GRUPPO FOLK “GIUSEPPE MOFFA” “Pu sone e pu ballà”

GRUPPO FOLK “GIUSEPPE MOFFA”  “Pu sone e pu ballà”

GRUPPO FOLK “GIUSEPPE MOFFA”  “Pu sone e pu ballà”

Autoproduzione. CD, 2020

di alessandro nobis

Con questo bel lavoro Giuseppe Spedino Moffa e Antonello Virgilio, il presidente del Gruppo Folk “Giuseppe Moffa”, rimettono in gioco il patrimonio popolare musicale e poetico dell’area di Riccia (Campobasso) riuscendo nella non facile impresa e regalando agli appassionati di musica ed ai riccesi una ventata fresca ed originale; partendo dalla tradizione popolare più pura ancora spesso legata al fenomeno del “Folklorismo” (sempre rispettabile divulgatore di una certa tradizione) da cartolina Spedino Moffa riesce a mescolare antiche melodie e significative liriche con nuove sonorità, azzeccati arrangiamenti e soprattutto con un notevole gusto. Giuseppe “Spedino” Moffa (chiarre, tastiere e fisarmonica), Stefano Napoli (contrabbasso), Simone Talone (percussioni) e Primiano Di Biase (pianoforte e tastiere) sono il nucleo attorno al quale hanno collaborato numerosi musicisti e cantanti che hanno saputo “colorare” i singoli brani di questo, ripeto, ottimo lavoro tra tradzione e modernità; come si dice, gli estremi si incontrano e qui l’estremo “acustico” può essere il brano “Vulantina, Vulantine” (testo di Giovanni Barrea e musica di Pierino Migogna”) con la voce di Pasquale Bozza e le acquarellature dei mandolini (Gianluigi di lauro e Antony Palermo) e la mandola di Annalisa Palermo si incontra con quello “elettrico” del sorprendente arrangiamento di “A Ricce” dal ritmo che profuma di funky (si proprio così) con il puntuale sax di Nicola Moffa e la fisa di “Spedino” Moffa ed il solo di chitarra elettrica. Ma voglio segnalare anche la ballata “’ncoppe a mòrge de pésche de faie”, composizione di Giuseppe Moffa (omonimo di “spedino” vissuto a cavallo del 1900 ed importante figura politica ma anche culturale per Riccia e dintorni) con l’intensa voce di Antonello Virgilio e l’oboe di Pasquale Franciosa dell’importante “Circolo della Zampogna di Scapoli” e l’assolutamente “chiarificatrice” del progetto del gruppo la scoppiettante “A Prevèle de nunziate”, un folk-rock “ballabile” di raro impatto.

Chiudo citando le significative ed autorevoli parole di Antonio Fanelli dell’Istituto Ernesto De Martino: “…. A questo sguardo nostalgico e a tratti archeologico si deve gran parte della letteratura folklorica degli ultimi due secoli. Oggi siamo però consapevoli che le tradizioni locali esistono proprio in virtù della loro capacità di seguire il corso dei tempi e le repentine mutazioni socio-culturali di un mondo globale dove ogni nodo è sempre parte di una rete trans-nazionale.”