LUCIANA ELIZONDO “Alone”

LUCIANA ELIZONDO “Alone”

LUCIANA ELIZONDO “Alone”

ASSOCIAZIONE LATINOAMERICANA DI CREMONA. CD, 2019

elizondoIn molti abbiamo avuto il grande piacere di avvicinare il suono della viola da gamba grazie al film “Tutte le mattine del mondo” di Alain Corneau (1991) nel quale si narravano le vicende del rapporto tra i due autori – esecutori Marin Marais e Monsieur de Sainte Colombe. Jordi Savall era l’interprete della colonna sonora, e chi ha voluto poi proseguire sulla strada di questa musica avrebbe scoperto che il violista catalano dieci anni prima aveva inciso uno splendido lavoro solista dedicato a questo straordinario strumento.

Qualche settimana fa la violista argentina Luciana Elizondo ha pubblicato autonomamente questa sua opera prima solistica orientando la scelta del repertorio sulle scritture di due colossi della viola da gamba, Tobias Hume (1569 – 1575) e Carl Friederich Abel (1723 – 1787) vissuti ad un secolo e mezzo uno dall’altro, quasi a testimoniare come questo strumento abbia goduto in un periodo piuttosto lungo l’attenzione di musicisti e di compositori. Val la pena di spendere due parole su questi due autori: il primo, il geniale ed eccentrico Hume era un soldato professionista (leggi “mercenario”) la cui passione – a parte quella di prestare la sua opera a diversi eserciti europei – era la musica; pubblicò due raccolte musicali, The first Part of Ayres(o Musicall Humors) del 1605 che contiene 117 brani,e Captain Humes Poeticall Musicke, del 1607 che comprende 25 brani per viola e liuto. Fu il primo ad usare la tecnica che prevedeva l’uso anche del dorso dell’archetto (tecnica del legno) ed anche il primo ad utilizzata le intavolature per scrivere la musica e per questo venne attaccato duramente nientemeno che da John Dowland. Così Home aveva scritto: “D’ora in avanti il maestoso strumento “Gambo violl” produrrà con facilità una musica molto varia e ricca di risorse come il liuto”: apriti cielo.

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Dal canto suo Carl Friederich Abel era figlio del violoncellista dell’Orchestra di J. S. Bach e con il figlio di Bach, Johann Christian, organizzò per la prima volta in assoluto una serie di concerti “su abbonamento”, una grande novità per l’epoca. La Elizondo intepreta qui sei composizioni tra le quali segnalo un magnifico “Adagio” ed un “Tempo di Minuetto”: tutti provengono dalla raccolta “Drexel 5871”, 27 composizioni facenti parte di un’importante fondo di oltre seimila volumi che si trovano ora custoditi dalla Biblioteca Pubblica di New York e donati dal filantropo Joseph Drexel che li acquistò nel 1858 da Henry Albrecht.

Da semplice ascoltatore posso solo dire che la violista argentina interpreta in modo impeccabile questo repertorio (segnalo ancora il pizzicato di apertura di “Loves Farewell” di Hume e delleo stasso autore la Gagliarda “del Soldato”, riuscendo a dare una nitida immagine alla musica che veniva suonata nelle corti europee, prima solamente davanti ai selezionatissimi cortigiani ed in seguito, grazie all’iniziativa di Abel e Bach, anche ad un pubblico più ampio.

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Luciana Elizondo con Balen Lopez De Munain.

Se siete interessati a questo lavoro, contattate direttamente Luciana Elizondo qui: https://www.facebook.com/luciana.elizondo.9/timeline?lst=100001590709426%3A1111823132%3A1569149849

 

 

PACOLONI ENSEMBLE “Adriaan Smout: Thysius Lute Book”

PACOLONI ENSEMBLE “Adriaan Smout: Thysius Lute Book”

PACOLONI ENSEMBLE “Adriaan Smout: Thysius Lute Book”

BRILLIANT CLASSICS CD, 2018

di Alessandro Nobis

A Leiden, nell’Olanda meridionale, si trova un edificio settecentesco che custodisce la Biblioteca fondata da Joan Thysius nel 1655, un collezionista di libri che alla fine del sedicesimo secolo acquistò un’imponente collezione di manoscritti raccolti da Adriaan Joriszoon Smout di Rotterdam; si tratta di 522 fogli che rappresentano una delle più importanti fonti di studio per suonatori di liuto e per i musicologi. Smout non era un musicista di professione – era insegnante e filosofo – ma comunque aveva una grande familiarità e passione per la musica tanto che trascrisse con il sistema dell’intavolatura per liuto numerosi esempi di musica sacra e profane oltre a melodie derivate dalla cultura popolare olandese e non. Da questa messe di fonti scritte, ovvero da quello che viene chiamato il “Het Luitboek van Thysius”, il Pacoloni Ensemble (Roberto Cascio, Franco Fois, Roberto Gallina e Fabio Mori ai liuti e Giovanni Tufano alle percussioni) ha scelto le ventitrè composizioni che compongono questo straordinario esempio di musica strumentale per liuto del periodo a cavallo dell’anno 1600 (Smout era nato nel 1578 e scomparve nel 1646) pubblicato dalla Brilliant Classics.

Thysius401v.pngAl di là del fascino delle otto gagliarde (una danza molto popolare in quasi tutta Europa nel XVI secolo), personalmente ho trovato molto interessanti i temi di origine popolare come “Jan Dirrixz”, Ick clam den boon al op” e “Gaet hen toe”, trascrizioni di canti popolari, e “Can shee excuse me” attribuito a John Dowland (che lo indica come “La Gagliarda del Conte di Essex”.

Un repertorio raro quindi, eseguito con grande maestria dai cinque musicisti che ci svela un altro scorcio sulla musica del tardo Rinascimento – Primo Barocco. Un raggio di luce su un tesoro musicale fino ad ora mai registrato, e citazione d’obbligo per la Brilliant che anche in questo caso “brilla” per la ricerca di repertori ed autori per lo più sconosciuti al pubblico più vasto.

www.brilliantclassics.com

 

HESPERION XXI & LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA “Henricus Isaac 1450 – 1517”

HESPERION XXI & LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA “Henricus Isaac 1450 – 1517”

HESPERION XXI & LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA “Henricus Isaac” (1450 – 1517)

ALIAVOX RECORDS, CD, 2017

di Alessandro Nobis

C’è un filo sottile e quasi invisibile che lega il XV° secolo alla musica del Novecento, un filo che ha rischiato di rimanere tale se nel 1902 Anton Webern non avesse presentato uno studio molto approfondito riguardante la raccolta di mottetti “Choralis Constantinus”, scritto (ma terminato da un suo allievo, Ludwig Senfl)  da un fino ad allora quasi sconosciuto autore delle Fiandre, Heinrich Isaac; un lavoro che influenzò la musica corale del Novecento, soprattutto Webern, ma anche Shoenberg e Berg, in special modo nella tecnica di composizione (cfr. Passacaglia Op. 1).hqdefault.jpg

Questo ennesimo splendido lavoro confezionato da Jordi Savall vuole celebrare con una illuminata antologia il 500° anniversario del compositore delle Fiandre, che nel 1480 circa venne chiamato in Italia, a Firenze, alle dipendenze di Lorenzo de Medici per sostituire l’organista Squarcialupi e dove restò fino al 1492, anno della morte di Lorenzo; dal Granducato venne chiamato alla corte dell’imperatore Massimiliano 1° dove cinque anni dopo fu nominato compositore di Corte. Ma Firenze restò sempre nel cuore di Isaac tanto che l’Imperatore lo nominò suo personale diplomatico nella città toscana dove morì nel 1517. Questa in breve l’avventurosa vita terrena di Henricus Isaac, nella quale tra un viaggio e l’altro trovò il tempo di comporre una grande quantità di materiale che influenzò non poco la musica dei secoli seguenti, anche se per quel che mi sovviene poche sono le incisioni che ripropongono i suoi lavori. Questo Cd dell’Hesperion XX e della Capella Real de Catalunya ha il pregio di presentare questo autore al pubblico, e lo fa nel solito stile che Savall ci ha abituato: utilissimo libretto multilingue con due saggi di carattere storico – musicologico, un’esecuzione di livello eccellente, una scelta accurata tale da offrire le più diverse sfaccettature dell’opera di Isaac.

L’amore per la corte medicea è testimoniata qui dal brano strumentale di apertura (“Palle Palle” la fanfara dei Medici), da “Chi darà acqua alla mia fonte”, Lamento di Angelo Poliziano musicato da Isaac in occasione della morte di Lorenzo e dal canto carnascialesco “Hora e di maggio”, un genere di composizione molto gradita allo stesso Lorenzo; interessante poi “Innsbruck, devo lasciarti” costruito su una probabile melodia popolare, e naturalmente i mottetti la cui bellezza e fascino vengono portati a livelli  di assoluta eccellenza grazie all’esecuzione della Capella Real.

Se siete appassionati dell’arte di questo violista catalano e/o della musica antica, impiegherete pochi minuti ad innamorarvi di questo repertorio, registrato pochi giorni dopo un concerto live in Catalunya. Li vedremo mai in Italia?

 

 

SANDRO VOLTA “Marco Dall’Aquila: La battaglia, Music for lute volume 2”

SANDRO VOLTA “Marco Dall’Aquila: La battaglia, Music for lute volume 2”

SANDRO VOLTA “Marco Dall’Aquila: La battaglia, Music for lute volume 2”

BRILLIANT CLASSIC RECORDS, CD, 2016

di Alessandro Nobis

Bizzarra storia quella di Marco Dall’Aquila: parte giovanissimo dall’Abruzzo per raggiungere Venezia e stabilirvisi con l’obiettivo di riuscire a campare della stampa e della vendita delle sue composizioni per liuto. Non ci riesce, solamente nel 1505 ottiene che nessun altro possa commerciare le sue composizioni al di fuori della laguna: ma alcune di esse grazie al Console Pandolfo Herwarth vengono vendute – o scambiate non ci è dato a sapere – e prendono il mare dal Fondaco dei Tedeschi a Venezia per la terra dei Teutoni, finendo dopo chissà quali peripezie alla Biblioteca Statale di Monaco di Baviera, ove sono conservate tuttora nei Manoscritti di Herwarth, appunto. Marco Dall’Aquila vive a cavallo dell’anno 1500, anno che vide uno sviluppo importante nella morfologia del suo strumento, che passa da cinque a sei cori di corde e che inizia ad essere suonato pizzicando le corde anziché con un plettro (l’oud invece conserverà questa metodologia esecutiva fino ad oggi), aumentando così le possibilità polifoniche e dando ancor più all’esecutore la gioia di esprimere tutto il suo virtuosismo.

Il liutista e studioso Sandro Volta, che aveva già inciso un paio di anni fa un CD con l’esecuzione di 21 composizioni di Dall’Aquila, con questo secondo volume consente brillantemente all’ascoltatore di ampliare la sua conoscenza del repertorio di questo autore eseguendo altre 20 scritture, due delle quali interpretate in coppia con un altro specialista dello strumento, Fabio Refrigeri. E’ questa musica dal grandissimo fascino e l’esecuzione ancora una volta dà piena e chiara luce e doveroso risalto al lavoro che mezzo millennio or sono aveva così grandemente ma sfortunatamente impegnato il talento del compositore di origine abruzzese, ancor più perché quel che posso dire, i suoi spartiti non hanno mai goduto di così ampio spazio come in questi due dischi di Sandro Volta (Christopher Wilson ne aveva incise nove nel 1994, tre le aveva registrate Shirley Rumsey l’anno precedente, ed entrambi erano lavori antologici dedicati dalla Naxos al Rinascimento Italiano).

La cosa si fa ancora più interessante visto che l’etichetta Brilliant Records propone al pubblico il suo catalogo ad un prezzo davvero interessante, intorno ai 7 (sette) euro. Quindi perché non approfittarne per conoscere il Marco Dall’Aquila?

 

http://www.brilliantclassics.com

 

 

 

 


 

LINO STRAULINO “Barbad e l’alighe”

LINO STRAULINO “Barbad e l’alighe”

LINO STRAULINO “Barbad e l’alighe”

autoproduzione, 2016

 di Alessandro Nobis

Prodotto in centotrenta copie (avete letto bene, 130) “Barbad e l’alighe” è il lavoro più recente del chitarrista – cantante – compositore – ricercatore di Sutrio Lino Straulino, che indifferentemente passa dalla canzone d’autore al progressive, dalla ballata popolare alla musica per sola chitarra contenuto in questo suo recentissimo lavoro.

Questo suo lavoro, finissimo prodotto artigianale direi “d’altri tempi”, testimonia ed evidenzia nel modo più chiaro possibile il gusto, la classe, la superlativa tecnica finger picking di uno straordinario chitarrista che ahimè pochi hanno la fortuna di conoscere ed apprezzare, e questa DEVE essere l’occasione buona per avvicinarsi.

Diciassette tracce che ti fanno viaggiare nello spazio e nel tempo, un disco superlativo alla pari di quelli dei più rinomati finger-pickers nostrani e d’oltralpe che non voglio nominare (lascio a voi immaginare); muoversi con questa grande perizia, equilibrio e delicatezza tra le danze raccolte da Giorgio Mainerio (“Schirazula Marazula” e “Ungaresca” tratte da “Il primo libro dei balli”, 1578), quelle popolari come la furlana (di Corfù), la giga (di Ferrara) e la manfrina (di Castelbolognese), i brani originali (“Smoke Rings” e “Awareness” in quattro parti) e classici come l’irlandese “Foggy Dew” e le inglesi “Merry Go Round” e “Anji” è impresa improba ma se hai la modestia, il talento e l’ampia cultura musicale di Lino Straulino diventa facile. Per lui.

Se non conoscete la sua musica, quattro consigli (per gli acquisti): “Blue”, “La bella che dormiva”, “Gorai” e naturalmente questo capolavoro; “Barbad e l’alighe”.

 

https://www.facebook.com/Lino-Straulino-Words-Music-Page-260483877340962/?ref=ts&fref=ts

OLEG TIMOFEYEV “Elizabethan Pavans”

OLEG TIMOFEYEV “Elizabethan Pavans”

OLEG TIMOFEYEV

“Elizabethian Pavans”
 – BRILLIANT CLASSIC, CD, 2016

di Alessandro Nobis

Con l’ascolto di questo bel CD del liutista di origini russe Oleg Timofeyev si fa un viaggio attraverso la musica per liuto del XVII° secolo inglese. In particolare Oleg Timofeyev affronta lo sviluppo della Pavana, un tipo di composizione che lasciava al compositore di mostrare tutto il suo talento e tutta la sua fantasia. Attraverso tutto il 16° secolo questa danza conobbe un’evoluzione soprattutto in Inghilterra.

Timofeyev presenta in ordine cronologico le varie tappe dello sviluppo di questa danza rinascimentale, dalla forma più antica sin qui conosciuta “King Henry VIII° Pavan” (1540 circa), ancora somigliante a quelle composte e danzate nel resto d’Europa fino a quella forse più celebre, la “Lachrimae Pavan” del tardo ‘600 composta dal “divino” John Dowland e che diventò in seguito punto di riferimento praticamente di tuti gli autori di quel periodo.

Il libretto che accompagna questo bel CD ci consente di seguire passo passo la scaletta dei brani, e ci da modo così di conoscere meglio una faccia del mondo musicale rinascimentale, così ricco di autori e di musiche, ed altrettanto ricco di preziosissimi manoscritti grazie ai quali possiamo avere oggi un’idea plausibile della musica di quel periodo.

Concludo facendovi notare che a mio avviso il catalogo della Brilliant Classic è di quelli da tenere d’occhio, abbinando la qualità di registrazione e d’esecuzione ad un prezzo veramente appetibile: parlo di sei – sette Euro. Non so se mi sono spiegato.