SUONI RIEMERSI: ELIOT GRASSO  “Up Against the Flatirons”

SUONI RIEMERSI: ELIOT GRASSO  “Up Against the Flatirons”

SUONI RIEMERSI: ELIOT GRASSO  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 1: Up Against the Flatirons”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2007

di Alessandro Nobis

Questo è il primo di quattro volumi pubblicati dall’Associazione Na Piobairi Uilleann dedicati come si può immaginare allo strumento principe della musica tradizionale irlandese a partire dal 2007 (il più recente, di Robbie Hannan, risale al 2009). Eliot Grasso è americano, del Maryland ma con un cognome palesemente italiano, si è avvicinato da giovanissimo assistendo alle session irlandesi di Baltimore alle quali partecipava il padre, violinista, ed una bella spinta l’ha ricevuta dall’ascolto della raccolta dei vinili di casa, Chieftains e Bothy Band e non a caso la prima traccia di questo ottimo “Up Against the Flatirons” apre con il jig suonato anche dalla band di Paddy Keenan “Old Hag You Have Killed Me” dall’omonimo album abbinata ad uno dei brani favoriti da Seamus Ennis, “The Butcher’s March”

Oggi Eliot Grasso è un apprezzato etnomusicologo e ricercatore oltre ad essere come si evince dall’ascolto della sua musica un ottimo piper, con uno stile personale caratterizzato da precisione assoluta nell’esecuzione del repertorio e nella capacità di dare un tocco personale ai brani che affronta tanto da essere apprezzato – come dimostra questo lavoro – nei più rigorosi ambienti della tradizione irlandese come li Na Píobaíri Uilleann di Dublino.

Detto di “Old Hag …” possiamo aggiungere che parte del repertorio presentato arriva da musicisti residenti in Nord America come i piper Jerry O’Sullivan e Benedict Koehler ed il violinista Brendan Mulvihill (il set di jig “Brendan Mulvihill’s Jig / The Trip to Belfast”) e naturalmente un brano viene dalla fondamentale raccolta dei primi del novecento di Francis O’Neill, le hornpipes “Chief O’Neill’s Favourite / The New Century”.

Album davvero brillante e se amate la tradizione irlandese più pura, fa davvero per voi.

Tracking List

  1. Jigs: Old Hag You Have Killed Me / The Butcher’s March /
    The Gander in the Pratie Hole (3:03)
    2. Reels: The Bearhaven Lassies / Farewell to Erin (4:10)
    3. Hornpipes: The Wicklow Hornpipe / The Fern House † (3:44)
    4. Jigs: Gerdy Commane’s / An Buachaill Dreoite / McGreevy’s (3:04)
    5. Reels: Sporting Nell / Kitty the Hare / The Scowling Wife (2:38)
    6. Jigs: Brendan Mulvihill’s Jig / The Trip to Belfast † (3:07)
    7. Air: The Green Fields of Canada (4:55)
    8. Jigs: Up Against the Flatirons † / What, No Watermelon? § (2:33)
    9. Reels: Jenny Picking Cockles / The Flowers of Limerick (3:38)
    10. Jigs: An Páistín Fionn / The Walls of Liscarroll / Lakeview Drive ‡ (3:02)
    11. Hornpipes: Chief O’Neill’s Favourite / The New Century (3:49)
    12. Jigs: Paddy Clancy’s / Welcome Home Gráinne (3:00)
    13. Set Dances: The Ace and Deuce of Piping (5:44)
    14. Reels: Mother and Child Reel / Farewell to Connacht (2:49)

 

https://www.pipers.ie

 

 

KATHRYN TICKELL & THE DARKENING “Hollowbone”

KATHRYN TICKELL & THE DARKENING “Hollowbone”

KATHRYN TICKELL & THE DARKENING “Hollowbone”

Resilient Records CD, 2019

di alessandro nobis

Era qualche lustro che non ascoltavo le registrazioni delle piper e violinista del Northumberland Kathryn Tickell, e quindi la curiosità era parecchia: rispetto ai suoi primi lavori degli anni ottanta molto legati alla tradizione ed al suono acustico, in questo “Hollowbone” la Tickell mescola in modo intelligente il repertorio popolare con i suoni della modernità trovando un equilibrio raro di questi tempi. I musicisti che l’accompagnano (Corman Byrne alle percussioni, Amy Thatcher alla fisarmonica, Kate Young al canto, violino e charango, Kieran Szifris al mandolino e Joe Truswell alla batteria) contribuiscono in modo decisivo e puntuale al suono che esce da questo bel lavoro. Il resto lo fa il repertorio, combinazione tra le radici e le composizioni della Tickell: magnifica la sonorità folk-rock della ballata sui minatori “Colliers”, antica ballata pubblicata per la prima volta nel 1793 dedicata dalla piper al nonno minatore, splendido l’arrangiamento della suite che abbina all’antica (1882) “Cookle Geordie” alla nuova scrittura di “Bridge Reel”, misteriosa “Holywell Pool” che racconta di un laghetto dalle acque scure e profonde dalle parti di Stonehaugh ed infine tutta la magia delle Northumberland Pipes della slow air tradizinale “Morpeth” e della suite “Hushabye Birdie / Hexam Lassie”, un’aria scritta dalla Tickell abbinata ad un’altra risalente al 1770.

Probabilmente questo “Hollowbone” è stato uno migliori lavoro del recente 2019 per l’idea che sta alla base del progetto e che ho cercato di descrivere, e qualcuno lo definirebbe la “tempesta perfetta” del movimento musicale legato al folklore scozzese, in particolare del Northumberland.

Kathryn Tickell è rappresentata in Italia da Geomusic

Email:info@geomusic.it

Web: www.geomusic.it

 

 

From tradition come instrumentals such as Morpeth and Cockle Bridge alongside Old Stones, Tickell’s homage to Lindisfarne, one part reflective and eerie, one part wild jig. Oldest of all is Nemesis, a piece handed down from Emperor Hadrian’s favourite musician, with its tribute to the “dark-eyed daughter of justice” reshaped for modern times. There’s an old mining song in geordie dialect, Colliers, an antique rhyme, Aboot the Bush, suffused in synth and fractured rhythm and a poem from Tickell’s father, Holywell Pool, delivered like an incantation by female harmonies. A hollowbone is apparently a shamanic instrument for channelling ancient voices; a perfect title.

 

CHRISTOPHER McMULLAN “Uilleann Tales”

CHRISTOPHER McMULLAN “Uilleann Tales”

CHRISTOPHER McMULLAN “Uilleann Tales”

Autoproduzione. CD, 2016

di alessandro nobis

Christopher McMullan da Strabane nella Contea di Tyrone è uno dei migliori “prodotti” della scuola dell’Armagh Pipers Club; per sei anni ha percorso la strada che da lì conduce ad Armagh per frequentare i corsi ed in seguito si è perfezionato all’Università di Derry ma, come nelle miglior famiglie legate alla tradizione musicale irlandese è stato avviato alle uilleann pipes dal padre John, piper egli stesso. Per la verità non che sia un musicista che nella sua carriera abbia registrato e pubblicato molto, anzi quasi nulla visto che prima di questo suo primo lavoro il suono del suo set di pipes lo si poteva ascoltare solo in una traccia (“An Leanbh Sí/ An Seanduine”) nel documentale doppio CD pubblicato dall’Armagh Pipers Club nel 2007 in occasione del 40° anniversario della fondazione del club.

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In questi dodici racconti troviamo tutto l’”arsenale” dei pipers e flautisti irlandesi, legati alla tradizione più profonda ed allo stesso tempo attenti alle nuove composizioni e compositori loro stessi: c’è un toccante omaggio a Willie Clancy (“The Plains Of Boyle / The Friendly Visit”), una composizione di Micheal McGoldrick inserita in un medley di gighe, una slow air eseguita al low whistle scritta dallo stesso McMallan per il nipote (“Wee John O’Connors”) con Steven Byrnes alla chitarra, la struggente slow air che arriva dal 16° secolo scritta da David Rizzio per la Regina Mary di Scozia (“Ar Éirinn Ní nEosfainn Cé Hí”) ed infine il medley di gighe che chiude l’album eseguita al low whistle con la chitarra ed il bodhran di Niall Preston.

Un disco davvero notevole, espressivo, suonato con grande perizia e talento che scrive un’altra bella pagina nel poderoso libro della tradzione musica irlandese, delle uilleann pipes e non solo.

Le note di copertina sono di John B. Vallely fondatore dell’Armagh Pipers Club, e sono una garanzia assoluta.

 

 

 

 

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

Claddagh Records. LP, CD 1990

di alessandro nobis

Queste registrazioni di ormai trenta anni fa sono la prima testimonianza (una delle poche in verità, e aggiungo purtroppo) del piper di Belfast Robbie Hannan, uno di quella schiera di musicisti che pur avendo una tecnica ed una espressività di primissimo livello hanno deciso di preferire la divulgazione e lo studio della storia delle uilleann pipes alla carriera di musicista in veste solistica o in ensemble musicali. Hannan si avvicinò alla musica irlandese grazie alla collezione di 78 giri delle Ceili Band (specializzate soprattutto in musica irlandese e scozzese eseguita per i balli popolari) dei genitori ma presto fu catturato dalla musica di Paddy Moloney e di Liam O’Flynn, e fu così che nel 1977 iniziò a suonare le uilleann pipes. In questo suo straordinario lavoro Hannan presenta un po’ tutte le sue influenze, da quelle “sonore” dei grandi maestri a quelle “scritte” e riportate in pubblicazioni fondamentali per lo studio e la pratica della musica tradizionale irlandese; ricordo John Doherty, del quale interpreta “The Flood on the Holm / Miss Monahan”, Seamus Ennis con uno dei brani favoriti del piper dublinese (“Stay Another While / The College Groves”), Willie Clancy che lo ha ispirato per l’interpretazione di “Chief O’Neill / The Plains of Boyle” ed il violinista Michael Coleman con una versione ispirata da un’altra figura storica del folk irlandese, Tommy Reck. E poi come dicevo le fonti scritte, in primis quella che cito spesso, “Irish Folk Music – A Fashinating Hobby”, raccolta pubblicata a Chicago nel 1903 dal Capitano Francis O’Neill (1849 – 1936) e la più antica, quella pubblicata dal dublinese Edmund Lee nel 1774 (“Celebrated Irish Tunes”).

A completamento di questo LP e sua parte integrante la splendida copertina, un dipinto ad olio su tela del pittore di Armagh John Brian Vallely, da quale traspare l’energia e la passione che permea tutto il disco del piper di Belfast.

Questo brillantissimo lavoro di Robbie Hannan (disponibile in CD) è un manuale indispensabile per quanti si vogliano avvicinare come studiosi, musicisti o semplici appassionati, come chi scrive, al complesso mondo della tradizione musicale della terra d’Irlanda partendo dalle fondamenta, le uilleann pipes; da qui può iniziare un viaggio che può portare lontano …..

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DISCOGRAFIA consigliata, e forse completa:

1990: ALBUM. “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”, Claddagh Records, LP, CD CC53

1994: “Peter Street, The Silver Spear, The Dublin Reel”, “Moll Rua (Red Moll), An Phis Fhliuch (Sometimes Known As O’farrell’s Welcome To Limerick)”, “Jenny’s Wedding, The Pure Drop”. (AA.VV. “The Drones and the Chanter Volume 2”). Claddagh Records, CD CC6

1995: ALBUM.“Séideán Sí”: Paddy Glackin e Robbie Hannan. Gael-Linn Records, CD CEF171

2000: “Speed the Plough / The Beare Island Reel”. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival)”. Armagh, 19 / 11 / 2000. CD. www.armaghpipers.com

2005: “The Rolling Boys Around Tandragee / Sergeant Early’ Jig”. Armagh, 2005. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival, 2018). CD. www.armaghpipers.com

2008: ALBUM. “The Tempest”: (The Ace and Deuce of Piping Volume 3). Ni Piobairi Uilleann, CD 2009. http://www.pipers.ie

 

 

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 2

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 2

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 2

14 – 17 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda.

di Alessandro Nobis

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MARTIN HAYES & DAVID POWER. Foto di Erica Nobis

Il venerdì puntata mattiniera a Belfast e ritorno in Armagh, al Market Place Studio, splendida sala nel complesso che ospita cinema, pub e la sala principale del Teatro per il “Piping Perspectives 1” e sala gremita come in tutti gli appuntamenti di questa ventiseiesima edizione del festival. Ad aprire le danze uno splendido set di Grainne Holland, una splendida voce ed una notevole capacità di scrittura. Accompagnata dal sempre brillante flautista Brian Finnegan dei Flook e prima ancora degli “Upstairs in a Tent” e dal fine chitarrista Tony Byrne, la cantante ha presentato tre composizione tratte dal suo lavoro più recente; suono molto equilibrato ed arrangiamenti molto curati, davvero un ottimo set seppur breve. A seguire un altro trio, stavolta formato da Mrs. Maeve Donnelly al violino, Mrs. Maire Ni Ghrada alle pipes e dall’arpista Mrs. Eilìs Lavelle (la presenza dell’arpista, non annunciata, è stata notevole) ed infine lo straordinario duo di Brian McNamara (pipes) e l’arpista Grainne Hambly, a mio avviso uno dei set più riusciti di questa edizione del WKPF: la differenza dei volumi tra i due strumenti è davvero forte, ma vuoi per la bravura del tecnico del suono vuoi per la capacità di controllo del volume soprattutto di McNamara l’equilibrio è stato perfetto ed il repertorio dedicato prevalentemente a quello arpistico ha presentato arrangiamenti di brani risalenti addirittura al 17° secolo e di Turlough O’Carolan con l’immancabile “O’Carolan’s Welcome”.

Poi di corsa alla Chiesa Presbiteriana di Armagh dove si sono esibiti in serie pipers di tre generazioni, dagli allievi – e che allievi! – del Pipers Club a Maestri del calibro di Sean Potts, Maire Ni Ghrada e Kevin Rowsone (brillante la sua “O’Carolan’s Welcome”). Insomma, questa edizione del festival ha evidenziato se ce ne fosse stato bisogno, come il mondo della tradizione popolare in questa parte d’Irlanda è ancora vivissimo e l’interesse anche da parte dei giovanissimi è davvero notevole; la mattina infatti, nella stessa Chiesa gli alunni delle scuole di Armagh hanno assistito con grande attenzione all’esibizione di artisti tra i quali Nico Berardi che ha ancora una volta affascinato i ragazzi con i suoni ed i racconti della sua zampogna pugliese, sconosciuta a queste latitudini.

Sabato mattina dedicato alla visita dello splendido Dunluce Castle, sulla costa nord dell’Ulster e naturalmente della vicina distilleria del Bushmill, tappa assolutamente obbligata per gli appassionati….

Tornando al festival, l’evento più atteso era, almeno per chi vi sta raccontando la cronaca del festival, quello in programma sabato sera al Market Place Theatre Main Auditorium, ovvero la presentazione del progetto di collaborazione tra musicisti bretoni, irlandesi ed iraniani. Procedo in ordine però perché l’apertura della serata era stata affidata ai Tyst, overo un settetto di pipers di grande livello tra i quali Finlay McDonald, Ross Ainsle e Calum MacCrimmon che una “potenza di fuoco” davvero impressionante hanno aperto questa straordinaria serata. Poi finalmente, ecco l’evento, il progetto al quale hanno partecipato Emer Mayock alle uilleann pipes, Niall Vallely alla concertina, Sylvain Barou alla cornamusa bretone ed alla zurna tuuca (un oboe il cui suoni ricorda il biniou o la ciaramella) e Mohsen Sharifian con la cornamusa iraniana e Mohammad Jaberi con i suoi tamburi a cornice. Teatro “sold out”, pubblico al solito curioso ed attentissimo per un interessante e convincente progetto cha con intelligenza ha combinato le tradizioni bretoni ed irlandesi con quelle mediorientali attraverso composizioni originali naturalmente ispirate alla tradizione. A mio avviso questo è un progetto che nonostante i problemi di tipo logistico legate alla difficoltà di ottenere i visti di uscita dalla Repubblica Islamica d’Iran ha potenzialmente un grande futuro; le prove del gruppo non sono state lunghe come i musicisti ed in primis Niall Vallely avrebbero voluto ma l’entusiasmo, la voglia di collaborare e la produzione di un suono equilibrato assieme come detto alla bellezza delle composizioni ha dato come risultato un interessantissimo set. Speriamo di avere notizie di altri concerti di questa formazioned in futuro, chiisà, anche un disco. La conclusione della riuscitissima serata affidata a due musicisti di gran classe, il magico duo di Martin Hayes (violino) e David Power (uilleann pipes), un set di danze che difficilmente il pubblico dimenticherà, degna conclusione davvero. Vi confido che la serata non è esattamente terminata al teatro ma nel confortevole “The Hole in the Wall”, antica prigione di Armagh trasformata sapientemente in pub con una infuocata session alla quale ha partecipato anche Loic Blejean.

Peccato la domenica pomeriggio non aver potuto assistere al concerto pomeridiano dedicato alle famiglie, ovvero le famiglie di pipers: Vallely, Keane, Potts e Rowsome. Spero esista una registrazione ………..

Alla prossima edizione, la ventisettesima.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

26^ edizione. 14 – 17 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda.

di Alessandro Nobis

Armagh, la città capitale dell’omonima contea nell’Ulster, è solitamente un posto tranquillo, poco trafficato soprattutto quando si fa buio, ma se vi trovate lì a metà novembre vi capiterà di notare piccoli gruppi di persone che camminano a piè sospinto. Alcune di loro portano strane custodie a tracolla o a mano, altre seguono le prime, spostandosi da un pub ad un teatro, da un palazzo ad una delle chiese, da un albergo ad un altro pub, da una scuola elementare ad una di musica. E’ “il popolo del festival”, del “William Kennedy Piping Festival” che anche quest’anno per la ventiseiesima volta ha catalizzato musicisti ed appassionati della musica tradzionale ed in particolare che coinvolge gli aerofoni a sacco, cornamuse, zampogne, uilleann pipes o come vengono chiamate negli angoli più nascosti del mondo. Si perché mai come quest’anno ad Armagh è stata una “Babilonia” di lingue e di suoni: irlandese, pugliese, scozzese, farsi, macedone, italiano, galiziano, tedesco, francese, spagnolo, bretone e naturalmente inglese, lingua “ponte” per la gente del festival.
Molti gli eventi in programma – quasi un 24h di cornamuse – ma, come dicevo in sede di presentazione (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/24/william-kennedy-piping-festival-armagh-irlanda-14-17-nov-2019-seconda-parte/) se non siete degli “hooligans” delle cornamuse, potete scegliere di girare un poco l’Uster e di ritornare ad Armagh per assistere ad alcuni di essi.

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NICO BERARDI. Foto di Erica Nobis

Noi abbiamo iniziato da dove “tutto ebbe inizio” ventisei anni fa, ovvero nella sede del benemerito Armagh Pipers Club, con “The World of Piping” la prima scorpacciata di aerofoni a sacco suonati da musicisti provenienti da Scozia, Iran, Italia, Macedonia e Galizia. Senz’altro da sottolineare per primo, se non altro per motivi campanilistici, i set del pugliese Nico Berardi con la sua zampogna polifonica da lui creata e con il repertorio fatto di scritture originali come “Il Viaggio” e soprattutto con ”Onde” scritta originariamente per vibrafono e contrabbasso e proposta ad Armagh in duo con il pianista Caoimhin Vallely e quello del macedone Stefce Stojkovski, bravissimo sia alla gaida, al kaval ed al tambura, un cordofono suonato in questa occasione ad imitazione della cornamusa, ovvero con due corde nel ruolo di bordone e le altre due a costruire la melodia.

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BRIGHDE CHAINBEUL & SOPHIE STEPHENSON

Qui al WKPF il pubblico è sempre attento, sempre curioso verso le musiche alloctone come quelle del virtuoso piper iraniano Mohsen Sharifian con il suo strumento simbolo della cultura tradizionale dell’Iran meridionale; un set breve purtroppo per l’assenza del percussionista  – i due strumenti vanno suonati assieme – bravamente sostituito dal battito delle mani degli astanti, sempre a tempo naturalmente. Dalla vicina Scozia la piccola cornamusa di Brighde Chainbeul che ha accompagnato la bravissima danzatrice di step dance Sophie Stephenson (splendida esecuzione di un strathspey abbinato ad un reel) e dalla Galizia iberica Edelmiro Hernandez del cui set voglio assolutamente segnalare il set di tre “muneras” tradizionali ed originali. Alle 22, tutti alle session musicali ed alcoliche del Red Ned’s Bar, fino alla fine della individuale resistenza fisica …….. splendido inizio: ottima musica, nuove conoscenze, finalmente qualche pinta di quelle giuste.

continua …………….

 

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

Autoproduzione. CD, 2019

di Alessandro Nobis

29994-1024x918.jpgQuesto brillante “Elizabeth Nee Ellis” è la seconda autoproduzione del piper dublinese Gabriel “Gabby” Fitzgerald che segue il precedente “Black Dog Island” del 2017. Veramente considerare Fitzgerald solamente un “piper” è del tutto limitante nei suoi confronti: l’appellativo di polistrumentista e compositore sono a mio avviso i termini più adatti a definire questo musicista irlandese che nei panni di specialista delle uilleann pipes evidentemente si sentiva un po’ sacrificato. Ottimo piper, ma anche un ottimo songwriter ed un altrettanto ottimo suonatore di bouzouky e flauto, di armonica a bocca, mandolino e chitarra. Anche se in queste registrazioni si fa accompagnare da musicisti ospiti, l’impressione è che dal vivo sia perfettamente in grado di presentare il programma di questo lavoro, dedicato alla madre, nella maniera più efficace possibile.

Mi piace definire “Elizabeth Nee Ellis” una sorta di compendio della musica irlandese dei nostri giorni per la varietà delle tipologie musicali che Fitzgerald ha con grande sensibilità messo assieme: il canto narrativo, la ballata autobiografica di “Down on my street” e di “My suitcase and me”, c’è l’ispirazione della tradizione in “Tribute to Liam O’Flynn” e di “Stariling Murmurations” c’è il brano in due parti, il più significativo del disco che a mio modesto avviso riflette perfettamente il lavoro di Gabriel Fitzgerald, un tributo alla madre Elizaberth Née Ellis: la prima parte è una evocativa slow air magistralmente eseguita alle pipes, la seconda con le ulleann accompagnate dal bozouky in una suite di una Marcia e della Jig “Flight to Eternity” che racconta il “passaggio” della madre.

E’ vero, Gabby Fizgerald non è ancora conosciuto in Italia, ma può essere preso come esempio del folto numero di musicisti irlandesi che svolgono un lavoro egregio di nuova composizione e tradizione al momento lontani dallo sfolgorante music-business: clubs, piccoli festivals, uso intelligente dei social: scoprirlo per me è stato un grande piacere e se anche voi avrete un po’ di curiosità sarete d’accordo con me.

https://www.facebook.com/gabby.fitz1?fref=search&__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARAaZnmGqfM8jE8iMYKnp9enCbzy7jAP_iL-2DG03PUch8g11cLyJt3rOQahfDD2J-Kg3D745fTD3Tqi

 

www.gabbyfitzgeraldmusic.com