SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

SUONI RIEMERSI: ROBBIE HANNAN “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”

Claddagh Records. LP, CD 1990

di alessandro nobis

Queste registrazioni di ormai trenta anni fa sono la prima testimonianza (una delle poche in verità, e aggiungo purtroppo) del piper di Belfast Robbie Hannan, uno di quella schiera di musicisti che pur avendo una tecnica ed una espressività di primissimo livello hanno deciso di preferire la divulgazione e lo studio della storia delle uilleann pipes alla carriera di musicista in veste solistica o in ensemble musicali. Hannan si avvicinò alla musica irlandese grazie alla collezione di 78 giri delle Ceili Band (specializzate soprattutto in musica irlandese e scozzese eseguita per i balli popolari) dei genitori ma presto fu catturato dalla musica di Paddy Moloney e di Liam O’Flynn, e fu così che nel 1977 iniziò a suonare le uilleann pipes. In questo suo straordinario lavoro Hannan presenta un po’ tutte le sue influenze, da quelle “sonore” dei grandi maestri a quelle “scritte” e riportate in pubblicazioni fondamentali per lo studio e la pratica della musica tradizionale irlandese; ricordo John Doherty, del quale interpreta “The Flood on the Holm / Miss Monahan”, Seamus Ennis con uno dei brani favoriti del piper dublinese (“Stay Another While / The College Groves”), Willie Clancy che lo ha ispirato per l’interpretazione di “Chief O’Neill / The Plains of Boyle” ed il violinista Michael Coleman con una versione ispirata da un’altra figura storica del folk irlandese, Tommy Reck. E poi come dicevo le fonti scritte, in primis quella che cito spesso, “Irish Folk Music – A Fashinating Hobby”, raccolta pubblicata a Chicago nel 1903 dal Capitano Francis O’Neill (1849 – 1936) e la più antica, quella pubblicata dal dublinese Edmund Lee nel 1774 (“Celebrated Irish Tunes”).

A completamento di questo LP e sua parte integrante la splendida copertina, un dipinto ad olio su tela del pittore di Armagh John Brian Vallely, da quale traspare l’energia e la passione che permea tutto il disco del piper di Belfast.

Questo brillantissimo lavoro di Robbie Hannan (disponibile in CD) è un manuale indispensabile per quanti si vogliano avvicinare come studiosi, musicisti o semplici appassionati, come chi scrive, al complesso mondo della tradizione musicale della terra d’Irlanda partendo dalle fondamenta, le uilleann pipes; da qui può iniziare un viaggio che può portare lontano …..

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DISCOGRAFIA consigliata, e forse completa:

1990: ALBUM. “Traditional Irish Music Played on the Uilleann Pipes”, Claddagh Records, LP, CD CC53

1994: “Peter Street, The Silver Spear, The Dublin Reel”, “Moll Rua (Red Moll), An Phis Fhliuch (Sometimes Known As O’farrell’s Welcome To Limerick)”, “Jenny’s Wedding, The Pure Drop”. (AA.VV. “The Drones and the Chanter Volume 2”). Claddagh Records, CD CC6

1995: ALBUM.“Séideán Sí”: Paddy Glackin e Robbie Hannan. Gael-Linn Records, CD CEF171

2000: “Speed the Plough / The Beare Island Reel”. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival)”. Armagh, 19 / 11 / 2000. CD. www.armaghpipers.com

2005: “The Rolling Boys Around Tandragee / Sergeant Early’ Jig”. Armagh, 2005. (AA.VV. “Live Recordings from The William Kennedy Piping Festival, 2018). CD. www.armaghpipers.com

2008: ALBUM. “The Tempest”: (The Ace and Deuce of Piping Volume 3). Ni Piobairi Uilleann, CD 2009. http://www.pipers.ie

 

 

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 2

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 2

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 2

14 – 17 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda.

di Alessandro Nobis

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MARTIN HAYES & DAVID POWER. Foto di Erica Nobis

Il venerdì puntata mattiniera a Belfast e ritorno in Armagh, al Market Place Studio, splendida sala nel complesso che ospita cinema, pub e la sala principale del Teatro per il “Piping Perspectives 1” e sala gremita come in tutti gli appuntamenti di questa ventiseiesima edizione del festival. Ad aprire le danze uno splendido set di Grainne Holland, una splendida voce ed una notevole capacità di scrittura. Accompagnata dal sempre brillante flautista Brian Finnegan dei Flook e prima ancora degli “Upstairs in a Tent” e dal fine chitarrista Tony Byrne, la cantante ha presentato tre composizione tratte dal suo lavoro più recente; suono molto equilibrato ed arrangiamenti molto curati, davvero un ottimo set seppur breve. A seguire un altro trio, stavolta formato da Mrs. Maeve Donnelly al violino, Mrs. Maire Ni Ghrada alle pipes e dall’arpista Mrs. Eilìs Lavelle (la presenza dell’arpista, non annunciata, è stata notevole) ed infine lo straordinario duo di Brian McNamara (pipes) e l’arpista Grainne Hambly, a mio avviso uno dei set più riusciti di questa edizione del WKPF: la differenza dei volumi tra i due strumenti è davvero forte, ma vuoi per la bravura del tecnico del suono vuoi per la capacità di controllo del volume soprattutto di McNamara l’equilibrio è stato perfetto ed il repertorio dedicato prevalentemente a quello arpistico ha presentato arrangiamenti di brani risalenti addirittura al 17° secolo e di Turlough O’Carolan con l’immancabile “O’Carolan’s Welcome”.

Poi di corsa alla Chiesa Presbiteriana di Armagh dove si sono esibiti in serie pipers di tre generazioni, dagli allievi – e che allievi! – del Pipers Club a Maestri del calibro di Sean Potts, Maire Ni Ghrada e Kevin Rowsone (brillante la sua “O’Carolan’s Welcome”). Insomma, questa edizione del festival ha evidenziato se ce ne fosse stato bisogno, come il mondo della tradizione popolare in questa parte d’Irlanda è ancora vivissimo e l’interesse anche da parte dei giovanissimi è davvero notevole; la mattina infatti, nella stessa Chiesa gli alunni delle scuole di Armagh hanno assistito con grande attenzione all’esibizione di artisti tra i quali Nico Berardi che ha ancora una volta affascinato i ragazzi con i suoni ed i racconti della sua zampogna pugliese, sconosciuta a queste latitudini.

Sabato mattina dedicato alla visita dello splendido Dunluce Castle, sulla costa nord dell’Ulster e naturalmente della vicina distilleria del Bushmill, tappa assolutamente obbligata per gli appassionati….

Tornando al festival, l’evento più atteso era, almeno per chi vi sta raccontando la cronaca del festival, quello in programma sabato sera al Market Place Theatre Main Auditorium, ovvero la presentazione del progetto di collaborazione tra musicisti bretoni, irlandesi ed iraniani. Procedo in ordine però perché l’apertura della serata era stata affidata ai Tyst, overo un settetto di pipers di grande livello tra i quali Finlay McDonald, Ross Ainsle e Calum MacCrimmon che una “potenza di fuoco” davvero impressionante hanno aperto questa straordinaria serata. Poi finalmente, ecco l’evento, il progetto al quale hanno partecipato Emer Mayock alle uilleann pipes, Niall Vallely alla concertina, Sylvain Barou alla cornamusa bretone ed alla zurna tuuca (un oboe il cui suoni ricorda il biniou o la ciaramella) e Mohsen Sharifian con la cornamusa iraniana e Mohammad Jaberi con i suoi tamburi a cornice. Teatro “sold out”, pubblico al solito curioso ed attentissimo per un interessante e convincente progetto cha con intelligenza ha combinato le tradizioni bretoni ed irlandesi con quelle mediorientali attraverso composizioni originali naturalmente ispirate alla tradizione. A mio avviso questo è un progetto che nonostante i problemi di tipo logistico legate alla difficoltà di ottenere i visti di uscita dalla Repubblica Islamica d’Iran ha potenzialmente un grande futuro; le prove del gruppo non sono state lunghe come i musicisti ed in primis Niall Vallely avrebbero voluto ma l’entusiasmo, la voglia di collaborare e la produzione di un suono equilibrato assieme come detto alla bellezza delle composizioni ha dato come risultato un interessantissimo set. Speriamo di avere notizie di altri concerti di questa formazioned in futuro, chiisà, anche un disco. La conclusione della riuscitissima serata affidata a due musicisti di gran classe, il magico duo di Martin Hayes (violino) e David Power (uilleann pipes), un set di danze che difficilmente il pubblico dimenticherà, degna conclusione davvero. Vi confido che la serata non è esattamente terminata al teatro ma nel confortevole “The Hole in the Wall”, antica prigione di Armagh trasformata sapientemente in pub con una infuocata session alla quale ha partecipato anche Loic Blejean.

Peccato la domenica pomeriggio non aver potuto assistere al concerto pomeridiano dedicato alle famiglie, ovvero le famiglie di pipers: Vallely, Keane, Potts e Rowsome. Spero esista una registrazione ………..

Alla prossima edizione, la ventisettesima.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2019 parte 1

26^ edizione. 14 – 17 novembre. Armagh, Co. Armagh, Irlanda.

di Alessandro Nobis

Armagh, la città capitale dell’omonima contea nell’Ulster, è solitamente un posto tranquillo, poco trafficato soprattutto quando si fa buio, ma se vi trovate lì a metà novembre vi capiterà di notare piccoli gruppi di persone che camminano a piè sospinto. Alcune di loro portano strane custodie a tracolla o a mano, altre seguono le prime, spostandosi da un pub ad un teatro, da un palazzo ad una delle chiese, da un albergo ad un altro pub, da una scuola elementare ad una di musica. E’ “il popolo del festival”, del “William Kennedy Piping Festival” che anche quest’anno per la ventiseiesima volta ha catalizzato musicisti ed appassionati della musica tradzionale ed in particolare che coinvolge gli aerofoni a sacco, cornamuse, zampogne, uilleann pipes o come vengono chiamate negli angoli più nascosti del mondo. Si perché mai come quest’anno ad Armagh è stata una “Babilonia” di lingue e di suoni: irlandese, pugliese, scozzese, farsi, macedone, italiano, galiziano, tedesco, francese, spagnolo, bretone e naturalmente inglese, lingua “ponte” per la gente del festival.
Molti gli eventi in programma – quasi un 24h di cornamuse – ma, come dicevo in sede di presentazione (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/24/william-kennedy-piping-festival-armagh-irlanda-14-17-nov-2019-seconda-parte/) se non siete degli “hooligans” delle cornamuse, potete scegliere di girare un poco l’Uster e di ritornare ad Armagh per assistere ad alcuni di essi.

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NICO BERARDI. Foto di Erica Nobis

Noi abbiamo iniziato da dove “tutto ebbe inizio” ventisei anni fa, ovvero nella sede del benemerito Armagh Pipers Club, con “The World of Piping” la prima scorpacciata di aerofoni a sacco suonati da musicisti provenienti da Scozia, Iran, Italia, Macedonia e Galizia. Senz’altro da sottolineare per primo, se non altro per motivi campanilistici, i set del pugliese Nico Berardi con la sua zampogna polifonica da lui creata e con il repertorio fatto di scritture originali come “Il Viaggio” e soprattutto con ”Onde” scritta originariamente per vibrafono e contrabbasso e proposta ad Armagh in duo con il pianista Caoimhin Vallely e quello del macedone Stefce Stojkovski, bravissimo sia alla gaida, al kaval ed al tambura, un cordofono suonato in questa occasione ad imitazione della cornamusa, ovvero con due corde nel ruolo di bordone e le altre due a costruire la melodia.

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BRIGHDE CHAINBEUL & SOPHIE STEPHENSON

Qui al WKPF il pubblico è sempre attento, sempre curioso verso le musiche alloctone come quelle del virtuoso piper iraniano Mohsen Sharifian con il suo strumento simbolo della cultura tradizionale dell’Iran meridionale; un set breve purtroppo per l’assenza del percussionista  – i due strumenti vanno suonati assieme – bravamente sostituito dal battito delle mani degli astanti, sempre a tempo naturalmente. Dalla vicina Scozia la piccola cornamusa di Brighde Chainbeul che ha accompagnato la bravissima danzatrice di step dance Sophie Stephenson (splendida esecuzione di un strathspey abbinato ad un reel) e dalla Galizia iberica Edelmiro Hernandez del cui set voglio assolutamente segnalare il set di tre “muneras” tradizionali ed originali. Alle 22, tutti alle session musicali ed alcoliche del Red Ned’s Bar, fino alla fine della individuale resistenza fisica …….. splendido inizio: ottima musica, nuove conoscenze, finalmente qualche pinta di quelle giuste.

continua …………….

 

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

GABBY FITZGERALD “Elizabeth Née Ellis”

Autoproduzione. CD, 2019

di Alessandro Nobis

29994-1024x918.jpgQuesto brillante “Elizabeth Nee Ellis” è la seconda autoproduzione del piper dublinese Gabriel “Gabby” Fitzgerald che segue il precedente “Black Dog Island” del 2017. Veramente considerare Fitzgerald solamente un “piper” è del tutto limitante nei suoi confronti: l’appellativo di polistrumentista e compositore sono a mio avviso i termini più adatti a definire questo musicista irlandese che nei panni di specialista delle uilleann pipes evidentemente si sentiva un po’ sacrificato. Ottimo piper, ma anche un ottimo songwriter ed un altrettanto ottimo suonatore di bouzouky e flauto, di armonica a bocca, mandolino e chitarra. Anche se in queste registrazioni si fa accompagnare da musicisti ospiti, l’impressione è che dal vivo sia perfettamente in grado di presentare il programma di questo lavoro, dedicato alla madre, nella maniera più efficace possibile.

Mi piace definire “Elizabeth Nee Ellis” una sorta di compendio della musica irlandese dei nostri giorni per la varietà delle tipologie musicali che Fitzgerald ha con grande sensibilità messo assieme: il canto narrativo, la ballata autobiografica di “Down on my street” e di “My suitcase and me”, c’è l’ispirazione della tradizione in “Tribute to Liam O’Flynn” e di “Stariling Murmurations” c’è il brano in due parti, il più significativo del disco che a mio modesto avviso riflette perfettamente il lavoro di Gabriel Fitzgerald, un tributo alla madre Elizaberth Née Ellis: la prima parte è una evocativa slow air magistralmente eseguita alle pipes, la seconda con le ulleann accompagnate dal bozouky in una suite di una Marcia e della Jig “Flight to Eternity” che racconta il “passaggio” della madre.

E’ vero, Gabby Fizgerald non è ancora conosciuto in Italia, ma può essere preso come esempio del folto numero di musicisti irlandesi che svolgono un lavoro egregio di nuova composizione e tradizione al momento lontani dallo sfolgorante music-business: clubs, piccoli festivals, uso intelligente dei social: scoprirlo per me è stato un grande piacere e se anche voi avrete un po’ di curiosità sarete d’accordo con me.

https://www.facebook.com/gabby.fitz1?fref=search&__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARAaZnmGqfM8jE8iMYKnp9enCbzy7jAP_iL-2DG03PUch8g11cLyJt3rOQahfDD2J-Kg3D745fTD3Tqi

 

www.gabbyfitzgeraldmusic.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SUONI RIEMERSI: SÉAMAS MAC AONGHUSA (SEAMUS ENNIS) “Strains On Wind Once Blown – Vol. 1: The Pure Drop”

SUONI RIEMERSI: SÉAMAS MAC AONGHUSA (SEAMUS ENNIS) “Strains On Wind Once Blown – Vol. 1: The Pure Drop”

SUONI RIEMERSI: SÉAMAS MAC AONGHUSA (SEAMUS ENNIS)

“Strains on Wind Once Blown. Volume 1; the Pure Drop”

TARA RECORDS 1077. LP, 1974

di Alessandro Nobis

Non c’è mai stata nella musica tradizionale irlandese una personalità così forte ed importante come quella di Séamas Mac Aonghusa, Seamus Ennis.” Così lo definisce il piper John McSherry nel suo importante volume “The Wheels of the World” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/09/colin-harper-john-mcsherry-the-wheels-of-the-world/) la cui copertina ritrae appunto Ennis mentre viene registrato da Jean Ritchie: narratore, etnomusicologo, ricercatore, conduttore radiofonico e soprattutto straordinario piper, Seamus Ennis è stato uno dei “fari” che hanno illuminato la storia della musica popolare irlandese nel XX° secolo, e continua a farlo visto che al suo lavoro come quello di William Clancy o Sean O’Riada – per citare due figure fondamentali – fanno riferimento anche le nuove generazioni di pipers e musicisti tradizionali in generale.

Molto del repertorio che suono qui l’ho appreso da mio padre” scrive nell’interno della copertina del disco che contiene le sue registrazioni del 1973 e pubblicata dalla benemerita Tara l’anno seguente e che riporta sul retro uno scritto di Liam O’Flynn. Questo lavoro, uno dei più alti esempi di musica per uilleann pipes mai registrati, contiene quindici tracce tra le quali ve ne voglio segnalare alcune per me particolarmente significative del lavoro di ricerca e di interpretazione. Inizierei con le due gighe in 6/8 “Chase me Charlie & The Dingle Regatta (Two Single Jigs)”, una delle 212 arie che Ennis trascrisse ascoltando tale Colm Keane di Glynsk nei pressi di Carna nel Connemara (costa occidentale), e quindi il set di reels “The Pure Drop & The Flax in Bloom”, una sorta di passaggio per i pipers che si trova nella raccolta O’Neill (1903). Del repertorio tramandatogli dal padre ecco la slow air “The Fairy Boy” (una melodia il cui testo era cantato in irlandese) ed il set di hornpipes “The Groves Hornpipe & Dwyer’s Hornpipe”.

Ennis non ha una corposa discografia alle spalle ma la sua importanza travalica l’aspetto prettamente strumentale visti i suoi interessi che abbiamo citato in apertura. Il suo set di cornamuse, che il padre James liutaio e piper aveva costruito nel 1908 (il padre era considerato l’ultimo rappresentante della vecchia scuola di pipers, la madre era invece una violinista della Contea di Mo

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SEAMUS ENNIS & JEAN RITCHIE

naghan), andò in eredità al suo grande amico Liam O’Flynn che per tre anni condivise con lui un appartamento, fino a quando si trasferì in un caravan a Naul in un appezzamento che aveva acquistato. Come racconta Peter Browne, “il set venne lasciato alla morte di O’Flynn a Páraic MacMathúna, figlio del collezionista ricercatore e speaker radiofonico della RTE Ciarán; al 100° anniversario della nascita di Seamus Ennis, vennero suonate da valenti pipers al Seamus Ennis Centre di Naul, nella Contea di Dublino, area di origine della famiglia Ennis”.

Pensate che Seamus Ennis si esibì al di fuori dell’Irlanda, solamente nel Regno Unito ed a Rotterdam, nel 1976, durante un festival di musica “celtica” (il virgolettato è di John McSherry) e fu invitato anche ad una edizione del Newport Folk Festival. Di lui Paddy Glackin dice a John McSherry che “quando Seamus Ennis saliva sul palcoscenico pur esibendosi da solo con la sua personalità e carisma riempiva l’intero spazio, catturando la totale attenzione del pubblico presente”. O’Flynn racconta come Ennis fosse uno strumentista insuperato nella tecnica e nell’espressività: “il suo stile era impeccabile, aveva il totale controllo dello strumento ma non gli piaceva stupire il pubblico solamente con la tecnica alla quale preferiva l’eleganza”.

Una settimana prima della sua dipartita O’Flynn e Glackin, lo accompagnarono per una visita medica: infinito rispetto ed amicizia verso un uomo che seppe trasmettere la sua eredità musicale ed il suo contagioso entusiasmo alla generazione successiva.

TRACK LIST:

  1. The Pure Drop & The Flax in Bloom (Two Reels)
  2. The Fairy Boy (Slow Air)
  3. The Groves Hornpipe & Dwyer’s Hornpipe (Hornpipes)
  4. O’Sullivan the Great (March)
  5. When Sick, Is it Tea You Want? & The Humours of Drinagh (Double Jigs)
  6. By the River of Gems & The Rocky Road to Dublin (Slow Air and Slip-Jig)
  7. Ask My Father & Pat Ward’s Jig (Two Single Jigs)
  8. Valencia Harbour (Slow Air)
  9. The Standing Abbey & The Stack of Barley (Hornpipes)
  10. The Leitrim Thrush & Miss Johnson (Two Reels)
  11. The Return From Fingal (March)
  12. Chase me Charlie & The Dingle Regatta (Two Single Jigs)
  13. White Connor’s Daughter, Nora (Slow Air)
  14. Slieve Russell & Sixpenny Money (Two Double Jigs)
  15. Stay for Another While : I Have No Money & The Cushogue (Three Reels)
  16. The Brown Thorn (Slow Air)

 

 

 

ANXO LORENZO “Vortex”

ANXO LORENZO “Vortex”

ANXO LORENZO “Vortex”

AUTOPRODUZIONE. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Questo lavoro del gaitero e flautista di Moaña Anxo Lorenzo, pubblicato autonomamente nel 2018, ci dà la possibilità di ribadire ancora una volta come la musica tradizionale nel suo complesso acquisisca un significato ulteriore, al di là dello studio e della sua riproposizione, con lo sforzo compositivo che molti musicisti di area celtica e non da anni portano avanti con risultati spesso davvero notevoli. E’ questo il caso di “Vortex” dove quasi tutto il repertorio eseguito è di nuova composizione e coinvolge autori come Eoghan Neff (violinista irlandese di Ennis) o Gabe McVarish (violinista americano trapiantato in Scozia) ed esecutori che con Lorenzo collaborano alla realizzazione di questo ottimo lavoro.

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Anno Lorenzo, Armagh #wkpf 2018. Foto di Erica Nobis.

Non spetta certo a me qui di rimarcare il livello tecnico del gaitero gallego (perfette sono la sua intonazione, la tecnica ed il suo senso del tempo e assolutamente travolgente la sua “presenza” nelle esibizioni in solo come ho avuto modi di vedere in una delle passate edizioi del William Kennedy Piping Festival) ma piuttosto di evidenziare come lo spirito del lavoro vada nella direzione musicale di cui parlavo in apertura: “A Barroca” è la combinazione di una slow air proveniente dalla raccolta del folclorista di Galizia Casto Sampedro introdotta dalle pipes di Jarlath Henderson con la successiva fantastica polifonia di “pipes” (gustata al WKPF del 2018) creata della gaita di Lorenzo, dalle small pipes scozzesi di Ross Ainsle e di quelle del Northumberland di Andy May che fanno di questo brano a mio modesto parere il manifesto del progetto

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#wkpf 2018. Foto di Erica Nobis.

assieme alla breve “Vortice” scritta da Lorenzo che la esegue ai flauti e dove la presenza del violino – tradizionale e di Eoighan Neff autore anche delle sapienti ed equilibrate magie elettroniche applicate al violino ed alla gaita manifesta una direzione tra quelle possibili che la musica popolare può prendere.

Un disco che potrà piacere ai “tradizionalisti” ma anche a quanti cercano nuovi sentieri da visitare nel mondo della musica celtica, non solo di quella galiziana.

 

 

SUONI RIEMERSI: FINBAR FUREY “Traditional Irish pipe music””

SUONI RIEMERSI: FINBAR FUREY “Traditional Irish pipe music””

SUONI RIEMERSI: FINBAR FUREY “Traditional Irish pipe music””

TRANSATLANTIC XTRA 1077. LP, 1969

di Alessandro Nobis

Paddy Moloney, Paddy Keenan, Liam O’Flynn: questi erano i pipers più conosciuti in Italia dagli appassionati del fenomeno chiamato da alcuni “il folk revival anglo-scoto-irlandese” negli anni a cavallo del ’70 e seguenti. Naturalmente le cose non stavano per niente così, oltre ai tre nominati, conosciuti probabilmente per le band ove militavano che per le loro imprese solistiche, il panorama irlandese era ricco di pipers come lo è oggi, e tra i meno popolari nel nostro Paese va assolutamente citato Finbar Furey, Irish Traveller come Johnny Doran (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/26/dalla-piccionaia-johnny-doran-traveller-piper-1908-1950/)ed appartenente come si conviene ad una famiglia di musicisti, a partire dal padre Ted violinista ai fratelli George (voce, fisarmonica, flauto, mandola e banjo) Eddie (violino, chitarra voce e plettri) e Paul (fisarmonica e voce, scomparso nel 2002).

81aY8V9m+yL._AC_SL1200_.jpgNel 1969, giusto cinquanta anni, fa il lungimirante Bil Leader patron dell’inglese Transatlantic (in scuderia aveva ad esempio i Pentangle, i Gryphon, Davey Graham e lo Ian Campbell Group giusto per fare qualche nome) fa entrare negli Livingston Studios il piper di Ballyfermot per registrare questo magnifico disco. Considerato già all’epoca (aveva 23 anni) uno dei maestri dello strumento con il suo set di uillean pipes ed i suoi flauti interpreta e compone tredici gemme che fanno di questo ellepì uno degli episodi più significativi del folk revival irlandese di quel periodo. Ebbe un forte inprinting dal padre di Paddy Keenan (anche la famiglia Keenan e ”Traveller”) acquisendo un suono ruvido così diverso e caratteristico da quello di pipers come Leo Rowsome o Liam O’Flynn.

Piper ma anche notevolissimo flautista, basta ascoltare “Castle Terrace” dove mescola sapientemente la melodia di una ballata con un giga oppure “The Bunny Bunch of Roses”, versione strumentale di una ballata che racconta di un dialogo tra Bonaparte e la madre. Due i brani in compagnia del fratello Eddy alla chitarra (notevole l’hornpipe, una step dance in 4/4 “Madame Bonaparte”) ma naturalmente qui brillano i brani eseguiti in “solo”, la più pura delle essenze della musica irlandese; tra queste ne segnalo due, ovvero il reel “Rakish Paddy” dalla raccolta pubblicata negli Anni Venti del secolo scorso a Chicago da Francis O’Neill e “Planxty Davy”, una hornpipe, danza suonata con un tempo più lento di un reel quando accompganava i danzatori e suonata invece con un tempo più veloce se non associata alla danza.

Questo lavoro è disponibile anche in un doppio CD, dove è associato ad altri tre lavori di Finbar con il fratello Eddy.

Da avere.