SUONI RIEMERSI: LIAM ÓG Ó FLOINN “Out To An Other Side”

SUONI RIEMERSI: LIAM ÓG Ó FLOINN “Out To An Other Side”

SUONI RIEMERSI: LIAM ÓG Ó FLOINN “Out To An Other Side”

TARA Records. CD, 1993

di alessandro nobis

L’influenza di Seoda an Ríadaígh (Sean O’Riada 1931 – 1971)sia sulla riscoperta e lo studio della musica popolare irlandese che sulla possibilità di scrivere nuova musica che rimandi alla tradizione è stato davvero enorme, soprattutto se guardiamo la scrittura di lavori orchestrali, ben documentati ad esempio nel cofanetto “The Essential Collection”. Ecco, ascoltare questo bellissimo lavoro di O’Flynn mi riporta a tratti al lavoro di O’Riada per il grande gusto negli arrangiamenti di Shaun Davey e dello stesso piper, e per l’ariosità e l’importanza del materiale tradizionale scelto. O’Flynn ha radunato una vera e propria orchestra della quale fanno parti molti nomi eccellenti del folk, ma non solo del folk, irlandese come Noel Eccles (batterista dei Moving Hearts), Arty McGlynn, Steve Cooney, Nollaig Casey, The Voice Squad e Sean Keane con naturalmente sempre in evidenza le sontuose e cristalline uilleann pipes di Liam O’Flynn. Dico che la lunga versione di “The Fox Chase”, della quale esistono registrazioni di Seamus Ennis e di Leo Rowsome, è davvero emblematica e descrive alla perfezione lo spirito di “Out to an Other Side”, che sviluppa il tema con una magnifica ed ariosa orchestrazione di Shaun Davey che descrive l’inseguimento ad una volpe e la voce solista, le uilleann pipes, che conducono l’ascoltatore ad immaginare l’inseguimento “condotto” dal corno francese di Fergus O’Carroll. E come spesso accade ci sono riferimenti alla storia, come nella magnifica versione a cappella curata da “The Voice Squad” della folk ballad “After Aughrim’s Great Disaster” che narra la sconfitta irlandese ad Aughrim (1691) ad opera degli orangisti condotti da Re William. Qui O’Flynn ha operato una scelta a mio avviso molto intelligente, lasciando campo libero a The Voice Squad e proponendo la struggente melodia a chiusura del disco, (“John O’Dwyer of the Glen”) eseguita dalla cornamusa accompagnata in modo “discreto” dalle tastiere di Rod McVey. Ultima citazione per la slow air “The Winter’s End” composta da Shaun Davey nel ’92 per una rappresentazione teatrale shakesperiana (“A Winter’s tale”) con la brillante parte di chitarra di Arty McGlynn, l’oboe di Matthew Manning e gli archi in puro stile O’Riada.

Qui una biografia di O’Flynn scritta in occasione della sua prematura scomparsa.

English: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/03/21/looking-down-from-the-gods-liam-og-o-floinn-14-april-1945-14-march-2018/)

Italiano: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/03/21/dalla-piccionaia-liam-og-o-floinn-1945-14-marzo-2018/)

SUONI RIEMERSI: SEAN NUA “The Open Door”

SUONI RIEMERSI: SEAN NUA “The Open Door”

SUONI RIEMERSI: SEAN NUA “The Open Door”

Shanachie Records. CD, 1993

di alessandro nobis

Mi risulta che questo “The Open Door” sia l’unica incisione di questo quartetto irlandese dalla formazione piuttosto atipica visto che comprende due pipers (Joe McHugh e Joe McKenna) accanto all’arpista e vocalist Antoinette McKenna ed al flautista e clarinettista Gerry O’Donnell. Non pensate che la varietà timbrica sia limitata perché i due pipers sono ottimi polistrumentisti ed un notevole contributo lo danno anche il percussionista Mario N’Goma ed il chitarrista Jo Partridge; la musica ha arrangiamenti interessanti ricchi di sfumature sonore, i brani sono tradizionali come si conviene a parte quattro titoli composti dall’arpista e da Joe McKenna come il set “Rapids / Jig of Stops” introdotto dall’arpa e dall’arpeggio di chitarra ai quali per la seconda parte del set si aggrega la brillante cornamusa di McKenna.

Le due uilleann pipes duettano meravigliosamente nel set “Innisheer / The Foggy Dew / Drops of Brandy / The Blasksmith Reel” e nella suite iniziale (“Happy To Meet, Sorry To Part / Cliffs Of Moher / Eaves Dropper”), “Tá Mé ‘Mo Shui” è una ballata tradizionale sull’amore e sul tradimento con la evocativa voce di Antoinette McKenna su di un leggero tappeto elettronico e con un importante ruolo del clarinetto e dell’accordeon, “Clara’s Vale” (un villaggio nella Contea di Wicklow) è una slow air suonata dall’arpa e dal preciso flauto di McKenna con le pipes di McHugh che accompagnano la melodia.

Un progetto, questo dell’ensemble Sean Nua, tra i più interessanti emersi dal panorama irlandese negli anni Novanta ma che ha purtroppo avuto una breve vita; un vero peccato perché i presupposti messi in evidenzia in questo loro unico disco c’erano tutti per imporsi nel frammentato e ricco scrigno della musica tradizionale. E, forse, l’aver pubblicato il disco oltreoceano per la seppur prestigiosa Shanachie  Records ha limitato la sua diffusione in Europa. Ma questa, ripeto, è solo una mia ipotesi.

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN “Doublin’”

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN “Doublin’”

PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN  “Doublin’”

Tara Records. LP, 1979

di alessandro nobis

Uilleann pipes e violino sono una delle accoppiate più interessanti della musica tradizionale irlandese e questo “Doublin’” registrato nel ’78 e pubblicato l’anno seguente dalla Tara Records è una delle pietre miliari per quanto riguarda i due strumenti: se poi a suonare le Uilleann pipes è Paddy Keenan ed il violino è Paddy Glackin accompagnati qua e là da Donal Lunny al bozouky e Noel Kenny alla concertina capite subito il livello della proposta contenuta in questo ellepì. Entrambi dublinesi, figlio del traveller piper John Keenan il primo e del violinista Tom Glackin il secondo, pubblicano questo ellepì che sancisce la loro amicizia e l’enorme intesa ed il grande gusto nel suonare assieme se è vero, come è vero, che capita loro ancora di salire sul palco come nell’edizione del 2018 del William Kennedy Piping Festival di Armagh dove infiammarono il pubblico a quarant’anni dalla pubblicazione di “Doublin’” al quale ebbi la fortuna di assistere.

Il jig dedicato a Garrett Barry, la slow air “Roisin Dubh”eseguita in solo da Keenan, il reel in omaggio a Johnny Doran (anche lui un travelling piper) “The Bunch of Keys” e “Castlekelly Reel” eseguito dal violino, concertina e bozouky sono quattro delle preziose gemme contenute in questo straordinario ellepì.

Scrivono sul retro della copertina i due musicisti: “In questo disco eseguiamo brani che abbiamo suonato assieme per anni nelle sessions; alcuni vengono dal repertorio delle nostre famiglie, altri li abbiamo imparati da altri musicisti nel nostro girovagare per l’Irlanda. Quello che abbiamo cercato di fare è di rappresentare la spontaneità e la forza della musica così come viene creata, imperfezioni comprese”.

E’ il profondo fascino della musica popolare, semplicemente. Più chiaro di così ……

JASON ROUSE “Fieldish Recordings”

JASON ROUSE “Fieldish Recordings”

JASON ROUSE “Fieldish Recordings”

Autoproduzione. CD, 2021

di alessandro nobis

Gallese d’adozione ma originario dell’Irlanda Settentrionale, Jason Rouse è uno dei più promettenti piper, uilleann piper, ed è già internazionalmente conosciuto per il suo stile così legato alla sua terra di origine. Il titolo di questo suo “Fieldish Recordings”, la sua opera prima, spiega benissimo lo spirito di queste registrazioni monoaurali effettuate in quel di Cardiff pochi mesi or sono con un registratore a cassette portatile AIWA, ovvero quello di riportare in auge il suono piuttosto distorto e disturbato delle registrazioni sul campo che qualche decennio fa si effettuavano negli angoli più e meno nascosti d’Irlanda, e non solo d’Irlanda; era un modo economico di fare della ricerca etnomusicologica sul campo visto che pochi si potevano permettere i costosissimi registratori a nastri svizzeri Nagra, ma questa scelta davvero inusuale di Rouse può a mio avviso prestarsi ad un’altra lettura, ovvero di attirare l’attenzione dei musicisti più giovani a non badare tanto alla qualità del suono ma piuttosto a quella esecutiva ed a riscoprire le preziose audiocassette di pipers conosciuti o meno prodotte negli anni sessanta e settanta. Detto questo, il repertorio rispecchia lo sterminato patrimonio della musica tradizionale irlandese dalla coppia di Jigs “The Lark in the Morning/The Atholl Highlanders” all’omaggio del grande Johnny Doran del set “The Job of Journeywork”, dai brani “raccolti” al Willie Clancy Summer School a Miltown Malbay come il jig “Wallop the spot” al reel “Miss McLeod” di un altro grande piper del passato, Patsy Touhey solo per citare quattro dei tredici brani presenti in questo brillante lavoro di Jason Rouse; immancabile, come si conviene, l’interpretazione di due brani associati alla maggior fonte di ispirazione di Rouse, ovvero Willie Clancy, “The Rocks of Bawn/Kitty Got a Clinking Coming”. Naturalmente Rouse è anche un ottimo tin whistler – come da copione – ed il set di polkas “Tarmo” abbinata a “Sweeney” lo evidenzia molto bene.

Lavoro interessante, un musicista di cui sentiremo parlare nei prossimi anni per il suo stile “perfettamente imperfetto”; mi chiedo se a questo punto Rouse pubblicherà questo suo “Fieldish Recordings” anche su audiocassetta e se proseguirà nel suo percorso ad utilizzare l”Aiwa” anziché più moderni mezzi di registrazione. Per me è indifferente, quel che conta è la bontà della musica e la sua interpretazione sincera e queste due caratteristiche qui abbondano.

AA. VV.: COMPÁNACH  “Music from all the Counties of Ireland”

AA. VV.: COMPÁNACH  “Music from all the Counties of Ireland”

AA. VV.: COMPÁNACH  “Music from all the Counties of Ireland”

Imusic. 2CD, 2018

di alessandro nobis

Il titolo la dice lunga sul contenuto di questo brillante doppio CD pubblicato tre anni or sono: un viaggio attraverso le contee irlandesi, senza “immagini” sonore da cartolina, luoghi comuni come spesso capita di ascoltare nelle compilations che si trovano sui banconi di località turistiche ed aeroporti. E’ invece quello che può essere considerato un indispensabile compendio al preziosissimo volume di Fintan Vallely pubblicato nel 2016, ovvero “Companion to Irish Traditional Music” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/01/15/fintan-vallely-companion-to-irish-traditional-music/) alla cui registrazione hanno partecipato alcuni tra i migliori studiosi e musicisti tradizionali di diverse generazioni che vale davvero la pena citare: Tiarnán O’Duinchinn, Gerry O’Connor, Fintan Vallely, Sibéal Davitt, Karan Casey, Máire NíChoilm, Róisin Chambers, Maurice Leyden, Stephanie Makem e Roisín White.

Doppio CD, trenta i brani che concretizzano i vari stilemi esecutivi della musica popolare intendendo l’Irlanda come un tutt’uno; la suite strumentale “The Castle/The Boys Of Lough Gowna/Old Tipperary(Double Jigs, 6/8)” aperta dal flauto di Vallely e proseguita dal violino è solo una delle meraviglie di questo lavoro, come il canto “a cappella” cristallino di Ciaran Casey in “The Shamrock Shore” che tratta il tema dell’emigrazione ed il set proveniente dalle Contee di Carlow e Cavan composto dall’aria “FollowMe to Carlow” (nel repertorio anche dei Planxty” ed eseguito dalle pipes di O’Duinchinn, da “Come Back Paddy Reilly”, un solo di Gerry O’Connor e da due reels eseguiti dalle pipes, dal violino e dal ritmo della step dance. Certo sarebbe doveroso segnalare ogni singolo brano di questo importante lavoro non solo per il suo aspetto didattico ma anche per il livello delle esecuzioni ma di questo secondo aspetto agli appassionati di musica irlandese basta leggere i nomi dei musicisti coinvolti per capire il valore di questo straordinario “Compánach”; non è di facilissimo reperimento e non è stato distribuito in modo adeguato, ma con i mezzi attuali tutto si può fare …….. o quasi.

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 2 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 2 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 2 (1958 – 1973)”

CLADDAGH RECORDS. LP, CD, 1980

di alessandro nobis

Questo è il secondo volume edito dalla Claddagh Records nel 1980 dedicato al piper della Contea di Clare Willie Clancy, attivo dal punto di vista discografico dal ’58 al ’73 anno della sua prematura scomparsa. Anche qui naturalmente troviamo un repertorio di arie tradizionali irlandesi, dai jigs ai reel, dalle hornpipes alle slow air fino agli slip jigs, inoltre la voce di Clancy che prima di eseguire “The Gold Ring” parla di Garret Barry. Clancy interpreta a suo modo tra gli altri “The Steampacket” di Johnny Doran, “The Milliner’s Daughter” dalla raccolta di O’Neill, “Bannish Misfortune” ascoltata dal violinista Patrick Kelly fino alla celeberrima aria tradizionale della zona appalachiana forse imparata nel suo soggiorno americano “Dark is the Colour of My True Love’s Hair” eseguita al tin whistle e dedica “Garret’s Barry” al piper di Inagh, importantissimo “influencer” nel mondo delle uilleann pipes irlandesi. Una preziosa raccolta che in coppia con il primo volume (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/13/suoni-riemersi-willie-clancy-the-pipering-of-willie-clancy-volume-1-1958-1973/)offre uno squarcio esaustivo sulla musica e la grandezza di Clancy: peccato davvero non siano indicate date e location delle registrazioni.

Scrive di lui Seamus Ennis nelle note di copertina: ”Nato a Miltown Malbay nel Clare Occidentale, Willie era quasi un predestinato visto che anche il leggendario piper Garret Barry era nato lì. Willie viaggiò in Europa suonando ai festival, visse alcuni anni a Londra dove lavorò come falegname e più tardi si trasferì a New York. Alla fine Willie si ristabilì di nuovo a Miltown Malbay e lì prese moglie. Si costruì un laboratorio ed un tornio con quale sperimentò con qualche successo la costruzione di uilleann pipes per i suoi amici. Io amavo stare con lui e con Doreen ed in particolare ricordo l’atmosfera familiare di una mattina a colazione, attorno alla tavola, prima che lui andasse lavorare come falegname: stavo mescolando il mio tè con un cucchiaino in senso anti-orario quando Willie disse: ma così stai sciupando tutta la dolcezza del tè, Seamus!

Amato dai giovani e dagli anziani per il suo carattere gentile, le sue fini arguzia ed ironia, la sua abilità nello step-dancing, naturalmente la sua classe come musicista e la sua amicizia per me, Willie morì nel 1973 a 53 anni. Troppo giovane davvero.

BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Bagpipes in Europe. Ireland, Scotland, Brittany & Galicia

BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Bagpipes in Europe. Ireland, Scotland, Brittany & Galicia

SUONI RIEMERSI: BRUNO PIANTA & ROBERTO LEYDI (a cura di):  Strumenti popolari europei. LA ZAMPOGNA 

“Volume 1: Irlanda – Scozia – Bretagna – Galizia”

ALBATROS DISCHI. LP, 1972

di alessandro nobis

Tra il 1969 e il 1971 Roberto Leydi (1928 – 2003) e Bruno Pianta (1943 – 2016), due autorevolissimi etnomusicologi italiani compiono un viaggio nelle terre celtiche dell’Europa Occidentale alla scoperta delle varianti della cornamusa per un progetto che si chiamava “Strumenti Popolari in Europa” di cui questo disco rappresenta il primo volume raccogliendo preziose testimonianze sonore.

La ricerca inizia prima dell’esplosione del fenomeno del folk revival anglo-scoto-irlandese (e questo è un valore aggiunto dell’opera), nella primavera del ’69 in Galizia con una registrazione effettuata nell’isola di Arosa dove Os Arinos das rias Baixas esegue una melodia tradizionale, una “Muineira” (che significa “macina da mulino” o “moglie del mugnaio”) proseguendo nella primavera – estate del ‘71 in Bretagna dove i protagonisti delle registrazioni sono il suonatore di bombarda bretone Daniel Philippe in duo con Yann Le Bars al binjou con un repertorio formato da una “Wedding March”, due melodie “a ballo” ed una legata alle feste natalizie, il tutto catturato dal registratore a nastri nelle località di Bourbriac nel Cote du Nord e Scrignac nel Finisterre dove registrano un duo vocale misto che presenta canto un “Tamm Diweza”. Nel giuno del 1971 visitano la Scozia e di quel viaggio sono qui presenti quattro brani: un bellissimo frammento “pitbroch” vocale di Mary Morrison (“Canntaireachd”) e la cornamusa di Calum Johnston (un altro brano dal repertorio pitbroch, “Makintosh Lament”) entrambi residenti nell’isola di Barra nelle Outer Hebrides mentre sulla mainland, precisamente a Blairgowrie nel Pertshire catturano la voce della cornamusa di Alex Stewart, forse il Pipe Major Alex Stewart del Reggimento Argyll & Sutherland Highlanders che suona un set formato da una marcia e da un reel.

Le tre tracce registrate in Irlanda, purtroppo, non riportano in modo completo né il nome degli esecutori né i titoli dei brani con una eccezione; sono state registrate in un pub dublinese il 3 aprile del ’71 e le parche note di copertina ci dicono che gli esecutori sono un uilleann piper, un banjoista ed un chitarrista che eseguino un jig,  una composizione probabilmente scritta da Turlogh O’ Carolan e “The lark’s Song”.

Il libretto inserito nella copertina dell’ellepì racconta la storia della uilleann pipes, delle highland bagpipes e della gaita con grande dovizia di particolari e ovviamente competenza visti gli autori sia in lingua inglese che italiana con esempi musicali e qualche incisione.

Disco importante – come del resto tutti quelli che raccolgono registrazioni dei due etnomusicologi – che fa parte delle opere originali dell’Albatros Records al tempo anche coraggiosamente impegnata nelle versioni italiane dell’importantissima etichetta americana Folkways Records e che meriterebbe una ristampa in compact-disc.

Mi piacerebbe sapere in quale archivio sono conservate le registrazioni di questi viaggi “celtici” di Leydi e Pianta, magari c’è dell’altro materiale proveniente da questi loro viaggi. Qualcuno ne sa qualcosa?

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 1 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 1 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 1 (1958 – 1973)”

CLADDAGH RECORDS. LP, CD, 1980

di alessandro nobis

Chissà come ci sono arrivate le uilleann pipes a Eidhneach, piccolissimo villaggio al centro della Contea di Clare: forse su qualche caravan di una famiglia di Irish Travellers, forse nella custodia di qualche suonatore ambulante. E soprattutto chissà chi le mise nelle mani di un ragazzo non vedente, e soprattutto ancora chissà chi insegnò i primi rudimenti dello strumento a Gearóid de Barra (27 March 1847 – 6 April 1899 ) che seppe fare della sua condizione ciò che molti altri fecero in quei terribili anni della carestia irlandese a metà del diciannovesimo secolo, imparare a suonare uno strumento e suonare ovunque potesse capitare. Qualcosa di simile capitò sul nel nord a William Kennedy: stesse condizioni, quasi uguali soluzioni di sopravvivenza.

Qualche volta di sicuro capitò a Gearóiddi suonare a qualche festa aSráid na Cathrach, piccolissimo centro rurale ai bordi della Contea di Clare dove ad ascoltarlo c’era un cantante e suonatore di flauto concertina, tale Gilbert Clancy che nel 1918 divenne padre di Willie, Willie Clancy; da bambino, come si conviene nella comunità di pipers, Willie imparò a suonare la musica irlandese al tin whistle e diciotto anni vide le prime pipes nelle mani nientemeno che di Johnny Doran, altro travelling piper. L’anno seguente entrò in possesso di un set di uileeann pipes, ma fu costretto a emigrare in quel di Londra per lavorare come falegname e una volta ritornato in Irlanda a Sráid na Cathrachnel ’58 iniziò a registrare 78 giri per la Gael-linn molti dei quali sono contenuti in questo primo – e nel secondo – CD a lui dedicati dalla Claddagh Records, registrazioni che arrivano fino a ’73, anno della sua scomparsa. Cantante dal forte senso ironico, Clancy è uno dei grandi strumentisti ed interpreti delle uilleann pipes ed in questo CD si possono ascoltare alcune delle sue registrazioni straordinarie, ancora oggi, “libro di testo” per le nuove generazioni di pipers: “Garret Barry’s mazurka” è una dedica a Gearóid de Barra (al secolo “Garret Barry”), “The Bunny Bunch of Roses” è la melodia di una canzone d’amore rintracciabile anche in Scozia, Galles ed Inghilterra (un disco dei Fairport Convention ha lo stesso titolo), “Clancy’s Jig”è dedicato al padre e a suo figlio. Un musicista straordinario dalla grande tecnica e dall’ancor più grande senso interpretativo, a lui è dedicato il Festival della cultura irlandese Willie Clancy Summer School che si tiene annualmente nel paese nativo, Milton Malbey, nella cui piazza centrale è stata posta una statua in suo onore.

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY “I live not where i love”

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY  “I live not where i love”

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY  “I live not where i love”

INTERCORD Records. lp, 1975

di alessandro nobis

Registrato nel ’75 in Germania, ad Neunkirken, questo “I live not where i love” è un altro viaggio nella tradizione musicale irlandese e nelle nuove composizioni dei fratelli Furey e precede l’album di addio registrato l’anno successivo e pubblicato dalla stessa etichetta tedesca Intercord (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/11/02/suoni-riemersi-eddie-finbar-furey-the-farewell-album/). Questi tour in Europa continentale furono molto utili per i Fureys tanto che Finbar diceva che “mentre frequentavamo il circuito folk continentale negli anni ’60 e ’70 capimmo che quello che custodivamo – la tradizione irlandese – era una cosa importante, lo capimmo grazie all’accoglienza, all’interesse ed al calore che ricevevamo dai pubblico francese e tedesco”.

La famiglia Furey appartiene al gruppo degli Irish Travellers, custodi di una buona parte della tradizione delle uilleann pipes e Finbar, che in questo lavoro dedica un brano all’indimenticato Leo Rowsome, come molti altri traveller pipers fu enormemente influenzato dallo stile del leggendario Johnny Doran (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/26/dalla-piccionaia-johnny-doran-traveller-piper-1908-1950/): “mio padre quando avevo sei anni mi disse di ascoltare il modo di suonare di Johnny Doran, io lo feci osservando bene anche come muoveva le sue dita mentre suonava, trovavo bellissimo ascoltarlo e da lui ho imparato molto e quando Doran e la sua famiglia passava nella contea di Clare ci organizzavamo per incontrarlo e scambiare con lui i brani che conoscevamo. Johnny Doran è probabilmente il più grande suonatore di uilleann pipes che io abbia mai incontrato.”

Detto delle sue radici “musicali”, “I live not where i love” è un gran bel disco, convincente, con riuscite scritture orginali come “Wounded Knee”, ballata scritta dopo la lettura di “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” e l’omaggio a Rowsome, interpretazione di brani altrui come “Lord Lovell” il cui testo è un antico canto narrativo (la Child Ballads 75 la cui versione originale risale al medioevo) musicato da di Dave Burland e “Miss MacDonald / Tarbolton” da repertorio del violinista Brian Patton del Donegal.

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN “Poirt an Phíobaire”

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN  “Poirt an Phíobaire”

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN  “Poirt an Phíobaire”

GAEL- LINN RECORDS. LP, 1983

di alessandro nobis

Paddy Keenan è un “Irish Traveller”, comunità importante parte della società irlandese da secoli, come confermano gli storici: una comunità che ha saputo sviluppare nei secoli una propria identità culturale, una propria lingua, abitudini e tradizioni che ne hanno determinata l’unicità rispetto agli irlandesi “stanziali” e questa identità è dovuta ad una forte coesione sociale e ad uno stile di vita (nomade) che li distingue. Per ciò che riguarda la tradizione musicale gli Irish Travellers hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo ed alla conservazione delle uilleann pipes, come si sa strumento fortemente identificativo della musica irlandese in tutto il mondo. I Cash (Samuel Rowsome fu molto influenzato dallo stile di James “The Young Cash”), i Keenan, i Doran (Johnny Doran è stato il piper che più di ogni altro ha influenzato lo stile di Paddy Keenan, a suo dire), i Furey appartengono a famiglie Traveller e tra quelli che ho citato i più conosciuti al di fuori dell’Irlanda sono senz’altro Finbar Furey e Paddy Keenan, quest’ultimo se non altro per avere fatto parte della Bothy Band e per aver registrato straordinari lavori come quello con il violinista Paddy Glackin.

Nel 1983 entra nei Windmill Studios di Dublino con lo straordinario chitarrista Arty McGlynn di Omagh nella Contea di Tyrone (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/19/suoni-rimersi-arty-mcglynn-mcglynns-fancy/) per registrare questo eccellente album che ancora oggi resta una delle miglior incisioni di sempre in relazione alle uilleann pipes: la precisione e la brillantezza della chitarra acustica si abbina alla perfezione con il flauto e le pipes di Keenan (l’accoppiata ideale della musica irlandese è in verità quella con pipes e violino, n.d.r.) esprimono tutta la classe e lo stile dei “Travelling Pipers” a proposito del quale lui stesso dice: “La musica evidenzia le differenze perché mette in risalito l’umore, il sentimento, il dolore, la tristezza, il senso di rifiuto, è il veicolo per esternare queste emozioni. Nessuno potrà suonare come suono io per il semplice fatto che nessuno ha avuto le esperienze che io ho avuto* (ma questo riguarda un po’ tutti i musicisti tradizionali, n.d.r.)”.

Un disco importante questo quindi, nel quale Keenan propone sia brani della tradizione irlandese che brani alloctoni: tra i primi segnalo il reel “Man of the House” eseguito al flauto e la “O’Neill’s Calvary March” composta dal generale Owen Roe O’Neill (1585 – 1649) originario dell’Ulster che combattè la battaglia di Benburb dalla parte delle truppe della Confederazione di Kilkenny, una altro esempio di come spesso la musica popolare nasconde pagine di storia irlandese, e tra i secondi “Jazaique” una slow air bretone composta da Gillet Le Bigot che la registrò nel lontanissimo 1981 per l’album di esordio dei Galorn (il titolo del brano era “Jezaïg”). Perfetti come si conviene ad un chitarrista della sua fama l’accompagnamento e gli abbellimenti di Arty McGlynn che rendono ancor più interessante questo splendido “Poirt an Phíobaire”.

Attenzione, la copertina del CD è diversa rispetto a quella originale.

*Le parole di Paddy Keenan sono tratte dal volume “Free Spirits. Irish Travellers and Irish Traditional Music” di Tommy Fegan e Oliver O’Connell, MPO 2011