DALLA PICCIONAIA: Pádraig Ó Maoldomhnaigh (1938 – 2021)

DALLA PICCIONAIA: Pádraig Ó Maoldomhnaigh (1938 – 2021)

DALLA PICCIONAIA: – Pádraig Ó Maoldomhnaigh / Paddy Moiloney (1938 – 2021)

di alessandro nobis

Purtroppo Paddy Moloney se ne è andato l’11 ottobre, lasciando un enorme senso di tristezza in tutto l’ambiente della musica tradizionale non solo irlandese visti il grande rispetto e l’enorme popolarità che i Chieftains dalla metà degli anni settanta godettero in tutto il mondo. Affermare che il merito principale del piper dublinese è stato quello di esportare per primo, con il gruppo, il patrimonio tradizionale d’Irlanda è a mio avviso quantomeno riduttivo: Moloney è stato un piper ed un suonatore di tin whistle di grande livello ed ha saputo cercare e trovare nell’immenso repertorio del folk di tradizione orale e nei repertori a stampa gemme e tesori di grande valore.

Molti appassionati tra il quale chi scrive hanno conosciuto il suono delle uilleann pipes alla metà degli anni settanta quando il britannico Mike Oldfield lo invitò come unico ospite alle registrazioni del suo terzo album “Ommadawn”, molti altri conobbero invece la musica dei Chieftains attraverso uno dei capolavori cinematografici di Stanley Kubrick, “Barry Lyndon” dove la slow air “Women of Ireland”, presente già sul loro quarto album del ’73 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/12/23/suoni-riemersi-the-chieftains-4/)come la B-Side “Morning Dew”,  fu pubblicata su 45 giri anche in Italia. Fatto sta che il suono del gruppo, prima del lungo periodo di collaborazioni con musicisti di tutto il mondo, era davvero particolare per l’assenza di strumenti a plettro che invece erano la peculiarità e la novità della stragrande maggioranza delle band irlandesi di quegli anni.

La passione per la musica gli fu probabilmente trasmessa dalla nonna materna che viveva nella Contea di Laois, e come spessissimo accade in Irlanda il primo strumento che prese in mano fu il tin whistle anche la svolta nella sua vita musicale furono le lezioni che il grande Leo Rowsome gli impartì alla scuola di musica del Leinster; più migliorava il suo stile, più ascoltava anche gli altri maestri delle generazioni precedenti tra i quali ricordo solamente Seamus Ennis e Tommy Reck. Vivendo a Dublino entrò in contatto da giovanissimo, a ventidue anni, con un altro Maestro della tradizione irlandese, il compositore e clavicembalista Sean O’ Riada che lo volle nel suo gruppo che da lì a poco si trasformò nel Ceoltóirí Chualann, considerato da tutti l’ensemble che diede il via per primo allo studio ed alla riproposizione della musica irlandese in tutto il Paese.

Del Ceoltóirí Chualann facevano parte oltre naturalmente a Paddy Moloney, Martin Fay, Sean Potts e Michael Turbridy ovvero il nucleo dei futuri Chieftains, gruppo nato nel 1962 per un solo disco realizzato su richiesta della label dublinese – recentemente acquistata da una major – Claddagh Records (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/02/05/suoni-riemersi-the-chieftains/), etichetta nella quale Moloney ebbe per qualche tempo anche un ruolo gestionale.

Resta il mio rammarico, ma credo di essere in ottima compagnia, che Paddy Moloney non abbia mai inciso un album di solo uilleann pipes, registrandone invece uno peraltro magnifico in compagnia di Sean Potts come duo di tin whistles (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/09/24/suoni-riemersi-paddy-moloney-%c2%b7-sean-potts-tin-whistles/).

A dispetto delle intenzioni iniziali, i Chieftains sono rimasti attivi per sei decenni e le loro produzioni non sempre vennero giudicate positivamente dai puristi.

Ma questa è tutt’altra storia.

SUONI RIEMERSI: PLANXTY “Planxty”

SUONI RIEMERSI: PLANXTY “Planxty”

SUONI RIEMERSI: PLANXTY “Planxty”

Polydor Records. LP, 1973

di alessandro nobis

Il primo disco dei Planxty ha avuto nella storia del folk revival irlandese ma a mio avviso in quello dell’Europa Continentale un impatto decisivo, e questo per almeno un paio di ragioni: la prima per la cura e l’innovazione negli arrangiamenti che prevedevano l’utilizzo di strumenti e quindi di sonorità nuove per i cultori del folk irlandese più ortodosso come il bozouky e gli strumenti a plettro in generale e la seconda per la produzione di materiale nuovo scritto seguendo la tradizione portato da tutti i componenti ovvero Liam O’Flynn, Andy Irvine, Christy Moore e Donal Lunny ed a ciò aggiungo che il loro sguardo era rivolto anche altrove dalla cui tradizione pescheranno in seguito “gemme” riarrangiate con grande maestria provenienti dai repertori d’oltreoceano e balcanici.

All’autore dell’ottimo volume “The Humours of Planxty”, Leagues O’Toole (Hodder Headline Ireland, 2006), Liam O’Flynn racconta: “Il materiale del primo album fu il risultato dell’apporto che ognuno di noi mise sul tavolo. E molto materiale fu portato, che fu ben valutato e selezionato. Io portai quattro strumentali, Christy ed Andy portarono quattro canzoni ciascuno e Donal assunse le vesti di direttore artistico”. “Sì, lui ebbe quel ruolo” annuisce Andy; “lui e solo lui aveva la capacità di ascoltare il suono dell’intera band mentre suonava. Personalmente trovavo questo per me impossibile da fare, quando suonavo mi isolavo totalmente.”

Questo disco che si può definire iconico e seminale contiene brani che hanno sempre identificato i  Planxty come l’arrangiamento di “Raggle Taggle Gipsy”, brano dell’Irish Traveller John Reilly, o i due composti da Turlough O’Carolan ovvero “Planxty Irwin” e “Seabeg and Seemore” (una versione diversa rispetto a quella apparsa su 45giri) con uno splendido arrangiamento dove le pipes di O’Flynn suonano sopra gli intrecci dei plettri). Tra le ballate naturalmente voglio citare “The Blacksmith” a chiusura dell’album, l’antimilitarista “Arthur McBride” proveniente dalla Contea di Donegal con la voce solista di Irvine (ballata raccolta da P.W. Joyce ai primi del Novecento e che fa riferimento ai reclutamenti forzati per la Prima Guerra Mondiale) e “Sweet Thames” omaggio al grande Ewan McColl che la compose per una riduzione radiofonica di una versione londinese di “Giulietta e Romeo”.

Forse non il migliore lavoro in studio dei Planxty, personalmente sono molto affezionato a “The Woman I Loved so Well (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/01/19/suoni-riemersi-planxty-the-woman-i-loved-so-well/) ma comunque di sicuro una pietra miliare del nuovo folk irlandese.

SUONI RIEMERSI: PADDY MOLONEY · SEAN POTTS “Tin Whistles”

SUONI RIEMERSI: PADDY MOLONEY · SEAN POTTS “Tin Whistles”

SUONI RIEMERSI: PADDY MOLONEY · SEAN POTTS

“Tin Whistles”

Claddagh Records. LP, 1973

di alessandro nobis

Il tin whistle irlandese è lo strumento “propedeutico” a chi vuole affrontare le “uilleann pipes”, e questo lavoro del ’73 può essere considerato come una sorta di “libro sacro” di questo strumento dove la qualità della musica e l’abilità di Potts e Moloney raggiungono livelli probabilmente inarrivabili.

Qui i due Chieftains – tre se consideriamo l’apporto ritmico del bodhran di Peadar Mercier, con Il gruppo dal ’66 al ‘76 – compilano un’antologia della tradizione musicale irlandese che al primo ascolto può sembrare un poco ostico ma che invece ha il grande pregio di mettere a nudo il folk irlandese nella sua quintessenza e in modo scevro anche da i più semplici arrangiamenti, un ritorno alle origini a mio avviso, quasi alla sua probabile origine pastorale.

Ecco quindi la splendida “Julia Delaney” che apre la seconda facciata con il bodhran di Mercier, reel tramandato a Potts dallo zio Tommy, la melodia raccolta nel Connacht di “An Draighneàn” nella quale Moloney suona un tin whistle in Si bemolle, ci sono la slow air eseguita in solo dal piper dei Chieftain (“Seolaim Araon na Géanna Romhainn”) e la celebre “George Brabazon” di Turlogh O’Carolan – e come poteva mancare una composizione dell’arpista della quale i Chieftains propongono una versione live nel loro album dal vivo; un altro brano tramandato è “The Cock of the North Side” – abbinato a “The Ballyfin Slide”- , uno slide tramandato a Moloney dal nonno ed infine voglio segnalare un classico dei pipers, eseguito qui dai flauti diritti, ovvero il jig “The Hug of the Spinning Wheel”.

Non pensate di trovare qui freddi esercizi di stile o autoreferenzialità, qui ci sono “solamente” due straordinari musicisti chiusi in uno studio di registrazione dove la loro amicizia ed il loro rispetto reciproco hanno dato vita a questo importante manuale di altissimo livello del flauto diritto irlandese.

Imperdibile.

SUONI RIEMERSI: LIAM ÓG Ó FLOINN “Out To An Other Side”

SUONI RIEMERSI: LIAM ÓG Ó FLOINN “Out To An Other Side”

SUONI RIEMERSI: LIAM ÓG Ó FLOINN “Out To An Other Side”

TARA Records. CD, 1993

di alessandro nobis

L’influenza di Seoda an Ríadaígh (Sean O’Riada 1931 – 1971)sia sulla riscoperta e lo studio della musica popolare irlandese che sulla possibilità di scrivere nuova musica che rimandi alla tradizione è stato davvero enorme, soprattutto se guardiamo la scrittura di lavori orchestrali, ben documentati ad esempio nel cofanetto “The Essential Collection”. Ecco, ascoltare questo bellissimo lavoro di O’Flynn mi riporta a tratti al lavoro di O’Riada per il grande gusto negli arrangiamenti di Shaun Davey e dello stesso piper, e per l’ariosità e l’importanza del materiale tradizionale scelto. O’Flynn ha radunato una vera e propria orchestra della quale fanno parti molti nomi eccellenti del folk, ma non solo del folk, irlandese come Noel Eccles (batterista dei Moving Hearts), Arty McGlynn, Steve Cooney, Nollaig Casey, The Voice Squad e Sean Keane con naturalmente sempre in evidenza le sontuose e cristalline uilleann pipes di Liam O’Flynn. Dico che la lunga versione di “The Fox Chase”, della quale esistono registrazioni di Seamus Ennis e di Leo Rowsome, è davvero emblematica e descrive alla perfezione lo spirito di “Out to an Other Side”, che sviluppa il tema con una magnifica ed ariosa orchestrazione di Shaun Davey che descrive l’inseguimento ad una volpe e la voce solista, le uilleann pipes, che conducono l’ascoltatore ad immaginare l’inseguimento “condotto” dal corno francese di Fergus O’Carroll. E come spesso accade ci sono riferimenti alla storia, come nella magnifica versione a cappella curata da “The Voice Squad” della folk ballad “After Aughrim’s Great Disaster” che narra la sconfitta irlandese ad Aughrim (1691) ad opera degli orangisti condotti da Re William. Qui O’Flynn ha operato una scelta a mio avviso molto intelligente, lasciando campo libero a The Voice Squad e proponendo la struggente melodia a chiusura del disco, (“John O’Dwyer of the Glen”) eseguita dalla cornamusa accompagnata in modo “discreto” dalle tastiere di Rod McVey. Ultima citazione per la slow air “The Winter’s End” composta da Shaun Davey nel ’92 per una rappresentazione teatrale shakesperiana (“A Winter’s tale”) con la brillante parte di chitarra di Arty McGlynn, l’oboe di Matthew Manning e gli archi in puro stile O’Riada.

Qui una biografia di O’Flynn scritta in occasione della sua prematura scomparsa.

English: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/03/21/looking-down-from-the-gods-liam-og-o-floinn-14-april-1945-14-march-2018/)

Italiano: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/03/21/dalla-piccionaia-liam-og-o-floinn-1945-14-marzo-2018/)

SUONI RIEMERSI: SEAN NUA “The Open Door”

SUONI RIEMERSI: SEAN NUA “The Open Door”

SUONI RIEMERSI: SEAN NUA “The Open Door”

Shanachie Records. CD, 1993

di alessandro nobis

Mi risulta che questo “The Open Door” sia l’unica incisione di questo quartetto irlandese dalla formazione piuttosto atipica visto che comprende due pipers (Joe McHugh e Joe McKenna) accanto all’arpista e vocalist Antoinette McKenna ed al flautista e clarinettista Gerry O’Donnell. Non pensate che la varietà timbrica sia limitata perché i due pipers sono ottimi polistrumentisti ed un notevole contributo lo danno anche il percussionista Mario N’Goma ed il chitarrista Jo Partridge; la musica ha arrangiamenti interessanti ricchi di sfumature sonore, i brani sono tradizionali come si conviene a parte quattro titoli composti dall’arpista e da Joe McKenna come il set “Rapids / Jig of Stops” introdotto dall’arpa e dall’arpeggio di chitarra ai quali per la seconda parte del set si aggrega la brillante cornamusa di McKenna.

Le due uilleann pipes duettano meravigliosamente nel set “Innisheer / The Foggy Dew / Drops of Brandy / The Blasksmith Reel” e nella suite iniziale (“Happy To Meet, Sorry To Part / Cliffs Of Moher / Eaves Dropper”), “Tá Mé ‘Mo Shui” è una ballata tradizionale sull’amore e sul tradimento con la evocativa voce di Antoinette McKenna su di un leggero tappeto elettronico e con un importante ruolo del clarinetto e dell’accordeon, “Clara’s Vale” (un villaggio nella Contea di Wicklow) è una slow air suonata dall’arpa e dal preciso flauto di McKenna con le pipes di McHugh che accompagnano la melodia.

Un progetto, questo dell’ensemble Sean Nua, tra i più interessanti emersi dal panorama irlandese negli anni Novanta ma che ha purtroppo avuto una breve vita; un vero peccato perché i presupposti messi in evidenzia in questo loro unico disco c’erano tutti per imporsi nel frammentato e ricco scrigno della musica tradizionale. E, forse, l’aver pubblicato il disco oltreoceano per la seppur prestigiosa Shanachie  Records ha limitato la sua diffusione in Europa. Ma questa, ripeto, è solo una mia ipotesi.

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN “Doublin’”

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN “Doublin’”

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN  “Doublin’”

Tara Records. LP, 1979

di alessandro nobis

Uilleann pipes e violino sono una delle accoppiate più interessanti della musica tradizionale irlandese e questo “Doublin’” registrato nel ’78 e pubblicato l’anno seguente dalla Tara Records è una delle pietre miliari per quanto riguarda i due strumenti: se poi a suonare le Uilleann pipes è Paddy Keenan ed il violino è Paddy Glackin accompagnati qua e là da Donal Lunny al bozouky e Noel Kenny alla concertina capite subito il livello della proposta contenuta in questo ellepì. Entrambi dublinesi, figlio del traveller piper John Keenan il primo e del violinista Tom Glackin il secondo, pubblicano questo ellepì che sancisce la loro amicizia e l’enorme intesa ed il grande gusto nel suonare assieme se è vero, come è vero, che capita loro ancora di salire sul palco come nell’edizione del 2018 del William Kennedy Piping Festival di Armagh dove infiammarono il pubblico a quarant’anni dalla pubblicazione di “Doublin’” al quale ebbi la fortuna di assistere.

Il jig dedicato a Garrett Barry, la slow air “Roisin Dubh”eseguita in solo da Keenan, il reel in omaggio a Johnny Doran (anche lui un travelling piper) “The Bunch of Keys” e “Castlekelly Reel” eseguito dal violino, concertina e bozouky sono quattro delle preziose gemme contenute in questo straordinario ellepì.

Scrivono sul retro della copertina i due musicisti: “In questo disco eseguiamo brani che abbiamo suonato assieme per anni nelle sessions; alcuni vengono dal repertorio delle nostre famiglie, altri li abbiamo imparati da altri musicisti nel nostro girovagare per l’Irlanda. Quello che abbiamo cercato di fare è di rappresentare la spontaneità e la forza della musica così come viene creata, imperfezioni comprese”.

E’ il profondo fascino della musica popolare, semplicemente. Più chiaro di così ……

JASON ROUSE “Fieldish Recordings”

JASON ROUSE “Fieldish Recordings”

JASON ROUSE “Fieldish Recordings”

Autoproduzione. CD, 2021

di alessandro nobis

Gallese d’adozione ma originario dell’Irlanda Settentrionale, Jason Rouse è uno dei più promettenti piper, uilleann piper, ed è già internazionalmente conosciuto per il suo stile così legato alla sua terra di origine. Il titolo di questo suo “Fieldish Recordings”, la sua opera prima, spiega benissimo lo spirito di queste registrazioni monoaurali effettuate in quel di Cardiff pochi mesi or sono con un registratore a cassette portatile AIWA, ovvero quello di riportare in auge il suono piuttosto distorto e disturbato delle registrazioni sul campo che qualche decennio fa si effettuavano negli angoli più e meno nascosti d’Irlanda, e non solo d’Irlanda; era un modo economico di fare della ricerca etnomusicologica sul campo visto che pochi si potevano permettere i costosissimi registratori a nastri svizzeri Nagra, ma questa scelta davvero inusuale di Rouse può a mio avviso prestarsi ad un’altra lettura, ovvero di attirare l’attenzione dei musicisti più giovani a non badare tanto alla qualità del suono ma piuttosto a quella esecutiva ed a riscoprire le preziose audiocassette di pipers conosciuti o meno prodotte negli anni sessanta e settanta. Detto questo, il repertorio rispecchia lo sterminato patrimonio della musica tradizionale irlandese dalla coppia di Jigs “The Lark in the Morning/The Atholl Highlanders” all’omaggio del grande Johnny Doran del set “The Job of Journeywork”, dai brani “raccolti” al Willie Clancy Summer School a Miltown Malbay come il jig “Wallop the spot” al reel “Miss McLeod” di un altro grande piper del passato, Patsy Touhey solo per citare quattro dei tredici brani presenti in questo brillante lavoro di Jason Rouse; immancabile, come si conviene, l’interpretazione di due brani associati alla maggior fonte di ispirazione di Rouse, ovvero Willie Clancy, “The Rocks of Bawn/Kitty Got a Clinking Coming”. Naturalmente Rouse è anche un ottimo tin whistler – come da copione – ed il set di polkas “Tarmo” abbinata a “Sweeney” lo evidenzia molto bene.

Lavoro interessante, un musicista di cui sentiremo parlare nei prossimi anni per il suo stile “perfettamente imperfetto”; mi chiedo se a questo punto Rouse pubblicherà questo suo “Fieldish Recordings” anche su audiocassetta e se proseguirà nel suo percorso ad utilizzare l”Aiwa” anziché più moderni mezzi di registrazione. Per me è indifferente, quel che conta è la bontà della musica e la sua interpretazione sincera e queste due caratteristiche qui abbondano.

AA. VV.: COMPÁNACH  “Music from all the Counties of Ireland”

AA. VV.: COMPÁNACH  “Music from all the Counties of Ireland”

AA. VV.: COMPÁNACH  “Music from all the Counties of Ireland”

Imusic. 2CD, 2018

di alessandro nobis

Il titolo la dice lunga sul contenuto di questo brillante doppio CD pubblicato tre anni or sono: un viaggio attraverso le contee irlandesi, senza “immagini” sonore da cartolina, luoghi comuni come spesso capita di ascoltare nelle compilations che si trovano sui banconi di località turistiche ed aeroporti. E’ invece quello che può essere considerato un indispensabile compendio al preziosissimo volume di Fintan Vallely pubblicato nel 2016, ovvero “Companion to Irish Traditional Music” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/01/15/fintan-vallely-companion-to-irish-traditional-music/) alla cui registrazione hanno partecipato alcuni tra i migliori studiosi e musicisti tradizionali di diverse generazioni che vale davvero la pena citare: Tiarnán O’Duinchinn, Gerry O’Connor, Fintan Vallely, Sibéal Davitt, Karan Casey, Máire NíChoilm, Róisin Chambers, Maurice Leyden, Stephanie Makem e Roisín White.

Doppio CD, trenta i brani che concretizzano i vari stilemi esecutivi della musica popolare intendendo l’Irlanda come un tutt’uno; la suite strumentale “The Castle/The Boys Of Lough Gowna/Old Tipperary(Double Jigs, 6/8)” aperta dal flauto di Vallely e proseguita dal violino è solo una delle meraviglie di questo lavoro, come il canto “a cappella” cristallino di Ciaran Casey in “The Shamrock Shore” che tratta il tema dell’emigrazione ed il set proveniente dalle Contee di Carlow e Cavan composto dall’aria “FollowMe to Carlow” (nel repertorio anche dei Planxty” ed eseguito dalle pipes di O’Duinchinn, da “Come Back Paddy Reilly”, un solo di Gerry O’Connor e da due reels eseguiti dalle pipes, dal violino e dal ritmo della step dance. Certo sarebbe doveroso segnalare ogni singolo brano di questo importante lavoro non solo per il suo aspetto didattico ma anche per il livello delle esecuzioni ma di questo secondo aspetto agli appassionati di musica irlandese basta leggere i nomi dei musicisti coinvolti per capire il valore di questo straordinario “Compánach”; non è di facilissimo reperimento e non è stato distribuito in modo adeguato, ma con i mezzi attuali tutto si può fare …….. o quasi.

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 2 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 2 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 2 (1958 – 1973)”

CLADDAGH RECORDS. LP, CD, 1980

di alessandro nobis

Questo è il secondo volume edito dalla Claddagh Records nel 1980 dedicato al piper della Contea di Clare Willie Clancy, attivo dal punto di vista discografico dal ’58 al ’73 anno della sua prematura scomparsa. Anche qui naturalmente troviamo un repertorio di arie tradizionali irlandesi, dai jigs ai reel, dalle hornpipes alle slow air fino agli slip jigs, inoltre la voce di Clancy che prima di eseguire “The Gold Ring” parla di Garret Barry. Clancy interpreta a suo modo tra gli altri “The Steampacket” di Johnny Doran, “The Milliner’s Daughter” dalla raccolta di O’Neill, “Bannish Misfortune” ascoltata dal violinista Patrick Kelly fino alla celeberrima aria tradizionale della zona appalachiana forse imparata nel suo soggiorno americano “Dark is the Colour of My True Love’s Hair” eseguita al tin whistle e dedica “Garret’s Barry” al piper di Inagh, importantissimo “influencer” nel mondo delle uilleann pipes irlandesi. Una preziosa raccolta che in coppia con il primo volume (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/13/suoni-riemersi-willie-clancy-the-pipering-of-willie-clancy-volume-1-1958-1973/)offre uno squarcio esaustivo sulla musica e la grandezza di Clancy: peccato davvero non siano indicate date e location delle registrazioni.

Scrive di lui Seamus Ennis nelle note di copertina: ”Nato a Miltown Malbay nel Clare Occidentale, Willie era quasi un predestinato visto che anche il leggendario piper Garret Barry era nato lì. Willie viaggiò in Europa suonando ai festival, visse alcuni anni a Londra dove lavorò come falegname e più tardi si trasferì a New York. Alla fine Willie si ristabilì di nuovo a Miltown Malbay e lì prese moglie. Si costruì un laboratorio ed un tornio con quale sperimentò con qualche successo la costruzione di uilleann pipes per i suoi amici. Io amavo stare con lui e con Doreen ed in particolare ricordo l’atmosfera familiare di una mattina a colazione, attorno alla tavola, prima che lui andasse lavorare come falegname: stavo mescolando il mio tè con un cucchiaino in senso anti-orario quando Willie disse: ma così stai sciupando tutta la dolcezza del tè, Seamus!

Amato dai giovani e dagli anziani per il suo carattere gentile, le sue fini arguzia ed ironia, la sua abilità nello step-dancing, naturalmente la sua classe come musicista e la sua amicizia per me, Willie morì nel 1973 a 53 anni. Troppo giovane davvero.

BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Bagpipes in Europe. Ireland, Scotland, Brittany & Galicia

BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Bagpipes in Europe. Ireland, Scotland, Brittany & Galicia

SUONI RIEMERSI: BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Strumenti popolari europei. LA ZAMPOGNA 

“Volume 1: Irlanda – Scozia – Bretagna – Galizia”

ALBATROS DISCHI. LP, 1972

di alessandro nobis

Tra il 1969 e il 1971 Roberto Leydi (1928 – 2003) e Bruno Pianta (1943 – 2016), due autorevolissimi etnomusicologi italiani compiono un viaggio nelle terre celtiche dell’Europa Occidentale alla scoperta delle varianti della cornamusa per un progetto che si chiamava “Strumenti Popolari in Europa” di cui questo disco rappresenta il primo volume raccogliendo preziose testimonianze sonore.

La ricerca inizia prima dell’esplosione del fenomeno del folk revival anglo-scoto-irlandese (e questo è un valore aggiunto dell’opera), nella primavera del ’69 in Galizia con una registrazione effettuata nell’isola di Arosa dove Os Arinos das rias Baixas esegue una melodia tradizionale, una “Muineira” (che significa “macina da mulino” o “moglie del mugnaio”) proseguendo nella primavera – estate del ‘71 in Bretagna dove i protagonisti delle registrazioni sono il suonatore di bombarda bretone Daniel Philippe in duo con Yann Le Bars al binjou con un repertorio formato da una “Wedding March”, due melodie “a ballo” ed una legata alle feste natalizie, il tutto catturato dal registratore a nastri nelle località di Bourbriac nel Cote du Nord e Scrignac nel Finisterre dove registrano un duo vocale misto che presenta canto un “Tamm Diweza”. Nel giuno del 1971 visitano la Scozia e di quel viaggio sono qui presenti quattro brani: un bellissimo frammento “pitbroch” vocale di Mary Morrison (“Canntaireachd”) e la cornamusa di Calum Johnston (un altro brano dal repertorio pitbroch, “Makintosh Lament”) entrambi residenti nell’isola di Barra nelle Outer Hebrides mentre sulla mainland, precisamente a Blairgowrie nel Pertshire catturano la voce della cornamusa di Alex Stewart, forse il Pipe Major Alex Stewart del Reggimento Argyll & Sutherland Highlanders che suona un set formato da una marcia e da un reel.

Le tre tracce registrate in Irlanda, purtroppo, non riportano in modo completo né il nome degli esecutori né i titoli dei brani con una eccezione; sono state registrate in un pub dublinese il 3 aprile del ’71 e le parche note di copertina ci dicono che gli esecutori sono un uilleann piper, un banjoista ed un chitarrista che eseguino un jig,  una composizione probabilmente scritta da Turlogh O’ Carolan e “The lark’s Song”.

Il libretto inserito nella copertina dell’ellepì racconta la storia della uilleann pipes, delle highland bagpipes e della gaita con grande dovizia di particolari e ovviamente competenza visti gli autori sia in lingua inglese che italiana con esempi musicali e qualche incisione.

Disco importante – come del resto tutti quelli che raccolgono registrazioni dei due etnomusicologi – che fa parte delle opere originali dell’Albatros Records al tempo anche coraggiosamente impegnata nelle versioni italiane dell’importantissima etichetta americana Folkways Records e che meriterebbe una ristampa in compact-disc.

Mi piacerebbe sapere in quale archivio sono conservate le registrazioni di questi viaggi “celtici” di Leydi e Pianta, magari c’è dell’altro materiale proveniente da questi loro viaggi. Qualcuno ne sa qualcosa?