LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI QUADERNO CULTURALE n. 43

Accademia della Lessinia, pagg. 247, 2020 € 15,00

di alessandro nobis

Puntuale anche in questo 2020 pesantemente degnato dalla pandemia, è arrivato nelle librerie veronesi – non in tutte per la verità – per la quarantatreesima volta il volume “La Lessinia, Ieri Oggi Domani”, curato dall’ONLUS “Accademia della Lessinia” diretta dal geomorfologo Ugo Sauro.

lessinia 2020 1.jpgE’ un appuntamento annuale che gli studiosi e gli amanti della montagna veronese attendono ogni inizio d’estate e che non ha mai deluso per la varietà degli argomenti proposti e per la serietà e scientificità degli articoli delle varie sezioni ovvero “Territorio ed ambiente”, “Scienze naturali”, “Preistoria ed archeologia”, “Storia”, “Tradizione e memoria popolare”, “Itinerari” e “Vita in Lessinia”. Tra la quarantina di articolo proposti in questo volume ne segnalo tre: il primo, curato dal geologo Michele Sommaruga e dall’archeologo sperimentale Giorgio Chelidonio, ci accompagna in località Torre di Trezzolano e riporta oltre ad un’accurata carta geologica dell’area studiata l’esame e la descrizione dei materiali litici che manifestano la presenza di gruppi di neanderthaliani già nel Paleolitico Inferiore. Molto interessante anche “Monitoraggio lupo 2018 e 2019”, studio di Paolo Parricelli e Diego Lonardoni che presenta i risultati di una ricerca riguardante la popolazione del predatore nei suoi due branchi (quello del Carega e quello della Lessinia) ed l’impatto sulla presenza dell’uomo e delle sue attività legate all’allevamento del bestiame; una ricerca resa possibile grazie anche alla collaborazione degli allevatori, dei Carabinieri Forestali e del Servizio Guardaparco tra gli altri. Per ultimo segnalo uno scritto di Gabriele Bacilieri, Maria Teresa Zantedeschi, Leonardo Ceradini e Giancarlo Collin, “Un filo d’acqua”, che ci descrive le fontane delle località lessiniche di Gorgusello, Breonio e Molina e le attività legate alla presenza di corsi d’acqua soprattutto nei pressi di quest’ultimo piccolo centro della Lessinia Occidentale, piccolo ma che ha ospitato nella sua storia ben 18 mulini assieme alle attività a questi legate.

Un altro prezioso tassello alla conoscenza della natura, della geografia antropica e della storia della Lessinia, bellissima e sempre sorprendente.

Ricordo infine che al quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un CD-ROM con tutti gli articoli pubblicati sino ad allora in formato pdf.

GÈNOT – SARTORIS  “Totentanz – Evocazioni Lisztiane”

GÈNOT – SARTORIS  “Totentanz – Evocazioni Lisztiane”

GÈNOT – SARTORIS  “Totentanz – Evocazioni Lisztiane”

Dodicilune Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Un pianista classico ed uno “Third Stream” si siedono davanti alla tastiera dello stesso pianoforte e “giocano” partendo da una delle meno conosciute ed eseguite composizioni di uno dei maggiori esponenti della corrente romantica, ovvero il magiaro Liszt Ferenc, autore, assoluto virtuoso concertista, direttore d’orchestra, divulgatore ed esecutore delle musiche di Schubert, Beethoven e, mi piace sottolinearlo, improvvisatore a cui piaceva durante i concerti che tenne ovunque in Europa “divagare” sulle sue e sulle musiche di autori “altri”.

Massimiliano Gènot ed Emanuele Sartoris sono i due pianisti e con questo magnifico lavoro – che senz’altro sarebbe stato gradito da Listz – dimostrano come la musica “romantica” ma in generale quella classica al di là delle esecuzioni fedeli alle partiture originali possa offrire infiniti spunti ispirativi ed esecutivi. Tutto parte dall’analisi di “Totentanz”, scritto per pianoforte ed orchestra e qui proposto per pianoforte a quattro mani ed inserito nel bel mezzo di questo lavoro e, a parte la composizione originale di Gènot (“Prologo in Cielo”) che apre il disco, le altre tracce sono rielaborazioni, creazioni, giochi (“Toten – Rag“), improvvisazioni dove come da DNA dei due esecutori si incontrano felicemente la musica classica romantica ed il jazz (“Follie dal Nuovo Mondo” o “Il Trionfo della Morte” per fare due citazioni); non è facile incontrare un pianista con la preparazione accademica di Gènot con la predisposizione ad “aprire” la mente ed entrare nel mondo di Sartoris che dal canto suo aveva già registrato Liszt in “I Nuovi Studi” con il Primo Preludio degli studi Trascendentali (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/14/emanuele-sartoris-i-nuovi-studi/). Incontri così riusciti sono rari – molto rari – perché spesso l’autoreferenzialità di uno o di entrambi gli esecutori impedisce un approccio sereno ed anche perché in due alla tastiera a mio avviso si sta “un po’ stretti” e diventa d’obbligo cedere qualcosa della propria personalità in favore dell’altro. Non è questo il caso certamente, qui la musica scorre impetuosa e durante l’ascolto è un divertimento raro indovinare i tocchi dei due pianisti.

Un’autentica gemma.

massimilianogento.com

emenuelesartoris.com

www.dodicilune.it

 

 

 

 

FEDERICO MOSCONI “Il tempo della nostra estate”

FEDERICO MOSCONI “Il tempo della nostra estate”

FEDERICO MOSCONI “Il tempo della nostra estate”

Slowcraft Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Ho cercato di descrivere in altre occasioni i caratteri compositivi e sonori di Federico Mosconi e stavolta, devo dire finalmente, emerge tutto il suo talento di chitarrista acustico che abbinato alla ricerca di suoni elettronici fa di questo “Il tempo della nostra estate” a mio avviso sin qui la sua opera più completa perchè mette in piena luce tutti gli aspetti della sua progettualità sonora e il suo valore di strumentista. I misurati ed efficaci accordi in ”Di Luminosa Calma”, gli arpeggi in “In Silenzio Leggero”, la chitarra che emerge dalla turbolenza elettronica in “Notte Fragile” sono paradigmatici alla musica di questo lavoro suggestivo, a tratti pacato ed a tratti travolgente che lascia all’ascoltatore la voglia di rimettere il disco sul piatto e di riascoltarlo più e più volte.

Il tempo della nostra estate” si compone di sette brani, costruiti con la “solita cura architettonica” da Federico Mosconi che, cosa rara in questo genere musicale, è replicabile anche dal vivo, e questo è un valore aggiunto al lavoro del compositore: un tappeto sonoro stratificato sul quale e nel quale si inserisce mirabilmente il suono della chitarra classica con i due suoni, quello acustico e quello elettronico che si combinano sempre in modo equilibrato. Ho già citato tre dei sette che compongono il disco, ed a questi aggiungerei il lungo e contemplativo brano eponimo composto per solo “suoni elettronici”, aperto da una sorta di “muro sonoro” che pervade i primi due minuti e nel cui sviluppo si inseriscono suoni che vanno a rafforzare la struttura del brano rendendola più intrigante e, azzardo, “cosmica”.

Gran bel lavoro.

www.slowcraft.info

 

 

 

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: CRISPINO PIGHI ZORZI “Spontaneous Music for Trio” 2020

DALLA PICCIONAIA: CRISPINO PIGHI ZORZI “Spontaneous Music for Trio” 2020

DALLA PICCIONAIA: CRISPINO PIGHI ZORZI

“Spontaneous Music for Trio” 2020

di alessandro nobis

Un altro caso di recensione “remota”.

Succede durante la pandemia che in una giornata del mese di giugno in una località sconosciuta, oserei direi quasi segreta, tre musicisti a distanza di sicurezza si incontrino per creare dal nulla della musica; il chitarrista “mastro improvvisatore” Roberto Zorzi, il contrabbassista Luca Crispino (che aveva già sperimentato la magìa dell’improvvisazione con Teo Ederle (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/04/30/dalla-piccionaia-drobro-concerto-al-modus-verona-6-febbraio-2019/)ed il batterista Luca Pighi, con Crispino nei Terreni Kappa, e del quale ignoravo totalmente il suo interesse verso la musica spontanea. Una quarantina di minuti suddivisi in due set – quasi da farne un ellepì – durante i quali la musica nasce, si sviluppa e finisce evidenziando un’ottima intesa tra i musicisti che dialogano, si guardano, intervengono e come sempre accade nelle migliori performance di questo tipo, sono sempre pronti a lasciare lo spazio agli altri quando se ne intravede l’occasione.

A guardare le immagini esclusive sembra che Luca Pighi sia quello che si diverta di più ad accompagnare e soprattutto a proporsi ed a interloquire con Zorzi  e Crispino in un genere che penso di poter dire frequenti poco, evidentemente comprendendo subito lo spirito con il quale si debba affrontare la musica “spontanea” e la sua costruzione collettiva e partecipando sempre in modo attivo all’impresa. Dal canto loro Zorzi (è lui che da il “LA” iniziale in entrambi set) e Crispino mettono tutta la loro esperienza passando da momenti che definirei da “ballad spontanea” ad altri più intensi riferibili in particolare sì a certo free rock inglese ma anche a quello californiano, a certi Henry Cow ed alla musica di quel genio di Henry Kaiser, e non a caso quest’ultimo assieme a Fred Frith vengono sempre citati da Roberto Zorzi come fonti di ispirazione. Insomma, un triangolo equilatero con al centro la free music, per dare un’immagine di quanto è successo in quella stanza.

Una performance che sa mantenere alta l’attenzione e la qualità e che forse l’assenza del pubblico ha contribuito al suo processo creativo. Ci sarebbe da farne un disco, come dicevo ……. Stiamo a vedere e soprattutto a sentire.

 

DALLA PICCIONAIA: SUONI DELLA MURGIA 2020

DALLA PICCIONAIA: SUONI DELLA MURGIA 2020

DALLA PICCIONAIA: SUONI DELLA MURGIA 2020 “Rassegna internazionale di musica popolare”

XIX EDIZIONE, 17 LUGLIO – 14 NOVEMBRE 2020

di alessandro nobis

Con il contributo della Regione Puglia e dell’Amministrazione Comunale di Altamura e sotto la competente direzione artistica di Luigi Bolognese inizia dopodomani, venerdì 17 luglio al Centro Visite Lamalunga – L’Uomo di Altamura – la diciannovesima edizione di “Suoni della Murgia”, una delle più interessanti rassegne di musica tradizionale e dintorni del panorama estivo nazionale e questo, va detto, è merito soprattutto dell’impegno profuso generosamente negli anni da Luigi Bolognese e Maria Moramarco dell’ensemble Uaragniaun che hanno dato a Suoni della Murgia una particolare connotazione e una sempre maggiore risonanza internazionale.

Quest’anno la pandemia ha forzatamente costretto gli organizzatori ad aguzzare il loro ingegno ideando una rassegna itinerante e diversa dalle passate edizioni, e le bellezze naturali ed antropiche – le masserie ed i piccoli centri – della terra di Puglia ed in particolare della Murgia barese saranno quindi lo scenario degli appuntamenti il cui programma è riportato in calce.

La rassegna si concluderà a metà novembre, con una pausa nelle due settimane dopo Ferragosto, e propone eventi nel segno della grande qualità che rendono omaggio alla storia della terra di Murgia ospitando musiche e musicisti europei ma anche sudamericani, africani ed asiatici, un bel modo per conoscere culture “altre” che solamente in rassegne come queste trovano spazio in adeguati scenari ed un pubblico curioso ed attento. Insomma, un bel modo di trascorrere qualche giorno alla scoperta dell’entroterra di Puglia, delle sue bellezze e naturalmente della sua ricchissima eno – gastronomia.

Il programma, lo leggerete, è davvero ricco e mi voglio soffermare sugli appuntamenti che, se fossi in zona, non mi lascerei sfuggire. Procedendo in ordine cronologico, personalmente inizierei il 18 luglio presso la Dimora Cagnazzi ad Altamuradove Elias Nardi (liuto arabo), Ares Tavolazzi (contrabbasso) e Daniele Bonaventura (bandoneon) presentano il loro recente bellissimo “Ghimel” ( https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/17/nardi-·di-bonaventura-·tavolazzi-ghimel/) ed il giorno seguente, sempre ad Altamura, mi incuriosisce non poco la performance della violoncellista e cantante Simona Colonna che con i “Live electronics” di Stefano Melone presentano il loro progetto “Curima, curima …), tra classicità ed contemporaneità. Naturalmente imperdibili, il 5 agosto alla Masseria San Domenicoi canti arcaici dedicati al mondo dell’infanzia – e non solo – di “Cillacilla” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/25/maria-moramarco-cillacilla/) raccolti e proposti da Maria Moramarco a Murà presentati assieme a Luigi Bolognese, Alessandro Pipino, Adolfo La Volpe e Francesco Savoretti.

Il 13 agosto, sempre ad Altamura presso la Dimora Cagnazzi, concerto per due nickelharpa (Marco Ambrosini ed Angela Ambrosini) e pianoforte (Eva Maria Rusche), un affascinante viaggio nella musica di origine popolare, dal rinascimento di Diego Ortiz alla musica del Novecento di Bartok Bela mutuato dal magico suono della nickelharpa di cui Marco Ambrosini è senz’altro uno dei maggiori interpreti (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/05/02/marco-ambrosini-·-ensemble-supersonus-resonances/). La prima parte della rassegna si conclude la vigilia di Ferragosto con un altro importante appuntamento, il concerto di Banditaliana – alle 20:30 presso la Masseria Conti Filo –  dove il quartetto presenta la sua più recente produzione discografica, “Argento”

Ma forse l’appuntamento più atteso è quello programmato per i primi due giorni di settembre che si terrà presso il Campo 65, tra Gravina di Puglia ed Altamura: è l’anteprima di uno evento progettato dalle associazioni Suoni della Murgia e Campo 65. Campo 65 è il nome del più grande campo di prigionia italiano della Seconda Guerra Mondiale riconosciuto dalla Regione Puglia come “luogo della memoria”.La performance musicale e teatrale trae origine da una ricerca storica di Domenico Bolognese negli archive militari britannici e germanici e prende vita dalle testimonianze e dalle storie personali di coloro i quali hanno forzatamente trascorso un drammatico periodo della loro vita in questo campo di detenzione. L’evento è stato realizzato in collaborazione con Il Teatro delle Storie Vere di Trento, con il Festival della Lentezza di Parma, con il Maestro Maglio del Conservatorio di Bari e con il comune di Altamura ed ha in modo molto appropriato coinvolto i ragazzi delle scuole superiori, in particolare una sezione del Liceo Scientifico Federico II e del Liceo Classico Cagnazzi, entrambi di Altamura. Il lavoro, che va ad aggiungere un importante tassello alla storia del XX° ed in particolare del secondo conflitto mondiale e delle microstorie di coloro vi sono stati convolti, nelle intenzioni dei promotori rappresenta un primo passo che ci permetterà di far conoscere storie sconosciute di alcuni protagonisti del più grande conflitto mondiale del ‘900 in una produzione che ha la giusta ambizione di essere proposto non solo in Italia ma anche a livello internazionale.

Ultima segnalazione riguarda il concerto del 3 ottobre nella Sala Tommaso Fiore a Gal Terme di Murge ad Altamura: protagonisti la voce e la viola da gamba dell’argentina Luciana Elizondo, che nel 2019 ha pubblicato un splendido lavoro solista (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/27/luciana-elizondo-alone/); con il chitarrista Quito Gato rivisiterà le musiche tradzionali sudamericane. Un evento davvero imperdibile, un itinerario nel folklore latino Americano lontano dai soliti cliché.

Concludendo, Suoni della Murgia é una significativa rassegna che merita di essere sostenuta sempre più dalle Istituzioni considerato che rappresenta senza ombra di dubbio uno dei segni distintivi dell’estate culturale pugliese ed italiana. 

immagine copertina pagina-01.jpgGLI APPUNTAMENTI

17 luglio ore 20.30 – Centro visite l’Uomo di Altamura, Lamalunga 

RADICANTO: Un sogno così. Omaggio a Domenico Modugno. Maria Giaquinto, canto e narrazione, Giuseppe De Trizio, chitarra classica, Adolfo La Volpe, chitarra elettrica, basso elettrico, Francesco De Palma, cajon, percussioni

18 luglio ore 20.30 – Dimora Cagnazzi, Altamura.

“GHIMEL”, presentazione del cd.Elias Nardi, Oud, Daniele Di Bonaventura, Bandoneon, Ares Tavolazzi, Double Bass,  Fretless B

19 luglio ore 20.00 – Agor@teca, Altamura

“ Curima, curima… “: Concerto per voce, anima e violoncello. SIMONA COLONNA: voce e violoncello, STEFANO MELONE: live electronics

Ore 21.15  Agor@teca, Altamura.Il regista Gianfranco Pannone presenta il docufilm: “ Scherza con i fanti “ 2019 

29 luglio ore 20.30 – Masseria San Domenico, Murà. Claudio Prima “ Nina Balla di madre italiana” Concerto di musiche e parole

 3 agosto ore 20,30 – Masseria San Domenico, Murà. AYOM, Musica do atlantico negro. Jabù Morales voce e percussioni, Alberto Becucci fisarmonica, Olmo Marin chitarra, Ricardo Quinteira basso, Timoteo Grignani percussioni, Walter Martins percussioni 

4 agosto ore 20.30 – Masseria Castelli

Duo Savoretti – Mina: Sonorità tradizionali e le incursioni dell’elettronica. Francesco Savoretti : percussioni mediterranee e live electronics, Fabio Mina: flauti 

4 agosto ore 21.30 – Masseria Castelli: Terra Brazil. Forrò e musica popolare brasiliana

5 agosto ore 20,30 – Masseria San Domenico, Murà: Francesco Moramarco Project. Francesco Moramarco chitarra elettrica, Domenico Caliri chitarra elettrica, Manco Donato batteria e rav, Francesco Lavecchia basso elettrico, Grazia Lombardi voce e violino

5 agosto ore 21,30 – Masseria San Domenico, Murà. “Cillacilla”:Maria  Moramarco, voce, Luigi Bolognese, chitarre, Alessandro Pipino, organetti, fisarmonica e colori sonori, Adolfo La Volpe, oud chitarra portoghese, Francesco Savoretti, percussioni mediterranee e live electronics

10 agosto ore 20.30 – Masseria Castelli. Uaragniaun: Maria Moramarco  voce e chitarra, Luigi Bolognese chitarra, mandoloncello, Silvio Teot percussioni, voce, Filippo Giordano violino 

10 agosto ore 21.30 – Masseria Castelli.Arsene Solo, Shaman Showman

13 agosto ore 20.30 – Dimora Cagnazzi. Terrae. Presentazione CD “Approdi”

 13 agosto ore 21.30 – Dimora Cagnazzi. “Dal Barocco a Béla Bartók”: musiche di Diego Ortiz, Orlando Gibbons, Antonio Vivaldi, J.S. Bach e Béla Bartók. Angela Ambrosini e Marco Ambrosini, Nyckelharpa, Eva-Maria Rusche, Pianoforte

14 Agosto ore 20.30 – Masseria Conti Filo. Riccardo Tesi & Banditalianapresentani il CD “Argento” 

1-2 settembre – Campo 65, Altamura: Campo 65 anteprima assoluta di una produzione realizzata dalle associazioni culturaliSuoni della Murgia e Campo 65 

3 ottobre ore 20.00 – Sala Tommaso Fiore ( Gal Terre di Murge ) Altamura. Presentzione del CD “Murgia”. Michele Santarcangelo chitarre, con Annamaria Rifino : arpa celtica

3 ottobre ore 21.00 – Sala Tommaso Fiore ( Gal Terre di Murge ) Altamura. “ La copla Perdida “, Percorsi e memorie del folklore dell’ America Latinacon Luciana Elizondo, Canto e Viola da Gamba e Quito Gato Chitarre a 5 e 6 ordini

14 novembre 20.00 – Sala Tommaso Fiore ( Gal Terre di Murge ) Altamura. Radicanto: “Conosco appena le mani”: Maria Giaquinto(canto), Giuseppe De Trizio(chitarra classica),Adolfo La Volpe(chitarra acustica, chitarra portoghese)e Francesco De Palma(percussioni)

info e contatti: https://www.facebook.com/suonidellamurgia/

info@suonidellamurgia.net

SUONI RIEMERSI: RITMIA “Forse il mare” / “Perhaps the Sea”

SUONI RIEMERSI: RITMIA “Forse il mare” / “Perhaps the Sea”

 

Robi Droli, LP, CD. 1986

Shanachie Records, LP. 1989

di alessandro nobis

Pubblicato dalla benemerita Robi Droli, etichetta emanazione de La Ciapa Rusa, “Forse è il mare” è a mio modesto parere uno dei progetti degli anni ottanta che hanno segnato in modo ben chiaro una possibile evoluzione della musica popolare italiana, lo spartiacque tra quella eseguita in modo filologico ed un nuovo sentiero; già all’epoca della sua realizzazione era evidente che qualcosa di innovativo si stava ascoltando ed oggi, trentacinque anni dopo, al di là del fatto che questa musica ha resistito all’usura del tempo e che si ascolta sempre in modo piacevolissimo, prendiamo atto che sono numerosi i musicisti che hanno preso l’ispirazione da questo lavoro di Riccardo Tesi, Daniele Craighead, Enrico Frongia e Alberto Balìa.

R-8623661-1465363766-5269.jpeg.jpgAbbinare testi tradizionali come “Siscari” e di nuova composizione come “La stella e la luna” di Enrico Frongia a musica originale ma di ispirazione popolare fu un’operazione in qualche modo rivoluzionaria per l’Italia perchè andava in qualche modo controcorrente a quello che era il filone del folk revival. La già citata Siscari ad esempio, una lunga suite di oltre tredici minuti in cui i ritmi della tradizione sarda si abbinano al testo popolare ed agli strumenti sì legati alla tradizione ma ispirati anche da musiche altre: le due magnifiche chitarre di Balìa e Frongia, le evoluzioni dell’organetto diatonico ed il canto hanno il respiro della tradizione riportata prepotentemente ai nostri giorni con preziosi arrangiamenti che lasciano lo spazio ad assoli che a mio avviso guardano anche al jazz come quello del sax soprano di Craighead e dell’organetto di Tesi. Anche la durata dei brani, tre dei quali intorno ai dieci minuti, lasciano piena possibilità al quartetto di declinare il loro percorso musicale. Come anche la splendida “Serenata Mare” che apre la prima facciata scritta da Tesi, Balìa e Craighead con la voce accompagnata dall’organetto ed il ruolo importante riservato flauto dolce che accompagna l’ascolto nella prima parte del brano al quale subentrano i suoni delle chitarre che duettano con l’organetto diatonico e che si conclude con il canto.115597240

Poco tempo dopo in Francia “quelli della Silex” avrebbero definito la musica dei Ritmia  e dei progetti di Riccardo Tesi con l’azzeccata definizione di “Nuova musica acustica”.

Il disco fu pubblicato anche dalla prestigiosa etichetta Shanachie in Nordamerica con il titolo “Perhaps the sea” nella collana “World Beat Etno pop”, una definizione che oggi fa un po’ sorridere, o no?

 

GIUSEPPE CISTOLA 5et “Por la Calle Argentina”

GIUSEPPE CISTOLA 5et “Por la Calle Argentina”

GIUSEPPE CISTOLA 5et “Por la Calle Argentina”

EMMERECORDLABEL, CD, 2020

di alessandro nobis

image.pngGiuseppe Cistola, chitarrista e compositore, si è posto come obiettivo per questo lavoro scrivere musica mettendoci la passione, i ricordi e tutte le emozioni che ha vissuto e quindi interiorizzato durante un suo lungo soggiorno in terra argentina; con lui, per questo ottimo “Por la Calle Argentina” ci sono il contrabbassista Lorenzo Scipioni, il batterista Michele Sperandio, il sassofonista Marco Postacchini ed il pianista Simone Maggio, presenze fondamentali per la realizzazione di questo bel progetto. Qui non troverete l’Argentina più conosciuta e forse anche più scontata (e nemmeno la rilettura dei classici del jazz), ma piuttosto la rielaborazione di un’esperienza personale che si è realizzata in queste dieci composizioni, tant’è che l’unico a mio avviso chiaro richiamo diretto alle atmosfere argentine l’ho trovato nella splendida e “notturna” ballad “Paseo Nocturno”, con l’incipit di Scipioni (con l’archetto) e Maggio ed un cantabile solo di Postacchini ad introdurre quelli di pianoforte e di chitarra. Cistola e compagni conoscono benissimo l’ABC del linguaggio della musica afroamericana sul quale costruiscono momenti di interplay e assoli mai scontati e sempre caratterizzati da una ricerca melodica e da un controllato virtuosismo. Così nel brano di apertura “5 – 3”, un’altra ballad aperta dalla chitarra di Cistola con un bel tema, nel conclusivo “Sunday Blues” dove il tema è esposto all’unisono dalla chitarra e dal sassofono o ancora la lunga “Out of Rules” con un bel dialogo pianoforte – chitarra che apre al pizzicato del contrabbasso e caratterizzato da un lungo solo di Cistola.

Il quintetto suona davvero bene, le composizioni del chitarrista passano dallo spartito attraversando le sensibilità dei compagni di viaggio creando della musica di gran qualità.

Ha ragione Cistola quando dice di non avere nulla contro gli standard e spero converrà con me nel ritenerli indispensabili allo studio del jazz e della sua secolare storia: se però hai una fluidità di scrittura di questo livello, come si evince dall’ascolto di questi disco, proseguire in questo percorso è d’obbligo.

http://www.emmerecordlabel.it/

 

 

 

QUAI DES BRUMES “Au bord de l’eau”

QUAI DES BRUMES “Au bord de l’eau”

QUAI DES BRUMES & AMF STRING QUARTET “Au bord de l’eau”

Associazione AMF. CD, 2020

di alessandro nobis

Se vi piace la Storia della terra di Francia ma non avete voglia di leggere un saggio che vi guidi attraverso la sua complessità, non ci sono problemi: ascoltate la straordinaria musica che il trio “Quai des Brumes” suona e sicuramente il desiderio di approfondire verrà. “Au bord de l’eau” è il secondo affascinante lavoro che il clarinettista Federico Benedetti, il chitarrista Tolga During ed il contrabbassista Roberto Bartoli hanno QUAI 1pubblicato qualche settimana or sono: il primo lavoro d’esordio “Chansons Boîteuses” era un viaggio esplorativo negli anni che precedettero il secondo conflitto mondiale, dal ’36 al ’38, gli anni del governo del “Front Populaire”. La Francia, soprattutto Parigi, si distingueva per la sua multiculturalità, erano i migliori anni della “Chanson Francaise” ed i Quai Des Brumes avevano saputo intelligentemente e molto lucidamente dare un quadro della musica che si suonava nei bistrot e nei teatri parigini: i quindici brani percorrono un itinerario che ci porta nei caffè, nei bistrot, nella sale-concerto di quel periodo e, citando “Nunn o Pani naschella” ci si immerge nel jazz manouche, “Les copains d’abord” di George Brassens in una splendida esecuzione strumentale di uno dei grandi della canzone d’autore mondiale ed il pacato swing di Sidney Bechet dell’immortale “Petite Fleur” potete avere un’idea del repertorio che però, per essere apprezzato nel profondo, va ascoltato perché la perizia dei tre musicisti e gli arrangiamenti curati in modo molto efficace da Federico Benedetti riescono in modo molto equilibrato ad omogeneizzare i vari repertori facendo sì che questo “Chanson Boiteuses” sia un disco splendido, arricchito anche da tre composizioni originali tra le quali voglio citare quella dell’eccellente chitarrista Tolga During, “Waltz for my father”.

QUAI 2Con “Au bord de l’eau” Quai des Brumes va oltre, e si avvale della collaborazione di un quartetto d’archi, l’AMF (acronimo di Associazione Musicisti di Ferrara) String Quartet: Pierclaudio Fei e Massimo Mantovani violini, Julie Shepherd alla viola e Giacomo Grespan al violoncello. Anche qui prima di dire due parole sul programma voglio sottolineare gli arrangiamenti – sempre del clarinettista – che riescono in maniera davvero notevole a creare un comune dialogo tra gli archi ed il trio ed a rendere ancora una volta omogenei i vari stili affrontati ed anche sulla bravura dei tre solisti varrebbe la pena spendere qualche riga; sulla precisione ed efficacia del contrabbasso di Roberto Bartoli, sulla straordinaria chitarra “Manouche” visto che imbraccia una Maccaferri, di Tolga Turing bravissimo a suonare le parti “cantate” e nello swing di “Ecrin” (un piccolo capolavoro con la chitarra ed il clarinetto che duellano con gli archi) e sul clarinetto – e clarinetto basso – di Federico Benedetti sempre espressivo e puntuale nei soli e nel lavoro sulle melodie.

Il repertorio è molto interessante, e mi limito a segnalarvi una splendida rilettura della canzone  “Nuit d’etolies” composta da Claude Debussy nel 1880, due delle canzoni composte di Gabriel Faurè ovvero “Dans les ruines d’una abbaye” e “Au bord de l’eau”, “Les Anges” di Erik Satie (una delle tre melodie del 1887) ed infine “Ma premiere lettre” di Cecile Chaminade che apre il disco. Ascoltate con attenzione, chiudete gli occhi e vi ritroverete nella Francia di fine Ottocento, quella della Comune di Parigi, lungo le sponde della Senna e, magari, incontrerete George Pierre Seurat mentre dipinge una delle sue opere.

Di Roberto Bartoli avevo scritto in occasione del suo “Landscapes”: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/09/19/roberto-bartoli-landscapes/

Di Tolga During in occasione del suo “Gelibolu”: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/10/24/tolga-during-ottomani-gelibolu/

www.quaidesbrumes.it

 

 

 

MILK JAZZ TRIO “Drink Jazz, listen to milk”

MILK JAZZ TRIO “Drink Jazz, listen to milk”

MILK JAZZ TRIO  “Drink Jazz, listen to milk”

Cat Sound Records. CD, 2020

di alessandro nobis

A dieci anni dal disco d’esordio per la Philology il contrabbassista / bassista Roberto Pascucci, il pianista Gabriele Petetti ed il batterista Ricky Turco ovvero il “Milk Jazz Trio” tornano in sala d’incisione con undici nuove composizioni, dieci scritte dal contrabbassista Pascucci e una, “Hours by the Window”, composta da Phil Gould-Mark King, batterista della band inglese Level 42 (niente a che fare con il jazz, ma con una sezione ritmica formidabile e autori di un pop “perfetto”).

12637241504_6ec9da8374_bUtilissimo anche per noi neofiti del jazz riascoltare il primo ottimo lavoro per cercare di comprendere l’evoluzione che il trio ha sviluppato in questo lungo periodo, perché un’evoluzione c’è stata: una ricerca ancora più attenta e profonda della melodia (“No Redemption without Attention”), un suono prevalentemente acustico, jazz lontano dall’interpretazione di standards afraomericani, ballads originali di ampio respiro vicino a composizioni dai tempi più marcati (“Heavy Metal Kids have tender Heart” con una bella intro della batteria per un brano che profuma di “jazzrock acustico”) ed infine un uso della strumentazione elettrica pacato e mai sopra le righe. Etichettare la musica del trio in un qualsivoglia modo a mio avviso non è corretto: è jazz marcatamente europeo nel quale un ruolo importante lo gioca il background dei musicisti che hanno studiato anche profondamente la musica classica europea e contemporanea (ad esempio sapere che Pascucci è stato allievo di Stefano Scodanibbio la dice piuttosto lunga …) e che da queste ne sono stati inevitabilmente influenzati.

COVER MILK 1In “Drink Jazz, Listen to Milk” si respira un’aria un po’ diversa con riferimenti o piuttosto citazioni soprattutto sonore del miglior jazz elettrico tipico dei Settanta; l’interplay è sempre di gran livello, le composizioni di Pascucci sono estremamente godibili e apparentemente “facili”, appaiono strumenti come il Moog ed anche i suoni del basso assumono talora i connotati della chitarra. Detto dell’interpretazione strumentale di “Hours by the Window”,  dei Level 42 – che contribuisce a creare nuovi confini alla musica del Milk Jazz 3 -, vi invito all’ascolto di “Bitter sweet”, pacata ballad con due espressivi quanto significativo solo di basso elettrico accompagnato alle spazzole da Turco, “Aerobrain”, un tema che ci riporta molto volentieri al miglior jazz elettrico d’annata ed infine la suggestiva “Cinematic Mood” con un’ostinato di Rhodes che introduce un’altra ballad, segno distintivo del Milk Jazz Trio.

Speriamo di non dover attendere altri 10 anni per il terzo disco, ed altrettanto ci auguriamo di poter fruire al più presto di una loro esibizione dal vivo.

 

 

NOVOTONO  “Wood (Winds) at Work”

NOVOTONO  “Wood (Winds) at Work”

NOVOTONO  “Wood (Winds) at Work”

Auterecords. CD, 2020

di alessandro nobis

Di Adalberto Ferrari avevo parlato in occasione del suo “Unstable Waterlors” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/02/28/adalberto-ferrari-unstable-watercolors/), e di Andrea Ferrari di “Essential Lines (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/02/11/andrea-ferrari-essential-lines/): ora i due fratelli pubblicano un nuovo disco in duo (è il quarto dopo “Wanderung” del 2007, “On War” del 2008 e “Overlays” del 2018) naturalmente dedicato ai suoni della famiglia dei clarinetti e dei sassofoni.

WOOD(WINDS)_AT_WORK_coverE’ un’operazione coraggiosa ma altrettanto ben riuscita nella quale l’interplay è spinto al limite; non è solo una questione di “familiarità” ma di un progetto dove mi sembra di poter dire che l’improvvisazione gioca un ruolo fondamentale accanto alla scrittura dei temi. Il risultato finale è alquanto effervescente ed intrigante e ho trovato “Wood (WInds) at Work” assolutamente meritevole di tutta l’attenzione possibile anche perché come fortunatamente spesso succede i reiterati ascolti rivelano nelle pieghe della musica i “segreti” del dialogo inter-strumentale che mettono in evidenza i percorsi comuni e non tra i due musicisti.

“Coco the puppet” è uno dei brani più emblematici del lavoro dove il breve tema quasi “circense” esposto dal clarinetto basso viene circondato e si intreccia al dialogo con il sax soprano ad imitare una reale discussione tra due burattini; “One way” che apre il disco è un’efficace “call and response” tra sax baritono e clarinetto basso, protagonisti anche dell’immaginifica e fiabesca “Folletto folle dei boschi”, in “Poli” i due fiati si rincorrono e si incrociano creando parallellismi che si intersecano (è un ossimoro, ma provate ad ascoltare attentamente).

Disco davvero notevole, una delle cose più interessanti che mi è capitato da ascoltare in questi mesi di quarantena, tra avanguardia e classicismo jazz.

http://www.novotono.com