SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

EDUARDO PANIAGUA · MUSICA ANTIGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

PNEUMA RECORDS 1010. CD 2009

di Alessandro Nobis

Registrato nel 2009, questo lavoro di Eduardo Paniagua inquadra un ben preciso periodo della storia ispanica, ovvero quello del regno di Alfonso VIII e dei rapporti burrascosi – per usare un eufemismo –  con la dinastia musulmana berbera degli Almohadi che regnava sul Marocco e sul Al Andalus, la parte della Spagna islamizzata, quindi dal 1158 al 1214, tutta la vita del sovrano considerato che fu nominato Re di Toledo e Castiglia all’età dei tre anni. Fu davvero uno strenuo nemico dei Mori, e durante il suo regno condusse due importanti scontri con l’esercito almohavide: la Battaglia di Alarcos del 19 luglio del 1185, dove l’esercito musulmano ebbe la meglio su quello cristiano ma che viste le enormi perdite fu costretto comunque a ritirarsi in quel di Siviglia e quella ancora più importante di Las Navas de Tolosa del 1212 quando guidò il suo esercito ed i crociati arrivati dal resto d’Europa su incitamento del papa Innocenzo III infliggendo una memorabile sconfitta alle milizie musulmane, una delle più importanti scontri della cosiddetta Reconquista che si concluse nel 1492.

Ma il Regno di Alfonso VIII si distinse anche per la passione del re verso le scienze e le lettere che lo portò a fondare a Palencia nel 1208 la prima università spagnola e questo lavoro vuole onorare anche questo aspetto di Re Alfonso, affiancando la poesia e la canzone trobadorica alla musica arabo-andalusa con la “solita” cura alla quale Eduardo Paniagua ci ha abituati che riguarda non solamente il repertorio ma anche la scelta timbrica degli strumenti, sempre convincente nonostante pochi siano i riferimenti testuali o iconografici ma che come sempre fa intelligentemente riferimento anche agli strumenti etnici nordafricani.

Due i brani che vorrei segnalare, “Bal m’es q’ieu chant e coindel” del “cavaliere” Raimon De Miraval ed il seguente, lo strumentale “Moricos”; del primo l’autore delle musiche e del testo è appunto il Cavaliere Raimon, che con questo brano scritto dopo la battaglia di Las Navas invita, quasi supplica re Pedro II di Aragona (che partecipò allo scontro) a liberare il suo castello a Miraval e le terre adiacenti allora occupati dai Franchi, mentre il secondo, strumentale, è eseguito da uno strumento davvero particolare, un flauto costruito con l’osso dell’ala di un avvoltoio con il ritmo sostenuto da una tamburo a cornice.

Disco splendido che con un altro cd, “La batalla de Alarcos” (PN 950) da’ un’immagine chiara della Spagna medioevale.

 

 

 

TERRA MATER “Terra Mater”

TERRA MATER “Terra Mater”

TERRA MATER  “Terra Mater”

Velut Luna. CD, 2018

di alessandro nobis

Questo è il lavoro d’esordio di un quintetto di base a Verona che affronta in modo serio e davvero convincente il repertorio della musica antica e di quella etnica di area mediterranea; è anche un doveroso tributo al lavoro dell’Ensemble faentino “Musica Officinalis” di Gabriele Bonvicini, Catia Giannessi e Igor Niego (tra gli altri), citato “ufficialmente” nei ringraziamenti. Il nome del gruppo ricorda infatti il loro lavoro d’esordio “Aqua Mater” e nel repertorio di questo bel lavoro sono compresi due brani compresi in quel disco, ovvero il tradizionale turco “Lunga Nahawand” e la Cantiga de santa Maria 339 “En Quanta Guisas”.

Detto questo, tutto il lavoro si ascolta in modo del tutto piacevolissimo, la scelta del repertorio e gli arrangiamenti scelti oltre alla cura dei suoni e della strumentazione rivela una preparazione sì accademica ma anche rivolta allo strumentario etnico dell’area mediterranea, mediorientale e dell’Asia Centrale sulla linea del lavoro ad esempio della famiglia Paniagua, con Luis anche lui citato nelle note di copertina. Dalla Spagna medioevale di Alfonso X El Sabio si arriva all’area irano anatoliche passando per l’Africa berbera, la costa libanese ed i balcani meridionali della Grecia e Macedonia. La separazione nel canto “Ayrilik” brillantemente cantato in azero da Angela Centanin con un beò arrangiamento per la viola di Irene Benciolini, il ritmo dispari macedone di “Antice” con l’intro di oud (Ruben Medici) in coppia con la viola ed il delicato ritmo sostenuto dal tamburo a cornice di Nicola Benetti e l’intervento di Francesco Trespidi alla musette, e qui è davvero intrigante l’arrangiamento e la strumentazione scelta (l’oud al posto del bozouky, la musette in sostituzione della gaida) che trasformano la danza macedone in una palesemente spostata più a levante. E poi non voglio tralasciare la Cantiga già citata in apertura proveniente dalla fondamentale raccolta dei miracoli della vergine Maria raccolta dal Re Alfonso X, con la parte strumentale interpretata in una modalità più “solenne” vicina alla musica medioevale piuttosto che alle sonorità più etniche come nella versione di Eduardo Paniagua nel CD “Cantigas De Murcia”.

Gran bel disco d’esordio.

 

TERRA MATER:

Angela Centanin: voce

Irene Benciolini: violino e viola

Ruben Medici: oud, chitarra, banjo mandolino, viola e violino

Francesco Trespidi: oud, darabukka, riq, musette, kaval, bansuri, low whistle, flauto diritto

Nicola Benetti: fisarmonica, chitarra, daff, darabukka e kantele.

 

www.velutluna.it

https://www.facebook.com/EnsembleTerraMater/

 

 

ENRIKE SOLINIS  “JUAN SEBASTIAN ELKANO”

ENRIKE SOLINIS  “JUAN SEBASTIAN ELKANO”

ENRIKE SOLINIS & Euskal Barrokensemble “JUAN SEBASTIAN ELKANO”

ALIAVOX / Diversa Records AV9933. 2CD, 2019

di alessandro nobis

Nel suo precedente “El Amor Brujo” il chitarrista basco Enrike Solinis ed il suo magnifico “Euskal Barrokeesemble” ci aveva fatto viaggiare nel tempo con un inaspettato quanto interessante abbinamento di musiche scritte da Domenico Scarlatti, da Joaquin Rodrigo e Manuel De Falla  (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/06/20/enrike-solinis-euskal-barrokensemble-el-amor-brujo/)mentre in questo accuratissimo lavoro che comprende anche un dettagliato saggio con illustrazioni di circa quaranta pagine in sette lingue ci fa conoscere le imprese marinaresche di Juan Sebastian Elkano (1486 – 1526), navigatore basco che per primo riuscì a completare la circumnavigazione del globo; nostromo della Conception, uno dei vascelli che facevano parte della spedizione di Ferdinando Magellano si trovò a sostituire il capo spedizione dopo la sua morte avvenuta nell’aprile del 1521, portando a termine l’anno seguente il viaggio che l’esploratore portoghese aveva iniziato nel 1519. Come Magellano, Elkano con altri marinai perse la vita per malnutrizione nelle acque delle Molucche durante la spedizione del 1525 alla quale sopravvissero in pochissimo: una delle tante storie di marineria di quei tempi a molti poco conosciuta.

Di Enrike Solinis avevo scritto anche di “Colores del Sur” del 2013 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/03/enrike-solinis/)e questo doppio disco non fa che confermare la classe di questo musicista, non tanto come specialista della chitarra barocca ma anche e qui soprattutto come storico, ricercatore ed arrangiatoreconsiderate la cura e la prassi esecutiva del repertorio di questa straordinario lavoro, un omaggio certamente ad Elkano ma anche alla gente basca, alla sua identità ed alla loro millenaria capacità di solcare i mari per necessità (pesca o emigrazione) o per semplice amore verso le “acque grandi”.

Non a caso il sottotitolo è “Canzoni e danze dell’epoca d’oro della navigazione basca” e questo è quello che ascoltiamo: dal XII secolo al XVII con la diaspora basca è un continuo susseguirsi di musica tradizione di Euskadi, di arie delle Molucche (“Lagu Togal”) e quelle nordafricane (il “Bashraf Jahargah” del XVI secolo) ad altre provenienti da fondamentali raccolte come il Fandango dal Santiago de Murcia o “El Gineo” dai Manoscritti di Cortabarria del secolo XVII.

Importanti ed essenziali i “recitativi” che inquadrano nel miglior modo i brani musicali che vanno ad anticipare.

Forse il miglior lavoro che ho ascoltato dedicato alla millenaria cultura basca, passata e presente.

 

 

 

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Andalucia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Andalucia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Andalucia”

Pneuma Records PN3 1580, 3CD. 2019

di Alessandro Nobis

Stavolta Eduardo Paniagua sorprende tutti e pubblica anziché un disco singolo come ci aveva abituato un triplo CD dedicato alle “Cantigas de Andalucia”, un altro importante tassello al monumentale lavoro che lo studioso e musicista ispanico sta dedicando a questi canti devozionali raccolti nel XIII° secolo dal Re Alfonso X° “Il Saggio”.

I tre compact disc sono suddivisi per aree geografiche: il primo a Granada e Yaen, il secondo a Cordoba e Huelva, il terzo a Cadiz e Puerto De Santa Maria.

Al di là della bellezza e della cura con la quale Paniagua propone alcuni brani strumentali (“La Pedrada” che introduce il secondo CD o “San Salvador de Sevilla” nel terzo), mi limito a segnalare le due che aprono il primo CD, ovvero la CSM 257 “Las Reliquias” che racconta del miracoloso salvataggio delle reliquie della Vergine dalla distruzione del reliquiario nella battaglia di Granada e della realizzazione di uno nuovo e la seguente CSM 185 “El Castillo de  Chincoya y el Rey de Granada” dove l’immagine mariana protegge il castello cristiano di Chincoya dagli assalti provenienti dal castello moresco di Beluez.

image.pngNaturalmente gran parte del merito della riuscita di questo lavoro, come di tutta la discografia di Paniagua va ascritto non solamente al “direttore” ma anche agli straordinari musicisti che di volta in volta vengono scelti per realizzare una registrazione affiancando l’ensemble Musica Antigua: tra questi ricordo Thomas Bienabe al liuto arabo, i cinque cantanti e naturalmente Luis Delgado, polistrumentista e collaboratore di lunga data di Paniagua.

Ho già osannato l’opera di Paniagua in altre occasioni (ad esempio qui: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/01/24/eduardo-paniagua-cantigas-de-ultramar/)quindi non voglio ripetermi, ma il valore di quest’opera sia dal punto di vista storico che musicale è a mio avviso straordinaria; evidentemente il lavoro di Gregorio Paniagua e dell’Atrium Musicae di Madrid dei decenni passati – ricordo solamente il seminale “Musique Arabo – Andaluse” pubblicato dall’Harmonia Mundi e primo ellepì dedicato a questo repertorio – ha lasciato un’impronta indelebile in Eduardo che ha proseguito sul sentiero tracciato dal padre regalandoci una grande quantità di musica straordinaria, e l’integrale delle Cantigas che si sta pubblicando è solamente una parte del suo repertorio.„

 

 

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

EDUARDO PANIAGUA “Isidro Mozarabe”

PNEUMA RECORDS 1570, CD. 2018

Beatificato da Papa Paolo V nel 1619, Isidro era nato nel 1082 nella Madrid araba dove visse la reconquista del 1085 e dove si spense nel 1170; fu la figura di maggior spicco del medioevo madrileno ed i suoi “miracoli” erano conosciuti tanto da farlo considerare dal popolo “santo” anche quando era in vita: tutt’oggi si tiene a Madrid nel mese di marzo una processione che ricorda il miracolo ottenuto per intercessione di Isidro che pose termine alla terribile siccità che colpì la penisola iberica nel 1275 flagellando le classi più deboli della società spagnola del tempo.

Ai miracoli di Isidro Mozarabo (termine che indica i cristiani di Spagna durante il dominio arabo dal quale ne assorbirono soprattutto la lingua che venne perfino usata durante le liturgie cattoliche) è dedicato questo nuovo splendido lavoro di Eduardo Paniagua che si basa sui manoscritti conservati nel Codice del Diacono Juan (datato 1272) narranti le vicende umane e spirituali di Isidro. Paniagua presenta sei inni finora inediti del codice, scritti naturalmente in lingua latina e contenenti qualche indicazione sull’esecuzione musicale, trascritta da Juan Carlos Asiensio dando un’ambientazione che ci riporta ai tempi della Spagna medioevale nella quale Castiglia, Leon ed Andalusia erano governate dalla figura del Re Alfonso X° El Sabio (qui Paniagua, nell’inno VI, utilizza come incipit una delle Cantigas de Santa Maria raccolte da Re Alfonso, la 142).

E’ sul puntiglioso lavoro certosino ed encomiabile della ricerca storica, dell’ambientazione sonora oltre che della cura dell’esecuzione vocale che il lavoro di Paniagua trova in tutte le sue registrazioni la sua massima espressione; in questo caso gli inni sono sempre introdotti da un breve incipit strumentale e sono sempre accompagnati dall’ensemble Musica Antigua, formato da straordinari musicisti specialisti di musica medioevale ed arabo andalusa: Cesar Carazo al canto, Luis Antonio Munoz al canto e fidula, naturalmente Eduardo Paniagua (salterio, cìtara, santur e campane), Jaime Munoz alla cornamusa, flauto e percussioni con cammei di Wafir Sheik con il suo oud e di Alvaro Arturo alla cìtara (autoharp). Strumenti e suoni appartenenti ora alla tradizione popolare spagnola, ora a quella araba ed a quella mediorientale che perfettamente ci trasportano durante l’ascolto indietro nel tempo, quando questi inni vennero messi su carta e fissati per sempre per venire riscoperti ed interpretati nel ventunesimo secolo.

Entrate in una chiesa medioevale, mettetevi gli auricolari e ….. buon viaggio.

 

 

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

JORDI SAVALL “In Excelsis Deo”

ALIA VOX RECORDS 2CD, 2017

di Alessandro Nobis

1512281748_jordi-savall-in-excelsis-deo-2017-hi-res“In Excelsi Deo: Au temps de la guerre de Succession d’Espagne 1701 – 1714”, questo il titolo completo di questo ennesimo – splendido – lavoro di Jordi Savall che dirige “La Capella Real De Catalunya” e l’ensemble “Le Concert des nations”, ovvero quanto di meglio offra oggi il mondo della musica antica e barocca. Siamo ai primi del Settecento, ai tempi della guerra tra la Spagna di Filippo V, appoggiata dai Francesi, e la Catalogna, appoggiata invece dall’Arciduca Carlo D’Austria; guerra intestina e sanguinosa che sancì l’11 settembre del ’14 la caduta di Barcellona sotto il dominio spagnolo. Savall qui mette una vicina all’altra due “messe” raramente eseguite e registrate, una composta dal catalano Francesc Valls (1671 – 1747) e l’altra dal francese Henry Desmarest (1661 – 1741), quindi entrambi coevi alla guerra di Successione. Musica al solito di grande fascino e bellezza, poco eseguita anche in quel periodo vista la complessità e la composizione richiesta dell’orchestra e del coro; la Messa di Valls, detta “Missa Scala Aretina” prende il nome dalla scala di sei note (l’esacordo di Guido D’Arezzo), quella di Desmarest (“Messe a deux Chores”) composta in Lorena alla corte del Duca Lepoldo I e lì eseguita per la prima volta probabilmente nel 1707, ed entrambe sono due importantissime opere quanto poco conosciute ed eseguite provenienti da quello straordinario e polimorfico periodo musicale che fu il Barocco.

Oltre a queste due Messe, il primo CD contiene sei brani di origine popolare risalenti allo stesso periodo tra i quali segnalo il maestoso “Catalunya Triunfal” che riprende “Els Segadors” (la rivolta dei mietitori) interpretato in una versione strumentale e vocale che corrisponde all’inno nazionale catalano (“Adesso è l’ora, mietitori / Adesso è l’ora dell’allerta / Nel rischio di un altro giugno / affiliamo ben bene le spade / Buon colpo di falce!”) ed infine il lamento nostalgico “Catalunya En Altre Temps”, cantato dopo la caduta della capitale Barcellona nella mani degli spagnoli (“La Catalogna in altri tempi / si governava da sola / e faceva le sue leggi / nella sua lingua e in nessun altra”). Sarà stato un caso che la pubblicazione di questo lavoro di Savall sia coinciso con i “tumulti” indipendentisti catalani di solo poche settimane fa? A voi la risposta…………

Naturalmente, con in tutte le pubblicazioni targate Alia Vox, ai cd è allegato un corposo libretto con saggi storico e musicologico, anche in italiano.

 

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Murcia”

PNEUMA RECORDS, CD 1560, 2017

di Alessandro Nobis

Prosegue anche in questo 2017 la monumentale opera con la quale Eduardo Paniagua intende pubblicare l’integrale della preziosissima raccolta delle “Cantigas De Santa Maria”, assemblata da Alfonso X “El Sabio” nel 13° secolo. Questa nuova pubblicazione è dedicata alle “Cantigas de Murcia”, città che, oltre a conservare le viscere del re (il resto del corpo è sepolto a Sevilla),  celebra il 750° anniversario della sua conquista cristiana ad opera appunto da Alfonso X, e contiene nove di queste composizioni che narrano dei miracoli mariani; un’operazione quella di Paniagua dal valore a mio avviso inestimabile, vuoi per l’esecuzione vocale in gallego portoghese che per la ricerca dei suoni e degli strumenti più adatti per rendere credibile ai massimi livelli la riproposizione di questo repertorio medioevale. Strumenti pazientemente ricostruiti a partire dalle indicazioni iconografiche delle miniature medioevali o “cercati” nelle musiche tradizionali del Medio Oriente, del Nord Africa e d’Europa ed affidati nelle sapienti mani di musicisti di grande esperienza, il cui amalgama rende molto plausibile l’ipotesi esecutiva di quel periodo così affascinante e così lontano da noi. Troviamo quindi la gaita vicino all’oud, i flauti vicino al violino medioevale, il qanun a fianco del salterio, il kaval alla vihuela e soprattutto il racconto dei miracoli, come quello narrato nella CSM 339 chiamata “La Nave de Cartagena” che ci racconta del naufragio evitato dalla Vergine Madre (anche se qui viene eseguita solo la melodia) o nella CSM 169 che ci narra della Chiesa di Santa Maria di Murcia, conquistata dai Mori e riconquistata dai Cristiani ma mai distrutta.

ENRIKE SOLINIS – EUSKAL BARROKENSEMBLE  “El Amor Brujo”

ENRIKE SOLINIS – EUSKAL BARROKENSEMBLE  “El Amor Brujo”

ENRIKE SOLINIS – EUSKAL BARROKENSEMBLE  “El Amor Brujo”

ALIA VOX CD, 2017

di Alessandro Nobis

Con questo suo lavoro per la prestigiosa Alia Vox (il primo era stato “Euskel Antiqua” dedicato completamente alle musiche della sua terra), il chitarrista basco Enrike Solinis, con l’ensemble da lui diretto, la combina davvero grossa: progetta di mettere fianco a fianco musiche scritte a duecento anni di distanza omogeneizzandone i suoni attraverso arrangiamenti e suoni del periodo barocco. Progetta e centra il bersaglio.

Domenico Scarlatti (1685 – 1757) vicino a Joaquin Rodrigo (Concierto de Aranjuez, 1939), a Francisco Tarrega (“Capriche Arabe” eseguito mirabilmente in solo da Enrike Solinis) e soprattutto a Manuel De Falla (quadri dal balletto “El amor Brujo”, composto nel 1915 per la danzatrice Pastora Imperia) e la musica tradizionale castigliano (il brano che apre il CD “Taranta de la Siega”).

Il programma – quattordici tracce – è stato concepito come un equilibrato mosaico dove i brani di diversa provenienza, temporale e geografica, si alternano incastrandosi alla perfezione come tessere che viste da vicino – forse – potranno suscitare qualche perplessità ai puristi ed agli ortodossi ma che viste nel loro insieme, con una visione dall’alto, costituiscono un lavoro dal valore assoluto abbattendo muri e preconcetti e regalando a noi ascoltatori una visione “barocca” a tratti orientaleggiante di uno straordinario repertorio, al quale già due personaggi come Miles Davis e Gil Evans avevano cucito un vestito dai sapori diversi ma indimenticabili (“Concierto de Aranjuez” di Rodrigo in “Sketches of Spain”, 1959).

La straordinaria voce di Marìa Josè Pérez ed il suono dell’Euskal Barrokensemble – che si avvia per scelta di repertori e brillantezza dell’esecuzione a diventare uno dei gruppi leader al massimo livello – meritano sicuramente tutta l’attenzione degli appassionati non solo della musica barocca, alzando – come si dice – l’asticella di un bel po’. Per me, anche se siamo a metà giugno, uno delle più belle creature di questo 017.

JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

HESPERION XXI – LA CAPELLA REAL DE CATALUNYA – JORDI SAVALL “Granada 1013 – 1502”

ALIAVOX, 2016. CD.

di Alessandro Nobis

Dalla fondazione del Regno di Granada, espansione e splendore di Al-Andalus, fino alla sua incorporazione nel Regno di Castiglia e Leon e la conversione forzata dei musulmani”: questo il sottotitolo di questa registrazione diretta dal violista catalano Jordi Savall, effettuata per la Radio Nazionale Spagnola il 1° luglio 2013 nell’ambito delle celebrazioni della millenaria fondazione di questa bellissima ed evocativa città, rifondata dagli arabi sulla struttura della preesistente città ebraica. Divisa in sei parti, l’opera percorre i primi cinquecento anni della sua storia, fino ai “Romancas” ed ai “Villancicos” quattrocenteschi. Ancora una volta la ricerca delle sonorità, dei musicisti più adatti e l’assoluta perfezione esecutiva fanno di questo CD – al quale è allegato come al solito un corposo libretto in numerosi idiomi tra cui l’italiano – l’ennesimo capolavoro dei due ensemble dei quali Jordi Savall è Direttore.IMG_1480 Credo di non avere mai usato la parola “capolavoro” nelle brevi recensioni su questo blog, ma mai come in questo caso mi sembra la parola più adatta, perché veramente l’ascolto ripetuto di quest’ora di musica mi ha trasportato ogni volta, come in una macchina del tempo, ad immergermi in un’epoca storica così importante per la cultura europea. Un ensemble di musicisti arabi e turchi, dal cantante Lior Elmalech al suonatore di duduk armeno Haig Sarikouyoumdijan, uno straordinario coro come la Capella Real de Catalunya ed un rodatissimo Hesperion XXI – con l’arpista Andrew Lawrence King, l’inseparabile percussionista Pedro Estevan e Dimitri Psonis alla chitarra moresca tra gli altri – e naturalmente la viola da gamba di Savall sono quanto di meglio la musica antica possa oggi esprimere. Provo molta invidia per chi, quel 1 luglio del ’13, ebbe la fortuna di assistere a quel concerto.

EDUARDO PANIAGUA “Calahorra”

EDUARDO PANIAGUA “Calahorra”

EDUARDO PANIAGUA

“CALAHORRA: musica arabigo andaluza” – Pneuma Records PN 1470, 2014

Pubblicato da Folk Bulletin, 2014

di Alessandro Nobis

 Dedicata principalmente al seminale LP “Musique Arabo-Andalouse” dell’Atrium Musicae di Gregorio Paniagua pubblicato nel lontano 1975, ma anche alla fondazione Paradigma di Cordoba, questo “Calahorra” (termine arabo che indica un castello, una fortezza o anche semplicemente una torre isolata in posizione strategica, di controllo), riveste una particolare importanza soprattutto per quanti si sono da poco lasciati affascinare dalla musica arabo-andalusa, sviluppatasi durante la dominazione araba della penisola iberica (Al – Andalus) ed arrivata sino a noi grazie alla trasmissione orale ed a fondamentali fonti scritte ed iconografiche come il poderoso corpus raccolto da Alfonso X “El Sabio”. Il libretto allegato al CD fornisce una dettagliata quanto esaustiva storia di questa musica, dall’Ottavo secolo fino alla “reconquista” del 1492. Dal punto di vista puramente musicale, i venti brani che compongono questa preziosissima antologia spaziano dalle Cantigas De Santa Maria (la 167 delle quattrocento raccolte dal re Alfonso X) a tutte le altre forme musicali del mondo arabo, dalla Nuba alla Mchalia, dal Mashriq ai vari Modi.

Naturalmente sono qui presenti al completo gli straordinari musicologi ed anche musicisti che negli anni hanno creato e costruito il poderoso catalogo della Pneuma – formato oramai da quasi centocinquanta titoli -: dall’Ensemble guidato dal virtuoso di oud Omar Metiuoi di Tangeri, a Begonia Olavide dell’Ensemble Mudejae e Abdel Ouahid Senhalj (nay), dal multistrumentista Luis Delgado fino naturalmente a Eduardo Paniagua, fantastico suonatore di qanun ma anche di flauto e, “direttore dei lavori” di questo disco oltre che dell’etichetta madrilena Pneuma.

Un fantastico viaggio nel tempo in cui si coltivava il sogno della coesistenza tra diverse culture con un linguaggio comune di saggezza e fiducia che pose le basi del Rinascimento in Europa.