ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO “Lungje, Po’”

ANDREA DEL FAVERO  “Lungje, Po’”

Folkest Libri. Pp. 257 + CD, 2019. € 20,00

di alessandro nobis

DEL FAVERO 1Datemi pure del “passatista”, ma avere tra le mani un volume interessante e ottimamente documentato come questo non mi fa rimpiangere per nulla lo scorrere  le pagine sullo schermo di un computer e nemmeno i vari asettici e-book, sempre che ne esistano sull’argomento. Non c’entra l’antico fascino di sfogliare le pagine cartacee c’entrano piuttosto la struttura del volume e la facilità di consultazione, e se a queste considerazioni aggiungo che “Lungje, Po’” può essere letto con grande piacere dagli specialisti e dal pubblico più ampio ecco che il libro di Andrea Del Favero, musicista e ricercatore friulano ben conosciuto nell’ambiente della musica popolare italiano, diventa una testimonianza importante delle tradizioni musicali friulane, “terra d’incontri e scontri dove etnie diverse convivono pacificamente da secoli” come è riportato sulla quarta di copertina del volume stampato a cura di FolkestLibri.

La prefazione di Angelo Floramo racconta bene il valore di questo volume lungamente atteso dal popolo del folk friulano, e gli aspetti descritti da Del Favero con grande competenza e con linguaggio sempre piacevole ci narrano delle tradizioni della sua terra, della loro riscoperta, degli strumenti e della loro storia, di quanti nei decenni hanno continuato a suonare, magari apportando qualche variazione come è giusto che sia, i repertori di una terra che ancora riesce a proteggere il suo passato culturale in un tempo nel quale l’omogeneizzazione culturale sta prendendo il sopravvento.

Per chi invece sa leggere uno spartito e di conseguenza sa suonare uno strumento, gli spartiti in coda al libro danno la possibilità di cimentarsi con il repertorio che parte dalla raccolta seicentesca di Giorgio Mainerio e arriva alla trascrizione dii brani raccolti “sul campo” curati da un altro studioso e musicista di area friulana, Dario Marusic.

Parte integrante del volume è il prezioso CD allegato che contiene 21 tracce di “field recordings” ascoltando le quali i musicisti e musicofili delle regioni limitrofe troveranno collegamenti con i repertori delle proprie aree di studio.

Libro importante, da leggere e da ascoltare.

 

 

 

FAUSTO FERRAIUOLO TRIO “Il Dono”

FAUSTO FERRAIUOLO TRIO “Il Dono”

FAUSTO FERRAIUOLO TRIO  “Il Dono”

Abeat Records. CD, 2019

di alessandro nobis

Oggi (7 marzo 2020) se ne è andato uno degli ultimi giganti rimasti, “le ali” di Coltrane come il sassofonista appellava McCoy Tyner, e oggi sto ascoltando questo bel lavoro del pianista Fausto Ferraiuolo pubblicato alla Abeat Records registrato assieme al batterista Jeff Ballard ed al contrabbassista Aldo Vigorito e che rende merito al bel momento che il jazz italiano sta attraversando tra molte difficoltà; un trio affiatato, con un interessante progetto che si basa sulle composizioni del talentuoso pianista ed il cui il segno distintivo, mi sembra poter dire, è quello della ricerca della melodia che si affianca al carattere improvvisativo di “Improtune” e di “O impro mia” nate grazie ad un significativo e fruttuoso istinto al dialogo tra i tre protagonisti. D’altro canto i brani più strutturati come la bellissima ballad “4 settembre” ci rivelano il suono purissimo del pianoforte e la dedicata ma sostanziale cavata del contrabbasso che con il drumming di Jeff Ballard aiutano Ferraiuolo a creare un pathos che raramente abbiamo l’occasione di ascoltare, la sostenuta “Baires” ci trasporta nel clima sudamericano rivisto e corretto, perfetto il solo di pianoforte e da menzionare quello di Ballard, ed anche nell’unico standard presente (perfetta la scelta di dare spazio agli spartiti di Ferraiuolo), ovvero “Somebody Loves Me” di George Gershwin il trio mostra tutto il suo valore nella rilettura di questa composizione e nella già menzionata capacità di dialogo.

Grazie per il bel “Dono”, ogni tanto un bel disco di “nuovo mainstream” giova allo spirito.

 

 

GOSPEL BOOK REVISITED “Morning Songs & Midnight Lullabies”

GOSPEL BOOK REVISITED “Morning Songs & Midnight Lullabies”

GOSPEL BOOK REVISITED “Morning Songs & Midnight Lullabies”

Autoproduzione. CD, 2019

di alessandro nobis

Per Camilla Maina, Umberto Poli, Gianfranco Nasso e Samuel Napoli questo “Morning Songs & Midnight Lullabies” è il terzo e ancora una volta ottimo lavoro dopo “Won’t you Keep Me wild” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/18/gospel-book-revisited-wont-you-keep-me-wild/) e “Stay Wild” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/03/gospel-book-revisited-stay-wild-live-on-tour-2017-2018/). Il progetto come già detto in altre occasioni è convincente davvero, ancor più in questo nuovo lavoro completamente scritto dal quartetto che conferma una particolare attenzione ai suoni ed agli arrangiamenti: chiaramente ispirata dallo sterminato mondo degli idiomi provenienti da oltreoceano dal quale hanno saputo estrarre ed assimilare i caratteri distintivi, la musica dei “Gospel” non è mai però autoreferenziale o calligrafica anzi, ha sviluppato uno stile originale capace con riferimenti vocali e strumentali in modo del tutto personale. gospel 2La pacatezza della ballad “The Key” che si sviluppa partendo dall’intro della voce di Camilla Maina e con le puntuali linee di contrabbasso, la splendida slide che apre “Fireflies and butterflies” che ci porta nelle assolate pianure del Mississippi (o del Po) e che duetta con la voce solista, l’arcigna “Tall tree” che apre il disco e con un significativo solo di chitarra, la bellissima quanto delicata ninna nanna che lo chiude (“Dreamtime Lullaby”): la suadente voce, la viola suonata dalla stessa Maina, le delicate percussioni.

Come detto un altro brillante lavoro che mi auguro abbia una distribuzione e promozione nel nostro Paese ed anche all’estero dove a mio modesto parere troverebbe senz’altro positivi riscontri. E qui il supporto di A-Z blues e di Blues Made in Italy sarà fondamentale ………

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società D. Alighieri di Tanger (Marocco). Seconda parte

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società D. Alighieri di Tanger (Marocco). Seconda parte

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI (seconda parte)

di Alessandro Nobis

Qui la prima parte: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/03/15/il-diapason-incontra-jamal-ouassini-della-societa-dante-alighieri-di-tanger-marocco/)

Il progetto MeDA fa seguito al documento di promozione culturale “Italia, Culture, Mediterraneo”, ciclo di iniziative pensato per favorire la promozione linguistica e culturale italiana nei Paesi dell’area mediterranea, nell’ambito del Piano straordinario “#Vivere all’Italiana”. Tra le numerose iniziative segnalo un ciclo sul cinema Italiano in collaborazione con la cineteca RIF di Tangeri, dal titolo “Les Jeudis du Cinéma Italien” con la proiezione difilm in lingua originale sottotitolati in francese. Anche questa iniziativa ci ha dato una grande visibilità, siamo alla seconda edizione, il successo è notevole e la sala è sempre affollata.

Attualmente sono attivi i corsi di italiano tenuti dalla Dott.ssa Carla Landi proveniente da Bologna, e con grande soddisfazione le dico quest’anno abbiamo avuto il nostro primo studente che ha  ricevuto una borsa di studio per proseguire i suoi studi in Italia.Inoltre sono attivi alcuni corsi di musica in italiano in collaborazione con alcuni musicisti ed esperti italiani, abbiamo un’ottima collaborazione con l’Accademia di Alta Formazione Musicale di Verona e per il prossimo anno prevediamo di  estendere la nostra collaborazione anche con i conservatori di musica italiani su  diverse iniziative soprattutto nel campo della propedeutica e didattica  musicale in generale. Attivi anche laboratori di pittura e disegno con la giovane artista Elisa D’Urbano di Roma della University of Fine Arts Rome.

Per quello che riguarda le iniziative in programma, il prossimo giugno parteciperemo per la terza volta al salone internazionale de libro di Tangeri organizzato dall’istituto di cultura francese mentre in autunno avremmo qui una residenza musicale con musicisti provenienti dalla rete MeDA per avviare un Ensemble Mediterraneo con una forte impronta italiana. In programma inoltre (2020/21) un corso di formazione per tecnici teatrali con docenti provenienti da Roma, Bologna e da Reggio Emilia, un laboratorio di regia e tecniche per girare un documentario dal titolo “Girare un Documentario parlando Italiano” tenuto dal prof. Ruggero Cigli. Ancora un laboratorio di Glottodidattica teatrale a cura della Dott.ssa Donatella Danzi presidente del comitato DA di Madrid in collaborazione con l’università e il festival internazionale universitario di Tangeri.

Organizziamo regolarmente anche incontri su la cucina italiana grazie alla disponibilità e la generosità di chef e italiani appassionati residenti a Tangeri, e colgo l’occasione per ringraziare  Pierantonio Costantino di Verona (El Piero) per averci offerto un interessantissima conferenza e degustazione dal titolo “Viaggio in Italia attraverso i suoi sapori” e il laboratorio sulla cucina italiana offerto alla scuola superiore internazionale del turismo di Tangeri.

– I corsi di lingua italiana che tenete sono tenuti da Docenti italiani del Ministero della Pubblica Istruzione?

I corsi sono tenuti da Docenti italiani con tanta esperienza di insegnamento di italiano agli stranieri, formati ed autorizzati dalla sede centrale D.A. a Roma.

– Ci sono contatti con il sistema scolastico del nostro Paese, in particolare con i C.P.I.A. che si occupano dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri di nuova e meno nuova immigrazione?

La sede centrale D.A. di Roma tiene regolarmente i rapporti con il Ministero dell’Istruzione, e ci tiene regolarmente aggiornati oltre ad organizzare periodicamente corsi di aggiornamento e formazione  per i nostri insegnanti. Con i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti abbiamo avuto dei contatti con il Centro di Verona, ma non c’è ancora stata una progettazione comune.

– Le attività del Centro Culturale si svolgono durante l’anno o seguono il calendario dell’anno scolastico?

I corsi di lingua italiana seguono per il momento il calendario scolastico, mentre nel periodo estivo ospitiamo diversi studenti provenienti dalle università italiane che vengono qui a studiare l’arabo e la DARIJA (dialetto marocchino), un’ottima occasione per i nostri studenti per incontrare giovani colleghi italiani: un momento per praticare la lingua per entrambi, conoscersi e scambiare idee, mentre dal prossimo anno cominceremo ad ospitare musicisti e studenti di musica interessati alla musica Arabo Andalusa e tradizionale e accoglieremo musicisti italiani disponibili per condurre dei seminari e corsi di perfezionamento. In futuro estenderemo il progetto alla rete MeDA.

– Qual è a suo avviso l’interesse del pubblico verso la cultura italiana? E, nello specifico, qual’è l’età delle persone che frequentano il centro?

Quello che ho notato immediatamente qui è che c’è un grande interesse per la cultura italiana innanzitutto per il cinema, la moda, cucina e musica, motivo per il quale ci hanno accolto a braccia aperte e ci dimostrano continuamente il loro interesse con la loro massiccia partecipazione e la collaborazione volontaria: i risultati ottenuti ad oggi lo dimostrano dopo tanti anni di assenza totale dell’Italia da questo punto strategico del mediterraneo, e siamo solo all’inizio.

– Come vede il futuro della Società Dante Alighieri in un mondo che cambia molto velocemente?

Nello scorso mese di luglio si è svolto a Buenos Aires l’83° Congresso Internazionale della Dante Alighieri, il prossimo anno prevediamo i secondo congresso MeDA a Siviglia. Più i comitati si uniscono, collaborano e condividono competenze più la Dante Alighieri diventa il riferimento e il centro di promozione culturale italiana unico a livello mondiale, oltre a giocare un importantissimo ruolo per l’incontro e l’interscambio culturale tra i popoli.

 

 

VALLE · NODALE · STRAULINO “Villandorme”

VALLE · NODALE · STRAULINO “Villandorme”

VALLE · NODALE · STRAULINO “Villandorme”

NOTA Records. CD, 2019

di alessandro nobis

Questi trenta minuti di musica registrati dalla cantante Alessia Valle e dai due chitarristi Lino Straulino e Alvise Nodale raccolgono sette composizioni che rappresentano idealmente la storia della musica popolare italiana dell’Italia Settentrionale nelle loro “lezioni” friulane e può a mio avviso essere considerato il passo iniziale per chi volesse avvicinarsi al complicato mondo fatto di diverse lingue ed approcci vocali e strumentazioni che è il mondo del canto epico – lirico. Ricordo che Straulino, ricercatore, autore e finissimo chitarrista già aveva registrato con il violinista Giulio Venier quello che io considero un disco capolavoro: mi riferisco a quel “La bella che dormiva” pubblicato nel 2004 che a mio modesto avviso vale certamente una ristampa.

596_Villandorme_Grafica (1).jpgSei sono canti narrativi presenti sul territorio italiano ed anche francese (la “Dame Lombarde” dei transalpini Malicorne per fare un esempio), ovvero “La fia del paesan” (“Cattivo Custode” Nigra 50), “Donna Lombarda” (Nigra 1), “Cecilia” (Nigra 3), “L’uccellin del bosc” (Nigra 95), “La bella Brunetta” (Nigra 77) e “L’inglesina” (Nigra 13), e per questi potete fare riferimento al monumentale “Canti popolari del Piemonte” di Costantino Nigra (la prima edizione è del 1888, la più recente di Einaudi del 2009), il settimo invece è un canto tradizionale raccolto da Straulino in Carnia ma anch’esso presente in modo abbastanza omogeno nell’area alpina dove, come comunemente succede, presenta della variazioni nel testo e soprattutto nel titolo (“La mamma di Rosina”, “Il molinaro”, “La bella al mulino”, “Rosina al mulino”, “Il mulinaio”) che narra come si direbbe oggi delle molestie sessuali da parte di un molinaro verso una ragazza venuta al mulino per macinare.

Il modello esecutivo scelto da Alessia Valle, Alvise Nodale e Lino Straulino è mi sembra di poter dire quello del folk anglosassone: la cantante è accompagnata da due bravissimi chitarristi acustici che con i loro arpeggi e con il loro interplay stendono un raffinato e complesso pattern sul quale la bella ed espressiva voce “racconta” le novelle.

Tutto molto semplice in apparenza ma se prestate attenzione anche al lavoro di Straulino e Nodale scoprirete tutt il prezioso lavoro di questi due strumentisti, ad esempio tra le strofe del brano che apre il disco, “La fia del paesano” o l’introduzione di “Donna Lombarda”.

Un progetto importante per il suo valore musicologico e soprattutto per il fascino che suscita l’ascolto delle nostre radici.

http://www.notamusic.it

 

 

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società Dante Alighieri di Tanger (Marocco). Prima parte.

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società Dante Alighieri di Tanger (Marocco). Prima parte.

IL DIAPASON INCONTRA JAMAL OUASSINI della Società Dante Alighieri di Tanger (Marocco)

di Alessandro Nobis

Fondata 129 anni or sono (correva l’anno 1889) da un gruppo di intellettuali guidati nientedimeno che da Giosuè Carducci (ricordo che nel 1909, primo degli italiani, gli fu attribuito il Premio Nobel per la letteratura), la Società Dante Alighieri (da luglio del 2004 una organizzazione ONLUS) ha acquisito soprattutto nel dopoguerra un prestigio internazionale grazie al lavoro di oltre 400 comitati sparsi nei cinque continenti ed ai 100 presenti in Italia.

Obiettivo dei comitati della Dante Alighieri è, come sottolinea l’articolo 1 dello Statuto Sociale “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana“attraverso innumerevoli iniziative e manifestazioni, dai corsi di lingua a conferenze ed incontri fino all’istituzione di biblioteche e di borse di studio.

Per ciò che concerne i corsi di lingua italiana, la Società dal ’93 fornisce agli studenti la certificazionelinguistica PLIDA (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri), riconosciuta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricercaattestando la competenza linguistica secondo una scala di sei livelli rappresentativi di altrettante fasi del percorso di apprendimento della lingua secondo i criteri stabiliti dal Consiglio d’Europa.

Abbiamo incontrato Jamal Ouassini, ben conosciuto ed apprezzato musicista e promotore culturale di origine marocchina ma residente da molti anni in Italia che ricopre con grande competenza il prestigioso ruolo di direttore del “Dante Alighieri Tanger Centre Culturel Italienne”; un’occasione per conoscere nello specifico le attività culturali che il violinista maghrebino coordina in quel di Tangeri.

– Signor Ouassini, in cosa consiste l’incarico che ricopre a Tanger e da quanto tempo si è insediato?

Il comitato Dante Alighieri di Tangeri fu fondato nel lontano anno 1920, ed ha svolto un importantissimo ruolo nella città per la promozione della lingua e della cultura italiana, basti pensare che intorno al 1935 la sede centrale di Roma inviò un cospicuo numero di volumi per l’allestimento di una biblioteca italiana che diventò poi punto di riferimento per le future generazioni di giovani marocchini che studiano e si interessano alla cultura italiana e figli delle famiglie italiane residenti. Io sono di Tangeri e mi ricordo benissimo gli eventi culturali organizzati dalla Dante Alighieri, concerti (i miei primi passi verso la musica italiana), proiezione di documentari e film, mostre d’arte. La sede del comitato era situata nel prestigioso palazzo delle istituzioni Italiane a Tangeri che è anche sede della scuola italiana della città e della la casa d’Italia, spazio di ritrovo per le famiglie Italiane immigrate a Tangeri alla fine del 1800 e inizio 1900 nell’allora città internazionale, porta dell’Africa per l’Europa e porta dell’Europa per l’Africa e ideale punto di incontro delle due culture.

Con la decisione del governo italiano di chiudere la scuola italiana di Tangeri nel 1994/95 (mai nessuno ha capito tale decisione compreso me) le attività del comitato andarono piano piano ad esaurirsi fino allo scioglimento del comitato nel 1996 anche perchè sia i figli delle famigli di origine italiana che i giovani marocchini cominciarono a indirizzarsi verso le scuole Spagnole, Francesi e Americane che al contrario rafforzarono la loro presenza nella regione.

Il mio impegno qui è cominciato nel 2015 quando fui contattato ed invitato a Roma presso il palazzo Firenze dal  segretario generale della Dante Alighieri che mi conosceva come musicista attivo in Italia, e mi propose di riattivare il comitato D.A. di Tangeri e fu così che iniziai a passare dei lunghi periodi nella mia città natale e finalmente nel 2016 fu ricostituito il nuovo comitato di cui sono Presidente e Direttore Artistico.

Purtroppo devo dire che la nostra sede attuale non si trova nello storico palazzo delle Istituzioni Italiane che è ancora simbolo della cultura italiana, ma siamo sistemati in alcuni locali presi in affitto presso una scuola privata per motivi burocratici ma anche per l’insensibilità e il disinteresse delle autorità consolari italiane qui nel Regno del Marocco; in quel palazzo non riusciamo a entrare nemmeno per recuperare i vecchi documenti e libri storici.

– Tangeri è l’unica sede della Società in Marocco? Se lo è, siete il punto di riferimento per tutto il Paese?

In Marocco attualmente ci sono due comitati D.A., a Casablanca ed a Tangeri. Quello di Casablanca è presieduto dalla bravissima collega Dott.ssa Marina Zganga, è un comitato molto attivo con il quale ho stretto una fattiva collaborazione. Il comitato di Tangeri che da due anni è centro certificatore PLIDA, è un riferimento per la regione nord del Marocco

– Lei si occupa delle iniziative in relazione alla cultura italiana. Più precisamente, quali sono gli aspetti che più interessano i frequentatori del centro?

Principalmente le nostre iniziative sono mirate alla promozione della lingua e della cultura italiana, ma dopo tanti anni di assenza nel territorio come ho accennato prima non è un’impresa facile ritornare e dare visibilità, soprattutto se le autorità consolari italiane non collaborano e non credono che sia importante dare visibilità all’Italia attraverso la cultura e l’arte in generale.

– Può descrivere sommariamente le più interessanti iniziative che ha promosso in passato ed anche qualche anticipazione per i prossimi mesi?

Il mio primo passo è stato quello di stringere un rapporto di collaborazione con gli istituti di cultura attivi nella regione come il Cervantes e l’istituto di cultura francese, oltre a firmare un partenariato con la delegazione regionale del ministero della cultura e quello dello sport e politiche giovanili del Regno del Marocco in occasione della visita del segretario generale D.A. di Roma prof. Alessandro Masi che ha tenuto un’interessantissima conferenza dal titolo “Dal Futurismo all’Astrattismo. L’Arte Italiana dal 1900 al 2018”; l’evento è stato ospite dalla delegazione del Ministero della Cultura del Regno del Marocco ed ha suscitato un grandissimo successo, una sala affollata di giornalisti, studenti universitari, italiani residenti e semplici appassionati. Un evento di grande importanza che ha dato un segnale del ritorno dell’Italia da questa sponda del Mediterraneo.

La seconda iniziativa che ritengo sia stata importante è stata quella di ideare e proporre la creazione di una rete dei comitato D.A. del Mediterraneo; questa idea nasce inizialmente dal fatto che da diversi anni visito i Paesi del Mediterraneo per concerti e seminari. Dal 2015 ho cominciato a visitare i comitati D.A. di Malaga, Siviglia, Madrid, Murcia, Casablanca e Brindisi e raggiungerne telefonicamente altri come Tunisi, Betlemme, Atene e Il Cairo. Avevo notato che c’era poca comunicazione tra i vari comitati D.A., e da questa idea nasce MeDA (rete comitati Dante Alighieri del Med), che fu costituita qui a Tangeri con un congresso (maggio 2019) presso il famoso palazzo delle istituzioni italiane ed alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei comitati di Casablanca, Madrid, Betlemme, Genova, Malaga, Tunisi, Siviglia e Murcia e quello della sede centrale di Roma con la presenza del Console Generale d’Italia Pier Luigi Gentile e rappresentanti di altri istituti di cultura. L’iniziativa è stata sostenuta dal ministero degli esteri e quello della  cultura italiano e dalla sede centrale DA di Roma ed è stato ripreso da RAI NEWS.

(continua ……………)

RENATO PODESTA’  “Foolish Little Dreams”

RENATO PODESTA’  “Foolish Little Dreams”

RENATO PODESTA’  “Foolish Little Dreams”

Irma Records. CD, 2019

di alessandro nobis

COPERTINA - Foolish Little Dreams di Renato PodestàVi dirò per cominciare della ciliegina sulla torta di questo “Foolish Little Dreams”, ovvero il duetto tra il “maestro” Sandro Gibellini e l’”allievo” Renato Podestà che dà nuova linfa ad un classico, quel “Exactly Like You”scritto da Jmmy McHugh nel 1930 (il testo era di Dorothy Fields, per completezza dell’informazione); interpretazione da manuale per chitarra direi, vista la tecnica, la verve, il felice interplay tra i due chitarristi. La torta, succosa, piacevolissima e che si fa riascoltare più e più volte, è il resto del disco, che presenta standards riletti con grande intelligenza vicino a brani originali di Podestà e del tastierista Gialuca di Ienno: qui ce n’è per tutti i gusti, per gli amanti del suono dell’organo, per gli amanti del suono funky stile “The Meters” nell’interpretazione del gershwiniano (“Fascinating Rhythm” con un pregevolissimo solo di Hammond), per quelli che cercano la qualità degli originali (e qui c’è “Bolero” del chitarrista e la lunga “Heartbeat Sweet” scritta da Di Ienno con una significativa intro al piano elettrico raggiunto poi dalla chitarra e dalla batteria di Roberto Lupo) ed infine per quelli che cercano sempre nuove riletture di classici della musica classica americana del ventesimo secolo, il jazz. Costoro troveranno gli spartiti di autori del calibro di Oliver Nelson (“Butch & Butch”) e di Bill Evans (“Five”) e converranno con me che la musica qui trasuda di piacere nel suonare e nel proporre, di professionalià e di grande affiatamento che spesso le formazioni a tre “piano-less” sanno produrre.

Certo che se Renato Podestà ha deciso finalmente dopo anni di concerti e di registrazioni con altri ensemble di esordire nel mondo del jazz con un lavoro di così notevole fattura a suo nome, la domanda sorge spontanea: perché non farlo prima? Attendiamo il secondo capitolo, eh!