DALLA PICCIONAIA: INTERNATIONAL UILLEANN PIPING DAY in ITALIA

DALLA PICCIONAIA: INTERNATIONAL UILLEANN PIPING DAY in ITALIA

DALLA PICCIONAIA: INTERNATIONAL UILLEANN PIPING DAY in ITALIA

“Modena, 5 novembre 2022”

di alessandro nobis

Sabato 5 novembre sarà un giorno importante per gli estimatori della musica irlandese visto che si celebra la “Giornata Internazionale della Cornamusa Irlandese“; nel nostro Paese questo strumento e la musica che rappresenta come si sa sono molto amati almeno dal primo periodo del folk revival degli anni settanta quando il fenomeno della musica celtica iniziò ad avere un grande seguito in tutta Europa.

Quest’anno in Italia la giornata si terrà in quel di Modena (l’anno passato si tenne a Parma) ed è organizzata dalla I.U.P.A., acronimo di “Italian Uilleann Pipers Association” ·  fondata nel 2014 dal piper Nicola Canovi & Company · in collaborazione con la prestigiosa istituzione irlandese “Na Píobairí Uilleann” di Dublino che promuove e patrocinia questo importante avvenimento. Come nel 2021 arriverà per questo appuntamento un prestigioso piper e se nella passata edizione toccò a Mick O’Brien suonare e tenere un seminario a Parma quest’anno la scelta è caduta su Maitiú Ó Casaide di Ranelagh, nei pressi della capitale irlandese.

Come spessissimo succede in Irlanda, ma non solo, Maitiú Ó Casaide rappresenta la terza generazione di musicisti all’interno della sua famiglia e dopo aver studiato da giovanissimo il violino ed il tin whistle (lo strumento considerato propedeutico alle uilleann pipes) si avvicina alla cornamusa grazie allo zio Odhrán, componente del gruppo Na Casaidigh assieme ad altri cinque fratelli. Da lì in poi la sua vita musicale sarà totalmente dedicata al repertorio delle uilleann pipes seguendo gli insegnamenti dei grandi maestri e frequentando la “Na Píobairí Uilleann“; non ha mai fatto parte di ensemble particolarmente noti ma la sua attenzione si è rivolta soprattutto al repertorio solistico, alle session spesso informali ed alla didattica e quindi la scelta di invitarlo a Modena mi sembra particolarmente azzeccata.

A Modena quindi, presso lo spazio “La Tenda” in Viale Monza, che si trova all’angolo con Viale Monte Kosica, si terrà quindi questo importante appuntamento musicale, l’occasione sia per incontrare ed apprendere i segreti · o i primi rudimenti dello strumento · dal Maestro Maitiú Ó Casaide sia per incontrare altri musicisti appassionati di musica irlandese che suonano altri strumenti. Non a caso, sabato 5 dopo il concerto del piper ci sarà una session aperta a tutti i musicisti, una occasione da non perdere per “fare comunità” e per scambiare pareri e repertori. La giornata comunque si aprirà in mattinata con uno stage di uilleann pipes (tra le 10:00 e le 13:00) mentre nel pomeriggio alle 17:30 ci sarà la possibilità di incontrare Maitiú Ó Casaide per scambiare pareri per conoscere i “suoi” segreti tramandati dalla sua famiglia ed appresi dai grandi Maestri irlandesi. Alle 20:30 concerto e session come detto.

La mattinata della domenica prevede la conclusione dello stage e dell’incontro per quest’anno · con una lezione che si terrà dalle 9:00 alle 11:00.

Per partecipare al seminario di Maitiú Ó Casaide è previsto un contributo di € 5,00.

CONTATTO: NICOLA CANOVI 335 6837204

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SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA · RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ ·

Esotericproaudio Theater

Villafranca di Verona, 7 ottobre · 18 novembre

di alessandro nobis

In effetti tutti noi, organizzatori compresi, la notizia che Evan Parker avesse rinunciato al pur breve giro di concerti italiani per motivi strettamente personali non l’avevamo presa bene tanta era l’attesa che si era creata, come si dice, “nell’ambiente”. Poteva essere un super gustoso antipasto del progetto al quale Mirko Marogna dell’Esotericproaudio Theater e Roberto Zorzi (lo voglio ricordare solo come uno dei direttori artistici di Verona Jazz nelle sue migliori edizioni, parlo di quelle di metà anni ottanta, qualcuno si ricorderà senz’altro) stavano lavorando e che avevano cripticamente annunciato al concerto di Elliot Sharp.

Va bene, Evan Parker non è venuto (verrà mai?) ma il progetto dei due si è concretizzato in una bella rassegna dedicata soprattutto a musicisti che come si evince dal titolo vuole dar giusto spazio agli “(In)visibili del jazz” con un doverosa attenzione ai musicisti dell’area veronese; certo, c’è del sottile sarcasmo nel titolo ma è pur vero che moltissimi jazzisti – e bluesmen, come vedremo – hanno storicamente poco spazio nei grandi festival che si tengono nel belpaese. Un vero peccato perchè mai come in questi anni in Italia i musicisti con proposte interessanti sono aumentati notevolmente di numero ma direi in modo inversamente proporzionale alle occasioni per suonare diciamo così a condizioni almeno “dignitose” sia in termini economici che di “location” e quindi personalmente considero questa rassegna come una “manna dal cielo” sia per gli appassionati che per i musicisti.

Quattro appuntamenti (doppi appuntamenti in realtà, il primo dedicato al jazz ed il secondo al blues · e dintorni ·) da venerdì 7 ottobre a venerdì 18 novembre presso l’Esotericproaudio Theater di Villafranca, vicino al Castello Scaligero, con ingresso riservato ai Soci ed anche ai nuovi Soci (quindi a tutti, praticamente) con una quota di partecipazione di € 15,00 fondamentale per poter sostenere il progetto.

Ecco il programma nel dettaglio

Venerdì 7 ottobre:

La1919:

Piero Chianura · tastiere

Luciano Margorani · chitarra

special guests:

Luca Crispino · basso

Luca Pighi · batteria

·

TONY LONGHEU’S BLUES BEYOND

Tony Longheu · chitarra, dobro, voce

Sabato 22 ottobre:

MOOD ELLINGTON:

Nelide Bandello · batteria

Paolo Bacchetta · chitarra

Giacomo Papetti · basso

·

PASETTO/BENINI/MELLA/DIENI

Marco Pasetto · clarinetto basso

Stefano Benini · flauto basso, flauto, digeridoo

Aldo Mella · contrabbasso

Pino Dieni · chitarra, fx

Venerdì 4 novembre:

MAZZA/DEL PIANO/ MAYES/PAGLIACCIA

Cristina Mazza · sax alto

Roberto Del Piano · basso

Martin Mayes · corno francese, corno delle Alpi, conchiglie

Gioele Pagliaccia · batteria, percussioni

·

LODATI/ SANNA

Claudio Lodati · chitarra

Eugenio Sanna · chitarra

Venerdì 18 novembre

FREEPHONIC

Benny Weiss Levi · sax tenore

Bert Den Hoed · tastiere

Han Van Hulzen · batteria, percussioni

·

HENDRIX ROAD

Enrico Merlin · chitarra, fx

Boris Savoldelli · voce, fz

DALLA PICCIONAIA: ELLIOTT SHARP LIVE

DALLA PICCIONAIA: ELLIOTT SHARP LIVE

DALLA PICCIONAIA: ELLIOTT SHARP LIVE

ESOTERICPROAUDIO THEATER di Villafranca, Verona. 2 luglio 2022.

di alessandro nobis

Beh che dire? Era un bel pezzo che non andavo a un concerto; ricominciare a farlo è stato quasi una liberazione, e l’occasione dell’appuntamento con il newyorkese Elliott Sharp era di quelli classificati come “imperdibili”. Il concerto si è tenuto in uno spazio molto interessante nel centro di Villafranca nei pressi di Verona, costruito appositamente per testare impianti audio, confortevole e perfetto per ospitare piccoli eventi musicali, dotato inoltre di aria condizionata (e questo non è certo un dettaglio, ci siamo capiti …..): pubblico discretamente numeroso, ha ascoltato con massima attenzione la proposta apprezzando quindi i due set del musicista (compositore, chitarrista, improvvisatore), il primo acustico e il secondo elettrico, anche se la musica non è stata di facilissima fruibilità come era onestamente facile prevedire. Il fatto che tutti i presenti siano poi rimasti per tutta la durata del concerto testimonia che esiste un certo interesse verso la musica che nasce spontaneamente e si sviluppa durante il set e che anche nel veronese esiste la possibilità di proporre artisti di questa levatura ma “di nicchia” come dicono quelli bravi.

Due set quindi, il primo del tutto acustico – intendo senza utilizzo di marchingegni elettronici – che ha rivelato anche a chi scrive tutta le straordinarie tecniche con le quali Sharp suona lo strumento; una trentina di minuti di musica improvvisata dedicati, come annunciato dallo stesso “Acoustic Sharp”, al pianista Thelonious Monk, fonte di ispirazione non solo per chi naviga nel mainstream ma anche di chi pratica l’improvvisazione più radicale. Evidentemente, e lo dico da semplice ascoltatore, il songbook monkiano si presta bene ad essere decomposto e ricostruito: frammenti di blues, frammenti monkiani (mi è parso di riconoscere “’Round Midnight” e “Misterioso”, gli altri li ho semplicemente intuiti ma non decodificati ….), bottleneck, tapping, fingerpicking tutto sempre equilibrato, tutto senza autoreferenzialià, tutto non per ammiccare al pubblico ma per presentare il proprio concetto di musica e questo, per chi è avvezzo al radicalismo improvvisativo non è certo una novità. Set per me entusiamante.

La seconda parte del concerto (e qui apro una parentesi per dire che la valigia di Sharp con la pedaliera e tutto il resto si è misteriosamente dissolta nel triangolo non delle Bermude ma di American Airlines – Lufthansa – ITA) è stato eseguito con la chitarra elettrica, grazie anche a Roberto Zorzi che ha prestato le sua preziose apparecchiature all’amico Sharp; “Electric Sharp” ha proposto un set “spontaneo” molto interessante dove mi è parso di capire – ma già lo sapevo, in realtà – che la sua capacità tecnica applicata allo strumento non è mai sovrastata dall’elettronica anzi, lo strumento perfettamente inserito in un contesto elettronico ci consegna una musica per la quale l’unico aggettivo che mi viene in mente è “contemporanea” mescolando in modo  omogeneo il suo background personale di musicista e produttore con le ispirazioni istantenee che gli arrivano durante l’esecuzione / creazione del brano.

Complimenti davvero, per concludere, allo staff dell’Esotericproaudio Theater per avere accettato di proporre Elliott Sharp, e mi è sembrato felicemente di capire che nel prossimo autunno succederà qualcos’altro di ambito, anzi di “area jazz”.

Speriamo che qualcuno abbia registrato …………. o è una domanda retorica?

FOLKEST · “44a EDIZIONE · 16 giugno · 4 luglio 2022” SECONDA PARTE

FOLKEST · “44a EDIZIONE · 16 giugno · 4 luglio 2022” SECONDA PARTE

FOLKEST · INTERNATIONAL FOLK MUSIC FESTIVAL

“44a EDIZIONE · 16 giugno · 4 luglio 2022”

SECONDA PARTE

di alessandro nobis

Il cuore “storico” di Folkest batte quindi nella bellissima Spilimbergo, ma nel frattempo dal 16 giugno sono già iniziati i concerti sul territorio, un aspetto che caratterizza un Festival di questa caratura. Portare la musica, in questo caso tradizionale o da questa derivata, nei grandi e piccoli Comuni del Friuli Venezia Giulia è sempre stata la missione di Folkest anche se non sempre le amministrazioni comunali sono disponibili a partecipare in modo significativo all’organizzazione degli eventi proposti dalla direzione artistica. Come detto la kermesse è iniziata il 16 giugno a Campoformido con Andrea Del Favero (organetto diatonico), Lino Straulino (chitarra e voce) e Totore Chessa (straordinario organettista sardo) e, guardando in avanti, tra gli eventi da evidenziare più di altri c’è quello a Gorizia di martedì 28 dove Roberto Tombesi, Laura Colombo e Corrado Corradi racconteranno la storia dello straordinario tour attorno al mondo della cantante lirica Adelaide Ristori negli anni anni 1874 e 1875 dettagliatamente raccontato nel taccuino di viaggio di Marco Piazza, oppure il concerto dei Calicanto a Qualso del 30, o ancora i tre concerti a Capodistria tra il 21 e il 23 prossimi con Roy Paci, lo sloveno Piero Pocecco e Posebon Gust e per finire, prima di Ferragosto, lo spettacolo del 12 a Udine di Antoine Ruiz al quale partecipa anche Edoardo De Angelis. Gran finale di questa 44a edizione sempre a Udine, in Piazza Libertà, con i friulani Bintars e la Sedon Salvadie, gruppo storico del folk revival italiano.

Folkest quindi a mio modesto parere, dovrebbe essere in misura maggiore di quanto lo è già vista la qualità e quantità delle proposte, un attrattore di turismo culturale legato non solamente all’aspetto musicale dell’intera regione friulana che al suo interno, profondo entroterra, che offre straordinarie bellezze naturalistiche e “bellezze” eno – gastronomiche di assoluto livello che sono purtroppo sconosciute ai più, come si dice. La musica, se di qualità, può fungere da volano all’economia dei piccoli produttori sparsi sul territorio? A mio avviso, e non credo di essere il solo ad esserne convinto, assolutamente sì a patto che “tutto” il territorio partecipi in modo ancor più costruttivo alla realizzazione di questo progetto che da oltre quaranta anni porta il nome del Friuli in giro per il mondo.

http://www.folkest.com

FOLKEST · “44a EDIZIONE · 16 giugno · 4 luglio 2022” – PRIMA PARTE

FOLKEST · “44a EDIZIONE · 16 giugno · 4 luglio 2022” – PRIMA PARTE

“44a EDIZIONE · 16 giugno · 4 luglio 2022”

PRIMA PARTE

FOLKEST · INTERNATIONAL FOLK MUSIC FESTIVAL

“44a EDIZIONE · 16 giugno · 4 luglio 2022”

PRIMA PARTE

di alessandro nobis

Dopo le ristrettezze dovute al Covid, Folkest è ritornato alla sua dimensione storica confermandosi il Festival legato alla musica tradizionale “e dintorni” più importante e longevo del nostro Paese ed uno dei più importanti d’Europa. Questo perchè la competente Direzione Artistica di Andrea Del Favero e dell’entourage del festival, la parte che lavora tutto l’anno negli uffici di Spilimbergo ed il gruppo che gira il Friuli e la Croazia per allestire i palchi e per seguire i musicisti, applica a mio avviso in modo preciso gli imprescindibili pilastri che fanno una serie di concerti un Festival.

Ci sono i “grandi” concerti in piazza, con un biglietto d’ingresso, quelli sui quali l’organizzazione conta – e lo avrà certamente vista la qualità delle proposte – di avere un gran riscontro di pubblico: Jethro Tull (il 13 luglio al Castello di Udine), Judy Collins (sabato 2 luglio, nella magnifica cornice della piazza di Spilimbergo), Alan Stivell (sabato 16 luglio, al Castello di Udine), la band di raggae Mellow Mood, a Spilimbergo il 5 luglio) ed infine i Pink Planet, nella stessa location ma il 6 luglio).

Una delle iniziative più interessanti di Folkest – altro pilastro del Festival – sono senz’altro le serate alla fine delle quali viene assegnato il prestigioso Premio Alberto Cesa (quest’anno da venerdì 1 a lunedì 4 luglio, a Spilimbergo), pensato per valorizzare i progetti musicali che sappiano dare voce a una o più radici culturali di qualsiasi parte del mondo, organizzato sotto la supervisione della direzione del festival, dalla redazione di Folkbulletin e dall’Associazione Culturale Folkgiornale (ricordo che il vincitore parteciperà di diritto a Folkest 2023 e ricevere un premio da parte del Nuovo Imaie con una dotazione in denaro per la realizzazione di una tournée). E’ un’iniziativa che richiede un lungo lavoro di selezione del materiale, prima audio ed in una seconda fase dal vivo; vengono selezionati sei gruppi / musicisti e per questa diciottesima edizione i finalisti sono Andrea Bitai (Ungheria/Italia), Claudia Buzzetti And The Hootenanny (Lombardia), il Duo Pondel (Piemonte/Val d’Aosta), La Serpe D’oro (Toscana), il Passamontagne Duo (Piemonte) e i laziali Tupa Ruja.

Non meno importante sotto l’aspetto didattico e della divulgazione sono “Musica per Musicisti” e “Parole per Musica” che si terranno sempre a Spilimbergo nel primo weekend lungo di luglio; la prima consta di una serie di incontri con prestigiosi protagonisti della musica tradizionale ed acustica italiana come l’organettista Alessandro D’Alessandro vincitore della più recente edizione del Premio Nazionale Città di Loano, i chitarristi Franco Morone, Loula B, Gavino Loche mentre Chacho Marchelli, Beatrice Pignolo e Rinaldo Doro disquisirianno del canto epico-lirico e della polivocalità in Piemonte (sabato 2 luglio). Per finire un incontro dedicato al liutaio Wandrè.

“Parole per Musica”è invece il titolo di una serie di lezioni focalizzate sulla scrittura dei testi per canzone. Michele Gazich e Maurizio Bettelli presenteranno Canzone e poesia: la strana coppia, un dialogo con il critico Felice Liperi. I corsisti avranno la possibilità di ascoltare le loro esperienze di scrittura tra poesia e canzone e commentando esempi dei maestri del genere: da Brassens al sodalizio Dalla/Roversi, da Dylan al Beat fino al Post-moderno, e qui la cosa si fa interessante visto che gli iscritti si metteranno alla prova cimentandosi nella scrittura di un testo.

Altro pilastro di un vero festival a mio avviso è la presentazione di novità editoriali e discografiche, e a Folkest la sezione “Libri e Dischi” (sabato 2 al Teatro Miotto) consentirà al pubblico di incontrare il chitarrista Dario Fornara che presenterà il suo nuovo lavoro “Portata dal vento” e l’Adamantis Guitar Orchestra il loro recente “Cerclaria Lux“; inoltre l’Istitut Cultural Ladin di Vigo di Fassa presenterà Saggi Ladini curati da Cesare Poppi, che dialogherà con Daniele Ermacora. Ultimo incontro quello con Claudia Calabrese con il suo libro “Pasolini e la musica” con Elisabetta Malantrucco, Michele Gazich e Marco Salvadori.

Naturalmente per avere un quadro dettagliato del Festival è necessario consultare il sito http://www.folkest.com

(continua)

DA REMOTO: ORCHESTRA MOSAIKA “Teatro Camploy, Verona. 14 marzo 2022″

DA REMOTO: ORCHESTRA MOSAIKA “Teatro Camploy, Verona. 14 marzo 2022″

DA REMOTO: ORCHESTRA MOSAIKA “Teatro Camploy, Verona. 14 marzo 2022″

di alessandro nobis

Nell’ambito delle giornate dedicate alla Festa Della Donna si è tenuto il 14 marzo al Teatro Camploy un concerto dell’Orchestra Mosaika, ensemble che, come è facile intuire, ha nella diversa provenienza dei musicisti e dei repertori le caratteristiche principali; naturalmente non è “tutto qua”, c’è molto altro che l’ascolto del concerto mette chiaramente in evidenza, ovvero la capacità di posizionare in modo perfetto le “tessere” di questo mosaico per rendere, come dicevo sopra, omogenei i suoni pur lasciando i caratteri distintivi di ogni singola tessera. Come un mosaico appunto, da vicino leggi le singole tessere, più ti allontani apprezzi l’insieme e di questo grande merito va a Marco Pasetto, clarinettista, orchestratore di molti dei brani suonati e conduttore di questa Orchestra.

L’occasione era “anche” quella di presentare al pubblico in una sede prestigiosa il secondo lavoro dell’Orchestra, “Vite“, e di conseguenza la scaletta del concerto ha inevitabilmente rispecchiato quella del CD con un paio di inserti e di sorprese che il pubblico ha molto gradito. Tra queste il quartetto di danzatrici tradizionali di Sri Lanka che sono state parte integrante dell’arrangiamento di un brano della tradizione Rom, quel “Ederlezi” che ha aperto la serata e cha evidenziato come il ballo popolare possa essere decontestualizzato dalle proprie origini con un rispettoso lavoro sull’orchestrazione; nell’esecuzione di “Tanamdenata” invece, il ballo ha presentato passi legati sia alla tradizione indiana che srilankese ed è è stato decisamente uno dei momenti di maggior impatto del programma. L’altra “tessera” inedita è stata dedicata alle donne afgane: un brano della tradizione, “Da Zamong Zeba Watan” preceduta dalla lettura curata da Susanna Bissoli di un racconto scritto nella Casa di Ramia da una donna afgana durante un laboratorio di narrazione orale, narrazione accompagnata dall’orchestra e uno dei momenti più toccanti del concerto.

Molto intenso ed efficace anche il brano composto, suonato, cantato ed orchestrato dall’arpista australiana Diane Peters (“Now / Celtic Roots“), una sorta di diario di viaggio della sua esperienza di migrante sulla rotta Europa – Australia e ritorno; una profonda ricerca della melodia e di una perfetta resa orchestrale che “accompagna” il testo della ballad con un inserto dal chiaro riferimento alle tradizione di matrice celtica ed anche, visto l’intervento del digeridoo di Stefano Benini, di quella aborigena.

Dell’Orchestra hanno fatto parte per questa occasione anche Michele Masini e Francesco Sbibu Sguazzabia alle percussioni (che ha sostituito Ernesto Da Silva), dimostrazione di come cambiando alcune tessere del “mosaico” il livello dell’esecuzione rimanga inalterato, un ulteriore prova di come il progetto di Marco Pasetto sia solido e ben convincente e naturalmente piacevolissimo da ascoltare.

La serata ha avuto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona ed è stata realizzata con l’Associazione “Casa di Ramia”.

RORY GALLAGHER A VERONA “20 febbraio 1972, un marziano atterra al LEM”

RORY GALLAGHER A VERONA “20 febbraio 1972, un marziano atterra al LEM”

RORY GALLAGHER A VERONA “20 febbraio 1972, un marziano atterra al LEM”

di fabio oliosi e alessandro nobis

(scusate il titolo, ma “marziano” e “LEM” si prestavano ad un irresistibile gioco di parole).

A sentire i nostri coetanei ultrasessantenni appassionati “storici” di musica a domanda “sei stato al concerto di Gallagher al LEM” molti rispondono affermativamente salvo realizzare con il senno di poi che i presenti presunti supererebbero di gran lunga la capienza del locale, qualche centinaio di persone; e le “prove” della loro presenza? Beh quelle non ci sono naturalmente, tuttavia un paio di amici con i quali ci si frequentava ai tempi del Liceo Fracastoro andarono a quel concerto e le prove di ciò che scrivo sono le foto scattate (e che testimoniano anche il fatto che non sempre Gallagher indossava una delle sue famose camicie a quadri) e la bacchetta rotta che il batterista Wilger Campbell lanciò tra il pubblico e che uno dei due “Fabio” conserva ancora, almeno spero.

Quell’anno, il 1972, fu un anno importante per il bluesman di Ballyshannon perchè consacrò in modo definitivo la sua immensa caratura di musicista soprattutto nella dimensione live grazie ad una tourneè europea, con Gerry McAvoy al basso  e Wiler Campbell alla batteria, tra i mesi di febbraio e marzo e la conseguente pubblicazione di una delle sue opere più significative, quel “Live In Europe” che presenta brani tra i quali, magari, se ne nasconde qualcuno registrato a Verona. Vallo a sapere! Sognare non costa nulla anche perchè sulla copertina del disco non ci sono notizie al riguardo. Non chiedete della “scaletta” dei brani, a quindici anni le emozioni sovrastano tutto, dico solo che di sicuro quei due set domenicali diedero probabilmente una decisa “svolta” alla vita musicale di qualcuno dei presenti.

Il quotidiano locale “L’Arena” pubblicò due giorni prima a spese dell’organizzatore dell’evento due “moduli”, tutto qua, allora si usava così; aggiungo, per contestualizzare temporalmente l’evento che nei cinema veronesi si proiettava “Il Caso Mattei” di Franco Rosi, la versione integrale di “Conoscenza Carnale” con Candice Bergen e “Sacco e Vanzetti“.

Di seguito riporto un bel ricordo di uno dei due amici che andarono a quel concerto, quello pomeridiano, ricordo condiviso anche dal secondo Fabio, Fabio Bertelli. Io a quel concerto non ero presente, alla richiesta di andare, sebbene fosse una domenica pomeriggio, i miei rispesero con dei reiterati “non se ne parla nemmeno”. Che peccato!

“Nel febbraio del 1972 ho quindici anni. Sono tempi “scatenati” e ne combiniamo di tutti i colori, a scuola la mattina e col “cinquantino” nel pomeriggio. Il mio amico omonimo e compagno di scorribande mi propone di andare al LEM di San Martino Buon Albergo nel pomeriggio di domenica per un concerto di un chitarrista blues-rock famoso che io però non conosco. Beh, finora ho sbirciato solo un paio di numeri di Ciao 2001 e ascolto ogni tanto alla radio “Per voi giovani” ma Rory Gallagher non l’ho ancora “incrociato”. Il mio amico Fabio mi convince ad indossare, come lui, invece della solita maglietta, una canottiera rosa con una grande sigla “CEB” che lui ha dipinto.  Non ho mai saputo cosa volesse dire questa parola o questo acronimo, magari me lo dirà dopo aver letto queste righe, questo mio ricordo personale. Nella discoteca fa molto caldo e rimaniamo in jeans e canottiera “CEB”; magrini tutti e due, facciamo “tendenza” (o forse, impressione o “scaressa” in dialetto veronese) ma noi non lo sappiamo.  Sento che va bene così.  Sento che è solo ora che posso esprimermi in questo modo e lo faccio.

Ho con me una macchina fotografica Voigländer con un cubo-flash montato sopra, regalo di mio nonno Giorgio.

La musica è forte e magica. Rory sorprende e cattura il pubblico.

Consumo buona parte di un rullino da 36 foto.

Usciamo dal concerto carichi di energia e affascinati da quel suono che fa risuonare dentro di me sogni e voglia di trasgressione. (Fabio Oliosi)

Di Rory Gallagher esiste una bella biografia in italiano scritta da Fabio Rossi (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/10/30/fabio-rossi-rory-gallagher/) della quale ne è stata pubblicata una seconda edizione da Chinaski Edizioni.

DA REMOTO: VAL BONETTI · MARCO RICCI

DA REMOTO: VAL BONETTI · MARCO RICCI

DA REMOTO; VAL BONETTI & MARCO RICCI. “Un paese a sei corde”

22 agosto 2020. Cressa, Novara

di alessandro nobis (foto di Leonardo Baldo)

Organizzata dall’Associazione Culturale “La Finestra sul lago”, la quindicesima edizione della bella rassegna “Un paese a sei corde” dedicata alla chitarra acustica ha preso il via nel Piemonte Orientale il 20 giugno e si concluderà il 6 settembre; a Cressa, nel novarese, il 22 agosto il chitarrista Val Bonetti ed il contrabbassista Marco Ricci hanno tenuto uno splendido concerto, l’occasione di presentare il nuovissimo lavoro pubblicato dall’etichetta leccese Dodicilune ed una ghiotta occasione di ascoltare nel suo complesso il lavoro che questo bravissimo strumentista ed autore sta portando avanti stavolta immergendosi nelle atmosfere del blues e soprattutto del jazz vista la presenza dell’ottimo Marco Ricci al contrabbasso, con la sua delicata cavata sia nel duettare con Bonetti sia nel proporre soli sempre efficaci e misurati.

Quasi ottanta minuti per scoprire il passato, il presente ed il futuro di Val Bonetti: qualche brano tratto dai suoi primi due album, qualcun altro dal nuovo progetto – pubblicato in coincidenza con questo concerto, cenni sostanziosi del prossimo progetto ed anche qualche sorpresa.

Blue Friend”, eseguita in solo (dal suo album d’esordio “Wait” del 2010) ha aperto il concerto seguita da due brani tratti da “Tales” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2015/12/27/simone-valbonetti-cristiano-da-ros/): un significativo solo di Marco Ricci in “Barefoot Diva” dedicata a Cesaria Evora ed un altro con l’archetto nella swingante “Yogurth, Garlic & Cucumbers”, intesa davvero invidiabile per l’equilibrio sonoro e per la naturalezza con la quale la musica scorre.

Il presente di Val Bonetti è come dicevo il disco pubblicato il giorno del concerto, “Hidden Star” e da questo bel lavoro Bonetti ha tra gli altri eseguito “Igor” con un significativo gioco di “call and responce” tra i due musicisti e “Duck is Duck is Duck is” che a mio avviso con “Lulu is Back in Town” di Fats Waller sono stati un doveroso quanto sincero omaggio al chitarrista delle Virginia, vuoi per lo stile esecutivo, vuoi perché Fats Waller è uno degli autori da lui più amati ed infine perchè in “Duck  is ….” mi è parso di sentire fraseggi che mi hanno ricordato T. Monk, altro autore che Baker esegue spesso.

Interessante anche il repertorio del nuovo progetto che Bonetti sta curando dedicato alle ninne-nanne; tra quelle eseguite splendida la resa del “La Siminzina” della grande Rosa Balestrieri qui suonata con il dobro – , uno strumento che comunque suoni repertori altri ti riporta con il suo sound nella sua terra d’origine (e questo anche nella ninna nanna coreana”-, con un suggestivo effetto “campanellini” prodotto con armonici.

Tra le “sorprese”, molto convincente l’arrangiamento di “Don’t Think Twice, it’s Alright”, intrisa di jazz ma nel rispetto della melodia dylaniana e nel quale Bonetti ha sfoderato un lungo e bellissimo assolo.

Serata riuscitissima, rassegna invidiabile.

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE 2020

25 luglio, Terme di Giunone di Caldiero, XIV^ Edizione

di alessandro nobis

Davvero Giovanni Ferro è un uomo che non si arrende mai: dopo avere forzatamente dovuto migrare dal territorio del Comune di Colognola ai Colli un paio anni or sono ed aver trovato ospitalità, graditissima, in quello di Caldiero, quest’anno ci si è messo anche il “virus” che ha messo in difficoltà, per usare un eufemismo, tutti gli organizzatori di festival e rassegne. Ma ZonAcustica, l’Associazione di cui Ferro fa parte ha trovato il modo di confermare la serata nella quale ovviamente verranno rispettate tutte le regole dettate per la sicurezza e salute degli astanti, chitarristi compresi.

E quindi sabato 25 luglio, alle 21, via la quattordicesima edizione di “Chitarre per Sognare” che anche quest’anno propone musicisti di ottimo livello, alcuni conosciuti altri che conosceremo in quella occasione: Piera Dadomo, Giorgio Cordini, Gabriele Dusi e Giovanni Ferro.

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Gabriele Dusi è un giovane chitarrista molto dotato, ed il suo primo lavoro emblematicamente chiamato “Startin’ Point” è una dichiarazione di intenti del suo progetto musicale (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/12/03/gabriele-dusi-startin-point/) che comprende composizioni originali ed interessanti interpretazioni di brani che appartengono alla storia della chitarra acustica e che rappresentano i suoi punti di riferimento.

tumblr_m7m8ikw2pp1rpqhb6o1_1280Voglio sottolineare l’importanza della presenza a “Chitarre per sognare” di una chitarrista di formazione classica come Piera Dadomo in un contesto diverso da quello delle sale da concerto e di questo va dato merito all’organizzatore della serata, Giovanni Ferro. Piera Dadomo già nel 2004 ha pubblicato “Rayos de Sol y de Luna” un album dedicato al compositore messicano Manuel M. Ponce e svolge un’intensa attività didattica parallelamente a quella concertistica; sarà una preziosissima occasione per il pubblico di avvicinarsi alla musica per violoncello e violino di Johann Sebastian Bach arrangiate per chitarra, ed il“Preludio della prima Suite per violoncello BWV 1007” e la “Ciaccona” (composta in occasione della scomparsa della moglie Maria Barbara), tratta dalla “seconda Partita in re minore per violino solo BWV 1004” penso siano il viatico ideale per chi poi volesse approfondire la straordinaria musica di Bach e della musica classica per chitarra più in generale. Inoltre Piera Dadomo eseguirà una dell’ispanico Fernando Sor ispirata dal lavoro di Mozart, ovvero le “Variazioni sul Flauto magico op. 9”.

79374d83-0408-41a7-a051-1378d4fe8174.jpgSu Giorgio Cordini molto si è scritto, soprattutto del fatto che lungamente ha fatto parte del gruppo che accompagnava Fabrizio De Andrè come chitarrista e come suonatore di bozouky: dai tempi della Forneria Marconi (quando non ancora era “Premiata”) ad oggi Cordini ha attraversato tutta la musica italiana da quella d’autore a quella più legata alle forme d’oltreoceano ed è un richiesto musicista sia di “studio” che per i tour dal vivo. A Caldiero sarà in primis l’occasione per presentare e raccontare al pubblico il suo recente libro “I miei otto anni con De Andrè” ed inoltre sarà una ghiotta occasione per ascoltare alcuni brani di sua composizione e le sue riletture della musica di Faber in un inedito duo con Giovanni Ferro. “La Guerra di Piero”, “La canzone dell’amore perduto” e “Amore che vieni, amore che vai” sono solo tre dei brani che Cordini e Ferro proporranno al pubblico.

Serata davvero invitante, da non perdere. Ingresso libero.

 

 

DA REMOTO: CRISPINO PIGHI ZORZI “Spontaneous Music for Trio” 2020

DA REMOTO: CRISPINO PIGHI ZORZI “Spontaneous Music for Trio” 2020

DA REMOTO: CRISPINO PIGHI ZORZI

“Spontaneous Music for Trio” 2020

di alessandro nobis

Un altro caso di recensione “remota”.

Succede durante la pandemia che in una giornata del mese di giugno in una località sconosciuta, oserei direi quasi segreta, tre musicisti a distanza di sicurezza si incontrino per creare dal nulla della musica; il chitarrista “mastro improvvisatore” Roberto Zorzi, il contrabbassista Luca Crispino (che aveva già sperimentato la magìa dell’improvvisazione con Teo Ederle (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/04/30/dalla-piccionaia-drobro-concerto-al-modus-verona-6-febbraio-2019/)ed il batterista Luca Pighi, con Crispino nei Terreni Kappa, e del quale ignoravo totalmente il suo interesse verso la musica spontanea. Una quarantina di minuti suddivisi in due set – quasi da farne un ellepì – durante i quali la musica nasce, si sviluppa e finisce evidenziando un’ottima intesa tra i musicisti che dialogano, si guardano, intervengono e come sempre accade nelle migliori performance di questo tipo, sono sempre pronti a lasciare lo spazio agli altri quando se ne intravede l’occasione.

A guardare le immagini esclusive sembra che Luca Pighi sia quello che si diverta di più ad accompagnare e soprattutto a proporsi ed a interloquire con Zorzi  e Crispino in un genere che penso di poter dire frequenti poco, evidentemente comprendendo subito lo spirito con il quale si debba affrontare la musica “spontanea” e la sua costruzione collettiva e partecipando sempre in modo attivo all’impresa. Dal canto loro Zorzi (è lui che da il “LA” iniziale in entrambi set) e Crispino mettono tutta la loro esperienza passando da momenti che definirei da “ballad spontanea” ad altri più intensi riferibili in particolare sì a certo free rock inglese ma anche a quello californiano, a certi Henry Cow ed alla musica di quel genio di Henry Kaiser, e non a caso quest’ultimo assieme a Fred Frith vengono sempre citati da Roberto Zorzi come fonti di ispirazione. Insomma, un triangolo equilatero con al centro la free music, per dare un’immagine di quanto è successo in quella stanza.

Una performance che sa mantenere alta l’attenzione e la qualità e che forse l’assenza del pubblico ha contribuito al suo processo creativo. Ci sarebbe da farne un disco, come dicevo ……. Stiamo a vedere e soprattutto a sentire.