SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 1 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 1 (1958 – 1973)”

SUONI RIEMERSI: WILLIE CLANCY  “The Pipering of Willie Clancy. Volume 1 (1958 – 1973)”

CLADDAGH RECORDS. LP, CD, 1980

di alessandro nobis

Chissà come ci sono arrivate le uilleann pipes a Eidhneach, piccolissimo villaggio al centro della Contea di Clare: forse su qualche caravan di una famiglia di Irish Travellers, forse nella custodia di qualche suonatore ambulante. E soprattutto chissà chi le mise nelle mani di un ragazzo non vedente, e soprattutto ancora chissà chi insegnò i primi rudimenti dello strumento a Gearóid de Barra (27 March 1847 – 6 April 1899 ) che seppe fare della sua condizione ciò che molti altri fecero in quei terribili anni della carestia irlandese a metà del diciannovesimo secolo, imparare a suonare uno strumento e suonare ovunque potesse capitare. Qualcosa di simile capitò sul nel nord a William Kennedy: stesse condizioni, quasi uguali soluzioni di sopravvivenza.

Qualche volta di sicuro capitò a Gearóiddi suonare a qualche festa aSráid na Cathrach, piccolissimo centro rurale ai bordi della Contea di Clare dove ad ascoltarlo c’era un cantante e suonatore di flauto concertina, tale Gilbert Clancy che nel 1918 divenne padre di Willie, Willie Clancy; da bambino, come si conviene nella comunità di pipers, Willie imparò a suonare la musica irlandese al tin whistle e diciotto anni vide le prime pipes nelle mani nientemeno che di Johnny Doran, altro travelling piper. L’anno seguente entrò in possesso di un set di uileeann pipes, ma fu costretto a emigrare in quel di Londra per lavorare come falegname e una volta ritornato in Irlanda a Sráid na Cathrachnel ’58 iniziò a registrare 78 giri per la Gael-linn molti dei quali sono contenuti in questo primo – e nel secondo – CD a lui dedicati dalla Claddagh Records, registrazioni che arrivano fino a ’73, anno della sua scomparsa. Cantante dal forte senso ironico, Clancy è uno dei grandi strumentisti ed interpreti delle uilleann pipes ed in questo CD si possono ascoltare alcune delle sue registrazioni straordinarie, ancora oggi, “libro di testo” per le nuove generazioni di pipers: “Garret Barry’s mazurka” è una dedica a Gearóid de Barra (al secolo “Garret Barry”), “The Bunny Bunch of Roses” è la melodia di una canzone d’amore rintracciabile anche in Scozia, Galles ed Inghilterra (un disco dei Fairport Convention ha lo stesso titolo), “Clancy’s Jig”è dedicato al padre e a suo figlio. Un musicista straordinario dalla grande tecnica e dall’ancor più grande senso interpretativo, a lui è dedicato il Festival della cultura irlandese Willie Clancy Summer School che si tiene annualmente nel paese nativo, Milton Malbey, nella cui piazza centrale è stata posta una statua in suo onore.

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY “I live not where i love”

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY  “I live not where i love”

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY  “I live not where i love”

INTERCORD Records. lp, 1975

di alessandro nobis

Registrato nel ’75 in Germania, ad Neunkirken, questo “I live not where i love” è un altro viaggio nella tradizione musicale irlandese e nelle nuove composizioni dei fratelli Furey e precede l’album di addio registrato l’anno successivo e pubblicato dalla stessa etichetta tedesca Intercord (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/11/02/suoni-riemersi-eddie-finbar-furey-the-farewell-album/). Questi tour in Europa continentale furono molto utili per i Fureys tanto che Finbar diceva che “mentre frequentavamo il circuito folk continentale negli anni ’60 e ’70 capimmo che quello che custodivamo – la tradizione irlandese – era una cosa importante, lo capimmo grazie all’accoglienza, all’interesse ed al calore che ricevevamo dai pubblico francese e tedesco”.

La famiglia Furey appartiene al gruppo degli Irish Travellers, custodi di una buona parte della tradizione delle uilleann pipes e Finbar, che in questo lavoro dedica un brano all’indimenticato Leo Rowsome, come molti altri traveller pipers fu enormemente influenzato dallo stile del leggendario Johnny Doran (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/26/dalla-piccionaia-johnny-doran-traveller-piper-1908-1950/): “mio padre quando avevo sei anni mi disse di ascoltare il modo di suonare di Johnny Doran, io lo feci osservando bene anche come muoveva le sue dita mentre suonava, trovavo bellissimo ascoltarlo e da lui ho imparato molto e quando Doran e la sua famiglia passava nella contea di Clare ci organizzavamo per incontrarlo e scambiare con lui i brani che conoscevamo. Johnny Doran è probabilmente il più grande suonatore di uilleann pipes che io abbia mai incontrato.”

Detto delle sue radici “musicali”, “I live not where i love” è un gran bel disco, convincente, con riuscite scritture orginali come “Wounded Knee”, ballata scritta dopo la lettura di “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” e l’omaggio a Rowsome, interpretazione di brani altrui come “Lord Lovell” il cui testo è un antico canto narrativo (la Child Ballads 75 la cui versione originale risale al medioevo) musicato da di Dave Burland e “Miss MacDonald / Tarbolton” da repertorio del violinista Brian Patton del Donegal.

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN “Poirt an Phíobaire”

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN  “Poirt an Phíobaire”

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN  “Poirt an Phíobaire”

GAEL- LINN RECORDS. LP, 1983

di alessandro nobis

Paddy Keenan è un “Irish Traveller”, comunità importante parte della società irlandese da secoli, come confermano gli storici: una comunità che ha saputo sviluppare nei secoli una propria identità culturale, una propria lingua, abitudini e tradizioni che ne hanno determinata l’unicità rispetto agli irlandesi “stanziali” e questa identità è dovuta ad una forte coesione sociale e ad uno stile di vita (nomade) che li distingue. Per ciò che riguarda la tradizione musicale gli Irish Travellers hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo ed alla conservazione delle uilleann pipes, come si sa strumento fortemente identificativo della musica irlandese in tutto il mondo. I Cash (Samuel Rowsome fu molto influenzato dallo stile di James “The Young Cash”), i Keenan, i Doran (Johnny Doran è stato il piper che più di ogni altro ha influenzato lo stile di Paddy Keenan, a suo dire), i Furey appartengono a famiglie Traveller e tra quelli che ho citato i più conosciuti al di fuori dell’Irlanda sono senz’altro Finbar Furey e Paddy Keenan, quest’ultimo se non altro per avere fatto parte della Bothy Band e per aver registrato straordinari lavori come quello con il violinista Paddy Glackin.

Nel 1983 entra nei Windmill Studios di Dublino con lo straordinario chitarrista Arty McGlynn di Omagh nella Contea di Tyrone (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/19/suoni-rimersi-arty-mcglynn-mcglynns-fancy/) per registrare questo eccellente album che ancora oggi resta una delle miglior incisioni di sempre in relazione alle uilleann pipes: la precisione e la brillantezza della chitarra acustica si abbina alla perfezione con il flauto e le pipes di Keenan (l’accoppiata ideale della musica irlandese è in verità quella con pipes e violino, n.d.r.) esprimono tutta la classe e lo stile dei “Travelling Pipers” a proposito del quale lui stesso dice: “La musica evidenzia le differenze perché mette in risalito l’umore, il sentimento, il dolore, la tristezza, il senso di rifiuto, è il veicolo per esternare queste emozioni. Nessuno potrà suonare come suono io per il semplice fatto che nessuno ha avuto le esperienze che io ho avuto* (ma questo riguarda un po’ tutti i musicisti tradizionali, n.d.r.)”.

Un disco importante questo quindi, nel quale Keenan propone sia brani della tradizione irlandese che brani alloctoni: tra i primi segnalo il reel “Man of the House” eseguito al flauto e la “O’Neill’s Calvary March” composta dal generale Owen Roe O’Neill (1585 – 1649) originario dell’Ulster che combattè la battaglia di Benburb dalla parte delle truppe della Confederazione di Kilkenny, una altro esempio di come spesso la musica popolare nasconde pagine di storia irlandese, e tra i secondi “Jazaique” una slow air bretone composta da Gillet Le Bigot che la registrò nel lontanissimo 1981 per l’album di esordio dei Galorn (il titolo del brano era “Jezaïg”). Perfetti come si conviene ad un chitarrista della sua fama l’accompagnamento e gli abbellimenti di Arty McGlynn che rendono ancor più interessante questo splendido “Poirt an Phíobaire”.

Attenzione, la copertina del CD è diversa rispetto a quella originale.

*Le parole di Paddy Keenan sono tratte dal volume “Free Spirits. Irish Travellers and Irish Traditional Music” di Tommy Fegan e Oliver O’Connell, MPO 2011

SUONI RIEMERSI: DAVID POWER “My Love is in America”

SUONI RIEMERSI: DAVID POWER  “My Love is in America”

DAVID POWER  “My Love is in America”

CLADDAGH RECORDS, CD 2005

di alessandro nobis

Ho conosciuto il finissimo piping di David Power ad Armagh durante l’edizione 2019 – l’ultima al momento – del William Kennedy Piping Festival con il suo set in duo assieme al violinista Martin Hayes; va da sé che alla fine del concerto al tavolo del merchandising mi sono procurato una copia di questo brillante lavoro.

DAVID POWER & MARTIN HAYES, #WKPF 2019. FOTO DI ERICA NOBIS

David Power, nativo della Contea di Waterford, con questo eccellente “My love is in America” svelava quindici anni fa in tutto il suo splendore la sua tecnica sopraffina (un esempio? Ascoltate i reels “Jenny Picking Cockles / My Love is in America”), l’intelligenza di orientarsi nello sterminato repertorio della musica irlandese e soprattutto a mio avviso la brillantezza nel suonare “standards” con un tocco personale di una qualità tecnica ed interpretativa rara a trovarsi 

Tra questi voglio citarne due, “The Fox Chase”, riportato per la prima volta su spartito da Henry Hudson vissuto a cavallo del 1800 e presente anche nella raccolta O’Neill (1903), un autentico banco di prova per chi voglia misurarsi con le uilleann pipes ed il set composto dalla slow air “The Bunny Bunch of Roses” che narra di un dialogo affettuoso tra Napoleone Bonaparte e la madre Letizia e ad una hornpipe, “The Sally Garden” che racconta le proprietà del salice, un’ode ai suoi rami che sapientemente intrecciati prendono la forma di ceste di ogni misura.

Seamus Ennis e Leo Rowsome sono egualmente omaggiati da David Power: il primo con l’hornpipe “The Standing Abbey” abbinato al set di danze “Madame Bonaparte” (la consorte di Napoleone), il secondo con il jig “The Boys of the Town” suonato appunto da Ennis alle pipes ma anche dal violinista Kevin Burke della Bothy Band e di Patrick Street.

Musica straordinaria: vera, sincera, che mi ha emozionata e che è arrivata subito al cuore.

SUONI RIEMERSI: P. BRADY · A. IRVINE · P. BROWNE · D. LUNNY · M. MOLLOY · T. POTTS · T. NI DOMHNAILL “The Gathering”

SUONI RIEMERSI: P. BRADY · A. IRVINE · P. BROWNE · D. LUNNY ·  M. MOLLOY  · T. POTTS · T. NI DOMHNAILL “The Gathering”

SUONI RIEMERSI: P. BRADY · A. IRVINE ·P. BROWNE ·D. LUNNY ·  M. MOLLOY  ·T. POTTS ·T. NI DOMHNAILL “The Gathering”

SRUTHÁIN/ GREENHAYS RECORDS. LP, 1981

di alessandro nobis

Nel 1977 Diane Meek, dublinese appassionata di musica tradizionale irlandese e titolare dell’etichetta discografica Srutháin riunisce in uno studio alcuni tra i più significativi esponenti del folk revival irlandese di quegli anni per registrare un disco ma passano però quattro anni prima che venga pubblicato in America dalla Greenhays Records. Non si tratta in realtà di vero e proprio ensemble – in nessuna delle tracce suonano tutti assieme -, ma la musica registrata mette in evidenza la qualità del repertorio e la coesione in tutti i piccoli combo che via presentano materiale di nuova composizione. Insomma, lo spirito ed il sentimento di una “Will the Circle Bill Umbroken” irlandese e, oltre ai nomi che appaiono in copertina vanno aggiunti il batterista Paul McAteer, il chitarrista Arty McGlynn e  la clavicembalista Triona Ni Dhomnaill.

Brani eseguiti in completa solitudine come le due gighe del piper Peter Browne (“Hardinan the Fiddler” dedicata a James H. che nel 1831 pubblicò “Irish Minsterlsy” e “Banish Misfortune” Dalla raccolta di O’Neill) e, tra i canti narrativi, non posso esimermi dal citarne almeno due: la prima interpretata da Paul Brady – Paddy’s Lamentation-, la storia di un irlandese emigrato in America che viene forzatamente arruolato nell’esercito dell’Unione durante la Guerra di Secessione (la leva era obbligatoria per tutti gli uomini tranne che per quelli che potevano permettersi di pagare una tassa di 300 $ e di mandare un altro in loro vece) e la seconda cantata da Andy Irvine, “The Mall of Lismore” che narra la vicenda di una giovane ragazza che si innamora di un altrettanto giovane e focoso soldato venendo così disconosciuta dal padre, che comunque spera di re-incontrare un giorno ……

“The Gathering” è un disco che all’epoca passò quasi inosservato nonostante l’eccezionale livello dei musicisti coinvolti da Diane Meek: un vero peccato perché a mio avviso resta un lavoro significativo che va oltre i capolavori incisi dai gruppi storici del folk revival irlandese di quegli anni, un lavoro dove la collaborazione ed il piacere di suonare e di comunicare emerge a piè sospinto durante l’ascolto.

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY “The Farewell Album”

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY “The Farewell Album”

SUONI RIEMERSI: EDDIE & FINBAR FUREY “The Farewell Album”

INTERCORD RECORDS, 2 LP. 1976

di alessandro nobis

Questo doppio ellepì pubblicato dalla tedesca Intercord nel 1976 raccoglie le ultime preziose testimonianze sonore del duo formato da Finbar (Uillenann pipes, voce, chitarra e flauti) ed Eddie Furey (voce, chitarra, mandola e bodhran) con il supporto di Hannes Wader alla voce e chitarra; un disco live ed uno in studio per una delle formazioni che assieme ad altre influenzarono negli anni a seguire il movimento del folk revival irlandese, al di là dell’enorme talento di Finbar come suonatore di uilleann pipes (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/08/suoni-riemersi-finbar-furey-traditional-irish-pipe-music/). Il disco registrato dal vivo fu registrato nel giugno appunto del ’76 al Folk Club di Witten, dodici brani della tradizione irlandese vicino a folksongs del repertorio folk e di autori inglesi: “Lord Gregory” (“The Lass of Roch Royal” Roud 49 e Child 76) è uno degli standards del folk angloscotoirlandese, “From Clare to Here”. Scritta da Ralph McTell, è una canto legato ai sentimenti di un emigrato irlandese a Londra e “Still he Sings” del grande Allan Taylor racconta l’emozione per la nascita del primo figlio, un inno alla vita. Anche il pregevolissimo disco in studio registrato a Neukirchen contiene alcune preziose gemme e si apre con le pipes di Finbar Furey che accompagnano “Pretty Saro” (Roud 417), ballata di emigrazione anglosassone “ritrovata” nei Monti Appalachi da Ceci Sharp; “The Grave of Wolfetone” (la tomba di trova nella Contea di Kildare, a Sallins, è un canto dedicato a Wolfe Tone,  leader della rivolta anti-inglese del 1978 nella quale protestanti e cattolici si ritrovarono fianco a fianco nei combattimenti e tra gli strumentali particolarmente efficaci mi sono sembrati “Carsten’jig” (composto da Finbar e dedicato a Carsten Linde, produttore del disco) e “Graham’s Flat”, un’altra composizione del piper di Ballifermot.

Un doppio ellepì, prodotto in Germania, che fotografa la passione e l’amore verso la musica irlandese che nell’Europa continentale trovò il suo apice in quegli anni, e che ancora continua.

SUONI RIEMERSI: JERRY O’SULLIVAN “The Invasion”

SUONI RIEMERSI: JERRY O’SULLIVAN “The Invasion”

SUONI RIEMERSI: JERRY O’SULLIVAN “The Invasion”

Green Linnet Records, LP 1987

di Alessandro Nobis

Questo “The Invasion” è il primo album solista del piper irlandese – americano Jerry O’Sullivan, originariamente suonatore di Highland Bagpipes e poi convertitosi dopo una visita in quel di Dublino alle uilleann pipes diventandone uno dei più accreditati ambasciatori di questo strumento oltreoceano e godendo di un notevole rispetto dei pipers della terra d’Irlanda.

La storia della musica irlandese in America nasce “ufficialmente” più di un secolo fa quando un agente della polizia di Chicago, Francis O’Neill (1848 – 1936) nativo di Tralibane nella Contea di Cork diede alle stampe due raccolte che tutt’oggi sono una fondamentale fonte di studio per musicologi e musicisti irlandesi, la prima pubblicata nel 1903 (“O’Neill Music of Ireland” con 1850 brani musicali) e la seconda del 1907 (“The Dance Music of Ireland”con 1001 brani) sono le più importanti. Con l’invenzione dei grammofoni poi iniziarono ad essere registrati e pubblicati moltissimi 78giri che sono un’altra importante fonte di studio: su Facebook ad esempio esiste il gruppo “The ITM 78 Group” fondato da Frank Dalton che mette a disposizione numerosi audio ricavati dalla digitalizzazione di 78giri.

Il newyorkese Jerry O’Sullivan per registrare questo suo bel disco d’esordio si è avvalso della collaborazione soprattutto di musicisti appartenenti a famiglie “irlandesi” – la sua ha le origini nella Contea di Mayo – come Seamus Egan, Eileen Ivers, Jesse Winch e Joanie Madden vicino a Mick Moloney, irlandese ma trasferitosi oltreoceano, ed all’americana Rosalyn Briley con un risultato assolutamente brillante sia nella scelta del repertorio che dell’interpretazione. Per ogni brano il piper si avvale di diverse collaborazioni; vorrei segnalare i set “The Chorus Reel / Ashmoean House” dai repertori di Joe McKenna e Tommy Gunn con il banjo di Eagan e la chitarra di Moloney e quello composto da Joanie Madden “The Conspiracy / Nuala’Bonnet / The Croton Dam / The Invasion” e l’interpretazione in duo con l’arpa di Rosalyn Briley di una delle ultime composizioni di Turlogh O’Carolan, quel “Farewell to Music” scritto nella residenza della mecenate Mrs. McDermott. Naturalmente ci sono anche dei brani eseguiti in “solo” come “Colonel Fraser” suonato nello stile del grande piper Johnny Doran ed un doveroso omaggio a Robbie Hannan con l’interpretazione di due jigs.

Bellissimo disco realizzato da un gruppo di musicisti che hanno saputo esprimere nel migliore dei modi l’orgoglio ed il senso di appartenenza alla loro terra d’origine.

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

SUONI RIEMERSI: LEO ROWSOME “Rína bPíobairí: The King of the Pipers”

Claddagh Records CC1. Lp, CD 1959

di alessandro nobis

LA COPERTINA DEL DISCO

Son duecento anni che la famiglia Rowsome costruisce e suona uilleann pipes, due secoli da quando il capostipite Samuel, contadino e piper, nacque nella Contea di Wexford intorno al 1820 e di tutta la dinastia il più conosciuto è senza alcuna ombra di dubbio Leo (1903 – 1970), nipote di Samuel. La sua carriera “ufficiale”, cioè quella testimoniata da rarissime incisioni su 78 giri, iniziò nel lontano 1926 e proseguì per un ventennio incidendo per Columbia, la Decca e la His Master Voice; queste incisioni furono poi raccolte dalla Topic Records in un CD intitolato – e non poteva essere diversamente – “Classics of Irish Piping”.

L’influenza che Rowsome ebbe sulla generazione di giovani pipers attivi negli anni Sessanta fu enorme, non c’è suonatore di uillean pipes che non lo citi o interpreti uno dei suoi brani, ed anche le generazioni seguenti lo venerano come musicista al pari di Willie Clancy o Seamus Ennis.

Le registrazioni di questo “Rína bPíobairí: The King of the Pipers” che risalgono al 1959 sono anche la prima pubblicazione della meritoria Claddagh Records: contengono sedici tracce eseguite in solo come amava fare – a parte qualche limitata occasione su 78 giri come “St. Patrick Day” dove si fa accompagnare dalla Leo Rowsome’s Irish Pipers’ Band (Stereo IR007; mx #S2923; 1933) – e mettono in risalto, con una qualità audio ovviamente migliore delle registrazioni precedenti, lo stile potente e preciso e l’assolutamente perfetto senso del ritmo che il piper di Wexford evidenziava nell’esecuzione del repertorio legato al ballo popolare e nelle slow airs.

Queste registrazioni sono quindi una delle pietre angolari della tradizione dei pipers irlandesi, e tra le tracce segnalo naturalmente “O’Carolan’s Concerto” abbinata al planxty “Davis”, la toccante slow air “An Buachaill Caol Dubh (The Dark Slender Boy)”ed il set dance “Madame Bonaparte” dedicato alla memoria di Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie, meglio nota come Giuseppina di Beauharnais Imperatrice della Francia alleata dell’Irlanda ai tempi di Napoleone.

SUONI RIEMERSI: MOLLOY · KEANE · O’FLYNN “The Fire Aflame”

SUONI RIEMERSI: MOLLOY · KEANE · O’FLYNN “The Fire Aflame”

MOLLOY ·KEANE ·O’FLYNN “The Fire Aflame” Claddagh Records. CD, 1992

di alessandro nobis

Credo, e so di non essere il solo, che Matt Molloy, Sean Keane e Liam O’Flynn siano tre giganti della tradizione musicale irlandese avendo nei decenni attraversato la sua ”storia” militando o addirittura fondando ensemble come Chieftains, Planxty, Bothy Band e la Ceoltoiri Chualann del seminale Sean O’Riada. Dunque nell’ormai lontanissimo 1992 i tre amici si incontrano in studio di registrazione ed assieme al chitarrista Arty McGlynn, al violoncellista Neil Martin ed all’arpista e tastierista Noreen O’Donoghue suonano le tredici tracce contenute in questo straordinario disco pubblicato dalla storica etichetta dublinese Claddagh lasciando una testimonianza non solo del loro talento immenso che già conoscevamo ma della perfezione e brillantezza con la quale i tre affrontano questo repertorio; l’hornpipe “The Belharbour” (dal repertorio del suonatore di concertina Chris Droney) abbinato al reel “The Old Ruined Cottage in the Glen” sono splendidamente eseguite al flauto di Matt Molloy accompagnato dal sempre pregevolissimo tocco di Arty McGlynn alla chitarra, “The Turnibìng of the Geese” è la melodia di una ballata d’amore del repertorio sean-nos di Cork resa alla perfezione dal violino di Sean Keane accompagnato dal violoncello e dalla tastiera, “Eire” è un’altra melodia, stavolta eseguita da Liam O’Flynn con il supporto di arpa e tastiera ed infine voglio citare il reel e lo Strathspey che chiudono questo lavoro, “Sean Ryan’s Reel” e “The Grand Spey” suonati da Keane, O’Flynn e Molloy.

Disco da dieci e lode e, aggiungerei, commovente.

 

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Mountain Groves”

SUONI RIEMERSI: EMMETT GILL  “The Ace and Deuce of Piping Vol. 2: The Mountain Groves”

Na Píobaíri Uilleann. CD, 2007

di alessandro nobis

Nativo di Londra ma “naturalizzato” irlandese, Emmett Gill è uno dei numerosi musicisti che, pur avendo una tecnica invidiabile ed una espressività davvero rara, resta per il momento poco conosciuto soprattutto nel “continente” al di fuori della cerchia degli appassionati di uilleann pipe e di conseguenza della musica tradizionale irlandese. Già nei primi anni ’80 – e quindi in giovanissima età considerando che il suo anno di nascita è il 1976 – in quel di Camden Town, quartiere londinese conosciuto per il fermento culturale che ospita, Gill ha respirato l’aria irlandese sia ascoltando la collezione di dischi dei genitori e successivamente collezionando preziosi 78 giri sia frequentando il “London Pipers Club” e maestri come Billy Browne e da John Murphy.

13853Meno male che nel 2007 la benemerita associazione “Na Píobaíri Uilleann” nella sua collana “The Ace and Deuce of Piping” ha pubblicato questo ottimo “The Mountain Groves” dove racconta le sue influenze, i suoi studi in una parola la sua passione per la cornamusa irlandese.

Qualche esempio? “The Garden of Daisies”, brillante set di danze imparato ascoltando gente come Patsy Touhey e Seamus Ennis, le gighe “Down the Black Lane / Donnybrook Fair / Scully’s Casey” provengono dal suo repertorio live, il set “Sean O’Duibhir a’Gleanna” nel repertorio di pipers e violinisti ed associato al West Clare, la slow air “”Mo Ghrád Sa An Jug Mòr Is E Lán” eseguita a-la dal fondamentale piper Willie Clancy.

Una scoperta interessante, questa di Emmett Gill, e probabilmente la sua unica registrazione pubblicata sin qui. Attendiamo smentite da parte dell’interessato o di chiunque sia più aggiornato di me.

https://napiobairiuilleann.bandcamp.com/artists

“THE ACE AND DEUCE OF PIPING”:

Vol. 1: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/03/21/suoni-riemersi-eliot-grasso-up-against-the-flatirons/

Vol. 3: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/04/09/suoni-riemersi-robbie-hannan-the-ace-and-deuce-of-piping-vol-4-the-tempest/

Vol. 4: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/06/22/caoimhin-ofearghail-uilleann-piping-from-county-waterford/