AN TARA “Faha Rain”

AN TARA “Faha Rain”

AN TARA “Faha Rain”
Raelach Records RR014, 2018

di alessandro nobis

Per gli appassionati di musica irlandese legati al suono espresso dalla quasi totalità dei gruppi di matrice tradizionale troveranno questo “Faha Rain” piuttosto strano quanto meno, ma coloro i quali invece sono interessati anche ai suoi “possibili sviluppi” ed agli “impossible Crossroads” musicali apprezzeranno senz’altro il lavoro dei due musicisti “implicati” ovvero il percussionista Tommy Hayes (Stockton’s Wing” ed il suonatore di sarod, cordofono indiano dell’Hindustan, Matthew Noone, australiano. I due costruiscono un affascinante ed immaginifico ponte musicale che unisce le due culture e non a caso “An Tara” in lingua sanscrita sta a significare “lo spazio, la terra di mezzo” che perfettamente identifica il progetto. Qui di jigs, reels, hornpipes ne troverete poche tracce, ma in compenso l‘universo sonoro targato Noone & Hayes, se presterete l’adeguata attenzione all’ascolto vi porterà in un non-mondo estremamente interessante e sorprendente; per entrare in questo mondo basta ascoltare le due composizioni del violinista della Contea di Clare Junior Martin Crehan inserite i questa raccolta, soprattutto il set “Hills of Coore / Her Lovely Golden hair was Flowing Down Her Back” per sarod e marimba che dà l’esatta misura del livello musicale di questo splendido progetto oppure l’arrangiamento, quasi una ricomposizione, di un classico del folk irlandese, “Morning Dew” (da confrontare con la versione più ortodossa dei Chieftains, ad esempio) dove il sarod di Matthew Boon è accompagnato dal bodhran di Tommy Hayes. Le altre tracce sono composizioni originali di Noone (alcune scritte a quattro mani) e tra queste consiglio l’ascolto del brano eponimo che apre il disco, quasi un “call and response” tra i due musicisti e quello che chiude l’album, una ninnananna per Rosie, anche questa una composizione di Noone nella quale la voce dell’autore è accompagnata anche dal pianoforte di Jack Talty, produttore di questo magnifico disco.

https://raelachrecords.bandcamp.com/album/faha-rain

FIDIL “Decade”

FIDIL “Decade”

FIDIL “Decade”

Raelach Records, CD. 2019

di alessandro nobis

La Contea del Donegal, nel nord ovest irlandese, è conosciuta per la bellezza della sua natura, per il fascino delle sue coste frastagliate e dagli appassionati di musica per lo stile violinistico che caratterizza il repertorio tradizionale, influenzato dallo stile scozzese: due nomi che hanno fatto la storia del folk irlandese? Tommy Peoples e Paddy Glackin.

Ecco, Aidan O’Donnell, Ciaràn Ó Màonaigh e Damien McGeehan sono tre superbi violinisti il cui progetto nato come si evince dal titolo di questo splendido loro terzo lavoro (il primo era “3” del 2009 e “The Old Wheel of Fortune” era stato pubblicato due anni dopo) una decina di anni fa, va oltre a quello della riproposizione della musica popolare. Ho trovato questo lavoro veramente brillante, non solo per il repertorio ma anche per gli arrangiamenti che i tre hanno studiato per valorizzare suono e repertorio, come ad esempio la mazurka “The First Draft” composta dalla figlia di Tommy Peoles, Siobhàn ed ancora il set di reels “The Pich of Snuff / The Wild Irishman” con due violini anziché suonare all’unisono sono intonati su due diverse ottave e registrata anche dalle scozzesi Sileas, Kevin Burke e Paddy Glackin. Doveroso l’omaggio al compositore scozzese dell’Abredeenshire James Scott Skinner (1843 – 1927) con il “solo” da Ciarán Ó Màonaigh con il reel “The Hurricane” abbinato al reel “The Jolly Tinker” riferibile al fiddler del Donegal Mickey Doherty. Bellissima l’evocativa composizione di Ciarán Ó Màonaigh “Na Farraigí Dearga – The Seas They Ran Red with Blood” (racconta la vicenda di Biddy che imparò la melodia dalle fate del Donegal che gli confessano che il giorno seguente si sarebbero scontrate con quelle di Sligo, ed il mare si colorò di rosso sangue); ed infine segnalo lo slip jig “Jenny Jumped Over the Wall” (Altan, The Bothy Band) in ricordo di Danny O’Donnell, fiddler del Donegal, naturalmente. Interessante il pizzicato iniziale nelle mazurche “The Girl from Min ‘a Draighin / Tha Walcott Lass” e la dedica che Damien McGeehan fa al nonno che combattè nell’esercito irlandese nel ’34.

Chiaro che la composizione del trio riesce a dare un fascino diverso e nuovo del repertorio tradizionale, facendo di “Fidil”, assieme al CD inciso da Martin Hayes con un quintetto d’archi (anche se in questo con una “spinta” centrifuga verso altri mondi musicali molto più accentuata), una soluzione alternativa ed assolutamente eccellente di suonare e di ascoltare la musica popolare irlandese.

www.raelachrecords.com

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

Claddagh Records CC1. Lp, CD 1959

di alessandro nobis

LA COPERTINA DEL DISCO

Son duecento anni che la famiglia Rowsome costruisce e suona uilleann pipes, due secoli da quando il capostipite Samuel, contadino e piper, nacque nella Contea di Wexford intorno al 1820 e di tutta la dinastia il più conosciuto è senza alcuna ombra di dubbio Leo (1903 – 1970), nipote di Samuel. La sua carriera “ufficiale”, cioè quella testimoniata da rarissime incisioni su 78 giri, iniziò nel lontano 1926 e proseguì per un ventennio incidendo per Columbia, la Decca e la His Master Voice; queste incisioni furono poi raccolte dalla Topic Records in un CD intitolato – e non poteva essere diversamente – “Classics of Irish Piping”.

L’influenza che Rowsome ebbe sulla generazione di giovani pipers attivi negli anni Sessanta fu enorme, non c’è suonatore di uillean pipes che non lo citi o interpreti uno dei suoi brani, ed anche le generazioni seguenti lo venerano come musicista al pari di Willie Clancy o Seamus Ennis.

Le registrazioni di questo “Rína bPíobairí: The King of the Pipers” che risalgono al 1959 sono anche la prima pubblicazione della meritoria Claddagh Records: contengono sedici tracce eseguite in solo come amava fare – a parte qualche limitata occasione su 78 giri come “St. Patrick Day” dove si fa accompagnare dalla Leo Rowsome’s Irish Pipers’ Band (Stereo IR007; mx #S2923; 1933) – e mettono in risalto, con una qualità audio ovviamente migliore delle registrazioni precedenti, lo stile potente e preciso e l’assolutamente perfetto senso del ritmo che il piper di Wexford evidenziava nell’esecuzione del repertorio legato al ballo popolare e nelle slow airs.

Queste registrazioni sono quindi una delle pietre angolari della tradizione dei pipers irlandesi, e tra le tracce segnalo naturalmente “O’Carolan’s Concerto” abbinata al planxty “Davis”, la toccante slow air “An Buachaill Caol Dubh (The Dark Slender Boy)”ed il set dance “Madame Bonaparte” dedicato alla memoria di Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie, meglio nota come Giuseppina di Beauharnais Imperatrice della Francia alleata dell’Irlanda ai tempi di Napoleone.

SUONI RIEMERSI: MOLLOY · KEANE · O’FLYNN “The Fire Aflame”

SUONI RIEMERSI: MOLLOY · KEANE · O’FLYNN “The Fire Aflame”

MOLLOY ·KEANE ·O’FLYNN “The Fire Aflame” Claddagh Records. CD, 1992

di alessandro nobis

Credo, e so di non essere il solo, che Matt Molloy, Sean Keane e Liam O’Flynn siano tre giganti della tradizione musicale irlandese avendo nei decenni attraversato la sua ”storia” militando o addirittura fondando ensemble come Chieftains, Planxty, Bothy Band e la Ceoltoiri Chualann del seminale Sean O’Riada. Dunque nell’ormai lontanissimo 1992 i tre amici si incontrano in studio di registrazione ed assieme al chitarrista Arty McGlynn, al violoncellista Neil Martin ed all’arpista e tastierista Noreen O’Donoghue suonano le tredici tracce contenute in questo straordinario disco pubblicato dalla storica etichetta dublinese Claddagh lasciando una testimonianza non solo del loro talento immenso che già conoscevamo ma della perfezione e brillantezza con la quale i tre affrontano questo repertorio; l’hornpipe “The Belharbour” (dal repertorio del suonatore di concertina Chris Droney) abbinato al reel “The Old Ruined Cottage in the Glen” sono splendidamente eseguite al flauto di Matt Molloy accompagnato dal sempre pregevolissimo tocco di Arty McGlynn alla chitarra, “The Turnibìng of the Geese” è la melodia di una ballata d’amore del repertorio sean-nos di Cork resa alla perfezione dal violino di Sean Keane accompagnato dal violoncello e dalla tastiera, “Eire” è un’altra melodia, stavolta eseguita da Liam O’Flynn con il supporto di arpa e tastiera ed infine voglio citare il reel e lo Strathspey che chiudono questo lavoro, “Sean Ryan’s Reel” e “The Grand Spey” suonati da Keane, O’Flynn e Molloy.

Disco da dieci e lode e, aggiungerei, commovente.

 

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 2: The Mountain Groves”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2007

di alessandro nobis

Nativo di Londra ma “naturalizzato” irlandese, Emmett Gill è uno dei numerosi musicisti che, pur avendo una tecnica invidiabile ed una espressività davvero rara, resta per il momento poco conosciuto soprattutto nel “continente” al di fuori della cerchia degli appassionati di uilleann pipe e di conseguenza della musica tradizionale irlandese. Già nei primi anni ’80 – e quindi in giovanissima età considerando che il suo anno di nascita è il 1976 – in quel di Camden Town, quartiere londinese conosciuto per il fermento culturale che ospita, Gill ha respirato l’aria irlandese sia ascoltando la collezione di dischi dei genitori e successivamente collezionando preziosi 78 giri sia frequentando il “London Pipers Club” e maestri come Billy Browne e da John Murphy.

13853Meno male che nel 2007 la benemerita associazione “Na Píobaíri Uilleann” nella sua collana “The Ace and Deuce of Piping” ha pubblicato questo ottimo “The Mountain Groves” dove racconta le sue influenze, i suoi studi in una parola la sua passione per la cornamusa irlandese.

Qualche esempio? “The Garden of Daisies”, brillante set di danze imparato ascoltando gente come Patsy Touhey e Seamus Ennis, le gighe “Down the Black Lane / Donnybrook Fair / Scully’s Casey” provengono dal suo repertorio live, il set “Sean O’Duibhir a’Gleanna” nel repertorio di pipers e violinisti ed associato al West Clare, la slow air “”Mo Ghrád Sa An Jug Mòr Is E Lán” eseguita a-la dal fondamentale piper Willie Clancy.

Una scoperta interessante, questa di Emmett Gill, e probabilmente la sua unica registrazione pubblicata sin qui. Attendiamo smentite da parte dell’interessato o di chiunque sia più aggiornato di me.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

“THE ACE AND DEUCE OF PIPING”:

Vol. 1: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/03/21/suoni-riemersi-eliot-grasso-up-against-the-flatirons/

Vol. 3: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/04/09/suoni-riemersi-robbie-hannan-the-ace-and-deuce-of-piping-vol-4-the-tempest/

Vol. 4: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/06/22/caoimhin-ofearghail-uilleann-piping-from-county-waterford/

 

 

SOSTIENE BORDIN: STIFF LITTLE FINGERS “Nobody’s Heroes”

SOSTIENE BORDIN: STIFF LITTLE FINGERS “Nobody’s Heroes”

SOSTIENE BORDIN: STIFF LITTLE FINGERS “Nobody’s Heroes”

Chrysalis Records. LP, 1980

di cristiano bordin

Era il 1980 quando uscì “Nobody’s heroes”, il secondo album degli Stiff Little Fingers.

In quell’anno c’era stato il primo grande sciopero della fame nel famigerato blocco H del carcere di Long Kesh. I militanti dell’IRA e delle altre organizzazioni armate repubblicane ed indipendentiste irlandesi si ribellarono alla perdita dello status di prigionieri politici e scelsero l’arma estrema dello sciopero della fame. Cominciò allora un’altra drammatica lotta con la Thatcher, che restò inamovibile, e che arrivò al tragico epilogo dell’anno successivo con 10 morti tra cui Bobby Sands che resse più di 60 giorni di sciopero della fame prima di cedere.

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Erano gli anni dei “Troubles” e alla situazione del loro paese 4 ragazzi di Belfast, che avevano scelto come nome Stiff Little Fingers prendendolo da una canzone dei Vibrators,  avevano già dedicato il loro folgorante album di esordio, “Inflammable material”. Le loro canzoni erano insieme politiche – “Alternative Ulster” è un vero e proprio inno – ma anche  capaci  di  parlare a ragazzi come loro usando anche un registro personale. Il segreto? Quello di sempre per chi cammina sulla strada del punk, a quei tempi come oggi: la cosiddetta credibilità di strada.

“Inflammable material” resta una  vera  e propria pietra miliare del punk, che però sapeva anche guardare oltre il punk. E del resto il gruppo si era formato dopo aver visto suonare a Belfast i Clash, ma da ragazzino  Jack Burns, cantante e leader della band, era rimasto affascinato da Rory Gallagher. L’esordio, oltre ad essere un disco che rimarrà per sempre, finisce in classifica e la band trova in John Peel un solido alleato.

E allora arriva il momento di fare il bis, con “Nobody’s heroes”. Il secondo disco non è mai un passo facile. Confermarsi al livello dell’esordio- materiale infiammabile di nome e di fatto-  era davvero bella sfida che però la band vince con una naturalezza, e una forza, impressionanti.

Gotta getaway” ha la stessa potenza granitica e la stessa di capacità di stamparsi nella memoria di “Suspect device“.

Fly the flag” e  “Wait and see” sono episodi più complessi e più strutturati che vanno oltre il punk e lasciano aperti altri percorsi al gruppo senza però  tradire le origini.

In primo piano i marchi di fabbrica degli Stiff Little Fingers: la voce, roca, rabbiosa, inconfondibile di Burns, i riff di chitarra, i cori. “Nobody’s heroes” dà il titolo al disco ed è una delle canzoni simbolo della band nord irlandese: potenza, ritmica devastante, ritornello indimenticabile. Insomma c’è praticamente tutto e sicuramente sarà stata un esempio per tanti altri gruppi anche dei decenni successivi.

Ma una delle caratteristiche di quel periodo era unire la rabbia del punk ai suoni del reggae. I Clash, nel loro esordio, avevano segnato la strada con “Police and thieves“, cover di Junior Marvin e gli Stiff Little Fingers avevano accettato la sfida già nell’esordio con “Johnny was” di Bob Marley. E allora bastava solo proseguire, magari creando l’atmosfera adatta con “Bloody dub” e il terreno per un altro grande pezzo, “Doesn’t make all right” era pronto.

La potenza del punk arrivava e colpiva  e contaminava un pezzo degli Specials, altro grandissimo gruppo di quella stagione.

Ormai “Nobody’s heroes” sta scivolando verso l’epilogo anche se viene già voglia di ricominciare da capo: “I don’t like you” e la successiva “No change” hanno sfumature power pop e  preludono al gran finale di “Tin soldiers” un altro classico del gruppo.

Gli Stiff Little Fingers proseguirono poi con “Go for it”, e uscì, lo stesso anno di “Nobody’s hero”, un grande live, “Hanx” e poi si persero un po’ per strada. Si riformarono, cambiarono spesso formazione in cui ebbe posto per un po’ anche Bruce Foxton, bassista dei Jam,  ci furono ritorni dei membri originali del gruppo, altri dischi e soprattutto tanti tour e tanti concerti.

L’ultimo album in studio è di 6 anni fa, ma i concerti sono proseguiti anche dopo

Certo, la voce di Jack Burns non è più così abrasiva come un tempo  e i chili di troppo sono inevitabili.

Ma il loro pezzo di storia lo hanno fatto e per chi magari, per ragioni anagrafiche,  li scopre ora perchè non ne hai mai sentito parlare prima “Nobody’s heroes” ha ancora l’effetto di una scossa e la capacità di riportarci indietro di 40 anni per rivivere una stagione leggendaria e probabilmente irripetibile.

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. IRISH PIPERING Volume 2”

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. IRISH PIPERING Volume 2”

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. Irish Pipering Volume 2”

Claddagh Records. LP, CD. 1994

di alessandro nobis

A più di vent’anni di distanza dal primo (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/26/suoni-riemersi-the-drones-and-the-chanters-irish-pipering-vol-1/) nel 1994 la benemerita Claddagh Records pubblicò il secondo volume di “The Drones and the Chanters: Irish Pipering”, stavolta con i contributi di Robbie Hannan, Gay McKeon, Joseph McLaughlin, Sean Potts, Liam O’Flynn, Michael O’Brian e Ronan Browne ovvero il meglio del panorama dei pipers dell’epoca, anche se manca a mio avviso il grande Paddy Keenan.

Molti conoscono alcuni dei pipers sopra citati per i loro set acustici o per essere stati membri di gruppi, altri sono meno conosciuti dagli appassionati soprattutto non irlandesi, come chi scrive: mi riferisco in particolare a Joseph McLaughlin, Michael O’Brian e Sean Potts.

Il primo è originario della città di Derry ed ai tempi di questa registrazione lavorava come dentista. Il suo stile è influenzato dalla musica per violino e con Robbie Hannan ha avuto il grande merito di far conoscere la musica per violino del Donegal – uno stile molto caratteristico e facilmente distinguibile dagli altri – ai suonatori di uilleann pipes. Tre i brani qui presenti tra i quali il famoso “The Lark In the morning” (interpretato anche da Hamish Moore e dai Boys of the Lough), pubblicato nel 1804 in una collezione in Scozia da O’Farrell mentre il mitico O’Neill ne pubblicò ben sei versioni a testimoniare la diffusione di questo bellissimo jig.

Michael O’Brian è un insegnante dublinese che a nove anni iniziò a suonare le pipes. Si fece la sua esperienze venendo in contatto con i pipers che suonavano in Thomas Street, al “Piper’s Club” e per quel che ne so le tre tracce presenti qui sono le uniche testimonianze del suo stile raffinato e caratterizzato da un senso del ritmo fuori del comune. Tra loro importante è il set di tre jig (“An Rògaire Dubh” / Na Ceannabhàin Bhàna / Pàidin O’ Raofeartheigh”) perché sono trascrizioni leggermente modificate per esaltare il suono delle pipes dal repertorio del cantante del Connemara Pàdraig O’Ceannabhàin.

Ed un altro musicista influenzato dagli stili di Seamus Ennis e Willie Clancy è Ronan Browne oltre che dai genitori. La struggente slow air “Port na bPucai” è originaria delle isola Blasket nel Kerry; la leggenda narra che descriva il triste lamento per la morte di una fata, ma un’altra interpretazione più reale sostiene che la melodia si riferisca ad una comunicazione sonora tra due balene sentito dai pescatori ed amplificato dallo scafo delle imbarcazioni.

Disco molto importante per il suo valore antologico e per il repertorio.

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH

di alessandro nobis

Come era tutto sommato abbastanza prevedibile viste in primis l’assoluta imprevedibilità – il gioco di parole è voluto – del Corona Virus ma anche la cura e professionalità che da sempre distingue l’Armagh Pipers Club nell’organizzare le proprie attività, la ventisettesima edizione del William Kennedy Piping Festival in programma come di consueto alla metà del prossimo mese di novembre è stata ufficialmente annullata. Non è stata una decisione facile da prendere, ma a mio avviso è stata intelligente e la migliore soluzione possibile vista l’impossibilità di prevedere lo sviluppo della pandemia; procastinare la decisione di altre settimane tenendo sulle spine artisti e pubblico soprattutto quello proveniente dai Paesi Europei e nordamericani – che si sarebbe trovato alle prese con problemi di annullamento delle prenotazioni di voli e alberghi – non sarebbe stato serio e non in linea con il modus operandi del Club.

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IRISH SESSION, WKPF 2019

Nell’esplicativo comunicato stampa rilasciato pochi giorni or sono, il Direttore Brian Vallely ha dichiarato: “Teniamo molto alla salute ed alla sicurezza di tutti i membri del Club che partecipano all’organizzazione, del pubblico e degli ospiti musicisti invitati e non potremmo lavorare alla preparazione del festival con la coscienza tranquilla. Oltre a ciò temiamo restrizioni nei viaggi e negli spostamenti interni e inoltre sarebbe difficile per noi mantenere fede alla qualità delle proposte che per 26 edizioni siamo riusciti a mantenere costante. Avevamo già stabilito il programma e invitato i musicisti (il programma comunque non è stato divulgato, n.d.r.)confidando che questa edizione sarebbe stata di qualità superiore; eravamo pronti a presentare il programma nei giorni in cui la pandemia è iniziata, e faremo tutto il possibile per riproporre il programma l’anno venturo”.

Durante questi mesi di lockdown il Club comunque la proseguito la sua preziosissima attività nel campo della didattica che lo contraddistingue nonostante le difficoltà procurate dal diffondersi della pandemia, con 24 insegnanti “tutors” che hanno registrato e caricato sul sito web per i loro studenti “in remoto”. “Abbiamo preparato oltre 300 lezioni in formato video e molte altre sono state inviate tramite la posta elettronica, e siamo davvero fieri dei tutori per il loro spirito di adattamento in questa particolare situazione e voglio ringraziare l’Arts Council od Northern Ireland per il continuo supporto economico fornito anche durante questa emergenza”, conclude Mr. Vallely.

Quindi ci si vede ad Armagh a novembre, del 2021.

ENGLISH LANGUAGE, COURTESY OF ARMAGH PIPERS CLUB

Armagh Pipers Club has taken the difficult decision to cancel this year’s William Kennedy Piping Festival. The 27th edition of this international gathering celebrating all forms of pipe-based traditional music was to have taken place in Armagh city in mid-November. 

The Director of the Pipers Club, Brian Vallely, said: “We take the health and safety of all our Club members, audience members and invited guests extremely seriously so we could not in good conscience continue planning for this year’s event under the current circumstances. Apart from this there would more than likely be attendance restrictions and possibly travel restrictions in place, making it extremely difficult for us to present the type and quality of festival we want and regular attendees expect. 

“We had already booked all of the artists for this year’s festival and the program was ready to launch when this virus took over. We will now turn our attention to making sure the 2021 event will be the best ever, and we will of course endeavour to re-book all of these same artists.”

The cancellation of the festival comes despite the Club’s success in moving its music education programme completely online.  Until the pandemic struck, the Club was offering 36 classes every week to over 200 students, in rented school premises. Lockdown forced a rapid rethink and within a few days the Club’s team of 24 tutors were recording and uploading lessons for their students to follow from home.

Mr Vallely said: “We managed to complete the term with over 300 lessons delivered in video format, and dozens of others emailed out to class members with notes and sound recordings. We are very grateful to the tutors for adapting so enthusiastically to this new way of working, and to the Arts Council of Northern Ireland for continuing to fund the education programme during this emergency.” The charity, which has been teaching traditional music since 1966, has continued to sell its tutor books and other publications worldwide throughout the lockdown, and is now planning for a new year of teaching starting in September. 

For further information:

Ciarán Ó Maoláin, secretary, Armagh Pipers Club

ciaran@armaghpipers.com / +44 (0)7712 809933

 

 

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL

“The Ace and Deuce of Piping Vol. 4: Uilleann Piping from County Waterford”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2020

di alessandro nobis

Il piper Caoimhín Ó Fearghail è originario di uno dei Gaeltacht irlandesi e precisamente da An Rinn, nella meridionale Contea di Waterford e come quasi tutti gli uilleann pipers ha iniziato a suonare la musica tradizionale partendo dal tin-whistle, il flauto diritto di metallo per poi passare alla cornamusa, molto più complessa e considerata lo strumento principe della musica popolare irlandese. Allievo di David Power, dichiara apertamente di aver subito l’influenza – e non poteva essere altrimenti – dei capostipiti Willie Clancy, Patsy Touhey, Tommy Reck e naturalmente Seamus Ennis.

FEARGHAIL 1Questo magnifico CD è il quarto della serie “The Ace and Deuce of Piping” curato dall’associazione Na Piobairi Uilleann ed il suo repertorio apre una finestra sulla tradizione della sua terra, appunto il Waterford come il reel “The One Horned Cow” appreso da Lima Walsh e da lui inciso nel lontanissimo ‘33 e qui associato a “The Ramblin Thatcher”, appreso dal disco “The Fire Aflame” (O’Flynn, Jeane e Molloy) ed a “The Fermoy Lasses” o la slow air “Miss Brien an Chuilfhionn” imparata ascoltando una versione cantata da Walter Power.

Notevolissima la versione in “solo” di Johnny Cope che gli appassionati ricorderanno incisa anche dai primi Planxty (ma anche dal flautista Fintan Vallely)  nel 1984 e da Ennis nel ’78) e soprattutto il set “Bonaparte’s Retreat” abbinato alla hornpipe “Callaghan’s Hornpipe”, quest’ultima ispirata al grande Seamus Ennis; di “Bonaparte’s Retreat” ne sono state incise varie versioni (Chieftains, Finbar Furey e oltreoceano da Norman Blake e John Hartford) e presumibilmente fu composta nel XIX secolo dopo la ritirata di Napoleone del 1812 in Russia, disfatta che secondo alcuni storici salvò le isole britanniche da una possibile invasione francese ….. O’Fearghail ne riporta una versione struggente come probabilmente era quella di Tommy Kearney, violinista che insegnò la melodia al nostro giovane piper della Waterford County.

Non sono a conoscenza di altre incisioni di Caoimhín Ó Fearghail: attendo notizie, ma intanto questo disco è bellissimo.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

 

 

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

AA.VV. “The Drones and the Chanters: Irish Pipering”, Volume 1

Claddagh Records. CD, LP 1971

di alessandro nobis

Se desiderate avvicinarvi alla musica tradizionale irlandese attraverso il suo strumento principe, le “Uilleann Pipes”, questo CD rappresenta “IL” vostro punto di partenza; è soprattutto lo “status quo” del 1971 relativo a questo strumento in Irlanda e presenta solisti che sono considerate delle vere e proprie icone accanto ad altri meno conosciuti almeno fuori d’Irlanda. Qui abbiamo Seamus Ennis, Willie Clancy, Leo Rowsome, Peadar Broe, Paddy Moloney, Tommy Reck e Dan Dowd. Sui primi tre sono stati scritti fiumi di parole vista la loro importanza nella conservazione del patrimonio tradizionale, per i loro stili nel suonare le uilleann pipes e per avere letteralmente “trascinato” decine di giovani irlandesi alla pratica della musica popolare attraverso quello che è considerato il suo strumento principe.

Di Paddy Moloney, uno dei fondatori dei Chieftains (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/02/05/suoni-riemersi-the-chieftains/), sono qui presenti le sue uniche registrazioni “in solo”, che io sappia e già questo è motivo di grande interesse verso questo CD: tra queste segnalo una composizione di Turlogh O’Carolan, “Bumper Squire Jones”.

Peadar Broe è presente in questa preziosa antologia con un solo brano, il reel “The Trip to Darrow”; originario di Dublino e fedele adepto allo stile di Seamus Ennis – anche se Rowsome fu il suo primo maestro oltre a donargli il suo primo set di cornamuse – fu anche un ottimo suonatore di tin whistle (strumento che molti pipers hanno affrontato prima di passare alla cornamusa) ed era figlio dell’arpista Treasa Nic Chormaic. Visse una buona parte della sua vita nei dintorni nelle campagne intorno a Cork e scomparve nel 1974.

Anche Dan Dowd qui è presente con un solo – ma significativo –  contributo, la slow air dan dowdAn Buachaill Caol Dubh”: originario di Dublino e reduce della guerra d’Indipendenza Irlandese, ha avuto come insegnanti Rowsome e Billy Andrews ed era tra i più considerati pipers dell’epoca; la sua casa era meta di musicisti famosi e meno famosi che da lui volevano imparare i segreti dello strumento, un set costruito nel 1852 che ha una storia che va raccontata: John Coughlan, un ciabattino emigrato in America passò il set al figlio che in seguito emigrò in Australia. Dopo la sua morte la cornamusa rimase nella sua custodia per molti anni fino a quando un vigile del fuoco – e piper -, Bill Crowe le riportò in Irlanda nel 1954, conobbe Dan Dowd e prima di ritornare in Australia lasciò il set allo stesso Dowd del quale possiamo solo immaginare la felicità nel ritornare in possesso delle sue uilleann pipes.

tommy reck 1Di Tommy Reck, scomparso nel 1991, fu anche un ottimo violinista, e qui abbiamo la possibilità di ascoltare tre brani eseguiti alle uilleann pipes: due reels (“The Scholar” e “The Salamanca”) ed uno slip jig, “Top it Off”. Negli anni Cinquanta, con Tommy Potts, rappresentava quanto di meglio si poteva ascoltare nell’area di Dublino; allievo di JohnPotts, padre di Tommy, amava suonare in duo con i violinisti come Joe Ryan o Peadar O’Loughlin. Nel ’77 pubblicò un disco, “The Stone in the Field”, registrato con un prezioso set di cornamuse fabbricate da Timothy Kenna tra il 1768 ed il 1794.

Nel 1994 sempre la Claddagh Records pubblicherà il secondo volume con contributi di Robbie Hannan, Gay McKeon, Joseph McLaughlin, Sean Potts, Liam O’Flynn, Michael O’Brian e Ronan Browne.