WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, ULSTER, IRLANDA 14 – 17 NOV. 2019 (Prima parte)

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, ULSTER, IRLANDA 14 – 17 NOV. 2019 (Prima parte)

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL, ARMAGH, IRLANDA 14 – 17 NOV. 2019 (Prima parte)

di Alessandro Nobis

Da parecchi anni oramai, questo è il ventiseiesimo, per i cultori della musica tradizionale – in particolare irlandese –  di tutto il mondo i giorni attorno al 15 di novembre rappresentano un imperdibile appuntamento, un momento di incontro e di confronto tra musicisti che si tiene nella città di Armagh, nell’omonima Contea irlandese. E’ il William Kennedy Piping Festival dedicato al piper e piper maker nato non lontano da Armagh e vissuto nella cittadina dell’Ulster (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/04/19/500-dalla-piccionaia-william-kennedy-pipe-maker-piper-1768-1834/), brillantemente organizzato dall’attivissimo Pipers Club, istituzione molto importante che lavora nei campi della divulgazione, della ricerca, dell’insegnamento della tradizione musicale irlandese agli adulti ma anche e soprattutto ai giovanissimi che frequentano i corsi di uilleann pipes, di violino, di canto, di step dance, di flauto e di arpa che spesso si concretizzano nella formazione di gruppi musicali anche professionisti.66719761_2396369443810871_1771897747331350528_o.jpg

Al solito molte sono le locations scelte che coprono tutta la città di Armagh, quelle per eventi più “formali” e quelle per gli altrettanti eventi “informali”, ovvero le session libere che si tengono nei pub e negli hotel. Tra le prime il Primate’s Palace, ove si tiene l’apertura ufficiale e dove si può ammirare la collezione permanente di alcune delle opera del pittore (e piper) John Brian Vallely, la sede del Clun “Áras na bPÍobari”, il Cathedral Road Recreation Centre, la Fisrt Presbyterian Church, il Teatro al marker Place, e la St. Malachy P. School, tra i secondi I pub Red Ned’s, Hole in the Wall, Victoria, Turner’s, gli hotel Charlemont, Armagh City.

Per questa ventiseiesima edizione, lo spettro musicale definito dagli organizzatori si amplia ulteriormente con un sguardo al Medio Oriente ed  all’area mediterranea. Vorrei sottolineare a questo proposito la presenza dell’italiano Nico Berardi, multistrumentista e “zampognaro” per l’occasione che presenterà un repertorio popolare proveniente dalla Puglia, regione del sud Italia che si affaccia al Mare Adriatico di fronte alla Grecia e del duo proveniente dall’Iran formato da Liana Sharifian e Homayoon Nasiri, presenti assieme agli scozzesi Tryst all’inaugurazione del WKPF, giovedì 14 alle ore 18 al Primate’s Palace.

Qui sotto il programma dettagliato degli eventi che si terranno il giovedì ed il venerdì a partire dale 10 della mattina, ovvero subito dopo l’Irish Breakfast……………….

Tra I nomi che vorrei solo segnalare, al di là di quelli già citati, il bretone Loic Blejean (già presente nel 2016 con lo straordinario quartetto Celtic Project, Kevin Rowsome, Sean Potts e Padraig McGovern.

(continua)

PROGRAMMA:

GIOVEDI 14

10:00 – Lá na Meanscoileanna – Cathedral Road Recreation Centre

– Sophie Stevenson, Gráinne Holland, Tadhg Mulligan, Brìghde Chaimbeul

18:00 – INAUGURAZIONE UFFICIALE – Primate’s Palace

– Tryst (Scotland)  e Liana Sharifian & Homayoon Nasiri (Iran)

20:00 – A World of Piping – Áras na bPíobairí

– Stefce Stojkoski (Macedonia), Liana Sharifian & Homayoon Nasiri (Iran), Nico Berardi (Italy), Brìghde Chaimbeul & Sophie Stevenson (Scotland), Edelmiro Fernández (Galicia)

INGRESSO £10

22:00  – Session in Red Ned’s

 VENERDI 15

10:00 – Lá na nGaelscoileanna – Cathedral Road Recreation Centre

– Sophie Stevenson, Gráinne Holland, Tadhg Mulligan, Brìghde Chaimbeul

10.00 – Schools Concert – First Presbyterian Church Armagh

– Loïc Bléjean, Sylvain Barou & Tony Byrne (Brittany)

– Tryst (Scotland)

– Liana Sharifian & Homayoon Nasiri (Iran)

– Nico Berardi (Italy)

– Stefce Stojkoski (Macedonia)

– Edelmiro Fernández (Galicia)

13:00 – Lunchtime Session – Embers Restaurant

14:00 – Session – Hole in the Wall Pub

17:00 – Concert – Market Place Studio Theatre

– Máire Ní Ghráda & Maeve Donnelly

– Loïc Bléjean, Sylvain Barou & Tony Byrne (Brittany)

– Brian McNamara & Gráinne Hambley

– Gráinne Holland with Brian Finnegan & Tony Byrne

INGRESSO £10

18:00 – Session – Red Ned’s Pub

18:00 – Lecture/Presentation – Áras na bPíobairí

– ‘Lord Rossmore’ – Seán McElwaine with Tiarnán Ó Duinnchinn

20:00 – Uilleann Pipes Concert – First Presbyterian Church Armagh

– Seán Potts, Tommy & Pádraic Keane, Emer Mayock, Máire Ní Ghráda, Mark Redmond, Pádraig McGovern, Kevin Rowsome

INGRESSO £10

22.30 – Session in Charlemont Arms Hotel

Annunci

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada”

VERONA, 12 – 15 settembre 2019.

di Alessandro Nobis

A Verona ci sono poche certezze sull’attività culturale nel corso dell’anno: ci sono l’Estate Teatrale, la stagione areniana, e da sedici anni tra crescenti difficoltà organizzative a metà settembre c’è il frequentatissimo TocatI’, il Festival dei Giochi di Strada ideato ed organizzato dall’indomita Associazione Giochi Antichi con il patrocinio del Comune di Verona, della Regione del Veneto e della Provincia di Verona in collaborazione con AEJeST, MIBAC e ICDE – Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia. Va detto anche, ed è un aspetto importante, che il Tocatì è al terzo anno del percorso di candidatura del Programma di attività del festival al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale UNESCO.

tocati-logo.png

Quest’anno la Nazione ospite della manifestazione sarà la Bretagna, la nazione celtica in terra di Francia che presenterà la sua cultura tradizionale nei suoi diversi aspetti, da quello ludico a quello della danza e musica tradizionale. (https://tocati.it/spot-ufficiale-2019-bretagna/). I musicisti bretoni sono stati tra i primi, tra la fine degli anni Sessanta e  gli anni Settanta a proseguire nello studio e nella pratica del patrimonio popolare rinnovandolo con arrangiamenti, strumenti alloctoni e riportandone in auge altri come l’arpa bretone. Ricordo solamente il lavoro di Alan Stivell, Dan Ar Bras, i Kornog, i Pennou Skoulm, Patrick e Jacki Molard e gli Skolvan. Un enorme lavoro che ha dato straordinari frutti facendo avvicinare alla musica popolare nuove e nuovissime generazioni di bretoni, un lavoro che in parallelo veniva condotto anche dagli irlandesi e dagli scozzesi. Non a caso a Lorien si tiene annualmente il più grande festival di musica celtica al quale partecipano suonatori, gruppi e ballerini provenienti dalle nazioni comunità spagnole e delle isole britanniche.

costume_bretone copia (1).jpg

Al di là degli aspetti prettamente ludici – per i quali consigliamo di consultare il sito web www.tocati.it e la sempre dettagliata mappina pieghevole, noi de Il Diapason teniamo in particolare a segnalare gli appuntamenti legati alla musica previsti per le giornate da mercoledì a domenica.

65649709_1184174231743930_1165085272895913984_n.jpgSi inizia con un’anteprima, mercoledì 11 alle 21 in Lungadige San Giorgio dove la CONTRADA LORÌ terrà il suo al solito scoppiettante e ben strutturato set nel quale verrà presentato il suo terzo lavoro discografico “Cicole Ciacole”; un momento importante per gli appassionati della musica popolare che già apprezzano il lavoro della Contrada ed un’ottima occasione per gli altri di avvicinarsi al repertorio in gran parte originale ed agli arrangiamenti che il gruppo veronese ha elaborato con tanta perizia.

Non potevano mancare anche in questa diciassettesima edizione le danze popolari salentine alle quali viene dato il giusto spazio giovedì 12 (Lungadige San Giorgio); una festa a ballo quella del “RITMO DEL SALENTO” della quale sappiamo l’ora di inizio (21:30) ma non quella di fine come si conviene in queste travolgenti feste.

Venerdì 13 le danze si aprono alle 20:45, sempre al Lungadige San Giorgio, con il duo “MUNT DA FUR” che propone un repertorio legato alla Trinacria ed alla sua cultura tradizionale e a seguire “LES MUSICIENS DES FIOUR DE MOUN”, ensemble formato da musicisti e danzatori con il loro progetto che copre l’area franco provenzale con danze “di coppia” e “di gruppo”. Infine alle 23 l’atteso set dei veronesi FOLKBANDA (Livio Masarà al violino, Maurizio Diamantini all’organetto diatonico, Mirco Meneghel alla fisarmonica e Barbara Mazzon al flauto traverso), ensemble formato da musicisti che da anni perseguono un interessante progetto di ricontestualizzazione della musica popolare al ballo, collaborando come in questa occasione con i ballerini del GRUPPO RICERCA DANZE POPOLARI. Un finale di serata con i fiocchi (e controfiocchi), quindi.

42909316_1885316751547308_5256494857349758976_o
FOLKBANDA E GRDP

Sempre venerdì, alle 21:30 ma presso Porta Borsari, un altro incontro con il ballo popolare curato stavolta dal gruppo TAMZARÀ – costituitosi nel 2004 – con le sue gighe, le manfrine, le mazurke, le quadriglie, i valzer e i sirtaki- , che vive il ballo come un gioco, una passione, un modo per conoscersi divertendosi attraverso le danze tradizionali.

37850620_1172268202913165_6006638202998226944_n.jpg
ASSOCIAZIONE BALLO FOLK TAMZARA’

Sabato (e domenica mattina), imperdibile appuntamento nel centro storico di Verona con la sfilata che si tiene solitamente per il Rito di Maggio ed eccezionalmente ri-proposta al Tocatì. E’ il rito celebrato in molte culture tradizionali che festeggia il ritorno della primavera e la rinata stagione: fiori, doni della terra, musica popolare con gli strumenti titpici della cultura bretone tra cui la cornamusa ed il biniou, veramente imperdibile, qualcosa che va al dì là del superficiale aspetto folcloristico e che presenta i valori ancora gelosamente conservati e tramandati della cultura popolare di Bretagna.

Sabato 14 un altro appuntamento davvero importante al Lungadige San Giorgio, quello dell’ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA DELL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA diretta dall’organettista AMBROGIO SPARAGNA, una delle più importanti figure nel campo dello studio e della riproposta della musica tradizionale del Centro e Sud Italia. e formata da prestigiosi suonatori come Valentina Ferraiolo (tamburelli, voce), Erasmo Treglia: (torototela, ghironda, ciaramella), Clara Graziano (voce, organetto e danza), Cristiano Califfato (chitarre), Raffaello Simeoni (voce e fiati popolari), Diego Micheli al contrabbasso ed Ottavio Saviano alla batteria. Inizio alle 22:00.

31749528_2107235909290082_3090604233649553408_o.jpg
ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA

Naturalmente poi, nei giorni di venerdì (dalle 21:30 alle 23:00), sabato e domenica (a partire dalle 10:00) in “Piazza Bretagna”, ossia Piazza dei Signori, ossia Piazza Dante la farà da padrone il patrimonio tradizionale bretone: il “COLLETIF KENDALC’H” musicisti e danzatori trasformeranno la piazza in una gigantesca festa a ballo, il “Fest Noz” bretone dove convoglieranno i cultori delle danze bretoni anche dalle città limitrofe per questa rara occasione di ballare assieme a chi queste danze le perpetua. Sarà della partita anche l’ensemble “LES PIRATES” avranno modo di far apprezzare al pubblico il particolare repertorio delle ballate tradizionali legate alla marineria tipico di questa regione che si affaccia sull’Atlantico, terra di marinai da millenni. Anche questo a mio avviso un momento al quale non si può mancare.

Inoltre voglio sottolineare, nella sala degli Scacchi del Palazzo della Ragione, l’esposizione “ALLA SCOPERTA DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE IN BRETAGNA” aperta il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00.

Poi, dopo questa immersione nella cultura bretone, non resta che prendere l’auto e guidare in direzione Lorient…….

 

 

SOSTIENE BORDIN: KING CRIMSON, ARENA DI VERONA 8 LUGLIO 2019

SOSTIENE BORDIN: KING CRIMSON, ARENA DI VERONA 8 LUGLIO 2019

SOSTIENE BORDIN: KING CRIMSON LIVE, ARENA DI VERONA 8 LUGLIO 2019

di Cristiano Bordin

Se c’è un gruppo che ha sempre camminato per una strada tutta sua costruendosi un suono dai tanti richiami ma dalla assoluta indefinibilità quelli sono proprio i King Crimson. E il gruppo di Robert Fripp, mutando nel corso dei decenni costantemente pelle ma compiendo il miracolo di rimanere  sempre se stesso, ha tagliato quest’anno il traguardo dei cinquanta  anni. Cinquanta candeline da festeggiare con un tour con la formazione che rappresenta l’ultima versione del  Re Cremisi: tre batterie – Gavin Harrison, Pat Mastelotto e  Jeremy Stacey, impegnato anche alle tastiere – Mel Collins, sax e flauto, Jakko Jaksick, chitarra e voce, Tony Levine al basso e ovviamente sua maestà Robert Fripp alla chitarra.

Una formazione, già protagonista in Italia di altri concerti e di altri tour, lunedì sera ha suonato davanti ad una platea prestigiosa come l’Arena di Verona. Niente tutto esaurito, ma comunque per festeggiare il compleanno del gruppo e del loro  primo album “In the Court of the Crimson King” c’erano circa diecimila persone per un concerto diviso in due set più un bis. In tutto quasi tre ore di musica. Tutte ad un livello altissimo.

Si parte con un dialogo a tre proprio tra i batteristi e poi “Pictures of a city“, brano da “In the wake of Poseidon”, con un riff chitarristico denso, scuro, metallico, quasi cattivo che ritroveremo in altri brani, accompagnato dal sax.  Poi si arriva ad uno dei momenti forse più attesi,  “Epitaph“.

E dopo “Radical action” e una grande versione di  “Islands” si  arriva quasi a concludere la prima parte ma ci sono ancora almeno un paio di  sorprese:  “Cat Food“, complessa e virtuosistica,  e “Frame by frame” .

Un primo set  impeccabile: tante sfumature ma anche un suono coerente che è capace  di costruire e di  spaziare tra paesaggi sonori diversi con la stessa maestria. Fripp è sempre  impassibile e sembra il direttore di un’orchestra che riesce sempre a ritrovarsi anche per i percorsi musicalmente più difficili con una naturalezza incredibile. E forse è proprio questa l’unica definizione possibile per i King Crimson: un’orchestra di musica contemporanea capace di riproporre con uno stile inconfondibile e sempre attuale  perché sempre capace di rinnovarsi, cinquant’anni di musica e cinquant’anni di carriera.

La seconda parte è qualcosa di quasi indescrivibile per coesione e  potenza. Si inizia con una fantastica “Sheltering sky” ed è il suono di “Discipline” a tornare ovviamente in una nuova veste. Succederà anche con “Indiscipline”  e sinceramente per apprezzando moltissimo Adrian Belew le versioni di questi due pezzi non me lo hanno fatto rimpiangere anche se rivederlo a fianco di Fripp per festeggiare i 50 anni sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta. Dopo una  stupenda  versione di “Cirkus” arriva “Moonchild”  in una veste rinnovata, costruita sulla nuova formazione e sulle tre batterie e ovviamente “In the Court of the Crimson King“. Il finale è da brivido: prima “Starless” che chiude il secondo set e poi, nel bis,  una più che poderosa “21th Century Schizoid Man” con improvvisazione finale con cui i Crimson terminano la loro esibizione areniana tra gli applausi e un’ovazione generale

Proprio “Starless” sarà poi al centro dei commenti post concerto: una imperfezione di Fripp durante “Starless”, una specie di refuso, diventa motivo di interminabili discussioni in rete. Discussioni che forse dimenticano una frase pronunciata proprio da Fripp in un’intervista “Personalmente non mi importa  quando i musicisti commettono errori. Anzi quello che vedi è la qualità del musicista che risponde all’errore davanti al pubblico“. E la qualità del musicista e del gruppo sul palco è stata incredibile come tutto questo concerto e come lo saranno  sicuramente le  prossime date  di questo tour. Cinquant’ anni di carriera  hanno dimostrato che ci sono più idee in una canzone dei King Crimson che in interi decenni di musica. E questa serata lo ha assolutamente confermato.

Dei King Crimson vi avevo già parlato qui:

https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/06/20/king-crimson-live-in-vienna-december-1-2016/

https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/06/king-crimson-live-in-chicago/

https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/04/19/king-crimson-live-in-toronto/

 

VOLO SUL MONDO: Festival Memorial Rudy Rotta, Verona 13 luglio 2019

VOLO SUL MONDO: Festival Memorial Rudy Rotta, Verona 13 luglio 2019

DALLA PICCIONAIA: VOLO SUL MONDO. Festival Memorial Rudy Rotta

“Verona, Teatro Romano, 13 luglio 2019”

di Alessandro Nobis

Correva l’anno del Signore millenovecentonovanta (21 e 22 giugno per essere precisi) e sul palco del Teatro Romano in occasione della prima memorabile quanto unica edizione di “Donne in Blues” salirono niente di meno che le Stars of Faith, Margie Evans, Dee Dee Bridgewater, Valerie Wellington, Karen Carroll e Katie Webster. Dopo quell’episodio il blues di questo livello a Verona si è visto raramente, Corey Harris se ricordo bene ed uno strepitoso concerto in Cortile Mercato Vecchio di Guy Davis all’interno dei “Concerti Scaligeri”, altra rassegna cassata dall’Amministrazione.

Volo sul Mondo Festival_Manifesto.jpg

Sabato 13 luglio a partire dalle ore 21 la musica del diavolo ritorna al Teatro Romano con la presenza di una delle figure più importanti del blues di questi ultimi anni, il californiano classe 1951 Kevin Roosevelt Moore (a.k.a. Keb’ Mo’). Cosa c’entra “Donne in Blues” con questa serata, direte voi. C’è un filo conduttore che lega le due manifestazioni, e si chiama Rudy Rotta. Il chitarrista e compositore veronese fu infatti uno dei promotori con il critico musicale Giampaolo Rizzetto di quelle due serate e ne fu anche uno dei protagonisti (accompagnò infatti Valerie Wellington in un infuocato set con Cesare Valbusa, Roberto Morbioli, Willy Mazzer e Riccardo Massari) e la serata di sabato 13 vuole ricordare la sua figura a due anni dalla sua prematura scomparsa.

“Volo sul mondo: Festival Memorial Rudy Rotta” è il nome che l’Associazione Culturale Rudy Rotta e la società A-Z Blues hanno voluto dare a questo importante evento, ma non solo, c’è anche l’opportunità di dare un contributo acquistando il biglietto di ingresso a due associazioni che operano nell’ambito della ricerca medica, ovvero l’Unione Italia Lotta alla Distrofia Muscolare (U.I.L.D.M.) e la Fondazione pe la ricerca sul cancro (A.I.R.C), quindi non provate ad entrare gratis, mi raccomando.

La serata ha un menu’ ricco di ospiti, alcuni dei quali saranno accompagnati dalla RR Band (Pippo Guarnera all’organo Hammond e piano, Renato Marcianò al basso ed Enrico Cecconi alla batteria) che come dicevo suoneranno nei set di Matteo Sansonetto (chitarrista dallo stile tipicamente influenzato dalle sonorità del Chicago Blues, e dotato di una notevole voce soul e di uno stile chitarristico grintoso ed essenziale), di Mike Sponza (“Il talento di uno dei più grandi chitarristi blues italiani, ormai una sorta di guru del blues nazionale: il risultato è un’esplosione di classe, ritmo ed energia.” Lo dice il Corriere, e tanto basta) e di Gennaro Porcelli considerato dal pubblico e dalla critica specializzata uno dei migliori talenti del “Blues Made in Italy” con un repertorio che spazia dal Chicago style a quello di New Orleans, da quello di Austin a quello di Memphis. Sarà infine anche l’occasione di ascoltare in apertura il duo Superdownhome (suonano una sorta di rural blues “contaminato” e sono Henry Sauda alla voce, cigar box, diddley bow e Beppe Facchetti alle percussioni) e l’atteso Sonohra Project Trio, con un set preparato accuratamente per far conoscere e capire al pubblico quale sia il loro retroterra culturale musicale.

C’è poi come detto la “portata principale”, il grande Keb’ Mo’ che grazie all’Associazione Culturale Rudy Rotta ha fatto di Verona una delle tappe del suo attesissimo tour europeo nel quale presenta la sua più recente produzione, “Oklahoma”; il suo primo lavoro risale al 1980 (“Rainmaker”) ed il suo stile che qualcuno ha definito “post modern blues” contiene riferimenti anche ad idiomi musicali diversi come il folk, il jazz ed anche il country, non aspettiamoci quindi un clone dei grandi padri della musica del diavolo ma uno dei più fiorenti rami che da essa sono nati nel corso del Novecento. Comunque una delle stelle del blues odierno.

Direi che “Volo sul Mondo Festival: memorial Rudy Rotta” presenta motivazioni per gli amanti della musica, per quanti hanno conosciuto e vogliano ricordare Rudy Rotta assieme ad alcuni musicisti, per quelli che amano la musica blues e non hanno mai conosciuto personalmente Rudy ed anche per aiutare le due associazione sopra menzionate.

Non vi bastano queste motivazioni? Allora dico anche che durante la serata verrà presentato “Now and Then…and Forever”, il disco postumo (questa parola è orribile ma rende l’idea) di Rudy Rotta.

 

 

DALLA PICCIONAIA: DroBro, concerto al MODUS, Verona. 6 febbraio 2019 

DALLA PICCIONAIA: DroBro, concerto al MODUS, Verona. 6 febbraio 2019 

DALLA PICCIONAIA: DroBro concerto al MODUS, Verona

“Live al Modus, 6 febbraio 2019”

di Alessandro Nobis

Una davvero interessante performance di Luca Crispino e Teo Ederle, a.k.a. The DroBro (DROne BROthers) si è tenuta nel piccolo ma confortevole teatro MODUS di Verona, a due passi da Piazza San Zeno, nei primi giorni di febbraio e grazie ai due musicisti ho avuto la possibilità di ascoltare a posteriori l‘intero concerto. Musica elettronica, ambient o elettroacustica, tutte e tre assieme probabilmente, nata dall’interazione tra i due esperti e fini musicisti e sviluppatasi “in corso d’opera” come si conviene quando si parla di musica improvvisata; ma intendiamoci subito prima che nasca qualche equivoco dalle parole che ho usato. A differenza dei musicisti che creano la musica elettronica preparandola accuratamente prima della performance, Ederle e Crispino partono da un’idea iniziale attorno alla quale, e dalla quale, creano note, suoni, frasi di basso, accordi di chitarra, melodie che partendo dal loro strumento, la chitarra, si deformano, si dilatano, si reiterano e cambiano forma passando attraverso una serie di attrezzature elettroniche – possiamo chiamarle anche strumenti? – che consentono a chi utilizza consapevolmente, ed è questo il caso dei DroBro, di presentare una musica intrigante ed affascinante, complessa e ricca di spunti; questo anche perché Ederle e Crispino riescono a far passare attraverso le loro menti e la loro strumentazione (che riporto fedelmente alla fine dell’articolo) tutte le esperienze di musicisti e di attenti ascoltatori raccolte ed assimilate nel tempo. Quindi è necessaria un’intesa profonda ed anche una corrispondenza di idee che si vogliono sviluppare durante la performance che si presenta in un continuum, un’intesa che esiste e senza la quale il livello dell’improvvisazione non sarebbe di qualità così eccellente.

La frase di basso che si sviluppa attorno al minuto 21 e che lungamente resta come base per una bella stratificazione di suoni (di chitarra, ritmi elettronici, accordi che si incrociano), l’inizio in chiave ambient sul quale si innestano suoni degli strumenti filtrati sapientemente che portano chi ascolta immediatamente nell’universo sonoro del duo sono solo due momenti che mi piace segnalare.

Una performance che fortunatamente è stata registrata e che meriterebbe a mio avviso di essere pubblicata da qualche etichetta specializzata, ma che purtroppo non ha avuto il riscontro di pubblico che meritava; la curiosità e l’interesse del pubblico verso le avanguardie sono diminuite a Verona nel corso del tempo, ma questo è un discorso che ci porterebbe molto lontano.

TEO EDERLE: chitarra Martin OM Marquis, preamp D-Tar Solstice, compressore JHS Pulp’n’Peel, overdrive Maxon OD9, guit. Synth Boss SY300, Eventide H9, Looper 1 TC Electronics Ditto x4, tremolo EHX Super Pulsar, Boss SL20 Slicer, Bitcrusher Meris Ottobit jr, Delay-looper 2 Strymon Timeline, Reverbero Strymon Big sky, looper 3 EHX 95000.

LUCA CRISPINO: chitarra Fender Jaguar, octaver Boss OC3, comp. Wrampler, overd. Rat, EHX Freeze, Delay Digitech Obscura, Boss ME70, Zoom G50r, Looper TC Electronics Ditto x4.

 

 

DALLA PICCIONAIA: 27-29-30  marzo 2019: 39° Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese

DALLA PICCIONAIA: 27-29-30  marzo 2019: 39° Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese

DALLA PICCIONAIA: 27 – 29 – 30  marzo 2019:  39° Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese

di Alessandro Nobis

Con 38 anni “di resistenza” sulle spalle, il Festival Jazz d’Ivrea e Canavese si prepara per l’edizione numero trentanove che si terrà dal 27 al 30 marzo di questo 2019. Difficile resistere così a lungo mantenendo una connotazione prettamente jazzistica a dispetto di Festival anche estivi più “blasonati” seguiti dai grandi media ma che ormai poco di jazz hanno in cartellone e che ancora meno guardano verso i musicisti ed etichette che  percorrono sentieri sperimentali e di ricerca con un budget striminzito (si parla di 30.000 euro “all inclusive”); un altro segnale della capacità e della dedizione alla “missione” che gli organizzatori, Massimo Barbiero, l'”Ivrea Jazz Club” e l'”Open Papyrus J.F.” continuano a dimostrare. Questi piccoli-grandi festival dovrebbero suscitare maggiormente l’interesse della stampa nazionale – anche quella, anzi soprattutto quella che si rivolge specificatamente alla musica afroamericana – perché l’arte, e quindi anche la musica, ha sempre progredito e si è sviluppata grazie a quanti hanno percorso e percorrono tuttora le avanguardie, un passo sempre avanti rispetto alla massa.

open_papyrus_jazz_festival_2019-pieghevole_v08

Un weekend “lungo” di musica e di arte piuttosto articolato, un’occasione unica di fare conoscenza della splendida città di Ivrea e di frequentare i luoghi di questo “Open Papyrus Jazz Festival” dal ricco e vario cartellone che affianca in modo intelligente la musica dal vivo – più vicina al mainstream e da questo anche piuttosto lontana -, le presentazioni di libri legati al jazz e piccoli ma significativi eventi enogastronomici come gli aperitivi – degustazione dei vini locali.

La programmazione accontenta sia i seguaci del mainstream che gli adepti della sperimentazione, e tra i concerti – in modo del tutto personale – segnalo quello di venerdì sera al Teatro Giacosa dei chitarristi / manipolatori di suoni Maurizio Brunod ed Elliot Sharp, e di seguito il concerto che vuole celebrare il trentesimo anno di Odwalla, straordinario ensemble di percussioni (il nome del gruppo è un omaggio all’Art Ensemble of Chicago) con ospite Baba Sissoko; nello stesso teatro ma il giorno seguente il concerto della Wolfgang Schmidtke Orchestra con il “suo” omaggio al genio di Theloniuos Monk. Da non perdere anche la presentazione alla Sala Santa Marta del volume dedicato ad Enten Eller di Davide Ielmini alla quale seguirà un set di solo pianoforte di Emanuele Sartoris che seguirà brani del repertorio dello stesso quartetto. Musica anche al Caffè del Teatro e performance di danza, come si può leggere nel programma qui sotto riportato.

Per ulteriori informazioni: www.music-studio.it

PROGRAMMA:

27  MARZO

Ivrea, Enoteca Vino e Dintorni: Anteprima Festival

Reading e Musica

SURVIVORS  DUO:

Loris Deval (chitarra classica)

Bruno Martinetti (flicorno)

VENERDÌ 29 MARZO

Ivrea, ore 18.00 – Sala Santa Marta: presentazione libro

FRANCO BERGOGLIO: I GIORNI DELLA MUSICA E DELLE ROSE(STAMPA ALTERNATIVA).Coordina Davide Gamba

Ivrea, ore 18.30 – Sala Santa Marta, degustazione:Aperitivo con i vini della Cantina Cellagrande

Ivrea, ore 19.00 – Sala Santa Marta: concerto

Quartetto E-volution  presenta ALBATROS: ospite Martin Ohrwalder, tromba

Ivrea, ore 21.30 – Teatro Giacosa: concerto

ELLIOT SHARP & MAURIZIO BRUNOD: chitarre, elettronica

Ivrea, ore 22.15 – Teatro Giacosa: ODWALLA  & BABA SISSOKO: CONCERTO DEL TRENTENNALE

BABA SISSOKO (voce e tamà)

Massimo Barbiero (marimba, vibrafono, percussioni)

Matteo Cigna (vibrafono, percussioni)

Stefano Bertoli (batteria)

Alex Quagliotti (batteria, percussioni)

Andrea Stracuzzi e Doudù Kwateh (percussioni)

DaoudaDiabate(Djembè, kora e dance)

Cheikh Fall (Djembè e kora)

Gaia Mattiuzzi (voce)

Giulia Ceolin e Gloria Santella Barbara Minietti (danza)

Ivrea, ore 23.50 – Jazz Club, Caffè del Teatro:NIGHT DREAMERSQUARTET

EMANUELE SARTORIS (piano), SIMONE GARINO (sax), ANTONIO STIZZOLI (batteria), DARIO SCOPESI (basso)

SABATO 30 MARZO

Ivrea, ore 18.00 – Sala Santa Marta: presentazione libro

DAVIDE IELMINI: Enten Eller (la musica e la ricerca della poesia), coordina  Gianmario Pilo

Ivrea, ore 18.30 – Sala Santa Marta, degustazioneAperitivo con i vini della Cantina Cellagrande

Ivrea, ore 19.00 – Sala Santa Marta, concerto

Emanuele Sartoris: piano (Music of Enten Eller)

Ivrea, ore 21.15 – Teatro Giacosa: WOLFGANG SCHMIDTKE ORCHESTRA

“Monk’s Mood“

Ryan Carniaux,John- Dennis Renken, Martin Ohrwalder, Nikolaus Neuser (tromba)
Gerhard Gschlößl, Thorsten Heitzmann, Mike Rafalczyk(trombone)
Peter Cazzanelli(trombone Basso)
Nicola Fazzini, Gerd Dudek, Helga Plankensteiner(sassofoni)
Michel Lösch (pianoforte)
Igor Spallati (contrabbasso)
Bernd Oezsevim (batteria)

Wolfgang Schmidtke (sassofono soprano, Clarinetto Basso, arrangiamenti e direzione)

Ivrea, ore 22.30 – Teatro Giacosa, concertoBOSSO – GUIDI5et “NOT A WHAT”.

Fabrizio Bosso (tromba)

Aaron Burnett (sassofono tenore)

Giovanni Guidi (pianoforte)

Dezron Douglas (contrabbasso)

Joey Dyson (batteria)

Ivrea, ore 23.50 – Jazz Club, Caffè del Teatro, concertodi SVENGALI 4et

Igor Vigna (tromba, flicorno)

Alessandro Romeo (chitarra)

Marco Bellafiore (contrabbasso)

Filippo Abrate (batteria)

Performance scuole di danza e flash mob: ARABESQUE, ACCADEMIA DI DANZA E SPETTACOLO, BAOBAB

Mostre di pitturapresso Sala Santa Marta e Caffè del Teatroa cura di ARTE IN FUGA

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018 Nov., 15th– 18th 2018. Armagh, Co. Armagh, Ireland.

WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018 Nov., 15th– 18th 2018. Armagh, Co. Armagh, Ireland.

DALLA PICCIONAIA: WILLIAM KENNEDY PIPING FESTIVAL 2018

November, 15th– 18th 2018. Armagh, Co. Armagh, Irlanda.

by Alessandro Nobis. Translation by Ciarán Ó Maoláin

With the inspired decision to move the main location from the Hotel (excellent for sessions but cramped for evening concerts) to the Market Palace Theatre (able to offer, besides a beautiful and capacious main theatre, other corners for performances), Armagh Pipers Club achieved its goal of organising a wonderful 25th edition of the Festival in the best possible way, despite the loss of expected funding and some inconvenience due to delays in air flights that forced some variation in the program; an edition that will really remain in the memory of those present (very many, even coming from the continent); also because it was celebrated 250 years after the birth of the piper and pipe-maker William Kennedy, originally from Tandragee, a village not far from Armagh, to whom the festival is dedicated.

GEORGIEV 04
IVAN GEORGIEV

Another interesting and admirable choice, this time artistic, was to devote the widest possible space to solo performances of bagpipe players through the organisation of four events entitled “A WORLD OF PIPING” which presented in four different historical places of Armagh the bagpipe in some of its variants, from launeddas to the Bulgarian gaida, from Highland pipes to border pipes, and of course to the “host” bagpipe, the uilleann pipes.
The festival is full of worthy and high-profile events, at different times and in different places and as you can easily imagine it becomes problematic if not impossible to follow them all, especially if you base yourself in Armagh and wish during the day to admire some of the numerous natural attractions that Ulster offers.
So you make choices; personally I participated in the first of the evenings of “A WORLD OF PIPING”, the two evenings at the Market Place Theatre and some sessions in front of “a few” pints in the lovely and historic pubs that animate the festival – and Armagh – in the evening especially at the weekend. The spacious headquarters of Armagh Pipers Club is steeped in all that is Irish tradition: the air you breathe in deeply, the posters on the walls, the photos, the coming and going of young musicians, those very young and those already established, tutors, amateur musicians – everything tells us that this place in Scotch Street is the cultural centre of reference of Armagh and among the most important in the whole of Ireland. The Vallely family, headed by John Brian and Eithne, designed and created [the Club] decades ago and cannot but be proud of its work and of the passion for tradition that they have so brilliantly passed on to their own children and to all those interested, starting from kids of school age.

Turning to the first [World of Piping] event, that of the Thursday evening, just after the launch ceremony at the Primate’s Palace: Tiarnán Ó Duinnchinn did the honours with his set of uilleann pipes followed by Ross Ainslie, from Scotland; Brighde Chaimbeul, of the Hebrides; the Bulgarian Ivan Georgiev and the Galician Anxo Lorenzo brought in dance and slow airs from their areas of origin. Difficult to choose, but the improvisation of Georgiev on his gaida, and Ó Duinnchinn’s intervention, left me breathless; overall two and a half hours of pure tradition, of great passion and virtuosity, which are essential to these solo performances whose purpose is precisely to show their skills without the constraint of supporting other musicians; though it has to be said that Anxo Lorenzo matched the speed and rhythm of Xosè Liz and his bouzouki. As for the other three events, at the Robinson Library, the [First] Presbyterian Church and Armagh County Museum, we must mention for the record the Sardinian Luigi Lai with his launeddas, the Asturian José Manuel Tejedor, Cillian Vallely of Lúnasa, the Scotsman Finlay McDonald and the Greek Georgi Makris (who had already made an appearance at the WKPF launch event alongside the Scottish group Dàimh). I would love to see this formula of solo performances used to let the heterogeneous audiences of the Armagh festival familiarise themselves with the sounds of the Italian pive, baghet and zampogna, and I say that from the heart. That’s all.

KEENAN GLACKIN 09
PADDY KEENAN & PADDY GLACKIN.

The two evenings at the Market Place Theatre were the highlight of this 25th edition of the Festival, beyond the profound cultural value of solo performances and the formal and informal sessions in the pubs of Armagh. And in this very rich menu, the icing on the cake was undoubtedly the highly anticipated duo of the piper Paddy Keenan and the fiddler Paddy Glackin, a duo that really represents a portion of the history of the rediscovery of Irish folk music. For this writer, who recalls placing on the turntable that “Paddy & Paddy” disc of 1979 from Tara Records, it was really moving to listen live to this pair of extraordinary researchers and musicians; they said that for several years they had not played together, but the magic was immediately triggered and the audience honoured them as it was bound to with great and long applause. What to say about the rest? That Lúnasa with the uilleann pipes of Cillian Vallely and the flute (and charm) of Kevin Crawford have confirmed their status as the most interesting Irish folk group in recent years? That the octogenarian Luigi Lai amazed those present with the sounds and rhythms of Sardinian music as well as with his circular breathing?

That Georgi Makris and Ivan Georgiev duet, improvising with an obvious pleasure and fun in playing together, which really is the essence of traditional music? Here we would have to write a long time to tell you the emotions of this extraordinary festival and then, without exaggerating, I would point out the beautiful Nordic tradition brought to Armagh by the Swedish duo Dråm (nickelharpa and bagpipes of Anna Rynefors and medieval bagpipes of Erik Ask-Upmark); the Scottish group (with seven CDs to date) Dàimh with the bagpipes of Angus MacKenzie and the voice of Ellen MacDonald; the “Ulaid” project of John McSherry with the fiddler Donal O’Connor and the guitarist Seán Óg Graham, with as a very welcome guest the extraordinary singer and flute player Ríoghnach Connolly; and we can’t overlook the female bagpipe quartet of Síle Freil, Sinéad Lennon, Louise Mulcahy and Mary Mitchell Ingoldsby, or the Gaelic song of the vocal quartet accompanying Ross Martin’s guitar (I think they were Maeve McKinnon, Joy Dunlop, Síle Denvir and Ellen MacDonald)? Certainly we cannot forget them, as we will not forget the opening and closing of the festival, the “seven samurai of pipes” that welcomed us to the two evenings at the theatre and the supergroup that closed it, Lúnasa with “guests” the likes of Paddy Keenan, Niall Valley, John McSherry and Donal O’Connor, who played the “Kesh Jig”, one of the workhorses of the historic Bothy Band; I want to think as an affectionate tribute to Liam O’Flynn, Mícheál Ó Súilleabháin and Alec Finn, and also Mícheál Ó Domhnaill (of the Bothy Band, who left us years ago but was never forgotten): four heroes of Irish folk music who left us too soon.

A great edition of the Festival, my suitcase is already packed for the 26th edition. And yours?