MILES DAVIS “The Bootleg Series volume 5: Freedom Jazz Dance”

MILES DAVIS  “The Bootleg Series volume 5: Freedom Jazz Dance”

MILES DAVIS  “The Bootleg Series volume 5: Freedom Jazz Dance”

COLUMBIA LEGACY 3 CD, 2016.

di Alessandro Nobis

Questo quinto volume della serie “Bootleg” pubblicata dalla Columbia Legacy non deve trarvi in inganno: si tratta non di nuove pubblicazioni ma di materiale già pubblicato nel 1998 dalla benemerita Mosaic Records in uno dei monumentali e succulenti cofanetti in vinile (10 LP in questo caso) – fuori catalogo da tempo – dedicati a Davis, ovvero “The Complete Studio recordings of the Miles Davis Quintet 1965 – June 1968” e contemporaneamente in un Box CD dalla stessa Columbia.190324922390

Detto questo, se non avete alcunchè nella vostra discoteca del dreamteam Carter – Davis – Hancock – Shorter e Williams (nemmeno “Miles Smiles”, per fare un esempio), questo triplo Cd dal prezzo accessibile fa per voi. Tre ore circa di registrazioni, di Alternate Takes, di indicazioni della voce Miles Davis verso i compagni che danno l’idea del work in progress di questo straordinario combo che in meno di quaranta mesi diede alle stampe dischi in studio come quello già citato, “E.S.P.”, “Sorcerer” e “Nefertiti”, oltre a fornire materiale per i seguenti “Miles in the Sky”, “Filles De Kilimanjaro”, “Water Babies” e “Circle in the Round” mentre dal vivo suonava brani del vecchio repertorio.

Come tutti gli appassionati di jazz sanno, siamo di fronte ad uno massimi livelli raggiunti dalla musica afroamericana in assoluto, musica che, come afferma il trombettista inglese Ian Carr nella sua biografia davisiana “servì a definire un’area di astrazione sonora a cui molti musicisti di jazz ancora si riferiscono”.

Per gioco segnalo “Footprints” di Eddie Harris, la shorteriana “Dolores” e “Country Son” dello stesso Davis nella quale la ritmica definisce parti e suono d’assieme.

E’ tutto oro che luccica, grasso che cola, cascata di diamanti, eccetera eccetera………fate un po’ voi.

 

 

 

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BILL EVANS “Some Other Time”

BILL EVANS “Some Other Time”

BILL EVANS

“Some other Time: The Lost Sesson from the Black Forest”
 – Resonance 2CD, 2LP 2016

di Alessandro Nobis

“Record Day Store” o no, sia benedetto questo doppio LP che ci regala due ore di paradisiaco jazz – per di più inedite – del trio di Bill Evans targato 1968, ovvero quello con l’allora ventiseienne Jack DeJohnette (che da lì a qualche mese entrò a far parte del gruppo di Miles Davis) e il contrabbassista ventiquattrenne Eddie Gomez.

Sul pianismo di Bill Evans e sulla sua influenza su pianisti e chitarristi sono stati scritti fiumi d’inchiostro dai più autorevoli critici specializzati, certo è che la sua figura è senz’ombra di dubbio fondamentale anche per i suoi lavori solo, in duo (con Jim Hall) ed in trio (uno su tutti, quello con Paul Motion e Scott LaFaro).6a00e008dca1f088340163066ca3cd970d-500wi

Questa session – registrata il 20 giugno del 1968 – è rimasta inedita misteriosamente fino ad oggi, è l’unica in studio e risale a cinque giorni dopo la registrazione pubblicata dalla Verve dell’esibizione al Festival di Montreal, in Svizzera: naturalmente parliamo di jazz sublime, che scorre con una fluidità, un senso dell’estetica e del lirismo che la musica afroamericana – ma allargherei il discorso alla musica del Novecento in toto – ha raramente raggiunto. Queste sessions avrebbero dovuto in realtà produrre un LP – era d’accordo anche Helen Keane, manager del pianista americano – ma poi non se ne fece nulla ed i nastri finirono ahinoi in qualche magazzino fino a quando vennero rispolverati e pubblicati, dopo quasi cinquanta anni: il disco 1 include anche brani in duo (ad esempio “These Foolish Things” e “I Remember April”), l’altro il disco come avrebbe dovuto essere pubblicato.

Due ore di Paradiso. Non artificiale.

QUICKSILVER MESSENGER SERVICE “Live at Fillmore East”

QUICKSILVER MESSENGER SERVICE “Live at Fillmore East”

QUICKSILVER MESSENGER SERVICE

“LIVE AT FILLMORE EAST, 7 Giugno 1968”

Purple Pyramid, 2015. 2CD, 2LP

di Alessandro Nobis

Tra i numerosi concerti dei californiani Quicksilver Messenger Service pubblicati negli ultimi anni, vi segnalo questo doppio CD pubblicato nel 2013: ve ne parlo perché da pochissime settimane è disponibile anche in vinile, un doppio ellepì a busta unica con ahimè però la copertina diversa.

Chi c’era quella sera del 7 giugno 1968 al Fillmore East di New York (dove di lì a poco gli Allman avrebbero registrato il leggendario “Live at Fillmore”) non l’avrà dimenticata, visto che in cartellone oltre ai QMS c’erano gli Steppenwolf e gli Electric Flag di Mike Bloomfield che da poco aveva lasciato la band di Paul Butterfield.

Gary Duncan, John Cipollina, David Freiberg e Greg Elmore suonano come al solito un rock blues acido infuocato intriso di psichedelia e di lunghe improvvisazioni, con un repertorio che comprende molti originali e classici come “If you live” di Mose Allison, “Who do you love” e “Back Door Man” di Bo Diddley e “Smockestack Lightinin’” di Howlin Wolf. Molti ritengono i Quicksilver la band più rappresentativa della San Francisco di quegli anni, equiparati ai Grateful Dead con i quali condivisero il modo “aperto” di suonare dal vivo in lunghe jam, forse le prime “Jam Band” del rock americano.

Questo concerto (in realtà le serate furono due) seguì da poco la pubblicazione del loro primo album e anticipò il loro secondo, quello con la copertina del cowboy che saluta agitando il cappello e con il brano che li rese celebri, “Who do you love”. Pertanto il repertorio suonato si rifà ai quei due dischi, “Pride of Man”, “Dino’s Song” e “The Fool” tratti dal primo e “Mina”, “Calvary” e la già citata “Who do you love” da “Happy Trails”.

Le due chitarre di John Cipollina e Gary Duncan in gran spolvero, sezione ritmica metronometrica, musica stellare che mi fa venire la voglia di accendere la macchina del tempo.

Ascoltatelo bene, ad occhi chiusi: sentirete ancora uscire dai solchi l’odore acre del Fillmore East.