DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

1 AGOSTO – 12 settembre

di alessandro nobis

La prima parte di “Baldo in Musica”, progetto abbina la musica di qualità al paesaggio con il patrocinio dell’Unione Montana del Baldo-Garda ed organizzata dall’Associazione Culturale “Baldo Festival” per la consulenza artistica di Marco Pasetto (la rassegna è stata divisa in due in modo fittizio da chi scrive per pura questione di spazio) ha fin qui avuto riscontri positivi del pubblico per la bontà delle scelte, ricercate e di qualità che sono le caratteristiche di questa iniziativa interessante che spero negli anni futuri, liberi dalle restrizioni sanitarie, venga potenziata per valorizzare al meglio le bellezze naturali ed antropiche che l’area del Monte Baldo offre. Racconta Marco Pasetto: “L’anteprima è andata bene, ottimo il concerto nella Chiesa di San Martino di Diane Peter e Anna Pasetto alla località Platano con pubblico davvero numeroso. Il primo concerto, con la Piccola Orchestra Vertical, è stato delizioso con Claudia Bidoli, Enrico Terragnoli, Fabio Basile e Roberto Lancia in gran forma. Il 10 luglio è stata una festa in piazza a Pazzon di Caprino con la GiBier Orchestra”.

Domenica 1 agosto, all’alba (ore 6:30), concerto di chitarra acustica di Giovanni Ferro nel suggestivo scenario della Valle del torrente Tasso, raggiungibile a piedi in una decina di minuti dalla frazione Pazzon, sulla strada che da Caprino Veronese conduce a Spiazzi: Giovanni Ferro è apprezzato strumentista e compositore oltre che “animatore culturale” dell’Associazione ZONACUSTICA (sono quindici anni che propone con successo “Chitarre per Sognare”) che raduna alcuni tra i migliori specialisti dello stile fingerpicking. Purtroppo per il pubblico Giovanni Ferro ha al suo attivo un solo album, “Chitarrista” del 2005 e tre partecipazioni a prestigiose antologie (“34 volte amore” e “Five guitars Clan” del 2009 e “Chateliers Guitars: The Players Collection” del 2018) al quale speriamo presto ne segua un secondo.

La domenica successiva (8 agosto ore 12) si sale a San Zeno di Montagna e ci si immerge nella grande faggeta in località “Ortigara”, a 1450 metri per un concerto del “Piassa Brass Quintet” (Francesco e Luca Perrone alle trombe, Dario Venghi al corno, Alessio Brontesi al trombone e Antionio Belluco alla tuba) con un repertorio varia da temi di celebri colonne sonore e, soprattutto, brani originali.

Il concerto di sabato 28 agosto (ingresso € 10,00) si terrà in orario serale (ore 21) alla villa Nichesola – Rigo a Caprino Veronese con un interessante recital dedicato al grande compositore Lucio Dalla dal titolo “Lettere DALLA Luna”: Marco Pasetto (clarinetti, ocarina, sax soprano), Daniele Rotunno (pianoforte), Francesco Sbibu Sguazzabia (percussioni) e Stephanie Ocean Ghizzoni (voce) hanno arrangiato in modo personale alcune tra le più belle composizioni dell’autore bolognese che ha scritto una pagina fondamentale della canzone d’autore.

La rassegna si conclude domenica 12 settembre alle 16 in uno dei più affascinanti luoghi, è proprio il caso di dirlo, tra il Monte Baldo ed il fiume Adige, appena prima della Chiusa di Ceraino: la Chiesetta medioevale (costruita nel XII e rimaneggiata più volte a partire dal XV) di San Michele al Gaium che probabilmente per la quasi irraggiungibile posizione, è rimasta conservata in un angolo di “paradiso” ma che ha continuamente necessità di restauro conservativo dopo quello del 2010 operato grazie a BALDOfestival, e per questo l’incasso del concerto (ingresso € 10)  andrà a finanziare appunto la continuazione del restauro della chiesetta. Protagonisti del concerto saranno la cantante Claudia Lanzetta, il chitarrista Pasquale palomba ed il clarinettista Marco Pasetto ovvero il Trio Essenziale che a Gaium terranno il loro debutto assoluto: brani originali accanto a riletture – mai scontate – di alcune pagine della grande canzone d’autore. Per raggiungere la chiesetta si attraversa l’Adige a Sega di Cavaion e si imbocca una strada sulla destra seguendo le indicazioni; in caso di avverse condizioni meteo, il concerto si terrà, alla stessa ora, in un affascinante luogo ovvero l’ex Polveriera dell’imponente Forte di Rivoli Veronese (altro luogo da “sfruttare” in futuro?)

Anche per gli ultimi appuntamenti la prenotazione, visti i tempi, è obbligatoria e si effettua su http://www.baldofestival.org

SARTORIS · DI BONAVENTURA  “Notturni”

SARTORIS · DI BONAVENTURA  “Notturni”

SARTORIS · DI BONAVENTURA  “Notturni”

Caligola Records. CD, 2021

 di alessandro nobis

Del pianista ·compositore Emanuele Sartoris e delle sue imprese discografiche ho già parlato in passato (vedi i link in calce a questo articolo) e quello che più mi impressionato, al di là della sua sopraffina tecnica pianistica, è la capacità di creare un suono, una musica perennemente in bilico tra classicismo, jazz ed improvvisazione. Forse quest’ultimo aspetto è quello che risalta di più da questa ennesima magnifica incisione per la quale ha coinvolto lo straordinario suonatore di bandoneon Daniele Di Bonaventura, verrebbe da dire “l’uomo giusto al posto giusto” vista la sua capacità di muoversi da linguaggio musicale all’altro trasportando il bandoneon fuori dalla “confort area” del tango argentino; qui a mio avviso le parole che possono dare una chiave di lettura sono tre, ovvero “notturno”, impromptu” e “improvvisazione” che vanno a formare un triangolo al centro del quale si sviluppa questo progetto. I primi due sono in relazione alla stagione classica del Romanticismo; i “Notturni”, parliamo di quelli composti da Chopin ne 1832 due dei quali (il Primo ed il Secondo dell’Opera 9) filtrati da Sartoris e Di Bonaventura aprono e chiudono questo lavoro, sip restano perfettamente all’aggiunta di abbellimenti e di improvvisazioni (uno stilema esecutivo messo in pratica dallo stesso Chopin) mentre “Impromptu” è termine legato a Franz Schubert che al momento della loro composizione (1827) lasciava chiari riferimenti ad “aggiunte” personali degli esecutori dei brani. Il terzo termine, improvvisazione, è in senso moderno legato al alla musica jazz della quale come tutti sanno ne costituisce il cardine. Detto questo – in poche e semplici parole – quello che emerge dall’ascolto, ad esempio de “La Volta CelesteNotturno Op.4 N. 1” composto da Sartoris è la massima cantabilità del tema, il perfetto interplay tra i due musicisti che sembrano specchiarsi uno nell’altro scambiandosi l’esposizione del tema principale, tra l’altro di grande bellezza, creando spontaneamente la musica e facendo sembrare quasi inutile lo spartito. “Notturno d’inverno” è la composizione centrale del disco; è un brano composto da Di Bonaventura dove Emanuele Sartoris offre al bandoneonista un efficacissimo supporto, ritmico oserei dire da neofita. Infine voglio citare “La Fine dei Tempi Op. 4 Nr. 6” dove l’improvvisazione della parte centrale rende alla perfezione il progetto di questo “Notturni”, disco che naturalmente dovrebbe essere ascoltato da chi ama il jazz moderno ma anche e soprattutto dagli appassionati del pianismo classico; questi ultimi troveranno qui una inedita e splendida interpretazione contemporanea delle regole e delle idee dei grandi compositori della prima metà dell’ottocento. Qualcuno storcerà il naso, mi spiace per lui, a qualcun altro gli si spalancherà una finestra su un mondo nuovo.

In conclusione una curiosità: la scaletta segue una certa simmetria, al cento la composizione di Di Bonaventura, agli estremi due riletture di Chopin e in mezzo i sei Notturni di Sartoris. Grande bel disco, i direttori dei festival jazz e classica più arguti ascoltino questo, a mio modesto avviso, capolavoro. 

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/08/01/genot-sartoris-totentanz-evocazioni-lisztiane/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/04/03/barbiero·manera·sartoris-woland/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/14/emanuele-sartoris-i-nuovi-studi/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/01/night-dreamers-techne/)

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

LEONARDO CARGNEL “Mario Cargnel e la Foto Cargnel”

Volume. cm 23 x 22. Pagg. 260, 2021. € 30,00

di alessandro nobis

Dal 1941 al 2021 80 anni di fotografia” recita il sottotitolo di questo importante volume che Leonardo Cargnel ha voluto dedicare al padre Mario titolare dello storico negozio di Via XX Settembre, a Verona. “Vita e Storia” si cita puntualmente in copertina, gli aspetti che il fotografo Cargnel ha affrontato nella sua lunga carriera di testimone dei cambiamenti sociali, geografici e storici di Verona e della sua provincia fissandoli per sempre su pellicola e rigorosamente in bianco e nero.

Le immagini raccolte nel volume hanno a mio avviso un alto valore documentale per noi veronesi soprattutto per coloro che si occupano di storia locale visto che qui, ad esempio, ci sono numerosi scatti che immortalano i risultati dei bombardamenti anglo-americani sulla città e l’arrivo delle truppe – lo scatto al Ponte Pietra con il carro Sherman e quello ripreso a Poiano fissano questo importante momento – , vicino ad altri a mio giudizio ancora più importanti che documentano la poco conosciuta vita delle “vittime civili” (ora si chiamerebbero effetti collaterali) sopravvissute alla guerra ovvero quelli che mostrano le condizioni di “sopravvivenza” dei numerosissimi sfollati andati ad occupare le vecchie strutture imperiali ottocentesche asburgiche, quasi una riappropriazione di fortini e casematte costruite per scopi bellici come quelli di San Felice e di Lugagnano.

Ho trovato molto interessanti le foto che dell’alta Lessinia come ad esempio quelle che mostrano lo status della conca di San Giorgio prima del turismo di massa e della sua devastante antropizzazione oppure gli scatti dedicati alla leggendaria corsa automobilistica “Stallavena – Bosco”, appuntamento motoristico molto seguito dagli appassionati, i primi sciatori in alta Lessina ed ancora quelli che mostrano il ventre del Corno D’Aquilio, nella Spluga della Preta che Cargnel esplorò con il Gruppo Speleologico “GES Falchi” da lui costituito nel 1951.

Lo sport, la montagna e la città con le persone che la animano e che Cargnel ha immortalato in numerose occasioni; foto “animate” che fermano per un attimo la vita dei mercati di Piazza Erbe con i “piassaroti”, di Piazza Isolo, di Corso Porta Palio e di Interrato dell’Acqua Morta, il vigile che sembra sgridare un ciclista dall’alto della sua pedana in Piazza Erbe, la mamma con  i due figli che osserva il passaggio del Treno Verona – Affi – Garda, gli uomini che chiacchierano davanti all’edicola all’incrocio tra Via Carducci e Interrato dell’Acqua Morta, e, lasciatemi citarla per ultima, la foto di un ventenne Fausto Coppi che pedala sullo sterrato della strada delle Torricelle nel Giro d’Italia del 1940 che avrebbe poi vinto.

Il volume che ripercorre la storia di uno dei fotografi storici di Verona è stampato da Grafiche Aurora. Lo si può trovare presso il negozio Cargnel in Via XX Settembre 24 a Verona o nelle librerie più fornite della città.

fotocargnelvr@hotmail.it

Il mio personale augurio è che a questo prezioso libro ne segua presto un secondo, chissà quali perle custodisce l’archivio Cargnel ……..

LA CANTIGA DE LA SERENA “La Mar”

LA CANTIGA DE LA SERENA “La Mar”

LA CANTIGA DE LA SERENA “La Mar”

Dodicilune / Fonosfere Records. CD, 2021

di alessandro nobis

Del secondo lavoro (“La Fortuna”) di questa trilogia dedicata al mare ne avevo parlato un paio anni or sono (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/06/04/la-cantiga-de-la-serena-la-fortuna/), e questo terzo capitolo conferma la bontà del progetto, l’abilità nello scegliere il repertorio ed infine il gusto nelle scelte timbriche. Basterebbe questo per definire “La Mar” ma invece val la pena di soffermarsi almeno su qualche brano che il quintetto pugliese ha inserito nel progetto dove la tradizione, la musica antica e la fusione delle culture mediterranee trovano un brillante equilibrio: il brillante “Tres Hermanicas” ad esempio, tradizionale sefardita eseguito dalla sola voce con l’accompagnamento delle mani che ad un certo punto si trasforma in qualcosa d’altro, quasi una giga irlandese (la parte di flauto traverso ricorda il celebre “Kesh Jig”) e che ritorna con il testo cantato accompagnato da percussioni, plettri e flauto, la bella lettura di “Mandad’ei comigo” un brano proveniente dalla importantissima raccolta medioevale “Cantigas de Amigo” di Martim Codax che risale al XIII secolo cantato in lingua gallega ed accompagnato dalla chitarra battente o ancora “Tre Donne Belle”, villanella scritta dal pugliese Giovan Leonardo Primavera (Barletta 1540 – Napoli 1585), un importante compositore che frequentò la corte del principe di Venosa, il madrigalista Don Gesualdo da Venosa.

Da ultimo voglio citare la tarantella di Sannicandro “DiavulëDiavulë” ed i ritmi dei vicini balcani delle horo macedoni e del syrto greco – grecanico; ma tutto il lavoro, come il precedente, si ascolta con grande piacere ed è un invito a scoprire ritmi e parole del passato lontano spesso dimenticato; un plauso quindi a Fabrizio Piepoli (voce, chitarra battente e percussioni), Giorgia Santoro (flauto, ottavino, flauto basso, flauto contrabbasso, bansuri, tin whistle, arpa celtica, banjo indiano, percussioni), Adolfo La Volpe (oud, chitarra classica, bouzouki irlandese, chitarra portoghese) Francesco D’Orazio (violino) e Roberto Chiga (tamburi a cornice) ma anche alla Dodicilune che oltre al corposo catalogo jazz nella sottoetichetta Fonosfere ha anche perle come questa.

http://www.dodiciluneshop.it

MARTHA J. & CHEBAT QUARTET  “Plays the Beatles”

MARTHA J. & CHEBAT QUARTET  “Plays the Beatles”

MARTHA J. & CHEBAT QUARTET  “Plays the Beatles”

Clessidra Records. CD, 2021

di alessandro nobis

Per riproporre l’immortale songbook beatlesiano, e mi riferisco all’ambito squisitamente jazzistico, si possono percorrere a mio avviso due strade: quella del chitarrista trevigiano Lanfranco Malaguti che ha letteralmente smontato e rimontato i brani trasformandoli in strumentali (vedi “Something” del 1989 pubblicato dalla Nueva Records) oppure si opera una scelta diversa ma altrettanto intelligente, quella di questo quartetto guidato da Martha J. alla voce e Francesco Chebat al pianoforte con la sezione ritmica composta dal contrabbassista Roberto Piccolo e dal batterista Gionata Giardina. La scelta del quartetto è stata quella di rispettare le melodie scritte da Paul McCartney, John Lennon e George Harrison (“Within Without You” e “Here comes the Sun”) in modo filologico arricchendole di jazz suonato ed improvvisato con gran qualità e gusto; niente copiature calligrafiche quindi – anche la voce non ricalca l’originale, ma piuttosto lo interiorizza facendolo suo – , ma l’ennesima dimostrazione che il repertorio beatlesiano si può se non proprio reinventare ma almeno plasmare ai background dei musicisti che intendono suonarlo, anzi interpretarlo. La prima delle due composizioni di Harrison ad esempio, introdotta dall’archetto del contrabbasso, dalle percussioni e con un ostinato di pianoforte che prelude alla melodia, bellissima, di questo brano proveniente dal sublime “St. Pepper’s” e che procede con il brillante solo di Chebat (la sinistra tiene l’ostinato, la destra fa il solo) con le “spazzole” di Giardina in accompagnamento per ritornare poi all’idea originale dell’autore del brano, oppure l’indovinato medley “Because / Blackbird” con l’espressiva e precisa voce di Martha J. in apertura della ballad che introduce la ritmica ed il solo di pianoforte che lega le due parti.

Un ottimo lavoro, di notevole levatura a mio modesto parere: affrontare il songbook beatlesiano è come correre in un campo minato, il rischio di trasformarsi in una tribute band è altissimo ed altrettanto alto è quello di vedere tra il pubblico dei club persone che fischiettano i ritornelli e scuotono la testa a tempo.

Quello che suona questo quartetto va invece ascoltato e riascoltato con l’attenzione che merita, ed i palchi dei jazz festival con il loro pubblico sempre attento sono la situazione ideale. A mio avviso.

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE. Caldiero (VR), 26 giugno 2021

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE. Caldiero (VR), 26 giugno 2021

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE  Terme di Giunone, Caldiero (VR), 26 giugno 2021

di alessandro nobis

Giovanni Ferro non è tipo da arrendersi facilmente ed anche per quest’anno mantiene il punto riuscendo nonostante le immaginabili difficoltà ad organizzare con la complicità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Caldiero la quindicesima edizione di “Chitarre per Sognare”, una sera di ottima musica dedicata al suono della chitarra e, per questa edizione, dell’arpa. Il set dedicato a questo strumento avrà come protagonista Nartan con la sua arpa elettroacustica a pedali; Nartan, che tra le sue collaborazioni, ha quella con il chitarrista altoatesino Rolando Biscuola dove il suono della sua arpa incrocia quello dei sei corde in un brano dell’album “Sciaum”, ha come si conviene ottenuto il diploma al Conservatorio di Milano per poi scegliere un percorso di sperimentazione facendo avvicinare il suo strumento alla musica jazz e di conseguenza al mondo dell’improvvisazione pubblicando nel 2017 per la sua “Nartan Records” il CD “Harpfully” assieme al percussionista ladino Max Castlunger.

Giovanni Ferro, musicista che i veronesi appassionati della chitarra acustica fingerpicking conoscono bene per la sua ricerca melodica nel proporre brani suoi o di altri autori, salirà sul palco assieme all’ottima Giuliana Bergamaschi con “Anima e Corde”, repertorio dedicato alla canzone italiana del ‘900 a partire dagli prebellici fino a i nostri. Sarà l’occasione di ascoltare la splendida ed evocativa voce di Giuliana Bergamaschi assieme alla chitarra di Ferro che – statene certi – non si limiterà al solo accompagnamento; Ferro, tra l’altro, sarà uno dei protagonisti della prestigiosa rassegna “Un paese a sei corde” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/06/07/dalla-piccionaia-un-paese-a-sei-corde-edizione-2021/). Terzo protagonista Sandro Boscaro della scuderia dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA con un set che lega le barene veneziane al delta del Mississippi; blues primordiale, lingua veneta, paesaggi di laguna, canti di lavoro mescolati in una miscela – e non in un miscuglio – solo apparentemente azzardata.

L’appuntamento è per sabato 26 giugno alle ore 21 con ingresso gratuito come di consueto per questa manifestazione; in caso di malaugurato maltempo “Chitarre per Sognare” si terrà presso il Teatro Comunale di Caldiero.

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

di alessandro nobis

Pensavo che i percorsi artistici tra Calicanto e Archedora si fossero definitivamente separati oltre venti anni ori sono, ed alla notizia che Roberto Tombesi, Rachele Colombo e Corrado Corradi stessero invece preparando qualcosa di nuovo unendo i loro talenti mi ha piacevolmente sorpreso non poco; il loro nuovo progetto, “Passeggeri”, è una realtà cresciuta e concretizzata durante la lunga chiusura forzata che ben conosciamo, ed esordirà domenica 20 giugno nell’ambito del bel festival itinerante “Festival delle Basse – Territorio, Cultura, Immaginazione” presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it). Vista l’eccezionalità dell’evento, ho ritenuto opportuno incontrare “a distanza” – in attesa di assistere al loro esordio – Corrado Corradi, uno dei tre componenti del gruppo per conoscere meglio il nuovo progetto che sembra andare parecchio oltre la riproposta del repertorio tradizionale di area veneta.

– Come nasce “Passeggeri”? Qual è stata la scintilla iniziale, l’idea che vi sta alla base?

Sintetizzando molto, tutto parte dalla lettura di vecchie lettere della mia famiglia scritte dal bisnonno Marco Piazza, attore, durante l’incredibile tournée teatrale che la grande attrice Adelaide Ristori fece nel 1874 viaggiando per mare, con le navi a vapore di allora. La Compagnia Drammatica Italiana circumnavigò l’intera superficie terrestre in poco più di venti mesi, recitando nei più grandi teatri del mondo. L’impresa, nel tempo, divenne parte della storica biografia di questa attrice nata a Cividale Del Friuli. 

Aldilà dei trionfi descritti, rimango suggestionato dal personaggio Marco, dall’indole e l’energia di Adelaide, quasi a comprenderne i pensieri e le aspirazioni. Chiedo a Rachele e Roberto di leggere le lettere e succede quello che non ti aspetti: insieme sentiamo la forte sintonia con questi artisti, capiamo la loro febbre, ci identifichiamo nelle loro visioni. E’ l’inizio. Ci ritroviamo, idealmente, sul ponte di una nave mentre ognuno racconta, a proprio modo, il suo “viaggio” che diventerà il “taccuino musicale di un viaggio straordinario”. 

– I Calicanto hanno da sempre avuto come scopo lo studio e la riproposizione della cultura popolare veneta o comunque dell’alto Adriatico, Archedora puntava invece sulla musica di nuova composizione. “Passeggeri” mutua le due realtà o è ancora qualcosa di diverso?

Noi tre abbiamo in comune l’esperienza ed attività in Calicanto. Se penso al progetto artistico successivo mio e di Rachele (Archedora Veneto Musica), dico semplicemente che, nel 2008, non si è esaurito ma solo interrotto. Sono trascorsi troppi anni, i tempi sono cambiati, noi siamo cambiati. La realtà è diversa, diverse le esperienze artistiche e personali dei singoli. Il concerto che proponiamo rappresenta oggi una sorta di “terza via”, una naturale rappresentazione del presente che avverto più spirituale, in qualche modo più intimo. A partire dal titolo “Passeggeri”, il trovarsi sul ponte di una nave, affrontare le incognite di una traversata, sfidare gli immensi oceani sottintendono una metafora contemporanea: una riflessione su quello che è la nostra vita oggi. Il vero protagonista del racconto musicale è “il viaggio” alias la nostra esistenza. La scommessa consiste nel riuscire a trasmettere, comunicare tutto questo. 

– Come nascono i brani di “Passeggeri”?

Inizialmente ero orientato ad un unicum musicale accompagnato da un libretto, come avviene in un’opera. I saggi consigli di Rachele e Roberto hanno portato a delle scelte più pratiche, pragmatiche. Abbiamo individuato gli argomenti che ci sembravano più significativi e più vicini al comune “sentiment”. Su queste basi ci siamo così concentrati su temi specifici. Nonostante il vasto repertorio dei singoli, la maggior parte dei brani, alla fine, sono risultati di nuova composizione. 

– Quali tematiche affrontate nei testi?

Il concerto dura circa 70 minuti ed è suddiviso in sei sezioni (suite). I temi affrontati si possono titolare come: “partenze”, “il viaggio”, “il vapore”, ”emigrazione”, “la festa”, “il ritorno”. In ogni parte l’emozione, la poesia, l’immedesimazione sono a corollario di quanto scritto in una lettera o di quanto vissuto dal bisnonno artista che, come cita la prefazione del libro, “ è lieto di gironzolare per il mondo…. nel secolare istinto di andare sempre altrove… una smania, un anelo, una necessità… ”. I testi, ora in italiano, ora in dialetto, sottolineano alcuni momenti: la frenesia di una partenza, una riflessione sulla forza della natura, la nostalgia di una lontananza, la rabbia verso la propria ingrata Italia. Tutto ciò che le lettere descrivono viene espresso con una sorta di leggerezza, di semplicità che abbiamo cercato di riprodurre poeticamente nei testi e nel mood del concerto superando il rigore di un’ oculata costruzione delle partiture musicali. 

– La lingua veneta è spesso – quasi sempre – banalizzata con luoghi comuni ma invece rappresenta storicamente una parte consistente nella storia della linguistica italiana …… perché secondo voi è così importante scrivere testi in lingua veneta?

Non avverto più i pregiudizi di un tempo, piuttosto sento molto quanto l’uso del dialetto possa valorizzare un territorio, avere una credibilità al pari di altre lingue, senza lotte da sostenere o bandiere da sventolare. I testi in dialetto rappresentano il posto dove viviamo. Oggi certi concetti sono superati, il concerto e le nostre intenzioni ne vogliono essere una prova: testi in italiano, in provenzale, in dialetto, composizioni provenienti dalla Spagna, dal Sudamerica,… Il tutto in funzione del racconto. 

– Quali sono le timbriche che avete scelto?

Gli strumenti che suoniamo sono prettamente acustici (bandonina, organetto, chitarra, mandola, percussioni). Le scelte stimolanti sono state il far dialogare i due mantici, trovare un calibrato mix tra l’acustico e le basi campionate, il rapporto tra chitarra e mandola e, nel canto, la ricerca e l’utilizzo del suono della parola. 

– Avete in programma anche brani esclusivamente strumentali?

Sì. La logica del racconto, l’ispirazione, il descrivere un’emozione, ti portano naturalmente ad esprimerti con la musica e non solo con le parole. Anche in questo caso pensiamo ci sia una equilibrata miscela tra brani cantati e strumentali. 

– C’è in vista qualche progetto discografico?

La necessità del presente è quello di fare più concerti possibili e capire quanto fluida sia la parte musicale, se le suite singole sono pertinenti, se le composizioni sono funzionali a ciò che vogliamo rappresentare. A mio parere, un eventuale progetto discografico dovrebbe viaggiare con al fianco la sua parte letteraria ispiratrice. Trovare una produzione “illuminata” e non solo commerciale è un problema non da poco.

L’appuntamento come detto in apertura è quindi per domenica 20 giugno presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it).

DALLA PICCIONAIA: UN PAESE A SEI CORDE edizione 2021

DALLA PICCIONAIA: UN PAESE A SEI CORDE edizione 2021

DALLA PICCIONAIA: UN PAESE A SEI CORDE 

“16aedizione, 21 maggio – 12 settembre 2021”

di alessandro nobis

Ha preso il via il 21 maggio con la conferenza stampa di presentazione l’edizione 2021 della bella rassegna “Un Paese a Sei corde”, ormai un appuntamento imperdibile per gli appassionati della chitarra acustica e quindi anche “classica” che si tiene nelle province di Novara, Vercelli e Verbania. Una rassegna itinerante partita nel 2006 organizzata dall’Associazione La Finestra sul Lago di San Maurizio d’Opaglio (Novara) sulle sponde del bellissimo Lago d’Orta e che sempre più si è inserita in contesto sinergico con le piccole realtà turistiche e questo grazie all’idea di ospitare i concerti in luoghi culturalmente significativi delle numerose piccole comunità che caratterizzano l’ampia area nella quale questa rassegna nomade si tiene. Una formula vincente che molte delle piccole / grandi rassegne cercano di applicare spesso con risultati eccellenti; in più “Un Paese a Sei Corde” ha un occhio di riguardo all’aspetto dell’impatto ambientale – nei termini di risparmio energetico e di minima produzione di rifiuti – ed alla sicurezza del lavoro. Ma al di là di questi importanti aspetti fiore all’occhiello della rassegna, il piccolo ma compatto gruppo di organizzatori ha allestito un programma di tutto rispetto ottimizzando le risorse economiche a disposizione, senza i grandi nomi del chitarrismo internazionale ma con invece ottimi musicisti meno conosciuti con i loro repertori classici, di nuova composizione o legati alle tradizioni della chitarra acustica o classica che sia (non mi garba questa distinzione ma tant’è). Quaranta artisti per una ventina di appuntamenti tra le provincie di Verbania, Novara, Vercelli e Mendrisio (nella limitrofa Confederazione Elvetica, sede dello sponsor Schertler Group), curati per ciò che concerne la chitarra classica dal Maestro Francesco Biraghi che ha seguito anche la preziosa sezione chiamata “Chitarra femminile Singolare” e da Davide Sgorlon per la sezione “Volare in Alto”.

Il programma particolareggiato della rassegna si può consultare sul sito, pertanto vi segnalo solo alcuni degli appuntamenti in cartellone: domenica 13 giugno a Casalino (Parco del Castello) un chitarrista (Francesco Biraghi) e tre chitarriste (Maria Vittoria Jedlowski, Emma Baiguera e Fabiana Miglietti) attraverseranno il repertorio classico, giovedì 11 agosto, a Mendrisio presso il Museo d’Art alle 20:00, doppio appuntamento con il fingerpicking grazie a di Giovanni Ferro, apprezzato strumentista e compositore veronese ed al partenopeo Giovanni Seneca, autore fin qui di sei album, il 31 luglio a Guardabosone sarà la volta della bravissima Eleonora Strino ed Emanuele Cisi.

Una rassegna che nel tempo si è guadagnata un posto nelle più interessanti e prestigiose rassegna per chitarristi anche grazie agli eventi collaterali che ospita come l’esposizione di liuteria ad Ameno che chiude la rassegna o la presentazione del volume di Manuel Consigli “La mappa segreta del chitarrista felice” che venerdì 21 maggio l’ha inaugurata.

Come detto, per i particolari consultate il sito qui sotto riportato perché la rassegna è anche un’ottima occasione per conoscere angoli del nostro Paese a pochi conosciuti.

www.unpaeseaseicorde.it

MARIA VICENTINI & SALVATORE MAIORE “Mingus World”

MARIA VICENTINI & SALVATORE MAIORE “Mingus World”

MARIA VICENTINI & SALVATORE MAIORE “Mingus World”

VELUT LUNA RECORDS. CD, 2020

di alessandro nobis

Mi ero ripromesso di non parlare più di dischi di musica afroamericana più che altro per la mia incompetenza, ma ci sono occasioni così significative da costituire un’eccezione non fosse altro – e questo è il caso – per avere avuto la fortuna di assistere ad uno dei loro concerti; era il 2019, il palco era quello del Cohen Club a Verona (volete sapere la data esatta? Bene, il 3 marzo) e Maria Vicentini (violino, viola) con Salvatore Maiore (contrabbasso, violoncello) presentavano la loro visione del repertorio di Charles Mingus dove arrangiavano alcune delle sue composizioni per strumenti ad arco.

Un progetto che si è concretizzato con questo “Mingus World”, una “restituzione” che ci regala una visione inedita e sorprendente del songbook mingusiano, uno dei più “alti” della storia della musica “americana” del novecento. E qui dei capolavori del contrabbassista di Nogales c’è ampia testimonianza a cominciare da “Monk, Bunk & Vice Versa” che apre il lavoro, una composizione dedicata da Mingus a Thelonious Monk con citazione di “Well You Needn’t” qui con un deciso incipit del contrabbasso ed il tema esposto dalla viola, per continuare con “Jelly Roll” splendida lettura del brano del 1959 (l’ellepì è “Mingus Ah Um”) eseguito in “pizzicato” ed arricchito con due significativi soli, “Better Get Hit In Your Soul” dove gli archetti duettano, interagiscono, improvvisano mettendo in evidenza tutta la straordinaria bellezza di questo tema, uno dei più celebri di Mingus assieme a quel “Good Bye Pork Pie Hat” qui in una “struggente” versione dove il violoncello espone l’obbligato del tema sul tappeto del violino per poi confluire in una lunga ed efficace improvvisazione di Maria Vicentini. 

Retoricamente mi domando, ogni volta che ascolto musica di questo livello, come mai Maria Vicentini e Salvatore Maiore non siano nei programmi dei più importanti Jazz Festival del Bel Paese a cominciare da quello della città dove vivo …………… Verona.

http://www.velutluna.it

CJANTÂ VILOTIS · ANTONELLA RUGGIERO 

CJANTÂ VILOTIS · ANTONELLA RUGGIERO 

CJANTÂ VILOTIS · ANTONELLA RUGGIERO 

“Cjantâ Vilotis”

Istladin.net CD + DVD, 2009

di alessandro nobis

A complemento della monumentale opera “Il Canto Popolare Ladino nell’inchiesta Das Vokslied in Österreich (1904 – 1915)”, tre volumi per un totale di duemilaquattrocento pagine curati da eminenti studiosi come Paolo Vinati, Silvana Zanolli, Barbara Kostner, Roberto Starec e Fabio Chiocchetti che rende merito alla ricerca del glottologo e ladinista austriaco Thomas Gartner incaricato dalla Corona Asburgica di coordinare e condurre in prima persona le rilevazioni sul canto popolare ladino nelle Valli Dolomitiche, del Friuli Orientale e della Val di Non*, su idea di Fabio Chiocchetti e di Renato Morelli venne formato un ensemble di musicisti per riproporre in chiave moderna alcune delle composizioni raccolte nei tre volumi, e come performer vocale venne fatta l’indovinata scelta di Antonella Ruggiero: conosciuta dai più per la sua appartenenza al raffinato gruppo pop dei Matia Bazar, la Ruggiero ha dimostrato nella sua lunga e diversificata carriera di avere una preparazione tecnica ed interpretativa di primissimo livello dando una fondamentale impronta al suono di quel gruppo, doti che unite alla sua estrema duttilità la fecero scegliere per interpretare un repertorio così “di nicchia” e lontano – soprattutto linguisticamente – dalle sue origini genovesi come. “CjantâVilotis”, non  sempre citato nella discografia della Ruggiero, è l’ennesima dimostrazione di come si possa partire dalle tradizioni popolari più pure per rinnovarle rispettandone le origini ed allo stesso tempo adattandole alla modernità con suoni ed arrangiamenti raffinati e sempre all’altezza; questo per le scelte timbriche e per i differenti background dei musicisti coinvolti, non sempre legati alla musica popolare e per questo un valore aggiunto al progetto. Del progetto hanno fatto parte Mark Harris (fece parte negli anni ’70 dei Napoli Centrale ed un musicista che ha collaborato con moltissimi musicisti italiani, da De Andrè a Vecchioni, da Pino Daniele a Edoardo Bennato per citarne qualcuno) e gli ensemble “Destràni Taraf” e “Marmar Cuisine”, Loris Vescovo, Ivan Ciccarelli e Caia Grimaz che si alternano nell’esecuzione del repertorio che comprende brani compresi nella ricerca di Gartner vicino ad altri comunque ad esso omogenei. Tra i primi doveroso segnalare la magnifica esecuzione vocale della lezione raccolta in Val di Non de “La pastora e il Lupo” (Nigra, 6) con Marke Harris al pianoforte ed il crescendo curato da Destràni Taraf (splendido l’intervento al sax soprano di Giordano Angeli ed alla tromba di Paolo Trettel), la villotta friulana “E sun che Riva” con il brillante intervento dei Marmar Cuisine dal sapore jazzistico Tra i brani allloctoni “Ciant de l’Aisciuda” costruito da Fabio Chiocchetti partendo da un frammento di Canori oltre mezzo secolo fa con la voce sempre precisissima della Ruggiero in gran evidenza nella sua estensione ed il pianoforte di Harris, la brevissima “Danza Rumena”, strumentale a cura dei Destràni Taraf e “La Biele Stele” (simile nei versi alla versione di Gartner) dove un ruolo importante lo trova la nickelarpa di Corrado Bungaro e con un significativo solo alla tromba (con sordina).

Disco, in conclusione, splendido per la concretizzazione dell’idea di translare ai nostri tempi la musica popolare raccolta oltre cento anni fa.

Non ho avuto la fortuna di conoscere Gartner, ma sono convinto avrebbe gradito il progetto.

*in realtà la ricerca riguardava tutte le regioni e nazionalità dell’Impero Asburgico