SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

Claddagh Records CC1. Lp, CD 1959

di alessandro nobis

LA COPERTINA DEL DISCO

Son duecento anni che la famiglia Rowsome costruisce e suona uilleann pipes, due secoli da quando il capostipite Samuel, contadino e piper, nacque nella Contea di Wexford intorno al 1820 e di tutta la dinastia il più conosciuto è senza alcuna ombra di dubbio Leo (1903 – 1970), nipote di Samuel. La sua carriera “ufficiale”, cioè quella testimoniata da rarissime incisioni su 78 giri, iniziò nel lontano 1926 e proseguì per un ventennio incidendo per Columbia, la Decca e la His Master Voice; queste incisioni furono poi raccolte dalla Topic Records in un CD intitolato – e non poteva essere diversamente – “Classics of Irish Piping”.

L’influenza che Rowsome ebbe sulla generazione di giovani pipers attivi negli anni Sessanta fu enorme, non c’è suonatore di uillean pipes che non lo citi o interpreti uno dei suoi brani, ed anche le generazioni seguenti lo venerano come musicista al pari di Willie Clancy o Seamus Ennis.

Le registrazioni di questo “Rína bPíobairí: The King of the Pipers” che risalgono al 1959 sono anche la prima pubblicazione della meritoria Claddagh Records: contengono sedici tracce eseguite in solo come amava fare – a parte qualche limitata occasione su 78 giri come “St. Patrick Day” dove si fa accompagnare dalla Leo Rowsome’s Irish Pipers’ Band (Stereo IR007; mx #S2923; 1933) – e mettono in risalto, con una qualità audio ovviamente migliore delle registrazioni precedenti, lo stile potente e preciso e l’assolutamente perfetto senso del ritmo che il piper di Wexford evidenziava nell’esecuzione del repertorio legato al ballo popolare e nelle slow airs.

Queste registrazioni sono quindi una delle pietre angolari della tradizione dei pipers irlandesi, e tra le tracce segnalo naturalmente “O’Carolan’s Concerto” abbinata al planxty “Davis”, la toccante slow air “An Buachaill Caol Dubh (The Dark Slender Boy)”ed il set dance “Madame Bonaparte” dedicato alla memoria di Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie, meglio nota come Giuseppina di Beauharnais Imperatrice della Francia alleata dell’Irlanda ai tempi di Napoleone.

SUONI RIEMERSI: MOLLOY · KEANE · O’FLYNN “The Fire Aflame”

SUONI RIEMERSI: MOLLOY · KEANE · O’FLYNN “The Fire Aflame”

MOLLOY ·KEANE ·O’FLYNN “The Fire Aflame” Claddagh Records. CD, 1992

di alessandro nobis

Credo, e so di non essere il solo, che Matt Molloy, Sean Keane e Liam O’Flynn siano tre giganti della tradizione musicale irlandese avendo nei decenni attraversato la sua ”storia” militando o addirittura fondando ensemble come Chieftains, Planxty, Bothy Band e la Ceoltoiri Chualann del seminale Sean O’Riada. Dunque nell’ormai lontanissimo 1992 i tre amici si incontrano in studio di registrazione ed assieme al chitarrista Arty McGlynn, al violoncellista Neil Martin ed all’arpista e tastierista Noreen O’Donoghue suonano le tredici tracce contenute in questo straordinario disco pubblicato dalla storica etichetta dublinese Claddagh lasciando una testimonianza non solo del loro talento immenso che già conoscevamo ma della perfezione e brillantezza con la quale i tre affrontano questo repertorio; l’hornpipe “The Belharbour” (dal repertorio del suonatore di concertina Chris Droney) abbinato al reel “The Old Ruined Cottage in the Glen” sono splendidamente eseguite al flauto di Matt Molloy accompagnato dal sempre pregevolissimo tocco di Arty McGlynn alla chitarra, “The Turnibìng of the Geese” è la melodia di una ballata d’amore del repertorio sean-nos di Cork resa alla perfezione dal violino di Sean Keane accompagnato dal violoncello e dalla tastiera, “Eire” è un’altra melodia, stavolta eseguita da Liam O’Flynn con il supporto di arpa e tastiera ed infine voglio citare il reel e lo Strathspey che chiudono questo lavoro, “Sean Ryan’s Reel” e “The Grand Spey” suonati da Keane, O’Flynn e Molloy.

Disco da dieci e lode e, aggiungerei, commovente.

 

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 2: The Mountain Groves”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2007

di alessandro nobis

Nativo di Londra ma “naturalizzato” irlandese, Emmett Gill è uno dei numerosi musicisti che, pur avendo una tecnica invidiabile ed una espressività davvero rara, resta per il momento poco conosciuto soprattutto nel “continente” al di fuori della cerchia degli appassionati di uilleann pipe e di conseguenza della musica tradizionale irlandese. Già nei primi anni ’80 – e quindi in giovanissima età considerando che il suo anno di nascita è il 1976 – in quel di Camden Town, quartiere londinese conosciuto per il fermento culturale che ospita, Gill ha respirato l’aria irlandese sia ascoltando la collezione di dischi dei genitori e successivamente collezionando preziosi 78 giri sia frequentando il “London Pipers Club” e maestri come Billy Browne e da John Murphy.

13853Meno male che nel 2007 la benemerita associazione “Na Píobaíri Uilleann” nella sua collana “The Ace and Deuce of Piping” ha pubblicato questo ottimo “The Mountain Groves” dove racconta le sue influenze, i suoi studi in una parola la sua passione per la cornamusa irlandese.

Qualche esempio? “The Garden of Daisies”, brillante set di danze imparato ascoltando gente come Patsy Touhey e Seamus Ennis, le gighe “Down the Black Lane / Donnybrook Fair / Scully’s Casey” provengono dal suo repertorio live, il set “Sean O’Duibhir a’Gleanna” nel repertorio di pipers e violinisti ed associato al West Clare, la slow air “”Mo Ghrád Sa An Jug Mòr Is E Lán” eseguita a-la dal fondamentale piper Willie Clancy.

Una scoperta interessante, questa di Emmett Gill, e probabilmente la sua unica registrazione pubblicata sin qui. Attendiamo smentite da parte dell’interessato o di chiunque sia più aggiornato di me.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

“THE ACE AND DEUCE OF PIPING”:

Vol. 1: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/03/21/suoni-riemersi-eliot-grasso-up-against-the-flatirons/

Vol. 3: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/04/09/suoni-riemersi-robbie-hannan-the-ace-and-deuce-of-piping-vol-4-the-tempest/

Vol. 4: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/06/22/caoimhin-ofearghail-uilleann-piping-from-county-waterford/

 

 

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. IRISH PIPERING Volume 2”

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. IRISH PIPERING Volume 2”

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters. Irish Pipering Volume 2”

Claddagh Records. LP, CD. 1994

di alessandro nobis

A più di vent’anni di distanza dal primo (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/26/suoni-riemersi-the-drones-and-the-chanters-irish-pipering-vol-1/) nel 1994 la benemerita Claddagh Records pubblicò il secondo volume di “The Drones and the Chanters: Irish Pipering”, stavolta con i contributi di Robbie Hannan, Gay McKeon, Joseph McLaughlin, Sean Potts, Liam O’Flynn, Michael O’Brian e Ronan Browne ovvero il meglio del panorama dei pipers dell’epoca, anche se manca a mio avviso il grande Paddy Keenan.

Molti conoscono alcuni dei pipers sopra citati per i loro set acustici o per essere stati membri di gruppi, altri sono meno conosciuti dagli appassionati soprattutto non irlandesi, come chi scrive: mi riferisco in particolare a Joseph McLaughlin, Michael O’Brian e Sean Potts.

Il primo è originario della città di Derry ed ai tempi di questa registrazione lavorava come dentista. Il suo stile è influenzato dalla musica per violino e con Robbie Hannan ha avuto il grande merito di far conoscere la musica per violino del Donegal – uno stile molto caratteristico e facilmente distinguibile dagli altri – ai suonatori di uilleann pipes. Tre i brani qui presenti tra i quali il famoso “The Lark In the morning” (interpretato anche da Hamish Moore e dai Boys of the Lough), pubblicato nel 1804 in una collezione in Scozia da O’Farrell mentre il mitico O’Neill ne pubblicò ben sei versioni a testimoniare la diffusione di questo bellissimo jig.

Michael O’Brian è un insegnante dublinese che a nove anni iniziò a suonare le pipes. Si fece la sua esperienze venendo in contatto con i pipers che suonavano in Thomas Street, al “Piper’s Club” e per quel che ne so le tre tracce presenti qui sono le uniche testimonianze del suo stile raffinato e caratterizzato da un senso del ritmo fuori del comune. Tra loro importante è il set di tre jig (“An Rògaire Dubh” / Na Ceannabhàin Bhàna / Pàidin O’ Raofeartheigh”) perché sono trascrizioni leggermente modificate per esaltare il suono delle pipes dal repertorio del cantante del Connemara Pàdraig O’Ceannabhàin.

Ed un altro musicista influenzato dagli stili di Seamus Ennis e Willie Clancy è Ronan Browne oltre che dai genitori. La struggente slow air “Port na bPucai” è originaria delle isola Blasket nel Kerry; la leggenda narra che descriva il triste lamento per la morte di una fata, ma un’altra interpretazione più reale sostiene che la melodia si riferisca ad una comunicazione sonora tra due balene sentito dai pescatori ed amplificato dallo scafo delle imbarcazioni.

Disco molto importante per il suo valore antologico e per il repertorio.

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH / CANCELLATION OF WKPF

DALLA PICCIONAIA: ANNULLATA L’EDIZIONE 2020 DEL WKPF DI ARMAGH

di alessandro nobis

Come era tutto sommato abbastanza prevedibile viste in primis l’assoluta imprevedibilità – il gioco di parole è voluto – del Corona Virus ma anche la cura e professionalità che da sempre distingue l’Armagh Pipers Club nell’organizzare le proprie attività, la ventisettesima edizione del William Kennedy Piping Festival in programma come di consueto alla metà del prossimo mese di novembre è stata ufficialmente annullata. Non è stata una decisione facile da prendere, ma a mio avviso è stata intelligente e la migliore soluzione possibile vista l’impossibilità di prevedere lo sviluppo della pandemia; procastinare la decisione di altre settimane tenendo sulle spine artisti e pubblico soprattutto quello proveniente dai Paesi Europei e nordamericani – che si sarebbe trovato alle prese con problemi di annullamento delle prenotazioni di voli e alberghi – non sarebbe stato serio e non in linea con il modus operandi del Club.

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IRISH SESSION, WKPF 2019

Nell’esplicativo comunicato stampa rilasciato pochi giorni or sono, il Direttore Brian Vallely ha dichiarato: “Teniamo molto alla salute ed alla sicurezza di tutti i membri del Club che partecipano all’organizzazione, del pubblico e degli ospiti musicisti invitati e non potremmo lavorare alla preparazione del festival con la coscienza tranquilla. Oltre a ciò temiamo restrizioni nei viaggi e negli spostamenti interni e inoltre sarebbe difficile per noi mantenere fede alla qualità delle proposte che per 26 edizioni siamo riusciti a mantenere costante. Avevamo già stabilito il programma e invitato i musicisti (il programma comunque non è stato divulgato, n.d.r.)confidando che questa edizione sarebbe stata di qualità superiore; eravamo pronti a presentare il programma nei giorni in cui la pandemia è iniziata, e faremo tutto il possibile per riproporre il programma l’anno venturo”.

Durante questi mesi di lockdown il Club comunque la proseguito la sua preziosissima attività nel campo della didattica che lo contraddistingue nonostante le difficoltà procurate dal diffondersi della pandemia, con 24 insegnanti “tutors” che hanno registrato e caricato sul sito web per i loro studenti “in remoto”. “Abbiamo preparato oltre 300 lezioni in formato video e molte altre sono state inviate tramite la posta elettronica, e siamo davvero fieri dei tutori per il loro spirito di adattamento in questa particolare situazione e voglio ringraziare l’Arts Council od Northern Ireland per il continuo supporto economico fornito anche durante questa emergenza”, conclude Mr. Vallely.

Quindi ci si vede ad Armagh a novembre, del 2021.

ENGLISH LANGUAGE, COURTESY OF ARMAGH PIPERS CLUB

Armagh Pipers Club has taken the difficult decision to cancel this year’s William Kennedy Piping Festival. The 27th edition of this international gathering celebrating all forms of pipe-based traditional music was to have taken place in Armagh city in mid-November. 

The Director of the Pipers Club, Brian Vallely, said: “We take the health and safety of all our Club members, audience members and invited guests extremely seriously so we could not in good conscience continue planning for this year’s event under the current circumstances. Apart from this there would more than likely be attendance restrictions and possibly travel restrictions in place, making it extremely difficult for us to present the type and quality of festival we want and regular attendees expect. 

“We had already booked all of the artists for this year’s festival and the program was ready to launch when this virus took over. We will now turn our attention to making sure the 2021 event will be the best ever, and we will of course endeavour to re-book all of these same artists.”

The cancellation of the festival comes despite the Club’s success in moving its music education programme completely online.  Until the pandemic struck, the Club was offering 36 classes every week to over 200 students, in rented school premises. Lockdown forced a rapid rethink and within a few days the Club’s team of 24 tutors were recording and uploading lessons for their students to follow from home.

Mr Vallely said: “We managed to complete the term with over 300 lessons delivered in video format, and dozens of others emailed out to class members with notes and sound recordings. We are very grateful to the tutors for adapting so enthusiastically to this new way of working, and to the Arts Council of Northern Ireland for continuing to fund the education programme during this emergency.” The charity, which has been teaching traditional music since 1966, has continued to sell its tutor books and other publications worldwide throughout the lockdown, and is now planning for a new year of teaching starting in September. 

For further information:

Ciarán Ó Maoláin, secretary, Armagh Pipers Club

ciaran@armaghpipers.com / +44 (0)7712 809933

 

 

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL “ Uilleann Piping from County Waterford”

CAOIMHIN O’FEARGHAIL

“The Ace and Deuce of Piping Vol. 4: Uilleann Piping from County Waterford”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2020

di alessandro nobis

Il piper Caoimhín Ó Fearghail è originario di uno dei Gaeltacht irlandesi e precisamente da An Rinn, nella meridionale Contea di Waterford e come quasi tutti gli uilleann pipers ha iniziato a suonare la musica tradizionale partendo dal tin-whistle, il flauto diritto di metallo per poi passare alla cornamusa, molto più complessa e considerata lo strumento principe della musica popolare irlandese. Allievo di David Power, dichiara apertamente di aver subito l’influenza – e non poteva essere altrimenti – dei capostipiti Willie Clancy, Patsy Touhey, Tommy Reck e naturalmente Seamus Ennis.

FEARGHAIL 1Questo magnifico CD è il quarto della serie “The Ace and Deuce of Piping” curato dall’associazione Na Piobairi Uilleann ed il suo repertorio apre una finestra sulla tradizione della sua terra, appunto il Waterford come il reel “The One Horned Cow” appreso da Lima Walsh e da lui inciso nel lontanissimo ‘33 e qui associato a “The Ramblin Thatcher”, appreso dal disco “The Fire Aflame” (O’Flynn, Jeane e Molloy) ed a “The Fermoy Lasses” o la slow air “Miss Brien an Chuilfhionn” imparata ascoltando una versione cantata da Walter Power.

Notevolissima la versione in “solo” di Johnny Cope che gli appassionati ricorderanno incisa anche dai primi Planxty (ma anche dal flautista Fintan Vallely)  nel 1984 e da Ennis nel ’78) e soprattutto il set “Bonaparte’s Retreat” abbinato alla hornpipe “Callaghan’s Hornpipe”, quest’ultima ispirata al grande Seamus Ennis; di “Bonaparte’s Retreat” ne sono state incise varie versioni (Chieftains, Finbar Furey e oltreoceano da Norman Blake e John Hartford) e presumibilmente fu composta nel XIX secolo dopo la ritirata di Napoleone del 1812 in Russia, disfatta che secondo alcuni storici salvò le isole britanniche da una possibile invasione francese ….. O’Fearghail ne riporta una versione struggente come probabilmente era quella di Tommy Kearney, violinista che insegnò la melodia al nostro giovane piper della Waterford County.

Non sono a conoscenza di altre incisioni di Caoimhín Ó Fearghail: attendo notizie, ma intanto questo disco è bellissimo.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

 

 

STEFCE STOJKOVSKI  “Dance and Songs from Mariovo”

STEFCE STOJKOVSKI  “Dance and Songs from Mariovo”

STEFCE STOJKOVSKI  “Dance and Songs from Mariovo”

Autoproduzione. CD, 2019

di alessandro nobis

Ho conosciuto il polistrumentista Stefce Stojkovski lo scorso novembre, all’edizione 2019 del William Kennedy Pipers Festival; orgogliosamente cittadino della Repubblica di Macedonia (quella di Skopje, per intenderci, denominata Repubblica di Macedonia del Nord per compiacere all’UE) al di là della simpatia e gentilezza è stata una delle piacevoli sorprese del festival. Si sa come gli irlandesi amino da tempo grazie al lavoro di Andy Irvine le danze in tempo dispari balcaniche e la bellissima esibizione di Stojkovski nella sede dell’Armagh Pipers Club è stata un successo.

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Questo “Dance and Songs from Mariovo” è il più recente lavoro di Stojkovski che lo ha tenuto impegnato dal 2012 al 2019, considerati le sue numerose attività culturali a Skopje. L’idea che sta alla base di questo lavoro è quella di perpetuare la secolare tradizione macedone, in particolare negli stili della regione montuosa meridionale di Mariovo, componendo musica contestualizzata alla danza e interpretando canzoni dedicate alla storia della Repubblica di Macedonia ed in particolare alle lotte contro gli Ottomani, modificandone in parte i testi come nelle bellissime “Zaplatako e Mariovo” (nel repertorio anche della cantante Petranika Kostadinova) che apre questo dischetto e “Po pat odam, za pat prasham”.

Non potevano mancare le “oro”, o “Horo”, le più antiche danze tradizionali – pare tipiche dei Traci – che accompagnano i balli di gruppo e che sono il marchio della musica macedone in generale. Stojkovski suona tutti gli strumenti e canta, ma l’illusione di trovarsi davanti ad un ensemble è molto forte, e questo onora le capacità strumentali – gaida, kaval, percussioni, tambura – e l’intelligenza creativa anche in fase di registrazione del musicista macedone, basta ascoltare “Sitnoto oro” che chiude in bellezza il disco e “”Arnautskoto oro”. Danze travolgenti che ti portano in un attimo nei villaggi macedoni a partecipare a qualche celebrazione della storia di questo popolo orgoglioso, un disco che apre un’ampia finestra su questa !nuova” nazione balcanica e naturalmente europea.

Uno straordinario esempio di attaccamento alle proprie radici storico culturali.

http://stefcestojkovski.mk

 

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

SUONI RIEMERSI: “The Drones and the Chanters: Irish Pipering” VOL. 1

AA.VV. “The Drones and the Chanters: Irish Pipering”, Volume 1

Claddagh Records. CD, LP 1971

di alessandro nobis

Se desiderate avvicinarvi alla musica tradizionale irlandese attraverso il suo strumento principe, le “Uilleann Pipes”, questo CD rappresenta “IL” vostro punto di partenza; è soprattutto lo “status quo” del 1971 relativo a questo strumento in Irlanda e presenta solisti che sono considerate delle vere e proprie icone accanto ad altri meno conosciuti almeno fuori d’Irlanda. Qui abbiamo Seamus Ennis, Willie Clancy, Leo Rowsome, Peadar Broe, Paddy Moloney, Tommy Reck e Dan Dowd. Sui primi tre sono stati scritti fiumi di parole vista la loro importanza nella conservazione del patrimonio tradizionale, per i loro stili nel suonare le uilleann pipes e per avere letteralmente “trascinato” decine di giovani irlandesi alla pratica della musica popolare attraverso quello che è considerato il suo strumento principe.

Di Paddy Moloney, uno dei fondatori dei Chieftains (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/02/05/suoni-riemersi-the-chieftains/), sono qui presenti le sue uniche registrazioni “in solo”, che io sappia e già questo è motivo di grande interesse verso questo CD: tra queste segnalo una composizione di Turlogh O’Carolan, “Bumper Squire Jones”.

Peadar Broe è presente in questa preziosa antologia con un solo brano, il reel “The Trip to Darrow”; originario di Dublino e fedele adepto allo stile di Seamus Ennis – anche se Rowsome fu il suo primo maestro oltre a donargli il suo primo set di cornamuse – fu anche un ottimo suonatore di tin whistle (strumento che molti pipers hanno affrontato prima di passare alla cornamusa) ed era figlio dell’arpista Treasa Nic Chormaic. Visse una buona parte della sua vita nei dintorni nelle campagne intorno a Cork e scomparve nel 1974.

Anche Dan Dowd qui è presente con un solo – ma significativo –  contributo, la slow air dan dowdAn Buachaill Caol Dubh”: originario di Dublino e reduce della guerra d’Indipendenza Irlandese, ha avuto come insegnanti Rowsome e Billy Andrews ed era tra i più considerati pipers dell’epoca; la sua casa era meta di musicisti famosi e meno famosi che da lui volevano imparare i segreti dello strumento, un set costruito nel 1852 che ha una storia che va raccontata: John Coughlan, un ciabattino emigrato in America passò il set al figlio che in seguito emigrò in Australia. Dopo la sua morte la cornamusa rimase nella sua custodia per molti anni fino a quando un vigile del fuoco – e piper -, Bill Crowe le riportò in Irlanda nel 1954, conobbe Dan Dowd e prima di ritornare in Australia lasciò il set allo stesso Dowd del quale possiamo solo immaginare la felicità nel ritornare in possesso delle sue uilleann pipes.

tommy reck 1Di Tommy Reck, scomparso nel 1991, fu anche un ottimo violinista, e qui abbiamo la possibilità di ascoltare tre brani eseguiti alle uilleann pipes: due reels (“The Scholar” e “The Salamanca”) ed uno slip jig, “Top it Off”. Negli anni Cinquanta, con Tommy Potts, rappresentava quanto di meglio si poteva ascoltare nell’area di Dublino; allievo di JohnPotts, padre di Tommy, amava suonare in duo con i violinisti come Joe Ryan o Peadar O’Loughlin. Nel ’77 pubblicò un disco, “The Stone in the Field”, registrato con un prezioso set di cornamuse fabbricate da Timothy Kenna tra il 1768 ed il 1794.

Nel 1994 sempre la Claddagh Records pubblicherà il secondo volume con contributi di Robbie Hannan, Gay McKeon, Joseph McLaughlin, Sean Potts, Liam O’Flynn, Michael O’Brian e Ronan Browne.

 

 

 

BODERIOU · BAROU · LAHAY “Liamm”

BODERIOU · BAROU · LAHAY “Liamm”

BODERIOU ·  BAROU ·LAHAY  “Liamm”

Autoproduzione. CD, 2020

di alessandro nobis

Nell’ambito della musica tradizionale bretone, dagli settanta a partire dal lavoro di Alan Stivell sono stati numerosi i musicisti che hanno cercato nuove vie, nuovi strumenti, nuove idee, nuove scritture per uscire dal cerchio dell’ortodossia che ovunque la musica popolare evidenzia ma che d’altro canto si rivela indispensabile per la trasmissione alle nuove generazioni: cito solamente Dan Ar Bras, Soig Siberil, le esperienze dei Gwerz e di Pennou Skoulm, Jacques Pellen (purtroppo scomparso da poco, davvero una grave perdita), i Tryptique e naturalmente il piper (e costruttore di cornamuse)  Xavier Boderiou che seguendo il filo del discorso intrapreso con “Morenn” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/12/08/morenn-morenn/) inciso nel 2016 con Pellen alla chitarra e Sylvain Barou al flauto pubblica questo altrettanto interessante “Morenn” sempre in ottima compagnia di Barou, del raffinato chitarrista Antoine Lahay e di Jacques Pellen in tre delle dodici tracce.

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XAVIER BODERIOU PRESENTA “MORENN” AL WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, 2016.    CON JACQUES PELLEN ALLA CHITARRA

Ho sempre considerato la musica tradizionale bretone quella più evocativa tra le varie declinazioni del celtismo musicale vuoi per il repertorio vuoi per i suoni ed i repertori che ha sviluppato nel tempo: l’arpa, il biniou, il canto “Kan ha Diskan”, la cornamusa ed in questo lavoro Boderiou come dicevo va oltre la sua esecuzione ortodossa mescolando in modo brillante le composizioni originali con la folk music bretone, scozzese ed anche naturalmente irlandese.

Innanzitutto è doveroso menzionare i brani dove Jacques Pellen collabora negli arrangiamenti: il medley (una slow air bretone e due “marce” associate al piper Henri Leon), il medley “Wedding Reels” e la conclusiva “Kernivinen Pinn” aperta da un sapiente arpeggio di Lahay e composta da un originale di Boderiou e da un tradizionale.

Notevole, forse il brano che più di altri rende la misura del progetto musicale di Xavier Boderiou è la lunga (oltre 10 minuti) “Lament for A10”, dove ascolti sì la tradizione della cornamusa che pervade tutto il brano, quasi musica pitbroch, ma trovi anche l’elegante e puntuale uso dell’elettronica (Antoine Lahay) ed il flauto che danza all’unisono con la cornamusa verso il termine del brano: come dicevo, evocativo, ancestrale ed allo stesso tempo attualissimo. Eppoi “Prizon Pontaniou” composto dal piper con il testo di Paul Salaoun: un inizio dal sapore mediorientale (Sylvain Barou al duduk, flauto di origine armena) e che poi con l’ingresso delle pipes e dalla narrazione della vicenda di Lydia Oswald, spia imprigionata a Brest durante l’ultimo conflitto mondiale.

Ancora aria fresca dalla terra bretone, disco da sei stelle su cinque. A questo punto imprescindibile, direi.

http://www.boderiou.com

 

 

 

IL DIAPASON incontra JOHN BRIAN VALLELY

IL DIAPASON incontra JOHN BRIAN VALLELY

IL DIAPASON INCONTRA JOHN BRIAN VALLELY

di Alessandro Nobis

Classe 1941, John Brian Vallely è una delle figure più carismatica e rappresentativa della tradizione irlandese dell’Ulster. Proveniente da una famiglia legata alla lingua irlandese ed allo sport, ha sviluppato un fortissimo legame con l’arte pittorica dipingendo con le sue tele ed i suoi pastelli aspetti della cultura irlandese, dallo sport alla musica, ed in questo ambito ha prodotto alcune tra le più suggestive copertine di dischi e CD come quelle di Robbie Hannan, di Kevin Crawford dei Lunasa, di Laoise Kelly e Tiarnan O’Duinchinn. Negli anni Ottanta ha esposto le sue opere anche in Italia, nella Dogana Vecchia di Lazise ed al Castello Scaligero di Malcesine, entrambe località del Lago di Garda. E’ stato segretario per la sede di Armagh del Ceoltoiri Chualann Eireann(1)fino al 1966, quando ebbe l’idea di fondare l’Armagh Pipers Club, che si occupa in modo molto efficace della didattica e nell’organizzazione del prestigioso William Kennedy Pipers Festival (#WKPF), incontro di pipers e di appassionati di tutto il mondo che anima la città di Armagh durante il mese di novembre e che quest’anno si terrà dal 19 al 22, CoronaVirus permettendo.

Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua lunga storia soprattutto di musicista e di piper in particolare, di instancabile promoter e di studioso della musica irlandese che ha preferito ad un certo punto le nobili strade dell’arte e della didattica a quella di musicista professionista.

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Mr. Vallely, lei proviene da una famiglia con un forte legame verso le tradizioni irlandesi, in particolare quella linguistica e musicale. Quali sono le origini dei “Vallely” di Armagh?

Le origini sono molto lontane nel tempo. Il nome Vallely è già presente nell’era pre-cristiana semplicemente come Ailill. Nei primi tempi del cristianesimo appare come Mac Ailille nel distretto di Loughgall nella baronia di O’Neill vicino al Lago Neagh, ed in seguito nei documenti chiamati “The Hearth Rolls” del 1664 si trova il nome di Brian Bui McIlvallely (1624 – 1700) inglesizzato poi semplicemente come Vallely. Il cognome è associato alla cittadina di Cladymore (nella Contea di Armagh) ed è generalmente accettato dagli storici che la nostra famiglia arrivò da Cladymore ad Armagh nel diciottesimo secolo e di qui a Drumcairn, due miglia a nord di Armagh e questo a metà del diciannovesimo secolo.

Come si è avvicinato alla musica ed allo studio delle uilleann pipes, chi è stato il suo primo insegnante?

Posso definirmi più o meno un autodidatta: iniziai mentre studiavo all’Edinburgo College of Art; tra i miei amici c’era Tony Valentine, figlio di immigrati italiani, jazzista che suonava il corno in un gruppo formato da altri musicisti italiani, immigrati di seconda generazione ad Edimburgo. Ricordo che andammo a vari concerti jazz tutti assieme, tra i quali un memorabile concerto a Glasgow di Dave Brubeck. In quegli anni avevo sviluppato un forte interesse verso la musica tradizionale irlandese dopo avere ascoltato delle registrazioni del gruppo di Sean O’Riada, il Ceoltoiri Chualann: era il 1959 e a quel tempo ero iscritto al Belfast College of Art. A quel punto il mio interesse era diventato un’ossessione tanto che, ritornato a Edimburgo, mi portai tutte le registrazioni che potevo trovare a quel tempo assieme ad un giradischi. Il mio amico Tony mi incitava a suonare quella musica e mi convinse ad iniziare, accompagnandomi in un famoso negozio di cornamuse che si chiamava “Glenn’s”. Avevo deciso di orientarmi sul flauto per il momento e da Glenn’s c’era una magnifica collezione di flauti del 18° e 19° secolo. Non ero ancora sicuro se il suono che avevo in mente era quello del flauto e così il proprietario suonò per me “Rock Road to Dublin” e finì che acquistai un flauto tedesco a otto chiavi costruito nel 19° secolo.

Qualche tempo dopo fui attirato da un suono che però non riuscivo ad identificare, e quando feci visita ad un negozio di dischi a Belfast cerai di descrivere quel “suono” al proprietario Billy McBurney, che aveva registrato e pubblicato numerosi dischi di musica irlandese tra i quali quelli di Roger Sharlock, il flautista, e Sean Maguire, il violinista. Fu in quell’occasione che mise sul giradischi del negozio “‘The Ace and Deuce of Pipering” di Seamus Ennis. Ovviamente il suono che cercavo era quello delle uilleann pipes e di lì a poco venni in possesso di un altro EP a 45 giri, stavolta di Willie Clancy: era “The Chanter’s Song” registrato con Margaret Barry e Michael Gorman.

Dal punto di vista stilistico chi sono i pipers che lo hanno più influenzato?

Devo dire di essere stato abbastanza fortunato ad avere avuto la possibilità di ammirare dal vivo due straordinari musicisti che ancora mi affascinano, Willie Clancy e Seamus Ennis. In ogni caso devo ammettere che le registrazioni di Patsy Tohuey mi fecero una grande impressione e per anni ho cercato di imitare il suo inconfondibile “stile staccato”; credo ancora che la base per un piper sia questo stile che cerco sempre di insegnare ai miei studenti. Ma ritengo anche che suonare la cornamusa sia “semplicemente musica” e non ho alcun approccio dogmatico verso di essa. I grandi solisti utilizzano sia il “legato” che lo “staccato”, alzavano il chanter dal ginocchio per enfatizzare il loro suono.

Secondo me non esiste uno stile particolare nel suonare, o uno stile regionale, ma poi nella realtà abbiamo avuto Johnny Doran, Willie Clancy, Leo Rowsome, Seamus Ennis e molti altri grandi solisti che sono la prova di una grande diversità nell’approccio allo strumento.

Chi è il liutaio che ha costruito il suo set di pipes?

Il set che uso attualmente fu costruito dal liutaio inglese Dave Williams, che diede un grande contributo allo sviluppo dello stile costruttivo ma che purtroppo è mancato troppo presto.

E il suo primo set di uilleann pipes?

Ho iniziato con un set di Matt Kiernan di Dublino che pagai £8 e più avanti con un set Crowley fabbricate negli anni ’30 se ricordo bene, che pagai £20: a quel punto avevo un set di pipes ma nessuna idea di come si suonassero. Deve sapere che non c’erano maestri in circolazione e così iniziai a suonarle come si suona un flauto; avevo subito capito che c’era qualcosa che non andava (e c’era veramente), non avevo ben capito la tecnica per “chiudere” il chanter sul ginocchio!

Così cercavo in qualche modo di arrangiarmi con le pipes mentre suonavo il tin whistle ed il flauto con mio fratello Dara e mio cugino Fintan, entrambi più giovani di me. Dara ha sempre suonato ed era molto portato per la musica e Fintan allora aveva un suono molto spontaneo e naturale e comunque entrambi avevano un “grande orecchio” musicale: hai bisogno di un buon orecchio musicale se non hai a disposizione libri sulla musica tradizionale ma solo pochi dischi da poter ascoltare e riascoltare. A pensarci bene, potevo trasportare tutti i dischi a disposizione in una sola mano!

L’incontro con Frank McFadden a Belfast fu importante per me, una vera svolta: lui era un liutaio di seconda generazione, costruiva cornamuse e uilleann pipes. Quando non insegnava, suonava per me. Pensa che a quel tempo chiedeva £8 per un set per esercitarsi, £50 per mezzo set e £80 per uno completo!

Un bel giorno con mio fratello Dara decidemmo di andare ad incontrare Willie Clancy a casa sua; così partimmo con le nostre biciclette e tre giorni dopo arrivammo a Miltown Malbey dove lo incontrammo. Ricordiamo ancora il suo caldo benvenuto e l’incoraggiamento che ci diede.

Lei ha lasciato nel 1966 il C.C.E. per fondare l’Armagh Pipers Club. Ci può raccontare le motivazioni, e con chi ebbe l’idea di fondare il Club?

Mentre mi trovavo ad Edimburgo seppi dell’esistenza del CCE e partecipai a numerosi Fleadheanna Cheoil(2). La mia partecipazione al primo fu piuttosto rocambolesca perché per arrivare a Belfast anziché viaggiare su di un normale traghetto passeggeri mi trovai su una nave che solitamente trasportava bestiame. Ci volle una notte intera e quindi i numerosi musicisti irlandesi e scozzesi a brodo incluso il piper Pat McNulty, scomparso da poco, suonarono tutta la notte. Decisi di non ritornare a casa ma di continuare a viaggiare con loro fino a Cones dove ebbi la grande fortuna di incontrare Felix Doran e l’allora giovane Finbar Furey. Questa esperienza ebbe una grande influenza su di me.

Tornato ad Armagh entrai a far parte della sede locale del CCE ed iniziai ad organizzare concerti, e tra i musicisti che invitai voglio ricordare Seamus Ennis. Ho sempre pensato che il CCE avesse salvato la musica irlandese e l’avesse portata “allo scoperto” in un Paese che era davvero ostile alla musica sia per ragioni politiche che religiose. Il clero locale era totalmente contro la musica ed i musicisti ed il governo era allineato sulle posizioni della Chiesa approvando leggi contro la tradizione degli anni passati come le popolari feste tradizionali che si tenevano nella case dove si suonava e si ballava. Molte persone si trovarono ad essere criminalizzate a partire dagli anni Trenta per questo motivo. In ogni caso iniziai a notare un atteggiamento negativo verso le ulleann pipes anche se una delle missioni del CCE era quella di valorizzare le pipes e l’arpa.

Con il CCE non mi sono lasciato male, anche se alla fine me ne allontanai. L’Armagh Pipers Club ha sviluppato negli anni attività indipendenti come la partecipazione alle “Fleadh competitions”(3)e questo sin dall’inizio, nel 1966. Partecipammo come A.P.C. fino a quando una nuova regola istituita dal CCE stabiliva che solamente le sezioni appartenenti all’associazione potevano parteciparvi e che non avrebbero più accettato club o gruppi “esterni”. Quindi per competere bisognava iscriversi, e questa regola è valida ancora oggi e così abbiamo numerosi pipers che per partecipare alle competizioni si sono dovuti iscrivere al CCE. Noi questo lo tolleriamo, ma crediamo fermamente che le competizioni non hanno nessuna validità nella musica.  Trovo divertente che alcune sedi locali del CCE si vantino dei successi dei loro pipers non avendo loro insegnato lo strumento. Il nostro ruolo è semplicemente quello didattico e di promozione perciò ignoriamo del tutto questo comportamento che ritengo infantile.

Qual è stata l’evoluzione del Club in questi 50 anni e quali sono le sue principali attività per promuovere la cultura musicale irlandese? Al momento quanti sono gli studenti?

All’inizio il club era formato dal sottoscritto, da mio fratello Dara e da mio cugino Fintan ed in seguito si aggiunse il violinista Peter Mackay, purtroppo scomparso. Nel 1968 incontrai Eithne Ní Chiarda, una gran violinista del Donegal che stava imparando a suonare le uilleann pipes a Dublino con Leo Rowsome, visto che era amica della figlia Helena. Nel 1969 Eithne ed io ci sposammo e questo ebbe un enorme impatto sulla direzione dell’Armagh Pipers Club; lei non solamente era ed è una grande violinista ma aveva una collezione di dischi di musica tradizionale che aveva iniziato da giovanissima ed aveva lavorato con Breandan Breathnach trascrivendo le sue registrazioni “sul campo” molte delle quali vennero poi pubblicate dalla Ceol Rinnce na hEireann. Il 1972 fu un anno importante perché il Club pubblicò il primo dei suoi volumi didattici sulla musica tradizionale irlandese che in poco tempo divennero popolari in Irlanda e in tutto il mondo – c’erano già naturalmente molte collezioni stampate a partire dal 19° secolo, ma il nostro volume era un volume “graduato” basato sulle nostre classi ed era un tentativo di mettere in stampa quelle che erano le nostre idee sull’insegnamento della musica dopo il collasso della trasmissione orale all’interno dei nuclei familiari. A metà del 20° secolo la maggioranza dei nostri allievi non provenivano da famiglie di musicisti.

Per un lungo periodo abbiamo avuto dai 150 ai 250 allievi, al momento superiamo i 200 molti dei quali arrivano da otto delle contee irlandesi.

Nella scuola del Club si sono formati musicisti che in seguito sono diventati professionisti: Coonla, Goitse, Nomos, Flook tra gli altri. Una bella soddisfazione!

Uno dei più interessanti sviluppi che ci hanno gratificato maggiormente è stata la carriera musicale di artisti che si sono iscritti alla nostra scuola all’età di 7 – 8 anni ed hanno proseguito nella vita come musicisti; questo sta continuando, noi abbiamo almeno due generazioni di studenti che suonano professionalmente ed una terza che sta procedendo in questo senso.

JOHN BRIAN VALLELY
John B. Vallely nel suo studio di Armagh

Se vogliamo parlare de primi tempi del Club, i membri fondatori Dara e Fintan suonano il primo negli Armagh Rhymers ed il secondo ha registrato due dischi e continua a pubblicare volumi sulla tradizione musicale irlandese, ma il primo allievo che personalmente ho avuto è stato Eamonn Curran, il primo a decidere di proseguire come professionista suonando le uilleann pipes ed il tin whistle e registrando per molti anni con i Reel Union di Dolores Keane e John Faulkner con Mairtin O’Connor e Sean Keane. Anche Francis Rock fu un mio allievo che veniva dalla Germania e suonava in gruppo, gli Sheevon, e quindi Mark Donnelly che suonò e registrò con i Craobh Rua (che suonarono anche in Italia, n.d.r.). Voglio ricordare anche Patricia Vallely con la sua straordinaria voce che fece parte dei Reel to Reel.

Poi abbiamo avuto allievi come Brian Finnegan degli Upstairs in a Tent e poi dei Flook (che si sono esibiti in Italia), Niall Vallely dei Nomos (anche loro fecero un tour dalle nostre parti n.d.r.) e Buille con suo fratello Caoimhin, Cillian Vallely con parecchi gruppi negli Stati Uniti e ora da qualche anno con i Lunasa (suonarono anche a Verona tra l’altro, n.d.r.), Tiarnan O’Duinchinn apprezzatissimo solista e Leo McCann che fece parte del gruppo scozzese Malinky. Anche Barry Kerr è im relazione con il Club, è stato nostro allievo ed anche insegnante. Niall Murhpy, Jarlath Henderson, Dermot Mulholland e molti altri attualmente suonano in gruppi o sono degli ottimi “solo performer”

Per noi del Club tutto questo ci ha dato e ci dà tuttora moltissima soddisfazione ed orgoglio e la certezza che i nostri allievi continueranno a sviluppare il loro interesse verso la musica.

In Irlanda ci sono ancora “dinastie” che trasmettono alle nuove generazioni la passione per le tradizioni popolari, e credo sia un fenomeno unico in Europa. Quale secondo lei è la ragione?

In Irlanda la musica è sopravvissuta per generazioni attraverso la trasmissione orale all’interno delle famiglie e ci sono innumerevoli esempi di questo, come le famiglie Rowsome e Potts. Non so perché l’Irlanda rappresenti un esempio unico di questo fenomeno in Europa ma che invece è molto comune in Africa ed in Asia. Personalmente credo che la nostra situazione di “isola” abbia favorito il mantenimento delle tradizioni culturali attraverso le generazioni. L’Irlanda per più di un millennio ha subito invasioni senza fine ed è stata soggetta a persecuzioni rispetto a qualsiasi aspetto della vita come la religione, la lingua e la musica; le nostre tradizioni sono sopravvissute anche per manifestare con orgoglio il diritto di essere trattati come essere umani e questo testimonia la forza dei nostri predecessori.

Con sua moglie Eithne violinista e insegnante, che proviene da una famiglia di musicisti mi sento di dire che ha fondato una nuova dinastia di musicisti. Tutti i vostri figli sono bravi musicisti, Cillian, Caoimhin e Niall hanno brillantemente intrapreso la carriera professionista, Lorcan si è ispirato alla sua arte pittorica, Maire è un’importante figura all’interno del Club. Mr. Vallely, può essere orgoglioso di quello che con Eithne avete costruito ……… e poi ci sono i nipoti; suonano anche loro?

Nella mia famiglia la musica è viva e vegeta anche nei nostri figli e nipoti. Tutti e dieci i nipoti suonano, musica classica ed anche tradizionale; Muireann ed Aine, le figlia di Niall suonano rispettivamente il violino, la concertina ed il flauto mentre Aine ha regitrato una canzone nella più recente pubblicazione dell’Armagh Pipers Club “Dobbins Flowery Vale”. I tre figli di Caoimhin suonano, Oisin suona il pianoforte e le uillenn pipes, Liam la chitarre e Ronan il violino e naturalmente anche quelli di Cillian suonano: Ciara il violino, Sinead il flauto mentre Eimear è una cantante. Infine i due figli di Lorcan vivono ad Armagh e seguono i corsi di uilleann pipes. Così la musica continua …..

Lei è un apprezzatissimo pittore. Alcuni dei suoi dipinti sono stati utilizzati per copertine di CD, ha esposto in molti Paesi ed ha avuto sempre un’attenzione verso gli aspetti della cultura irlandese. Per dedicarsi a questa attività ha dovuto rinunciare all’attività di musicista e di concertista; quando ha fatto questa scelta?

Beh, non ho mai suonato da professionista e non ho mai sentito il contrasto tra l’essere musicista, artista ed anche sportivo, aspetti sempre presenti, pacificamente, nella mia vita: tutti interagiscono e si incontrano nei miei dipinti che sempre riflettono i miei interessi dalle mie opere “mitologiche” degli anni Cinquanta e Sessanta a quelle ispirate dalla musica e dallo sport dagli anni Settanta a tutt’oggi.

Ho sempre vissuto una vita indipendente e non ho mai avuto un “lavoro” e sono stato fortunato di poter spendere tutta la vita facendo quello che più mi piaceva, suonando musica, dipingendo, gareggiando e organizzando gare di atletica.

Mr. Vallely, grazie per la sua disponibilità e …….. arrivederci ad Armagh.

(1)– Il Ceoltoiri Chualann è un gruppo di musicisti nato attorno alla figura di Sean O’Riada per suonare la colonna sonora della commedia “The honey Spike” di Bryan MacMahon alla fine degli anni Cinquanta. Fecero parte del C.C.R. Sean Kean, Martin Fay, Paddy Moloney, Michael Turbridy e Peadar Mercier che poi divennero The Chieftains.

(2)– Le parole irlandesi “Fleadheanna Choil” sono il plurale di “Fleadh”, festa musicale. Si tratta di festival organizzati per puro divertimento, senza scopi commerciali, dal C.C.E., il primo dei quali si tenne a Monaghan nel 1952

(3)– Le “Fleadh Competions” sono delle vere e proprie gare di abilità tra musicisti, cantanti e ballerini con tanto di attestati, coppe e medaglie.