SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA · RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ ·

Esotericproaudio Theater

Villafranca di Verona, 7 ottobre · 18 novembre

di alessandro nobis

In effetti tutti noi, organizzatori compresi, la notizia che Evan Parker avesse rinunciato al pur breve giro di concerti italiani per motivi strettamente personali non l’avevamo presa bene tanta era l’attesa che si era creata, come si dice, “nell’ambiente”. Poteva essere un super gustoso antipasto del progetto al quale Mirko Marogna dell’Esotericproaudio Theater e Roberto Zorzi (lo voglio ricordare solo come uno dei direttori artistici di Verona Jazz nelle sue migliori edizioni, parlo di quelle di metà anni ottanta, qualcuno si ricorderà senz’altro) stavano lavorando e che avevano cripticamente annunciato al concerto di Elliot Sharp.

Va bene, Evan Parker non è venuto (verrà mai?) ma il progetto dei due si è concretizzato in una bella rassegna dedicata soprattutto a musicisti che come si evince dal titolo vuole dar giusto spazio agli “(In)visibili del jazz” con un doverosa attenzione ai musicisti dell’area veronese; certo, c’è del sottile sarcasmo nel titolo ma è pur vero che moltissimi jazzisti – e bluesmen, come vedremo – hanno storicamente poco spazio nei grandi festival che si tengono nel belpaese. Un vero peccato perchè mai come in questi anni in Italia i musicisti con proposte interessanti sono aumentati notevolmente di numero ma direi in modo inversamente proporzionale alle occasioni per suonare diciamo così a condizioni almeno “dignitose” sia in termini economici che di “location” e quindi personalmente considero questa rassegna come una “manna dal cielo” sia per gli appassionati che per i musicisti.

Quattro appuntamenti (doppi appuntamenti in realtà, il primo dedicato al jazz ed il secondo al blues · e dintorni ·) da venerdì 7 ottobre a venerdì 18 novembre presso l’Esotericproaudio Theater di Villafranca, vicino al Castello Scaligero, con ingresso riservato ai Soci ed anche ai nuovi Soci (quindi a tutti, praticamente) con una quota di partecipazione di € 15,00 fondamentale per poter sostenere il progetto.

Ecco il programma nel dettaglio

Venerdì 7 ottobre:

La1919:

Piero Chianura · tastiere

Luciano Margorani · chitarra

special guests:

Luca Crispino · basso

Luca Pighi · batteria

·

TONY LONGHEU’S BLUES BEYOND

Tony Longheu · chitarra, dobro, voce

Sabato 22 ottobre:

MOOD ELLINGTON:

Nelide Bandello · batteria

Paolo Bacchetta · chitarra

Giacomo Papetti · basso

·

PASETTO/BENINI/MELLA/DIENI

Marco Pasetto · clarinetto basso

Stefano Benini · flauto basso, flauto, digeridoo

Aldo Mella · contrabbasso

Pino Dieni · chitarra, fx

Venerdì 4 novembre:

MAZZA/DEL PIANO/ MAYES/PAGLIACCIA

Cristina Mazza · sax alto

Roberto Del Piano · basso

Martin Mayes · corno francese, corno delle Alpi, conchiglie

Gioele Pagliaccia · batteria, percussioni

·

LODATI/ SANNA

Claudio Lodati · chitarra

Eugenio Sanna · chitarra

Venerdì 18 novembre

FREEPHONIC

Benny Weiss Levi · sax tenore

Bert Den Hoed · tastiere

Han Van Hulzen · batteria, percussioni

·

HENDRIX ROAD

Enrico Merlin · chitarra, fx

Boris Savoldelli · voce, fz

GIORGIO PINARDI · MeVsMyself “Aiòn”

GIORGIO PINARDI · MeVsMyself “Aiòn”

GIORGIO PINARDI · MeVsMyself “Aiòn”

ALTERJINGA RECORDS. CD, 2022

di alessandro nobis

Ho conosciuto la musica di Giorgio Pinardi attraverso il suo ottimo lavoro del 2019 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/01/28/giorgio-pinardi-mevsmyself-mictlan/) e con questo “Aiòn” prosegue il suo lavoro di ricerca e sperimentazione vocale che contraddistingue il suo originale progetto.

Ormai sappiamo che un “disco di musica improvvisata non si improvvisa”: studio, ricerca, ascolti, tecnica sono alcune delle condizioni necessarie per improvvisare, condizioni che Giorgio Pinardi, sperimentatore vocale, quotidianamente coltiva e che lo portano al livello cui si trova oggi, ovvero al piano più alto della musica contemporanea, della musica di oggi. “Aiòn” guarda come fonte di ispirazione all’Africa subsahariana, ai suoi suoni, alle sue tradizioni non nel vano tentativo di riprodurli ma piuttosto come fonte per portarli in un mondo sonoro che le interseca in modo originale ed innovativo. Sarebbe necessario conoscere in modo profondo la puntiforme musica africana e la sua oralità per capir bene il lavoro di Pinardi; non è così, per me, ma ad esempio “Yielbongura” e “Kamtar” celebrano la cultura orale del West Africa ma mi hanno ricordato con quel suo “call and response” anche i canti maschili dello Zimbabwe, anche se qui, naturalmente, tutto è costruito dalla singola voce di Pinardi attraverso loop, raddoppiamento della sua voce e costruzione di nuove linee vocali, “Waldeinsamkeit“, “Solitudine della foresta” è una creazione spontanea, un inno alla contemplazione costruito con una leggera base ritmica e da sovrapposizioni vocali davvero interessanti, ed infine “Rwty” si realizza con un impeccabile connubio tra l’elettronica · la modernità · e della voce naturale · la tradizione · che trasporta l’ascoltatore in un indefinito altrove. Un lavoro quindi “multistrato” che non può non affascinare anche chi affronta l’ascolto musicale in modo diciamo “superficiale” e per questo lo consiglio vivamente al popolo dei curiosi che mi sembra in un certo qual modo in estinzione.

Insomma la improvvida scomparsa di Demetrio Stratos del 1979 non ha di certo segnato la fine della sperimentazione vocale, e lo dimostrano i numerosi musicisti che in giro per il mondo seguono percorsi diversi alla ricerca di un limite che naturalmente resterà sempre sconosciuto. Va da sè che tra questi c’è Giorgio Pinardi.

www.mevsmyself.it

associazione.alterjinga@gmail.com

https://mevsmyselfvoicesolo.bandcamp.com/

FRANCESCO CALIGIURI · NICOLA PISANI “Monastere Enchanté · L’Ensemble Créatif”

FRANCESCO CALIGIURI · NICOLA PISANI “Monastere Enchanté · L’Ensemble Créatif”

FRANCESCO CALIGIURI · NICOLA PISANI “Monastere Enchanté · L’Ensemble Créatif”

Dodicilune Dischi Ed529. CD, 2022

di alessandro nobis

Questo è davvero un disco “fuori dall’ordinario”. Intanto per l’idea che sta dietro al progetto, ovvero quello di suonare, ri-scrivere la musica antica introducendo metodologie esecutive che appartengono ad un linguaggio lontano da essa cinque secoli, almeno, ovvero quello del jazz e delle metodologie improvvisative. Poi perchè coinvolge due ensemble, il quartetto “Monastere Enchanté” e il sestetto “Ensemble Creative” guidati rispettivamente dai fiatisti e compositori Francesco Caligiuri e Nicola Pisani che si alternano nell’esecuzione dei brani secondo il progetto di “Locrum Sacrum” festival di Spezzano, sulla Sila calabrese, uno dei pochi festival jazz che non si limita ad assemblare un programma scegliendo dai roster delle agenzie ma che produce eventi come questo. L’idea di due ensemble sullo stesso disco potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma l’ascolto testimonia una grande piacevolezza e curiosità con un equilibrio sonoro davvero invidiabile nonostante i due gruppi si muovano su terreni apparentemente diversi.

L’ambientazione è quella di una sorta di “rinascimento al limite dell’apocrifia”; le otto composizioni di Caligiuri (con lui ci sono Michel Godard, Paolo Damiani e Luca Garlaschelli) si ispirano a quello straordinario periodo storico, ne rispettano ritmi e suoni (“C’est la bonheur“) ma inseriscono assoli come quello di Godard e di Damiani di chiara ambientazione jazzistica con uno straordinario quanto inedito risultato: “Sombra Misterieux I” è un bellissimo brano per solo violoncello (e qui il ricchissimo repertorio per viola da gamba viene “richiamato” all’ascoltatore) con un’improvvisazione incastonata nella struttura del brano mentre la seconda parte è più vicina all’idioma jazzistico visto che il baritono di Caligiuri ne è l’assoluto protagonista (il sassofonista pugliese ha davvero fatto sua bene la lezione di un tal John Surman).

D’altro canto l’Ensemble Créatif di Nicola Pisani sceglie un percorso diverso, ovvero quello di intrepretare brani del repertorio storico (a parte due interpretazioni di Charlie Haden · Our Spanish Living Song” e “Silence” · rese perfettamente “coeve” a questo progetto): lo fa sì rispettando gli spartiti ma lasciando grande libertà espressiva ai musicisti come ad esempio in “O Let Me Weep (The Plaint)”  composta da Henry Purcell e Thomas Betterton facente parte della semi-opera “La regina delle fate” (The Fairy-Queen; Catalogo Purcell numero Z.629) eseguita per la prima volta nel 1692 (lo spartito venne perso e ritrovato quattro secoli più tardi). L’inizio con la voce magnifica di Francesca Donato rispetta l’originale partitura, ma poi si susseguono improvvisazioni (il flauto di Eugenio Colombo e le percussioni, il trombone di Giuseppe Oliveto, il sassofono di Pisani, i cordofoni di Checco Pallone) che separano le strofe cantate in modo efficacissimo: un perfetto mosaico di suoni e di storie musicali che raramente mi è capitato di ascoltare.

Che ascoltiate il disco rispettandone la scaletta o separando i brani dei due ensemble – andando contro quindi l’idea originale, ma ne vale la pena per capirne di più – non ne cambia la sua straordinarietà; credo che quel geniaccio indimenticato di David Munrow (1942 · 1972) che ebbe secondo i puristi l’ardire mezzo secolo fa di mettere a contatto due mondi paralleli come quelli della musica medioevale e quello del folk inglese avrebbe senz’altro apprezzato moltissimo questo progetto. Due generi lontani in apparenza che oggi si incontrano, il jazz e la musica antica: un nuovo sentiero da percorrere, tutto da scoprire e da ascoltare.

BIRKIN TREE “40.”

BIRKIN TREE “40.”

BIRKIN TREE “40. · Forty Years of Irish Music”

Felmay Records. CD, 2022

di alessandro nobis

Come si evince dal titolo, questo recentissimo lavoro dei Birkin Tree intende festeggiare – più che celebrare – il traguardo di quaranta anni di attività del gruppo fondato dall’uilleann piper Fabio Rinaudo che ha saputo in questo lungo periodo mantenere viva la proposta nonostante, ma forse anche per questo, numerosi cambi di formazione che come detto non hanno influito né sulla qualità delle registrazioni e nemmeno sulla qualità delle esibizioni – molto richieste – dal vivo. A questa registrazione partecipano oltre a Rinaudo Laura Torterolo (chitarra e voce), Luca Rapazzini (violino), Claudio De Angeli (Bouzouky e banjo) Michel Balatti (flauti) oltre a prestigiosi ospiti che intervengono a vario titolo nei brani.

Il repertorio, come gli estimatori dei Birkin Tree possono facilmente immaginare, comprende brani delle tradizioni irlandese e scozzese assieme ad un paio di convincenti composizioni di Michel Balatti, ovvero il valzer “Gabriella’s” e la seconda parte della splendida ballata che chiude il disco, “Bonny Light Horseman” con la voce dello scozzese Tom Stearn, un brano che si riferisce alle guerre napoleoniche il cui testo è una accurata composizione di strofe di diversa provenienza.

Al solito segnalo due brani che hanno catturato la mia attenzione · senza sminuire il resto del lavoro ·:

Edward on Lough Erne’s Shore” ed il set di danze “Trip to Athlone / Chapel Bell / The road to Glountane“. La prima è una ballata che racconta ancora una volta i soprusi dei latifondisti britannici sui piccoli proprietari terrieri ed in particolare narra la vicenda di Edward Cassidy e dei suoi due figli, cacciati dal loro appezzamento nel 1829 ed in seguito condannati a morte per una presunta uccisione di un cavallo; pena tramutata in due anni di galera per il padre · troppo vecchio · ed in esilio forzato in Australia per i figli. Notevole l’arrangiamento con la concertina di Caitlin Nic Gebhann e la chitarra di Tom Stearn ma notevole soprattutto la voce di Laura Torterolo che interpreta questo testo.

Il set di danze “O’ Rourke” si compone di due reels (“All About Weaving” del grande Charile Lennon e il tradizionale “O’Rourke“) e di due gighe (“Trip to Athlone“, tradizionale e “Chapel Bell” composto dal violinista Frank McGollum) ed eseguito · ci tengo a dirlo · solo dai Birkin Tree; esecuzione perfetta, solita eleganza stilistica e rispetto dei repertori che sono da sempre le caratteristiche dell’ensemble italiana.

Andate a riascoltare il loro concerto al Quirinale romano dello scorso febbraio (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/04/04/da-remoto-the-birkin-tree-a-i-concerti-del-quirinale/) per farvi un’idea del livello del gruppo ………… andateci, ne val la pena.

http://www.felmay.it

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2022

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2022

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2022 “Parole di Jazz”

14 · 15 · 16 · 17 · 18 SETTEMBRE, IVREA

di alessandro nobis

E con questa sono ben quarantadue le edizioni dell'”Open Papyrus Jazz Festival” di Ivrea. Un bel traguardo non c’è che dire soprattutto perchè negli anni la direzione artistica ha saputo conciliare la qualità e la varietà delle proposte ottimizzando un budget che non sarà senz’altro quello dei più quotati festival jazz nostrani (anche se spesso in molto casi si tratta di poco jazz e molto altro): cinque giornate dedicate alla musica, un Festival che rispecchia alla perfezione quello che un Festival dovrebbe essere, musica suonata e danzata, differenziazione dei luoghi degli eventi che coinvolgono Ivrea e le sue strade e infine presentazione di libri. Eventi gratuiti per avvicinare appassionati e non al jazz, e solamente due con un biglietto d’ingresso, ovvero quelli di più “richiamo”: il “Patrizio Fariselli Area Open Project · facile immaginare il contenuto del concerto · e l'”Enrico Rava Edizione Speciale“.

Ma come detto non sono certo due nomi, anche se di spessore, che fanno un festival, ma tutto il resto del gustoso e dell’alto valore di questa edizione 2022 del Festival: personalmente non mi perderei la presentazione dei CD “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e”Woland” con i protagonisti dei due lavori, Eloisa Manera, Emanuele Sartoris, Massimo Barbiero e il cornista Martin Mayes (venerdì 16 in Sala Santa Marta, h 19:00), il concerto del Deval Quartet con le due chitarre di Maurizio Brunod e Loris Deval, la voce di Sabrina Oggero e la tromba di Tiziano Codoro (sabato 18, Sala Santa Marta h 18:00) e ancora le coreografie create sulle musiche del recente lavoro “In Hora Mortis” per sole percussioni di Massimo Barbiero (domenica 18, al Museo Garda, h. 18:00).

Ma una visita accurata alla mostra di fotografie di Roberto Cifarelli ed alla mostra collettiva “Musica senza confini” non me la farei mancare, poi Ivrea è città da vedere ed grazie al festival anche da vivere e certamente vanno fatti i complimenti agli ideatori e organizzatori per riuscire a mantenere alta la qualità degli eventi; se potessi farlo, suggerirei personalmente ai rappresentanti delle istituzioni locali non solo di continuare il sostegno al festival ma di implementare i finanziamenti perchè “Open Papyrus” è un fiore all’occhiello non solo della città di Ivrea, ma della programmazione estiva nazionale dei jazz festival.

Chiudo riportando le parole di Music Studio · Ivrea Jazz Club, una dichiarazione di intenti del tutto condivisibili che ritengo possano riferirsi a tutte le persone, musicisti e non, che si adoperano per la riuscita dei festival cosiddetti “minori” ma che invece hanno la missione di conservare questo linguaggio musicale vivo e vegeto:

Noi crediamo che la cultura sia soprattutto ”integrità morale”, lo sforzo di questi ultimi 10 anni di andare oltre questo termine “jazz” non è semplice operazione di upgrade, ma la convinzione che la contaminazione tra le arti (musica, danza, fotografia, letteratura, pittura…) sia l’unica strada e che il jazz quello sia sin dalle origini.Non si tratta di manifestazioni di nicchia, di proposte autoreferenziali, perché l’Italia, l’Europa e il mondo hanno intrapreso da anni questa via. Noi proviamo solo a essere all’altezza di questa responsabilità, perché costruire è molto più difficile che cercare il consenso, ma la responsabilità di cui sopra è proprio quella che ci spinge a questo impegno.”

IL PROGRAMMA NEL DETTAGLIO:

MERCOLEDÌ 14

· ore 18.30 – Spritz
Inaugurazione mostre

Roberto Cifarelli (fotografo Blue Note)

“High key on jazz”

“The black square”

Guido Michelone presenta il libro:
”Io sono un Jazzista”

Tre coreografie sulle musiche del CD
”Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.

Con
Sara UgoreseGiulia Bedin, Eleonora Buratti

GIOVEDÌ 15

· ore 17.00 – Atelier Eporedia New

Inaugurazione mostra
”Musica senza confini”, Collettiva d’arte organizzata da: 

Daniela Borla e Ettore Della Savina.

Presenta l’evento Ennio Pedrini. 

Opere di: E. Francescotti, R. Coin, A. Betta, A. Guarnieri, D. Covolo, S. Baruzzi,  L. Accattino, G. Samperi, I. Casalino, T. Franzin, L. Cordero, P. Filannino, V. Filannino, E. Della Savina, D. Borla (Le opere saranno visibili fino al 30 settembre).

VENERDÌ 16

· ore 18.00 · Sala Santa Marta

Discussione
”Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”

Gian Luca Favetto: scrittore

Davide Ielmini: critico musicale

Renato Cravero: letture

Coordina Davide Gamba.

In collaborazione con Libreria Mondadori

· ore 18.30 · Sala Santa Marta, degustazioneAperitivo

· ore 19.00 · Sala Santa Marta

Presentazione CD:
”Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e Woland”

Eloisa Manera: violino

Emanuele Sartoris: pianoforte

Massimo Barbiero: batteria.

Special guest: Martin Mayes: corno

· ore 21.15 · cortile Museo Garda* Con biglietto d’ingresso € 15,00

PATRIZIO FARISELLI  AREA OPEN PROJECT.Il repertorio degli Area nella versione cantata.

Claudia Tellini:  voce

Patrizio Fariselli: pianoforte

Marco Micheli: basso

Walter Paoli: batteria

SABATO 17

· ore 18.00 · Sala Santa Marta

DEVAL QUARTET

Loris Deval: chitarra

Sabrina Oggero Viale: voce

Tiziano Codoro: tromba

Maurizio Brunod: chitarra

· ore 21.15 · Cortile Museo Garda* Con biglietto d’ingresso € 15,00

ENRICO RAVA EDIZIONE SPECIALE

Enrico Rava: flicorno

Francesco Bearzatti: sax tenore

Francesco Diodati: chitarra

Giovanni Guidi: pianoforte

Gabriele Evangelista: contrabbasso

Enrico Morello: batteria

DOMENICA 18

· ore 18.00 · Museo Garda, special project

“IN HORA MORTIS”, Tre coreografie di Giulia CeolinFrancesca GalardiCristina Ruberto sulle musiche dell’omonimo CD di Massimo Barbiero

Danzano:
Luciana Trimarchi, Giulia Bedin, Beatrice Benetazzo, Sara Celeste, Emma Nemes, Cecilia Boldrin, Alice Mistretta, Alina Mistretta,  Arianna Mistretta, Valentina Papaccio e Sara Ugorese.

Con letture dal libro:
“In hora mortis” di Thomas Bernhard.

Inoltre:
Tre officine di artisti per una serie di invenzioni 
da ambientare in Sala Santa Marta:
Susanna ClarinoToni MuroniEugenio Pacchioli

·

INFORMAZIONI:

Ingresso:
ven 16 ore 21.15:  € 15,00 
sab 17 ore 21.15:  € 15,00 
Abbonamento: € 25,00. 
Dove non indicato l’ingresso è gratuito. In caso di pioggia, gli eventi del Museo Garda si terranno al Teatro Giacosa – piazza Teatro 1, Ivrea.

Atelier Eporedia New: 
via Arduino 37, Ivrea

Spritz:
via Arduino 6/8, Ivrea

Sala Santa Marta:
piazza Santa Marta, Ivrea

Museo Garda:
piazza Ottinetti, Ivrea

La manifestazione è organizzata da:
Ivrea Jazz Club e Music Studio

Direzione Artistica di Ivrea Jazz Club / Music Studio

Succede a Verona: CHITARRE PER SOGNARE 2022

Succede a Verona: CHITARRE PER SOGNARE 2022

CHITARRE PER SOGNARE, XVI edizione

Terme di Giunone, Caldiero (VR), 27 agosto 2022

di alessandro nobis

Sul finire di agosto, esattamente sabato 27 con inizio alle 21, si terrà alle Terme di Giunone nei pressi di Caldiero, la sedicesima edizione di “Chitarre per Sognare” ideata e concretizzata da Giovanni Ferro con la preziosa collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune appunto di Caldiero.

Quattro i set previsti che presentano chitarristi dagli stili diversi, dal flatpcking al fingerpicking alla chitarra classica.

Quest’ultima sarà imbracciata da Ilaria Pellegrino, chitarrista da una formazione classica ma che come altri suoi colleghi è rimasta affascinata dai compositori ispanici e sudamericani che tanto hanno dato allo sviluppo del repertorio classico del ventesimo secolo. Avremo coì modo di conoscere il venezuelano Rodrigo Rieira (1923 · 1999), autore di un corposo repertorio ispirato alla regione di provenienza (lo stato di Lara per la precisione) e importante didatta, João Teixeira Guimarães , meglio conosciuto come João Pernambuco  (1883 · 1947) del quale Ilaria Pellegrino eseguirà il choro “Sons de carrilhõesI” risalente agli anni ’20 (lo registrò nel 1926) e lo spagnolo Federico Moreno Torroba (1891 · 1982), Un’altra composizione molto nota anche nel nostro Paese che avremo l’occasione di ascoltare sarà “Eu sei que vou te amar” di Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes che venne tradotta anche in italiano ed interpretata da Ornella Vanoni con il testo di Bardotti.

Lo stile flatpicking sarà il tema del set di Federico Franciosi a.k.a. “Ciosi”, autore dell’ottimo cd “The Big Sound” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/09/15/ciosi-the-big-sound/); il suo repertorio presenta brani originali – e già questo fa capire la cifra stilistica del chitarrista – e vicino a riletture dei grandi maestri del folk americano (etichetta che contiene numerosi mondi musicali) in particolare dei grandi maestri che hanno fatto di questo linguaggio quasi una “religione”.

Dario Fornara, autore di due bei dischi (“Amore e Psiche” del 2009 e “Sequeri” del 2013), è fine chitarrista e compositore (anche giornalista viste le sue collaborazioni con la rivista “Chitarra Acustica” ed il suo raffinato fingerpicking lo pone ai vertici di questo stile per la sua costante ricerca della melodia perfetta senza mai eccedere in sterili virtuosismi, ed è questo ultimo aspetto che lo apprezzare così tanto dai cultori della chitarra acustica. A Caldiero, e sono consapevole di scrivere una frase “obsoleta”, Dario Fornara presentarà il suo “ultimo 45 giri”, naturalmente in vinile, con i suoi due brani inediti come da copione: “Portata dal vento“, che dà il titolo al disco, e “Momenti di te“.

Naturalmente sarà della partita anche Giovanni Ferro con il suo repertorio composto da riletture di brani della canzone d’autore – con la seconda chitarra di Francesco Bonsavier in occasione delle riproposta di “Cara” di Lucio Dalla – opportunamente arrangiati in modo originale ed efficace dallo stesso chitarrista veronese oltre a brani che faranno parte del lungamente atteso secondo CD.

L’appuntamento è quindi per sabato 27 agosto alle ore 21 con ingresso gratuito come di consueto per questa manifestazione; in caso di malaugurato maltempo “Chitarre per Sognare” si terrà presso il Teatro Comunale di Caldiero.

ANTONIO FUSCO QUINTET “Peaceful Soul”

ANTONIO FUSCO QUINTET “Peaceful Soul”

ANTONIO FUSCO QUINTET “Peaceful Soul”

DA VINCI JAZZ RECORDS. CD, 2022

di alessandro nobis

Ho apprezzato il drumming di Antonio Fusco ascoltando “Gershwin on Air” del contrabbassista Massimilano Rolff (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/11/23/massimiliano-rolff-gershwin-on-air/) ed ora ho avuto il piacere di ascoltare questo “Peaceful Soul” in cui svolge il ruolo di band leader e compositore considerato che sei degli otto brani registrati portano la sua firma. E nonostante le sue frequentazioni ed interessi verso le avanguardie sceglie di allestire un quintetto assieme al contrabbassista Satoshi Tokuda, al pianista Yuki Hirate, al trombettista Noah Lynn Hocker ed al sassofonista Yasuhiro Kohama scrivendo spartiti all’interno del fiume mainstream. Giusto per circoscrivere l’ambientazione, vista la formazione ed ascoltata la musica siamo nell’ambito dei quintetti che hanno reso celebri etichette come la Blue Note nell’ormai lontano passato e se devo dare un riferimento meno antico, al quintetto degli anni ottanta di Tony Williams, ovvero jazz ben scritto e dai temi molto cantabili, ottimamente suonato in grado di ricostruire molto bene lo spirito di quella musica rinnovandola con nuovi brani. Anche perchè le due composizioni che il quintetto interpreta brillantemente sono di due “pericolosi” giganti come Duke Ellington (“Take the Coltrane“) e Theloniuos Monk (“Evidence“) riletti, ricomposti ma mai calligrafici. L’interplay è senz’altro all’altezza della situazione, i cinque sono musicisti molto preparati e gli spartiti di Fusco sono suonati con grande verve e passione: “Around Milan” che apre questo “Peaceful Soul” è un waltz che sembra scritta appositamente per mettere in evidenza il tocco di Yuki Hirate che la introduce lungamente prima del tema esposto dai due fiati, “Together” è un’altra bellissima ballad aperta dal batterista che pur essendo il titolare del disco accompagna sempre con grande misura i suoi compagni di viaggio senza mai sovrapporvisi (si concede pochi ma misurati soli come nel brano ellingtoniano ed in “18th Floor“), e bello qui il dialogo tra sassofono e tromba come ancora una volta efficace il pianismo di Hirate.

Insomma mi è piaciuto questo moderno “post – bop” se così lo vogliamo chiamare e fa sempre piacere rilevare la qualità del jazz italiano, anche se qui dovremmo parlare di “internazionale”; il problema comunque rimane quello, ovvero che nei programmi dei grandi festival jazz del nostro strano Paese lo spazio per il jazz italiano è sempre limitato ai soliti nomi.

www.antonio-fusco.com

SERENA SPEDICATO “Io che amo solo te: le voci di Genova”

SERENA SPEDICATO “Io che amo solo te: le voci di Genova”

SERENA SPEDICATO “Io che amo solo te: le voci di Genova”

DODICILUNE RECORDS. CD + libro 20 x 20 cm,, 2022

di alessandro nobis

Per chi come me ha una conoscenza epidermica della canzone d’autore italiana ed in particolare della cosiddetta “scuola genovese”, questo recentissimo album di Serena Spedicato mi sembra il punto iniziale perfetto per approfondirne la conoscenza; per chi invece ha seguito da sempre e segue ancora oggi il gruppo degli straordinari poeti e musicisti che ne fanno parte, questo cd rappresenta un modo diverso di affrontare allo stesso tempo le diversità, le poetiche e le musiche che hanno portato quei musicisti ad essere ancora celebrati dopo mezzo secolo godendone di una prospettiva filtrata dagli autori del progetto.

Io che amo solo te: le voci di Genova” è un recital, come si diceva un tempo, un esempio di “teatro canzone” dove si narra di Luigi Tenco, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Umberto Bindi e Bruno Lauzi, dove si ascoltano le loro canzoni e dove si ascoltano le parole di Osvaldo Piliego dalla voce narrante di Serena Spedicato con gli arrangiamenti curati dal fisarmonicista Vince Abbracciante che assieme al chitarrista Nando Di Modugno e il contrabbassista Giorgio Vendola hanno curato la parte musicale.

Il disco si ascolta tutto d’un fiato, il narrato è in perfetto equilibrio con il cantato e la scelta degli autori e dei brani mi pare molto indovinata: i brani sono autentici “standards” della canzone d’autore italiana ed il loro valore musicale risalta ancor più perchè si adattano ad ambientazioni musicali diverse.

Del resto la capacità di Serena Spedicato di raccontare sè stessa affrontando repertori inaspettati (vedi l’ottimo lavoro sulle composizioni di Sylvian – https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/11/serena-spedicato-nicola-andrioli-the-shining-of-things/ -) è ben nota e la bravura e duttilità di Vince Abbracciante (appena pubblicato “Opera!” con Paola Arnesano) si completano in modo efficace come sono convincenti i ruoli di Vendola e Di Modugno. “Io che amo solo te” con l’intro di chitarra e contrabbasso sono una toccante rilettura del brano di Sergio Endrigo, “Il nostro concerto” di Umberto Bindi, la rilettura con tempo più andante di “Un giorno dopo l’altro” di Tenco ed infine la conclusione con il narrato che precede una essenziale versione di “Anime Salve” sono solamente i quattro brani che segnalo, quattro brani di un disco davvero ben riuscito, un omaggio alla scuola genovese, omaggio delicato, di rara raffinatezza e quel che più conta, davvero originale.

Il cd è accompagnato da un volumetto che oltre a riportare i testi di Piliego, ospita le fotografie di Marina Damato e Maurizio Bizzocchetti.

http://www.dodicilune.it

FRANCO MORONE “Strings of Heart”

FRANCO MORONE “Strings of Heart”

FRANCO MORONE “Strings of Heart”

AUTOPRODUZIONE. CD, 2022

di alessandro nobis

Conosco Franco Morone e la sua musica da molti anni, dai lontani tempi del suo splendido esordio “Stranalandia” (correva l’anno 1990) ed ho sempre grandemente apprezzato il suo suono in studio e dal vivo, lo stile pulito, la raffinatezza e il gusto nel cercare sempre le giuste note per la “melodia perfetta”.

Ora ha pubblicato questo ennesimo ottimo disco, “Strings of Heart“, una raccolta di brani ispirati e dedicati a musicisti o di brani legati alle tradizioni irlandese e scozzese da sempre rivisitate con intelligenza e personalità e mai in modo calligrafico, una caratteristica che sempre ha identificato il chitarrista abruzzese.

Giant’s Parade / Morrison Jig“, “The Water is Wide” e per certi versi “Antice” sono i tre brani che provengono dalla tradizione scoto irlandese: il primo è un medley composto da un brano originale ispirato dal magnifico paesaggio della “Giant’s Causeway” abbinato ad una delle danze più popolari, “Morrison Jig” risalente al 17° secolo e probabilmente composta dal fiddler James Morrison, la seconda è la melodia di una ballata scozzese pubblicata da Cecil Sharp nel 1906 mentre “Antice” è una personale rivisitazione di un brano inciso da Andy Irvine e Dave Spillane nell’album “East Wind”, che mette vicine le tradizioni balcaniche a quelle irlandesi come solo Irvine ha saputo fare.

Le altre composizioni, è giusto chiamarle così visto che sono scritte da Morone, sono frutto di emozioni trasferite sul pentagramma: si parte con “Dangerous Road” (quasi ad intendere come lo stile del chitarrista americano sia molto difficile da imitare), uno splendido omaggio al genio di Michael Hedges che evoca alla perfezione il suo stile, “Porta sul mare” è come una dolce brezza marina che omaggia Julio Pereira e che vuole promuovere l’accoglienza per chi arriva dal mare e da ultimo voglio citare “Walking the Shoreline“, un’altra bellissima melodia.

Era da un bel po’ che Franco Morone non pubblicava un nuovo disco e questo “Strings of Heart” ha ampiamente ripagato le attese degli appassionati e cultori della chitarra acustica “fingerpicking”. Un disco da avere.

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EDUARDO PANIAGUA “Ave Maris Stella, siglos X – XV”

EDUARDO PANIAGUA “Ave Maris Stella, siglos X – XV”

EDUARDO PANIAGUA “Ave Maris Stella: Himno Liturgico a Santa Maria Virge, siglos X – XV”

PNEUMA RECORDS 1640. 3CD, 2022

di alessandro nobis

Questi triplo cd, la più recente produzione di Eduardo Paniagua, conduce l’ascoltatore in un inedito viaggio nei canti liturgici dedicati alla Vergine Maria dal decimo al quindicesimo secolo ed in particolare nella diffusione dell’inno “Ave Stella Maris” che Paniagua ha studiato minuziosamente cercandolo nelle più importanti biblioteche europee trovando importanti riscontri della sua presenza in archivi che ne testimoniano la diffusione a partire dal IX° secolo: i più antichi manoscritti di questo inno sono conservati al Monasteri di San Gallo (uno con il solo testo ed un secondo con la melodia), di San Domenico di Silos (in spagnolo e adattato al rito Romano) e nel Codice Vaticano (con la notazione mozarabica) che secondo il musicologo tedesco Peter Wagner è la versione più antica utilizzata in molti Paesi Europei fino al XI° secolo. “Ave Stella Maris” di cui non conosciamo l’autore e l’area di origine, si caratterizza da un’accentuata forma ritmica, si compone da sei strofe alle quali aggiunge nel finale una dossologia in preghiera alla Trinità e come detto divenne presto molto popolare nella cristianità soprattutto durante i Vespri delle feste Mariane.

Questo prezioso triplo cd riporta una quarantina di versioni (se così si possono chiamare) di diversa provenienza abbellite da curatissimi accompagnamenti con strumenti il cui utilizzo e contesto sono una caratteristica dei lavori di Eduardo Paniagua. Visto il mio punto di osservazione, ne cito qualcuna provenienti dagli archivi italiani come le due provenienti da quelli della Basilica della Santa Casa di Loreto, quella conservata in Vaticano ma originaria dal monastero di Montecassino (per solo coro e canto solista) che chiude il terzo compact disc o ancora quella il cui canto solista è accompagnato dalla citara (questa dalla Biblioteca Comunale di Reggio Emilia) ed infine la sontuosa “Sibila Vallicellana” (Biblioteca V. di Roma). Tra le altre “Ave Maris Stella”, ne cito solamente una a titolo esemplificativo il cui livello di esecuzione può essere preso come standard per tutto il lavoro: quella proveniente da Saragozza risalente al 1515 introdotta dall’evocativo suono del flauto, del liuto e soprattutto dalla gaida balcanica.

Infine, a testimonianza del fatto che Paniagua non ha del tutto abbandonato nemmeno in questa occasione il suo monumentale lavoro di recupero delle Cantigas di Alfonso El Sabio, tre dei canti proposti appartengono al repertorio delle Cantigas de Santa Maria (CSM 422, CSM 180 e CSM 412) inserite perchè contengono parti dell’inno o a questo si riferiscono.

Nel mio essere semplice “ascoltatore” ritengo questo lavoro di Paniagua di grande valore storico in quanto dimostra come in un’epoca dove la comunicazione era così limitata, la diffusione di canti religiosi come “Ave Stella Maris” fosse invece inaspettatamente ampia.