MISSING IN ACTION: WOOD 3 AL COHEN, Verona

di Beppe Montresor

Serata importante quella in programma al Cohen di via Scarsellini stasera alle 21,30 (ingresso libero con consumazione obbligatoria, per chi vuole anche cenare 15 euro prenotazione e info al 347/3234011), per la presentazione del nuovo cd dei Wood 3, uscito a febbraio per la Velut Luna. Tecnicamente si tratta di un esordio di questa sigla che comprende il batterista Andrea Oboe accanto ai due compositori Marco Pasetto (clarinetto basso e ocarina nel brano “Down Spread”) ed Enrico Breanza (chitarra elettrica). Ma il “progetto Wood” che nella sua forma base e sin dalle sue origini s’identifica nel sodalizio Pasetto – Breanza (in questo nuovo album responsabili della composizione di dieci brani su tredici) è un ‘laboratorio’ fecondissimo, avviato nel 1995 (l’album d’esordio, “Strade”, era assegnato al Wood Quartet, con Pasetto e Breanza c’era la sezione ritmica Sabbioni – Zambelli e Mauro Negri ospite speciale), al quale, data la rara combinazione di qualità e quantità della produzione (in varie vesti: dal duo base alla Wood Orchestra per lo splendido “L’attesa” del 2006), sarà un giorno opportuno dedicare magari un saggio o approfondito e corposo compendio. Intanto possiamo senz’altro dire che il laboratorio Wood è tra le realizzazione più significative e sempre di gran gusto di quella scena trasversale, con confini sfumati tra jazz, cameristica, profumi folk (proprio nel senso di tradizione popolare italiana), classica e persino rock. Basti dire che in questo “Wood 3”, oltre ai brani firmati da Pasetto e Breanza (torna, di quest’ultimo, tra l’altro, una nuova versione di “Cinque”, un ‘richiamo’ di continuità con l’album “Lands” del ’96) trovano spazio una “Deus ti salvet Maria”, del barocco settecentesco Bonaventura Licheri, (arrangiamento di Salvatore Maiore, altro prezioso esponente di punta di questa raffinatissima musica “senza confini”) e una convincentissima rilettura della delicatissima (e qui irrobustita) “River Man” del grande cantautore inglese Nick Drake: un poeta della malinconia sottile, cifra stilistica certo non estranea ai Wood, peraltro in questo lavoro a tre più predisposti ad un aggiunta di ritmo, vigore, e alterazioni climatiche rispetto al solito. Permane, comunque, l’altissima qualità e gradevolezza del prodotto, tutto da gustare, e ben fa il critico Angelo Leonardi, nelle note di copertina dell’album, a citare parole di Bill Evans per il quale il jazz è soprattutto faccenda di sentimento, intraducibile con la sola razionalità delle parole. “Wood 3” va assolutamente ascoltato, non spiegato.

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