CESARE PASTANELLA “Music for Tales vol. 2”

<strong>CESARE PASTANELLA</strong> “Music for Tales vol. 2”

CESARE PASTANELLA “Music for Tales vol. 2”

Angapp Music. cd, 2022

di alessandro nobis

Non capita tutti i giorni di ascoltare della musica composta per spettacoli teatrali o per opere cinematografiche che viva di vita propria rispetto allo scopo della sua creazione. I due volumi che il compositore · percussionista · cantante Cesare Pastanella ha fin qui prodotto sono tra questi, e se ascoltati con attenzione rivelano una notevole cura nella composizione e soprattutto · a mio avviso · nella ricerca timbrica e negli arrangiamenti. Anche in questo secondo volume Pastanella non fa “tutto da solo” ma intelligentemente sceglie un piccolo combo di musicisti che si alternano nell’esecuzione dei brani come Nando DI Modugno (chitarre), Leo Gadaleta (flauto), Domenico Pastore (flauto e cornamusa), Francesco Cinquepalmi (basso) e due “voci” come quelle di Giorgio Pinardi e Rosanna D’Eccesiis: dieci tracce scritte per la maggior parte da Pastanella per due spettacoli teatrali, “Badù Re, anzi Leone” e “Il viaggio di Arjiun” prodotto dal teatro barese “Kismet OperA”, musiche che troverebbero la loro ambientazione ideale sul palco dei teatri, ma che qui sono raccolte assieme formando un insieme molto interessante e come detto autonomo che rivela il mondo sonoro pluri·etnico nel quale l’autore naviga traendone ispirazione creando nuovi paesaggi. Voglio citare solamente “The Awakening“, a mio avviso uno dei brani più interessanti tra suoni ambientali, artificiali e la voce di Ana Estrela ed il berimbau disegna un paesaggio di una giungla ancestrale, “Arjun” ha come protagonista il balafon africano e i fiati di Domenico Pastore · con una bella parte per la zampogna ·, “Trip through the savannah” aperto dalle percussioni etniche si caratterizza per le tracce sovraincise del canto evocativo (di Cesare Pastanella) e per il kaval di Leo Gadaleta con l’apporto ritmico della basso e della chitarra a dodici corde,  mentre “Mor” è un intricato paesaggio di suoni campionati e naturali sui quali la chitarra filtrata di Nando Modugno disegna i suoi arabeschi.

Come detto, musica che vive di vita propria che va ascoltata con la dovuta attenzione che merita.

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MIZOOKSTRA “Also Sprach Mizookstra”

MIZOOKSTRA “Also Sprach Mizookstra”

MIZOOKSTRA “Also Sprach Mizookstra”

Sangue Disken. CD · CS · DIGITALE, 2022

di alessandro nobis

Il sassofonista Simone Garino, co · leader del quartetto Night Dreamers con questo recentissimo “Also Sprach Mizookstra” va “oltre” e con Mario Conte (musicista che si muove nell’ambito della musica elettronica) letteralmente crea questo bel lavoro di ricerca musicale frutto di otto session informali dove la creazione spontanea ovvero l’improvvisazione è l’assoluta protagonista del progetto, da ascoltare con grande calma e concentrazione.

Il suono acustico del sassofono ben si combina con l’elettronica, con i suoni “industriali” e contemporanei come ad esempio nella “Session # 6” dove il baritono segue il ritmo con una interessante sequenza di assoli o nella breve “Session # 5” aperta dai sax sovraincisi che lasciano poi lo spazio al minuzioso lavoro di Conte che sceglie e combina i suoni ideali da affiancare a quelli di Garino con un finale in crescendo. Ancora “Session # 8 parte 1” creata esclusivamente dagli efficaci suoni elettronici e infine la lunga “ Session # 2″ con i suoni di apertura che ricordano molto bene alcuni episodi dell’elettronica tedesca anni settanta però permeati dagli assoli del baritono e dalla reiterazioni di una “sirena di allarme” per niente fuori posto.

Ascoltando “Also Sprach Mizookstra”, si capisce bene la qualità del lavoro di studio e di interplay che c’è dietro questo progetto e soprattutto si comprende come questa musica non sia affatto ostica o riservata a pochi “eletti”: nelle performance naturalmente come nella miglior visione della musica improvvisata, tutto può cambiare e trasformarsi in qualcosa d’altro, e questa è la sostanza della creazione spontanea.

PAOLA ARNESANO · VINCE ABBRACCIANTE “Opera!”

PAOLA ARNESANO · VINCE ABBRACCIANTE “Opera!”

PAOLA ARNESANO · VINCE ABBRACCIANTE “Opera!””

Dodicilune Dischi. CD, 2022

di alessandro nobis

Questa idea – invero brillante – di cantare e suonare le arie d’opera più popolari non soddisferà forse il “fine” palato dei melomani più ortodossi, ma questo lavoro di Paola Arnesano e Vince Abbracciante va ascoltato a mio modesto avviso in modo molto attento per comprendere bene il progetto della cantante barese e del fisarmonicista brindisino Vincenzo “Vince” Abbracciante. Dal canto loro i jazzofili più puri e più curiosi non avranno difficoltà – viste le qualità dei due protagonisti – ad avvicinarvisi scoprendo come la cantante e ed il fisarmonicista hanno pensato di affrontare questo insidioso repertorio che conferma come si possa translare dall’ambito classico a quello jazzistico un patrimonio importante come quello del melodramma.

Innanzitutto il repertorio, scelto con particolare cura tra brani · canzoni · più conosciuti e meno conosciuti dalle opere verdiane come “Il Trovatore“, “La Traviata” e “I Vespri Siciliani” al repertorio pucciniano di “La Bohème” e “Tosca” fino a Gaetano Donizetti (“Lucrezia Borgia“) giusto per citarne qualcuno: poi l’accurato lavoro per arrangiare questi “totem” musicali che come si può ben immaginare rispecchiano le melodie originali fino ad un certo punto per poi lasciare al talento dello straordinario fisarmonicista Abbracciante ed alla splendida voce di Paola Arnesano di imprimere un’impronta jazzistica fatta di abbellimenti, assoli e soprattutto l’intenso interplay tra i due protagonisti di questo importante progetto che si distingue a mio avviso nel panorama del jazz moderno per originalità e l’ardimento nel “toccare” un repertorio così importante per la cultura italiana.

In “Mercé, Dilette Amiche” dai Vespri Siciliani di Verdi (libretto di Charles Duveyrier” Paola Arnesano assume le vesti di Helene, in “Ecco Respiro Appena” quelli di Adriana Lecouvreur (dall’omonima opera di Francesco Cilea con il libretto di Arturo Colautti) ed ancora di Cho Cho San nella “Madame Butterfly” pucciniana (libretto di Giuseppe Giacosa) ed infine ancora Puccini in “O mio babbino caro” con un delicato ed efficace assolo vocale: sempre le melodie sono permeate dal suono della fisarmonica di Abbracciante, sempre preciso, fantasioso, oserei dire perfetto (non a caso gli esperti jazzofili lo considerano uno straordinario interprete del jazz moderno).

Disco tra i più significativi tra quelli pubblicati di recente, quasi quasi mi vien voglia di ascoltare le opere nella loro versione originale …

P. S. Magari nelle grandi città queste arie · e le opere cui appartenevano · si ascoltavano nei teatri o nei salotti delle famiglie borghesi dove erano accompagnate dal pianoforte, ma mi piace (molto) pensare che il popolo le abbia conosciute attraverso il suono dei mandolini magari nelle botteghe dei barbieri, o nelle piazze e mercati dove il canto era accompagnato non già da una fisarmonica ma dal suono più antico dell’organetto diatonico contribuendo magari attraverso “fogli volanti” alla alla diffusione.

Di Arnesano e Abbracciante ne avevo parlato anche in occasione del loro “MPB!” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/03/28/paola-arnesano-vince-abbracciante-mpb/)

SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA · RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ ·

Esotericproaudio Theater

Villafranca di Verona, 7 ottobre · 18 novembre

di alessandro nobis

In effetti tutti noi, organizzatori compresi, la notizia che Evan Parker avesse rinunciato al pur breve giro di concerti italiani per motivi strettamente personali non l’avevamo presa bene tanta era l’attesa che si era creata, come si dice, “nell’ambiente”. Poteva essere un super gustoso antipasto del progetto al quale Mirko Marogna dell’Esotericproaudio Theater e Roberto Zorzi (lo voglio ricordare solo come uno dei direttori artistici di Verona Jazz nelle sue migliori edizioni, parlo di quelle di metà anni ottanta, qualcuno si ricorderà senz’altro) stavano lavorando e che avevano cripticamente annunciato al concerto di Elliot Sharp.

Va bene, Evan Parker non è venuto (verrà mai?) ma il progetto dei due si è concretizzato in una bella rassegna dedicata soprattutto a musicisti che come si evince dal titolo vuole dar giusto spazio agli “(In)visibili del jazz” con un doverosa attenzione ai musicisti dell’area veronese; certo, c’è del sottile sarcasmo nel titolo ma è pur vero che moltissimi jazzisti – e bluesmen, come vedremo – hanno storicamente poco spazio nei grandi festival che si tengono nel belpaese. Un vero peccato perchè mai come in questi anni in Italia i musicisti con proposte interessanti sono aumentati notevolmente di numero ma direi in modo inversamente proporzionale alle occasioni per suonare diciamo così a condizioni almeno “dignitose” sia in termini economici che di “location” e quindi personalmente considero questa rassegna come una “manna dal cielo” sia per gli appassionati che per i musicisti.

Quattro appuntamenti (doppi appuntamenti in realtà, il primo dedicato al jazz ed il secondo al blues · e dintorni ·) da venerdì 7 ottobre a venerdì 18 novembre presso l’Esotericproaudio Theater di Villafranca, vicino al Castello Scaligero, con ingresso riservato ai Soci ed anche ai nuovi Soci (quindi a tutti, praticamente) con una quota di partecipazione di € 15,00 fondamentale per poter sostenere il progetto.

Ecco il programma nel dettaglio

Venerdì 7 ottobre:

La1919:

Piero Chianura · tastiere

Luciano Margorani · chitarra

special guests:

Luca Crispino · basso

Luca Pighi · batteria

·

TONY LONGHEU’S BLUES BEYOND

Tony Longheu · chitarra, dobro, voce

Sabato 22 ottobre:

MOOD ELLINGTON:

Nelide Bandello · batteria

Paolo Bacchetta · chitarra

Giacomo Papetti · basso

·

PASETTO/BENINI/MELLA/DIENI

Marco Pasetto · clarinetto basso

Stefano Benini · flauto basso, flauto, digeridoo

Aldo Mella · contrabbasso

Pino Dieni · chitarra, fx

Venerdì 4 novembre:

MAZZA/DEL PIANO/ MAYES/PAGLIACCIA

Cristina Mazza · sax alto

Roberto Del Piano · basso

Martin Mayes · corno francese, corno delle Alpi, conchiglie

Gioele Pagliaccia · batteria, percussioni

·

LODATI/ SANNA

Claudio Lodati · chitarra

Eugenio Sanna · chitarra

Venerdì 18 novembre

FREEPHONIC

Benny Weiss Levi · sax tenore

Bert Den Hoed · tastiere

Han Van Hulzen · batteria, percussioni

·

HENDRIX ROAD

Enrico Merlin · chitarra, fx

Boris Savoldelli · voce, fz

GIORGIO PINARDI · MeVsMyself “Aiòn”

GIORGIO PINARDI · MeVsMyself “Aiòn”

GIORGIO PINARDI · MeVsMyself “Aiòn”

ALTERJINGA RECORDS. CD, 2022

di alessandro nobis

Ho conosciuto la musica di Giorgio Pinardi attraverso il suo ottimo lavoro del 2019 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/01/28/giorgio-pinardi-mevsmyself-mictlan/) e con questo “Aiòn” prosegue il suo lavoro di ricerca e sperimentazione vocale che contraddistingue il suo originale progetto.

Ormai sappiamo che un “disco di musica improvvisata non si improvvisa”: studio, ricerca, ascolti, tecnica sono alcune delle condizioni necessarie per improvvisare, condizioni che Giorgio Pinardi, sperimentatore vocale, quotidianamente coltiva e che lo portano al livello cui si trova oggi, ovvero al piano più alto della musica contemporanea, della musica di oggi. “Aiòn” guarda come fonte di ispirazione all’Africa subsahariana, ai suoi suoni, alle sue tradizioni non nel vano tentativo di riprodurli ma piuttosto come fonte per portarli in un mondo sonoro che le interseca in modo originale ed innovativo. Sarebbe necessario conoscere in modo profondo la puntiforme musica africana e la sua oralità per capir bene il lavoro di Pinardi; non è così, per me, ma ad esempio “Yielbongura” e “Kamtar” celebrano la cultura orale del West Africa ma mi hanno ricordato con quel suo “call and response” anche i canti maschili dello Zimbabwe, anche se qui, naturalmente, tutto è costruito dalla singola voce di Pinardi attraverso loop, raddoppiamento della sua voce e costruzione di nuove linee vocali, “Waldeinsamkeit“, “Solitudine della foresta” è una creazione spontanea, un inno alla contemplazione costruito con una leggera base ritmica e da sovrapposizioni vocali davvero interessanti, ed infine “Rwty” si realizza con un impeccabile connubio tra l’elettronica · la modernità · e della voce naturale · la tradizione · che trasporta l’ascoltatore in un indefinito altrove. Un lavoro quindi “multistrato” che non può non affascinare anche chi affronta l’ascolto musicale in modo diciamo “superficiale” e per questo lo consiglio vivamente al popolo dei curiosi che mi sembra in un certo qual modo in estinzione.

Insomma la improvvida scomparsa di Demetrio Stratos del 1979 non ha di certo segnato la fine della sperimentazione vocale, e lo dimostrano i numerosi musicisti che in giro per il mondo seguono percorsi diversi alla ricerca di un limite che naturalmente resterà sempre sconosciuto. Va da sè che tra questi c’è Giorgio Pinardi.

www.mevsmyself.it

associazione.alterjinga@gmail.com

https://mevsmyselfvoicesolo.bandcamp.com/

FRANCESCO CALIGIURI · NICOLA PISANI “Monastere Enchanté · L’Ensemble Créatif”

FRANCESCO CALIGIURI · NICOLA PISANI “Monastere Enchanté · L’Ensemble Créatif”

FRANCESCO CALIGIURI · NICOLA PISANI “Monastere Enchanté · L’Ensemble Créatif”

Dodicilune Dischi Ed529. CD, 2022

di alessandro nobis

Questo è davvero un disco “fuori dall’ordinario”. Intanto per l’idea che sta dietro al progetto, ovvero quello di suonare, ri-scrivere la musica antica introducendo metodologie esecutive che appartengono ad un linguaggio lontano da essa cinque secoli, almeno, ovvero quello del jazz e delle metodologie improvvisative. Poi perchè coinvolge due ensemble, il quartetto “Monastere Enchanté” e il sestetto “Ensemble Creative” guidati rispettivamente dai fiatisti e compositori Francesco Caligiuri e Nicola Pisani che si alternano nell’esecuzione dei brani secondo il progetto di “Locrum Sacrum” festival di Spezzano, sulla Sila calabrese, uno dei pochi festival jazz che non si limita ad assemblare un programma scegliendo dai roster delle agenzie ma che produce eventi come questo. L’idea di due ensemble sullo stesso disco potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma l’ascolto testimonia una grande piacevolezza e curiosità con un equilibrio sonoro davvero invidiabile nonostante i due gruppi si muovano su terreni apparentemente diversi.

L’ambientazione è quella di una sorta di “rinascimento al limite dell’apocrifia”; le otto composizioni di Caligiuri (con lui ci sono Michel Godard, Paolo Damiani e Luca Garlaschelli) si ispirano a quello straordinario periodo storico, ne rispettano ritmi e suoni (“C’est la bonheur“) ma inseriscono assoli come quello di Godard e di Damiani di chiara ambientazione jazzistica con uno straordinario quanto inedito risultato: “Sombra Misterieux I” è un bellissimo brano per solo violoncello (e qui il ricchissimo repertorio per viola da gamba viene “richiamato” all’ascoltatore) con un’improvvisazione incastonata nella struttura del brano mentre la seconda parte è più vicina all’idioma jazzistico visto che il baritono di Caligiuri ne è l’assoluto protagonista (il sassofonista pugliese ha davvero fatto sua bene la lezione di un tal John Surman).

D’altro canto l’Ensemble Créatif di Nicola Pisani sceglie un percorso diverso, ovvero quello di intrepretare brani del repertorio storico (a parte due interpretazioni di Charlie Haden · Our Spanish Living Song” e “Silence” · rese perfettamente “coeve” a questo progetto): lo fa sì rispettando gli spartiti ma lasciando grande libertà espressiva ai musicisti come ad esempio in “O Let Me Weep (The Plaint)”  composta da Henry Purcell e Thomas Betterton facente parte della semi-opera “La regina delle fate” (The Fairy-Queen; Catalogo Purcell numero Z.629) eseguita per la prima volta nel 1692 (lo spartito venne perso e ritrovato quattro secoli più tardi). L’inizio con la voce magnifica di Francesca Donato rispetta l’originale partitura, ma poi si susseguono improvvisazioni (il flauto di Eugenio Colombo e le percussioni, il trombone di Giuseppe Oliveto, il sassofono di Pisani, i cordofoni di Checco Pallone) che separano le strofe cantate in modo efficacissimo: un perfetto mosaico di suoni e di storie musicali che raramente mi è capitato di ascoltare.

Che ascoltiate il disco rispettandone la scaletta o separando i brani dei due ensemble – andando contro quindi l’idea originale, ma ne vale la pena per capirne di più – non ne cambia la sua straordinarietà; credo che quel geniaccio indimenticato di David Munrow (1942 · 1972) che ebbe secondo i puristi l’ardire mezzo secolo fa di mettere a contatto due mondi paralleli come quelli della musica medioevale e quello del folk inglese avrebbe senz’altro apprezzato moltissimo questo progetto. Due generi lontani in apparenza che oggi si incontrano, il jazz e la musica antica: un nuovo sentiero da percorrere, tutto da scoprire e da ascoltare.

BIRKIN TREE “40.”

BIRKIN TREE “40.”

BIRKIN TREE “40. · Forty Years of Irish Music”

Felmay Records. CD, 2022

di alessandro nobis

Come si evince dal titolo, questo recentissimo lavoro dei Birkin Tree intende festeggiare – più che celebrare – il traguardo di quaranta anni di attività del gruppo fondato dall’uilleann piper Fabio Rinaudo che ha saputo in questo lungo periodo mantenere viva la proposta nonostante, ma forse anche per questo, numerosi cambi di formazione che come detto non hanno influito né sulla qualità delle registrazioni e nemmeno sulla qualità delle esibizioni – molto richieste – dal vivo. A questa registrazione partecipano oltre a Rinaudo Laura Torterolo (chitarra e voce), Luca Rapazzini (violino), Claudio De Angeli (Bouzouky e banjo) Michel Balatti (flauti) oltre a prestigiosi ospiti che intervengono a vario titolo nei brani.

Il repertorio, come gli estimatori dei Birkin Tree possono facilmente immaginare, comprende brani delle tradizioni irlandese e scozzese assieme ad un paio di convincenti composizioni di Michel Balatti, ovvero il valzer “Gabriella’s” e la seconda parte della splendida ballata che chiude il disco, “Bonny Light Horseman” con la voce dello scozzese Tom Stearn, un brano che si riferisce alle guerre napoleoniche il cui testo è una accurata composizione di strofe di diversa provenienza.

Al solito segnalo due brani che hanno catturato la mia attenzione · senza sminuire il resto del lavoro ·:

Edward on Lough Erne’s Shore” ed il set di danze “Trip to Athlone / Chapel Bell / The road to Glountane“. La prima è una ballata che racconta ancora una volta i soprusi dei latifondisti britannici sui piccoli proprietari terrieri ed in particolare narra la vicenda di Edward Cassidy e dei suoi due figli, cacciati dal loro appezzamento nel 1829 ed in seguito condannati a morte per una presunta uccisione di un cavallo; pena tramutata in due anni di galera per il padre · troppo vecchio · ed in esilio forzato in Australia per i figli. Notevole l’arrangiamento con la concertina di Caitlin Nic Gebhann e la chitarra di Tom Stearn ma notevole soprattutto la voce di Laura Torterolo che interpreta questo testo.

Il set di danze “O’ Rourke” si compone di due reels (“All About Weaving” del grande Charile Lennon e il tradizionale “O’Rourke“) e di due gighe (“Trip to Athlone“, tradizionale e “Chapel Bell” composto dal violinista Frank McGollum) ed eseguito · ci tengo a dirlo · solo dai Birkin Tree; esecuzione perfetta, solita eleganza stilistica e rispetto dei repertori che sono da sempre le caratteristiche dell’ensemble italiana.

Andate a riascoltare il loro concerto al Quirinale romano dello scorso febbraio (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/04/da-remoto-the-birkin-tree-a-i-concerti-del-quirinale/) per farvi un’idea del livello del gruppo ………… andateci, ne val la pena.

http://www.felmay.it

BEPPE GAMBETTA “Dialogs”

<strong>BEPPE GAMBETTA</strong> “Dialogs”

Hi,Folks! Records. LP, 1989

di alessandro nobis

La vicenda musicale che ha generato questo disco è davvero interessante e testimonia la passione del ligure Beppe Gambetta, ai tempi della band di bluegrass Red Wine, che lo ha portato ad affrontare un incredibile viaggio attraverso il continente nordamericano per incontrare quelli che al tempo erano i migliori strumentisti flatpicking in circolazione; incontrarli a casa loro, conoscerli personalmente e registrare con loro riuscendo a stanare perfino uno come Norman Blake dalla sua oasi di Rising Fawn. Ne esce un disco davvero interessante, con repertori anche diversi, con riletture di grandi classici, un originale di Gambetta ed una bella quanto inaspettata rilettura di un brano beatlesiano, per la precisione “All you Need is Love” eseguito con Mike Marshall.

Dicevo Norman Blake, con il quale Gambetta suona “Bully Of The Town“, murder ballad scritta nel 1895 da Charles Trevathan che si riverisce ad un omicidio avvenuto in quegli anni a New Orleans ma poi anche lo scoppiettante swing di “Model 400 Buckboard” di Jimmy Bryant e il duetto con Phil Rosenthal – lo ricordo in una delle line up della leggendaria Seldon Scene – che con Gambetta esegue un altra pietra miliare del chitarrismo d’oltreoceano, ovvero “Arkansas Traveller“. Questo per citare solamente tre brani del disco, ma in realtà sarebbero tutti da citare, basti pensare che attraverso questi incontri il Gambetta è entrato in modo profondo con alcuni delle band che hanno segnato la storia del folk americamo come la già citata Seldom Scene ma anche la Country Gazette (Joe Carr e Alan Munde), i Dillards (David Grier) o gli Hot Rize di Charles Sawtelle ed infine il David Grisman Quintet (Mike Marshall) senza contare Dan Crary – con il quale Gambetta tenne anche alcuni concerti in Italia -.

Insomma “Dialogs” potrebbe sembrare una semplice collezione di “medaglie” da citare nel proprio curriculum ma è tutt’altro, sono momenti di “dialogo” e di conoscenza reciproca fatti con grande umiltà da parte di Gambetta e con altrettanto grande rispetto da parte di questi strumentisti, e la musica che si ascolta è lì a dimostrarlo. Ma ho una domanda per Beppe Gambetta: non credo che sia stato registrato un solo brano per incontro, e quindi dove sono finite le altre registrazioni?

http://www.beppegambetta.com

 

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2022

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2022

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2022 “Parole di Jazz”

14 · 15 · 16 · 17 · 18 SETTEMBRE, IVREA

di alessandro nobis

E con questa sono ben quarantadue le edizioni dell'”Open Papyrus Jazz Festival” di Ivrea. Un bel traguardo non c’è che dire soprattutto perchè negli anni la direzione artistica ha saputo conciliare la qualità e la varietà delle proposte ottimizzando un budget che non sarà senz’altro quello dei più quotati festival jazz nostrani (anche se spesso in molto casi si tratta di poco jazz e molto altro): cinque giornate dedicate alla musica, un Festival che rispecchia alla perfezione quello che un Festival dovrebbe essere, musica suonata e danzata, differenziazione dei luoghi degli eventi che coinvolgono Ivrea e le sue strade e infine presentazione di libri. Eventi gratuiti per avvicinare appassionati e non al jazz, e solamente due con un biglietto d’ingresso, ovvero quelli di più “richiamo”: il “Patrizio Fariselli Area Open Project · facile immaginare il contenuto del concerto · e l'”Enrico Rava Edizione Speciale“.

Ma come detto non sono certo due nomi, anche se di spessore, che fanno un festival, ma tutto il resto del gustoso e dell’alto valore di questa edizione 2022 del Festival: personalmente non mi perderei la presentazione dei CD “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e”Woland” con i protagonisti dei due lavori, Eloisa Manera, Emanuele Sartoris, Massimo Barbiero e il cornista Martin Mayes (venerdì 16 in Sala Santa Marta, h 19:00), il concerto del Deval Quartet con le due chitarre di Maurizio Brunod e Loris Deval, la voce di Sabrina Oggero e la tromba di Tiziano Codoro (sabato 18, Sala Santa Marta h 18:00) e ancora le coreografie create sulle musiche del recente lavoro “In Hora Mortis” per sole percussioni di Massimo Barbiero (domenica 18, al Museo Garda, h. 18:00).

Ma una visita accurata alla mostra di fotografie di Roberto Cifarelli ed alla mostra collettiva “Musica senza confini” non me la farei mancare, poi Ivrea è città da vedere ed grazie al festival anche da vivere e certamente vanno fatti i complimenti agli ideatori e organizzatori per riuscire a mantenere alta la qualità degli eventi; se potessi farlo, suggerirei personalmente ai rappresentanti delle istituzioni locali non solo di continuare il sostegno al festival ma di implementare i finanziamenti perchè “Open Papyrus” è un fiore all’occhiello non solo della città di Ivrea, ma della programmazione estiva nazionale dei jazz festival.

Chiudo riportando le parole di Music Studio · Ivrea Jazz Club, una dichiarazione di intenti del tutto condivisibili che ritengo possano riferirsi a tutte le persone, musicisti e non, che si adoperano per la riuscita dei festival cosiddetti “minori” ma che invece hanno la missione di conservare questo linguaggio musicale vivo e vegeto:

Noi crediamo che la cultura sia soprattutto ”integrità morale”, lo sforzo di questi ultimi 10 anni di andare oltre questo termine “jazz” non è semplice operazione di upgrade, ma la convinzione che la contaminazione tra le arti (musica, danza, fotografia, letteratura, pittura…) sia l’unica strada e che il jazz quello sia sin dalle origini.Non si tratta di manifestazioni di nicchia, di proposte autoreferenziali, perché l’Italia, l’Europa e il mondo hanno intrapreso da anni questa via. Noi proviamo solo a essere all’altezza di questa responsabilità, perché costruire è molto più difficile che cercare il consenso, ma la responsabilità di cui sopra è proprio quella che ci spinge a questo impegno.”

IL PROGRAMMA NEL DETTAGLIO:

MERCOLEDÌ 14

· ore 18.30 – Spritz
Inaugurazione mostre

Roberto Cifarelli (fotografo Blue Note)

“High key on jazz”

“The black square”

Guido Michelone presenta il libro:
”Io sono un Jazzista”

Tre coreografie sulle musiche del CD
”Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.

Con
Sara UgoreseGiulia Bedin, Eleonora Buratti

GIOVEDÌ 15

· ore 17.00 – Atelier Eporedia New

Inaugurazione mostra
”Musica senza confini”, Collettiva d’arte organizzata da: 

Daniela Borla e Ettore Della Savina.

Presenta l’evento Ennio Pedrini. 

Opere di: E. Francescotti, R. Coin, A. Betta, A. Guarnieri, D. Covolo, S. Baruzzi,  L. Accattino, G. Samperi, I. Casalino, T. Franzin, L. Cordero, P. Filannino, V. Filannino, E. Della Savina, D. Borla (Le opere saranno visibili fino al 30 settembre).

VENERDÌ 16

· ore 18.00 · Sala Santa Marta

Discussione
”Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”

Gian Luca Favetto: scrittore

Davide Ielmini: critico musicale

Renato Cravero: letture

Coordina Davide Gamba.

In collaborazione con Libreria Mondadori

· ore 18.30 · Sala Santa Marta, degustazioneAperitivo

· ore 19.00 · Sala Santa Marta

Presentazione CD:
”Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e Woland”

Eloisa Manera: violino

Emanuele Sartoris: pianoforte

Massimo Barbiero: batteria.

Special guest: Martin Mayes: corno

· ore 21.15 · cortile Museo Garda* Con biglietto d’ingresso € 15,00

PATRIZIO FARISELLI  AREA OPEN PROJECT.Il repertorio degli Area nella versione cantata.

Claudia Tellini:  voce

Patrizio Fariselli: pianoforte

Marco Micheli: basso

Walter Paoli: batteria

SABATO 17

· ore 18.00 · Sala Santa Marta

DEVAL QUARTET

Loris Deval: chitarra

Sabrina Oggero Viale: voce

Tiziano Codoro: tromba

Maurizio Brunod: chitarra

· ore 21.15 · Cortile Museo Garda* Con biglietto d’ingresso € 15,00

ENRICO RAVA EDIZIONE SPECIALE

Enrico Rava: flicorno

Francesco Bearzatti: sax tenore

Francesco Diodati: chitarra

Giovanni Guidi: pianoforte

Gabriele Evangelista: contrabbasso

Enrico Morello: batteria

DOMENICA 18

· ore 18.00 · Museo Garda, special project

“IN HORA MORTIS”, Tre coreografie di Giulia CeolinFrancesca GalardiCristina Ruberto sulle musiche dell’omonimo CD di Massimo Barbiero

Danzano:
Luciana Trimarchi, Giulia Bedin, Beatrice Benetazzo, Sara Celeste, Emma Nemes, Cecilia Boldrin, Alice Mistretta, Alina Mistretta,  Arianna Mistretta, Valentina Papaccio e Sara Ugorese.

Con letture dal libro:
“In hora mortis” di Thomas Bernhard.

Inoltre:
Tre officine di artisti per una serie di invenzioni 
da ambientare in Sala Santa Marta:
Susanna ClarinoToni MuroniEugenio Pacchioli

·

INFORMAZIONI:

Ingresso:
ven 16 ore 21.15:  € 15,00 
sab 17 ore 21.15:  € 15,00 
Abbonamento: € 25,00. 
Dove non indicato l’ingresso è gratuito. In caso di pioggia, gli eventi del Museo Garda si terranno al Teatro Giacosa – piazza Teatro 1, Ivrea.

Atelier Eporedia New: 
via Arduino 37, Ivrea

Spritz:
via Arduino 6/8, Ivrea

Sala Santa Marta:
piazza Santa Marta, Ivrea

Museo Garda:
piazza Ottinetti, Ivrea

La manifestazione è organizzata da:
Ivrea Jazz Club e Music Studio

Direzione Artistica di Ivrea Jazz Club / Music Studio

Succede a Verona: CHITARRE PER SOGNARE 2022

Succede a Verona: CHITARRE PER SOGNARE 2022

CHITARRE PER SOGNARE, XVI edizione

Terme di Giunone, Caldiero (VR), 27 agosto 2022

di alessandro nobis

Sul finire di agosto, esattamente sabato 27 con inizio alle 21, si terrà alle Terme di Giunone nei pressi di Caldiero, la sedicesima edizione di “Chitarre per Sognare” ideata e concretizzata da Giovanni Ferro con la preziosa collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune appunto di Caldiero.

Quattro i set previsti che presentano chitarristi dagli stili diversi, dal flatpcking al fingerpicking alla chitarra classica.

Quest’ultima sarà imbracciata da Ilaria Pellegrino, chitarrista da una formazione classica ma che come altri suoi colleghi è rimasta affascinata dai compositori ispanici e sudamericani che tanto hanno dato allo sviluppo del repertorio classico del ventesimo secolo. Avremo coì modo di conoscere il venezuelano Rodrigo Rieira (1923 · 1999), autore di un corposo repertorio ispirato alla regione di provenienza (lo stato di Lara per la precisione) e importante didatta, João Teixeira Guimarães , meglio conosciuto come João Pernambuco  (1883 · 1947) del quale Ilaria Pellegrino eseguirà il choro “Sons de carrilhõesI” risalente agli anni ’20 (lo registrò nel 1926) e lo spagnolo Federico Moreno Torroba (1891 · 1982), Un’altra composizione molto nota anche nel nostro Paese che avremo l’occasione di ascoltare sarà “Eu sei que vou te amar” di Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes che venne tradotta anche in italiano ed interpretata da Ornella Vanoni con il testo di Bardotti.

Lo stile flatpicking sarà il tema del set di Federico Franciosi a.k.a. “Ciosi”, autore dell’ottimo cd “The Big Sound” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/09/15/ciosi-the-big-sound/); il suo repertorio presenta brani originali – e già questo fa capire la cifra stilistica del chitarrista – e vicino a riletture dei grandi maestri del folk americano (etichetta che contiene numerosi mondi musicali) in particolare dei grandi maestri che hanno fatto di questo linguaggio quasi una “religione”.

Dario Fornara, autore di due bei dischi (“Amore e Psiche” del 2009 e “Sequeri” del 2013), è fine chitarrista e compositore (anche giornalista viste le sue collaborazioni con la rivista “Chitarra Acustica” ed il suo raffinato fingerpicking lo pone ai vertici di questo stile per la sua costante ricerca della melodia perfetta senza mai eccedere in sterili virtuosismi, ed è questo ultimo aspetto che lo apprezzare così tanto dai cultori della chitarra acustica. A Caldiero, e sono consapevole di scrivere una frase “obsoleta”, Dario Fornara presentarà il suo “ultimo 45 giri”, naturalmente in vinile, con i suoi due brani inediti come da copione: “Portata dal vento“, che dà il titolo al disco, e “Momenti di te“.

Naturalmente sarà della partita anche Giovanni Ferro con il suo repertorio composto da riletture di brani della canzone d’autore – con la seconda chitarra di Francesco Bonsavier in occasione delle riproposta di “Cara” di Lucio Dalla – opportunamente arrangiati in modo originale ed efficace dallo stesso chitarrista veronese oltre a brani che faranno parte del lungamente atteso secondo CD.

L’appuntamento è quindi per sabato 27 agosto alle ore 21 con ingresso gratuito come di consueto per questa manifestazione; in caso di malaugurato maltempo “Chitarre per Sognare” si terrà presso il Teatro Comunale di Caldiero.