DALLA PICCIONAIA: 3rd EUROPEAN FESTIVAL OF YOUNG MUSICIANS. Quattro Castella, Reggio Emilia 31 maggio e 1 giugno 2019

DALLA PICCIONAIA: 3rd EUROPEAN FESTIVAL OF YOUNG MUSICIANS. Quattro Castella, Reggio Emilia 31 maggio e 1 giugno 2019

DALLA PICCIONAIA: 3rd EUROPEAN FESTIVAL OF YOUNG MUSICIANS

Quattro Castella, Reggio Emilia 31 maggio – 1 giugno 2019

di Alessandro Nobis

Si terrà venerdì 31 maggio e sabato 1 giugno a Quattro Castella, nel reggiano, la terza edizione dell’EUROPEAN FESTIVAL OF YOUNG MUSICIANS, dedicato come evince dal titolo, alla musica interpretata da giovani musicisti compresi tra le età di 13 e di 20 anni. E’ un progetto il cui ideatore, l’Associazione Culturale “Futuro in Musica” in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e la locale Amministrazione Comunale va nella direzione di promulgare ed incoraggiare la pratica della musica, e di dare la possibilità ad orchestre giovanili di incontrarsi, raccontare le proprie esperienze e naturalmente esibirsi dal vivo.
Quest’anno sono state invitate orchestre proveniente dalla Germania, dall’Irlanda (nello specifico dall’Ulster), dalla Romania e dall’Ungheria oltre naturalmente da due orchestre che faranno gli onori di casa, ovvero l’Orchestra Giovanile di Quattro Castella e la Mikrocosmos Orchestra di Casalgrande.

La giornata di venerdì 31, quasi un pre-festival, sarà dedicata a due Master Class, uno dedicata al suono orchestrale e l’altra al canto corale tenute rispettivamente dal M° Luigi Pagliarini e dal M° Mircea Ionescu e si concluderà alle 21 con una esibizione dei gruppi ospiti presso il Cinema Eden di Puianello. Il sabato il pubblico avrà l’opportunità a partire dalle ore 19 in Piazza Dante a Quattro Castella di assistere alle esibizioni delle orchestre invitate, ovvero (nell’ordine previsto di esibizione) l’European Orchestra diretta dal M° Luigi Pagliarini, l’Ensemble di Bucarest “Rainbow Children”, l’Orchestra Giovanile di Quattro Castella diretat dal M° Saverio Settembruno, l’Armagh Pipers Club guidato dai tutor Thomas Smyth e Donna McKinney, l’ensemble ungherese “Iskola Thury Gyorgy”  e dalla “Philippinum Orchester” di Weiburg.

Si tratta per lo più di orchestre giovanili legate ad Istituzioni Scolastiche che presentano un repertorio legato al ricchissimo e straordinario mondo classico europeo con l’eccezione del gruppo proveniente dalla prestigiosa scuola di musica tradizionale di Armagh, nell’Ulster, all’interno di quella importante istituzione che è l’Armagh Pipers Club. Club che dal 1966 promuove lo studio, lo sviluppo e la ricerca della ricchissima tradizione musicale della terra irlandese oltre che ad organizzare, e quest’anno sarà il ventiseiesimo, il prestigioso William Kennedy Piping Festival che come di consueto si terrà alla metà del prossimo novembre.Armagh_rehearsals.jpg

L’Armagh Pipers Club è un importante centro di cultura, promuove la musica popolare attraverso corsi e seminari che principalmente riguardano le uilleann pipes, il tin whistle, il ballo tradizionale, il canto ed il violino e che coinvolgono alunni anche giovanissimi, ed il fatto che alcuni degli allievi abbiano formato in seguito gruppi professionisti la dice lunga sulla qualità del lavoro della scuola fondata dal piper John Brian Vallely e dalla violinista Eithne Vallely. Questa di Quattro Castella è un’occasione unica, per non può trascorrere un weekend lungo ad Armagh per il Festival, di ascoltare musica irlandese e di confrontare le diverse esperienze delle orchestre improntate sul repertorio classico con questa che invece si dedica a quella tradizionale.

IMG_0789.jpgPer molti dei giovani partecipanti a questo festival sarà la prima occasione di confronto con coetanei stranieri ed anche sarà la prima esibizione al di fuori dei confini del loro Paese: personalmente mi auguro che di questi festival se ne organizzino altri e che nelle scuole italiane venga promosso lo studio e la pratica della musica in una qualsiasi delle sue forme

In caso di maltempo le esibizioni si terranno presso la Chiesa di S.Antonino a Quattro Castella.

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DUCK BAKER “Plymouth Rock”

DUCK BAKER “Plymouth Rock”

DUCK BAKER  “Plymouth Rock”

Fulica Records, CD. 2019

“Unreleased & Rare Recordings, 1973 – 1979”, recita il sottotitolo di questa nuova pubblicazione del chitarrista e compositore americano Duck Baker, che come le precedenti (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/05/16/duck-bakerles-blues-du-richmond-demos-and-outtakes/), (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/19/duck-baker-the-preachers-son/), (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/11/16/duck-baker-outside/) e (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/03/duck-baker-shades-of-blue/)regala agli ascoltatori ed in particolare ai “BakerHeads” gemme mai ascoltate proveniente temporalmente da vari periodi della sua lunga carriera.

Qui siamo bel pieno degli anni Settanta attorno per la precisione al 1975, anno in cui Baker pubblica il suo primo lavoro per la Kicking Mule Records ed i brani provengono da registrazioni fatte negli US ed anche a Londra (6 per la precisione), e tutte hanno una qualità audio notevole considerata la cura con la quale Baker mette e sta mettendo nella scelta dei brani provenienti dal suo e da altri archivi.

“Sheebeg and Sheemore” (tradizionale irlandese), “Indiana” (texan swing), “Honeysuckle Rose” (Fats Waller) sono diventati poi dei classici che ancora oggi spesso suona dal vivo, con la solita verve e classe, “Zebra Blues” (nel repertorio di “There’s Something For Everyone In America”, album di esordio del ’75) e “Plymouth Rock” sono brani originali, “Callahan’ Hornipe” è ancora una danza irlandese: devo dire che anche questa volta è un piacere ascoltare la chitarra di un Duck Baker nei primi anni della sua carriera, per capire come si è evoluto ed ampliato il suo repertorio di quello che da molti è considerato uno dei maestri dello stile fingerpicking, suonato sia con set di corde di nylon che in acciaio come in “Sheebeg and Sheemore” e in “Callahan’ Hornpipe”

Le registrazioni, a parte cinque pubblicate su cassetta nel 1989 e quindi come potete immaginare introvabili, sono tutte inedite.

Tutto “grasso che cola”.

 

SUONI RIEMERSI: ANDY IRVINE & DAVY SPILLANE “East Wind”

SUONI RIEMERSI: ANDY IRVINE & DAVY SPILLANE “East Wind”

SUONI RIEMERSI: ANDY IRVINE & DAVY SPILLANE “East Wind”

TARA Records, CD 1992

di Alessandro Nobis

(pubblicato in origine sul numero di settembre 1992 della rivista FOLK BULLETIN)

Finalmente viene coronato, con la pubblicazione di questo “Vento dell’est” (e quale poteva essere il titolo, se non questo?) il sogno dell’irlandese Andy Irvine, quello di registrare cioè un disco interamente dedicato alle musiche balcaniche da lui tanto amate e studiate e che spesso nei lavori precedenti hanno avuto degno spazio (come dimenticare le horo “Mominsko”, “Paidusko” e “Smeceno”?).

Ed in effetti questa osmosi, tanto agognata, offre un risultato più che dignitoso da collocarsi nel novero dei migliori prodotti di Irvine, superiore forse anche al suo recente “Rude Awakening”; grande merito della buona riuscita di questo “East Wind” va comunque sia a Davy Spillane (la cui esuberanza è splendidamente “frenata” dalla produzione di Bill Whelan) che ai musicisti ospiti, nientedimeno che la magiara Marta Sebestyen e il bulgato – leader degli Zsaratnok – Nikola Parov, le gemme più splendenti della musica balcanica di stampo tradizionale i quali, con Noel Eccles, Martin O’Connor, Tony Molloy e Bill Whelan arricchiscono la musica con i loro sempre splendidi e opportuni interventi.

Ottime l’iniziale “Xhetvorno Horo” – con le uilleann pipes di Spillane in evidenza – ,la canzone bulgara “Kadana”, eseguita dal trio Sebestyen Parov Whelan, pregevole l’arrangiamento per uilleann pipes e tastiere della struggente “Illyrian dawn”, e davvero particolare l’esecuzione di “Dance of Suleyman” con i brevi ma efficaci interventi dei fiati e della chitarra di Anthony Drennan.

Purtroppo un “supergruppo” destinato a rimanere “sulla carta” (o meglio su CD), date che sembra quanto meno improbabile ipotizzare un tour per questi super-impegnati musicisti.

Ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire.

 

500 – DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe-maker & piper (1768 – 1834)

500 – DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe-maker & piper (1768 – 1834)

Desidero dedicare questo articolo, il 500°, agli amici dell’Armagh Pipers Club che da 25 anni organizzano un bellissimo festival dedicato a William Kennedy, il “W.Kennedy Piping Festival” che si tiene annualmente attorno alla metà del mese di novembre (quest’anno sarà la 26esima edizione) ad Armagh, nell’Ulster.

Voglio anche ringraziare naturalmente tutti coloro che con grande pazienza dedicano qualche minuto alla lettura di ciò che modestamente scrivo.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe maker & piper (1768 – 1834)

di Alessandro Nobis

Oggi per recarsi da Armagh a Banbridge basta percorrere una nastro d’asfalto stretto e sinuoso come lo sono tutte le strade di campagna irlandesi che seguono il paesaggio ondulato di questa parte dell’isola; ci si arriva in una mezzoretta attraversando Hamiltonsbawn e poi Tandragee. Case quasi tutte uguali nella miglior tradizione anglosassone, villette più moderne, qualche capannone nei dintorni e qualche bandiera inglese che sventola dalle cime dei pali dell’illuminazione stradale e nei giardini di qualche casa.

Alla fine del diciottesimo secolo il paesaggio non doveva essere molto diverso: una strada carreggiabile e spesso fangosa, qualche viandante, qualche calesse che lascia la strada alla diligenza settimanale del British Post Office, un pastore con i suoi armenti, i rari caravan dei tinkers. E Droichead na Banna (“il ponte sul fiume Bann”), Banbridge, il villaggio, raccolto lungo poche e diritte strade polverose e diviso dal fiume, le grandi ruote dei mulini, le case con il tetto di paglia tradizionale, il profumo della torba che fuoriesce dai comignoli, i bambini più piccoli che giocano per le strade e le donne che aspettano gli uomini al ritorno dalle campagne.

A cavallo dell’anno 1800 Banbridge ed più minuscoli villaggi lungo la parte Nord del fiume Bann godevano di un certo benessere economico, anche se i benefici di questa ricchezza era nelle mani di pochi, i proprietari dei diciotto mulini sistemati lungo il corso d’acqua e che facevano parte della linea produttiva dei filati di lino. Molta parte della popolazione era impegnata nella tessitura e nella confezione di abiti, e nel 1837 il numero di confezioni prodotte si aggirava attorno al quarto di milione di pezzi, anche se va detto che nei decenni successivi questa produzione calò fortemente.

La carrabile correva allora da Árd Macha passando da Bábhún Hamaltún eTóin re Gaoithlo stesso itinerario che di sicuro William, un ragazzino di Banbridge, avrà percorso chissà quante volte in buona compagnia per ritornare nel piccolo cottage dove era nato nel 1768.

La sua forzata disabilità – era cieco dall’età di quattro anni pare a causa di un virus che mieteva spesso vittime nei bambini giovanissimi, forse lo stesso vaiolo che un secolo prima aveva colpito l’arpista di Nobber Toirdhealbhach Ó Cearbhalláin, a.k.a. Turlogh O’Carolan  – segnerà profondamente non solo la sua vita ma anche quella di molti musicisti che nei secoli successivi si sarebbero avvicinati a quello straordinario strumento che sono le uilleann pipes, il più autentico simbolo della tradizione musicale irlandese.

Inevitabile per la famiglia escogitare per il figlio un “modus vivendi” che gli potesse garantire una vita la più normale possibile, tranquilla ed autonoma anche economicamente; c’era nella vicina Armagh un violinista, un insegnante al quale venne affidato per un certo periodo il giovane Kennedy, il Signor Moorehead – che era anche un piper – e qui William scoprì la sua passione per la musica diventando uno dei migliori allievi del maestro di Armagh. Aveva trovato una stanza in affitto  presso la casa di un ebanista, non era molto lontana da dove frequentava le lezioni di violino, e qui ebbe l’opportunità – grazie anche alla sensibilità del padrone di casa – di familiarizzare con gli strumenti di lavoro della falegnameria, cosa che fece in poco tempo tanto erano forti la sua curiosità e la sua abilità manuale.

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Il logo dell’Armagh Pipers Club

 

Qualcosa finalmente cominciava a girare per il verso giusto nella vita di questo ragazzo tanto che quando ritornò a Banbridge iniziò a costruire qualche piccolo mobile e soprattutto acquistò il suo primo set di cornamuse: forse era rimasto impressionato dal loro suono a casa di Mr. Moorehead oppure era rimasto colpito dal suono di quelle di un certo Downey, incontrato nella dimora di un cliente della falegnameria. William aveva subito realizzato che le complicate “manovre” per il montaggio dello strumento erano complesse e difficili per lui e quindi iniziò a pensare lungamente a come migliorare lo strumento in modo che fosse più agevole montarlo non solo per lui non vedente ma anche per tutti coloro che avessero voluto avvicinarsi alle uilleann pipes in modo più diretto: non solo, progettò e costruì nuovi utensili e ne adattò altri alle sue esigenze.

Il primo dei trenta set di cornamuse marchiate “William Kennedy” e realizzate nel giro di otto anni era pronto nel giro di nove mesi: non molte si direbbe, ma bisogna considerare che la sua principale attività dopo il matrimonio che contrasse a venticinque anni era quella di riparatore di strumenti musicali ed inoltre era diventato abilissimo e molto richiesto come costruttore e riparatore di orologi, un’abilità che aveva inizialmente conseguito grazie ad un orologiaio con il quale aveva in comune la passione per la musica irlandese e naturalmente per le pipes.

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Set di Uilleann Pipes firmato “Kennedy”

Kennedy, che venne a mancare il 29 luglio del 1834, non si fermò solamente a rendere più agevole il montaggio dello strumento che amava, ma apportò delle modifiche tecniche che aveva pensato e sviluppato mentre suonava il proprio set. Tra queste modifiche voglio citare l’estensione del “chanter” fino al Mi “alto”,  l’aggiunta di chiavi al “chanter” in modo che i Diesis ed i Bemolle potessero essere suonati e di altre due grosse chiavi che avrebbero consentito la loro apertura e chiusura con i movimenti del polso, in sostanza William Kennedy pose le basi della cornamusa irlandese come la conosciamo oggi e la cosa è del tutto straordinaria se consideriamo, lo ribadisco, che era un non vedente. Esistono testimonianze risalenti al 1815 che descrivono anche il suo talento ed abilità nel suonare lo strumento con le sue sottili dita ed il suo importante ruolo nello sviluppo della musica tradizionale irlandese come piper e come pipe-maker viene ogni anno a metà novembre – quest’anno sarà la ventiseiesima edizione e si terrà da giovedì 14 a domenica 17 – celebrato nella città di Armagh, nell’Ulster, con il Festival che porta il suo nome, il William Kennedy Piping Festival organizzato dall’attivissimo Armagh Pipers Club fondato nel 1966. Un appuntamento davvero imperdibile per gli appassionati della cornamusa e della musica tradizionale, solo irlandese o di matrice celtica; ogni anno musicisti di ogni angolo d’Europa (Bretagna, Francia, Italia, Grecia, Bulgaria, Svezia, Scozia, Northumberland, Ungheria) giungono nella capitale della Contea di Armagh per presentare strumenti e repertori delle loro culture popolari. Si possono ascoltare maestri delle uilleann pipes delle generazioni passate come Paddy Keenan, Brian Vallely o Liam O’Flynn (ahimè scomparso di recente) e delle nuove generazioni come Cillian Vallely e Tiarnan O’Duinnchinn e soprattutto è possibile avvicinarsi allo straordinario lavoro di formazione che il Pipers Club, durante tutto l’anno, svolge con giovani e giovanissimi per mantenere vivi l’interesse e la pratica della musica tradizionale.

http://www.armaghpipers.com

http://www.wkpf.org

https://www.facebook.com/wkpfarmagh/

FONTI:

AA.VV.: “Lettere di famiglia: giornale di educazione civile, morale e religiosa”. G. Pomba, Torino 1846

VALLELY, Eithne: “William Kennedy (1768 – 1834)”. Inedito, 2019

WILSON, James: “Biography of the Blind”. J.W. Showell, Birmingham 1838

 

 

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: Johnny Doran, Traveller Piper (1908 – 1950)

DALLA PICCIONAIA: Johnny Doran, Traveller Piper (1908 – 1950)

DALLA PICCIONAIA: Johnny Doran, Traveller Piper (1908 – 1950)

di Alessandro Nobis

Johnny Doran è da sempre accreditato come uno dei più grandi suonatori di uilleann pipes; la sua influenza sulle generazioni successive fu davvero forte, incalcolabile soprattutto se consideriamo che di lui non esiste alcuna registrazione fatta per fini commerciali. Tuttavia la sua abilità ed il suo amore sviscerato per la tradizione irlandese divennero comunque leggendarie facendo di lui una sorta di icona della musica irlandese. Mi chiedo però assieme all’autorevole John McSherry(2)come mai, avendo frequentato colleghi che lo veneravano come Seamus Ennis o Willie Clancy più legati di alle istituzioni governative e probabilmente anche alle case discografiche, non gli siano state organizzate più sessions di registrazioni e non siano mai stati immessi sul mercato irlandese, britannico o americano 78giri contenenti la sua straordinaria musica. Ancora oggi è considerato il punto di passaggio tra le antiche tradizioni e le nuove generazioni di pipers, alcuni dei quali discendenti di “Irish Travellers”, come Paddy Keenan e Finbad Furey. Voglio raccontarvi la sua storia, cercando nel mio piccolo un contributo a ravvivare il fuoco della leggenda di Johnny Doran.

Aveva deciso di passare quel freddo inverno tra il ’47 ed il ‘48 con i suoi figli nel suo caravan parcheggiato in un terreno abbandonato dalle parti di Christchurch, a Dublino vicino alla casa dei genitori: quel 30 gennaio si trovava vicino al caravan, probabilmente era appena ritornato dalle vie più frequentate intorno a O’Connell Street dove solitamente suonava e si guadagnava da vivere; pare si stesse slacciando le scarpe fuori dal caravan quando a causa di fortissime folate di vento il muro di mattoni adiacente crollò colpendolo in pieno causandogli lesioni alla testa, allo stomaco ed alla colonna vertebrale, un giorno che segnò profondamente la sua vita. Una lesione malamente curata che lo portò alla morte nel giro di due anni ad Athy, nel Kildare. Così alla fine di tanto girovagare, alla nativa Newton tra le colline della Contea di Wicklow ci fece ritorno Johnny Doran, qualche giorno dopo la sua morte che lo colse davvero troppo presto il 19 gennaio del 1950, a soli quarantadue anni.

Aveva iniziato a suonare la cornamusa irlandese imparando i primi rudimenti dal padre John, nipote di John Cash della Contea di Wexford (1832 – 1906) considerato a ragione il patriarca delle famiglie Cash e Doran: passò la sua vita girovagando con la famiglia di contea in contea mantenendosi poi da adulto suonando alle fiere, alle corse di cavalli, partite di pallone ed altri eventi pubblici. Era un tipo tranquillo Mr. Doran: qualche sigaretta, qualche moderata bevuta, sempre gentile con chi lo incontrava e a parte la musica sembrava non avesse altri interesse se non accudire ai suoi due cavalli e cacciare qualche coniglio selvatico con il suo schioppo. Le figlie lo descrivono sempre sorridente, con dita lunghe e sottili ideali per suonare le pipes, quasi un’eredità genetica di famiglia e quando suonava in pubblico – cioè quasi sempre – era vestito in modo ben curato per rispetto di chi ascoltava e per riceverne altrettanto e come gran parte degli “Irish Travellers” aveva molta cura della sua famiglia ed era un fervente cattolico.

Ecco, le vicende degli Irish Travellers sono poco note soprattutto a noi appassionati di musica irlandese del “continente”, ma in realtà ebbero una notevole influenza sulla musica tradizionale, soprattutto per quello che concerne i repertori per uilleann pipes e violino; erano, e lo sono tuttora anche se in misura minore un gruppo socialmente coeso inserito da secoli nella società irlandese con una propria cultura, lingua, tradizione, stile di vita (nomade appunto) peculiari e differenti dalla cultura degli irlandesi, diciamo così “stanziali”. Molti conoscono la Bothy Band o i Fureys Brothers, pochi sanno che anche i piper Paddy Keenan (racconta Seamus Ennis che quando sentiva suonare Keenan gli ritornava in mente Doran(2)) e Finbar Furey appartengono a due famiglie di Irish Travellers come Johnny e Felix Doran, i “Dorans”, che ebbero una profonda influenza sui pipers delle generazioni successive come Davey Spillane che sempre ha fatto riferimento a Doran al quale nel suo “Atlantic Bridge” del 1987 dedica un brano (“Tribute to Johnny Doran” eseguito in “solo”.

La carriera di J.D. si svolse soprattutto tra gli anni Venti e gli anni Quaranta, anni di profonda trasformazione della società irlandese: la nascita della Repubblica d’Irlanda, la grande depressione, l’emigrazione, la crisi economica dovuta alla Guerra Mondiale, difficoltà che si ripercossero in modo pesante sulla comunità degli Irish Travellers. Chi ebbe la fortuna di ascoltarlo descrive la sua musica come la perfetta descrizione della sua vita, tra gioie tristezze e difficoltà, tra sfrenate jigs, reels, hornpipes e tristi slow-tunes; suonava stando in piedi secondo il vecchio stile, dicono che un irlandese potesse – e grazie alle registrazioni può ancora godere di questo privilegio –  distinguere chiudendo gli occhi i fiumi, i loughs, la dolcezza e la forza del mare, la brughiera, il dolce profumo ed il calore della torba, il calore umano dei pubs.

Tra quelli che ebbero la fortuna di conoscerlo ci fu anche un’altra leggenda dei pipers irlandesi, Willie Clancy. Durante un periodo di sosta in località non precisata della contea di Clare, uno dei primi a visitare l’accampamento dei Dorans ed il caravan di Johnny furono appunto Clancy con un suo amico, Martin Talty. Si erano già incontrati qualche anno prima a Miltodown Malbay, dove Johnny suonava all’interno di un negozio, visto il tempo dannatamente inclemente. Assieme decisero di andare a suonare alle corse di cavalli a Kilkee e Kilrush, e pare che mentre Doran suonava Clancy danzasse mentre Talty passava tra la gente a raccogliere monete. Forse è leggenda pura, forse no; molti dei ricordi della vita di Doran sono stati riportati dalle figlie Eileen e Nan, e sapete come vanno le cose ….. No, mi piace immaginare la scena di Doran e Clancy, è certamente vera.

Come in molti altri casi di musicisti di inizio Novecento che ci hanno lasciato sparute registrazioni (qualcuno addirittura nessuna) per i più svariati motivi (morte improvvisa, carcerazioni, distruzione dei 78 giri, incendi degli archivi), anche Johnny Doran ci ha lasciato come dicevo in apertura davvero poco. Fortunatamente John Kelly, violinista amico di famiglia ebbe la brillante idea di contattare Kevin Danaher dell’Irish Folklore Commitee che gli organizzò una seduta di registrazione su dischi di acetato nel novembre del ’47: così racconta Kevin Danaher a John McSherry(2): “era il tardo pomeriggio di un sabato, all’Earlsfort Terrace del’University College, a Dublino, avevamo a diposizione due o tre stanze per le registrazioni. Doran arrivò con una sacca sotto il braccio, dopo i convenevoli di rito si mise ad accordare lo strumento e iniziò a suonare.”Registrò in tutto 19 brani in 9 sets, tre dei quali ripetuti, quindi ne risultarono 9 dischi di acetato”, ricorda John Kelly che si unì a Doran per il set Tarbolton/The Fermoy Lasses. “Venne pagato con una sterlina che ai quei tempi era una discreta somma. Alla fine Johnny Doran promise di ritornare per un’altra session di registrazione”.

Questo preziosissimo materiale non venne mai pubblicato fino a quando il Comhairle Bhéaloideas Éireann immise sul mercato una audiocassetta(4), “The Bunch of Keys: the Complete Recordings of Johnny Doran”, successivamente pubblicata in CD come primo volume della serie “The Masters Piper”.

In una sola session Johnny Doran diede uno scossone, un forte segno di rinnovamento alla tradizione musicale irlandese mostrando tutta le potenzialità espressive e tecniche delle uilleann pipes.

Questi i 9 sets registrati:

  1. Coppers and Brass/The Rambling Pitchfork/The Steampacket (Jigs/Reel)
    2. The Bunch of Keys/Rakish Paddy/The Bunch of Keys (Reels)
    3. Tarbolton/The Fermoy Lasses (Reels) (With John Kelly)
    4. An Chúileann (Air)
    5. Sliabh na mBan (Air)
    6. Colonel Fraser/My Love Is In America/Rakish Paddy (Reels)
    7. The Sweep’s/The Harvest Home/The High Level/The Harvest Home (Hornpipes)
    8. The Job of Journeywork (Set Dance)
    9. The Blackbird (Set Dance)
    10.The Sweep’s/The Harvest Home/The High Level/The Harvest Home (Hornpipes)

Gli piacque molto registrare la sua musica e probabilmente anche riascoltarla per la prima volta, tant’è che venne programmata un’altra seduta, ma il destino lo colpì quel tragico 30 gennaio del 1948 rendendolo infermo per sempre.

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

(1)Fegan , Tommy & O’Connell, Oliver. Irish Traveller and Irish Traditional Music. MPO Productions, 2011,

(2)Harper, Colin. & McSherry, John. The Wheels of the World. 300 Years of Irish Uilleann Pipes. Jawbone Press, 2015.

(3)Vallely, Fintan. Companion to Irish Traditional Music. Seconda Edizione. Cork University Press, 2011.

FONTI AUDIO:

(4)Doran, Johnny. The Bunch of Keys: The Complete Recordings. Audiocassetta, Irish Folklore Commitee, 1988.

 

 

AA.VV. “Live Recordings from the William Kennedy Piping Festival” Vol. 2

AA.VV. “Live Recordings from the William Kennedy Piping Festival” Vol. 2

AA.VV. “Live Recordings from the WKPF” Volume 2.

WKPF RECORDS, 2CD. 2018

di Alessandro Nobis

Per celebrare la 25^ Edizione del William Kennedy Piping Festival che si tiene ad Armagh, nell’Ulster, intorno alla metà del mese di novembre, viene pubblicata dagli organizzatori questa preziosa antologia – è il secondo volume di una serie che raccoglie registrazioni che coprono un lungo periodo, dal 2003 al 2017. Chi avrò l’opportunità di ascoltare questo doppio CD – e mi riferisco in particolare a coloro i quali sono mai stati tra il pubblico del Festival, scoprirà l’incredibile polimorfismo che la cornamusa ha sviluppato nel secoli praticamente ovunque in Europa.

Qui potrete assaporare – tra le altre – le launeddas di Luigi Lai accanto alle uillean pipes “di casa” di Paddy Keenan, ospite con Paddy Glackin anche nell’edizione 2018, di Cillian Vallely e di Robbie Hannan, la gaita galiziana di Anxo Lorenzo, la Gaida bulgara di Ivan Georgiev e la Sackpipa svedese di Olle Gallmo e la Duda magiara di Balasz Istvanfi, le Northumberland Smallpipes di Andy May accanto alla cornamusa scozzese delle Highlands di Finlay McDonald.

Un vero tripudio della tradizione musicale legata a questo ancestrale strumento legato indissolubilmente alla cultura pastorale che ha trovato il modo, come dicevo, di sviluppare forme e suoni come nessun altro nella cultura europea e mediorientale. Una proposta questa, come lo era il primo volume, che testimonia l’appassionato lavoro e le straordinarie competenza e cura – oltre ad una massiccia dose di curiosità – nella scelta degli interpreti che da un quarto di secolo l’Armagh Pipers Club ha fatto diventare il WKPF un punto di incontro degli appassionati della cultura popolare.

La pubblicazione è supportata dall?arts Council e dall’Irish Traditional Music Archive, ed è acquistabile contattando il Club sul sito www.armaghpipers.com

Per il report dell’edizione 2018 vedi: in Lingua inglese: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/15/william-kennedy-piping-festival-2018-nov-15th-18th-2018-armagh-co-armagh-ireland/ed in lingua italiana https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/11/dalla-piccionaia-william-kennedy-piping-festival-2018-15-18-novembre-armagh-co-armagh-irlanda-seconda-parte/e https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/04/dalla-piccionaia-william-kennedy-piping-festival-15-18-nov-2018-armagh-co-armagh-irlanda-prima-parte/

ULAID & DUKE SPECIAL “A note let go”.

ULAID & DUKE SPECIAL “A note let go”.

ULAID & DUKE SPECIAL “A note let go”.

AUTOPRODUZIONE. CD 2017

di Alessandro Nobis

Si pone spesso il problema di come utilizzare i preziosissimi materiali d’archivio della cultura popolare, siano essi in relazione o meno con la tradizione musicale per riuscire nella preziosa missione di farli conoscere al pubblico interessato: trascrivere i testi e le musiche per pubblicarli, stamparne copie anastatiche, studiarli, rivederli, arrangiarli e suonarli in modo vengano apprezzati da un ancora maggiore fetta di pubblico? Alla Biblioteca Centrale di Belfast ad esempio si trova tra gli altri il poderoso archivio raccolto dallo storico ed antiquario, oltre che avvocato, Francis J.Bigger (1826 – 1927) riguardante in gran parte le folk songs e la musica tradizionale irlandese; ecco che quindi nasce l’idea di collaborazione tra il pianista e songwriter di Belfast Duke Special ed il prestigioso trio Ulaid formato da Dònal O’Connor (violino), il piper e flautista John McSherry – tra l’altro bellissimo il suo Seven Suns – (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/01/09/john-mcsherry-seven-suns/) ed il chitarrista Seán Og Graham. Ne nasce un meraviglioso ritratto dedicato alla storia di Belfast narrato attraverso le folk songs alcune provenienti dall’archivio Bigger, altre originali, registrato dal vivo nel gennaio del 2017; tra gli strumentali “Little Italy”, dedicata al quartiere italiano di Belfast dove trovarono rifugio molti emigranti abbinata a “The Fooded Road To Glenties” ed a “The Half Bap”, set eseguito alla perfezione con grande passione dai quattro musicisti. Tra le folk songs segnalo ”Claudius”, adattamento di una poesia accreditata a Ierne ed appartenente alla raccolta “Literary Remains of the United Irishmen of 1798” che ci racconta della crudeltà di John Claudius Beresford distintosi per la cruda repressione degli oppositori politici nella rivolta del 1798 ed il brano di apertura, “The Poet’s Mission” una rielaborazione di una lirica di Ernest C. Jones (1919 – 1869) contenuta nell’archivio Bigger nella quale l’autore invita alle “armi” poeti e scrittori dell’epoca a giocare il proprio ruolo nella gestione politica dell’epoca quando il voto in Inghilterra ed Irlanda era riservato alle classi più abbienti.

Disco magnifico dove coesistono in perfetto equilibrio conservazione, studio, rielaborazione e riproposta del materiale d’archivio: si chiama “rispetto e amore per la propria terra”.

http://www.ulaidmusic.com