Nomos, Flook tra gli altri. Una bella soddisfazione!

Uno dei più interessanti sviluppi che ci hanno gratificato maggiormente è stata la carriera musicale di artisti che si sono iscritti alla nostra scuola all’età di 7 – 8 anni ed hanno proseguito nella vita come musicisti; questo sta continuando, noi abbiamo almeno due generazioni di studenti che suonano professionalmente ed una terza che sta procedendo in questo senso.

JOHN BRIAN VALLELY
John B. Vallely nel suo studio di Armagh

Se vogliamo parlare de primi tempi del Club, i membri fondatori Dara e Fintan suonano il primo negli Armagh Rhymers ed il secondo ha registrato due dischi e continua a pubblicare volumi sulla tradizione musicale irlandese, ma il primo allievo che personalmente ho avuto è stato Eamonn Curran, il primo a decidere di proseguire come professionista suonando le uilleann pipes ed il tin whistle e registrando per molti anni con i Reel Union di Dolores Keane e John Faulkner con Mairtin O’Connor e Sean Keane. Anche Francis Rock fu un mio allievo che veniva dalla Germania e suonava in gruppo, gli Sheevon, e quindi Mark Donnelly che suonò e registrò con i Craobh Rua (che suonarono anche in Italia, n.d.r.). Voglio ricordare anche Patricia Vallely con la sua straordinaria voce che fece parte dei Reel to Reel.

Poi abbiamo avuto allievi come Brian Finnegan degli Upstairs in a Tent e poi dei Flook (che si sono esibiti in Italia), Niall Vallely dei Nomos (anche loro fecero un tour dalle nostre parti n.d.r.) e Buille con suo fratello Caoimhin, Cillian Vallely con parecchi gruppi negli Stati Uniti e ora da qualche anno con i Lunasa (suonarono anche a Verona tra l’altro, n.d.r.), Tiarnan O’Duinchinn apprezzatissimo solista e Leo McCann che fece parte del gruppo scozzese Malinky. Anche Barry Kerr è im relazione con il Club, è stato nostro allievo ed anche insegnante. Niall Murhpy, Jarlath Henderson, Dermot Mulholland e molti altri attualmente suonano in gruppi o sono degli ottimi “solo performer”

Per noi del Club tutto questo ci ha dato e ci dà tuttora moltissima soddisfazione ed orgoglio e la certezza che i nostri allievi continueranno a sviluppare il loro interesse verso la musica.

In Irlanda ci sono ancora “dinastie” che trasmettono alle nuove generazioni la passione per le tradizioni popolari, e credo sia un fenomeno unico in Europa. Quale secondo lei è la ragione?

In Irlanda la musica è sopravvissuta per generazioni attraverso la trasmissione orale all’interno delle famiglie e ci sono innumerevoli esempi di questo, come le famiglie Rowsome e Potts. Non so perché l’Irlanda rappresenti un esempio unico di questo fenomeno in Europa ma che invece è molto comune in Africa ed in Asia. Personalmente credo che la nostra situazione di “isola” abbia favorito il mantenimento delle tradizioni culturali attraverso le generazioni. L’Irlanda per più di un millennio ha subito invasioni senza fine ed è stata soggetta a persecuzioni rispetto a qualsiasi aspetto della vita come la religione, la lingua e la musica; le nostre tradizioni sono sopravvissute anche per manifestare con orgoglio il diritto di essere trattati come essere umani e questo testimonia la forza dei nostri predecessori.

Con sua moglie Eithne violinista e insegnante, che proviene da una famiglia di musicisti mi sento di dire che ha fondato una nuova dinastia di musicisti. Tutti i vostri figli sono bravi musicisti, Cillian, Caoimhin e Niall hanno brillantemente intrapreso la carriera professionista, Lorcan si è ispirato alla sua arte pittorica, Maire è un’importante figura all’interno del Club. Mr. Vallely, può essere orgoglioso di quello che con Eithne avete costruito ……… e poi ci sono i nipoti; suonano anche loro?

Nella mia famiglia la musica è viva e vegeta anche nei nostri figli e nipoti. Tutti e dieci i nipoti suonano, musica classica ed anche tradizionale; Muireann ed Aine, le figlia di Niall suonano rispettivamente il violino, la concertina ed il flauto mentre Aine ha regitrato una canzone nella più recente pubblicazione dell’Armagh Pipers Club “Dobbins Flowery Vale”. I tre figli di Caoimhin suonano, Oisin suona il pianoforte e le uillenn pipes, Liam la chitarre e Ronan il violino e naturalmente anche quelli di Cillian suonano: Ciara il violino, Sinead il flauto mentre Eimear è una cantante. Infine i due figli di Lorcan vivono ad Armagh e seguono i corsi di uilleann pipes. Così la musica continua …..

Lei è un apprezzatissimo pittore. Alcuni dei suoi dipinti sono stati utilizzati per copertine di CD, ha esposto in molti Paesi ed ha avuto sempre un’attenzione verso gli aspetti della cultura irlandese. Per dedicarsi a questa attività ha dovuto rinunciare all’attività di musicista e di concertista; quando ha fatto questa scelta?

Beh, non ho mai suonato da professionista e non ho mai sentito il contrasto tra l’essere musicista, artista ed anche sportivo, aspetti sempre presenti, pacificamente, nella mia vita: tutti interagiscono e si incontrano nei miei dipinti che sempre riflettono i miei interessi dalle mie opere “mitologiche” degli anni Cinquanta e Sessanta a quelle ispirate dalla musica e dallo sport dagli anni Settanta a tutt’oggi.

Ho sempre vissuto una vita indipendente e non ho mai avuto un “lavoro” e sono stato fortunato di poter spendere tutta la vita facendo quello che più mi piaceva, suonando musica, dipingendo, gareggiando e organizzando gare di atletica.

Mr. Vallely, grazie per la sua disponibilità e …….. arrivederci ad Armagh.

(1)– Il Ceoltoiri Chualann è un gruppo di musicisti nato attorno alla figura di Sean O’Riada per suonare la colonna sonora della commedia “The honey Spike” di Bryan MacMahon alla fine degli anni Cinquanta. Fecero parte del C.C.R. Sean Kean, Martin Fay, Paddy Moloney, Michael Turbridy e Peadar Mercier che poi divennero The Chieftains.

(2)– Le parole irlandesi “Fleadheanna Choil” sono il plurale di “Fleadh”, festa musicale. Si tratta di festival organizzati per puro divertimento, senza scopi commerciali, dal C.C.E., il primo dei quali si tenne a Monaghan nel 1952

(3)– Le “Fleadh Competions” sono delle vere e proprie gare di abilità tra musicisti, cantanti e ballerini con tanto di attestati, coppe e medaglie.

SUONI RIEMERSI: LIAM O’FLYNN “LIAM O’FLYNN”

SUONI RIEMERSI: LIAM O’FLYNN “LIAM O’FLYNN”

 

L.O.F. Records. LP, 1988

di alessandro nobis

Uscito piuttosto in sordina nel 1988 per la LOF (l’acronimo di “Liam O’Flynn Records”), questo secondo splendido lavoro del piper di An Nas nella Contea di Kildare (il primo era stato pubblicato otto anni prima dalla Tara ed era “The Brendan Voyage”) non ebbe la diffusione che meritava e questo è un vero peccato visto che la sua bellezza è indiscutibile e perché ancora una volta mette in luce al di fuori del mondo Planxty la classe di questo grande piper, uno che a mio avviso sta alla pari con i vari Seamus Ennis, Willie Clancy e Leo Rowsome per fare i tre “soliti” nomi. O’Flynn per registrare questo ellepì chiama in studio un manipolo di vecchi amici che assieme a lui eseguono le 13 tracce che compongono il lavoro: ci sono Donal Lunny e Christy Moore, Nollaig Casey e Sean Keane, Michéal O’Súilleabháin, John Sheahan, Helen Davies, Ashling Drury-Byrne o Catherine Ennis.
Dodici “duetti” ed un “Trio” tutti davvero interessanti per le timbriche e gli strumenti scelti da O’Flynn, alcuni brani sono “distillati” di cultura popolare, altri più cameristici; il frequentare da parte del piper del Kildare anche ambienti diversi da quello puramente tradizionale pur mantenendo sempre intatta la sua immensa classe e lo stile raffinatissimo lo ha reso unico nel panorama dei pipers irlandesi. ”The Beauty Sopt / Bean Tinceara” in compagnia del violinista Sean Keane “Willie Cancy’s Reel / The Milliner’s Daughter” con le delicate tastiere di Donal Lunny, “The Faery Queen” con il clavicembalo di Michéal O’Súilleabháin  e il cameristico “Shadow on the Hill”, composto da Shaun Davey dove O’Flynn è accompagnato da un quartetto d’archi (Keane, Sheahan, Casey e Drury Byrne) sono i brani che vi segnalo di questo gran bel disco.

Qui la biografia di O’Flynn in occasione della sua scomparsa, il 14 marxo di due anni fa: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/03/21/dalla-piccionaia-liam-og-o-floinn-1945-14-marzo-2018/)

 

 

 

 

“IL DIAPASON” MEETS JOHN BRIAN VALLEY of the Armagh Pipers Club.

“IL DIAPASON” MEETS JOHN BRIAN VALLEY of the Armagh Pipers Club.

“IL DIAPASON” MEETS JOHN BRIAN VALLEY of the Armagh Pipers Club.

di Alessandro Nobis. Thanks Ciarán Ó Maoláin

Born in 1941, John B. Vallely (known to his friends as Brian) is one of the most charismatic and significant figures of the Irish tradition of Ulster. Coming from a family linked to the Irish language and sport, he developed a strong presence in the art world. His oil paintings and pastels illustrate aspects of Irish culture, from sport to mythology to music, and in this area he produced some of the more striking record and CD covers such as those of Robbie Hannan, Kevin Crawford of Lúnasa, Laoise Kelly and Tiarnán Ó Duinnchinn. In the 1980s he also exhibited his works in Italy, in the Old Customs House in Lazise and at the Scaligero Castle in Malcesine, both locations on Lake Garda. He was secretary of the Armagh branch of Comhaltas Ceoltoirí Éireann until 1966, when he had the idea of ​​founding the Armagh Pipers Club. The Club provides teaching and expertly organises the prestigious William Kennedy Piping Festival, a meeting of pipers and fans from all over the world that animates the city of Armagh during the month of November.

We met him to learn more about his long history, especially as a musician and piper in particular, as a tireless promoter and scholar of Irish music who at a certain point chose the noble paths of art and teaching over that of a professional musician.

Mr Vallely, you come from a family with a strong connection to Irish traditions, especially linguistic and musical traditions. What are the origins of the Vallelys of Armagh?

The Vallely name in one form or another has been recorded in Armagh since pre Christian times as simply Ailill. In early Christian times the name appears as Mac Ailille around the Loughgall district in the Barony of O’Neill near Lough Neagh. In the 9th& 10thCenturies the name appears as Giolla Mh’Ailille and Mac Giolla Mh’Ailille. Then in the Hearth Rolls of 1664 we find the name Brian Bui McIlvallely (1624-1700). Anglicisation of the name eventually devolved to simply Vallely. Thereafter the name is closely associated with Cladymore and it’s generally accepted that our family came from there to Armagh City in the 18thCentury and eventually to the old family farm at Drumcairn two miles North of Armagh in the mid 19thCentury.

How did you get started with music and studying uilleann pipes, who was your first teacher?

I am more or less a self taught musician beginning while studying art at Edinburgh College of Art where among my friends was the son of Italian emigrants Tony Valentine who was a jazz musician playing ‘flugo horn’ in a jazz group composed of other 2ndgeneration Italian musicians from Edinburgh. We went to various jazz concerts together including a memorable visit to Glasgow to hear Dave Brubeck. At that time I had developed a serious interest in Irish traditional music after hearing a recording of Sean O Riada’s group Ceoltoiri Cualann in 1959 around the time I went to Belfast College of Art. By the time I went to Edinburgh in 1961 I had become obsessive about the music and brought with me all the recordings I could find at the time plus a record player. My friend Tony constantly asked me why I didn’t play this music so eventually he persuaded me to start trying to play by bringing me to a famous bagpipe shop in Edinburgh called Glenn’s. I had decided I liked the flute best at this stage and in Glenn’s there was an amazing selection of 18thand 19thcentury simple system flutes. I still wasn’t exactly sure if it was the flute sound I liked so the proprietor played a tune for me which I recognised as the Rocky road to Dublin. So I bought a 19thCentury 8 key German simple system flute.

Shortly after this I identified another sound that captivated me but which I couldn’t initially identify. Eventually after visiting a record shop in Belfast which promoted Irish music I tried describing this sound to the owner Billy McBurney who recorded lots of traditional music and released quite a nunber of important LPs of musicians including Roger Sherlock flute player and Sean Maguire fiddler among many others. He eventually played me an extended play 45 recording called ‘The Ace and Deuce of Pipering’ by Seamus Ennis. Of course the instrument I was looking for was the uilleann pipes. I eventually got another EP 45 recording featuring Willie Clancy called ‘  the Chanter’s Song’ which included Margaret Barry and Michael Gorman.

From a stylistic point of view, who are the pipers who have influenced you most?While I like most pipers I have to say there are a few that stand out over the years – at an early stage I was fortunate enough to be exposed to the live playing of two amazing musicians who still captivate me and they were Willie Clancy and Seamus Ennis. Patsy Touhey’s recordings however made a huge impression on me and I tried for years to follow his staccato style. In fact I still think it is the basis of all piping and certainly I try in teaching to get my pupils to play like this. However piping is fundamentally music so there is in my mind no absolute dogmatic way to play. The great players employ both stacato and legato fingering – at times they even lift the chanter off the knee for emphasis. So in my view there is no particular definitive style or regional style of playing – instead we have the Johnny Doran, Willie Clancy, Leo Rowsome or Seamus Ennis style plus lots of other great individualists testifying to the great diversity of uilleann piping.

Who made your set of uilleann pipes? And do you remember your first set?

The pipes I am now playing were made by the late Dave Williams an English pipe maker who contributed so much to uilleann pipe making and died tragically far too early.

Eventually I got a practice set of uilleann pipes made by Matt Kiernan of Dublin which cost me £8 and sometime later I got a full set of Crowley pipes made in the 1930s I think – this set cost me £20! So I had pipes but no idea how to play them. There was no one teaching them so I started off playing them like the flute. However I felt there was something wrong (which there was) as I didn’t know I had to close the end of the chanter on my knee!  So painfully I struggled away on my own on the pipes while still playing the tin whistle and flute with my brother Dara and cousin Fintan both much younger. Dara had always played music and could pick up instruments very quickly. Fintan was a natural and both had great musical ears. You needed a good musical ear as there were no books of traditional music available and very few recordings. In fact at that time I could carry all the available traditional LPs in one hand!

Meeting Frank McFadden in Belfast was an important milestone for me as he was a second generation uilleann pipes and bagpipe maker. While he didn’t teach me he often played for me while I watched and listened. At that time he was charging £8 for a practice set, £50 for a half set and £80 for a full set!

Then my brother Dara and myself decided to try and visit Willie Clancy. So one day we set off on our bikes arriving 3 days later in Miltown Malbay where we met Willie and he was very very welcoming and encouraging.

You left the CCÉ in 1966 to found the Armagh Pipers Club. Can you tell why, and with whom did you have the idea to found the Club?

While in Edinburgh I discovered CCE and travelled to various Fleadheanna Cheoil. My first visit was almost accidental as I found myself on the Glasgow to Belfast boat not a ferry as it was mostly used for transporting cattle. It took all night so there was a lot of music and singing from a large group of Scottish/Irish musicians including a piper called Pat McNulty who only died quite recently. I didn’t go home but continued on to Clones with them where I had the great good fortune to meet Felix Doran and a young Finbar Furey. This had a huge influence on me.

Returning to Armagh I  immediately got involved with the local CCE and started organising concerts. I brought Seamus Ennis to play at some of these concerts. I always thought CCE had saved Irish music through bringing it out into the open and giving it a platform in a country that was very hostile to the music from both a political and religious aspect. The local clergy were very much against the music and the musicians and the Irish government generally concurred with this and had passed laws against innocent traditional pastimes such as the popular house ceilis. Lots of law abiding people had from the 1930s onwards found themselves criminalised for hosting ceilis in their houses.

However I began to detect a certain negative attitude towards the uilleann pipes despite the CCE stated mission to revive the playing of the pipes and the harp.

I didn’t abruptly leave CCE although I walked away from the local administration end of it. The Armagh Pipers Club developed alongside our ongoing CCE activities like participation in Fleadh competitions so it was an organic development that started in late 1966. We entered competitions as Armagh Pipers Club until CCE brought out a new rule that they wouldn’t accept entries from groups that weren’t members of a branch of CCE. So what they were saying was that a musician had to nominally join a branch of CCE in order to compete. This rule still applies so we have many members who compete in these competitions as members of CCE. We tolerate this as we don’t believe that competitions have any validity in music. However it is amusing to see some of these CCE branches claiming the success of their uilleann pipers or harp players in CCE competitions while they don’t even teach those instruments. However our role is simply to teach and promote the music so we ignore this childish behaviour.

How has the Club evolved over the past 50 years and what are its main activities to promote Irish musical culture? At the moment how many students are there?

Initially the club consisted of just my brother Dara and cousin Fintan later joined by a fiddler called Peter Mackey now deceased. In 1968 I met Eithne Ní Chiarda a great fiddle player from Donegal who was learning uilleann pipes in Dublin with Leo Rowsome as she was friendly with Leo’s daughter Helena. Then in 1969 Eithne and myself got married and this had an enormous impact on the direction of the Armagh Pipers Club. Eithne was not only a great musician but she had been collecting and recording traditional music from an early age and had worked with Breandan Breathnach transcribing his field recordings many of which were published in his various Ceol Rinnce na hEireann books.

Very shortly after this in 1972 we published the first of the Armagh Pipers Club tutor books which quickly became popular in Ireland and indeed all over the world – they were the first dedicated tutor books for teaching Irish Traditional music. There were of course lots of collections about since the 19thCentury but our books were graded books based on our classes and an attempt to put in print our ideas on teaching the music following the general collapse of the rural age old transmission system through families. In the mid 20thCentury a majority of pupils were coming to the Pipers Club from non musical families.

For many years now our pupil numbers have varied between 150 and 250 – at the moment we have a little over 200 many travelling long distances from the 8 counties we cover North and South.

Many musicians trained in the Club school later became professionals; Connla, Goitse among others. That must give you satisfaction!

One of the most satisfying developments that has made all our efforts worthwhile has been the musical careers that have started off for musicians who came as 7 and 8 year old children to our classes and now in their 40s and 50s pursue professional careers in the music. And this is continuing still so we now have at least two generations of pupils performing professionally and a third generation following through.

Founding members Dara and Fintan Vallely went on to pursue professional careers in music – Dara with his world famous group The Armagh Rhymers and Fintan through his recordings and many publications.

The first uilleann pipes pupil I taught was Eamonn Curran and he was also the first to pursue a professional career playing and recording for many years with the group Reel Union that was led by Dolores Keane and John Faulkner and included musicians like Sean Keane and Mairtin O’Connor. Eamonn played uilleann pipes and tin whistle with the group. Then there was Francis Rock another pipe pupil who went to Germany and played and recorded with a group called Sheevon. The late Mark Donnelly played and recorded with the group Craobh Rua. Then Patricia Vallely from a wonderful singing family played and recorded with her group Reel to Reel. Later then we had a whole series of past pupils like Brian Finnegan with Flook, Niall Vallely with Nomos and later Buille along with his brother Caoimhin, Cillian Vallely with various groups in American and now for many years with Lunasa, Tiarnan O Duinnchinn who played and recorded with many groups as well making solo recordings and  Leo McCann who played and recorded with many Scottish groups including Malinky. Barry Kerr too is associated with the club having attended one of our summer music schools, was taught by a former pupil of the club and himself taught classes in the club. More recently there are past pupils like Niall Murphy, Jarlath Henderson, Dermot Mulholland and many more featuring in groups and making recordings. These and many more do give us a lot of satisfaction and knowledge that our pupils are continuing to develop the music. 

In Ireland there are still “dynasties” that transmit the passion for popular traditions to the next generations, and I believe it is a unique phenomenon in Europe. What do you think is the reason?

In Ireland the music survived for generations through family traditions being passed on and there are many examples of this just to mention two, namely the Rowsome and Potts families. I don’t know why Ireland represents such a unique European dynastic family tradition as it is quite common in Africa and Asia with vast multi-generational musical dynasties. I suppose our situation as a formerly remote island would have helped establish close cultural traditions handed down through generations. However despite that Ireland for over a thousand years was subjected to endless invasions and persecutions aimed at every aspect of life including religion, language, music and in fact the very right to be regarded as a human being. However for some reason our traditions survived which is a testimony to the fortitude of our ancestors.

Along with your wife Eithne, a fiddler and teacher who comes from a family of musicians, it may be said that you have founded a new dynasty of musicians. All your children are good musicians, Cillian, Caoimhín and Niall have brilliantly embarked on professional careers, Lorcan was inspired to become an artist, Maire is an important figure within the Club. Mr Vallely, you can be proud of what you have built with Eithne… and then there are the grandchildren; do they play too?

Within my own family the music is alive and well in the two generations of our children and grandchildren. All 10 of our grandchildren play music with a mixture of classical as well as traditional. Niall’s children Muireann and Aine play respectively fiddle, flute, concertina and Aine has recorded a song in the Pipers Club most recent publication Dobbins Flowery Vale. Caoimhin’s three children all play with Oisin playing pipes and piano, Liam playing guitar and Ronan playing fiddle. Cillian’s three children all play and sing with Ciara on Fiddle, Sinead on flute while Eimear sings. Lorcan’s two children live in Armagh and attend the Pipers club classes. So the music will continue.

JOHN BRIAN VALLELYYou are highly regarded as a painter. Some of your paintings have been used for CD covers, you have exhibited in many countries and have always paid attention to aspects of Irish culture. To devote yourself to this activity you had to give up what might have been a career as a musician and concert performer; when did you make this choice

While I never played professionally I never felt any conflict between the various aspects of my life – painting, music and sport exist comfortably in their own compartments of my life. All three interact and meet in my painting through my subjects which always reflect my interests in life from my mythological paintings of the late 50s and early 60s to my music and sport themed paintings from the 70s to the present day. I have always lived an independent life and never had a job so I was lucky to be able to spend all my life doing what I liked whether playing music, painting or competing and organising athletics.

Mr Vallely, thank you for your time, until we meet again in Armagh.

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 3: The Tempest”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 3: The Tempest”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 3: The Tempest”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2008

di alessandro nobis

“The Tempest” è “l’ultimo colpo” battuto nel 2008 dal piper di Belfast Robbie Hannan, autore di uno straordinario esordio, “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/01/22/suoni-riemersi-robbie-hannan-traditional-irish-music-played-on-the-uilleann-pipes/)per la Claddagh Records nel lontanissimo 1990 e di un altrettanto brillante lavoro pubblicato nel 1995 in duo con Paddy Glackin (“Séideán Sí”). Questo “The Tempest” non è naturalmente meno del disco di esordio, sia per la tecnica sopraffina che per la qualità del repertorio, interpretato con grande energia e, dove sono necessarie, grande delicatezza e sensibilità.

Undici le tracce presenti tra reels, jigs e air. Dei primi segnalo “Old Hag you have Killed me / Strop the Razor”, la prima delle quali già registrata in una versione per più strumenti dalla Bothy Band di Paddy Keenan e qui invece riportata ad una versione più naturale più vicina a quella di Willie Clancy, tra i reels “The Broken Pledge / The Tempest” la prima presa da Joe e Dermot McLaughlin e la seconda originalmente eseguita dal violinista John Kelly Senior che l’aveva insegnata a Dermot Mclaughlin. Willie Clancy è stato senz’altro uno dei musicisti che più hanno influenzato lo stile di Robbie Hannan ed infatti molti sono gli spunti presenti nel disco provenienti dal repertorio di questo straordinario piper della Contea di Clare, ed anche la slow air “The Bold Trainor O”, che trova le sue origini addirittura nel 18° secolo (pare che perfino “Condae Liatroma” di Turlogh O’ carolan abbia influenzato la composizione di quest’aria).

La musica tradizionale come si sa, viaggia nel tempo e si trasforma, passando da esecutore ad esecutore, di generazione in generazione, fino ad arrivare ai nostri tempi, a quelli di Robbie Hannan ad esempio. E’ questa la sua magia.

  1. Reels: The Flax in Bloom / Corney is Coming (3:28)\r\n
  2. Jigs: Cailleach an Airgid / Sergeant Early’s (2:29)\r\n
  3. Air and Fling: The Rocks of Bawn / Kitty got a clinking coming from the\r\nRaces (4:03)\r\n
  4. Jigs: Old Hag you have Killed me / Strop the Razor (2:59)\r\n
  5. Reels: The Broken Pledge / The Tempest (3:33)\r\n
  6. Jigs: The Langstern Pony / Down the Back Lane (3:07)\r\n
  7. Reels: The Holly Bush / The Last house in Connacht (3:27)\r\n
  8. Jigs: Sean Bush / Padraig O’Keeffe’s (2:29)\r\n
  9. Reels: Bunker Hill / The Wind that Shakes the Barley (2:43)\r\n
  10. Air: The Bold Trainor O (3:04)\r\n
  11. Reels: The West Wind / Sean Reid’s Fancy (2:59)

DISCOGRAFIA consigliata, e probabilmente completa

1990: ALBUM. “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”, Claddagh Records, LP, CD CC53

1994: “Peter Street, The Silver Spear, The Dublin Reel”, “Moll Rua (Red Moll), An Phis Fhliuch (Sometimes Known As O’farrell’s Welcome To Limerick)”, “Jenny’s Wedding, The Pure Drop”. (AA.VV. “The Drones and the Chanter Volume 2”). Claddagh Records, CD CC61

1995: ALBUM.“Séideán Sí”: Paddy Glackin e Robbie Hannan. Gael-Linn Records, CD CEF171

2000: “Speed the Plough / The Beare Island Reel”. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival)”. Armagh, 19 / 11 / 2000. CD. www.armaghpipers.com

2005: “The Rolling Boys Around Tandragee / Sergeant Early’ Jig”. Armagh, 2005. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival, 2018). CD. www.armaghpipers.com

2008: ALBUM. “The Tempest”: Ni Piobari Uilleann Records, CD.

 

LORD FRANKLIN “The Ballad”

LORD FRANKLIN “The Ballad”

LORD FRANKLIN “The Ballad”

di alessandro nobis

La mattina del 19 maggio A.D. 1845, centodieci marinai e ventiquattro ufficiali lasciarono il porto di Greehithe sulla costa del Kent in direzione Aberdeen da dove in seguito avrebbero raggiunto la Groenlandia; erano a bordo di due vascelli che già avevano solcato le acque antartiche sotto il comando di James Clark Ross, vascelli che per questa spedizione erano stati rinforzati nella prua con placche metalliche e soprattutto erano state dotate di due potenti motori a vapore, uno fornito dalle Ferrovie di London & Greenwich e l’altro dalla Compagnia che gestiva la linea London & Birmingham: il primo sulla Erebus che stazzava 380 t e l’altro sulla Terror, di 350 t, vascelli affidati a James Fitzgerald e Francis Rawdon Moira Crozier. Sir John Franklin, già Governatore della Tasmania, fu incaricato di guidare la spedizione visto che già aveva un’esperienza “artica” avendo guidato tra il 1819 ed il 1822 una spedizione nel nord canadese per la Hudson Bay Company, spedizione per la verità fallimentare che gli valse il soprannome di “l’uomo che si mangiò gli stivali” ed il motivo lo si può facilmente immaginare …… . Per la verità è necessario dire che i primi cinque nella lista dell’Ammiragliato diedero forfait, e così toccò a Franklin partire.

Partirono come detto il 19 maggio del 1845 e non fecero più ritorno, lasciando prima alle leggende popolari e poi agli sparuti ritrovamenti nel nord canadese (tre sepolture a cumulo e qualche oggetto) la misteriosa ricostruzione di quella spedizione che intendeva cercare e raggiungere l’oceano Pacifico da Nord passando dal mitico “passaggio a nord-ovest”. L’ultimo inglese che ebbe l’occasione di incrociare le navi di Franklin fu il Capitano Dannett al comando di una baleniera: la data sul libro di bordo era il 26 luglio del 1845. Poi più nulla.

Questa in breve l’inizio della storia, ben documentata da numerosi volumi e da una serie piacevole televisiva, “The Terror” (la prima serie) tratta da un volume di Dan Simmons(1)che mescola molto efficacemente la storia con le leggende Inuit, giusto per aggiungere mistero al mistero.

A due anni dalla partenza da Greehithe, non arrivando alcuna notizia dai due vascelli inglesi, Lady Jane Franklin il 20 marzo del 1848 si rivolse ai comandanti ed alle ciurme delle navi baleniere che solcavano i tempestosi e perigliosi mari artici, offrendo una ricompensa di ben 20.000 sterline per chi avesse portato notizie o avesse ritrovato la Terror e la Erebus e poi il giorno seguente iniziò a corrispondere con i membri del Governo a cominciare da Benjamin Disraeli per ottenere prima un’audizione ed in seguito aiuti concreti.

Cecil Sharp diceva che una “folk song” è una canzone nata dalla gente comune, dalla gente non o poco alfabetizzata con un testo che narra una vicenda di carattere storico ma anche individuale abbinata ad una melodia spesso preesistente e trasmessa oralmente di generazione in generazione, di villaggio in villaggio. La vicenda di John Franklin e della moglie Jane ha in effetti abbia tutte le caratteristiche per diventare una canzone e quasi immediatamente alla vicenda, tra le centinaia di Broadside Ballads (Leydi li chiamò “fogli volanti”) a stampa e distribuite con una certa diffusione ecco che appare “Lady Franklin’s Lament” (a.k.a. “Lord Franklin” or “The Sailor’s Dream”) il cui testo, pubblicato nel 1852, è attribuito alla stella Lady Jane, consorte di John Franklin. Tra tutte le melodie che certamente vennero abbinate al testo, quella giunta fino a noi risale al 1584 e proviene da una raccolta irlandese pubblicata quell’anno e nella quale la melodia è chiamata (“Cailín Óg a Stór”, “O Darling Young Girl” in lingua inglese). Questa è la “Lord Franklin” che molti conoscono, interpretata di qua e al di là dell’oceano da numerosi artisti, dei quali in calce riporto un elenco parziale.

Lord Franklin - broadsheet
LA BROADSIDE BALLADS 1852

E, a proposito di adattamenti di antiche melodie a testi moderni, segnalo “Bob Dylan’s Dream” in The Freewheelin’ Bob Dylan”, secondo album dell’autore americano; Dylan conobbe “Lord Franklin” grazie al folksinger e ricercatore inglese Martin Carthy che in un’intervista rilasciata al Telegraph nel 1992 ricorda che il cantautore americano sempre gli chiedeva di cantare quella ballata (Interview with Dave Brazier, Telegraph, Vol. 42, 1992, p. 94/5). In verità Dylan, per mantenere un certo legame con le strofe di Lady Jane Franklin, nelle ultime strofe scrive una sorta di “requiem” per le amicizie perse durante la sua giovane vita che lo aveva portato da Duluth a New York ed in Inghilterra dove aveva appunto incontrato Carthy. Lo stesso Carthy, che registrò la ballata nel suo secondo album (Second Album, Fontana STL 5362, 1966) e che tutt’oggi interpreta nei concerti, accorciò il testo della Broadside Ballad scritta attorno alla metà del diciannovesimo secolo il cui titolo era”Lady Franklin’s Lament For Her Husband”. Due esempi di un’abitudine consolidata nei secoli e mai considerata come “plagio”, ovvero prendere una melodia tradizionale e scrivere un testo originale.

Per approfondire la storia di John Franklin:

1 – SIMMONS, Dan: “La scomparsa dell’Erebus”. Mondadori, 2008

2 – ERIKA BEHRISCH ELCE (a cura di): “Selected Letters of Lady Franklin Concerning the Search of Lost John Franklin Expedition 1848 – 1860. MQUP, 2009

Alcune versioni di Lord Franklin:

BURKE, Kevin & O’DOMHNAILL, Michael. “Promenade”. Mulligan Records, 1979.

CARTHY, Martin. “Second album”. Topic Records, 1966.

DYLAN, Bob. “The Freewheelin’ Bob Dylan”. CBS Records, 1963 (solo melodia, testo di Dylan)

JONES, Nic. “In search of Nic Jones”. Mollie Records, 2007.

LLOYD, Albert Lancaster. “Sailor’s Songs and Sea Shanties”. Registrato nel 1956. Highpoint Records, 2005.

O’CONNOR, Sinead. “Sean Nos Tua”. Hummingbird Records, 2002.

PENTANGLE. “Cruel Sister”. Transatlantic Records, 1970, “The lost Broadcasts 1978 – 1972. Hux Records, 2004.

RENBOURN, John. “Live in Italy”. Data di registrazione sconosciuta. Registrato Live al Folkstudio di Roma. CD

 

LORD FRANKLIN:

 

We were homeward bound one night on the deep

Swinging in my hammock I fell asleep

I dreamed a dream and I thought it true

Concerning Franklin and his gallant crew

 

With a hundred seamen he sailed away

To the frozen ocean in the month of May

To seek a passage around the pole

Where we poor sailors do sometimes go.

 

Through cruel hardships they vainly strove

Their ships on mountains of ice were drove

Only the Eskimo with his skin canoe

Was the only one that ever came through

 

In Baffin’s Bay where the whale fish blow

The fate of Franklin no man may know

The fate of Franklin no tongue can tell

Lord Franklin alone with his sailors do dwell

 

And now my burden it gives me pain

For my long-lost Franklin I would cross the main

Ten thousand pounds I would freely give

To know on earth, that my Franklin do live.

(alternate: To know Lord Franklin and where he is.)