500 – DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe-maker & piper (1768 – 1834)

500 – DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe-maker & piper (1768 – 1834)

Desidero dedicare questo articolo, il 500°, agli amici dell’Armagh Pipers Club che da 25 anni organizzano un bellissimo festival dedicato a William Kennedy, il “W.Kennedy Piping Festival” che si tiene annualmente attorno alla metà del mese di novembre (quest’anno sarà la 26esima edizione) ad Armagh, nell’Ulster.

Voglio anche ringraziare naturalmente tutti coloro che con grande pazienza dedicano qualche minuto alla lettura di ciò che modestamente scrivo.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY, pipe maker & piper (1768 – 1834)

di Alessandro Nobis

Oggi per recarsi da Armagh a Banbridge basta percorrere una nastro d’asfalto stretto e sinuoso come lo sono tutte le strade di campagna irlandesi che seguono il paesaggio ondulato di questa parte dell’isola; ci si arriva in una mezzoretta attraversando Hamiltonsbawn e poi Tandragee. Case quasi tutte uguali nella miglior tradizione anglosassone, villette più moderne, qualche capannone nei dintorni e qualche bandiera inglese che sventola dalle cime dei pali dell’illuminazione stradale e nei giardini di qualche casa.

Alla fine del diciottesimo secolo il paesaggio non doveva essere molto diverso: una strada carreggiabile e spesso fangosa, qualche viandante, qualche calesse che lascia la strada alla diligenza settimanale del British Post Office, un pastore con i suoi armenti, i rari caravan dei tinkers. E Droichead na Banna (“il ponte sul fiume Bann”), Banbridge, il villaggio, raccolto lungo poche e diritte strade polverose e diviso dal fiume, le grandi ruote dei mulini, le case con il tetto di paglia tradizionale, il profumo della torba che fuoriesce dai comignoli, i bambini più piccoli che giocano per le strade e le donne che aspettano gli uomini al ritorno dalle campagne.

A cavallo dell’anno 1800 Banbridge ed più minuscoli villaggi lungo la parte Nord del fiume Bann godevano di un certo benessere economico, anche se i benefici di questa ricchezza era nelle mani di pochi, i proprietari dei diciotto mulini sistemati lungo il corso d’acqua e che facevano parte della linea produttiva dei filati di lino. Molta parte della popolazione era impegnata nella tessitura e nella confezione di abiti, e nel 1837 il numero di confezioni prodotte si aggirava attorno al quarto di milione di pezzi, anche se va detto che nei decenni successivi questa produzione calò fortemente.

La carrabile correva allora da Árd Macha passando da Bábhún Hamaltún eTóin re Gaoithlo stesso itinerario che di sicuro William, un ragazzino di Banbridge, avrà percorso chissà quante volte in buona compagnia per ritornare nel piccolo cottage dove era nato nel 1768.

La sua forzata disabilità – era cieco dall’età di quattro anni pare a causa di un virus che mieteva spesso vittime nei bambini giovanissimi, forse lo stesso vaiolo che un secolo prima aveva colpito l’arpista di Nobber Toirdhealbhach Ó Cearbhalláin, a.k.a. Turlogh O’Carolan  – segnerà profondamente non solo la sua vita ma anche quella di molti musicisti che nei secoli successivi si sarebbero avvicinati a quello straordinario strumento che sono le uilleann pipes, il più autentico simbolo della tradizione musicale irlandese.

Inevitabile per la famiglia escogitare per il figlio un “modus vivendi” che gli potesse garantire una vita la più normale possibile, tranquilla ed autonoma anche economicamente; c’era nella vicina Armagh un violinista, un insegnante al quale venne affidato per un certo periodo il giovane Kennedy, il Signor Moorehead – che era anche un piper – e qui William scoprì la sua passione per la musica diventando uno dei migliori allievi del maestro di Armagh. Aveva trovato una stanza in affitto  presso la casa di un ebanista, non era molto lontana da dove frequentava le lezioni di violino, e qui ebbe l’opportunità – grazie anche alla sensibilità del padrone di casa – di familiarizzare con gli strumenti di lavoro della falegnameria, cosa che fece in poco tempo tanto erano forti la sua curiosità e la sua abilità manuale.

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Il logo dell’Armagh Pipers Club

 

Qualcosa finalmente cominciava a girare per il verso giusto nella vita di questo ragazzo tanto che quando ritornò a Banbridge iniziò a costruire qualche piccolo mobile e soprattutto acquistò il suo primo set di cornamuse: forse era rimasto impressionato dal loro suono a casa di Mr. Moorehead oppure era rimasto colpito dal suono di quelle di un certo Downey, incontrato nella dimora di un cliente della falegnameria. William aveva subito realizzato che le complicate “manovre” per il montaggio dello strumento erano complesse e difficili per lui e quindi iniziò a pensare lungamente a come migliorare lo strumento in modo che fosse più agevole montarlo non solo per lui non vedente ma anche per tutti coloro che avessero voluto avvicinarsi alle uilleann pipes in modo più diretto: non solo, progettò e costruì nuovi utensili e ne adattò altri alle sue esigenze.

Il primo dei trenta set di cornamuse marchiate “William Kennedy” e realizzate nel giro di otto anni era pronto nel giro di nove mesi: non molte si direbbe, ma bisogna considerare che la sua principale attività dopo il matrimonio che contrasse a venticinque anni era quella di riparatore di strumenti musicali ed inoltre era diventato abilissimo e molto richiesto come costruttore e riparatore di orologi, un’abilità che aveva inizialmente conseguito grazie ad un orologiaio con il quale aveva in comune la passione per la musica irlandese e naturalmente per le pipes.

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Set di Uilleann Pipes firmato “Kennedy”

Kennedy, che venne a mancare il 29 luglio del 1834, non si fermò solamente a rendere più agevole il montaggio dello strumento che amava, ma apportò delle modifiche tecniche che aveva pensato e sviluppato mentre suonava il proprio set. Tra queste modifiche voglio citare l’estensione del “chanter” fino al Mi “alto”,  l’aggiunta di chiavi al “chanter” in modo che i Diesis ed i Bemolle potessero essere suonati e di altre due grosse chiavi che avrebbero consentito la loro apertura e chiusura con i movimenti del polso, in sostanza William Kennedy pose le basi della cornamusa irlandese come la conosciamo oggi e la cosa è del tutto straordinaria se consideriamo, lo ribadisco, che era un non vedente. Esistono testimonianze risalenti al 1815 che descrivono anche il suo talento ed abilità nel suonare lo strumento con le sue sottili dita ed il suo importante ruolo nello sviluppo della musica tradizionale irlandese come piper e come pipe-maker viene ogni anno a metà novembre – quest’anno sarà la ventiseiesima edizione e si terrà da giovedì 14 a domenica 17 – celebrato nella città di Armagh, nell’Ulster, con il Festival che porta il suo nome, il William Kennedy Piping Festival organizzato dall’attivissimo Armagh Pipers Club fondato nel 1966. Un appuntamento davvero imperdibile per gli appassionati della cornamusa e della musica tradizionale, solo irlandese o di matrice celtica; ogni anno musicisti di ogni angolo d’Europa (Bretagna, Francia, Italia, Grecia, Bulgaria, Svezia, Scozia, Northumberland, Ungheria) giungono nella capitale della Contea di Armagh per presentare strumenti e repertori delle loro culture popolari. Si possono ascoltare maestri delle uilleann pipes delle generazioni passate come Paddy Keenan, Brian Vallely o Liam O’Flynn (ahimè scomparso di recente) e delle nuove generazioni come Cillian Vallely e Tiarnan O’Duinnchinn e soprattutto è possibile avvicinarsi allo straordinario lavoro di formazione che il Pipers Club, durante tutto l’anno, svolge con giovani e giovanissimi per mantenere vivi l’interesse e la pratica della musica tradizionale.

http://www.armaghpipers.com

http://www.wkpf.org

https://www.facebook.com/wkpfarmagh/

FONTI:

AA.VV.: “Lettere di famiglia: giornale di educazione civile, morale e religiosa”. G. Pomba, Torino 1846

VALLELY, Eithne: “William Kennedy (1768 – 1834)”. Inedito, 2019

WILSON, James: “Biography of the Blind”. J.W. Showell, Birmingham 1838

 

 

 

 

 

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DALLA PICCIONAIA: Johnny Doran, Traveller Piper (1908 – 1950)

DALLA PICCIONAIA: Johnny Doran, Traveller Piper (1908 – 1950)

DALLA PICCIONAIA: Johnny Doran, Traveller Piper (1908 – 1950)

di Alessandro Nobis

Johnny Doran è da sempre accreditato come uno dei più grandi suonatori di uilleann pipes; la sua influenza sulle generazioni successive fu davvero forte, incalcolabile soprattutto se consideriamo che di lui non esiste alcuna registrazione fatta per fini commerciali. Tuttavia la sua abilità ed il suo amore sviscerato per la tradizione irlandese divennero comunque leggendarie facendo di lui una sorta di icona della musica irlandese. Mi chiedo però assieme all’autorevole John McSherry(2)come mai, avendo frequentato colleghi che lo veneravano come Seamus Ennis o Willie Clancy più legati di alle istituzioni governative e probabilmente anche alle case discografiche, non gli siano state organizzate più sessions di registrazioni e non siano mai stati immessi sul mercato irlandese, britannico o americano 78giri contenenti la sua straordinaria musica. Ancora oggi è considerato il punto di passaggio tra le antiche tradizioni e le nuove generazioni di pipers, alcuni dei quali discendenti di “Irish Travellers”, come Paddy Keenan e Finbad Furey. Voglio raccontarvi la sua storia, cercando nel mio piccolo un contributo a ravvivare il fuoco della leggenda di Johnny Doran.

Aveva deciso di passare quel freddo inverno tra il ’47 ed il ‘48 con i suoi figli nel suo caravan parcheggiato in un terreno abbandonato dalle parti di Christchurch, a Dublino vicino alla casa dei genitori: quel 30 gennaio si trovava vicino al caravan, probabilmente era appena ritornato dalle vie più frequentate intorno a O’Connell Street dove solitamente suonava e si guadagnava da vivere; pare si stesse slacciando le scarpe fuori dal caravan quando a causa di fortissime folate di vento il muro di mattoni adiacente crollò colpendolo in pieno causandogli lesioni alla testa, allo stomaco ed alla colonna vertebrale, un giorno che segnò profondamente la sua vita. Una lesione malamente curata che lo portò alla morte nel giro di due anni ad Athy, nel Kildare. Così alla fine di tanto girovagare, alla nativa Newton tra le colline della Contea di Wicklow ci fece ritorno Johnny Doran, qualche giorno dopo la sua morte che lo colse davvero troppo presto il 19 gennaio del 1950, a soli quarantadue anni.

Aveva iniziato a suonare la cornamusa irlandese imparando i primi rudimenti dal padre John, nipote di John Cash della Contea di Wexford (1832 – 1906) considerato a ragione il patriarca delle famiglie Cash e Doran: passò la sua vita girovagando con la famiglia di contea in contea mantenendosi poi da adulto suonando alle fiere, alle corse di cavalli, partite di pallone ed altri eventi pubblici. Era un tipo tranquillo Mr. Doran: qualche sigaretta, qualche moderata bevuta, sempre gentile con chi lo incontrava e a parte la musica sembrava non avesse altri interesse se non accudire ai suoi due cavalli e cacciare qualche coniglio selvatico con il suo schioppo. Le figlie lo descrivono sempre sorridente, con dita lunghe e sottili ideali per suonare le pipes, quasi un’eredità genetica di famiglia e quando suonava in pubblico – cioè quasi sempre – era vestito in modo ben curato per rispetto di chi ascoltava e per riceverne altrettanto e come gran parte degli “Irish Travellers” aveva molta cura della sua famiglia ed era un fervente cattolico.

Ecco, le vicende degli Irish Travellers sono poco note soprattutto a noi appassionati di musica irlandese del “continente”, ma in realtà ebbero una notevole influenza sulla musica tradizionale, soprattutto per quello che concerne i repertori per uilleann pipes e violino; erano, e lo sono tuttora anche se in misura minore un gruppo socialmente coeso inserito da secoli nella società irlandese con una propria cultura, lingua, tradizione, stile di vita (nomade appunto) peculiari e differenti dalla cultura degli irlandesi, diciamo così “stanziali”. Molti conoscono la Bothy Band o i Fureys Brothers, pochi sanno che anche i piper Paddy Keenan (racconta Seamus Ennis che quando sentiva suonare Keenan gli ritornava in mente Doran(2)) e Finbar Furey appartengono a due famiglie di Irish Travellers come Johnny e Felix Doran, i “Dorans”, che ebbero una profonda influenza sui pipers delle generazioni successive come Davey Spillane che sempre ha fatto riferimento a Doran al quale nel suo “Atlantic Bridge” del 1987 dedica un brano (“Tribute to Johnny Doran” eseguito in “solo”.

La carriera di J.D. si svolse soprattutto tra gli anni Venti e gli anni Quaranta, anni di profonda trasformazione della società irlandese: la nascita della Repubblica d’Irlanda, la grande depressione, l’emigrazione, la crisi economica dovuta alla Guerra Mondiale, difficoltà che si ripercossero in modo pesante sulla comunità degli Irish Travellers. Chi ebbe la fortuna di ascoltarlo descrive la sua musica come la perfetta descrizione della sua vita, tra gioie tristezze e difficoltà, tra sfrenate jigs, reels, hornpipes e tristi slow-tunes; suonava stando in piedi secondo il vecchio stile, dicono che un irlandese potesse – e grazie alle registrazioni può ancora godere di questo privilegio –  distinguere chiudendo gli occhi i fiumi, i loughs, la dolcezza e la forza del mare, la brughiera, il dolce profumo ed il calore della torba, il calore umano dei pubs.

Tra quelli che ebbero la fortuna di conoscerlo ci fu anche un’altra leggenda dei pipers irlandesi, Willie Clancy. Durante un periodo di sosta in località non precisata della contea di Clare, uno dei primi a visitare l’accampamento dei Dorans ed il caravan di Johnny furono appunto Clancy con un suo amico, Martin Talty. Si erano già incontrati qualche anno prima a Miltodown Malbay, dove Johnny suonava all’interno di un negozio, visto il tempo dannatamente inclemente. Assieme decisero di andare a suonare alle corse di cavalli a Kilkee e Kilrush, e pare che mentre Doran suonava Clancy danzasse mentre Talty passava tra la gente a raccogliere monete. Forse è leggenda pura, forse no; molti dei ricordi della vita di Doran sono stati riportati dalle figlie Eileen e Nan, e sapete come vanno le cose ….. No, mi piace immaginare la scena di Doran e Clancy, è certamente vera.

Come in molti altri casi di musicisti di inizio Novecento che ci hanno lasciato sparute registrazioni (qualcuno addirittura nessuna) per i più svariati motivi (morte improvvisa, carcerazioni, distruzione dei 78 giri, incendi degli archivi), anche Johnny Doran ci ha lasciato come dicevo in apertura davvero poco. Fortunatamente John Kelly, violinista amico di famiglia ebbe la brillante idea di contattare Kevin Danaher dell’Irish Folklore Commitee che gli organizzò una seduta di registrazione su dischi di acetato nel novembre del ’47: così racconta Kevin Danaher a John McSherry(2): “era il tardo pomeriggio di un sabato, all’Earlsfort Terrace del’University College, a Dublino, avevamo a diposizione due o tre stanze per le registrazioni. Doran arrivò con una sacca sotto il braccio, dopo i convenevoli di rito si mise ad accordare lo strumento e iniziò a suonare.”Registrò in tutto 19 brani in 9 sets, tre dei quali ripetuti, quindi ne risultarono 9 dischi di acetato”, ricorda John Kelly che si unì a Doran per il set Tarbolton/The Fermoy Lasses. “Venne pagato con una sterlina che ai quei tempi era una discreta somma. Alla fine Johnny Doran promise di ritornare per un’altra session di registrazione”.

Questo preziosissimo materiale non venne mai pubblicato fino a quando il Comhairle Bhéaloideas Éireann immise sul mercato una audiocassetta(4), “The Bunch of Keys: the Complete Recordings of Johnny Doran”, successivamente pubblicata in CD come primo volume della serie “The Masters Piper”.

In una sola session Johnny Doran diede uno scossone, un forte segno di rinnovamento alla tradizione musicale irlandese mostrando tutta le potenzialità espressive e tecniche delle uilleann pipes.

Questi i 9 sets registrati:

  1. Coppers and Brass/The Rambling Pitchfork/The Steampacket (Jigs/Reel)
    2. The Bunch of Keys/Rakish Paddy/The Bunch of Keys (Reels)
    3. Tarbolton/The Fermoy Lasses (Reels) (With John Kelly)
    4. An Chúileann (Air)
    5. Sliabh na mBan (Air)
    6. Colonel Fraser/My Love Is In America/Rakish Paddy (Reels)
    7. The Sweep’s/The Harvest Home/The High Level/The Harvest Home (Hornpipes)
    8. The Job of Journeywork (Set Dance)
    9. The Blackbird (Set Dance)
    10.The Sweep’s/The Harvest Home/The High Level/The Harvest Home (Hornpipes)

Gli piacque molto registrare la sua musica e probabilmente anche riascoltarla per la prima volta, tant’è che venne programmata un’altra seduta, ma il destino lo colpì quel tragico 30 gennaio del 1948 rendendolo infermo per sempre.

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

(1)Fegan , Tommy & O’Connell, Oliver. Irish Traveller and Irish Traditional Music. MPO Productions, 2011,

(2)Harper, Colin. & McSherry, John. The Wheels of the World. 300 Years of Irish Uilleann Pipes. Jawbone Press, 2015.

(3)Vallely, Fintan. Companion to Irish Traditional Music. Seconda Edizione. Cork University Press, 2011.

FONTI AUDIO:

(4)Doran, Johnny. The Bunch of Keys: The Complete Recordings. Audiocassetta, Irish Folklore Commitee, 1988.

 

 

SUONI RIEMERSI: ANNA RYNEFORS & ERIK ASK-UPMARK

SUONI RIEMERSI: ANNA RYNEFORS & ERIK ASK-UPMARK

SUONI RIEMERSI: ANNA RYNEFORS & ERIK ASK-UPMARK

“Dråm”

NORDICTRADITION CD, 2005

di Alessandro Nobis

Lena Willemark (bellissimi alcuni suoi lavori per l’ECM), l’ensemble Plommon, il Trio Medieval (anche qui ottimi i lavori per l’etichetta di Manfred Eicher) e Josefina Paulson (del suo lavoro con Stefano del Vecchio ne avevo parlato tempo fa: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/05/01/ciumafina-pastrocchio/). La mia conoscenza della tradizione musicale svedese si fermava qui fino allo scorso novembre; poi al William Kennedy Piping Festival di Armagh, nell’Ulster, ecco salire sul palco questo straordinario duo formato da Anna Rynefors (Nyckelharpa, cornamusa svedese, ribeca e voce) e da Erik Ask Upmark (arpa, cornamuse svedese e medioevali) che in una mezzora hanno esplorato il repertorio di temi a danza della musica popolare della Svezia. dramNon c’era l’arpa naturalmente – il festival come forse oramai sapete è dedicato alle cornamuse – ma il set pur breve ha evidenziato tutta la preparazione e la coesione del duo tanto da invogliarmi all’acquisto di questo “Dråm” che pur essendo stato pubblicato nel 2005 era per me una novità assoluta. Musica dal grande fascino, delicata, soavissima che ci immerge nello scrigno della tradizione scandinava con un repertorio comune a tutte le musiche popolari quantomeno europeo; arie per danzare, melodie di canti popolari, antichità e contemporaneità in una tradizione che vivaddio grazie a musicisti come questi è giunta fino ai nostri giorni. Polche (l’iniziale “Kringellek” oppure “Sporren”), marce eseguite in occasione di matrimoni (”Brudmarsch”), melodie pastorali (“Valltrall”), arie per violino e Polonaise (“Fransosen”), improvvisazione per arpa presentati con arrangiamenti di grande gusto. Ascoltate questa musica perché vi si aprirà un mondo straordinariamente ricco e per molti – compreso chi scrive – sorprendentemente affascinante.

WWW.NORDICTRADITION.COM

 

 

COLTRI – MENDUTO – MORELLI “Per ogni dove”

COLTRI – MENDUTO – MORELLI “Per ogni dove”

COLTRI – MENDUTO – MORELLI “Per ogni dove”

ROX RECORDS, CD. 2018

di Alessandro Nobis

Ecco un lavoro che riconduce ai suoni antichi e moderni della tradizione popolare italiana, francese ed europea. Non ci sono qui balzi azzardati verso una tradizione futura, non ci sono qui scenari di musica popolare immaginari conditi da un’elettronica invasiva; ci sono tre bravissimi musicisti al servizio delle più profonde radici che nei secoli hanno dato origine a musiche contestualizzate al ballo che personalizzano un repertorio atavico grazie ad arrangiamenti oculati e ad idee e suoni di ospiti che con il loro apporto danno quel tocco in più a questo splendido lavoro. Il clarinetto basso di Simone Mauri, ad esempio, nella “Suite di Bourees” aperta dalla cornamusa di Coltri e nella seguente “Suite di Polke” o ancora nella rivisitazione della melodia greca “Thalassaki mou” e nel sorprendete arrangiamento con le voci di “Sparve Lille”, polka svedese, quel pizzico di tecnologia che rinnova la tradizione di “Branles d’Ossau” che ci combina inaspettatamente bene con il piffero e la cornamusa. Ancora voglio citare lo struggente canto urbano dei rifugiati di “Dans Les Abris de Paris” con la voce di Maria Antonazzo e le indovinate percussioni di Morelli che fa sua la protesta dei “San Papier” dedicando loro il brano omonimo e naturalmente le efficaci interpretazioni delle danze delle 4 Provincie come “Sestrina delle Ombre” che apre il disco o la suite di polke, danze sempre in bilico tra la cultura popolare italiana e francese, un territorio culturale che i musicisti del trio frequentano spesso.

Un disco “semplice” che ci riporta alla “normalità” della musica popolare alla quale ogni tanto fa bene – benissimo – ritornare. Plauso finale alla delicata e curatissima veste grafica.

infotrio@fastwebnet.it

www.roxrecords.it

 

 

 

 

AA.VV. “Live Recordings from the William Kennedy Piping Festival” Vol. 2

AA.VV. “Live Recordings from the William Kennedy Piping Festival” Vol. 2

AA.VV. “Live Recordings from the WKPF” Volume 2.

WKPF RECORDS, 2CD. 2018

di Alessandro Nobis

Per celebrare la 25^ Edizione del William Kennedy Piping Festival che si tiene ad Armagh, nell’Ulster, intorno alla metà del mese di novembre, viene pubblicata dagli organizzatori questa preziosa antologia – è il secondo volume di una serie che raccoglie registrazioni che coprono un lungo periodo, dal 2003 al 2017. Chi avrò l’opportunità di ascoltare questo doppio CD – e mi riferisco in particolare a coloro i quali sono mai stati tra il pubblico del Festival, scoprirà l’incredibile polimorfismo che la cornamusa ha sviluppato nel secoli praticamente ovunque in Europa.

Qui potrete assaporare – tra le altre – le launeddas di Luigi Lai accanto alle uillean pipes “di casa” di Paddy Keenan, ospite con Paddy Glackin anche nell’edizione 2018, di Cillian Vallely e di Robbie Hannan, la gaita galiziana di Anxo Lorenzo, la Gaida bulgara di Ivan Georgiev e la Sackpipa svedese di Olle Gallmo e la Duda magiara di Balasz Istvanfi, le Northumberland Smallpipes di Andy May accanto alla cornamusa scozzese delle Highlands di Finlay McDonald.

Un vero tripudio della tradizione musicale legata a questo ancestrale strumento legato indissolubilmente alla cultura pastorale che ha trovato il modo, come dicevo, di sviluppare forme e suoni come nessun altro nella cultura europea e mediorientale. Una proposta questa, come lo era il primo volume, che testimonia l’appassionato lavoro e le straordinarie competenza e cura – oltre ad una massiccia dose di curiosità – nella scelta degli interpreti che da un quarto di secolo l’Armagh Pipers Club ha fatto diventare il WKPF un punto di incontro degli appassionati della cultura popolare.

La pubblicazione è supportata dall?arts Council e dall’Irish Traditional Music Archive, ed è acquistabile contattando il Club sul sito www.armaghpipers.com

Per il report dell’edizione 2018 vedi: in Lingua inglese: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/15/william-kennedy-piping-festival-2018-nov-15th-18th-2018-armagh-co-armagh-ireland/ed in lingua italiana https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/11/dalla-piccionaia-william-kennedy-piping-festival-2018-15-18-novembre-armagh-co-armagh-irlanda-seconda-parte/e https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/04/dalla-piccionaia-william-kennedy-piping-festival-15-18-nov-2018-armagh-co-armagh-irlanda-prima-parte/

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018 Nov., 15th– 18th 2018. Armagh, Co. Armagh, Ireland.

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018 Nov., 15th– 18th 2018. Armagh, Co. Armagh, Ireland.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018

November, 15th– 18th 2018. Armagh, Co. Armagh, Irlanda.

by Alessandro Nobis. Translation by Ciarán Ó Maoláin

With the inspired decision to move the main location from the Hotel (excellent for sessions but cramped for evening concerts) to the Market Palace Theatre (able to offer, besides a beautiful and capacious main theatre, other corners for performances), Armagh Pipers Club achieved its goal of organising a wonderful 25th edition of the Festival in the best possible way, despite the loss of expected funding and some inconvenience due to delays in air flights that forced some variation in the program; an edition that will really remain in the memory of those present (very many, even coming from the continent); also because it was celebrated 250 years after the birth of the piper and pipe-maker William Kennedy, originally from Tandragee, a village not far from Armagh, to whom the festival is dedicated.

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IVAN GEORGIEV

Another interesting and admirable choice, this time artistic, was to devote the widest possible space to solo performances of bagpipe players through the organisation of four events entitled “A WORLD OF PIPING” which presented in four different historical places of Armagh the bagpipe in some of its variants, from launeddas to the Bulgarian gaida, from Highland pipes to border pipes, and of course to the “host” bagpipe, the uilleann pipes.
The festival is full of worthy and high-profile events, at different times and in different places and as you can easily imagine it becomes problematic if not impossible to follow them all, especially if you base yourself in Armagh and wish during the day to admire some of the numerous natural attractions that Ulster offers.
So you make choices; personally I participated in the first of the evenings of “A WORLD OF PIPING”, the two evenings at the Market Place Theatre and some sessions in front of “a few” pints in the lovely and historic pubs that animate the festival – and Armagh – in the evening especially at the weekend. The spacious headquarters of Armagh Pipers Club is steeped in all that is Irish tradition: the air you breathe in deeply, the posters on the walls, the photos, the coming and going of young musicians, those very young and those already established, tutors, amateur musicians – everything tells us that this place in Scotch Street is the cultural centre of reference of Armagh and among the most important in the whole of Ireland. The Vallely family, headed by John Brian and Eithne, designed and created [the Club] decades ago and cannot but be proud of its work and of the passion for tradition that they have so brilliantly passed on to their own children and to all those interested, starting from kids of school age.

Turning to the first [World of Piping] event, that of the Thursday evening, just after the launch ceremony at the Primate’s Palace: Tiarnán Ó Duinnchinn did the honours with his set of uilleann pipes followed by Ross Ainslie, from Scotland; Brighde Chaimbeul, of the Hebrides; the Bulgarian Ivan Georgiev and the Galician Anxo Lorenzo brought in dance and slow airs from their areas of origin. Difficult to choose, but the improvisation of Georgiev on his gaida, and Ó Duinnchinn’s intervention, left me breathless; overall two and a half hours of pure tradition, of great passion and virtuosity, which are essential to these solo performances whose purpose is precisely to show their skills without the constraint of supporting other musicians; though it has to be said that Anxo Lorenzo matched the speed and rhythm of Xosè Liz and his bouzouki. As for the other three events, at the Robinson Library, the [First] Presbyterian Church and Armagh County Museum, we must mention for the record the Sardinian Luigi Lai with his launeddas, the Asturian José Manuel Tejedor, Cillian Vallely of Lúnasa, the Scotsman Finlay McDonald and the Greek Georgi Makris (who had already made an appearance at the WKPF launch event alongside the Scottish group Dàimh). I would love to see this formula of solo performances used to let the heterogeneous audiences of the Armagh festival familiarise themselves with the sounds of the Italian pive, baghet and zampogna, and I say that from the heart. That’s all.

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PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN.

The two evenings at the Market Place Theatre were the highlight of this 25th edition of the Festival, beyond the profound cultural value of solo performances and the formal and informal sessions in the pubs of Armagh. And in this very rich menu, the icing on the cake was undoubtedly the highly anticipated duo of the piper Paddy Keenan and the fiddler Paddy Glackin, a duo that really represents a portion of the history of the rediscovery of Irish folk music. For this writer, who recalls placing on the turntable that “Paddy & Paddy” disc of 1979 from Tara Records, it was really moving to listen live to this pair of extraordinary researchers and musicians; they said that for several years they had not played together, but the magic was immediately triggered and the audience honoured them as it was bound to with great and long applause. What to say about the rest? That Lúnasa with the uilleann pipes of Cillian Vallely and the flute (and charm) of Kevin Crawford have confirmed their status as the most interesting Irish folk group in recent years? That the octogenarian Luigi Lai amazed those present with the sounds and rhythms of Sardinian music as well as with his circular breathing?

That Georgi Makris and Ivan Georgiev duet, improvising with an obvious pleasure and fun in playing together, which really is the essence of traditional music? Here we would have to write a long time to tell you the emotions of this extraordinary festival and then, without exaggerating, I would point out the beautiful Nordic tradition brought to Armagh by the Swedish duo Dråm (nickelharpa and bagpipes of Anna Rynefors and medieval bagpipes of Erik Ask-Upmark); the Scottish group (with seven CDs to date) Dàimh with the bagpipes of Angus MacKenzie and the voice of Ellen MacDonald; the “Ulaid” project of John McSherry with the fiddler Donal O’Connor and the guitarist Seán Óg Graham, with as a very welcome guest the extraordinary singer and flute player Ríoghnach Connolly; and we can’t overlook the female bagpipe quartet of Síle Freil, Sinéad Lennon, Louise Mulcahy and Mary Mitchell Ingoldsby, or the Gaelic song of the vocal quartet accompanying Ross Martin’s guitar (I think they were Maeve McKinnon, Joy Dunlop, Síle Denvir and Ellen MacDonald)? Certainly we cannot forget them, as we will not forget the opening and closing of the festival, the “seven samurai of pipes” that welcomed us to the two evenings at the theatre and the supergroup that closed it, Lúnasa with “guests” the likes of Paddy Keenan, Niall Valley, John McSherry and Donal O’Connor, who played the “Kesh Jig”, one of the workhorses of the historic Bothy Band; I want to think as an affectionate tribute to Liam O’Flynn, Mícheál Ó Súilleabháin and Alec Finn, and also Mícheál Ó Domhnaill (of the Bothy Band, who left us years ago but was never forgotten): four heroes of Irish folk music who left us too soon.

A great edition of the Festival, my suitcase is already packed for the 26th edition. And yours?

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018 15 – 18 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda. Seconda Parte.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018 15 – 18 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda. Seconda Parte.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018

15 – 18 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda. Seconda Parte.

di Alessandro Nobis

Come dicevo nella prima parte di questo mio resoconto (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/04/dalla-piccionaia-william-kennedy-piping-festival-15-18-nov-2018-armagh-co-armagh-irlanda-prima-parte/), le due serate al Market Place Theatre sono state il piatto forte di questa 25^ edizione del Festival, al di là del profondo valore culturale delle esibizioni solistiche e delle session formali ed informali nei pubs di Armagh. E nel ricchissimo menù la ciliegina sulla torta è stato senz’altro l’attesissimo duo del piper Paddy Keenan e del violinista Paddy Glackin, duo che rappresenta davvero una porzione della storia della riscoperta del folk irlandese.

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LUIGI LAI

Per chi come chi scrive ha consumato sul piatto del giradischi quel “Paddy & Paddy” del 1979 targato Tara Records è stata davvero una grande emozione ascoltare dal vivo questa coppia di straordinari ricercatori e musicisti; dicevano che da parecchi anni non suonavano assieme, ma la magia è scattata subito ed il pubblico li ha onorati come si conviene con una grande e lungo applauso. Del resto che dire? Che i Lunasa con la Uilleann Pipes di Cillian Vallely ed il flauto (e la simpatia) di Kevin Crawford hanno ancora confermato di essere il gruppo più interessante del panorama folk irlandese degli ultimi anni? Che l’ottuagenario Luigi Lai ha stupito i presenti con i suoni ed i ritmi della musica sarda oltre che con la sua respirazione circolare?

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ANNA RYNEFORS

Che Giorki Makris e Ivan Georgiev hanno duettato improvvisando con un evidente piacere e divertimento nel suonare assieme, che poi è l’essenza della musica tradizionale? Qui ci sarebbe da scrivere lungamente per raccontarvi le emozioni i questo straordinario festival ed allora, senza esagerare,  vi segnalo la suggestiva tradizione nordica portata ad Armagh dal duo svedese DrÅm (nickelharpa e cornamusa per Anna Rynefors e cornamusa medioevale per Erik – Ask Upmark) oppure il gruppo scozzese (sette cd all’attivo) Daimh con la bagpipe di Angus MacKenzie e la voce di Ellen MacDonald ed ancora il progetto “Ulaid” di John McSherry con il violinista Donal O’Connor ed il chitarrista Sean Og Graham con graditissima ospite la straordinaria cantante e flautista Roghnach Connolly; e ci dimentichiamo del quartetto di cornamuse tutto al femminile di Sile Freil, Sinead Lennon, Louise Mulcahy e Mary Mitchell Ingoldsen o del canto gaelico proposto dal quartetto vocale accompagnato dalla chitarra di Ross Martin (credo fossero Maeve McKinnon, Joy Dunlop, Sile Denvir ed Ellen MacDonald)? No di certo che non ce li dimentichiamo, come non dimenticheremo l’apertura e la chiusura del festival, i “sette samurai delle pipes” che hanno dato il benvenuto alle due serate al teatro e il super gruppo che lo ha chiuso, i Lunasa con “ospiti” del calibro di Paddy Keenan, Niall Valley, John McSherry e Donald O’Connor, che ha suonato “Kesh Jig” uno dei cavalli di battaglia della storica Bothy Band, lo voglio affettusamente pensare un omaggio a Liam O’Flynn, Mícheál Ó Súilleabháin e ad Alec Finn, ed anche Michale O’Domhnaill (della Bothy Band scomparso anni or sono e mai dimenticato), quattro eroi del folk irlandese che ci hanno lasciato troppo presto.

Grande edizione del Festival, la mia valigia per la 26° edizione è già pronta. E la vostra?