GENE CLARK “Sings for you”

GENE CLARK “Sings for you”

GENE CLARK “Sings for you”

OMNIVORE RECORDINGS. CD, LP. 2018

di Alessandro Nobis

La figura di Gene Clark è un’icona di quel genere che ora viene chiamato “americana”, venerato dalla schiera dei numerosi fans ma quasi sconosciuto al grande pubblico. Clark è stato uno dei fondatori dei Byrds con i quali registrò tre album (“Mr. Tambourine Man”, “Turn! Turn! Turn!” e quello omonimo della reunion del ’73 per la Asylum, bellissimo) ed ha avuto una importante carriera solista costellata da gemme quali “The Fantastic Expedition of Dillard & Clark” (1968),  “No Other” (1974) e “Two Sides of every story” (1977); ottimo songwriter apprezzatissimo dai colleghi per le liriche e la purezza delle melodie, la sua arte ritorna oggi alla ribalta con questo disco di inediti che va a coprire il periodo di transizione post Byrds – dei quali era uno dei principali autori ma venne praticamente “fatto fuori” dalle personalità di Jim McGuinn e David Crosby  – tra il lavoro con i Gosdin Brothers e quello già citato con Doug Dillard e Bernie Leadon. Siamo nel 1967 ed i brani qui riportati provengono in parte da un acetato che presenta brani scritti per i “Rose Garden” (sei) e registrati in parte “solo” ed in parte con il gruppo ed otto da una registrazione di fine 1967 in compagnia di Alex De Zoppo al pianoforte ed altri musicisti, probabilmente session men. GENE CLARKQuesti ultimi sono quasi un disco pronto per la postproduzione, brani completati anche negli arrangiamenti che probabilmente dovevano essere pubblicati con il titolo “Sings for you”: registrati per la Liberty sono diventati presto una sorta di Sacro Graal per gli appassionati del genere e quindi per i fans dei Byrds delle origini e di Gene Clark in particolare sono un corpus che va a coprire una fase importante della carriera di questo songwriter originario del Missouri prematuramente scomparso a quarantasette nel 1991, quando gruppi più giovani come i Long Ryders ed i Textones iniziavano ad apprezzare la sua superba musica invitandolo a collaborare con loro.

“Harold Eugene Clark – No Other” recita l’epigrafe sulla sua tomba.

 

 

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ROCCO NIGRO & RACHELE ANDRIOLI “Maletiempu”

ROCCO NIGRO & RACHELE ANDRIOLI “Maletiempu”

ROCCO NIGRO & RACHELE ANDRIOLI “Maletiempu”

DODICILUNE / FONOSFERE FNF117. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Di Rocco Nigro vi avevo già parlato in occasione della significativa produzione da lui coordinata e pubblicata dalla Kurumuny “Canti contadini d’amore e di lotta (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/06/27/terra-pane-lavoro-canti-contadini-damore-e-lotta/); ora è la volta della sua più recente pubblicazione, per la Dodicilune / Finisterre, in collaborazione con il talento vocale di Rachele Andrioli e coadiuvato anche da Giuseppe Spedicato (basso) Vito De Lorenzi (percussioni), Massimo Donno (voce, chitarra acustica) del quale vi ho parlato qui (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/03/07/massimo-donno-partenze/), Massimiliano De Marco ( voce) e Valerio Daniele (chitarra elettrica).

Tra la cultura popolare e la nuova composizione le dodici composizioni di questo “Maletiempu” sono l’ennesima dimostrazione di quanto la musica tradizionale si possa definire “migrante”, sia nel tempo con la trasmissione orale che nello spazio con l’interpretazione personale di patrimoni provenienti da luoghi diversi: “Tanti suspiri” di origine corsa ma qui cantata in salentino, la lucana “Ninna Nanna”, la siciliana “Lu Cunigghiu”, le toccanti interpretazioni di “Cosa sono le nuvole” scritta a quattro mani da Paolini e Modugno e “L’Attesa” di (e con) Massimo Donno.

Ciò che ancora una volta brilla è l’efficacia comunicativa e della forza interpretativa di Rachele Andrioli e del sopraffino gusto di Rocco Nigro sia come strumentista che come arrangiatore e l’accoppiata fisa – voce che si avvicina alle prassi esecutive tradizionali, con tutta la loro antica e possente forza interiore: qualità che colorano tutto questo lavoro, ancor più negli episodi più legati alla tradizione popolare come, per citarne uno, la celeberrima “Tarantella del Gargano”.

Moderno ed ancestrale.

CONVERGENZE PARALLELE “Chi Tene ‘O Mare”

CONVERGENZE PARALLELE “Chi Tene ‘O Mare”

CONVERGENZE PARALLELE “Chi Tene ‘O Mare”

DODICILUNE / CONTROVENTO CTV156 CD, 2018

di Alessandro Nobis

Confesso di conoscere poco, veramente poco, la musica di Pino Daniele e lo dico in tutta sincerità senza fare lo snob: non ho mai ascoltato un suo ellepì intero. Giusto quei tre – quattro brani che spesso passano alla radio o alla televisione, ma ascoltando questo bel lavoro a lui dedicato mi sono reso conto che in questo frangente questa mia mancanza potesse rappresentare un vantaggio potendo ascoltare le sue composizioni senza dover paragonare gli originali alle riletture di questo interessante quintetto tutto italiano Convergenze Parallele. Insomma, si trattava di addentrarsi in questo songbook “partenopeo” come si fa con le riletture in chiave jazz di autori americani così tanto “battute” dai musicisti d’oltreoceano ed europei.

Nove i brani scelti dal quintetto, tutti caratterizzati da arrangiamenti anche parecchio diversi tra loro ma che sempre mettono in risalto la bellezza delle scritture originali che si prestano perfettamente al mondo del jazz al quale Pino Daniele spesso veniva associato dai critici e non solo per il suono così malleabile, preciso, cantabile e spesso swingante della sua chitarra ma anche per lo spazio lasciato ai compagni che via via lo hanno accompagnato nella sua carriera purtroppo finita così presto.

In particolare di questo lavoro ho trovato affascinanti gli arrangiamenti della rilettura di “Sulo Pe Parlà” con la sempre precisa, duttile e potente voce di Emilia Zamuner accompagnata dal bandoneon di Pablo Corradini, di “Anima” splendida interpretazione per sola voce che si sviluppa poi in un’esecuzione in quartetto, di uno dei più popolari brani del songbook di Pino Daniele, la ballad “Quanno Chiove” con un bel solo di Lorenzo Scipioni al contrabbasso e di sassofono di un altro ospite, Domenico Verrucci ed infine “Je sto vicino a te”, per i significativi soli di Paolo Zamuner al pianoforte e della voce di Emilia Zamuner, che liberatasi dalla struttura dei versi, affronta un “solo” che dà la misura della preparazione tecnica ed improvvisativa della cantante partenopea.

Un altro “colpo” riuscito alla Dodicilune Records, in questo frangente per la “linea editoriale” Controvento: gli estimatori di Pino Daniele gradiranno, gli appassionati del miglior jazz anche.

PAOLA LORENZI – PEDRO MENA PERAZA “En la Imaginacion”

PAOLA LORENZI – PEDRO MENA PERAZA “En la Imaginacion”

PAOLA LORENZI – PEDRO MENA PERAZA “En la Imaginacion”

DODICILUNE FONOSFERE, FNF116. Cd, 2018

di Alessandro Nobis

Dedicare un lavoro ad un’autrice ancora in attività e ricevere da lei stessa apprezzamento e lodi sperticate è cosa rara: significa che hai lavorato bene, che hai avuto rispetto della sua musica, che quello di personale che hai aggiunto è entrato alla perfezione nello spirito giusto. Questo è in poche parole ciò che hanno fatto Paola Lorenzi e Pedro Mena Peraza, uno splendido omaggio all’arte musicale della cubana Marta Valdes, compositrice, chitarrista e cantante purtroppo ancora troppo poco conosciuta in Italia; non è la Cuba da cartolina tanto quanto non è quella descritta da Ry Cooder, è la Cuba dei “boleros” e della musica “filin”, parola che deriva dall’inglese “feeling”, sentimento che descrive perfettamente le faccettature del sentimento, dell’amore, della malinconia che si ritrovano nei testi. Parole semplici, che arrivano direttamente sul bersaglio, il nostro cuore.

Registrato nel 2015 ed appena pubblicato dalla Dodicilune / Fonosfere, il CD contiene due brani compositi a quattro mani in onore della Valdes – in realtà è lo stesso bolero  suddiviso in due parti con diversi arrangiamenti che aprono e chiudono il lavoro – e otto scritture che Paola Lorenzi ed il bravissimo chitarrista e arrangiatore cubano hanno scelto per questo omaggio il cui sottotitolo “Jazz Tribute to Marta Valdes” ben rappresenta l’idea che sta alla base del disco; “Palabras” con la toccante melodia intrisa di jazz grazie, oltre che alla voce di Paola Lorenzi – sempre a suo agio sia dal punto di vista linguistico che interpretativo – , all’hammond di Gianni Giudici ed al contrabbasso di Stefano Travaglini ed il testo che racconta delle falsità umane, la seguente ballad “To no Hagas Caso” con la sinuosa e calda voce accompagnata al pianoforte da Massimiliano Rocchetta, il pianto di gioia della “Bossa Nova” di Llora Llora con uno splendido arrangiamento che “ribalta” il ritmo originale ed i due brani che forse si avvicinano di più alla sensibilità ed ai suoni di Marta Valdes: “Cancion Dificil” e “Juego a Olvidarme de ti” dove Paola Lorenzi, con la sola chitarra di Pedro Peraza, interpreta la compositrice cubana tanto da farle dire “L’ho ascoltata cantando una mia canzone e ho ringraziato Dio per questo regalo.”

 

 

SUONI RIEMERSI: KEVIN CONNOLLY “Ice Fishing”

SUONI RIEMERSI: KEVIN CONNOLLY “Ice Fishing”

SUONI RIEMERSI: KEVIN CONNOLLY “Ice Fishing”

WEATHERVANE RECORDS, cd,  2015

di Alessandro Nobis

Purtroppo della canzone d’autore americana e dei suoi autori in Italia se ne sente troppo poco parlare dopo la fortunata stagione di Carlo Carlini, quando con grande passione e competenza cercava di organizzare – e organizzava –  tour di musicisti sconosciuti e noj. Di personaggi come Ellis Paul, Cormac McCarthy, Richard Shindell o Ray Bonneville se ne sente quasi mai parlare, come anche di Kevin Connolly, bostoniano, che molti anni fa non solo era ospite di rassegne o festival ma spese parte della sua vita stabilendosi sul suolo italico per qualche tempo. Mi è capitato tra le mani questa sua ultima produzione (non per caso, eh, l’acquistata sul suo sito internet) di tre anni fa, “Ice Fishing”, pubblicata tre anni fa ma praticamente sconosciuta in Italia che non fa che confermare lo stile tipico di Connolly, il suo raccontare storie (stavolta sono quattordici) tra semi-acustico ed elettrico, la sua notevole capacità di osservare “gli umani” e di raccontarli con i suoi testi e la sua musica.

In “Ice Fishing” c’è la collaborazione con il fratello Jim, polistrumentista, che da’ un forte contributo sia in termini di ispirazione “fraterna” che nel suono (Jim suona contrabbasso, pianoforte, banjo, percussioni, melodica e canta pure); i ricordi di “My Brother and me”, l’intimità di “Ice Fishing”, gli incontri con le varie umanità alla “Bus Station”, la solitudine “acustica” di “Suitcase and Rifle” suonata con una National ed accompagnata da un bel video (vedi link).

Un altro gran bel disco questo di Connolly, un’altra conferma di come la scena cantautorale di Boston e del New England sia ancora vivissima e capace di regalare storytelling musicali come queste quattordici tracce. Spero di rivederlo presto in Italia, sarà difficile, ma sognare costa poco.

https://www.kevinconnolly.com/video

 

GIULIA GALLIANI “Song for Joni”

GIULIA GALLIANI “Song for Joni”

GIULIA GALLIANI MAG COLLECTIVE  “Song for Joni”

DODICILUNE Records. Cd Ed405, 2018

di Alessandro Nobis

Credo che una folta schiera di jazzofili si siano avvicinati alla musica di Joni Mitchell intorno al 1975, anno considerato “di svolta” durante il quale venne pubblicato l’album “The Hissing of Summer Laws” dove per la prima volta si avvalse della collaborazione di jazzisti come Larry Carlton e Bud Shank che le consentirono di arrangiare le sue composizioni con un linguaggio da allora sempre più vicino a quello della musica afroamericana e più lontano da quello della canzone d’autore californiana.

Questo sorprendente “Song for Joni” della toscana Giulia Galliani è un sincero, ben costruito e doveroso omaggio alla musica della cantante canadese, e per questo il repertorio scelto va oltre la produzione della “seconda” Joni Mitchell, immergendosi anche nella dimensione folk cara agli appassionati del West Cost Sound a cavallo del ’70. Va oltre anche la rilettura calligrafica delle melodie con arrangiamenti eterogenei ma efficaci ed equilibrati: quattro tratti da “Blue” tra i quali segnalo la bellissima resa del brani eponimo arrangiato per voci (oltre a quella della Galliani ci sono quelle di Sara Battaglini e Camilla Battaglia) ed archi, la lunga “A Case of You” che si trasforma in una ballad condotta dal piano di Matteo Addabbo e “Song To A Seagull” la composizione tratta dall’album di esordio della Mitchell con in gran risalto il significativo e prezioso lavoro del MAG Collective (il fraseggio all’unisono di chitarra e sax) e la swingante “My Old Man” con la delicata voce che mi ha ricordato in questo frangente quella di Judee Sill. Rispettosa e struggente anche l’interpretazione direi cameristica dell’eterna “Good Bye Porkpie Hat” con un lungo bel solo del contrabbasso di Marco Benedetti ed uno di clarinetto e, ultima citazione, “The Jungle Line” con la prima parte che vede in duo la batteria con la voce per poi trasformarsi in un affilato ed incisivo rock.

Se non l’avete capito, un disco da “leccarsi i baffi”.

 

GERARDO BALESTRIERI “Syncretica”

GERARDO BALESTRIERI “Syncretica”

GERARDO BALESTRIERI “Syncretica”

SMART & NETT. CD, 2018

di Alessandro Nobis

copertinaLa chiave di lettura di questo “Syncretica” c’è ma non si vede: è la bonus track, il Rebetiko ellenico che si collega perfettamente con il brano iniziale “Vieni vieni da Tomà”, chiudendo un cerchio – che mai inizia e mai termina – nel quale c’è tutto l’universo musicale di questo nuovo lavoro di Gerardo Balestrieri. La musica del vicino oriente balcanico che abbraccia tutto il resto, il mondo del jazz rivisto dall’autore veneziano, il garage rock, la splendida poesia di Boris Vian (già “citato” nel precedente “Canzoni Nascosta”) con richiamo a Piero Ciampi, la canzone popolare e naturalmente quella di composizione; Balestrieri ripete, come nelle note del precedente lavoro (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/09/04/gerardo-balestrieri-canzoni-nascoste/) di volersi liberare delle canzoni che via via compone fissandole prima però, ben per noi, in sala di registrazione. Ecco che quindi che il Nostro riporta le coordinate geografiche e temporali che lo hanno ispirato negli anni passati e che troverete citate nel libretto che “viaggia” con il dischetto, ed anche questa volta voglio sottolineare la cura con la quale sono stati scelti gli strumenti e gli elaborati arrangiamenti, che fanno quasi passare in secondo piano il contenuto letterario di Syncretica: testi efficaci, spesso ironico – sarcastici e graffianti che rendono bene la società di oggi. “Presidente Segretario ho una figlia precaria son sei anni che glielo dico… E’ disastroso mia cara compagnadovrebbe sposare il figliodi un mio caro amico” (la danzante ironia di “La Sinistra delle erre moscia”), il testo multilingue del belmondo che passa da Tintoretto al Bellini all’Hemingway Daiquiri (“Gabbiano Bar” ma dalla descrizione potrebbe benissimo un bar di Piazza San Marco, quelli con la “musica di sottofondo”), “Bevo, sistematicamenteper dimenticar gli amici che ti scrutano” (la “Je Bois Vian “rivisitata”), “Mirabile visione a Malamocco: il vento, al tuo incedere… da bora si fa scirocco”, (“Se eredito la tua stanza”), testo che personalmente interpreto come la paura della solitudine.

Gran bel disco, questo “Syncretica” e lo scrive uno che ha da sempre poca confidenza con la canzone d’autore, specie se italiana ………

Cercate questo disco, la fatica (?) vi sarà ripagata con gli interessi. Davvero.