LIAM O’FLYNN · SHAUN DAVEY “THE BRENDAN VOYAGE”

LIAM O’FLYNN · SHAUN DAVEY “THE BRENDAN VOYAGE”

LIAM O’FLYNN · SHAUN DAVEY “THE BRENDAN VOYAGE”

TARA RECORDS. LP, CS, 1980

di alessandro nobis

Se alla fine del VI secolo San Colombano con dodici monaci lasciò il monastero di Bangor, centro dell’Irlanda nord orientale, per attraversare l’Europa e giungere a Bobbio nell’Italia Settentrionale, San Brendano con sessanta compagni probabilmente fuggiti dalle incursioni vikinghe prese la via opposta e lasciò nel 559 il monastero di Clonfert nell’Irlanda occidentale vicino a Galway per compiere un altrettanto straordinario ma sicuramente più ardimentoso viaggio verso terre inesplorate attraversando l’oceano Atlantico. Lo storico Tim Severin (1940 – 2020) ha raccontato il viaggio di Saint Brendan nel suo volume “The Brendan Voyage” pubblicato nel 1978 dalla casa editrice Arrow, che ha ispirato il compositore Shaun Davey e il piper Liam O’Flynn a scrivere e quindi registrare la musica contenuta in quest’opera il cui riferimento alle scritture di Sean O’Riada viene naturale sin dal primo ascolto. E’ quindi un album orchestrale (l’orchestra di 48 componenti è condotta da Noel Kelehan) con ampi spazi al talento ed alla poesia di O’Flynn che narra appunto il viaggio di Brendan e le cui pipes rappresentano l’imbarcazione sulla quale compie il viaggio; tocca dapprima le scozzesi isole Arran, e qui lo splendido jig “Water under the keel” rende perfettamente l’idea della terra di Scozia e del vento che spinge la barca che poi toccherà del isole Faer Oer, l’Islanda, il Labrador ed il Newfoundland canadesi. Nel VI° secolo!

Nella combinazione orchestra – uilleann pipes sta tutto il fascino di quest’opera e l’ambientazione musicale creata lascia facilmente immaginare le peripezie di questa nave con lo scafo di semplici pelli che attraversa quei mari tempestosi, quei venti incontrastabili, quelle terre sconosciute spesso inabitate. All’arrivo nel Newfoundland il tema iniziale viene ripreso con una variazione che celebra l’arrivo in quelle terre ed anche la fine dell’incredibile viaggio.

Una produzione importante e di enorme valore culturale, importante non solo per il popolo irlandese che ben conosce Saint Brendan e la sua storia ma per tutti i musicisti che al tempo ammirarono il lavoro di Shaun Davey e di Liam O’Flynn e che dopo quarantadue anni si presenta ancora originale, luminosa e difficilmente ripetibile.

Se volete andare “oltre” la musica puramente tradizionale irlandese per quanto ben suonata, rinnovata ed interpretata questo disco è l’ideale per un nuovo viaggio di scoperta.

PETER KAUKONEN “Black Kangaroo”

PETER KAUKONEN “Black Kangaroo”

PETER KAUKONEN “Black Kangaroo”

GRUNT RECORDS. LP, CS, stereo8, 1972

di alessandro nobis

In realtà, parafrasando le parole di Bill Graham, i “sex symbol of Scandinavia” sono due, non solo Jorma ma anche il fratello Peter Kaukonen, chitarrista pure lui che nel 1972 per l’etichetta di famiglia dei Jefferson Airplane pubblicava con il suo gruppo questo primo disco, “Black Kangaroo“. La notevole chitarra di Peter la si può ascoltare anche in due pietre miliari della west coast musicale, ovvero “Blows Against the Empire” (una sorta di Arca di Noè del rock californiano) accreditato a Paul Kantner e “Sunfighter” della coppia Kantner / Grace Slick, oltre che in “Manhole” della stessa cantante e nel disco che riunì nell’89 i J. A. per l’ultima volta in studio.

Detto questo, la musica di “Black Kangaroo” a parte i due brani acustici che aprono e chiudono la seconda facciata ovvero “Barking Dog Blues” per chitarra acustica e mandolino (il mandolinista non compare nei credits, forse è lo stesso kaukonen?) e “That’s a Good Question” con il violoncello di Terry Adams è un rockblues d’autore (tutti i brani sono originali) piuttosto robusto con evidenti riferimenti a quello hendrixiano (vedi il brano iniziale “Up or Down” e “Dynamo Snackbar“), eseguito per lo più in trio al quale hanno contribuito tra gli altri il batterista Joey Covington (scomparso nel 2013 e con i Jefferson dal 1969 al 1972), il tastierista Nick Buck (con gli Hot Tuna) ed l’ottimo bassista elettrico Larry Weisberg. Pregevoli il solo di Kaukonen in “What all we know a Love” e l’introspettiva ballad “Billy’s Tune“.

Un disco ed un autore caduti nell’oblio, un vero peccato perchè la vena compositiva e la chitarra di Peter Kaukonen avrebbero meritato altra gloria; il disco venne pubblicato in Cd dal Wounded Knee Records nel 2007 con quattro inediti e lo spot radio promozionale.

UMBERTO POLI · RICKY AVATANEO “Grama Tera”

UMBERTO POLI · RICKY AVATANEO “Grama Tera”

UMBERTO POLI · RICKY AVATANEO “Grama Tera”

La Contorsionista · Sciopero Records. CD, 2022

di alessandro nobis

Ecco un altro disco di folk nella sua perfetta accezione del termine ovvero la narrazione di storie; sono il polistrumentista Umberto Poli e dal cantautore Ricky Avataneo a raccontarcele, storie di uomini e delle loro vite, storie che in alcuni casi sono state capaci di attraversare il tempo e di essere ancora suonate, interpretate e di quindi ri-vissute. “Grama Tera” (“terra povera”) è un album con un ben preciso filo conduttore che fa attraversare al fruitore il mondo del proletariato descrivendone soprusi e sfruttamento, fatiche, quotidianità e le difficoltà nello svolgere il lavoro nei campi spesso ostacolato dalle avversità atmosferiche in grado di vanificare lo sforzo lavorativo. Folk che qui grazie ad arrangiamenti e sonorità accuratamente scelte viene “modificato” mutandosi in un folk · rock che non può non ricordare le più intelligenti produzioni d’oltreoceano che da decenni propongono frammenti delle proprie micro · storie. Piemontesi, non potevano non visitare in modo significativo Costantino Nigra e la sua raccolta di Canti Popolari Piemontesi del 1888 e scegliere “La Madre Crudele” (NIGRA 08), “Donna Lombarda” (Nigra 01 che ne ben riporta 15 lezioni) e “Madre Resuscitata” (Nigra 39); splendida la resa della seconda trasportata in un’ambientazione diversa con cigar box, chitarra elettrica ed armonica ed anche “Madre Resuscitata” dopo un’intro acustica, si trasforma in efficace folkrock (mi si passi il termine) del tutto convincente per gli arrangiamenti vocali (con la voce di Betti Zambruno), la piva di Paolo Cardinali ed il violino di Remi Boniface. Ma se posso dire, il brano che come si dice “vale l’acquisto” di “Grama Tera” è la composizione di Ricky Avataneo “Acque Morte 1893“, ballata cantata in italiano e piemontese (e francese) che narra i tragici avvenimenti del 16 e 17 agosto di quell’anno alle saline di Agues Mortes nel Languedoc-Roussillon dove otto lavoratori stagionali piemontesi vennero massacrati da colleghi francesi che vennero in seguito prosciolti da un tribunale: una storia di razzismo, di quotidiano sfruttamento e di violenza, una storia di lotte tra “Morti di Fame” che sembra caduta nell’oblio generale, un bel arrangiamento con in evidenza la chitarra slide, la tromba di Luca Benedetto ed il sax di Enrico D’Amico (mi permetto di consigliare la lettura di “Morte agli italiani” scritto da Enzo Barnabà e pubblicato da Infinito del 2008). Il disco si chiude con il breve tradizionale “La tempesta” eseguito “a cappella” da quattro voci (oltre ad Avataneo di sono Betti Zambruno, Gigi Giancursi e Orlando Manfredi), storia di una grandinata che lascia sui campi i raccolti faticosamente accuditi e che costringe i contadini a trasformarsi in suonatori ambulanti per cercare di mantenere le famiglie.

Disco intenso e ricco di storia e di “microstorie” che vengono da lontano nel tempo ma che raccontano anche della nostra quotidianità, basta leggere i testi e meditare ………

Il disco è stato pubblicato in sole 250 copie, produzione davvero artigianale vista la cura con la quale è stato confezionato e quindi ne consiglio “senza se e senza ma” l’acquisto. I testi, i video, le collaborazioni, le line up di ogni singolo brano sono a disposizione qui: https://www.umbertopoli.com/grama-tera.html#date). Non fatevelo scappare ……..

www.umbertopoli.com

BILL MONROE · DOC WATSON “Live duet recordings 1963· 1980 Volume 2”

BILL MONROE · DOC WATSON “Live duet recordings 1963· 1980 Volume 2”

BILL MONROE · DOC WATSON “Live duet recordings 1963 · 1980 Volume 2”

Smithsonian Folkways Records, 1993

di alessandro nobis

Se il primo volume di “Live Duet” conteneva registrazioni risalenti al periodo compreso tra il ’56 ed il ’69, questo secondo copre un arco di tempo che va dal ’63 al ’66 con l’eccezione di un brano (il tradizionale “Paddy on the Turnpike“) registrato nel 1980 in occasione di un concerto alla White House di Washington D.C. durante la presidenza di Jimmy Carter. Tutti riconoscono l’importanza che William Smith “Bill” Monroe (1911 – 1996) e Arhel Lane “Doc” Watson (1923 – 2012) hanno avuto nella storia del folk americano e mi sembrerebbe pertanto ripetitivo raccontare le loro storie familiari e musicali; qui troviamo 17 tracce molte delle quali registrate ad Ash Grove, a Los Angeles, e tra queste alcuni brani provenienti dal repertorio dei Monroe Brothers come “What Would you Give in Exchange of your Soul” (registrata nel 1936 da Bill e Charlie M.) o il tradizionale “Chicken Reel“. Dal repertorio dei Bluegrass Boys abbiamo una strepitosa esecuzione di “Kentucky Mandolin” (registrata in Ohio nel ’64) dove è impossibile non notare la straordinaria tecnica al mandolino di Monroe e la metronometrica parte di accompagnamento di Watson mentre “Watson’ Blues“, nata durante una session informale a Ash Grove, è presentata qui nella sue esecuzione nel New Jersey del ’66. Che dire ancora di questo eccellente secondo volume se non che vi sono alcune pietre miliari del folk americano come “Soldier’s Joy“, “Foggy Mountain Top” e “Banks of the Ohio” suonata e cantata secondo l’inconfondibile stile del Monroe Brothers che la registrarono nel ’36?

Queste registrazioni sono un preziosissimo patrimonio della tradizione popolare americana e sapere che decine di gruppi si sono costituiti ispirandosi a questi musicisti per poi aggiungere al loro sound un’impronta personale rende la misura dell’importanza che Doc Watson e Bill Monroe assieme ad altri hanno lasciato un’eredità imprescindibile: un esempio per tutti forse poco conosciuto, “Golden Gate Promenade” del mandolinista Butch Waller pubblicato dalla Rebel Records nel 1999 con ben quattro brani scritti da Monroe.

Qui altri miei articoli su Doc Watson

DUCK BAKER “Wink the Other Eye: Fiddle Tunes for Solo Guitar”

DUCK BAKER “Wink the Other Eye: Fiddle Tunes for Solo Guitar”

DUCK BAKER “Wink the Other Eye: Fiddle Tunes for Solo Guitar”, FULICA Records. CD, 2021

di Alessandro Nobis

Molti di noi hanno conosciuto la musica di Duck Baker negli anni settanta, sia dal vivo grazie ai numerosi concerti italiani sia per le sue apprezzatissime riletture del patrimonio tradizionale anglo – scoto – irlandese e, di conseguenza, di quello americano. Dico riletture perchè al di là delle sue profonde ricerche e dell’approfondimento dei brani il chitarrista americano ha via via e sempre più frequentemente rivolto il suo interesse verso le pratiche improvvisative sia sviluppate all’interno dei brani – ed in questo differenziandosi da tutti i suoi colleghi – sia verso quelle più radicali “alimentate” dalla sua conoscenza dal jazz (da ricordare sempre i suoi complicatissimi quanto bellissimi arrangiamenti del song book di Herbie Nichols prodotto da John Zorn) e concretizzatesi in interessanti collaborazioni come quella ad esempio con Roswell Rudd (cito Rudd visto che recentemente è stato pubblicato un disco in duo con il trombonista americano).

Baker nel corso della sua lunga carriera ha girato il mondo, è venuto a contatto con innumerevoli musicisti famosi e non imparando brani direttamente da loro che poi sono stati interiorizzati, ed alcuni di questi sono contenuti in questo splendido “Wink the Other Eye” che presenta registrazioni fatte in un lungo arco di tempo, dal 1974 al 2011.

Segnalo l’originale inedito fiddle tune “Allegheny County” dell’87 con bellissimo assolo, “The Old Folks Polka“, naturalmente un’altra melodia per violino di origine cajun registrata nel lontano ’74, l’hornpipe “Fishers Hornpipe” (danza di origine trecentesca proveniente dalle Isole Britanniche), il valzer attribuito al violinista texano Luke Thomasson “Midnight on the Water” (registrato anche da David Bromberg tra gli altri) ed anche, per finire, sono presenti una paio di tracce registrate in Italia negli anni settanta delle quali il set “Temperance Reel / Green Fields of America” (concerto a Varese nell’estate del ’79).

Questi lavori hanno richiesto un lungo lavoro di ricerca da parte di Baker che ha ricevuto nel tempo registrazioni di diverse qualità da promoter locali o da persone presenti tra il pubblico, registrazioni che si sono rivelate preziose che il chitarrista americano ha pazientemente riascoltato e selezionato e che oggi sono “tornate alla luce” e pubblicate.

Anche questo “Wink the Other Eye” è un cd da avere per la qualità del repertorio e delle esecuzioni.

Aspettando il prossimo.

http://www.duckbaker.com